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Isabel C. Alley

Il Fascino dell’Oscurità Anteprima

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Il Fascino dell’Oscurità

Isabel C. Alley

Il libro “Tutti vogliono circondarsi di certezze: casa, amore, lavoro... Di queste io ne ho due su tre. Mica male, no? Dovrei ritenermi fortunata e invece sono il bersaglio preferito del destino avverso. Isabel Cariani: cacciatrice di vampiri e altre creature sovrannaturali. Potreste aver sentito parlare di me se frequentate il Frozen e i suoi vampiri, se vi siete imbattuti in una strega svitata o se la vostra villa di campagna è stata scaravoltata da un Boggart dispettoso. Sono tutte cose che non trovereste nella vita di una normale ragazza di venticinque anni, ma come avrete capito il mio mondo è piuttosto singolare. Parecchie persone hanno contribuito a sconvolgere la mia esistenza: Jenny, la mia apprendista cacciatrice, pazza e nerd di prima categoria; Stephan, il maestro che mi ha insegnato a combattere, tornato dal Canada per sbriciolare ancor di più i frammenti del mio cuore; Lorenzo Ferranti, il vampiro più attraente e pericoloso della provincia, interessato a me per chissà quale motivo. Ma non è tutto qui. Nell'oscurità che mi circonda, ci sono segreti pronti a balzare alla mia gola per eliminarmi. Muovono le pedine di un gioco molto pericoloso e corrompono anche l'animo più puro con il loro fascino mascherato di oro e di argento. Luce, buio, nemici, alleati... sono solo etichette che riponiamo su ciò con cui interagiamo per sentirci più sicuri. Ma quando tutte le certezze all'improvviso cominciano a crollare, non si può più contare su alcun equilibrio. Ho dovuto destreggiarmi tra vampiri berserker nati per uccidere, sensuali proposte a cui è difficile negarsi e grandi complotti volti a distruggere la pace di una città. Volete muovere un passo nella mia vita? Non vi resta che sfogliare le pagine di questo Diario.”

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L’autrice

“Chi è Isabel C. Alley? Domanda difficile. Potrei affermare di essere una persona di periferia che è diventata una cittadina per motivi di studio e di lavoro. Potrei definirmi una brava ragazza, sognatrice e altruista. Potrei aggiungere che amo il mio lavoro e che i miei colleghi sono fantastici. Potrei rivelare di essere single, ma che in passato sono stata fidanzata diverse volte. Potrei raccontarvi tutti questi dettagli e non vi mentirei mai. Ma questa sarebbe solo la parte visibile di Isabel, la facciata che ogni individuo crea attorno a sé per mascherare una personalità enigmatica, macchiata da oscuri segreti che dovrebbero rimanere nascosti sotto strati di indifferenza. Questa ero io, qualche tempo fa. Tutto ciò che desideravo era conservare i miei segreti in un angolo della mia anima, nella speranza che non tornassero a tormentarmi. Ma, come qualcuno mi ha detto in passato, tenersi tutto dentro serve solo a peggiorare la situazione. Di cosa sto parlando? Non c’è bisogno che lo andiate a chiedere a qualcuno. Sarò io stessa a raccontarvi del mio passato, perché lo spazio nel mio armadio, per nascondere quegli scheletri, non basta più. Dunque condivido con voi il mio diario, perché è giusto che siate messi in allerta. Tutti dovete sapere che, tra noi, non ci sono solo esseri umani a solcare il suolo che percorrete di fretta, senza prestare troppa attenzione a chi vi passa accanto. Sono state proprio loro, le creature di cui non sospettate l’esistenza, a stravolgere la mia vita. Può succedere anche a voi, se abbassate la guardia. E mentre io scrivo queste parole, là fuori un vampiro si appresta a cacciare una nuova vittima. Forse è una di voi, o forse no, ma ricordate: se avrete bisogno di un aiuto, se una creatura dannata camminerà alle vostre spalle con l’intento di servirsi del vostro sangue, del vostro corpo o della vostra anima, io sarò pronta, al vostro servizio. Chi è Isabel C. Alley? Scopritelo leggendo il mio diario. Forse, non è poi così difficile dare una risposta a questa domanda.”

