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Amos Kamil

Il venditore di sigari Traduzione di Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva


un rAzzIsmO AllA rOvEscIA

di dario arkel

Il venditore di sigari è un capolavoro di ironia yiddish, nella sua dirompente semplicità. è fresco come acqua di fonte, bianco come un sorriso, avvolgente come un abbraccio. I due personaggi che si incontrano sembrano conoscersi ma non si sa bene perché, né dove si possano essere conosciuti. è come se fossero in scena da sempre, l’uno in apparenza negando se stesso, Gruber, l’altro, reiter, cercando attestati di merito in una vita fatta di conformismi in cui l’unica scossa è la seconda guerra mondiale, quindi cercando l’affermazione. ma alla luce della storia tutti sanno o intuiscono che un ebreo è sempre all’erta, che l’Olocausto non rappresenta la scossa perché essa è già insita nell’essere ebreo, in quello zaino di memorie primeve che non si dissolvono. ci si trasforma, ma è solo un’apparenza. Gruber è un ebreo il cui vero cognome poteva essere ben diverso, è un trasformista che prende molto seriamente il ruolo che incarna, conscio che il ruolo sono “gli altri” a ritagliarlo addosso alle persone. E lui centra il suo personaggio sulla finzione che è nascondimento di follia, e quindi un’affermazione di autenticità senza metafora. cosicché si giunge alla conclusione che i personaggi si scavalcano di volta in volta in una prova


di abilità dialettica che lascia sgomenti e tende a stabilire una cosa soltanto per ciascuno dei personaggi: che la negazione è una duplice affermazione dell’autenticità, e che l’aperta affermazione dell’identità nasconde l’impurità. nella cavalcata dialettica che percorre il testo, i ruoli spesso si sovrappongono, come se si stessero miscelando sapori per creare un aroma unico, quello dell’antica saggezza della filosofia. la vera protagonista del lavoro teatrale è proprio la filosofia riportata al suo elemento nodale di “lOGOs”. si parla, ci si parla addosso, si intravvedono gli spettri della guerra e della shoah ma, alla fine, si definisce tutto quanto come un’azione intorno alla parola “essere”, un’operazione ontologica. chi sei, tu? chi è un ebreo? la ricerca dell’essere in quanto identità e non in quanto corpo transita forzatamente nel setaccio a maglie strette della metafisica ed essa metafisica si configura come dialettica. se si parla lo stesso linguaggio non si può sfuggire, e l’identità diviene sempre più chiara con il passo dell’indagine, del botta e risposta tipico di un serrato dialogo. In questo lavoro teatrale a due voci, la distanza è occupata dalla vicinanza dei due dire, e la vicinanza dalla distanza, in un distacco sempre e solo presunto e d’accatto. non vi sono concrete diversità tra i due, ma una sola semplice differenza: l’idea che il combattere sia pur sempre un “combattersi” oppure che il combattere sia un “salvarsi”. Per reiter la forza consiste nell’utilità del manteni-


mento identitario, per Gruber nella mera sopravvivenza materiale. Questa identità però può essere misconosciuta, ignorata o addirittura derisa perché trattasi, nel fondo delle cose, semplicemente di un dire e non di una sostanza. I riferimenti di più alto spessore derivano proprio dalle battute intorno alla filosofia che rinnova con il suo richiamo a guardarsi dentro. Il dentro è materia o pensiero?... che cosa c’è in noi? lo sforzo vitale di sopravvivere alla tragedia immemorabile dell’Olocausto. sforzo che non riesce a superare il grigio, il fumo, il sigaro come metafora dell’alto camino, la notte, la morte. sforzo che non riesce a chiamarsi “slancio” come più generosamente nei confronti dell’umanità l’ha chiamato Bergson… non riesce perché tutto è stato cancellato e nessuno ha più riferimenti morali cui richiamarsi. Due ebrei che citano nietzsche impunemente, a pochi anni dalla fine della guerra, devono necessariamente essere anche tedeschi, avere perciò in definitiva quella cultura della modernità che è nata con l’unità della Germania. Quindi sono due ebrei senza luogo, uno è deciso a partire per la Erez Israel, l’altro a restare lì. l’uno – reiter – opta per l’ebraismo e per il futuro, l’altro no, si sente affondato dai tedeschi, e sente che gli israeliani rischiano nell’incedere della loro pre-potenza. Gruber, proprio lui, avverte che gli ebrei migliori sono morti, e come lo dice sembra avvisare lo spettatore che non ci si può aspettare niente di buono dallo stato d’Israele… ma tutto ciò è visione parziale e osserva un futuro che non si è ancora consolidato così come si doveva. Allora Gruber è un nostalgico, un giu-


