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Il motto latino (la cui traduzione è “sempre meglio”) rappresenta il principio ispiratore delle attività A.Pe.C. Questo anche nell’ambito del “tempo libero”, come testimoniano le iniziative di questo primo semestre 2012. Fra circa un mese si conclude il primo semestre dell'attività 2012 del tempo libero e ci sono già almeno cinquanta i soci in fervida attesa della vacanza al mare, consueto appuntamento di metà stagione, che stavolta avrà come zona di riferimento la splendida cittadina calabrese di Scalea. Ma questo altro non è che l'ultima parziale "tessera" di un mosaico, che come sempre da ormai tanti anni, i nostri colleghi responsabili del settore costruiscono giorno per giorno. Da gennaio fino a oggi, si sono susseguiti eventi particolarmente interessanti. Tutto è iniziato da un meraviglioso quanto semplice Capodanno a Civicastellana, ove pur se non si è andati molto lontano da Roma (appena una settantina di chilometri), ciò non ha sminuito affatto il valore e la qualità del tradizionale (e molto atteso) appuntamento d'apertura dell'Associazione. Infatti la scelta della storica e bella località laziale si è dimostrata davvero azzeccata per essere un luogo ideale (...il paese, l'albergo, il ristorante, l'accoglienza nella sua complessità) per festeggiare il Capodanno in modo speciale (tranquillo, sereno e soprattutto in amicizia). Non entriamo, così come non lo

faremo con gli altri appuntamenti, nei dettagli della bella trasferta (... sono comunque intuibili): vi diciamo solo, come nota statistica di cronaca, che hanno aderito quest'anno al Capodanno A.Pe.C. quarantaquattro persone, tra soci e loro familiari. Il mese di marzo è stato poi caratterizzato dalle "vacanze invernali", che qualcuno si ostina a chiamare ancora "settimana sulla neve", ma che in realtà pur svolgendosi in località di montagna, evidenziano come le attività con gli sci riguardino solo un pugno di soci partecipanti, mentre per gli altri si traducono in sette giorni da passare ovviamente in un contesto invernale tipico di una stazione sciistica, ma molto ricco di passeggiate, di visite guidate, e di appuntamenti con la buona cucina. NOTIZIARIO DELL’APEC ASSOCIAZIONE PENSIONATI CONI Direttore Angelo Menna Direttore Responsabile Augusto Rosati Foro Italico, 00135 Roma Telefoni: 0636854045 - 36854049; fax: 06.36854042 - 36854044 web: www.pensionaticoni.it; email: pensionaticoni@alice.it Registrazione Tribunale di Roma n°132/2000 La stampa del Notiziario è effettuata da TIPOGRAF srl, Roma, via Costantino Morin 26/a, tel. 06.3724146, fax: 06.3701054


Quest'anno la meta è stata Aprica, dal 17 al 24 marzo, e rispetto alle precedenti esperienze ha proposto, come valore aggiunto - oltre a meravigliosi paesaggi ed ha una "divagazione oltre frontiera" a St. Moritz - una situazione meteorologica da favola. L'unica riflessione da fare è che la proposta invernale non vede mai una adesione numerica di soci particolarmente consistente, mai superiore alle venticinque unità: i motivi sono diversi, ma probabilmente è più da imputare alla tipologia specifica della vacanza, piuttosto che alla qualità ed al costo complessivo dell'offerta. Sembra che sull'argomento il gruppo di lavoro vorrà ragionarci meglio per il prossimo anno. Staremo a vedere. La prima gita di un giorno (ndr: rientra tra le iniziative più appetibili e richieste dai soci) di quest'anno si è svolta invece il 19 aprile a Subiaco: è stato indubbiamente un "fuori porta" davvero incantevole, vuoi per la bellezza del luogo visitato (per tutti, basta ricordare il pittoresco borgo medievale, costruito a scalinata su una rupe rocciosa che domina la valle alla destra del fiume Aniene), sia perché si tratta di un centro di interesse religioso, artistico e turistico che ci invidia tutto il mondo. Il numero dei parteci-

panti è stato piuttosto elevato, tant'è che se si fossero organizzati due pullman probabilmente avremmo superato il record delle adesioni. Particolarmente apprezzata la visita ai monasteri del luogo, così come - ma era ovvio - la sosta in un ottimo ristorante del luogo. A maggio invece è iniziato il ciclo delle visite guidate nei luoghi più caratteristici della capitale: due quelle previste in questo primo semestre, con la prima che si è svolta il 10 maggio tra le meravigliose ed incantevoli Chiese dell'Aventino; la seconda in programma il 7 giugno a Palazzo Altemps, divenuto uno dei poli museali tra i più importanti della Capitale. Anche questo tipo di iniziative è particolarmente gradito a tutti i soci, pur se, per ovvi motivi, si tratta di un interesse limitato soprattutto ai colleghi che abitano a Roma. Altro momento importante delle attività del tempo libero è stata la Gita di Primavera, che quest'anno si è svolta tra la provincia di Padova e quella di Vicenza. Il tour (ndr: sul quale, essendoci pervenute delle note da alcuni colleghi, dedichiamo l’intera pagina 5, mentre le foto possono essere visionate ed anche scaricate sul sito) si è concluso il 22 maggio.

Sul sito www.pensionaticoni.it, nel link “utility” è possibile scaricare alcune foto scattate durante le varie iniziative da colleghi “di buona volontà” che cortesemente le hanno messe a disposizione di tutti. Sempre sul sito altre immagini possono invece essere solo visionate nel link “cronache e foto”.


Anche in questa occasione si sono visitati luoghi incantevoli, di particolare interesse artistico e turistico, mentre la base logistica è stata Chioggia Sottomarina, ove ogni giorno per quattro giorni ci si è mossi a raggiera, andando dapprima a fare una indimenticabile gita in battello sulla Riviera del Brenta, e godendo di quel panorama che solo le famose Ville Venete sanno dare; poi si sono visitate tre località di particolare "peso", vale a dire la città di Vicenza e

giorni esatti. Il luogo di soggiorno è il Villaggio Forte Club (ndr: si tratta di un complesso turistico di 4 stelle) che è situato a 1 Km. dal centro di Scalea, dispone di ampia spiaggia attrezzata con sdraio e ombrelloni e propone agli ospiti camere dotate dei più moderni confort. Il tutto offerto ad un prezzo di partecipazione davvero accettabile, sia in considerazione della qualità dell'offerta che della durata del soggiorno: 675 euro per ogni socio aderente, e

le cittadine di Marostica e di Bassano del Grappa. Meta conclusiva infine Padova, la cosiddetta "Città del Santo", cioè Sant'Antonio. Elencando così freddamente queste tappe, ovviamente non si può dare la misura della qualità di questa iniziativa, ma possiamo garantirvi (ed i commenti entusiastici in voce che ci sono pervenuti sono per noi la prova in tal senso) che si è trattato di quattro giornate davvero piacevoli ed interessanti, sviluppatesi nel consueto clima di amicizia e di cortesia tra tutti i soci partecipanti, che, anche in questa occasione, hanno superato le cinquanta unità. Delle “vacanze al mare a Scalea” abbiamo già detto in precedenza: il gruppo dei "fortunati" partirà il prossimo 1 luglio per fare ritorno dopo quindici

900 euro per il famigliare accompagnatore. Dopo questa nostra descrizione, che per scelta editoriale abbiamo voluto limitare a poche note proponendovi di contro alcune immagini che probabilmente sono più esplicative di qualsiasi commento, non ci resta che associarci alle parole di Angelo Menna in merito alla gestione del settore Tempo Libero. Il presidente infatti nella sua relazione all'assemblea nazionale (ndr: pubblicata nella parte centrale del giornale), parlando di questo organismo dice testualmente "… è un settore che non sembra dia segni di crisi, e questo è dovuto certamente alla bravura dei nostri colleghi volontari che si occupano di tale ambito". Visti i risultati è quanto mai difficile non essere d'accordo con questa tesi!


Proponiamo le testimonianze delle colleghe Rita Monzoni e Grazia Milli, dalle cui note emerge evidente quanto l’iniziativa sia stata ricca di contenuti e significati, ma anche caratterizzata dal cordiale clima di amicizia che ha pervaso il gruppo per tutti e quattro i giorni della trasferta. Per avere un’idea più diretta vi invitiamo a vedere le foto pubblicate sul sito internet dell’APEC.

CHE PECCATO L’ASSENZA DI MENNA! Anche quest’anno è stata una magnifica “gita di primavera”, destinazione le Terre Venete, che abbiamo potuto ammirare in tutto il loro splendore. Unica “nota dolens” delle quattro giornate (...che sono volate tutte di un soffio) il fatto che per la prima volta, per suoi impegni personali, non ci ha accompagnati Angelo Menna, tuttavia “rappresentato” da Anna, la sua deliziosa figliola. Il primo impatto è stato con la graziosa Chioggia, “la piccola Venezia” con le sue innumerevoli bellissime chiese: una autentica ricreazione dell’anima e della mente! E poi il Burchiello, il battello che ci ha cullati nelle acque quiete del Brenta, circondati dal verde delle sue sponde, e che ci ha accompagnati alla scoperta delle Ville Palladiane, in una mescolanza di cultura, di bellezza, di armonia ed anche….di buon cibo (ndr: abbondante e di ottima qualità) servito direttamente a bordo. Nel corso di una sosta nella bellissima Dolo, ove ci stavano raccontando sul funzionamento dei vecchi mulini ad acqua, c’è stato anche un piacevole “intermezzo”: infatti abbiamo incontrato il sindaco di questa cittadina, Maddalena Gottardo, la quale, venuta a sapere della nostra presenza, ha voluto esprimere il suo ringraziamento ai “Pensionati C.O.N.I.”, per il servizio reso allo Sport durante la nostra vita lavorativa. Un atto semplice, ma accolto da tutti noi con vero orgoglio! E poi ancora Vicenza, Bassano del Grappa, Padova: tutte località che, così come ci sono state proposte, sono state per molti di noi una vera scoperta: le bellezze antiche dei preziosi Palazzi, delle Chiese, delle Università, in cui è perfettamente inserita una popolazione giovane, dinamica, in un contesto dove tutto “parla di Palladio “ e

di stile “palladiano”. Sembra davvero che questo grande artista del Cinquecento abbia voluto creare una realtà architettonica che si doveva integrare in maniera totale nello stesso modo di vivere della sua gente anche nei secoli a venire! Quanto altro ci sarebbe da dire di questa gita all’insegna delle belle cose e dell’armonia! Certamente, meglio di me possono dirlo le immagini che potrete vedere sul sito e che riguardano le foto scattate da Giorgio Franceschin e da Santo Zoccali, i quali hanno immortalato con perizia i momenti più salienti del nostro percorso. (Rita Monzoni)

IL PIACERE DELLA CONDIVISIONE Voglio esprimere tutta la mia gratitudine perché ci è stata data la possibilità di trascorrere dei giorni veramente stupendi. La scelta dei luoghi è stata eccezionale sia da un punto di vista naturalistico che culturale. La gita sul Burchiello con le incantevoli ville che ne facevano da contorno è stata superba, ci ha riempito gli occhi di cose belle ed armoniose. Ma non da meno sono state le città di Chioggia, Bassano del Grappa, Vicenza con i suoi incantevoli palazzi palladiani ed infine Padova. Però, se i luoghi sono importanti, più importanti sono certamente le persone: e questo viaggio ha avuto come caratteristica fondamentale quella di un gruppo ben assortito ed affiatato che aveva il piacere di condividere tutto il bello che ci veniva proposto. Non posso non menzionare la gentilezza e la grazia di Rita e Roberta che con molta professionalità sono state sempre presenti con il loro sorriso a renderci, se possibile, ancora più piacevole la vacanza. (Grazia Milli)


