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Si apre un’altra stagione di lotta.. Uno sguardo alla scuola di oggi.. tra continue riforme e governi che si alternano

re, due, uno. Via. Si parte. Si ricomincia. Il nuovo anno scolastico è iniziato e migliaia di studenti sono tornati ad occupare le aule di scuola. Molti sono stati nell’ultimo decennio i tentativi di aggiornare, modificare, ristrutturare, il sistema scolastico italiano. Si tratta per lo più d’operazioni di facciata, piccoli ritocchi, utili soltanto a rendere più confusa la scuola. Solo nell’ultimo decennio siamo passati dal ministro Berlinguer, quello del Decreto sul ’900 che ha inevitabilmente comportato l’abbandono di interi secoli della storia del nostro paese, quello dell’introduzione della terza prova scritta, che formulata in questo modo rappresenta una sorta di "quizzone" alla Mike Buongiorno nel quale è chiesto niente di tutto e tutto di niente. Quello poi che voleva riordinare i cicli scolastici in modo tale da garantire un ruolo di secondo piano alla cultura italiana, e alla memoria di un popolo che vanta una tradizione di tremila anni. Venne poi l’era di Letizia. Sì, la Moratti. Con le famose tre I (impresa, inglese informatica). Programma senza dubbio affascinante ma bastarono poche settimane per capire che si trattava d’aria fritta. La Moratti esordì sostenendo che l’unico vero grave problema della scuola, era da ricercare (per favore non ridete) nella distruzione ( attuata dai suoi predecessori) della scuola privata esistente negli anni '60 e d’averla sostituita con una scuola di massa, la quale da un lato obbliga un certo numero di giovani, per nulla interessati a studiare, a stare seduti sui banchi di scuola, a riscaldarli come stufe umane, privando le rispettive famiglie del reddito che avrebbero potuto dare questi giovani, lavorando come si usava sino agli anni '60. D'altro canto, la distruzione della scuola privata, cui accedevano le famiglie benestanti fino agli anni '60, ha privato pure le famiglie più facoltose di una scuola detta d’eccellenza, in altre parole una scuola dove si possono formare le nuove menti, che sono destinate al sistema economico, produttivo, e politico della nostra Italia. Senza commento. Nel frattempo il vecchio caro asilo moriva per essere chiamato scuola dell’infanzia ( che fantasia), l’elementare e la media scomparivano per essere sostituite dalla scuola primaria e da quella secondaria di primo

grado, mentre la scuola superiore si divide in due tipi: il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione professionale. Nel frattempo i problemi della scuola rimanevano gli stessi. Cronica carenza di personale, precariato diffuso, sempre più alunni per classe, totale mancanza di strumenti didattici ed infrastrutture fatiscenti. Del ministro Fioroni, con il ritorno di Prodi, non vale neanche la pena parlarne. Tempo sprecato. Sarebbe come sparare sulla croce rossa. Non ci sarebbe onore. E veniamo ai nostri giorni. Alzi la mano chi conosceva Maria Grazia Gelmini. Mai vista da Mentana né dall’intramontabile Bruno. Chi la conosce ne parla come di una donna decisa e determinata ma anche aperta al confronto. Sarà, ma il suo esordio al ministero, noi di Lotta Studentesca lo giudichiamo as-

solutamente negativo. Forse addirittura peggiore dei suoi neanche tanto illustri predecessori. Che cosa propone il governo Berlusconi per quanto riguarda la scuola? La prima proposta è giunta ad agosto inoltrato. Il sistema scuola va male? Perfetto. E fin qui siamo tutti d’accordo. Abbiamo la soluzione. Il ritorno al grembiule nero garantirà sicuramente il miglioramento del sistema. Ci sono troppi insegnanti precari? Noooooooooo, è una bugia che raccontano quelli di Lotta Studentesca. Allora introduciamo l’insegnante unico, blocchiamo le immissioni in ruolo, infiliamo 30 ragazzi in una classe, sempre sperando che ci siano i banchi e che qualche studente prenda il raffreddore abbastanza spesso tanto da garantire un minimo di vivibilità nell’aula. E gli insegnanti precari magari da 20 anni? Si debbono mettere il grembiule nero anche loro? E i giovani insegnanti che hanno studiato, si sono specializzati che fine faranno?

