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Nel suo cottage di Carsely, villaggio dei Cotswolds, Agatha Raisin era annoiata e infelice. Il vicino della porta accanto, James Lacey, finalmente era tornato a casa. Agatha tentava di dirsi che l’amore per James era svanito e che della freddezza che lui le dimostrava non le importava un fico secco. Era stata sul punto di sposarlo, ma poi il suo primo marito Jimmy Raisin, a quel punto ancora vivo e vegeto, era ricomparso proprio nel bel mezzo della cerimonia nuziale, e James non era riuscito a perdonare fino in fondo l’inganno di Agatha, che si era fatta passare per vedova. Una sera di primavera, con il villaggio splendente di giunchiglie, forsizie, magnolie e crochi, Agatha s’incamminò in direzione della canonica, dov’era in programma una riunione della Società delle Dame di Carsely, nella speranza di cogliere qualche pettegolezzo che la risollevasse dal tedio delle sue giornate. Ma quello che trovò non le parve interessante, dato che l’argomento all’ordine del giorno era una sorgente d’acqua nel villaggio confinante di Ancombe. Agatha conosceva la sorgente. Nel Settecento, una certa signorina Jakes aveva incanalato la sorgente che c’era in 1


fondo al suo giardino in un condotto che passava nel muro di cinta e finiva in una fontana a uso pubblico. L’acqua sgorgava dalla bocca di un teschio – una follia che aveva causato critiche a non finire perfino in quell’epoca macabra – per cadere in una vasca poco profonda scavata nel terreno, dalla quale debordava passando attraverso una grata e infilandosi sotto la strada. Dall’altra parte diventava un ruscelletto che serpeggiava attraverso altri giardini, fino a confluire nelle acque del fiume Ancombe. Al di sopra del teschio erano stati scolpiti alcuni versi mediocri, opera della signorina Jakes. Dicevano così: Oh viaggiatore stanco, fermati a guardare l’acqua che qui continua a sgorgare. Passiamo i nostri giorni in lotta infinita chinati a bere le Sorgenti della Vita. Due secoli prima, a quell’acqua erano attribuiti poteri magici e curativi, ma adesso solo i camminatori si fermavano a riempire le borracce, e di tanto in tanto anche la gente del posto come Agatha andava lì con una bottiglia, perché l’acqua della fonte era meno dura di quella che usciva dai rubinetti, e il tè veniva più buono. In tempi recenti l’Azienda dell’acqua di Ancombe, appena fondata, aveva tentato di farsi dare dal consiglio comunale di Ancombe l’autorizzazione ad attingere quotidianamente alla sorgente, pagando l’acqua un penny al gallone. “Molti vanno dicendo che la cosa sarebbe sacrilega,” disse la signora Bloxby, la moglie del pastore. “Ma la sorgente non ha mai avuto niente di religioso.” “Ma questo porta una nota commerciale amara nella gentilezza della nostra vita rurale,” protestò una nuova socia del2


la Società delle Dame, una certa signora Darry, che di recente si era trasferita da Londra nei Cotswolds e mostrava tutto lo zelo dei neofiti nel voler conservare le usanze del villaggio. “E invece secondo me non darà alcun fastidio,” dichiarò la signorina Simms, la segretaria, accavallando le gambe fasciate di nero e mostrando, con un balenar di coscia, che le calze erano autoreggenti. “Insomma, mi spiego, il camion cisterna passerà ogni giorno all’alba. E dopo il suo passaggio chiunque potrà servirsi alla fonte, come al solito.” Agatha soffocò uno sbadiglio. Da donna d’affari in pensione, e da ex proprietaria di una florida agenzia di pubbliche relazioni, pensava che quella fosse una idea commerciale sensata. Ad Agatha non piaceva la signora Darry, con quella faccia da furetto impaurito, quindi dichiarò: “I Cotswolds sono già molto commerciali, siamo pieni di pullman turistici, sale da tè e bottegucce di artigianato”. La canonica a quel punto si divise in tre fazioni, c’erano quelle a favore dell’iniziativa economica, quelle contrarie, e quelle come Agatha, che trovavano la cosa noiosissima e stop. Agatha era sul punto di andarsene, quando la signora Bloxby la prese da parte, con un’espressione preoccupata su quel viso gentile. “Ti vedo un po’ giù di corda, Agatha,” disse. “Si tratta di James?” “No,” mentì Agatha, sulla difensiva. “È la stagione. Mi butta sempre giù.” “Aprile è il più crudele dei mesi.” Agatha sbatté le palpebre. Sospettava di trovarsi in presenza di una citazione letteraria, e lei le citazioni le odiava, etichettandole come appartenenti a un mondo pretenzioso e supponente. 3


