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Aurora Saita

ANATOMY OF A TITLE


IDEAS COME FROM EVERYTHING. - ALFRED HITCHCOCK


Cosa sono i titoli di testa? Per “titoli di testa” si intende quella sequenza introduttiva formata da menzioni scritte che ci informano sull’apparato produttivo del film. Di norma compaiono il nome del regista, i nomi degli attori seguiti da quelli di tutti i professionisti che hanno collaborato, il nome dei produttori e il titolo del film. Non esiste una regola generale e gli elementi che si susseguono nella sequenza possono diminuire o aumentare a seconda dei casi. A prescindere da questa descrizione, definire la natura dei titoli di testa è un’operazione complessa: cosa sono realmente i titoli di testa? Possono essere considerati parte del film? Sono un film altro? Un film nel film? I titoli di testa, possono essere considerati come un luogo intermedio tra il mondo reale e il mondo finzionale: in altre parole, un limite da superare prima di accedere completamente alla visione del film.


Una prima distinzione tra i titoli di testa è quella tra titoli discontinui e titoli continui. Si definiscono “discontinue” quelle sequenze di titoli di testa che non appartengono alla diegesi narrativa, per esempio tutte le sequenze realizzate da Bass a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Sono invece definiti “continui” i titoli di testa che prevedono l’inserimento delle menzioni scritte all’interno delle immagini diegetiche. Questa prima distinzione comporta già una differenza sostanziale: una sequenza di titoli discontinua, solitamente, è posizionata prima del film, inteso come mon-

do diegetico. Una sequenza continua inizia, invece, insieme al film. Generalmente i titoli di testa legano l’aspetto verbale con l’aspetto figurativo: a proposito di questa doppia natura Roger Odin, nel suo saggio “Sulla finzione”, si occupa del conflitto che si crea nello spettatore durante la visione dei titoli di testa, affermando che lo spettatore è indotto a mettere in azione contemporaneamente due diverse modalità percettive: vedere, leggere, creando il conflitto costitutivo dei titoli di testa. La prevalenza di una modalità di percezione sull’altra è data dalla forza enunciativa degli elementi che

Titoli di testa continui del film “The Hateful Eight” (2015)


Titoli di testa discontinui del film “Catch me if you can” (Prova a prendermi, 2002)

si trovano nell’inquadratura. Ma quali sono le funzioni dei titoli di testa? Certamente la più importante è l’attivazione del desiderio di finzione, che è, insieme, il voler vedere una storia, il voler conoscere una storia, e il voler credere a una storia. In secondo luogo, si è già detto che i titoli di testa presentano il film in quanto tale, parlandoci del suo processo di produzione. Conseguente a questa funzione metacinematografica è quella di valorizzazione dell’oggetto film e dell’identità autoriale: solitamente quest’ultima è marcata attraverso l’utilizzo di format semplici e ricorrenti. Tutti saremo in

grado di riconoscere un film di Woody Allen grazie alla sua sequenza iniziale. I titoli che concentrano l’attenzione sull’identità autoriale spesso ignorano un’altra funzione: quella di riassumere il significato del film. Quest’idea di titoli si è sviluppata a partire dagli anni Cinquanta, quando Saul Bass sperimenta nuove modalità espressive derivanti dal mondo della grafica pubblicitaria. I titoli di testa non parlano più solo del prodotto-film ma diventano metafora di tutto il mondo narrativo, potenziando il contratto di finzione che sancisce la relazione tra il film e lo spettatore.


Titoli di testa dei film “Midnight in Paris” (2011) e “Annie Hall” (Io e Annie, 1977), diretti da Woody Allen


I titoli di testa nel tempo I titoli di testa possono essere considerati una costante della storia del cinema, nonostante il loro aspetto sia molto cambiato nel corso degli anni. Nel cinema muto, il loro compito si limita a introdurre il nome della casa di produzione e il titolo del film: sono caratterizzati da uno schema semplice ed essenziale, solitamente da scritte bianche su fondo nero. Con il crescere dell’industria cinematografica, i titoli di testa iniziano ad assumere una forma più complessa. Una delle prime tipologie di titoli di testa che si diffonde nelle seconda metà degli anni Dieci consiste nell’inserire inquadrature del film in cui sono ritratti gli interpreti, accompagnandole da didascalie esplicative sul loro nome e ruolo. Un’altra modalità di composizione che affonda le sue radici negli stessi anni è quella che prevede la sovraimpressione


