Issuu on Google+

il passo di Efesto Teatro 2


Š 2012 ATí Editore S.r.l. www.atieditore.it prima edizione Settembre 2012 ISBN 978-88-89456-54-5


Danilo Bramati

La nostra casa (onirofarsa)


Quando tornate nei luoghi dove avete vissuto a lungo la vostra mente compie una magia che li cancella dalla realtà e li fa vivere in un’altra dimensione. (Il Maestro)

7


PErsonaggi

presenti iL maEsTro yuri Lucio vanni mara angELica iL BEL marcEL mogLiE DEL sinDaco La DEa maharBaTi un Drago

(spirito inferiore)

assenti siBiLLa zEnoBia orion aLicE DusTy LiBEro

9


Stanza di una ex-comune. Una scala a chiocciola la collega al piano superiore. A destra del pubblico c’è la porta d’ingresso. Una grande vetrata, dietro la quale vediamo un giardino incolto, occupa metà parete di fondo. Fuori è notte, c’è la luna piena. Un platano colpito dal fulmine ha sfondato il vetro ed è crollato sul pavimento della stanza; la frattura permette di accedere al giardino. Dai rami pendono dei vestiti fuori moda, un megafono e una polaroid. L’altra metà della parete di fondo è occupata da un grande specchio. Nella stanza sono sparsi i seguenti oggetti: un sacco a pelo, una stufa a kerosene, un piccolo gong su un piedistallo, un vecchio televisore appoggiato per terra, un telefono a muro, una ciotola per gatti. Nel corso delle varie scene i personaggi che in quel momento non interagiscono potranno sedersi sul tronco del platano, sui gradini della scala, per terra, sul televisore… Dal giardino entra Yuri, un quarantacinquenne trasandato. Indossa un paio di jeans logori, una dolcevita e un basco. Sbadiglia, va verso la scala a chiocciola e sale al piano superiore. All’improvviso nello specchio vediamo apparire una forma luminosa che prende l’aspetto di un uomo dall’aria benevola seduto su una poltrona. Sottofondo di musica “astrale”. iL maEsTro

Ut... oi... belìr... ihc... nòsti... ar... tòt... poròs... Pardon, parlavo la mia lingua vera. sono contento di essere tornato, mi piaceva abitare in uno specchio. sì, noi creature del mondo astrale spesso scendiamo nella materia in una forma a voi familiare. Parliamo tutte le vostre lingue. così circa trent’anni fa – quelle tacche nel divenire che voi chiamate anni – mi prende la voglia di fare un viaggio. mi tuffo nell’oceano eterico e, trasportato da quelle onde, mi immergo nella vostra dimensione. comincio a nuotare a ritroso nel tempo: seimilatrenta... tremiladodici... duemilaundici... poi solco i flutti del novecento e lì, esausto, smetto di nuotare e approdo a selvachiusa, un paesino qualunque. in fondo a un vicolo vedo l’insegna di un rigattiere. Entro, mi infilo in un grande specchio, mi siedo nel riflesso di una poltrona 11


