Issuu on Google+


cover story

VOLETE ESSERE SEXY? VESTITEVI “Non sono una grande bellezza e nemmeno una grande ballerina o cantante, ma ho un talento per creare fantasmi�. Fenomenologia di una donna che, quando le notti diventano stanche, sa come riaccenderle di cristiana di san Marzano 66

Thomas Lavelle/Corbis

Dita Von Teese


Dita von teese, 40 anni. sta riorganizzando la sua vita dopo il “burlesque�. 67


N

ella sua ultima uscita mondana londinese esibiva una clutch decorata con una testa di volpe. Mai connubio fu più calzante, non sufficiente però per raccontarla. Che Dita Von Teese sia una donna furba è un fatto, ma non basta saper approfittare delle occasioni. Se è diventata la testimonial del “rétro glamour” lo deve al suo instancabile perfezionismo e alla sua ferrea volontà. D’accordo, spogliarsi è il suo mestiere, come ammette candidamente, ma attraverso i suoi artificiosi striptease lei è arrivata a imporre lo “stile Dita”. Un look ormai internazionale che evoca il fantasma di una donna irraggiungibile, una femme fatale anni Quaranta-Cinquanta ormai sepolta nei cinegiornali di annata, ma che ancora influenza i creativi. Un look che si è costruita da sola, senza l’aiuto di stylist o curatori d’immagine: “Il mio vero talento non è spogliarmi”, spiega, “è essere stilista di me stessa”. Andate su YouTube, guardatevi le sue esibizioni, cambiano le scenografie, la solita coppa di cristallo, la gabbia dorata, l’altalena, la doccia, il tutto punteggiato da piume e lustrini, ma lei è sempre la stessa, anche noiosa nella sua ripetitività. Poche mosse, un accenno di balletto, e alla fine svela il suo corpo color latte coperto da due stelline sui capezzoli e da un pudico perizoma sberluccicante, parente stretto dei ben più aggressivi tanga con cordoncino

Le cade l’ombrellino e Dita attende che non uno, ma due boys facciano a gara per raccoglierlo.

68

fra le chiappe che vediamo sulle spiagge. No, non è il corpo nudo che ha generato il Dita style, bensì proprio il suo contrario. Più pelle copri, più sarai desiderabile. Quando non è su un palco, mai la si vedrà in minigonna o in risicate T-shirt trasparenti. E in un’epoca in cui ci si scopre per farsi notare questa è stata la radice del suo successo. Un successo che ha costruito caparbiamente negli anni, e che cura con puntiglio. Quando le si chiede a cosa pensa durante i suoi strip ride: “Vorreste sentirmi rispondere che ho fantasie erotiche, in realtà mi preoccupo che il vestito cada perfettamente quando lo sfilo, o che il mio corpo prenda bene le luci”. Instancabile lavoratrice, è l’ideatrice e la regista delle sue performance. Il mese scorso Dita ha compiuto i suoi primi quarant’anni, e li ha festeggiati lanciando una linea di vestiti. C’è da giurare che questo sarà il progetto per il futuro: consolidare lo “stile Dita”, renderlo un brand sempre più desiderabile e ovviamente venderlo bene. Del resto lei è una formichina, non si è mai vergognata di parlare di denaro, dei 20 mila dollari che guadagna a esibizione e dei soldi che da sempre mette da parte. “Non posso pensare di dipendere da qualcuno, per questo mi preoccupo del mio futuro economico”. La vita di Dita è sempre stata scandita dal passaggio dei decenni. Aveva più o meno dieci anni quando il padre, un meccanico, si trasferì da Rochester, nel Michigan, in California, nella contea di Orange. Lei, che era la più bruttina di tre sorelle, scoprì un mondo: “Una ricchezza che da noi era sconosciuta, ville e auto di lusso ovunque. Ma quello che mi colpì furono le mie coetanee, sofisticate, già donne. Capii allora che la bellezza poteva essere costruita”. Guidata dalla madre, appassionata dei vecchi film di Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Marilyn Monroe e Betty Grable, ma anche dei mercatini di brocantage, Dita comincia a sviluppare un amore per i vestiti anni Quaranta-Cinquanta. Al liceo si iscrive ai corsi di storia della moda e a 15 anni, d’estate, fa la commessa in un negozio di lingerie: il suo sogno è diventare costu-