delle scritte dei titoli sulle pagine di un libro, in modo da lasciar intendere la narratività del film e comunicare l’idea di raccontare una storia. È negli anni Venti che i titoli di testa iniziano ad assumere una valenza autonoma, diventando una sequenza introduttiva. Uno dei maggiori contributi in questo senso arrivò dalle avanguardie artistiche del primo ventennio del Novecento: lo stile dell’Art Noveau, in particolare, fu utilizzato per le decorazioni di scritte e cornici. Un’altra pratica che si dif-

fonde negli anni venti è quella di realizzare le scritte con lettering che si rifanno ai caratteri tipici dell’epoca in cui è ambientato il film. Tornando in Europa, inoltre, un ruolo centrale nella diffusione e creazione dei titoli di testa lo avrà il cinema anglossassone, dove Alfred Hitchcock sperimenta modalità interessanti per la realizzazione dei titoli dei suoi primi lavori. L’interesse di Hitchcock per i titoli di testa si manterrà costante per tutta la sua carriera, anche grazie alla collaborazione con Saul Bass.

Titoli di testa del film “Sabotage” (Sabotaggio, 1937)


DESIGN IS THINKING MADE VISUAL. - SAUL BASS


Chi è Saul Bass? Saul Bass nasce a New York nel 1920, in una famiglia ebrea. Dimostra fin da piccolo una certa predisposizione artistica, sostenuta dai genitori e coltivata grazie a numerose visite al Metropolitan e al museo di Storia Naturale. La carriera di Saul Bass è un vero e proprio esempio di versatilità artistica. Durante i suoi intensi anni di lavoro egli si occupò dei diversi aspetti del graphic design, dalla pubblicità alla corporate identity, dal packaging alla televisione, dedicando ampio spazio al cinema: dalle campagne pubblicitarie per i film, ai titoli di testa, fino alla creazione di cortometraggi e di un lungometraggio.


Saul Bass


La collaborazione con Otto Preminger La collaborazione tra Saul Bass e Otto Preminger nacque nel 1954, proseguendo fino al 1979 e dando alla luce ben tredici sequenze di titoli di testa. Il loro comune obiettivo fu quello di dare nuova vita ai titoli di testa: al pari dell’ouverture nell’opera classica, essi avrebbero dovuto diventare una parte integrante del film, in grado di stabilirne lo stato d’animo e permettere il coinvolgimento del pubblico fin dalle prime inquadrature. Fino agli anni Cinquanta, infatti, i titoli di testa erano considerati di scarsa importanza, un momento per le chiacchiere: addirittura spesso venivano proiettati a sipario ancora abbassato. La rivoluzione voluta da Preminger e Bass dovette lottare contro questa diffusa abitudine e ciò avvenne anche tramite espedienti pratici e non solo artistici. Racconta Bass che durante la distribuzione di The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro, 1955) Otto Preminger fece scrivere una nota su ogni pellicola in modo di avvisare l’addetto alla proiezione di alzare il sipario prima dei titoli di testa.

Otto Preminger


THE MAN WITH THE GOLDEN ARM

The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro, 1955) è il film che sancisce l’effettiva entrata di Saul Bass nel mondo del cinema. Tratto dal romanzo di Nelson Algren, il film tratta l’argomento della tossicodipendenza. Il compito di Bass era quello di creare una campagna pubblicitaria adatta al tema, che ne comunicasse la drammaticità senza però creare scandalo. Tutto parte da un vero e proprio logo che diventa simbolo del film: un braccio spezzato e distorto. In questa occasione il simbolo grafico che rappresenta il film assume davvero un’importanza mai vista in precedenza, tanto che alla prima newyorkese del film il simbolo fu l’unico elemento a comparire in ogni pubblicità, senza nemmeno il titolo. Una volta presa la decisione di utilizzare il simbolo del braccio anche all’interno dei titoli di testa, Bass e Preminger si scontrarono sulle modalità di esecuzione. La proposta di Bass fu quella di creare una sequenza animata, ma non piacque subito al regista viennese, probabilmente a causa della radicale novità che questa idea presentava: fino ad allora i titoli di


