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Le Dolomiti

Le Dolomiti I nove sistemi montuosi che compongono le Dolomiti comprendono una serie di paesaggi montani unici al mondo e d’eccezionale bellezza naturale. Le loro cime, spettacolarmente verticali e pallide, presentano una varietà di forme scultoree straordinaria a livello mondiale. La quantità e la concentrazione di formazioni carbonatiche estremamente varie è straordinaria nel mondo, e contemporaneamente la geologia, esposta in modo superbo, fornisce uno spaccato della vita marina nel periodo Triassico. I paesaggi sublimi, monumentali e carichi di colorazioni delle Dolomiti hanno da sempre attirato una moltitudine di viaggiatori e sono stati fonte d’innumerevoli interpretazioni scientifiche ed artistiche dei loro valori. Iscrizione: 2009

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Con la loro moltitudine di pareti, di torri, di guglie, di forcelle e di creste, le Dolomiti costituiscono un’attrattiva irresistibile per chiunque ami la montagna. Le loro forme fantasiose e mutevoli, il continuo variare dei colori, il contrasto tra le dolci praterie e la verticalità delle crode compongono un quadro d’un fascino senza uguali. Se dovessi scegliere fra tutte le montagne del mondo le mie preferite, certamente mi deciderei per le Dolomiti... REINHOLD MESSNER

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e Dolomiti (o Monti Pallidi), con i nove gruppi del Pelmo/Croda da Lago, la Marmolada, le Pale di San Martino/San Lucano/Dolomiti Bellunesi/Vette Feltrine, le Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, le Dolomiti Settentrionali, il Puez-Odle, lo Sciliar-Catinaccio-Latemar, il Rio delle Foglie e le Dolomiti di Brenta si trovano nelle Alpi Orientali, nel territorio di ben cinque province (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine) e includono numerose vette che si innalzano oltre i 3.000 metri. Scienza e bellezza, storia della terra e un’inalterata natura, le Dolomiti consentono agli studiosi di ricostruire esattamente i passaggi evolutivi che hanno portato all’apertura di un antico oceano e alle successive fasi di collisione continentale, rappresentando uno dei migliori esempi di conservazione di atolli e scogliere fossili in ambienti tropicali del Mesozoico. La roccia tipica e più diff usa, la dolomia (carbonato doppio di calcio e magnesio) dalla quale deriva il nome Dolomiti e così battezzata in onore del naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo la studiò, e quasi tutte le rocce che affiorano nella zona dolomitica si sono, infatti, formate in fondo al mare. Qui si sono verificati “processi litogenetici”, ovvero di formazione delle rocce che, in presenza di forti pressioni ed elevate temperature, hanno compattato i sedimenti dei fondali e avviato la formazione di rocce sedimentarie. Alcuni milioni d’anni dopo, a seguito dello scontro tra la placca europea e quella africana, si sono avviati i processi orogenetici, tuttora in corso, di nascita della catena alpina. La successione di queste rocce è quindi capace di raccontare del prosciugarsi di un oceano tropicale, della sua barriera corallina che si trasforma in un imponente sistema montuoso e della rinascita della vita dopo la più grande estinzione nella storia della terra, individuata al confine tra Permiano e Triassico e che portò alla scomparsa di più del 90% delle specie viventi. L’analisi geologica e topografica consente un magico viaggio nel tempo e nello spazio: scorrere verticalmente le stratificazioni rocciose significa sfogliare, come in un gigantesco libro di pietra, le pagine della storia della Terra, mentre muoversi orizzontalmente permette di sperimentare fisicamente la geografia di quei mari e quelle isole, catapultati in uno straordinario laboratorio naturale per leggere e studiare la risposta di queste montagne ai cambiamenti climatici passati ed attuali. Le Dolomiti hanno avuto da sempre un enorme impatto sull’immaginazione dell’uomo: gli scienziati le studiarono, ma artisti, intellettuali e viaggiatori riconobbero nella loro magnifica imponenza l’incarnazione di quei paesaggi ideali che le varie epoche della poesia, della pittura e del Romanticismo in particolare avevano fino ad allora solo immaginato. Non è possibile rimanere indifferenti alla vertigine estetica indotta dalle teorie di creste, pinnacoli, torri, cenge, guglie e pareti strapiombanti o dal baluginare ultraterreno dei Monti Pallidi, capaci di incarnare le categorie del Sublime estetico fino a divenire un riferimento universale per la definizione del moderno concetto di bellezza naturale. Gli eccezionali cromatismi delle rocce e dei riflessi, lo stordente contrasto fra le morbide linee delle praterie e della vegetazione e l’improvviso sviluppo verticale di possenti cime nude e delle straordinariamente variegate forme scultoree, rappresentano i caratteri-chiave che definiscono il “paesaggio dolomitico”, ovvero quella tipologia di scenario montano che nelle Dolomiti trova il suo archetipo e la sua massima espressione.

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Ferrovia Retica

Les Dolomites ??????????????2008. Il constitue un ensemble technique, architectural et environnemental extraordinaire. Les deux lignes de l’Albula et du Bernina, aujourd’hui unifiées en une ligne transalpine unique, incarnent une grande variété de solutions innovatrices qui témoignent de l’importance du développement des technologies ferroviaires de montagne dans les échanges humains et culturels. Le Chemin de fer rhétique constitue un modèle d’harmonie esthétique avec le paysage qu’il traverse. Ses effets socio-économiques ont été importants et durables pour la vie de montagne et pour l’évolution du rapport homme-nature en Occident.

Les lignes de chemin de fer de l’A lbula (1903) et Rhétique (1910) constituent le coeur du Site Unesco. Le Chemin de fer de l’A lbula est le classique de montagne pour les trains à vapeur, ses ouvrages sont construits dans la pierre locale. Le Chemin de fer Rhétique est la ligne transversale alpine la plus haute d’Europe et la plus pentue au monde. Ces deux lignes relient la Vallée de l’Engadine sur le territoire suisse.

The Dolomiti mountains ??????????????????2008. This is an extraordinary blend of technical, architectonic and environmental features. The two lines of the Albula railway and the Bernina railway, now unified in a single transalpine line, embody a great variety of innovative features that bear witness to the importance of the development of mountain railway technology in human and cultural relations. The Retica Railway is in total harmony with the landscape through which it passes. The social and economic effects that derive from it have proved to be considerable and long-lasting for the mountain community and for the development of the relationship between man and nature in the western world.

The railway lines Albula (1903) and Retica (1910) form the heart of the Unesco site. The Albula railway is a classic mountain railway for steam trains, its structures being built from local stone. The Retica railway is the highest Alpine railway of Europe and the steepest in the world. Both railways link the Engadine Valley to Switzerland.

Per la tipologia e la vastità del sito risulta impossibile fornire delle coordinate geografiche precise

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Ferrovia Retica: circa 200 km direzione O. Valle Camonica – L’Arte rupestre: circa 150 km direzione O. Centro Storico di Verona: circa 150 km direzione S. Venezia e la sua Laguna: circa 150 km direzione E.

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Ferrovia Retica

La Ferrovia Retica

La Ferrovia nei paesaggi di Albula e Bernina Costituisce uno straordinario insieme tecnico, architettonico e ambientale. Le due linee dell’Albula e del Bernina, oggi unificate in un’unica linea transalpina, incarnano una grande varietà di soluzioni innovative che testimoniano l’importanza dello sviluppo delle tecnologie ferroviarie di montagna negli interscambi umani e culturali. La Ferrovia Retica rappresenta un modello di armonia estetica con il paesaggio che attraversa. Gli effetti socio-economici da essa derivanti sono stati rilevanti e duraturi per la vita di montagna e per l’evoluzione del rapporto uomo-natura in occidente. Iscrizione: 2008 (unico sito transnazionale italiano)

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La ferrovia Bernina nel 1913 è stata presa a riferimento per la costruzione di un’altra ferrovia con caratteristiche tecniche similari, che si trova all’altro capo del pianeta: la ferrovia Hakone-Tozan nelle vicinanze di Tokyo, alle pendici del Monte Fuji, in Giappone. Nel 1973 è stato siglato un gemellaggio ufficiale tra queste due linee e per onorarlo sulla motrice 54 della Bernina è ospitata la bandiera giapponese e, viceversa, su quella giapponese numero 1000 si trova la bandiera svizzera. Insieme ai vessilli si possono leggere anche le rispettive denominazioni ufficiali nelle lingue d’origine. (fonte: FLAVIO CAPRA – Guida turistica)

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na piccola macchia rossa attraversa placida e laboriosa gli sconvolgenti paesaggi alpini tra l’Italia e la Svizzera, un piccolo trenino in scalata estrema, una contraddizione visiva assurda e favolosa: solo l’uomo nella sua forma più ispirata, determinata e convinta poteva infatti aff rontare la sfida della linea ferroviaria della Ferrovia Retica, la dolce follia ingegneristica a picco sulle altezze delle grandiose montagne che congiunge l’Italia e la Svizzera. La geniale costruzione della Ferrovia Retica è il risultato dell’iniziativa dell’olandese Willem-Jan Holsboer, il quale nel 1888 fondò la Schmalspurbahn Landquart-Davos AG, la società che costruì la linea ferroviaria Landquart-Davos, la prima tratta di quella che poi si trasformò nella Ferrovia Retica (in tedesco Rhätische Bahn e in romancio: Viafier retica). La costruzione cominciò il 29 giugno 1888 seguendo i dettami progettuali di una ferrovia tradizionale, ignorando dunque, visti i successi di altre infrastrutture simili come la Ferrovia del Gottardo, la tentazione che si sarebbe voluta naturale di costruire una ferrovia a cremagliera (la rotaia dentata centrale tipica delle ferrovie da montagna). Fu quindi realizzata con binario unico a scartamento ridotto di 1 metro per superare meglio le asperità del terreno, con curve di raggio ridottissimo: fu da subito in grado di aff rontare pendenze fino al 70 per mille, confermando la grandiosità del progetto che fece tesoro di un misto di conoscenze tecniche all’avanguardia, brillante pazzia e buon senso montanaro. Nel 1889 fu aperta la tratta tra Landquart e Klosters e dopo otto mesi fu aperto anche il tratto finale fino a Davos. In seguito ai progetti di espansione di Holsboer, che intendeva allargare le linee ad altre zone del Canton Grigioni, la ragione sociale venne modificata e nel 1895 la società assunse il nome attuale. Nel 1908 venne inaugurata anche la Ferrovia Bernina, che collegava il comune di Tirano a Poschiavo. Nel 1942 la linea entrò ufficialmente nella Ferrovia Retica e venne completato il percorso Italia-Svizzera: partendo infatti da Tirano in Italia a 429 m.s.l., il treno arriva ai 1014 di Poschiavo per salire fino ai 2091 dell’A lp Grüm e ai 2253 della stazione di valico Ospizio Bernina per poi scendere ai 1775 della stazione terminale di St. Moritz per arrivare fino a Thusis (723 m.s.l.) attraverso le Alpi svizzere e due passi di montagna in un susseguirsi di gole, ben 55 trafori e addirittura 196 tra ponti e viadotti al cospetto di paesaggi dalla bellezza quasi surreale, che inanellano regioni di lingua tedesca, retoromancia e italiana e luoghi di notevole valore storico-culturale, dalla Valtellina fin sui ghiacciai del Bernina per poi aff rontare la luminosa Engadina e infine la splendida e selvaggia valle dell’A lbula. La Ferrovia Retica è oggi una meta fissa per i turisti in quanto esempio tecnicamente avanzato di gestione del paesaggio di alta montagna e per il fatto che è tra le ferrovie a scartamento ridotto più spettacolari del mondo, ma rappresenta, con tutto il suo carico di storia, sofferenza, successo, adrenalina e tecnologia, anche un importante riferimento per gli spostamenti locali, un servizio pubblico vero e proprio cui le comunità montane e le economie locali devono davvero molto.

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Ferrovia Retica

Ferrovia Retica

Chemin de Fer Rhetique 2008. Il constitue un ensemble technique, architectural et environnemental extraordinaire. Les deux lignes de l’Albula et du Bernina, aujourd’hui unifiées en une ligne transalpine unique, incarnent une grande variété de solutions innovatrices qui témoignent de l’importance du développement des technologies ferroviaires de montagne dans les échanges humains et culturels. Le Chemin de fer rhétique constitue un modèle d’harmonie esthétique avec le paysage qu’il traverse. Ses effets socio-économiques ont été importants et durables pour la vie de montagne et pour l’évolution du rapport homme-nature en Occident.

Les lignes de chemin de fer de l’A lbula (1903) et Rhétique (1910) constituent le coeur du Site Unesco. Le Chemin de fer de l’A lbula est le classique de montagne pour les trains à vapeur, ses ouvrages sont construits dans la pierre locale. Le Chemin de fer Rhétique est la ligne transversale alpine la plus haute d’Europe et la plus pentue au monde. Ces deux lignes relient la Vallée de l’Engadine sur le territoire suisse.

The Rhaetian Railway 2008. This is an extraordinary blend of technical, architectonic and environmental features. The two lines of the Albula railway and the Bernina railway, now unified in a single transalpine line, embody a great variety of innovative features that bear witness to the importance of the development of mountain railway technology in human and cultural relations. The Rhaetian Railway is in total harmony with the landscape through which it passes. The social and economic effects that derive from it have proved to be considerable and long-lasting for the mountain community and for the development of the relationship between man and nature in the western world.

The railway lines Albula (1903) and Rhaetian (1910) form the heart of the Unesco site. The Albula railway is a classic mountain railway for steam trains, its structures being built from local stone. The Rhaetian railway is the highest Alpine railway of Europe and the steepest in the world. Both railways link the Engadine Valley to Switzerland.

Coordinate geografiche Tirano: 46°12’59”N / 10°10’08”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Insediamento industriale di Crespi d’Adda: circa 150 km direzione SO. Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo di Leonardo a Milano: 170 km direzione SO. Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: 250 km direzione SO. Iscrizioni rupestri della Valle Camonica: circa 50 km direzione E.

