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attitude redazione@attituderagusa.it

Gli Indignados tra Spagna e Italia pagg.

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anno 3 _ numero 25 _ giugno 2011

Letteratura Libia 1911-2011 pag.

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Editoriali Amministrative Ragusa pagg.

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A

IL FENOMENO RAGUSA FOOD VALLEY

bbiamo intervistato Luca Burruano, general manager della Burruano & Partners, attento osservatore dei fenomeni economici e finanziari del territorio ibleo. Da qualche tempo a questa parte si sente parlare, e a ragione, del fenomeno Ragusa Food Valley. Un inglesismo per parlare di economia e di cibo, di cibo che fa economia e che ci rimanda ad un orizzonte estetico, etico, simbolico e culturale. Specificità, quindi, di un territorio che divengono la ricchezza del territorio stesso. Una specificità fatta di produzione, di regole, di comportamenti condivisi, che si fondono nei processi non improvvisati di ricerca, conoscenza e di progettualità. Questo è il fenomeno Food Valley, questo è ciò che sta vivendo il nostro territorio. Il nostro territorio è estremamente ricco di prodotti che lo stanno facendo conoscere in Italia e nel mondo, come dimenticare i quattro alimenti che in questi anni hanno fatto grande il nome di queste terre: il cerasuolo, il cioccolato di Modica, l'olio e il ragusano dop. Ma la nostra fortuna è che la nostra produzione agricola e quindi gastronomica non si limita a ciò, siamo ricchi di prodotti di altissima qualità, basti pensare ai numerosi presidi slow food. Una ricchezza che è un tutt'uno con i nostri luoghi, i nostri paesaggi ed il nostro clima, ma anche con l'ospitalità e quella certa vivacità imprenditoriale, che finalmente sta portando ad una progressiva, anche se lenta, destagionalizzazione dei flussi turistici. Un unicum di comportamenti e peculiarità che

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via via stanno contribuendo alla formazione di un'identità turistica, culturale, imprenditoriale e perciò sociale della nostra terra. Questo è il fenomeno Ragusa Food Valley, un fenomeno importante che, però, va studiato attentamente ed incoraggiato. L'improvvisazione e la mancanza di progettualità, sia nel privato che nel pubblico, troppo spesso determinano negativamente queste dinamiche, rappresentandone il limite principale. Il gap infrastrutturale, le lentezze burocratiche e la forte politicizzazione di tutti quegli istituti che dovrebbero riuscire a promuovere il nostro territorio ci limita fortemente, precludendoci un sicuro e poderoso sviluppo. Deficienze che vengono aggravate dall'incapacità di ragionare strategicamente a medio e a lungo termine. Ad esempio noi abbiamo beneficiato, in questi anni, di quel meraviglioso spot fornitoci gratuitamente dalla fiction di Montalbano. Da questa esperienza, però, non abbiamo appreso nulla. Siamo riusciti infatti a far fallire la Ragusa Film Commission, che avrebbe dovuto promuovere la nostra terra, ma quel progetto è svanito nel nulla, quello era uno strumento fondamentale, che non abbiamo saputo utilizzare e che dovremmo al più presto recuperare e rimettere in moto. Questo è un esempio ma è anche una critica che possiamo rivolgere ed estendere agli atteggiamenti partigiani e particolaristici delle amministrazioni e dei privati, incapaci a consorziarsi e troppo gelosi delle

proprie specificità per poterle condividere con gli altri. Occorre una presa di coscienza ed un cambio di mentalità perché sono le leggi del mercato che ce lo chiedono, perché sono le sfide del futuro che ce lo impongono. Noi siamo una realtà piccolissima anche se potenzialmente molto competitiva, che deve saper fare sistema se vuole affrontare il mercato e la concorrenza. Affinché ciò si realizzi ognuno deve svolgere il proprio ruolo, i privati devono poter pensare, agire e rischiare da imprenditori, mentre il pubblico deve sostenere le iniziative private, non inficiandole con la longa manus che ne ha caratterizzato il suo operato sino ad oggi. Il fenomeno Ragusa Food Valley non è il punto d'arrivo, ma solo un punto di partenza.


