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Tipologia c) EDIFICI STORICO MONUMENTALI

c1) Prima Torre/Guaita/Rocca c2) Seconda Torre/Cesta/Fratta c3) Terza Torre/ Palatia Montalis/Montale c4) Porta del Locho/San Francesco/ del Paese c5) Porta della Ripa c6) Pieve di San Marino c7) Chiesa di San Pietro c8) Palazzo Mercuri c9) Palazzo Pubblico c10) Chiesa e Convento di Santa Chiara c11) Casa Colombaia nel Vicolo del Macello c12) Palazzo Begni-Ancaiani-Angeli c13) Oratorio Maggio c14) Palazzo Maggio-Staccoli c15) Palazzo Valloni c16) Oratorio Valloni c17) Fondazione San Marino - Cassa di Risparmio c18) Chiesa e Convento di San Francesco c19) Teatro Titano c20) Chiesa e Convento dei Cappuccini

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c21) Palazzo INFAIL c22) Colombaia c23) Chiesa di San Rocco al Crocefisso c24) Torre dell’Orologio a Borgo Maggiore c25) Chiesa di Sant’Antimo a Borgo Maggiore c26) Chiesa della Beata Vergine della Consolazione c27) Chiesa e convento di Santa Maria a Valdragone c28) Chiesa di San Giovanni Sotto Le Penne c29) Casa Colonica di Fabrica c30) Casino Bonelli a Fabrica c31) Casa di Donna Felicissima a Montecchio c32) Chiesa di Santa Mustiola c33) Cappella di Ca’ Centino c34) Mulino Reffi a Canepa c35) Mulino Capicchioni a Canepa c36) Chiesa di San Donnino c37) Mulino di Gorgascura c38) Chiesa di Sant’Andrea ad Acquaviva c39) Chiesa di San Giovanni Battista a Chiesanuova c40) Chiesa di San Lorenzo a Montegiardino c41) Villa Filippi a Montegiardino c42) Chiesa di San Paolo Apostolo a Faetano c43) Chiesa di San Michele Arcangelo a Domagnano c44) Chiesa di San Rocco a Cailungo c45) Chiesa di San Michele a Seggiano c46) Chiesa di Sant’Andrea a Serravalle c47) Casale la Fiorina c48) Villa Manzoni a Dogana

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DATI GENERALI c1

Classi*cazione tipologica

c) Edi(ci storico monumentali

Denominazione

Prima Torre / Guaita / Rocca

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino salita alla Rocca

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappali 392-393 -394-395

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1; b2

Autore/i

Ignoto - G. Zani (restauro secolo XX)

Cronologia

Secoli XI-XII Secoli XIII-XIV-XV-XVI-XVII-XX (restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Fortilizio militare a guardia e difesa di San Marino Museo

CENNI BIBLIOGRAFICI AA. VV., Rocche e Castelli di Romagna , vol. 3, Bologna 1972 G. Angeli, Le Forticazioni, le Armi e le Milizie a San Marino, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 31 ottobre 1927, 29 gennaio 1928, 29 febbraio 1928, 18 marzo 1928, 31 marzo 1928, 15 luglio 1928, 31 luglio 1928 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina , vol. II, Rimini 1992 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, San Marino: i luoghi della storia: Rocche e Fortilizi, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1984-1985 O. Fattori, Forticazioni Armi e Milizie , in M. Gozi (a cura), Terra di San Marino, Milano 1934 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 P. A. Guerrieri (1604-1676), Il Montefeltro illustrato. P. Terza, Cap.li IV-X, de La Carpegna abbellita et il Montefeltro illustrato , Rimini 1979, in L. Donati (a cura), Rimini 1979 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino, (tesi di laurea) Università di Urbino a. a.1975-76 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli, Faenza 1963 G. Zani, Le forticazioni del Monte Titano, ristampa a cura della B.A. e C., San Marino 1997 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Bibl. storica della Rep. di San Marino , Bologna 1985 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, vol. 6, San Marino


CARATTERISTICHE

c1

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Rocca Maggiore o Prima Arx, come la si denomina negli Statuti, sorse sul monte detto della Guaita, ed è ricordata con questo nome 2n dal 1253. Tale nome passa, in seguito, ad indicare la Rocca e le mura che costituiscono il prolungamento stesso del fortilizio. La Guaita sia per struttura che per tipologia viene classi2cata come opera molto antica. Lingegnere Zani la fa risalire al tempo delle rocche feudali e le attribuisce circa mille anni di età. Nella Rocca si possono distinguere tre parti sovrappostesi nel tempo. Nelle cortine della cinta interna (quella esterna fu alzata in tempi posteriori ad uso cittadella) si notano avanzi di mura antichissime formate da grandi blocchi lavorati grossolanamente: è questo il primo nucleo, formato, come uso del tempo, da ununica torre e da un semplice muro di cinta, limitata dal ciglio del precipizio. Sono altresì di facile lettura, in questa prima cortina, i segni di vari restauri succedutisi nel tempo. Il tratto che va dalla Torre della Penna al Campanile lascia traccia di quattro diverse strutture murarie. Durante il secolo XV fu ricostruito lampio torrione, opera che fu restaurata anche nel 1727. Dal 1532 un orologio era collocato sulla torre della Rocca, quella della Campana che serviva a suonar le custiodie. La Torre fu restaurata nel 1538 e nel 1609. Secondo Zani la porta principale dingresso fu corredata di un ponte levatoio forse nel secolo XIV, sicuramente nel XV, poiché la rampa di accesso non arrivava /no alla soglia dellentrata. Ora la rampa è prolungata /no al /anco della torre di accesso. I cavalieri quadrati della cinta esterna, che furono in origine più alti delle cortine, forse durante i restauri del 1549, furono abbassati al livello delle cortine per far fronte alle mutate necessità difensive in relazione alle nuove armi usate. Solo nel 1549 appunto, questa arce, come tutte le altre forti8cazioni, sembra venisse in gran parte rifatta ad opera del Capitano Nicolò Pellicano e dellarchitetto Girolamo Genga. Si intervenne sulledi8cio ancora nel 1586-87, nel 1590 e, in particolare, al 8ne di adattare meglio le parti delledi8cio adibite a carcere alle esigenze dei regolamenti carcerari, nel 1595, 8no allultimo generale restauro del 1615, prima di quello diretto dallo Zani, avvenuto nella prima metà del novecento (1925-1935). La Rocca oggi si presenta cinta da due ordini di mura; quello esterno è coronato di merli e rinforzato agli angoli da torrioni decapitati. Ha pianta ottagonale. Oltrepassata la prima porta si entra in un cortile dove si trova a sinistra la Cappella della Rocca dedicata a Santa Barbara, ed un pozzo. Tramite una scala si giunge alla porta superiore sul cui arco è incisa la data 1481 che si riferisce ad uno dei tanti restauri. La cinta interna è limitata dalla Torre della Penna. Una pietra in alto vicino al Campanile porta scolpito un pugnale che testimonia interventi di restauro dei maestri comacini.

Notazioni critiche Come reputa Zucconi (1992) le forti4cazioni dello Zani sono opera architettonica e testo di storia dellarchitettura, ambedue legittimate, a volte da fonti storiche, più spesso da testimonianze generiche. Acquistano qualità di modello operativo di valore architettonico e simbolico-culturale. Se ci liberassimo dai condizionamenti esercitati su di noi dalle dispute accademiche, peraltro irrisolte, sul restauro dei monumenti, forse impareremmo ad apprezzare il valore di manufatti quali la Prima Torre, cui non possiamo non attribuire un altissimo pregio architettonico.

Note Cfr. L.M. Morganti, Il patrimonio dello stato. Larchitettura storica della Repubblica di San Marino, San Marino 2001, pagg. 139-140.


DATI GENERALI c2

Classi*cazione tipologica

c) Edi'ci storico monumentali

Denominazione

Seconda Torre / Cesta / Fratta

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino salita alla Cesta

RIF. CATASTALI Foglio 43 mappale 53

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1; b2

Autore/i

Ignoto - V. Moraldi - G. Zani

Cronologia

Secolo XIII Secoli XIV-XV-XX (restauri-rifacimento)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Fortilizio militare a guardia e difesa di San Marino Museo armi antiche

CENNI BIBLIOGRAFICI AA. VV., Rocche e Castelli di Romagna, vol. 3, Bologna 1972 G. Angeli, Le Forticazioni, le Armi e le Milizie a San Marino, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 31 ottobre 1927, 29 gennaio 1928, 29 febbraio 1928, 18 marzo 1928, 31 marzo 1928, 15 luglio 1928, 31 luglio 1928 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, San Marino: i luoghi della storia: Rocche e Fortilizi , in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1984-1985 O. Fattori, Forticazioni Armi e Milizie, in M. Gozi (a cura), Terra di San Marino, Milano 1934 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, Rocche di San Marino: la Cesta , in L’Ospite, anno XI, n. 11, San Marino 1998 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 G. Zani, Le forticazioni del Monte Titano, ristampa a cura della B. A. e C., San Marino 1997 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992 La Commissione Governativa per la Conservazione di Monumenti e delle Antichità , in Museum, a. X, n. 1-4, 1926


CARATTERISTICHE

c2

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Seconda Torre è situata sul monte detto della Cesta, occupa la punta più elevata del Titano (m. 756 slm), dal secolo XIV assume anche la denominazione di Fratta. La Cesta sorse, quasi certamente, nel secolo XIII, nel secolo XIV era, secondo documenti d’archivio, in piena ef@cienza. Secondo le ricostruzioni fatte dagli storici ed in particolare dallo Zani, nel 1320, la torre originaria, circondata da un alto muro merlato, fu af@ancata dal tratto @nale del nuovo muro difensivo che la collegava alle altre forti@cazioni. Dal nome della fascia esterna alla mura ‘di sopra’, disboscata e recintata da siepi: ‘afrattata’, forse, prese il nome di Fratta. Più volte rimaneggiata (1396-1535-1549), era fornita di cisterna. Nel 1600 aveva ancora un edi@cio abitabile ed ospitava le prigioni. Gli interventi del ‘500 vennero apportati in ossequio ai nuovi principi della difesa radente. La rocca fu @no alla metà del secolo scorso rivestita di un muro a scarpa, che si elevava @n sotto la porta; questo rivestimento ha contribuito a conservarla in buone condizioni di stabilità. Gli alloggiamenti, che sorgevano tra la torre e la cinta, avevano la copertura appoggiata sui merli ed erano costituiti da due piani: il primo ospitava un ampio locale per il presidio, il secondo rozzi e bassi ambienti per il ricovero dei custodi e degli uf@ciali. Della Cesta era rimasta in piedi la sola quattrocentesca torre pentagonale, restaura dal Moraldi. La seconda torre, come si presenta oggi, è il risultato di uno dei diversi ‘rifacimenti’ progettati dallo Zani dal 1925 al 1935. Si tratta, in questo caso, della ricostruzione di un fortilizio medievale, con spalti, camminamenti, bertesche, passaggi, alloggiamenti e corpo di guardia; ovvero di un monumento moderno in stile antico che, in@ne, diverrà il museo delle armi.

Notazioni critiche Lo studio che, intensamente e minutamente, fece l’ingegnere Zani, trovò qui compiuta applicazione. La costruzione della seconda torre, prendendo spunto dalle preesistenze e suffragata dagli studi preliminari, diviene un vero e proprio esercizio di progettazione di architettura militare medievale. Il risultato @nale è, da un punto di vista architettonico, di elevata qualità, del tutto rispondente agli obiettivi che il governo di allora e l’ingegnere si erano pre@gurati nel rifacimento dell’intero complesso delle forti@cazioni del Titano. Tuttavia, anche in questo caso, non sono più leggibili i dati documentali, storico-archeologici, dell’edi@cio.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 141-142.


DATI GENERALI c3

Classi*cazione tipologica

c) Edi%ci storico monumentali

Denominazione

Terza Torre / Palatia Montalis / Montale

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino salita al Montale

RIF. CATASTALI Foglio 43 mappale 90

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1; b2

Autore/i

Ignoto - G. Zani (restauro XX secolo)

Cronologia

Secolo XIII Secoli XV-XVI-XVIII-XIX-XX (restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Fortilizio militare a guardia e difesa di San Marino Monumento

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, San Marino: i luoghi della storia: Rocche e Fortilizi , in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1984-1985 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 D. Piroli, Genesi e sviluppo, tribolazioni e fasti della Repubblica di San Marino , San Marino 1931 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Zani, Il restauro della terza torre: il Montale , in Libertas Perpetua Museum, a. III, n. 2, aprile-ottobre 1935 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 G. Zani, Le forticazioni del Monte Titano, ristampa a cura della B. A. e C., San Marino 1997 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992


CARATTERISTICHE

c3

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il Montale o Terza Torre ha pianta pentagonale. Negli Statuti e nei documenti d’archivio viene denominata Palatia Montalis. Fu in ef=cienza =no al secolo sedicesimo. Infatti, poiché esercitava molta importanza nelle lotte contro i Malatesta, una volta distrutto il Castello di Fiorentino tenuto da quella Casata, fu abbandonato. Di due restauri (1743 e 1817) viene tramandata memoria nelle iscrizioni incise sulle pietre della Torre. L’interno contiene un locale sotterraneo, ricordato nel tempo con il nome di ‘fondo della Torre’, cui si accede solamente dall’alto e sopra il quale sono ricavate due stanze sovrapposte separate da un assito di quercia, di cui, all’atto dell’ultimo restauro, furono trovati gli avanzi e le chiodature. Più in alto si leva, a livello delle caditoie e della torretta campanaria, un terzo piano, coperto dal tetto sormontato da una penna di ferro. La Terza Torre fu restaurata, su progetto dell’Ing. Zani, nell’estate del 1935, allorquando venne elevata la linea di gronda e realizzato un camminamento sorretto da beccatelli e protetto da merli guel=. Il manufatto, a differenza delle altre due Torri, trasformate in veri e propri fortilizi, ha carattere di Torre isolata, è ubicata sul lato sud-est del crinale del Monte Titano ed è completamente circondata da una folta vegetazione, prevalentemente autoctona. Dal Montale si dominano a trecentossessanta gradi, come del resto da tutto il crinale del Monte Titano, pianura, colline e montagne dall’Adriatico all’Appennino.

Notazioni critiche Il manufatto, nonostante se ne siano perduti taluni caratteri originali, possiede indiscutibilmente un elevato valore storicoarchitettonico. Il suo recupero, avvenuto nel 1935, è stato eseguito secondo criteri più orientati alla ricostruzione architettonica che non alla conservazione del reperto storico-archeologico.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 143-144.


DATI GENERALI c4

Classi*cazione tipologica

c) Edi'ci storico monumentali

Denominazione

Porta del Locho /S. Francesco/del Paese

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale lo Stradone/piazzetta del Placito Feretrano

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 323

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1; b7

Autore/i

Ignoto - Maestranze Comacine - G. Zani (restauro)

Cronologia

Secolo XIV Secoli XV-XVI-XIX-XX (restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Accesso forti#cato al paese con posto di guardia Porta di accesso alla cittĂ  entro le mura e sede museale

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, San Marino: i luoghi della storia: Rocche e Fortilizi , in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1984-1985 C. Buscarini, Sopra una mappa cinquecentesca riproducente una porzione della Città di San Marino, in Studi Sammarinesi, San Marino 1989 L. De Montalbo, Dizionario Bibliograco Iconograco della Repubblica di San Marino, seconda edizione, Parigi 1911 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Zani, I restauri della porta di San Francesco, in Libertas Perpetua Museum , a. IV, n. 2, aprile-ottobre 1936 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino , Bologna 1985 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992


CARATTERISTICHE

c

icen e costrutti e

aratteri tipo o ic i

aratteristic e am ienta i

La Porta del Locho, cioè l’ingresso al luogo concesso al convento di San Francesco, fu la Primaia del terzo girone. Zani, riferendosi al documentato cantiere della chiesa dei francescani, fa risalire la data di edi@cazione al 1351-1373 attribuendone l’opera ai maestri comacini. Tuttavia l’unica data certa risale al 1451 quando la Porta, che aveva posseduto @n allora carattere difensivo come ingresso al convento, e come tale ricordata nei carteggi del 1449, diviene uno degli ingressi della terza cinta e subisce una radicale trasformazione. Zani presume che allora venisse sopraelevata per ricavare al piano superiore gli alloggiamenti delle guardie, che venisse orlata di merli e coperta a tetto. Lo studio che fece sull’edi@cio, inoltre, lo porta a ritenere che venisse dotata di ponte levatoio e che, per far fronte ai tiri d’artiglieria, venisse rinforzata con un’ ‘antiporta’. Questo rivellino aggiunto era di pianta triangolare con il saliente rivolto alla campagna; è possibile rintracciarne i resti in alcune pietre incuneate nella base del muraglione che regge lo spiazzo davanti alla Porta medesima. Nella seconda metà del secolo XVI, in occasione di uno dei tanti restauri - sempre secondo Zani - al posto di una primitiva guaitella, fu costruito un piccolo piombatoio su beccatelli curvi. Il corpo di guardia ebbe due porte in corrispondenza alle due camminate delle mura, due feritoie per la difesa radente lungo le cortine, una caditoia esterna ed una botola interna per la sorveglianza e la difesa della porta. La Porta viene restaurata tra il 1934 e il 1936 dallo stesso ing. Zani che interviene sulla volta pericolante e sulla copertura sottoponendovi una merlatura. È interessante notare come Zani durante i restauri possa veri@care la speci@cità delle strutture murarie del manufatto, i muri della Porta di San Francesco, infatti, contengono nel loro spessore una intelaiatura di legno di quercia formata da montanti e da correnti, muniti questi ultimi di squadri di ferro per il collegamento con la faccia esterna delle pareti. Esternamente si apre l’arco trecentesco a sesto acuto che incornicia il robusto portone ligneo chiodato, provvisto di passo d’uomo, protetto dal piombatoio o bertesca su cui è posto lo stemma della Repubblica. Sotto la volta dell’androne due lapidi che riproducono norme dello statuto seicentesco, un sedile in pietra ed una feritoia nonché la cornice del portale della vecchia apertura di collegamento con la Casa della Seconda Guardia, oggi demolita. Nella facciata a monte due stemmi in pietra raf@gurano, l’uno un’aquila ghibellina con le ali aperte e la testa incoronata e l’altro lo stemma di San Marino con le torri protette dalle mura. Sopra la volta le sale del primitivo posto di guardia, oggi adibite a sede per attività espositive o museali. La muratura della Porta è interamente realizzata ad opus incertum con ciotto iin pietra mentre conci s ua rati e a or ati sono uti i iatper i e menti e comp etii e ecorati i mer i costruiti urante u tim o restauro sono interca a ti a scuretti i e no pr o isti i eritoia a c opertura e m onumento a uattro ac ue con manto i coppi tra i iona i a orta acces so principa ea paes e e testimonian a e ant ica separa ione ra a ecc ia capita ee i o ianus punto arri o e parten a tipico e e territorio conser a ne a emoria m co etti a i s i ni@cati o ruo o ianua i porte e e citt orti@cate

ota ioni critic e ecenti manuten ioni anno un poco compromesso e au it e muro in acciotto ato i arenaria cos come a s carsa atten ione a a uni c partico ari i arre o a un poco eturpato interno e a orta tutta ia i monumento resta uno straor inario esempio i arc itettura c e non a e a so amente un ioni mi itar i i iesa e i uar ia ma posse e a e possie e a tr es i pecu ari i caratteri e uoo i accesso i transito e i incontro o riet e essen ia it anc e opo i restauri e ericostru o i ni e o ani sono permeate a una concreta maestria costrutti a

ote r L. M. Morganti Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino pa

an

arino


DATI GENERALI c5

Classi*cazione tipologica

c) Edi$ci storico monumentali

Denominazione

Porta della Ripa

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale Girolamo Genga

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 400

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1; b1; b2; c9

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secoli XV e XVI Secoli XIX e XX (restauri e manutenzioni)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Accesso forticato al Paese con posto di guardia Porta di accesso al Paese

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, San Marino: i luoghi della storia: Rocche e Fortilizi , in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1984-1985 L. De Montalbo, Dizionario Bibliograco Iconograco della Repubblica di San Marino, seconda edizione, Parigi 1911 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 G. Zani, Le forticazioni del Monte Titano, ristampa a cura della B. A. e C., San Marino 1997 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino , Bologna 1985 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992


CARATTERISTICHE

c5

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Porta della Ripa prese anche la denominazione di Porta Omerellorum dal nome della via in fondo alla quale si trovava. Venne ediBcata, secondo quanto afferma Malagola, nel 1525. Al contrario Zani ritiene che i lavori del 1525 avessero carattere di restauro o di parziale trasformazione e che la porta, essendo state chiuse le ‘andate’, cioè i varchi di passaggio nelle mura dopo che fu costruita la terza cerchia nel secolo XV, sia opera non posteriore al decennio 1441 -1451. A dimostrazione di ciò, l’ingegnere, la indica come gemella a quella di San Francesco, poiché di quella aveva le stesse proporzioni, la stessa ogiva, la stessa struttura. Anche questa ebbe una rampa di accesso, un ponte levatoio simile a quello della Rocca e, come ancora lo Zani afferma, merli e piombatoi; nonostante il tempo avesse fatto perdere ogni traccia del fortilizio che fu in origine. Nel 1527 il Consiglio dava incarico a Pier Francesco Gonnella di studiare un progetto per nuove difese: a protezione della Porta del Locho si costruì in seguito un rivellino e a difesa della Porta della Ripa fu eretto un massiccio torrione circolare. La Porta della Ripa è costruita con ciottoli e cantonali di arenaria, come pure in pietra squadrata di ottima fattura è il portale ad ogiva, che incornicia il portone ligneo di accesso. L’iscrizione A.D. MDCCCIX sulla chiave dell’arco si riferisce al restauro del medesimo portale; il pesante portone (restaurato nel 1866) chiodato è provvisto di passo d’uomo. La Porta è sormontata dalla piccola casetta, coperta a quattro acque, che fungeva da posto di guardia, il cui solaio, che costituisce anche il sofBtto dell’androne, è costruito con travi, travetti e tavelle in legno; sempre nell’androne si trova una piccola edicola con un San Marino in gesso. La Porta vista dall’interno del paese presenta un portale con piedritti in conci di pietra e architrave in legno. Una piccola apertura alla sommità di una ripida scala in pietra conduce alla stanzetta sovrastante. La Porta della Ripa conBna con il Convento delle Clarisse il cui lato nord sin dalla Bne del XVI secolo è quinta di chiusura o lato di completamento per la Porta medesima e per la strada di collegamento e di accesso al paese.

Notazioni critiche La Porta della Ripa, nonostante i restauri e gli interventi manutentivi, conserva ancora oggi i caratteri della tipica porta di accesso all’abitato antico di origine medievale. La sobrietà e l’essenzialità del manufatto rispondono pienamente alle effettive esigenze di custodia, protezione, controllo e transito per cui è stato ediBcato. Si tratta di una testimonianza storico-architettonica irripetibile ed assai importante da conservare al patrimonio pubblico con ogni cura.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 145-146.


DATI GENERALI c6

Classi*cazione tipologica

c) Edi,ci storico monumentali

Denominazione

Pieve di San Marino (Basilica del Santo)

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale Domus Plebis

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 201

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b2; b3; c7; d6

Autore/i

A. Serra

Cronologia

1826-1838-1855 Secolo XX: anni ‘20-’60-’90 (restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Pieve - Chiesa Madre della Repubblica Basilica Minore (1926) - Chiesa Madre della Repubblica

CENNI BIBLIOGRAFICI P. Bacciocchi, La Pieve dalle origini alla ricostruzione, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 P. Bacciocchi, La Pieve il progetto Serra , in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino nello specchio del mondo, vol.II, San Marino 2003 O. Brizi, Quadro storico-artistico della Serenissima Repubblica di San Marino, Firenze 1842 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini , San Marino 1983 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 L. Donati, Il monte Titano e il suo Santo , San Marino 1957 L. Donati, La Basilica di San Marino manuale storico-religioso, San Marino 1963 O. Fattori, Le chiese di San Marino - La Pieve , in Museum, a. IX, n. 1-4, 1925 O. Fattori, Sull’ “AutenticitĂ  delle Ossaâ€? del Santo Fondatore della “Libertas Perpetuaâ€? venerate nella Basilica della Repubblica di San Marino , in Museum, a. X, n. 1-4, 1926 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata , San Marino 1937 P. A. Guerrieri (1604-1676), Il Montefeltro illustrato. P. Terza, Cap.li IV-X, de La Carpegna abbellita et il Montefeltro illustrato, Rimini 1979, in L. Donati (a cura), Rimini 1979 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della CittĂ  di San Marino, (tesi di laurea) UniversitĂ  di Urbino a. a.1975-76 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 G. Ulcelli, O. Fattori, La Basilica di San Marino manuale storico-religioso, San Marino 1926 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 e 2, in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 G. Zani, La chiesa vecchia di San Marino, in Libertas Perpetua (Museum), a. III (XVII), n. 1, 1934-1935 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli, Faenza 1963 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino, Bologna 1985 La Basilica di San Marino , in Museum, a. XI, n. 1, gennaio-marzo 1927


CARATTERISTICHE

c6

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Sul luogo in cui sorse l’antica Pieve di San Marino, venne ediCcata l’attuale Basilica. Il Malagola sostiene che quella fosse “ragguardevole monumento” simile a quella ancora esistente a San Leo. Lo stesso Malagola informa che le uniche testimonianze dell’antica costruzione si possono ricavare “da una pianta che rimane del Pelacchi fatta dopo il 1776 e conservata nell’uf"cio del Catasto di San Marino, e da altra pianta che si conserva in Bologna presso la famiglia dell’Architetto Cav. Antonio Serra, dove la pianta della nuova chiesa è sovrapposta alla vecchia”. Su sollecitazione di un’istanza Crmata da molti cittadini e dal Vescovo di Montefeltro presentata il 9 agosto 1807 nella quale si chiedeva la riediCcazione del tempio, il Consiglio il 24 luglio 1825 ne decretò l’attuazione. Nel novembre 1825 iniziarono i lavori di demolizione dell’antica struttura. Fra i vari progetti presentati venne accettato quello dell’architetto bolognese Antonio Serra (1783-1847), esponente del neoclassicismo italiano. L’interno, a pianta basilicale, è suddiviso in tre navate. Quella centrale termina con un coro dotato di ‘peristilio’, si presenta più alta e più larga delle altre ed è delimitata da pilastri e colonne aventi capitelli corinzi. È chiusa a volta cilindrica ed è coperta con cassettoni su struttura lignea. Fra il coro ed il presbiterio trova spazio un deambulatorio di collegamento delle navate laterali, che invece sono foggiate a sofCtta e sorrette da colonne architravate a cui fanno capo quattro archi con pilastri e grandi nicchie. Le coperture piane di tali navate laterali presentano una doppia linea di cassettoni con rosone centrale e cannellature tra cassettone e cassettone. Nel nicchione presso l’altare maggiore, dietro il seggio dei celebranti è collocato il monumento per la reliquia di San Marino in marmo. La chiesa ha sette altari e dietro a quello maggiore si trova la statua di San Marino dello scultore Adamo Tadolini. Sopra il portone principale trova posto la cantoria che poggia su quattro mensole a volute, il soppalco è decorato da una catena di festoni di Cori e frutta. La pavimentazione originale, pensata dal Serra in battuto veneziano e specchi di pietrini quadrati rossi e bianchi, è stata rimossa nel 1922 e sostituita con l’attuale composta di materiale marmoreo. Sul lato della chiesa, verso il ciglio del monte, si sviluppa la sagrestia con il vecchio campanile, attraverso cui si accede alla chiesa di San Pietro. All’esterno un pronao con alte colonne corinzie costituisce il portico, cui si accede mediante una ripida scalinata. Le colonne sono in pietra locale mentre i capitelli, a foglie di acanto, sono in pietra d’Istria; sull’architrave vi è l’iscrizione dedicatoria al “Divo Marino Patrono”. Tre grandi porte danno accesso alla chiesa, l’ingresso principale è sottolineato dalla scansione delle colonne del pronao che al centro hanno un interasse più ampio che ai lati, su questo è posto uno stemma della Repubblica. Sopra al pronao è situata la balconata con la Cnestra che dà luce alla navata centrale, mentre più in alto, a livello delle capriate lignee che reggono il tetto, è collocato il timpano. La chiesa è stata aperta al pubblico il 5 febbraio del 1838 anche se i lavori proseguirono sino al 1855, anno in cui fu consacrata. La Pieve è situata nel luogo più signiCcativo del territorio. È infatti il luogo da cui si genera il Paese (”Comune di Pieve”), dove in claustro plebis si raduna l’arringo e trae quindi origine la Comunità Sammarinese; luogo da dove “è possibile toccare il cielo, dominare il mare, lambire le montagne e vedere assai presto il sole del mattino”, le sue caratteristiche ambientali sono pertanto assai elevate.

