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A.I.D.I.D.

ilGiornale

Anno XV n.2 - Aprile/Giugno 2009

Anno XV n. 2 – Aprile-Giugno 2009 – Poste Italiane S.p.A. – Sped. A.P. D.L. 353/03 (conv. in L. n. 46 del 27/02/04 ) Art. 1 comma 1 DCB/1C/Roma Aut. 36/2009

Trimestrale di informazione dell’Associazione Italiana Diabetici

Un nuovo allarme: DIABESITÀ. Dall’obesità al diabete se li conosci li eviti

sommario La buona notizia e la brutta notizia

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Dossier: diabesità Diabesità. La nuova pandemia dei tempi moderni

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Dossier: 9 luglio data da ricordare Manifesto dei diritti della persona con diabete

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Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici Sport per il diabete: la missione dell’Aniad

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Un evento importante L’AIDf alla Corri Catania

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Avvertimenti L’importanza delle analisi delle urine e del sangue

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Epidemiologia del diabete Troppi gli italiani inconsapevoli di avere il diabete

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Complicanze del diabete La Nefropatia diabetica e l’importanza clinica per il paziente Diabetico Nefropatico

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Diabete a tavola Mangiar sano e fare attività fisica: ecco la ricetta della salute

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La storia dell’A.I.D. Dal 1953 ai giorni nostri

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Campagna BCD In giro per l’Italia per combattere il diabete

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editoriale Diabete e obesità: se li conosci li eviti Si chiama “diabesità” - così battezzata dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità - la nuova pandemia dei tempi moderni. Ed è l’accoppiata tra chili di troppo e quantità eccessive di zucchero nel sangue, un’accoppiata che rovina senz’altro la qualità della vita e che, a lungo termine, può essere anche fatale. Già perché l’obesità, che a sua volta affonda le sue radici in stili di vita errati, può essere causa, oltre che di diabete, anche di ipertensione arteriosa e di occlusione delle arterie, condizioni che precedono, spesso, l’insorgere d’infarto del miocardio e di ictus cerebrale. Ed è ancora l’obesità ad esser causa spesso, o concausa, di alcuni tipi di tumore e di malattie croniche degenerative tipiche del mondo occidentale, opulento, sedentario e “ipercalorico” nell’alimentazione. Uno studio britannico, pubblicato di recente sulla rivista “Lancet”, ha dimostrato che l’obesità moderata toglie da 2 a 4 anni di vita, mentre quella grave addirittura 8-10 anni. Al pari, quest’ultima, del vizio del fumo. Senza contare, infine, il costo per il Servizio Sanitario Nazionale relativo a cure mediche, ospedalizzazioni e patologie collegate all’obesità, tra cui, al primo posto, il diabete di tipo 2.

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editoriale

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I numeri nel nostro Paese parlano chiaro: 20 milioni gli individui in sovrappeso, 6 milioni gli obesi e 4 milioni i diabetici, di cui parecchi non sanno di esserlo. Troppi. Inoltre, pesa troppo l’80% dei diabetici di tipo 2 e così pure uno su 4 dei diabetici di tipo 1. Per capire la gravità della situazione, basti pensare che per un diabetico in sovrappeso il rischio di morire è doppio in 10 anni rispetto a un normopeso, e per un diabetico obeso è doppio rispetto ad uno in sovrappeso. Insomma, l’imperativo è: dimagrire. O comunque tenere sotto controllo il proprio peso. E la strategia deve essere necessariamente integrata: mangiar sano (gli studi sono ormai concordi nel ritenere la dieta mediterranea la più salutare: equilibrata e ricca di elementi nutritivi importanti), fare sport o comunque attività fisica ogni giorno (preferire le scale all’ascensore, l’autobus e le passeggiate a piedi all’automobile e così via), prestare maggiore attenzione a questi accorgimenti se si è diabetici. Se il controllo del peso è infatti importante per prevenire il diabete, è decisamente fondamentale per controllare e affrontare al meglio la malattia. Ed evitarne così numerose complicanze.

Il Presidente A.I.D. Dr. Raffaele Scalpone

Il giornale A.I.D.I.D. Periodico trimestrale dell’A.I.D. Associazione Italiana per la Difesa degli Interessi dei Diabetici Direttore Responsabile Erminia Alessandra D’ASARO Coordinatore Redazionale Raffaele SCALPONE Daniela DE VECCHIS Comitato Editoriale Luca PECCHIOLI (responsabile) Rocco SANTORO (coordinatore) Baldassarre D’ELIA (coordinatore) Marisa PENTORI (segretaria) Giovanna TEMPESTA (coordinatore) Direzione A.I.D. Redazione e Comitato Editoriale 00161 Roma - Via Ravenna, 34 Tel. / Fax 06 68803784 Internet: www.assitdiab.it e-mail: assitdiab@tiscali.it e-mail: giornale.aidid@tiscali.it Stampa EUROLIT s.r.l. 00133 Roma - Via Bitetto, 39 Tel. 06 2015137 Indirizzo Editore A.I.D. Associazione Italiana Diabetici 00161 Roma - Via Ravenna, 34 c/c Postale n.59918003 Distribuzione gratuita. È vietata la riproduzione anche parziale degli articoli senza autorizzazioni. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati è esclusivamente degli autori. Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Registrazione Tribunale di Roma n. 325/93 del 22/07/93 Iscrizione al R.O.C. n. 5693 del 30/06/2001 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

CONSIGLIO DIRETTIVO A.I.D. Presidente Raffaele SCALPONE Vice Presidente Cosimo PENNETTA Segretario Rocco SANTORO Consiglieri effettivi Baldassarre D’ELIA Daniela DE VECCHIS Luigi DONARA Guido GALLO A. Maria PACINI Luca PECCHIOLI COMITATO SCIENTIFICO A.I.D. Direttore Sanitario Carlo TEODONIO Diabetologo Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina “San Giovanni Calabita” e membro del Comitato Diabete Italia per la Giornata Mondiale del Diabete. Direttore Scientifico Alberto FIDANZA Presidente Fondazione Alberto Fidanza Componenti Roberto BARTOLUCCI Chirurgo Vascolare Azienda S. Camillo Roma. Docente I Scuola Specializzazione in chirurgia Vascolare - “La Sapienza” Roma Giovanni GASBARRINI Direttore Istituto Medicina Interna e Geriatria del Policlinico Gemelli - Roma Giuseppe VISCO Professore di Malattie infettive Università di Roma - Tor Vergata Francesco TUCCI Oftalmalogo Presidente Società Italiana di Oftalmologia Legale Ai sensi della legge n. 675/96 (tutela dati personali) si garantisce la massima riservatezza dei dati personali forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione, o di opporsi al trattamento dei dati che li riguardano, scrivendo a: A.I.D. (Associazione Italiana Diabetici) via Ravenna 34 - 00161 Roma. Le illustrazioni sono state fornite dal Dott. Luca PECCHIOLI Finito di stampare nel mese di luglio 2009


la buona notizia

Finalmente La Regione Lazio presenta una legge per il diabete m

igliorare le conoscenze sul diabete, favorirne la prevenzione e la diagnosi precoce, e definire, a livello regionale, criteri standard per omogeneizzare le procedure di erogazione dell’assistenza sanitaria ai diabetici. È questo lo scopo della proposta di legge “Prevenzione, diagnosi e cura del diabete e delle sue complicanze”, presentata, nel corso di un convegno all’Università di Roma Tor Vergata, dal Presidente della commissione Sanità della Regione Lazio Luigi Canali.

La proposta di legge prevede inoltre l’istituzione, presso l’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico di Tor Vergata, del Centro di riferimento regionale per il diabete e le sue complicanze, e per gli interventi di competenza. Gli interventi cioè che garantiscano al paziente un percorso terapeutico e riabilitativo programmato, controllato e multidisciplinare, e che promuovano modelli di prevenzione e sensibilizzazione indirizzati soprattutto ai giovani.

Scoperte le staminali ‘bruciagrassi’ s

i trovano nel cosiddetto tessuto adiposo bruno, alla base del collo. Ogni individuo ne possiede differenti quantità e sono formidabili ‘bruciagrassi’. Molto promettenti dunque contro l’obesità, il diabete o semplicemente i chili di troppo. Si tratta delle staminali individuate da Saverio Cinti, docente di Anatomia Umana presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche, in uno studio pubblicato su Faseb Journal, la rivista della Federazione delle società americane di biologia sperimentale. “Il prossimo passo sarà quello di coltivare cellule staminali per produrre delle riserve di tessuto adiposo bruno da trapiantare per curare l’obesità grave e il diabete - ha affermato Chiti - Inoltre, grazie al tessuto adiposo bruno, è anche possibile controllare i chili di troppo con il freddo, oltre che con la dieta e l’esercizio fisico. Il freddo stimola il grasso bruno ed è sufficiente mantenere la temperatura a 18 gradi per aumentarne la funzionalità”.