Ci siamo chiesti come mai i programmi del tempo libero dell’A.Pe.C. riscuotono sempre tanto successo. Il quesito lo affrontiamo in questo articolo, ma le risposte che emergono sono più semplici di quanto si può immaginare. Diverse volte è capitato di chiedere ai colleghi che si occupano della programmazione del tempo libero quale è il principio ispiratore nella scelta dei loro programmi e la loro risposta è sempre stata la stessa: l'elemento fondamentale di un qualsiasi progetto ha come esclusivo punto di riferimento il rendere soddisfatti tutti i soci che a quella iniziativa partecipano. Sembra una risposta generica, addirittura lapalissiana, ma c'è ragione di credere che solo questa sia la risposta più giusta. Basta pensare che ogni proposta prima di diventare un elemento effettivo del programma di attività, è sottoposta ad un esame attento ed approfondito, dapprima da parte dello stesso gruppo di lavoro, e poi dal Comitato Direttivo dell'A.Pe.C. che ne valuta l'applicabilità. Questa la linea guida seguita per ogni progetto: innanzitutto la proposta deve essere interessante. Deve, in altre parole, avere dei contenuti, che possono essere prevalentemente di tipo culturale, o oppure turistico, o oppur'anche gastronomico, ma quasi sempre capita che siano tutte e tre le cose assieme. Poi deve avere un costo accessibile per le tasche di tutti i soci: si tratta di un aspetto verso il quale si rivolge sempre più attenzione, vista l'attuale situazione economica del Paese ed i problemi che possono avere in tal senso coloro che vivono di sola pensione. Altro elemento importante, anzi basilare, da tener presente è che ogni iniziativa deve essere confacente alle "possibilità fisiche" di tutti i soci, non solo di quelli più anziani, ma anche di coloro che hanno qualche "problemino" di salute soprattutto riferito alla deambulazione. Quindi ogni progetto non deve prevedere trasferimenti particolarmente lunghi ma, di contro, i viaggi, anche i più brevi, debbono essere all'insegna della comodità. Inoltre non debbono essere previsti tratti a piedi troppo difficoltosi (...e su lunga

distanza) e soprattutto deve essere esclusa qualsivoglia barriera architettonica. Si tratta di principi operativi che "visti dal di fuori" possono sembrare logici, naturali, in particolare se rivolti ad una utenza come quella della nostra Associazione, ma non crediate che sia facile da rispettare. E questo è ciò che fanno regolarmente i nostri colleghi, ogni volta che si mettono intorno al tavolino e "lavorano per noi". Ovviamente il programma che riguarda la prossima seconda metà dell'anno associativo (il periodo cioè che va fine settembre fino all'assemblea elettiva) seguirà le stesse direttive. Su questo numero in un box a parte, ed in attesa della definitiva approvazione da parte del Consiglio Direttivo, accenneremo brevemente ai suoi contenuti, che comunque, a deliberazione avvenuta, potrete poi trovare pubblicati in modo dettagliato sul sito Internet dell'A.Pe.C. In ogni caso vi consigliamo di prenderne nota, perché qualora foste interessati ad uno o più progetti, potrete già preannunciare la vostra adesione di massima alla Segreteria dell'Associazione. Infine, prima di chiudere l'argomento, nelle poche righe ancora a disposizione vorremmo soffermare la nostra attenzione sul grado di adesione che i soci, nel corso di questo quadriennio, hanno corrisposto alle proposte dell'A.Pe.C. sul tempo libero. Diciamo subito che il trend è positivo: dal 2009 ad oggi i numeri registrati nelle varie iniziative hanno sempre dato il segno "più" rispetto a quello degli anni precedenti, anche se in questa prima parte del 2012 (ndr: ma anche negli ultimi tre mesi 2011) stanno emergendo segnali che mostrano come la linea dell'andamento stia cessando di salire, comunque attestandosi sui limiti dei primi nove mesi del 2011, periodo laddove si è registrato in totale il massimo delle adesioni nella storia dell'A.Pe.C. Proprio tenendo conto di quest'ultima considerazione lo


stop alla crescita sembra quindi essere di tipo fisiologico, ma comunque non si esclude che stia certamente influendo sulle scelte dei soci la difficile situazione economica del Paese. È bene sottolineare però che i costi delle nostre iniziative a carico dei partecipanti nel corso del quadriennio non hanno mai registrato significativi aumenti. Di contro però c'è un elemento su cui sarebbe opportuno riflettere, e magari avere anche il parere di voi colleghi. Infatti c'è da evidenziare che nonostante l'alta qualità dell'offerta ed i suoi costi relativamente contenuti, il numero complessivo di coloro che in un anno vengono coinvolti nelle iniziative del tempo libero non ha mai superato la percentuale del 10% del numero generale di tutti gli associati A.Pe.C. Ora, se è vero, come abbiamo detto poc'anzi, che la qualità dell’offerta è sempre di altissimo livello, quindi stimolante, sarebbe opportuno indagare sul perchè si riscontra da parte dei più una “idiosincrasia” ad essere coinvolti in una qualsivoglia modalità associativa, anche se è pur vero non dimenticare che l’APEC, avendo un’unica sede sul territorio nazionale, non può rappresentare per ciascuno di noi il cosiddetto "circolo sotto casa" da frequentare e vivere. Quali possono essere allora i motivi che frenano la partecipazione alla vita dell'A.Pe.C. da parte della maggioranza dei soci? In questa sede ne elenchiamo alcuni, che crediamo possa-

no essere plausibili. Ad esempio, nonostante gli sforzi che abbiamo citato più sopra, tesi a far sì che le proposte siano di più facile accesso possibile, non tutti comunque trovano la possibilità di partecipare alle iniziative per oggettivi problemi di salute, dovuti spesso anche all'età avanzata. Poi da non dimenticare che ci sono diversi colleghi che abitano non solo fuori Roma ma anche fuori Provincia ed addirittura fuori Regione. Inoltre ci sono soci che hanno oggettivi problemi di organizzazione familiare che gli impediscono di fatto di poter godere pienamente di spazi personali di tempo libero. Infine, altra considerazione plausibile, riguarda il fatto non tutte le aree di intervento delle nostre iniziative possono collimare con gli interessi culturali di noi tutti. Ed è su questo'ultimo ambito che forse sarebbe opportuno capirne di più, per cui, da questa pagina lanciamo l'invito (ipotesi che crediamo sia stata già esperita in anni passati) a tutti i soci che lo vorranno di esprimere per lettera o per e-mail il loro parere in proposito, evidenziando quali dovrebbero essere i punti generali cardine delle varie iniziative dell'Associazione. Potrebbe essere un ottimo spunto (sul quale dedicare spazio sia sul sito Internet dell'Associazione che sulle stesse pagine di questo giornale), per individuare le migliori soluzioni tese a dare maggiore concretezza associativa alla nostra amata A.Pe.C.

Le ipotesi quasi definitive sui programmi della seconda fase dell’anno

Tra fine settembre e metà ottobre è prevista una gita culturale, probabilmente concentrata in un giorno, anche se si sta ventilando l'innovativa ipotesi di poterla articolare su due giornate, così da"azzardare" l'individuazione di una località un pochino più distante dalla Capitale rispetto a quelle effettuate sino ad oggi. Ad ottobre poi dovrebbe avere inizio il classico "Torneo Autunnale di Burraco", stavolta con la speranza di effettuarlo presso la tradizionale sede dell'Acquacetosa, impianto che purtroppo da circa un anno, per problemi legati alla limitata disponibilità dei locali per la preparazione olimpica, c'è stato (giustamente) precluso l'uso. Quindi a metà novembre è prevista una visita guidata della città di Roma, ed infine, a cavallo tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, si intende rinnovare la consueta Festa di Capodanno. Anche se nelle due passate edizioni le località prescelte sono state veramente azzeccate, per la qualità dell'offerta e per la bellezza dei posti, c'è da dire che per il prossimo appuntamento i nostri colleghi hanno sul tappeto una serie di interessantissime e "succulente" proposte. Non ci resta che attendere. Ultimo appuntamento in programma dovrebbe esserci subito dopo l'Assemblea Elettiva (questa dovrebbe svolgersi tra metà febbraio e metà marzo): parliamo della settimana delle "Vacanze sulla Neve", impostata, lo diciamo subito, solo parzialmente per venire incontro alle esigenze dei (pochi) colleghi sciatori (ndr: ai quali comunque sarà garantita come sempre la possibilità di cimentarsi su piste innevate di primissima qualità), ma soprattutto per mettere nelle condizioni anche a chi è poco avvezzo ad usare gli sci, di passare un simpatico periodo di riposo attivo (pieno cioè "da tante iniziative interessanti") in un contesto ambientale ove la "bianca coltre" rappresenta la componente primaria di tutta la settimana. Per concludere poi c'è il programma delle iniziative teatrali (inizieranno già da fine settembre), che da qualche anno a questa parte, per l'intelligente scelta dei colleghi preposti, ci offrono un "tabellone" piuttosto ricco ed interessante. Ultimissima notizia (...ed un invito ad aderire) per gli appassionati di golf: sarebbe intenzione organizzare dei corsi a cavallo tra settembre ed ottobre, ma per realizzare la proposta occorrono almeno dieci soci che diano la propria disponibilità a prendervi parte. E da questi, attendiamo urgentemente una risposta in proposito!

AVVISO IMPORTANTE DELLA SEGRETERIA Al fine di poter avere utili elementi per deliberare l’eventuale proroga della Polizza Sanitaria CASPIE (periodo 1 gennaio - 31 dicembre 2013), si invitano i Soci che hanno aderito a tale copertura assicurativa di far conoscere quale è stato il loro rapporto con detta Compagnia ed eventualmente segnalare anche se hanno incontrato difficoltà di carattere applicativo, indicandone quali. Si conta vivamente sulla collaborazione di tutti gli interessati.


Tutto è pronto a Londra, per la trentesima edizione dei Giochi dell’Era Moderna: il via il 27 luglio. Sarà una grande Olimpiade, ma non avrà nulla che vedere con gli “effetti speciali” di quattro anni fa a Pechino. Londra fu scelta come città ospitante il 6 luglio 2005 durante il 117º meeting CIO a Singapore, ove sconfisse dopo quattro turni di votazione concorrenti molto agguerrite, come Mosca, New York, Madrid e Parigi. Ovviamente l'evento, uno dei più importanti in assoluto in tutto il globo, ha richiesto una ristrutturazione di molte zone di Londra in cui si terranno i Giochi, ma è importante sottolineare che in tale opera gli inglesi si stanno distinguendo perché hanno operato tenendo in particolare riguardo la sostenibilità, ambientale, sociale ed economica. I costi per la realizzazione dell’evento sono previsti in circa due miliardi di euro, finanziati da un mixer dal settore privato, da una serie di sponsorizzazioni, dal merchandising, dalla vendita dei biglietti e diritti televisivi. Questo bilancio viene raccolto e gestito dal Comitato Organizzatore di Londra 2012, il LOCOG. In occasione dei Giochi è previsto l'impiego di 70.000 volontari. Saranno ventisei gli sport olimpici nel programma, per un totale di 39 discipline. Ai Giochi Olimpici seguiranno come di consueto quelli Paralimpici che prevedono 20 sport e 21 discipline. Le Paralimpiadi saranno aperte il 29 agosto e si chiuderanno il 9 settembre. I teatri delle gare si avvarranno di numerosi spazi già esistenti come il Wembley Stadium, Wembley Arena, All England Lawn Tennis and Croquet Club, Lord's Cricket Ground, The O2 Arena, Earls Court Exhibition Centre, Weymouth and Portland National Sailing Academy, e ExCeL Exhibition Centre. Le XXXe Olimpiadi saranno il primo evento trasmesso, in anteprima mondiale, con la nuova tecnologia televisiva Ultra Alta Definizione, dal broadcaster ufficiale BBC.Il 10 maggio scorso ad Olimpia, è stata accesa la torcia olimpica (primo tedoforo il nuotatore greco Spyridon Gianniotis. Il 17 maggio, dopo aver attraversato varie città greche, è stata consegnata al LOCOG durante una cerimonia che Panathenaic Stadium, il giorno dopo dal capo di Land's End è cominciato il percorso in territorio britannico che terminerà con l'arrivo a Londra il 27 luglio, giorno dell'apertura dei Giochi.


Fra poche settimane saremo inondati da ogni tipo di notizia sulle Olimpiadi di Londra: SKY in primis, e poi la RAI e tanti altri network televisivi dedicheranno “H24” le loro giornate fatte di cronache, di risultati ed anche di gossip. Poi ci saranno le radio, i giornali e il mondo del WEB (...cui però il CIO sembra voler rendere la vita difficile). Insomma tanti di quei flussi informativi che è inutile dire la nostra. Noi vi proponiamo solo qualche flash: anche per scaramanzia ...