Notazioni critiche Il nuovo Tempio che, nel più sobrio stile neoclassico con reminiscenze cinquecentesche, si conCgura, come detto, a pianta basilicale con navata centrale, coperta da volta a botte e delimitata da colonnato corinzio, è un’architettura di grande pregio, laddove la complessa e poderosa vicenda costruttiva si sposa felicemente con il rigore della ricerca stilistica. E ciò, anche se purtroppo, per la sua costruzione, si è sacriCcata un’importante preesistenza storica, con grave danno per la tradizione della comunità sammarinese.

Note Il campanile romanico è l’unico elemento superstite del vecchio complesso plebale, si tratta di un manufatto a torre quadrata in acciottolato di arenaria coperta a quattro acque con, nella parte che alloggia le campane, monofore a tutto sesto che consentono la divulgazione del suono da quattro lati. Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 103-104.


DATI GENERALI c7

Classi*cazione tipologica

c) Edi*ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Pietro

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale Domus Plebis

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 202

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b2; b3; c6; d6

Autore/i

A. Serra - G. Zani

Cronologia

1826-1838 1940-1941 (restauro e costruzione cripta )

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI P. Bacciocchi, La Pieve dalle origini alla ricostruzione, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 P. Bacciocchi, La Pieve il progetto Serra, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 F. Balsimelli, In memoria di Gino Zani, San Marino 1964 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 O. Brizi, Quadro storico-artistico della Serenissima Repubblica di San Marino, Firenze 1842 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 L. Donati, Il monte Titano e il suo Santo, San Marino 1957 L. Donati, La Basilica di San Marino manuale storico-religioso , San Marino 1963 O. Fattori, Le chiese di San Marino - La Pieve , in Museum, a. IX, n. 1-4, 1925 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata , San Marino 1937 O. Fattori, La Chiesa di San Pietro , in Libertas Perpetua Museum a. IX, n. 2 e a. XI, n. 1-2, San Marino 1941-43 P. A. Guerrieri (1604-1676), Il Montefeltro illustrato. P. Terza, Cap.li IV-X, de La Carpegna abbellita et il Montefeltro illustrato, Rimini 1979, in L. Donati (a cura), Rimini 1979 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino , San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino, (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe , Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 e 2, in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Ulcelli, O. Fattori, La Basilica di San Marino manuale storico-religioso , San Marino 1926 G. Zani, La chiesa vecchia di San Marino, in Libertas Perpetua (Museum), a. III (XVII), n. 1, 1934-1935 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli, Faenza 1963 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino , Bologna 1985 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità, La Chiesa di S. Pietro, in Libertas Perpetua (Museum) , a. IX (XXIII), n. 2, 1941 BSSM, Catalogo beni culturali, Edi ci pubblici: La Chiesa di San Pietro, scheda VI, a cura di L. Rossi , 1975


CARATTERISTICHE

c7

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali A destra della Basilica, si trova la chiesa di San Pietro. Vi si accede sia attraverso la sagrestia, sia salendo la scala doppia esterna che si apre sulla Piazza. La cappella primitiva aveva pianta a croce greca con tre altari. Dietro l’abside erano conservate le nicchie scavate nella roccia che si vogliono identi>care come i letti di San Marino e San Leo. Di questa prima chiesa non si conosce l’epoca di costruzione, era molto più grande dell’attuale e, secondo la tradizione, sorse dove San Marino aveva edi>cato il sacello in onore dell’apostolo Pietro. Fu demolita nel 1826. La nuova chiesa di San Pietro, edi>cata dal Serra nel 1826 e rimodernata dallo Zani nel 1940, è ad aula singola rettangolare de>nita da tre nicchie circolari, ha le forme delle chiese classiche cinquecentesche. Le geometrie sono sobrie e rigorose: esternamente il timpano sormonta una sorta di rosone semicircolare posto sopra il marcapiano in pietra che individua il punto di partenza degli archi e delle volte interne; internamente il modulo geometrico della pianta e dell’alzato è generato dal raggio dell’arco a tutto sesto che forma le nicchie. Il portale ligneo della chiesa, incorniciato e architravato in pietra, ripete, in piccolo, il portale della Pieve. L’altare di San Pietro, completato da un prezioso paliotto seicentesco del mosaicista Antonio Tedeschi, proveniente dall’antica Pieve demolita, è contenuto nell’abside. Dietro l’altare sono ancora conservate le due tombe rupestri, letti dei santi Marino e Leo. Sotto la chiesa di San Pietro fu edi>cata nel 1941, su progetto di Gino Zani, la cripta in pietra concia del Titano. Si accede alla cripta dall’ingresso posto sotto il pianerottolo delle scale della chiesa, quivi si trova l’altare sormontato dal bassorilievo, con la >gura del santo accanto all’orso, scolpito da Romeo Balsimelli su modello dello scultore G. Parisini.

Notazioni critiche Nella progettazione della chiesa di San Pietro, Serra non è estraneo alla lezione ‘brunelleschiana’: è quasi un cubo lo spazio centrale dell’aula. La pietra di San Marino, in conci squadrati e >nemente bocciardati, costituisce elemento dominante della costruzione che diviene, anche per questo, autentica testimonianza storica, artistica ed architettonica del XIX secolo. La cripta costruita da Zani completa in>ne il discorso architettonico del Serra integrandosi perfettamente con l’insieme dell’opera.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 105-106.


DATI GENERALI c8

Classi*cazione tipologica

c) Edi$ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo Mercuri

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada del Collegio

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 229

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,1

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XVII

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione signorile / Tribunale Commissariale Sede Segreterie di Stato e rettorato Università

CENNI BIBLIOGRAFICI F. Balsimelli, Guida storico artistica illustrata della Repubblica di San Marino, Rimini 1932 C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 M. A. Bonelli, Un felice ritrovamento: la bella Libertà, San Marino 1984 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 De Liveri Di Valdausa, Libro d’oro della Repubblica di San Marino, Foligno 1914 F. Mestica, Elogio per Giambattista Bonelli Sammarinese, con prefazione e note di M. Rossi, San Marino 1941 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 BSSM, Catalogo beni culturali, Edici pubblici: Palazzo Mercuri , scheda VII, a cura di L. Rossi, 1975


CARATTERISTICHE

c8

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Sappiamo che verso la Cne del XVIII secolo il Palazzo Mercuri apparteneva all’illustrissima Signora Silvia Maccioni vedova Mercuri (Pelacchi 1775-1777) e che consisteva in una Casa con Spiazzetto e piccolo Giardino. L’ediCcio seicentesco, forse, fu costruito sui ruderi di abitazioni o mura preesistenti. Infatti, non solamente l’arco ‘Tosini’, ovvero una delle più antiche porte fortiCcate di accesso alla Città alta, era, sino agli inizi del secolo XIX, saldamente ancorato al nostro Palazzo, ma, laddove ha inizio contrada Borgoloto, anche l’arco ‘Mercuri’ (il 14 luglio 1853, presso palazzo Borghesi, proprio sotto l’arco di casa Mercuri (Mestica 1855), demolito poco dopo, trovò morte violenta, ad opera di un facinoroso, il Segretario di Stato Gianbattista Bonelli). La Csionomia dell’ediCcio è di per sé sufCciente ad attestarne origini non anteriori al secolo XVII. Trattasi, come in altri casi per San Marino, di un palazzo magnatizio piuttosto sobrio, che, comunque, si distingueva dalle altre povere costruzioni di origine medievale che caratterizzavano il vecchio agglomerato, racchiuso entro una delle prime cinte murarie del Paese. Il Palazzo, che ancora agli inizi dell’ottocento, appartiene alla famiglia Mercuri, diverrà poi, intorno al 1852, di proprietà della Camera e verrà utilizzato, Cno al 1963, come nuova sede del Tribunale Commissariale. Una prima ristrutturazione dell’immobile, al Cne di adattarlo alle nuove funzioni pubbliche, dovette avvenire verso la seconda metà del XIX secolo, mentre al restauro dell’aula, ove venivano celebrati i processi, si provvide nel 1901 (Balsimelli 1932), ad opera di maestranze locali, fra cui anche il maestro lapicida Marcello RefC. Il prospetto, che si affaccia su contrada del Collegio, mostra, all’estremità di una serie di scalini arrotondati, il portale maggiore costituito da un arco a tutto sesto sulla cui chiave di volta era lo stemma della Repubblica. Costruito con muratura in acciottolato di arenaria, cui è stato rimosso l’intonaco di protezione e aggiunto, alla base, un rivestimento in conci regolari, presenta quattro Cle di aperture rettangolari incorniciate da stipiti, architrave e banchina in pietra. Resti di mensole in pietra grezza sono ancora visibili sull’esterno dell’ediCcio a testimoniare la presenza degli archi Tosini e Mercuri; su contrada Borgoloto, poi, sono presenti i segni di antiche aperture, una delle quali con la triste fama di essere servita da riparo per l’assassino del Bonelli. Gli orizzontamenti poggiano su solidi muri perimetrali e di spina con fondazioni di forte spessore. Una scala, pressoché centrale, disimpegna i vari piani sino ad arrivare alla bella sala del ‘tribunale’, che, ancora oggi, ha mantenuto il ballatoio con balaustra in legno ed il sofCtto a volta con fregi a stucco.

Notazioni critiche Il grado di interesse storico del Palazzo Mercuri è determinato, soprattutto, dall’avere ospitato, per circa un secolo, la sede del Tribunale Commissariale, prestigioso Istituto del potere pubblico, che, assieme al Palazzo ed alla Pieve, connotava l’antico centro della vecchia Capitale dello Stato. Inoltre la sua collocazione lo rende indispensabile elemento di deCnizione della più importante piazza della nostra storia. InCne i seppur semplici e sobri, caratteri seicenteschi, lievemente modiCcati dagli interventi ottocenteschi nonché dagli ultimi restauri, garantiscono all’immobile un elevato livello architettonico ed artistico.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 115-116.


DATI GENERALI c9

Classi*cazione tipologica

c) Edi+ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo Pubblico

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazza della LibertĂ 

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 193

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b5

Autore/i

F. Azzurri

Cronologia

1884-1894

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Palazzo Pubblico Palazzo Pubblico

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 M. A. Bonelli, Saluti da San Marino , San Marino 1983 M. A. Bonelli, Un felice ritrovamento: la bella LibertĂ  , San Marino 1984 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina , vol. II, Rimini 1992 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino i viaggiatori stranieri raccontano, San Marino 2002 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino nello specchio del mondo , vol.II, San Marino 2003 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale , in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini (a cura), La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 O. Fattori, Il Culto dell’Arte a San Marino e il concetto Storico-Artistico della nuova Sede del Governo , Fiorenzuola 1909 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 G. Macina, Vita politica e sociale a San Marino nella seconda metĂ  del ‘500 , in Scuola Secondaria Superiore , annuario XXVI, a. s. 1998-1999, San Marino 1999 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 N. Matteini, Il Palazzo Pubblico, in L’Ospite , a. IV, n. 4, San Marino 1991 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino, San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della CittĂ  di San Marino , (tesi di laurea) UniversitĂ  di Urbino a. a. 1975-76 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 G. Rossi, La vecchia Repubblica di San Marino in 20 fotograe, Bologna 1977 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Zani, II restauro del Palazzo Pubblico, in L’Ospite, a. IX, n. 9, San Marino 1996 G. Zani (a cura), La nuova Sede della Repubblica , San Marino 1997 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di S. M., Bologna 1985 G. Zucconi (a cura ), Un Palazzo Medievale dell’Ottocento , Milano 1995 Inaugurazione del Nuovo Palazzo del Consiglio Principe e Sovrano 1894 , San Marino 1994 (ristampa)


CARATTERISTICHE

c9

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il vecchio Palazzo Pubblico, cioè la “ domus comunis magna, ubi unt arenge ” come da un documento del 1483 (Malagola 1981), sembra essere stato costruito intorno alla Dne del XIV secolo. Rimaneggiato e consolidato più volte, mantenne Dno all’‘800 la conDgurazione di ediDcio seicentesco che assunse dopo un restauro della seconda metà del ‘500. Aveva sulla facciata principale lo stemma barocco ora collocato nell’atrio del nuovo Palazzo ed un piccolo portico prospiciente il Pianello. Intorno alla Dne del secolo XIX il Palazzo vecchio venne quasi completamente abbattuto per far posto all’attuale ediDcio progettato dall’architetto romano Francesco Azzurri. Si iniziò la costruzione nel 1884 e si concluse dieci anni più tardi nel 1894. Diressero i lavori i capomastri sammarinesi Giuseppe e Inaco RefD. Coordinatore dei lavori fu il pittore sammarinese Pietro Tonnini. L’inaugurazione ufDciale, celebrata il 30 settembre 1894, ebbe un oratore di eccezione quale il poeta Giosuè Carducci. La facciata del Palazzo, in stile neogotico, è sostenuta da tre arcate a sesto acuto poggianti su pilastri ottagonali ed è ricca di emblemi, lapidi e iscrizioni. Come la facciata anche la torre che porta l’orologio è merlata, su di essa campeggiano le immagini di San Marino, San Leo e Sant’Agata. Dal portico del Palazzo si accede, attraverso tre ampi portali, nell’atrio da cui parte lo scalone che conduce al piano superiore, dove si aprono la sala del Consiglio dei XII e la sala del Consiglio Grande e Generale. Nella sala del Consiglio, sopra il trono della Reggenza, trova posto l’affresco di Emilio Retrosi che rafDgura San Marino ossequiato dalla sua gente. Dalla sala del Consiglio Grande e Generale si passa nella Camera dello Scrutinio da cui si può accedere al terrazzo e alla torre. Nei locali dei piani sottostanti furono per molti anni le Segreterie di Stato ed altri ufDci pubblici, mentre la Reggenza, ancora oggi, riceve il pubblico ed ha ufDcio nei locali a piano terra adiacenti all’atrio. All’interno del Palazzo un gran numero di lapidi, stemmi, medaglioni, busti, fregi, iscrizioni, motti e citazioni, ricorda personaggi illustri, momenti e avvenimenti signiDcativi della storia della Repubblica. La necessità di adeguare l’ediDcio alle mutate richieste di esercizio delle attività istituzionali è all’origine dell’ultima ristrutturazione, iniziata nel 1994. L’architetto Gae Aulenti ha realizzato, attraverso modiDcazioni strutturali, una ridistribuzione degli spazi, al Dne di ricavare vani e ufDci anche per i gruppi consiliari e per altri organismi istituzionali. Ha, altresì, operato una serie di interventi di ammodernamento degli impianti e degli elementi completivi, al Dne di adeguare il Palazzo agli standard di sicurezza richiesti dalla normativa vigente. L’architetto è anche intervenuta su altri elementi di completamento e riDnitura sostituendo, ad esempio, i vetri piombati delle Dnestre e due portoni dell’atrio con nuovi inDssi e con vetri trasparenti e cambiando nella sala del Consiglio gli scranni ogivali con seggi moderni e meglio accessoriati. È talmente copiosa la bibliograDa sull’ediDcio che risulta superEuo dilungarsi in questo tentativo di sintesi, peraltro, assai incompleto. Per quanto attiene l’ultimo restauro, oltre alla bibliograDa citata, varrebbe la pena di rileggersi gli argomenti addotti, in particolare, dalla Commissione per la Conservazione dei Monumenti nella polemica contro alcune scelte del progetto Aulenti, apparsi anche sui giornali locali.

Notazioni critiche Il Palazzo Pubblico è l’opera architettonica più signiDcativa della nostra realtà urbana. Racchiude in sé il senso ed il signiDcato del ‘mito’ cui i sammarinesi, nel ricostruire la loro identità storico-culturale, si sono sempre voluti ispirare. Gli arteDci del Palazzo a cominciare dall’Azzurri per Dnire con l’Aulenti non hanno certamente potuto sottrarsi a tale preciso intendimento e ci hanno restituito un manufatto di elevato livello artistico ed architettonico, pur con tutti i limiti che le operazioni di remake hanno sempre avuto in rapporto alla cultura del presente.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 109-110.


DATI GENERALI c10

Classi*cazione tipologica

c) Edi-ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa e Convento di Santa Chiara

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappali 39-54-92 -94-95

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b2; f2,17; f3,6; f3,7

Autore/i

P. P. Bonelli - G. L. Belluzzi - M. Gozio - C. Cionini *

Cronologia

Secoli XVI-XVII Secoli XVIII-XIX

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Convento di monache di clausura Sede per attività culturali / sede del Museo dell’emigrante

CENNI BIBLIOGRAFICI AA. VV., Il Santachiara, resoconto della Fondazione Santa Chiara, San Marino 1983 AA. VV., Restauro dell’ex convento di Santa Chiara (progetto di massima). Relazione, San Marino 1983 Anonimo (1609), La fondazione del Monastero di Santa Chiara della Repubblica di San Marino tratta dalla relazione scritta in quel tempo da Gian Francesco Manenti Belluzzi, Urbino 1930 I. Biagianti, Istituzioni ecclesiastiche e pratica religiosa: la presenza della Clarisse a San Marino, in I. Biagianti, G. Carotenuto, Momenti e temi di storia sammarinese, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 13, San Marino 1996 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Appendice I. Sigillograa: Sigilli Pendenti nei documenti dell’Archivio Sammarinese, in Studi Sammarinesi , San Marino 1986 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 G. Macina, Vita politica e sociale a San Marino nella seconda metĂ  del ‘500, in Scuola Secondaria Superiore , annuario XXVI, a. s. 1998-1999, San Marino 1999 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 L. M. Morganti, L’Architettura 2. Il Convento di Santa Chiara nella cittĂ  antica , in Storia illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1986 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. Rossi, Dinamiche patrimoniali e straticazione sociale nei catasti sammarinesi. Secoli XVII-XVIII , in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 8, San Marino 1994 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1, in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino, Bologna 1985


CARATTERISTICHE

c10

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Nell’agosto del 1565 il Consiglio decreta di dare inizio alla costruzione del Convento, stante anche l’intervento decisivo del vescovo di Città di Castello Costantino Bonelli, nativo di San Marino. La cinta muraria di clausura è subito realizzata. Nella primavera del 1572 i lavori vengono interrotti, sia per la scomparsa del Bonelli e di uno dei fabbricieri (anch’egli un Bonelli), che per la mancanza di fondi. Nel 1580, su pressione popolare e per interessamento del Duca Buoncompagni, si riprende la realizzazione dell’opera, che nel 1605 subisce una vigorosa accelerazione, grazie soprattutto all’apporto determinante della dote Lunardini (Manenti-Belluzzi, 1609 anche I. Biagianti, 1996). Lunedì 27 aprile 1609, dopo grandiosi festeggiamenti, il Monastero viene inaugurato. Nel XVIII secolo è presumibile si siano veriHcati alcuni ampliamenti od alcuni cambiamenti signiHcativi: il nuovo portale (su cui è incisa la data 1770) dovette sicuramente sostituire il vecchio accesso cinquecentesco, i cui segni sono ancora visibili nel muro a lato nord del prospetto principale. Un consistente ampliamento avvenne nei primi anni del XIX secolo, quando venne ediHcato il corridoio delle celle. Il 23 settembre 1971 le suore abbandonano l’ediHcio, ormai in condizioni di difHcile vivibilità, per trasferirsi nel nuovo Convento di Valdragone. Il Governo di San Marino, che aveva acquistato l’immobile nel 1968, procede, verso la Hne degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, al restauro del tetto. Il restauro deHnitivo dell’antico Convento sarà invece ultimato nel 1995 su progetto dell’ing. G. Rossini. La lettura dell’impianto architettonico del Convento è assai complessa, poiché questi è frutto della sovrapposizione di continui interventi. Nelle sue parti più antiche forma una sorta di ediHcio triangolare, percorrendo il quale si viene attratti dalla singolarità degli spazi, laddove non è possibile cogliere immediatamente il nesso fra funzione e struttura. Ci si trova di fronte ad un’architettura ‘di percorso’ dove il tutto risulta fortemente condizionato da fattori ambientali, morfologici e culturali. Tipologicamente può essere deHnito: “EdiHcio per funzioni collettive con caratteristiche di architettura spontanea, determinata dalla natura del sito, oltre che dalla mancanza di un progetto organico iniziale”. L’ediHcio, i cui caratteri distributivi sono delineati dalla presenza di tre rampe scale poste ai lati ed al centro, si sviluppa per circa 80 metri lungo contrada Omerelli innalzandosi per circa 14 metri. Le particolarità dei disimpegni e dei corridoi sanciscono una natura assai intuitiva del tratto distributivo. Solamente l’ultimo piano delle celle denota una più ragionata deHnizione progettuale. Dal Convento si dominano la pianura sino al mare Adriatico, la valle del Marecchia ed il Montefeltro. Il suggestivo percorso, attraverso l’orto ed il giardino interni, che consente il collegamento fra la parte bassa del centro storico ed il cantone, conferisce all’ediHcio una forte caratterizzazione ambientale e lo rende perfettamente ‘organico’ al sito e alla città.

Notazioni critiche Il Convento è un raro esempio di architettura che racchiude in sé il fascino delle costruzioni frutto di tecniche e linguaggi tramandati da secoli da generazione a generazione di fabbricieri. Siamo di fronte all’opera che testimonia più di ogni altra la cultura e la natura della nostra identità storica. È un ediHcio che assume quindi il triplice valore di documento storico, archeologico ed artistico.

Note * Sino ad oggi non si ha notizia di progetti dell’ediHcio. Conosciamo i nomi dei quattro fabbricieri incaricati dell’esecuzione dell’opera e sappiamo altresì che uno di loro, P. Paolo Bonelli, muore durante il corso dei lavori. Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 65-70.


DATI GENERALI c11

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Casa Colombaia nel vicolo del Macello

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale Girolamo Genga

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 47

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b8

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Ignota - Secolo XIV (ipotesi datazione colombaia)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione con Torre Colombaia Abitazione

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, La Città sul Monte, Rimini 1989 C. Buscarini, Itinerari Sammarinesi. Contrada Omerelli, in L’Ospite , a. VI, n. 6, San Marino 1993 C. Buscarini, Documenti dell’economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Scuola Secondaria Superiore , annuario XXII, a. s. 1994-1995, Verucchio 1995 P. P. Guardigli, Terre e Torri per una storia economica e sociale della Repubblica di San Marino, San Marino 1992 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 G. Rossi, Il monte e la città di San Marino in 27 rappresentazioni antiche e moderne, San Marino 1964 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963


CARATTERISTICHE

c11

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Di questo complesso di casette abbinate, situato all’interno della Porta della Ripa, non conosciamo l’origine. Tuttavia, pensiamo che almeno il corpo più a valle, prospiciente il piazzale dedicato al Genga, abbia natali molto antichi. I catastieri del settecento dichiarano proprietà delle Monache Clarisse la casa a valle e quella a monte intestata a Domenico Antonio Franciosi, il quale, forse, la acquistò qualche anno prima della sua naturalizzazione a cittadino sammarinese, avvenuta nel 1773. Siamo propensi a credere che, al di fuori delle mura cittadine, ovvero oltre cortina e torrioni che Zani chiama Mura del Cantone, la casa che ancora oggi, reca inequivocabili i segni delle case colombaie, fosse già in funzione; si può comunque affermare che si tratti di una delle colombaie, presenti a San Marino almeno sin dal XIV secolo, in quanto, molti elementi derivati dall’osservazione in loco, anche se non suffragati da documenti archivistici, lo dimostrerebbero. Inoltre non è escluso che lo stesso incisore della stampa del Blavius (1663), riproducendo la torretta ad una falda inclinata, che emerge, nel disegno, subito dietro il baluardo del macello, si volesse riferire alla nostra colombaia. Concordiamo con quegli studiosi che attribuiscono all’edi@cio una presenza in San Marino precedente alla Colombaia di Via Giacomini, e ciò lo si può ricavare dalla forma più arcaica e dai caratteri più elementari del nostro manufatto: l’acciottolato di minuto pietrame arenaceo, le semplici aperture, i posatoi per i colombi anch’essi di fattura arcaica, ma, soprattutto, la copertura ad unica falda della torretta, che, alla base, presenta ancora una muratura di buon spessore con leggera svasatura, nonché le dimensioni assai contenute, in particolare in altezza, del primo corpo di fabbrica al quale sono stati, successivamente, aggiunti gli altri, ivi compresa la casa Franciosi, sono elementi che indicano non solamente la vetustà del manufatto, ma anche l’importanza che questi dovette assumere in quel luogo non protetto, laddove, forse, manteneva anche una funzione di difesa o osservazione militare.

Notazioni critiche La splendida posizione dell’intero complesso, in un’area del centro storico di San Marino fuori dal circuito turistico e facilmente accessibile ne fa un immobile di alta qualità ambientale oltre che di elevato valore storico-architettonico.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 71-72.


DATI GENERALI c12

Classi*cazione tipologica

c) Edi)ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo Begni-Ancaiani-Angeli

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 136

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° c13

Autore/i

Ignoto - L. Pavan (restauri XX secolo)

Cronologia

Secoli XVI-XVII Secoli XIX-XX (restauri-sopraelevazioni)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione signorile / sede del Collegio Belluzzi Sede Segreterie di Stato Esteri e Finanze

CENNI BIBLIOGRAFICI G. Angeli, Istituti di Istruzione, in D. L. di Valdausa, Libro d’oro della Repubblica di San Marino, Foligno 1914 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, Il Ginnasio Liceo Statale di San Marino ad un secolo dalla sua erezione (aspetti normativi), in Liceo Ginnasio Statale e Scuola Media Unicata, annuario XV, a. s. 1979-1980, San Marino 1980 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini (a cura), La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 M. Rossi, Il Nobile Collegio Convitto Governativo Belluzzi, in Libertas Perpetua (Museum) , a. II (XVI), n. 2, 1934 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 , in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, vol. 8, San Marino BSSM, Catalogo beni culturali, Edici pubblici: Casa Begni, scheda n. XVI, a cura di L. Rossi, 1975


CARATTERISTICHE

c12

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il Palazzo Ancaiani-Angeli è, oggi, denominato Palazzo Begni, poiché appartenente nel XVIII secolo all’ll.mo Sig. Francesco Begni. Nel 1872, in seguito al concordato del 1868 tra l’allora Governatore della “Congregazione Belluccia”, fondata per atto testamentario del 1691 dal sacerdote sammarinese Ascanio Belluzzi, ed il Governo di San Marino, vi furono trasferiti, dopo impegnativi restauri eseguiti nel 1871, il nuovo Collegio Belluzzi assieme alle altre scuole della Repubblica. Queste ultime vennero, a loro volta ed in anni successivi, cambiate di sede, mentre il Convitto Belluzzi, vi rimase sino agli anni sessanta del secolo XX. Dopo l’ultima ristrutturazione, iniziata negli anni ‘60, terminata, in tutte le sue parti, alla Bne degli anni ‘70 che consistette, prevalentemente, nella lieve soprelevazione e costruzione di due lucernai, piuttosto invadenti, successivamente rimossi, per consentire l‘uso dei locali sottotetto e nel restauro dei paramenti esterni ma, soprattutto, dei piani da destinarsi ad ufBci e a sale di rappresentanza, opere, in parte, dirette dell’architetto Luigi Pavan, divenne sede delle Segreterie di Stato per gli Affari Esteri e per le Finanze. Il monumentale Palazzo Begni è, forse, l’ediBcio più imponente costruito, probabilmente fra il XVI e XVII secolo, nel centro antico di San Marino; ha un solido e razionale impianto strutturale costituito da una pianta rettangolare formata dai muri portanti perimetrali e da sei muri di spina. I collegamenti verticali sono risolti con tre ampi vani scala e un ascensore. La copertura è formata da un tetto a due acque, con mensole lignee che ne reggono lo sporto, ed è protetta da manto di coppi tradizionali. La muratura principale è in acciottolato di conci irregolari di arenaria a vista, legati con malta cementizia. I cantonali così come il portale a tutto sesto, sormontato da protezione in pietra che forma un’unica linea con il marcapiano e le banchine delle Bnestre, sono realizzati, invece, con conci regolari di pietra a bugna. Numerose Bnestre, incorniciate con stipiti ed architrave, anch’essi, in pietra, sia sul lato a monte che sul lato a valle, completate ai piani bassi con inferriate e protette da persiane a due ante, caratterizzano le due facciate, una delle quali, quella a valle, si presenta, dopo gli ultimi restauri, senza più il corpo di fabbrica che un tempo serviva anche da palestra per le scuole ed il Convitto. I Bttoni con catena, che delimitano il piazzale antistante al prospetto a valle, provengono dal terrazzo del cantone Borghesi ristrutturato negli anni settanta-ottanta. Siamo nella zona di Città che ha conservato maggiormente le sue originarie caratteristiche, sorta, fuori dalla cortina del Cantone, fra il XVI ed il XVII secolo, grazie alla presenza a San Marino di famiglie magnatizie, quali appunto i Begni, che hanno dominato la scena politica del Paese per diversi secoli.