e, invisibile agli sguardi umani, resto a godermi lo spettacolo dei clienti che vanno e vengono. a un certo punto arriva un gruppo di ragazzi, compra lo specchio e se lo porta via. Destinazione: questa casa. hanno appeso lo specchio alla parete, poi stravaccati sul pavimento si sono messi a discutere. Parlavano di fondare una comune. ignoravo cosa fosse una comune ma li trovavo così simpatici che ho deciso di manifestarmi. Quando sono comparso apriti cielo, è successo il finimondo! ma dopo un po’ ci hanno fatto il callo e hanno deciso che ero un maestro. (ride) contenti loro… Per me, nessun problema: nel mondo astrale l’identità ha il respiro dei sogni. Figuratevi che per fargli una sorpresa mi sono inventato la dea maharbati. sono rimasto in questo specchio tre anni dei vostri calendari, poi ho litigato con uno spirito inferiore, un mostro ripugnante che mi ha fatto un incantesimo e mi tiene in ostaggio. ma poco fa quel verme si è distratto. io agile come un gatto sono schizzato via e mi sono fiondato qui. L’essere immondo mi starà cercando, fatemi un fischio se lo vedete. (si alza e dà un’occhiata alla casa) i miei ragazzi ormai sono cresciuti, è una vita che non abitano qui. ho voglia di rivederli. con i miei poteri telepatici ne ho ritrovati tre, oltre a yuri che non s’è mai mosso. ho confuso le loro menti con dei vuoti di memoria e prima o poi si faranno vivi. (di sopra si sentono dei rumori) chi... ah, è yuri che fa i mestieri. Povero yuri, che vita grama. (alle spalle del Maestro appare un drago cinese. Sprigiona fiamme e fa dei versi spaventosi) è lui, il maledetto spirito inferiore! io me la squaglio, si salvi chi può! (fugge inseguito dal drago. Stop musica astrale. Lo specchio torna normale. Yuri scende dalla scala a chiocciola con un piumino in mano) (mentre spolvera lo specchio, il televisore, il tronco) Le camere le ho strigliate. Lustre lustre, sbarlusate a specchio. yuri non tollera la sporchezza, la ramanza ce l’ha nel dinneà. mangiare ho mangiato, questa mattina un caio giù in paese mi ha slargito un bel dechi, diecimila lirette tombe yuri

12


tombe. a selvachiusa c’è gente di bel cuore. se la tibù mi funzionava ancora mi profanavo sparapento sul sofà a sganassarmi per le ghengs dei comici e le boigòrl ballabiotte. ma la corrente l’hanno stroncata da mò. Pure il sofà è uccel di bosso, me l’ho impregnato al mondo di Pietà. (al pubblico) Lo so che parlo senza capo né coppola, ma un dì ho pestato una cragnata esilarante e da quel dì il frasario mi si squaglia. mica lo faccio apposta se prendo rucole per lanterne, se tiro giù strafaccioni a godó, è tutta colpa del picchiamento. (dei gatti si lamentano in giardino. Yuri porta fuori la ciotola della pappa. Quando rientra urta il platano e spezza un ramo) vocE Di angELica

yuri, sei tu?

(allarmata, dal piano superiore)

yuri (al pubblico) è l’angelica, angi per gli amici. si è nascosta qui per strapponarsi via dalle sgrinfie del bel marcel, un marsigliese di marsiglia svernato qui tanto tempo fa. Questo marcel è una vera canasta, un lessofante, un porco di buono che il buonismo non sa cos’è. Pensate che da ragazzo era l’autista del vecchio sindaco che gli voleva un bene dell’amido. E lui come lo risarciva? se la faceva con sua moglie! marcel adesso ne avrà un cinquanta ma è sempre il dentice di se stesso. una mattina di due anni fa stava seduto sul bar della piazza in compagnia dei suoi scagnotti. a un certo punto passa l’angelica. aveva vent’anni. Bella è dir poco o niente, era una sparizione. marcel ha una faccia tosca imprescindibile e senza dire paghi due prendi tre si impecia come una piorrea alle calcagne della pulcella e le sciopera tutto un repertonio di oscenerie e battute a doppio sesso. Lei sulle prime non gli dà corna, ma a un certo punto si sbèllina dal ridere... e alla fine ci sta perché insomma ci voleva stare. Da allora marcel si è rimesso a essere chi non aveva mai smesso di essere, ergos: un essere fetiscente. Trattava