“Proprio così,” brontolò, uscendo nell’aria dolce della sera. Un albero di magnolia riluceva con splendore di cera nel silenzio del giardino della canonica. Nel camposanto le giunchiglie, sbiancate dal chiarore della luna, si rannicchiavano contro le vecchie pietre tombali pendenti di lato. Devo comprarmi un posto qui, nel cimitero, pensò Agatha. Che conforto poter riposare, una volta finito tutto, sotto quella coperta di fiori e di erba mal tenuta. Sospirò. Al momento la sua vita era solo una ciotola di frutti avvizziti, con un nocciolo duro in ogni frutto. Agatha si era quasi dimenticata dell’Azienda dell’acqua. Una settimana dopo, però, le telefonò Roy Silver. Roy era stato un dipendente di Agatha ai tempi dell’agenzia di pubbliche relazioni e adesso lavorava per quelli che avevano rilevato l’attività. Roy era in stato di grande agitazione. “Senti un po’ qui, Aggie,” cinguettò. “Ti hanno mai parlato dell’Azienda dell’acqua di Ancombe?” “Sì.” “Sono diventati nostri clienti, e considerato che i loro uffici sono a Mircester il capo si chiedeva se non avessi voglia di occupartene tu, da freelance.” Agatha guardò il telefono con espressione glaciale. Roy Silver era stato quello che aveva rintracciato il marito di Agatha, consentendogli così di saltar fuori proprio nel momento in cui lei stava per sposare James. “No,” disse seccamente, prima di sbattere giù il telefono. Rimase seduta a fissare l’apparecchio per qualche minuto, chiamando a raccolta il coraggio, risollevò il ricevitore e fece il numero di James. Lui rispose dopo il primo squillo. “James,” disse Agatha 4


con un’allegria falsa che suonò orribile. “Che ne dici di cenare insieme, stasera?” “Mi dispiace tanto,” disse lui, asciutto. “Ho da fare. E,” si affrettò ad aggiungere, come per prevenire ulteriori inviti, “sarò impegnato per le prossime settimane.” Agatha posò delicatamente la cornetta. Le era venuto mal di stomaco. La gente parla sempre di cuori infranti ma il dolore lo si sente, invece, dentro la pancia. Un merlo zirlò allegro in un punto imprecisato del giardino, e la dolcezza del suo canto acuì la sofferenza di Agatha. Così prese di nuovo il telefono e compose il numero della centrale di polizia di Mircester, chiedendo di parlare con il sergente Bill Wong, ed essendosi sentita dire che era il suo giorno di riposo lo chiamò a casa. “Agatha,” disse Bill, compiaciuto. “Non ho programmi, per oggi. Perché non vieni a casa mia?” Agatha esitò. Trovava piuttosto spiacevoli i genitori di Bill. “Purtroppo ci sarò solo io,” proseguì Bill. “Mamma e papà sono andati a Southend in visita da certi parenti.” “Arrivo,” disse Agatha. Partì in macchina, distogliendo la sguardo dal cottage di James. Bill fu felicissimo di vederla. L’agente Wong era tra i venti e i trent’anni, aveva la faccia tonda e di recente si era snellito. “Sembri in forma, Bill,” gli disse Agatha. “Hai una ragazza nuova?” La vita amorosa di Bill poteva essere desunta dal suo giro vita, perché il poliziotto ingrassava rapidamente non appena non c’erano storie romantiche in vista. “Sì. Si chiama Sharon. Fa la dattilografa da noi. Molto carina.” 5


“L’hai già presentata a tua madre e a tuo padre?” “Non ancora.” Allora per un po’ sarebbe andato tutto bene, pensò cinicamente Agatha. Bill adorava i genitori e non riusciva a capire come mai le sue storie d’amore finissero nel preciso momento in cui lui presentava in famiglia le ragazze. “Stavo per mettermi a tavola,” disse Bill. “Ti invito io da qualche parte. Sei mio ospite,” si affrettò a dire Agatha. Bill cucinava in modo atroce, al pari di sua madre. “D’accordo. C’è un pub abbastanza buono in fondo alla strada.” Il pub, che si chiamava L’Allegra Mucca Rossa, era un posto deprimente, dominato da un tavolo da biliardo attorno al quale passavano le giornate i pallidi e disoccupati giovanotti di Mircester. Agatha ordinò un’insalata di pollo. La lattuga era molliccia e il pollo filaccioso. Bill si tuffò, con tutta l’aria di goderselo, su un piatto bisunto di uova, patate fritte e salsiccia. “Che mi racconti di nuovo, Bill? C’è qualcosa di eccitante?” “Niente di che. La situazione negli ultimi tempi è stata abbastanza tranquilla, grazie al cielo. E tu che mi dici? Ti vedi con James?” L’espressione di Agatha si irrigidì. “No, non lo vedo molto. È finita. Non mi va di parlarne.” Bill si affrettò a dire, come ansioso di cambiare discorso: “Che cosa sono tutte queste polemiche sulla nuova azienda dell’acqua?”. “Oh, quella. Se ne è parlato la settimana scorsa durante la riunione della Società delle Dame. Io non riesco ad appassionarmi alla questione. Insomma, non capisco il perché 6