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Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Rappresentano la riuscita integrazione tra architettura e belle arti in un paesaggio di notevole bellezza, sulla base di motivazioni religiose in un periodo critico della storia della Chiesa Cattolica. La realizzazione di un’opera di architettura e di arte sacra in un paesaggio naturale, per scopi didascalici e religiosi, ha qui raggiunto la sua più alta espressione e ha avuto una profonda influenza sui successivi sviluppi del fenomeno nel resto d’Europa. Iscrizione: 2003

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Sacri Monti sono particolari itinerari religiosi sorti tra il ‘400 ed il ‘600 caratterizzati dalla loro generale articolazione in un numero variabile di cappelle, che costituiscono le tappe di un percorso devozionale, disposte con studiato ordine su di un’altura. Sono legati tra loro da un preciso progetto spirituale sviluppato in quell’area storico-geografica segnata in tale periodo dall’operato della Congregazione dei Frati Minori Osservanti e poi da San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano. A quest’epoca, in alcuni punti importanti del territorio, nelle zone più minacciate dal diffondersi dell’eretica Riforma luterana, seguendo le indicazioni emerse nel Concilio di Trento, viene promossa la trasformazione di alcuni luoghi, già sede di forme spontanee di devozione e di culto, in complessi originali all’interno dei quali sono raffigurati, in pittura e scultura episodi della storia sacra, dell’Antico e del Nuovo Testamento o storie della vita dei santi. La Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia, il primo di essi, sorse a partire dal 1486 per opera del Frate Francescano Bernardino Caimi quale riproposizione in Europa dei Luoghi Santi della Palestina allora irraggiungibili da parte dei pellegrini cristiani. In seguito al Concilio di Trento (1535) il modello del Sacro Monte di Varallo fu utilizzato, modificato e riproposto in altri luoghi del territorio ricadente sotto la giurisdizione della curia milanese, e successivamente anche in Italia ed Europa, per contrastare la diff usione e l’influenza in Italia della Riforma protestante. A Varallo seguirono i Sacri Monti di Crea, Orta, Varese, Oropa, Ossuccio, Ghiffa, Domodossola e Belmonte e tantissimi altri, tra la Lombardia e il Piemonte. Realizzati secondo specifiche regole dettate da Borromeo e consacrati non più solamente alla vita di Gesù Cristo, ma anche al culto di Maria e dei Santi, questi luoghi sacri sorsero allo sbocco delle vallate alpine quali vere e proprie cittadelle fortificate della fede cattolica. La grande peculiarità dei Sacri Monti del primo periodo è dunque quella di integrare perfettamente valori naturalistici, storici, architettonici, artistici e culturali mantenendo tuttavia caratteri estremamente diversificati e identificativi. Essi rappresentano pertanto, soprattutto nella loro ideazione concettuale, un inserimento innovativo ed originale della architettura religiosa e dell’arte devozionale in paesaggi “sontuosi” con l’intento di favorire da parte dei pellegrini la conquista dell’illuminazione spirituale e della fede, divenendo eccezionali esempi di strutturazione del territorio e di sacralizzazione del paesaggio. Uniti fra loro da forti ed evidenti valori immateriali, i Sacri Monti si costituiscono come una testimonianza unica del vigore spirituale della Controriforma, spettacolari esempi di strutturazione di un paesaggio culturale territoriale unico ed originale capace di armonizzare elementi naturali e opera dell’uomo per il raggiungimento di obiettivi religiosi. Era uno spettacolo unico; doveva essere delizioso dormire fra lenzuola asciugate su un’erba simile e a una simile aria. [...] C’è da chiedersi, infatti, se in tutto il nord Italia esiste un’opera d’arte più notevole della cappella della Crocefissione di Varallo. SAMUEL BUTLER, Alpi e Santuari del Piemonte (scritto “come ringraziamento per tutta la felicità che mi ha dato”)

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Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Monts Sacrés du Piémont et de la Lombardie 2003. Ils représentent une intégration réussie de l’architecture et des beaux-arts dans un paysage de grande beauté, pour des raisons spirituelles, à une période critique de l’histoire de l’Eglise catholique romaine. L’implantation d’architecture et d’art sacré dans un paysage naturel à des fins didactiques et spirituelles a atteint son expression la plus exceptionnelle dans les Sacri Monti (“Monts Sacrés”) d’Italie du Nord et a eu une profonde influence sur les mouvements suivants ailleurs en Europe.

Les neuf Sacri Monti (Monts Sacrés) d’Italie du Nord sont des groupes de chapelles et d’autres réalisations architecturales créées entre la fin du XVIe siècle et le XVIIe siècle et consacrées à différents aspects de la foi chrétienne. En plus de leur signification spirituelle symbolique, elles sont d’une grande beauté en vertu de l’habileté avec laquelle elles ont été intégrées dans le paysage naturel environnant de collines, de forêts et de lac. Elles abritent aussi de nombreuses oeuvres artistiques importantes sous la forme de peintures murales et de statues.

The Sacred Mounts of Piemonte and of Lombardia Represent the successful integration of architecture and fine art into a landscape of great beauty for spiritual reasons at a critical period in the history of the Roman Catholic Church.The implantation of architecture and sacred art into a natural landscape for didactic and spiritual purposes achieved its most exceptional expression in the Sacred Mounts (‘Sacred Mountains’) of northern Italy and had a profound influence on subsequent developments elsewhere in Europe.

The nine Sacred Mounts of northern Italy are groups of chapels and other architectural features created in the late 16th and 17th centuries and dedicated to different aspects of the Christian faith. In addition to their symbolic spiritual meaning, they are of great beauty by virtue of the skill with which they have been integrated into the surrounding natural landscape of hills, forests and lakes. They also house much important artistic material in the form of wall paintings and statuary.

Coordinate geografiche Varallo Sesia: 45°49’00”N / 8°15’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Residenze della Dinastia Sabauda: circa 130 km direzione SO. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Cenacolo di Leonardo a Milano: 150 km direzione SE. Ferrovia Retica: circa 250 km direzione NE. Genova, le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli: circa 200 km direzione S.

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La Valle Camonica

La Valle Camonica

La Valle Camonica L’arte rupestre porta una testimonianza unica di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato. È direttamente e materialmente legata ad eventi e tradizioni ancora in vita, con idee, credi e lavori artistici di eccezionale valore universale. È il primo sito italiano iscritto nella Lista Unesco. Iscrizione:1979

Il sole e il cervo sono tra i protagonisti delle raffigurazione tra le più raffi nate e frequenti sulla scena rupestre, idoli celesti e terreni di una popolazione il cui sostentamento si basava ancora sui cicli naturali e la cui struttura sociale e religiosa affondava le proprie radici in un necessario confronto con la prorompente natura della Valle.

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La Valle Camonica, spettacolare valle tra le Prealpi lombarde lunga 80 km dalle rive del lago d’Iseo sino alle nevi del Tonale, è un paradiso incontaminato, in cui flora e fauna hanno da sempre trovato un rifugio particolarmente accogliente: gli uomini iniziarono ad insediarsi in questa zona già più di otto millenni prima di Cristo quando le comunità umane non erano ancora stanziali, ma seguivano il corso delle stagioni e si muovevano al seguito delle loro prede. La presenza degli antichi Camuni è testimoniata da circa 300.000 iscrizioni rupestri, un impressionante archivio iconografico inciso sulle millenarie rocce glaciali della Valle, considerato come l’esempio di arte rupestre più importante d’Europa. È possibile identificare quattro grandi periodi di attività incisoria, corrispondenti nel complesso alle evoluzioni della società camuna. Questa lunga storia, dai numerosi risvolti ancora avvolti dal mistero, sembra iniziare nel Paleolitico superiore (ca. 8000 a.C.), come appare nelle iscrizioni più antiche che ci raccontano di un popolo composto in prevalenza da cacciatori e guerrieri. Nel neolitico (4000-3000 a.C.), al concludersi delle grandi glaciazioni, alle scene di caccia cominciano ad essere affiancate anche rappresentazioni simboliche a sfondo religioso: la figura umana diventa centrale assieme ai richiami alla quotidianità a testimonianza di un cambiamento sociale e della formazione di primi nuclei stabili di popolazione. È il periodo in cui l’arte camuna evolve maggiormente. Nella fase successiva, l’Eneolitico (3000-2000 a.C.), il valore delle incisioni rupestri si accentua e diviene quasi narrativo: sulla pietra vengono incise scene di caccia molto articolate ed episodi di vita rurale. Inoltre, fondamentale è l’apparizione dei primi riti di iniziazione femminile. Un’evoluzione, questa, che troverà seguito nelle epoche successive, le età del Bronzo e del Ferro, durante le quali i Camuni si confronteranno con figure sempre più complesse e raffi nate, anche nelle architetture che gli studiosi definiscono “composizioni monumentali”. Dopo il 1.000 a.C. l’isolamento dei Camuni viene violato ed essi vengono in contatto con nuovi popoli, spesso in difesa del proprio territorio. Novità che trovano riscontro immediato nell’istoriazione rupestre: vengono incise scene di battaglie, ma anche raffigurazioni di capanne e carri, messi e armi. È il momento più maturo dell’arte camuna a cui segue, quasi subito, un declino artistico parallelo a quello politico. I Camuni in pochi secoli verranno sottomessi dai Galli, subiranno l’influenza degli Etruschi fino all’arrivo dei Romani. Vi saranno ancora manifestazioni incisorie, ma l’antica arte è ormai spenta per giungere ad un definitivo arresto in epoca paleocristiana. Gli elementi che stimolavano e sostanziavano l’arte rupestre facevano parte di un mondo dalle dinamiche chiaramente riconducibili al magico e al misterioso, fatto di simbolismi e riti propiziatori. L’incisione sulla roccia era il mezzo per entrare in contatto con queste forze extraterrene, un gesto divinatorio alla ricerca di un buon augurio per la caccia e i raccolti, frutto di complessi simbolismi ispirati forse da una classe sacerdotale o sciamanica: la dominazione da parte di realtà il cui assetto religioso si allontanava da queste concezioni non poteva che fermare definitivamente gli ultimi maghi della pietra. Quello che rimane oggi è il compendio, dalle uniche caratteristiche di continuità, dell’intera cultura di un popolo il quale ha scritto la propria storia sulle eterne rocce della Valle Camonica.

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La Valle Camonica

La Valle Camonica

Peintures rupestres dans le Valle Camonica 1979. Les peintures rupestres du Valle Camonica fournissent un témoignage unique (ou, pour le moins, extraordinaire) sur une tradition culturelle et une civilisation, à la fois existante et du passé. Elles sont directement ou matériellement liées à des événements modernes ou à des traditions, au moyen d’idées, de croyances ou d’oeuvres artistiques ou littéraire possédant une valeur universelle exceptionnelle.

Le Valle Camonica, situé dans la plaine lombarde, possède l’une des plus grandes collections au monde de pétroglyphes préhistoriques – plus de 300.000 symboles et figures gravés dans la roche sur une période de 8000 ans, représentant des thèmes liés à l’agriculture, à la navigation, à la guerre et à la magie.

Rock Drawings in Valle Camonica 1979. The rock drawings in Valle Camonica bears unique (or at least extraordinary) testimony to a cultural tradition or civilisation, either currently existing or from the past. It is directly or materially connected to modern events or traditions, by way of ideas, via creeds or artistic or literary works having exceptional universal values.

Valle Camonica, situated in the Lombardy plain, has one of the world’s greatest collections of prehistoric petroglyphs – more than 300.000 symbols and figures carved in the rock over a period of 8,000 years and depicting themes connected with agriculture, navigation, war and magic.

Coordinate geografiche: 46°00’27”N / 10°20’51”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Insediamento industriale di Crespi d’Adda: circa 100 km direzione SO. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Cenacolo di Leonardo a Milano: 130 km direzione SO. Centro Storico di Verona: 150 km direzione SE. Ferrovia Retica: circa 50 km direzione O.

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Aquileia

Aquileia

L’Area Archeologica e la Basilica Patriarcale È stata una delle più grandi e più ricche città dell’Antico Romano Impero. Poiché gran parte dell’antica città è rimasta intatta e ancora sepolta è il più completo esempio di una città dell’antica Roma nell’area del Mediterraneo. Il complesso della Basilica patriarcale di Aquileia è la dimostrazione del ruolo decisivo nella diff usione del Cristianesimo nell’Europa del primo Medio Evo. Iscrizione:1998

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quileia fu fondata dai Romani nel 181 a.C., alla estremità orientale della pianura veneta, a pochi chilometri dal mare, sulla riva del grande fiume Natisone, che allora scorreva nella zona ed era navigabile. Fu inizialmente considerata una colonia avamposto contro l’invasione di popoli barbari e punto di partenza per spedizioni e conquiste militari. Ma, crocevia di una buona rete di comunicazione viaria, col tempo divenne sempre più determinante grazie al commercio e allo sviluppo di un artigianato assai raffi nato. Raggiunse il suo apogeo sotto l’impero di Cesare Augusto: con una popolazione di oltre 200.000 abitanti, divenne una delle maggiori e più ricche città di tutto l’impero. Di questo dorato periodo rimangono, ancora in gran parte inesplorate, grandi aree sottoposte ora a scavi archeologici: in esse si possono individuare le Mura fortificate, il Foro, il Decumano, le Terme, il Sepolcreto e altri elementi monumentali di grande interesse per la storia di cui fu protagonista questa città, detta la “seconda Roma”. Durante i secoli successivi, guerre interne, scorrerie e rapide rappresaglie minacciarono la città che, coinvolta nella più ampia crisi dell’Impero, iniziò lentamente ad acquistare un volto nuovo: con l’arrivo del cristianesimo, diventa un centro di irradiazione missionaria e di organizzazione ecclesiastica. Quando giunse il messaggio cristiano ebbe un rapido sviluppo sotterraneo, tanto da esplodere prontamente appena venne concesso il culto pubblico con l’Editto di Milano del 313 d.C. Il Vescovo Teodoro, fautore del primo movimento culturale della città si rese protagonista della spinta costruttiva: a lui si deve il più grande mosaico policromo paleocristiano del mondo (750 mq), ricco di allegorie, simbolismi, citazioni del Testamento e rappresentazioni della convivenza tra culti. Furono inizialmente erette tre grandi aule, molto lussuose, poste tra loro a ferro di cavallo: due principali, tra loro parallele, unite da una trasversale che ben presto risultarono insufficienti per contenere tutti i fedeli, e dovettero essere demolite per far posto ad altre aule più ampie. Qualche decina di anni più tardi (verso il 345), fu eretta a Nord la più vasta in assoluto per Aquileia: quella che nel 452 d.C. fu distrutta da Attila e che mai più risorse. Tutte le strutture erano strettamente a forma rettangolare e senza abside, caratteristica tipica e unica di Aquileia. Quando gli esuli ritornarono ad Aquileia dopo le invasioni barbariche, volsero subito l’attenzione alle strutture residue dell’Aula Sud: saranno le fondazioni, i materiali e lo splendido pavimento a mosaico del IV secolo di quest’ultima a fare da modello alla costruzione della vera e propria Basilica. L’opera nuova fu iniziata dal vescovo Massenzio (811-838), con l’aiuto finanziario di Carlo Magno e, terminata nel 1031 dal Vescovo Poppone, a buon conto rappresenta il più eccezionale esempio dell’evoluzione architettonica paleocristiana nel mondo.

Tra le raffigurazioni presenti nel mosaico di origine teodoriana una delle più interessanti è certamente quella che mostra la lotta tra un gallo e una tartaruga: gli studiosi, rifacendosi al simbolismo del periodo, la interpretano come una lotta tra Cristo e il Diavolo. Il gallo infatti rappresenta la luce e il Cristianesimo, mentre la tartaruga - considerata un abitante del Tartaro, la regione dei morti - evoca l’oscurità e il Paganesimo.

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Aquileia

Aquileia

Zone archéologique et Basilique patriarcale d’Aquileia 1998. La ville était l’une des villes les plus importantes et les plus riches du début de l’Empire romain. Du fait qu’une grande partie de la ville antique a survécu intact, sans avoir été fouillée, c’est l’exemple le plus complet d’une ville du début de l’Empire romain dans le monde méditerranéen. Le complexe de la Basilique patriarcale d’Aquileia a joué un rôle décisif dans la diff usion du Christianisme en Europe centrale au Moyen Age.