Il tessuto adiposo può essere di due tipi: bianco, col compito di produrre energia utilizzabile per le varie attività dell’organismo, e bruno che, invece, produce energia non utilizzabile dispersa sotto forma di calore. Molto abbondante quest’ultimo nei roditori e negli animali che vanno in letargo. A differenza dell’uomo, in cui invece il tessuto adiposo bruno è abbastanza rilevante alla nascita ma poi tende a diminuire con l’età in quanto viene sostituito da quello bianco. Fanno eccezione alcune persone, scoperte proprio nel corso della ricerca, attraverso le biopsie condotte su 35 pazienti operati alla tiroide, che mantengono un bel po’ di tessuto adiposo bruno anche da adulti. I ricercatori hanno osservato che la quantità era maggiore nelle persone giovani e magre. Al contrario, le persone con qualche chilo di troppo hanno fin da giovani una maggior quantità di cellule adipose bianche responsabili dell’accumulo di grasso.

la brutta notizia

Bimbo diabetico rischia il coma a causa di un errore sanitario è

successo a un bimbo di 11 anni, diabetico, di venir sottoposto “per sbaglio” ad una flebo di glucosio e di giungere, per questo, ad un passo dal coma diabetico. Il piccolo era ricoverato nell’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela per uno dei soliti scompensi della glicemia, in attesa di essere trasferito al Centro diabetologico di Messina. Per fortuna, i medici si

sono accorti subito delle alterazioni dei valori della glicemia e sono corsi ai ripari. Hanno somministrato al piccolo le giuste dosi di insulina e i valori si sono stabilizzati. Ora il bambino sta bene, ma resta lo stupore e il terrore che “sbagli” o “distrazioni” di questo tipo possano sfociare in vere e proprie tragedie.

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dossier diabesità

Dott. Luca PECCHIOLI

Diabesità. La nuova pandemia dei tempi moderni L’obesità è il maggior fattore di rischio del diabete di tipo 2, si stima che circa il 60-75% dei casi di diabete di tipo 2 sia causato dall’obesità. Diabete e obesità sono così correlate per cause e complicanze da venir riunite in un’unica patologia Diabete di tipo 1 Diabete insulino-dipendente ad insorgenza giovanile che necessita di somministrazioni multiple giornaliere di insulina e genera spesso complicanze renali ed agli occhi.

Quanto ti domandi sono in sovrappeso?

Diabete di tipo 2 Diabete non insulino-dipendente o insulino-trattato insorge in età adulta genera spesso gravi complicanze al cuore ed alla circolazione; si associa spesso ad obesità (in 5 anni soggetti obesi hanno il rischio di diventare diabetici del 33%!). Le complicanze del Diabete Alterazioni della circolazione delle arterie e dei capillari per cui avremo: - Cardiopatia ipertensiva diabetica - Vasculopatia diabetica agli arti inferiori - Retinopatia diabetica - Neuropatia diabetica arti inferiori - Nefropatia diabetica Le cause dell’Obesità Dall’interazione di fattori genetici (che favoriscono l’accumulo di grasso e alterano il comportamento alimentare), con quelli ambientali (socio-culturali, dietetici, farmacologici, riduzione attività motoria), scaturisce il problema del sovrappeso e dell’obesità. Tutti si domandano perché sono aumentato di peso? Nella maggior parte dei pazienti l’aumento di peso è dovuto all’alterazione dell’equilibrio tra le calorie introdotte (con gli alimenti ipercalorici) e quelle utilizzate (per una riduzione dell’esercizio fisico e dell’attività motoria).

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Per valutare il soprappeso e l’obesità vengono utilizzati: - L’indice di massa corporea (BMI) - L’impedenziometria e l’antroplicometria per la valutazione della composizione corporea (Massa grassa, Massa magra, acqua totale) - La calorimetria indiretta per calcolare il Metabolismo Basale - L’Armband per la valutazione del dispendio energetico totale giornaliero (TDEE Total Daily Energy Expenditure) Calcola il tuo BMI Il BMI (Body Mass Index) è il rapporto tra il peso espresso il Kg e l’altezza espressa in m2. BMI = peso in kg : (altezza in m)2 esempio: altezza 175 cm; peso 110 kg BMI = 110 : (1,75 x 1,75) = 35,9 Kg/m2


dossier diabesità

Diabesità. La nuova pandemia dei tempi moderni

Obesità androide o ginoide? L’accumulo di tessuto adiposo nel giro vita è tipico dell’obesità androide mentre una distribuzione del grasso a livello dei fianchi, natiche e cosce caratterizza l’obesità ginoide. Obesità e Malattie Cardiovascolari La misurazione della circonferenza addominale, rilevata in corrispondenza della maggiore estensione anteriore dell’addome, ci aiuta a capire il rischio di complicanze a cui si può incorrere.

Donne

La sindrome metabolica L’obesità può portare alla comparsa contemporanea delle seguenti malattie: - iperglicemia - iperinsulinismo - ipertensione arteriosa - dislipidemia - predisposizione alla ipercoagulabilità - aumento fattori di rischio cardio-vascolare Russamento e Apnee Notturne Nel paziente obeso oltre al russamento possono comparire le apnee notturne che, nel lungo termine, causano sonnolenza diurna, ipossiemia cronica, aumento del rischio di complicanze cardiovascolari.

Uomini

cm

rischio

cm

rischio

minore di 80

nessuno

minore di 94

nessuno

da 80 a 88

lievemente aumentato

da 94 a 101

lievemente aumentato

maggiore di 88

notevolmente aumentato

maggiore di 101

notevolmente aumentato

L’obesità e il disagio sociale Depressione, ansia, riduzione dell’autostima, difficoltà nell’inserimento sociale e nel mondo del lavoro, scarso rendimento scolastico, sono alcuni dei problemi che deve fronteggiare il paziente obeso.

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dossier diabesità

Diabesità. La nuova pandemia dei tempi moderni

Come curare il sovrappeso La cura del sovrappeso e dell’obesità si basa sul principio fondamentale di mantenere un equilibrio fra le calorie assunte con gli alimenti e quelle consumate con l’attività fisica.

La piramide della salute Per una sana alimentazione si consiglia di consumare gli alimenti presenti alla base della piramide in quantità maggiore e quelli presenti al vertice della stessa in quantità minore.

L’educazione alimentare La migliore dieta possibile è una alimentazione equilibrata, bilanciata e varia. Bisogna sempre introdurre nelle giuste percentuali proteine (1015%), grassi (25-30%) e carboidrati (55-60%). Per dimagrire bisogna saper bilanciare le calorie in entrata con quelle in uscita.

L’attività fisica Una sana attività fisica aerobica, cioè senza arrivare allo stress fisico, aiuta a bruciare i grassi e migliora lo stato di salute generale fisico e psichico. L’attività motoria deve essere costante, senza picchi, e possibilmente socializzante così da indurre a proseguirla nel tempo.

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dossier diabesità

Diabesità. La nuova pandemia dei tempi moderni

sovrappeso e il 12% obeso. Questa realtà rischia di tradursi, nel giro di pochi anni in una impennata di malattie cardiovascolari, conseguenti all’obesità e al diabete, nei giovani tra i 20 e i 30 anni.

Sovrappeso e Obesità infantile Circa il 33 % dei bambini con età compresa tra i 5 e i 10 anni è sovrappeso o francamente obeso; il 26-41% dei bambini obesi in età prescolare diventerà obeso da adulto. L’obesità infantile è un grave problema ed i danni correlati sono immediati (sovraccarico della colonna, alterazioni psico-comportamentali), e a lungo termine (ipertensione, iperlipidemia, diabete).

Trattamento multidisciplinare La “diabesità” deve essere studiata e trattata da un pool di medici specialisti nelle diverse branche. Si deve intervenire sia con una intensa campagna di informazione e prevenzione che con adeguati trattamenti terapeutici: dieta ed attività fisica, psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale, farmaci, e nei casi più gravi, con la chirurgia bariatrica.