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Martedì 16 luglio

Condizioni climatiche odierne: sole, caldo, afa e un po' di quella spossatezza che non può mancare. Spiaccicata sulla sedia, faccio di tutto per immaginare i ghiacci del Polo Nord, alla ricerca di un sollievo che non posso trovare altrimenti. L'unico panorama che riesco a richiamare, però, è quello della fotografia scattata la scorsa estate, durante il viaggio che io ed Eleonora ci siamo concesse al termine dell’università. Guarda caso, ci ritrae proprio sopra una spiaggia rovente. Siamo solo a metà luglio. Non oso immaginare quali temperature dovremo subire in pieno agosto. Oggi ho usato la macchina per andare al lavoro. Non è da me, lo so, ma non avevo voglia di prendere l'autobus. Stamattina mi sono alzata con il piede sbagliato e il pensiero di tutti quei passeggeri che si guardano l'un l'altro, sempre di nascosto per evitare di sprigionare un'ondata d’imbarazzo collettivo, mi faceva rabbrividire. Se ne vedono di tutti i colori, ogni singolo giorno. Tra studenti chiassosi, vecchietti che si lamentano e donne di mezza età vestite come quattordicenni, io mi sento la più normale. E dire che proprio normale non sono, se prendiamo in considerazione l’attività che svolgo durante la notte. Chissà cosa pensano le altre persone del mio silenzio e della mia aria riservata? Non che mi sia mai posta il problema, altrimenti viaggerei sempre in automobile. Già, l'automobile. Sono un grande genio, lo so, me ne rendo conto. Non c'è bisogno che me lo dica tu, diario, e neanche quel placidone di Melvin che sguazza tranquillo e beato nella sua boccia di vetro. Che ha poi sempre da fissare, con quella bocca aperta? Boch, boch, boch, bollicine su bollicine... Lavoro all'agenzia di viaggi da quasi un anno, perciò dovrei sapere che al pomeriggio non si trova un parcheggio neanche se si paga una mazzetta al carro attrezzi dei vigili urbani. Ho dovuto lasciare la macchina in un posteggio con il disco orario di mezz'ora, sempre per la mia incredibile intelligenza. Il mio angelo custode personale, che si fa vedere ben poco, evidentemente ha avuto pietà di me e ha evitato di farmi beccare una multa. È che non usavo l'auto da quanto? Due settimane? Mi scocciava lasciarla ancora lì, poverina, sola soletta circondata da quattro pareti di alluminio, o ferro, o di cosa caspita è fatto il garage esterno. Ieri sera, mentre rientravo dal servizio, ci sono passata davanti e ho sentito quasi dei singhiozzi, tra alcune parole che dicevano: «Non mi fai mai uscire! Sei cattiva, cattiva!». Pazza? Paranoica? Fuori di testa? Ok, ci sta tutto, di nuovo me ne rendo conto. Forse è la solitudine che mi 4