13


l’angelica come una schiappa, voleva sbatterla giù in strada a sputtanarsi, e se sfiatava… botte da orchi. Tre giorni fa l’angelica ha detto stops, ha piantonato per sempre quel gagliotto e mi ha chiesto l’asilo. Qui sta al sicuro, non corre perimetri: sono il suo angelo di custodia. (va sotto la scala a chiocciola e grida) Dormi tranquilla angelica. sogni d’òmero. vocE Di angELica

grazie, yuri. yuri

Di nisbas. (sale in bilico sul tronco, si aggrappa a un ramo e guarda la luna) ma guardate stanotte quanto è bella! Piena pienotta, un lampone a gas. Luna, mia luna, cosa sono i pianeti al tuo confronto? marte, giove, saturno, perfino venere... nullità. Luna, yuri ti ama! yuri ama follescamente le tue metà, quella luciosa e quella ombrosa, ama la tua faccia scura che a notte cala nell’oltretombola mentre quell’altra spende e spande argento e ci dà un bel dormire. (scende dal tronco e si stiracchia) canto dal sonno… mia adornata ti saluto, è tempo di appigolarsi fra le brache e le braccia di orfeo. (si stende nel sacco a pelo senza levarsi il basco. La luna scompare. Un gallo canta, gli uccelli gorgheggiano, il cielo si rischiara: è mattina. Dalla porta entrano Lucio e Vanni, due tizi sulla cinquantina. Non si accorgono di Yuri) vanni

uff, a momenti schiatto. una volta questa collina non era così ripida. (si lascia cadere sfinito sulla scala) Lucio

caro vanni non hai più il fisico di un tempo. (si accascia sul tronco del platano) in questa casa ci abbiamo vissuto tre anni, l’abbiamo lasciata… il ventun luglio del sessantanove. oggi è.... il ventun luglio del novantacinque. ventisei anni 14


in più sul groppone! (suona un cellulare. Lucio sbuffa, tira fuori un modello anni Novanta e lo spegne) vanni

nuove tecnologie nuove rotture di coglioni. mannaggia, questa salita mi ha sfiancato. E pensare che tutte le mattine vado al parco a fare jogging. Lo sai, Lucio, cos’è il jogging? L’ultimo grido dall’america. Lucio

che mi frega del jogging? mica sono un atleta, faccio il grafico pubblicitario. vanni

ah. io purtroppo lavoro alle Poste. Lucio (tanto per dir qualcosa) Be’, in fondo ogni professione... E il resto come ti va? vanni

Tiro avanti. con caterina siamo affiatati – caterina è mia moglie – e ho due figli fantastici. Lucio

Beato te che hai messo giudizio. con le donne io sono come il vento, le sfioro un attimo e volo altrove. Però, che strana coincidenza... arrivo alla stazione di selvachiusa, vado al bar a prendermi un caffé e chi ti vedo seduto a un tavolino a leggere il giornale? il vanni! vanni

Leggevo della faccenda di hammamet. alzo la testa e chi mi appare? il Lucio! ne è trascorsa di acqua sotto i ponti, ma ti ho riconosciuto.

15


Lucio (si alza e si guarda attorno) La nostra casa, la nostra comune. Tre anni di un’altra vita. Eravamo quattro gatti, ciascuno aveva la propria visione ma abbiamo azzardato l’utopia più audace: far convivere le nostre utopie. Era come innestare frutti diversi sullo stesso albero. (nota i vestiti appesi al ramo) guarda, qualcuno ha appeso i nostri vestiti! (continua a perlustrare la stanza senza accorgersi di Yuri) Qui non ci abita nessuno. Là fuori c’è una colonia di gatti, la porta non era chiusa, e dei mobili neppure l’ombra. chissà che fine hanno fatto gli altri...Te li ricordi i soprannomi? vanni

come no. a parte il maestro c’erano sibilla, la fanatica new age, e il Dusty, il fotografo sciamano, e Libero, il maniaco della fuga, poi c’era orion, l’ufologo, la zenobia che curava l’orto, alice che scriveva fiabe... e poi chi manca? ah, lo yuri. Lucio

Quello fissato con la luna! che sagoma. (si sente arrivare un’auto. Entra Mara. Ha più o meno l’età degli altri, è ancora un bel tipo) mara (trasale nel vedere Lucio e Vanni, ma subito li riconosce) nooo! non ci posso credere! Lucio! vanni!