AZZURRI A Pechino la squadra italiana vinse 28 medaglie, di cui 8 ori, 10 argenti e altrettanti bronzi. Negli ambienti ufficiali si spera di ripetere questo risultato, ma addirittura si nutre qualche speranza che si possa fare “qualcosina di più”. L’obiettivo potrebbe essere trentuno medaglie, e questo compito sarà affidato ai trecento atlete ed atleti azzurri che sono riusciti a qualificarsi per Londra. Noi, per scaramanzia, non facciamo pronostici. Anzi non vogliamo parlare della nostra Nazionale, ripromettendoci di farlo solo a Giochi conclusi, magari dedicando loro uno “speciale” del Notiziario nel mese di settembre. Per il momento ci limitiamo (...ma è un termine troppo riduttivo) a lanciargli il nostro più sincero in bocca al lupo! E che il lupo, ovviamente, crepi!

IL SACRO FUOCO D’OLIMPIA La torcia dei Giochi della XXX Olimpiade, progettata dal duo di designer londinese Edward Barber e Jay Osgerby, presenta una forma triangolare i cui angoli simboleggiano le tre edizioni dei Giochi olimpici estivi ospitate dalla capitale londinese ossia, 1908, 1948 e 2012. Il corpo dell'oggetto presenta ottomila fori ciascuno in ricordo degli altrettanti tedofori che condurranno la torcia da Atene a Valentina Vezzali portabandiera azzurra Londra. A causa di questa particolarità e, data anche la sua forma, l'oggetto è stato accostato ad una grattugia e ad un cono gelato. La presenza di tali fori, unita alla composizione interamente in alluminio, consente alla torcia di raggiungere solamente gli ottocento grammi di peso. Nell'aprile 2012 ha vinto il premio di "Design dell'anno", assegnato dal Design Museum di Londra, che ne ha sottolineato la semplicità, la capacità di catturare lo spirito di Londra come città olimpica e la dimostrazione di come si possano celebrare idee tradizionali in chiave moderna.

I NUOVI MEDIA METTONO PAURA? Il CONI ha inviato alle Federazioni Nazionali presenti ai Giochi di Londra con atleti una comunicazione, nella quale si dice: “Il Cio incoraggia i partecipanti a pubblicare commenti sui social network durante i Giochi Olimpici…ma tali attività dovranno essere effettuate a mo’ di diario e non come attività di giornalistica, ovvero non devono riportare notizie sulle competizioni, commenti sulle attività di altri partecipanti o informazioni confidenziali a proposito di persone o organizzazioni…”. Ed ancora “…post, tweet e blog devono essere conformi allo Spirito Olimpico e rispettare la regola 48 della Carta Olimpica.” “...non è permesso fare foto durante le manifestazioni o ai siti olimpici se non per uno personale”, “…video ed audio devono essere fatti strettamente per uso personale”. I partecipanti che trasgrediscono sono perseguibili legalmente. Insomma chiunque sia “ufficialmente accreditato ai Giochi” pubblicasse le proprie opinioni e foto o filmati, se scoperto potrà vedersi ritirato il pass olimpico e l’accredito. Perché queste norme molto restrittive, che ad una prima lettura lasciano non poca perplessità? Ci sono due motivi ben precisi: economici e di sicurezza. Infatti per le riprese, le foto, i reportage giornali, testate, gruppi editoriali pagano fior fior di quattrini. Se ogni atleta potesse fare con un semplice telefonino le stesse cose che fa un fotografo ed un teleoperatore, per di più gratuitamente, ci sarebbero problemi abbastanza seri sul piano del copyright. Sulla sicurezza invece le preoccupazioni sono due: fotografare e mettere in rete immagini dei siti olimpici potrebbe essere d’aiuto a qualche gruppo armato che volesse organizzare un attentato terroristico, come già accaduto in passato. Poi c’è il problema “scommesse”. Fornire informazioni o commenti tecnici potrebbe in qualche maniera aiutare chi gestisce questa rete di puntate fuorilegge. Questa la norma, queste le regole. Resta da capire se le migliaia di atleti che arriveranno a Londra, e tra questi quelli italiani, quasi tutti se non tutti "incalliti esperti della Rete", si adatteranno a tali disposizioni, ovvero se troveranno la maniera per aggirarle (...ed il WEB in questo caso non lesina certo tale possibilità...). Noi dell’A.Pe.C., non avendo alcun nostro rappresentante ufficiale accreditato, ovviamente non abbiamo nulla da temere. Ed è per questo che sul nostro sito internet (ed anche su FACEBOOK) cercheremo di seguire, dal nostro punto di vista, i Giochi di Londra. Seguiteci!


Una lettura delle Olimpiadi originale: è di Antonio Caprarica corrispondente RAI da Londra, con il libro dal titolo emblematico “Oro, argento e birra”, di cui riportiamo l’introduzione. Vi consigliamo di leggerlo prima del 27 luglio. Quattro anni fa, mischiato all'esercito di giornalisti arrivati a Pechino da tutto il pianeta, mi trovai a raccontare ai miei ascoltatori italiani l'apertura delle mastodontiche Olimpiadi cinesi. Costo stimato, quaranta miliardi di dollari. Alla cerimonia di chiusura nel meraviglioso stadio "Nido d'uccello", fuochi d'artificio, coreografie e movimenti di massa richiamavano alla memoria le cerimonie imperiali del Palazzo Proibito, davanti al Figlio del Cielo. Finché lo stadio piombò nel buio, e dalla oscurità emerse sotto i fari che si riaccendevano il classico autobus londinese rosso a due piani, zeppo di colorati ballerini armatisecondo prassi-d'ombrello. Era l'ideale passaggio di testimone dei Giochi da Pechino a Londra, ma pure una dichiarazione d'intenti sulle caratteristiche delle terze Olimpiadi londinesi. Tradizionali, pragmatiche, economiche e low-profile, in armonia con il carattere nazionale. La Gran Bretagna non ha sicuramente i mezzi ma neppure la necessità di gonfiarsi il petto per lo sport. Per la semplice ragione che lo sport l'hanno inventato in Inghilterra. Un rapido elenco delle discipline oggi più praticate al mondo, sebbene non tutte introdotte nelle competizioni olimpiche, rivela una inconfutabile genealogia inglese. A cominciare, ovviamente, da quella battaglia di piedi attorno a un pallone che si pratica su ogni striscia disponibile di terreno piatto sulla faccia della terra. Se si passa dal calcio al baseball, si vedrà che quest'ultimo è una versione di un classico gioco dei bambini inglesi, mentre il cosiddetto football americano è a sua volta un adattamento del rugby sviluppato nell'omonima scuola. Il tennis deve la sua corrente forma agli adepti del Marylebone Cricket Club e soprattutto alla nascita nel 1877 del mitico torneo di Wimbledon. L'ippica nasce ad Ascott e Newmarket, mentre corsa, nuoto e canottaggio devono agli inglesi le distanze standard su cui si disputano. Se non basta, si può giungere l'hockey, codificato dalla Hockey Association nel 1886, e naturalmente il pugilato: il primo guantone imbottito fu indossato a metà Settecento dal campione inglese Jack Broughton, mentre toccò ovviamente ad un aristocratico, il marchese di Queensberry, fissare le regole della boxe un secolo dopo. Se si tratta per caso di sport importanti, come il polo o lo sci, sono comunque sudditi di Sua Maestà britannica a stabilire modi di praticarli. Non è un caso per ciò che le prime vere Olimpiadi moderne siano state quelle londinesi del 1908. E che le prime del dopoguerra, in un mondo distrutto dall'odio, si siano tenute ancora a Londra nel 1948, in uno spirito di ostilità che aleggia anche quest'anno, dopo la catastrofe della finanza. I Giochi del 1908 e quelli di quarant'anni dopo sono ricchi di personaggi memorabili, episodi curiosi, eroismi e misfatti che ho cercato di riportare alla luce nelle pagine che seguono. Nell'ultima parte del libro ho voluto invece, da cronista, raccontare la trasformazione di Londra per ospitare le sfide del 2012. La festa mondiale dello sport sulle rive del Tamigi ha in sé qualcosa di speciale. E non solo perché nessun'altra città finora ha mai ospitato i Giochi per tre volte. Le Olimpiadi sono la creazione di un utopista francese, ma è innegabile che la larga parte delle discipline in gara - e delle regole che le governano - siano il prodotto di una passione

inglese. E di questa passione si occupa la prima sezione di questo volume: la mia dichiarata anglofilia si è deliziata nell'investigarne la storia, le ragioni ed i tic, in mezzo a una selva di personaggi che vanno da Enrico VIII ad un altro sovrano barbuto, "il re del cricket" William Gilber Grace. Spero che i nasi arricciati degli amateur vittoriani divertano voi quanto hanno fatto sorridere me. Naturalmente si può obiettare che, quale che fosse la nazione dominante a fine Ottocento, avrebbe comunque trasmesso le sue manie al mondo contemporaneo. In altri termini, la larga diffusione degli sport inventati dagli inglesi si può anche attribuire in buona misura all'egemonia politica commerciale esercitata dal Regno Unito alla vigilia della grande globalizzazione novecentesca. Ma questo non spiega come mai proprio gli isolani avessero sviluppato questa ossessione. Sono possibili molte letture, dalla ricchezza della classe dirigente e relativa disponibilità di tempo libero, all'urbanizzazione accelerata imposta dalla rivoluzione industriale. La sola cosa certa è la posizione centrale che lo sport finisce con l'occupare nell'universo culturale britannico. Fino ad imprimersi nel linguaggio: ancora oggi, se si vuol dire di un uomo o una donna che è una compagnia interessante e piacevole, si dice che è “good sport”. Il poeta T.S. Eliot, americano "trasformatosi" in inglese per scelta, nel 1949 provò a buttar giù un elenco delle preferenze che definivano la cultura nazionale dell'isola. Nella sua lista di tredici caratteristiche, otto hanno a che fare con lo sport: a cominciare ovviamente dal giorno del Derby, dalle regate di Henley e di Cowes, e poi una finale di coppa, la corsa dei cani, il flipper, le freccette… Molti di questi appuntamenti (flipper a parte, per scomparsa dell'oggetto) sono ancora oggi imperdibili per gli inglesi. Ai quali, com'è noto, si deve anche l'invenzione del termine che più di ogni altro dovrebbe ispirare la condotta agonistica: fair play. Il "gioco corretto" significava, per i vittoriani che ne crearono l'idea (la pratica è sempre un altro affare…) non solo rispettare le regole scritte della gara ma soprattutto mantenersi fedeli allo spirito del gioco: uno sportivo autentico non dovrebbe mai cercare un vantaggio che non vorrebbe esercitato ai suoi danni dall'antagonista. In questo mondo ideale l'esistenza degli arbitri non era prevista. Ma anche quando furono introdotti, questo non esprimeva l'autentico sportsman dal controllo più rigido sui suoi stessi istinti e comportamenti. I Corinthian, squadra fondata nel 1882, in caso di rigore da subire ritiravano il portiere: in ossequio al principio che sarebbe sbagliato non accettare le conseguenze di un comportamento scorretto, anche se non intenzionale. Molta acqua è passata da allora sotto i ponti del Tamigi. E lo sport ha smesso da tempo di rappresentare un ideale educativo. Le tv inglesi sono arrivate a minacciare la censura delle partite di calcio se le stelle locali del pallone continuano a bestemmiare ed insultarsi in diretta. Sarebbe bellissimo se, smentendo i cinici, Londra 2021 ci regalasse un agonismo senza i mutandoni dei vittoriani ma con eguale spirito e misura. Antonio Caprarica


