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n. 44 - 9 aprile 2014

IN QUESTO NUMERO PARLIAMO CON IL PRESIDENTE DEL COMITATO INQUILINI DI VIA FORLÌ ADAMO TAMBONE

Nei cortili tra via Forlì e via Verolengo, in zona Lucento, Adamo Tambone lo conoscono tutti. Non soltanto perché da parecchi anni presiede il comitato degli inquilini ma perché con la sua attività di volontariato è diventato un punto di riferimento. Chi si rivolge al comitato e quali sono i motivi più frequenti? Gli anziani sono certamente coloro che hanno più bisogno d’aiuto in questo quartiere. Qui vivono tante persone di una certa età, che in molti casi non possono contare sull’aiuto di amici e parenti perché non hanno nessuno. Io li aiuto dando loro informazioni sulle comunicazioni che manda Atc, aiutandoli con le bollette e i moduli da compilare, mettendoli in guardia da potenziali truffatori. continua a pag 3

TUTTI AL CINEMA IN BARRIERA Iniziata ad ottobre, continua anche per tutto il 2014 la rassegna cinematografica organizzata dalla Fondazione Giorgio Amendola per conoscere da vicino la storia, l’arte e la cultura del nostro paese. Venerdì 11 aprile alle ore 20 nella sede di via Tollegno 52, a Barriera di Milano, verrà proiettato Tutti a casa di Luigi Comencini. Proiezione gratuita, apericena a pagamento a partire dalle 19.00.

SOMMARIO STRADA DELLA VERNA, 14 FAMIGLIE A CASA PER PASQUA

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AL CIRCOLO DEI LETTORI RIFLESSIONI SUL FUTURO DELL’EDILIZIA SOCIALE

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ROVEDA, CHI ERA COSTUI?

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Strada della Verna, 16 famiglie a casa per Pasqua

Lavori a pieno ritmo dopo l’esplosione del 10 marzo. Lunedì il sopralluogo del presidente Rossi con il vicesindaco Tisi

Saranno a casa per Pasqua 16 delle 25 famiglie sfollate dopo l’esplosione avvenuta il 10 marzo scorso in strada della Verna, periferia nord di Torino. Il bilancio dell’incidente, dovuto a una fuga di gas, è stato soltanto di alcuni feriti e fortunatamente oggi stanno tutti bene. Ma molti degli appartamenti, attigui a quello dov’è si è verificato l’incidente, ne sono usciti malridotti: pareti crollate, vetri in frantumi, mobili distrutti. E nessuna delle famiglie che vivevano al civico 7 ha potuto fare rientro a casa perché la palazzina risultava completamente inagibile. Grazie al coordinamento tra Comune, Consorzio Intercomunale Torinese (l’ente proprietario dell’immobile) e Atc, tutte le 25 famiglie rimaste senza casa hanno trovato una sistemazione provvisoria già poche ore dopo lo scoppio, la maggior parte in strutture residenziali convenzionate mentre qualcuno ha preferito fermarsi a casa di parenti. Nel giro di pochi giorni sono cominciati i lavori per rendere agibili le scale e gli spazi comuni e rimettere in sesto gli appartamenti. Con un investimento di circa 200 mila euro sono stati cambiati porte e vetri che erano andati in frantumi e risistemati 16 alloggi, dove con tutta probabilità già alla fine della prossima settimana le famiglie potranno tornare ad abitare. I lavori poi proseguiranno: entro la settimana successiva saranno riposizionate le vetrate nei vani scale e per la fine di aprile sarà rimesso in funzione anche l’ascensore. Ci vorrà più tempo, invece, per i 9 alloggi lesionati in modo più grave. A queste famiglie è stata offerta la possibilità di traslocare, anche provvisoriamente, in un altro appartamento di edilizia sociale a Torino: sono 6 i nuclei familiari che hanno già accettato una nuova sistemazione. A fare il punto sugli spostamenti sono stati il vicesindaco di Torino Elide Tisi e il presidente Atc Elvi Rossi che insieme ai tecnici hanno visitato i “lavori in corso”. Rossi e Tisi nel corso del sopralluogo hanno incontrato e rassicurato gli abitanti: «come vedete – ha spiegato il presidente Atc – abbiamo fatto tutto il possibile e non ci siamo mai fermati per far sì che possiate tornare a casa al più presto, lasciandovi alle spalle questo brutto spavento».

Il presidente Rossi al villaggio Snia: «presto i lavori per la centrale termica» Come aveva promesso loro, giovedì 3 aprile il presidente Atc Elvi Rossi ha incontrato gli abitanti del villaggio Snia di corso Vercelli per illustrare il progetto che prevede la realizzazione di una nuova centrale termica a pellet per quel comprensorio di case. Erano stati proprio i residenti, infatti, a chiedere di saperne di più sui lavori in programma. Al posto delle 16 centrali termiche di oggi, sorgerà un’unica e più moderna centrale, dotata di sottostazioni in ogni edificio, con in compito di scaldare tutte le 16 palazzine del comprensorio. In ogni appartamento – hanno spiegato i tecnici che hanno accompagnato il presidente - verranno installati contablizzatori di calore e valvole termostatiche per ogni termosifone: in questo modo le famiglie saranno in grado di tenere

