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ASSESSORATO DEL LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE

F.I.L.E.F. FEDERAZIONE ITALIANA DEI LAVORATORI EMIGRANTI E FAMIGLIE – SARDEGNA

UNA RIFLESSIONE SU EMIGRAZIONE E IMMIGRAZIONE

20 ottobre – 2 novembre 2010 5 partecipanti dai circoli sardi in Argentina e negli USA per uno scambio culturale itinerante in Sardegna UN PROGETTO ORGANIZZATO DALLA FILEF SARDEGNA CON LA PREZIOSA COLLABORAZIONE DEI COMUNI DI ALLAI, DOLIANOVA, LULA, LOCULI, MANDAS, SERRI


Grafica e impaginazione

Jan Lai FILEF Sardegna

Disegno in copertina

Mauro Carta


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PREMESSA a cura della FILEF Sardegna

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Il coraggio dei giovani

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irca 13 anni fa la FILEF Sardegna iniziò un percorso nuovo, un percorso che voleva provare ad affrontare il discorso complesso dellâ€&#x;emigrazione sarda nel mondo da una nuova angolazione, un nuovo punto di vista. Allora un piccolo gruppo di giovani senza precedenti esperienze si imbarcarono nella folle avventura del Servizio Volontario Europeo ideando un progetto di accoglienza di 10 giovani provenienti da diversi paesi europei da ospitare per sei mesi in 5 piccoli paesi dellâ€&#x;interno della nostra isola. Immaginate qualche adolescente di Londra o Madrid in un paese di 300 abitanti della nostra Barbagia e avrete una vaga idea di quanto fossimo folli. Quel progetto venne premiato 8 anni dopo, dal Presidente della Commissione Europea Luis Barroso, come la migliore esperienza interculturale per i giovani in Europa.

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Si trattava, evidentemente, della prova provata di come, la follia o, meglio, il coraggio, di alcuni giovani guidati dall‟entusiasmo potesse raggiungere risultati significativi nel dialogo fra le culture. Nel 2008 quello stesso spirito ci faceva realizzare un progetto per trasferire ai giovani dei circoli sardi nel mondo le competenze che l‟esperienza di quel primo progetto ci aveva dato in termini di progettazione europea, mobilità giovanile e “follia”. L‟avventura dei nostri “Campernauti” ha pienamente confermato le nostre aspettative riassumibili in quello che potrebbe essere il motto della FILEF di oggi: «dai ai giovani i mezzi e loro realizzeranno qualunque idea, e più questa sarà folle, migliore sarà il risultato». Nel mondo dell‟emigrazione sarda organizzata spesso si parla di giovani perché “si deve” e molto meno spesso gli si danno strumenti e carta bianca.

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Speriamo che il fantastico lavoro fatto dai “ragazzi del camper” possa servire ad incoraggiare gli scettici ad avere nei giovani la massima fiducia. Noi l‟abbiamo avuta e non ce ne siamo pentiti! Jan Lai Presidente FILEF Sardegna

Un sincero ringraziamento a chi ha reso possibile questa esperienza: la Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato del lavoro, Servizio Emigrazione; i Comuni e le cittadinanze di Allai, Dolianova, Lula, Loculi, Mandas e Serri; lo staff della FILEF e, soprattutto, Eduardo Toro, Fabiana Mabel Ponce, Francesca Bandino, Magalí Misses e Santiago Andrés Trapani.

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UNA RIFLESSIONE SULL’EMIGRAZIONE E SULL’IMMIGRAZIONE a cura della FILEF Sardegna

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1.1. IL PROGETTO

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l progetto regionale “Corso di formazione sui programmi di mobilità giovanile europea”, rivolto ai giovani sardi emigrati “, presentato dalla nostra associazione per il tramite della FAES alcuni anni fa, si è realizzato attraverso due fasi distinte, ma collegate. La prima, svoltasi tra il 6 e il 12 aprile 2008, pochi giorni prima della Conferenza internazionale dell'emigrazione "I sardi nel mondo", aveva coinvolto 14 figli e nipoti di emigrati sardi provenienti da Argentina, Belgio, Canada, Germania, Italia, Stati Uniti e Svizzera, in un corso di formazione sulla progettazione di eventi di mobilità giovanile e sull‟accesso ai fondi europei per i giovani. Come esito di questa fase formativa i partecipanti avevano elaborato essi stessi il progetto relativo alla fase successiva di applicazione concreta di

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quanto appreso, progetto che, sostanzialmente, è rimasto invariato fino alla sua realizzazione qui di seguito descritta. Questa fase ha coinvolto cinque dei partecipanti coinvolti già nel 2008, provenienti dall‟Argentina e dagli Stati Uniti, che hanno avuto come obiettivo la realizzazione di un‟indagine conoscitiva circa il fenomeno dell‟immigrazione e dell‟emigrazione in Sardegna. Il progetto, del quale è ancora in corso la parte di analisi dei dati raccolti e della loro sistematizzazione in un documento conclusivo, si è realizzato a partire dal 16 ottobre e si concluderà il 7 novembre 2010. Ad un primo periodo di formazione presso la sede dell‟associazione (FILEF, dal 17 al 19 ottobre) ha fatto seguito la fase itinerante tra i comuni coinvolti, dal 20 ottobre al 1 novembre. Il progetto ha avuto, infatti, uno sviluppo geografico itinerante della durata di due settimane e le sedi di effettiva realizzazione sono stati i comuni di Loculi, Lula, Allai, Serri, Mandas e Dolianova. Qui i partecipanti

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hanno effettuato numerose interviste che hanno permesso di raccogliere testimonianze significanti sulla percezione dei movimenti di emigrazione ed immigrazione nell‟isola. Al fine di raggiungere e soggiornare nei centri, i partecipanti hanno utilizzato un camper per gli spostamenti, dove hanno avuto inoltre la possibilità di dormire e cucinare i pasti. I partecipanti si sono fermati in ogni paese per un periodo di uno o due giorni. A sua volta il viaggio è stato raccontato in un blog su Internet (www.ildiariodelcamper.blogspot.com), aggiornato durante le tappe del progetto itinerante in modo tale da dargli maggiore visibilità. L‟indagine conoscitiva non ha le caratteristiche e l‟impostazione di una ricerca sociale con pretese scientifiche, vuole piuttosto essere un tentativo di comprendere meglio le realtà dell‟emigrazione e dell‟immigrazione in Sardegna attraverso un approccio informale. Per i partecipanti sia locali che

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stranieri coinvolti nel progetto, le interviste hanno rappresentato un‟occasione di vero e proprio scambio interculturale. Gli intervistati sono stati: ● Emigrati sardi di ritorno (20 in totale) ● Immigrati in Sardegna, impiegati in settori lavorativi nei paesi o nel territorio (21 in totale) ● Giovani di età compresa tra 18 e 30 anni (40 in totale) In ogni Comune c‟è stato un incontro con le istituzioni e con la popolazione locale per far conoscere e condividere gli obiettivi del progetto, durante il quale i partecipanti hanno presentato le loro culture di appartenenza. Durante tali incontri i partecipanti hanno esposto, oltre al progetto e alle sue finalità, le varie attività dei circoli di appartenenza e introdotto argomenti inerenti al progetto (aspetti linguistici, emigrazione ed immigrazione in Argentina e negli USA) in modo interattivo ed interessante.