(si alza e le corre incontro) mara! sei proprio tu! (si abbracciano) vanni

Lucio

Fatti vedere... ma sei uno schianto! (a Vanni) Lo sai che mara adesso è un’attrice? (a Mara) ho letto le recensioni a casa di bambola, di te dicono meraviglie.

16


mara

me la cavo. (sbadiglia) che stanchezza, ieri notte non ho chiuso occhio. mi ha preso una botta di nostalgia per la nostra comune, così all’alba ho preso la macchina e sono volata qui. che emozione! Lucio

La nostalgia è il tarlo del cuore. L’altro giorno ero su nel mio solaio a buttar via cianfrusaglie e ho ripescato un vecchio album con le foto del Dusty. niente male, magari un po’ monotone. Fotografava solo polvere, si credeva un artista pop. vanni

io ho addirittura sognato il maestro. mara

insomma, siamo tornati. un mese fa non avrei potuto. stavo con uno che mi stressava peggio di otello, ma grazie a dio se n’è andato con un’altra. Lucio

scusate se vi interrompo... (cammina nervosamente con le mani dietro la schiena) in questi giorni ho la testa confusa. niente di grave, mi mancano dei passaggi. Per esempio, ricordo perfettamente come ci ingegnavamo a sbarcare il lunario: la zenobia curava l’orto, yuri e orion facevano i mercati, sibilla infilava collane, alice pubblicava fiabe, il Dusty scattava foto ai matrimoni... e Libero si faceva i cazzi suoi. (Vanni si avvicina al gong) ma c’è un dettaglio che mi sfugge, c’è un dubbio che mi tormenta... (Vanni colpisce il gong. Yuri si sveglia in preda al panico, schizza fuori dal sacco a pelo, raccoglie il ramo spezzato e comincia a menare randellate a caso) yuri

chi entra in casa mia? Ladri! attacchini! Farabrutti! Ladri! 17


non c’è un’ostias da trafugnare! Fatevi sotto, avete trovato quello giusto! vi sbrego la lingua a morsi e ve la riciclo in faccia, vi cavo i denti con la penaglia e me li appendo al collo, vi faccio sgoiare il piumino e ve lo inficco giù fino al manico, vi sfratto i calli con il tronchesio e nelle piaghe ci infilo le orticole! Forza, fatevi sotto che vi sopprimo, quant’è vero iddio che mi chiamo yuri vi riduco a scolabrodi! vanni

yuri! yuri

vade retto! (li minaccia col randello) Lucio

non fare lo scemo. siamo il Lucio, la mara e il vanni. yuri (getta il randello e scoppia in singhiozzi) oh gioia, siete tornati! non vi aspettavo così, di punto in branco. mara (gli porge un fazzoletto) Tu... abiti ancora qui? yuri

E dove dovevo andare? senza congiunti, senza una lira, senza amici... sono un bollito, una nullità, buono soltanto per fare i mestieri. mara

E l’affitto? yuri

al proprietario gli faccio pena e mi lascia qui a sgratto. Lui di case ne ha uno sbardalucco. vita infame! 18


Lucio

Dài, non metterla giù dura, tutto sommato poteva andarti peggio. i tuoi disturbi del linguaggio non demordono, eh? (Yuri mugugna) E le amnesie? yuri

Tal qualis. non c’è cambiale. Lucio

mi dispiace... (a Vanni) Prima che tu mi interrompessi con quel dannato gong stavo parlando seriamente. Datemi retta, vi rubo un secondo. nella comune eravamo in sette, tre ragazze e quattro ragazzi. giusto? ciascuno di noi aveva un soprannome. giusto? Lui era yuri, e su questo non ci piove. ma io... io ero orion, Dusty o Libero? non ridetemi in faccia, lo so che è pazzesco, ma a volte credo di essere stato uno, a volte l’altro... (pausa. Per qualche secondo nello specchio vediamo apparire il Maestro. Ha un’espressione ironica. Nessuno si accorge di lui) vanni (quando il Maestro è scomparso) Tu non ci crederai, ma pure io ho quel problema. mara