Diabete giovanile Negli Stati Uniti Il numero delle prescrizioni per il diabete di tipo 2 per gli under 20 è raddoppiato negli ultimi 4 anni. Si stima che il 23% dei bambini, in Italia, sia in

libro da consigliare

Io muovo la mia vita per combattere obesità e diabete. Una storia di condivisione, cura e cambiamento Autori: Giannermete Romani, Natalia Piana, Pierpaolo De Feo - pagine: 156 - anno: 2008 n gruppo di uomini e donne con obesità, o con obesità e diabete mellito di tipo 2, insieme ai loro medici, partendo da zero, partecipano a un programma che li porterà in un anno a correre la Maratona di Milano. Promosso dal gruppo Attività Fisica di Diabete Italia insieme al Centro Marathon di Brescia, il progetto Io muovo la mia vita vuole trasmettere il messaggio educativo e terapeutico che “una moderata attività fisica come camminare 4-5 km al giorno, tutti i giorni, serve a curare obesità e diabete”. Grazie all’integrazione tra la prospettiva medico-scientifica e la prospettiva pedagogica della scrittura autobiografica, questo libro racconta l’emozionante storia di un cambiamento di chi si è messo in gioco e ha trovato nel movimento e nella sua condivisione in un gruppo un’importante risorsa di cura di sé e della malattia. Io muovo la mia vita è un forte stimolo per le persone che hanno problemi di peso e/o di diabete a scoprire i benefici dell’attività fisica in termini di salute e di qualità della vita.

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dossier 9 luglio data da ricordare

Manifesto dei diritti della persona con diabete Al Senato della Repubblica Palazzo Madama nella Sala Stampa “Caduti di Nassiriya”, è stato presentato il “Manifesto dei diritti della persona con diabete”, ed in data 9 luglio 2009, si è provveduto alla sottoscrizione del citato documento con l’autorevole firma congiunta fra il Presidente della XII Commissione Sanità del Senato, Sen. Antonio Tomassini ed il Presidente di Diabete Italia, Prof. Paolo Cavallo Perin. Documento che sarà strumento e guida per il presente ed il futuro dell’insieme dei soggetti impegnati nel mondo della diabetologia. luglio 2009 data da ricordare l’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione unitamente a Diabete Italia e alle associazioni - OSDI - AGD ITALIA - AID (Associazione Italiana Diabetici) - ANIAD - DIABETE FORUM - FAND - FDG - JDRF - SOSTEGNO 70 hanno presentato al Senato della Repubblica il “Manifesto dei diritti della persona con diabete”.

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PRIMA SEZIONE DIRITTI DELLA PERSONA CON DIABETE I diritti di coloro che hanno il diabete sono gli stessi diritti umani e sociali delle persone senza diabete. I diritti comprendono la parità di accesso all’informazione, all’educazione terapeutica, al trattamento del diabete e alla diagnosi e cura delle complicanze. Il sistema sanitario deve garantire alla persona con diabete l’uso di metodi diagnostici e terapeutici appropriati, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il diritto delle persone con diabete a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa alla pari delle persone senza diabete deve essere considerato l’obiettivo primario delle azioni di governo. Occorre pertanto: 1. Sostenere la persona con diabete e i familiari nel superare gli ostacoli, i pregiudizi e le diffidenze attraverso l’impiego di strumenti informativi, formativi, educativi e sociali con la responsabilizzazione e il concorso attivo delle istituzioni, del sistema socio-sanitario, delle società scientifiche e delle associazioni di volontariato. 2. Aumentare la consapevolezza sociale nel mondo della scuola, in quello del lavoro, nei luoghi in cui si pratica attività sportiva, nelle strutture sanitarie e nelle organizzazioni sociali per evitare discriminazioni e preclusioni personali e professionali.

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3. Istruire gli operatori socio-sanitari, gli insegnanti e gli istruttori sportivi e sensibilizzare i colleghi di lavoro su come prevenire, riconoscere e trattare le eventuali situazioni di urgenza. 4. Affermare che avere il diabete non preclude la possibilità di perseguire gli obiettivi personali, familiari, lavorativi, sportivi e sociali. 5. Garantire uniformità di accesso al sistema sanitario su tutto il territorio in modo da promuovere la migliore qualità di cura e di vita, la prevenzione e il trattamento delle complicanze. 6. Promuovere in tutte le regioni l’identificazione dei soggetti a rischio per garantire una diagnosi precoce di intolleranza glucidica e di diabete mellito. SECONDA SEZIONE ASPETTATIVE E RESPONSABILITÀ DELLA PERSONA CON DIABETE E DEI FAMILIARI La persona con diabete e/o i familiari non sono sempre al corrente del percorso assistenziale e degli obiettivi del trattamento farmacologico e nutrizionale a lungo termine, come definiti dalle attuali


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linee guida terapeutiche. La persona con diabete e i familiari possono credere erroneamente che la situazione sia “sotto controllo” a causa della mancanza di sintomi e sospendere le adeguate terapie o modificarle in modo incongruo. La persona con diabete e i familiari devono ricevere una corretta informazione sulle cause di scompenso e sui fattori di rischio per lo sviluppo di complicanze, affinché siano consapevoli dell’importanza di condurre uno stile di vita sano, in linea con le proprie possibilità e i propri bisogni. Occorre pertanto: 1. Educare la persona con diabete e i familiari affinché possano vivere in base alle proprie aspirazioni. 2. Aiutare le famiglie a gestire il diabete facendo formazione continua e fornendo informazioni, strumenti e servizi che tengano conto delle necessità delle singole persone. 3. Stimolare gli operatori sanitari (specialisti, medici curanti, infermieri, psicologi, nutrizionisti, podologi, ecc..) ad ascoltare attivamente e per un tempo congruo la persona con diabete e i familiari per conoscerne i bisogni, le aspirazioni e le aspettative. 4. Indurre gli operatori sanitari a spiegare gli obiettivi terapeutici, verificandone sempre la comprensione, e a sviluppare schemi di cura (personalizzati, condivisi, esplicitati in forma scritta e orale) che indichino il trattamento da seguire abitualmente e il comportamento da tenere in eventuali situazioni di urgenza. 5. Invitare tutti gli operatori socio-sanitari a prendersi cura degli aspetti psicologici e sociali della persona con diabete e dei familiari. TERZA SEZIONE EDUCAZIONE CONTINUA DELLA PERSONA CON DIABETE L’educazione continua della persona con diabete, dei familiari e del contesto socio - relazionale è uno strumento indispensabile per il successo terapeutico, per prevenire e riconoscere eventuali complicanze e per raggiungere una piena autonomia nelle gestione quotidiana del diabete. È importante riconoscere alla terapia educazionale un ruolo centrale prevedendo corsi strutturati.

Occorre pertanto: 1. Formare il personale sanitario all’educazione terapeutica e le organizzazioni di volontariato all’educazione sanitaria della persona con diabete e dei familiari, in funzione delle loro specifiche esigenze cliniche e socio-culturali. 2. Condividere con la persona gli obiettivi e le scelte terapeutiche, avendone dato piena informazione, al fine di facilitare la gestione del diabete nella vita quotidiana. 3. Concordare la cura, l’alimentazione salutare e l’attività fisica costante e personalizzata. 4. Avvalersi di un gruppo multidisciplinare completo con competenze specifiche (mediche, psicologiche, nutrizionali, infermieristiche, sociali) utili a rimuovere le barriere a una corretta gestione del diabete. 5. Assicurare uniformità di accesso alla terapia educazionale su tutto il territorio nazionale. QUARTA SEZIONE DIALOGO MEDICO-PERSONA CON DIABETE Per realizzare un’efficace gestione del diabete è indispensabile che il medico curante e il gruppo multidisciplinare di riferimento conoscano non solo gli aspetti bio-medici ma anche quelli psicologici, relazionali e sociali della persona, le sue percezioni, le sue aspettative, i suoi bisogni, gli ostacoli ed integrino tali elementi nel piano assistenziale. Allo stesso modo deve essere garantito alla persona con diabete un contesto nel quale esprimere le proprie opinioni e riferire la propria condizione. Occorre pertanto: 1. Indurre gli operatori sanitari ad avere una vera e propria alleanza terapeutica con la persona con diabete e i familiari che comprenda: l’ascolto attivo, una comunicazione empatica, un dialogo aperto e la regolare verifica non solo dello stato di salute ma anche della qualità del servizio erogato. 2. Invitare gli operatori sanitari a sostenere la persona con diabete nell’acquisizione di una piena consapevolezza della propria condizione e della propria cura. 3. Analizzare le abitudini e le dinamiche individuali e familiari che possono favorire comportamenti a rischio. 4. Aumentare le possibilità di accesso e la disponibilità di contatti con operatori sanitari, attraverso mezzi di comunicazioni complementari, quali linee telefoniche e telematiche.