In realtà c’è stato qualcosa che ha rabbuiato la bella giornata: Angelo Menna ha comunicato ai presenti che non ripresenterà la sua candidatura all’Assemblea Elettiva del prossimo anno: “Ho superato da troppo tempo i limiti d’età...ma sono certo che non mancheranno persone in grado di prendere il mio posto”. Lunghissimo applauso e vera commozione di tutti i delegati: poi la proposta, votata all’unanimità, di ripristinare la figura del Presidente Onorario. Stavolta, diversamente dal solito, anziché proporre ai colleghi la cronaca della nostra assise nazionale (...d'altronde, argomento in più argomento in meno, il rituale è sempre lo stesso), vogliamo limitarci ad evidenziare le due espressioni che a nostro avviso rappresentano gli elementi caratterizzanti dell'Assemblea 2012, svoltasi nella rituale sede dell'Aula Magna all'Acquacetosa lo scorso 29 marzo. Ambedue sono state pronunciate dal nostro presidente Angelo Menna. La prima è quella che abbiamo riportato nel titolo di questo articolo, e non si può negare che sia particolarmente emblematica: "Stiamo bene assieme". È la sintesi più semplice del significato e del ruolo della nostra Associazione in questi suoi trentotto anni di vita. Non aggiungiamo altro, anche per evitare la solita retorica. La seconda espressione (di diverso contenuto e certamente più malinconica della prima,) oltre ad essere stata pronunciata contestualmente ad una comunicazione che possiamo definire storica (ndr: "… per aver superato da tempo i limiti di età non intendo ripresentare la mia candidatura alla presidenza"), assume particolare valore, al di là delle spicciole parole che la compongono, perché mette in luce lo "spessore qualitativo" del nostro Presidente, che ancora una volta da dimostrazione della sua capacità di essere leader. L'espressione di cui stiamo parlando "...è una evenienza che rientra nel ciclo naturale delle cose” viene pronunciata

da Angelo Menna per tranquillizzare i presenti, per sdrammatizzare il suo annuncio, per dargli, in altre parole, una giustificazione plausibile, anzi "naturale", perché altro non è che la traduzione tecnica del meccanismo che regola il tempo e la vita. A conferma di ciò, Menna accompagna quella frase ad una successiva che guarda il futuro "...dopo di me ci saranno persone in grado di rappresentarvi e di battersi per il bene della nostra Associazione ancor meglio del sottoscritto. ..la mia è una certezza che nasce da una esperienza concreta, diretta: lungo gli anni della mia presidenza ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con una squadra di impareggiabili volontari, colleghe e colleghi che offrono la massima garanzia di continuità e che voglio ringraziare di cuore perché senza di loro non avremmo raggiunto i tanti successi finalizzati all'esclusivo interesse degli associati." Crediamo sia tutto chiaro. Sull'argomento "Assemblea" ci fermiamo qui, lasciando alla lettura del testo integrale della relazione del presidente (nonché quella dei Revisori) la vostra valutazione sul tema. Ad Angelo Menna, che conosce i sentimenti di affetto che tutti noi abbiamo nei suoi riguardi, ci permettiamo solamente di dirgli il nostro più sincero "grazie". Anche perché, nonostante i suoi denunciati " limiti di età" lo vogliamo sempre tra noi, quanto meno da Presidente Onorario, certi che la sua forte personalità saprà trasformare questa carica onorifica in un vero e proprio punto di riferimento per tutti noi soci dell'A.Pe.C.


Il testo (letto per l’occasione dal vicepresidente Vittorio Peconi per colpa di una temporanea raucedine che aveva afflitto quel giorno Angelo Menna), ha evidenziato, peraltro senza alcun spunto retorico, una particolare ricchezza di contenuti. Nel contesto di una disamina “a tutto campo” è stato rimarcato lo spirito fondante dell’APEC, che è basato sul rapporto solidale ed amicale tra tanti soggetti disposti al reciproco ascolto, legati assieme sia dalle comuni esperienze dei tempi del nostro lavoro, ma anche dalle esigenze che ognuno di noi ha nel nostro vivere quotidiano di persone peraltro non più giovani. Carissimi amici, Anche quest'anno, nel redigere la parte introduttiva della mia relazione, mi è stato praticamente impossibile non riproporre le stesse parole che ho utilizzato nelle relazioni degli anni passati. Ed allora, per l'ennesima volta, desidero sottolineare, come premessa fondamentale del discorso odierno, la mia immensa gioia di trovarmi di nuovo qui con voi, in occasione di questo annuale incontro istituzionale dell'APEC. In effetti, anche se potrò essere tacciato di essere persona ripetitiva e noiosa (che poi è il difetto di quasi tutti noi anziani), il riproporre ad alta voce questo mio stato d'animo è strettamente connesso al fatto che è davvero un piacere reale e sincero quello che provo anche stamattina e che non riesco assolutamente a nascondere. Tra l'altro, guardando i vostri sguardi, ma anche sentendo gli umori di questa sala, non credo di sbagliare se dico che mi sembra di avvertire che anche in tutti voi traspare questa mia identica soddisfazione. Insomma mi pare che "stiamo bene insieme"! Ed è questo certamente uno dei punti forti dell'APEC, per cui, cogliendo l'occasione di questa edizione 2012 dell'Assemblea Nazionale, non ci resta che goderci le prossime ore che, da qui fino al primo pomeriggio, passeremo assieme: e sarà l'ennesima occasione per riconfermarci vicendevolmente l'amicizia e la stima che ha sempre contraddistinto i

nostri rapporti. Nel frattempo, entrando nel contesto dei lavori di questa mattina, come sempre avviene nelle nostre Assemblee tratteremo gli argomenti che riguardano la nostra categoria, o meglio la nostra Associazione, organismo che da ben 38 anni, esattamente dal 16 maggio 1974, opera ad esclusivo interesse di tutti noi pensionati del CONI. Ho sempre sostenuto, e lo confermo anche oggi, che dobbiamo essere orgogliosi di appartenere all'APEC, per i tanti motivi che tante volte abbiamo ribadito e scritto. Ma oggi, credo, abbiamo anche un motivo in più, sul quale in passato, forse perché eravamo... "giovani e spensierati" non avevamo mai posto la dovuta attenzione. Mi riferisco al momento sociale ed economico che contraddistingue oggi il nostro Paese, e che è davvero pesante. Il rischio minimo che tutti noi possiamo incontrare è quello di sentirci quanto meno insicuri di fronte all'evolversi turbolento delle vicende, tutte molto più grandi di noi, soprattutto tenuto conto della nostra non più giovane età, delle nostre limitate Per questo, in situazioni come quella attuale, dobbiamo fare del tutto per non sentirci isolati o di avvertire di essere lasciati soli, in balia degli eventi. Ed è proprio in casi come questi che il ruolo di una Associazione come la nostra emerge in modo evidente, perché l'APEC si presenta a noi come opportuna struttura di sostegno. Ovviamente non posso parlare


di sostegno economico, anche se per tanti può essere quello più impellente, poiché non ne abbiamo i mezzi necessari, ne tantomeno la facoltà istitutiva. No, parlo di un sostegno che è certamente più importante rispetto al primo, anche se può sembrare meno tangibile e materiale. Parlo del sostegno che si realizza attraverso il rapporto solidale, amicale, tra soggetti disposti al reciproco ascolto, legati assieme

plicazione dell'articolo 11, punto 6 del decreto legislativo 252 del 5 dicembre 2005 che stabilisce "sulla parte imponibile della pensione integrativa va operata la ritenuta d'imposta forfettaria del 15%". Il tema è particolarmente interessante e lo stiamo seguendo con altrettanta particolare attenzione visto che riguarda tutti i colleghi che percepiscono la pensione integrativa erogata dal Fondo di Previdenza e che consentirebbe una considerevole riduzione dell'Irpef in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Il secondo: riguarda la ricostruzione a decorrere dal 1 ottobre 1999 della pensione integrativa erogata dal fondo di previdenza del CONI, con l'inclusione nella base di calcolo della "indennità di funzione" ex articolo 15, comma 2, legge 88 del 1989 come indicato dalla sentenza n° 7154 del 25 marzo 2010 delle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte di Cassazione. Ovviamente è un provvedimento che interessa i colleghi a cui fu riconosciuta una indennità di funzione, che noi abda comuni esperienze (quelle dei tempi del nostro biamo subito provveduto ad avvertire, ed a invitarli lavoro) ma anche da comuni esigenze (quelle odier- ad inoltrare al CONI Servizi S.p.A. richiesta scritta a ne, che sono quelle di tutti i giorni, e che tutti noi, pur mezzo raccomandata. Ci risulta che il Fondo di Prese in modo diversificato, abbiamo come persone peraltro non più giovani). Ebbene l'APEC in questo contesto, in questi suoi trent'otto anni di vita, ha sempre operata su tale lunghezza d'onda. Di tale affermazione cercherò di dare chiara testimonianza ripercorrendo brevemente in questa relazione quello che è stato fatto nell'anno passato. Nonostante che col passare degli anni molte situazioni si siano assestate, anche nel 2011 sono state diverse le questioni che abbiamo dovuto affrontare, del cui iter siete stati costantemente informati attraverso i nostri comunicati, il notiziario ed il sito Internet. Inizio il mio excursus con due temi economici inerenti la videnza abbia già operato al fine di provvedere al pensione integrativa, e che se superati positivamente ricalcolo del mensile, nonché definire gli arretrati potrebbero tornare a vantaggio sul piano remune- per coloro che ne hanno maturato il diritto. Staremo a vedere. rativo per i colleghi interessati. Il primo: assistiti dallo studio legale Avvocato Pacifi- Assicurazione Sanitaria: come sapete la disdetta co, con "azione collettiva" (valida cioè per tutti gli improvvisa da parte di Unipol al rinnovo della poaventi interesse a tale azione) è stata richiesta l'ap- lizza sanitaria per il 2011 ci ha arrecato non poche


difficoltà, che per fortuna abbiamo superate dopo lunghe trattative con una nuova Società, la CASPIE. Ebbene i nostri sforzi sono stati premiati: infatti, anche a detta dei numerosi colleghi che hanno aderito alla nuova polizza, la soluzione offerta da questa compagnia ha finora garantito risultati davvero soddisfacenti, addirittura migliori di quelli derivanti dalla precedente convenzione con la Unipol. Sempre in ambito assicurativo è stata stipulata una nuova convenzione con la GROUPAMA Assicurazioni SPA, che per i nostri associati e loro familiari offre particolari servizi assicurativi (riguardo le auto, le moto, le abitazioni). Infine un altro aspetto importante sull'argo-

Norcia, a Cascia; c'è stata poi la sempre partecipata "gita di primavera" in Puglia; ed ancora le vacanze al mare (quindici giorni passati davvero in tranquillità e simpatia) in Calabria, a Scalea; per concludere con le tre visite guidate a Roma, rispettivamente a Palazzo Farnese, al Colosseo ed all'Acquedotto Romano che alimenta la Fontana di Trevi. Sono state attività tutte interessanti, che hanno visto la partecipazione di oltre cinquecento persone tra soci e il loro familiari. Alle iniziative turistiche sopra riportate vanno poi aggiunte altre due proposte: quella connessa alla convenzione con alcuni Teatri romani (la cui bontà delle scelte degli spettacoli ha

mento: per venire incontro ai nostri associati tutte le pratiche CASPIE o GROUPAMA sono gestite dall'Ufficio Gestione presso la sede centrale del CONI al Foro Italico, così come lo era stato per le convenzioni con le precedenti compagnie convenzionate. Il che non è male! Attività del tempo libero: è un settore che non sembra dia segni di crisi, e questo è dovuto certamente alla bravura dei nostri colleghi volontari che si occupano di tale ambito. Infatti, sempre con più successo e a prezzi particolarmente convenienti, sono state organizzate lo scorso anno interessanti attività socioculturali del tempo libero, a partire dal Capodanno a Salerno, per passare poi alla Settimana Bianca di Andalo, e proseguire, nel corso dell'anno, con le gite di una giornata a Cortona, ad Assisi, a Spello, a

favorito una discreta adesione di colleghi) e quella del Burraco, che con i suoi due tornei, primaverile ed autunnale, ha registrato un particolare entusiasmo ed una partecipazione da record. Amministrazione: il bilancio consuntivo 2011, che sarà sottoposto tra poco alla vostra approvazione, e che verrà illustrato dettagliatamente la nostro dottor Agostini, presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, presenta un discreto avanzo di amministrazione che ci permetterà di affrontare il nuovo anno con fiducia e di organizzare in modo soddisfacente le attività future. attività future. Certo, il carovita si fa sentire anche nella gestione quotidiana di una Associazione come la nostra, specie per quanto riguarda le spese postali e non solo, ma l'attenta ed oculata conduzione, garantita anche


