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il passo di Efesto Poesia 1


Š 2010 ATí Editore S.r.l. www.atieditore.it prima edizione Novembre 2010 ISBN 978-88-89456-34-7


Danilo Bramati

Idioti nell’ombra


TErra scura


Fra le zolle della terra scura dormono gli eretici dell’ombra. Senza turbare il cielo con danze o strumenti. Senza formule, cifre, invocazioni. Non c’è lapide o urna a consacrare i loro nomi e volti. Hanno cercato la nuda presenza, ciò che non dona la terra né un dio. Fra le zolle della terra scura riposano gli eretici dell’ombra, corpi versati in argille sottili, dispersi nelle ceneri del tempo...

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coro In PEnomBra

siamo stanchi di coltivare questa terra in penombra, pianura sbiadita ai cardini, crocicchio di sabbie e venti. stanchi del nord sfiorito, del sud che, ingiallito, affonda: la nostra voce si spezza nei selciati, non è che un soffio. signore dell’ombra piena, guarda le nostre vene sperse dentro una polvere livida, un’alba spenta. I lampi sono tremendi quando la nebbia sfolgora e ai balconi si affacciano volti fiochi e riflessi, negli specchi si affollano bocche di controluce; vinci questa penombra, signore dell’ombra vera! sciogli questa penombra, disperdi lo spazio fioco, lacera il manto grigio sopra i campi notturni, 10


versa nei solchi pallidi la pioggia che non scintilla, affila le nostre falci: sia scuro il nostro raccolto!

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la mano

mano che scardini il tempo, che scontorni corpi e sentieri, allontana da questa soglia i custodi della penombra – i custodi della penombra!

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Il cErchIo

con la matita ho scritto, a lume di candela. I computer battevano sulle incudini notturne. le mie pareti erano un bosco aperto, mi incamminavo in un cerchio di pietra...

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soPra una lasTra D’omBra

sopra una lastra d’ombra e sostanza sottile proietto le mie viscere, rimodello le mie ossa, travaso gli organi, intreccio le vene, le cavità, le volute del sangue, getto i coni, i bastoncelli, i timpani, le papille, gli spigoli dei sensi, scaglio la notte chiusa nei tessuti, tendo i lini porosi della pelle, sopra una lastra d’ombra e sostanza sottile ricompongo i sentieri spinosi del ricordo; e prende corpo quel corpo invisibile, tiene, è reale, si muove, respira...

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sTanza

“Mi piego nella stanza, cado in ginocchio sulle mattonelle, nel cerchio esatto di tenebra congiungo le linee del palmo finché tenebra invade l’atrio del cuore...” non è più nella stanza, è altrove, altrove è sognato. Il fiore a mezz’aria sospeso è un volto, uno sguardo cieco, che dura...

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Terra scura, scura, che scavo. Chiusa, latente. Cenere di cenere. Cieca, oltre il sapore questa terra scura, scura, che scavo...

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gIarDIno DI sPEcchI

Vado di lastra in lastra, di riflesso in riflesso, mi consuma un silenzio, oscura il centro. sono sempre altri volti che si specchiano, altri corpi che segnano i confini... sul convesso e sul concavo, sul brunito e sull’argento un vapore... Profilo d’altri mondi? studio le orbite, indago i contorni nebulosi, avvicino le labbra. un respiro: i cristalli si appannano, cala un sipario di polvere...

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sPIrITo DElla sPEcIE


Alga blu-verde, tu percorri l’oceano bianco, tu sola trasformi luce! Prima dell’alba che nutre i giardini, del solco vivo che genera il tempo...

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la BEllEzza

nei mosaici del sangue, nei codici scolpiti dalla risacca e dal Tempo, la nostra notte – tu. cella, confine dalle pareti sferiche dove ogni lanterna cede. E alcuni ti chiamano Bellezza!

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canTo DEllo sPIrITo DElla sPEcIE

la mia specie viene dall’ombra, da un’alba di foglie e cenere, il suo passo scavò la cenere e il fango degli acquitrini. la mia specie, vaso d’argilla plasmato da un fuoco interno: il sasso, il legno, la pioggia alimentano questo fuoco. Il solco: la prima immagine. la pioggia: il primo strumento. una fiamma lambiva il cerchio di selci, crepitando nomi. aleggiavo invisibile nel cuore verde del vento, vegliavo sulla mia specie, plasmavo forme nei sensi, stringevo nodi inscindibili fra stelle, radici e demoni, ero il vincolo oscuro fra il respiro e la terra. ora verrà un’altra specie, viene, incalza alle soglie, avrà occhi, ali di aquila, balzi di tigre, artigli, 22


cuori d’acciaio, sensi nudi, menti di ghiaccio, scioglierà le visioni splendide in bagliori di cifre spente... Era il mio, il nostro limite. Qui mi dissolvo, sfumo, torno alle grotte semplici dove, in ombra, sognai la specie. Tu, presenza che passi, non pensare al mio sogno ingenuo, non pensare: “questa è una lapide di foglie e di poca cenere”; tu salva: non quella nube, quel campo, quel fiume, quell’albero, quel tramonto; salva lo sguardo che vide in volto quei nomi!

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argIlla E roccIa

argilla e roccia, impasto violento, soffochi i rami, le felci, devasti il volto dell’erica cercando i tuoi sostegni, le tue vertebre. nel sole che incendia a picco ardi, o creta – nel fuoco insensibile! nel sasso si stampa un’impronta. ha il suono scuro, scaglioso, del coccio.

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