sotto controllo le temperature di ogni stanza e, dunque, anche i consumi. L’intervento è finanziato attraverso fondi europei e risorse dall’ente proprietario, la Città di Torino, per un totale di circa 1 milione e mezzo di euro. Non si può ancora prevedere la data di inizio del cantiere: prima toccherà alla gara d’appalto, ma presumibilmente i lavori inizieranno l’anno prossimo. Naturalmente, questo è stato solo il primo di una serie di incontri informativi destinati ai residenti che verranno aggiornati sul cronoprogramma dei lavori e avranno a disposizione una serie di lezioni pratiche su come usare al meglio i contabilizzatori e le valvole termostatiche per consumare di meno.


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Al Circolo dei Lettori riflessioni sul futuro dell’edilizia sociale Il titolo era volutamente provocatorio: case impopolari. A discutere di problemi e prospettive future dell’edilizia sociale sono stati il presidente Atc Elvi Rossi, il vicesindaco di Torino Elide Tisi, il presidente di Legacoop edilizia Pasquale Cifani e quello del Collegio Costruttori Alessandro Cherio e il segretario del sindacato inquilini Sunia Sergio Contini, in un convegno organizzato dall’associazione Idee per il Piemonte al Circolo dei Lettori di Torino. Perché impopolari? Perché, sembra un paradosso, in un paese come l’Italia che ha fatto del mattone la sua principale fonte di investimento, mancano le case. O meglio, le case per tutti ci sarebbero. Ma non tutti trovano la casa adatta alle loro esigenze. Mancano case a prezzi contenuti, ma anche adatte ai nuovi stili di vita e ai diversi modelli di famiglia che sono emersi in questi anni (divorziati, lavoratori fuori sede, giovani in cerca di una prima sistemazione abitativa). Le spese ripetibili, ovvero riscaldamento, acqua, elettricità, gas crescono a ritmi ben superiori a quelli dei redditi e, nell’edilizia sociale in modo particolare, superano di gran lunga l’ammontare del canone d’affitto, perché non esistono tariffe energetiche che tengano conto delle fasce deboli. Che fare, allora? Tutti d’accordo sul fatto che il sistema vada ripensato. Servono un piano di edilizia pubblica a basso costo e una nuova legge che regoli l’edilizia sociale in Piemonte, così come politiche di

sconti per le fasce deboli sulle utenze. «La situazione fortunatamente a Torino non è così grave come in altre città, come Milano, dove si contano migliaia di appartamenti che non si possono assegnare perché mancano le risorse per rimetterli in sesto e altrettante di migliaia di abitazioni occupate abusivamente - spiega il presidente di Atc – ma è evidente che il sistema, così com’è, non potrà reggere troppo a lungo. Le assegnazioni si rivolgono a persone sempre più fragili, con redditi vicini allo zero, e le entrate derivanti dai canoni non consentono di finanziare la manutenzione che sarebbe necessaria. Va rivisto l’intero sistema degli ex Iacp che svolgono, di fatto, una funzione di welfare ma sono tassati come proprietari immobiliari privati».

IN QUESTO NUMERO PARLIAMO CON IL PRESIDENTE DEL COMITATO INQUILINI DI VIA FORLÌ ADAMO TAMBONE

Le truffe agli anziani sono un fenomeno così frequente? Molto! Bisogna stare attenti. Le persone sole spesso non vedono l’ora di avere un po’ di compagnia, qualcuno con cui parlare. Così, appena uno sconosciuto suona alla loro porta, lo fanno entrare nella speranza di chiacchierare un po’. Ma se dall’altra parte c’è un malitenzionato, finiscono vittime di truffe, raggiri e borseggi. L’ultimo caso è accaduto qualche settimana fa: due persone vestite in modo distinto si sono presentate da un’anziana signora, fingendo di essere nipoti che non aveva mai conosciuto. Così, mentre uno dei due complici la distraeva, l’altro è sgattaiolato in camera da letto portandole via i soldi che aveva nascosto in un cassetto. A quel punto cosa avete fatto? Una volta scoperto l’accaduto, ho chiamato le forze dell’ordine e aiutato la signora a sporgere denuncia contro quei delinquenti. Cerco sempre di ricordare che è ben non aprire la porta agli sconosciuti. Ma talvolta qualcuno, purtroppo, ci casca.

Quali altre attività svolge il comitato? Collaboro con l’associazione Auser, non soltanto in aiuto agli anziani vittime di violenza ma anche accompagnando coloro che hanno appuntamento per visite mediche o esami clinici. Qui al comitato inoltre raccogliamo le donazioni di viveri da parte di privati e associazioni e distribuiamo pacchi spesa alle famiglie che sono più in difficoltà: con la crisi purtroppo stanno aumentando e dopo poche settimane dall’inizio del mese abbiamo già finito pasta e scatolame. Potremmo avere di più ma non mi lamento: già così riusciamo a dare una grossa mano nel quartiere. Cosa manca al comitato? Sicuramente i giovani. Non hanno tempo, ma spesso neppure la voglia, di mettersi gratuitamente a disposizione degli altri. E lasciano noi pensionati a farlo. Io sono pronto ad andare avanti con l’attività, finché avrò energie. Ma poi, chi prenderà il mio posto?