di tante storie. Verranno ogni mattina all’alba a prelevare l’acqua e per il resto della giornata le cose andranno avanti come prima.” “Ho dei brutti presentimenti,” disse Bill, inondando di ketchup le sue patatine. “Ogni volta che c’è una questione che riguarda l’ambiente, salta fuori prima o poi qualche gruppo di contestatori, e prima o poi succede qualcosa di violento.” “Non credo proprio.” Agatha punzecchiò sconsolata un pezzetto di pollo. “Ancombe è un mortorio.” “Potresti avere delle sorprese. Perfino in certi posti che paiono cimiteri possono scoppiare dei putiferi. Ci sono gruppi di militanti che dell’ambiente in realtà se ne infischiano. Quella che cercano è una scusa per menare le mani. A volte penso che siano loro la maggioranza. Le persone davvero interessate ad alcuni problemi ecologici di solito si riuniscono in un gruppetto piccolo e scrupoloso che organizza proteste pacifiche, e questo non fa in tempo a prendere in pugno la situazione che già si ritrova tra i piedi i militanti, e spesso qualcuno finisce per farsi male sul serio.” “La cosa non mi interessa,” disse Agatha. “In effetti, se devo essere sincera, di questi tempi non c’è molto che mi interessi.” Bill la guardò con preoccupazione affettuosa. “Quello che vorresti è che io ti fornissi un omicidio sul quale investigare. Ebbene, non lo farò. Non puoi star lì ad aspettare che la gente si faccia ammazzare solo per fornirti un passatempo.” “È un po’ una sgarberia definirlo un passatempo. Ma che è questa schifezza?” Allontanò rabbiosamente il piatto. “Io sono convinto che qui si mangi bene,” disse Bill, sulla difensiva. “Stai facendo la schizzinosa solo perché sei infelice.” 7


“In ogni caso sto cercando di dimagrire. Quel disgraziato di Roy Silver mi ha telefonato perché vuole che io faccia le pubbliche relazioni per quell’azienda dell’acqua.” “Che bella cosa. La loro sede è qui a Mircester.” “Sono in pensione.” “E infelice e depressa. Perché non accetti?” Agatha non aveva intenzione di rivelare a Bill il vero motivo del suo rifiuto. Passare le giornate in ufficio voleva dire stare lontana da James Lacey, quando si poteva sempre sperare in un miracolo, e che lui si ammorbidisse. Finito di pranzare, si salutarono e Bill tornò a casa, pensoso. D’impulso telefonò a James. “Come vanno le cose?” chiese allegramente James. “Sono secoli che non ci vediamo.” “Sei stato all’estero. Ho appena pranzato con Agatha e mi sono reso conto che è un po’ che io e te non parliamo.” “Oh.” E quell’oh di James era così frigido che Bill si raffigurò la scena come un fumetto, con i ghiaccioli che pendevano dal filo del telefono. E così chiacchierò oziosamente del più e del meno mentre in realtà per tutto il tempo avrebbe voluto chiedere a James perché mai non concedeva una tregua alla povera Agatha, invitandola fuori a cena. Una settimana dopo Agatha aveva appena finito di fare la sua solita colazione a base di quattro sigarette e tre tazze di caffè forte, quando squillò il telefono. “Fa’ che sia James,” pensò, implorando quel Dio antropomorfo con la barba lunga e i capelli incolti, con il quale spesso stringeva accordi nei momenti di tensione. “Se è lui giuro che smetto di fumare.” Ma il Dio come lo vedeva Agatha apparteneva più alla 8


mitologia che ad altro, quindi lei non si stupì molto nello scoprire che all’altro capo della linea c’era Roy Silver. “Non riattaccare,” si affrettò a dire Roy. “Lo so che ce l’hai ancora con me perché ho rintracciato tuo marito.” “Rovinandomi la vita,” ribatté Agatha amaramente. “Ebbene, adesso lui è morto, no? E se James non ha più intenzione di sposarti non è colpa mia.” Agatha buttò giù il telefono. Suonò il campanello. Forse Lui aveva ascoltato la sua preghiera. Spense la sigaretta. “Era l’ultima,” disse ad alta voce, rivolgendosi al soffitto. Aprì la porta. Davanti a lei c’era la signora Darry. “Mi chiedevo se lei non potesse farmi una cortesia, signora Raisin.” “Si accomodi,” disse Agatha senza entusiasmo. Fece strada fino in cucina, si sedette al tavolo e si accese mestamente una sigaretta. La signora Darry si accomodò. “Le sarei grata se facesse a meno di fumare.” “È un problema suo, signora Darry,” disse Agatha. “Questa è casa mia e questa è la mia sigaretta. Che le serve?” “Non lo capisce che così si sta uccidendo?” Agatha guardò la sigaretta e poi la signora Darry. “Fintanto che mi uccido con le mie mani, evito di uccidere lei. Fuori il rospo. Che cosa vuole?” “L’acqua.” “Scende dai rubinetti. Le hanno sospeso la fornitura?” “No, non capisce. Mia madre sta per venire a vivere qui.” Agatha sbatté le palpebre, incredula. La signora Darry sembrava vicina alla settantina. “Mamma ha novantadue anni,” proseguì la signora 9