testa erano per lo più statici, se non per le riprese dal vero che erano spesso immagini diegetiche su cui venivano sovrimpresse le menzioni informative. Dopo un’accesa discussione Preminger diede ragione a Bass, e quest’ultimo diede vita a quella che può essere considerata la sua prima sequenza di graphic design animato. Un aspetto di questi titoli che vale la pena sottolineare è il particolare utilizzo dei caratteri tipografici: quest’ultimi, infatti, sono trattati da Bass come veri e propri elementi grafici, si comportano esattamente come fanno le linee bianche. Con questo espediente viene meno il conflitto che si crea tra l’atto del leggere e quello del vedere, alla base dei titoli di testa. Questi titoli di testa e il corrispettivo simbolo altro non sono che il primo esempio della radicale innovazione praticata da Bass: trasportare all’interno del cinema aspetti visivi e strategie proprie delle arti contemporanee e del design modernista, con l’obiettivo di prestar fede a un approccio riduzionista capace di ricreare con l’uso di pochi simboli tutta l’atmosfera del film.


ANATOMY OF A MURDER

Anatomy of a Murder (Anatomia di un omicidio, 1959), il quinto film che nasce dalla collaborazione tra Saul Bass e Otto Preminger, riprende molti degli elementi che avevano caratterizzato le prime produzioni. La sagoma del cadavere realizzata da Bass ha diversi significati. Quello più esplicito rimanda alla sagoma tracciata dalla polizia sul luogo del ritrovamento e si lega alla parola “omicidio” presente nel titolo. I significati più complessi a cui fa riferimento l’elemento grafico, invece, sono nascosti dietro la parola “anatomia”, termine che rimanda a diverse definizioni. Saul Bass ha fatto riferimento al concetto di anatomia intesa come l’azione di sezionare un corpo a scopo di studio, intendendola come dissezione: ha preso una sagoma umana stilizzata

Titoli di testa del film “Anatomy of a Murder” (Anatomia di un omicidio, 1959)


Sequenza dei titoli di testa di “Anatomy of a Murder”

e l’ha divisa in più parti, dissezionandola. Se invece intendiamo la parola anatomia come l’analisi minuziosa e dettagliata di un fatto (in questo caso dell’omicidio) arriviamo al significato più latente del simbolo grafico creato dal designer, che rimanda metaforicamente a ciò che avviene all’interno della pellicola: il film ruota attorno a un processo in cui si analizzano a fondo le varie fasi cruciali che hanno portato all’omicidio, tentando di ricostruire la verità dei fatti. Anche in questa sequenza di titoli è presente, e portata all’estremo, la compenetrazione tra testo e immagini: il conflitto tra vedere e leggere cessa quasi di esistere in quanto le menzioni scritte, non solo si comportano come elementi grafici ma sono inoltre

inserite all’interno di essi. In questo modo si crea una perfetta sovrapposizione tra spettatore di evento e spettatore di finzione: non c’è un’istanza che prevale sull’altra ma entrambe sono attivate. Il lettering scelto per il titolo, inoltre, rafforza ancora di più tutto il significato complessivo: fatto a mano, in varie dimensioni e forme, dà segnali di incoerenza. Ogni versione di ogni lettera è diversa, così come ogni versione dei fatti, nel film, è diversa. Si crea in questi titoli una forte integrazione tra testo, immagine e suono. La colonna sonora di Duke Ellington è in perfetta sincronia con le forme che si susseguono sotto gli occhi dello spettatore, creando quella che si può definire una vera e propria “sinfonia visiva”.


La collaborazione con Alfred Hitchcock Tra il 1958 e il 1960 Saul Bass collaborò con Alfred Hitchcock per la realizzazione di tre film fondamentali all’interno della carriera del regista: Vertigo (La donna che visse due volte, 1958), North by Northwest (Intrigo Internazionale, 1959) e Psycho (Psyco, 1960). Per i film di Hitchcock, Bass realizza quelli che da molti vengono considerati i suoi lavori più densi e completi, in particolare l’intensa sequenza iniziale di Vertigo.

Alfred Hitchcock


Sequenza dei titoli di testa di “Vertigo�


VERTIGO

Il film che segna la nascita della collaborazione tra Saul Bass e Hitchcock è Vertigo (La donna che visse due volte, 1958), uno dei film più studiati e analizzati tra quelli del famoso regista. La sequenza dei titoli di testa di Vertigo è composta da un’unica inquadratura. Dopo l’immagine in bianco e nero della montagna simbolo della Paramount Picture appare, in uno spazio indefinito, il dettaglio del volto di una donna. Questi titoli di testa riescano a creare un perfetto equilibrio tra lo spettatore di evento e lo spettatore di finzione. Informando lo spettatore molto dettagliatamente su tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film in quanto prodotto, i credits permettono di “ricostruire” la storia dell’oggetto-film. Mentre attraverso le immagini analogiche e quelle astratte si inizia a integrare lo spettatore in quello che sarà il mondo diegetico, la finzione vera e propria. Bass concentra la sua attenzione sull’occhio, organo alla base della visione. Il punto di vista e le modalità di visione assumono in Vertigo un ruolo fondamentale: il protagonista, Scottie, ha una visione distorta


