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ATB MAG – PERIODICO DI ARTE E CULTURA – ANNO 2016 – NUMERO 6 – NOVEMBRE/ / DICEMBRE


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EDITORIALE ______________________________

Fantasia, umana creatività, maniTRA RAGIONE Per questo però è necessaria festazione di interiorità! Arte racprofessionalità, perizia, capacità E coglie tutto questo! Ma quanto del di accedere all'universalità delle processo creativo è ragione e SENTIMENTO forme del linguaggio artistico. quanto sentimento? Non penso Ogni artista ricerca qualcosa e che si possa capire al di là di ogni quando realizza un'opera che ragionevole dubbio in maniera 'funziona', cioè emoziona, univoca ed assoluta. Certo è che l'autore sa che il suo lavoro l'arte non è tra le attività umane punta direttamente al cuore e si più spiccatamente utilitaristiche stampa nella memoria del anche se, talvolta, l'espressione fruitore. Il principio di creazione creativa travalica i suoi limiti di tutte le opere è lo stesso, per espressivi sfociando in oggetti di questo una scultura antica uso comune dall'alto valore cultuemoziona tanto e allo stesso rale. Arte visule è essenzialnente modo di una contemporanea. Ciò trasmissione, comunicazione, linche spinge gli artisti a creare è la guaggio universale che invece delricerca infinita, e le opere eterne le parole utilizza immagini. Con questo non quelle che emozioneranno sempre, provengono intendo dire che ogni quadro, scultura, dallo stesso punto, parlano la stessa lingua e installazione siano opere d'arte, nel modo più sono dirette nello stesso luogo, cercano la assoluto. Sono opere solamente i lavori fatti stessa cosa e si portano via il fruitore bene e con una solida base culturale e facendolo viaggiare nel mondo delle emozioni. professionale. Quindi quello che conta In ogni opera artistica vi sono dei tempi di veramente è la perizia nel creare? Non proprio creazione ben precisi, dall’idea viscerale che … alcune opere possono essere perfette, ma viene dal profondo, dall’inconscio e dal vissuto mute perché manca loro il cuore! Troppo dell’artista alla progettazione diciamo mentale spesso, al giorno d'oggi, l'arte viene considerata e logica della scelta del supporto, dal taglio puro e semplice investimento o, al contrario, alle dimensioni, alla tecnica per realizzare “troppo nobile” per potersi ritagliare un posto l’opera. nella vita di persone comuni. In Se nel lavoro finito prevarrà la parte mentale controtendenza, credo che il compito dell'arte e logica anziché commerciale sarà sia quello di aiutare l’uomo a fermarsi per comprensibile soltanto da coloro i quali sono osservare, riflettere e contemplare, ingenerare culturalmente preparati, in grado di passioni, esaltare spiritualità e interiorità in un rapportarsi all'opera, ai suoi processi di fluire di emozioni e azioni che portano alla creazione e al suo significato. Un’opera piena consapevolezza di sé. Al contempo concepita di cuore anche se tecnicamente non l'opera d’arte stessa è riflesso di modi perfetta sarà compresa da tutti perché parlerà lavorare, pensare, vivere, sentire dell’artista una lingua universale e non passando dal filtro che continuamente corregge, sostituisce, ricrea. del ragionamento, arriverà direttamente a far E' ricerca esistenziale, si riferisce all'essere in vibrare le emozioni. Dunque più ragione o più generale, alle sue strutture immutabili, sentimento nelle creazioni artistiche oggettive e reali, proprio come quella spirituale contemporanee? Prendetevi un po' di tempo o quella scientifica. La ricerca artistica è per curiosare tra le nostre pagine … troverete spirituale, è scientifica, immateriale, metafisica, certamente una risposta. trascendente. Una base comune a tutti gli artisti è il moto della creazione che da loro parte e punta diretto all'emozione del fruitore, al suo cuore.

Alessandro Allocco


N. 6 Dicembre 2016 Fondatore/coordinamento editoriale Alessandro Allocco alessandro.aitmart@gmail.com Editore Atb Associazione Culturale sede legale: Corso Verona, 21 10152 Torino Cod.Fisc/P. IVA: 97794780011 email: email: atbartgallery@gmail.com Contributi giornalistici Giovanni Battista Argenziano Maria Erovereti Fernando MontĂ Pia Taccone Gabriele Zago Ringraziamenti Domenico Rizzi Mariangela Gazzola Giorgia Turchetto Copertina Christian Schloe Progetto grafico Paola Di Giorgio paoladigio@gmail.com PubblicitĂ  A cura dell'Editore Piattaforma issuu.com Contatti atbartgallery@gmail.com Facebook https./www.facebook.com/ ALL-THE-BEST-Associazione-Culturale Web www.atbassociazioneculturale.com Newsletter atbartgallery@gmai.com


INDICE

5 Spazio Immagini Mente O cuore Alle origini dell’arte

di Gabriele Zago

di Maria Erovereti

11 Spazio Libri

INTRECCI

Un romanzo di Edith Dzieduszycka con la presentazione di Sandro Gros-Pietro

15 Spazio mostre Ricordo passato-ragione presente-ambizione futura

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di Maria Erovereti

Spazio New Art

Le ragioni della tradizione-lasciapassare per il professionisti dell'arte: il MUMA di Alessandro Allocco

23 Spazio Società

Ragione Emozione

di Giovanni Battista Argenziano

27 Spazio Illustrazione

Ritorno al futuro: l’innovazione che viene dal passato di Pia Taccone

31 Spazio Riciclo

Friche & the Waste Land

con il contributo di Mariangela Gazzola

35 Spazio Economia e Arte

L’arte contemporanea nell’economia della cultura con il contributo di G. Turchetto

39 News /Art / Associazione


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Mente O Cuore


La ragione o il sentimento? La testa o il cuore? Organizzare oppure improvvisare? Non è mai stato semplice divincolarsi da questo dilemma, la questione in ballo è delicata. Il mio cervello mi manda un messaggio chiaro, mi suggerisce di smetterla di dare retta all’istinto e mi induce a prendere in considerazione tutti i vantaggi che ci sono nel dare retta a lui, il saggio! Mentre ragiono sulla questione improvvisamente prende spazio la pancia che mi dice di smetterla di pensarci e di dare una risposta veloce, istantanea, come farebbe lei. È certo che la pancia è schierata apertamente con il cuore, da sempre suo grande amico. Pancia e cuore sono una coppia affiatata, non prendono mai in considerazione le conseguenze delle loro scelte, vivono l’attimo lasciando all’istinto ogni responsabilità. Le decisioni che prendo partono principalmente da loro e non lascio mai il giusto spazio al cervello, non ha nemmeno il tempo di intervenire che in un attimo la frittata è fatta. La procedura è ormai collaudata, la ragione interviene solo dopo che la decisione è stata presa per sentenziare “te l’avevo detto io!”. Le medesime situazioni si ripetono costantemente, quando devo decidere se comprare quel maglione in vetrina o se trattenermi dall’acquisto perché la bolletta ha la priorità, se inviare subito quel messaggio di getto oppure far decantare e aspettare i tempi giusti.