Darry. “Ci tiene molto a che il tè sia buono. Io non possiedo un’auto e mi chiedevo se lei non potesse procurarmi una bottiglia di acqua della sorgente di Ancombe.” “Non era nei miei programmi, di andare ad Ancombe,” disse Agatha, riflettendo su quanto le stesse antipatica quella nuova arrivata. Era una donna così brutta. È strano quanto la gente possa essere brutta, non tanto per i lineamenti ma per quell’aria malmostosa e giudicante che si tira appresso. La signora Darry indossava uno di quei gilè trapuntati, abbottonato puntigliosamente sopra una maglia a collo alto. Il naso appuntito, la bocca serrata, i capelli color sabbia e gli occhi verdi, slavati e indagatori la facevano sembrare più che mai una bestia selvatica e feroce, sempre a caccia di una preda. “E non ha nessun altro a cui chiederlo?” Agatha si domandò se fosse il caso di offrire un caffè alla signora Darry, ma poi votò contro. “Tutti gli altri sono così impegnati,” si lagnò la signora Darry. “Insomma, non mi pare che lei abbia molto da fare.” “In realtà ho proprio da fare,” la rimbeccò Agatha, piccata. “Gestirò le pubbliche relazioni per la nuova azienda dell’acqua.” La signora Darry afferrò la borsetta e i guanti e si alzò in piedi. “Mi stupisco di lei, signora Raisin. È incredibile che lei, che vive in questo villaggio, si renda complice di un’azienda che mira a distruggere il nostro ecosistema.” “Si levi dai piedi,” disse Agatha. Una volta sola, si accese un’altra sigaretta. Durante il giorno le capitò spesso di accarezzare mentalmente l’idea di rappresentare l’Azienda dell’acqua. Naturalmente l’offerta poteva non essere più valida. Se l’avessero ingaggiata per il lancio avrebbe dovuto lavorare davvero sodo, e lavorando 10


sodo non avrebbe avuto la tentazione di ripetere la stupidaggine di telefonare a James per poi patire l’inevitabile rifiuto. Una serata di programmi televisivi scadenti contribuì ben poco a rallegrarle l’umore. Si mangiò un’intera tavoletta di cioccolato e la gonna le tirò subito sulla pancia, in misura allarmante. Si disse che quella sensazione di gonfiore addominale probabilmente era solo psicosomatica, ma non funzionò. Decise d’impulso di armarsi di una borraccia e di andare a piedi fino ad Ancombe in modo da prendere l’acqua per il tè e dare un’altra occhiata alla sorgente. Era di nuovo una bella serata. Le siepi erano costellate dalle bacche del ciliegio a grappolo, nei frutteti su entrambi i lati della strada splendevano i fiori del melo. Agatha era una figura tozza che camminava con passo affardellato, sentendosi ancor più modesta nella meraviglia di quella sera. Ancombe distava parecchie miglia e quando arrivò nei pressi della sorgente Agatha era stanca e stava già rimpiangendo di aver deciso di non prendere la macchina. La fonte si trovava in fondo al villaggio, in una zona buia, dove le case finivano e ricominciava la campagna. Una volta vicina, Agatha udì il rumore argentino dell’acqua. Stava per chinarsi sulla fonte, quando balzò indietro con un gemito d’allarme e lasciò cadere la borraccia. Perché ai suoi piedi, con gli occhi spalancati contro la pallida luce della luna e delle stelle, c’era un uomo morto. Morto e stramorto, pensò Agatha, cercandogli il polso e non trovandolo. Corse alla casa più vicina, ne svegliò gli occupanti e telefonò alla polizia. Ricusando le offerte di un brandy o di un tè, Agatha tor11