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UNA RIFLESSIONE SULL’EMIGRAZIONE a cura di Francesca Bandino, Magali Misses, Santiago Andrés Trapani, Eduardo Toro e Fabiana Mabel Ponce

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2.1. IL LAVORO

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l lavoro è uno dei grandi problemi che ha influenzato l‟emigrazione italiana. Anche dalla nostra indagine emerge che si tratta di un aspetto essenziale. Abbiamo visto che esiste una relazione tra il problema del lavoro e l‟emigrazione. La principale motivazione è la mancanza di lavoro in tutta la Sardegna. Le persone da noi intervistate ci hanno raccontato che non avevano un lavoro fisso nel loro paese e quindi ne cercavano un altro nei paesi europei più vicini. Alcuni di loro, prima di partire, avevano già un contratto di lavoro. Per questo motivo era più facile lasciare la propria terra d‟origine per emigrare, sebbene non si sapesse come sarebbe stata la vita nel nuovo paese. Come motivazione alla partenza, i nostri intervistati hanno inoltre raccontato che non erano soddisfatti del loro lavoro in Sardegna (per esempio: pastore, cameriere, lavapiatti, muratore o attività in

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campagna); anche i salari erano bassi e la qualità della vita non era buona. Tra gli altri motivi è stato citato anche lo studio, ma non riteniamo che questo dato sia significativo (si tratta infatti di persone più giovani, quindi di una emigrazione più recente e a tempo breve). Il legame tra la ricerca del lavoro e l‟emigrazione è quindi ricorrente nella nostra indagine, come emerge chiaramente da alcune risposte alla domanda “perché è partito?”: “Perché qui non c‟era lavoro, e il poco lavoro che c‟era [non offriva] assicurazione” (EB1)1 “Non c‟era lavoro” (EC2) “Lavoro, soldi” (ED3) “Avventura, lavoro” (EC4) “Per vedere il mondo, e anche per lavoro” (ED2)

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Nelle citazioni viene riportato il codice di riferimento del singolo intervistato.

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Si può dire che all‟estero gli emigrati sardi che abbiamo intervistato hanno trovato un lavoro fisso, stipendi più alti, e una qualità di vita migliore. Alla domanda “Cosa faceva all‟estero?” un intervistato (EA1) ci racconta che è partito con un contratto per lavorare in edilizia. Dopo quasi un anno è andato a lavorare alla Bosch, dove ha lavorato in rettifica e in fonderia. In tutto ha lavorato 14 anni. Un altro emigrato ha lavorato in una fattoria e non ha avuto problemi a trovare lavoro fuori della Sardegna (EA4), Molti sono andati con un contratto di lavoro tramite l‟ufficio di collocamento (ED2). Dalle risposte raccolte si deduce che l‟ emigrato cercava subito lavoro oppure aveva già un contratto di lavoro e in alcuni casi restava all‟estero molti anni. Molti hanno avuto la possibilità di fare cose che in Sardegna non potevano fare, aspetto che contribuiva a migliorare la loro qualità di vita. Oltre alla motivazione che ha portato gli emigrati a partire, abbiamo voluto analizzare anche i motivi

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per i quali alcuni Sardi sono tornati nell‟isola. Abbiamo riscontrato diversi motivi, per esempio: per la pensione o perché aveva trovato un altro lavoro in Sardegna, come risulta dai seguenti frammenti delle interviste (risposte alla domanda “perché ha deciso di tornare?”): “Volevo che le cose cambiassero anche qui. Era sempre la mia volontà di tornare. Un anno ero rientrato per le ferie di maggio, e uno del paese [mi] ha offerto un lavoro” (EA1) “Perche lì ci sono tanti problemi. Ad un certo punto è mancato anche il lavoro li, adesso sono in pensione. Quando sono tornato ho continuato a fare gli impianti di riscaldamento” (EB1)

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2.2. LA FAMIGLIA

Al pari del lavoro, la famiglia risulta essere un aspetto ricorrente nell‟analisi della motivazione per la partenza al estero, l‟integrazione e il ritorno. Il punto nel quale abbiamo maggiori riferimenti su questo aspetto è stato la motivazione per tornare in Sardegna. Gli affetti hanno un ruolo molto forte al momento di prendere questo tipo di decisione. Tra le motivazioni famigliari al rientro (in Sardegna) troviamo abbastanza spesso che gli emigrati da noi intervistati volevano che i loro figli risiedessero nel loro paese d‟origine, la Sardegna, o che volevano far crescere e educare i loro figli nel territorio sardo: “Ho deciso di tornare per dare una patria ai miei figli. Perché lì erano stranieri. E rimarranno sempre straneri. Anche i nipoti. E anche per crescerli in un ambiente in cui io mi sono sempre trovato bene” (ED2)

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In diverse interviste emerge che era la stessa famiglia dell‟emigrato che voleva tornare, sia per mancanza del resto della famiglia e dei parenti o per difficoltà culturali, come la difficoltà di relazionarsi con le persone del paese ospitante. In alcuni casi abbiamo visto che la motivazione per tornare era la famiglia più stretta: alcuni hanno dovuto lasciare il coniuge e i figli e sono successivamente tornati in Sardegna per ristabilire i rapporti familiari o per paura di perderli (genitori troppo anziani o parenti malati). Per quanto riguarda la relazione tra famiglia e integrazione, abbiamo scoperto che non è stato facile per gli emigrati affrontare queste dinamiche. Alcuni non volevano o non potevano formare una famiglia all‟estero con una persona di altra nazionalità o cultura (perché erano consapevoli che in quel caso sarebbe stato molto difficile tornare al paese d‟origine, o forse per problemi con la lingua o la differenza di cultura) e hanno aspettato a rientrare in Sardegna per cominciare a pensare alla propria familia.

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“Ho vissuto fuori per 13 anni, poi sono tornato e ho fatto la famiglia. Non mi trovavo come ambiente per fare la famiglia all‟estero” (EB1)

Abbiamo visto che tanti hanno trovato difficoltà a decidersi a lasciare le loro famiglie; chi è partito con la famiglia, invece, ha incontrato difficoltà quando qualche membro della famiglia non riusciva o non voleva integrarsi alla nuova realtà e voleva tornare al paese d‟origine. Un intervistato ci racconta che è rientrato in Sardegna per la prima volta dopo quattro anni, poi rientrava ogni anno o ogni due anni. Dopo che si è sposato tornava nel paese di origine più spesso. Voleva tornare per far nascere i figli in Sardegna, perché i genitori erano in paese, ma la moglie non voleva tornare in Sardegna: “è l‟unico sbaglio che ho fatto nella mia vita, rientrarmene qua… tutto colpa mia. Mia moglie non voleva tornare qua. Noi stavamo bene li… mia moglie ha sofferto molto…. Solo per quello mi sono pentito di essere rientrato qua. Perché

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non era più come io li ho lasciati qua, la gente… quando non c‟è l‟amore tra la gente manca tutto” (AE2)

In altri casi, invece, il fatto di non aver una famiglia in Sardegna ha spinto gli emigrati a provare una nuova vita all‟estero. Alcuni avevano qualche parente o amico che era già emigrato e che ha potuto aiutarli a sistemarsi. Un ultimo gruppo di persone nelle interviste ci racconta che la decisione di partire era stata presa preventivamente dai loro genitori o dalla moglie o dal marito, quindi non avevano un‟altra alternativa.

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2.3. LA LINGUA

Dalle nostre interviste, emerge che la lingua del paese che ha ospitato gli emigrati sardi è stata una delle difficoltà che hanno avuto all‟inizio ad integrarsi, anche se in quasi tutti i posti di lavoro c‟era l‟interprete. Con molto orgoglio, le persone intervistate ci raccontano che hanno fatto tutto il possibile per imparare la lingua e che l‟hanno fatto in poco tempo. Un intervistato (EA1) afferma, ad esempio, di aver avuto qualche difficoltà con la lingua, ma ha imparato a parlare dopo una settimana perchè aveva la volontà di imparare. Dopo sei mesi non aveva più bisogno dell‟interprete. Alla nostra domanda “Che difficoltà ha avuto a iniziare una nuova vita all‟estero?” abbiamo ottenuto le seguenti risposte: “Difficoltà con la lingua” (AE3- AE4-EE2)

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“Ho fatto l‟errore di non prendere subito la TV, [ho avuto più difficoltà” (EC2) “Lingua, costumi, gli usi ...” (ED2)

Nello stesso periodo in cui il flusso di emigrazione sarda all‟estero era alto, si verificava anche una emigrazione massiccia da altri paesi, quindi nelle fabbriche gli operai parlavano tante lingue diverse tra di loro. Per esempio un sardo emigrato in Germania ci racconta che ha lavorato molto con Spagnoli e Portoghesi e parlavano “… un misto di sardo, italiano, spagnolo e portoghese. Non abbiamo mai adoperato il tedesco … tra di [noi]. Ci arrangiavamo cosi” [ED2].