Articolo e fotografie di Gabriele Zago

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Come quando devo decidere se iniziare subito a lavorare su quegli scatti oppure se documentarmi prima per non sbagliare la direzione del progetto fotografico. Quando guardo una foto, un quadro o una scultura, scruto l’opera con grande spirito analitico; la ragione sembra avere il sopravvento, ma se mi sono soffermato proprio su quel soggetto forse è proprio perché è il sentimento ad aver prevalso. L’approccio cambia quando siamo noi a creare qualcosa? Credo che sia tutto molto soggettivo ma credo anche che ragione e sentimento coesistano senza pestarsi i piedi a vicenda. Per quanto mi riguarda la genesi di una fotografia nasce dal cuore, la scelta del soggetto è sempre frutto dell’improvvisazione e quindi mi sento di affermare che parte dal sentimento. Il raziocinio interviene poco dopo, mi suggerisce come affrontare al meglio lo scatto e poi, in un secondo momento come poter utilizzare la fotografia in modo consapevole per un progetto più ampio. Credo che un’opera non sia completa e rappresentativa dell’artista se non include entrambe queste contrapposizioni l’arte parte dal cuore, ma la testa si impegna con logica e si dedica a trasmettere le competenze affinché ciò che nasce sia il risultato rappresentativo del proprio creatore in ogni suo aspetto e peculiarità. L’arte è convenzionalmente legata al sentimento e gli artisti sono spesso considerati individui istintivi e irrazionali ma data la complessità del processo creativo credo che

queste etichette siano riduttive e semplicistiche. Il sentimento è necessario per6 Atb Mag infondere emozioni e la ragione è altrettanto necessaria per riuscire a trasmetterle nel modo più incisivo possibile. Nell’arte cosi come nell’artista è presente questa dualità intrinseca senza la quale il processo creativo non sarebbe completo. Spesso mi chiedo se sia davvero fondamentale capire cosa domini le nostre azioni, è davvero decisivo ai fini del risultato? Un’opera d’arte nasce da un individuo che utilizza a sua discrezione ragione o sentimento. Un’opera d’arte deve colpire, che ad essere colpita sia la testa oppure il cuore non ha poi tutta questa importanza.


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Gabriele Zago Art Director, Graphic Designer, Industrial Designer, Photographer. With an ability to oversee the creation of visual material for advertisements, product packaging, p.o.p./p.o.s. materials, print publications and other outlets. I'm able to manage other staff members, including designers, illustrators and copywriters. I may look over specific elements, such as design concepts, original or stock artwork, layouts and the stylistic components of any materials. Able to collaborate with other departments like copywriting or production and communicate with clients throughout the project's life span. Creativity and smart communication to develop products that meet clients' needs, with the ability to prioritize work and manage deadlines Exibitions COMPLEMENTI DI LUOGO/abilità multiple per affrontare il viaggio NATI PER LEGGERE/libri d’artista CONCORSO SFORZESCO 2016 LAGO COMMUNITY Spectrum of a jouney

TABLE/

MISERERE/ Le sette opere di Misericordia nell’arte contemporanea SEI PERSONAGGI PER SEI STILI/ Sei artisti legati a Torino PARADOX/ Inaudite sincronie

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Alle origini dell'arte “L’arte suscita e trasmette emozioni, sia nel produrla sia nel recepirla, ma emozione da sola non è arte. Si avvale del senso estetico, ma non si identifica con l’estetica stessa…Arte implica concettualità, ma non per questo concettualità implica arte. Arte è esigenza dell’uomo… è una creazione dell’intelletto che mette allo scoperto parte del sommerso” (E. Anati) Come ha avuto origine l’arte? È nata per ragioni funzionali o emozionali? Già le amigdale di selce scheggiata, risalenti a circa 100.000 anni fa, opera del Neanderthalensis, ci pongono degli interrogativi: la loro simmetria significava concettualmente qualcosa? La loro forma slanciata e elegante era solo funzionale o aveva anche motivazioni estetiche? Emmanuel Anati1, fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici a Capo di Ponte, ci conduce all’origine dell’arte e della concettualità nei nostri progenitori, i Sapiens, la cui necessità di esprimersi era totalizzante, a diffusione planetaria e dai caratteri universali. Prima ancora della nascita della scrittura infatti, l’arte ebbe un ruolo fondamentale nella vita quotidiana dell’uomo preistorico prescindendo dal fatto che fosse naturalistica o astratta dal momento che essa era, comunque, una trasfigurazione della realtà.

Particolarmente vero questo, soprattutto a partire dal Magdaleniano (18.000-11.000 anni fa) in cui si possono configurare tre tipi di espressioni visuali: le figure facilmente individuabili, zoomorfe e antropomorfe (pittogrammi) presenti nelle grotte istoriate tra cui le famosissime Altamira e Lascaux, che sono certo la massima espressione dell’arte paleolitica; i simboli ripetitivi e sintetici che spesso accompagnano le raffigurazioni realistiche come frecce: quindi tracce alberiformi, segni fallici o vulvari, ecc... precursori degli ideogrammi a cui appartengono archetipi diffusi in tutto il pianeta; infine ci sono dei segni in cui non si possono identificare né oggetti, né simboli che esprimono principalmente sentimenti i cosiddetti psicogrammi ovvero manifestazioni (spesso violente aggiungerei) dell’inconscio. Per quanto possiamo giudicare a distanza di migliaia di anni, l’arte non aveva uno scopo semplicemente decorativo o, come qualche studioso ha ipotizzato, ludico, ma nasceva da un’esigenza profondamente concettuale e razionale. Anche se la presenza degli psicogrammi - come molti segni rossi - rivela una forte componente emotiva che ci turba ancora adesso profondamente senza che riusciamo a comprenderne il motivo. Ne siamo coinvolti fino a condividere le emozioni


degli artisti di 18.000 anni fa senza tuttavia essere coscienti delle nostre reazioni come di fronte a qualcosa che giunge dal nostro Io più profondo. Non si sa quale fosse la funzione degli psicogrammi, ma non pos- sono essere considerati solo simboli senza sminuirne il valore. Tuttavia la simbolizza- zione è per qualche studioso la chiave di tut- ta l’arte paleolitica poiché il simbolo appare “all’alba dell’umano impulso di espressione (S. Giedion)2” e rappresenterebbe il primo tentativo dell’uomo di attribuire una forma percepibile a ciò che i sensi non potrebbero cogliere e di esprimere la relazione inquietante e inafferrabile tra la vita e la morte. Per lo storico dell’arte e critico Giedion l'accosta- mento conoscitivo simbolico sarebbe proprio ciò che distingue l'uo- mo dall’animale e da esso sarebbero nati l’arte, il linguaggio, il mito e la scienza. Accostamento conoscitivo simbolico: un mezzo efficace per sopravvivere in un ambiente ostile e per stabilire un equilibrio tra il proprio mondo interiore e il mondo esterno. Dunque rispondiamo alla domanda: l’arte fu essenziale nella vita dei primi Sapiens? Ma perché uomini che lottavano per la sopravvivenza impiegavano il proprio tempo per dipingere, soprattutto nel paleolitico, nelle profondità oscure delle grotte? Giedion sostiene che le rappresentazioni preistoriche fossero legate a riti di fertilità per favorire la riproduzione dell'animale