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5. Facilitare, quanto più possibile, la continuità di rapporto tra lo stesso gruppo multidisciplinare e la persona con diabete all’interno dei centri specialistici e verificare che ciò si realizzi anche attraverso la partecipazione civica. QUINTA SEZIONE CONTROLLO DEL DIABETE La persona con diabete deve essere consapevole che la sua è una condizione cronica, che può essere asintomatica o presentare sintomi di gravità variabile, e deve essere messa in grado di gestire la propria cura. Una corretta gestione del proprio diabete permette una vita scolastica, lavorativa, affettiva, sportiva e relazionale come quella della persona senza diabete. Occorre pertanto: 1. Aumentare la conoscenza della persona con diabete e dei familiari sulle terapie appropriate alle diverse condizioni cliniche, facili da realizzare da parte di ogni singolo individuo e che consentano un agevole adattamento della cura. 2. Favorire, nelle situazioni di ricovero in reparti non specifici, il coinvolgimento del diabetologo nelle scelte terapeutiche o una assistenza diabetologica qualificata. 3. Facilitare l’iter burocratico per l’accesso a specifiche terapie e a strumenti di somministrazione. 4. Rendere la persona consapevole che il buon controllo del diabete dipende anche da un’attività fisica regolare, da una corretta alimentazione, da un peso corporeo nella norma nonché dal controllo della pressione arteriosa e della dislipidemia. SESTA SEZIONE PREVENZIONE DEL DIABETE Vi sono efficaci misure preventive che possono essere attuate nei confronti della popolazione generale per ridurre la comparsa del diabete mellito contenendone l’enorme impatto personale e sociale. Le istituzioni devono validamente collaborare con le associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari, le società scientifiche e le organizzazioni civiche per ridurre la comparsa del diabete nelle persone a rischio. Attività di comunicazione sistematiche e continuative, volte a favorire la prevenzione e la diagnosi precoce, possono consentire il trattamento tempestivo del diabete e la riduzione di tutte le sue conseguenze.

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Occorre pertanto: 1. Richiedere alle istituzioni locali e nazionali la diffusione di informazioni e l’attuazione di strategie per la prevenzione del diabete. 2. Informare la popolazione che l’insorgenza del diabete tipo 2 può essere ridotta, anche nelle persone a rischio (adulti e bambini), adottando stili di vita salutari. 3. Coinvolgere le istituzioni a destinare risorse adeguate per la prevenzione e la diagnosi precoce del diabete attraverso una comunicazione continua e coordinata con le associazioni scientifiche, le associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari e le organizzazioni civiche. 4. Considerare la famiglia e la scuola i luoghi privilegiati per l’educazione a un corretto stile di vita. 5. Realizzare programmi di informazione ed educazione sanitaria presso la scuola, le associazioni sportive, i centri residenziali per anziani e in generale tutti gli ambienti di vita e di lavoro coinvolgendo le istituzioni sanitarie, i gruppi multidisciplinari e le associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari, là dove formate a tale scopo. 6. Invitare gli ambienti extra sanitari (scuola, lavoro, sport e comunità) e i media a diffondere una cultura che promuova scelte di vita salutari. SETTIMA SEZIONE IMPEGNO NELLA RICERCA Investire nella ricerca da parte di università, istituzioni sanitarie, industria, enti pubblici e società scientifiche rappresenta una priorità per la comprensione, prevenzione e gestione del diabete. È importante che la ricerca sia coordinata così da evitare inutili duplicazioni di sforzi economici, risponda alle reali necessità delle persone con


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diabete e sia indirizzata anche nel campo dell’epidemiologia, dell’educazione e dell’innovazione tecnologica. Grazie ai progressi delle conoscenze sul diabete e sul suo trattamento si potrà migliorare la qualità della vita e prevenire l’insorgenza delle complicanze, ridurre i ricoveri ospedalieri e conseguentemente i costi sanitari dovuti a questa condizione ad alto impatto economico e sociale. Occorre pertanto: 1. Aumentare la comunicazione tra enti che fanno ricerca e associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari al fine di comprendere le reali necessità della persona con diabete e indirizzare correttamente le risorse a disposizione. 2. Investire in innovazione, in ricerca scientifica di base, clinica, epidemiologica, in formazione razionalizzando e incrementando le risorse a disposizione. 3. Impegnare la ricerca in studi che abbiano come obiettivo la modifica della storia naturale della malattia e il miglioramento della qualità della vita della persona con diabete. 4. Investire nell’implementazione e nella ricerca di metodologie e mezzi di comunicazione che permettano di trasmettere in modo efficace informazioni rigorose sulle innovazioni scientifiche, sulla prevenzione, sulla gestione integrata del diabete e che promuovano una corretta rappresentazione sociale della persona con diabete. OTTAVA SEZIONE ASSOCIAZIONISMO RESPONSABILE L’associazionismo volontario no profit nel campo del diabete in Italia in passato ha contribuito a raggiungere traguardi di assoluto rilievo, come ad esempio la Dichiarazione di Saint Vincent e l’approvazione della legge di iniziativa popolare 115/87. Il raggiungimento di risultati legislativi e regolatori, a livello nazionale e locale, appare condizione qualificante dell’azione delle associazioni impegnate a promuovere il diabete quale priorità su cui agire. Appare altrettanto insostituibile il ruolo di collegamento esercitato dalle associazioni tra il sistema sanitario, le persone con diabete, i familiari e la società. Occorre pertanto: 1. Considerare l’associazionismo una risorsa e una componente importante nelle strategie di tutela della persona con diabete.

2. Facilitare la collaborazione tra le associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari, le organizzazioni civiche e i rappresentanti della comunità scientifica. 3. Prevedere la formazione certificata e l’accreditamento specifico delle associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari e delle associazioni civiche. 4. Facilitare l’inserimento di persone con diabete immigrate all’interno delle associazioni. 5. Considerare l’associazionismo e le organizzazioni civiche, attraverso persone formate allo scopo, quale parte attiva nei percorsi di informazione e formazione su diritti e tutela sociale delle persone con diabete. 6. Avvalersi della collaborazione delle associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari e delle organizzazioni civiche nelle attività di prevenzione del diabete. 7. Sostenere l’azione di volontariato attraverso strumenti legislativi e regolatori. 8. Definire un codice etico di autoregolamentazione e caratteristiche comuni che costituiscano un modello di riferimento per le associazioni. 9. Valorizzare nei colloqui tra operatore sanitario e persona con diabete e suoi familiari l’attività delle associazioni, consigliando di partecipare alla vita associativa. NONA SEZIONE DIABETE IN GRAVIDANZA La programmazione e gestione della gravidanza deve essere tutelata attraverso interventi di educazione terapeutica e di assistenza sanitaria specifici al fine di garantire alla donna con diabete e al feto la condizione clinica ottimale nel corso della gestazione e del parto. Occorre pertanto: 1. Educare la donna con diabete sull’importanza di programmare la gravidanza affinché il concepimento avvenga in una condizione ottimale per la formazione dell’embrione e lo sviluppo fetale. 2. Favorire gli accertamenti per la diagnosi del diabete gestazionale e i controlli successivi al parto. 3. Garantire che l’assistenza e il monitoraggio delle donne con diabete in gravidanza e delle donne che hanno sviluppato un diabete gestazionale avvenga da parte di un gruppo multidi-

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dossier 9 luglio dataManifesto da ricordare dei diritti della persona con diabete

sciplinare composto dal diabetologo, ginecologo, ostetrica, infermiere e pediatra. 4. Accogliere le gestanti in strutture ospedaliere idonee a gestire le gravidanze a rischio e in cui sia prevista durante tutto il ricovero l’assistenza diabetologica. DECIMA SEZIONE DIABETE IN ETÀ EVOLUTIVA Il bambino e l’adolescente con diabete hanno diritto nell’ambito dell’area pediatrica alle migliori prestazioni sanitarie senza alcuna distinzione di sesso, etnia, religione e condizione sociale. È doveroso prendersi cura del bambino e dell’adolescente con diabete prestando particolare attenzione a momenti delicati come l’inserimento scolastico e il passaggio all’età adulta, che andranno favoriti con interventi specifici. Occorre pertanto: 1 Garantire al bambino e all’adolescente una vita scolastica, sportiva, relazionale e sociale identica ai propri coetanei senza diabete. 2. Sostenere i familiari nella gestione del bambino e dell’adolescente con diabete. 3. Favorire la conoscenza dei sintomi per la diagnosi precoce del diabete tipo 1 al fine di evitare la gravità dell’esordio e le complicanze che esso comporta. 4. Garantire il migliore iter diagnostico al fine di identificare con precisione la tipologia di diabete e le strategie terapeutiche adatte alle diverse condizioni cliniche. 5. Garantire l’accesso alle possibilità di cura più appropriate, innovative e meno invasive. 6. Adottare nel dialogo un linguaggio comprensibile, adeguato all’età e alla cultura del bambino e dei familiari. 7. Garantire ambienti ospedalieri e ambulatoriali accoglienti, adatti all’infanzia e all’adolescenza nei quali siano presenti gruppi multidisciplinari dedicati e specializzati nella cura del diabete in questa fascia d’età e nell’assistenza ai familiari. 8. Assicurare che sia sempre lo stesso gruppo multidisciplinare, all’interno dei Centri Specializzati, a prendersi cura del bambino e dei familiari. 9. Assicurare l’aggiornamento permanente del personale sanitario al fine di migliorarne costantemente le competenze scientifiche, tecniche e comunicative.