i GASTRONOMADI "Gastronomadi" nasce dall'idea di tre amici. Tre professionisti che da sempre condividono la medesima passione, quella per la cucina. Carmelo Floridia, Salvatore Carpenzano e Alfonso Licata hanno deciso di realizzare, di mettere su "piatto", una vecchia sfida, quasi un gioco, una cena a sei mani. Gli chef: della Locanda Gulfi (a Chiaramonte), di Torre d'Oriente (a Modica) e dello Shosholoza (a Marina di Ragusa), daranno vita, nei mesi di giugno e luglio, a tre serate speciali dove la protagonista sarà, naturalmente, la cucina. Degli appuntamenti enogastronomici itineranti. Tre cuochi, sei mani, al vostro servizio. È questa l'idea dei Gastronomadi, tre chef, di solito abituati a guidare in solitaria la propria cucina, si ritroveranno a collaborare insieme. Tre cene, abbiamo detto, dove l'unica certezza sarà la loro sana competizione, ognuno forte delle proprie esperienze e delle proprie peculiarità professionali, porteranno in tavola le loro idee e il loro estro, con un'unica costante la qualità delle materie prime della nostra terra.

LOCANDA GULFI

TORRE D’ORIENTE

SHOSHOLOZA

Carmelo Floridia Chef

Salvatore Carpenzano Chef

Alfonso Licata Chef

APPUNTAMENTI 1 GIUGNO » LOCANDA GULFI - c.da Patria - Chiaramonte Gulfi - 0932 928081 15 GIUGNO » TORRE D’ORIENTE - Via Posterla, 29 - Modica - 0932.948160 6 LUGLIO » SHOSHOLOZA - lungomare Vecchio - Marina di Ragusa - 0932 616529

5 PORTATE € 45,00 (bevande incluse)

attitude messaggio elettorale committente Italia dei Valori


Gianni Bucchieri

Da un nostro amico, inviato e corrispondente in Spagna

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5 Maggio 2011, forse un giorno scriveremo questa data sui libri di storia. Per il momento rimane la data d'inizio e il nome di una protesta popolare - sulla scia di quanto già accaduto in Grecia e nei paesi arabi - che pretende un cambiamento reale della democrazia in Spagna. E' curioso come, forse per la prima volta nella storia una rivolta, che pretende una società realmente democratica, sia partita dal mondo arabo e si sia diffusa nel mondo occidentale. Forse l'Europa non è democratica? Certo che lo è. O forse no. E' come se ci si fosse svegliati da un lungo torpore, dove credevamo di vivere in una società di diritto, democraticamente rappresentativa, e poi si è realizzato che in realtà le cose non stavano proprio così. La famigerata crisi ha lasciato in Spagna una percentuale altissima di disoccupazione (soprattutto giovanile), 30-40% in base alle zone di riferimento. Stanchi di dover pagare gli effetti di una crisi causata da pochi banchieri senza scrupoli e che oltretutto non hanno pagato nulla per le loro colpe (piuttosto continuano ad intascare bonus milionari) un movimento di giovani spagnoli, "los indignados" (indignati), all'inizio dell'anno, ha dato vita, grazie ai social network, a ¡Democrazia reale adesso! una piattaforma politica che si definisce apartitica, asindacale, pacifica, contraria a far parte di qualsiasi ideologia, però non apolitica. La piattaforma parte dall'assunto che i cittadini non sono né rappresentati né ascoltati dalla attuale classe politica, pretendedo perciò un cambio di direzione nella politica sociale ed economica che ha portato disoccupazione e precarietà. Inoltre denuncia le politiche delle grandi corporazioni e presenta una serie di rivendicazioni. Il movimento si è organizzato, all'inizio, intorno a 3 collettivi particolarmente “castigati”: i “Disoccupati”, i “Senza speranza”, cioè coloro che non hanno potuto far fronte al pagamento del mutuo della casa, e il gruppo della “Gioventù precaria”. Prendendo in prestito il nome dal libro di Sthepane Hessel, Indignezvous! Pour une insurrection pacifique appunto, (più di un milione e mezzo di copie vendute e tradotte in molte lingue) il movimento degli indignati o 15M ha convocato per lo scorso 15 Maggio (da qui il 4