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mette in testa questi stupidi pensieri. Ti pare che nei mesi passati in quest'ultimo appartamento io non abbia trovato una coinquilina? Sì, lo confesso, sono una tipa esigente. Voglio una persona che non s’impicci degli affari miei, che non sia rumorosa, che non faccia troppe domande, che sia pulita e ordinata... Matilde mi ripete sempre che la soluzione migliore sarebbe quella di adottare un gatto, ma quando le ricordo che possiedo già un animale domestico, lei mi risponde che non è la stessa cosa. E dire che è stata proprio quella ragazza a regalarmi il pesce rosso! Però devo ammettere che Melvin è il convivente ideale. Parla poco (in effetti non parla proprio), è pulito, paga regolarmente l'affitto (ok, questo no). Però mi ascolta ed è una caratteristica difficile da trovare, oggigiorno. L'unico difetto è che quando gli racconto qualcosa lui mi fissa con quello sguardo da... da... da pesce (ma dai? Non mi dire) e ogni tanto si mette pure a mangiare. Sarà maleducato? Sono fuori come un balcone, ma tu questo lo sai già. Da quanto tempo mi fai compagnia? Ho perso il conto degli anni. Certo che di quaderni ne ho cambiati e anche di penne, ma chi me lo fa fare? C'è il mio bel computer portatile, nuovo nuovo, comprato la scorsa settimana, che mi chiama con la sua comoda tastiera e il tasto canc, il canc! Però ne abbiamo già parlato: voglio rimanere fedele alla mia vecchia carta. Non la cambierei per nulla al mondo. Tengo tutti i diari chiusi in un cassetto, secondo un ordine cronologico. Non ho lucchetti per proteggere ciò che scrivo, ma chi potrebbe leggere le mie parole sconclusionate? Il gatto (se mai ne avrò uno)? Almeno, nel caso in cui io muoia giovane, uno scrittore potrà stendere le mie memorie. Isabel Cariani: la doppia vita di una sfortunata in amore. Tour operator o cacciatrice di vampiri? Best seller internazionale! Che ti ridi? Non si sa mai! In fondo la mia vita potrebbe dimostrarsi interessante per qualcuno. Piacerà un sacco ai fan dei libri comici. C'è tanto di quel materiale, per chi voglia farsi due risate alle mie spalle... Oggi, durante il tragitto verso casa, ho ascoltato le previsioni meteorologiche. Potrebbe restare sereno per la nottata, ma domani una perturbazione coprirà la nostra regione. Fantastico, meraviglioso, stupendo. Basta che le nuvole si levino di torno al calare dell'oscurità. Odio andare in ronda sotto l’acqua; ti pare bello dare la caccia ai vampiri con il paletto in una mano e l'ombrellino a fiori nell'altra? Mica sono come Adam che si imbacucca nell'impermeabile, o come Jack che la pioggia, bwfh, gli fa un baffo! E regolarmente si ritrova costretto a letto per riprendersi dalla febbre. Chissà perché, non impara mai la lezione. Cronaca interrotta da una chiamata di Matilde. Mi ha chiesto di cenare insieme allo Slurp, prima di andare alla sede della Vampire Hunters, giusto in tempo per non farmi scaldare la lasagna che mi è avanzata dal pranzo. A volte mi 5


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sorprendo ancora di quanto io e quella ragazza andiamo d'accordo. Sarà la vicinanza di età; sarà che, nell'Organizzazione, è l'unica femmina con cui io mi trovi davvero a mio agio. Alessia è troppo grande, non abbiamo interessi in comune e se ne sta sempre con il marito. Samjra, beh, è Samjra. Non ha mai fraternizzato con nessuno in sette anni che caccia vampiri, figurati se si prodiga in confidenze con me! Elizabeth è un caso a parte. Sì, ci parliamo, ma il nostro rapporto non va al di là del contesto lavorativo. Non credo che potremo mai essere grandi amiche, ma finché dura il rispetto reciproco, siamo a cavallo. Bien, sarà meglio che vada a cambiarmi. Il programma di stasera mi riserverà una ronda in compagnia di Adam, niente di pericoloso all'orizzonte. Non ho molta voglia di impegnarmi in un combattimento. Questa è una di quelle serate fiacche dove mi stamperei volentieri sul divano, che poi è solo la conseguenza della sveglia, del traffico, della macchina, mia povera macchina. Dai, nel weekend potrei portarla in giro per farmi perdonare. Ma sì, prendiamoci pure Melvin! Signore, fa che chiunque scriva la mia biografia non citi questi sproloqui; mi vergogno anche solo a rileggerli! Vedi a cosa servirebbe il tasto canc del computer?