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10. Incentivare l’attività motoria, compresa quella sportiva, nelle migliori condizioni possibili e senza alcun tipo di limitazione. 11. Promuovere l’inserimento nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza (LEA) dei campi scuola per i giovani al fine di facilitare il processo di responsabilizzazione e l’autogestione del diabete. 12. Favorire “l’azione di rete” sul territorio tra centri di diabetologia pediatrica di riferimento regionale, centri periferici e pediatri di libera scelta. 13. Facilitare la transizione dell’adolescente dal diabetologo pediatra al diabetologo dell’adulto affinché si garantisca la continuità della cura e il processo avvenga in modo graduale, attraverso la condivisione degli obiettivi e delle scelte terapeutiche. UNDICESIMA SEZIONE IMMIGRAZIONE E DIABETE La persona con diabete non deve essere discriminata in base alla lingua, all’etnia, alla provenienza geografica, alla religione e allo status. Occorre pertanto: 1. Facilitare all’immigrato l’accesso al sistema sanitario su tutto il territorio nazionale attraverso servizi di mediazione linguistica. 2. Adattare, ove possibile, i programmi di cura della persona con diabete alle usanze dettate dalle tradizioni culturali e religiose se non in contrasto con i diritti dell’uomo. 3. Offrire corsi di educazione continua tenuti da gruppi multidisciplinari, supportati da personale anche delle associazioni di volontariato delle persone con diabete e loro familiari in grado di effettuare una comunicazione multilingue presso tutti gli ambienti di vita e di lavoro.

Firmato dai legali rappresentanti dell’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione

Firmato dai legali rappresentanti di Diabete Italia

Con il supporto non condizionato di NOVO NORDISK


associazione nazionale italiana atleti diabetici

Sport per il diabete: la missione dell’Aniad l’

Aniad (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici), che è il corrispettivo italiano della IDAA (International Diabetic Athletes Association) e della DESA (Diabetes Exercise Sport Association), è un’associazione di volontariato senza fini di lucro, che incoraggia l’attività sportiva fra i soggetti diabetici di tipo 1 e di tipo 2. Con l’obiettivo migliorare la glicemia, stimolando la capacità di autocontrollo, e quindi la salute. Tra i suoi compiti vi è l’organizzazione a livello nazionale ed internazionale di manifestazioni sportive fra diabetici e non, la collaborazione con le Associazioni dei soggetti diabetici, con le società scientifiche in diabetologia e con le federazioni sportive, la promozione di iniziative, convegni, incontri e dibattiti

informativi sulle sue attività. Per saperne di più, si può consultare il sito http://www.aniad.org/

Doping? No Grazie ra diuretici, anabolizzanti, cannabinoidi e stimolanti, il mercato del doping non conosce certo crisi. Ma oltre a commettere un reato, chi si dopa rischia anche di compromettere la sua salute pesantemente. Favorendo diabete, tumore alla prostata e infarto. “Due le categorie più usate da sportivi professionisti e dilettanti: gli anabolizzanti androgeni, analoghi agli ormoni maschili, che aumentano la massa muscolare, e l’eritropoietina che fa aumentare la produzione di globuli rossi, i quali portando più ossigeno ai muscoli, li aiutano a contrarsi con più potenza”, spiega Luciano Caprino, della Commissione ministeriale per la vigilanza e il controllo sul doping per la tutela della salute, “Gli anabolizzanti androgeni possono provocare il tumore alla prostata, l’eritropoietina la coagulazione del sangue, la trombosi e l’infarto. L’ormone della crescita, poi, può provocare diabete, pressione alta, ipotiroidismo, artrite e acromegalia, una malattia che causa un’eccessiva crescita di ossa e tessuti molli. Mentre per le atlete la conseguenza di assumere anabolizzanti è la mascolizzazione”.

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un evento importante

Zucchero & glucidi

L’AIDf alla Corri Catania atania - “Corri Catania” 2009, è la manifestazione sportiva organizzata dall’omonima Associazione e dal Sodalizio “Ragazzini Generali” a cui hanno preso parte i soci dell’AIDf (Associazione Italiana Diabete in… forma) del capoluogo etneo. Una splendida domenica di primavera, quella del 29 marzo, che ha radunato oltre 6000 partecipanti, schierati al nastro di partenza, con un foltissimo numero di diabetici accompagnati dallo staff medico dell’AIDf, composto dal Presidente, prof. Maurizio Di Mauro, dal dott. Rosario Battiato, dalla dott.ssa Rossella Campione e dalla dott.ssa Claudia Caruso. Presenti anche gli specialisti di Scienze Motorie, fra cui il prof. Salvo Nania, il dott. Carmelo D’urso, la dott.ssa Maria Leonforte, la dott.ssa Brunella Politino e la psicologa, dott.ssa Liliana Indelicato. Una manifestazione dilettantistica che ha visto i partecipanti formare un lungo serpentone per le vie cittadine che a passo libero, hanno iniziato la marcia dalla splendida Piazza Umberto continuando per il centro storico lungo un percorso di 4 chilometri. “Muoversi per mantenersi in forma e per domare la glicemia, ma anche per esprimere solidarietà” ha detto a margine dell’evento il prof. Maurizio Di Mauro commentando lo scopo umanitario che ogni partecipante ha accolto, versando una piccolissima quota, che servirà per la realizzazione di un’area verde attrezzata a parco giochi, destinata ai bambini ricoverati nel reparto di Pediatria del Policlinico di Catania. Tanto sport, solidarietà e divertimento sono stati gli ingredienti di questo evento aperto a uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine di ogni età, che si sono incontrati per trascorrere una domenica diversa e all’insegna dell’amicizia, del benessere, dell’impegno sociale e soprattutto dell’allegria. L’organizzazione curata nei minimi particolari ha previsto la presenza di numerosi medici che hanno vegliato discretamente durante lo svolgersi dell’evento. “Siamo soddisfatti della numerosa presenza dei nostri iscritti hanno dichiarato unanimi la dott.ssa Rossella Campione, la

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dott.ssa Claudia Caruso e il dott. Rosario Battiato - che hanno accolto senza indugi questa opportunità per fare footing che contribuisce a ridurre il colesterolo, migliora il tono cardiaco e soprattutto fa dimagrire”. Anche il gruppo di Scienze Motorie, che segue tutti i pazienti dell’AIDf ha dimostrato apprezzamento per l’iniziativa sottolineando che “ogni occasione che permette di uscire dalla routine quotidiana mettendo in moto i muscoli, anche a passo libero, aiuta a far mantenere loro il tono e a far bruciare quelle calorie in eccesso dovute, spesso, a cattive abitudini alimentari”. Un appuntamento importante, dunque e ricco di significati che tutti noi dell’AIDf di Catania ci auguriamo si ripeta per vederci nuova-