grazie alla giusta severità e precisione dell'amico che e nel contempo molto più efficaci. L'ipotesi non vicepresidente Vittorio Peconi, che cura l'amministra- svaluta il nostro organo ufficiale, tutt'altro, ma fazione, ci permette di operare con una certa tranquil- rebbe sì che il suo ruolo sarebbe maggiormente esaltato, anche se in un contesto diverso da quanto siamo stati abituati sino ad oggi. La proposta non è campata in aria, e per dare una indicazione concreta, vi invito a riflettere su come il sito dei pensionati CONI da oltre due anni stia positivamente garantendo, in modo aggiornato, puntuale e completo, la pubblica divulgazione di tutte le notizie, anche le meno urgenti, riguardanti le nostre attività ed i nostri avvisi. Quasi ogni giorno, o quantomeno ogni settimana, c'è una informazione nuova: in tal senso, se utilizzassimo la carta, sia essa una circolare o lo stesso notiziario, per noi sarebbe praticamente impossibile essere tempestivi. Il Comitato Direttivo ha affrontato il tema e lo ha discusso molto seriamente, valutando i pro e i contro della mia posizione, e poi decidendo che il lità sui dovuti binari. Notiziario, a partire già da questo 2012, pur conComunicazione: Nell'editoriale a mia firma, com- fermando il suo ruolo di fondamentale “documento parso sull'ultimo numero del Notiziario, nel contesto cartaceo” dell'Associazione (...quindi tangibile ed di un ragionamento più ampio in tema di comunica- alla portata di tutti i nostri soci), uscirà solo due, zione, accennavo alla necessità di avviare una rifles- massimo tre volte l’anno, trasformandosi, in altre pasione su come far veicolare l'informazione tra i nostri role, in vera e propria rivista atta a perseguire poassociati nei tempi più brevi e nel modo meno di- chi ma efficaci obiettivi editoriali. Innanzitutto deve spendioso possibile. In quella sede infatti, e successi- essere veicolo “di sintesi” sull’attività svolta vamente anche nel corso della penultima riunione del Comitato Direttivo, ho espresso la mia convinzione che oggigiorno il Notiziario non può essere il solo strumento di contatto tra i soci e l’A.Pe.C., ma esso deve essere integrato con altre modalità comunicative a nostra disposizione, quali possono essere le circolari, il telefono, le e-mail, il sito internet, strumenti molto più immediati, veloci ed economici. Qualcuno avrà pensato che questa tesi altro non era che la giustificazione per il fatto che il notiziario nel 2011 aveva subito una rilevante flessione riguardo i tempi d'uscita: no amici, credetemi, era una valutazione oggettiva sul ruolo del nostro storico organo di stampa. Il Notiziario infatti (a cui tutti noi dall’A.Pe.C. nei mesi precedenti la sua uscita di ogni siamo davvero affezionati) per la complessità della numero e di contro anche di “programma” delle attisua organizzazione, per i costi di spedizione, per i vità future; deve poi diventare in modo consolidato tempi ristretti a cui spesso ci si trova di fronte, non ed istituzionale strumento di “archivio e documentapuò più essere uno strumento di comunicazione imme- zione storica” del mondo dello sport, con particolare diata, ma deve essere affiancato, ed in certi casi riguardo all’attività lavorativa da noi svolta in ambisostituito, da altre modalità certamente più economi- to CONI negli anni passati. Inoltre sulle sue pagine


dovranno essere trattati anche argomenti di chiaro interesse per il nostro status di pensionati (...ed anziani) tipo quelli relativi alla salute, ai problemi sociali, e ad ogni altra informazione di nostra utilità. Sono convinto che dopo l'iniziale atteggiamento di perplessità da parte di qualche socio, in particolare tra quelli più anziani, la soluzione adottata troverà presto il consenso di tutti, anche in considerazione che in questo modo potremo aumentare la nostra visibilità all'esterno e dare maggiore consistenza al nostro potere contrattuale di Associazione. Arrivo alla parte finale della relazione e per il tema trattato confido nella vostra massima attenzione. Tutti sapete che alcuni mesi dopo lo svolgimento della prossima Olimpiade, la 30ª dell'era moderna, che avrà luogo a Londra, il CONI, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione Sportiva, nonché le Associazioni Benemerite, dovranno celebrare le rispettive Assemblee Ordinarie Elettive per il rinnovo delle cariche sociali per il quadriennio olimpico 20132016. Anche l'A.Pe.C. quindi, che è Associazione Benemerita del CONI dal 1994, dovrà provvedere in tal senso. Per quanto riguarda l'A.Pe.C., sento sin d'ora il dovere di informarvi che "…per aver da lungo tempo superato i limiti di età" il vostro attuale presidente non si ricandiderà. È una evenienza che rientra nel ciclo naturale delle cose, e l'esperienza, bellissima ed inimmaginabile, che ho portato avanti assieme a voi in questi anni la terrò nel cuore con orgoglio e con affetto, finché me ne sarà data la possibilità. Non è questo il momento di riflessioni ed analisi sui risultati, che rimando all'assemblea del prossimo anno, ma vi dico subito che sono contento di quello che sono riuscito a fare in questi anni, anche se probabilmente qualcuno potrà

obiettare che non avrò fatto tutto quello che avrei dovuto. Ma una cosa sono ben certo: cioè che dopo di me ci saranno persone in grado di rappresentarvi e di battersi per il bene della nostra Associazione ancor meglio del sottoscritto. Infatti ci sono diversi soci in grado di continuare quel lavoro che l'A.Pe.C. sta portando avanti dal lontano 16 maggio 1974. La mia è una certezza che nasce da una esperienza concreta, diretta: lungo gli anni della mia presidenza ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con una squadra di impareggiabili volontari, colleghe e colleghi che offrono la massima garanzia di continuità e che voglio ringraziare di cuore perché senza di loro non avremmo raggiunto i tanti successi finalizzati all'esclusivo interesse degli associati. Questi colleghi potranno essere i vostri nuovi punti di riferimento e ad essi potranno aggiungersi, me lo auguro di cuore, anche altri nuovi soggetti che lo vorranno. L'obiettivo primo di chi ha l'onore di dirigere e di rappresentare l'A.Pe.C. è quello di garantire che siano sempre attuali, attuati e concreti, i fini e gli obiettivi per cui lungimiranti colleghi, dei quali è sempre vivo in noi il loro ricordo, trentotto anni fa fondarono la nostra Associazione. E' sempre tenuto di questo impegno che ho io finalizzato il mio lavoro: e certo, lo sarà così per coloro che questo mio attuale ruolo rivestiranno negli anni a venire, perché è questa la "ricetta essenziale" perché l'A.Pe.C. abbia ragione di esistere. Con questo auspicio chiudo la mia relazione odierna, ringraziandovi per l'attenzione e per l'affetto che mi avete sempre dimostrato. Grazie ancora, amici! Angelo Menna \

Il testo integrale della relazione è scaricabile dal sito www.pensionaticoni.it.


Abbiamo scovato un articolo che parla di uno studio americano, ove si sostiene come con l’età si tenda a rimuovere i ricordi dolorosi e a focalizzarsi solo sulle esperienze più belle e piacevoli. Insomma, è la sintesi, “più vecchi e più felici”. Il motivo? Gli anziani sono meglio allenati a gestire le emozioni ed a dare il giusto peso a ciò che ci accade. Noi lo riproponiamo così come lo abbiamo letto. La speranza è che sia proprio così! Più vecchi, ma più felici. E’ questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell’Association for Psychological Science secondo cui i capelli grigi non portano soltanto acciacchi e malattie, ma addirittura ci rendono più ottimisti e felici. Uno studio che fa crollare lo stereotipo dell’anziano solo e triste. Ma a cosa è dovuta la felicità della terza età? Lo studio, pubblicato sulla rivista Perspectives on Psychological Science, dimostra che molto dipende dai processi cognitivi e in particolare dal fatto che con l’età si tende a rimuovere i ricordi dolorosi e a focalizzarsi solo sulle esperienze più belle e piacevoli. Con l’età, poi, si è più allenati a gestire le emozioni, a dare il giusto peso a ciò che ci accade e, dunque, a sorridere alla vita. “Ci sono tante teorie sulla felicità in relazione all’età” ha spiegato il ricercatore Derek M. Isaacowitz della Northeastern University “ma è difficile comprendere fino in fondo perché quando si è più avanti con gli anni si diventa più felici. Per questo bisogna continuare ad indagare.” I ricordi piacevoli I ricercatori hanno trovato che le persone anziane a cui sono state mostrate immagini di volti e situazioni tendono a concentrarsi e a ricordare quelle più felici rispetto a quelle negative. Altri studi hanno scoperto che con l'invecchiamento, le persone cercano le situazioni che possono migliorare il proprio stato d'animo evitando, invece, quelle nelle quali ci sono parenti o conoscenti che tendono a deprimerli. “Ciò che manca” dicono i ricercatori “è una prova diretta dei legami tra tali fenomeni e la felicità”. La saggezza Molte ricerche hanno concluso anche che la saggezza dell’età porta ad abbandonare senza troppi rimpianti gli obiettivi non raggiunti per concen-

trarsi, invece, sul proprio benessere. “La terza età di oggi” conferma la professoressa Chiara Simonelli, psico-sessuologa dell’Università di Roma La Sapienza “non è più quella di una volta. Si invecchia mantenendosi in forma, si ha una vita attiva anche quando si va in pensione, si vive più a lungo e ci si prende cura di sè stessi”. Inoltre, si abbandonano le ansie tipiche della vita produttiva quando si è costretti a correre dietro agli impegni professionali e privati e non si ha mai tempo libero per godersi la vita. "Ovviamente, una buona salute e un buon livello economico sono molto importanti per potere avere un'anzianità felice" aggiunge l’esperta. La predisposizione Una certa disponibilità economica, l’assenza di problemi seri di salute e di preoccupazioni familiari che possono creare ansie, sono tutti fattori che creano la base per la felicità in età avanzata. Ma potrebbe non bastare perché conta anche la predisposizione. “Ciascuno di noi ha la sua quota di felicità che dipende dalla personalità, ma anche dall’influenza ambientale e culturale nella quale siamo cresciuti. Ma non si tratta di qualcosa di immutabile che dobbiamo accettare come se fosse il colore degli occhi” ribadisce la Simonelli. “Si può lavorare su sé stessi e cercare la chiave della serenità a qualunque età”. Donna / uomo Le differenze riguardano anche il sesso: le donne sono in genere più felici. In primo luogo, vivono più a lungo rispetto agli uomini e poi sono più socializzate, reagiscono meglio alle avversità della vita, mantengono rapporti più saldi con i figli e sanno come riempirsi la giornata ad ogni età”.


Iniziamo un interessante percorso storico, partendo da una cronaca scovata negli archivi de La Stampa di Torino del 1933. Tratta un tema che spesso, nei decenni successivi, è stato oggetto d'attenzione da parte della classe politica ma anche da tutta l'utenza di riferimento. Da evidenziare il testo, pomposamente ricco di retorica e di trionfalismo, tipico di quel regime, che faceva dello sport un importante veicolo di propaganda politica. E come quindi il movimento sportivo italiano vedesse totalmente avvilita, anzi annullata, quella autonomia che, dall'avvento della Repubblica si è rilevata essere il vero punto di forza del nostro Ente e di tutto lo sport italiano. dall’archivio digitale de LA STAMPA di Torino - 5 ottobre 1933

Direttive, provvidenze e riordinamento del C.O.N.I. I proficui lavori sotto la presidenza dell'on. Starace. L'istituzione della « decorazione al valore atletico» e della «croce al merito sportivo». Il Premio del Littore per II 1931 assegnato alla Federazione pugilistica e quello per il 1932 alla Federazione Ginnastica. Nuovi organi tecnici e di propaganda. Roma, 5 notte. Il Consiglio generale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano si è riunito ieri allo Stadio del Partito in un'atmosfera di particolare solennità. La seduta straordinaria è stata presieduta dal Segretario del Partito, che ha partecipato attivamente ai lavori del Consiglio, dando tono alla discussione e concludendo le discussioni stesse con spirito pratico e realistico. Atmosfera di opere e di lavoro vivo e fattivo: le parole, si può dire, hanno avuto una concretezza di fatti e sono servite ad enunciare programmi e dettare norme per l'attività che il CONI e le dipendenti federazioni sono chiamati ad esplicare per lo sviluppo dello sport. Il vasto ordine del giorno che è stato ampiamente discusso e trattato dai presidenti di federazione e dalle altre personalità presenti, rappresenta nella sua schematica semplicità un contributo non indifferente che il CONI, quale organismo del Partito, ha portato oggi alla prosperità del movimento che tanto ci sta a cuore. Lo sport ascende ogni giorno di più; non arresti, non sussulti, non deviazioni dalla strada che rappresenta la via più breve per arrivare alle mète più lontane; nel particolare clima che il Fascismo ha voluto dare al movimento atletico, l'organizzazione sportiva, pur mutando fatalmente uomini e cose, progredisce, si consolida e diventa sempre più e meglio un organismo operante, forza gagliarda al servizio del Duce e della Patria.