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Domenica 21 luglio

Stamattina mi sono concessa una lunghissima dormita. Era da tempo che non lo facevo e ho approfittato della giornata non lavorativa per accoccolarmi nel lettone e nascondermi sotto il lenzuolo come un bradipo in letargo. Ieri sera non ho fatto tardi e in effetti la missione non è stata molto faticosa. Io e Adam ci siamo seduti prima a un tavolo di Crick's, il pub vicino alla banca dove lui lavora, poi ci siamo spostati nella sua macchina, mentre aspettavamo che la coppia pedinata uscisse dal locale. A volte ci capitano incarichi tranquilli, in cui dobbiamo limitarci a osservare persone che conversano con altre persone, di diversa natura, sesso ed età. Quello di ieri sera era uno di questi casi: Franchini aveva istruito me e il mio collega affinché seguissimo una ragazza di ventitré anni, che aveva deciso di trascorrere il sabato sera con un giovane e aitante vampiro. Il nostro committente non era altri che il padre della ragazza in questione, un uomo di larghe vedute ma pur sempre diffidente nei confronti del nuovo fidanzato della figlia. E chi non sarebbe restio, davanti a una creatura notturna con pericolosi denti aguzzi? L'uomo desiderava dormire sogni tranquilli, così si era rivolto alla Vampire Hunters per tenere sotto controllo la dolce bambina e il notturno seduttore e assicurarsi che di quest'ultimo, in effetti, ci si potesse fidare. Non ci crederai (in realtà faccio fatica pure io), ma esistono anche i vampiri con un livello di coscienza sufficiente a non saltare al collo della propria compagna umana non appena ne hanno l'occasione. Io e Adam seguiamo la coppia da un paio di settimane, alternati da Jack ed Elizabeth, e gli unici passatempi in cui abbiamo sorpreso i due innamorati sono state lunghe passeggiate al chiaro di luna e bevute ai tavoli del Crick's. All'apparenza, quel vampiro sembra un vero gentiluomo. Passa a prendere la ragazza da casa, le offre la birra, le sorride in continuazione durante i loro dialoghi infiniti. Non mi aspetto una galanteria del genere nemmeno da un essere umano, figurati da un non-morto! E in questo caso i miei pregiudizi non c'entrano un tubo: i bravi vampiri si possono contare sulle dita di una mano. Io non ho mai a che fare con questa categoria. Mi occupo solo di quelli cattivi, bastardi e strafottenti, con una gran voglia di rompere le scatole a noi umani. Non riesco a gestire uno straccio di relazione con un ragazzo, figuriamoci se dovessi instaurare un rapporto duraturo con un vampiro! Le esperienze del passato dovranno pure avermi insegnato qualcosa, no? Vogliamo far avverare il 7


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proverbio “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”? No? Bene. Dunque, Isabel, comincia a stare lontana dai vampiri fascinosi e desiderosi. Ne ho già fatto indigestione e poco importa se erano mezzi-vampiri, invece di vampiri interi. Ieri sera, mentre sedevo da Crick's con una bottiglia di Coca tra le mani e lo sguardo puntato sui due piccioncini al lato opposto della sala, io e Adam abbiamo parlato di Simone. Sì, Simone. Hai capito bene, quel tipo che mi ronza intorno da un po' al Moony Club e che mi ha chiesto di uscire qualche giorno fa. L'altra sera ho accettato il suo invito per mangiare una pizza insieme. Non me la sono sentita di declinare, non con gli occhi di Adam puntati addosso che mi urlavano «Prova a uscire dal tuo buco, accidenti! Dai una possibilità a quel ragazzo, cosa ti costa?». Nulla, in effetti, perciò gli ho lasciato il mio numero di telefono e gli ho promesso di incontrarci alla pizzeria la sera successiva, verso le venti. Da Crick's, io e Adam dovevamo fingere di essere clienti casuali, arrivati nel tranquillo locale con l'intento di berci una birra e chiacchierare come buoni amici. Non dovevamo attirare l'attenzione su di noi, nonostante non sia semplice per le persone ignorare una coppia formata da una ventiquattrenne italiana e un uomo di colore che si avvicina alla quarantina. Non mi sono mai posta problemi su ciò che la gente pensa di Adam; è una brava persona, sempre curato ed elegante. Ho trascorso quasi tutta la mia carriera di cacciatrice al suo fianco ed è naturale per me vederlo come un amico, oltre che come un collega. Forse è a causa di questo che Franchini sceglie sempre me e Adam per quel genere di missioni: quando c'è da simulare noncuranza, siamo perfettamente naturali. Ieri sera, per esempio, eravamo talmente presi dalla conversazione che quasi ci siamo fatti scappare il nostro target. «Non ti ho poi detto com'è andata con Simone». «E perché quella faccia da funerale?». Ho alzato gli occhi dal mio bicchiere, dove la Coca vorticava mossa dalle mie mani agitate. «La mia non è una faccia da funerale». «Se ti fossi divertita saresti tutta un “Oh mio Dio, sono uscita con quel figo di Simo! È dolcissimo, simpaticissimo, uno strafigo. L'ho già detto che è uno strafigo?”». La voce di Adam che imitava quella di un'adolescente è riuscita a strapparmi un sorriso. «Non sono una sedicenne in piena tempesta ormonale». «No, ma non sei nemmeno una statua di sale». Non sono riuscita a reggere il peso di quegli occhi che mi fissavano accusatori, al centro del viso teso del mio collega. Certo, forse non avevo iniziato la conversazione con l'entusiasmo suggerito dall'argomento, ma non me la sentivo di fingere. Adam avrebbe comunque impiegato pochi secondi a individuare il mio 8