avvertimenti

Dott. Raffaele Scalpone

L’importanza delle analisi delle urine e del sangue l

e analisi delle urine e del sangue sono ricerche importanti per stabilire l’esistenza di un diabete e servono, insieme con i dati clinici rilevati dal medico, per poter formulare una diagnosi precisa. Per avere dati utili e sicuri, è necessario usare particolari accorgimenti nella raccolta delle urine. Si crede da molti che sia sufficiente raccogliere le urine della notte o quelle emesse nelle prime ore della mattina; ma queste urine possono molte volte essere prive di zucchero anche in un diabetico. Ciò avviene soprattutto nelle forme iniziali, in cui lo zucchero compare solo in alcune ore della giornata; per lo più due o tre ore dopo il pranzo, che rappresenta in generale il pasto più abbondante e completo. Il pasto della sera è spesso un pasto più leggero e per conseguenza le urine della notte e quelle della mattina, emesse a parecchie ore di distanza dall’ultimo pasto, possono essere prive di zucchero. Ad ogni modo, quando si sospetta un diabete, se le urine della notte non contengono zucchero è bene ripeterei l’analisi sulle urine emesse nelle ore pomeridiane, cioè due o tre ore dopo il pasto più copioso. Occorre però conoscere non solo la quantità percentuale dello zucchero eliminato ma anche la quantità assoluta. A questo scopo è indispensabile raccogliere le urine emesse nelle 24 ore, dalle 8 del mattino successivo; di queste urine si misurerà la quantità e se ne preleverà un campione per l’analisi. Sul contenitore contenente questo campione si segnerà, oltre al nome e cognome del paziente la giornata in cui l’urina è stata raccolta e la quantità eliminata in 24 ore. Solo in questo modo si potrà conoscere la quantità di zucchero realmente eliminato con una determinata alimentazione, e fare quindi il bilancio di entrata e di uscita. Per esempio, se nelle urine inviate si trova il 20% di zucchero e le urine eliminate sono nella quantità di un litro, ciò significa che il paziente ha perduto 20

grammi di zucchero; se le urine eliminate sono state nella quantità di due litri, ciò significherà una perdita di zucchero di 40 grammi; se di tre litri, la perdita sarà di 60 grammi. Raffrontando la quantità dì sostanze glucidiche introdotte con gli alimenti con la quantità di zucchero eliminata, si può conoscere la capacità di assimilazione e utilizzazione degli alimenti posseduta dall’individuo in esame, ossia la cosiddetta «tolleranza glucidica». Spesso per poter regolare la cura dietetica e insulinica è necessario sapere in quali ore della giornata compaia lo zucchero; sì deve raccogliere allora l’urina in tre porzioni separate e cioè dalle 8 del mattino all’ora di pranzo, dall’ora di pranzo alla ora di cena e dall’ora di cena alle 8 del mattino successivo. Di ciascuna di queste urine si misura la quantità e si preleva, un campione da portare per l’analisi. Di somma importanza è la ricerca dello zucchero nel sangue. A digiuno, nelle forme di diabete leggero e spesso anche nei diabetici sotto trattamento di insulina ritardata, la glicemia può essere normale o di poco superiore alla norma. È necessario quindi determinare la glicemia non soltanto a digiuno, ma anche sia dopo un pasto normale, sia dopo un pasto con limitazione di glucidi, perché talvolta la glicemia a digiuno può dare indicazioni insufficienti per l’esatta diagnosi del disturbo metabolico. Nel corso della cura insulinica è spesso necessario anche determinare la glicemia alcune ore dopo l’iniezione dell’insulina, per rendersi conto se la dose prescritta è insufficiente o eccessiva in rapporto alla dieta seguita. In questi casi in generale la determinazione si fa tre ore dopo l’iniezione, se l’insulina usata è quella del tipo comune ad azione pronta, e cinque o sei ore dopo, e anche più, se si usa invece insulina semitardata o ritardata o ad effetto combinato.

l’A.I.D. e la redazione del giornale vi augura buone vacanze

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epidemiologia del diabete

Troppi gli italiani inconsapevoli di avere il diabete s

ono poco meno di 3 milioni gli italiani affetti da diabete, ma ce ne sono altri 3 milioni che ancora non sanno di essere diabetici. Ed è questa la cosa più grave, che pone le premessa per una vera e propria pandemia. L’allarme viene dal, presidente di Diabete Italia, in occasione del Changing Diabetes Barometer Forum, svoltosi di recente a Brescia. Un appuntamento che, attraverso la raccolta di dati preziosi per gli operatori sanitari, le associazioni dei pazienti, i politici, le istituzioni e i mezzi di comunicazione, intende migliorare la cura e la qualità di vita delle persone con diabete, contenendo nel contempo i costi della sanità pubblica. Il caso Piemonte Un’indagine epidemiologica condotta in una zona del Piemonte (Casale Monferrato) ha mostrato che la prevalenza del diabete non insulino-dipendente (NIDDM) noto è del 2,1%, con valori minimi nella popolazione al di sotto dei 40 anni (0,3%), e massimi nell’intervallo di età 70-79 anni (5,8%). La prevalenza nei maschi è stata del 3,9% e nelle donne del 2,3%; la positività della storia familiare di diabete è risultata essere del 33%. L’aumento del NIDDM nella fascia tra i 70 e 75 anni, conferma l’esistenza, come problema emergente, del diabete senile. Il rischio di svilupparlo, si sa, è maggiore dopo i 65 anni e i fattori che vi concorrono sono rappresentati da: aumento della vita media, aterosclerosi, alimentazione, ambiente, eredofamiliarità, farmaci, stress, eccesso di peso, razza, patologie pregresse. L’epidemiologia del diabete insulino-dipendente (IDDM), invece, viene misurata anche nel nostro Paese mediante la creazione di Registri di incidenza che, assieme ad altri Registri europei ed extraeuropei (in genere limitati all’intervallo di età 0-14 anni), hanno permesso di dimostrare sia l’esistenza di una significativa diversità sia tra le varie nazioni (con un’incidenza massima annuale in Finlandia di circa 30 casi ogni 100.000 abitanti, e minima in Giappone con 0,8 casi); sia le differenze all’interno di ciascun Paese (sette casi/100.000 in Piemonte contro i 30 della Sardegna). È stata dimostrata anche una tendenza all’aumento di tempo, con alcune punte massime raggiunte negli anni 1983/84. Gli studi condotti finora, per quanto necessitino di approfondimenti, fanno ritenere realistica l’interazione di fattori terreni (alimentari e o batterici e virali), che già nella vita fetale, poi durante l’allattamento e successivamente nei primi anni di vita, possono interagire con il sistema immunitario, favorendo l’autodistruzione

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delle insule beta del pancreas (quelle cioè che producono insulina), possibile però solo in soggetti geneticamente predisposti. Il diabete in Europa I diabetici in Europa sono non meno di 10.000.000, una cifra che però si riferisce ai soli casi noti. Secondo l’Oms e l’International Diabetes Federation (Idf), il problema diabete, calcolando anche le persone che non sanno di essere diabetiche, investirebbe oltre 30.000.000 di cittadini. Il diabete nel mondo Attualmente i diabetici nel mondo, secondo i dati dell’International Diabetes Federation, sono circa 246 milioni, un numero più che raddoppiato negli ultimi decenni, ma le previsioni dicono che giungeranno a 380 milioni nel 2025. “La combinazione di diabete e obesità (diabesità) è la più grande epidemia che il mondo abbia mai dovuto affrontare - ha affermato di recente Paolo Zimmet, direttore dell’International Diabetes Institute di Melbourne, Australia Ciò che l’HIV/AIDS è stato negli ultimi vent’anni del XX secolo, il diabete e l’obesità con le loro conseguenze lo saranno certamente nelle prime due decadi del XXI secolo. Eppure, malgrado i segnali di allarme, la maggior parte dei Governi ha reagito con troppa lentezza. Così, oggi il diabete è tragicamente un’epidemia globale con devastanti conseguenze umanitarie, sociali ed economiche”. Il diabete non fa differenze di ceto sociale o di condizione economica. Insomma non guarda in faccia nessuno e continua ad espandersi, soprattutto nella forma non insulino-dipendente, erroneamente ritenuta meno grave del diabete insulino-dipendente, ma che con le sue complicanze, spesso invalidanti, rappresenta una delle principali minacce per la salute mondiale. Gli studiosi sono ormai concordi nel ritenere che il NIDDM sia da correlare ai nuovi stili di vita e non è un caso che anche nei Paesi in via di sviluppo la malattia si stia diffondendo (insieme alle patologie cardiovascolari, all’ictus, all’ipertensione), di pari passo con abitudini di vita vicine a modelli occidentali. Changing Diabetes Barometer, per misurare i progressi nella lotta al diabete A fronte di queste premesse, il 21 dicembre 2006 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità una risoluzione che dichiarava “questione internazionale di salute pubblica”


epidemiologia delTroppi diabete gli italiani inconsapevoli di avere il diabete

il diabete, seconda malattia, dopo l’HIV/AIDS, a ottenere questo poco invidiabile status. All’indomani di questa Risoluzione, fu varato il progetto internazionale Changing Diabetes Barometer, per poter misurare il progresso delle iniziative intraprese nel mondo per migliorare la terapia del diabete. Durante l’ultimo Changing Diabetes Barometer Forum dello scorso aprile, tenutosi a Roma, è emerso che, al di là della diagnosi e della prescrizione della cura, deve essere lo stesso paziente diabetico il protagonista assoluto della terapia. Perché sia realmente così, il diabetico deve essere reso consapevole sia della propria malattia che di come favorirne la prevenzione. In questo ambito, svolgono un ruolo fondamentale le associazioni di pazienti, gli operatori sanitari e le società scientifiche. “L’associazione - ha dichiarato Raffaele Scalpone, Presidente dell’Associazione Nazionale per la tutela degli Interessi dei Diabetici - è un tramite tra l’educazione impartita dal diabetologo e le strutture in cui poi il paziente si cura e il territorio in cui vive e la-