In un‟altra intervista un emigrato racconta: “Non capivo la lingua, la parola piu‟ bella che avevano verso di noi italiani...era quando mi chiamavamo zingaro.” (EA2)

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Lo stesso intervistato sostiene di essersi abituato subito al clima e al cibo e di aver avuto difficoltà dopo che il compagno sardo era andato via. Questo gli ha permesso però di imparare in fretta la lingua. Molti non hanno spiegato a fondo le difficoltà che hanno avuto con la lingua, probabilmente perché per loro era un ricordo distante. La lingua era semplicemente un ostacolo che hanno dovuto superare, hanno imparato la lingua per necessita e quindi non avevano altra scelta che impararla. Possiamo dire che quasi tutti gli intervistati hanno vinto queste difficoltà, e si sentono orgogliosi di aver superato questa prima tappa decisiva nella loro integrazione nel paese ospitante.

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2.4. LE AMICIZIE/LE RELAZIONI

Per quanto riguarda le relazioni umane e di amicizia, non abbiamo riscontrato che questo fosse un motivo per decidere di emigrare. Questo aspetto è invece fondamentale relativamente all‟integrazione di quasi tutti nostri intervistati sardi che hanno vissuto all‟estero. Molti dei nostri intervistati ci hanno detto che sono riusciti ad avere buone relazioni di amicizia all‟estero, tanto con italiani che con persone di altre nazionalità. Alla nostra domanda “Ha fatto amicizia con le persone del paese dove viveva?” abbiamo raccolto le seguenti risposte: “Dopo un po‟, ho fatto amicizia con le persone di tutte le razze.” (EA1) “Ho fatto amicizia con tutti … c‟erano di tutte le razze …” (EB2) “Sì, molti amici e anche una fidanzata.” (EB4) “Molte amicizie. Io questo lo consiglio … “ (ED1)

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Da alcune interviste però gli emigrati sottolineano che, sebbene avessero stretto amicizia con tutti, preferivano frequentare altri sardi che consideravano come amici più stretti; questo rapporto li aiutava a mantenere vive le loro abitudini e la loro lingua, così si sentivano più vicini alle loro radici e alla loro cultura, mantenendo le proprie identità in una realtà culturale molto o poco diversa a quella del paese d‟origine: “Mi sono inserito bene, conoscevo tutto il paese; ho fatto amicizia con Sardi, Italiani e Francesi. Più che altro c‟era la relazione con gli Italiani.” (EB1) “Ho fatto amicizia con persone dei paesi vicini [al mio paese]. Frequentavo il Circolo Sardo.” (ED3)

Alcuni intervistati ammettono di aver avuto problemi nel relazionarsi con persone di altri paesi, infatti è stato difficile instaurare una relazione di amicizia tenendo conto della differenza culturale: “… con qualcuno sì, molti no perché … la pensavamo di modo diverso” (ED2)

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Molti hanno relazionavano lavoro; alcuni positivo e ha Altri invece negativo:

confermato che il posto dove si con le persone del luogo era il hanno visto questo aspetto in modo permesso loro di stringere amicizie. hanno valutato questo in modo

“‟E stato difficile fare amicizia perché in realtà ci frequentavamo solo a lavoro.” (EF2) “più che altro ho fatto amicizia con i compagni di lavoro.” (EC3)

Un gruppo ristretto di persone da noi intervistato ha sentito una vera discriminazione all‟estero, solo per il fatto di appartenere a un‟altra nazionalità e ad un‟altra cultura: “La più bella parola che avevano verso di noi italiani … era quando mi chiamavano „zingaro‟… Non ci potevano vedere a noi”. (EA2)

Queste differenze portavano alcuni degli emigrati sardi a frequentare gli altri sardi per sentirsi come

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“in casa”. Un altro, invece, ha provato ad identificarsi con la comunità locale: “Alle feste degli italiani c‟era un casino … tutti che parlavano male”. (ED3)

Abbiamo osservato che in diversi casi, l‟aspetto delle relazioni umane e dell‟amicizia è stata una vera motivazione per tornare in Sardegna. Alcuni sono tornati perché tutti gli amici sardi erano già tornati o perché così ha deciso la compagna.

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2.5. LA CULTURA

Nella nostra indagine abbiamo riscontrato che l‟integrazione nella cultura del paese che ha ospitato gli emigrati sardi è stata in alcuni casi difficoltosa. Parlando di queste difficoltà sono stati portati esempi come il cibo, il clima e le abitudini. Una persona intervistata ci racconta che mangiava solo pane e uva perché non gli piaceva il cibo del paese dove abitava, altri dicono di non avere mai avuto pretese perché conoscevano la povertà e mangiavano quello che c‟era. Altri ancora hanno trovato il clima del nuovo paese duro e freddo, e sentivano tanto la mancanza del sole e delle belle giornate. Ecco alcune risposte fornite dagli emigrati intervistati alla domanda “Che difficoltà ha avuto ad iniziare una nuova vita all‟estero? Cosa le mancava della Sardegna quando viveva all‟estero?”: “Il sole … “ (EB4) “Il clima” (EC1)

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“Il clima all‟inizio” (EC2) “L‟aria, la temperatura, il sole, il mangiare” (EC3) “All‟inizio il cibo non mi piaceva e quindi mangiavo solo pane e uva” (ED4) “Il cibo” (EA4) “Il mangiare” (ED1) “Cibo no perché si mangiava quello che c‟era … quindi non c‟erano grandi pretese. Eravamo contenti quando ci riempivamo la pancia” (ED2)

Anche se la mancanza di alcuni aspetti della cultura sarda ha reso difficile l‟integrazione in quella del nuovo paese, molti degli emigrati intervistati hanno portato una parte della nuova cultura al rientro in Sardegna, come la puntualità, il rispetto delle regole e la precisione – cose che molti sostengono mancare nell‟isola. Pochi ci hanno parlato della loro sofferenza come Sardi. Solo uno degli intervistati ha usato la parola “razzismo” e solo uno ci ha raccontato che gli emigrati venivano chiamati “zingari”. Un intervistato ci dice che non si è mai trovato bene nel paese che lo ha ospitato perché la popolazione

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era troppo diversa da quella sarda. Ecco tre risposte date dai nostri emigrati: “La più parola bella che avevano verso di noi Italiani … era quando mi chiamavano „zingaro‟” (EA2) “Proprio pentito no, però sinceramente [quel paese] non mi è mai piaciuta. Un popolo troppo diverso, persone freddi. Noi sembriamo più affettuosi … “ (ED4) “[Ho fatto amicizia] con Sardi … con Italiani … [anche] con qualche altro … molti no perché … la pensiamo in modo diverso” (ED2)

Pochi dei nostri intervistati ci dicono che si sono trovati bene e che si sono inseriti nella vita del paese ospitante. Uno degli emigrati rientrati era molto piccolo quando ha lasciato la Sardegna e quindi le sue esperienze di integrazione culturale erano diverse da quelle degli altri emigrati; intervistato, ci ha raccontato di essersi abituato alle usanze di entrambe le culture.

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Per alcuni dei nostri intervistati, la cultura era anche una motivazione per il ritorno: Il fatto che mancasse il paese di origine e che in Sardegna fosse“tutto più genuino” mostrano che c‟è un legame molto forte con la terra natìa. Un intervistato ha dichiarato che non credeva nello stile di vita del paese che l‟ha ospitato: questo è bastato a riportarlo in Sardegna. Di seguito, due esempi di emigrati che sono rientrati in Sardegna per motivi culturali (“Perché ha deciso di tornare”?): “... per dare una patria ai miei figli. Perché lì erano stranieri. E rimeranno sempre stranieri. Anche i nipoti. E anche per crescerli in un ambiente in cui io mi sono sempre trovato bene.” (ED2) “Non volevo vivere alla tedesca, non era la mia filosofia di vita.” (EC4) “Ho la casa qui … qui trovo tutto più genuino” (ED3)

La cultura è legata ad altri aspetti, quali l‟identità e i sentimenti. La maggior parte degli emigrati che

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abbiamo intervistato hanno continuato a sentire un legame forte con la Sardegna, la sua cultura e la sua terra. Nonostante ciò, al rientro hanno portato un aspetto della cultura del paese dove hanno vissuto, e alcuni hanno usato queste conoscenze per migliorare la situazione nel proprio paese.