nò risoluta alla fonte, in attesa. La notizia si sparse rapidamente per il villaggio, e quando la polizia arrivò, il cadavere era circondato da un capannello di persone. Il teschio sopra la fonte li squadrava dall’alto con espressione malvagia. Agatha apprese dai mormorii soffocati che il corpo era quello di un certo signor Robert Struthers, presidente del consiglio comunale di Ancombe. Un rivolo di sangue gli usciva dalla nuca, un sangue reso nero dalla notte, e che mulinava nell’acqua della sorgente. Il silenzio notturno fu squarciato dall’urlo delle sirene. La polizia era finalmente arrivata. Bill non avrebbe fatto parte della squadra. Era la sua giornata libera. Ma Agatha riconobbe l’ispettore Wilkes. Andò a sedersi in una delle auto degli inquirenti e rilasciò la sua testimonianza a una poliziotta. Agatha era un po’ inebetita. Le dissero di aspettare, poi l’avrebbero riaccompagnata a casa con una macchina di servizio. Alla fine la riportarono al cottage. Sulla soglia Agatha esitò, lanciando uno sguardo malinconico verso il cottage di fianco. Ecco una splendida opportunità per parlare con James. Ma il trauma del ritrovamento del cadavere le aveva fatto scattare dentro qualcosa. Io merito più di questo, pensò Agatha, e quindi aprì la porta ed entrò in casa. Si stava preparando una tazza di caffè quando sentì suonare il campanello. Questa volta non si aspettava di trovare James sulla soglia e fu con gratitudine e sollievo autentici che accolse l’arrivo della signora Bloxby, moglie del pastore. “Ho saputo la terribile notizia,” disse la signora Bloxby, ricacciandosi dietro le orecchie una ciocca di capelli grigi. “Sono venuta a passare la notte con te. Immagino che non ti andrà di stare sola.” Agatha la guardò con affetto, ricordando altre notti in 12


cui la signora Bloxby si era offerta di tenerle compagnia. “Penso che sia tutto sotto controllo,” disse, “ma se resti un pochino mi fai molto piacere.” La signora Bloxby la seguì in cucina e si sedette. “La signora Darry mi ha telefonato per darmi la notizia. Se guardi fuori vedrai che nel villaggio le luci sono tutte accese. Si parlerà dell’omicidio per l’intera notte.” “Raccontami di questa faccenda dell’acqua,” disse Agatha, porgendo alla signora Bloxby una tazzona di caffè. “Mi pare di avere capito che si dovesse prendere una decisione in merito.” “Sì, e ci sono state discussioni molto vivaci.” “A chi appartiene l’acqua?” “Arriva dal giardino della signora Toynbee, ma dato che il pozzo è in strada, quella parte è di proprietà del comune. I membri del consiglio comunale sono sette, e sono tutti in carica da anni.” “Ma le elezioni comunali?” “Oh, le elezioni si fanno ma quell’incarico non ha mai fatto gola a nessuno, così non si sono presentati altri candidati. Il presidente era il defunto signor Struthers, il signor Andy Stiggs è il vicepresidente – poi ci sono la signorina Mary Owen, la signora Jane Cutler, il signor Bill Allen, il signor Fred Shaw e la signorina Angela Buckley. Il signor Struthers era un ex dirigente di banca in pensione. Il signor Stiggs è un negoziante in pensione, la signorina Mary Owen è benestante di famiglia. La signora Jane Cutler, benestante pure lei, è una vedova, il signor Bill Allen gestisce un vivaio, il signor Fred Shaw è l’elettricista di Ancombe e la signorina Angela Buckley è la figlia di un agricoltore.” “E chi era a favore della vendita dell’acqua, e chi contro?” “Se non ricordo male la signora Cutler, Fred Shaw e An13


gela Buckley erano a favore, e Mary Owen, Bill Allen e Andy Stiggs erano contrari. Il voto decisivo era nelle mani del presidente, e per quanto ne so il signor Struthers non aveva ancora preso una decisione.” “Magari uno dei consiglieri favorevoli o uno di quelli contrari era venuto a sapere come avrebbe votato il signor Struthers, e la cosa non gli era piaciuta,” disse Agatha, con gli occhi da orsetto che brillavano sotto la folta frangia castana. “Non credo proprio. A parte la signorina Buckley, che è sulla quarantina, tutti gli altri sono anzianotti. E tutti hanno condotto vite irreprensibili.” “Però questa faccenda li aveva aizzati.” “È vero,” ammise la signora Bloxby, a malincuore. “I dibattiti sono stati infuocati e rabbiosi. E naturalmente anche gli abitanti sono divisi in due fazioni. Mary Owen sostiene che i cittadini non siano stati consultati e ha indetto una riunione nella sala civica. Penso che fosse stata fissata per la prossima settimana ma sono certa che verrà rimandata alla luce di questo omicidio.” “Se di omicidio si tratta,” disse Agatha, lentamente. “Insomma, il signor Struthers era anziano e giaceva a faccia in su. Potrebbe aver avuto un attacco di qualche cosa ed essere caduto all’indietro battendo la testa sulla vasca.” “Speriamo che sia andata proprio così. Altrimenti arriveranno i cronisti, e arriveranno le troupe televisive e qui è così bello che poi ci toccherà sopportare un numero di turisti ancora più alto del solito.” “In un certo senso sono una turista anch’io,” disse Agatha, stizzita. “In realtà non appartengo a questo posto. Impazzisco di rabbia quando la gente di Carsely si lagna per la presenza di quegli orribili turisti e magari è appena 14