Notazioni critiche Il Palazzo Begni è indiscutibilmente un’opera architettonica di grande pregio e con un valore storico assai elevato. Pochi altri esempi di ediBci, con caratteri simili al nostro, si annoverano, così ben conservati, non solamente a San Marino, ma anche nelle aree vicine. E ciò, anche dopo le ristrutturazioni e le soprelevazioni imposte negli anni, sino ai giorni nostri, dalle mutate esigenze di uso.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 81-82.


DATI GENERALI c13

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Oratorio Maggio

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 139 sub 1

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° c 12; c14

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XVII

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Oratorio di famiglia / Cappella di Istituto Aula adibita ad ufcio pubblico

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, Itinerari Sammarinesi. Contrada Omerelli, in L’Ospite , a. VI, n. 6, San Marino 1993 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 G. Lancisi, Lettere Inedite nelle quali descrive un viaggio da Urbino a Montefeltro, e alla Repubblica di San Marino , in Biblioteca Storica della Repubblica di San Marino, Bologna 1985 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 P. G. Pasini, Guercino e dintorni, Cittadella 1987 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 , in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963


CARATTERISTICHE

c13

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La vicenda costruttiva dell’Oratorio Maggio-Staccoli, che divenne Cappella del Collegio Belluzzi, quando, nel 1872, il Convitto si trasferì a Palazzo Ancaiani-Angeli, oggi Palazzo Begni, non è facile da ricomporre, in quanto, sia Palazzo Maggio-Staccoli che Palazzo Begni, ovvero i due ediCci con cui conCna, sembra, siano stati ediCcati in momenti diversi: la Casa Maggio conserva ancora molti particolari tipici dell’architettura rinascimentale; la dimora dell’ Ill.mo Sig. Francesco Begni è, invece, di epoca successiva e, ancora nel 1663, era meno imponente della stessa casa Maggio. DifCcile dire se nel 1663 l’incisione, pubblicata dal Blavius, rappresenti la nostra Chiesetta fra i palazzi Maggio e Begni; la costruzione potrebbe essere stata realizzata nella seconda metà del 1600, quando venne arredata con la famosa tela del Guercino, rafCgurante San Filippo Neri (1656). All’inizio del XVIII secolo la Cappella è ancora della casa “ Maggi”, come ci narra il Lancisi nelle sua lettera quarta del 22 giugno 1705 “al cui altare si ode la messa da un coro aperto nel primo piano della stessa casa”. (Lancisi- ristampa 1985) Completamenti e riCniture a stucco caratterizzano l’aula che, assieme ad eleganti Cnestre, in particolare quella che si affaccia su contrada Omerelli, richiamano uno stile vagamente barocco, mitigato dalla maggiore semplicità del portale che ha, invece, foggia più sobria e lineare. La Cappella è stata restaurata negli anni settanta e presenta, oggi, un paramento esterno in pietra a conci squadrati sul fronte di contrada Omerelli e a conci irregolari in acciottolato di arenaria sul lato opposto.

Notazioni critiche L’oratorio dedicato a San Filippo Neri, oggi sconsacrato, gode di un curriculum di tutto rispetto, nasce, infatti, come Cappella dei Maggio-Staccoli e, forse non molto dopo, dei Begni, poi degli Angeli, per divenire, verso la Cne del secolo XIX, oratorio Belluzzi, e Cnire, purtroppo, la sua carriera quale anonimo ufCcio pubblico. Da tale curriculum gli deriva, pertanto, un elevato valore storico. La sua natura artistica ed architettonica, inCne, anche dopo gli interventi di restauro e ristrutturazione, recenti o meno, è assolutamente irrefutabile.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 83-84.


DATI GENERALI c14

Classi*cazione tipologica

c) Edi'ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo Maggio-Staccoli

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappali 139 (sub 2 -6)-140 (sub 2)-185 (sub 3-4-5) TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° c 13

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secoli XVI-XVII

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione signorile Abitazione e ufci pubblici

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Itinerari Sammarinesi. Contrada Omerelli, in L’Ospite , a. VI, n. 6, San Marino 1993 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 G. Lancisi, Lettere inedite nelle quali descrive un viaggio da Urbino a Montefeltro, e alla Repubblica di San Marino , in Biblioteca Storica della Repubblica di San Marino, Bologna 1985 (ristampa) N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 , in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 V. Spreti e C. Facchinetti Pulazzini, La Nobiltà e gli Ordini Equestri della Repubblica di San Marino, Milano 1935 G. Zani, I ristauri del Castello di San Marino, in Museum, a. XIV, 1930-1931 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963


CARATTERISTICHE

c14

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Nel 1777 l’Il.ma Sig.a Contessa Teresa Maggio Staccoli è titolare del Palazzo, descritto dal Pelacchi come “casa, chiesa e cortile”, che sarà dimora, dagli inizi del XIX secolo, della famiglia Braschi e suoi discendenti (Borbiconi, Busignani, RefE) sino ai giorni nostri. Ospiterà, fra l’altro, al piano primo, dal 1885 al 1963, la Cassa di Risparmio e al piano terra la SUMS, che nel 1890, vi “aprì un Magazzeno Cereali“ (Bonelli 1992). Oggi i piani alti del Palazzo sono la prestigiosa sede della Segreteria di Stato per la Pubblica Istruzione, gli Affari Sociali, gli Istituti Culturali e la Giustizia. Molto probabilmente l’ediEcio venne costruito nel XVI secolo, forse, come spesso avviene, in luogo di altre più antiche case. Purtroppo di questo, come di altri manufatti, non ci sono pervenuti i progetti originari che dovevano pur essere stati, in qualche modo, disegnati, se non proprio da un architetto, almeno dal maestro muratore che aveva l’incarico di costruirlo. Si tratta, infatti, anche in questo caso, di un ediEcio molto importante, sorto, anch’esso extra muros, quale dimora di famiglia magnatizia assai inFuente, anche se ancora non del tutto integrata nel contesto politico del comune medievale. Sappiamo che i Maggio e anche gli Staccoli avevano un’origine urbinate, e, non è escluso, che da tale area geograEca si trasferissero a San Marino anche per incarichi importanti, magari demandati loro dagli stessi Montefeltro, che, come è noto, dominarono, sino ai primi anni del XVII secolo i territori a noi vicini ed ebbero un’inFuenza determinante anche sulla nostra repubblica oligarchica. Niente da meravigliarsi, pertanto, se il Palazzo Maggio venne costruito in una foggia, che non aveva nulla a che fare con le vecchie case medievali del paese, entro la cinta fortiEcata. Siamo a cavallo fra rinascimento e manierismo seicentesco, lo stile non può essere che quello appreso dai grandi maestri dell’epoca, che, in Urbino, lasciarono meravigliosi segni della loro presenza. A San Marino, seppure con maggiore modestia, ma con estremo rigore, la razionalità rinascimentale entra a fare parte del patrimonio delle conoscenze architettoniche più avanzate. Nel 1705 il Lancisi ci parla del Palazzo in termini più che lusinghieri, infatti lo descrive come “posto nel piano del luogo, che per verità è molto comodo, ed è molto ben mobigliato ”. (Lancisi - ristampa 1985) Siamo in presenza di un ediEcio a pianta rettangolare, formato da robusti muri perimetrali che si elevano, seguendo l’andamento roccioso del sito, dalla strada a valle a quella a monte, e da altri muri di spina che ne delineano gli ambienti. I numerosi interventi di frazionamento e di restauro hanno trasformato l’originario impianto, tuttavia, in alcuni casi, sono ancora presenti i caratteri di un’architettura ricca ed anche rappresentativa come, ad esempio, le sale con alte contro sofEttature a vela e il bel camino cinquecentesco al piano terra; non solo, ma anche zone di servizio, quali le antiche stalle, magazzini o fondachi, oggi ristrutturate ed utilizzate per abitazione, dovevano avere un impianto distributivo assai rilevante. Sull’esterno, a parte il prospetto principale su contrada Omerelli, che, già di per sé, presenta i caratteri di una sobria ed accurata architettura, una splendida loggetta, quale corpo aggettante, sul prospetto a valle e, soprattutto, sul Eanco nord, la doppia Ela di archi rinascimentali in mattoni e chiave di volta in pietra, sorretti da colonne litiche, oltre ai segni di altri di questi interventi di rafEnata esecuzione, sono elementi sufEcienti a fare del Palazzo uno dei più signiEcativi del centro antico di San Marino. Gli ultimi restauri esterni risalgono agli anni settanta, laddove un intonaco a malta cementizia, leggermente invecchiato, mette in risalto le aperture e i portali, tutti rigorosamente incorniciati con la pietra del Monte. Le parti occupate dalla Segreteria di Stato sono, invece, state restaurate, con molta maestria, negli anni ottanta.

Notazioni critiche La vicenda storica di Palazzo Maggio è indiscutibilmente assai importante per San Marino. Ultimamente si è cominciato a restituire a questo ed altri simili ediEci del centro il loro giusto valore, cosa che ha fatto porre più attenzione all’atto dei restauri. Dell’aspetto artistico-architettonico dell’immobile si è già detto nella descrizione e non possiamo, pertanto, fare altro che ribadirne l’alto grado di interesse.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 85-89.


DATI GENERALI c15

Classi*cazione tipologica

c) Edi.ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo Valloni

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 187-215

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° c 16

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secoli XVII-XVIII Secoli XIX-XX (ristutturazione e restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione signorile Sede dell’Archivio e della Biblioteca di Stato

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Itinerari Sammarinesi. Contrada Omerelli , in L’Ospite, a. VI, n. 6, San Marino 1993 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 E. Di Stefano,Commerci prestito e manifatture a S. Marino nel quattrocento , in S. Anselmi (a cura) CSSS, Vol. 20, S. Marino 2000 O. Fattori, L’Oratorio Valloni dedicato a S. Giovanni Battista , in Libertas Perpetua (Museum), a. III, n. 2, 1935 O. Fattori, San Marino e la sua Arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 C. Nicolini, Il Palazzo Valloni, Museo Pinacoteca, in La Serenissima Repubblica di San Marino, Guida Uf ciale, San Marino 1963 E. Righi Iwanejko, Gli istituti culturali-la biblioteca di stato, in Storia Illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1985 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1, in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zani, Biblioteca e Museo Governativi, in Libertas Perpetua (Museum) , a. VI (XX), n. 1, 1937-1938 G. Zani, Il Palazzo Valloni, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 31 marzo-1 aprile 1938 G. Zani, Il territorio e il Castello della Repubblica di San Marino attraverso i secoli, Faenza 1981 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992 BIblioteca e Museo Governativi, I restauri del Palazzo Valloni sede della Biblioteca e Museo Governativi, in Libertas Perpetua (Museum) , a. IX (XXIII), n. 2, 1941 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità, I restauri del Palazzo Valloni sede della Biblioteca e Museo Governativi , in Libertas Perpetua (Museum), a. X (XXIV), n. 1, 1941-1942 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità, Restauri al Palazzo Valloni, in Libertas Perpetua (Museum) , a. XI (XXV), n. 1-2, 1942-1943 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, vol. 4 e vol. 9, San Marino


CARATTERISTICHE

c15

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il Palazzo Valloni sorto “nella contrada degli exteriores, (...), alla distanza di sessanta braccia dalla cinta delle mura, (..).” (Fattori, 1935), realizzato, fra il XVII ed il XVIII secolo in fasi diverse, quale ampliamento di una casa del 1477 della famiglia Belluzzi, divenne proprietà dello Stato nel 1846-47 che l’acquistò al Jne di aprirvi un ospedale; ma, già nel 1848, una parte dell’immobile venne destinata a Monte di Pietà e dieci anni più tardi l’ediJcio accolse al proprio interno anche la Biblioteca, le prime collezioni del Museo e diversi altri ufJci pubblici. Subì un affrettato restauro nel 1881 che riguardò soprattutto alcuni consolidamenti statici, il rifacimento degli stucchi e un adeguamento dell’interno per accogliere la sede provvisoria del Governo, del Consiglio e dell’Archivio durante i lavori di riediJcazione del Palazzo Pubblico, iniziati nel 1884. Terminata tale permanenza dopo il 1894, nel 1899 si poté inaugurare il Museo. Nel 1937, intanto, l’ingegnere Zani avanzava la proposta, accolta benevolmente dalle autorità competenti, di totale riordinamento dell’ediJcio. Il restauro dovrà servire ad accogliere, in modo funzionale ed autorevole, le sale del Museo, della Biblioteca e dell’Archivio ed espellere deJnitivamente tutte le altre attività ivi insediatesi, compreso il forno e magazzino cereali, che troveranno, invece, migliore collocazione, nel maggio del 1940, nel nuovo Silo Molino Forno, fuori le mura, in luogo del quale, negli anni ottanta venne, poi, costruito l’attuale palazzo della SUMS. Scrive Zani, nel 1940, durante il corso dei lavori: “Mentre il Palazzo Valloni si viene ripristinando nell’originario carattere seicentesco, alla detta vecchia Casa che fu del Monte di Pietà sarà lasciata l’impronta Medioevale che tuttora conserva”. Non erano ultimati i lavori che il palazzo, nel giugno del 1944, fu colpito da una bomba inglese. Il deJnitivo recupero fu, quindi, ultimato dopo la guerra. L’ultimo intervento in ordine di tempo è del 1983, quando il nuovo assetto della Biblioteca e dell’Archivio, separati dal Museo, richiederanno una nuova sistemazione degli interni. Il Palazzo Valloni si presenta oggi con un paramento completamente in pietra a vista, emersa, in buona parte, dalla rimozione dell’intonaco operata con i restauri degli anni ‘30-’40. Ancora oggi, sono leggibili i segni di interventi costruttivi realizzati in epoche diverse. L’impianto sei-settecentesco è, ancora, abbastanza ben delineato anche nelle parti strutturali, che si compongono di due ali di ediJcio su corte interna con scala centrale e muri di spina a intervalli pressoché regolari. Le parti esterne presentano la cadenza delle aperture rettangolari riquadrate, anch’esse a intervalli pressoché regolari e sovrapposte in asse. La copertura è stata completamente rifatta. Mensole, beccatelli o sporto lineare sono elementi aggiunti in quell’occasione. La parte quattrocentesca, invece, unita al corpo testé descritto tramite il salone d’ingresso, ha subito un rifacimento totale, conservando, tuttavia, prevalentemente sul lato a valle, anche se notevolmente reinterpretato, lo stile dell’epoca. I collegamenti verticali che, oltre a servire i vari piani dell’ediJcio, consentono anche l’accesso dalla contrada delle Mura, laddove si trova la parte dell’immobile destinata all’università degli studi, e la favorevole ubicazione nel centro antico ne accentuano le già elevate caratteristiche ambientali.

Notazioni critiche L’interesse storico di Palazzo Valloni, oltre che dalla sua vicenda costruttiva e dalla signiJcativa presenza che, dal XVII secolo, viene ad assumere all’interno del contesto cittadino, nasce altresì dalla serie di avvenimenti cui ha assistito e dalla serie di istituti culturali cui ha dato e continua a fornire ospitalità.* Le qualità artistico-architettoniche gli derivano, oltre che da diverse opere di riJnitura, anche dalla compattezza dei vari corpi di fabbrica, realizzati in stili diversi, tenuti insieme da una sapiente mano rimodernatrice, che, come è ancora costume nei primi anni del secolo XX, non esita a ricostruirne i supposti caratteri originari.

Note * Il Cardinale Alberoni vi prese stanza nell’ottobre del 1739 durante l’occupazione della Repubblica. Fu sede del Consiglio Principe. Ancora oggi è sede della sala delle udienze della Reggenza che, in occasione dell’investitura, vi riceve il Corpo Diplomatico, gli Ospiti Illustri ed i Cittadini che ivi si recano a rendere omaggio alla Suprema Carica dello Stato. Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 93-96.


DATI GENERALI c16

Classi*cazione tipologica

c) Edi%ci storico monumentali

Denominazione

Oratorio Valloni / Chiesa di S. Giovanni Battista

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino contrada Omerelli

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 216

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° c 15

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XVIII

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Oratorio e cappella di famiglia Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI O. Brizi, Quadro storico-statistico della serenissima Repubblica di S. Marino , Firenze 1842 C. Buscarini, Itinerari Sammarinesi. Contrada Omerelli, in L’Ospite , a. VI, n. 6, San Marino 1993 O. Fattori, Altre Chiese e Monumenti antichi e moderni , in M. Gozi, Terra di San Marino , Milano 1934 O. Fattori, L’Oratorio Valloni dedicato a S. Giovanni Battista, in Libertas Perpetua (Museum) , a. III, n. 2, 1935 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 M. Gozi, Terra di San Marino, Milano 1934 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 1 , in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 A. Zuccagni Orlandini, Corograa Repubblica di S.Marino (1845), Bologna 1985 (ristampa) BIblioteca e Museo Governativi, I restauri del Palazzo Valloni sede della Biblioteca e Museo Governativi, in Libertas Perpetua (Museum), a. IX (XXIII), n. 2, 1941 Istituto Geograco de Agostini, Repubblica di San Marino (Guida), Novara 1990


CARATTERISTICHE

c16

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali L’oratorio Valloni ediEcato nel XVIII secolo ha mantenuto i caratteri dello stile architettonico del tempo, anche dopo i restauri diretti dall’ingegnere Gino Zani nel 1934, anno in cui, il 27 di luglio, per Bolla del Vescovo feretrano Raffaele Santi, la cappella venne consacrata a San Giovanni Battista, patrono del Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta. La chiesetta consta di un’aula absidata, decorata con stucchi ‘barocchi’ di rafEnata eleganza. All’interno spiccano “altari di prospettiva, dentro archi ciechi sì da farli parere cappelle e ingrandire l’ambiente” (Ricci 1928), che racchiudono dipinti “della maniera di Federico Barocci ” (Fattori 1935); sull’altare, invece, un San Giovanni Battista in atto di predicare col braccio alzato; sopra le porte i busti di Alessandro Belluzzi, l’istitutore che eresse la cappella, e di Gian Paolo e Pasio Antonio Valloni. Sul fronte i caratteri stilistici sono temperati dal colore spento della pietra con cui sono costruiti gli elementi completivi e di riEnitura, quali la grigia architravata con volute, le classiche paraste laterali ed il pesante portale, alleggerito appena dall’ornamento sovrastante che lo separa dalla pregevole Enestra.

Notazioni critiche Uno dei più signiEcativi monumenti del XVIII, conservato sino ai giorni nostri, pressoché intatto, non può che avere un elevato grado di interesse storico-artistico ed architettonico insieme. Si tratta altresì della testimonianza di una presenza anche a San Marino di spiriti colti ed evoluti, sensibili alle mode artistiche più avanzate della loro epoca.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 97-98.


DATI GENERALI c17

Classi*cazione tipologica

c) Edi%ci storico monumentali

Denominazione

Fondazione San Marino - Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzetta del Titano

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 221

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b6; d12

Autore/i

G. Zani - G. F. Valentini (adeguamenti)

Cronologia

1939-1963-1964 (inaugurazione)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Cassa di Risparmio di San Marino Sede Fondazione San Marino e Cassa di Risparmio

CENNI BIBLIOGRAFICI F. Balsimelli, In memoria di Gino Zani, San Marino 1964 C. Buscarini, Gli insediamenti urbani a San Marino fra ‘700 e ‘900. Aspetti architettonici della ferrovia Rimini-San Marino, in Studi Sammarinesi, San Marino 1986 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 A. Morganti, Della Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, in G. Rossi (a cura), La Serenissima Repubblica di San Marino (guida ufciale), San Marino 1963 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 G. Rossi, Inaugurazione della nuova sede della Cassa di Risparmio, San Marino 1965 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 2 , in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992 Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, 1892-1992. Il Centenario , San Marino 1983


CARATTERISTICHE

c17

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La nuova sede della Cassa di Risparmio si inserisce nel complesso delle opere di rideJnizione del Centro Storico previste dal piano regolatore interno redatto da G. Zani nella prima metà del XX secolo. Se l'Ara dei Volontari era stata l'opera inaugurale di quell'insieme di interventi, la Cassa di Risparmio ne sarebbe stata quella conclusiva. La decisione di realizzare la nuova sede della Cassa di Risparmio, ospitata dal 1882 in casa Fattori presso la Porta del Paese e dal 1884 in palazzo Maggio-Staccoli, risale al 1936, ma la realizzazione del progetto venne sospesa dal 1943 al 1950 a causa delle vicende belliche e fu terminata nel 1963. Negli anni 1939-43 era stato realizzato solamente il corpo centrale esattamente in luogo della storica casa di Onofrio Fattori, il corpo avanzato prospiciente la piazza del Titano fu, invece, completato negli anni 1963-64 ed andò ad occupare le proprietà Morganti (casa e bar ‘Centrale’) e la casa Bigi espropriate già nel 1940. Recentemente è stato eseguito un adeguamento degli UfJci e della Galleria su progetto dell’architetto G.F. Valentini, in particolare sono state realizzate nuove vetrate poligonali a sbalzo che, oltre a consentire una maggiore penetrazione della luce naturale, contribuiscono ad alleggerire l’imponenza dei due Janchi del corpo avanzato sulla piazzetta del Titano migliorandone il collegamento visivo con l’esterno. Secondo il disegno ‘Zani’ relativo agli interventi sul Centro Storico la Cassa doveva diventare il punto di snodo della Città Antica. Essa si collocava infatti fra la piazzetta Titano e gli orti Fattori, laddove si incontravano la nuova strada verso il palazzo degli UfJci ed il Cantone, la contrada del Collegio, la via Carducci (contrada Omerelli) e la strada di collegamento con la porta San Francesco, che anche grazie allo “spostamento del baricentro della città verso la stazione ferroviaria, (era) la Porta di gran lunga più importante per l'accesso all'interno delle mura" (Rossini, 1985) .Tali trasformazioni mutarono completamente la funzione e le caratteristiche di questa porzione del Paese. "La nuova strada infatti si inseriva proprio nell'unico angolo raccolto fra le case (Morganti-Bigi, n.d.r.), privo di strade, dove si accostavano i due caffè, del Titano e di Giovannini (‘Centrale’, n.d.r.), e la soluzione deJnitiva del prospetto e della Galleria della Cassa di Risparmio ne asportava anche l'intera parete. I nuovi giardini, d'altra parte, che sostituivano la vecchia intimità degli orti privati, inquadrati solo da muri chiusi, senza possibilità di iniziative commerciali e di ristoro, non avrebbero acquistato mai quella funzione di incontro e di riposo che forse avevano nelle intenzioni" (Rossini, 1985). La Banca si apre sulla piazzetta Titano con tre archi a tutto sesto: i due laterali immettono rispettivamente in contrada Omerelli ed in via Eugippo, mentre da quello centrale si entra nella galleria del Titano attraverso la quale si accede al bar, agli ufJci e al retrostante giardino dei Liburni. L'ediJcio è costituito da un corpo principale di cui, appunto, fanno parte ufJci, Galleria con il bar e portico su contrada Omerelli, ed al quale si afJanca a monte, al di là della via Eugippo, il blocco laterale che ospita, lungo la strada, attività commerciali e, sopra, altri ufJci direzionali, ivi compreso il caveau della Banca. I Janchi della Galleria sono caratterizzati anch’essi dagli archi a tutto sesto del portico su contrada Omerelli il quale si presenta come una galleria inferiore che collega l'inizio della contrada con i terrazzamenti del giardino dei Liburni. Questa parte del complesso funzionò egregiamente per diversi anni da mercato coperto per la Città, ivi si trovavano negozi di prima necessità fra cui uno di scarpe, il fruttivendolo e perJno l’armaiolo (Alfonso Balsimelli inventore del dispositivo di estrazione automatica con cui la ‘Franchi’, ditta che ne acquisì il brevetto, fece una buona dose di fortuna). Il tutto realizzato con un paramento in robusti conci di pietra del Titano rigorosamente squadrati e bocciardati che contribuiscono a conferire all’ediJcio quell’aspetto serio e monumentale che caratterizza spesso simili tipologie pure se ottimamente integrate nella città come la nostra Cassa di Risparmio. “Anche in questo caso - scrive Zucconi nel 1992 - siamo perciò di fronte ad un organismo di carattere spiccatamente urbano: una struttura passante, organizzata attorno ad una galleria commerciale e secondo uno schema che sfrutta sapientemente il dislivello del terreno. (...)Sul piano espressivo, il progetto si colloca, a detta dello stesso Zani, ‘tra i due estremi stilistici dell’architettura medievale e di quella ultramoderna’. (...)Sotto una marcata linea di coronamento, le lisce superJci dei fronti appaiono intercalate da logge e da archi a tutto sesto, molto chiaroscurati che aumentano l’effetto un po’ surreale della composizione”.

Notazioni critiche "La galleria del Titano, questo passage commerciale che porta verso il nulla, sembra il riKesso di strategie ormai accantonate: il suo carattere inutilmente passante è il residuo di una rete di percorsi urbani che il piano regolatore interno aveva previsto a corredo del nuovo ediJcio governativo (il palazzo degli UfJci n.d.r.) ” (Zucconi 1992). Zucconi nel 1992 non poteva avere conoscenza della vitalità del piccolo mercato su contrada Omerelli prima che la Città di San Marino venisse spogliata delle sue prerogative di luogo di residenza e, pertanto, non poteva che cogliere del nostro Monumento un aspetto apparentemente artiJciale; scrive, infatti, a conclusione del suo escursus sull’opera di Zani: “Le arcate cieche, i portici privi di vita non solo accrescono l'effetto metaJsico, ma suggellano anche la distanza che separa i risultati dai propositi iniziali: il progetto che, sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare l'ultimo exploit dell'anziano ingegnere si rivela invece come la testimonianza di un melanconico ‘autunno del demiurgo’ ”.

Note Recentemente (2000-2001) nell’immobile ha eletto la propria sede la Fondazione San Marino Cassa di Risparmio-SUMS, ente no prot costituitosi a seguito della separazione delle attività bancarie, sempre retaggio della Cassa di Risparmio (1881-1882), dalle attività Jlantropiche di pertinenza invece della Fondazione medesima.