della realtà, non vede l’inganno intorno a lui, la sua fobia non gli permette la visione completa di ciò che lo circonda. Questa sua visione “sbagliata” è strettamente legata a una forma di “daltonismo”. In un determinato momento dei credits, ossia sul dettaglio dell’occhio, l’immagine vira sul rosso, un colore importantissimo all’interno del film. L’ulteriore elemento che rimanda alla trama del film è il simbolo iconografico della spirale. La spirale, in questo caso, fa riferimento a due aspetti diversi del film. In primo luogo, le spirali rotanti rappresentano la vertigine di Scottie, da cui il titolo Vertigo. In secondo luogo, rimanda anche alla trama vera e propria, ricreando una sorta di dimensione ipnotica che ritroveremo in numerose immagini che ricorrono all’interno del film: il labirintico inseguimento tra le vie della città, il bouquet di fiori, il tronco della sequoia e, soprattutto, l’acconciatura di Madeleine. «I titoli di Vertigo cominciano con la musica di Bernard Herrmann e riproducono perfettamente il tono minaccioso dell’ossessione romantica e dell’eterno ritorno, che rende questo film così unico nell’opera di Hitchcock, così eccezionalmente ossessivo». Con queste parole, il regista Martin Scorsese riassume brevemente come Bass riesca, attraverso la creazione di intermezzi grafici, a ricreare l’essenza del film e a rendere gli spettatori fin da subito partecipi dell’angoscia dei personaggi, senza svelare nulla della trama. I titoli di testa di Vertigo possono essere considerati tra i più importanti nella carriera di Bass. Per la loro complessità visiva e simbolica, tali credits possono essere studiati e analizzati come una vera e propria opera d’arte autonoma rispetto al film, che non smette mai di comunicare, anticipando i temi principali e rendendo più coerente la lettura e l’analisi del significato complessivo dell’opera di Hitchcock. Elemento ricorrente della spirale.


Locandina del film “Vertigo� (La donna che visse due volte, 1958)


NORTH BY NORTHWEST

La collaborazione continua per i titoli di testa di North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959). A differenza di quelli di Vertigo i titoli di testa di North by Northwest sono, in apparenza, piÚ semplici e didascalici. La prima parte è puramente astratta e ha principalmente il compito di informare lo spettatore dell’evento-film senza dirci nulla del mondo diegetico che ci apprestiamo a incontrare. Dalla scomparsa dello sfondo verde, invece, ci immergiamo nella diegesi, in maniera graduale. Con il proseguire dei titoli, iniziamo a comprendere il luogo in cui ci troviamo: siamo in


Titoli di testa del film “North by Northwest” (Intrigo Internazionale, 1959)

una grande città e, grazie ai taxi gialli, capiamo che si tratta di New York. Con il totale sull’ingresso del grattacielo il regime spettatoriale cambia. Da spettatore di evento si passa allo spettatore di finzione, che si immerge nella storia e capta tutte quelle informazioni necessarie per comprendere dove ci troviamo. I titoli di testa giocano con il tema dominante del film senza rendere troppo esplicito alcun riferimento. Lo spettatore è convinto di vedere un reticolato su fondo verde: appena il colore dissolve, però, ci si rende conto che in realtà la griglia altro non è che la rappresentazione

astratta di un immagine reale, il grattacielo. Saul Bass cela dietro questo espediente grafico il riferimento al tema del qui pro quo: così come il protagonista del film è scambiato per un’altra persona, i titoli di testa celano qualcos’altro dietro un’immagine astratta. Anche in questo caso, quindi, nonostante l’apparente semplicità dei titoli di testa di North by Northwest, il lavoro di Bass è finalizzato a preparare lo spettatore alla visione del film, attraverso l’uso di espedienti grafici che si legano perfettamente con le immagini analogiche del film e dialogano con le scelte stilistiche di Hitchcock.