Maria Erovereti

cacciato e nello stesso tempo per placarne lo spirito (teoria avvalorata dal ricorso a simboli vulvari) concedendo spazio all'idea dell'esistenza di rituali magici e la convinzione della continuità della vita oltre la morte. Un’altra teoria molto diffusa è quella legata alla magia della caccia di cui un convinto sostenitore fu lo storico dell’arte Arnold Hauser per il quale la produzione artistica non è indipendente da fattori sociali ed economici, ma visto che nel paleolitico tutto ruotava intorno ai mezzi di sussistenza, l’arte “aveva una funzione assolutamente pragmatica volta a fini economici immediati”. Le scene illustrate dal cacciatore paleolitico, servivano ad acquisire potere sulla preda in poche parole erano “atti reali che ottenevano effetti reali”. Altri, come Leroi-Gourhan, archeologo molto autorevole, sostengono che le raffigurazioni parietali siano celebrazioni quasi teatrali, sacre, create in “santuari” con una forte componente simbolistica. Ma tralasciando le teorie che comunque non ci danno la certezza di cogliere, a distanza di migliaia di anni, il vero significato dell’arte preistorica, non possiamo non mettere in evidenza alcune somiglianze con l’arte contemporanea. Quando nel 1879 fu scoperta Altamira, non venne riconosciuta poiché le pitture erano molto simili a quelle dei contemporanei impressionisti ormai ampiamente affermati: non si riteneva possibile che dei primitivi vissuti migliaia di anni fa avessero potuto dipingere come degli uomini civilizzati. E un altro elemento avvicina l’arte preistorica agli artisti moderni: la concezione dello spazio è la stessa dei pittori astratti, Klee o Kandinskij. Lo spazio preistorico non era unidirezionale bensì senza sfondo e senza gravità, tutte le direzioni avevano pari diritto, non esistevano alto e basso o prima e dopo, si trattava puramente di uno spazio siderale che ricorda “l’ordine delle stelle”. (Giedion) Probabilmente l’arte per gli artisti preistorici aveva delle funzioni pratiche che noi non conosciamo ma, ammesso questo, non possiamo ignorare lo slancio vitale dei bisonti di Altamira o delle figure di altre grotte, che rivela un forte impeto emozionale. ) E. Anati, Origini dell’arte e della concettualità, Jaca Book. Milano, 1988 ) S. Giedion, Eterno presente: le origini dell’Arte, Feltrinelli. Milano 1965

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D’origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo dove compie studi classici. Lavora per 12 anni al Consiglio d’Europa. Nel 1966 ottiene il Secondo Premio per una raccolta di poesie intitolata Ombres (Prix des Poètes de l’Est, organizzato dalla Società dei Poeti e Artisti di Francia con pubblicazione su una antologia ad esso dedicata). In quegli anni alcune sue poesie vengono pubblicate sulla rivista Art et Poésie diretta da Henry Meillant, mentre contemporaneamente disegna, dipinge e realizza collage. La prima mostra e lettura dei suoi testi vengono effettuate al Consiglio d’Europa durante una manifestazione del “Club des Arts” organizzato da lei e alcuni colleghi di quell’organizzazione. Nel 1968 si trasferisce in Italia, Firenze, Milano, dove si diploma all’Accademia Arti Applicate, poi Roma dove vive attualmente. Oltre alla scrittura, negli anni ’80 riprende la sua ricerca artistica, disegno, collage e fotografia (incoraggiata in quell’ultima attività da Mario Giacomelli, André Verdet e Federico Zeri), con mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Comincia a scrivere direttamente in italiano. Ha pubblicato: La Sicilia negli occhi, fotografia, prefazione di Giampiero Mughini, Editori Riuniti, 2004. Diario di un addio, poesia, Passigli Ed., 2007, prefazione di Vittorio Sermonti. Tu capiresti, fotografia e poesia, Ed. Il Bisonte, 2007. L’oltre andare, poesia, Manni Ed., 2008, prefazione di Ugo Ronfani. Nella notte un treno, poesia bilingue, Ed. Il Salice, 2009, prefazione di Salvatore Malizia.

Nodi sul filo, racconti, Manni Ed., 2011. Lo specchio, romanzo, Felici Ed., 2012. Desprofondis, poesia, La città e le stelle, 2013. Lingue e linguacce, poesia, Ginevra Bentivoglio Ed., 2013, prefazione di Alessandra Mattei, illustrazioni di Paola Mazzetti. A pennello, poesia, La Vita Felice, 2013, postfazione di Mario Lunetta. Cellule, poesia bilingue, Passigli Ed., 2014, prefazioni di Stefano Gallo e François Sauteron, 2014. Cinque + cinq, poesia bilingue, Genesi Ed., 2014, prefazione di Sandro Gros-Pietro. Incontri e scontri, poesia, Fermenti Ed., 2015, postfazione di Anton Pasterius. Trivella, Genesi, 2015, prefazione di Sandro GrosPietro. Come se niente fosse, Fermenti Ed., 2016, prefazione di Paolo Brogi. La parola alle parole, poesia e prosa, Progetto Cultura Ed., 2016, prefazione di Giorgio Linguaglossa. Intrecci, romanzo, prefazione di Eleonora Facco, Genesi Ed., 2016. Dieci sue poesie sono presenti nella antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Progetto Cultura Ed., 2016. Ha curato: Pagine sparse di Michele Dzieduszycki, Ibiskos Ed. Risolo, 2007, prefazioni di Pasquale Chessa, Umberto Giovine e Mario Pirani. La maison des souffrances, de Geneviève de Hody, Ed. du Roure, 2011, préface de François-Georges Dreyfus. Le sol dérobé, souvenirs d’un Lorrain, 1885-1965, Ed. des Paraiges, préface de Jean-Noël Grandhomme, 2016.


È impossibile, soprattutto se donne, non sentirsi subito coinvolti appena si comincia a leggere questo emblematico romanzo un’analisi attenta e ragionata di temi e situazioni tipiche della femminilità. Ragionata sì, ma non fredda... al contrario partecipe dei problemi che assillano le protagoniste e che sono quelli di sempre, irrisolti perché impossibili da risolvere, come la quadratura del cerchio. Così, attraverso le storie personali di Valeria e Clara gli elementi che compongono l’universo femminile, spesso illogico e contraddittorio, sfilano davanti a noi invadendo i nostri pensieri e trovando conferme di dubbi, ansie, paure inconfessate. La storia si sviluppa nei lunghi monologhi interiori di cui le donne sono tanto esperte; quelli cioè rimuginati nelle lunghe ore di solitudine, mentre gli uomini sono al lavoro e i bambini a scuola, mentre cucinano o stirano o caricano gli elettrodomestici. Gesti talmente di routine da favorire tormentose elucubrazioni mentali un flusso continuo di pensieri, per niente inconscio quando, sole davanti alla loro solitudine queste donne si interrogano sui fatti , i troppi segnali, i troppi sintomi che stanno a indicare il cambiamento dei loro rapporti, il silenzio. Perché cercare di avere un dialogo con il proprio uomo, colui che dovrebbe essere il più intimo, il più vicino, fare proposte, essere tristi o allegre è spesso difficile e svilente per una donna quando riceve silenzio e superficiale disinteresse. Atb Mag13