Perché, io no? sibilla, zenobia, alice, mi pare di essere stata tutte quante. yuri, aiutaci! yuri

sono passati sei lucci, come faccio a sovvenzionarmi? Lucio

insomma, voglio sapere! (pausa. Sconforto) mara

idea! ci rimettiamo nei panni di un tempo. ripercorriamo gli eventi, facciamo tutte le parti a turno. magari ci viene 19


un’ispirazione e ne veniamo a capo. vanni

Eh, tu fai presto, tu sei un’attrice! yuri

io posso fare soltanto yuri. che strep... (a Mara) ma metti caso che alice parla con zenobia, o zenobia con sibilla. Tu sei l’unica donna, come fai?

vanni

yuri (fiero di rendersi utile) no promess. (va sotto la scala) angi, puoi scalarti un attimino? vocE Di angELica

arrivo! (scende. è una ventiduenne strepitosa.Vede gente e si ritrae, poi realizza che non c’è Marcel) yuri

angelica, detta angi. sta in ospizio qui da me. Lucio, mara, vanni. angELica

mitico, siete passati a trovare yuri! (stringe la mano a Mara) signora mara, cioè, piacere di conoscerla. ieri ero su che ravanavo in una cassa e ci ho trovato dentro un quaderno con su scritto “diario della comune”. già che c’ero gli ho buttato un occhio, cioè, una figata stratosferica! Lucio

il nostro diario! Finalmente sapremo... yuri

L’ho tenuto come un reliquiario. (ad Angelica) non si ricor20


dano più chi erano fra i sottoscritti della comune. insomma, i nomi battezzati. angELica

cioè, è un bel casino. i vostri nomi veri ci sono solo all’inizio, poi entrano in ballo i soprannomi ma il diario mica lo dice chi di voi era questo o quello. (a Mara) comunque ho afferrato l’idea di yuri: se angelica... angi... conosce i fatti, può darti una mano a rievocare. vi dividete le parti. Lucio

mara

E il maestro? come facciamo senza il maestro? (il Maestro appare nello specchio) iL maEsTro (fa il verso a Mara) “come facciamo senza il maestro?” (Angelica lancia un urlo e si aggrappa a Vanni) Lucio, mara, vanni

maestro!

vanni (ad Angelica) sta’ calma, calma. hai letto il diario, sai benissimo chi è. maestro… iL maEsTro (con un gesto imperioso) zitto. non fate gesti. non dite niente. in questo punto esatto del tempo io rovescio la clessidra. mara, tu fai zenobia. E tu, angi, fai sibilla. coraggio, siamo già altrove. non ve ne siete accorti? (scompare. Mara, come in trance, afferra due vestiti dai rami. Indossa quello austero di Zenobia e passa ad Angelica quello sensuale e variopinto di Sibilla. Gli altri si fanno da parte e restano immobili. Nella scena che segue Zenobia [Mara] ispe-

21


ziona l’ambiente, giardino compreso, armeggia attorno alla stufa, va di sopra... Nel frattempo Sibilla [Angelica] assume goffe posizioni yoga) zEnoBia (mara)

sì, è proprio la casa giusta per farci la comune. Di sopra c’è spazio da vendere e l’affitto è abbordabile.

siBiLLa (angELica) Puoi dirlo forte. ci sento le vibrazioni positive, mica come in quel cesso di un tugurio che abbiamo visto due mesi fa. (cambia posizione) zEnoBia (mara)

uno schifo. E ci hanno sparato una cifra pazzesca. io però li ho mandati a quel paese, ho cercato in lungo e in largo e alla fine ho risolto. siBiLLa (angELica) sei stata brava ma non devi incensarti. Dice un saggio che l’ego è come una zampogna che se ci soffi si gonfia come un otre ma dentro c’è solo aria. zEnoBia (mara)