Aquileia (en Frioul-Vénétie Julienne), l’une des villes les plus importantes et les plus riches du début de l’Empire romain, fut détruite par Attila au milieu du Ve siècle. Une grande partie de la ville se trouve encore sous les champs et n’a pas fait l’objet de fouilles, et elle constitue à ce titre la plus grande réserve archéologique de son genre. La Basilique patriarcale, construction imposante décorée au sol de mosaïques exceptionnelles, a joué un rôle fondamental dans l’évangélisation d’une grande partie de l’Europe centrale.

Archaeological Area and the Patriarchal Basilica of Aquileia 1998. Was one of the largest and most wealthy cities of the Early Roman Empire. By virtue of the fact that most of ancient Aquileia survives intact and unexcavated; it is the most complete example of an Early Roman city in the Mediterranean world. The Patriarchal Basilica Complex in Aquileia played a decisive role in the spread of Christianity into central Europe in the early Middle Ages.

Aquileia (in Friuli-Venezia Giulia), one of the largest and wealthiest cities of the Early Roman Empire, was destroyed by Attila in the mid-5th century. Most of it still lies unexcavated beneath the fields, and as such it constitutes the greatest archaeological reserve of its kind. The patriarchal basilica, an outstanding building with an exceptional mosaic pavement, played a key role in the evangelization of a large region of central Europe.

Coordinate geografiche: 45°46’11”N / 13°22’13”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Iscrizioni rupestri della Val Camonica: circa 350 km direzione O. Vicenza, la città del Palladio: circa 180 km direzione SO. Centro Storico di Verona: circa 225 km direzione SO. Venezia e la sua Laguna: circa 120 km direzione SO.

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Crespi d’Adda

Crespi d’Adda

L’Insediamento Industriale È una eccezionale testimonianza di borgata operaia dell’Europa e del Nord America risalente ai secoli XIX e XX che riflette nella propria struttura la mentalità di industriali illuminati sul rapporto con le loro maestranze. Sebbene l’evoluzione delle condizioni sociali ed economiche siano state una minaccia alla sopravvivenza di Crespi d’Adda, oggi la sua integrità è evidente ed è stata conservata in parte anche la sua attività industriale. Iscrizione: 1995

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villaggi operai furono realizzati in Italia, sull’esempio di precedenti esperienze europee, come ad esempio quello dell’Inghilterra di Robert Owen, a partire dalla metà del XIX secolo. Si trattava perlopiù di agglomerati urbani pensati per poter ospitare tutti i lavoratori di una medesima fabbrica, dagli operai fino ai dirigenti: una classe imprenditoriale “illuminata” vide in questa soluzione un modo per ovviare alle deplorevoli condizioni in cui versavano le classi lavoratrici dell’industria, ancora nella fase dell’iniziale sviluppo, migliorando al contempo la produttività. L’insediamento fu fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, imprenditore tessile di Busto Arsizio, accanto all’omonimo cotonificio sviluppato dal figlio Silvio Benigno. La famiglia Crespi mirava alla creazione di una comunità ideale nella quale si fondessero armonicamente le necessità imprenditoriali e i bisogni della classe operaia. Situato sulla sponda sinistra del fiume Adda, Crespi si trasformò rapidamente in una piccola città moderna, in un centro residenziale dotato di servizi d’avanguardia come l’ospedale, il centro sportivo, i bagni pubblici, il teatro. Le case, piccole e basse, destinate inizialmente a più nuclei familiari, furono infine destinati a singole famiglie, per limitare il più possibile qualunque tensione sociale. A completamento di questo unicum strutturale di evidente ispirazione urbanistica, i Crespi fecero costruire tre monumenti simbolici a conferma dell’idea “sistematica” del villaggio: una chiesa di ispirazione bramantesca, un “castello”, casa padronale di squisite forme neogotiche e un mausoleo dedicato ai fondatori. La configurazione urbanistica del villaggio si fonda su principi geometrici. La strada principale lo divide infatti in due parti funzionali: da un lato il quartiere residenziale e dall’altro la fabbrica, con 3200 impiegati, e l’Adda, vita e produzione. Crespi d’Adda, portato a termine alla fine degli anni venti, sfiorato dal lento scorrere dell’Adda, proprio dove le acque del fiume sono deviate verso Milano dal Naviglio Martesana e inserito in un contesto naturale di rara bellezza e suggestione, si è mantenuto praticamente inalterato nel corso del tempo ed è tra i più importanti esempi di villaggi operai in Italia e nel mondo. Per questo motivo è considerato un gioiello dell’archeologia industriale, una disciplina nata di recente, che si occupa di studiare quanto è rimasto del mondo della produzione industriale degli albori.

... ci permettiamo di presentare ... un paesello moderno, che sorse in pochi anni, 15 in tutto, sulle rive dell’Adda. La legge che lo ha costituito in frazione, annettendolo al Comune di Capriate lo ha chiamato Crespi, e sotto tal nome speriamo prosperi e s’ingrandisca. SILVIO BENIGNO CRESPI, Dei mezzi di prevenire gli infortuni e garantire la vita e la salute degli operai dell’industria del cotone in Italia, Hoepli, Milano, 1894.

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Crespi d’Adda

Crespi d’Adda

Village industriel de Crespi d’Adda 1995. Crespi d’Adda est un témoignage exceptionnel d’un village d’ouvriers d’Europe et d’Amérique du Nord remontant au XIXe siècle et au XXe siècle. Sa structure reflète la mentalité des industriels éclairés, soucieux de satisfaire les besoins des ouvriers. Bien que l’évolution des circonstances sociales et financières ait menacé la survie de Crespi d’Adda, aujourd’hui le village est bien conservé et il a gardé une partie de ses activités industrielles.

Crespi d’Adda, à Capriate San Gervasio, en Lombardie, est un exemple important de l’une de ces ‘company towns’ construites au XIXe et au XXe siècle par des industriels éclairés pour satisfaire les besoins des ouvriers. Le site est encore remarquablement conservé et il est en partie utilisé pour des activités industrielles, bien que le changement des conditions économiques et sociales menace à présent sa survie.

Industrial village of Crespi d’Adda 1995. Crespi d’Adda is an exceptional testimony of workers village of Europe and North America dating back to the 19th and 20th.In its structure it reflects the mentality of enlightened industrialists to meet the workwer’s need.Although the evolution of social and financial circumstances threatened the survival of Crespi d’Adda, today its integrity is clear and it partly preserved its industrial activity.

Crespi d’Adda in Capriate San Gervasio in Lombardy is an outstanding example of the 19th- and early 20th-century ‘company towns’ built in Europe and North America by enlightened industrialists to meet the workers’ needs. The site is still remarkably intact and is partly used for industrial purposes, although changing economic and social conditions now threaten its survival.

Coordinate geografiche: 45°36’00”N / 9°32’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Cenacolo di Leonardo a Milano: circa 50 km direzione O. Residenze della Dinastia Sabauda: circa 170 km direzione O. Ferrovia Retica: circa 150 km direzione NE. Iscrizioni rupestri della Valle Camonica: circa 100 km direzione NE.

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Milano

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Il Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie Rappresentano un capolavoro del genio creativo umano e mostrano un importante scambio di valori, in un periodo o in un’area culturale del mondo, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. Iscrizione:1980

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Soleva [...] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, perché il cenacolo è alquanto da terra alto; solve, dico, dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. [...] L’ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove. MATTEO BANDELLO, Novella LVIII

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lavori per la costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie iniziarono nella seconda metà del XV secolo per conto dell’Ordine dei Domenicani su disegno e progetto dell’architetto Guiniforte Solari. Nel 1492, tuttavia, Ludovico il Moro, signore di Milano, decisosi a trasformare la chiesa nel mausoleo degli Sforza, affidò il completamento dei lavori ad un raffi nato e celebre artista proveniente dalla corte dei Montefeltro, Donato Bramante. L’architetto di Urbino ampliò la struttura della chiesa aggiungendo grandi absidi semicircolari e una grandiosa cupola a tamburo circondata da colonnati, uno splendido chiostro e il Refettorio. Si dice che Bramante studiò appositamente la disposizione delle finestre di quest’ultimo per ottimizzare la luce in vista della realizzazione del Cenacolo da parte di Leonardo da Vinci. Giunto trentenne a Milano, il genio toscano aveva già lavorato per gli Sforza, ma per opere di carattere ingegneristico. L’aff resco per la Chiesa fu probabilmente commissionato attorno al 1495 e i lavori terminarono verso il 1497. La scena descritta nel Cenacolo descrive come in un fermo immagine il momento immediatamente successivo a quello in cui Cristo annuncia “Uno di voi mi tradirà”: i dodici Apostoli seduti alla tavola con Gesù reagiscono con passioni contrastanti e terrore all’annuncio del Messia, ognuno con emozioni e gestualità differenti, dalla varia espressività e narratività. La tradizione pittorica fino ad allora aveva raffigurato questo istante mantenendo alcune componenti caratteristiche che Leonardo sconvolge completamente: l’unica concessione al passato rimane la rappresentazione frontale della tavola con gli Apostoli seduti attorno. L’invenzione sublime del pittore nasce innanzitutto dall’utilizzo della luce e dall’accentuato indirizzo prospettico: alle spalle dei commensali si aprono tre finestre, oltre le quali si intravvede un paesaggio, da cui proviene un’atmosfera luminosa che nella controluce illumina i protagonisti anche da tergo e ai lati, conferendo all’insieme una prospettiva del tutto particolare, frutto di una rivoluzionaria commistione tra la classica prospettiva spaziale fiorentina e quella ottenuta mediante il chiaroscuro. Gli Apostoli sono descritti a gruppi di tre: a partire da sinistra Bartolomeo, Giacomo il Minore e Andrea, il gruppo più statico ad un primo sguardo, attoniti di fronte all’affermazione di Gesù; il secondo vede Pietro, Giuda e Giovanni ed è forse il più interessante. Pietro sconvolto si lancia verso Giovanni, seduto al fianco di Cristo, spingendo in avanti Giuda che in questa maniera vede in un certo senso evidenziata la sua figura, senza tuttavia rimanere fisicamente isolato dal convivio, come volevano le tradizionali rappresentazioni. Il primo gruppo sulla destra è formato da Matteo, Taddeo e Simone, impegnati a discutere animatamente senza però, unici nel quadro, guardare Gesù. Verso il centro troviamo, confusi e fortemente protesi in direzione di Cristo, Tommaso, Giacomo il Maggiore e Filippo, colti nell’infervorato tentativo di rassicurare il Messia sulla propria fedeltà. Infine, centralmente, la figura solitaria di Gesù, punto di fuga della prospettiva dell’aff resco: la sua espressione è addolorata e il gesto delle braccia, ecumenico nel suo dilatarsi, dona al dipinto quel punto di forza ed equilibrio straordinari che rendono il Cenacolo un capolavoro assoluto. Il dinamismo del dipinto, lo studio dei movimenti degli Apostoli i quali continuamente rimandano a Cristo pur non direttamente coinvolgendolo, il diffondersi armonico della luce sono tra le dimostrazioni più geniali della capacità di Leonardo di risolvere il dilemma che scaturiva dal rapporto tra la narrazione, l’emotività anche fisica e la solennità ineguagliabile del momento, divenendo un imprescindibile esempio per tutte le successive scuole pittoriche.

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Milano

Milano

La Cène de Léonard de Vinci dans l’Eglise de Santa Maria delle Grazie 1980. Il s’agit d’un chef-d’oeuvre du génie créatif humain. Il témoigne d’un échange important de valeurs humaines, dans l’une des aires culturelles les plus importantes du monde, aussi bien du point de vue de l’architecture que de la technologie, de l’art monumental, de l’urbanisme ou de l’art paysager.

Le réfectoire du couvent de Santa Maria delle Grazie fait partie intégrante du complexe architectural, commencé à Milan en 1463 et modifié par Bramante à la fin du XVe siècle. Sur le mur nord se trouve la Cène, le chef-d’oeuvre unique peint entre 1495 et 1497 par Léonard de Vinci, dont l’oeuvre annonçait une nouvelle ère de l’histoire de l’art.

The Last Supper by Leonardo da Vinci in the Church of Santa Maria delle Grazie 1980. Represents a masterpiece of human creative genius. Shows an important exchange of human values, in one period all cultural area of the world, in developing architecture and technology, monumental or town art, or landscaping.

The refectory of the Convent of Santa Maria delle Grazie forms an integral part of this architectural complex, begun in Milan in 1463 and reworked at the end of the 15th century by Bramante. On the north wall is The Last Supper, the unrivalled masterpiece painted between 1495 and 1497 by Leonardo da Vinci, whose work was to herald a new era in the history of art.

Coordinate geografiche: 45°27’57”N / 9°10’16”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Ferrovia Retica: circa 170 km direzione NE. Monti Sacri del Piemonte e della Lombardia: circa 150 km direzione NO. Insediamento industriale di Crespi d’Adda: circa 50 km direzione E. Iscrizioni Rupestri della Valle Camonica: circa 130 km direzione NE.

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Verona

Verona

La Città Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti. Rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe determinanti della storia europea. Iscrizione: 2000

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erona, fondata nel I secolo a.C., è sempre stata nel corso dei secoli un crocevia di assoluta importanza per la storia europea, transito fondamentale per arti e popolazioni, eserciti e culture, teatro di epici scontri e romantici incontri. Favorita dalla sua collocazione geografica - le dolci anse dell’Adige che l’attraversano e le colline che la cingono dal lato settentrionale ne determinano la bellezza e l’armonia paesaggistica – Verona fu un centro politico e commerciale di prima grandezza in epoca romana, di cui oggi rimangono tracce fastose, dalla straordinaria Arena al Teatro Romano, dall’Arco dei Gavi a Porta Borsari, all’area archeologica di Porta Leoni. Nel pieno centro della città troviamo Piazza delle Erbe, l’antico foro che durante il Medioevo divenne sede del potere politico e amministrativo, nella cui area si trovano semplicemente fuse o armoniosamente accostate le vestigia di epoche diverse: dai resti romani all’imponente architettura medievale, mescolate amabilmente alle opere fiorite sotto gli Scaligeri, grande Signoria veronese sotto cui la città raggiunse il massimo splendore, fino a quelle del puro Rinascimento e ai grandi palazzi del Sette-Ottocento. Le antiche mura della città sono tra gli elementi più affascinanti dell’analisi evolutiva di Verona: presenti in perimetri via via più estesi a seconda dell’epoca della costruzione, conferiscono un aspetto particolare alla città e ci forniscono gli strumenti per un’analisi storica e urbanistica oggi purtroppo non così comune per altri centri. Se delle due cinte successive erette dai Romani rimane ben poco, le mura comunali, ricostruite dopo l’inondazione del 1239, sono ancora in ottimo stato. Il perimetro fatto erigere dalla Signoria scaligera, concluso nel gennaio 1325, che racchiudeva un’area di 450 ettari, fu sostanzialmente confermato dai Veneziani nel Cinquecento e così pure nell’Ottocento dagli Austriaci, che fecero di Verona una delle quattro città fortificate del Quadrilatero. Le porte monumentali e le forti���cazioni testimoniano dell’importanza strategica della città, grandioso esempio di roccaforte militare, ben difesa dalle aggressioni esterne. Il suo centro storico ha conservato un numero considerevole di questi passaggi monumentali del passato, sviluppandosi secondo una stratificazione grazie alla quale è possibile leggere oggi la grande eredità della Storia della città. A questa opera di lettura, si aggiungono le arti, di cui Verona fu importante fucina: dalle origini infatti essa fu anche città di cultura, centro vivace di richiamo per artisti e pittori, scultori e scrittori. Alla bellezza della città hanno contribuito famosi artisti, quali Fra’ Giocondo, Girolamo dai Libri, Liberale da Verona, Michele Sanmicheli, il Pisanello ed il Veronese. E numerosi sono sempre stati i suoi visitatori, alcuni dei quali particolarmente illustri, come Dante, Mozart, Goethe, Ruskin. Sempre celebrata in quadri, opere, scritti e poesie (anche a distanza: William Shakespeare non visitò mai la città, ma la celebrò in uno dei suoi più celebri componimenti, Romeo e Giulietta) ancora oggi Verona, con la sua eleganza e raffi natezza, rappresenta un centro vitale per la cultura in Europa.