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ROVEDA, CHI ERA COSTUI?

Continua il nostro viaggio tra i nomi delle vie delle case popolari. In questo numero scopriamo chi era Giovanni Roveda, cui è dedicata una strada a Mirafiori Giovanni Roveda (Mortara 1894 – Torino 1962), cui è intitolata una via a Mirafiori Sud, è stato il primo sindaco di Torino dopo la Liberazione. Nominato dal Cln (Comitato di liberazione nazionale) piemontese, guidò una città che festeggiava la fine della seconda guerra mondiale grazie a una Giunta Popolare rappresentativa di tutte le forze politiche democratiche. Lasciò la carica dopo appena un anno - il 17 dicembre del ‘46 - quando fu eletto eletto nella costituente. Per la cronaca, suo successore fu Celeste Negarville. La carriera di Roveda iniziò a soli 15 anni, quando, trasferito da poco a Torino per fare l’operaio in una litografia, entrò nella Gioventù socialista. Era il 1909, la città era teatro di manifestazioni contro la futura guerra di Libia, e il giovane Roveda si impegnava nella politica e nel sindacato. In 10 anni diventò segretario nazionale della Federazione italiana lavoranti in legno, e nel 1921 capeggiò l’occupazione delle fabbriche mentre l’anno successivo, nel 1921, fu tra i fondatori del Partito Comunista. Un impegno, il suo, pagato con la prigione. Infatti con l’entrata in vigore delle Leggi eccezionali fasciste del 1926, Giovanni Roveda venne arrestato e nel 1928 condannato dal Tribunale speciale (con Antonio Gramsci, Umberto Terracini ed altri dirigenti del partito) a vent’anni e quattro mesi di carcere.

Fu l’amnistia del ’37 a liberare Roveda dal carcere, ma 11 anni non bastarono a farlo ravvedere, così, tanta ostinazione gli fece guadagnare il confino prima sull’isola di Ponza e poi a Ventotene, da dove scappò in occasione di una visita alla moglie malata. Era il ‘43 e il Roveda, in un’Italia dilaniata dalla guerra civile, trovò riparo a Roma. Ma la libertà durò pochi mesi, poiché, arrestato dalla temibilissima banda Koch, fu poi trasferito nel Carcere degli Scalzi a Verona. Ancora un’azione audace, questa volta ad opera dei Gap veronesi, restituisce la libertà al futuro sindaco, che nel frattempo arriva a Torino e nell’aprile 1945 partecipa alle cinque giornate di Torino, la liberazione della città ad opera dalle formazioni partigiane. Il 28 aprile 1945, nel pieno dell’insurrezione, viene nominato sindaco della città. Nella sua vita ricoprì diversi incarichi sindacali e politici, fu anche senatore. Morì il 17 novembre 1962 a Torino in seguito a una flebite, provocata da un proiettile che l’aveva colpito durante l’evasione dal Carcere degli Scalzi e che non era stato possibile estrargli.

Pasqua solidale, i nostri suggerimenti Non sapete resistere ai dolci di Pasqua? Acquistandoli avete anche la possibilità di sostenere attività solidali. Ecco qualche suggerimento… La Perla è un’associazione di volontariato dalle caratteristiche particolari: si occupa infatti di persone con disabilità intellettiva, proponendo loro progetti e attività ad hoc.

Comprando un uovo di cioccolato fondente o al latte di 300 gr prodotto dalla cioccolateria Stroppiana al costo di 10 euro si possono finanziare le varie attività svolte nell’associazione. Per info: www.associazionelaperla.it Le uova al cioccolato fondente, i sacchetti di Ovetti di Guido Gobino e le colombe della pasticceria Racca (tradizionale, al cioccolato o ai frutti di bosco) finanziano invece l’associazione OAF-I Organizzazione di Aiuto Fraterno. Tutto il ricavato andrà a sostenere i progetti solidali promossi da OAF-I Onlus, dalle borse di studio universitarie alla formazione professionale e scientifica, dall’assistenza medica all’educazione alimentare, dall’acquisto di giochi e materiale scolastico a quello di attrezzature per i neonati e la prima infanzia, dal sostegno a distanza a progetti di cooperazione e sviluppo. Per info: www.oafi.org L’associazione Sole onlus propone invece l’uovo di Pasqua eco e solidale e i cestini pasquali, il cui ricavato è destinato ai bambini dell’Orfanotrofio di Mepanhira in Mozambico. L’offerta minima parte da 10 euro. Per info: info@soleonlus.org Registrazione del Tribunale di Torino numero 17 del 16/03/2012 direttore responsabile: Carola Quaglia redazione: corso Dante 14 – 10134 Torino. Tel. 011.3130362 redazione@atc.torino.it in redazione: Giuseppina Vigliotti, Carola Quaglia, Daniele Darchini

Periodico d’informazione dell’Agenzia Territoriale per la Casa di Torino e Provincia

Gazzettatc Num 44-2014  

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