Qui è tutto un altro paio di maniche. c’è un bel giardino, c’è perfino l’orto. ci nutriremo dei prodotti della terra. siBiLLa (angELica)

una volta che il proprietario manda qualcuno a portar via quel platano che ha scassato la vetrata... (cambia posizione) zEnoBia (mara)

col fischio che lo togliamo. in natura il caso non esiste, se un fulmine l’ha colpito ci sarà ben un motivo. E poi è tutto il bello della stanza. siBiLLa (angELica) 22


così d’inverno ci crepiamo dal freddo. (Zenobia indica la stufa) okay, il platano ce lo teniamo. “ascolta il prossimo, ti indicherà la via del cielo”. Questo l’ha detto... (ci pensa su) Boh, qualcuno l’avrà detto. (cambia posizione) a proposito, sono passata in bigiotteria. mi hanno già preso venti collane. zEnoBia (mara)

ottimo. a selvachiusa il mercato è il giovedì; possiamo venderci la verdura, e se Dusty riesce a fare qualche foto alle feste e ai matrimoni ci paghiamo l’affitto. siBiLLa (angELica)

ce n’hai di senso pratico. Beata te, io sono una frana. ma per fortuna ho i miei spiriti guida, e poi c’è sempre qualche bel maschio arrapato che si fa in quattro a darmi una mano. (cambia posizione) zEnoBia (mara) Ti pareva. io la vedo in un altro modo, voglio cavarmela da sola nonostante i miei soldi. mio padre pretende che faccia la contabile nella sua fabbrica di vernici. Quel matusa. Quel despota. io invece aspiro a una vita semplice, a contatto con la natura. siBiLLa (angELica)

anch’io sono fanatica della natura... ma non mi garba l’agricoltura. Per me la natura non è zappare, è quando uno sente l’energia che i nostri cinque sensi, che sono limitati, non possono capire. (cambia posizione) mica lo dico io, lo dice il mio guru.

zEnoBia (mara) Qui puoi credere ciò che vuoi. ciascuno di noi crede in cose diverse. L’importante è che ci rispettiamo e impariamo a convivere.

23


siBiLLa (angELica) non sono una piantagrane. Faccio yoga, leggo i maestri di saggezza: Krishnamurti, aurobindo, gurdjieff, steiner, ouspensky... ho qui un libro di castaneda, te lo presto. (cambia posizione) zEnoBia (mara)

abbiamo altro a cui pensare. guardati in giro, qui c’è solo lo specchio che abbiamo comprato ieri e il tuo cavolo di gong. sai che utile... siBiLLa (angELica)

ci sono affezionata, è un regalo di un ex moroso. “non attaccarti ai doni materiali ma conservali con venerazione, perché ogni dono proviene dagli dèi”. è una frase di... di… oh, un boia se mi viene in mente! zEnoBia (mara)

Lascia perdere, pensiamo ai mobili. Fra poco torno dal rigattiere col Dusty e l’orion. Belli, eh, i nomi che si son scelti. E tu? il tuo nuovo nome? siBiLLa (angELica)

avrei deciso per sibilla come la tizia dei Tarocchi. che ne dici? (cambia posizione)

zEnoBia (mara) mi piace un sacco. E d’ora in poi chiamatemi zenobia, l’ho trovato in un romanzo americano. allora, ci vieni dal rigattiere? siBiLLa (angELica)

andateci voi, mi fido. “Lo scetticismo è una facoltà della mente, la fiducia una qualità dell’anima”. Questa qui l’ho ricopiata sul quaderno, poi ti dico di chi è. (il Maestro appare nello specchio. Sibilla, che sta cambiando posizione, perde l’equilibrio,

24


lancia un urlo e si aggrappa a Zenobia) iL maEsTro

invoca la dea maharbati, lei ti darà la pace. siBiLLa (angELica)

è un maestro esoterico!

zEnoBia (mara) scema, è uno scherzo. (a voce alta) ragazzi piantatela! (nella stanza aleggia una voce sommessa, come un canto di sirena. Sibilla e Zenobia ascoltano rapite) siBiLLa (angELica)