nome) manifestazioni in più di 50 città spagnole, chiedendo a gran voce una rigenerazione della democrazia, denunciando al contempo la corruzione politica e le politiche neoliberali. Il tutto una settimana prima delle elezioni comunali in diverse località della penisola. A Madrid, alla fine della manifestazione, un gruppo limitato di persone ha tentato interrompere il traffico urbano nella Gran Via. Risultato: 19 arresti per disordine pubblico e danni all'arredo urbano. Nel frattempo una decina di manifestanti decisero di rimanere nella piazza "Puerta del sol" fino alla domenica successiva, data delle elezioni comunali. Sgomberati nelle prime ore del mattino, il movimento Democrazia Reale Adesso, in un comunicato stampa, si affrettò a dissociarsi dai disordini nella “Gran Via”, ma solidarizzò con i feriti e gli arrestati. Si era raggiunto il punto di non ritorno. Il 17 Maggio 10.000 persone si riversano a Puerta del sol, decidendo di accamparsi nella stessa piazza per richiamare l'attenzione di quante più persone possibili, organizzando forum e dibattiti a cui tutti erano invitati. Lo stesso successe a Plaza Catalunya di Barcellona e in altre piazze, dalla isole Canarie al resto della penisola iberica. I punti principali di discussione sono: - la riforma della legge elettorale - la separazione dei poteri - la rigenerazione politica (liste aperte, soppressione della legge di finanziamento pubblico ai partiti, esclusione definitiva per i politici condannati per corruzione, etc. etc.) Preoccupati per i risultati elettorali, tutti i partiti si sono dimostrati prudenti nei giudizi e nessuno si è apertamente schierato, né a favore né contro, invitando comunque tutti gli elettori a non lasciarsi influenzare e andare a votare. A Barcellona in un giorno si sono raccolte più di 30.000 firme di appoggio al movimento. Comuni cittadini e simpatizzanti portano ogni giorno acqua e cibo agli Indignados. Si montano tende da cucina, si distribuiscono alimenti, medicinali e tanto tantissimo materiale per informare e confrontarsi sui diversi punti discussi ogni giorno. Dalla mattina alla sera è un susseguirsi di dibattiti, si formano comitati, si scrivono nero su bianco le tematiche che si vogliono affrontare e le cose che si


vogliono riformare. Democraticamente, tutte le decisioni vengono prese con un sistema diretto di votazione per alzata di mano. A due settimane dall'inizio della protesta, sono decine di migliaia le persone che si sono riversate ogni giorno in piazza per partecipare o anche solo per curiosare. L'obbiettivo è chiaro: diffondere quanto più possibile il messaggio, arrivando in tutti i quartieri della città e, di città in città, a tutto il paese e anche oltre. Manifestazioni di appoggio sono state organizzate anche da diversi cittadini spagnoli residenti all'estero nelle vicinanze delle proprie ambasciate (l'ultima a Pechino in Cina). Anche se di notte sono solo un centinaio, le persone hanno deciso di dormire in tenda e nei sacchi a pelo, di giorno la piazza è un tappeto umano, qualcosa che avevo visto solo in occasione del capodanno. Il fine settimana la piazza trasborda nelle vie adiacenti. Giovani e meno giovani, disoccupati e non, pensionati e persone di qualsiasi estrazione sociale, tutti hanno fatto un salto nella piazza almeno una volta. La partecipazione si allarga sempre di più e sembra aver raggiunto la meritata visibilità. A parte i forum e i dibattiti si trova anche il tempo per un po' di svago. I cantanti Damien Marley (in tour europeo) e Manu Chao (residente nella città) improvvisano concerti che hanno il sapore di una Woodstock urbana... La settimana scorsa il comico italiano Beppe Grillo, anche lui in tour per presentare il suo ultimo spettacolo in giro per l'Europa, visita la

