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Isabel C. Alley

Il Fascino dell’Oscurità

proverbio “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”? No? Bene. Dunque, Isabel, comincia a stare lontana dai vampiri fascinosi e desiderosi. Ne ho già fatto indigestione e poco importa se erano mezzi-vampiri, invece di vampiri interi. Ieri sera, mentre sedevo da Crick's con una bottiglia di Coca tra le mani e lo sguardo puntato sui due piccioncini al lato opposto della sala, io e Adam abbiamo parlato di Simone. Sì, Simone. Hai capito bene, quel tipo che mi ronza intorno da un po' al Moony Club e che mi ha chiesto di uscire qualche giorno fa. L'altra sera ho accettato il suo invito per mangiare una pizza insieme. Non me la sono sentita di declinare, non con gli occhi di Adam puntati addosso che mi urlavano «Prova a uscire dal tuo buco, accidenti! Dai una possibilità a quel ragazzo, cosa ti costa?». Nulla, in effetti, perciò gli ho lasciato il mio numero di telefono e gli ho promesso di incontrarci alla pizzeria la sera successiva, verso le venti. Da Crick's, io e Adam dovevamo fingere di essere clienti casuali, arrivati nel tranquillo locale con l'intento di berci una birra e chiacchierare come buoni amici. Non dovevamo attirare l'attenzione su di noi, nonostante non sia semplice per le persone ignorare una coppia formata da una ventiquattrenne italiana e un uomo di colore che si avvicina alla quarantina. Non mi sono mai posta problemi su ciò che la gente pensa di Adam; è una brava persona, sempre curato ed elegante. Ho trascorso quasi tutta la mia carriera di cacciatrice al suo fianco ed è naturale per me vederlo come un amico, oltre che come un collega. Forse è a causa di questo che Franchini sceglie sempre me e Adam per quel genere di missioni: quando c'è da simulare noncuranza, siamo perfettamente naturali. Ieri sera, per esempio, eravamo talmente presi dalla conversazione che quasi ci siamo fatti scappare il nostro target. «Non ti ho poi detto com'è andata con Simone». «E perché quella faccia da funerale?». Ho alzato gli occhi dal mio bicchiere, dove la Coca vorticava mossa dalle mie mani agitate. «La mia non è una faccia da funerale». «Se ti fossi divertita saresti tutta un “Oh mio Dio, sono uscita con quel figo di Simo! È dolcissimo, simpaticissimo, uno strafigo. L'ho già detto che è uno strafigo?”». La voce di Adam che imitava quella di un'adolescente è riuscita a strapparmi un sorriso. «Non sono una sedicenne in piena tempesta ormonale». «No, ma non sei nemmeno una statua di sale». Non sono riuscita a reggere il peso di quegli occhi che mi fissavano accusatori, al centro del viso teso del mio collega. Certo, forse non avevo iniziato la conversazione con l'entusiasmo suggerito dall'argomento, ma non me la sentivo di fingere. Adam avrebbe comunque impiegato pochi secondi a individuare il mio 8

Il fascino dell'oscurità capitoli in anteprima  
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