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piglio menzognero. «Ti è piaciuta almeno un po' la serata?». «È stata interessante. Ho scoperto che Simone pratica scherma sportiva ed è un fan sfegatato dei Coldplay». «Beh, come inizio non mi pare male. Ci uscirai di nuovo?». «Non credo» ho replicato, incassando la testa nelle spalle. Sapevo che la mia risposta non sarebbe piaciuta a Adam, perciò il mio atteggiamento difensivo è sorto automatico. Come previsto, l'espressione del mio collega si è rabbuiata ulteriormente. «Perché no?». «Perché non mi va». «Non puoi smettere di frequentare una persona soltanto perché non ti va». «Io non sto frequentando nessuna persona» ho chiarito con una smorfia contrariata. «Siamo usciti a mangiare una pizza solo perché tu hai insistito affinché accettassi l'invito». «L'ho fatto per te. Non ti vedi con un ragazzo da quasi due anni». Grazie per avermelo ricordato, signor “Vita felice con moglie e figli!”. Ne avevo proprio bisogno, come se la mia solitudine quotidiana non bastasse a rigirare costantemente il coltello nella piaga. Per non sprofondare nella depressione, o ancor peggio reagire con rabbia spropositata, ho preferito buttare tutto sull'ironia. «Di ragazzi ne vedo ogni giorno. Guardati attorno; qui ce ne sono una marea». «Non prendermi in giro. Hai ventiquattro anni, sei carina e intelligente. Hai bisogno di avere una relazione stabile. Non puoi fossilizzarti in casa con il tuo pesce rosso». «Almeno so che lui non potrà ferirmi». «Ciò che non sai è cosa possa offrirti una persona come Simone. Magari è il ragazzo migliore del mondo e stai gettando al vento un'occasione». «È questo il punto: non so niente di Simone. Potrebbe essere l'ennesimo bastardo che, stanco di portarmi a letto, mi butta via alla prima occasione». Dopo aver scolato un sorso della sua birra chiara, Adam ha allargato una mano sulla superficie del tavolo, fissandomi con aria sconfortata. «Isabel, devi ricominciare a fidarti delle persone. Non puoi lasciare che le storie del passato ti rovinino la vita». Ho concentrato il mio sguardo su quello dell'amico seduto di fronte a me e non ho potuto impedire all'esasperazione di contagiarmi. Per quanto io possa essere cieca e chiusa a qualsiasi stimolo esterno, non posso soffocare la mia ragione, soprattutto quando dà corda alle giuste parole di Adam. I rapporti di coppia si basano sulla fiducia reciproca. Quante volte ho 9