piazza e si entusiasma nel vedere che anche qui sta nascendo qualcosa che lui stesso in Italia, con l'aiuto di numerosi partecipanti, due anni fa, ha dato alla luce. Il 27 Maggio le forze speciali della polizia, i Mossos d'Esquadra, tentano di sgombrare la piazza per ragioni di “igiene” e ordine pubblico (si pensa che in occasione della finale di Champions League, gli ultras del Barcelona Futbol Club si possano riversare nella vicina Rambla de Canaletas causando problemi di ordine pubblico). I metodi non sono stati dei più ortodossi: decine di persone opponendosi pacificamente (resistenza passiva) sono state brutalmente aggredite. Nella piazza c'erano anche donne e bambini. Il panico, la confusione e il terrore regnarono per circa 3 ore. Alla fine ai Mossos fu ordinato di rientrare, con il solo risultato che centinaia, migliaia, di persone adesso sono ancora più "indignados". Sulla rete si diffondono subito foto e video delle aggressioni. Se c'era qualcuno che ancora non aveva un'idea chiara in merito, adesso è decisamente schierata dalla parte dei ragazzi del movimento 15M. Immediatamente si iniziano a raccogliere testimonianze e prove. Alcuni avvocati si offrono per presentare le dovute denunce. La solidarietà spazia ormai in tutti gli strati della società. Ogni mattina mi sveglio col pensiero di accendere subito il computer per vedere se ci sono novità. I ragazzi del 15M sono ancora là, accampati, stanchi ma fieri, orgogliosi di essere là e speranzosi di cambiare il mondo, di scrivere un pezzo di storia.

Dalla Spagna, i venti di Rivoluzione e Cambiamento soffiano in Italia e si espandono in Europa. E’ iniziata Italian Revolution.

mail per contattare i responsabili media e stampa:

italianrevolution2011@gmail.com www.italiarevolution.it

Cos’è Italian Revolution? Lo potete vedere nel nostro sito ufficiale: www.italiarevolution.it In soli 5 giorni abbiamo raccolto l’entusiasmo e la voglia di partecipare di oltre 60 città italiane. Nelle rispettive piazze, i sostenitori di Italian Revolution si incontrano quotidianamente, l’agenda completa è pubblicata sul sito. A due settimane dalla nascita del movimento eravamo in 20.000 (ad inizio giugno siamo circa 80.000 adesioni) persone hanno aderito alla nostra campagna e la pagina facebook nazionale ha superato 10milioni di visite! La natura del movimento è pacifica e rifiuta le bandiere partitiche. Soprattutto evitiamo attentamente di fornire a media e politici occasioni per delegittimare il movimento stesso e minarne la credibilità. Non sarà consentita alcuna strumentalizzazione dagli attuali partiti che, fra l’altro, non ci rappresentano. All’interno del movimento coesistono giovani e adulti con esperienze politiche differenti, ma tutti concordano nell’insoddisfazione del metodo politico di questa classe dirigente, in modo trasversale. Sarà una rivoluzione matura, che farà tesoro dell’esperienza senza perdersi in proposte controproducenti. Sarà dunque inattaccabile e originale. Riuscirà a convincere i singoli che con la passione si possono cambiare le cose. Non è solo un movimento di protesta ma soprattutto di proposta. Questa è la rivoluzione del merito e del pensiero. 5


REFERENDUM UN PO' DI CHIAREZZA!