Professione precario. Tanto va di moda. Secondo i primi calcoli se la riforma fosse applicata nel 2009/2010 e nelle prime due classi, ci sarebbe un taglio di 25 mila insegnanti. In caso d’applicazione immediata in tutte le classi elementari, i docenti licenziati sarebbero invece 83 mila. E meno male che questo era un governo rivoluzionario.. L’importante, anzi fondamentale, è far studiare ai bambini della scuola dell’infanzia la costituzione italiana e rimettere i numeri nelle pagelle. I libri di testo sono troppo cari? Si è vero ma la cultura ha il suo prezzo e poi non possiamo inimicarci anche le case editrici. Per il momento basta l’impegno degli editori a mantenere invariati i contenuti dei loro libri per cinque anni. Siamo alle comiche. La neo ministra ha difeso questi provvedimenti parlando di ritorno alla disciplina ed alla chiarezza. Ovviamente non pensava né alla disciplina tanto meno alla chiarezza quando lei stessa, neanche tanto tempo fa, sosteneva l’esame di stato per diventare avvocato in Calabria anche se aveva la residenza a Brescia. Passano i giorni, le estati, gli inverni, cambiano i volti dei nuovi governi come diceva il vecchio saggio più si va avanti e si sta sempre peggio. Anche quest’anno Lotta Studentesca con senso di responsabilità non si limita a denunciare un sistema che fa acqua da tutte le parti, ma rilancia con forza il proprio progetto per una scuola libera dai pregiudizi ideologici e capace di formare gli uomini e le donne del futuro che garantisca tanto la componente studentesca quanto quella docente. Per questo LS si batte per una riforma degli organi collegiali che preveda una maggiore e più efficace rappresentanza studentesca. Per questo LS pretende l’abolizione del libro di testo obbligatorio. Così facendo ogni studente sarebbe libero di scegliere, il libro su cui studiare spezzando la catena truffaldina che parte dall’autore del libro e arriva fino, al rivenditore. A tutto danno delle famiglie. D’altro canto verrebbe meno quella sorta d’imperialismo culturale tanto caro ai professori sessantottini in servizio permanente effettivo. In poche parole se ci chiedete l’impossibile ve lo facciamo subito. Se chiedete un miracolo dateci un pò di tempo.


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Russia faro d’Europa

La Russia di oggi: un paese nuovo e forte al quale l’Europa deve guardare e non chiudersi

li eventi di politica estera di questa lunga estate hanno ormai evidenziato come la politica internazionale stia cambiando radicalmente. Da un lato vediamo come l’America sia sempre più un continente in crisi, ieri con il crollo di Wall Street, oggi con la crisi dei mutui che, seppur ridimensionata in qualche modo dall’intervento di Bush, si ripercuoterà necessariamente, nei prossimi anni, su tutta l’economia occidentale. Dall’altro lato c’è una nazione nuova, unita, una Russia che ha rotto con il passato sovietico, una nazione che ha saputo resuscitare le vere origini del suo popolo. Orgogliosa della propria identità, consapevole della propria forza, oggi più che mai, si trova ad avere un ruolo di primo piano indispensabile per l’equilibrio mondiale. Una Russia che ha consolidato la sovranità nazionale e che ha visto più volte difendere, oltre ai propri interessi, anche quelli dell’Europa mostrando a tutti come il mondo non può e non deve essere solo a stelle e a strisce.