vora. Ho un grande sogno: quello di vedere le cose che ancora non vanno, risolte in modo semplice. Un po’ più di attenzione, di informazione possono aiutare la persona con diabete a gestire meglio la sua malattia e a prevenire le complicanze. Una persona diabetica informata sui rischi e sulla malattia diventa una persona cosciente del suo futuro e padrona della propria vita”. “Il dialogo tra paziente e medico, la cui importanza è stata oltretutto stabilita dal Manifesto dei diritti della persona con Diabete nell’ambito del progetto DAWN (Diabetes Wishes & Needs), progetto pluriennale sponsorizzato da Novo Nordisk - va avanti Scalpone - dà una marcia in più alla terapia, solo con il dialogo si riesce ad educare la persona a gestire la malattia. E il medico deve saperne cogliere non solo gli aspetti bio-medici ma anche quelli psicologici, relazionali e sociali della persona, le sue percezioni, le sue aspettative, i suoi bisogni, gli ostacoli, per poter poi integrare il tutto nel piano assistenziale”.

A.I.D.I.D.

ilGiornale

Trimestrale di informazione dell’Associazione Italiana Diabetici Direzione, Redazione e Amministrazione Via Ravenna, 34 00161- Roma Tel. / Fax 06 68803784 e-mail: assitdiab@tiscali.it e-mail: giornale.aidid@tiscali.it

campagna tesseramento 2009

Per il rinnovo della tessera sociale per l’anno 2009 aderendo all’A.I.D. (Associazione Italiana Diabetici), Vi ricordiamo che la quota da versare e € 20.00 per tutto l’anno. o Con versamento su c/c postale n. 59918003 - A.I.D. Via Ravenna 34 Sc. B int. 2 - 00161 Roma o Assegno bancario non trasferibile n. ________________________________________________________ della Banca ________________________________________________________ intestato a A.I.D. Via Ravenna 34 Sc. B int. 2 - 00161 Roma Modulo d’iscrizione anno 2009 Cognome ______________________________________________________________________________________________ Nome _________________________________________________________________________________________ Via ____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Nr _________________________ Città _____________________________________________________________________________________________________ CAP _______________________________________ Provincia ______________________________________ Tel __________________________________________________________________________________________ e-mail ______________________________________________________________________________________________________ Data _________________________________________________________________________ Firma ______________________________________________________________________________________________________________________ Per informazioni rivolgersi alla Segreteria A.I.D.- Tel. 06-68803784 Fax 06 68803784 - e-mail: assitdiab@tiscali.it A.I.D. garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo ad: A.I.D. Via Ravenna 34 Sc. B int. 2 00161 Roma. Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico in conformità alla legge 675/96 sulla tutela dei dati personali.

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complicanze del diabete

Dott. Raffaele Scalpone

La Nefropatia diabetica e l’importanza clinica per il paziente Diabetico Nefropatico l

a nefropatia diabetica è una delle complicanze più gravi che possono insorgere nei pazienti diabetici ed è una delle cause più frequenti di insufficienza renale terminale (nei paesi anglosassoni, ESRD, End Stage Renal Disease). Livelli di glucosio cronicamente elevati nel sangue portano, nel tempo, ad alterazioni strutturali e funzionali progressivamente sempre più gravi del delicato sistema filtrante renale (microangiopatia glomerulare), che si risolve nella ridotta capacità di filtrare in modo altamente selettivo le proteine sieriche (albumina) e che conduce quindi alla loro comparsa nelle urine in quantità anormali (microalbuminuria e proteinuria). Si parla di microalbuminuria quando si eliminano nelle urine quantità di albumina comprese fra 30 e 300 mg nelle 24 ore, mentre l’escrezione di una quantità superiore ai 300 mg è definita macroalbuminuria ed è indicativa di una nefropatia conclamata. La presenza di ipertensione arteriosa (circa il 50% dei diabetici tipo 2 al momento della diagnosi presenta ipertensione arteriosa e circa il 10% microalbuminuria) è un importante fattore che aggrava la microangiopatia renale. A sua volta, questa stessa microangiopatia renale può essere causa di ipertensione: si entra quindi in un pericoloso circolo vizioso, che va interrotto il più presto possibile. Ma come contrastare la nefropatia diabetica?

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Anzitutto, il buon controllo glicemico può ridurre il rischio di sviluppare microalbuminuria e proteinuria; inoltre, il trattamento con farmaci antipertensivi agenti sul RAS (sistema renina-angiotensina), quali gli ACE-I e i SARTANI può ridurre l’incidenza della microalbuminuria, addirittura può indurne la regressione e comunque ritardare la progressione della nefropatia conclamata verso l’insufficienza renale terminale. Tutto questo, unitamente ad un adeguato e corretto stile di vita, può far sì che il paziente diabetico possa affrontare più serenamente il proprio futuro. Ad oggi, al contrario degli ACE, per i Sartani c’è una sola molecola (Irbesartan-Aprovel) che ha una indicazione estensiva riconosciuta nella scheda tecnica per la Nefropatia Diabetica, ottenuta con gli studi del progetto Prime (studi IRMA2 e IDNT). Infatti, l’indicazione di irbesartan è l’unica che contempla l’intero spettro della nefropatia (microproteinurica e proteinurica). Questo esprime importanti vantaggi dal punto di vista clinico, in quanto con irbesartan è riconosciuta l’efficacia nel trattare la nefropatia: - sia nelle sue fasi iniziali (nefropatia incipiente), quando è ancora allo stadio di danno d’organo (potenzialmente reversibile, come dimostrato nello studio IRMA2); - sia quando è nello stadio di malattia conclamata (come dimostrato nello studio IDNT) per rallentare o evitare l’evoluzione verso la nefropatia terminale o uremia.


diabete a tavola

Mangiar sano e fare attività fisica: ecco la ricetta della salute u

Una dieta ben equilibrata, accompagnata da almeno mezz’ora al giorno di movimento. È questa la ricetta della salute per prevenire il colesterolo alto, nemico numero uno del sistema cardiovascolare, e il diabete di tipo 2, la cui insorgenza è dovuta proprio ad uno squilibrio, di tipo dietetico, dell’intolleranza al glucosio. Numerosi studi hanno appurato che il vino rosso, l’aglio crudo e l’olio extravergine di oliva apportano benefici alle arterie. Ma non basta: bisogna ridurre i grassi industriali e consumare più fibre. Da non dimenticare poi

l’attività fisica che può anche essere “soft”, ma costante e quotidiana. In altre parole, non occorre andare in palestra tutti i giorni, ma ad esempio prendere l’autobus al posto dell’automobile, preferire le scale all’ascensore e così via.


dona gratis il 5 x mille AID - ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA DIFESA DEGLI INTERESSI DEI DIABETICI 00161 Roma - Via Ravenna, 34 - Tel/Fax 06 68803784 In base alla legge 2006/296, la nostra Associazione è presente nell’elenco di cui all’art. 1, comma 1234, lettera A, per partecipare alla ripartizione del 5 per mille (da scrivere in cifre) dell’IRPEF derivante allo Stato dalle dichiarazioni dei redditi per il 2008. Ogni contribuente, dunque anche tu, potrà esprimere la sua preferenza affinché il 5 per mille delle sue imposte sia attribuito all’AID, per poter portare avanti il piano delle attività previste a favore e a tutela degli interessi dei Pazienti diabetici in Italia. Per esprimere la tua preferenza, basta indicare il codice fiscale dell’AID: 80089430583 - nel riquadro “sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni”; - sul modello CUD 2008 (consegnato dal datore di lavoro; - sul modello 730/1-bis redditi 2008; - sul modello Unico 2008. Il Presidente Raffaele Scalpone ENTE MORALE D.P.R. N. 895 DEL 31.10.78 G.U. N. 18 DEL 18.01.79 ACCREDITATA CON DELIBERA REGIONALE N. 1165 DELL’11.03.97 PER LA BRANCA BIABETOLOGIA - CERTIFICAZIONE ISO 9001:2000

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la storia dell’A.I.D.