Il romanzo è perfettamente femminile, descrizione di un mondo che un uomo difficilmente riesce a compenetrare ed infatti, agli occhi delle donne i due protagonisti maschili, bisogna ammetterlo, sono caratterizzati in modo da non brillare se non per la loro mediocrità e il loro piccolo egoismo maschile. Anzi, sarebbe meglio dire pragmatismo maschile, perché l’affetto che dimostrano appare dettato dalla necessità di stare tranquilli nel comfort delle proprie case, con a disposizione le compagne pronte a rassicurare il guerriero che torna stanco dal lavoro e dai suoi problemi.È chiaro, per fortuna, che non tutti sono così. Ma è anche giusto prendere atto che, invece, molti sì. Edith Dzieduszycka è eccezionale a rappresentarci i tormentati pensieri dei suoi quattro personaggi, quasi un'altra storia nella storia, dove ognuno lancia silenziose accuse (gli uomini alle donne e le donne anche a se stesse) nel rivivere i fatti, reinterpretandoli e rendendoli accettabili alla propria coscienza. Una scrittura raffinata e complessa, un romanzo psicologico ad alto climax. Dzieduzsycka è eccezionale a rappresentarci i tormentati pensieri dei suoi personaggi, quasi un’altra storia nella storia, dove ognuno lancia silenziose accuse (gli uomini alle donne e le donne anche a se stesse) nel rivivere i fatti, reinterpretandoli e rendendoli accettabili o meno alla propria coscienza.

articolo redatto grazie alla prefazione di Eleonora Facco Consulta Femminile Regionale del Lazio per le Pari opportunità ottobre 2014

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RICORDO PASSATO RAGIONE PRESENTE AMBIZIONE FUTURA di Maria Erovereti


“...più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere... e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere...” Italo Calvino Come per Leonia, ci si chiede se la vera passione dei contemporanei sia godere delle cose nuove o non piuttosto l'espellere, produrre rifiuti come per lasciare alle proprie spalle spessi strati di passato. Passato. Vite trascorse. Storie finite. Nel nostro percorso quotidiano disperdiamo dietro di noi, insieme al tempo vissuto, cumuli di oggetti legati alla nostra mutevole realtà saturando lo spazio di residui consunti della nostra esistenza, poiché oggi “una vita è felice se è una perpetuità di nuovi inizi... consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio” (Z. Bauman). Eppure qualche volta gli oggetti, un tempo espressione della nostra identità, riemergono dal passato con una propria mutata identità. È la forza rigeneratrice dell'Arte che, cancellando il tempo, scrive una storia nuova su una già conclusa, restituisce la vita a ciò che era ormai dimenticato, proiettandolo oltre la transitorietà, in un eterno presente. La storia ci porta lontano, a più di un secolo fa, ai ready-made di Duchamp che fa di una Ruota di bicicletta (1913) sopra uno sgabello un'opera d'arte e, capovolgendo un orinatoio, lo trasforma in una Fontana (1917), - censurata e mai esposta in pubblico, conosciuta grazie ad una foto di Alfred Stieglitz e replicata in seguito più volte poiché l'originale era andato perduto. Con un semplice gesto, l'artista passa un colpo di spugna sull'arte del passato, arte retinica che tende ad appagare il piacere visivo e, privando l'oggetto della sua funzionalità, lo fa entrare “nel pianeta dell'estetica”. Poco tempo dopo Kurt Schwitters anticipa le moderne installazioni creando il Merzbau o Cattedrale delle Miserie Erotiche (1923), non più un singolo gesto ma un work in progress che riunisce casualmente in uno spazio materiali di recupero, scarti del quotidiano e rifiuti che si propagano intorno senza soluzione di continuità restituendo valore a tutto ciò che di valore, secondo il buon senso comune, non ha più. Lo stesso Picasso, che nel periodo cubista aveva usato pezzi di giornale sulle tele, qualche anno dopo usa un manubrio e un sellino per creare una Testa di toro (1943). E la rigenerazione, o ritorno al presente, continua – guardando solo all'Italia – con i sacchi bruciati di Burri, le camere d'aria e i pezzi di bambole di Carol Rama fino alla glorificazione degli escrementi con Piero Manzoni, Merda di artista (1961).


“La spazzatura diventa linguaggio mediante opere nelle quali il rifiuto si fa cultura visiva e non solo” (Lea Vergine), ma se per gli artisti d'avanguardia dei primi decenni del secolo scorso l'uso dei rifiuti era una provocazione che non mascherava la banalità dell'oggetto quotidiano assurto ad opera d'arte, sorvolando sulla produzione artistica della seconda metà del '900, per molti artisti attuali l'uso degli scarti diventa anche una nuova ricerca formale che restituisce ai loro lavori la bellezza di un'opera classica. Nella mostra, Garza, sasso, forbice, curata da Alessandro Allocco presso lo spazio espositivo ATB si confrontano sei artisti (Lele De Bonis, Deborah De Lucia, Savino Letizia, Alice Reina, Sole Rodriguez, Marco Tognelli) che usano il riciclo realizzando opere che non fanno assolutamente pensare di essere prodotti con degli scarti. Lele de Bonis è presente in mostra con due opere: una scultura, Winter, e un quadro, Migrante, realizzati entrambi montando insieme residui metallici, fondi di scatolette e lattine con cui ottiene dei risultati molto suggestivi. Mediante l'assemblaggio, alla base della sua cifra stilistica, egli reinterpreta le emozioni trasmesse dalle persone con cui entra in contatto nella propria vita quotidiana. La mescolanza dei materiali privilegiati, legno e alluminio - l'uno caldo, l'altro freddo - producono delle alchimie sempre sorprendenti. Deborah De Lucia attraverso forme astratte create con oggetti della quotidianità, vuole giungere alla rappresentazione dei “luoghi della mente e dell'anima”. Mediante l'utilizzo e la manipolazione di cose destinate ad una diversa funzione, realizza opere di notevole rigore formale e altamente poetiche con cui manifesta il flusso delle emozioni e la volontà, nonché la possibilità, di rinnovamento. Vetri rotti e smussati, pietre colorate, scarti di metallo o di plastica diventano elementi per esprimere “l'essenzialità della materia”.