UNA NOTA A MARGINE Recentemente il Comitato Direttivo dell'APEC, discutendo dell'argomento Notiziario, ci ha suggerito di dedicare un po' di spazio della rivista alla storia dello sport, ed ancor meglio del CONI. D'altronde l'esperimento che attuammo lo scorso anno parlando delle Olimpiadi di Roma 1960 è stato molto gradito dai nostri lettori. E noi l’invito lo abbiamo accolto, iniziando da questo numero. Il tema tra l’altro è particolarmente ricco ed appassionante, ed è stato trattato nel corso degli anni da parecchi autori, molti dei quali anche autorevoli colleghi CONI. Quegli scritti saranno certamente per noi un'ottima fonte dalla quale attingere spunti interessanti, così come lo sono tanti "articoli d'annata" pubblicati sulle varie testate giornalistiche italiane, sportive, politiche e d'opinione.


Da quel regime di assoluta libertà nel quale lo sport viveva, o, per meglio intendersi, vivacchiava" prima del trasferimento delle Federazioni a Roma, si è giunti, attraverso le opere attuate in anni di diuturno lavoro, ad una organizzazione che anche l'estero ci invidia. Lo sport, perfettamente inquadrato sotto i segni del Littorio, ha acquistato una magnifica concretezza, una profonda e sostanziale saldezza, una più perfetta aderenza al la vita della Nazione. Dando uno sguardo al passato si deve riconoscere che molte mète lo sport aveva raggiunto in questi ultimi anni. Nella riunione di ieri, guidata con polso sicuro da Achille Starace, molte decisioni importantissime sono state prese, che varranno, non è da dubitarne, a dare "...al movimento sportivo nazionale una disciplina più consapevole, un ordine più perfetto, un'organizzazione più salda e più sicura." Tra le decisioni prese ci sembra opportuno porne in rilievo alcune e, prima tra tutte, la istituzione della decorazione al valore atletico e della croce al merito sportivo. Per volontà del Duce tali onorificenze saranno assegnate agli atleti e ai dirigenti benemeriti; è questa una nuova prova dell'interessamento e delle particolari cure che il Duce rivolge allo sport, movimento giovanile per eccellenza. Notevole anche la decisione di sopprimere le preolimpiche. Le gare, i campionati - ha detto Starace - non sono altro che "preolimpiche", valide per la preparazione degli atleti per le Olimpiadi. Le Federazioni sono state divise in olimpiche e non olimpiche. Le federazioni olimpiche sono 12 e cioè: F.A.I. (Federazione atletica italiana), F.I.D.A.L. (Federazione italiana di atletica leggera), F.I.N. (Federazione italiana di nuoto), F.I.S.I. (Federazione italiana degli sport invernali),FNS. (Federazione

nazionale di scherma), F.P.I. (Federazione pugilistica italiana), R.F.G.I. (Reale Federazione ginnastica italiana), R.F.C. (Reale Federazione canottaggio), R.F.V. (Reale Federazione vela), U.I.T.S. (Unione italiana tiro a segno), F.C.I. (Federazione ciclistica italiana), U.N.I.R.E. (Unione nazionale incremento razze equine). Tutte le altre 15 federazioni sono state considerate non olimpiche. Tra queste sono la Federazione Italiana Giuoco Calcio, il Club Alpino Italiano, la Federazione Italiana Tennis e il Reale Motoclub d'Italia. Per quanto riguarda il problema finanziario del CONI, problema che non è stato mai risolto, per quanto più volte affrontato con volontà di giungere ad un risultato utile, l'on. Marinelli, amministratore rigido dell'Ente, ha annunciato la prossima risoluzione dell'annosa questione; non è improbabile che si addivenga all'effettuazione di una lotteria sul tipo di quella di Dublino o di Tripoli. Un altro problema, quello del trasporto ferroviario degli atleti, è

stato affrontato e si spera risolto in modo più che soddisfacente. Gli atleti potranno godere di forti ribassi, che andranno sino al 70 per cento. Un'ultima considerazione vogliamo fare, che ha essa pure la sua grande importanza: il più intimo contatto del CONI con il Partito non mancherà di dare al movimento un più profondo contenuto ideale e morale. La politica del Regime, perseguita con ferma e decisa volontà da Achille Starace, ha trasformato e sempre meglio trasformerà l'entità chiusa egoisticamente in sé e vivente unicamente per sé, in entità squisitamente aderente alla vita e ai principi dello Stato fascista. Anche i rapporti tra il CONI e le varie organizzazioni che svolgono attività sportiva si vanno man mano perfezionando e non è eccessivo affermare che da questa collaborazione efficace e cordiale, augurata da Starace, l'organizzazione sportiva italiana si rinnovi nello spirito e si accresca di reclute e di mezzi.


I presenti Alla seduta straordinaria che il Consiglio generale, sotto la presidenza del Segretario del Partito, Presidente del C.O.N.I., ha tenuto allo Stadio del P.N.F., hanno partecipato, oltre al vice-Presidente, all'Amministratore, al Segretario ed ai membri del C.I.O. presenti in Roma, tutti i presidenti ed i segretari delle 27 Federazioni dipendenti, i rappresentanti dej Ministeri interessati c delle Forze Armate, del Commissariato del turismo, dell'Opera Nazionale Balilla, dell' Opera Nazionale Dopolavoro, del F.G.C, e del G.T.I.F. Ogni argomento all'ordina del giorno è stato oggetto di discussione « ampia, chiara e precisa », secondo le raccomandazioni esplicite con le quali. l'onorevole Starace ha voluto aprire la seduta.

Preolimpiche ed Olimpiadi L'on. Starace ha dichiarato che occorre dare anzitutto all'atletismo italiano il clima adatto ad assicurargli il costante e progressivo incremento. « Le preolimpioniche egli ha detto - debbono farsi tutti i giorni: non va dimenticato che ogni atto sportivo è un atto compiuto in nome dell'Italia fascista e che lo sport è soprattutto passione ». Ha deciso, sentito il parere del Consiglio, che le gare preollmpiche siano abolite. Modificazioni statutarie Riorganizzazione del CONI In sostituzione della vecchia suddivisione tra Federazioni agonistiche e non agonistiche, si è provveduto alla distinzione tra Federazioni specificatamente olimpiche e Federazioni non olimpiche ed al distacco dal C.O.N.I. di Enti che avevano una doppia dipendenza, quali l'A.C.I. ed il Regio Aero Club d'Italia. E' stato abolito il termine «regione", abolizione già ordinata dal Presidente del C.O.N.I., nella organizzazione delle dipendenti Federazioni." Si è stabilito altresì "... che il Consiglio generale del C.O.N.I. abbia funzioni consultive, abolendo a tale fine la vecchia formula dell'approvazione delle decisioni «per maggioranza di voti »" e che ".. la dicitura «anno solare» viene sostituita da « anno fascista », dovendo il calendario del C.O.N.I. uniformarsi sempre a quello del Partito Nazionale Fascista. Il problema finanziario Finanziamento Ne ha parlato l'amministratore Marinelli, illustrando il deficit accertato nel prendere in consegna il CONI e le economie che è stato necessario fare, con giusto rigore, pur senza ledere la vitalità delle singole Federazioni e, pertanto, l'efficienza dello sport italiano. L'on Starace ha informato sulla possibilità che, d'accordo con la UNIRE, si trovi il modo di risolvere il grave problema del finanziamento necessario alla preparazione atletica in vista delle prossime Olimpiadi. Rapporti con le altre organizzazioni dello sport L'on. Starace, come presidente del CONI e come capo di altre organizzazioni del Regime che praticano lo sport, ha dichiarato che d'ora in avanti lo sport sarà controllato dai tecnici e, perciò, dalle Federazioni; ha condannato il sistema di considerare le organizzazioni come cosa propria, dimenticando che sono e debbono essere, sempre di più, al servizio del Regime per l'onore ed il decoro dello sport italiano. Trasporto degli atleti Vari presidenti di Federazioni classificate non olimpiche hanno chiesto di essere inclusi a godere possibilmente, a beneficio del propri atleti, delle concessioni in studio presso il Ministero delle Comunicazioni, facilitanti i viaggi

di atleti e dirigenti di Federazioni olimpiche. Assicurazione obbligatoria degli atleti Il segretario 'del CONI "ha riferito circa lo stato attuale degli accordi che si stanno maturando con un ente assicurativo per risolvere la delicata questione. Assegnazione del Premio del littore Per il 1931 è stata proposta l’assegnazione alla Federazione pugilistica "... che riuscì ad assicurarsi la vittoria in ben 12 incontri internazionali di squadra". Per il 1932 "...poiché i risultati di Los Angeles non possono essere dimenticati, lo sport Italiano deve dimostrare la sua riconoscenza verso chi magicamente vi contribuì: sarà proposto sia assegnato alla Federazione ginnastica d'Italia "che, prima tra tutte le Federazioni italiane, conquistò colà quattro campionati olimpici." Istituzione della decorazione al valore atletico L'on. Starace ha comunicato, tra il plauso entusiasta dei presenti, come, per volere del Duce, il quale desidera che «lo sport italiano sia messo su un piede di guerra » agli effetti della ricompensa, sia decisa la istituzione di speciali decorazioni, che distinguono gli atleti ed i dirigenti benemeriti in sommo grado dell'efficienza dello sport in Italia. Costituzione di una Federazione sportiva femminile La costituzione è stata rinviata, anche e soprattutto perché sono ancora poche le cultrici della disciplina sportiva femminile. Comunque, è stabilito dall'art 4 dello statuto del CONI che alla costituzione di una nuova Federazione si può addivenire solo quando esistano 15 Società, con un totale di 300 iscritti. Stadio olimpico Se ne affronterà il problema a tempo opportuno (in considerazione dei continui radicali mutamenti che avvengano nella tecnica degli impianti sportivi) si da permettere all'Italia di avere, per le Olimpiadi del 1940, se, come si ha ragione di ritenere, ci saranno assegnate, lo stadio più moderno del mondo. Ufficio propaganda e stampa Sopprimendo gli uffici stampa delle singole Federazioni, è istituito un ufficio propaganda e stampa del CONI, che agisce sotto il controllo dell'ufficio stampa del P. N. F. allo scopo di coordinare le notizie e tenere al corrente continuamente l'opinione pubblica sulla attività della Federazione. Varie Si è iniziato lo studio per l'inquadramento sindacale dei tesserati nella categoria professionisti delle singole Federazioni, in applicazione delle disposizioni di legge vigenti.