tornata da una vacanza all’estero, dove a sua volta ha fatto del turismo.” “Non è del tutto vero,” disse gentilmente la moglie del pastore. “La gente di Carsely non ama andare in giro.” “Non mi interessa. A Evesham e a Moreton per fare spese i nostri compaesani ci vanno, e dunque si appropriano di spazio altrui. La Terra è un pianeta pieno di turisti.” “O di profughi. Pensiamo alla Bosnia.” “Chi se ne frega della Bosnia,” disse Agatha con tutto il veleno di chi si vede instillare un senso di colpa. “Scusa,” borbottò. “Mi sa che sono un po’ turbata.” “Ne sono certa. Deve essere stata un’esperienza scioccante.” Oh, se lo era stata, pensò Agatha. Le donne come lei erano afflitte da machismo tanto quanto gli uomini. Il suo primo pensiero era stato quello di dire: “Oh, ma per carità. Sono abituata a vedere cadaveri, sai”. Ma Agatha aveva avuto paura di tante cose nel corso della vita, e così si era fatta strada nel mondo minacciando di prendere a pugni tutti finché la vita placida di Carsely e la gentilezza degli abitanti non avevano fatto breccia nel carapace di cui si era dotata. “Se dovesse risultare che si tratta di un omicidio e mi concentrassi su quello,” disse Agatha lentamente, “potrei accettare il posto di responsabile delle pubbliche relazioni per l’Azienda dell’acqua di Ancombe.” “La signora Darry ha detto che l’avevi già accettato.” “Ma che pettegola d’una befana! Gliel’ho detto solo perché era venuta a chiedermi di andarle a prendere dell’acqua alla fonte, sostenendo, più o meno, che io non avessi niente altro da fare. Mi ha fatto sentire pronta per il deposito rottami.” 15


“Potrebbe essere pericoloso andare in giro a fare troppe domande.” “Se si tratta di un omicidio, è probabile che il caso venga risolto alla svelta. Uno dei favorevoli non voleva che il signor Struthers bloccasse il progetto oppure uno dei contrari temeva che Struthers avrebbe rovinato la vita del villaggio e inquinato l’ambiente.” “Non mi pare plausibile. Tu non conosci il consiglio comunale; io sì. Certo questa storia li ha fatti scaldare parecchio, ma sono membri della comunità equilibrati e normali. Tu e James investigherete insieme? In passato avete ottenuto grandi successi.” “James è stato molto sgarbato e mi ha snobbata,” disse Agatha. “No, mi terrò lontana da lui.” Quando la signora Bloxby se ne fu andata, Agatha si preparò per andare a letto. Il vecchio cottage scricchiolava come faceva sempre, preparandosi alla notte, e alcuni rappresentanti della fauna selvatica erano responsabili dei fruscii nella paglia del tetto. Ma ogni minimo rumorino faceva sobbalzare Agatha, che rimpianse di aver finto tutto quel coraggio e di non aver chiesto alla moglie del pastore di restare lì a dormire. E poi c’era James, nella villa accanto, che a quel punto doveva aver saputo dell’omicidio. Sarebbe dovuto essere lì con lei a proteggerla e consolarla. Una lacrima le scese lungo il naso, e poi Agatha sprofondò in un sonno agitato. Un’altra bella giornata primaverile contribuì parecchio a scacciare gli orrori della sera prima e Bill Wong, accompagnato da una collega, venne per riesaminare la deposizione di Agatha. 16


James Lacey aveva visto arrivare la macchina della polizia, era perfettamente al corrente dell’omicidio e sapeva che era stata Agatha a scoprire il cadavere. Avido di dettagli, si era aspettato che lei lo chiamasse, ma Bill Wong se n’era andato, alla fine, eppure il telefono di James non squillava. Agatha telefonò a Roy Silver. “Ho deciso di accettare quell’incarico per l’Azienda dell’acqua,” disse, in tono poco cordiale. Roy avrebbe tanto voluto poterla mandare al diavolo, ma lo trattenne il fatto che il suo capo avrebbe considerato un colpaccio l’ingaggio di Agatha. “Fantastico,” disse freddamente. “Ti fisso una riunione per domani con i capi.” “Immagino che tu abbia visto i giornali,” disse Agatha. “In che senso?” “Il presidente del consiglio comunale di Ancombe è stato trovato morto ieri sera… l’ho trovato io.” “Non ci posso credere! Sei proprio un piccolo avvoltoio, Aggie. Avranno più che mai bisogno di te per contrastare la pubblicità negativa. Si tratta di un omicidio?” “Potrebbe, ma il morto era molto anziano e potrebbe essere semplicemente caduto battendo la testa sulla vasca di pietra.” “In ogni caso ti richiamo e ti faccio sapere a che ora avrai l’incontro con loro.” “Con chi avrò a che fare?” “Guy e Peter Freemont, fratelli, direttori dell’azienda.” “E com’è il loro pedigree?” “Uomini d’affari della City, trafficoni, hai presente il genere.” “D’accordo, fammi sapere l’ora.” Agatha guardò l’orologio. Era quasi ora di pranzo. De17