Savinio Letizia presenta l'opera Geisha, realizzata tagliando del pvc autoavvolgente con delle forbici. Queste sono infatti lo strumento, usato a mano libera, con cui ha sostituito, dopo tre decenni di pratica, i pennelli e i colori. Il pvc è il supporto che ha sostituito la tela poiché, con le sue convessità e concavità, conferisce all'opera degli effetti tridimensionali molto affascinanti che l'artista ottiene con il solo taglio, seguendo, senza ripensamenti, un progetto mentale. Il risultato finale è un lavoro di rilevante suggestione. Alice Reina usa la forza materica dell'argilla graffiandola e incidendola finché la luce non ne disegna le ombre sulla superficie accidentata. Le sue ceramiche sono forme organiche, vive: licheni, anemoni marini, coralli, vegetali palpitanti sotto l'effetto delle correnti. Le forme classiche di oggetti d'uso comune sono riciclate in modo geniale e trasformate in qualcosa di diverso fino a perdere la loro destinazione primigenia acquistando al contempo dignità scultorea. Le opere in mostra colpiscono per l'essenzialità, candida e plastica come oggetti viventi e misteriosi. Sole Rodriguez usa la manipolazione materica come mezzo “per comprendere la natura umana e la complessità dell'essere”. Nei suoi lavori, mettendo insieme tessuti, metalli, resina, poliuretano, acrilici e tele, ricerca un'armonia di materia, forme e colori che esprima il suo essere più profondo e generi energia. Secondo l'artista, i materiali, intrecciandosi gli uni agli altri, rappresenterebbero la nostra esistenza con le sue infinite sfumature. Le opere generate da questa sintesi materica sono molto raffinate e dal notevole equilibrio formale. Marco Tognelli, associando il suo lavoro di fotoincisore alla passione per la fotografia, presenta delle opere realizzate mediante fotoincisione su lastre di recupero in cui l'unione di metallo e fotografia supporta temi importanti quali l'inquinamento non solo atmosferico, ma anche sociale che sporca, spacca il mondo e stronca la vita sociale e morale in particolar modo delle donne. In questa mostra dunque la trasmutazione dei materiali usati dà il più delle volte origine ad opere di notevole eleganza formale e valore poetico.

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Le ragioni della tradizione lasciapassare per i professionisti dell'Arte

il MUMA


di Alessandro Allocco

La nostra rivista, come avrete certamente capito, intende occuparsi da vicino di ogni forma d'arte specialmente quelle meno conosciute. Lo facciamo partendo sempre da vicino pubblicando articoli di artisti che vivono quotidianamente la loro arte e che la analizzano fornendoci il loro punto di vista molto personale. In questa breve trattazione vorrei trasferire ai lettori le sensazioni, impressioni e realizzazioni capitalizzate durante un viaggio in Puglia alla riscoperta...della Maiolica. In realtà il soggiorno in Puglia tra Taranto e Matera aveva come scopo principale quello di riscoprire e promuovere l'arte locale: quella antica come quella contemporanea e nel mio peregrinare mi sono imbattuto nel MUMA! Per i più, incuriositi da questo nome che riecheggia da vicino il MoMa (Museum of Modern Art of New York City), chiarisco che si tratta del Museo della Maiolica di recente costituzione a Laterza. Il Museo, certamente di alto livello finanziato con fondi Regionali, è stato inaugurato con la Mostra "La Maiolica di Laterza nella Collezione Tondolo" ed è concepito come un contenitore dinamico, vivo, dove i laboratori connessi sono satelliti attivi e dove le mostre di Artisti locali e non che qui prenderanno vita, saranno trampolino di lancio per palcoscenici nazionali ed internazionali. Era il 15 Luglio 2011, quando durante la Conferenza di inaugurazione della Mostra sulla "Maiolica Popolare di uso domestico", organizzata dell’ Associazione "Studio e ricerca Storica sulle Maioliche in terra d' Otranto", Domenico Rizzi e Felice De Vietro lanciarono una sfida. Il risultato sembrava utopico, ma l'idea seppe vedere oltre il buio: “realizzare a Laterza il Museo della Maiolica”. Sì certo un progetto complicato nella realizzazione, ma anche filologicamente corretto visto che sin dalle epoche più remote Laterza

fu centro fortemente incentrato sulla produzione di manufatti, vasellame, uso della creta, grazie anche alla peculiare materia prima presente sul territorio e all’arte sapiente profusa dall’uomo. Quella che gli storici hanno denominato “Civiltà di Laterza”, così importante da caratterizzare un periodo storico – l’Eneolitico – decretò l'inizio della produzione di manufatti laertini: ceramiche e maioliche che, attraverso fortune alterne, condussero Laterza ad essere motore trainante per tutto il 1500 e 1600 per l'economia della regione . Si passò dal “bianco rivestimento stannifero” ad uno stile del tutto personale detto “l’istoriato laertino” in monocromia turchina che nei secoli venne commissionato da regge, famiglie patrizie, corti europee e da siti molto lontani dalla madre Patria. L'elenco dei siti in cui sono presenti lavori laertini è vastissimo: al Victoria and Albert Museum di Londra sono custoditi una quindicina di pezzi, tra i quali molti sono del d’Alessandro, e poi ancora a Cambridge, Limoges, Berlino, San Pietroburgo, Vienna. E non solo… anche in Italia a Faenza, Torino, Firenze, Roma, Palermo; in Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia, Brasile, Cile solo per citarne alcuni tra i più importanti. E dopo i numeri sopra riportati, appare chiaro come Laterza dovesse obbligatoriamente essere titolata ad avere un Museo importante sulla Maiolica e la sua storia, anzi, mi stupisco di come solo ora e non prima sia stata possibile la sua realizzazione! Oggi, anche grazie al Museo e alle forze di coloro che lo hanno realizzato, Laterza e la Puglia tutta tentano la riscoperta e la valorizzazione dell’antica arte maiolica. L'opera di promozione, conoscenza e la sensibilizzazione partono sin dalle scuole elementari, medie e superiori attraverso corsi e laboratori nella speranza di coinvolgere più soggetti possibile a sostegno di un comune progetto culturale (vero e proprio motore economico secondo me) riportando la regione a


quello splendore artistico che nei secoli scorsi ha fatto di Laterza, la culla dell’arte faenzara del Meridione. Vi consiglio dunque una visita in quest'area della Puglia secondo me a torto, un po' dimenticata. Scoprirete tesori della cultura antica risalenti alla Magna Grecia, splendidi giardini con ulivi millenari di incommensurabile bellezza, musei di livello europeo, clima mite, gente accogliente che riporta in vita tradizioni secolari, cibo spettacolare, olio e vini deliziosi. Non a caso la vicina Matera è stata scelta come capitale della Cultura per il 2019 e il MUMA laertino - insieme alla Gravina, alle ricchezze storiche ed archeologiche, all'enogastronomia – sarà un tassello certamente importante per la proposta turistica e il rinnovo della vita culturale di un luogo dagli antichi fasti e dalla chiara ambizione.


Mu.Ma Laterza Museo della Maiolica Piazza Plebiscito – Laterza (TA) Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Giorno di chiusura lunedi. Per info: 3335726138 – 3476730441

Atb Mag 22


RAGIONE


EMOZIONE di Giovanni Battista Argenziano


L’Arte è tale quando suscita emozione attraverso una connessione ideale, non necessariamente di continuità o di coerenza, tra quanto voluto esprimere dall’artista e quanto da noi percepito.

valutare, cercheremo il confronto. Noi verso l’altrove, l’altrove verso di noi.

L’emozione è, per tutti, il tratto di unione tra l’immaginato e il vissuto e quindi l’Arte ha lo scopo di far percepire come realtà, l’immaginazione più profonda del nostro essere.