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2.6. GLI “EXTRA”

L‟indicatore “extra” comprende tutte quelle risposte che non si possono includere negli altri indicatori stabiliti. Troviamo aspetti inerenti la “motivazione per tornare alla Sardegna” e, in misura minore, “motivazione per emigrare”; non ci risulta un aspetto significativo in relazione all‟integrazione dei sardi con le persone locali all‟estero. Molti intervistati hanno segnalato come motivo principale per tornare la mancanza “della casa”, della terra” e “dell‟aria”, aspetti che implicitamente o esplicitamente si trovano costantemente in quasi tutte le risposte. Anche la salute è stato un motivo ricorrente per ritornare, sia per la propria salute, che per la salute di qualche famigliare o perché la Sardegna offriva un clima più favorevole in relazione a determinate patologie.

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Nella maggioranza degli emigrati intervistati, abbiamo osservato che tornavano spesso in Sardegna, generalmente in occasione di elezioni o per le ferie. Alcune persone, dopo aver conosciuto all‟estero un'altra realtà più favorevole, grazie a delle comodità che in Sardegna non esistevano ancora, sono tornati in Sardegna con la speranza e la volontà di portare il loro contributo allo sviluppo locale, in base a quello che avevano appreso nel paese straniero. In altri casi, la motivazione per tornare è stato lo stimolo dello stesso governo italiano che attraverso diversi progetti statali, offriva alcune opportunità ai sardi emigrati che volevano tornare, come per esempio un programma di borse di studio. Altri, invece, sono tornati in Sardegna perché avevano una casa propria, mentre all‟estero non era facile riuscire ad averne una.

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Come abbiamo detto prima, tra gli indicatori “extra” e le “motivazioni per emigrare” abbiamo trovato una forte relazione. Alcuni hanno citato la voglia di avventura come motivo per lasciare la propria terra. Altri cercavano aspetti più generali come la libertà, sentimento che non trovavano nella loro terra d‟origine. Alcuni altri, infine, cercavano di scappare dalla loro realtà: per esempio, in alcune interviste, ci hanno detto di aver deciso di andare via dell‟isola per non voler condividere la “mentalità dei sardi”.

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UNA RIFLESSIONE SULL’IMMIGRAZIONE a cura di Francesca Bandino, Magali Misses, Santiago Andrés Trapani, Eduardo Toro e Fabiana Mabel Ponce

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3.1. IL LAVORO

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on la nostra indagine abbiamo voluto capire il passato, il presente e il futuro degli immigrati intervistati. Riguardo le loro aspettative al momento della scelta della Sardegna come meta d‟emigrazione abbiamo riscontrato il desiderio di trovare un lavoro fisso, guadagnare un po‟ di soldi, e migliorare la propria qualità della vita per poter ritornare nel paese d‟origine. Relativamente alla motivazione che ha spinto gli immigrati a partire, nelle interviste emerge in maniera costante la mancanza di lavoro, soldi, e qualità di vita. Gli immigrati da noi intervistati hanno trovato lavoro subito, grazie alla loro forte motivazione a lavorare per il fatto di essere disponibili ad accettare il lavoro che i sardi non volevano fare e alla volontà di cambiare la propria qualità di vita e, non ultimo, al desiderio di guadagnare soldi.

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Abbiamo riscontrato che tra i progetti di vita degli immigrati intervistati c‟è quello di guadagnare soldi per alcuni anni, per poi tornare nuovamente al paese di origine. Alla domanda “perché ha deciso di emigrare?”, abbiamo raccolto le seguenti risposte: “È una scelta personale e anche della chiesa, per fare la teologia mi ha mandato a Roma dopo [sono] rientrato [nel] mio paese. Miei superiori mi hanno mandato per completare gli studi alla facoltà di Cagliari” (ID2) “Perchè i soldi non bastavano”. (IB2) “Fuori si può guadagnare un po‟ di più” ( (IA3) “Per il lavoro del mio marito” (IB1) “Per la situazione economica. Purtroppo sono dovuta venire qui. All‟ inizio non volevo lasciare la famiglia a casa per trasferirmi qui” (IC1)

Relativamente alle attività svolte in Sardegna, di seguito elenchiamo le risposte ottenute: “La Badante” (IC1)

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“Raccolta di olive” (IF2) “La casalinga, prima vivevo [in una città dell‟Italia], avevo un‟ azienda e facevo la ragioniera” (IA3) “Sono casalinga” (IC2) “Gestore di ristorante” (IF1) “Agricoltura” (IA3) “Sono arrivata come badante. ho conosciuto il mio compagno cosi. Adesso non riesco a trovare lavoro” (IB4)

Analizzando le risposte alla domanda “hai trovato lavoro subito?”, si può vedere che gli immigrati intervistati hanno risposto, in generale, in maniera affermativa.: “Sì veramente sì, si guadagnava poco prima però dopo aver imparato bene la lingua si guadagna meglio.” (IA3) “Sì”. (IC2) “Sì, ha parlato mia sorella con questa famiglia e mi hanno fatto venire qui” (IC1) “Non subito. Il problema è che io non posso lavorare 24 ore su 24” (ID1)

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Con la nostra indagine avevamo l‟intenzione di capire il progetto di vita degli immigrati intervistati. Abbiamo rilevato che questi lasciano il paese d‟ origine per lavorare e per potere guadagnare soldi, come si evince dalle risposte alla domanda “credi che venire in Sardegna sia stata una buona scelta?”: “Non lo so, tutto dipende dal lavoro” (IB2)

E alla domanda “se tu fossi un politico, cosa faresti per gestire al meglio l‟ immigrazione?”: “Un buon lavoro per gl‟immigrati, facilitare le pratiche per fare il documento” (IF3) “Lavoro per non emigrare [nel paese d‟origine]” (IB2)

In questi frammenti si vede che l‟aspetto più ricorrente nei racconti degli intervistati è il lavoro. Possiamo dire che per loro la Sardegna è una buona scelta per potere cominciare una vita all‟ estero. Se prima erano i sardi che decidevano di

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andare fuori a cercare un lavoro e una vita migliore, adesso ci sono tanti immigranti che scelgono la Sardegna.

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3.2. LA FAMIGLIA

Secondi le informazioni raccolte nella nostra indagine, insieme al lavoro, la famiglia è uno dei motivi più importanti per emigrare. Alcuni degli intervistati sono arrivati nell‟isola seguendo i loro genitori, il loro partner o altri parenti; altri arrivavano principalmente con il desiderio di trovare una vita migliore in Sardegna, quasi sempre legato alla possibilità di lavorare. Alcuni sono arrivati prima, e quando hanno trovato un lavoro e un poco di stabilità hanno portato in Sardegna tutta la propria famiglia. Altri sono arrivati in Sardegna seguendo la decisione di qualche membro della famiglia. Un altro gruppo invece ha lasciato la famiglia nel paese d‟origine, alcuni avendo la possibilità di tornare a trovarli periodicamente e aiutarli economicamente. Molti dal momento della partenza hanno avuto pochi contatti con le famiglie e si sentivano solo nei giorni festivi più importanti (Natale; ferie).

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Per alcuni la scelta di emigrare dal paese d‟origine è stata legata a una situazione famigliare complicata (divorzio, morte di qualche famigliare), e hanno scelto la Sardegna per lasciarsi dietro i loro problemi: “Sono andata in Sardegna perché la mia mamma era morta” (IC2)

La distanza che c‟è tra gli immigrati e le loro famiglie, il dispiacere di qualche famigliare per essere fuori della propria terra, in vari casi ha costituito un ostacolo per l‟integrazione dello straniero nell‟isola. Per quanto riguarda il matrimonio e la nascita dei figli, da una parte notiamo che alcuni degli immigrati sono arrivati in Sardegna senza un/a compagno/a, e hanno deciso di formare le loro famiglie qui. Da un‟altra parte, una piccola nucleo degli intervistati ha affermato di preferire un partner connazionale con il quale avere figli, forse per non perdere le speranze di tornare.