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l 12 e il 13 giugno si celebreranno i 4 referendum su: privatizzazione del servizio di gestione delle acque pubbliche, sul nucleare e sul legittimo impedimento. Una cosa che non capisco e non riesco ad accettare è perché il popolo italiano debba sistematicamente ignorare l'unico strumento che ha di democrazia diretta. Proprio in un Paese come quello italiano, che da sempre ha fame di democrazia. Andare a votare è un fatto di civiltà, si può votare Si e si può votare No, una legge la si può abrogare o la si può confermare ed allora perché vanno tutti al mare come ci consigliò quel gran signore di Bettino Craxi? Ribadiamo una cosa, quei bolscevichi della Corte Costituzionale hanno detto si al referendum sul nucleare. Quindi saranno 4 le schede su cui poter votare. Quindi neanche il famigerato decreto Omnibus, approvato in tutta fretta lo scorso 31 marzo, contenente la moratoria sul nucleare, ha potuto fare nulla contro il referendum di iniziativa popolare. Ma veniamo brevemente ai 4 quesiti. Privatizzazione delle reti idriche (scheda rossa e gialla) I fautori della legge asseriscono che il nostro sistema idrico è un colabrodo (giusto!) e le municipalità non hanno i soldi per fare le dovute manutenzioni, ecco che entrano in gioco i privati o meglio le S.p.A., con capitale misto pubblico/privato. Due considerazioni: se un privato entra in un affare, di certo non lo fa per spirito solidaristico, ma per ricavarne un guadagno. Ora visto che le nostre reti idriche necessitano di ingenti investimenti, dove queste S.p.A. recupereranno i soldi investiti se non implementando le tariffe? Due, questi privati non sono delle entità astratte, ma multinazionali conosciute, che in Italia già si occupano di acqua, energia e rifiuti. Un complesso sistema di scatole cinesi ci conduce al solito gruppetto di multinazionali che fanno affari nel mondo con l'acqua e i rifiuti, su tutte la Veolia, S.p.A. francese con grossissime partecipazione di capitale statunitense, e poi le “italianissime” Eni, Suez, Hera ed Acea, delle quali la Veolia possiede importanti pacchetti azionari. Nelle città italiane dove l'acqua è stata già privatizzata, nel Molise o sul versante campano-laziale, i benefici per le tasche delle società dai nomi improbabili, come Acqualatina, Sigesa o Acqua Campania S.p.A, non si sono fatti attendere. Naturalmente dietro queste società c'è la Veolia e le altre multinazionali sopracitate. In conclusione va ricordato che la Veolia si occupa già da anni delle reti idriche tedesche e francesi, notizia di questi mesi è che la Germani e la Francia stanno facendo un passo indietro in favore dell’acqua pubblica, troppo alte le tariffe. Voti Si o No? Il nucleare (scheda grigia). Se questa tecnologia fosse veramente la soluzione ai problemi energetici mondiali non si capisce come tutte le nazioni fortemente industrializzate non investano sul nucleare. Se il nucleare fosse, come qualcuno ci vuol far credere, la risorsa sicura, a bassissimo impatto ambientale ed estremamente redditizia, non si spiega perché la Germania e la Svizzera hanno detto no al nucleare, la Cina investe sempre più sulle energie alternative e perché gli Stati Uniti non costruiscono una centrale nucleare da 40 anni. Si continua a ripetere 6