D’altronde la definizione di Arte recita “Qualsiasi forma di attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva”.

Se tutti noi potessimo liberamente esprimere il nostro io più profondo la vita sarebbe ARTE. Follia? Non credo e provo a spiegare il perché. Arrivarci non è cosa facile anche perché la pratica di quanto sopra richiede lo sviluppo di percorsi che, partendo dalla conoscenza del nostro essere più profondo, riescano a trovare la miglior forma espressiva impadronendosi poi, progressivamente, delle tecniche necessarie per farlo con competenza e qualità. Il primo ostacolo è imparare a conoscersi e a essere davvero se stessi. Di solito lo si fa dopo aver “toccato il fondo” ovvero dopo che la vita ti ha presentato un conto inaspettato che, come un lampo, ha squarciato il tuo vivere, figlio di condizionamenti e quindi non voluto , facendoti venire il dubbio che tu possa essere ben altro. Se questo accade il nostro essere diventa motore di una nuova vita che terrà a bada i condizionamenti e praticherà il piacere del dire, del fare, del costruire il nostro futuro verso l’altrove che il nostro essere predilige. Che questo occupi appieno o in parte la nostra vita è poco importante, la cosa determinante è che la guidi. Avremo uno o più canali espressivi e interpretativi, acquisiremo progressivamente tecniche e modalità di realizzazione, impareremo a

Ci guiderà la consapevolezza dell’arricchirsi reciprocamente offrendo il nostro meglio.

Potrà essere pittura, scrittura, poesia, scultura, danza, musica e via e via ma prima di tutto questo o con tutto questo sarà saper interpretare con “Passione” il nostro lavoro, le nostre qualità, le nostre aspettative il nostro vivere. Solo così la passione suscita le emozioni che l’Arte ispira e raccoglie. Buona Arte a Tutti.


“...la mente legge la vita e i versi la interpretano” “se rifletti vivi peggio...ma vivi” Giovanni Battista Argenziano nasce a Rivoli (TO) il 10 Aprile 1951 e da alcuni anni vive a Giaveno (TO). Dal 1970 si occupa di comunicazione sia dal punto di vista professionale, che per hobby. Coordina una associazione culturale che promuove, attraverso varie iniziative, la “cultura del confronto”. Padre di quattro figli, amante della qualità e della condivisione, da sempre considera la lettura e la scrittura, sue grandi passioni, veicoli indispensabili per migliorare e riuscire a trasmettere in maniera compiuta il proprio essere. Frammenti è la sua ultima opera editoriale

Atb Mag 26


Ritorno al futuro:

l’innovazione che viene dal passato

Riccardo Guasco


di Pia Taccone Da quando la fotografia ha fatto il suo ingresso nel mondo della pubblicità, l’illustrazione ha fatto diversi passi indietro, fino a sparire del tutto. Dopo un inizio ‘900 ricco di elementi grafici accattivanti, riconosciuti in molti casi come arte, l’illustrazione, a partire dagli anni ‘70-’80 è quasi completamente sparita da poster, cataloghi, brochure, confezioni, ecc… per non parlare della pubblicità non cartacea: nei video promozionali difficilmente viene impiegata l’illustrazione, essendo molto più costosa e richiedendo tempi di lavorazione più lunghi.


L’illustrazione, almeno in un primo tempo, ha avuto il vantaggio del colore.

Luigi Bompard

Tuttavia, quando la fotografia ha permesso, a costi ragionevoli, immagini non solo in bianco e nero, ha potuto giocarsi carte molto favorevoli: l’immediatezza, il costo ridotto, il fascino della modernità. Eppure, a distanza di decenni, l’illustrazione sta tornando di moda nella pubblicità. Impossibile non rimanere ammirati dai grandi maestri della prima metà del secolo: da torinese, anche se non ho visto le pubblicità della Borsalino o della Carpano su riviste o affisse a muri (o ancora, su vari supporti, in negozi e locali) ai loro tempi, le ho trovate e ammirate poi in mostre, su libri, ristampate su oggetti di merchandising. Non solo! A prescindere dal messaggio pubblicitario che veniva commissionato e attraverso le illustrazioni proposto al pubblico è impossibile resistere al fascino grafico che da loro propaga. Infatti, maestri come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Luigi Bompard, Cassandre, Armando Testa, sono oggi considerati artisti non meno dei loro contemporanei che esponevano in gallerie e non si occupavano di pubblicità, ma di arte cosiddetta pura. D’altronde, anche Henri de Toulouse-Lautrec o Fortunato Depero hanno prodotto, oltre a quadri, anche numerosi cartelloni pubblicitari. E sono meno artisti nel momento in cui si dedicano a un poster piuttosto che a un ritratto su commissione o a un paesaggio per una mostra in galleria? No davvero. Oggi la grafica di quegli anni risente di un fortunato revival, testimoniato dalle numerose mostre e pubblicazioni: non è difficile trovare interessanti edizioni che raccolgono la pubblicità disegnata della prima metà del ‘900, anche raccolta per temi, data l’abbondanza del materiale a disposizione: poster pubblicitari di alimentari, di località turistiche marittime, di stazioni sciistiche, di moda, di automobili, di compagnie aeree, ecc...


In Francia, dove la pubblicità illustrata ha avuto meravigliosi maestri (Lo stesso Toulouse-Lautrec di cui sopra, Jules Chéret, Paul Colin, Cassandre, Jean Carlu e Charles Loupot – questi ultimi soprannominati “i moschettieri”), in qualsiasi negozio di souvenir si trovano quei poster stampati su magliette, borse, sottobicchieri, vassoi, termometri…insomma, si tratta in tutti i sensi di oggetti di culto.

Se lo stesso non accade altrove, comunque, osserviamo come sempre più compaiono pubblicità che utilizzano l’illustrazione invece che la fotografia. E lo stesso si può dire di video musicali, scatole e packaging di prodotti. È sicuramente una scelta più costosa, ma che si può rivelare economicamente vincente. Questo perché una scatola illustrata ci fa pensare che il suo contenuto sia artigianale, più genuino,

Marcello Dudovich

maggiormente curato. Mentre una confezione non disegnata ci appare più fredda. Ecco che anche il contenuto sembra più industriale, prodotto in serie, meno curato. Se ci fermiamo a pensare, è ovvio che non ha senso, ma a tutti è capitato di comprare un prodotto per la confezione o un libro per la copertina. Sappiamo che non è razionale, ma lo facciamo tutti. Ecco una delle ragioni per cui stiamo cominciando a vedere più pubblicità disegnata. E nei prossimi anni la tendenza, con buona probabilità, è in aumento. Buona notizia per gli illustratori. Ma anche per i consumatori: un po’ di bello nell’ordinario e non solo nel superfluo non può che fare bene! Atb Mag 30