SECONDA ED ULTIMA PARTE

Dal 1953 ai giorni nostri n

el marzo 1953 si è svolto presso la nuova sede dell’A.I.D., in Via della Scrofa 14, il primo corso di istruzione per diabetici e loro familiari. Le lezioni sono state complessivamente 12: tre di fisiopatologia, cinque di dietetica, due sulle analisi dell’urine, una sull’insulina, una sulle complicazioni e l’igiene del diabetico. Per rendere il corso più pratico e utile, si era deciso di dividere gli allievi in gruppo di dieci. Queste lezioni venivano svolte da Margherita Lapenna che le svolgeva sotto forma di conversazione. Le lezioni sulle analisi delle urine e sulle iniezioni di insulina erano accompagnate da dimostrazioni pratiche.

Per tutte le lezioni si sono mostrate utilissime le tavole dimostrative di anatomia, fisiologia e dietetica, composte dalla stessa Lapenna. I corsi di istruzione per diabetici e loro familiari successivamente sono sempre stati tenuti dalla La penna che li ha propagandati e promossi in ambito nazionale e internazionale come strumento terapeutico indispensabile. Ella ha scritto “Il libro del diabetico”, il “Decalogo del diabetico” e il “Dizionarietto per diabetici e obesi”. Nel 1950 l’A.I.D. ha iniziato la pubblicazione de “Il Giornale dei Diabetici”, rivista bimestrale, organo dell’associazione sotto la direzione redazionale di Silvestri, bollettino di informazione, divulgazione e educazione sanitaria per i pazienti diabetici. La rivi-

✁ Perché tutti i diabetici dovrebbero associarsi Perché solo un’Associazione forte e numerosa potrà raggiungere i suoi obbiettivi, e cioè:

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1. Creare in tutta Italia una rete di ambulatori e consultori per diabetici, nei quali essi possano trovare assistenza specializzata continuativa, consiglio e istruzione; 2. Contribuire alla scoperta dei casi ignorati o latenti, i quali sono maggiormente esposti a tutti i pericoli delle complicazioni e quindi della invalidità e della morte precoce; 3. Dare ai bambini diabetici la possibilità di fare le loro vacanze in appositi campi estivi, sotto adeguata sorveglianza medica e dietetica; 4. Dare un supporto psicologico ai diabetici; 5. Dare corrette informazioni sulla gestione della malattia; 6. Ottenere, per tutti i diabetici assicurati presso gli Enti di previdenza, assistenza continuativa e completa; 7. Far conoscere ai diabetici consigli e soluzioni per l’acquisto dei più aggiornati, più convenienti ed adatti strumenti o presidi sanitari per la cura e l’autocontrollo domiciliare;

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8. Rendere, in una parola, più serena e tranquilla la vita del diabetico, contribuendo così al suo benessere e al prolungamento della sua vita. Solo se gli associati saranno numerosi, la loro voce potrà essere ascoltata e i loro desideri e bisogni avranno probabilità di essere presi in considerazione. DIABETICI! Nel vostro interesse: Associatevi! Consoci, procurate nuovi aderenti!

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la storia dell’A.I.D.

SECONDA ED ULTIMA PARTE

sta che ha cessato la pubblicazione nel 1980, ha ripreso la sua attività editoriale nel 1994 sotto la direzione di Pasquale Montenero. Nel 1993 è stato istituito il Centro Studi e Ricerche sul Diabete Senile. Il 22 luglio 1993 la rivista suindicata cambia nome in

il decalogo del diabetico 1. Essere diabetici non è una tragedia; cerca di affrontare la tua malattia senza fartene una croce. 2. Il tuo medico ha dedicato lunghi anni allo studio delle malattie; non credere di saperne più di lui e non seguire i consigli di profani. 3. Se inganni il tuo medico o sei reticente con lui, danneggi tè stesso. 4. La moderazione quantitativa del vitto è più importante delle limitazioni qualitative; dovrai mangiare solo quel tanto che basta per mantenere l’equilibrio del peso e l’efficienza lavorativa. Se sei grasso, devi dimagrare. 5. Una scrupolosa pulizia del corpo e degli indumenti ti salverà da molte complicazioni. 6. Il moto regolare aiuta il ricambio dello zucchero e mantiene l’elasticità dei muscoli, il peso normale e il buonumore. 7. Se hai bisogno della cura insulinica, impara a farti le iniezioni da tè; sentirai meno la tua minorazione. 8. Impara a fare la ricerca dello zucchero nelle urine; la praticherai almeno una volta alla settimana. 9. Pesati regolarmente, una volta al mese, sempre alla stessa ora, sulla stessa bilancia e tenendo conto del vestiario. 10. Se ti curerai e controllerai regolarmente, il tuo diabete sarà un semplice incomodo, in caso contrario diventerà una vera malattia.

“Il Giornale A.I.D.I.D” e a tutt’oggi è diffusa trimestralmente, in ambito nazionale e internazionale. Oltre che sul proprio sito web (www.assitdiab.it), sotto la direzione redazionale del Dott. Raffaele Scalpone. L’Associazione è presente anche nel sito del Museo del Diabete di Torino (www.museodeldiabete.com). Attualmente la nuova sede dell’A.I.D. si trova in Via Ravenna 34 Roma, dove vi è la presenza giornaliera di Volontari e una Equipe di Specialisti adeguatamente preparati per fornire: - Supporto psicologico. - Corrette informazioni sulla gestione della malattia. - Informazioni e delucidazioni su variazioni nelle regolamentazioni legislative correlate o correlabili allo status diabetico ed alle sue complicanze. - Aiuto per la ricerca del centro di cura o dello Specialista sanitario più idoneo. - Consigli e soluzioni per l’acquisto dei più aggiornati, più convenienti e quindi più adatti strumenti o presidi sanitari per la cura e l’autocontrollo domiciliare. - Materiale didattico selezionato affinché le informazioni siano giuste e non illusionistiche. - Organizza congressi e corsi di aggiornamento per medici. - Effettua campagne di screening per il controllo della glicemia e l’individuazione dei diabetici non diagnosticati. - Attua prevenzione attraverso la cura dell’obesità.

✁ Perché tutti i diabetici dovrebbero associarsi

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1. Creare in tutta Italia una rete di ambulatori e consultori per diabetici, nei quali essi possano trovare assistenza specializzata continuativa, consiglio e istruzione; 2. Contribuire alla scoperta dei casi ignorati o latenti, i quali sono maggiormente esposti a tutti i pericoli delle complicazioni e quindi della invalidità e della morte precoce; 3. Dare ai bambini diabetici la possibilità di fare le loro vacanze in appositi campi estivi, sotto adeguata sorveglianza medica e dietetica; 4. Dare un supporto psicologico ai diabetici; 5. Dare corrette informazioni sulla gestione della malattia; 6. Ottenere, per tutti i diabetici assicurati presso gli Enti di previdenza, assistenza continuativa e completa; 7. Far conoscere ai diabetici consigli e soluzioni per l’acquisto dei più aggiornati, più convenienti ed adatti strumenti o presidi sanitari per la cura e l’autocontrollo domiciliare; 8. Rendere, in una parola, più serena e tranquilla la vita del diabetico, contribuendo così al suo benessere e al prolungamento della sua vita. Solo se gli associati saranno numerosi, la loro voce potrà essere ascoltata e i loro desideri e bisogni avranno probabilità di essere presi in considerazione.

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campagna BCD

In giro per l’Italia per combattere il diabete n ambulatorio viaggiante che gira l’Italia per sensibilizzare la popolazione sui rischi legati al diabete, e dunque sull’importanza di un buon controllo della malattia. È questo l’obiettivo della “Campagna BCD - Informati. Alleati. Protetti”, promossa da IDF (International Diabetes Federation) con AMD (Associazione Medici Diabetologi), SID (Società Italiana di Diabetologia), AID (Associazione Italiana Diabetici) e FAND, col patrocinio del Ministero della Salute e col contributo di Sanofi-Aventis, presente sin dall’esordio dell’iniziativa nel 2005.

u

A bordo dell’Unità Mobile del Buon Compenso del Diabete, diabetologi di AMD e SID e infermieri di OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani) effettuano gratuitamente l’analisi della glicemia e il controllo dell’emoglobina glicata, ovvero i parametri fondamentali per raggiungere il Buon Compenso del Diabete e limitare il rischio di complicanze come infarti e ictus, danni ad arterie, reni, occhi e gambe. Dopo il controllo, ogni persona riceverà il volumetto “BCD - la guida pratica per imparare a controllare il diabete”, proprio per conoscere meglio la patologia ed imparare a controllarla. Una guida pratica per imparare a

controllare il diabete.


Il giornale AIDID 2009 numero 2  
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