...Non c’è mondo al di fuori delle mura di Verona... W. Shakespeare

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Verona

Verona

Ville de Vérone 2000. Vérone, avec son plan urbain et son architecture, est un magnifique exemple d’une ville ayant connu un développement progressif et sans interruption pendant les deux mille dernières années. La ville abrite des oeuvres artistiques de la plus haute qualité appartenant aux périodes les plus diverses. Vérone est un exemple excellent d’une ville ayant été fortifiée en différentes étapes, au fur et à mesure d’événements qui ont façonné l’histoire de l’Europe.

La ville historique de Vérone fut fondée au premier siècle av. J.-C. Elle fut particulièrement florissante sous le gouvernement de la famille Scaliger, au XIIIe et au XIVe siècle, et comme partie de la République de Venise, du XVe au XVIIIe siècle. Vérone a préservé un nombre remarquable de monuments de l’Antiquité, du Moyen Age et de la Renaissance. La ville représente un exemple exceptionnel de forteresse militaire.

City of Verona 2000. Verona, with its urban layout and architecture, is a splendid example of a city that has undergone progressive and nonstop development over the last two thousand years. It is home to artistic works of the very highest quality from periods spanning the ages. Verona is an excellent example of a city that has been fortified in various stages, hand-in-hand with events that have shaped the history of Europe.

The historic city of Verona was founded in the 1st century B.C. It particularly flourished under the rule of the Scaliger family in the 13th and 14th centuries and as part of the Republic of Venice from the 15th to 18th centuries. Verona has preserved a remarkable number of monuments from antiquity, the medieval and Renaissance periods, and represents an outstanding example of a military stronghold.

Coordinate geografiche: 45°26’15”N / 10°59’30”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Mantova e Sabbioneta: circa 50 km direzione S. Orto Botanico di Padova: circa 90 km direzione E. Vicenza, Città del Palladio: circa 60 km direzione E. Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena: circa 110 km direzione S.

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Vicenza

Vicenza

La Città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano e mostra un importante scambio di valori, esprimendo eccezionalità negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. L’opera di Andrea Palladio, fondata su uno studio approfondito dell’architettura romana classica, ebbe un’influenza decisiva sull’evoluzione dell’architettura. Il suo lavoro ha ispirato uno stile architettonico caratteristico (lo stile palladiano) che si è successivamente diffuso in Europa e nell’America del Nord. Iscrizione:1994

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on una storia condivisa da molte delle città del Nord Est italiano, fatta di fondazioni venete e romane (Vicetia), invasioni barbariche e appartenenza al Regno Longobardo e all’Impero Carolingio, Vicenza entrò a far parte nel XV secolo della Serenissima Repubblica. Nei cento anni che seguirono, l’aristocrazia veneziana, colpita dal progressivo indebolimento del commercio marittimo dovuto all’apertura delle nuove rotte atlantiche, si trasformò in nobiltà fondiaria e penetrò massicciamente l’entroterra, senza per questo perdere, ma anzi evidenziandoli ulteriormente, il gusto e la voglia di edificare lussuosi palazzi a far mostra della propria eterna grandezza. Fu questo l’inizio di un periodo di fulgido fervore artistico, culturale ed architettonico che caratterizzò tutto il territorio nord-orientale italiano, conferendogli quell’immagine elegante e ricercata giunta intatta fino a noi. L’artista cui venne affidato il rinnovamento dell’impianto architettonico dell’imponente riprogettazione territoriale fu Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio. Padovano di nascita, la sua carriera iniziò come scalpellino di bottega nella Vicenza del ‘500, dove conobbe il suo mecenate, Giangiorgio Trissino, con il quale viaggiò a lungo, specialmente a Roma, venendo a contatto con le influenze più importanti dell’arte classica. Divenuto un raffinato architetto grazie ai numerosi contatti avuti negli anni, Palladio tornò a Vicenza dove mise in opera quei canoni, l’insieme di elementi che oggi conosciamo come palladianesimo, che da quel momento tutto il mondo fin oltre gli oceani ammirerà ed imiterà. Fatta eccezione per alcune opere veneziane, tutta l’attività del Palladio si svolse a Vicenza di cui modificò ex novo l’impianto urbanistico e buona parte del paesaggio circostante includendoli in un disegno complessivo di ristrutturazione del territorio e dell’estetica, un disegno che aprì la strada ad un nuovo e raffinato concetto di architettura, modello per intere generazioni. Nella città e nei dintorni sono presenti circa 39 tra edifici religiosi, civili, pubblici e privati attribuiti al sommo architetto. Tra questi vanno almeno citati la Basilica Palladiana nella centralissima Piazza dei Signori, con i suoi due ordini di logge formate dal susseguirsi di serliane, Palazzo Chiericati, Palazzo Barbaran Da Porto e Villa Almerico Capra, conosciuta in tutto il mondo come “La Rotonda”, con le sue quattro facciate, con il pronao ionico-esastilo, che si ripetono identiche in ogni lato. Altrettanto celebre è il Teatro Olimpico, il più antico teatro coperto del mondo, inaugurato il 3 marzo 1585 i cui lavori furono portati a termine da Vincenzo Scamozzi, allievo prediletto di Palladio che ne assunse la guida alla morte del Maestro (1580).

Sono giunto da poche ore, ma ho già fatto una scorsa in città, e ho visto il Teatro Olimpico e gli edifici del Palladio... soltanto avendo innanzi agli occhi questi monumenti, se ne può comprendere il grande valore... Forse mai l’arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza. J.W. GOETHE, Viaggio in Italia

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Vicenza

Vicenza

Ville de Vicence et villas palladiennes de la Vénétie 1994. Elle représente un chef-d’oeuvre du talent créateur humain. Elle présente un échange très important de valeurs humaines dans une période ou dans une aire culturelle du monde, où s’expriment des qualités exceptionnelles dans le développement de l’architecture et de la technologie, de la planification urbaine ou de l’art monumental paysager. L’oeuvre d’Andrea Palladio, fondée sur une étude approfondie de l’architecture romaine classique, eut une influence profonde dans l’histoire de l’architecture, définissant les règles de la planification urbaine dans une grande partie de l’Europe et de l’Amérique du Nord. (Style palladien)

Fondée au deuxième siècle av. J.-C., dans le nord de l’Italie, Vicence prospère sous le gouvernement vénitien du début du XVe siècle à la fin du XVIIIe siècle. L’oeuvre d’Andrea Palladio (1508–80), fondée sur une étude détaillée de l’architecture romaine, confère à la ville son aspect unique. Les constructions urbaines de Palladio, ainsi que ses villas, disséminées dans toute la Vénétie, eurent une influence décisive sur le développement de l’architecture. Son oeuvre inspira un style architectural distinct, dit palladien, qui se diff usa en Angleterre et dans d’autres pays européens, ainsi qu’en Amérique du Nord.

City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto 1994. It represents a masterpiece of creative human talent.It shows a very important exchange of human values in a period or in a cultural area of the world, expressing exceptionality in development of architecture and technology, of town planning or landscape monumental art.Andrea Palladio’s work, founded on depth study of classic romane architecture, had a profound influence on the history of architecture, dictating the rules of town planning in most of Europe and North America. (Palladian Style)

Founded in the 2nd century B.C. in northern Italy, Vicenza prospered under Venetian rule from the early 15th to the end of the 18th century. The work of Andrea Palladio (1508–80), based on a detailed study of classical Roman architecture, gives the city its unique appearance. Palladio’s urban buildings, as well as his villas, scattered throughout the Veneto region, had a decisive influence on the development of architecture. His work inspired a distinct architectural style known as Palladian, which spread to England and other European countries, and also to North America.

Coordinate geografiche: 45°33’00”N / 11°33’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Verona: circa 60 km direzione O. Venezia e la sua Laguna: circa 80 km direzione E. Orto Botanico di Padova: circa 40 km direzione E. Mantova e Sabbioneta: circa 90 km direzione SO.

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Venezia e la sua Laguna Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori umani, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica e paesaggistica. Porta una testimonianza unica di una tradizione culturale e di una civiltà. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione e di complesso architettonico, tecnologico e paesaggistico a testimonianza di importanti tappe della storia umana. È un eccezionale esempio di un tradizionale insediamento umano e di occupazione del territorio che rappresenta una cultura specialmente quando è messa in pericolo da mutamenti irreversibili. È inoltre direttamente e materialmente legato ad eventi e tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d’eccezionale valore universale. Iscrizione:1987

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a costa nordorientale dell’Adriatico è, per sua conformazione, bassa e sabbiosa e l’alternarsi delle maree assieme all’influenza dello sfociare di grandi fiumi provoca il formarsi di lingue sabbiose, spesso imponenti, le quali saldandosi creano dei bacini lagunari. Venezia venne fondata attorno al V secolo d.C. dalle popolazioni in fuga dalla calata degli Unni di Attila. Proprio su questi isolotti e solo attorno al IX secolo il nucleo della comunità veneziana e il governo vennero spostati su Rialto, la maggiore delle isole. Fin dal VI secolo Venezia entrò a far parte dell’Impero di Bisanzio dal quale tuttavia progressivamente si staccò, arrivando addirittura nel XIII secolo a conquistare Costantinopoli e sotto il quale nacque la particolare forma di governo che la storia conobbe come la Serenissima Repubblica presieduta dalla affascinante figura del Doge. Venezia nel corso dei secoli, anche in virtù dei continui contatti con civiltà e culture differenti, sviluppò una forma di legislazione e governo della comunità talmente raffi nata da essere spesso stupefacente anche al giorno d’oggi. Una città all’avanguardia in grado di influenzare di se stessa intere realtà, essa fu la Porta d’Oriente per quasi cinquecento anni e la sua potenza marittima e commerciale non ebbero eguali in Europa, fino alle invasioni ottomane e alla scoperta delle rotte atlantiche. Dopo aver fatto uso del mare come barriera difensiva naturale, i veneziani ne compresero infatti le potenzialità anche economiche e trasformarono la città nel centro commerciale più importante mai visto prima: la celebrazione di questa unione avviene ogni anno dal 1172 con la cerimonia dello Sposalizio durante la quale il Doge getta un anello d’oro in mare come simbolo dell’insieme inscindibile tra la città e il suo ambiente. Il traffico con l’oriente portò nella città lagunare non solo grandiosi tesori e raffi nate merci da ogni latitudine, ma condusse a sé, grazie alla ricchezza e al gusto e passione per l’arte e il potere, alcuni tra i più grandi architetti ed artisti di ogni epoca che trasformarono la città e la sua laguna in una perla dalla bellezza inenarrabile, motivo di stupore e incredulità, un’opera d’arte indiscutibilmente unica nel suo genere. I preziosi palazzi dei ricchi mercanti, l’architettura municipale, i simboli religiosi, lo sviluppo urbanistico, con il loro fasto e la loro suprema eleganza e ingegnosità, rappresentano senza dubbio uno dei livelli più elevati mai raggiunti prima dall’umanità intera. La struttura della città non smette di provocare meraviglia ed ammirazione ancora oggi per via della sua tipicità e delicatezza: la città appoggia semplicemente, sembra tuttora incredibile, su milioni di pali di legno conficcati nella rena, attraversata da decine di canali affollati di barche e gondole, suddivisa in grandi sestieri, finemente intessuta da un gomitolo di stretti vicoli, le calli, e punteggiata dall’aprirsi di meravigliose piazze, i campi, sui cui lastricati si sono mosse grandi personalità e le più splendide ricchezze della storia. Piazza San Marco e il Canal Grande rimangono tuttora i silenziosi custodi di questo inestimabile tesoro sull’acqua, simboli della perfetta sintesi tra uomo, natura e assoluta magnificenza. Venezia si è macchiata di un crimine. Il suo crimine è la bellezza. JOSEPH BRODSKIJ

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Venise et sa lagune 1987. Venise représente un chef-d’oeuvre du génie créateur humain. Elle présente un échange très important de valeurs humaines dans une période ou dans une aire culturelle du monde, dans le développement de l’architecture et de la technologie, de l’art monumental ou urbain, ou encore de l’art paysager. Elle fournit un témoignage unique (ou, pour le moins, extraordinaire) sur une tradition culturelle ou une civilisation, existante ou passée. C’est un exemple extraordinaire d’un type de construction, ou d’un ensemble architectural, technologique ou paysager, qui témoigne d’étapes importantes dans l’histoire de l’humanité. C’est un exemple extraordinaire d’établissement humain ou d’occupation du sol représentant une culture (ou plusieurs cultures), notamment quand elle est menacée par des changements irréversibles. Elle est directement ou matériellement liée à des événements modernes ou à des traditions, par des idées, des croyances ou des oeuvres artistiques ou littéraires ayant une valeur universelle exceptionnelle.

Fondée au Ve siècle et répartie sur 118 petites îles, Venise devient une puissance maritime de premier plan au Xe siècle. La ville tout entière est un chef-d’oeuvre architectural extraordinaire où la plus petite construction contient des oeuvres de certains des plus grands artistes mondiaux tels que Giorgione, Le Titien, Le Tintoret, Véronèse et d’autres.

Venice and its lagoon 1987. Represents a masterpiece of human creative genius. Shows an important exchange of human values, in one period all cultural area of the world, in developing architecture and technology, monumental or town art, or landscaping. Bears unique (or at least extraordinary) testimony to a cultural tradition or civilisation, either currently existing or from the past. It is an extraordinary example of a type of building or architectural, technological, or landscaping ensemble which bears witness to important stages in the history of mankind. It is an extraordinary example of traditional human settlement or occupation of land representing a culture (or several cultures), especially when placed in jeopardy by irreversible changes. It is directly or materially connected to modern events or traditions, by way of ideas, via creeds or artistic or literary works having exceptional universal values.

Founded in the 5th century and spread over 118 small islands, Venice became a major maritime power in the 10th century. The whole city is an extraordinary architectural masterpiece in which even the smallest building contains works by some of the world’s greatest artists such as Giorgione, Titian, Tintoretto, Veronese and others.

Coordinate geografiche: 45°26’15”N / 12°20’09”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Zona archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia: circa 120 km in direzione NE. Orto Botanico di Padova: circa 40 km direzione O. Ferrara e il Parco del Delta del Po: circa 110 km direzione SO. Centro Storico di Verona: circa 120 km direzione O.