che sono sicurissime, naturalmente sino al prossimo incidente. Dopodiché i nostri esperti iniziano ad imbastire infinite discussioni che vorrebbero spiegare il perché quell'incidente è accaduto. Il fatto è che gli incidenti accadono. Il Giappone, sino ad un anno fa, veniva portato ad esempio, solo oggi, dopo Fukushima, scopriamo che i suoi impianti erano obsoleti, ma nessuno ci spiega il perché. Il perché è molto semplice, costruire e poi smantellare una centrale nucleare ha costi abnormi e difficilmente calcolabili, ecco il motivo per cui le centrali non vengono dismesse e le si utilizza anche a rischio di incidenti. Senza parlare poi delle scorie, l'Italia non sa che farsene della sua immondizia figuriamoci dei rifiuti nucleari. Voti Si o No? Il quarto quesito referendario riguarda il legittimo impedimento (scheda verde chiaro). La Corte Costituzionale ha bocciato la legge n° 51 del 7 aprile 2010, cioè la legge che giustifica l'assenza in tribunale per impegni istituzionali, del Presidente del Consiglio e dei ministri della Repubblica. Gli esponenti del centrodestra con Berlusconi in testa da sempre hanno presentato questa legge come un atto di modernità e di civiltà, così come è in tutto il resto d'Europa, totalmente falso di seguito il perché, all'indomani del pronunciamento dell'Alta Corte hanno iniziato a delegittimare questo quarto quesito giudicandolo inutile e ridondante. Non è così, perché questo quarto quesito vuole ri-affermare con forza un principio costituzionale messo in discussione dalla suddetta legge: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ritornando ai tanto sbandierati esempi europei basterebbe vedere che: In Francia non esiste alcuna protezione per i ministri. La Costituzione prevede, nell’articolo 26, che gli eletti non sono coperti dall’immunità, restano fuori dall’immunità anche gli atti compiuti per incarico del governo. I ministri possono essere indagati in qualsiasi momento, presidente del consiglio compreso. Solo il presidente della Repubblica (il caso Chirac omologo di Napolitano e non di Berlusconi) è totalmente irresponsabile, anche se sono allo studio modifiche per questa tutela. In Spagna i parlamentari sono perseguibili per i loro reati senz’alcuna limitazione, ma sottoposti all’autorizzazione del Parlamento. In trent’anni non si ha notizia di un solo rifiuto. I ministri non godono di alcuna tutela, ma per loro è responsabile del giudizio non la magistratura ordinaria, ma la Corte suprema. In Germania parlamentari godono dell’immunità solo per quello che fanno nella loro veste di deputati. Come in Italia non possono essere arrestati senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Stesso trattamento per il Cancelliere e per i ministri. Nessuno è immune per atti estranei all’attività di governo. Nel caso del presidente della Repubblica è perseguibile il giudizio solo per violazione premeditata della Costituzione. Voti Si o No?


LIBIA 1911-2011. GLI ITALIANI DA COLONIZZATORI A PROFUGHI

L

’interesse per il libro si è sviluppato quando ho incominciato a leggere i capitoli dedicati ai profughi dalla Libia, al loro arrivo in Sicilia, ai loro centri, alla loro sistemazione, ai limiti dell’assistenza. I capitoli centrali sono il vero cuore della ricerca, la parte nuova, la giustificazione del libro. Nel fondo archivistico della Prefettura di Ragusa si è scoperta una pagina inedita del grande dramma della decolonizzazione. Mi sono interessato al suo lavoro perché ha toccato l’argomento che mi sta a cuore da oltre mezzo secolo. Lo ha fatto con consapevolezza, usando gli strumenti giusti, scoprendo nuovi filoni. Adesso abbiamo maggiori conoscenze sul destino di migliaia di profughi che abbandonarono la “quarta sponda” dopo il tracollo dei nostri eserciti e il fallimento della redenzione del deserto. Lei ha scritto un ottimo libro, con uno stile semplice, una massa di informazioni utili, un piano di lavoro esemplare. Voleva realizzare l’assunto – da colonizzatori a profughi – e ci è riuscito splendidamente”. Questa la