L’Europa di oggi è purtroppo in un’avanzata fase di americanizzazione che di fatto sta portando alla cancellazione di tutte quelle tradizioni e quei valori che per millenni sono stati punto di riferimento per i popoli europei. La Russia, ancora una volta, si mostra come l’unica nazione a non voler dimenticare il passato europeo, un passato che ha portato l’Europa al centro del mondo e il mondo al centro dell’Europa. Gli ideali della civiltà russa si manifestano nel-

l’ideale cristiano dell’Impero Ortodosso. E’ interessante, in tal senso, vedere come sia molto differente l’atteggiamento verso il denaro: “Per l’uomo occidentale la libertà si manifesta nel denaro, per il russo la libertà è l’indipendenza dal denaro. Il mondo occidentale è propenso a ridurre il concetto della libertà alla possibilità di comprare, di acquistare merci nuove e servizi nuovi; il russo vede in questa libertà una forma di schiavitù che incatena la sua anima e impoverisce la sua vita.” L’Europa di oggi, deve aprire gli occhi, deve aprirsi verso questa Russia formando un’alleanza tesa a raggiungere un’unità politica che controbilanci la potenza americana e che quindi difenda gli interessi, la storia e le tradizioni dell’Europa. Noi e la Russia, inoltre, abbiamo bisogno di quelle risorse che provengono dal mondo arabo, allo stesso tempo il mondo arabo necessita delle nostra tecnologia. Questi due mondi seppur inconciliabili culturalmente, non sono e non possono essere politicamente nemici. Gli Stati Uniti d’America continuano, anno dopo anno, a costruire pretesti per generare nuove guerre, conflitti che scaturiscono in nome del terrorismo islamico ma che in realtà mirano esclusivamente al controllo del greggio e delle fonti petrolifere. L’Europa non può continuare, attraverso la NATO a rendersi complice di queste azioni militari che minano la sovranità delle nazioni colpite e ci relegano sempre più in una posizione di totale sudditanza al potere americano. L’Europa deve dunque allargarsi, seguendo una logica storica, geografica, religiosa, etnica e culturale includendo tutti i popoli dall’Atlantico alla Russia e che escluda, quindi, nazioni come, ad esempio, la Turchia. L’Europa deve essere fondata sui principi del Cristianesimo, della tradizione culturale europea, della filosofia greca e della concezione politica e giuridica romana. Tornando alla Russia, vediamo come essa viene quotidianamente descritta dai media come una nazione in crisi; la verità è un’altra: oggi l’unica nazione veramente in cristi sono gli Stati Uniti d’America, ai quali la recente crisi dei mutui costerà più della guerra in Vietnam. Un paese dove ad arricchirsi sono le lobby sioniste che non ces-

seranno mai di cercare di scatenare nuove tensioni, nuovi conflitti. Guerre irragionevoli: prima in Afghanistan, poi in Iraq, domani in Iran che permettono e permetteranno continue speculazione sulla borsa, incessanti bisogni di armamenti (si

stima che negli ultimi anni il fatturato risultante dall’acquisto di armi si sia triplicato) ed infine l’inevitabile coinvolgimento delle nazioni europee. La nostra Europa non può rimanere soffocata dal potere americano che sta trascinando nel baratro questo continente e questa Italia dove stiamo provando su noi stessi quali sono gli effetti della globalizzazione e dell’aumento continuo del prezzo del petrolio. Occorre ricompattare ciò che oggi appare disunito, disgregato, prendere esempio da una Russia attenta che ha compreso da tempo cosa significhi essere stretti alleati degli USA. Una Russia che grazie a Putin e al suo operato si è risollevata, ha messo da parte le lobby, le oligarchie e nonostante oggi presenti delle difficoltà ha senza dubbio delle ottime prospettive per il futuro. “Le risorse naturali e le scorte di carburante pro capite della popolazione sono dieci volte più importanti che negli USA e in Canada, e perfino 27 volte più importanti che nei paesi dell’Europa occidentale.” L’Europa assieme alla Russia può e deve andare verso un’alleanza economica e politica che porterebbe il continente europeo verso un’autarchia che ci libererebbe da questa economia mercantile, frutto di una globalizzazione che, anno dopo anno, rende sempre più instabile e precaria l’economia italiana e non solo.