Era il 5 maggio del 1946 quando venne alla luce la “schedina”, un foglietto di carta rosa sbiadito ove era elencato un certo numero di partite di calcio, per ognuna delle quali bisognava indovinare il risultato riferito alla squadra di casa, utilizzando i segni 1, X, 2 (vittoria, pareggio e sconfitta). Una sola colonna a disposizione per il pronostico, dodici partite da indovinare, più due di riserva. Costo della giocata 30 lire, stesso importo che serviva all’epoca per consumare “un bicchierino di vermuth” al bar. Il primo montepremi fu di 463.146 Lire, di cui 462.846 andarono all’unico vincitore, tale Emilio Biasotti, milanese di origini romane che azzeccò tra l'altro la vittoria al derby meneghino dell’Internazionale sul Milan. Ad ideare il concorso fu il giornalista sportivo Massimo Della Pergola, che ne aveva messo a punto il regolamento e la sua realizzazione pratica nel 1943, quando si trovava internato in un campo di concentramento in Svizzera. Di religione ebraica, era stato catturato dalle guardie di confine elvetiche mentre cercava di entrare clandestinamente nel paese per sfuggire alle persecuzioni razziali allora in atto anche in Italia. Al termine della guerra rientrò in patria e con due soci svizzeri (tali Fabio Jegher e Geo Molo) fondò la SISAL, Sport Italia Società a Responsabilità Limitata, con un capitale di 300.000 lire. Il 4 gennaio 1946, dopo una lunga e complessa trafila burocratica, la SISAL ottenne la necessaria autorizzazione da parte del Ministero degli Interni per avviare il concorso. Il debutto venne fissato inizialmente per domenica 28 aprile 1946, ma per problemi di carattere tecnico si dovette attendere la domenica successiva, appunto il 5 maggio. In due stagioni la SISAL triplica gli incassi, conquista gli italiani, e, ovviamente l’attenzione dello Stato. Ed infatti nel 1948 il presidente Luigi Einaudi nazionalizza l’invenzione di Della Pergola: è diventata troppo ghiotta perché lo Stato rinunci a guadagnarci sopra. Da quel momento la SISAL si trasforma in TOTOCALCIO ed è al CONI che viene affidata la gestione diretta del gioco. L’Ente istituisce per l’incombenza un apposito Servizio, luogo di lavoro nel corso di questi decenni di centinaia e centinaia di nostri colleghi. La prima schedina denominata Totocalcio è del 19 settembre 1948. Non si vince più indovinando 12 risultati, ma 13, che diventa “numero magico e fortunato” per eccellenza. Dalla stagione

1951-52 venne introdotta la doppia colonna che portò però ad un aumento della giocata minima a 100 lire. Ma questo non intaccò, anzi favori il ruolo che la “schedina” domenicale aveva nell’immaginario degli italiani: un autentico Totem che stimolava la speranza della cosiddetta “svolta della vita”. Ma al di là di questi aspetti di tipo sociale e sociologico, dobbiamo aggiungerne un altro, fondamentale: è a questa magnifica intuizione che lo sport italiano deve il suo sviluppo e la sua crescita. A questo proposito da ricordare due provvedimenti legislativi che contribuirono alla maggiore diffusione del gioco e quindi a maggiori introiti: la legge sulla Imposta Unica (22/12/1951, n.1379) che stabilì che i premi vinti fossero al netto delle ritenute, e poi la famosa legge "fifty-fifty" (23/09/1965, n. 1117), che sancì un più equilibrato criterio nella ripartizione delle entrate tra CONI ed Erario. Ma la storia del Totocalcio è lunga, ricca di dettagli, avventure ed eventi e ci vorrebbero tante pagine per raccontarla. E ci sono tante curiosità da conoscere: ad esempio, sapevate che la prima volta che una vincita superò il miliardo fu nel 1977 (concorso n°19, del 31 dicembre), esattamente 1.000.185.000 lire? E che nel 1993 (concorso n°13, del 7 novembre) si registrò la massima vincita di sempre, pari a lire 5.549.749.000? E che il 24 agosto 2003 fu registrato il premio più basso della sua storia? Pensate che ai quasi cinquantacinquemila “14” (...sì, perché negli ultimi anni dal 13 siamo passati al 14) solo 2 euro ciascuno! Oggi l’istituzione, non più gestita dal CONI, è in notevole declino, soprattutto per la liberalizzazione delle scommesse sugli eventi sportivi e per l'introduzione di altri giochi a pronostici ormai più popolari, che distribuiscono montepremi più elevati, in primis il Superenalotto. L’argomento è davvero affascinante e sarebbe davvero bello che in uno dei prossimi numeri potessimo soffermarci con maggior spazio, rispetto a quello odierno, sulle pagine del nostro Notiziario. Ma per farlo in modo originale (e probabilmente più realistico possibile) non può che essere fondamentale il contributo diretto di tanti colleghi che in questo Servizio vi hanno lavorato per tanti anni. Noi proviamo a lanciare l’idea: chi vuole raccoglierla non deve far altro che dirlo alla Segreteria A.Pe.C.: troveremo il modo migliore “per recuperare” le vostre preziose informazioni.


Nello sport siamo sempre soliti usare, anzi abusare, delle frasi enfatiche e degli appellativi roboanti: ma parlando di Edoardo Mangiarotti ogni aggettivo superlativo, ogni titolo, non riesce a dare l'esatta misura della grandezza di questo atleta. Per capire che la nostra è una affermazione veritiera, basta ricordare il numero dei suoi successi nei “soli” Giochi Olimpici, ove ha collezionato complessivamente fra il 1936 e il 1960 ben 6 medaglie d'oro, 5 d'argento e 2 di bronzo ed è a tutt'oggi l'atleta più medagliato della storia dell'Italia, nonché il quarto in assoluto nel mondo (a pari merito con altri due atleti), alle spalle di Larissa Latynina (18 medaglie), Michael Phelps (16) e Nikolai Andrianov (15). Per non parlare poi dei suoi allori ai Campionati del Mondo, ove ben 26 sono le medaglie conquistate, delle quali la metà d'oro. Ed ovviamente anche nella speciale classifica degli schermidori iridati plurimedagliati risulta essere l'italiano più vincente di sempre. Mangiarotti è stato figlio d'arte ed è cresciuto grazie agli insegnamenti del padre, Giuseppe, già tiratore di scherma di prestigio internazionale che aveva indossato la divisa azzurra alle Olimpiadi di Londra nel 1908 e fu maestro d'arma che importò in Italia le varianti della scuola francese di scherma. Edoardo ha condiviso la passione per la scherma con i fratelli Mario e Dario, anche lui olimpionico Si ritirò dalla scena agonistica dopo Roma 1960, ed a lui è stato sempre riconosciuto il titolo di “più grande schermidore di spada di tutti i tempi”. Nel 1981 è stato insignito dal Comitato Olimpico Internazionale dell’Ordine Olimpico di bronzo per l’anno 1977 e nel 1998 gli è stata conferita la massima onorificenza

italiana dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che lo nominò Cavaliere di Gran Croce. È stato membro d'onore della Federazione Italiana Scherma e della Fédération Internationale d'Escrime. Dal 1980 al 1984 ha ricoperto la carica di segretario generale della FIE, della quale ha pure presieduto la commissione di disciplina. È stato inoltre presidente dell'Unione Nazionale Veterani dello Sport e dell’Associazione Medaglie d’oro al Valore Atletico. E’ stato per due volte il portabandiera della Squadra Italiana alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi, nel 1956 a Melbourne ed a Roma nel 1960. I suoi funerali sono stati celebrati nella chiesa di San Marco a Milano, a pochi metri dalla sua abitazione di via Solferino. IL RICORDO DEL PRESIDENTE DELLA FEDERSCHERMA “Caro Edoardo, grazie per aver portato la scherma italiana a recitare, sul palcoscenico internazionale, un ruolo di protagonista assoluta. Hai insegnato a tutti noi cosa vuol dire essere uomini di scherma ed uomini di sport. Hai incarnato - ha continuato Scarso i valori autentici dello sport e della scherma, diventando un emblema ed un simbolo per tutti noi. Non sarai a Londra, ma il tuo accredito sarà al collo di tutti noi. I nostri atleti, alcuni dei quali sono qui oggi, mi auguro onoreranno il Paese come tu hai fatto in ogni assalto che hai affrontato nella tua vita”.

E QUELLO DI VALENTINA VEZZALI ''Se ne va un emblema ed un modello. Mangiarotti è stato sempre presente ad ogni Olimpiade e ricordo sempre la passione con cui ci seguiva dalla tribuna ed i suoi abbracci finali. A Londra ci mancherà, ma sarà con noi nel ricordo e sono sicura che sarà con me anche nel giro di campo che farò come porta-bandiera col tricolore in mano il 27 luglio alla Cerimonia di Apertura''


Pubblichiamo un racconto scritto in occasione di una interessante iniziativa della F.I.P, che riportiamo a lato, che parla di un bell’episodio di sport. Lo abbiamo scelto, oltre per la storia in se, perché, pur se velatamente, sfiora il tema della gestione degli impianti sportivi, ambito che ha riguardato il passato professionale di molti colleghi del CONI. Buona lettura! Lo scorso anno, per i propri 90 anni, la Federazione Italiana Pallacanestro ha realizzato un volume celebrativo che raccoglie 90 storie "stra -ordinarie" legate, direttamente o indirettamente, al basket. Più che un libro, ha sottolineato il presidente federale Dino Meneghin ai microfoni SKY allorquando ha presentato la bellissima pubblicazione, “...è una cavalcata nei 90 anni della FIP. Ci sono le storie di chi ha fatto grande il basket italiano, ma anche di quelle persone che sono legate al mondo della pallacanestro pur non essendo giocatori. Per esempio Carlo Azeglio Ciampi, Vittorio Gassman e suo figlio Alessandro, Claudio Baglioni. Insomma è un libro che rappresenta il nostro mondo”. L'aspetto molto interessante e simpatico di questa pubblicazione sta nel fatto che si tratta di una raccolta di racconti scritti anche da gente comune, ovviamente legata al basket, scelti tra i tanti che sono arrivati in Federazione a seguito di un concorso rivolto ai propri tesserati, ove si chiedeva "...se hai un aneddoto particolare, un ricordo, o un incontro speciale da raccontare, partecipa al concorso e raccontaci, in 2400 battute, la tua storia. La migliore verrà pubblicata nel libro dei 90 anni della Fip. Curatore del progetto sarà Valerio Bianchini". Tra tutti quelli pervenuti, appunto, sono stati scelti i 90 giudicati più significativi, che tutti noi possiamo leggere nel volume "Storie Straordinarie" acquistabile anche on-line dal sito della Federazione www.fip.it, nella sezione Basket Market, nelle vetrine "Italia 1921", "Merchandising" e "Prodotti Ufficiali". Il prezzo è di 25 euro a copia, l' intero ricavato dalle vendite sarà poi devoluto all’Unione Sportiva Hesperia e allaAssociazione Sportiva Dilettantistica, “Basket Handicap”, che da anni si occupano di ragazzi ed adulti diversamente abili, con dei progetti che hanno l’obiettivo di aiutarli ad integrarsi con gli atleti c.d. normodotati attraverso la pratica dello sport e della pallacanestro in particolare. Crediamo sia un motivo in più per acquistarlo, che ne dite?