sto nostalgico che rimpiange la cultura ebraico-tedesca, anzi per lui più tedesca che ebraica, ma lo fa dal punto di vista dell’ebreo e quindi Gruber può permettersi quest’affermazione. reiter è invece convinto che spazio futuro ancora ne esiste, che gli ebrei rappresentino un’entità che può ancora essere non-contaminata: va ad affermare cioè, una sorta di razzismo alla rovescia nel quale l’essere ebreo è virtù, è cultura-intelligenza che sovraintende ad una pretesa di superiorità. Gruber contesta questo fatto e lo fa perché, come detto, può permetterselo, ma reiter come può permettersi invece di presupporre una superiorità? Qui il gioco si fa più duro: si può presupporre superiorità perché il dolore, in effetti, comporta l’attenzione del mondo, e perché l’accumulo del dolore comporta la creatività nel trarsi d’impiccio, nel migliorarsi, nel mettere in atto la teoria evolutiva pure in senso darwiniano. ma è davvero così? sì, qualcuno può essere di questa opinione, ma non può impunemente affermarlo perché rischia di scivolare nel razzismo rovesciato.


Il vEnDITOrE DI sIGArI

commedia in un atto di amos Kamil


I PErsOnAGGI

ErnsT GruBEr, 50enne, corpulento, tipico negoziante tedesco. Dr. JulIus

rEITEr, 45enne, Professore Ebreo Tedesco

lA scEnA

un negozio di tabacchi a Berlino, all’indomani della 2^ Guerra mondiale. “ricordare è la redenzione, dimenticare, l’esilio”. Il Baal shem Tov


Il vEnDITOrE DI sIGArI

I rumori della città di Berlino che si sveglia. suono di uccelli, di treni, di auto ed altro. le luci si alzano nel negozio di sigari. sia l’arredamento che la struttura rendono l’idea che un tempo il negozio era stato bellissimo. ernsT GruBer, un uomo panciuto sui 50 anni, riassetta il negozio. è molto curato e indossa un abito logoro di buona fattura, scarpe lucide, occhiali luccicanti. Fa il suo lavoro con la precisione di un soldato, fischiettando e dando l’impressione di uno che si contenta. In proscenio vi sono dei tavolini con intorno sedie sistemate con ordine. sul fondo un banco di dolciumi con un registratore di cassa ed una macchina per il caffè. sulla porta d’ingresso è appeso il cartello ‘‘chIusO/aperTO”. una scala a pioli in legno su rotelle, è appoggiata contro i ripiani dietro il banco. Il negozio offre una modesta selezione di giornali, vecchie riviste, sigari in ordine sparso e oggetti vari quali un tostapane, un miscelatore e una scopa. le carenze del dopo-guerra sono pienamente rappresentate. GruBer si reca nel retro bottega. poco dopo irrompe nell’aria il suono gracchiante di “l’arte della Fuga” di Bach. Il suo lavoro viene interrotto da un forte bussare alla porta.

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GruBer

Ach! Doktor, è ancora chiuso!