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Una pagina di storia dimenticata

SAF: “...materia incandescente da cui si sprigionavano scintille di fede, bagliori di entusiasmo...”

settembre 1943. Il capo del governo italiano, maresciallo Pietro Badoglio, rende pubblica con un messaggio radiofonico la notizia dell’ esito positivo delle trattative di armistizio con le forze angloamericane, conclusesi con la firma del patto il 3 settembre. L’ Italia cadeva nel caos.Vittorio Emanuele III fuggiva a Brindisi e con lui il governo. Le forze ex alleate tedesche continuavano ad essere stanziate nella parte centro-settentrionale del paese. Tutti sanno come si svolsero successivamente gli eventi. Ciò che ora ci interessa ricordare è piuttosto la storia di tutti quegli uomini e donne che non approvarono il badogliano tradimento, e non si tolsero la divisa, non si nascosero nei boschi, ma faccia al sole e fieri di glorificare la loro Patria scelsero di continuare a combattere a fianco dei tedeschi arruolandosi nelle truppe della Repubblica Sociale Italiana. Vogliamo infatti ricordare in questo breve articolo soprattutto quelle giovani donne che dopo l’otto settembre si sentirono tradite, che non sopportavano di far parte di quell’ oceano di viltà che le circondava e che anzi volevano con il loro coraggio e il loro ardore riscattare quelle divise che ormai erano in tanti ad abbandonare.

Riscattarle significava per queste giovani donne indossare loro stesse una divisa. La loro divisa, quel grezzo panno grigioverde, l’avrebbero portata in alto, l’avrebbero lavata dalle macchie di vergogna e tradimento di coloro che la dismettevano e l’avrebbero resa splendente con la loro virtù,

il loro onore, le loro sofferenze e talvolta con il loro estremo sacrificio. Fu così che le tante ragazze che si arruolarono volontarie nella R.S.I. vennero inquadrate da Mussolini nel Servizio Ausiliario Femminile, istituito con il Decreto Ministeriale n.447 del 18 Aprile 1944. L’ iniziativa raccolse un grande successo e in più di seimila donne da tutta italia presentarono la domanda di arruolamento. I reparti erano sostanzialmente tre: il Servizio Ausiliario Femminile , le Brigate Nere e la Decima MAS (che ebbe un suo SAF autonomo dall’esercito). I corsi di addestramento del SAF della Decima MAS erano guidati da Fede Arnaud Pocek. Generale di brigata del SAF era invece Piera Gatteschi. Ci viene descritta come una persona che si spese tutta per il bene della sua nazione e delle sue ausiliarie e che ci può aiutare a comprendere il carattere di queste giovani donne proprio a partire dal duro regolamento e dalla seria impostazione che essa stessa diede al SAF. Le ausiliarie non dovevano essere persone esaltate ma ragazze serie e disciplinate pronte a sopportare un duro addestramento militare. E questa disciplina doveva essere rispecchiata anche nella forma e nell’ aspetto esteriore che prevedeva diversi accorgimenti, i quali dovevano essere rispettati sia in servizio che nei periodi di licenza. Queste giovani donne svolsero con dovizia i ruoli più disparati,impegnate soprattutto nel coadiuvare coloro che combattevano in prima linea come aerofoniste o marconiste, negli ospedali e negli uffici, ma anche impegnate attivamente al fronte come a Nettuno o sulla Linea Gotica. Giovani donne, alcune poco più che bambine, che con le loro azioni ci hanno fatto riflettere su valori che nella nostra epoca sono ormai insabbiati, come l’ Onore, la Lealtà e l’ Amore sconfinato per la nostra terra. Giovani donne, belle senza aver bisogno di dipingere le labbra, perchè la loro bellezza stà nei loro occhi, nella

purezza dei loro giovani cuori, nell’ innocenza di quei 16 anni regalati al popolo per difendere il nostro futuro. Occhi, i loro, che hanno visto torture, stenti, violenze; occhi che talvolta si sono chiusi troppo presto.