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ribadito questo concetto con me stessa e con le persone che mi circondano? E quante volte ho rinchiuso la mia fiducia in un barattolo saldato con il silicone e l'ho riposto in uno scantinato buio, protetto da dieci cerchie di porte blindate? Sostenere la tesi di Adam potrebbe essere un buon punto di partenza, ma finché predico bene e razzolo male non risolverò il mio problema. Fosse facile, quando le uniche storie serie che ho all'attivo sono tre relazioni una finita peggio dell'altra… L'inconscio è un accostamento di intricati segni e suoni, che rendono ancor più incomprensibile il quadro generale. Emettendo un sospiro parecchio avvilito, ho affondato la testa tra le mani, afferrandomi i capelli. «Ci ho provato, Adam. Ho tentato con Claudio, Luca, Giacomo e anche Simone, ma nessuno di loro mi ha trasmesso niente di quello che cerco. Mi sono sembrati tutti ottimi ragazzi con cui conversare del tempo, dell'andamento dell'economia, ma niente di più». Come se fossi informata sull'andamento dell'economia... Almeno per il tempo è sufficiente dare un'occhiata alle previsioni meteorologiche. «Non puoi pretendere di innamorarti in qualche ora. Devi dare tempo al tuo cuore di accorgersi che esiste un'altra persona, di fronte a te». Giusta osservazione, signor Freeman, ma io ero decisa a difendere il mio punto di vista. «Ci vuole qualcosa di più dei gusti musicali in comune per innamorarsi di un ragazzo. È necessaria una scintilla che faccia scattare la voglia di vivere insieme le esperienze, di condividere qualcosa di più personale di un film al cinema. Se non si manifesta niente di simile, è inutile andare avanti». Prima di proseguire con la discussione, Adam mi ha fissato in modo torvo, come se avessi detto la cavolata più grande del secolo. In effetti, a ripensarci, la mia sentenza sembra ricavata direttamente da un film romantico. «Queste tue parole dimostrano che a mancarti non è solo la fiducia negli altri, ma anche quella verso te stessa. Non esiste solo il colpo di fulmine, ci sono persone di cui ti puoi innamorare unicamente conoscendole, e per questo devi darti la possibilità di farlo. Se apri il tuo cuore agli altri, potrai ritrovare l’autostima che ti manca». «È servito, in passato? Non l'ho forse fatto, con Stephan? E tutto ciò che ho ottenuto è stata una porta chiusa in faccia». «Stephan è uno su un milione. Non puoi fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono tanti ragazzi in giro per cui potrebbe valere la pena di rischiare». «Se Stephan è uno su un milione, Andrea e Fabrizio dove li mettiamo? O sono l'unica sfigata cronica che si è beccata il peggio del peggio dell'universo maschile?». «Non sei una sfigata cronica, ma di certo se ti nascondi alla fortuna, lei non busserà mai alla tua porta». Stavo cercando l'ennesima frase convinta che potesse ribattere alla ferma 10


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logica di Adam, ma buttando l'occhio alla mia sinistra ho visto come i nostri sorvegliati speciali si stessero alzando dalle sedie, per recarsi alla cassa e pagare le loro ordinazioni. Facciamo bene a sistemare sempre il conto in anticipo. Una volta fuori dal locale, abbiamo ripreso il nostro discorso da dove l’avevamo interrotto. Abbiamo terminato il compito da bravi cacciatori, seguendo i due innamorati fino all'abitazione di lei, poi Adam mi ha riconsegnato al mio solitario appartamento, come tutte le altre sere. Sono sicura che la mia vicina, se mai mi abbia visto rientrare alle tre del mattino, si sia convinta che tra me e il mio amico esista una relazione. Non credo che lei riesca a contemplare un'altra spiegazione logica. Tuttavia non mi ha mai chiesto nulla, perciò c'è pure la possibilità che il suo interesse sulla questione sia pari a uno zero tondo tondo. Certo. Le persone che non hanno una vicina anziana e petulante sono probabilmente solo quelle che di vicini non ne hanno proprio. Le eccezioni sono appena una manciata. Cosa devo dire? Che Adam ha ragione? Che sto diventando un orso, chiusa nella mia tana in attesa di cibo e letargo? Abbiamo anche la caccia in comune, io e quei mammiferi grossi e pelosi. Non mangio i vampiri, ci mancherebbe, però non mi stupirei se un giorno mi alzassi dal letto e trovassi ad accogliermi un’Isabel pellicciosa, artigliosa e grugnosa. Faccio anche bene il verso dell'orso: arw, arw, arw! Forse dovrei concedere una seconda possibilità a Simone. Però, nello stesso momento in cui lo scrivo su questo foglio, una sensazione quasi di disgusto mi assale. Non è colpa di quel ragazzo; Simone è carino, simpatico, molto gentile nei miei confronti, ma non è quello che fa per me. In effetti sono io quella che non fa per lui. Al momento, non faccio per nessuno. Al diavolo le logiche di Adam sull'amore e la fiducia! In questo momento non ho voglia di pensare alle tragedie del passato, all'apatia del presente, alle incertezze del futuro. Ho solo un grandissimo desiderio di appallottolarmi nelle coperte e dormire. Sai che ti dico? È proprio quello che farò.