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Padova

L’Orto Botanico

Padova

Primo orto botanico del mondo, testimonia uno scambio di influenze considerevoli nell’area culturale della botanica e rappresenta un esempio unico o almeno eccezionale di una plurisecolare tradizione culturale. L’Orto Botanico di Padova è all’origine di tutti gli Orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne e segnatamente della botanica, medicina, chimica, ecologia e farmacia. Iscrizione 1997.

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’Orto Botanico dell’Università di Padova fu fondato nel 1545 come Horto medicinale annesso allo Studio patavino per la coltivazione delle piante medicinali indigene ed esotiche a fini scientifici e didattici. All’epoca della sua istituzione, l’Orto era interamente dedicato alla coltivazione di piante medicinali, che allora rappresentavano la principale risorsa terapeutica ed entravano nella composizione della quasi totalità dei medicamenti. Sussistevano tuttavia allora molte incertezze sull’identificazione di varie piante descritte dagli antichi medici greci, latini ed arabi, per cui frequenti erano gli errori in buona fede e anche le frodi, col conseguente uso in terapia di piante sbagliate, inefficaci e non di rado dannose. L’Horto medicinale rappresentò non solo un notevole salto di qualità nella didattica, consentendo agli studenti di medicina l’esame delle caratteristiche delle piante dal vivo e facilitando così il riconoscimento delle droghe secche genuine dalle frequenti sofisticazioni, ma segnò anche l’inizio dell’applicazione del metodo sperimentale nel campo della botanica oltre che l’applicazione delle più moderne tecnologie di irrigazione e riscaldamento delle serre, alcune delle quali tuttora funzionanti. L’Orto di Padova ha esercitato, fin dal Cinquecento, una profonda influenza nell’ambiente scientifico, sia nazionale che europeo. Per gli studenti stranieri che numerosi frequentavano lo Studio padovano e per studiosi in viaggio in Italia, l’Orto Botanico rappresentò un modello cui ispirarsi per l’istituzione di strutture analoghe nella loro patria. Per questa ragione viene spesso definito come “la madre” di tutti gli Orti botanici del mondo. Molti dei botanici che si succedettero nella carica di Prefetto dell’Orto furono persone di grande spicco e godettero di stima ed ammirazione per la loro erudizione, tanto che ad essi furono dedicate numerose specie di piante e anche interi generi. L’Orto divenne un importante centro di studio e di ricerca, all’avanguardia nella coltivazione e acclimatazione di piante esotiche. Fu così che a Padova furono coltivate, per la prima volta in Italia e in taluni casi anche in Europa, piante esotiche oggi molto diff use perché di interesse ornamentale (lillà, giacinto, gelsomino di Spagna, fresia, ecc.), alimentare (girasole, sesamo, patata), o perché spontaneizzate in Italia (agave americana, robinia, ailanto). La tradizione dell’introduzione di specie esotiche e degli scambi internazionali non si è mai interrotta e oggi l’Orto intrattiene regolari scambi di semi con oltre ottocento istituzioni scientifiche in tutto il mondo.

Conta oltre quattro secoli (data di impianto del 1585) la pianta più antica dell’Orto Botanico. Si tratta di una palma di S. Pietro, nota come Palma di Goethe perché ispirò al poeta naturalista tedesco in visita a Padova nel settembre del 1786, una serie di osservazioni poi esplicitate nel celebre saggio Sulla metamorfosi delle piante (1790).

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Padova

Padova

Jardin Botanique 1997. Le Jardin botanique de Padoue, premier jardin botanique, en raison du fait qu’il a témoigné d’un échange important d’influences dans le domaine de la culture botanique, et qu’il constitue un exemple unique - ou, pour le moins, exceptionnel - d’une tradition culturelle pluriséculaire. Cela est expliqué dans la motivation: “Les Jardins botaniques de Padoue sont le point de départ de tous les jardin botaniques dans le monde entier et sont le berceau de la science botanique, des échanges scientifiques et de la compréhension des rapports entre nature et culture. Ils ont contribué dans une mesure importante au progrès d’innombrables sciences modernes, notamment les études botaniques, la chimie, l’écologie et la pharmacie.”

Le premier jardin botanique au monde fut créé à Padoue en 1545. Il conserve encore son plan d’origine, un jardin central circulaire, symbolisant le monde, entouré d’un anneau rempli d’eau. D’autres éléments ont été ajoutés par la suite, architecturaux (entrées ornementales et balustrades) ou techniques (installations de pompage et serres). Il continue de remplir sa fonction d’origine en tant que centre de recherche scientifique.

Botanical Garden 1997. The Padua Botanical Garden, the first botanical garden owing to the fact that it has borne witness to a notable exchange of influence in the field of botanical culture, and is a unique example – or at least an exceptional one – of a cultural tradition going back several centuries. This is explained in the motivation: “Padua Botanical Gardens are the starting point for all botanical gardens throughout the world, and are the cradle of botanical science, scientific exchanges, and of the understanding of the relationship between nature and culture. They have contributed in large measure to progress in countless modern sciences, especially botanic studies, medicine, chemistry, ecology, and pharmacy.”

The world’s first botanical garden was created in Padua in 1545. It still preserves its original layout – a circular central plot, symbolizing the world, surrounded by a ring of water. Other elements were added later, some architectural (ornamental entrances and balustrades) and some practical (pumping installations and greenhouses). It continues to serve its original purpose as a centre for scientific research.

Coordinate geografiche: 45°24’05”N / 11°52’48”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Vicenza, Città del Palladio: circa 40 km direzione O. Centro Storico di Verona: circa 90 km direzione O. Venezia e la sua Laguna: circa 40 km direzione E. Ferrara e il Parco del Delta del Po: 80 km direzione S.

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Torino

Torino

Le Residenze della Casa Reale di Savoia Off rono un panorama completo dell’architettura monumentale europea del XVII e XVIII secolo utilizzando lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo straordinario in termini materiali la dottrina predominante della monarchia assoluta. Iscrizione:1997

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ino al XVII secolo, Torino rimase sostanzialmente una piccola cittadina medievale fortificata piuttosto marginale sullo sfondo dello sviluppo rinascimentale che stava coinvolgendo altre città italiane, per via della sua posizione geografica defi lata e esclusa dalle vie di grande transito. Qualcosa cambiò radicalmente allorché il Duca Emanuele Filiberto di Savoia decise di spostare nel centro piemontese la sua fastosa corte da Chambery. Il trasferimento pose la necessità di una nuova affermazione non solo politica ed economica, ma anche estetica e simbolica, dimostrazioni necessarie del nuovo corso nobiliare e diplomatico che avrebbe di lì in avanti investito l’attuale Piemonte. È in questo momento che inizia il percorso di costruzione di alcuni dei complessi reali più affascinanti di tutta Europa, un percorso che proseguì per i quattro intensissimi secoli successivi modificando il territorio torinese in virtù dei nuovi valori economici e politici incarnati dai Savoia. Formidabili committenti d’arte, dotarono la città e i suoi dintorni di residenze e strutture architettoniche in grado non solo di competere con quelle delle altre dinastie europee, ma anche di divenire identità specifica di un’intera regione. Tutta la città subì mutamenti e ristrutturazioni e l’assetto generale venne modificato, tra il XVI e il XVII secolo, verso una visione monumentale e celebrativa della grandezza e del gusto della stessa Casata. Torino mutò aspetto definitivamente, divenendo una capitale reale, con grandi viali, monumentali accessi e impressionanti emergenze urbanistiche, cui fecero seguito coerentemente le edificazioni di campagna, residenze estive, di caccia o per la coltivazione agricola selezionata, fondamentali monumenti di architettura realizzati dai più celebri architetti del Sei e Settecento, imitati in tutta Europa, che hanno impresso uno stile dell’abitare e del collezionare attraverso miratissimi acquisti di opere e oggetti d’arte. Dalla Torino di Emanuele Filiberto al Piemonte del principe Umberto, si collocano gli esempi artistici e costruttivi, nel mondo dei loisirs raffi nati e degli svaghi del vivere in villa, sul palcoscenico fastoso delle Regge e dei giardini, proiettati sulla natura umanizzata del paesaggio agricolo piemontese: Palazzo Reale dialoga con Palazzo Madama e Palazzo Carignano, con la Venaria Reale (e La Mandria, recentemente restaurate e riaperte al pubblico), Rivoli, Stupinigi, Moncalieri, col Valentino di Cristina di Francia, nostalgica dei castelli della Loira, e con Villa della Regina, pietra preziosa incastonata sulle colline torinesi. Gli avamposti della città in campagna di Racconigi, Agliè, Pollenzo, Govone, Casotto, completano sulle rotte commerciali, militari e venatorie un irripetibile spettacolo al contempo naturale e artificioso. Gli architetti, i pittori, gli scultori, gli ebanisti, i minusieri sono i protagonisti fantasiosi di questo universo decorativo comunicante con gli orizzonti scenografici della campagna e con gli sfondi teatrali della montagna. Questa era un picciola Villa, e mal composta fabbricata con strade ritorte, con case basse, e rusticali: ma soddisfacendosi ogni volta più S.A.R. del soggiorno di questo luogo, si risolse d’abbellir anco la Villa, levando dal terreno non solo la sterilità, riducendolo con la diligenza atto a produrre ogni sorta di amenità, e di delitie, ma dalle case anco la rustichezza con riformarle in Palazzi, e dal nome proprio la rozzezza ribattezzandola col grato nome della Venaria Reale. AMEDEO DI CASTELLAMONTE, architetto, 1674

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Torino

Torino

Résidences de la Maison Royale Savoie 1997. Donne une image complète de l’architecture à grande échelle des XVIIe et XVIIIe siècles. Les styles, les dimensions et les superficies sont une bonne illustration de la doctrine de la monarchie absolue.

Quand Emmanuel-Philibert, Duc de Savoie, transféra sa capitale à Turin en 1562, il lança un grand nombre de projets de construction (continués par ses successeurs) destinés à montrer la puissance de la dynastie régnante. Ce vaste ensemble de constructions, conçus et décorés par les plus grands architectes et les plus grands artistes de l’époque, irradie dans la campagne environnante depuis le Palais royal dans la “Zone de Commandement” de Turin, pour inclure de nombreuses résidences de campagne et de nombreux pavillons de chasse.

Residences of the Royal House of Savoia 1997. Give a complete picture of large-scale European architecture in the 17th and 18th centuries.The styles, dimensions and areas are a good illustration in material terms of the uppermost doctrine of absolute monarchy.

When Emmanuel-Philibert, Duke of Savoy, moved his capital to Turin in 1562, he began a vast series of building projects (continued by his successors) to demonstrate the power of the ruling house. This outstanding complex of buildings, designed and embellished by the leading architects and artists of the time, radiates out into the surrounding countryside from the Royal Palace in the ‘Command Area’ of Turin to include many country residences and hunting lodges.

Coordinate geografiche Venaria: 45°08’07”N / 7°37’31”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: circa 130 km direzione NE. Genova, le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli: circa 170 km direzione SE. Portovenere e le Cinque Terre: circa 280 km direzione S. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Cenacolo di Leonardo a Milano: 150 km direzione NE.

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Mantova e Sabbioneta

Mantova

Mantova e Sabbioneta Offrono una testimonianza eccezionale delle realizzazioni urbane, architettoniche e artistiche del Rinascimento, collegate tra loro attraverso le idee e le ambizioni della famiglia regnante, i Gonzaga. Mantova, le cui tracce risalgono all’epoca romana, fu rinnovata nei secoli XV e XVI attraverso opere di ingegneria idraulica, urbanistiche e architettoniche, che ne fecero una eminente capitale del Rinascimento. Sabbioneta rappresenta la costruzione di una città interamente nuova, secondo la visione moderna e funzionale del Rinascimento, uno dei migliori esempi di città ideale in Europa.Iscrizione: 2008

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antova è fin dalle origini città d’acqua, circondata dai laghi formati dal Mincio. La città raggiunge il massimo splendore con il dominio della famiglia Gonzaga, tra il 1328 e il 1707, una delle più raffinate corti del Rinascimento italiano. Il sogno dei Gonzaga si incarna ancora oggi in Palazzo Ducale o negli spazi ameni di Palazzo Te, in un disegno policentrico, fondato sui monumenti, ma ancor più sorretto dal significato di piazze e percorsi urbani. Il complesso monumentale di Palazzo Ducale, che si estende da piazza Sordello al Lago di Mezzo, con il proprio insieme di edifici, gallerie, giardini e piazze collegati fra loro e perfettamente percorribili al loro interno, costituisce una sorta di città nella città, frutto di settecento anni di storia. La residenza gonzaghesca si collega, seguendo il Percorso del Principe, con gli edifici e gli spazi più intimi della famiglia Gonzaga, all’estremo opposto della città: Palazzo Te, cinquecentesca villa suburbana progettata da Giulio Romano, il Tempio di San Sebastiano progettato da Leon Battista Alberti, la Casa del Mantegna, Palazzo San Sebastiano. Al centro, la sequenza delle piazze che costituiscono il nucleo vitale della città: dall’antica piazza Sordello si passa in piazza Broletto e poi in piazza Erbe, delimitata dalle case-bottega porticate, con il Palazzo del Podestà, il Palazzo della Ragione, la Torre dell’Orologio, la medievale Rotonda di San Lorenzo; da piazza Erbe si giunge infine in piazza Mantegna, su cui si affaccia l’albertiana Basilica di Sant’Andrea, sommo esempio dell’architettura rinascimentale italiana. Nel 1556 Vespasiano Gonzaga inizia a modificare radicalmente l’antico abitato di Sabbioneta, trasformandolo in un trentennio in uno spazio urbano sapientemente organizzato e razionalmente costruito, dotato di una cinta muraria stellata e con tutti quegli edifici consoni ad una nobile residenza signorile. L’assetto urbano è imperniato su un asse mediano, su cui s’incardinano 34 isolati ortogonali tra loro. Asimmetrica rispetto a questo asse, troviamo piazza Ducale: dalla fondazione della città è questo il centro politico, amministrativo, religioso, su cui s’innestano ortogonalmente le vie minori porticate e i palazzi del potere. Vicina e altrettanto fuori asse, su piazza d’Armi si elevano alcuni degli edifici più rappresentativi del clima culturale della capitale di Vespasiano: la Galleria degli Antichi e il Palazzo del Giardino. Poco distante si trova uno dei gioielli della storia del teatro in Europa, il Teatro Olimpico costruito all’antica da Vincenzo Scamozzi, primo edificio teatrale realizzato in Italia con fabbrica originale e non come adattamento di sale o interni di palazzi preesistenti. Ambizioso disegno di uno dei più eccentrici principi del tardo Rinascimento italiano, Sabbioneta nasce come “città ideale”, pervasa dai segni del principe che declinano in forme inedite i canoni della classicità dai quali Vespasiano aveva tratto ispirazione. Mantova e Sabbioneta, entrambe espressione del sogno di una dinastia di principi, rappresentano così le due principali forme urbanistiche del Rinascimento: la trasformazione di una città esistente e la città di nuova fondazione. Durante il Rinascimento si diffuse l’utilizzo delle imprese: emblemi dal significato simbolico costituiti da un’immagine (corpo) e da un motto (anima), mirati a sottolineare virtù, carattere o vicende di chi l’adottava. Una delle imprese più usate dai Gonzaga è quella del Cane, chiaro riferimento alla fedeltà, che ritroviamo, a Mantova, in Palazzo Ducale, Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano; a Sabbioneta, in Palazzo Giardino. L’impresa raffigura un alano bianco seduto in un prato verde, su campo rosso (i colori araldici della famiglia Gonzaga) e la scritta latina: donec (finché).