Titoli di testa del film “North by Northwest”


PSYCHO

L’elemento grafico della griglia ritorna nei titoli di testa di Psycho (1960), terzo e ultimo film che nasce dalla collaborazione tra Alfred Hitchcock e Saul Bass, e che vede quest’ultimo impegnato non solo nella realizzazione della sequenza introduttiva ma anche di alcune sequenze fondamentali all’interno del film. Vi è, all’interno dei titoli di testa, una continua tensione tra un principio di regolarità e uno di irregolarità. L’apparente regolarità è data dall’uso di linee rette che con il loro movimento tendono a formare una griglia, elemento da sempre utilizzato come modello per l’organizzazione dello spazio. Dall’altro lato, il disordine e l’irregolarità sono rese tramite la casualità con cui le linee compaiono nello schermo.

Storyboard disegnato da Saul Bass, di una scena di “Psycho”


Le bande, infatti, non si prolungano nel quadro in sincrono, ma si avviano ciascuna autonomamente. In secondo luogo, l’effetto di caos è dato anche dalla rapidità dei movimenti, accompagnati dalle musiche di Herrmann, che ricreano la tensione tra terrore e armonia, completando l’imprevedibilità dei movimenti delle sbarre. Fondamentale per evidenziare il principio di irregolarità è l’utilizzo di una tecnica particolare per la resa delle scritte informative, il cosidetto off-set lettering, ossia la scomposizione delle lettere in più parti. Attraverso la divisione in orizzontale la scritta si divide in tre parti e la linea centrale si muove velocemente da destra a sinistra in modo da creare un effetto di distorsione. In senso verticale, invece, i caratteri vengono divisi in due

parti e scompaiono dalle parti opposte dello schermo, producendo l’effetto di uno strappo. La griglia di Psycho è diversa da quella di North by Northwest, poiché non ha il compito di delineare uno spazio ma quello di rappresentare la psiche confusa e duplice del protagonista e, inoltre, ci accompagna all’interno della finzione, dato che linee con cui terminano i titoli di fondono con le finestre dell’immagine diegetica. Le sbarre di Psycho rimandano a un altro lavoro di Bass: i titoli di testa di The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro, 1955). Vediamo anche qui un protagonista che non riesce a liberarsi da un passato che lo imprigiona.


Sequenza dei titoli di testa di “Psycho” (Psyco, 1960)


Bibliografia Auiler Dan, Vertigo. The making of Hitchcock classic, St. Martin’s press, Bologna 1998 Carlini Fabio, Popcorn Time - L’arte dei titoli di testa, Le Mani, Genova 2009 Kirkham Pat, Bass Jennifer, Saul Bass: A Life in Film and Design, Laurence King Publishing, Londra 2011 Satta Marta, Saul Bass: l’arte dei titoli di testa, Tesi di Laurea Magistrale (Università di Pisa)

Sitografia http://www.artofthetitle.com https://www.typotheque.com

Filmografia Anatomy of a Murder (Anatomia di un Omicidio, Otto Preminger, 1959) Annie Hall (Io e Annie, Woody Allen, 1977) Catch me if you can (Prova a prendermi, Steven Spielberg, 2002) Midnight in Paris (Woody Allen, 2011) North by Northwest (Intrigo Internazionale, Alfred Hitchcok, 1959) Psycho (Psyco, Alfred Hitchcock, 1960) Sabotage (Sabotaggio, Alfred Hitchcock, 1936) The Hateful Eight (2015, Quentin Tarantino) The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro, Otto Preminger, 1955) Vertigo (La donna che visse due volte, Alfred Hitchcock, 1958)

Iconografia https://cdn-images-1.medium.com/max/1200/1*AoQN3THR07oVsnM3Ja_kFg.jpeg https://i.pinimg.com/originals/0a/bc/2a/0abc2a7afd69e62342a433e9a11b6ef3.jpg https://image.tmdb.org/t/p/original/nA6zRjaVk1JjYvRpuihXJ2pirWk.jpg https://www.goldenglobes.com/sites/default/files/articles/cover_images/gettyimages-526885782.jpg https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/ e5/Vertigomovie.jpg/1200px-Vertigomovie.jpg https://cdn5.starkinsider.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Saul-Bass-Anatomy-of-a-Murder-Title-Sequence-Analysis.jpg


I NEVER LIKE TO REPEAT MYSELF. - OTTO PREMINGER

Aurora Saita Politecnico di Milano - Scuola del Design Design della Comunicazione Corso di Typographic Design C2 Prof. Giangiorgio Fuga / Leo Colalillo A.A. 2018/19


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Anatomy of a Title  

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