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Domenica 4 agosto

Dopo una doccia fresca, la situazione va decisamente meglio. Ho fatto una corsa nel parco, oggi; ne avevo bisogno per staccare un po' dai miei assillanti pensieri. Fa caldo fuori, ma all'ombra degli alberi si sta bene. C'era un sacco di gente, un pubblico variegato che solo la città può offrire: famiglie con bambini, fidanzatini alle prime armi, gruppi sportivi in pieno allenamento, cuori solitari con i loro animali da compagnia. C'era anche qualcuno che lanciava briciole di pane alle anatre del laghetto, nonostante sia vietato. Io mi sono limitata a correre, fare stretching, correre, saltellare, correre, guardarmi attorno. Una buona dose della mia musica preferita è passata nel lettore mp3, mentre le mie scarpe bruciavano metri d'asfalto tra il verde delle collinette. Grazie al mio lavoro, la possibilità di tenermi in forma non mi manca, ma gironzolare per il parco è l'unico modo che ho per scacciare momentaneamente ogni minimo pensiero. Non devo preoccuparmi di chi potrebbe spuntare dietro l'angolo da un momento all'altro (Un bambino che insegue il suo pallone? Una famigliola in bicicletta? Uno scoiattolo affamato dei miei capelli?), perciò posso permettermi di spegnere il cervello e godermi quell'ora di standby che certo non guasta. Dovrei concedermene più spesso. Mi fa bene, sia per il fisico che per lo spirito. Adoro la domenica. Posso uscire a mangiarmi un gelato, leggere un buon libro armata di aria condizionata, accompagnare Eleonora a fare un po' di shopping. A volte mi chiedo perché io continui a lavorare part-time all'agenzia. Lo stipendio della Vampire Hunters mi basta per ogni esigenza: cibo, affitto, qualche voglia da soddisfare ogni tanto. Sono una persona che si accontenta delle piccole cose; non pretendo l'ultimo cellulare uscito o un paio di stivaletti alla moda. Tacchi ne porto pochi e mi basta uno smartphone semplice su cui controllare la mail e le notizie dei principali quotidiani on-line. L'attività di cacciatrice non mi porta via tantissimo tempo e in più mi piace. Sembra un gradevole passatempo, più che un lavoro, anche se spesso si rivela molto più pericoloso della preparazione di una torta. Ma forse, se smettessi di impiegare i miei pomeriggi all'agenzia, arriverei ad annoiarmi. Sarebbe diverso se studiassi, se avessi un cane da portare a passeggio, oppure un fidanzato. Un fidanzato a passeggio... Isabel concentrati sulla figura di un ragazzo al guinzaglio, lingua fuori e sguardo allucinato. Almeno la metti sul ridere. Meglio 12


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che mi tenga l'impiego all'agenzia di viaggi. A proposito di lavoro, Franchini mi ha mandato una mail mentre ero fuori di casa. Mi ha invitato (come se mi fosse permesso rifiutare) a raggiungerlo in sede un'ora prima del solito. L'unica cosa che ho capito è che il professore (prima o poi dovrò smetterla di chiamarlo così) dovrà presentarmi una persona. Non c'era nessun accenno a chi sia questo misterioso individuo o quali siano le sue intenzioni, posso solo immaginare che, se il luogo dell'incontro è l'ufficio del capo, la presenza sia strettamente collegata alla Vampire Hunters. Un cliente? Un nuovo collega? Un famigliare? Sarà mica una nuova trovata di Adam per affidarmi un fidanzato? Quell'uomo le ha provate tutte, ormai, e non mi stupirei se fosse andato da Franchini per pregarlo in ginocchio di darmi una missione con un bel fustacchione o un parente inspiegabilmente single. Sono convinta che il capo dovrebbe smetterla di inviare messaggi vaghi ai suoi sottoposti. Nella nostra Organizzazione esiste un problema di comunicazione, caro il mio professore, e una buona comunicazione è alla base di ogni saldo rapporto di lavoro. Non gliel’ha insegnato nessuno, durante i corsi di formazione professionale? Ah, che me lo chiedo a fare? Probabilmente, quando Franchini ha cominciato a operare, non esisteva niente del genere. Staremo a vedere. Il mio brutto presentimento è sorto a galla nel momento stesso in cui ho letto “devo presentarti una persona” tra le righe scritte sullo schermo del computer, ma il mio brutto presentimento ha smesso di rimanersene tranquillo già da un bel po' di mesi a questa parte. Come si dice? Aiutati che il ciel ti aiuta. Be positive!

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