E in questi giorni di settembre, giorni di polemiche, di elogi all’antifascismo della destra italiana, noi vogliamo rispondere che sì, vogliamo ricordare! Vogliamo ricordare quelle figlie d’Italia trucidate in nome dell’ antifascismo, vogliamo ricordare coloro che non si arresero, coloro che non tradirono, vogliamo ricordare coloro che da donne nel senso più alto del termine contribuirono a elevare al massimo grado la nostra bandiera. Vogliamo ricordarle come Esempio, così com’erano e come loro stesse si definivano: “...materia incandescente da cui si sprigionavano scintille di fede, bagliori di entusiasmo...impastate di eroismo e di follia, in un mondo di compromesso e malignità”.


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L’isola dei Fetusi

In questa rubrichetta tra il serio e l’ironico, vogliamo pubblicare brevi storie di grandi opportunisti e voltagabbana che per far carriera durante il fascismo erano “fascistissimi” e nel dopo guerra sono diventati “i padri della repubblica” tutti antifascisti da sempre.

l vincitore de “L’isola dei fetusi 2008”. Senza neanche bisogno della nomination da parte di altri candidati, a furor di popolo, vince l’edizione 2008 de L’isola dei fetusi il sig. Fini Gianfranco da Bologna.

“Troppo facile!” direte voi, ed in effetti non è difficile, ma onore al merito di uno che ha fatto del disonore la propria bandiera! Il vincitore non può che essere lui. Perché per vincere L’isola dei fetusi, servono doti non indifferenti: assenza di dignità, assenza di pudore, predisposizione al voltafaccia, doti che il nostro Gianfranco ha tutte e ben evidenti. Ecco dunque che il nostro personaggio è capace di presentarsi al Family day 2007, al fianco di uomini di chiesa e cattolici veri in difesa della famiglia tradizionale nonostante la sua amante fosse già incinta. Ecco dunque che il nostro si presenta il 7 gennaio 2008, nel trentesimo anniversario della strage di Acca Larenzia, a piangere lacrime amare in ricordo dei giovani militanti neofascisti uccisi dagli antifascisti, salvo poi dichiarare al mondo, pochi giorni fa, che la destra (evidentemente la sua destra) deve riconoscersi nell’antifascismo ossia porsi dalla parte di chi ha ucciso quei giovani. Il nostro è colui che si fa vanto di essere stato ferito, proprio quel famoso 7 gennaio, da un lacrimogeno della polizia, mentre erano in corso scontri furiosi fra neofascisti e forze dell’ordine, rappresentanti dunque lo stato italiano antifascista nato dalla Resistenza, e, stranamente, lui era a capo dei giovani neofascisti. Il nostro è colui che ha sfruttato in modo assoluto ed indiscriminato la buona fede di migliaia di militanti neofascisti, negli anni ’80 e ’90, i quali sotto le insegne

della croce celtica facevano militanza politica nelle strade e nelle piazze di tutt’Italia per far si, ad esempio, che si arrivasse al ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma nel 1993 quando ancora il nostro teneva comizi in piazze ammantate di nero, di celtiche sventolanti fra “boschi di braccia tese”. È quello che nel 1994 disse che Mussolini è stato il più grande statista del secolo scorso, salvo poi dire che il fascismo è stato il male assoluto. È quello che pochi mesi fa, prima delle elezioni, disse che non sarebbe mai entrato nel PdL perché non accettava i diktat di Berlusconi e poi si è rimangiato tutto e c’è entrato senza dire “a”. È quello che ha detto, nel 1996, dopo che Bossi aveva fatto cadere il primo governo Berlusconi, “con Bossi mai più, nemmeno a prendere un caffè!” e poi sappiamo tutti com’è andata.