DATI GENERALI c18

Classi*cazione tipologica

c) Edi,ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa e Convento di San Francesco

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino v. Basilicius/ p.zza del Placito Feretrano / contr. San Francesco

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 326

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b7; d20

Autore/i

M. Menetto, Battista, Bernardino da Como - Della Balda - Ref" - Zani - Morganti

Cronologia

Secoli XIV-XV; secoli XVII-XVIII ampliamenti, rifacimenti; secolo XX restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa e Convento Chiesa, Convento e Museo

CENNI BIBLIOGRAFICI P. Amaducci,La gurazione dell’aquila e di Giustiniano nella lapide sulla porta di S. Francesco, in Museum, a. X, 1926 I. Biagianti, La terra e gli uomini a San Marino. Agricoltura e rapporti di produzione dal medioevo al novecento, in S. Anselmi (a cura) CSSS, Vol. 11, S. Marino 1995 C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino nello specchio del mondo, vol.II, San Marino 2003 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 O. Fattori , La Chiesa e il Convento di San Francesco, in Museum, a. VI-VII-VIII, 1922-1924 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna, San Marino,1937 G. Gozi, Frate Andrea e il segno dell’aquila a San Marino, in Liceo Ginnasio Governativo e Scuola Media, annuario V-VI-VII, a. s. 1962-1963-1964-1965, Urbania e annuario XIII, a. s. 1978-1979, San Marino G. Gozi, Il convento francescano alla Murata, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXIX, a. s. 2001-02, San Marino M. Gozi, Terra di San Marino, Milano 1934 P. A. Guerrieri (1604-1676), Il Montefeltro illustrato. P. Terza, Cap.li IV-X, de La Carpegna abbellita et il Montefeltro illustrato, Rimini 1979, in L. Donati (a cura), Rimini 1979 L. Lazzarini, L’Arte 1. Percorso nella scultura e pittura dal secolo XIV al primo novecento , in Storia Illustrata della RSM , vol. 1, San Marino 1985 P. T. Lombardi, Il Castello e la Chiesa di Serravalle, San Marino 1978 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, Un nuovo altare per San Francesco , in TRIM , a. V, n. 16-18, febbraio 1992 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. M. e L. Morganti, Presbiterio della chiesa di San Francesco, in Architettura a San Marino, San Marino 1998 G. Parisciani, Il convento di San Francesco dei frati minori conventuali nella Repubblica di San Marino, S. Marino 1983 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 E. Ricotti, Memorie del convento e della chiesa di San Francesco d’Assisi nella Rep. di San Marino, S. Marino 1956 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 M. G. Zaccarini, Gli affreschi della chiesa di Sant’Agostino di Rimini e l’altare dei Re Magi nella chiesa di San Francesco in San Marino, in Libertas Perpetua (Museum), a. I (XV), n. 2, 1933 e a. II (XVI), n. 1,1933-1934 N. Zani, La chiesa di San Francesco a San Marino, in Libertas Perpetua, a. IX (XXIII), n. 1, 1940-41 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della RSM, Bologna 1985 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle AntichitĂ , in Museum, a. III, n. 2-3, 1919; a.I X, 1925; a. XI, n. 2-4, 1927 I “segretiâ€? di una San Marino da riscoprire, in San Marino Oggi, a. I, n. 5, 12 giugno 1997


CARATTERISTICHE

c18

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il primo insediamento dei frati Minori Conventuali a San Marino era situato al Serrone. Oggi non ne rimane più traccia. Nel 1754 restava una Cappella quindi nel 1844 una casa rurale, sino a quando, nel 1920, i frati cedettero il Serrone al Governo per realizzarvi il campo di tiro a volo; ora, pare che il luogo ove sorse uno dei primi conventi francescani, ancora in vita il Santo, debba divenire il futuro Casinò della Repubblica (no comment). Essendo il luogo poco sicuro e lontano, nel XIV secolo si decise di trasferire la Chiesa e il Convento alle Piagge, sotto le mura cittadine. Vanne di Fiordalisia Fglio di Nomaiolo avviò la costruzione del nuovo oratorio. Nel 1361 frate Filippo ed altri frati di San Marino incaricano mastro Menetto per l’ampliamento dell’oratorio di Vanne, ampliamento che verrà ultimato, sotto la direzione di frate Andrea quando, nel 1373, i frati si trasferirono nel nuovo Convento. A questo punto venne anche chiamato a lavorare mastro Battista da Como con le sue maestranze che lasceranno sul nuovo muro, fatto di pietre lisciate a martello, i bassorilievi rafFguranti i loro simboli ‘massonici’. La Chiesa trecentesca era a navata unica con copertura a capriate lignee e prendeva luce da quattro monofore trilobate. In facciata era presente un rosone in laterizio e due portali in pietra a sesto acuto, uno che immetteva alla Chiesa, l’altro al Convento. La consacrazione della Chiesa dovrebbe essere avvenuta nel 1391. La stessa data è apposta sul basamento della croce in pietra, addossata al loggiato della facciata, sulle cui braccia sono scolpite, una per braccio, le lettere I. N. R. I.. L’anno successivo i frati ottennero di poter demolire l’antica Chiesa del Serrone e di utilizzarne i materiali e gli arredi per abbellire la nuova. La presenza dell’affresco dell’Adorazione dei Magi, ritrovato nel secolo appena scorso, fa supporre che, al principio del XV secolo la Chiesa fosse interamente affrescata. Nei secoli XVII e XVIII la Chiesa subì lavori che ne compromisero il carattere originale. Nel 1631 la collocazione del nuovo organo determinò la chiusura del rosone dall’interno. Nello stesso anno, ad opera di Padre Lodovico Gelli fu realizzata la loggia a tre arcate sul fronte. A questa venne poi addirittura aggiunto un piano che sancì deFnitivamente la chiusura del rosone. Nel 1790 iniziarono altri lavori sotto la direzione del capo mastro Giuseppe RefF, durante i quali vennero disfatti gli altari e l’arco del coro, furono chiuse le monofore, rialzati di più di due metri i muri perimetrali, decurtate le colonne della loggia superiore del chiostrino, rifatto il tetto, lacerate le cortine murarie per inserirvi i quattro altari laterali, inFne fu rifatto il sofFtto e il nuovo arco del coro. Nel 1791 si proseguì la fabbrica esterna del campanile che fu fortemente rialzato e poco rimane del campanile originale del 1405. Altri interventi di Fnitura furono eseguiti durante il secolo XIX, ma non aggiunsero nulla alle trasformazioni già avvenute. Con l’istituzione della Commissione Governativa per la Conservazione dei Ricordi Storici e delle Antichità nel 1916 ci si cominciò ad interrogare sulla necessità di un restauro che ridesse dignità a questo monumento. Un primo progetto dell’architetto Vincenzo Moraldi non ebbe seguito.Nel1933 Zani redige una tavola in cui la Chiesa è rafFgurata nella sua supposta forma originale: non c’è più la loggia in facciata, la scala è molto meno ripida e quindi occupa tutto il sagrato, la croce di pietra occupa una posizione avanzata rispetto alla Chiesa. A questo progetto ne seguì un altro, realizzato nel 1958 che prevedeva di lasciare in facciata una loggia con colonne ottagone. A sostegno di questa seconda ipotesi Zani affermava: “Rare volte in opere di restauro è possibile procedere con la sicurezza con cui è stato ricostruito il primitivo portico retto de esili colonne ottagonali ed architravato in quercia. Le tracce rimaste sotto le successive soprastrutture sono state guida infallibile; (...) I capitelli delle colonne e le basi delle colonne e buona parte delle colonne stesse sono state rinvenute nel convento; persino delle mensole di quercia è stato trovato il modello originario”. Il progetto prevedeva anche il ripristino del rosone. Inoltre lo Zani auspicava che fossero riportati in luce gli affreschi, riaperte le monofore e ripristinato il portico laterale. I lavori all’interno della Chiesa prevedevano l’eliminazione degli eccessi decorativi, ma non riguardarono l’assetto spaziale. Nel 1978 fu fatto un ulteriore intervento di consolidamento. Nel 1992 LM e L. Morganti hanno riprogettato il presbiterio cercando di conservare al monumento le speciFche caratterizzazioni stilistiche derivategli dalla sobrietà del romanico e dalla ‘ariosità’ del barocco. Con tale intendimento sono state pertanto realizzate la nuova mensa sorretta dal cippo duecentesco proveniente dal Serrone, la quinta in muratura scialba cui è appesa la pala del Mariotto (sec.XV), che copre appena il coro ottocentesco e la cantoria, e la scala arrotondata per accedere dalla navata al presbiterio. In origine il Convento era composto da due bracci, uno si sviluppava lungo l’attuale via Basilicius, l’altro dietro l’abside e Sacrestia della Chiesa. Nel 1748 si decise di permutare l’ala antistante la Chiesa con le case Giangi e orto posti dietro la Sacrestia. Le condizioni di conservazione di quest’ultima, come del resto quelle dell’ala del Convento permutata, erano pessime e i lavori di consolidamento si protrassero Fno al 1767. Le due parti originarie erano collegate tramite un loggiato realizzato su due livelli: una serie di arcate a tutto sesto sormontate da una loggia formata da colonnine ottagone e con copertura lignea. Il loggiato superiore è stato manomesso durante i secoli XVII-XVIII quando, per abbassare il tetto e fare le Fnestre della Chiesa rimodernata, furono decurtate le colonnine. Rimangono due colonnine originali vicino al campanile e alla cisterna. Durante i restauri sul progetto di Zani del 1965 si riportò la loggia superiore del Chiostro all’altezza originaria e si ripristinarono le colonne ottagone.

Notazioni critiche Malgrado le numerose trasformazioni, la Chiesa di San Francesco è senza dubbio uno dei massimi monumenti di San Marino. Una particolare attenzione va posta ai paramenti murari esterni, soprattutto quelli insistenti sulla piazzetta del Placito Feretrano e su contrada San Francesco, oltre che al bellissimo sagrato quasi a forma triangolare che conduce al portico tramite la breve scalinata sormontata dalla trecentesca croce litica.

Note


DATI GENERALI c19

Classi*cazione tipologica

c) Edi(ci storico monumentali

Denominazione

Teatro Titano

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazza S. Agata / contr.di Porta Nova / p.le lo Stradone

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappale 366

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a 2,1

Autore/i

Morriconi, Tosi - Ref - Fronzi - Zani - Rossini

Cronologia

1772, 1809 - 1837-1902 1936, 1941 - 1986

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Teatro Teatro

CENNI BIBLIOGRAFICI M. A. Bonelli, Saluti da San Marino , San Marino 1983 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina , vol. II, Rimini 1992 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino nello specchio del mondo, vol.II, San Marino 2003 D. Fioretti, Dalla “democraziaâ€? alla “aristocrazia elettivaâ€?, il ceto dirigente a San Marino nei secoli XVII e XVIII, in S. Anselmi (a cura) CSSS, Vol. 7, San Marino 1994 C. Gozi, L’arte della musica nella Repubblica di San Marino, San Marino 1930 C. Malagola, L’Archivio Governativo della Repubblica di San Marino, San Marino 1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 F. Michelotti, A. Simoncini, Il ritorno delle muse. Vicende e restauro del sipario di Pietro Tonnini, San Marino 1993 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 G. Rossini, La trasformazione della forma urbana 2, in Storia Illustrata della RSM, vol. 2, San Marino 1985 G. Zani, Il Teatro ed il baluardo di Porta Nuova in San Marino, in Libertas Perpetua Museum, a. V, n. 2, 1937 G. Zani, Il Teatro del Titano, in Libertas Perpetua Museum, a. IX, n. 2, 1941 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino, Bologna 1985 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle AntichitĂ , Progetto di restauro del Teatro Titano, in Libertas Perpetua Museum , a. IV, n. 2, 1936 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle AntichitĂ , Opere Monumentali in Corso, in Libertas Perpetua Museum , a. VII, n. 2, 1939 La Commmissione teatrale, Apertura del nuovo teatro del Titano , Pesaro 1941 Ufcio AttivitĂ  Sociali e Culturali, Citta e Cultura-Riapertura del Teatro Titano, San Marino 1986


CARATTERISTICHE

c19

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Fino alla 'ne del XVIII secolo la Città non è dotata di un teatro vero e proprio, infatti, dal XVI secolo, veniva usata, a tale scopo, una sala del Palazzo Pubblico. Nel 1772 il Consiglio Principe delibera la costruzione di un teatro in prossimità del Torrione di Porta Nova; nella mappa di Città del catasto Pelacchi, terminata intorno al 1777, ivi 'gura, infatti, il Teatro novo. La vicenda costruttiva del vecchio edi5cio è assai articolata e si snoda per tutta la 5ne del XVIII secolo, attraverso il XIX, sino al 1902. Lincarico, af5dato a Cristoforo Moriconi nel 1773-74, venne sospeso, a causa di un crollo durante il corso dei lavori, ed assegnato nel 1779, dopo varie circostanze, allarchitetto Tosi; sembra, tuttavia, che, anche in questo caso, la fabbrica risentisse di un intervento di non elevata qualità, tanto è vero che, già nel 1837, si utilizzarono alcuni disegni di un progetto del sammarinese Antonio Ref5, per ricostruirne, almeno, la copertura. Nel 1846 il teatro venne abbellito con il sipario del Tonnini, oggi restaurato, e, nel 1894, con altri decori, operati dagli stessi artisti che, nel contempo, lavoravano per il Palazzo Pubblico. In5ne, nel 1902 venne af5dato allingegnere Fonzi lincarico di provvedere allampliamento dellimmobile con laggiunta dellatrio e di una sala per il ridotto; tuttavia tali lavori non furono del tutto portati a termine. In simili condizioni nel 1936 Zani diede inizio al progetto di restauro e soprelevazione della struttura che terminò nel 1941 e che, pur conservandone alcuni elementi, modi5cò non poco, il vecchio teatro ottocentesco. Ledi5cio di Zani, chiuso nel 1981, venne riaperto il 31 marzo 1986, dopo i restauri, portati a termine su progetto dellingegnere Rossini; luso che se ne era fatto sino allora non si era limitato alle funzioni che gli erano proprie, ma era stato rivolto anche ad altre attività quali veglioni, manifestazioni sportive, proiezione di , che contribuirono non poco al deterioramento dellimmobile. Ascendendo la ricostruita Murata Nuova, attraverso i terrazzamenti del portico di SantAgata e del viale Donna Felicissima, sino allarco della Fratta, non vè soluzione di continuità nel percorso che si snoda dallo Stradone allex Ospedale della Misericordia, ed il Teatro Titano diviene parte inscindibile di tale “risalita ante litteram “. Le forme delledi0cio, de0nite, allinterno, da unimpostazione funzionale e moderna dello spazio, esternamente, risentono, invece, del linguaggio eclettico-ottocentesco, scelto da Zani per San Marino. Si tratta di una compenetrazione di concetti moderni con elementi stilistici antichi, peraltro già presenti, in parte, nel vecchio fabbricato. Si accede al teatro, che può accogliere circa trecentocinquanta spettatori, tramite ingresso composto da biglietteria, atrio, guardaroba e servizi. Un disimpegno, cui si arriva anche dalle scale del ridotto principale aperto sullo Stradone, raccorda gli accessi alla platea. Al piano terzo si trovano laltro ridotto ed il loggione che si affaccia sui due ordini di palchi sottostanti e sulla platea. Al primo piano è il palco reggenziale con dietro i salottini e la saletta per i ricevimenti. Il palcoscenico occupa circa un terzo dellintero edi0cio in pianta; i camerini sono localizzati sia al piano ammezzato, adiacenti allorchestra, che al piano secondo, sopra il Baluardo di Portanova. Fa da sfondo al palcoscenico larco a tutto sesto nel punto in cui era la porta di accesso alle originarie mura medievali, porta che Zani riaprirà sul 0anco del Teatro medesimo, nel ricostruire la cortina merlata. Numerose le vie di fuga ed i raccordi con lesterno di cui è provvisto limmobile, in particolare va segnalata la torretta, che, sviluppandosi verticalmente, funge, non solamente da arco dingresso alla piazza del Giuramento, ma diviene punto di collegamento che consente di raggiungere i terrazzamenti sovrastanti, che immettono nella parte alta del paese (un altro accesso dal teatro al terrazzo della cripta di SantAgata si immette direttamente sul camminamento delle mura).

Notazioni critiche Il Teatro Titano è una delle costruzioni fra le più espressive di un lungo periodo storico della nostra Città. È unarchitettura che, nonostante gli anni, si caratterizza ancora per la sua modernità. È unopera magistralmente realizzata e, successivamente, anche magistralmente ampliata, trasformata e restaurata; per cui non possiamo che attribuirle un alto grado di interesse storico-artistico.

Note Cfr. L.M. Morganti, Il patrimonio dello stato. Larchitettura storica della Repubblica di San Marino, San Marino 2001, pagg. 127-128. Per approfondimenti si vedano anche le pagg. 129-132.


DATI GENERALI c20

Classi*cazione tipologica

c) Edi&ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa e Convento dei Cappuccini

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino via Paolo III

RIF. CATASTALI Foglio 43 mappale 11

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° g6; f3,18

Autore/i

Brancuti, Belluzzi, Corbelli, Gozi (?) - Ref& e N. Zani (restauri)

Cronologia

1593; XVII e XVIII secolo; XIX e XX secolo (restauri)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa e Convento Chiesa e Convento

CENNI BIBLIOGRAFICI M. Arzilli, La chiesa e il convento dei Cappuccini, in Studi Montefeltrani – Atti del convegno. I Cappuccini nel Montefeltro, San Leo 1982 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino i viaggiatori stranieri raccontano , San Marino 2002 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 D. Giannini, I Cappuccini: una chiesa e un convento calati nella storia, in L’Ospite, a. V, n. 5, aprile 1992 G. Gozi, Il convento dei Cappuccini nella storia sammarinese, in Libertas Perpetua (Museum), a. VII (XXI), n. 1, 1938-39 P. A. Guerrieri (1604-1676), Il Montefeltro illustrato. P. Terza, Cap.li IV-X, de La Carpegna abbellita et il Montefeltro illustrato , Rimini 1979, in L. Donati (a cura), Rimini 1979 L. Lazzarini, La “veduta della Città di San Marino” di Francesco Mingucci (1626) , in Studi Sammarinesi , S. Marino 1986 G. Macina, Vita politica e sociale a San Marino nella seconda metà del ‘500, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXVI, a. s. 1998-1999, San Marino 1999 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 M. Moretti, Il trono dei poveri , 1927 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 P. F. M. da San Marino, Discorso commemorativo nella festa di San Quirino, 4.VI.1944 , San Marino 1944 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 Il Convento dei Cappuccini nella storia Sammarinese, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 5 febbraio 1939 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici: Chiesa dei Cappuccini , scheda XXV, XXVI, 1975


CARATTERISTICHE

c20

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa dei Cappuccini fu eretta in luogo della Cappella dedicata a San Quirino, risalente al 1549. La devozione era nata in seguito al ‘miracolo’ che aveva scongiurato il tentativo di invasione di Fabiano da Monte (4 giugno 1543) e all’analogo fallimento, qualche anno più tardi, dell’attacco di Leonardo Pio, signore di Verrucchio (1549). Nel 1547, il 4 giugno venne decretato quale giorno festivo in onore di San Quirino Vescovo e Martire, la festività fu abolita nel 1979. Nel 1574, il 19 marzo, Antonio Brancuti, Matteo Belluzzi, Pier Paolo Corbelli e Marcantonio Gozi furono incaricati di prendere contatti con i frati Cappuccini per condurli a San Marino ed ivi fabbricarvi un Convento. Il 4 settembre 1580 fu di nuovo ribadita da parte del Consiglio la necessità di costruire detto Convento, ma ancora nel 1583 si esortava ‘a dar principio à questo convento con piantar quella S.ta benedetta Croce’; nel 1584 la fabbrica, in parte Enanziata con la tassa di cinquina già devoluta anche per l’ediEcazione di quella delle Clarisse, era, comunque, in costruzione. In seguito, con atto del notaio Francesco Bonelli, datato 25 settembre 1589, vennero assegnati in ‘semplice godimento’ al Cenobio i terreni e le selve, adiacenti al sacello, terreni che, trecentocinquant’anni dopo, nel 1939, furono ufEcialmente riacquisiti dalla Camera al Ene di realizzarvi i progetti di ampliamento della Città, previsti dal piano regolatore esterno (1936), redatto dall’ingegnere Gino Zani . La Chiesa assunse conEgurazione simile all’attuale, probabilmente, non prima della seconda metà del XVII secolo (fatto salvo il corpo laterale sinistro che si ingrandì successivamente per fungere anche da quinta di chiusura del portico) e, come attestato da un’iscrizione a destra dell’altare, sembra ricevesse deEnitiva consacrazione nel 1707. Del preesistente sacello resta l’architrave posto sull’ingresso principale, sul quale è incisa la dedica a San Quirino. Un’altra iscrizione, a sinistra dell’ingresso, commemora l’episodio del discorso con cui Garibaldi, rifugiatosi nella Repubblica, il 31 luglio 1849 sciolse le proprie milizie. Si accede alla Chiesa da un’ampia gradonata in pietra del luogo che conduce al portico a cinque arcate in mattoni, sorrette da colonne monolitiche. Sulla sinistra si trova la Croce settecentesca in pietra lì collocata nel 1927 allorquando vi fu trasferita dal luogo di origine donde fu tolta per fare posto al monumento a San Francesco, inaugurato nel 1928. In alto, sopra il portico, una semplice Enestra rettangolare, la cui vetrata policroma rafEgura San Quirino. La muratura in pietrame, con cantonali squadrati, mostra i segni degli ampliamenti: all’aula originale furono afEancate a sinistra tre cappelle e successivamente un vano per la sacrestia. All’interno il sofEtto è costituito da una volta a botte unghiata; in fondo all’aula un imponente tabernacolo ligneo con al centro la pala di Taddeo (o Federico) Zuccari, laddove, ai piedi del Cristo deposto, è rappresentato il nostro Santo con il plastico della Città fortiEcata. L’ingresso posteriore consente di accedere direttamente al Convento ed al piccolo Chiostro provvisto di puteale in pietra. Una signiEcativa rappresentazione della Chiesa e Convento dei Cappuccini si conserva presso l’archivio Vaticano ed è datata 1626, trattasi dell’ormai famoso acquerello opera di Francesco Mingucci, laddove il Monumento Egura in primo piano, sulla destra di chi osserva, con orti e selve di sua pertinenza: la rappresentazione della Città è piuttosto rielaborata tuttavia le emergenze storico-monumentali vi Egurano con una simbologia sufEcientemente attendibile. Il Blavius invece nel 1663 ci restituisce un ritratto del Complesso assai più realistico, in tale incisione compare per la prima volta anche il portico antistante alla Chiesa. Sul Enire dl XIX secolo le immagini fotograEche della Chiesa e Convento dei Cappuccini si susseguono numerose fornendoci una visione del luogo assai suggestiva e romantica come, del resto, si presenta ancora oggi.

Notazioni critiche ‘Il tipo edilizio, cui fa riferimento l’intero complesso, è di antica memoria. Anche se l’essenzialità, presa a prestito da un agreste stile romanico che sposa all’interno un timido accenno di classicismo di maniera, è, un poco, costretta a convivere con un eloquente kitsch novecentesco. La ‘navata’ destra, assumendo la conEgurazione di portico del chiostro, determina la pacata fusione fra la Chiesa ed il Convento. (...) Il portico e la gradonata di accesso conferiscono alla Chiesa un’armoniosa, tranquilla, rassicurante plasticità, che, nonostante l’estrema sempliEcazione delle forme, assume inEne un aspetto assai nobile e colto.’ (LMM, 1995)

Note


DATI GENERALI c21

Classi*cazione tipologica

c) Edi!ci storico monumentali

Denominazione

Palazzo dell’INFAIL

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino viale Antonio Onofri

RIF. CATASTALI Foglio 43 mappale 69

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Luigi Ciarlini

Cronologia

1940-41

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Ufci e Civile Abitazione Ufci e Civile Abitazione

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, agenda scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Gli insediamenti urbani a San Marino fra ‘700 e ‘900. Aspetti architettonici della ferrovia Rimini-San Marino, in Studi Sammarinesi, San Marino 1986 A. Carattoni, L’economia 2. Gli esiti attuali dello sviluppo, in Storia Illustrata della RSM , vol. 3, San Marino 1985 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 La solenne premiazione dei mutilati del lavoro sammarinese, in Libertas Perpetua (Museum) , a. VIII (XXII), n. 2, 1940 Le cerimonie del 30 settembre. L’inaugurazione dell’Ospedale e del palazzo dell’INFAIL, in Libertas Perpetua (Museum), a. IX (XXIII), n. 2, 1941 Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 19 marzo 1940, 15/29 settembre 1940, 8 giugno 1941, 30 settembre 1941, 26 ottobre 1941


CARATTERISTICHE

c21

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il 31 marzo 1940 una delegazione di funzionari dell'INFAIL (ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA ASSICURAZIONI INFORTUNI SUL LAVORO) si recò a San Marino per presenziare alla consegna delle medaglie al valore civile ai mutilati del lavoro, faceva parte della delegazione l'avvocato Giuseppe Steiner, allora consigliere nazionale dell'INFAIL, che, in quell’occasione, assieme alle autorità di San Marino, prese visione, in Lungomonte Littorio, dei lavori e dell'area su cui stava per sorgere il palazzo dell'INFAIL, opera che doveva fare parte del ‘Piano Regolatore Esterno’, ovvero della prima organica espansione extra muros della Città di San Marino, progettata sin dal 1925 dall'ingegnere Zani ed operativa intorno al 1936. L'edi?cio venne progettato dall'architetto Luigi Ciarlini, la direzione dei lavori venne eseguita dall'ingegnere Mario Raspi e le maestranze furono quasi tutte locali: Lorenzo Zani per le parti elettriche, Tommaso Bigi per le parti di riscaldamento ed idrauliche, Ivo Valentini per le tappezzerie, Gaetano Ref? per le pietre, Romeo Balsimelli per le opere d'arte da scalpellino. L'opera, costruita a tempo di record, come del resto numerose altre di questo periodo, venne inaugurata il 30 settembre del 1941, lo stesso giorno dell'inaugurazione dell'Ospedale della Misericordia. Se lo si osserva in relazione alla natura del luogo e dell'architettura della città antica, sembrerebbe un edi?cio dalla mole imponente. E' invece una costruzione di taglio moderno che con coraggio si confronta con il paesaggio preesistente. Del resto lo stesso Zani, più di una volta, aveva operato in tal modo, anche se utilizzando stili più congegnali alla Sua formazione. Un’architettura moderna, tipica di una felice stagione che annoverava fra i suoi massimi esponenti un ?or ?ore d’intellettuali che furono in grado di competere con i massimi esponenti della cultura architettonica internazionale. La pianta dell'edi?cio forma una ‘c’ allungata che racchiude a monte il giardino. Il corpo di fabbrica a sud, accessibile da uno dei tre solidi e compatti portali, rigorosamente in pietra, sormontato da un balcone di raf?nata e signorile esecuzione, contiene gli appartamenti ai piani alti ai quali si arriva da un’elegante scala circolare. Allo stesso corpo di fabbrica, ma per i soli uf?ci del piano terreno, si arriva anche dalla piazza Bramante tramite due piccole rampe di scale simmetriche protette da un robusto parapetto che conferisce importanza e dignità anche a questo accesso apparentemente secondario. L'ingresso principale del palazzo, sormontato da una scultura raf?gurante un'aquila (opera del Balsimelli), introduce all'altro corpo scale che mette, invece, in relazione il piano terreno con gli altri piani. Il doppio portico, che poggia sul massiccio prospetto in pietra, squadrata e bocciardata, del piano terra, realizzato con una teoria di colonne litiche poste a due metri di interasse l'una dall'altra, assieme a quello che protegge la terrazza del terzo piano, conferisce all'edi?cio maggiore leggerezza pur conservandogli un’elegante ‘monumentalità’.

Notazioni critiche Il rigore con cui sono assemblati i vari corpi di fabbrica ed i vari elementi completivi ci restituisce un'architettura di alto pro?lo, assai signi?cativa di quel particolare momento storico.