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Mantova e Sabbioneta

Mantova e Sabbioneta

Mantoue et Sabbioneta 2008. Mantoue et Sabbioneta off rent un témoignage exceptionnel de réalisations urbaines, architecturales et artistiques de la Renaissance, liées entre elles par les idées et les ambitions de la famille régnante, les Gonzague. Mantoue, dont les traces remontent à l’époque romaine, fut rénovée aux XVe et XVIe siècles par des interventions hydrauliques, urbanistiques et architecturales qui en firent l’une des grandes capitales de la Renaissance. Sabbioneta représente la construction d’une ville entièrement nouvelle, selon la vision moderne et fonctionnelle de la Renaissance, l’un des meilleurs exemples de ville idéale en Europe. Les deux villes représentent les deux principales formes urbanistiques de la Renaissance: la ville fondatrice et la ville évolutive.

La ville atteint le maximum de sa splendeur sous la domination de la famille Gonzague, le complexe monumental du Palais ducal, avec l’ensemble de bâtiments, de galeries, de jardins et de places reliés entre eux et pouvant être parcourus intérieurement, constitue une sorte de ville dans la ville, fruit de sept cents années d’histoire. Sabbioneta naît comme “ville idéale”, projet ambitieux de l’un des princes les plus excentriques de la fin de la Renaissance italienne.

Mantua and Sabbioneta 2008. Mantua and Sabbioneta provide an outstanding example of Renaissance town-planning, architecture and art, combined together through the ideas and ambitions of the ruling Gonzaga family. Mantua, traces of which date back to Roman times, was rebuilt in the 15th and 16th centuries by means of hydraulic engineering works, town-planning and architectonic works, which made it into one of the foremost centres of the Renaissance. Sabbioneta represents an example of the creation of an entirely new town, in accordance with the modern functional vision of the Renaissance, and is one of the best examples of the ideal city in Europe. These two towns express the two main forms of town-planning of the Renaissance: the new-founded town and the developing town.

Mantua achieved its greatest prestige under the rule of the Gonzaga family; the majestic Palazzo Ducale with its collection of residences, galleries, gardens and piazzas connected one to another with inner pathways, forms a kind of town within the town, the result of seven hundred years of history. Sabbioneta arose as an ‘ideal town’, an ambitious design of one of the most eccentric princes of the late Italian Renaissance. Coordinate geografiche Mantova: 45°10’00”N / 10°48’00”E Coordinate geografiche Sabbioneta: 44°59’55”N / 10°29’22”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Ferrara e il Parco del Delta del Po: circa 100 km direzione S. Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena: circa 80 km direzione S. Centro Storico di Verona: circa 50 km direzione N. Venezia e la sua Laguna: circa 150 km direzione E.

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Ferrara e il suo Delta del Po

Ferrara

La Città del Rinascimento e il suo Delta del Po È un mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento, che conserva il suo centro storico intatto. I canoni della pianificazione urbana che vi sono espressi ebbero una profonda influenza per lo sviluppo dell’urbanistica nei secoli seguenti. Il riconoscimento si estende inoltre anche al territorio del Delta del Po poiché le residenze extraurbane dei Duchi d’Este illustrano in modo eccezionale l’influenza della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale trasformandolo in un contesto culturale pianificato che conserva la sua forma originale. Iscrizione: 1995 (il Centro Storico). Iscrizione: 1999 (Delizie Estensi nel territorio del Delta del Po)

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Mi fu concesso di arrampicarmi fino alla balconata della Torre dei Leoni. Contavo solo di afferrare il segreto della bellezza di Ferrara. Vidi i filari di pioppi che segnano le antiche mura , i ciuffi di verde dei cortili privati, ma soprattutto vidi una città rossa come una fornace, stretta intorno al Castello in un gomitolo di strade. CARLO CASTELLANETA, Una città per due

ondata nel VI secolo come porto fluviale nel territorio padano a Sud del Delta del Po, in epoca medievale da piccolo agglomerato diviene già un importante centro commerciale e politico: è tuttavia con l’inizio della reggenza della famiglia Este che Ferrara tocca i più alti vertici dell’architettura e del prestigio rinascimentale, divenendo una delle corti più illuminate e affascinanti d’Europa. Il corso della sua storia cambiò infatti quando Azzo VI d’Este del Ducato di Modena sposò l’erede dell’influente famiglia degli Adelardi e trasferì la sua corte a Ferrara, avviando uno dei periodi più floridi per le arti e per la conoscenza che il Rinascimento abbia mai generato. La disposizione urbana interna alla prima cinta di Mura difensive al tempo era sostanzialmente disordinata e priva di uno schema preciso e, secondo la visione dei nuovi Signori, inadatta a rappresentare la propria grandezza e il proprio predominio sul territorio. Decisero dunque, in tre differenti momenti storici, di intervenire radicalmente sull’assetto della città, con le “addizioni” mutandone struttura e aspetto nel profondo e inventando di fatto il concetto di piano regolatore, dando vita ad uno dei progetti urbanistici più avvincenti mai realizzati prima. Il più importante tra questi interventi fu sicuramente l’ultimo, promosso da Ercole I e da qui denominato “Addizione Erculea” (1492): la città si trasforma in un grande palcoscenico sul quale esporre la grandiosità e il respiro degli Este. I temi della prospettiva rinascimentale vengono declinati per la prima volta sulla creazione di un sistema urbano complessivo, sulla base di un orizzonte stabilito precedentemente “a tavolino”. Viene aggiunta una intera nuova parte a nord della città: due grandi assi si intersecano, Corso Ercole I d’Este e l’attuale Porta Mare, e al loro incrocio, il Quadrivio Storico, vengono eretti i palazzi più importanti della città, tra cui il celeberrimo Palazzo dei Diamanti. Il tutto sull’imponente sfondo del trecentesco Castello Estense, dimora della famiglia e lussuosa fortezza tuttora circondata da un fossato. Magnifico artefice e interprete del sogno e dell’aspirazione degli Este è il geniale maestro d’opera e architetto Biagio Rossetti la cui ars architectonica coinvolge tutta la città: assetto generale, strade, palazzi, edifici ma non solo. L’intero territorio viene coinvolto dal progetto di ristrutturazione ambientale di Rossetti e in differenti momenti, oltre le imponenti mura della città, vengono costruite corti e residenze la cui magnificenza poteva competere con le grandi regge d’oltralpe. Verranno da allora definite Delizie Estensi per l’incredibile preziosità delle strutture e dei dettagli, ma anche per la deliziosa eleganza e coerenza con la quale si armonizzano all’impianto paesaggistico del ferrarese. Il fiume e la sua terra hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella cultura della città e delle sue genti e così gli Este vollero animare anche tutti i propri possedimenti secondo gli stessi canoni estetici per replicare, attraverso simboli di ordine e di bellezza, l’immagine della Corte al di fuori del contesto urbano, fondendo natura ed artificio nella creazione di un paesaggio culturale, moderna espressione di integrazione e continuità tra città e territorio. Molte di esse sono scomparse, ma in quelle che rimangono, splendidamente conservate, e nell’ambiente che le circonda, è ancora possibile leggere la grandiosità del progetto di spettacolare rifondazione operato dagli Este. Corte di eccellente e squisito mecenatismo, patria di celebri artisti, centro culturale europeo dalla grande personalità, raffinato ed elegante, culla della gastronomia rinascimentale per mano del grande cuoco Cristoforo da Messisbugo, la città e il suo territorio conosceranno fino al XVII secolo un periodo di sviluppo sconvolgente che si arresta purtroppo con il ritorno al predominio della Chiesa (dal 1598) successivo all’esilio degli Este, privi di eredi e dunque di ritorno nel modenese. Ferrara e la sua terra sono ancora oggi un viaggio all’interno dei luminosi percorsi che dal Medioevo portano al più elevato Rinascimento.

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Ferrara e il suo Delta del Po

Ferrara e il suo Delta del Po

Ferrare, Ville de la Renaissance, et son Delta du Pô 1995 - 1999. C’est un exemple brillant de ville de la Renaissance ayant conservé son centre historique pratiquement intact. “Les développements urbanistiques adoptés à Ferrare devaient avoir une influence profonde sur le développement de l’urbanisme dans les siècles suivants”. L’inscription a été étendue au Delta du Pô et aux résidences des Ducs d’Este car elles illustrent de façon exceptionnelle l’influence de la culture de la Renaissance sur le paysage naturel.

Ferrare, établi autour d’un gué sur le Pô, devint un centre intellectuel et artistique qui attira les plus grands esprits de la Renaissance italienne aux XVe et XVIe siècles. C’est ici que Cosmè Tura, Francesco del Cossa, et Ercole de Roberti décorèrent les palais des Ducs d’Este. Le concept humaniste de la “cité idéale” vit le jour ici dans les quartiers construits à partir de 1492 par Biagio Rossetti selon les nouveaux principes de la perspective. L’achèvement de ce projet marqua la naissance de l’urbanisme moderne et en influença les développements ultérieurs.

Ferrara, City of Renaissance and its Po Delta 1995 - 1999. It is a shining example of a Renaissance city that has retained its historic centre virtually intact. “The developments in town planning expressed in Ferrara were to have a profound influence on the development of urban design throughout the succeeding centuries”. The recognition was extended to embrace the Po Delta and the Este ducal residences since illustrate the influence of Renaissance culture on the natural landscape in an exceptional manner.

Ferrara, which grew up around a ford over the River Po, became an intellectual and artistic centre that attracted the greatest minds of the Italian Renaissance in the 15th and 16th centuries. Here, Cosmè Tura, Francesco del Cossa, and Ercole de Roberti decorated the palaces of the House of Este. The humanist concept of the ‘ideal city’ came to life here in the neighbourhoods built from 1492 onwards by Biagio Rossetti according to the new principles of perspective. The completion of this project marked the birth of modern town planning and influenced its subsequent development.

Coordinate geografiche: 44°50’42”N / 11°37’58”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Monumenti Paleocristiani di Ravenna: circa 90 km direzione SE. Venezia e della sua Laguna: circa 110 chilometri direzione NE. Mantova e Sabbioneta: circa 100 km direzione N. Modena e la sua Piazza Grande, la Torre Civica e la Cattedrale: circa 90 km direzione O.

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Modena

Modena

La Cattedrale, la Torre Civica e Piazza Grande La creazione comune di Lanfranco e Wiligelmo è un capolavoro del genio creatore umano, nel quale s’impone una nuova dialettica di rapporti tra l’architettura e la scultura nell’ambito dell’arte romanica. Si tratta di una testimonianza eccezionale della tradizione culturale del XII secolo ed uno degli esempi più eminenti di complesso architettonico in cui i valori civici e religiosi si trovano coniugati in una città cristiana del Medioevo. Iscrizione: 1997.

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odena fu una fiorente città romana (“Mutina”, che lo stesso Cicerone definì firmissima et fortissima) sulla quale, al decadere dell’Impero, ebbero forti influenze la Chiesa e la nobile famiglia dei Canossa. Tra il X e il XII secolo vennero messe in opera una serie di edificazioni sulla Piazza Grande, centro nevralgico della città, dove furono costruiti la residenza del vescovo, il Palazzo Comunale, una serie di abitazioni e di edifici municipali e commerciali e il Duomo. Fondato nel 1099, quest’ultimo, con la sua fitta trama di riferimenti alla cultura romana, è espressione esemplare del romanico padano, frutto dell’attività congiunta di due personalità d’eccezione, l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo, celebrate a chiare lettere nelle epigrafi murate sulla facciata e nella zona absidale. Esso rappresentò inoltre, agli inizi del XII secolo, uno dei principali luoghi di formazione di un nuovo linguaggio figurativo, destinato a influenzare gli sviluppi di tutto il romanico nella Pianura Padana, mentre il suo ricchissimo apparato scultoreo costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere il contesto culturale che accompagnò la rinascita della scultura monumentale in ambito europeo. La città medievale, decentrata rispetto alla “Mutina” romana, si aggregò intorno alla basilica “ad corpum” che conservava le spoglie del patrono San Geminiano, Vescovo nel IV secolo. Nel 1106, a soli sette anni dalla posa della prima pietra, esse furono trasferite dalla vecchia cattedrale che sorgeva nei pressi, ma i lavori del Duomo, che vennero affidati a partire dalla seconda metà del secolo XII ai Maestri Campionesi, maestranze specializzate provenienti dalla zona del lago di Lugano, proseguirono per oltre due secoli con la costruzione della torre campanaria, meglio nota come Ghirlandina, per la forma a ghirlanda del coronamento, torre che in passato assolse anche funzioni di torre civica e che caratterizza inconfondibilmente il profi lo della città e con il completamento e il progressivo adeguamento dell’edificio alle mutate esigenze liturgiche. La cattedrale romanica, voluta dai cittadini modenesi delle diverse componenti sociali con l’appoggio della contessa Matilde di Canossa in un momento di vacanza della sede vescovile, è un’espressione concreta del nascente regime comunale, vivente testimonianza di un momento storico di particolare importanza e altamente rappresentativa, assieme a tutto il complesso della Piazza Grande giunto praticamente intatto fino a noi, del significato profondo dell’architettura medievale e dell’innovativo ruolo centrale degli artisti, non più meri esecutori all’ombra di celebri committenti ma finalmente attivi protagonisti del panorama culturale e urbanistico dell’epoca.

La Preda Ringadora è un enorme masso rettangolare di marmo rosso veronese, oggi collocato nell’angolo nord-orientale della Piazza Grande, utilizzato in epoca comunale come palco per gli oratori che arringavano la folla, ma anche per mettervi alla berlina i debitori insolventi e per esporvi i cadaveri di persone assassinate senza nome e per compiervi atti di giustizia ed esecuzioni.

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Modena

Modena

Modène, Cathédrale, Beffroi et Grand-place 1997. La création commune de Lanfranco et Wiligelmus est un chef-d’oeuvre du génie créateur humain dans lequel une nouvelle relation dialectique entre l’architecture et la sculpture apparaît dans l’art roman. Le complexe de Modène témoigne de façon exceptionnelle des traditions culturelles du XIIe siècle et constitue l’un des meilleurs exemples d’un complexe architectural dans lequel les valeurs religieuses et civiques sont combinées dans une ville chrétienne médiévale.

La magnifique Cathédrale du XIIe siècle de Modène, oeuvre de deux grands artistes (Lanfranco et Wiligelmus), est un exemple magnifique du premier art roman. Avec sa place et son campanile, elle témoigne de la foi de ses bâtisseurs et de la puissance de la dynastie des Canossa, qui en commissionna la construction.

Modena, Cathedral, Torre Civica and Piazza Grande 1997. The joint creation of Lanfranco and Wiligelmo is a masterpiece of human creative genius in which a new dialectical relationship between architecture and sculpture was created in Romanesque art. The Modena complex bears exceptional witness to the cultural traditions of the 12th century and is one of the best examples of an architectural complex where religious and civic values are combined in a medieval Christian town.