cise di andare al Leone Rosso, il pub locale, e vedere di spigolare qualche pettegolezzo. Magari James era lì… ma lasciamo perdere! Si truccò con cura; studiandosi attentamente la faccia nello specchio del terrore, uno di quelli che ingrandiscono con la potenza di una lente. La pelle delle guance era ancora liscia ma attorno agli occhi c’era un reticolo di zampe di gallina e sul labbro superiore si notavano rughe orrende. I capelli erano folti e lucidi e le gambe le aveva belle. La figura tendeva un po’ al tozzo e il collo era leggermente troppo corto. Coprì le rughe con il fondotinta, sospirando, e poi applicò la cipria e il rossetto. Allungò la mano verso il tubetto del mascara ma poi cambiò idea. Il mascara waterproof era molto più difficile da togliere e aveva la cattiva abitudine di restare appiccicato sotto gli occhi per giorni e giorni. Avrebbe dovuto farsi tingere le ciglia. Sarebbe forse valsa la pena di sottoporsi a un lifting facciale, o questo le avrebbe impedito di affrontare con grazia l’invecchiamento? Ma qualcuno invecchiava mai con grazia, o più banalmente si trattava di scegliere tra la rassegnazione e una lotta fino alla morte? Lungo la strada che portava al pub, Agatha fu assalita da un senso di solitudine, di isolamento, e si domandò, non per la prima volta, se la città le fosse penetrata tanto a fondo nelle ossa da impedirle di mettere radici nel suolo della campagna. Eppure mentre camminava sotto archi di fiori ogni cosa attorno a lei appariva così bella, c’era così tanta pace. Altissimo sopra di lei, il cielo dei Cotswolds era azzurro chiaro e sgombro di nuvole. È in arrivo un altro divieto di innaffiare i giardini, pensò il lato pratico di Agatha. Era quasi arrivata al pub quando si rese conto di essersi scordata di dare da mangiare ai suoi due gatti, Hodge e Boswell. Si lasciò sfuggire un gemito. Sarebbero sopravvis18


suti fino al suo ritorno. Non aveva intenzione di diventare una di quelle donne rincitrullite che si sdilinquiscono per le bestie. Ciò nondimeno girò i tacchi e tornò a casa, nutrì i gatti, li fece uscire in giardino, e sentendo di aver già avuto per quel giorno una dose sufficiente di moto e aria fresca saltò in macchina e guidò per il breve tragitto fino al Leone Rosso, per tuffarsi lietamente nell’oscurità del pub pieno di fumo e olezzante di birra. Il proprietario del locale, John Fletcher, servì ad Agatha un gin tonic e poi la gente del posto le si fece attorno, avida di notizie. Sempre felice di essere al centro dell’attenzione, Agatha descrisse a tinte macabre il ritrovamento del cadavere. “Potrebbe anche non trattarsi di un omicidio,” concluse. “Struthers potrebbe essere stato vittima di una banale caduta.” “Deve essere per forza un omicidio,” dichiarò la signorina Simms, segretaria della Società delle Dame di Carsely nonché la ragazza madre più nota del villaggio. “E io so chi è stato!” “Chi?” chiese Agatha. La signorina Simms si strinse al petto la mezza pinta di birra. “È stata quella Mary Owen.” “Oh, andiamo,” disse Fred Griggs, il poliziotto locale, facendosi avanti goffamente per unirsi al gruppo. “Mary Owen è una cara vecchietta che non farebbe del male a una mosca.” “Vecchia quanto?” s’informò Agatha. “Sessantacinque.” Agatha trasalì. Era vicina ai cinquantacinque anni, e non le garbava che chi era sulla sessantina fosse considerato vecchio. “Un tempo sarà anche stata una cara persona,” disse la 19


