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Le parole più significative

Discriminazione È il risultato “ingiusto” della diversità di trattamento di persone poste nella medesima situazione. La discriminazione sessuale concerne ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso che abbia come conseguenza o come scopo di ridurre o di eliminare, il riconoscimento e l’uso da parte delle donne (indipendentemente dal loro stato civile e personale) dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui, in ogni campo, politico, sociale, economico, culturale. Può essere “diretta”, in quanto viola in modo esplicito le norme di eguaglianza. Implica l’applicazione di trattamenti diversi, meno favorevoli, di un sesso rispetto a un altro. Consiste, per esempio, nell’accordare una retribuzione o una qualificazione professionale inferiore a una donna rispetto a quella di un uomo che abbia medesime capacità professionali, nel considerare solo il sesso indipendentemente dalla capacità professionale o nel far riferimento, ai fini dell’assunzione o della progressione di carriera, allo stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza. La discriminazione “indiretta” è, invece, l’applicazione ai componenti dei due sessi di criteri standard comuni e a prima vista neutri, ma che hanno un effetto negativo, svantaggioso su un sesso che non è giudicato oggettivamente. Si verifica quando sembrano esserci le medesime opportunità di lavoro per entrambi i sessi, ma nella realtà le prassi vigenti favoriscono gli individui di sesso maschile (l’esempio più classico è di prevedere nei requisiti per l’ammissione a un concorso il criterio della statura o della forza fisica). La discriminazione può causare la segregazione.

Segregazione occupazionale professionale Si verifica quando le lavoratrici non sono presenti in modo proporzionale nelle diverse attività produttive ovvero quando si riscontra un alto grado di concentrazione delle donne sia in alcuni settori, sia in alcune professioni. La segregazione può essere “verticale” o “orizzontale”. Le due situazioni spesso si intrecciano e talvolta quella verticale scaturisce da una situazione di segregazione orizzontale. Si definisce segregazione verticale la diversa collocazione, nei livelli gerarchici, di uomini e donne, che sono occupati nel medesimo settore di attività economica e svolgono la stessa professione. La segregazione professionale orizzontale si verifica, invece, quando negli stessi livelli gerarchici gli uomini e le donne svolgono mansioni diverse, indipendentemente dalla loro qualifica professionale.

Pari opportunità

Azioni positive

Negli ultimi anni il concetto di parità ha assunto una valenza più ampia e complessa e soprattutto è nata la consapevolezza che la parità formale non sia di per sé garanzia sufficiente a favorire e a valorizzare il lavoro femminile e a eliminare la subalternità delle donne. La complessità della condizione femminile è stata valutata sotto diversi aspetti, attribuendo notevole importanza ai concetti di “differenza sessuale” e di “specificità femminile”. Si è passati così a una politica di “pari opportunità” attuata attraverso la costituzione di appositi organismi istituzionali (Commissioni, Comitati, Consulte, Consigliere di Parità) avviando specifici programmi di Azioni positive. Anche a livello di contrattazione sindacale sono stati individuati strumenti specifici, i Comitati per le Pari Opportunità, rivolti al personale femminile delle categorie interessate. La legge sulle Azioni positive (n. 125 del 1991) si muove proprio nella direzione di raggiungere l’obiettivo della “uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro”, anche utilizzando misure, le Azioni positive appunto, finalizzate alla realizzazione di pari opportunità.

Si tratta di una strategia destinata a stabilire l’uguaglianza delle opportunità tra uomo e donna. Sono stati promossi interventi legislativi e avviati programmi rivolti a eliminare le discriminazioni tra i sessi e a rimuovere le cause attaverso: ● campagne per l’uso di un linguaggio non sessista e contro l’uso di messaggi pubblicitari basati su stereotipi sessuali maschili e femminili; ● proposte di revisione dei programmi e dei testi scolastici caratterizzati da pregiudizi e veicoli di una cultura che ha sempre ignorato la partecipazione delle donne ai processi storici e ha condizionato, fin dalla prima infanzia, i modelli femminili improntati alla passività e alla rinuncia; ● sensibilizzazione e sollecitazione dell’opinione pubblica, dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali per introdurre incentivi alle candidature delle donne e ampliare la rappresentanza femminile nella vita politica.

Mainstreaming È la considerazione sistematica delle situazioni, condizioni ed esigenze delle donne e degli uomini in tutte le politiche e le misure, allo scopo specifico di promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini. Il mainstreaming di genere implica la non limitazione degli sforzi per promuovere l’uguaglianza alla realizzazione di misure specifiche a favore delle donne, bensì l’attivazione di politiche generali e di misure mirate a perseguire l’uguaglianza, tenendo apertamente conto, dalla progettazione, del loro possibile impatto di genere. Ciò significa vagliare in modo sistematico le politiche e le misure e considerarne le possibili ricadute già nelle fasi di progettazione e realizzazione (Comunicazione della Commissione, COM (96) 67, def, 21.02.1996).


Commissione Regionale per la realizzazione di Pari opportunità tra uomo e donna La Commissione Regionale per la realizzazione di Pari Opportunità tra uomo e donna, nominata dal Consiglio Regionale in attuazione della Legge regionale 2 maggio 1992, n. 16 e successive modifiche, ha sede presso la Giunta Regionale, Direzione Generale Giovani, Sport e Pari Opportunità. La Commissione è formata da dodici componenti esperte in varie materie, alle quali si aggiunge di diritto la Consigliera di Parità regionale, e ha il compito di operare per rimuovere gli ostacoli che di fatto costituiscono discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle donne, al fine di contribuire al massimo sviluppo dell’autonomia, dell’identità e della specificità delle stesse. È un organismo tecnico con funzioni consultive e propositive ed esprime parere obbligatorio al Consiglio Regionale della Lombardia sui progetti di legge, sugli strumenti di programmazione generale e settoriale della Regione, nonché sugli atti di carattere generale che abbiano rilevanza diretta o indiretta sulla condizione femminile.

Alcune novità istituzionali La carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea L’art. 23 stabilisce: “La parità tra gli uomini e le donne deve essere assicurata in tutti i campi compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione”. Il principio di parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedono vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

Legge 3 del 2001 che modifica il titolo V parte II della Costituzione Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale, economica e promuovono la parità di accesso tra gli uomini e le donne nelle cariche elettive.

Modifica dell’art. 51 della Costituzione La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le Pari Opportunità tra donne e uomini.

Decreto Legislativo 9 luglio 2003 n. 215 “Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica”. Questo decreto definisce le disposizioni relative all’attuazione della parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica affinché esse non siano causa di discrimainazioni.

Decreto Legislativo 9 luglio 2003 n. 216 “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”. Questo decreto reca disposizioni relative all’attuazione della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall’età e dall’orientamento sessuale, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro, disponendo le misure necessarie affinché tali fattori non siano causa di discriminazione. Sono considerate discriminazioni anche le molestie sessuali in quanto comportamenti indesiderati aventi lo scopo di violare la dignità di una persona.


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