The magnificent 12th-century Cathedral at Modena, the work of two great artists (Lanfranco and Wiligelmus), is a supreme example of early Romanesque art. With its piazza and soaring tower, it testifies to the faith of its builders and the power of the Canossa dynasty who commissioned it.

Coordinate geografiche: 44°38’47”N / 10°55’34”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Verona: circa 110 km circa direzione N. Ferrara e il Parco del Delta del Po: circa 90 km direzione E. Monumenti Paleocristiani di Ravenna: circa 120 km direzione E. Mantova e Sabbioneta: circa 80 km direzione N.

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Ravenna

Ravenna

I Monumenti Paleocristiani Il luogo è di elevato valore universale in virtù dell’alto grado di elaborazione artistica dei mosaici custoditi negli otto monumenti, il patrimonio musivo ravennate infatti costituisce imprescindibile testimonianza delle relazioni e dei contatti artistici e religiosi di un periodo fondativo della storia culturale europea. Iscrizione:1996

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ut lux hic nata est aut capta hic libera regnat* recita un esametro latino sulle pareti della Cappella Arcivescovile per significare la magnificenza dei preziosi mosaici che adornano i monumenti paleocristiani e bizantini All’incirca 1500 anni or sono Ravenna è stata tre volte capitale, riccamente adornata da Galla Placidia, Teodorico, Teodora e Giustiniano, con opere d’arte e tesori di incalcolabile valore artistico e religioso che hanno sfidato i millenni. Otto di essi sono riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità in quanto l’iconologia cristiana ha qui avuto la propria culla evolutiva, in una sintesi inarrivabile di Oriente ed Occidente. Il Mausoleo di Galla Placidia è uno dei più straordinari monumenti della tarda antichità giunto fino a noi intatto sia nella magnifica decorazione musiva che nella sobrietà strutturale degli esterni. Anche nel Battistero Neoniano lo splendore è tutto riservato agli spazi chiusi con tarsie marmoree, stucchi e la policromia dei mosaici della cupola. Nel periodo più fulgido del regno dei Goti, nel VI secolo, furono eretti, per la pratica del culto ariano, il Battistero degli Ariani la cui decorazione musiva consente di comprendere gli elementi che contrapponevano il culto ariano a quello ortodosso e la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, in cui si attua quell’armonica fusione di elementi decorativi ed architettonici che costituisce un tratto distintivo dell’arte ravennate. La Cappella Arcivescovile, i cui cicli musivi propongono il tema della lotta all’eresia ariana, è l’unico monumento ortodosso costruito durante il regno di Teodorico. Il Mausoleo di Teodorico è un episodio architettonico unico ed irripetibile, edificio austero ed imponente è costruito con grandi blocchi di sasso istriano di cui un monolite di dimensioni eccezionali forma la cupola. La Basilica di San Vitale si pone invece come una delle creazioni più alte dell’arte paleocristiana in Italia, come transizione dell’architettura classica a quella bizantina. A pianta ottagonale, l’esterno presenta una ricchissima alternanza di volumi architettonici, mentre l’interno è di sorprendente bellezza per l’originalità della struttura e per la preziosità del rivestimento marmoreo e musivo, soprattutto nel presbiterio. Infine a 5 chilometri da Ravenna troviamo la Basilica di Sant’Apollinare in Classe che si presenta all’esterno come un semplice e nitido involucro costituito da eleganti laterizi. L’interno ha un ampio respiro spaziale che suggerisce una dimensione astratta e trascendente; i mosaici del catino absidale rappresentano la figura del patrono di Ravenna, immerso in un paesaggio che ricorda gli ambienti naturali ravennati. Ravenna coniuga alla bellezza degli antichi tesori l’alta qualità della produzione culturale e la capacità di declinare le diverse anime della propria storia: romana, gota, bizantina, medioevale, veneziana, moderna e contemporanea. * O la luce è nata qui o, qui imprigionata, libera regna.

Ravenna, glauca notte rutilante d’oro, | sepolcro di violenti custodito | da terribili sguardi, | cupa carena grave d’un incarco | imperiale, ferrea, construtta | di quel ferro onde il Fato | è invincibile, spinta dal naufragio | ai confini del mondo, | sopra la riva estrema! | Ti loderò pel funebre tesoro | ove ogni orgoglio lascia un diadema. | Ti loderò pel mistico presagio | che è nella tua selva quando trema, | che è nella selvaggia febbre in che tu ardi. GABRIELE D’ANNUNZIO, Le città del silenzio

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Ravenna

Ravenna

Monuments proto-chrétiens de Ravenne 1996. Ce site a une valeur universelle inestimable du fait de son importance remarquable due à la maîtrise artistique exceptionnelle que manifestent les mosaïques de ses constructions, et au témoignage fondamental qu’elles fournissent sur les relations et les contacts religieux et artistiques à une époque importante de la culture européenne.

Ravenne fut le siège de l’Empire romain au Ve siècle, puis de l’Italie byzantine jusqu’au VIIIe siècle. La ville possède une collection unique de mosaïques et de monuments proto-chrétiens. Les huit constructions – le Mausolée de Galla Placidia, le Baptistère Néonien, la Basilique de Saint-Apollinaire-le-Neuf, le Baptistère des Ariens, la Chapelle archiépiscopale, le Mausolée de Théodoric, l’église Saint-Vital et la Basilique de Saint-Apollinaire-in-Classe – furent érigées aux Ve et VIe siècles. Elles témoignent d’une grande habileté artistique, notamment d’un mélange magnifique de tradition gréco-romaine, d’iconographie chrétienne et de styles occidentaux.

Early Christian Monuments of Ravenna 1996. The place is of princeless universal value because of its remarkable importance owing to the supreme artistic mastery shown in the mosaics of its buildings, and more about the basic testimony they give of the relationships and artistic and religious contacts during an important period in European culture.

Ravenna was the seat of the Roman Empire in the 5th century and then of Byzantine Italy until the 8th century. It has a unique collection of early Christian mosaics and monuments. All eight buildings – the Mausoleum of Galla Placidia, the Neonian Baptistery, the Basilica of Sant’Apollinare Nuovo, the Arian Baptistery, the Archiepiscopal Chapel, the Mausoleum of Theodoric, the Church of San Vitale and the Basilica of Sant’Apollinare in Classe – were constructed in the 5th and 6th centuries. They show great artistic skill, including a wonderful blend of Graeco-Roman tradition, Christian iconography and oriental and Western styles.

Coordinate geografiche: 44°24’33”N / 12°11’47”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Ferrara e il Parco del Delta del Po: circa 90 km direzione NO. Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena: circa 130 km direzione O. Venezia e la sua Laguna: circa 150 km direzione N. Centro Storico di Urbino: circa 120 km direzione SE.

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Genova

Genova

Le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli Rappresentano il primo esempio europeo di un progetto di sviluppo urbano con una struttura unitaria, dove le planimetrie furono distribuite da un’autorità pubblica e da un particolare sistema di “alloggio pubblico”, basato sulla legge. L’influenza di questo modello di progetto urbano è evidenziato dalla letteratura italiana ed europea nei decenni successivi. Iscrizione: 2006

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Illustrissimo Signore, mi parerebbe di far torto à V.S. Illustrissima, se mandando in luce questa poca racolta d’alcuni Palazzi più famosi della bellissima città di Genova sua Patria, ciò non facessi sotto il Titolo i Padrocinio di V.S. Illustrissima, ch’è tanto uniuersale e curiosa d’ogni forte de virtù e scienza, ch’à quanto pare che ella abbia una capacità d’ingegno tanto felice che lei sola possa intendere, quanto tutti gli altri bei spiriti insieme. I perciò la supplico, sia serutia d’agradire questa mia diuozione verso di lei & di dare mediante il fauor suo qualche reputatione a questa operetta: la quale ancorchè minima ha però questo à proposito ch’ella tratta di cose concernenti à l’honor della sua patria & farà fede al mondo della singolar affetion mia verso di quella. Alla qual in genere, si come à V.S. Illustrissima in particolare, mi professo per sempre. PIETER PAUL RUBENS, Libro dei Palazzi genovesi

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enova, fra le città portuali più importanti del Mediterraneo, conserva un centro storico di ampie dimensioni ancora integro per impianto planimetrico e assetto urbano. Su questo tessuto residenziale peculiare e densamente frazionato, l’origine della singolare civiltà dei Palazzi genovesi si deve all’invenzione urbanistica di Strada Nuova (1551-83), quartiere elitario costruito dalle maggiori casate della città sul pomerio più panoramico, con una moderna lottizzazione pubblica di otto aree iniziali, allineate su un rettifi lo di 250 metri x 7,50, edificata ai margini della città medioevale come residenza esclusiva delle maggiori famiglie nobiliari (Pallavicino, Spinola, Doria, Lomellino, Grimaldi): un episodio innovativo di architettura urbana sia a Genova, soprattutto se confrontato con il denso tessuto medioevale, sia nel panorama italiano ed europeo. La realizzazione di Strada Nuova unisce in un progetto comune la cultura urbanistica locale, la sperimentazione di nuovi modelli residenziali aggiornati rispetto alla cultura coeva e la progettazione simbolica del potere di una nuova classe di governo. Sull’esempio di Strada Nuova, la strada dei Balbi (1601-1618), ancorché incompleta e ridotta ad asse infrastrutturale, ripete la scelta innovativa di metà ‘500, ma con uno slancio ancora maggiore e addirittura per una sola famiglia. Con l’apertura della Strada Nuovissima (via Cairoli, 1786) viene infine creato un percorso che connette le Strade Nuove, realizzando un attraversamento carrabile della città che costituisce, per la qualità monumentale dei palazzi, una vera architettura urbana integrale, nella quale si troviamo i 42 edifici selezionati per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. I palazzi di Strada Nuova costituiscono un patrimonio residenziale di inestimabile valore intellettuale, realizzato da banchieri, armatori, mercanti e dalle famiglie aristocratiche più ricche e potenti della Repubblica di Genova all’apice del suo potere finanziario e marinaro che, per i caratteri di particolare pregio, si trasforma con Decreto del Senato (1576) in un sistema pubblico di dimore private obbligate ad ospitare le visite di Stato: definiti appunto Palazzi dei Rolli (liste) o degli ‘A lloggiamenti pubblici’. I proprietari di questi palazzi, affittuari di lusso di una rete di guest houses di inestimabile valore, erano quindi obbligati ad ospitare le visite di Stato e in questo modo contribuivano alla diff usione della conoscenza della città e del suo Patrimonio, ma anche di un modello architettonico e di una cultura residenziale che non solo attrasse famosi artisti e viaggiatori, ma influenzò tutta la storia dell’architettura europea nei secoli a venire. Tutti i palazzi, generalmente di tre o quattro piani, riccamente ornati e decorati, arredati con mobili e quadri di straordinario pregio, sono caratterizzati da cortili e logge, che si affacciano su giardini, posizionate su livelli diversi in uno spazio relativamente stretto, e dall’imponenza ed eleganza delle scalinate, un sistema architettonico e stilistico derivante da una peculiare attitudine residenziale attenta sia alle esigenze abitative che a quelle di rappresentanza e adattamento di modelli coevi alla morfologia del sito. In particolare, nel caso genovese, il persistente protagonismo della scala rappresenta la sintesi vitruviana di firmitas, utilitas, venustas e rende con la sua presenza comune ancor più evidente l’abilità connettiva di un’edilizia singolare, capace di imponenti architetture rinascimentali sulle linee costiere di Genova. Nella diff usione della conoscenza in Europa di questa cultura residenziale la figura del pittore fiammingo Pieter Paul Rubens, che raccolse i disegni che circolavano in città relativi alle architetture dei Rolli per pubblicarli nel Libro dei Palazzi Genovesi (1622), è stata di importanza strategica. Abile ambasciatore presso le maggiori capitali, riuscì a divulgare questi nuovi modelli abitativi peculiari, conquistato dalla singolare cultura residenziale di una nobiltà di commercianti ed armatori non privi di interessi intellettuali e di collezioni d’arte.

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Genova

Genova

Gênes, les Strade Nuove et le complexe des Palais des Rolli 2006. Elles représentent le premier exemple européen de projet de développement urbain ayant une structure unitaire, dans lequel les plans furent distribués par une autorité publique, et d’un système de “logement public” fondé sur la loi. L’influence de ce modèle de projet urbain est attestée par la littérature italienne et européenne des décennies suivantes.

Gênes, qui figure parmi les villes portuaires les plus importantes de la Méditerranée, conserve un centre historique de vastes dimensions encore intact en termes de plan et d’organisation urbaine. Les palais de Strada Nuova constituent un patrimoine résidentiel réalisé par les banquiers, les armateurs, les marchands et les familles aristocratiques les plus riches et les plus puissantes de la République de Gênes, qui influença toute l’histoire de l’architecture européenne des siècles suivants.

Genoa, the new streets and the Palaces of the Rolls System 2006. These represent the first European example of town-planning design with an organic structure, in which the planimetries were assigned by a public authority and a particular system of law-based ‘public housing’. The influence of this model of urban design may be seen in Italian and European literature of successive decades.

Genoa, one of the most important ports of the Mediterranean, still has an extensive historical centre which remains intact in its planimetric system and urban layout. The buildings of Strada Nuova form a residential heritage, created by bankers, ship-owners, merchants and the richest and most powerful aristocratic families of the Republic of Genoa, which was to influence the whole history of European architecture in the centuries that followed.

Coordinate geografiche: 44°24’39”N / 8°55’59”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Portovenere e le Cinque Terre: circa 120 km direzione E. Residenze della Dinastia Sabauda: circa 170 km direzione NO. Pisa, la Piazza del Duomo: circa 180 km direzione SE. Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: circa 200 km direzione N.