Pare che viene da un altro mondo. Forse è la voce di quella dea, mahbar... mahrab... (il canto svanisce) iL maEsTro

maharbati. (al pubblico, con piglio narrativo) a questo punto, allarmati dall’urlo di sibilla, gli altri accorrono. orion scivola dalla scala e si sloga una spalla. (a Mara) Brave, bravissime, una rievocazione perfetta. (ad Angelica) Te lo sei letto bene il diario, eh? (Angelica ringrazia e si toglie il vestito di Sibilla) yuri

angi è proprio una tipa fenomenica. iL maEsTro

Proseguiamo. vanni, tu fai orion. E yuri fa yuri. (scompare) zEnoBia (mara)

vado nell’orto. (esce. Vanni afferra da un ramo la giacca anni Sessanta di Orion, la indossa, tira fuori una benda, se la appende al collo e ci infila un braccio, poi si fa da parte)

25


yuri (si fa avanti come se entrasse per la prima volta) Boh, la porta era schiavardata… (si guarda attorno) Qui non c’è anima vivida. (al pubblico) sono due lune che me ne vado a zompo. E perché me ne vado a zompo? che ne so. mi ricordo che una sera stavo scendendo una risma di scale. a un certo punto ho scannato un gradino, mi sono squilibrato... Trombole, che inzuccata! Da vedere le strenne. ci ho ancora le fistole qui nella nuca. in un nasosecondo il mio passato s’è squagliato come una rondine dalla tana... come una lepre dal nido... insomma s’è squagliato. Brecaut. cervello piatto come una donnola. Ero talmente fuori di tresca che non sapevo più chi stavo essendo, e per giunca stroppiavo il parlamento. mi sono messo a vagabollare un po’ di su un po’ di giù, scampavo di elemoniche, pernocchiavo nei casolazzi... (grida) oé, anime bifide, ci siete o ci fate? orion (vanni)

ciao, sono orion. sei qui per la comune? (va verso Yuri)

yuri

comune? mi sono sbucato in un municipio? orion (vanni)

spiritoso... stiamo mettendo su una comune.

(al pubblico) mi sa che questo è matto da pelare. (a Orion) senti, non è che per qualche notte mi fate stare in quel sacco a peltro?

yuri

(vanni) aspetta. (si affaccia in giardino) zenobia, c’è qui una specie di clochard. Dice se può dormire nel sacco a pelo.

orion

vocE Di zEnoBia (mara) mica siamo un albergo. (Zenobia appare in giardino. Trascina

26


un carretto carico di verdura e cassette vuote. A Yuri) Però se tu ti rendessi utile… è la verdura per il mercato. La impigni nelle cassette e poi la carichi sul furgone. E che dio ce la mandi buona con quel catorcio. (se ne va) orion (vanni) Tipa affabile, eh? (si siede sul tronco del platano. Yuri va in giardino e si mette al lavoro) verrei a darti una mano, ma come vedi ho avuto un incidente. ieri sono caduto da quella scala. una iattura, ne avrò per un mese. E tu? si può sapere da dove sbuchi? yuri (si affaccia nella stanza) non mi ricordo un tubero. Lo vedi questo bernottolo qua? ho avuto anch’io un avverbio con una scala. ha vinto la scala, mi ha messo capò. orion (vanni) vuoi dire che sei lo scemo del villaggio? Da come ti esprimi sembrerebbe. yuri (rientra e si mette in guardia) Brutto cafonte, ti spacco il grumo! orion (vanni) Eh, quanto sei lunatico... Ti chiedo scusa, scusa, scusa! (Yuri torna in giardino e si rimette al lavoro con aria malmostosa. Orion lo segue, prende una carota e la sgranocchia) ma un qualche vago ricordo ce l’avrai, che so, qualcosa che ti piaceva, un interesse, un hobby... Delle volte aiuta la memoria. io per esempio sono un ufologo, osservo il cielo col telescopio per avvistare gli extraterrestri. yuri

io mi svagolo a parlare con la luna.

27


Pagine da La nostra casa Bramati