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3.3. LA LINGUA

Nel caso degli immigrati intervistati, la necessità di comunicare e di poter esprimersi è stata un forte impulso per imparare la lingua e superare gli ostacoli linguistici. Alcuni conoscevano la lingua prima di arrivare in Sardegna perché erano già stati in Italia. Quasi tutti capiscono e parlano l‟italiano, ma non parlano il dialetto sardo, seppur capendolo. Alla domanda “come ti trovi con la lingua? (Sardo- Italiano)”, gli immigrati affermano: “All‟inizio un po‟ duro,però dopo no. La lingua sarda è molto difficile, parlo l‟italiano, capisco il sardo” [IA1] “Era facile perché nel mio paese parlavano il francese, abbiamo fatto due settimane di corso e l‟ho imparato bene, con la lingua sarda posso seguire e ascoltarla, però non la parlo molto bene” [FD2] “ …non parlo bene l‟italiano, e quasi niente il sardo” [IC4]

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“ ...non mi è sembrato difficile, anche noi siamo latini. Il sardo poco, lo capisco ma non lo parlo” [IC1] “ Benissimo l‟italiano, il sardo lo capisco ma non lo parlo” [IB1- IC2] “[Mi trovo] bene con la lingua e con la gente. Parlo bene l‟italiano, capisco il dialetto” [IA3]

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3.4. L’ AMICIZIA

Abbiamo cercato di comprendere le relazioni umane e di amicizia delle persone immigrate nell‟isola. In generale abbiamo ricevuto un gran numero di risposte positive. La maggioranza degli immigrati in Sardegna non hanno problemi a relazionarsi con i sardi e riescono a fare amicizia facilmente, soprattutto quelli che hanno la possibilità di lavorare. Il lavoro è uno dei luoghi preferiti per relazionarsi con le persone e creare un rapporto di amicizia. Tanti dei nostri intervistati continuano ad avere rapporto con i propri connazionali. Alcuni, invece, ci hanno dato delle risposte un po‟ più negative per quanto riguarda l‟integrazione. Ci sono delle persone che hanno avuto difficoltà nello stringere amicizia con i sardi per il fatto di essere stranieri, ma hanno trovato un supporto emozionale facendo amicizia con altri immigrati.

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“La famiglia del mio marito non ha accettato che io fossi straniera” (IC3)

Alla domanda “Frequenti tuoi connazionali qui in Sardegna?” abbiamo riscontrato della malinconia da parte degli immigrati che non avevano relazione con altri connazionali qui in Sardegna: “Purtroppo no” (ID1) “Ho pochi amici del [mio paese]” (IA1) “Siamo pochi” (ID2)

Quelli che invece hanno più relazioni con persone della loro nazionalità sono venuti in Sardegna con le loro famiglie, mentre quelli che avevano già qualche conoscenza sono stati aiutati a cominciare una nuova vita in Sardegna.

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3.5. LA CULTURA

Le difficoltà d‟integrazione per motivi culturali sono presenti in molti dei nostri intervistati immigrati. Per alcuni le difficoltà sono relative al fatto di essersi trasferiti da una grande città del loro paese d‟origine a un piccolo paese all‟interno della Sardegna. Questi paesi non offrono tutte le comodità, tutte le opportunità di “svago” e di “divertimento” a cui erano abituati nei loro paesi d‟origine. Ecco esempi di risposte date da alcuni degli immigrati intervistati: “Ci sono più opportunità di svago [nella città del mio paese d‟origine]” (IF2) “Abitavo in un centro grande e c‟erano tutte le comodità … in un paese piccolo [mi] devo sempre spostare” (ID1) “In paese devi avere per forza la macchina per spostarti, lì era tutto a disposizione”. (IC3) “Manca il divertimento in Sardegna” (IB2)

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Altri intervistati sono arrivati in un periodo nel quale il paese dove abitavano non era ancora sviluppato, quindi lo shock è stato ancora più forte. Ecco qui un esempio offerto da uno dei nostri immigrati intervistati. Abbiamo chiesto se gli intervistati rilevassero degli aspetti peggiori in Sardegna rispetto al paese d‟origine: “… anni fa le differenze erano enormi. La Sardegna si [è] sviluppata [dall‟ora], all‟inizio non [mi] piaceva … quando sono arrivata non avevo il frigo … il riscaldamento … avevo queste cose nel mio paese” (IF1)

Nella nostra indagine non abbiamo chiesto come si sono trovati con i sardi, ma nei loro discorsi si sono presentati elementi inerenti alle differenze di mentalità e all‟accoglienza. Non abbiamo riscontrato un‟opinione condivisa da tutti, in quanto alcuni sostengono che si sono trovati bene nei loro paesi “adottivi”, mentre per altri c‟erano poche differenze tra la gente dei loro paesi d‟origine e la gente della Sardegna che hanno

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conosciuto. Alcuni ci dicono che la cultura del loro paese e la cultura sarda sono molto simili, anche riguardo al cibo e al paesaggio. Altri dicono che la Sardegna è completamente diversa dal loro paese d‟origine; a volte piace più la vita nuova, altre volte la vita che hanno lasciato. Altri ancora ci hanno raccontato anche dei problemi che hanno avuto i loro figli a scuola e la “mentalità chiusa” che hanno visto nei paesi della Sardegna. Ecco alcune risposte alla domanda “Quali sono le differenze tra la Sardegna e il tuo paese d‟origine? Quali le cose simili?” “Ci sono le cose simili, come le persone” (IA3) “La mia gente è come la gente della Sardegna” (IA1) “È molto simile, il sardo è molto individualista” (IE2) “… la gente mi tratta bene qui” (IC1) “È molto diversa … la vita è più bella [qui]” (IF3) “È molto diversa … ci sono molte cose che non posso fare qui” (IB2) “La mentalità è molto diversa, è più chiusa quella sarda”. (IC3)

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“Tantissime. Non c‟è niente in comune … ho preso la mentalità [del mio paese] quindi mi piacciono certe cose. La serietà, la mentalità, la puntualità, il modo di affrontare le cose” (ID1) “Quando mia figlia andava a scuola, i compagni di classe le dicevano „vai a casa, questa non è casa tua‟” (IB3) “Una cosa che ho notato, qui … quando c‟è un problema non c‟è più il dialogo” (ID2)

In questo modo vediamo la varietà di risposte date dai nostri immigrati. C‟è da dire che le varianti sono tante, tra queste il paese d‟origine, il paese della Sardegna in cui abitano adesso, la motivazione per la partenza, e lo stato economico. Quindi, l‟integrazione culturale non è determinata solo dallo spostamento da un paese all‟altro, visto che i nostri immigrati ci hanno parlato più che altro delle differenza tra una grande città e un piccolo paese, e le differenze di mentalità che hanno trovato.

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3.6. GLI “EXTRA”

Per finire con questo aspetto della nostra ricerca, vogliamo fare presente i risultati di una delle nostre domande che corrispondeva al loro desiderio (o meno) di tornare alla loro terra d‟origine: “mi piacerebbe passare periodi in tutti e due i paesi” (IF2)

Le risposte sono state diverse: un 50% degli intervistati ha dato una risposta affermativa e un altro 50% ha dato una risposta negativa alla nostra domanda. Quelli che ci hanno dato una risposta positiva mettono in chiaro che per tornare dovrebbero cambiare favorevolmente tante cose della realtà del paese d‟origine, cioè avere una situazione che assomigli alla realtà sarda. Questo è il motivo per cui tanti degli immigrati non vedono come una possibilità (almeno nel breve termine) tornare in modo permanente, ma si sentono

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disponibili a tornare per visitare le loro famiglie, amici o per qualche evento speciale. Altri, per esempio, sentono molto la mancanza dei loro famigliari e del loro paese ma sentono di non avere scelta, di dover continuare una vita fuori casa perché altrimenti non ci sono possibilità di crescita. “Spero di non tornare … Le mie radice le ho perse … per ritornare e rincominciare quelle cose dalle quali sono scapata proprio nel mio passato …” (IB3)

Infine, ci siamo soffermati sull‟analisi dell‟ultima domanda della nostra indagine: Se tu fossi un politico, cosa faresti per gestire al meglio l‟immigrazione in Sardegna? Possiamo dividere le risposte in tre gruppi. Ad un primo gruppo appartengono quelli che hanno risposto che insegnerebbero la cultura e soprattutto la lingua italiana agli stranieri:

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“Il governo dovrebbe creare delle opportunità per l‟inserimento, soprattutto corsi di lingua e corsi per la conoscenza della cultura, opportunità di scambio. Lo scopo sarebbe di rispettare le regole del paese ma anche di fare conoscere la propria cultura‟‟ (IF2)

Un secondo gruppo renderebbe più facile l‟accesso alla documentazione necessaria per essere residenti legali della Sardegna: „‟Ti chiedono tante cose per avere i documenti in regola. Solo questo cambierei‟‟. (IA1)

Per ultimo ci sono degli intervistati per i quali la priorità sarebbe dare lavoro agli immigranti, specialmente ai giovani, dando loro la possibilità di inserirsi produttivamente nella società sarda e italiana. “Avere lavoro, aiutare le famiglie. Ma non si può chiedere lavoro per gli stranieri se gli italiani non ce l‟hanno” (IC4)

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UNA RIFLESSIONE SU GIOVANI E MIGRAZIONI a cura di Francesca Bandino, Magali Misses, Santiago AndrĂŠs Trapani, Eduardo Toro e Fabiana Mabel Ponce

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4.1. I GIOVANI

O

ltre all‟indagine conoscitiva sugli emigrati e sugli immigrati in Sardegna, il terzo obiettivo del nostro progetto è stato quello di conoscere l‟opinione dei giovani sardi su questi fenomeni; ci siamo posti in particolare l‟obiettivo di capire se per gli intervistati l‟immigrazione è percepita come una RISORSA o come un PROBLEMA. A tal fine abbiamo intervistato 40 giovani fra i 18 e 30 anni su diversi temi inerenti l‟immigrazione in Sardegna. È indicativo che nel gruppo di giovani intervistati solo pochi abbiano vissuto all‟estero e pochi vorrebbero vivere fuori dall‟Italia. I dati raccolti si possono riassumere nel seguente schema, che evidenzia gli aspetti legati al fenomeno dell‟immigrazione evidenziati dalle risposte dei giovani:

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scuola

cultura

Immigrazione

economia lavoro

lingua religione

Relativamente agli aspetti economici, quasi tutti i ragazzi intervistati ritengono che l‟immigrazione abbia un impatto positivo nel lavoro e l‟economia. Di seguito, elenchiamo le opinioni degli intervistati alle domande del questionario. “Pensi che l’immigrazione in Sardegna porti dei cambiamenti nell’economia/occupazione? Positivi o negativi?”.

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 per molti di loro, più immigrati significa più mano d‟opera, specialmente considerando quei lavori che i sardi non intendono più svolgere; pochi hanno detto che più immigrazione implica più disoccupazione;  molti ragazzi hanno risposto che l‟ immigrazione porta un cambiamento positivo e più vantaggi per l‟economia. “Daresti un lavoro ad una persona immigrata? Che tipo di lavoro?”:  La maggior parte dei giovani darebbero qualsiasi tipo di lavoro ad un immigrato, secondo le sue capacità e preparazione; solo pochi hanno detto che non darebbero lavoro a stranieri o che darebbero un tipo di lavoro specifico (muratore, agricoltore, operaio, manovale, badante, barista). “Pensi che l’immigrazione in Sardegna porti dei cambiamenti nella lingua, nella cultura, nella religione, nella scuola?”:

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 Per la lingua, più della metà ha detto che l‟immigrazione non porta nessun cambiamento. Secondo i giovani che sostengono che porti un cambiamento, quasi tutti hanno risposto che si tratterebbe di un cambiamento positivo.  Per la cultura, più della metà ha risposto che l‟immigrazione produce un cambiamento e solo uno ha risposto che questo è un cambiamento negativo.  Pochi giovani hanno risposto che l‟immigrazione provochi un cambiamento nella religione e di questi quasi tutti hanno detto che si tratta di un cambiamento positivo.  Un po‟ più della metà sostiene che l‟immigrazione porti cambiamenti nella scuola o nel sistema educativo, e anche in questo caso il cambiamento viene ritenuto essere positivo. Per le persone intervistate quindi l‟immigrazione in Sardegna è un fattore positivo.

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Relativamente all‟aspetto della abbiamo posto agli intervistati domanda:

SICUREZZA, la seguente

“Esiste una relazione tra immigrazione e sicurezza?”: È interessante vedere che le risposte si dividono in maniera eguale: il 50% dei giovani intervistati ha risposto che esiste una relazione, l‟altro 50% sostiene che non ci sia una relazione tra i due fenomeni. Quando abbiamo chiesto: “Se parliamo di immigrazione in Sardegna, che nazionalità ti viene in mente?”: Le risposte sono state Romania, Marocco, Senegal, Albania, Ucraina, Pakistan, India, Polonia, Thailandia, Spagna e Cina. La maggior parte dei giovani ha risposto Romania. Altri invece non hanno risposto citando paesi specifici, ma Medio

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Oriente, Magreb, Musulmani, Zingari, Nordafrica, Africa, Europa dell‟Est. L‟ultima domanda del questionario era la seguente (domanda aperta): “Se tu fossi un politico, cosa faresti per gestire al meglio l’immigrazioni?”. Queste le risposte dei nostri intervistati:  Intensificare il controllo delle persone che entrano (valutare che siano in regola)  Prestare maggiore attenzione alla sicurezza e alle possibilità di lavoro  Selezionare, limitare  Garantire uguaglianza fra immigrati e popolazione locale  Liberalizzare l‟immigrazione  Dialogare con i politici degli altri paesi per limitare l‟emigrazione dal paese d‟origine  Cambiare le leggi  Creare opportunità di lavoro per gli immigrati

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   

Controllare gli immigrati sul territorio Offrire Informazioni per gli immigrati Regolarizzare gli immigrati Accogliere gli immigrati

Come si può notare, molte delle risposte dei nostri intervistati si ripetono. La maggior parte di loro si pone il problema del controllo dell‟immigrazione, sia all‟ingresso in Italia che sul territorio sardo, per garantire sicurezza alla popolazione locale e agli immigrati stessi. Un altro elemento che è emerso dalle interviste riguarda proposte per la realizzazione di progetti d‟integrazione e di accoglienza per gli immigrati che permettano di garantire una uguaglianza sociale ed un interscambio culturale mantenendo nel contempo le diverse identità. Dal punto di vista lavorativo, molti ritengono che sia necessario dare agli immigrati e ai sardi le stesse opportunità di trovare un impiego in modo da garantire a tutti le risorse finanziarie minime e

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necessarie per vivere decentemente, limitando così anche il problema dell‟insicurezza. Alcuni degli intervistati si pongono il problema dei rapporti fra i governi interessati dall‟immigrazione, ritenendo indispensabile un dialogo, soprattutto con quei paesi più soggetti all‟emigrazione, rivolto a comprendere i motivi che spingono le persone a lasciare il proprio paese.

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L’ESPERIENZA DEI “CAMPERNAUTI” a cura di Francesca Bandino, Magali Misses, Santiago Andrés Trapani, Eduardo Toro e Fabiana Mabel Ponce

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5.1. LA VITA IN CAMPER.

Q

uattordici giorni, sei paesi, cinque ragazzi, un camper – un‟esperienza indimenticabile. Queste è stata la prima volta in camper per ciascuno di noi. Abbiamo avuto le nostre difficoltà e problemi, ma alla fine del progetto si può dire che siamo diventati una famiglia. Probabilmente siamo stati i primi a fare un progetto del genere in camper, e anche i paesi che ci hanno ospitato erano curiosi della nostra scelta di viaggiare con questo mezzo. Era diventata la nostra casa, in scala molto piccola, con spazi molto ridotti. Allo stesso tempo era il nostro ufficio che viaggiava insieme a noi. Il camper ci ha aiutato a crescere e a imparare come lavorare insieme.

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5.2. LO SCAMBIO CULTURALE.