Sgp (2) - Steve Erle/Corbis Outline

cover story


Ha appena creato una piccola collezione. Il punto di forza? Un trench nero

69


Barbara Gindl/epa/Corbis

cover story

70


mista nello spettacolo. A vent’anni è per sua ammissione una bad girl. Oggi racconta che prendeva LSD e Ecstasy, “e mi sono rovinata. In pochi mesi diventai uno scheletro, il mio bel seno ridotto a pere cadenti”. È il giro di boa del nuovo decennio, e siamo a inizio anni Novanta, comincia una prima rinascita. Nuovo seno, nuove amicizie, nuovi progetti. Da bionda naturale diventa nero corvino, si esibisce nei club di spogliarello, ma creando numeri che si ispirano al passato. I clienti apprezzano e lentamente Heather René Sweet, che è il suo vero nome, diventa Dita Von Teese. Intanto si informa, studia, e resuscita la parola “burlesque”, un genere di spettacolo satirico in voga nell’Inghilterra vittoriana e rivitalizzato in America negli anni Trenta da personaggi come Gypsy Rose Lee, celebre danzatrice e spogliarellista di varietà. La sua fama si diffonde: è riuscita a dare contenuti pseudo culturali a un banale strip e diventa la musa di molti artisti.

I

l colpo grosso è all’altro giro di boa del decennio, anzi, del millennio. Ha trent’anni quando incontra la rock star Marilyn Manson. Si sposano cinque cinque anni dopo e divorziano nel esempi di 2007. Si mormora che sia un’unione di Dita style: facciata, la bella e la bestia, li unisce il una cover trucco vistoso, li separa l’alcol, ma di Playboy Dita non si lascia sfuggire la convedel 2002 l’ha nienza di quello strano legame. Con incoronata Manson formano una coppia meregina del diatica inseguita dai paparazzi, e la “burlesque”. notorietà internazionale era l’ultimo tassello che mancava alla sua carriera. Nel 2002 Dita è celebrata sulla cover di Playboy in guêpière nera, da quel momento diventa la regina del burlesque e gira il mondo con i suoi spettacoli. Di se stessa, con la sua vocina da ragazza per bene dice: “Non sono una grande bellezza, e nemmeno una grande ballerina o cantante, ma sono dotata per creare fantasmi”. Apparentemente il suo obiettivo sono gli uomini, attirati da quell’immagine glamour che promette piaceri nasco-

sti, in realtà da un po’ di tempo sono le donne che vuole conquistare. È diretto a loro il personaggio che interpreta, e non a caso fu felice di esibirsi per il pubblico popolare di Sanremo due anni fa. Allargare la sua platea è l’obiettivo. E senza dubbio la sua immagine fa vendere, altrimenti la pubblicità non l’assolderebbe nel paradiso delle elette ambasciatrici di sensualità capaci di far conoscere un prodotto. È ormai un crescendo: dai reggiseni lo stile Dita si espande alle acque minerali, al cognac, alle griffe di moda e ora anche agli aerei, ultima la Virgin del miliardario Richard Branson che l’ha voluta come testimonial della sua compagnia. La collezione di moda che ha appena presentato con un cocktail per vip a Los Angeles è la testimonianza del suo stile. Pochi capi, rigorosamente sotto il ginocchio, che sottolineano le curve del corpo ma non lo spogliano. Un inno alla sensualità, altra cosa dall’esibizione. Il punto di forza è il trench nero, con ampi revers e strizzato in vita. Lei, abile comunicatrice, sostiene che è il suo strumento preferito di seduzione. “Lo indosso soltanto con culotte e calze nere”. Difficile ovviamente pensare che le donne ne faranno un uso così sfrontato, ma tant’è in centinaia lo hanno già prenotato su Internet. Dopo avere venduto attraverso il suo sito capi di lingerie a chilate, Dita volta pagina. Dopo averlo spogliato ora vuole rivestire il corpo femminile. Anche perché sa benissimo che il suo non potrà continuare a lungo a immergerlo nelle coppe di champagne, rischierebbe il ridicolo o, peggio, la malinconia. Chiaro, si sta preparando al suo prossimo decennio. Questa volta non attraverso la riesumazione del burlesque, parola che nel sito dedicato alla collezione (http://dvtcollection. dita.net/) non appare mai, quasi a sancire un periodo della sua vita ormai destinato al tramonto. Questa volta Dita fa sue le parole di Coco Chanel: “Non si è giovani dopo i quarant’anni, ma si può essere irresistibili a tutte le età” e le traduce nel suo slogan personale: “Il glamour è di tutte le donne che lo desiderano, io lo creo”.

Milestone (3) Getty (2)

cover story

72

2763112_annax044_D_stor@066.indd 72

18-10-2012 19:13:11



Apresentação Atlântico Press