Note


DATI GENERALI c22

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Colombaia

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino via G. Giacomini - salita della Colombaia - Colombaia

RIF. CATASTALI Foglio 40 mappale 283

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XV; Secoli XVI-XVII-XIX-XX (sopraelevazione - ampliamento - restauro)

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Torre militare - Colombaia - Casa Colombaia Monumento / (edi cio privo di destinazione speci ca)

CENNI BIBLIOGRAFICI G. Angeli, Le Forticazioni, le Armi e le Milizie a San Marino, in il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 31 ottobre 1927, 29 gennaio 1928, 29 febbraio 1928, 18 marzo 1928, 31 marzo 1928, 15 luglio 1928, 31 luglio 1928 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. II, Rimini 1992 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini (a cura), La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 C. Buscarini, Documenti dell’economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Annuario Scuola Secondaria Superiore, n. XXII, a. s. 1994-1995, San Marino 1995 P. P. Guardigli, Terre e Torri per una storia economica e sociale della Repubblica di San Marino, San Marino 1992 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. M. Morganti, (II) Palazzo. Una casa forte nell’agro dell’antico distretto di San Marino, San Marino 2002 M. Moroni, L’economia di un “luogo di mezzo”. San Marino dal basso medioevo all’ottocento, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 L. Rossi, Dinamiche patrimoniali e straticazione sociale nei catasti sammarinesi. Secoli XVII-XVIII , in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 8, San Marino 1994 Dicastero Cultura-Biblioteca e Beni Ambientali, Il Mistero della Torre. Ipotesi sulla Colombaia, San Marino 1986 BSSM, Catalogo beni culturali, Edi ci pubblici: Colombaia, scheda XXVII, a cura di L. Rossi, 1975 UASC, Note e Ignoti concerti dei luoghi dimenticati, San Marino 1990


CARATTERISTICHE

c22

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali È probabile che nella prima metà del XV secolo, periodo particolarmente dif?cile della storia militare del comune di San Marino, la Torre venisse eretta allo scopo di sorvegliare una parte di territorio, esposta alle incursioni nemiche. Successivamente, verso la ?ne del 1400 e nei primi anni del 1500, l’edi?cio assumerà la caratteristica di TorreColombaia. Nei secoli XVI e XVII la Torre verrà ampliata sul lato Sud per più speci?che funzioni abitative e nel XIX secolo (o primi del XX), con l’aggiunta della loggetta di accesso a lato Nord, verrà ad assumere l’attuale con?gurazione. Il restauro dei paramenti esterni, operato negli anni ‘80 del XX secolo, non ha alterato l’immagine dell’edi?cio. L’immobile è costituito da tre corpi di fabbrica. La parte più signi?cativa resta comunque quella centrale a Torre. L’impianto distributivo deriva da un adattamento per gradi delle diverse funzioni assunte: Torre e Casa-Colombaia. La Torre è a cinque piani a pianta quadrata, la Casa è invece un rettangolo a piani sfalsati, coperto da un’unica falda. Alla Torre, in acciottolato di pietra, con copertura a quattro acque con struttura in travi lignee sorrette da mensole poggianti su peducci di raf?nata esecuzione, si sono aggiunti gli spazi per l’abitazione utilizzando medesime tecniche costruttive e medesimi materiali. Nella Torre sono ancora evidenti numerosi segni delle passate funzioni, quali ad esempio piccole ?nestrelle per segnalazioni e osservazioni militari, un portale ad ogiva, robusti cantonali in pietra ed il posatoio in lastre sottili di pietra a sbalzo per favorire l’accesso agli alveoli ai colombi. Circondata da edi?ci privi di connotazione architettonica di pregio, sorti negli anni ‘60 del XX secolo, la Torre Colombaia, quale unica emergenza architettonica della via Giacomini, può costituire punto di riferimento signi?cativo per l’intera zona.

Notazioni critiche uno dei rari esempi, rimasti pressoché intatti, di casa a Torre-Colombaia presente nella nostra area geogra?ca. Le peculiarità descritte conferiscono all’immobile un alto grado d’interesse storico, architettonico ed artistico. Si tratta di un documento insostituibile da conservare e valorizzare quale testimonianza irripetibile della storia e delle tecniche costruttive che hanno caratterizzato da secoli la nostra architettura. È

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 59-60.


DATI GENERALI c23

Classi*cazione tipologica

c) Edi$ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Rocco al Croce$sso

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazzale del Croce'sso

RIF. CATASTALI Foglio 42 mappali 2-3

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b1

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XVI

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI G. Angeli, Le Forticazioni, le Armi e le Milizie a San Marino, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 31 ottobre 1927, 29 gennaio 1928, 29 febbraio 1928, 18 marzo 1928, 31 marzo 1928, 15 luglio 1928, 31 luglio 1928 C. Buscarini (a cura ), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio di San Marino 1995 C. Buscarini, La scuola d’arti e mestieri a S. Marino, 1918-1922 , in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXV, a. s. 1997-1998, San Marino 1998 S. Faetanini e F. Tamagnini, Chiesa di San Rocco (o del Crocesso). Città di San Marino , San Marino 2001 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 G. Zani, Il Territorio e il Castello di San Marino attraverso i secoli , Faenza 1963 Cronaca Cittadina, in Il Popolo Sammarinese , organo del P.F.S., 16 novembre 1930 La Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità , in Museum, a. IV, n. 1-2, 1920 BSSM, Catalogo beni culturali, Edici pubblici: Chiesa di San Rocco, scheda XII , a cura di L. Rossi, 1975 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, vol. 1 e vol. 5, San Marino


CARATTERISTICHE

c23

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa del Croce>sso, incisa nella stampa del Blavius (1663), è chiamata dal Pelacchi San Rocco della Ripa , forse per distinguerla dalla cappella di San Rocco, oggi distrutta, che sorgeva nell’agglomerato di case alle Scalette. Come altre cappelle dedicate a San Rocco, probabilmente, venne edi>cata per devozione al Santo protettore dal terribile morbo della peste. Sotto la piccola Chiesa della Ripa, infatti, vi furono sepolti molti corpi delle vittime delle epidemie del 1540-1549-1630-1656, almeno così ci narra una ‘Cronaca Cittadina’ del 16 novembre 1930 apparsa sul Popolo Sammarinese , organo del Partito Fascista Sammarinese, a >rma di un ‘Abitante del Montale’; la quale cronaca ci informa, fra l’altro, che detta Chiesa venne, per un certo periodo, abbandonata e che, solamente negli anni trenta, venne restaurata. La notizia dell’abbandono la troviamo anche in una relazione di Pietro Franciosi, che, nel luglio del 1919, ne proponeva un uso a >ni culturali, essendo la cappella lasciata in disuso dalle stesse Suore Clarisse che ne erano le proprietarie; così come risulta, anche, dal verbale della riunione della Commissione Governativa per i Monumenti e le Antichità del 13 marzo 1920, che riferisce di una visita alla chiesetta del Crocesso , già sconsacrata, di proprietà delle Monache di S. Chiara.. L’immobile in pietra grezza intonacata, è coperto da un tetto a due acque la cui struttura è costituita da capriate lignee, tavelle in cotto e manto di coppi tradizionali. La facciata è caratterizzata da un portale incorniciato ed architravato in pietra del Titano e da due >nestre, provviste di inferriate, sotto le quali sono collocati due sedili in pietra. All’interno è presente un paliotto settecentesco di scagliola mentre lungo le pareti sono ricavate diverse nicchie per la devozione dei Santi. La Chiesa delle Piagge, è ubicata all’inizio della Costa dell’Arnella, lungo la strada che conduce alla Porta della Ripa ed al Borgo Mercatale, tale collocazione le conferisce pregevoli caratteristiche ambientali.

Notazioni critiche Trattasi di una testimonianza signi>cativa delle tipiche cappelle votive edi>cate immediatamente a ridosso dei luoghi abitati e vicine alle principali vie di transito, laddove il viandante vi poteva facilmente sostare, non solamente per devozione, ma anche per ripararsi e riposare. L’edi>cio conserva, anche dopo i necessari restauri, i caratteri architettonici originari, ed è quindi meritevole di un’attenta salvaguardia.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 61-62.


DATI GENERALI c24

Classi*cazione tipologica

c) Edi+ci storico monumentali

Denominazione

Torre dell’Orologio a Borgo Maggiore

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore piazza Grande

RIF. CATASTALI Foglio 29 mappale 221

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b9

Autore/i

F. Azzurri

Cronologia

1896

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Torre civica dell’orologio Torre civica dell’orologio

CENNI BIBLIOGRAFICI N. Angeli, Il centenario della costruzione della Torre Civica dell’Orologio di Borgo Maggiore , San Marino 1996 C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 T. e F. Bugli, I nove Castelli di San Marino , Gli insediamenti urbani dell’Ottocento nelle incisioni di Tiziano e Fabrizio Bugli, San Marino 1988 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini (a cura), La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 L. De Montalbo, Dizionario Bibliograco Iconograco della Repubblica di San Marino, seconda edizione, Parigi 1911 C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo, San Marino 1990 P. Franciosi, San Marino il più piccolo Stato d’Europa, in Le cento città d’Italia illustrate, n. 36, Milano N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 P. G. Pasini, L’azzurra vision di San Marino, San Marino 1985 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 M. L. Pedini Angelini, Istituto Musicale Sammarinese ventennale 1975-1995, San Marino 1995 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 A. Simoncini e G. De Carolis, Formazione e sviluppo del Centro Storico di Borgo Maggiore, San Marino 1979 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990


CARATTERISTICHE

c24

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali In applicazione alla delibera del Consiglio Principe del 31 agosto 1891, nel 1895 viene afBdato l’incarico di progettare l’opera a F. Azzurri, mentre l’esecuzione è appaltata all’impresa diretta da G. RefB. Nel settembre del 1896 la Torre è realizzata, manca solamente l’orologio che, molto probabilmente, verrà installato verso la Bne del medesimo anno. La torre di pianta quadrata, incuneata tra due ediBci, ha un alto portale di accesso inquadrato da un bugnato a Bnti conci; sopra ad esso la scritta simbolo del Castello di Borgo: LIBERTAS, quindi, sorretto da volute in aggetto, il balcone con parapetto delimitato da due dadi con gli stemmi di Borgo e San Marino. Sul poggiolo si apre una porta incorniciata da doppie lesene e da un architrave con timpano. Sui quattro lati della torre, che termina con una cornice sorretta da beccatelli in pietra, è posto l’orologio, sopra di esso è ben visibile la data incisa che si riferisce all’ediBcazione: MDCCCXCVI. Chiude la torre una cuspide ottagonale, retta da tamburo ad archetti su pilastri, circondata da un terrazzo con balaustra in ferro. Nei due vani dell’interno vi sono due scale: quella che conduce al balcone e quella che prosegue Bno al macchinario dell’orologio e alla cella della campana civica. La venerabile Compagnia della Misericordia, che troveremo alla Bne del XVIII secolo anche in Città a destra della Porta del Loco nell’ediBcio con cisterna pubblica, oggi destinato a Museo della Tortura, secondo quanto affermano Angeli (1996) e Simoncini-De Carolis (1979), che lo evincono dalla lettura del catasto Pelacchi, era intestataria nel 1775-77 della cantina su cui sorge la nostra Torre, la quale, già nel 1896, è di proprietà dell’Eccellentissima Camera. La stampa del Blavius (1663) presenta in secondo piano una torre con ampio portale, incastonata fra altri ediBci. Se si trattasse della torre, diruta la quale, ed ivi rimasto solamente il vano a piano terra, in suo luogo venne, poi, riediBcata la nostra o se si trattasse di altra, immediatamente dietro, laddove era anche il Palazzo Pubblico, come sembrano affermare Franchini (1990), Simoncini- De Carolis (1979), i quali secondi si riferiscono, però, alla ristampa del Mortier (1724) e confermare i Bugli (1988), non è del tutto chiaro. A noi sembra che il Blavius pubblichi il disegno di una torre, sicuramente più ampia, ma non troppo discosta dalla nostra. Non siamo sicuri, infatti, che Egli, rappresentando quella torre, si riferisse all’Arco e Strada sotto l’accennato Palazzo pubblico che, poi, il Pelacchi indicherà con il numero romano VIII.

Notazioni critiche Al di là delle dispute accademiche sulle preesistenze, dobbiamo riconoscere all’opera dell’Azzurri e del RefB, sia per la sua rilevante presenza, che per il signiBcativo ruolo svolto, quale punto di riferimento nel tessuto urbano del Borgo, un indiscutibile valore storico, artistico ed architettonico.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 47-48.


DATI GENERALI c25

Classi*cazione tipologica

c) Edi(ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di Sant’Antimo a Borgo Maggiore

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore piazza Grande

RIF. CATASTALI Foglio 29 mappale 120

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° b9

Autore/i

Ignoto-M. Ref!

Cronologia

Fine XVI secolo; 1863-1878 rifacimenti, ampliamenti, campanile

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI F. Balsimelli, Guida storico artistica illustrata della Repubblica di San Marino, Rimini 1932 M. A. Bonelli, La Città sul Monte, Rimini 1989 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo, San Marino 1990 G. Macina, Vita politica e sociale a San Marino nella seconda metà del ‘500, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXVI, a. s. 1998-1999, San Marino 1999 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 P. G. Pasini, Guercino e dintorni, Cittadella (Padova) 1987 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura ), Atti del Consiglio Principe, Volumi 7-8-9 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici: Chiesa di Sant’Antimo , scheda A - 8 (Borgo), 1975


CARATTERISTICHE

c25

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali In luogo di una Cappella quattrocentesca, i cui resti furono rinvenuti, nel corso di lavori di manutenzione negli anni ottanta del secolo scorso, dedicata, forse, a San Bartolomeo Apostolo (come parrebbe attestato da un atto del 1675 del notaio Francesco Onofri), grazie ad un lascito testamentario di Certo Ventura di Giovanni da Rimini che, in data 18 novembre 1555, istituì sua erede universale la Chiesa di Mercatale di San Marino, sembra venisse eretta la Cappellania sotto l’invocazione di S. Antimo prete. Tuttavia ancora il 9 gennaio 1590 fu prodotta una supplica a nome dell’Università di Mercatale nella quale si domanda aiuto e consiglio a questo Ill. mo Governo per fabricare in detto Borgo una chiesa per comodità di quel popolo e di tutti (Macina, 1999). La prima immagine dell’ediGcio di culto, anche se non del tutto precisa, la si può ricavare dal prospetto del Sub Urbium di San Marino pubblicato dai fratelli Blaeu nel 1663. Nel 1737, a causa del noto episodio del conHitto a fuoco che seguì all’intimazione di resa rivolta a Marino Belzoppi e Domenico Vanni, ivi rifugiatisi, vennero arrecati seri danni agli arredi ed alle strutture del complesso. L’immobile, dopo tale accidente, diviene tuttavia luogo particolarmente signiGcativo per i sammarinesi in quanto ivi è custodita l’immagine di Sant’Agata che ogni anno, il 5 febbraio, è trasportata dal Borgo alla Pieve di San Marino per commemorare l’avvenimento alberoniano. La Chiesa avrà certamente subito più di un restauro prima del rilievo che ne fecero, sul Gnire del XVIII secolo, i catastieri Pasquale ed Agostino Pelacchi, i quali dichiarano nella mappa del Borgo di San Marino contrassegnata con il numero ‘I’ la Chiesa di S. Antimo Spettante al Pub. prospiciente alla Piazza di Sotto e con il numero ‘2’ la Chiesa della V. Comp. di S.Croce ad essa adiacente. Il Complesso mantenne tale conGgurazione sino alla prima metà del XIX secolo allorquando si decise di restaurarlo, soprelevarlo ed ampliarlo. Il 23 giugno 1863 il Nob. Sig. Don Marino Belluzzi presenta al Consiglio un progetto per il ristauro alla Chiesa di S. Antimo suscitando la reazione di certo Gaetano Simoncini conGnante che, ritenendo di potere essere danneggiato da tale soprelevazione, fa immediatamente ricorso. Dopo varie vicende, nel corso delle quali si avanza anche l’ipotesi di soprassedere agli interventi su detta Chiesa per costruirne un’altra più capiente ed in altro luogo, si decide di adottare un disegno redatto da Marino RefG che, tenuto conto delle istanze del Simoncini e di alcuni abitanti afGnché non venisse occupata un’area pubblica più del dovuto e afGnché si evitasse di ‘deturpare il paese’, il 19 maggio 1864, con la riprogettazione del porticato, diviene deGnitivo. Ancora nel 1867 i lavori non sono ultimati, mancano, infatti, i fondi necessari al loro completamento, tant’è che i deputati alla ricostruzione supplicano il Principe Consiglio Sovrano a volere assistere l’intrapresa opera pel suo compimento con un valido soccorso. Lo stesso campanile verrà costruito nel 1878, si tratta di un manufatto a pianta quadrata che si eleva, adiacente alla Chiesa, con una cuspide a piramide somigliante alla Torre dell’Orologio realizzata da Giuseppe RefG su progetto dell’Azzurri qualche anno dopo. La Chiesa del Suffragio al margine nord della piazza Grande è, come accennato, provvista di portico di accesso sostenuto da colonne monolitiche: trattasi, inGne, del prolungamento delle logge che si affacciano sulla piazza medesima. La facciata che sormonta il portico è conclusa da un timpano con una piccola Gnestrella circolare. All’interno l’aula è ritmata da lesene, le tinteggiature ne sottolineano gli elementi architettonici con i colori grigio ed ocra. Il sofGtto è voltato a crociera. Sul lato sinistro si trovano tre cappelle e l’ingresso alla sacrestia. Sopra all'altare maggiore è collocata l’opera di Andrea Lilli (1570-1635 ca.) che ritrae il Cristo in croce con, ai lati, i Santi Pietro Martire e Tommaso d’Aquino, coeva della originaria Chiesa ‘cinquesecentesca’; sotto all’altare, un paliotto policromo recante la data del 1739.

Notazioni critiche Il modesto stile ‘neoclassicheggiante’ della Chiesa si sposa ‘senza clamore’ a quello ancora più sobrio degli ediGci che compongono il tessuto antico del Borgo nonché con la splendida piazza medievale di cui è parte integrante.

Note


DATI GENERALI c26

Classi*cazione tipologica

c) Edi'ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa della Beata Vergine della Consolazione

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore via XVIII luglio

RIF. CATASTALI Foglio 29 mappale 49

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Giovanni Michelucci

Cronologia

1962-1967

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI A. Belluzzi e C. Conforti, Lo spazio sacro di Michelucci, Torino 1987 A. Belluzzi e C. Conforti, Giovanni Michelucci, Milano 1990 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo, San Marino 1990 M. Dezzi Bardeschi (a cura), Giovanni Michelucci un viaggio lungo un secolo, Firenze 1988 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 T. Nicolini, Cenni Storici sul Santuario della Madonna della Consolazione , in parrocchia di Borgo Maggiore (a cura), Consacrazione del nuovo Santuario della Madonna della Consolazione, San Marino 1967 B. Oudin, Dizionario degli Architetti, Milano 1971 P. Portoghesi (a cura), Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica , Vol. 4, Roma 1969 G. Rossini, La Chiesa di Michelucci a San Marino, San Marino 1987 G. Rossini, La Chiesa della Beata Vergine della Consolazione a Borgo Maggiore. Un’occasione per pensare, in L’Ospite , a. VI, n. 6, marzo 1993 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 G. Zucconi, Gino Zani - La rifabbrica di San Marino 1925-1943 , Venezia 1992


CARATTERISTICHE

c26

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Cella del Greppo che custodiva la Madonna della Rupe era l’antico Sacello ediIcato, al Ine di proteggerne le mura, ai piedi del monte Titano, laddove prese forma il primitivo insediamento del Borgo: “I buoni sammarinesi, invece che a una dea (Venere Murcia, da Muricia: custode delle mura, n.d.r.), eressero un tempietto, In da tempi remoti, in onore della Madonna” (Nicolini, 1967). La Cappella però non era più sufIcientemente sicura e capiente, pertanto nel 1775, si pensò di trasferirne il culto in altro luogo. Nel 1801, dopo varie vicende, venne consacrata la nuova Chiesa in località detta aia della Matrona, qui rimase aperta sino alla sua deInitiva demolizione. L’immagine della Madonna della Rupe dal 1944 (anno del passaggio del fronte che causò la rovina dell’immobile settecentesco) trovò provvisorio rifugio all’interno dell’Istituto Salesiano lì vicino, ma ogni anno, la prima domenica di giugno, l’icona veniva tuttavia simbolicamente riportata in processione nella Chiesa diroccata. Sempre da Padre Nicolini si apprende che la sacra immagine ‘scesa’ dalla rupe sino alla nuova Chiesa, dopo la liberazione dal terremoto, avvenuta la domenica 3 giugno 1781, venne anche chiamata Madonna delle grazie, e inIne Beata Vergine della Consolazione. Nel 1962, a ridosso della superstrada ‘Borgo-Dogana-Rimini’, qualche decina di metri più a valle dell’ aia della Matrona, si diede inizio alla ricostruzione del Santuario (titolo assunto nel 1942) dedicato, pertanto, alla Madonna della Consolazione. Già nel 1955 la Confraternita o ‘Pia Unione Laicale dei Fratelli e Divoti della Madonna’, così si chiamava il sodalizio sin dalle sue remote origini, aveva provveduto, oltre che a raccogliere fondi per ricostruire la Chiesa, anche ad assegnarne l’incarico per il progetto. Scrive Guido Zucconi nel 1992: “ Nel 1957 l’ingegnere sammarinese (Gino Zani, n.d.r.) è chiamato a rideInire i contorni di un tempio settecentesco distrutto durante la ritirata tedesca del 1944. Per dimensione e per conformazione, il complesso appare fuori misura: la grande cupola e il massiccio campanile schiacciano l’intera composizione già di per sé piuttosto fragile; all’origine c’è forse la volontà di assecondare quei sentimenti di devozione popolare di cui il santuario è stato oggetto. Il progetto sarà afIdato a Giovanni Michelucci. Ultimato nel 1967, il santuario apparirà opera degna di entrare nei migliori repertori dell’architettura contemporanea: la poetica del calcestruzzo a vista, risolta in forme plasticamente brutaliste , ne esalta il carattere di ostentata dissonanza e lo allontana da ogni possibile compromissione con i modelli cari alla devozione popolare.” La Chiesa di Michelucci sorge su un terreno in discreto declivio, come il precedente Santuario al di fuori del centro storico di Borgo Maggiore. Lo spazio interno è distribuito sotto una copertura ‘ondulata’ rivestita in rame (in origine era di piombo, materiale dalle caratteristiche più consone ai contenuti dell’opera, anche se più aggredibile dagli agenti esterni). Uno spazio intermedio, coperto completa l’inserimento urbano andando a costituire un percorso pubblico. L'interno è suddiviso in vari ambienti di cui il principale è l'aula, sovrastata da una sorta di ballatoio che cinge il piano superiore; in questo piano, a destra dell’altare, vi è il fonte battesimale. Da qui si ridiscende nella Cappella feriale, in "uida continuità spaziale con il resto dell’edi!cio. Adiacente alla Cappella si trova la sacrestia. Il presbiterio è a quota più alta rispetto all’aula, delimitato da tre gradoni. È, comunque, complesso dare conto di questo spazio sacro attraverso una descrizione letterale, pertanto meglio è coglierne i contenuti e le funzioni attraverso la lettura dei disegni, dei plastici e, soprattutto, vivendolo direttamente. Giusto, comunque, rammentare che si tratta di un’opera collettiva: scaturita dalla genialità dell’architetto ma fortemente voluta dalla committenza e signiIcativamente realizzata da maestranze e collaborazioni assolutamente impegnate a lasciare un segno profondo nella cultura architettonica del Paese. Giusto, pertanto, caldeggiare la lettura dei testi proposti in bibliograIa per ricordare degnamente tutti coloro che hanno preso parte a tale evento.

Notazioni critiche Quanto qui di seguito riportato è solamente una delle tante interpretazioni che si possono fornire dei signiIcati e del valore dell’opera di Michelucci: “Al cospetto della Chiesa di Michelucci si coglie tutta la cultura del cristianesimo: dalle catacombe alle libertà del Papa Buono; dall’abside ( che contiene la tomba-altare, come la deInisce Bettini, laddove afferma che è e rimarrà sempre la parte di cui non è assolutamente possibile fare a meno, giacché è della cella memoriae, ossia dell’abside, davanti a cui si riunivano i primi fedeli, che prende avvio la storia dell’architettura cristiana) al cortile (qui piazza coperta) per l’ecclesia; al sagrato, qui portico, nartece, protiro; al deambulatorio, al “matroneo”. Il tutto forgiato dalle curvature barocche rigorosamente carpite alle eresie borrominiane e, forse, anche alle “follie” gaudiane; e plasmate dalla lezione, più pregnante, dell’architettura organica e costruttivista. All’interno della Chiesa si ha la sensazione di un toniIcante bagno di cultura. Michelucci ci ha regalato uno spazio, un percorso nella città, una piazza per la raccolta ( relegere) dei fedeli, un luogo per la coscienza (religio ) e per legarsi ( religare) alla trascendenza. Un luogo connotato dalla storia degli uomini, proposto con grande libertà, profondo rispetto, intensa umanità. La Chiesa di Michelucci è un pezzo di montagna staccatosi dal Titano per divenire il luogo della memoria collettiva, ma anche ammonimento, non efImero, ad una maggiore attenzione all’uomo, alla natura, alle cose”. (LMM, 1995)

Note


DATI GENERALI c27

Classi*cazione tipologica

c) Edi-ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa e Convento di Santa Maria a Valdragone

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore via Castellonchio

RIF. CATASTALI Foglio 31 mappale 67

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° f3,29

Autore/i

Ignoto - G. Zani

Cronologia

Secolo XV; Secoli XVI-XVII-XVIII-XIX; ultimo restauro 1977-1987

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa e Convento Chiesa e Convento

CENNI BIBLIOGRAFICI M. Arzilli, Valdragone, in Liceo Ginnasio Governativo e Scuola Media Unicata, ann. IX, a. s. 1966-67, Urbania 1967 I. Biagianti, La terra e gli uomini a San Marino, in S. Anselmi (a cura) CSSS, Vol. 11, San Marino 1995 M. A. Bonelli, Saluti da San Marino, San Marino 1983 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 O. Brizi, Quadro storico-statistico della serenissima Repubblica di S.Marino , Firenze 1842 Padre Bruschi, Preziosa Memoria dell’origine dei Servi di Maria nella Repubblica di San Marino , San Marino 1902 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 De Liveri Di Valdausa, Libro d’oro della Repubblica di San Marino, Foligno 1914 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata , San Marino 1937 C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo , San Marino 1990 P. Franciosi, San Marino il piÚ piccolo Stato d’Europa, in Le cento città d’Italia illustrate , n. 36, Milano Padre G. Galassi, Santa Maria in Valdragone, San Marino 1985 P. T. Lombardi, Il Castello e la Chiesa di Serravalle, San Marino 1978 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988 F. Michelotti, Santa Maria dei Servi a Valdragone, in L’Ospite, a. IV, n. 4, maggio 1991 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 P. G. Pasini, La bottega dei Coda e il Polittico di Valdragone, San Marino 1988 M. L. Pedini, Immagini Memoria Coscienza. Il bombardamento del 26 giugno 1944, Segreteria di Stato Affari Esteri (a cura), Rimini 1996 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe , Bologna 1982 G. Zani, Relazione di progetto per il restauro della chiesa di Santa Maria a Valdragone, San Marino 1938 A. Zuccagni-Orlandini,Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della RSM, Bologna 1985 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità in Libertas Perpetua (Museum), a. VI, n. 1, 1937-1938 Biblioteca e Museo Governativi, Dipinti del refettorio del convento di Santa Maria dei Servi in Valdragone, in Libertas Perpetua (Museum) , a. VIII (XXII), n. 1, 1939-1940 Commissione Governativa per la Conservazione dei Monumenti e delle Antichità, I lavori e l’inaugurazione della restaurata chiesa di Santa Maria in Valdragone, in Libertas Perpetua (Museum) , a. VIII (XXII), n. 2, 1940 La chiesa e il convento di Santa Maria in Valdragone, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 23 ottobre 1938 I lavori e l’inaugurazione della restaurata chiesa di Santa Maria in Valdragone, in Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., 15 maggio 1940 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edi ci pubblici: Chiesa di Santa Maria a Valdragone , scheda XXXI, a cura di L. Rossi, 1975