Nei giorni durante i quali abbiamo fatto le interviste in giro per la Sardegna, in tutti i paesi dove siamo stati abbiamo conosciuto tanti simpatici ragazzi. Per non rischiare di dimenticarne qualcuno, li salutiamo tutti! In questi giorni di lavoro e avventura abbiamo imparato molto della cultura dellâ€&#x;isola: abbiamo imparato alcune parole sarde, i costumi locali, il ballo sardo di Loculi; siamo stati ospiti di una cooperativa a Lula; abbiamo visitato la miniera Santos Sos Enattos; abbiamo visto un cortometraggio girato dai ragazzi di Allai; abbiamo conosciuto un gruppo a Serri (i Giovani Bronzetti) con il quale abbiamo fatto amicizia e che ci ha accompagnato a Mandas, dove abbiamo assistito ad una mostra fotografica sui costumi sardi di tutti i paesi della Sardegna, abbiamo potuto visitare un convento francescano del 1700, ed infine abbiamo partecipato a una conferenza sullo sviluppo del

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turismo in Sardegna e a Mandas; a Dolianova, ultima tappa, abbiamo visto posti veramente belli, come la Cattedrale di San Pantaleo. In tutti i posti dove siamo stati abbiamo pranzato benissimo e abbiamo potuto condividere una bella serata con i ragazzi del luogo. Durante lâ€&#x;incontro conclusivo con lâ€&#x;assessore al lavoro Francesco Manca, abbiamo potuto parlare del nostro progetto, delle nostre esperienze e ci siamo scambiati dei libri: alcuni fra di noi hanno portato un libro che racconta la storia dei Circoli in Argentina, mentre dallâ€&#x;assessore abbiamo ricevuto un libro sui costumi sardi. Questa esperienza ci ha rafforzato nella motivazione a partecipare in futuro a progetti simili e ad impegnarci per diffondere la cultura sarda nel mondo.

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5.3. I “CAMPERNAUTI”.

Mi chiamo Francesca Bandino e ho 24 anni, faccio la traduttrice e sono la rappresentante giovanile per il Circolo Shardana USA, con sede nel New Jersey. Mio padre è di Serrenti e mia madre di Cagliari. Anche io sono nata a Cagliari, ma quando ero molto piccola i miei genitori si sono trasferiti nel New Jersey. Torno in Sardegna una volta all‟anno. Mi chiamo Magali Misses, sono nata a San Isidro, Buenos Aires, Argentina. Ho 24 anni e sono studentessa di Grafica Pubblicitaria all‟Università di Buenos Aires. Appartengo al circolo Raices Sardas di San Isidro e ho attualmente l‟incarico di delegata dei giovani appartenenti al circolo. Sono legata alla Sardegna perché mio nonno, Domenichino Serra, è nato a Tresnuraghes, provincia di Oristano, ed è andato a vivere in Argentina nel 1952.

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Mi chiamo Santiago Andrés Trapani, ho 28 anni, sono Dottore in Relazioni Internazionali e lavoro nel campo delle risorse umane, in una ditta nella mia città. Vengo dal Tucumán, una provincia al Nordovest dell‟Argentina. Appartengo al Circolo del Nordovest Argentino da due anni. Il cognome sardo della mia bisnonna è Meloni. Mia bisnonna era di Santa Teresa di Gallura, emigrata in Argentina alla fine del secolo scorso. Mi chiamo Eduardo Toro, ho 28 anni, lavoro in un call center. Vengo da Tucumán, una città che si trova nel Nordovest dell‟Argentina. Appartengo al circolo sardo dal Nordovest argentino sin da piccolo. Sono legato alla Sardegna perchè i miei nonni (il cognome di mio nonno era Pinna-Vargiu) erano di Chiaramonti, in provincia di Sassari. I miei nonni si sono trasferiti in Argentina dopo la seconda guerra mondiale e a Tucuman hanno formato la loro famiglia. Sono Fabiana Mabel Ponce, sono commercialista e vengo dalla Provincia di Tucumán in Argentina.

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Sono legata alla Sardegna per via di mio nonno Antonio Steri, nato a Pabillonis ed emigrato nel 1924. Conosco la storia dellâ€&#x;emigrazione sarda grazie a mia madre e mio nonno e al circolo Sardo del NOA di Tucuman, fondato da Vittorio Vargiu nel 1987, circolo che frequento dal 1989.

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ALLEGATI a cura della FILEF Sardegna

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a) L’INDAGINE CONOSCITIVA: LA METODOLOGIA DI LAVORO.

C

onsiderata l‟esiguità del campione e del tempo a disposizione per l‟elaborazione e l‟analisi dei dati, si è preferito dare alla ricerca il profilo di un‟indagine conoscitiva; il lavoro effettuato non ha quindi le caratteristiche e l‟impostazione di una ricerca sociale con pretese scientifiche, vuole piuttosto essere un tentativo di comprendere meglio le realtà dell‟emigrazione dalla Sardegna e dell‟immigrazione in Sardegna attraverso un approccio informale. Inoltre è necessario ricordare che il gruppo di lavoro che ha effettuato le interviste e svolto le successive analisi dei dati non è costituito da professionisti della ricerca sociale, ma da persone motivate da un forte interesse all‟approfondimento delle tematiche dell‟emigrazione e dell‟immigrazione in Sardegna.

Definizione degli obiettivi

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Durante le tre giornate precedenti l‟inizio del progetto itinerante, i cinque partecipanti hanno ricevuto una formazione sulle fasi della ricerca sociale e hanno avuto modo di elaborare personalmente gli strumenti di rilevazione e analisi dei dati. Inizialmente, si sono definiti insieme gli obiettivi dell‟indagine conoscitiva, elaborando tre obiettivi specifici (per gli immigrati, per gli emigrati e per i ragazzi residenti in Sardegna):  per gli emigrati, si è prefissato lo scopo di comprendere le tre fasi dell‟emigrazione (motivazione alla partenza; integrazione all‟estero; motivazione per tornare in Sardegna);  per gli immigrati, si è voluto comprendere il fenomeno dell‟immigrazione come “progetto di vita” (nelle dimensioni del passato / presente / futuro dell‟intervistato);  per i giovani residenti sardi, si è tentato di comprendere come i giovani intervistati vedono gli immigrati (problema o risorsa?); inoltre si è

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cercato di capire cosa si intende quando si parla di “immigrati” (tutti gli “stranieri” o solo particolari gruppi da alcuni paesi/aree del mondo?).

Scelta degli indicatori Si è proceduto quindi ad elaborare gli indicatori per le indagini sugli emigrati e sugli immigrati. L‟operazione, come è facilmente intuibile, ha presentato non poche difficoltà, dal momento che i concetti presenti negli obiettivi dell‟indagine si sono rivelati densi di molteplici sfaccettature ed aperti ad innumerevoli interpretazioni. Si è reso quindi necessario limitare il campo interpretativo a sei aree di indicatori:     

Il Lavoro La Famiglia La Lingua Le Relazioni/Amicizie La Cultura

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Gli “Extra2”

Gli indicatori sono stati successivamente utilizzati per la formulazione delle interviste.

Metodo di rilevazione Compatibilmente alle risorse e al tempo a disposizione, si è preferito scegliere lo strumento dell‟intervista “aperta” per raccogliere i dati relativi agli immigrati e agli emigrati, mentre i ragazzi residenti sardi sono stati intervistati utilizzando lo strumento dell‟intervista “chiusa”, alla fine delle quali era prevista un‟unica domanda “aperta” finale per dare agli intervistati la possibilità di esprimere le loro opinioni più liberamente. La scelta di utilizzare due diversi strumenti di rilevazione va collegata ai diversi obiettivi dell‟indagine: le interviste “aperte” sono lo strumento più idoneo per dare più libertà di espressione all‟intervistato e 2

L’indicatore “Extra” comprende dati non inclusi negli altri indicatori.

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raccogliere storie ed episodi di vita, mentre l‟intervista “chiusa” in forma di questionario risulta più adatta a raccogliere tendenze ed opinioni circa un particolare argomento. Si è deciso di intervistare 4 persone emigrate e 4 persone immigrate, preventivamente contattate dai comuni, in ogni paese visitato. Ogni persona è stata intervistata da una coppia di intervistatori, che hanno registrato l‟intervista con PC muniti di microfoni. Le interviste hanno avuto una durata di 30 minuti. In ogni comune, un intervistatore singolo ha inoltre somministrato i questionari ai ragazzi residenti sardi (per un minimo di 4 fino ad un massimo di 12 intervistati per paese).