Era il campionato promozione del 1956/57 ed andammo a giocare a Fabriano distante circa 120 Km. in una Domenica di Gennaio. Partimmo da Porto S.Elpidio con una Fiat 600 ed un taxi con strapuntini verso le 10,30 ed arrivammo alle 13.00 con un tempo che non prometteva niente di buono. Il campo di gioco era di terra normale con righe fatte con la calce bianca e si trovava all’esterno di un oratorio e gli abiti da gioco erano pantaloncini molto corti non tutti dello stesso colore e le maglie con maniche a giro (abbigliamento estremamente…invernale) , le tute non esistevano per lo meno per noi , al massimo potevamo avere uno i pantaloni e l’altro la parte superiore , una tuta per due. Infatti , poco dopo le 14 quando cominciammo il 1° tempo ,venne giù una bella nevicata e l’arbitro (uno solo) verso la fine voleva sospendere la partita , ma riuscimmo a finire il tempo. Durante l’intervallo l’arbitro insisteva per la sospensione, ma ebbe la meglio il nostro “allenatoredirigente-medico” il dott. Alfredo Moretti che si giustificò dicendo che la società non aveva i soldi per fare un’altra trasferta del genere e così la partita continuò. Ad un certo punto ci accorgemmo che per giocare c’era un solo pallone di cuoio e questo era anche abbastanza vecchio e logoro tanto che si era dilatato e non entrava più nel canestro. Cosa fare?S ospendere la partita non era possibile per i motivi sopraesposti ed ecco che il custode ha un lampo di genio, prende la valvola a spillo e comincia a sgonfiare il pallone sino a quando non riesce a passare nel canestro e così la partita potè continuare sino alla fine sul punteggio di 16 a 16. Nessuno era al corrente che da quell’anno erano stati istituiti i tempi supplementari ed, al fischio dell’arbitro, tutti scapparono via per il freddo compreso il cronometrista che aveva adoperato il suo orologio da polso. L’arbitro , i dirigenti locali ed il nostro dirigente partirono subito alla ricerca del cronometrista che fu rintracciato dopo una decina di minuti in un bar a farsi un bel punch caldo e riportato di corsa al campo per proseguire la partita che terminò sul 16 a 19 per noi. L’autista del nostro taxi , visto che eravamo tutti intirizziti dal freddo, si fermò in un locale a fianco dove ci eravamo spogliati, ovviamente tuttisenza riscaldamento e tantomeno docce, prese della carta e dei giornali e gli diede fuoco in un angolo per farci riscaldare , ma, eravamo talmente infreddoliti , che ci avvicinammo troppo tant’è che in due o tre ci ustionammo. Nell’oratorio il nostro medico trovò dell’olio, della pomata e delle garze e ci medicò alla meglio e così potemmo ripartire in mezzo alla tempesta di neve e rientrammo a casa solo verso mezzanotte dopo diverse fermate per spingere le macchine che scivolavano sul fondo nevoso. Il tutto condito da un digiuno che durava dalla colazione del mattino. E nonostante tutto, questo è uno dei più bei ricordi che mi ha lasciato la ...mia Pallacanestro. Paolo Fratini (Porto Sant’Elpidio, FM)


Argomento particolarmente caro al presidente Menna, che sollecita già da adesso un dibattito in vista della prossima Assemblea chiamata a rinnovare la dirigenza A.Pe.C. Quale futuro per l'Associazione? Ci sarà una nuova classe dirigente? Sono temi che preoccupano particolarmente Angelo Menna, soprattutto dopo il suo annuncio di non presentare nel 2013 la sua candidatura per il prossimo quadriennio. Sia ben chiaro, ovviamente pur ponendosi tali quesiti, il Presidente non ha mai inteso affermare il classico anatema "...dopo di me il diluvio!", tant'è che ha dato delle indicazioni in prospettiva affermando nella sua relazione che "…lungo gli anni della mia presidenza ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con una squadra di impareggiabili volontari, colleghe e colleghi che offrono la massima garanzia di continuità…" e rimarcando che "… questi colleghi potranno essere i vostri nuovi punti di riferimento…". Ma ha voluto evidenziare anche, con una certa speranza che "…e ad essi potranno aggiungersi, me lo auguro di cuore, anche altri nuovi soggetti". Cioè ha voluto invitare, non tanto velatamente, tutti i colleghi ad essere sempre vicini all'Associazione, anche e soprattutto con un loro coinvolgimento diretto. Quindi il problema non è certo quello relativo della futura dirigenza dell'A.Pe.C., ma, Menna, (nonostante i suoi "novant'anni suonati", riaffermando la sua impareggiabile ed invidiabile mentalità di persona sempre giovane che nel corso della sua lunga esistenza, pur mantenendo sempre i piedi sulla terra, ha sempre guardato "oltre l'oggi") vuole sollecitare tutti i soci ad affrontare l'argomento della "attualità" dell'Associazione, e questo in particolare rispetto alle reali esigenze dei suoi affiliati, e soprattutto al ruolo che la stessa può esercitare in questo momento certamente non facile della Società italiana, a difesa ed a supporto dei pensionati del CONI. E proprio questo tema vuole approfondirlo già dal prossimo autunno, sollecitando in questo senso un ampio dibattito sul nostro Notiziario. Oggi però, proprio per venire incontro a questa importante esigenza, intendiamo affrontare una parte di questo problema, vale a dire la "comunicazione", tema peral-

tro già affrontato sempre da Menna nel corso dell'ultima Assemblea del 29 marzo. Si tratta di un tema importante, che coinvolge in maniera diretta il nostro Notiziario. Ben sappiamo come, in ogni struttura organizzata, la veicolazione delle notizie e delle comunicazioni tra il nucleo operativo (ndr: nel nostro caso la Segreteria) ed i soci diventa fondamentale per il buon funzionamento dell'organismo stesso. Fino a ieri il nostro punto di riferimento primario in tal senso è stato proprio questo giornale, anche se la nostra Associazione si premurò di aprire circa sei anni fa il sito Internet. Poi da tre anni a questa parte, uscendo volontariamente di scena come direttore responsabile il nostro bravissimo collega Sergio Gatti, e subentrando chi sta scrivendo queste note, le cose sono gradatamente cambiate. Per quanto riguarda il notiziario, alcune certamente in meglio, come il passaggio dal monocromatico bianco e nero, alla stampa colore (... ma in questo caso il merito maggiore va riconosciuto al Consiglio Direttivo che ha accolto tale proposta editoriale); altre indubbiamente sono peggiorate, in particolare riguardo alla periodicità d'uscita della testata, che è andata a diradarsi gradatamente fino ad arrivare alla cosiddetta "semestralità". Le motivazioni le ha ben spiegate lo stesso Menna in sede di Assemblea. Circa i contenuti invece, non so se le mie scelte abbiano trovato il consenso dei colleghi: certo è che nel frattempo si è maggiormente evidenziato un fenomeno che, pur presente all'epoca della direzione "Gatti", era meno pressante di oggi. Infatti si è totalmente diradata, se non addirittura scomparsa (... salvo casi eccezionali) la tendenza collaborativa da parte dei soci di inviare articoli o quantomeno note scritte e materiale fotografico. Quindi, nonostante che l'Associazione conti oltre mille soci, da quando ho assunto la responsabilità di direttore, non potete trovare altro su queste pagine se non quello che il sottoscritto riesce a produrre. Voglio sottolineare che per me questo aspetto, in termi-


ni di lavoro pratico, non è assolutamente un problema, anche perché vengo da una esperienza lavorativa come dipendente CONI che ha avuto, tra tante importanti incombenze, anche quelle di stretta attinenza al mondo della comunicazione (tra l’altro negli ultimi sei anni sono stato direttore responsabile della rivista settimanale della FCI “Il Mondo del Ciclismo”, che proponeva almeno 64 pagine per ogni numero!). Fantasia ed idee quindi non mi mancano, ma è pur vero che sul Notiziario, riguardo la vita della Associazione, posso raccontare solo le "fredde" comunicazioni ufficiali (...in altre parole le Circolari della Segreteria), oppure "arricchire" e tradurre per iscritto alcune brevi e rare informazioni (...che spesso sono solo sensazioni) che alcuni colleghi mi forniscono sulle attività associative da loro svolte, o, ancora, pubblicare alcune foto che per fortuna poche persone "di buona volontà" (...che non smetterò mai di ringraziare, tra cui l'amico “esterno” dell'A.Pe.C. Giorgio Franceschin) hanno scattato durante le varie gite. Il resto è affidato alla mia “creatività” anche se affronto temi comunque contestualizzati al nostro ambiente. Però sarebbe davvero interessante poter pubblicare qualche volta anche le esperienze dirette, sia passate che recenti, di qualche collega, legate alla sua storia di ex dipendente CONI. Credo che ciò possa significare "produrre cultura dello sport" ed il "mantenere viva la memoria" in tale direzione può essere uno strumento fondamentale! Tra l'altro, se ricordate, in occasione del numero speciale sulle Olimpiadi di Roma 1960, abbiamo dato vita ad un'esperienza del genere, pubblicando episodi e ricordi diretti di alcuni colleghi su quell'importante evento. A quanto mi risulta l'esperimento piacque particolarmente a tutti. Perché non ritrovarci? Certo è innegabile che per molti soci esistono oggettive difficoltà a mettersi lì a scrivere le loro ...memorie, ma, come ho più volte ribadito al Comitato Direttivo, ho sempre offerto la mia totale disponibilità ad ascoltare chi questi suoi ricordi professionali vuole raccontarmeli: ciò mi darebbe la possibilità di "tradurli in scrittura" e di pubblicarli sul nostro Notiziario. Chi intende accogliere questa mia idea in modo concreto, può comunicare alla Segreteria le "opportune coordinate" in modo che, direttamente in sede, ma anche solo per telefono, o per lettera o anche (e la cosa sarebbe davvero eccezionale!) attraverso la posta elettronica, io possa prendere appunti ed informazioni su quanto vorrete fornire in tale ambito. Prima di concludere questo argomento, vorrei fare un accenno ad Internet, tema sul quale, come ha spesso evidenziato il Presidente Menna, non è che ci sia, specie tra i colleghi più anziani, una particolare predile-

zione. Ma è pur vero che oltre la metà dei Pensionati CONI ha meno di settant'anni, ed oggi l'uso degli strumenti informatici non può essere ignorato anche da questa fascia di età, pena una certa emarginazione nei rapporti col mondo esterno (ndr: per fare un esempio banale ma pratico, lo sapete che gli esercenti del famoso Mercato Rionale di via della Giuliana a Roma danno la possibilità di ordinare la spesa proprio attraverso Internet? Niente male per chi è solo a casa e magari ha problemi per muoversi o per portare i pesi della spesa...). Tornando ad INTERNET, ed in particolare al nostro sito www.pensionaticoni.it, esso sta diventando ogni giorno di più un mezzo fondamentale per la nostra Associazione. È qui, infatti, che avendo spazio illimitato, possiamo approfondire molti argomenti che ci riguardano, pubblicare documenti, fotografie, e soprattutto note importanti che hanno una certa urgenza di essere divulgate. Tra l’altro, avendo aperto un link che abbiamo chiamato "utility" viene data la possibilità di "scaricare" foto, modulistica e quant’altro, che poi si può stampare direttamente a casa propria. Infine, sempre in tema di Internet, vorrei ricordare che abbiamo anche un account su Facebook (ndr: per entrarci digitare "pensionati CONI") dove attualmente dialogano tutti i giorni oltre un centinaio di soci (ma anche personaggi importanti del mondo dello sport nonché ex atleti, molti dei quali “di un certo nome”). Il fatto importante è che tra gli ex colleghi aderenti al nostro account molti (...chissà perché?), non hanno mai fatto l'affiliazione alla nostra Associazione. Vorremmo allora, attraverso questo canale, farli entrare nelle nostre file! Tra l’altro c’è anche un gruppo “maestri di sport”, pochi dei quali nostri soci, che vorremmo coinvolgere nella nostra struttura, soprattutto per il loro grande bagaglio di esperienza sportiva. A conclusione di questo articolo, riprendendo il tema così giustamente caro al Presidente, non mi resta che sottolineare, ancora una volta, l'importanza che non venga mai meno il contatto tra noi soci e l'A.Pe.C., e soprattutto sia riattivata concretamente la interrelazione ed il contatto tra di noi soci. Solo in questo modo infatti possiamo garantire nel tempo maggiore continuità e maggiore forza alla nostra Associazione. Cioè, quello che vuole Angelo Menna! (A.R.) UNA NOTA TRISTE: Il 7 marzo scorso si è spento a Roma Renato Impiccini: aveva centouno anni ed era il socio più anziano dell'Associazione. Ma Impiccini va ricordato per la sua vita interamente dedicata allo sport : fu segretario generale del CONI nei difficili anni della guerra tra il 1940 ed il 1943. Fu dirigente dell'Ente fino al 1974.

PUO’ INTERESSARE I SOCI La Segreteria A.Pe.C. ci ha comunicato di essere stata contattata da DS DATA SERVICE. Si tratta di un negozio “online” di informatica (cioè i rapporti si hanno via internet) che oltre a proporre prezzi davvero concorrenziali, per i suoi prodotti, che spedisce via corriere espresso, fornisce assistenza e servizi di ogni genere riguardo l’uso del computer. Chi è interessato può rivolgersi al n° 348.6430507 o via e.mail ad info@data-service.info


Le caselle arancioni sono le finali; il numero all’interno indica le medaglie in palio quel giorno per la disciplina


IL NOTIZIARIO APEC n° 59 - 62