CARATTERISTICHE

c27

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Messer Paolino di Combattuto (o Combattuti o Combattasti) originario di Borgo San Sepolcro ma residente in Repubblica, con testamento del 27 aprile 1348, devolveva tutti i suoi beni ai frati Servi di Maria afInché costruissero sulle sue case in località Valdragone, un Convento e una Chiesa in onore della Beata Vergine. Si dovrà però attendere quasi un secolo per vedere realizzata la volontà del benefattore. Infatti in un primo momento fu costruita solo una celletta, ma è con l’arrivo del servita Paolo Maria Spannocchi nel 1441 e dell’evento prodigioso di cui fu protagonista, che si portò a compimento il progetto. Una cronaca quattrocentesca narra che nel luglio del 1442 il frate, avendo predicato a San Marino l’anno precedente, tornò a far visita alla comunità portando in dono una piccola immagine di scuola Iamminga rafIgurante la Madonna col Bambino fra Santa Barbara e Santa Caterina. Essendosi fermato per riposare, il frate non poté più continuare il suo viaggio poiché un forte vento glielo impedì. Rivolgendosi supplichevole all’immagine sacra afInché gli mostrasse il da farsi, questa si volse verso la selva di Valle del Dragone. Una volta entrato nel bosco, il frate appoggiò l’immagine ad un carpino e si riposò, ma quando decise di ripartire non fu possibile togliere l’immagine dall’albero tanto era diventata pesante. L’episodio destò l’interesse di molti fedeli che si radunarono sul luogo per pregare. Per riporre l’immagine al sicuro si costruì prima una cappella poi la Chiesa e il Convento. Le avventure del frate non erano ancora Inite, infatti sulla strada del ritorno fu vittima di un agguato da parte di due sgherri di Sigismondo Malatesta che tentarono di impiccarlo, ma fortunatamente il laccio si ruppe. A pochi metri dalla Chiesa si trova una croce di legno su un basamento di pietra cinquecentesco che ricorda questo episodio. Qualche studioso ipotizza che la Chiesa e il Convento, fondate nel 1442, sorsero per ringraziare Dio delle vittorie riportate sui Malatesta nella guerra del 1440. La Chiesa originaria ebbe vita breve poiché fu distrutta da un incendio nella prima metà del XVI secolo. Di questa, molto più piccola dell’attuale, sono emerse alcune tracce durante i restauri del 1938-40: durante i lavori, iniziati il 18 agosto del 1938, furono ritrovate parti dell’antica Chiesa fra cui, in prossimità del portico, gran parte della porta ogivale oltre a stipiti, mensole ed architrave della porta cinquecentesca che Ino al 1749 doveva dare accesso alla Chiesa medesima. La nascita della Compagnia della Santissima Annunziata è del 1578, anno in cui si costruisce l’oratorio. Una lapide sotto il portico testimonia che la nuova Chiesa era terminata nel 1579; nel 1692 se ne decide il restauro generale e neI Settecento la si ricopre di stucchi e vernici e, nel contempo, si mutila il portico per aprire un ingresso più comodo al Convento. Nel 1710 la Chiesa viene consacrata alla Vergine Addolorata e a San Filippo Neri. Nel 1913 si intonaca la facciata prospiciente l’orto e vengono ‘gettati’ due piloni sotto la porta perché ‘screpolava’ dalla parte dell’orto (non c’erano le fondazioni). Nel 1928 il Priore presenta al Consiglio dei XII la domanda e il progetto di Luigi Guidi di Borgo per il restauro. Il Consiglio risponde positivamente ma la Commissione per i Monumenti e le Antichità non approva il progetto che prevedeva di dare all’interno della Chiesa l’aspetto della Pieve di Città. Un altro progetto redatto da Luigi Emiliani di Faenza nel 1930, non molto dissimile da quello del Guidi, viene nuovamente respinto dalla Commissione perché non rispettava la Chiesa antica. Emiliani presenta un nuovo progetto, non molto differente dal primo, nel quale abolisce la copertura a volta della navata lasciando a vista le capriate. La Commissione approva il progetto dell’interno ma non dell’esterno dove era previsto il prolungamento del portico Ino all’ingresso del Convento e l’apertura di un rosone in facciata sottostante ad una bifora. Il progetto è esaminato da Corrado Ricci che ne apporta alcune modiIche. Questo progetto non ha seguito, forse anche a causa dei danni arrecati al fabbricato dai lavori per la ferrovia Rimini-San Marino. Nel 1937 Padre Camillo M. Bartolomei ripropone la necessità di un restauro. Viene così incaricato l’ingegnere capo dell’ufIcio tecnico governativo Gino Zani, che prepara un progetto comprendente il portico, la Chiesa, le coperture, l’oratorio, il campanile, la sacrestia e l’accesso al Convento. Il progetto complessivo è suddiviso in sottogruppi in modo da consentirne la realizzazione per fasi, scaglionando le spese. Zani si ripropone di non alterare e di non distruggere ciò che di antico è conservato nella Chiesa e di ridarle il carattere originario compromesso dai restauri del XVIII secolo. Il progetto di Zani prevede l’eliminazione della campata non originaria del portico e l’aggiunta di due nuove campate afInché il porticato sia simmetrico rispetto alla Chiesa; il restauro della copertura a capriate; la costruzione di solidi piloni in muratura fra altare e altare e sopra di essi robuste volte a sostegno dei muri e della copertura; l’accorciamento della luce della navata di 2,50 m per motivi statici; la conservazione degli altari barocchi; pavimento in laterizi o in marmo; decorazioni interne molto sobrie; decorazione esterna con paramento di pietrame secondo gli usi locali e con cornici, stipiti, architravi in laterizio. I lavori terminarono nel 1940. Il passaggio del fronte nel 1944 causò parecchi danni all’immobile che venne più volte riparato. Gli ultimi restauri del Convento vennero eseguiti, dal 1977 al 1987, sotto la direzione di Pietro RefI; nel 1988 venne altresì restaurato anche il Polittico della Chiesa che contiene al centro la miracolosa icona.

Notazioni critiche Pur avendo subito numerosi interventi di rifacimento e restauro, che ne hanno notevolmente modiIcato il carattere originario, leggibile attualmente solo in alcuni “dettagli strutturali, come lo strombo gotico del portale originale che attesta il primitivo orientamento” (Michelotti, 1991), il cinquecentesco complesso di Valdragone dedicato a Santa Maria dei Servi è monumento di tutto rispetto; certamente una delle architetture più signiIcative di San Marino.

Note


DATI GENERALI c28

Classi*cazione tipologica

c) Edi'ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Giovanni sotto le Penne

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore strada di San Gianno

RIF. CATASTALI Foglio 45 mappali 28 e 29

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

IV secolo; XIII secolo; 1842, 1858

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo, San Marino1990 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 P. Terzo Nicolini, Cenni storici della parrocchia di Acquaviva, a cura di D. Raymond Nkindij Samuangala, San Marino 2002 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici,1975


CARATTERISTICHE

c28

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Le origini della Chiesa di San Giovanni attingono al mito del Santo Fondatore, il quale ne avrebbe poste le fondamenta in luogo di un tempio pagano. La Chiesa venne poi ingrandita in epoca medievale (Nicolini 2002). Più certe le fonti recenti: la presenza dell’edi?cio nel catasto Pelacchi (1775-77), è documentata come Chiesa di San Gianno e spalmenti, dove, tra l’altro, risulta annessa alla parrocchia di Acquaviva. Gli interventi ottocenteschi, promossi dall’arciprete di Acquaviva, Lazzarini, e dal suo Cappellano, don Balsimelli, ne modi?carono l’accesso e l’orientamento portando l’ingresso sulla parete sud e l’altare in corrispondenza ad esso (1842). L’altare dedicato al Patrono della Repubblica rimase invece sul lato sinistro della navata, mentre nel 1844 vennero costruite l’abside e la sacrestia. Nel 1858 il corpo della Chiesa fu rialzato e furono introdotti arredi più degni. ‘La chiesa a navata unica, con abside semicircolare (...), è divisa da due pilastri, sormontati da piatte lesene, in due zone di cui la prima ha il sof?tto a volta a botte, mentre la zona presbiteriale è coperta a crociera. (...) La ?nestrella posta sotto il caratteristico campanile a doppia vela angolare è l’unica traccia di una costruzione precedente di epoca presumibilmente romanica, sulla quale si è ingrandito l’edi?cio attuale’ (Cat. BB.CC., San Marino 1975). La Canonica costituisce un corpo unico con la Chiesa stessa, con ingresso indipendente. ‘Nel 1908, diventando Parrocchia la Chiesa di Sant’Antimo in Borgo, San Giovanni sotto le Penne passò sotto la cura dei Parroci borghigiani’ (Franchini Tassini, 1990). È attestata la presenza di un cimitero attiguo alla chiesa, utilizzato ?no al 1918, quando si cominciò a tumulare le salme nel nuovo cimitero di Montalbo. Nel 1933 si effettuò lo spurgo del cimitero e dell’ossario, introducendo la Cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, in seguito sostituita dall’icona di Maria Ausiliatrice (Nicolini, 2002).

Notazioni critiche ‘Siamo in presenza, anche qui, di un complesso ‘rustico’ di notevole valore ambientale e culturale. Queste Chiese sono signi cative ancorché semplici e senza pretese, denotano un radicamento antico e duraturo con il luogo laddove sono sorte per testimoniare un evento forse straordinario, cui gli uomini potevano indirizzare la loro preghiera’. (LMM, 1995)

Note


DATI GENERALI c29

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Casa colonica di Fabrica

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino strada di Montecchio

RIF. CATASTALI Foglio 40 mappale 211

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal secolo XVII ; secoli XIX e XX ampliamenti

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Casa colonica Rudere

CENNI BIBLIOGRAFICI L. Gambi, La casa rurale nella Romagna , Firenze 1950 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, L’Architettura. Le case rurali , in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. M. Morganti, (Il) Palazzo. Una casa forte nell’agro dell’antico distretto di San Marino , San Marino 2002 M. Moroni, L’economia di un “luogo di mezzo�. San Marino dal basso medioevo all’ottocento, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 A. Zuccagni-Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino , Bologna 1985


CARATTERISTICHE

c29

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Casa di Fabrica, divenuta di proprietà della Congregazione di Assistenza e successivamente passata, come tutti i beni immobiliari della Congregazione, nella partita catastale dell’Eccellentissima Camera, è stata abitata sino alla :ne degli anni ottanta del secolo XX, ed ha costituito il presidio colonico del podere di Fabrica, pur con dimensioni e caratteri diversi da quelli attuali, almeno sin dal XVII secolo. Si tratta di una tipica casa rurale peninsulare del sub-appennino centrale con in;uenze tipologiche romagnole. Queste ultime peculiarità le ha acquisite durante il lungo periodo della sua formazione; essa è infatti composta da almeno tre corpi di fabbrica, che evidenziano le diverse e successive fasi edi:catorie. Il portico, che le fornisce tali caratteri romagnoli, è opera recente, così come i rinforzi costituiti da due speroni sul lato nord-ovest, che le conferiscono un preciso senso di solidità. L’impianto originario è assai modesto, tipico degli insediamenti rurali di un’area certamente avara di risorse. Si tratta di una struttura a pianta rettangolare, con tetto a capanna, che insedia, sullo stallatico del piano terra, la povera abitazione del colono, con annessa la colombaia, in un angolo sotto la copertura. A questo corpo, come detto, ne venne, successivamente, aggiunto un altro, provvisto di cantina e legnaia, con sovrastanti la cucina, al piano terra, e, al piano primo, due stanze da letto. E, ancora successivamente, alla casa così costituita, venne aggiunto il portico con il forno che rappresentò, certamente, un arricchimento per la conduzione del podere, dovuto alle migliorate condizioni di vita. La struttura delle murature è in acciottolato di conci irregolari di arenaria di piccola pezzatura, cuciti con malte a base di calce ed intonacati con intonaci a base di gesso; la copertura in coppi di laterizio (forse primitivamente in scaglie o frasche) è sorretta, come gli altri orizzontamenti, da travi e travetti lignei e tavelle in laterizio. In:ne, aperture modeste, sporti essenziali, materiali costruttivi reperiti in loco, sono altri elementi che caratterizzano non solamente il nostro edi:cio, ma anche tutta l’edilizia rurale di questa zona del territorio di San Marino. Al :ne di un suo recupero la casa è stata fatta oggetto di numerosi progetti di restauro e riutilizzazione sin dai primi anni ottanta del secolo XX; ancora oggi è in stato di abbandono e le sue parti più compromesse hanno già subito numerosi crolli. Non è escluso che, entro breve, rimanga di questo bell’esemplare di casa rurale un rudere irrecuperabile. La qualità più rilevante del manufatto è comunque determinata dalla sua perfetta ambientazione, tale da farne la più signi:cativa casa rurale dell’intera zona.

Notazioni critiche Le poche case coloniche rimaste in piedi o rimaste inalterate in questa, ma anche in altre zone del territorio, non possono che rappresentare un fondamentale documento della nostra passata civiltà contadina. La casa di Fabrica, sia per la sua perfetta organicità con il terreno e l’area che la ricomprende, sia per le sue intrinseche peculiarità architettoniche, che ne fanno un esemplare più unico che raro di edi:cio che testimonia l’incontro delle due culture: sub-appenninica e romagnola, presenti nella nostra area di con:ne, non può che essere considerata un preziosissimo manufatto, con elevato grado di interesse storico, archeologico ed artistico insieme.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 181-182.


DATI GENERALI c30

Classi*cazione tipologica

c) Edici storico monumentali

Denominazione

Casino Bonelli a Fabrica

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino strada di Montecchio

RIF. CATASTALI Foglio 40 mappale 212

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto - M. E. Bonelli , G. Ref* - L. Pavan

Cronologia

Sin dal secolo XVII ; 1808 trasformazioni interne; 1997 restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Casa colonica / Casino di villeggiatura Sala per ricevimenti

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 M. Moroni, L’economia di un “luogo di mezzo”. San Marino dal basso medioevo all’ottocento, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 N. Pasquinelli, Lo sviluppo urbanistico della Città di San Marino , (tesi di laurea) Università di Urbino a. a. 1975-76 Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, Bilancio 1997, San Marino 1998


CARATTERISTICHE

c30

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il Villino Bonelli è indicato nel catasto Pelacchi, redatto negli anni 1775-77, come casa colonica , in capo a Gianbattista Bonelli, ma sembra che una capanna rustica fosse già censita anche nel più antico catasto Pronti del 1611. Altra notizia sull’immobile ci perviene da un rilevo (ma potrebbe trattarsi anche del progetto), datato 1808, conservato presso l’archivio dell’avvocato Giordano Bruno Ref?, ?rmato, sembra, da Giuseppe Ref? (apprezzato capo cantiere, residente a San Marino, sin dalla ?ne del XVIII secolo), nel quale oltre ad essere ‘dichiarate’ le destinazioni d’uso dei vari locali, si precisa che siamo di fronte alla “pianta del Casino della Nobil Casa Bonelli detto Fabrica, ridotto ad uso di ritiro col disegno dell’Ill.mo Monsignor Vicario Don Marino Enea Bonelli di San Marino” . La casa è leggermente diversa da quella che si legge nel disegno del 1808, ma i suoi caratteri singolari emergono con estrema chiarezza e sono ancora meglio de?niti dall’ultimo restauro. L’immobile ha, invero, una con?gurazione esterna che richiama una casa colonica, peraltro assai modesta, del tipo sub-appenninico centrale: pianta rettangolare sopraelevata, con tetto a due acque. Già dall’accesso, costituito da un piccolo pianerottolo alla ?ne di alcuni gradini esterni, si denota l’intento di conferire ad essa un signi?cato più nobile che si evidenzia, una volta entrati, allorquando, dopo l’ingresso a pianta regolare, ci si trova di fronte ad un’aula a forma ellittica di singolare fattura. La struttura è costituita da muratura in acciottolato incerto con qualche irrobustimento agli angoli eseguito con conci più regolari e di pezzatura più grande, e da orizzontamenti lignei completati da tavellame in laterizio; le rotondità delle pareti sono invece eseguite con semplice tramezzatura decorata a tempera.

Notazioni critiche Si tratta indubbiamente di un’architettura assai rara e singolare, frutto della presenza di una committenza colta e desiderosa di ripetere elementi compositivi e decorativi con uno stile adatto ai tempi e a condizioni sociali più elevate, pur nell’estrema sobrietà e semplicità delle linee esterne. È , pertanto, indiscutibile il suo alto grado di interesse, oltre che storico, anche architettonico e artistico, peraltro, suffragato ancor più dal fatto che al suo interno, nel corso dell’ultimo restauro, sono venute alla luce alcune decorazioni d’epoca.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 183-188.


DATI GENERALI c31

Classi*cazione tipologica

c) Edi#ci storico monumentali

Denominazione

Casa di Donna Felicissima a Montecchio

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino strada di Montecchio

RIF. CATASTALI Foglio 41 mappale 62

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal secolo XVII; secoli XVII, XIX,XX ampliamenti, ristrutturazioni e restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Casa colonica Sede Associazione Micologica / Ricovero attrezzi

CENNI BIBLIOGRAFICI O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna illustrata e documentata, San Marino 1937 L. Gambi, La casa rurale nella Romagna , Firenze 1950 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 M. Moroni, L’insediamento rurale in un’area subappeninica, in S. Anselmi (a cura) CSSS, Il territorio e la gente della Repubblica di San Marino secoli XIV-XIX, vol. 1, San Marino 1993 C. Nicolini, Pittura e scultura a San Marino , San Marino 1965 M. L. Pedini, Le mani e il sasso. La tradizione degli scalpellini sammarinesi, San Marino 1986 C. Ricci, La Repubblica di San Marino con 110 illustrazioni, Bergamo 1928


CARATTERISTICHE

c31

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Il colle di Montecchio, su cui sorge la Casa detta di Donna Felicissima, la matrona romana che, secondo la tradizione, fece dono del Monte Titano e delle sue immediate vicinanze al santo anacoreta Marino in cambio della guarigione del Aglio Verissimo, paralizzato negli arti dallo stesso Marino, perché, con gesto di sAda, lo voleva cacciare dal romitorio, è, indubbiamente, più noto grazie alla leggenda, che non all’effettiva presenza di reperti che ivi testimonino una qualche preesistenza di epoca romana. Sino a prova contraria, nulla ci può far ritenere che un fondo di verità in quanto si narra nella vita Sancti Marini, non ci sia; infatti, è verosimile che sulle alture, alle pendici del Monte Titano, vi fossero, sin dall’antichità, insediamenti o, facenti parte del compasco romano o, in epoca medievale, facenti parte del sistema di controllo e difesa di un territorio non lontano da importanti vie di comunicazione e dai corsi d’acqua. Ma tutto questo ha poco a che fare con la vicenda costruttiva della nostra casa, la quale dovette trovare forma compiuta non prima del XVIII secolo, se non, addirittura, nel XIX secolo. Anche se, il periodo d’impianto della primitiva casupola che venne a presidiare il predio di Montecchio, sostituendosi forse a preesistenze medievali o romane, cosa che tuttavia non è ancora suffragata da sicura documentazione, potrebbe aggirarsi intorno al XVI secolo. (cfr. Moroni, 1993). La casa, che il Ricci (1928) e lo stesso Fattori (1934), dicono essere di Donna Felicissima, e che da altri viene identiAca erroneamente con il villino Bonelli, che nel 1808 sembra avesse le cure di Giuseppe RefA, è una casa di tipo peninsulare del sub-appennino centrale. Quivi, fra l’altro, non si riscontrano le inBuenze del tipo romagnolo che, invece, sono, a volte, presenti in altre case viciniori, vedi, ad esempio, la casa di Fabrica. Si tratta di una serie di corpi di fabbrica, assemblati a grappolo, intorno ad un nucleo primitivo e realizzati, in fasi ed epoche successive, al Ane di rispondere a mutate esigenze e condizioni della famiglia colonica che l’abitava. La struttura, assai elementare e semplice, prevalentemente in acciottolato di arenaria, a volte, intonacato, orizzontamenti lignei e tavellame in laterizio, è nobilitata dall’articolazione distributiva dei vani, frutto di quell’architettura spontanea, che tanti manufatti preziosi ha consegnato alla nostra memoria. Il piccolo casale è completato da un portichetto provvisto di tre pilastri monolitici in pietra nostrana, riemersi dopo la demolizione delle pareti che li contenevano. Oggi, l’ediAcio è in funzione quale sede di un associazione ambientalista e ricovero attrezzi. Lì vicino sono un piccolo parco giochi e un piccolo zoo di animali della penisola. Inutile dire delle qualità ambientali del sito che è sicuramente uno dei più ambiti per passeggiate panoramico-paesistiche dai sammarinesi e dai numerosi ospiti. L’immobile, grazie agli ultimi interventi, seppur modesti, di manutenzione, è oggi in buono stato.

Notazioni critiche E per la leggenda che circonda il sito ed il manufatto ivi insediatosi, e per i caratteri tipologici, ancora in essa ben conservati, dobbiamo assegnare anche a questa preziosa costruzione un alto grado di interesse, non solamente storico, ma anche architettonico.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 189-190.


DATI GENERALI c32

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di Santa Mustiola

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino piazza Capicchioni

RIF. CATASTALI Foglio 40 mappale 66

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

XVII secolo

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini (a cura), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio della RSM 1995 O. Fattori, San Marino e la sua arte antica e moderna, San Marino 1937 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino, in Storia illustrata di San Marino , vol. 4, San Marino 1995 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici: Chiesa di Santa Mustiola, scheda A-XXIX, 1975


CARATTERISTICHE

c32

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali “Il culto di Santa Mustiola, forse anche lei dalmata, come San Marino, fa riferimento alla Vergine e Martire che nel III secolo subì il supplizio della fustigazione nella città di Chiusi, nella cui Cattedrale si venerano le reliquie della Santa” (LMM, 1995). La Chiesa, già menzionata nel catasto Lazzari del 1701, ha una forma estremamente semplice: pianta rettangolare, tetto a capanna, aperture rettangolari. Recente la collocazione dell’altorilievo nella lunetta sovrastante le porta d’ingresso. Relativamente ricco l’interno, con decorazioni barocche a stucchi. La volta a botte è marcata da costolature ed unghie in corrispondenza delle >nestre (due su ogni lato), mentre la navata unica è scandita da un motivo composto simmetricamente da lesene ed archi. L’altare in gessite è af>ancato da colonne tortili e sormontato da un fastigio con angeli in stucco adoranti l’Eucarestia. Sulla parete di fondo si conservano tre tele del XVIII secolo: la Purità di Maria Vergine , sopra l’altare, S. Giovanni e Paolo a destra, Sant’Antonio Abate a sinistra. Nel 1986 furono sostituite le piccole campane con altre due, più grandi, di bronzo e nello stesso anno fu montato l’orologio in corrispondenza dell’occhio circolare sopra il portone. La Chiesa è stata intonacata e riverniciata nel 1994. Il Fattori nel 1937, oltre ad una precisa lettura stilistica, forniva della piccola Chiesa la seguente notizia: “Altro Oratorio dello stesso stile di spiccato carattere settecentesco, a stucchi come i suddetti oratori (ovvero le Cappelle PergamiBelluzzi oggi scomparsa, Maggio-Staccoli e Valloni n.d.r.), si trova ben conservata fuori della città, in frazione Santa Mustiola, a questa Santa dedicato, appartenne ad una famiglia Giangi ora estinta”.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c33

Classi*cazione tipologica

c) Edici storico monumentali

Denominazione

Cappella di Ca’ Centino / Santa Maria del Soccorso

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino Ca’ Centino

RIF. CATASTALI Foglio 41 mappale 167

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,3; c34; c35; e1; e2; e3

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal secolo XVIII

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Cappella votiva, Chiesa Cappella votiva, Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini (a cura ), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio di San Marino 1995 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 L. Morganti, M. Semprini, Un importante recupero. I mulini di Canepa e il “Parco dell’acqua”, in Il sottobosco, a. XIII, n. 120, maggio 2002 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edi#ci pubblici, scheda A-81, 1975 Segreteria di Stato per i Rapporti con le Giunte di Castello- AA SS, L’Acqua del Titano , San Marino 1998 Segreteria di Stato al Territorio Ambiente e Agricoltura, Parco-Museo dell’Acqua a Canepa, San Marino 2002 Canepa: torna a vivere il ciclo dei mulini, in La Tribuna sammarinese, a. VIII, n. 40, 20 febbraio 2002


CARATTERISTICHE

c33

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Tipica Cappella rurale ubicata a Canepa località ricca di mulini. La Chiesa di Ca’ Centino è presente nel Catasto Pelacchi (1775-77). Nel 1825 il Santucci la indica come: Madonna di Ca’ Centino, oratorio. Dal Catalogo (1975) dei Beni Culturali conservato presso la Biblioteca di Stato di San Marino si evince: " Si accede alla chiesa di semplice pianta rettangolare tramite una scalinata in pietra, che conduce ad un’aula rettangolare preceduta da un portico retto da due pilastri quadrati in pietra. La facciata con tetto a capanna è caratterizzata da un portale rettangolare "ancheggiato da due semplici "nestre che si aprono a strombo verso l’interno, protette da inferriate. Sormonta il portale un’altra "nestra contornata in pietra. La chiesa è a navata unica, con abside rettangolare. L’altare è collocato a circa un terzo della lunghezza dell’aula, permette l’uso di un locale retrostante, la sagrestia; la pavimentazione è in cotto, la copertura a capriate di legno sagomate, la muratura esterna in pietra intonacata. La costruzione tipologicamente si lega alla chiesa di San Rocco’. La Chiesa della Madonna di Ca’ Centino o Santa Maria del Soccorso, oltre a Cella votiva agreste, fu anche momento di aggregazione e preghiera collettiva per chi lavorava e viveva nella campagna circostante (soprattutto per gli addetti alle attività molitorie). L’abbandono dei campi e della pratica molitoria è causa prima dell’abbandono del luogo di culto. Ciò ha determinato lo stato di degrado del manufatto. Il recupero delle sue speciAche funzioni potrebbe coincidere con la realizzazione del ‘Parco dell’Acqua’ che prevede la valorizzazione dell’intero Complesso Storico Monumentale dei Mulini di Canepa. Dal fascicolo ‘a2,3’ del presente censimento si riporta pro memoria la seguente descrizione: “Il complesso monumentale dei Mulini di Canepa (la cui origine è sicuramente antica - sin dal XIV secolo le fonti archivistiche ci danno notizie di mulini sul territorio di San Marino - anche se, dei manufatti di Canepa conosciamo l’esistenza solamente ad iniziare dalle cronache nonché da un catasto del XVII), comprende l’area, insistente sul fosso omonimo, sulla quale permangono, oltre ai resti di cinque mulini, anche la Cappella di Ca’ Centino e l’ediAcio della centrale dell’acquedotto del 1935. (...). La Cappella dedicata a Santa Maria del Soccorso venne costruita oltre che per atto votivo, anche per favorire l’accesso al culto non solamente agli abitanti delle ville e delle case vicine (non ultima la villa in cui doveva avere dimora la famiglia di ‘Centino’ o dei ‘Centino’, da cui il toponimo Ca’ Centino che, a detta degli studiosi, è di chiara derivazione latina), ma anche agli stessi addetti alle operazioni molitorie: i mugnai e loro aiutanti, nonché a tutti coloro che ivi si recavano per i trasporti del grano e delle farine. Da queste brevi considerazioni si percepisce come sia assolutamente indispensabile considerare l’intera area quale parte di un unico complesso con caratteristiche simili o con simili funzioni o, quantomeno, con funzioni legate le une alle altre”.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c34

Classi*cazione tipologica

c) Edi#ci storico monumentali

Denominazione

Mulino Ref# a Canepa

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino via Rivo dei Faggeti

RIF. CATASTALI Foglio 41 mappale 127

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,3; c33; c35; e1; e2; e3

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal secolo XVII ; secoli XIX-XX rifacimenti restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Mulino ad una macina / Abitazione Sede Associazione Culturale

CENNI BIBLIOGRAFICI A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino i viaggiatori stranieri raccontano , San Marino 2002 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Documenti dell’economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXII, a. s. 1994-1995, Verucchio 1995 O. Gobbi, Risorse e Governo dell’ambiente a San Marino fra XV e XIX secolo, in S. Anselmi (a cura) CSSS,vol. 19, S. Marino 1999 P. P. Guardigli, Terre e Torri per una storia economica e sociale della Repubblica di San Marino, San Marino 1992 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, L’Architettura. Le case rurali, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. Morganti, M. Semprini, I mulini di Canepa a San Marino, (tesi di laurea) Università di Firenze, a. a. 1998/1999 L. Morganti, M. Semprini, I mulini della Valmarecchia, Imola 1999 L. Morganti, M. Semprini, Mulini e Mugnai: storie da raccontare, in Università Aperta, a. X, n. 8, settembre 2000, Imola L. Morganti, M. Semprini, Un importante recupero. I mulini di Canepa e il “Parco dell’acqua”, in Il sottobosco, a. XIII, n. 120, maggio 2002 M. Moroni, L’economia di un “luogo di mezzo” , in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 M. Moroni, Le prime fonti censuarie a San Marino , in A. Grohmann (a cura), Le fonti censuarie e catastali tra tarda romanità e basso medioevo. Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, San Marino, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 14, San Marino 1996 G. Pedrocco, La cultura materiale 2 . I segni dell’artigianato e dell’industria , in Storia Illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1985 L. Rossi, Dinamiche patrimoniali e straticazione sociale nei catasti sammarinesi, in S. Anselmi (a cura), vol. 8, San Marino 1994 Segreteria di Stato per i Rapporti con le Giunte di Castello- AA SS, L’Acqua del Titano, San Marino 1998 Segreteria di Stato al Territorio Ambiente e Agricoltura, Parco-Museo dell’Acqua a Canepa , San Marino 2002 Canepa: torna a vivere il ciclo dei mulini , in La Tribuna sammarinese, a. VIII, n. 40, 20 febbraio 2002


CARATTERISTICHE

c34

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Sin dal XIV secolo le fonti archivistiche ci danno notizie di mulini sul territorio di San Marino anche se dei manufatti di Canepa conosciamo l’esistenza solamente ad iniziare dalle cronache nonché da un catasto del XVII secolo. Il catasto Pelacchi nel 1777 censisce quattro mulini sul fosso di Canepa. Il catasto Santucci (1825-1827) parla di molino da grano ad una ruota, con corte, e canale del molino . Il catasto Baronio (1898) riporta la stessa indicazione del catasto precedente, aggiungendo le informazioni relative alla distribuzione dei sette vani su quattro piani. Oggetto di interventi che nel tempo ne hanno cambiato forma e volume, come si può vedere nelle mappe dei catasti sopra citati, il mulino Ref> si presenta oggi con un corpo principale a pianta pressoché rettangolare dal quale si eleva una torretta, sempre a pianta rettangolare, per uno sviluppo complessivo su cinque livelli. Dei sei mulini di Canepa è quello che si è conservato meglio anche perché non del tutto abbandonato (in alcuni locali dell’edi>cio ha, infatti, sede un’associazione culturale). Ad eccezione del prospetto nord e di quello est del corpo di fabbrica a valle, le murature del mulino si presentano all’esterno ricoperte da un intonaco rustico di cemento, nascondendo la struttura in pietra a conci irregolari e sassi di >ume che caratterizza tutti gli apparati murari. L’ampliamento eseguito sul prospetto est, destinato ad uso cucina e bagno, è stato realizzato in cemento armato con tamponamenti in laterizio. Nei locali tecnici è presente l’impianto molitorio in quasi tutte le sue componenti: tramoggia, palmento superiore ed inferiore, spallette laterali del cassettone della farina ed il ritrecine. L’interesse di questo opi>cio va ben oltre la sua importanza dal punto di vista architettonico, poiché il complesso di mulini ad acqua di cui fa parte, costituisce un importante esempio di inserimento armonico dei segni antropici all’interno del paesaggio.