prefazione all'opera di Luca Marchi dello storico Angelo Del Boca, colui che per

primo sfatò il mito degli “italiani brava gente” denunciando le nefandezze compiute nei territori conquistati,. Questo testo è frutto di una lunga ed appassionata ricerca anche e soprattutto su documenti inediti del Ministero dell’Africa Italiana. IL saggio scritto come fosse un romanzo racconta il periodo del dopoguerra e l’esodo dei profughi in Sicilia, la terra più vicina alla Libia. Nella corrispondenza degli sfollati si evince l'epopea di un popolo sconfitto, che sconta sulla sua pelle la caduta di un regime. Possiamo considerare quest'opera un volo su un intero secolo di storia italiana, dall'età giolittiana agli ultimi accordi con il leader libico, Mu'ammar Gheddafi, del Governo Berlusconi, per provare a rispondere ai quesiti come: “perché l’Italia intende pagare i danni causati durante l’occupazione libica?” oppure “chi rappresenta Omar al Mukhatàr nella foto sulla giacca di Gheddafi?”, che hanno riportato in auge una pagina della storia italiana, tristemente ed ingiustamente dimenticata dai più.

UNA VOLTA.... VENITECI A TROVARE


DUE PAROLINE SULLE AMMINISTRATIVE RAGUSANE (2) Saro Distefano Il sindaco di Ragusa ha vinto a mani basse. Che il sindaco uscente, Nello Dipasquale, fosse una corazzata lo si sapeva e non c'era bisogno di aspettare l'esito delle elezioni per vedere quanto era ed è alto il gradimento nei suo confronti. 57,19% è stato il risultato che, al primo turno, lo ha riconfermato a Palazzo dell'Aquila, contro il 36,26% di Sergio Guastella, risultato tutto sommato positivo, e l'esiguo 6,54% di Salvatore Battaglia. Prima di provare a sviscerare alcune cause dell'annunciata sconfitta del centrosinistra, non possiamo non notare come la candidatura di Sergio Guastella è stata una scelta azzeccata, infatti ha totalizzato circa 4000 voti in più delle liste che lo sostenevano. Questo ha un unico significato: Guastella è un candidato forte, su cui il centrosinistra poteva e può contare. Non ha funzionato tutto il resto. Qualsiasi manuale di comunicazione politica, scritto negli ultimi 10 anni, parla di campagna elettorale permanente, il che per un motivo: l'elettore va corteggiato, convinto, informato costantemente. Il cittadino/elettore è distratto, non per incuria o ignoranza, ma perché è quotidianamente impegnato in altro, “in altre faccende affaccendato” avrebbe detto Manzoni. Ora, nessuno può sperare di riuscire a trasmigrare 5000, 7000, 10.000 voti nel solo arco di due/tre mesi senza una strategia degna di questo nome, specie in una competizione come le amministrative (molto personalizzate, ndr) e ancor di più in una realtà, dove il sindaco uscente, nel bene o nel male, ha fatto. Non bisogna fare l'errore di interpretare una realtà elettorale esclusivamente con i nostri personali giudizi di valore (Piano paesistico o Parco degli Iblei, ad esempio), specie se questi si riferiscono ad un operato non oggettivamente deprecabile e negativo. Cioè non confondiamo il caso Moratti con quello di Dipasquale. Iniziamo col dire che a Guastella, in primis, sono mancati i voti delle liste, chi erano i candidati, che cosa volevano e proponevano, non lo sapeva quasi nessuno. Perché? Perché hanno iniziato tardi, è come se questa tornata elettorale avesse preso in contropiede il centrosinistra. O forse i troppi e soliti personalismi hanno impastoiato l'ingranaggio della propaganda? Dove erano a marzo “Donne per Ragusa”, “Sel” e “Movimento Città”? Che facevano? Stavano cercando in Inghilterra un autobus a due piani? Perché quando veniva un leader nazionale del centrodestra le sale erano 8