Analisi dai dati In tutto sono state (21 agli emigrati interviste chiuse ai compresa tra i 17 e

effettuate 41 interviste aperte e 20 agli immigrati) e 40 ragazzi residenti sardi (di età i 35 anni). Le interviste aperte

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sono state trascritte al computer per essere successivamente analizzate. Una volta conclusa la fase di raccolta dati, durante gli ultimi quattro giorni del progetto si è effettuata l‟analisi e l‟interpretazione dei dati. Il gruppo ha lavorato insieme riflettendo sui dati e sul materiale raccolto, per giungere a delle conclusioni comuni relativamente ai tre ambiti dell‟indagine. Come già ricordato, i risultati e le conclusioni proposte dal gruppo di lavoro non vanno considerate come dati generalizzabili, ma possono comunque costituire uno spunto interessante per ulteriori indagini o futuri progetti di ricerca sul tema dell‟emigrazione e dell‟immigrazione.

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b) QUESTIONARIO PER GLI EMIGRATI

Obiettivo: comprendere le tre fasi dell‟emigrazione (motivazione alla partenza; integrazione; ritorno) Data: ___________________________________ Luogo dell‟intervista: _______________________ Inizio dell‟intervista: _______________________ Fine dell‟intervista: _______________________ Intervistatori: _______________________ Note: ___________________________________

Età: ______________ M/F Luogo di nascita: _______________________ 1) 2) 3) 4)

Dove ha vissuto all‟estero? Perché è partito? Cosa faceva in Sardegna prima di partire? Cosa faceva all‟estero? Quanto tempo ha impiegato a trovare lavoro?

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5) Che difficoltà ha avuto ad iniziare una nuova vita all‟estero? (lingua, lavoro, clima, cibo, burocrazia, alloggio, soldi, salute) 6) Aveva già una famiglia prima di partire? 7) Ha formato una famiglia all‟estero? 8) Cosa le mancava della Sardegna quando viveva all‟estero? 9) Ha fatto amicizia con persone del paese dove viveva? 10) Ha fatto amicizia con persone sarde o italiane? E con persone di altri paesi? (( altri immigrati non sardi/italiani) 11) Ha mantenuto contatti con la Sardegna mentre era all‟estero? (è tornato

periodicamente in Sardegna?) 12) Perché ha deciso di tornare? 13) Che attività svolge adesso? 14) Le manca qualcosa del paese dove ha vissuto? 15) Ha notato delle differenze in Sardegna tra quando è partito e quando è tornato? 16) Si è mai pentito della sua scelta di emigrare? E di tornare?

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Indicatori Motivazione alla partenza

Lavoro

Famiglia

Lingua

Amicizie / relazione Cultura (clima, cibo, stile di vita, abitudini) Extra

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Integrazione

Motivazione per tornare


c) QUESTIONARIO PER GLI IMMIGRATI

Obiettivo: comprendere il fenomeno dell‟immigrazione come “progetto di vita” (nelle dimensioni del passato/presente/futuro dell‟intervistato). Scopo dell‟intervista è conoscere il passato della persona intervistata e le sue motivazioni ad emigrare (domande 1-5); il suo presente: livello di integrazione nella società sarda (domande 6-12); e le sue prospettive future (domande 13-15). Età: ______________ Paese d‟origine: _______________________ M/F 1) Che lavoro facevi nel tuo paese? Ti piaceva, eri soddisfatto? 2) Perché hai deciso di emigrare? 3) Perché hai scelto la Sardegna? 4) È stata la tua prima scelta?

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5) 6) 7) 8) 9) 10)

11) 12) 13) 14) 15)

Da quanto tempo sei qui in Sardegna? Sei qui da solo o vivi con la tua famiglia? Che attività svolgi qui in Sardegna? Hai trovato lavoro subito? (Hai cambiato lavoro?, Vorresti cambiare lavoro?) Come ti trovi con la lingua? (Sardo, italiano) Quali sono le differenze tra la Sardegna e il tuo paese d‟origine? Le cose simili? Ci sono delle cose che ti piacciono di più? Ci sono delle cose peggiori? Frequenti tuoi connazionali qua in Sardegna? Frequenti persone sarde o italiane? Nel lavoro? Fuori dal lavoro? Credi che venire a vivere in Sardegna sia stata una buona scelta? Torneresti nel tuo paese d‟origine? Se tu fossi un politico, cosa faresti per gestire al meglio l‟immigrazione?

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Indicatori Motivazione alla partenza

Lavoro

Famiglia

Lingua

Amicizie / relazione Cultura (clima, cibo, stile di vita, abitudini) Extra

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Integrazione

Progetto


d) QUESTIONARIO PER I GIOVANI RESIDENTI SARDI (età 18-30 anni)

Obiettivo: capire se per gli intervistati l‟immigrazione è percepita come una risorsa o come un problema. Lo scopo del questionario è cercare di comprendere come i giovani intervistati vedono gli immigrati: problema (sicurezza, competizione per l‟occupazione) o risorsa; inoltre, si cerca di capire cosa si intende quando si parla di immigrati (tutti gli “stranieri” o solo particolari gruppi da alcuni paesi / aree del mondo) Data: ___________________________________ Luogo dell‟intervista: _______________________ Intervistatore: _______________________

Età: M/F

______________

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1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8)

9) 10) 11)

Città: ________________________________ Lavoro /Studio _________________________ Hai mai vissuto fuori dall‟Italia? SÌ NO Se sì, dove e cosa hai fatto? _____________________________________ Se no, hai mai pensato di vivere fuori dall‟Italia? ____________________________ Secondo te, quanti immigrati ci sono in Sardegna? ____________________________ Conosci direttamente qualche persona immigrata? SÌ NO Quante? ___________ Pensi che l‟immigrazione in Sardegna porti dei cambiamenti nell‟economia / occupazione + nella lingua + nella cultura + nella religione + nella scuola/sistema educativo + Secondo te, esiste una relazione tra immigrazione e sicurezza? SÌ NO Daresti un lavoro ad una persona immigrata? SÌ NO Se sì, che tipo di lavoro?: ________________

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12) Se parliamo di immigrazione in Sardegna, che nazionalitĂ ti viene in mente? _____________________________________ 13) Se tu fossi un politico, cosa faresti per gestire al meglio lâ€&#x;immigrazione? _____________________________________ _____________________________________ _____________________________________ ____________________________________

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96


Indice

Premessa Il coraggio dei giovani Una riflessione sull’emigrazione e sull’immigrazione 1.1. Il progetto Una riflessione sull’emigrazione 2.1. Il lavoro 2.2. La famiglia 2.3. La lingua 2.4. Le amicizie/le relazioni 2.5. La cultura 2.6. Gli “extra” Una riflessione sull’immigrazione 3.1. Il lavoro 3.2. La famiglia 3.3. La lingua 3.4. L‟ amicizia 3.5. La cultura 3.6. Gli “extra” Una riflessione su giovani e migrazioni 4.1. I giovani L’esperienza dei “campernauti” 5.1. La vita in camper. 5.2. Lo scambio culturale. 5.3. I “campernauti”.

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3 5 9 11 15 17 21 25 28 32 37 41 43 47 50 52 54 58 61 63 71 73 74 76


Allegati

a) Lâ€&#x;indagine conoscitiva: la metodologia di lavoro. b) Questionario per gli emigrati c) Questionario per gli immigrati d) Questionario per i giovani residenti sardi (etĂ 18-30 anni)

Cagliari, dicembre 2010

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79 81 87 90 93


Una riflessione su emigrazione e su immigrazione è una pubblicazione della FILEF Sardegna diffusa con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Permessi di utilizzo che esulino da questa licenza potranno essere richiesti alla mail filef@filef.it.

FILEF Sardegna Via dei Colombi 1 09126 Cagliari Italia www.filef.it

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Profile for Jan Lai

UNA RIFLESSIONE SU EMIGRAZIONE E IMMIGRAZIONE  

un progetto della FILEF Sardegna ma con tanto, tanto supporto volontario da parte di Assonur

UNA RIFLESSIONE SU EMIGRAZIONE E IMMIGRAZIONE  

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