Friche &

the Waste Land

con il contributo di Mariangela Gazzola


In un mondo globalizzato e sempre più sull’orlo dell’autodistruzione dovuta ad inquinamento, mancanza di ozono, smog, sperequazione di risorse, criminali attentati all’aria e alla natura che ci circonda; in un’epoca in cui lo sfruttamento intensivo delle risorse che il pianeta ci mette a disposizione diventa sempre più pressante perché sempre più pressante è il bisogno di denaro e di superfluo da parte delle élites dominati, trovo urgente occuparsi di ecologia e riciclo. Per fortuna non solo io ho pensato che fosse importante. Parlarne è essenziale, è la parte sentimentale quella più vicina al cuore, ma avere la perizia e la capacità di realizzare qualcosa-magari un lavoro che a pieno titolo si possa annoverare tra le opere d’arte- credo sia fondamentale. "Non ho mai provato interesse per i rifiuti, è un termine generico ed è talmente irresponsabile usarlo. Quando smetteremo di impiegarlo, ci renderemo conto del numero di differenti materiali da cui è formato e quindi tratteremo la questione in maniera diversa. È vero, è solo un esempio, un esempio veloce di come le cose possano funzionare, perché si può anche vedere questa roba come rifiuti sulla spiaggia oppure si può iniziare a pensarci sopra. Ogni elemento è magnifico, oppure brutto o qualsiasi altra cosa. Dipende dalla nostra gamma dei criteri" Tony Cragg1.

Ho voluto citare questo artista perché trovo interessante il modo in cui parla di rifiuti non considerandoli tali. Per lui sono soltanto materiali utilizzabili; non ci sono valutazioni di merito, non ci sono accezioni positive o negative, non ci sono considerazioni in merito al bello o brutto. Tutto è negli occhi di chi guarda. Certo noi europei non prestiamo particolare attenzione al materiale “povero” o di “recupero” (facendo ovviamente eccezione per i Poveristi di Torino e pochi altri) come invece avviene in Paesi che ancora oggi vengono definiti Terzo e Quarto Mondo come l’Africa o in via di sviluppo come parte del Sudamerica. Qui l’interesse per il rifiuto è alto e le creazioni originate in questo contesto sono di alto valore artistico. Dal ready made di Duchamp all’inizio del secolo scorso, l’interesse per il riciclo ha affascinato sempre più artisti toccando il suo picco massimo negli anni Sessanta con il new dada, il nouveau realisme e dell’arte povera fino ad arrivare ad artisti come Christian Boltanski e Joseph Beuys. Negli ultimi anni la quantità di artisti che scelgono di fare arte con i rifiuti è diventa enorme.

Atb Mag 32


Il problema è che non tutti quelli che scelgono il riciclo da lui sono ricambiati perché le motivazioni per cui ci si avvicina al riuso sono importanti; almeno lo sono se si vogliono ottenere opere d’arte di alto valore culturale. Il materiale può essere lo stesso, ma le opere sono e devono essere frutto di storie, di vita, devono affrontare tematiche interessanti, devono fornire spunti per analisi, opinioni, confronti, collegamenti. I veri artisti del riciclo (e credetemi sulla parola non è semplice trovarli nella contemporaneità) conferiscono alle loro opere un senso di “rinnovamento”, fonte di ispirazione e di novità talvolta-come nel caso dell’arte africana contemporanea-intrise di vittimismo e allo stesso tempo aggressività e voglia di rivalsa nei confronti dell’occidente imperialista, in altri casi -come nell’arte europea e statunitense- concentrate sul valore estetico e sociale.

Atb Mag 33


I rifiuti sono all’ordine del giorno, in tutti i paesi del mondo non solo quelli socialmente e culturalmente più arretrati (pensate alla nostra terra dei fuochi) e appoggiare e comunicare correttamente esperienze come quelle di Vik Muniz, artista brasiliano che è riuscito a portare l’arte tra i rifiuti delle favelas aiutando in tal modo alcuni “catadores” – raccoglitori di rifiuti – a cambiare radicalmente stile di vita trasformandoli non solo in artisti, ma anche in persone migliori attente agli sprechi e con una con una coscienza sociale degna di un vero uomo del XXI secolo. Cambiare stile e prospettive è anche la cifra espressiva di tante storie di designer che hanno posto l’accento sul recupero e la trasformazione di oggetti pieni di ricordi e vicende da raccontare. La trasformazione, il recupero fattivo anche se del tutto contestualizzato di un vecchio oggetto o di uno ormai scartato è una linea interpretativa da approfondire. Per questo motivo la nostra rivista ha il desiderio di occuparsi di arte del riciclo analizzandone a fondo, per tutto il 2017, ogni aspetto con il contributo e il punto di vista di artisti e creativi che del riuso hanno fatto la loro cifra espressiva. 1 G. CELANT, Cragg, Charta, Milano 1996, p. 41.


con il contributo di Giorgia Turchetto

L’arte

contemporanea nell’economia

della CULTURA

Nell'ultimo decennio si è assistito a una vera e propria trasformazione del commercio delle opere d'arte. La struttura del mercato dell'arte contemporanea è cambiata, soprattutto in seguito alla concorrenza generata dalle oltre 154 fiere che si tengono ogni anno in tutto il mondo e all'importanza degli investitori e dei fondi di investimento nel ramo dell'arte. Ma come è cambiato realmente il mercato dell’arte e perché? Le relazioni tra economia e cultura sono espresse addirittura nella Convenzione Unesco a partire dal 2007. in realtà l’Unesco si intessa alla protezione e la promozione della diversità di espressioni culturali con un particolare riferimento al principio della complementarietà, nonché della funzionalità reciproca tra gli aspetti economici e culturali dello sviluppo di un paese attraverso l’arte, evidenziando come sia sostanzialmente «mozzato» un qualsiasi approccio alla conoscenza che non parta dall’assunto che non può prodursi sviluppo economico senza sviluppo culturale e viceversa. Eppure, nell’interazione tra economia e cultura prevale ancora troppo spesso un approccio teorico da parte degli economisti, artisti e operatori del settore soprattutto se si parla di arte contemporanea. Atb Mag 35


Tutti infatti riconoscono l’esistenza di un rapporto tra economia e arte ( come dire un rapporto tra mente e cuore); ne danno però spesso una lettura piuttosto «miope» non riuscendo a definire le influenze che la cultura esercita nel sistema economico di una nazione. La giustificazione risiede spesso nella «pretestuosa» mancanza di dati e di indicatori necessari all’interpretazione, valutazione e misurazione dell’impatto che la cultura genera sul sistema economico oppure da un anacronistico attaccamento alle dinamiche di tempi passati certamente più floridi rispetto a quelli odierni. In Italia sono tantissimi gli occupati in realtà creative, culturali, storicoartististiche con ricadute positive sull’indotto industriale e turistico. Eppure c’è ancora qualcuno che intende fare arte in modo disgiunto dalla cultura, con un orizzonte limitato alla “realizzazione economica” e ci sono ancora acquirenti che intendono fare delle opere d’arte un puro investimento senza interessarsi minimamente alle implicazioni culturali. Beh oggi non è più possibile o, per meglio dire, non è “economicamente conveniente” e non lo diciamo solo noi: Unioncamere, Unesco, Confindustria e Confcommercio sono su questa linea, tanto è vero che sempre più aziende si rivolgono alla cultura per caratterizzare i loro prodotti. Nonostante le resistenze da ogni parte è necessario rendersi conto che l’arte è espressione della contemporaneità in cui cultura e manifattura si innestano reciprocamente sull’economia. Solo capendo questo: artisti, comunicatori, galleristi, collezionisti e tutti gli operatore del settore culturale potranno produrre quei moltiplicatori di valore che consentiranno loro di fungere da volano per tutto il sistema produttivo... e solo in questo Paese.