signorina Simms con tono di sfida, “ma da quando è saltata fuori questa storia dell’Azienda dell’acqua, non fa che sbraitare a destra e a manca. La gente può rimbambirsi, a quell’età.” “Non sappiamo ancora se si è trattato di un omicidio,” disse Fred. “Qualcuno mi offre da bere?” “Io,” disse Agatha. “Ma beve in servizio?” “Sono di riposo. Prendo una pinta di Hook Norton.” “Non pensavo che le avrebbero concesso un giorno di riposo, con questa morte in ballo.” “Se ne sta occupando la squadra investigativa.” A loro si unì la signora Darry. Agatha le diede la schiena, cercando di escluderla dal gruppo, ma la signora Darry si fece largo, passandole davanti. “State parlando dell’omicidio?” chiese avidamente. “Abbiamo altre cose di cui parlare,” disse Agatha, in tono brusco, mentre pagava la birra del poliziotto. “Stavo dicendo che secondo me è stata Mary Owen a uccidere Struthers,” annunciò la signorina Simms. “Mi stupisco di trovarla qui, signora Raisin,” disse la signora Darry. “Prendo un Dubonnet, John.” Guardò Agatha. “Insomma, pensavo che le stessero facendo il terzo grado giù alla centrale di polizia.” “E perché mai?” Agatha le lanciò un’occhiataccia bellicosa. La signora Darry fece una risatina maligna. “La persona che trova il cadavere se non sbaglio è sempre la sospettata numero uno.” “Sciocchezze,” disse Fred. “La signora Raisin si è semplicemente imbattuta nel corpo, per puro caso.” “È incredibile in quanti corpi si sia imbattuta la signora Raisin.” La signora Darry prese dal suo drink un sorso da 20


uccellino. “E come si sia pure guadagnata una certa notorietà. La vita per lei è stata un po’ un mortorio negli ultimi tempi, o sbaglio?” La faccia di Agatha avvampò per la rabbia. “Sta per caso dicendo che io vado in giro ad ammazzare la gente per il gusto di finire sui giornali?” La signora Darry si esibì in una risatina stridula. “Era solo una battutina.” “Allora può prendere la sua battutina e ficcarsela su per quel suo culo rinsecchito,” s’infuriò Agatha, mentre il trauma del ritrovamento del cadavere la investiva in tutta la sua forza. Gli occhi le si riempirono di lacrime. “Su, su,” disse la signorina Simms, sganciandosi dallo sgabello del bar. “Troviamoci un angolino tranquillo lontano da questa stronza.” Agatha, con le ginocchia tremanti, si andò a sedere con la signorina Simms. “Mi dispiace di aver fatto questa scenata,” borbottò. “Ma mi ero presa un bello spavento.” “La stampa le ha dato la caccia?” “No,” disse Agatha, stupita. “Chissà come mai.” “Sull’‘Eco del Gloucester’ si diceva solo che il cadavere era stato scoperto da una donna del posto.” Nonostante lo stress, Agatha era contrariata. La polizia avrebbe potuto dire qualcosa del tipo: “Il corpo è stato trovato dalla signora Agatha Raisin, che in passato ci è stata di grande aiuto in casi di omicidio”. “Quella Darry è una donnaccia orrenda,” disse la signorina Simms. “Ce n’è una in ogni villaggio,” disse Agatha, tetra. “Non avrei dovuto reagire alle sue affermazioni.” “Mi stia a sentire, signora Raisin…” 21


“Chiamami Agatha. Perché dobbiamo chiamarci sempre per cognome?” “Mi piace usare il cognome,” disse la signorina Simms. “È più cortese, ecco. Investigherà? Il signor Lacey le darà una mano?” “Io non so cosa stia facendo James in questi giorni e non mi interessa saperlo,” disse Agatha. “Ma probabilmente scoprirò altre cose su questa faccenda perché gestirò come consulente le pubbliche relazioni della nuova azienda di acque minerali.” “Peccato che si tratti di acqua,” disse la signorina Simms. “Se fosse gin o whisky potrebbe rimediarci qualche campione gratis. Il mio fidanzato attuale lavora negli accessori da bagno. Posso procacciarle una tavoletta per il water, volendo.” “È gentile da parte tua, ma sono già a posto, con le tavolette dei water di casa mia. Conosci qualcuno dei membri del consiglio comunale?” “Di quelli del consiglio di Ancombe, immagino. La Società delle Dame ha dato un concerto, mentre lei era all’estero. Vecchie mummie. Non farebbero del male a una mosca. Probabilmente verrà fuori che il nonnetto è semplicemente caduto stecchito.” La conversazione si spostò sui pettegolezzi di villaggio e Agatha alla fine se ne andò, sentendosi meglio. Sulla segreteria telefonica c’era un messaggio di Roy. L’incontro con i due direttori dell’Azienda dell’acqua di Ancombe era fissato per l’indomani alle tre del pomeriggio. Confortata dal pensiero del lavoro, e da una lunga passeggiata nel pomeriggio, Agatha alla fine riuscì a farsi una bella dormita, di una notte intera.

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Estratto da Agatha Raisin e la Sorgente della morte Titolo originale dell’opera Agatha Raisin and the Wellspring of Death Traduzione dall’inglese di Marina Morpurgo © 1998 by M.C. Beaton © 2013 astoria srl via Aristide De Togni 7 – 20123 Milano Prima edizione: giugno 2013 ISBN 978-88-96919-57-6 Progetto grafico: zevilhéritier

www.astoriaedizioni.it


Agatha Raisin e la Sorgente della morte