(si sente bussare ancora più forte) se ne vada! (una pausa, poi udiamo un colpo alla porta fortissimo. GruBer appare, si avvia alla porta d’ingresso e sbircia fuori dalla finestra. la voce di JulIus reITer lo coglie) Apra, Herr Gruber! è tempo di aprire!

reITer

vada via! Gliel’ho già detto. non ho GruBer ancora aperto! reITer ma sono le sei e mezzo. Il cartello dice che lei apre alle sei e mezzo. (GruBer controlla il suo orologio. effettivamente sono le sei e mezzo. con riluttanza apre la porta d’ingresso. dr. JulIus reITer entra nel negozio e si leva il cappello. è un bell’uomo la cui capigliatura scura e incolta è in netto contrasto con quella di GruBer, sottile bionda e ben curata. le scarpe di reITer necessitano di una buona pulizia, il suo viso di una rasatura decente ed il colore dei suoi calzini dovrebbe accompagnarsi meglio con il resto dell’abbigliamento). reITer

Guten morgen, Herr Gruber.

GruBer reiter.

(a mezza bocca) Guten morgen, Doktor

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(reITer finge di consultare il suo orologio da taschino. dal comportamento di GruBer, è ovvio che questa scena si è ripetuta altre volte. GruBer non fa nulla, è educato. reITer mostra a GruBer il suo orologio). reITer

Il mio orologio non funziona?

GruBer

no, Doktor. non credo.

non lo credo neanch’io. è stato fabbrireITer cato in svizzera. GruBer

Hmm.

In fatto di precisione, nulla può essere reITer paragonato agli svizzeri! nulla! Proprio come noi Tedeschi, non trova? GruBer

così dicono.

sicché, se il mio orologio è preciso, è reITerv ragionevole supporre che siano le ore sei e trenta, o sbaglio? GruBer Abbiamo già stabilito che lei è molto puntuale, Doktor reiter. (reITer indica il cartello chIusO/aperTO che dondola sulla porta d’ingresso) reITer 20

E difatti sono le sei e trenta. Perciò, se


non erro, il cartello sulla porta dovrebbe indicare che adesso lei è aperto. (GruBer si addolcisce e volta il cartello dalla parte di aperTO verso la strada) Bisogna avere delle regole, Herr Gruber, non crede? GruBer

sì, certo!

Dove andrebbe a finire la nostra civiltà reITer se non ci fossero le regole? GruBer

Ha ragione.

molto bene. (reITer incede vittoriosamente reITer impettito verso un tavolo e poggia accuratamente sulla spalliera di una sedia - in maniera molto poco tedesca - il suo cappotto. Gironzola per il negozio ispezionando le magre offerte. GruBer scuote il capo e ritorna alla sua occupazione.) è un bellissimo mattino, non trova? GruBer

Hmm.

reITer

che intende dire?

GruBer

sì, Doktor. è una bella giornata.

mi piace tanto il profumo della primareITer vera. I fiori, le signore bionde nelle loro gonne, il lungo, duro inverno ormai alle spalle. no? GruBer

sì. è un bel periodo dell’anno, Doktor.

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reITer Isaac verrà?

mi dica, Herr Gruber, pensa che oggi

GruBer

no.

no? come fa ad essere così sicuro che reITer non verrà? è malato? (reITer aspetta una risposta già sapendo che non vi sarà) Allora? è malato? GruBer

non lo so.

reITer

non l’ho più visto dalla guerra.

GruBer

nemmeno io.

reITer

Qualcosa non va, Herr Gruber?

GruBer

no.

reITer

mi sembra di poche parole oggi.

GruBer

mi scusi, Doktor. è un po’ presto.

Ebbene, non mi vedrà ancora per reITer molto da queste parti. GruBer

come ha detto scusi?

reITer

non importa. la cosa non la riguarda.

GruBer

(sorpreso) lascia la Germania?

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(reITer si accarezza il taschino) le basti sapere che è una giornata proreITer mettente non solo per la nostra amata Germania ma anche per il Dott. Julius reiter e famiglia. Ora mi dica, che ne è di luba Pinsker? Ho necessità di conferire con lei su una questione della massima importanza. è in casa? (GruBer afferra una scopa ed inizia a spazzare il pavimento accanto ai tavolini) GruBer non so nulla dei suoi spostamenti. lei, piuttosto, dove andrà? reITer non sa dove si trova luba Pinsker? com’è possibile? Doktor reiter, mendl Pinsker e la sua GruBer famiglia non posseggono più questo negozio! lei ha già avuto questa informazione ieri e l’altro ieri e ieri l’altro ancora! (reITer si batte la fronte con aria di disgusto) Ach! chissà dove ho la testa in questi reITer giorni? Avevo completamente dimenticato. le chiedo scusa, Herr Gruber. la prego mi perdoni. GruBer

(riprendendosi) è tutto perdonato.