Di fronte a personaggi come questo, le avventure di “grandi fascisti/antifascisti” come Bocca o Scalfaro, di cui abbiamo parlato le volte scorse, diventano storielle da bar. Qualcuno dirà che era tutto prevedibile, tutto già scritto nelle varie svolte politiche di cui Fini è stato protagonista, ma ci permettiamo di far osservare che mai nessuno prima di lui ha detto in maniera cosi netta di essere diventato il contrario esatto di ciò che era. Per questo il premio “Isola dei fetusi 2008” non può che essere suo! Però, a pensarci bene, conoscendo il soggetto, è possibile che fra qualche mese lo rivedremo in camicia nera e braccio teso ad animar le piazze di giovani squadristi. Chissà…?


“Perchè” degli Hobbit

Celebre brano di musica alternativa rivolto al giovane mondo studentesco

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Passano i giorni, le estati e gli inverni, cambiano i volti dei nuovi governi, come diceva il vecchio saggio: «Qui più si va avanti e si sta sempre peggio!» Mucche pazze, clonazioni, non ci sono più le mezze stagioni… E non ti chiedi mai perché? Ragazzino sui banchi di scuola con le menzogne ti han riscritto la storia, non ribellarti ragazzo modello, sei il tipo ideale per il “Grande fratello”, mangia McDonald’s e compra le Nike, tieniti pronto che c'è un nuovo Gay Pride... E non ti chiedi mai perché? Nuovi sessi, nuovi confini, pedofili che insidiano i nostri bambini… Scientologisti, raeliani, multilevel per fregarti il domani… Nuove sette, maghi e santoni, quello che cercan sono i tuoi milioni… E non ti chiedi mai perché? Ragazzino sui banchi di scuola, il capoclasse viene dall’Angola, ragazzi italiani senza un lavoro mentre i sindacati si riempiono d’oro… Nuovi profeti si chiaman Mullah, c’è un’altra moschea nella tua città… E non ti chiedi mai perché? Se un bel giorno te lo chiederai, vedendo che la vita tua non cambia mai, e allora ascolta, fai attenzione, che ti do io la soluzione, con le parole da Dante predette: «Uomini siate non pecore matte!» E non ti chiedi mai perché?

nizia un nuovo anno scolastico, nuovi libri da studiare (o meglio: vecchi libri ma con copertine diverse), nuovi compagni da conoscere a scuola ma, soprattutto, battaglie da ricominciare.. Per riaprire al meglio questa stagione scolastica bisognerebbe leggere almeno una volta il testo della canzone degli Hobbit, che descrive perfettamente (o comunque molto meglio di quotidiani che vendono migliaia di copie) la situazione attuale nella

scuola italiana e, nello specifico, di molti ragazzi che rappresentano le nuove generazioni. Questo brano fa senza dubbio riflettere. Gli Hobbit ancora una volta sono riusciti, in poche righe, a fornirci un’analisi di ciò che sta vivendo la gioventù del Terzo millennio: senza punti fermi, senza ideali, omologati da una scatola munita di un’antenna, alla continua ricerca di nuove marche da indossare e sempre capaci di inventare scuse per evitare il tradi-

zionale pranzo con i parenti e andarsene in branco in qualche fastfood! Sono questi i giovani d’oggi, o almeno la maggior parte, perché è comunque bello pensare e sperare che ci siano ancora alcuni di loro, seppur una sparuta minoranza, che sta leggendo questo giornale con orgoglio, l’orgoglio di non rispecchiarsi in questa canzone e di stare un passo avanti alla massa…


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Cara scuola.. Ma quanto mi costi?