gremite e quando veniva il suo omologo del centrosinistra le aule erano deserte? Partecipazione! O la coalizione si muove o prova a muoversi come un organismo o è destinata. La politica è fatta di idee, di strategie, di programmi e di visioni future. Questa idea però va trasmessa e spiegata, perché deve penetrare e scardinare una visione condivisa dalla maggioranza elettiva. Bene, tutto quello che non è successo in questa campagna elettorale. Mentre Nello Dipasquale sciorinava porti, parcheggi, rotatorie, piano case, ristrutturazioni e restyling del centro storico, Guastella e il suo entourage non sono mai riusciti a costruire un racconto credibile che fosse al contempo critico e propositivo. Si badi, non che Guastella non ha criticato il lavoro di Dipasquale, ma non ha mai spiegato e raccontato, anche con un po' di enfasi, il perché il suo operato è un “male” per Ragusa. Ad esempio: il perché il porto di Marina di Ragusa è una cattedrale nel deserto. Si poteva provare, pure, ad istillare il dubbio, nella cittadinanza, che più di un'ombra aleggia sui finanziamenti che lo hanno realizzato. Non so se è vero quello che si dice, non mi interessa, ma si parla di campagna elettorale, e lo si sa, gli spin doctor esagerano sempre. Ma ancora, Dipasquale ha cambiato il volto a Ragusa, il suo avversario politico non può non raccontare e spiegare sino alla nausea tutti gli aspetti negativi, veri o presunti, di questo nuovo volto, non basta dire “Io ho un'altra idea”, bisogna destrutturare l'impianto del competitor sostituendolo

con il proprio costrutto. L'elenco potrebbe essere sterminato ci fermiamo qua (raccolta differenziata e università in testa). Ma il programma di Guastella deficita anche nella propositività. Un elemento fondamentale di questa campagna elettorale è stato la rivitalizzazione del centro storico di Ragusa superiore. Guastella e il centrosinistra non sono riusciti a spiegare la loro idea, qualora ci fosse, per ripopolare il centro storico. Mentre Dipasquale parlava del rifacimento di via Roma, del restyling di Piazza Libertà, forse pure dei parcheggi, nessun cittadino medio, il famoso uomo della strada, sapeva dire la ricetta di Guastella in tal proposito, non si può parlare semplicemente di “bellezza” e di vaghe “sinergie tra pubblico e privato”. Bisognerebbe non dimenticare mai la lezione berlusconiana del contratto con gli italiani. 10 punti, facilmente comunicabili, semplici, chiari ed immediatamente fruibili da tutti, poi saranno questi tutti, una volta convinti, che faranno da megafono, il tutto, naturalmente, a costo zero. Concludo con la strategia comunicazionale del candidato a sindaco Guastella. Il mio personalissimo giudizio sulla campagna è positivo. Bella, fresca, innovativa ed interessante. Bello anche lo slogan: “Io sono Sergio Guastella!”. Quello che forse è sfuggito ai pubblicitari di Guastella è che le elezioni si giocavano a Ragusa. Non basta far parlare di sé, anche perché qui non c'era nessun detersivo da comprare o da vendere, bisognava invece veicolare un messaggio ed un messaggio di valore, sta tutta qui la differenza dell'esperto di marketing ed il comunicatore politico. Belle le nuvolette con il pensiero di Guastella, ma troppo spesso il contenuto era troppo lungo e sempre generico. Fare comunicazione politica è un'arte, o se non vi piace questo termine, è un mestiere, che non si può improvvisare. Non si può essere generici, occorre infatti comunicare uno o più messaggi nel modo più chiaro possibile, senza fronzoli ed intellettualismi di sorta. Due: la scelta grafica ed il messaggio devono poter raggiungere tutti, perché tutti votano, e devono provare a creare quella medesima suggestione sia nell'uomo colto che in quello meno colto, sia nel 60enne che nel 18enne. Piuttosto che il saggio di marketing o di design sarebbe stato opportuno rispolverare, a mio modesto parere, la lezione impartitaci negli anni '50, '60 e '70 dai “pubblicitari” della vecchia DC e del vecchio PCI.


Attitude be free - il pdf - Giugno - giono