Notazioni critiche Il valore culturale-storico ed architettonico dell’opi>cio idraulico è anche determinato dal fatto che fa parte di un ‘sistema’ di sei mulini che si passavano l’acqua l’un l’altro.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 193-194.


DATI GENERALI c35

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Mulino Capicchioni a Canepa

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino via Rivo dei Faggeti

RIF. CATASTALI Foglio 41 mappali 123-125

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N° a2,3; c33; c34; e1; e2; e3

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal secolo XVII; secoli XVIII-XIX-XX rifacimenti restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Mulino a due macine / Abitazione Mulino abbandonato

CENNI BIBLIOGRAFICI A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino i viaggiatori stranieri raccontano , San Marino 2002 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Documenti dell’economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXII, a. s. 1994-1995, Verucchio1995 O. Gobbi, Risorse e Governo dell’ambiente a San Marino fra XV e XIX secolo, in S. Anselmi (a cura) CSSS,vol. 19, S. Marino 1999 P. P. Guardigli, Terre e Torri per una storia economica e sociale della Repubblica di San Marino, San Marino 1992 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La Casa, in Storia Illustrata della RSM, vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, L’Architettura. Le case rurali, in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001 L. Morganti, M. Semprini, I mulini di Canepa a San Marino, (tesi di laurea) Università di Firenze, a. a. 1998/1999 L. Morganti, M. Semprini, I mulini della Valmarecchia, Imola 1999 L. Morganti, M. Semprini, Mulini e Mugnai: storie da raccontare, in Università Aperta, a. X, n. 8, settembre 2000, Imola L. Morganti, M. Semprini, Un importante recupero.I mulini di Canepa e il “Parco dell’acqua”, in Il sottobosco , n. 120, a. XIII, 2002 M. Moroni, Le prime fonti censuarie a San Marino , in A. Grohmann (a cura), Le fonti censuarie e catastali tra tarda romanità e basso medioevo. Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, San Marino, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 14, San Marino 1996 M. Moroni, L’economia di un “luogo di mezzo” , in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 G. Pedrocco, La cultura materiale 2 . I segni dell’artigianato e dell’industria , in Storia Illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1985 L. Rossi, Dinamiche patrimoniali e straticazione sociale nei catasti sammarinesi, in S. Anselmi (a cura), vol. 8, San Marino 1994 Segreteria di Stato per i Rapporti con le Giunte di Castello- AA SS, L’Acqua del Titano, San Marino 1998 Segreteria di Stato al Territorio Ambiente e Agricoltura, Parco-Museo dell’Acqua a Canepa , San Marino 2002 Canepa: torna a vivere il ciclo dei mulini , in La Tribuna sammarinese, a. VIII, n. 40, 20 febbraio 2002


CARATTERISTICHE

c35

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Sin dal XIV secolo le fonti archivistiche ci danno notizie di mulini sul territorio di San Marino anche se dei manufatti di Canepa conosciamo l’esistenza solamente ad iniziare dalle cronache nonché da un catasto del XVII secolo. Il catasto Pelacchi nel1777 parla di due molini da grano e casa d’abitazione . Nel catasto Santucci (1825-1827) si speci;ca meglio che trattasi di casa con corte e molino da grano a due ruote ed ingualchiera. Il catasto Baronio (1898) riporta la stessa indicazione del catasto precedente, aggiungendo le informazioni relative alla distribuzione dei cinque vani su tre piani. È la struttura più ampia ed articolata di tutto il complesso di Canepa, con i suoi tre corpi di fabbrica, a pianta pressoché rettangolare, che si sviluppano, su tre piani quello a monte, due quello centrale e cinque piani quello a valle. Il corpo a monte e quello a valle ospitavano ognuno un impianto molitorio, essendo dotato questo opi;cio di ben due salti. Le murature portanti, tutte in conci di pietra irregolari e sassi di ;ume legati con malta di calce, si presentano ‘faccia vista’ esternamente, ad eccezione del corpo di fabbrica a monte i cui prospetti sud, est e nord sono ricoperti da un intonaco rustico di cemento. Lo stato di conservazione delle murature è mediamente accettabile mentre quello delle coperture e soprattutto dei solai è critico, laddove non sono crollati completamente. In corrispondenza dell’arco di uscita del vano macine a monte è presente l’ingresso di un piccolo cunicolo che attraversa tutto il corpo centrale e che probabilmente, oltre che da canale scolmatore, svolgeva il compito di portare l’acqua alla gualchiera che si pensa fosse ubicata a ;anco del corpo a valle. Dell’impianto molitorio non rimane che una macina ancora alloggiata nel vano più a valle. La presenza delle due docce ancora in buono stato, il canale scolmatore ed i due vani ritrecine rappresentano una testimonianza signi;cativa dell’ef;cienza di questo opi;cio. L’interesse di questo mulino va ben oltre la sua importanza dal punto di vista architettonico, poiché il complesso di mulini ad acqua di cui fa parte, costituisce un importante esempio di inserimento armonico dei segni antropici all’interno del paesaggio.

Notazioni critiche L’alto grado di interesse storico-architettonico dell’opi;cio è da ascrivere soprattutto a due fattori fondamentali. Il primo riguarda la struttura tecnico-molitoria del manufatto in merito all’esistenza di due salti che servivano due macine, dislocate in due ambienti diversi, il secondo è quello di far parte di un ‘sistema’ di sei mulini che si passavano l’acqua l’un l’altro.

Note Cfr. L. M. Morganti, Il patrimonio dello stato. L’architettura storica della Repubblica di San Marino , San Marino 2001, pagg. 191-192.


DATI GENERALI c36

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Donnino

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

San Marino via San Donnino

RIF. CATASTALI Foglio 52 mappale 270

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

1755

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini (a cura), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio della RSM 1995 F. Michelotti, A. Simoncini (a cura), La cornice cinquecentesca di Casole, San Marino 1990 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino , in Storia illustrata di San Marino , vol. 4, San Marino 1995 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000


CARATTERISTICHE

c36

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Dedicata a San Donnino era una Cappella costruita nel 1591 da certo Benedetto Bianchi di Casole. La piccola Chiesa, poco più di un secolo dopo, era in completo abbandono, tant’è che sopra i suoi ruderi venne realizzato uno spiazzo per giocare a bocce. La nuova Chiesa di San Donnino venne pertanto riedi@cata su di un'area, lì vicina, donata dai fratelli Leone e Benedetto Micheloni, @gli di Donnino e grazie, soprattutto, all’operatività di Padre Ermenegildo Giangi, guardiano del Convento di San Francesco di San Marino. E’ il 1755 e Padre Giangi può benedire la nuova Chiesa. La nuova San Donnino ebbe tuttavia anch'essa qualche problema di mantenimento: il vento ne abbatté il campanile e ne scoperchiò il tetto nel 1817, nel 1818 venne risistemata alla meglio. Solamente dopo l'ultima guerra, grazie al concorso degli abitanti di Casole ed alla intraprendenza di Padre Antonio Rocchetti, l’edi@cio assume l'attuale con@gurazione con l'aggiunta del piccolo portico di accesso e l'uso a sacrestia dell'abside. Nel 1988 vengono in@ne rinnovate le opere di manutenzione a spese pubbliche. In quell'occasione viene @nanziato, da parte della locale Cassa di Risparmio, il restauro della cornice cinquecentesca che racchiude la Pala di Lorenzo Urbinati del 1769 posta sull'altare. La Chiesa di San Donnino si presenta con un'architettura modesta a guisa di Oratorio agreste come San Rocco, Ca' Centino e San Michele. È un tipo edilizio che si ripete da secoli: una sorta di capanna dove sostare per un momento di meditazione e di riposo mentre si rende grazie al Santo protettore che in quel luogo veglia per preservare da mali, accidenti, guai e dolori: la venerazione per San Donnino, abbastanza diffusa nei secoli XVI e XVII, sembra servisse a tenere lontana l'idrofobia, lo testimonierebbe la stessa presenza del cane nell'iconogra@a del Santo, simile, per certi versi, a quella di San Rocco. Come di consueto il genius loci, i materiali, le dimensioni che danno corpo al manufatto costituiscono le componenti forti della sua sacralità. Le piccole Chiese di campagna hanno per secoli ‘suggerito’ le forme anche a molte Chiese urbane, poiché hanno origini antiche e sono portatrici di un consolidato retaggio culturale.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c37

Classi*cazione tipologica

c) Edi#ci storico monumentali

Denominazione

Mulino di Gorgascura

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Chiesanuova ponte di Gorgascura

RIF. CATASTALI Foglio 39 mappale 234

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Sin dal XVII secolo

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Mulino Mulino abbandonato

CENNI BIBLIOGRAFICI A. Brilli (a cura), Alla ricerca della Repubblica ideale. San Marino i viaggiatori stranieri raccontano, San Marino 2002 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Documenti dell’economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Scuola Secondaria Superiore , annuario XXII, a. s. 1994-1995, San Marino 1995 O. Gobbi, Risorse e Governo dell’ambiente a San Marino fra XV e XIX secolo, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 19, S. Marino 1999 P. P. Guardigli, Terre e Torri per una storia economica e sociale della Repubblica di San Marino , San Marino 1992 L. Morganti, M. Semprini, I mulini della Valmarecchia, Imola 1999 L. Morganti, M. Semprini, Mulini e Mugnai: storie da raccontare, in Università Aperta, a. X, N. 8 settembre 2000, Imola G. Pedrocco, La cultura materiale 2 . I segni dell’artigianato e dell’industria , in Storia Illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1985 L. Rossi, Dinamiche patrimoniali e straticazione sociale nei catasti sammarinesi , in S. Anselmi (a cura), vol. 8, San Marino 1994 Segreteria di Stato per i Rapporti con le Giunte di Castello- AA SS, L’Acqua del Titano , San Marino 1998 P. Suzzi Valli, Il castello di Chiesanuova nella Repubblica di San Marino, San Marino 2001


CARATTERISTICHE

c37

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Sin dal XIV secolo le fonti archivistiche sammarinesi danno conto della presenza di mulini sul territorio di San Marino, tuttavia, Bno ad oggi, le prime informazioni certe sui manufatti di Canepa si apprendono solamente dalle cronache e dai catasti del XVII secolo. Del Mulino di Gorgascura si ha una prima notizia dai catastieri Pelacchi padre e Bglio, essi lo attribuiscono a certa Maria Bollini di Pietra Marchesa, l’attuale Pietraminuta (Suzzi Valli, 2001). Ma, fra gli otto mulini sul umicello di Canova, descritti da John Ray (Brilli, 2002), durante la sua visita a San Marino nel 1665, forse, ci poteva essere anche quello di Gorgascura. Dal poderoso lavoro di ricognizione sui mulini della Valmarecchia, conclusosi con la pubblicazione edita ad Imola per i tipi della Mandragora nel 1999, condotto dagli architetti Luca Morganti e Mirco Semprini, del Mulino di Gorgascura apprendiamo che: "L’edicio presenta una pianta rettangolare distribuita su due piani con un piccolo aggregato sulla destra del prospetto a valle, sempre di pianta rettangolare e distribuito su di un piano. La struttura muraria dell’edicio è in pietra a conci irregolari, sassi di ume e laterizio faccia a vista. Le aperture hanno architravi in parte in laterizio ed in parte in legno. Gli inssi sono in legno e le coperture in coppi”. Inoltre, a fronte di strutture ancora discrete sono scomparse molte opere meccaniche quali ad esempio le pale, l’albero di trasmissione, l’albero idraulico, il telaio di sostegno, il collegamento dell’albero idraulico con il palamento superiore e il meccanismo per la regolazione della distanza fra le macine, mentre esistono ancora la tramoggia, i palamenti superiore e inferiore e il cassettone per la farina. Fra le opere idrauliche il canale a monte esiste ancora in parte, la chiusa di servizio non esiste più, così come il bottaccio che esiste solamente in parte; sono scomparse la chiusa delle docce e la chiusa del canale principale; esiste ancora il vano ritrecine, ma non esiste più il canale a valle. Il Mulino, ad una macina da grano, come accadde per tutti gli altri opiBci del genere, cessò la sua piena attività con l’avvento dell’energia elettrica che consentì l’utilizzo di altre più moderne macchine per la macinazione del grano; solamente nel 1944, durante le ultime fasi del conCitto mondiale, data la scarsa erogazione di energia, tornò a funzionare momentaneamente assieme ad altri mulini.

Notazioni critiche Sorprendente come questo splendido manufatto sia scarsamente tutelato dalle norme vigenti. Di fronte alla tendenza diffusa a demolire architetture irripetibili per far luogo a pessime villette di campagna registrata a San Marino negli ultimi trent’anni (periodo in cui è stato distrutto quasi tutto il patrimonio storico architettonico agreste del nostro territorio), tale dimenticanza potrebbe causare la scomparsa anche del mulino di Gorgascura con grave danno per l’intera collettività.

Note Per altre notizie sui mulini si rimanda anche ai Fascicoli: a2,3; c33; c34; e1; e2; e3; d42, di questo censimento.


DATI GENERALI c38

Classi*cazione tipologica

c) Edi)ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di Sant’Andrea Apostolo ad Acquaviva

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Acquaviva via II Gualdaria

RIF. CATASTALI Foglio 27 mappale 8

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto - A. Cavallari restauro 1933

Cronologia

1694; 1933 restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 P. T. Nicolini, Cenni storici della parrocchia di Acquaviva, in D. Raymond Nkindij Samuangala (a cura), San Marino 2002 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino, Parma 1990 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, Vol. 5, San Marino


CARATTERISTICHE

c38

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali L’attuale Chiesa di Acquaviva è frutto dell’ampliamento della preesistente parrocchiale, avvenuto verso la Bne del XVII secolo. La data scolpita su una pietra in evidenza sul lato settentrionale dell’ediBcio: ‘1694’, probabilmente si riferisce all’ultimazione dei lavori. Notizie della Parrocchia di Acquaviva si hanno comunque sin dal 1253, tuttavia occorre arrivare al 1670, scrive A. Venturini (1990), per averne di documentate; la stessa Venturini aggiunge che allorquando monsignor Belluzzi visitò la Chiesa nel 1701 poté ammirare la bellezza dell’unica navata con tetto a capriate lignee e del presbiterio a cupola tutto sof.ttato e decorato. Padre Nicolini (2002) afferma che la nuova Chiesa fu ingrandita e rivolta a ponente; che due muri perimetrali furono allungati di diversi metri e che, abbattuto il muro orientale del vecchio Oratorio, fu costruito, più in fuori, quello della nuova facciata; mentre la Sacrestia venne ricostruita ex novo nel luogo dov’era. Un primo intervento di restauro sembra sia del 1847 (ma dagli atti del Consiglio si apprende che ancora nel 1852 don Filippo Mattei lamentava la necessità di sostenere spese per i restauri della Chiesa). L’intervento più radicale appartiene al secolo scorso: " s’iniziarono i lavori, il 15 aprile 1932, af.dati al Capo Mastro Rossini Sebastiano, sotto la direzione dell’Ingegnere Cavallari. Si comincia con la zocca in cemento, che cinge all’interno tutta la Chiesa, si tolgono alla Chiesa tutte le lapidi mortuarie, che si collocano nella Cappella dei morti. Fatto il portale della Chiesa, s’ingrandiscono le cinque .nestre e vi si applicano cassi e vetri nuovi. Si allaccia il cornicione in alto attorno alla Chiesa e al Presbiterio. Si toglie il pulpito vecchio. S’intonacano tutti i muri interni. […] Si demolisce e si rinnova completamente il tetto della Chiesa. I muri interni, dopo la scialbatura, vengono decorati, per £ 3125, dall’artista Mariotti Torquato, sammarinese, che colorisce pure il sopraccielo sovrastante l’altare della Circoncisione " (P. Nicolini, 2002). La Chiesa ha pianta rettangolare; il portale è contornato da una cornice in calcestruzzo ad imitazione della pietra. In alto una Bnestra rettangolare a strombatura esterna completa la facciata nella sua rustica semplicità. Il campanile, descritto negli atti parrocchiali come pericolante nel 1861 fu ricostruito fra la Chiesa e la Canonica, a pianta quadrata, coronato di cornici in mattoni e manto di coppi. Un fulmine lo danneggiò pesantemente il 6 ottobre 1934, ma fu prontamente riparato. La navata unica è coperta da un tetto a capanna con sofBtto a capriate. Il presbiterio, separato dall’aula per mezzo di un arco ribassato e di un lieve scalino, è, invece, coperto da volta a crociera. Si accede all’aula, che si trova ad una quota più bassa rispetto al piano stradale, tramite quattro scalini in pietra; sui lati si trovano due nicchie. Le Bnestre sono quattro: due sui lati e due sul fondo, dietro all’altare. A sinistra del presbiterio si accede alla canonica, mentre a destra si trova la cappella feriale: la piccola aula è scarsamente illuminata da due Bnestrelle rettangolari dietro l’altare e dotata di un accesso indipendente senza salti di quota. La Chiesa si trova su un terreno fortemente acclive ed ha sofferto sempre di gravi forme di dissesto, a causa di cedimenti delle opere di fondazione; in tal senso si è reso necessario il recente intervento di consolidamento terminato nel 2003.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c39

Classi*cazione tipologica

c) Edi#ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Giovanni Battista a Chiesanuova

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Chiesanuova via Solaiolo

RIF. CATASTALI Foglio 58 mappale 222

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Gino Zani

Cronologia

1961

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI F. Balsimelli, In memoria di Gino Zani, San Marino 1964 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 P. Suzzi Valli, Il Castello di Chiesanuova nella Repubblica di San Marino , San Marino 2001 P. Suzzi Valli (a cura), Dal Castrum Busignani a Chiesanuova , San Marino 2003 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000


CARATTERISTICHE

c39

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa di San Giovanni Battista a Chiesanuova realizzata, su progetto dell’ingegnere Gino Zani nel 1961, non lontana dalla piazza principale, è ubicata lungo la strada che conduce al Poggio, dove si trova il Cimitero. La facciata, de@nita in stile ‘neo-romanico’, è visibile @n dal Monte Titano, che le si prospetta di fronte. I lavori furono eseguiti utilizzando la pietra di San Marino, tuttavia solamente il rosone della facciata principale e gli stipiti furono realizzati dagli scalpellini di San Marino (Suzzi Valli, 2001). Si accede, attraversando il loggiato ad archi a tutto sesto, all’aula rettangolare coperta da una volta a botte e collegata a una piccola cappella per le messe dei giorni feriali e alla canonica. Nell’abside è collocata la copia della Madonna di Foligno di Raffaello, realizzata dal pittore sammarinese Pietro Tonnini, ivi trasferita, dopo il restauro, dalla Pieve. Scrive Angela Venturini nel 1990: Il distretto di Busignano dunque, relativamente lontano dal cuore istituzionale e politico della piccola Repubblica, ebbe una storia scandita solamente dalle sue chiese. La prima è quella dedicata a San Biagio di Castiglione. Era situata su un promontorio roccioso in prossimità di Gorga scura (...). La chiesa di San Giovanni Battista in Curte fu eretta successivamente su un poggio in fondo alla costa di Caladino. Quando si è trasferita più a monte, nella zona sottostante l’attuale cimitero, probabilmente dette origine al toponimo di Chiesanuova. (...) Solo poche tracce rimangono oggi di questa chiesa, sostituita nel 1918 da un’altra costruita sul declivio a nord del ghetto del Poggio. Ma vuoi per la scarsa stabilità del terreno, vuoi per le ridotte dimensioni della struttura, nel 1961 l’architetto sammarinese Gino Zani fu incaricato di edi0carne un’altra, più grande e più bella. L’odierna parrocchiale, tutta in pietra arenaria locale lavorata da scalpellini sammarinesi, si presenta come un esempio di stile romanico moderno. Francesco Balsimelli, nel 1964, nel discorso di commiato pronunciato in onore di Gino Zani, presenta la parrocchiale di Chiesanuova quale ultimo progetto dell’ingegnere sammarinese. La Chiesa con l’asilo e la scuola costituiscono, infatti, l’opera con cui Zani chiude la sua mirabile stagione di progettista della San Marino della prima metà del secolo XX. Improntata alla massima funzionalità e semplicità la Chiesa, in posizione strategica fra il Poggio e la Piazza, raggiunge un felice risultato architettonico, laddove Zani, ancora una volta, non rinuncia all’uso sapiente della ‘Sua’ pietra.

Notazioni critiche La Chiesa è ben dimensionata, discreta e non invadente; è, nel contempo, perfetto luogo di aggregazione ed intimo luogo di culto e preghiera” (LMM, 1995)

Note


DATI GENERALI c40

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Lorenzo a Montegiardino

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Montegiardino piazza della Pace

RIF. CATASTALI Foglio 66 mappale 107

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto o P. Ghinelli (?)

Cronologia

1865 circa

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Biancone, La tradizione dei Ref nell’arte muraria sammarinese, San Marino 1998 M. A. Bonelli, Ti manderò una cartolina, vol. III, Rimini 1993 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 C. Buscarini, La Repubblica di San Marino vista da quattro fotogra dell’800 e altre immagini, San Marino 1983 N. Matteini, Montegiardino Castello della Repubblica di San Marino , San Marino 1984 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 G. Rasi, La Repubblica di San Marino, Milano 1937 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna 1982 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000


CARATTERISTICHE

c40

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa di Montegiardino è dedicata a San Lorenzo, venerato dagli abitanti del luogo che Gli avevano eretto un sacello su una collinetta vicino al paese. Fu costruita intorno al 1865, al posto dell’antica Chiesa preesistente di cui si trova memoria nelle mappe catastali settecentesche (l’attuale parrocchiale compare per la prima volta nel catasto Montanari Giacomini Giangi del 1865 circa). La Chiesa, che sorge sulla piazza principale di Montegiardino, ha uno stile simile a quella che l’architetto Pietro Ghinelli disegnò per la Pieve di San Marino (il cui progetto venne però af8dato all’architetto Antonio Serra). ‘La Chiesa è costituita da tre navate e dal presbiterio con abside, assai profondo. La lunghezza della navata centrale è pari, quasi, alla sua altezza: circa quattordici metri. Le forme, gli elementi completivi e decorativi, tipici delle accademie di architettura della provincia dell'ottocento, si rifanno agli stili cinquecenteschi delle Chiese Classiche; stili ripetuti, rielaborati, riproposti per diversi secoli attraverso l'utilizzo di archi a tutto sesto, di lesene e paraste, di cornici, di controsof*tti a botte o a crociera; […] All'interno la Chiesa ha diverse suppellettili e arredi, fra i quali spicca il Santo Marino del Tadolini, perfetta copia del Santo della Pieve.’ (1995). Scarsa la luce 8ltrante da lunette ricavate in corrispondenza delle unghie della volta a botte che copre l’aula; particolare ridondante, a fronte di uno stile tutto sommato sobrio, è il balcone su cui è collocato l’organo. Il campanile, progettato da Giuseppe Ref8, fu realizzato fra il 1890 ed il 1891.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c41

Classi*cazione tipologica

c) Edi ci storico monumentali

Denominazione

Villa Filippi a Montegiardino

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Montegiardino via Bandirola

RIF. CATASTALI Foglio 65 mappale 63

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

secolo XVIII; 1898 ampliamenti

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione Padronale Abitazione Padronale

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, Montegiardino: una comunità rurale tra ‘700 e ‘900, in Studi Sammarinesi, San Marino 1984 N. Matteini, Montegiardino. Castello della Repubblica di San Marino, San Marino 1984 R. Mularoni, P. Nanni, Elaborati gra!ci e ricerca storica per l’esame di restauro architettonico presso la Facoltà di Architettura di Firenze, a. a. 1994-95 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990 Catalogo Beni Culturali, Edi ci pubblici, Villa Filippi-Balestra, scheda n. I Case coloniche di San Marino, Villa Filippi, calendario 1995 della Cassa Rurale di depositi e prestiti di Faetano