Il caro libri, la truffa delle nuove edizioni, idee e pensieri per risolvere un problema importante

nno dopo anno la storia è sempre la stessa. Famiglie e studenti devono sborsare cifre esorbitanti per l’acquisto dei testi scolastici. E’ ormai alla luce di tutti come ogni anno le case editrici diffondono volumi di “nuova edizione”, che non sono altro che libri modificati esclusivamente nel titolo, nel numero delle pagine, nella grafica o nelle immagini. Così facendo aumentano i prezzi propinando fantomatiche nuove edizioni, aggravando il già esoso esborso delle famiglie. Accade anche, e non di rado, che alcuni libri non vengano utilizzati o solo in minima parte, causando in que-

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sto modo un inutile spreco. Lotta Studentesca in molte città e province italiane ha organizzato i mercatini del libro usato per contrastare la truffa delle “nuove edizioni” e sensibilizzare gli studenti all’acquisto di soli libri usati. Lotta Studentesca chiede inoltre alle istituzioni maggiori fondi destinati proprio ai testi scolastici, fondi che possano permettere alle scuole di dare in comodato d’uso i libri necessari (come avviene già in alcuni paesi dell’UE) con un prezzo inferiore rispetto a quello di copertina. In tal modo le singole famiglie potranno ridurre le spese almeno del 50%. Lotta Stu-

dentesca sempre dalla parte degli studenti. L’istruzione è un diritto! Boicottiamo le case editrici acquistando soltanto libri usati!

Ancora LS Treviso contro la droga

La droga: un fenomeno che coinvolge migliaia di studenti e che viene trascurato dalle istituzioni

a campanella che ha dato inizio al nuovo anno scolastico purtroppo ha rimesso in movimento anche chi a scuola ci va per consumare e spacciare droga. Impossibile non ricordare il vaso di Pandora scoperchiatosi la scorsa primavera, in alcune delle più rinomate scuole del trevigiano, che

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ha portato alla luce di prepotenza un fenomeno che non era nuovo a moltissimi studenti. La droga nelle scuole purtroppo circola e circola coperta anche dall’omertà di quei studenti che, pur non utilizzandola, non denunciano il traffico di stupefacenti. Lotta Studentesca si sta impegnando da sempre per combattere questa piaga sia generazionale sia culturale portando avanti una costante attività di informazione sui rischi che la droga fa correre a chi la usa. Resta comunque importante e basilare un controllo e un dialogo a livello familiare perché la fa-

miglia è il soggetto che può veramente combattere l’uso di droghe trasmettendo dei valori sinceri ai figli. Chiediamo inoltre agli insegnanti di farsi referenti all’interno dell’istituzione scolastica per quegli studenti che vogliono uscire dal triste mondo della droga, fatto di momenti futili destinati a perdersi nell’oblio. Denunciare chi spaccia la droga all’interno della scuola non è fare la spia ma vuol dire prendere una posizione coraggiosa, matura e forte a favore di una società migliore.

L’amore dietro la barricata

“Non abbiamo bisogno di morire per renderci conto di essere vivi, noi siamo...”

e volessimo, potremmo parlarvi delle nostre iniziative in giro per l’Italia, potremmo dirvi per esempio che è nato il blog di Lotta Studentesca Bologna a fronte di un impegno di ormai un anno e mezzo sulla piazza più rossa d’Italia, potremmo dirvi che in Abruzzo ci si adopera per realizzare il mercatino del libro usato e risolvere in questo modo il problema del caro libri, potremmo dirvi di come in tutta Italia, da Verona a Palermo, da Milano e la Lombardia fino a Bari siamo ormai una delle realtà studentesche più presenti, potremmo ovviamente parlarvi del radicamento nel nostro territorio/cantiere romano, ma sarebbe

inutile, le nostre non sono azioni dove potervi dare un appuntamento, non sono le manifestazioni poltronaie di chi urla e strilla il disagio della propria tristezza, noi SIAMO, e in questo essere si risolve l’essenza del nostro movimento, non abbiamo bisogno di morire per renderci conto di essere vivi, noi siamo l’estetica della rivolta, il colore contro il grigio, la violenza del mare contro la sabbia molle. Quindi il prossimo appuntamento è sotto la tua scuola, dietro al bar e davanti casa tua, di notte o di giorno Lotta Studentesca esiste. LS Il Pensiero è Nell’Azione.



Vecchia Scuola Ottobre/Novembre