Atb Mag 36


Ragioni di vita Sentimenti d’arte OMAGGIO AD ANTONIETTA


Una persona intelligente ed ottimista, che non esitava ad infondere coraggio e consigliare il prossimo. Aveva affrontato con forza e volontà i problemi di salute che la affliggevano, sottoponendosi nell'arco di un lustro a sette operazioni alla schiena. Antonietta era diventata autonoma guidando un auto con comandi manuali, raggiungendo il posto di lavoro con l'aiuto delle stampelle. Era la centralinista del nostro liceo, piena di vitalità ed energia, con una visione molto chiara del suo ufficio. Poi però la sua scrivania era diventata vuota; un male incurabile l'aveva colta all'improvviso. Prima che che ci lasciasse andai a farle visita a casa: era nella fase terminale della malattia, ma dai suoi occhi capii che mi aveva riconosciuto. Il giorno successivo alla sua dipartita mi ritrovai nel mio studio, nel silenzio della sera. In poche ore eseguii " Omaggio ad Antonietta", una composizione formata da quattro moduli in legno tamburato, dipinta con la tecnica dell'acrilico. Su un fondo scuro avevo tracciato un ovale, sul quale campeggiava un cielo azzurro e fili d'erba acuminati si dirigevano verso il centro dell'ellisse. Antonietta era il cielo azzurro e le punte dei fili d'erba rappresentavano le continue prove ed i tormenti, che l'hanno accompagnata nella sua breve esistenza. Non avevo mai provato un'emozione tale da farmi portare a termine così velocemente un 'opera, dedicata ad una persona che stimavo ed alla quale ho voluto bene. Conservo questo mio lavoro nello studio e quando lo osservo mi sento come davanti ad Antonietta, vicino alla sua straordinaria forza di volontà ed alla sua voglia di vivere.

FERNANDO MONTA’

Atb Mag 38


News


Abbiamo rinnovato il sito web di ATB Associazone Culturale & Art Gallery. Consultando il nuovo indirizzo potrete trovare ogni informazione sulle attivitĂ portate avanti dalla nostra associazione e tutte le novitĂ  per il 2017.

Associazione

Www.atbassociazioneculturale.com


EPOREDIA Giacomino fu un cantastorie... Così il professor Carlo Nardi del Politecnico di Torino sulla pittura di Giacomino da Ivrea, pittore che all'inizio del '400 operò un'intensa attività pittorica nel canavese e in valle d'Aosta. Questo lo spirito che ha catturato l'idea di realizzare una collezione d'arte contemporanea presso la sala consigliare dell'Ordine degli Avvocati di Ivrea. Raccontare una storia… fatta di cultura unitaria tra le diverse realtà presenti sul territorio, sottolineare i passaggi creativi e “fantastici” come l'ardito accostamento tra amministrazione della giustizia e arte, semplificare il rapporto tra la realtà quotidiana e il mondo ineffabile dell'arte visuale lasciando scorrere davanti agli occhi un racconto privo di briglie tematiche. Tutto questo tralasciando quelle che i critici chiamano squisite raffinatezze estetiche a favore di una solida base concettuale e culturale ad uso e consumo degli strati di popolazione più “comuni”. La narrazione di Giacomino da Ivrea si ammantava di ingenuità, fantasia,personalità … Il racconto degli artisti contemporanei si distingue per ricchezza cromatica, profondità, fruibilità di linguaggio. Nasce a Ivrea una collezione pubblica d'arte contemporanea in esposizione permanente intitolata a “Luigi Palma di Cesnola”...

RUBBISH BIN ART Uno dei capisaldi dell’ecologia oggi è: il riuso. Si riutilizzano scarti, oggetti che han terminato un ciclo di vita e sono stati accantonati, altri oggetti con destinazioni d'uso del tutto diverse. Non è solo un vezzo di pochi “stralunati” fissati con il naturale, forse un po' anacronistici; essere ecofriendly, riciclare è soprattutto necessità etica in tempi come questi martoriati da inquinamento e scelte dirigiste. Cent'anni di consumismo han accumulato una quantità di scarti tale da non poter essere più ignorata. Di solito chi riusa è anche più ecologico, è portatore di un’estetica modesta, scevra, dimessa, ma un’estetica molto precisa, con le sue regole formali mutuate da una vita che rinasce ciclicamente. Certo è che la realtà artistica contemporanea riconosce all’arte legata al riciclo, un posto sempre più rilevante. Atb Associazione Culturale & Art Gallery, attraverso il lavoro degli artisti associati intende lanciare il progetto Rubbish bin Art con la finalità di indagare le diverse modalità d’interazione tra impresa, cultura, arte e territorio, con particolare attenzione all'etica e alla biosostenibilità, alle quali sono seguite una serie di iniziative di ricerca e di promozione e pubblicazioni

PICTA FABULAS: AUTORI DI STORIE – AUTORI DI IMMAGINI Una rivoluzione è in atto tra gli scaffali delle librerie italiane: sempre più copertine vengono affidate agli illustratori che riescono con il loro tratto e la loro palette di colori a rinnovare l’identità di intere case editrici o a portare nuova linfa all’immagine di un autore. Merito di questo cambiamento è degli straordinari illustratori italiani che si distinguono, nel mondo, per l’originalità dello stile e la forza dei progetti. Picta Fabulas intende stimolare la partecipazione e la riflessione sulla metodologia e la tecnica oltre che la passione e la creatività nella realizzazione di illustrazioni per ogni pubblico: da quello educativo dedicato ai bambini e ragazzi attraverso la realizzazione di opere originali, alle opere che esprimano una riflessione, un pensiero, l’elaborazione di un percorso. Usando i diversi linguaggi espressivi gli illustratori creano non solo un’arte visiva, ma soprattutto aiutano la promozione di scritti: dal saggio breve, alla poesia, al racconto. l’illustratore è colui che realizza le immagini che ci permettono di vedere al di là di ciò che leggiamo perché loro per primi affrontano le tematiche alla luce delle problematiche tecniche e rappresentative...


NEWS Grazie alla creatività e alle intuizioni di alcuni artisti si stanno definendo e saranno realizzati durante tutto il 2017 i progetti: LIBRARTE in collaborazione con Amelia Alba Argenziano

DI...VINO ARTISTICO

ideato da Angela Policastro

LIBRO D'ARTISTA

Ideato da Mariella Bogliacino IN COLLABORAZIONE CON ISTITUZIONI PUBBLICHE E PRIVATE EPOREDIA: una collezione pubblica di arte contemporanea a Palazzo di Giustizia di Ivrea STUPOR MUNDI LATENTIA MAJOLICA LAPISQUE IL GIARDINO DI SILENO

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Atb Mag, una rivista di cultura ed arte dal taglio...molto particolare.

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