CARATTERISTICHE

c41

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La data precisa di costruzione della Villa Filippi-Balestra e il suo autore risultano ignoti. La prima mappa catastale che attesta la presenza dell’immobile che potrebbe costituire il nucleo originario della Villa è il catasto Pelacchi (1775) laddove è indicato un terreno con casa annessa in capo alla famiglia Micheloni. Nella mappa catastale del Santucci (1825) viene nuovamente menzionato un componente della famiglia Micheloni come proprietario della casa; in questa carta appaiono anche due ediDci annessi. Ritroviamo la stessa estensione della proprietà e la stessa ubicazione dei tre ediDci nel catasto Baronio (1898), questa volta però il proprietario risulta essere Pier Paolo Filippi. Il passaggio di proprietà dalla famiglia Micheloni alla famiglia Filippi era avvenuto nel 1853 quando i fratelli Giuseppe e Melchiorre Filippi comprarono la Villa e gli annessi con la clausola che li avrebbero occupati solo all’avvenuta morte del capofamiglia Marino Micheloni. Dalle mappe catastali l’assetto planimetrico dell’ediDcio risulta pressoché invariato Dno al catasto Baronio. Il nucleo originario, costituito da un corpo rettangolare di tre piani, venne infatti ampliato proprio da Pier Paolo alla Dne del 1898. I lavori comportarono un aumento di superDcie su ogni piano e un’organizzazione degli spazi interni più razionale; in particolare il salone d’ingresso e il corrispondente salone al piano nobile permisero un accesso diretto ed indipendente ai singoli ambienti. Dall’osservazione dei prospetti si nota come, mentre le aperture del prospetto principale seguono un ritmo geometrico rigoroso, lo stesso rigore non lo si ritrova sul prospetto retrostante. Questa diversità la si deve al fatto che la parte retrostante dell’ediDcio corrisponde al nucleo originale. Fra gli elementi di pregio si possono notare i controsofDtti in ‘cannicciato’ decorati a tempera e i pavimenti con piastrelle in cemento policromo presenti in molti ambienti, le volte a botte e le arcatelle in mattoni fatti a mano della cantina, le due scale di collegamento interno in pietra di San Marino e ancora la scala di accesso esterna con balaustra, di poco posteriore all’ampliamento (1911), anch’essa in pietra locale lavorata dagli scalpellini sammarinesi. Sul retro della Villa sono presenti due ediDci: il più piccolo, che serviva come deposito, fu costruito dopo la distruzione del Denile avvenuta nel 1916 per far posto al nuovo tracciato viario; il più grande ospitava al piano superiore l’abitazione dei contadini a servizio della famiglia Filippi e al piano inferiore il frantoio. Sempre sul retro si apre il giardino articolato su un tracciato geometrico ortogonale, con vialetti e aiuole delimitate da cordoli e Doriere in pietra, tipica impostazione del giardino all’italiana. Altro elemento caratteristico è la ghiacciaia che serviva a raccogliere e contenere la neve per conservare gli alimenti durante l’anno. Si tratta di un manufatto di pianta circolare a sezione ovoidale profondo una decina di metri. La parte interrata presenta un paramento murario in pietra intonacata sul quale si sviluppa una scala per consentire il raggiungimento del livello più basso. La parte fuori terra, alta 1,20 mt, è realizzata in mattoni posati in foglio a formare una semisfera con un foro in chiave per permettere la raccolta della neve.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c42

Classi*cazione tipologica

c) Edi%ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Paolo Apostolo a Faetano

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Faetano via della Torre - piazza del Massaro

RIF. CATASTALI Foglio 49 mappale 57

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Amedeo Filippucci (Angelo da Cassano Fralangelo )

Cronologia

1899-1916; 1924 completamenti

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 T. Mularoni, Ritorno a Faetano, San Marino 1996 G. Rossi, San Marino nelle vecchie fotograe, Bologna, 1982 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 A. Venturini, R. Bonelli, Repubblica di San Marino (guida dell’Istituto Geograco de Agostini), Repubblica di San Marino , Novara 1990 A. Venturini e L. Confortini, Degli antichi Castelli della Libera Terra di San Marino , Parma 1990


CARATTERISTICHE

c42

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa dedicata a San Paolo Apostolo a Faetano, costruita vicino al precedente luogo di culto col quale convisse sino alla seconda guerra mondiale, sorge in luogo della roccaforte del vecchio Castello Malatestiano, abbattuto dai sammarinesi, sembra, poco dopo il 1464 ed i cui ruderi erano ancora rilevabili sino a non molto tempo fa. La costruzione fu iniziata nel 1898, su progetto del cappuccino Angelo da Cassano che dovrebbe corrispondere al ‘Fralangelo’ di cui scrive il Mularoni (1996); altri autori (fra cui Venturini, 1990), invece, indicano il nome di Amedeo Filippucci (ma non dicono se si tratti della medesima persona, la qual cosa potrebbe anche essere poiché Angelo da Cassano fu un religioso). Lo stile della Chiesa prende spunto dall’eclettismo ottocentesco di cui si fece largo uso a cavallo fra i secoli XIX e XX. Nella fattispecie prevalgono reminiscenze medievali del gotico e del romanico. Fu aperta al culto nell’ottobre del 1916, quando i lavori non erano del tutto ultimati: la mancanza di fondi ne aveva interrotto l’esecuzione, che riprese nel 1923, con il completamento della gradinata che conduce al sacrato e con la costruzione del campanile. Il 24 maggio 1924, alla presenza del Vescovo riminese, Vincenzo Scozzoli, avvenne l’inaugurazione solenne, con la benedizione delle campane. Nel dopoguerra fu realizzata la decorazione interna, ad opera di don Amedeo Botticelli, e fu completato il pavimento in marmo. L’interno è costituito da un’unica navata, scandita da lesene tinteggiate. Sul sof=tto ampie costolature sottolineano le volte a crociera; occhi circolari a vetrate policrome, posti in corrispondenza di ogni campata, sono le uniche fonti di luce naturale. Due gradini dividono il presbiterio dall’aula, ai lati della quale si trovano due cappelle dedicate una al Sacro Cuore, l’altra alla Vergine Maria; da quest’ultima si accede a un piccolo vano utilizzato per le confessioni. Nelle nicchie ai lati dell’ingresso sono stati ricavati due confessionali in legno. La vicenda costruttiva è meticolosamente documentata nel testo di Mularoni edito nel 1996 (Cfr. Cenni Bibliogra=ci)

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c43

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Michele Arcangelo a Domagnano

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Domagnano piazza Filippo da Sterpeto

RIF. CATASTALI Foglio 22 mappale 242

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

G. Zani

Cronologia

1933-1936

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI G. Bottazzi, Il contributo dell’archeologia del territorio nella denizione dell’identità storica della Repubblica di San Marino, in Scuola Secondaria Superiore, annuario XXVI, a. s. 1998-1999, San Marino 1999 C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 G. V. Marcucci (a cura), San Marino, Novara 1965 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 G. Rasi, La Repubblica di San Marino, Milano 1937 B. Sarti, Domagnano. Un castello e la sua gente, San Marino 1999 (?) A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici, scheda n. 2, Domagnano n. 1, 1975 Il Popolo Sammarinese, organo del P.F.S., a. XIII, 13 agosto 1933


CARATTERISTICHE

c43

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Chiesa di Domagnano venne edi<cata in luogo di un’antica Cappella quattrocentesca, la quale stessa, pare, sorgesse sulle macerie di un altro, ancor più antico, Sacello sempre dedicato a San Michele ed il cui sacerdote, di nome Rodolfo, compare in un atto del 1253 quale donatore di 20 soldi di Ravenna a favore del Convento di San Francesco al Serrone. Del precedente edi<cio di culto non sono pervenute che alcune testimonianze orali unanimemente concordi nel giudicarne inopportuna la demolizione. La nuova Chiesa, iniziata nel 1932 su progetto dell’ingegnere Gino Zani e terminata nel 1936, propone stilemi medievali, retaggio dell’eclettismo ottocentesco. Zani utilizza un linguaggio che potrebbe essere paragonato a quello voluto dal progettista della Chiesa di Faetano, costruita qualche anno prima. Tuttavia a Faetano le reminiscenze ‘gotiche’ hanno una leggera preminenza rispetto agli elementi del ‘romanico’. Nella Chiesa di Zani rosone, lunette, protiro e portale, rigorosamente in pietra del monte Titano, fanno anch’essi da cornice alla tamponatura in mattoni, ma sono meno svettanti, si potrebbe dire, più statici, mentre a Faetano tutto si protende più verso l’alto. L’interno della Chiesa di Domagnano, con copertura a capriate, è estremamente semplice: l’illuminazione naturale, tramite cinque monofore sul lato sinistro, è piuttosto scarsa, sfavorita dalla recente costruzione di un soppalco in legno lamellare. Per accedere al soppalco vi è una scalinata ricavata nella nicchia sulla destra, di fronte alla quale si trova un’altra nicchia, con altare dedicato alla Vergine Maria. Il presbiterio si trova quattro gradini più in alto rispetto all’aula; solo l’abside e i lati del presbiterio presentano decorazioni a stucco, mentre il resto della Chiesa è semplicemente intonacato. Sulla destra si accede alla sacrestia ed alla canonica. ‘Nel 1969 iniziarono i lavori per la nuova canonica, il cui preventivo di spesa risultò di 14.250.000 lire’ (Sarti).

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c44

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Rocco a Cailungo

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore via Giovanni da Lignano

RIF. CATASTALI Foglio 21 mappale 208

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

XVI secolo; 1734 e 1994 restauri

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini (a cura), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio della RSM 1995 C. Franchini Tassini, Settant’anni di attività 1920/1990. Omaggio al vecchio Borgo, San Marino 1990 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 S. Leardini Mularoni, I. Cenci Malpeli, La Pala di San Rocco e le antiche radici di Cailungo , San Marino 1994 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, voll. 1 e 4, San Marino BSSM, Catalogo dei beni culturali, Edici pubblici, scheda A-1 Cailungo, 1975


CARATTERISTICHE

c44

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali “Piccola Chiesa all'interno della quale troneggia un prezioso dipinto: la Pala lignea raf@gurante la Vergine fra San Marino e San Rocco, la cui iscrizione svela la data in cui fu ultimata l'opera, il 1594. "Dunque il Santo aveva vigilato, San Rocco aveva interposto i suoi buoni uf@ci, e ancora una volta la Beata Vergine aveva dato più di un'amorevole occhiata protettiva ai confratelli, in quel tristo e triste scorcio di secolo: sicché era proprio arrivato il momento di provvedere al quadro per la nuova Cappella..." (Pasini, 1994). All'indomani degli eventi luttuosi dovuti alla peste ed alla carestia, anche la Vergine col Bambino, San Marino e San Giovannino entrano di diritto nella piccola Chiesa di Cailungo, accanto al Santo propiziatore di quel luogo. Si ritiene che la realizzazione dell'edi@cio sia anteriore: la Chiesetta era colà da tempo, poiché San Rocco, in quel luogo, preservava dalla peste e, in quel luogo, gli uomini “de domo longorum”, dalla Torre Colombaia, vigilavano su un'area di con@ne, del territorio di San Marino, assai importante. Lavori di restauro vennero compiuti nel 1734, e ciò è ampiamente documentato dalla “memoria di tutta la spesa fatta alla Chiesa di San Rocco di Chailonghi” , conservata nell'archivio parrocchiale di Borgo Maggiore. La Chiesa si presenta oggi completamente rinnovata con l'acciottolato di arenaria a vista e, al suo interno, ottimamente restaurata, la Pala lignea del 1594. La Pasqua del 1994 ha salutato la prima Messa celebrata nell'edi@cio rimesso a nuovo. Da Edicola a poco più che Cappella: era destino di tale luogo di culto. “Si tratta per lo più di costruzioni a capanna, abbastanza grandi, con la possibilità di sosta o di riparo per i pellegrini. Non è da escludere che anche l'edi@cio di Cailungo avesse all'origine dimensioni ed uso analoghi per raggiungere, in seguito all'insediamento abitativo, una diversa consistenza.” (Leardini, Cenci, 1994). L’edi@cio ha pianta rettangolare, una semplice facciata in pietra, con tetto a capanna e con le caratteristiche aperture a strombatura interna, tipiche degli oratori rurali, dove il pellegrino, dall’esterno, poteva assistere alla funzione o sostare in preghiera.

Notazioni critiche

Note Cfr. L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995


DATI GENERALI c45

Classi*cazione tipologica

c) Edici storico monumentali

Denominazione

Chiesa di San Michele a Seggiano

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Borgo Maggiore via San Michele

RIF. CATASTALI Foglio 12 mappale 57

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

XIII secolo

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini (a cura), Cappelle, celle, edicole votive nella Repubblica di San Marino, calendario della Cassa di Risparmio della RSM 1995 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 Dipartimento Affari Interni, ASSM (a cura), Atti del Consiglio Principe, vol. 3, San Marino


CARATTERISTICHE

c45

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Le origini della Chiesetta di San Michele non sono certe, forse si perdono nel lontano XIII secolo; sembra avesse un'abside, rivolta a levante, che nel tempo, causa i numerosi restauri, ha lasciato posto all'attuale ingresso. La Cappella, appena sotto Seggiano, è in buono stato di conservazione e presenta tracce delle pietre originali con le quali fu costruita. In essa si celebrano funzioni nel mese di Maggio e nella notte di Natale. È ripetuta qui la tipologia della Chiesetta di campagna: un'Edicola votiva, o poco più, simile ad una capanna, in modo che vi si potesse sostare per ri7ettere, riposare, pregare, trovare un riparo. Funzioni non più consone alla vita contemporanea; ed è per questo che tali edi6ci, oggi, sono chiusi o semiabbandonati. Dagli atti del Consiglio Principe si apprende che nel 1823 alcuni abitanti della zona fecero istanza contro la paventata demolizione della piccola ed antica Cappella di San Michele a cui erano particolarmente devoti.

Notazioni critiche

Note Cfr. L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino in Storia Illustrata della RSM, vol. 4, San Marino 1995


DATI GENERALI c46

Classi*cazione tipologica

c) Edi#ci storico monumentali

Denominazione

Chiesa di Sant’Andrea a Serravalle

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Serravalle via Balducci

RIF. CATASTALI Foglio 6 mappale 126

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto - L. Fonti ultimo restauro

Cronologia

1824-1828-1914; 1924 ampliamenti; 1973 restauro

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Chiesa Chiesa

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 L. Guidi, Con il cuore… repubblicano, con il saio… passionista, San Marino 2001 P. T. Lombardi, Il Castello e la Chiesa di Serravalle, San Marino 1978 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura. Le Chiese di San Marino, in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 A. Venturini, Monumenti di fede, San Marino 2000 Dipartimento Affari Interni, Archivio di Stato (a cura), Atti del Consiglio Principe, voll. 2 e 3, San Marino


CARATTERISTICHE

c46

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali L’antica Chiesa di Serravalle, sempre intitolata a Sant’Andrea, sorgeva fuori dal Paese, lungo il tracciato della strada che conduceva al Monte Titano. Se ne trova menzione nella bolla di Papa Lucio II, I° giugno 1144. I cittadini serravallesi fecero istanze per la costruzione della Chiesa sin dal 1822. L’attuale parrocchiale fu ediFcata nel 1824 “per volontà del Comune e delle Compagnie religiose […] Il nuovo ediFcio è nato quale Oratorio pubblico comunale, dedicato al Santissimo Nome di Maria, in sostituzione del precedente che si trovava quasi di fronte e sempre dedicato alla B.V. con il nome di Santa Maria. L’immagine della Madonna, un affresco del ‘400, […] posta sull’altare maggiore, proviene dal vecchio Oratorio” (Guidi, 2001). La Chiesa apparteneva dunque al Comune di Serravalle, che si serviva del campanile come torre civica. Nel 1828 furono ultimati la sacrestia ed alcuni locali al piano superiore destinati a sede del Comune medesimo. Dal 1851, con l’Arciprete don Alessandro Facchinetti, la nuova Chiesa sostituì la vecchia parrocchiale, che fu demolita nel 1905 in occasione delle celebrazioni liturgiche. Nel 1914, dieci anni dopo i primi lavori di ristrutturazione, da Oratorio divenne Chiesa parrocchiale e fu ufFcialmente intitolata a Sant’Andrea Apostolo. In quell’occasione si provvide al rifacimento della facciata e al consolidamento dell’ediFcio. Nel 1824 l’arciprete don Barducci fece costruire la cripta dedicata alla Madonna di Lourdes, cui si accede dal lato destro dell’unica navata. Sopra la cripta fu realizzata la Cappella del Sacro Cuore. La canonica fu costruita nel 1926, coprendo parzialmente l’abside, mentre altri ampliamenti completarono l’ediFcio nel 1957. L’ultima ristrutturazione della Chiesa risale al 1973 su progetto dell’architetto Luigi Fonti ad opera della Cooperativa Muratori di Serravalle: “Tutta l'area interna della Chiesa è stata rinnovata con nuovo pavimento e banchi, ingressi laterali, cappelle, sagrestia, presbiterio, leggio, fonte battesimale, altare e mensa romana, impianto di illuminazione e di audizione, confessionali, mensole per le statue dei santi nella Cappella del Sacro Cuore. Intatta è rimasta la cripta con la Madonna di Lourdes” (Lombardi, 1978).

Notazioni critiche “Il monumento è parte signiFcativa del centro del Paese, è elemento vitale, come altri servizi che, lungo Via Balducci sino alla Piazza Bertoldi, conFgurano un importante luogo di vita e di relazioni”. (1995)

Note


DATI GENERALI c47

Classi*cazione tipologica

c) Edi"ci storico monumentali

Denominazione

Casale la Fiorina

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Domagnano Fiorina

RIF. CATASTALI Foglio 22 mappale 25

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87 L.18/09/1990 n°103

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Ignota

Destinazione/i dâ&#x20AC;&#x2122;uso originaria/e Destinazione/i dâ&#x20AC;&#x2122;uso attuale/i

Casa rurale Centro smistamento ad uso Servizio Domiciliare Anziani

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur. di Faetano, agenda scolastica 1980-1981 C. Buscarini, Documenti dellâ&#x20AC;&#x2122;economia agricola: colombaie e mulini ad acqua nel territorio sammarinese, in Scuola Secondaria Superiore , annuario XXII, a. s. 1994-1995, Verucchio 1995 L. M. Morganti, Lâ&#x20AC;&#x2122;Architettura 1. La casa, in Storia Illustrata della RSM , vol. 1, San Marino 1985 L. M. Morganti, Lâ&#x20AC;&#x2122;Architettura. Le case rurali , in Storia Illustrata della RSM , vol. 4, San Marino 1995 L. M. Morganti, (Il) Palazzo. Una casa forte nellâ&#x20AC;&#x2122;agro dellâ&#x20AC;&#x2122;antico distretto di San Marino , San Marino 2002 M. Moroni, Lâ&#x20AC;&#x2122;insediamento rurale in unâ&#x20AC;&#x2122;area subappeninica, in S. Anselmi (a cura) CSSS, Il territorio e la gente della Repubblica di San Marino secoli XIV-XIX, vol. 1, San Marino 1993 M. Moroni, Lâ&#x20AC;&#x2122;economia di un â&#x20AC;&#x153;luogo di mezzoâ&#x20AC;?. San Marino dal basso medioevo allâ&#x20AC;&#x2122;ottocento, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 5, San Marino 1994 M. Moroni, Le prime fonti censuarie a San Marino, in A. Grohmann (a cura), Le fonti censuarie e catastali tra tarda romanitĂ  e basso medioevo. Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, San Marino, in S. Anselmi (a cura) CSSS, vol. 14, San Marino 1996 G. Pedrocco, La cultura materiale 1 . Agricoltura ed archeologia rurale , in Storia Illustrata della RSM, vol. 3, San Marino 1985 A. Zuccagni Orlandini, Corograa. Repubblica di San Marino (1845), in Biblioteca storica della Repubblica di San Marino , Bologna 1985 Fondazione â&#x20AC;&#x2DC;Casale La Fiorinaâ&#x20AC;&#x2122;, Bando di Concorso: â&#x20AC;&#x2DC;Progettazione urbanistica e di massima di un centro diurno e struttura residenziale per anziani in localitĂ  Fiorina di Domagnanoâ&#x20AC;&#x2122;, San Marino 2001


CARATTERISTICHE

c47

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali Non disponiamo, per il momento, di notizie sull’origine del ‘Casale la Fiorina’. Per quanto attiene al popolamento rurale dell’area sammarinese, posta a conBne fra l’agro romagnolo e subappenninico, si rimanda alla bibliograBa generale la quale, a sua volta, contiene gli indirizzi bibliograBci utili ad inquadrare quella ben più vasta regione storico-geograBca . Nello speciBco si può fare riferimento al ‘Catalogo delle Case Rurali’ presso l’archivio dell’UfBcio Urbanistica di San Marino nonché, ovviamente, ai dati provenienti dall’UfBcio del Catasto. Dall’Archivio di Stato, che conserva, invece, gli estimi e i catasti spenti (descrittivi sin dal XIV secolo e anche geometrici sin dal XVIII) e, nella fattispecie, dal catasto dei Pelacchi, si apprende che nel luogo ove oggi si trova il ‘Casale’ vi era già, sul Bnire del XVIII secolo, un immobile. È probabile si trattasse del nostro o, quantomeno, del suo nucleo originario. Il ‘Casale la Fiorina’ è giustamente annoverato fra gli esempi più signiBcativi di edilizia rurale del tipo peninsulare. La scheda del Catalogo delle Case Rurali, conservato presso l’U.U., lo deBnisce: ’ tipico esempio di edilizia spontanea, che mantiene inalterate le sue caratteristiche originarie’. Sul territorio di San Marino sono prevalenti due tipologie edilizie rurali, quella peninsulare dell’area subappenninica è caratterizzata dalla presenza della scala esterna, da ridotte aperture e da sovrapposizioni e aggiunte ‘a grappolo’. Puntuale e chiara è la descrizione che ne fa Marco Moroni (anch’egli debitore, come tutti gli studiosi della materia, di Lucio Gambi - L. Gambi, La casa rurale nella Romagna , Firenze 1950 -): all’abitazione, sovrapposta al rustico, si giunge generalmente con una scala esterna, che può essere appoggiata sia al lato lungo che al lato corto della casa. Dalla scala, spesso protetta, almeno in parte, da una piccola loggia, si entra nella cucina, ove convergono tutte le altre stanze. Il piano terra è invece adibito a stalla, a magazzino per gli attrezzi, e, talvolta, a cantina. Nelle aree più interne si hanno una maggiore ricchezza e varietà di forme; si trovano infatti esempi di case di pendio con struttura più irregolare, dovuta appunto all’esigenza di adattarsi alle particolari condizioni ambientali; le case dei piccoli proprietari coltivatori, poi, a volte isolate a volte aggruppate ad altre, danno vita anche ad edi'ci allineati o giustapposti, ai quali si uniscono altri corpi spesso disposti in modo non uniforme, sicché è dif'cile riportarle ad un paradigma ben de'nibile (Moroni,1993). Fra i primi autori che scrivono di tipologie abitative rurali nelle campagne sammarinesi dell’ottocento può essere ricordato lo Zuccagni Orlandini il quale ne fa un breve cenno nella sua ormai famosa ‘corogra'a’ . Dai rari ‘cartigli’ antichi (conservati assieme agli estimi ed ai catasti spenti) si può trarre qualche indicazione sulla consistenza di queste case, così come si presentavano sin dalle loro origini con caratteristiche conservate assai simili da secoli. Oggi la loro ‘memoria’, a causa della speculazione edilzia, dell’incuria e dell’ignoranza è pressoché perduta. Il ‘Casale la Fiorina’ presenta tre corpi di fabbrica di cui quello centrale, più elevato, a guisa di torre (solamente un rilievo approfondito potrebbe comunque confermare tale supposizione), gli altri volumi sono ‘aggrappati’ ad esso nelle forme e nei modi tipici (così come già descritti); il portico è sicuramente opera più recente, aggiunto probabilmente in concomitanza con aumentate esigenze di alloggiamento di attrezzi per l’agricoltura. La Casa attualmente abbandonata è stata oggetto recentemente di un concorso di restauro per essere destinata a servizio sociale.

Notazioni critiche

Note


DATI GENERALI c48

Classi*cazione tipologica

c) Edi$ci storico monumentali

Denominazione

Villa Manzoni a Dogana

Castello Via/viale/contrada/piazza/piazzetta/salita/strada

Serravalle via Campolungo / via III Settembre

RIF. CATASTALI Foglio 7 mappale 12

TUTELE E NORME PARTICOLARI L.10/06/1919 n°17; capo VII sez.I della L.19/07/1995 n°87

RIFERIMENTO FASCICOLO-I N°

Autore/i

Ignoto

Cronologia

Secolo XIX

Destinazione/i d’uso originaria/e Destinazione/i d’uso attuale/i

Abitazione signorile con annessi locali per attività agricole Abitazione signorile / Banca

CENNI BIBLIOGRAFICI C. Buscarini, San Marino: i documenti della cultura materiale, in Ca. Rur.di Faetano, ag. scolastica 1980-1981 G. Dehò, G. Sosto, Da Rimini alla Repubblica di San Marino, Rimini 1898 N. Matteini, La Repubblica di San Marino nella storia e nell’arte , San Marino 1988 L. M. Morganti, L’Architettura 1. La casa, in Storia Illustrata della RSM , vol. 1, San Marino 1985 R. Morri, La Dogana, San Marino 1998 BSSM, Catalogo dei Beni Culturali, Edici privati: Villa Manzoni e Cappella, San Marino Case coloniche di San Marino, Villa Manzoni, calendario 1994 della Cassa Rurale di depositi e prestiti di Faetano


CARATTERISTICHE

c48

DESCRIZIONE Vicende costruttive • Caratteri tipologici • Caratteristiche ambientali La Villa Manzoni è uno dei rari esempi, presenti in territorio sammarinese, di dimora padronale ottocentesca in area agricola. La sua datazione è situabile fra '800 e '900; tuttavia, sin dalla seconda metà del XVIII secolo (catasto Pelacchi), nel medesimo luogo è indicato in pianta un generico corpo di fabbrica: si dovrebbe trattare della casa colonica di proprietà della contessa Teresa Maggio Staccoli, probabile nucleo attorno al quale si dovette poi sviluppare il nuovo complesso ottocentesco. Nel catasto Santucci (1822-25) la proprietà appartiene ad Agostino Staccoli. Successivamente nel catasto Montanari Giacomini-Giangi (1865-66) la casa, deHnita casino, risulta di proprietà di Teresa Staccoli q. Agostino. È però nel catasto Baronio (1898-1900), così come riportato da diversi autori, che si legge una descrizione della casa corrispondente alla Villa nelle forme e dimensioni attuali: “Campolungo, casino padronale con 9 vani al primo piano, 11 vani al 2 piano, 4 vani al terzo, cantina con 4 vani al primo piano, e orto della superHcie complessiva di H. 0.28.94”. La proprietà venne in capo a Bartolomeo Borghesi in forza dei patti matrimoniali fra il di Lui Hglio adottivo Pietro Lugaresi e la contessa Teresa Staccoli Hglia del conte Camillo. Con la morte di Bartolomeo (1860) e di Pietro Lugaresi (1861) la proprietà passò al secondo Hglio adottivo del Borghesi, Agostino e nel 1907 al suo primogenito Angelo Manzoni Borghesi. La mancanza di una precisa documentazione che attesti le vicende costruttive della Villa è imputabile al fatto che l'archivio Borghesi andò in parte distrutto in un incendio provocato dal bombardamento del giugno del 1944. L'ipotesi avanzata da Romeo Morri (1998) è che il progetto della Villa sia dell'architetto Alessandro Panzani di Savignano sul Rubicone, attivo dal 1820 al 1860. Ma potrebbe altresì trattarsi di un'opera di architettura locale realizzata da abili capomastri. Il complesso era formato da un ediHcio principale e da altri corpi accessori quali la cappella, le cantine, i pozzi, il granaio. La Villa venne costruita secondo i criteri usuali della casa padronale di campagna: i materiali usati e le tecniche, anche se più aggiornate, mantengono stretti legami con la cultura architettonica locale. Il richiamo a speciHci stili, in gran voga in quegli anni, è quasi sconosciuto, l'eclettismo ottocentesco non vi ha esercitato più di tanto la sua inIuenza. Si accede alla Villa "tramite un elegante scalone a due rampe in pietra, caratterizzato da una balaustra decorata da esili colonnine e sostenuta da pilastri. Il prospetto principale è a salienti e presenta estremità decorate con manufatti in pietra e una copertura a terrazza che ripete nella balaustra la stessa decorazione che caratterizza lo scalone d'eccesso. Sul prospetto laterale, pochi gradini in pietra immettono in un ingresso secondario. Sul lato posteriore trovano posto le cantine.[…] Sopra gli archi, delimitati da un marcapiano, sono visibili Hnestre rettangolari, aperte e cieche, e un oculo. Attigua è situata la cappella a navata unica.[…] L'interno era per quei tempi molto lussuoso e funzionale, con stanze abbellite da arazzi, quadri, trofei di caccia e mobili in stile di ottima fattura”. (Morri, 1998) Recentemente il complesso delle scuderie è stato restaurato ad opera dell'architetto Giancarlo De Carlo per ospitare una sede della Banca di San Marino.

Notazioni critiche

Note


L'Architettura (edifici storico monumentali)