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reITer molto bene. vuole sapere perché oggi è una giornata così bella? (GruBer tace) “Doktor, lei mi chiederà, perché la giornata di oggi è così diversa da ogni altra giornata che l’ha preceduta o che sicuramente seguirà?” una magnifica domanda, Herr Gruber. Perché questa notte è differente da tutte le altre notti? GruBer

mi scusi?

non importa. si può sentire, Herr reITer Gruber, che c’è qualcosa di differente nell’aria oggi. una nuova era sta sorgendo sulla nostra patria. Gli americani hanno promesso che la riporteranno al suo antico splendore. non più solo uova, pane e formaggio... GruBer

Forse.

Forse, forse. è tutto quello che ha da reITer dire stamattina? GruBer Eh… può darsi che sia lei ad essere diverso oggi. reITer (ridacchiando) Può darsi. è un buon osservatore, Herr Gruber. GruBer

Danke.

reITer

Bitte.

GruBer

Dove pensa di andare?

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reITer

come?

lei ha accennato che andrà da qualche GruBer parte. (adesso è reiter che tace) Allora, dove andrà? reITer (eludendo la domanda) vediamo che tipo di sigaro comprerò per celebrare questa giornata così speciale. vediamo quale colpirà la mia fantasia oggi? mi dica, Herr Gruber, avrebbe dei sigari russi? GruBer (annoiato) sigari russi? no! non abbiamo sigari russi! reITer Oh, mi scusi. Quale tedesco che abbia rispetto di se stesso accenderebbe un sigaro russo di questi tempi? Dopo che hanno distrutto le nostre bellissime città. le magnifiche strutture che il reich ha costruito per celebrare se stesso. è sciocco da parte mia. Allora, mi dica lei, quale sigaro può propormi? GruBer

Gli stessi sigari di ieri, Dr.reiter!

reITer

non ha nulla di nuovo nel negozio?

GruBer

no.

Ach, i tempi sono duri. Duri, duri, duri, reITer duri. ma io voglio proprio celebrare con qualcosa di speciale. mi dica, quale partita di sigari è riuscito a procurarsi nelle ultime 24 ore?

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GruBer

(tagliente) Gli stessi sigari di ieri.

(GruBer ripone la scopa al suo posto e con riluttanza si mette dietro al banco) reITer ma io l’ho dimenticato. uno non dovrebbe mai dimenticare ma, ahimè, Herr Gruber, io ho dimenticato. GruBer

Può vedere da solo che cosa c’è.

Beh, allora la prego mi dica… naturalreITer mente se non le dispiace… qual è il miglior sigaro che possiede. GruBer l’upmann.

(con sempre più evidente stizza) è sempre

reITer

lei ha una riserva di upmann?

GruBer

sì, sì. Gli stessi due di ieri.

reITer

com’è riuscito a procurarseli?

non ha importanza come. ne desidera GruBer uno oppure no? reITer ma per me è di grande interesse sapere come ha fatto a mettere le mani su di un upmann. GruBer 26

Importato.


reITer

Attraverso?

GruBer

la svizzera.

Fantastico! lei è un vero commercianreITer te, Herr Gruber! Dalla svizzera? ci vogliono contatti giusti per riuscire ad averli. GruBer

mi dò da fare.

reITer

(indicando) ne sono certo.

GruBer

Faccia la sua selezione.

la mia selezione? Hmm. molto bene. reITer selezione. mi mostri l’upmann! GruBer

è proprio sicuro questa volta?

(con enfasi) si! Prenderò un upmann! reITer non ho alcun dubbio! GruBer lei si ricorda, Doktor, che gli upmann si trovano sull’ultimo scaffale in alto. reITer

sì, conosco la collocazione.

E che le mie ginocchia non sono più GruBer quelle di una volta. reITer

sì, ma io li devo vedere prima di deci27


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