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Porto Venere

Porto Venere

Cinque Terre e le Isole Tino, Tinetto e Palmaria Questa parte della Riviera Ligure di Levante è un’area culturale di eccezionale valore, che mostra l’armonioso rapporto tra uomo e natura cui si deve un paesaggio di straordinaria bellezza scenica, dimostrazione di un tradizionale modo di vivere che si è conservato per mille anni e che continua a svolgere un’importante funzione socio economica nella vita della comunità. Iscrizione: 1997

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l tratto costiero che da Monterosso al Mare giunge fino a Porto Venere è un ambiente particolare, un delizioso paradosso: ostile nelle forme aspre e irregolari delle rocce, scenograficamente magnifico, favorito da un ambiente eccezionale e da un mare dai colori brillanti e dai fondali unici. Fin dalla preistoria, l’uomo ne abitò i costoni, modellandolo a proprio uso e piacere, sviluppando nel tempo, attorno a cinque insediamenti maggiori, la stupefacente bellezza delle Cinque Terre, amate, adorate, cantate da artisti, pittori e scrittori di ogni secolo. Uno scenario puntinato di insenature, villaggi, chiesette e cian, gli imponenti vigneti nati da un lavoro umano certosino, da una continua e ardita opera di terrazzamento e costruzione, fatta di muretti a secco e sacchi di terra portati a spalla sugli strapiombi. L’architettura stessa si è dovuta piegare a questo ambiente unico e i nuclei urbani sorgono direttamente sulle rocce, con le proprie case colorate dal tetto di pietra e le stradine piccole e tortuose, intorno a una chiesa o ad un castello, a picco sui propri piccoli porticcioli. Paesi pennellati sui crinali degli alti scogli, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, un paesaggio dal sapore intenso e dalle tinte tenui e delicate, un’opera umana dalle proporzioni immense. Oltre il limite orientale della Cinque Terre troviamo Portovenere, il meraviglioso borgo le cui origini sono documentate a partire dal II sec. d.C. quando in un antico itinerario nautico “Portus Veneris” è indicato quale stazione navale delle triremi romane per le rotte della Gallia e della Spagna, periodo del quale sono tuttora visibili tracce nell’area. Sicuramente antecedente a questa data è però l’insediamento nel promontorio, che a partire dal 1113, divenne “baluardo di Genova nel Tirreno” a seguito della cessione che ne fu fatta alla Repubblica marinara dai Signori di Vezzano. Furono per l’appunto i Genovesi a costruire il borgo fortificato e ad erigervi nel 1160 la cinta muraria. Il nome di Porto Venere evoca, tra l’altro, la Chiesina di San Pietro, arroccata sulla roccia del promontorio e con essa quasi fusa in un’armonia architettonica unica al mondo. Sopra il panorama delle Case Torri di Porto Venere, svetta con la sua possente mole il Castello Doria costruito una prima volta dai Genovesi nel 1161, ampliando un vecchio fortilizio preesistente su antichissime fortificazioni romane e bizantine e ricostruito e ampliato nel XVI secolo per motivi militari. Di fronte alla meravigliosa cittadina medievale, il piccolo arcipelago di Tino, Tinetto e Palmaria, dove, oltre ad un grandioso patrimonio paesaggistico e geologico, si possono ammirare i resti di numerosi e antichi monasteri paleocristiani.

Paesaggio roccioso e austero, asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto su un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia. Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da ponente a levante, i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare. EUGENIO MONTALE, Fuori di casa

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Porto Venere

Porto Venere

Porto Venere, Cinque Terre, et les Iles de Palmaria, Tino et Tinetto 1997. Il s’agit d’un site culturel de grande valeur, qui représente l’interaction harmonieuse entre les hommes et la nature pour produire un paysage d’une qualité esthétique exceptionnelle, qui illustre un mode de vie traditionnel existant depuis mille ans et continuant de jouer un rôle socioéconomique important dans la vie de la communauté.

La côte ligure entre Cinque Terre et Portovenere est un paysage culturel de grande valeur esthétique et culturelle. Le plan et la disposition des petites villes et la forme du paysage environnant, surmontant les inconvénients d’un terrain accidenté, contiennent l’histoire continue des établissements humains dans cette région pendant le dernier millénaire.

Porto Venere, Cinque Terre, and the Islands of Palmaria, Tino and Tinetto 1997. Is a cultural site of outstanding value, representing the harmonious interaction between people and nature to produce a landscape of exceptional scenic quality that illustrates a traditional way of life that has existed for a thousand years and continues to play an important socio-economic role in the life of the community.

The Ligurian coast between Cinque Terre and Portovenere is a cultural landscape of great scenic and cultural value. The layout and disposition of the small towns and the shaping of the surrounding landscape, overcoming the disadvantages of a steep, uneven terrain, encapsulate the continuous history of human settlement in this region over the past millennium.

Coordinate geografiche: 44°03’06”N / 9°50’06”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Pisa, la Piazza del Duomo: circa 100 km direzione SE. Residenze della Dinastia Sabauda: circa 280 km direzione N. Genova, le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli: circa 120 km direzione O. Centro Storico di Firenze: circa 160 km direzione SE.

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San Gimignano

San Gimignano

Il Centro Storico Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Porta una testimonianza eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato. È un eccezionale esempio di complesso architettonico e tecnologico e paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. Iscrizione: 1990

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an Gimignano si erge con il profi lo delle sue belle torri, su di un colle a dominio della Val d’Elsa. Seguendo la sinuosa strada che viene da Poggibonsi, in prossimità di Pietrafitta, si apre come d’improvviso il sipario sulla piccola delicata città: visione magica e intensa, subito nascosta da verdi colline ricche di viti e di oliveti e ornate da eleganti cipressi, che al suo ritorno ci riporta ad un tempo lontano, a quel basso medioevo famoso per la sue opere d’arte, le sue architetture, la particolare organizzazione politica e civile, la vita religiosa sospesa tra paura del diavolo e ansia del divino. Sede di un piccolo villaggio etrusco, iniziò la sua storia effettiva intorno al X secolo prendendo il nome del Santo Vescovo di Modena, Gimignano, che secondo la storia salvò il borgo dalle orde barbariche. Ebbe grande sviluppo durante il Medioevo grazie alla via Francigena (che collegava la Francia con Roma) che lo attraversava. Nel 1199 divenne libero comune e, sebbene al centro delle battaglie tra le fazioni guelfe e ghibelline. San Gimignano intanto si era ulteriormente arricchita, e la sua economia da prettamente agricola si era fatta mercantile. Il vino e l’olio erano già prodotti d’eccellenza, ma la coltivazione del croco e la produzione dello zafferano divennero enorme fonte di ricchezza per i mercanti che, grazie ai rossi pistilli e a quella polvere colorata, rendevano appetibili le loro stoffe fin nelle lontane Fiandre. Fu allora che ogni ricca famiglia volle evidenziare la propria ricchezza affiancando al suo palazzo la torre più alta che tuttavia, per una legge del 1311, non poteva superare quella del Palazzo Comunale, la Rognosa. Se ne contavano, secondo i documenti dell’epoca, circa 72. Le mura raggiunsero un perimetro di 2177 metri e al proprio interno incominciarono a nascere ospedali, conventi, chiese, palazzi mercantili, tutt’intorno alla magnifica Piazza della Cisterna. Il XIII e la prima metà del XIV secolo furono certo l’epoca di massimo splendore artistico, culturale e politico per la città. Grazie alla presenza di mercanti e viandanti e ad una prospera economia, San Gimignano ebbe una straordinaria fioritura di opere d’arte che adornarono edifici civili e religiosi, e vi si ricordano poeti come Folgore da San Gimignano e artisti come Memmo di Filippuccio, Lippo Memmi e il grande Simone Martini. La terribile peste del 1348 ed il successivo spopolamento gettarono San Gimignano in una grave crisi. La cittadina dovette perciò sottomettersi a Firenze. Dal degrado e abbandono dei secoli successivi si uscì soltanto quando si cominciò a riscoprire la bellezza della città, la sua importanza culturale e l’originaria identità agricola.

[...] In un posto come questo ci si sente veramente nel cuore delle cose, e lontano dalla pista battuta. Affacciandomi ogni mattina ad una finestra gotica, mi sembra impossibile che il medioevo sia tramontato. [...]. E. M. FORSTER, La città

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San Gimignano

San Gimignano

San Gimignano 1990. Situé dans le nord de la province de Sienne, San Gimignano était appelé “la ville aux belles tours” par allusion à ses nombreuses tours. Aujourd’hui, la ville conserve inchangées treize d’entre elles. On y trouve inchangé l’aspect des XIIIe et XIVe siècles toscans, pleins d’édifices superbes, avec des sculptures et des fresques magnifiques.

‘San Gimignano delle belle Torri’ se trouve en Toscane, à 56 km au sud de Florence. C’était un relais important pour les pèlerins allant ou venant de Rome par la “Via Francigena”. Les familles patriciennes qui contrôlaient la ville construisirent environ 72 tours-habitations (certaines atteignant jusqu’à 50 m de hauteur) comme symboles de richesse et de puissance. Bien que 14 d’entre elles seulement aient survécu, San Gimignano a conservé son atmosphère et son aspect médiévaux. La ville abrite aussi plusieurs chefs-d’oeuvre de l’art italien du XIVe et du XVe siècle.

San Gimignano 1990. In the northern of Siena province, San Gimignano was called “beautiful towers city” because of its numerous towers rather then houses. Today it keeps unchanged thirteen of them. You can find the unaltered look of Tuscan 13th and 14th , centuries full of wonderful buildings, with magnificent sculptures and frescoes.

‘San Gimignano delle belle Torri’ is in Tuscany, 56 km south of Florence. It served as an important relay point for pilgrims travelling to or from Rome on the Via Francigena. The patrician families who controlled the town built around 72 tower-houses (some as high as 50 m) as symbols of their wealth and power. Although only 14 have survived, San Gimignano has retained its feudal atmosphere and appearance. The town also has several masterpieces of 14th- and 15th-century Italian art.

Coordinate geografiche: 43°28’00”N / 11°03’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Firenze: circa 50 km direzione E. Pisa, la Piazza del Duomo: circa 90 km direzione O. Centro Storico di Siena: circa 40 km direzione S. Centro Storico di Pienza: circa 100 km direzione SE.

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Firenze

Firenze

Il Centro Storico Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori, in un periodo o in un’area culturale del mondo, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. Il centro storico è direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d’eccezionale valore universale. Iscrizione: 1982

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E come ’l volger del ciel della luna | cuopre e riscopre i liti sanza posa, | così fa di Fiorenza la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch’io dirò delli alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa. DANTE ALIGHIERI

ondata nel 59 a.C. come colonia romana con il nome Florentia, soltanto nel XI secolo il libero Comune di Firenze iniziò ad affermarsi sia politicamente che economicamente nei confronti delle altre città toscane con un processo lento ma inarrestabile concluso con l’annessione dello stato senese nel 1557. Nel Quattrocento la città conobbe il suo massimo splendore grazie anche alla concentrazione di personalità geniali come Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti nel campo dell’architettura; di Masaccio, Paolo Uccello e Sandro Botticelli per la pittura; Donatello, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia per la scultura con all’apice i due grandissimi ingegni di Michelangelo e Leonardo da Vinci. Sempre nel XV secolo si affermò, al posto degli ordinamenti repubblicani la signoria della famiglia Medici che, nel Cinquecento, dopo i vani tentativi di ripristinare le libertà repubblicane, instaurò un regime dinastico con la creazione del Granducato di Toscana. Estintasi nel 1737 la dinastia medicea, il granducato passò ai Lorena fino al 1859 quando fu annesso al nascente stato Italiano. Capitale d’Italia dal 1865 al 1870, la città divenne il centro culturale della nazione e ha vissuto nell’agosto del 1944, con la liberazione della città dai nazifascisti, e nel novembre del 1966, quando l’esondazione dell’Arno provocò la totale inondazione della città i momenti più alti e drammatici della sua storia recente. Sviluppatosi sopra la città romana, il centro storico di Firenze raccoglie i più importanti beni culturali della città, ed è un prezioso scrigno di opere d’arte, umanesimo e architettura. Delimitato dal tracciato della cerchia muraria del XIV secolo, edificata grazie alla potenza commerciale ed economica raggiunta, conobbe nei due secoli successivi il suo massimo splendore. Centro spirituale della città è la piazza del Duomo con la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, iniziata nel 1298 su progetto del grande architetto e urbanista Arnolfo di Cambio, completata dalla maestosa e celeberrima Cupola bianco-rossa del Brunelleschi nel 1420 e affiancata dal meraviglioso Campanile di Giotto. Frontalmente, si trova il Battistero di San Giovanni con le porte del Paradiso di Lorenzo Ghiberti e i bassorilievi di Andrea Pisano e Luca della Robbia. Dirigendosi verso la parte settentrionale della città si incontrano le magnifiche forme del Palazzo Medici-Riccardi di Michelozzo, la Basilica di San Lorenzo di Brunelleschi, dove si trovano le splendide sagrestie di Donatello e Michelangelo. Più oltre il Museo di San Marco, con i capolavori del Beato Angelico, la Galleria dell’Accademia che accoglie, tra gli altri lavori, anche il David di Michelangelo (1501-1504) e la piazza della Santissima Annunziata con il Loggiato degli Innocenti del Brunelleschi. Verso meridione dal Duomo si trova il centro politico-culturale di Firenze con Palazzo Vecchio e la vicina Galleria degli Uffizi, in prossimità della quale si trovano il Museo del Bargello e la Basilica di Santa Croce. Attraversando Ponte Vecchio si arriva al quartiere dell’Oltrarno con la reggia di Palazzo Pitti e il giardino di Boboli. Sempre in questa area del centro non si può non citare la presenza delle Basiliche di Santo Spirito di Filippo Brunelleschi e del Carmine, decorata con aff reschi di Masolino, Masaccio e Filippino Lippi. Nella zona a occidente del Duomo sorgono l’imponente Palazzo Strozzi e la basilica di Santa Maria Novella, con la facciata ideata da Leon Battista Alberti. Il centro storico può essere apprezzato nella sua interezza dalle colline d’intorno, in particolar modo dal Piazzale Michelangelo sul quale è incastonata la gemma della Basilica romanica di San Miniato e dalla collina di Fiesole che off re uno dei panorami più suggestivi della vallata dell’Arno.

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Firenze

Firenze

Centre Historique de Florence 1982. Chef-d’oeuvre typique du génie créateur humain. Il présente un échange important de valeurs humaines, dans une aire culturelle de premier plan, dans le développement de l’architecture et de la technologie, de l’art monumental ou urbain, ou encore de l’art paysager. Elle fournit un témoignage unique (ou, pour le moins, extraordinaire) sur une tradition culturelle ou une civilisation, existante ou passée. C’est un exemple extraordinaire d’un type de construction, ou d’un ensemble architectural, technologique ou paysager, qui témoigne d’étapes importantes dans l’histoire de l’humanité. Il est directement ou matériellement lié à des événements modernes ou à des traditions, par des idées, des croyances ou des oeuvres artistiques ou littéraires ayant une valeur universelle exceptionnelle

Construit sur le site d’un établissement étrusque, Florence, symbole de la Renaissance, acquit sa prééminence économique et culturelle sous les Médicis aux XVe et XVIe siècles. Ses 600 ans d’extraordinaire activité artistique se retrouvent par dessus tout dans la Cathédrale du XIIIe siècle (Sainte-Marie-de-la-Fleur), l’Eglise de Sainte-Croix, les Offices et le Palais Pitti, oeuvres de grands maîtres tels que Giotto, Brunelleschi, Botticelli et Michel-Ange.

mettere gruppo scultura

Historic Centre of Firenze 1982. A typical masterpiece of human creative genius. Shows an important exchange of human values, in one period all cultural area of the world, in developing architecture and technology, monumental or town art, or landscaping. Bears unique (or at least extraordinary) testimony to a cultural tradition or civilisation, either currently existing or from the past. It is an extraordinary example of a type of building or architectural, technological, or landscaping ensemble which bears witness to important stages in the history of mankind. It is directly or materially connected to modern events or traditions, by way of ideas, via creeds or artistic or literary works having exceptional universal values.

Built on the site of an Etruscan settlement, Florence, the symbol of the Renaissance, rose to economic and cultural pre-eminence under the Medici in the 15th and 16th centuries. Its 600 years of extraordinary artistic activity can be seen above all in the 13th-century cathedral (Santa Maria del Fiore), the Church of Santa Croce, the Uffizi and the Pitti Palace, the work of great masters such as Giotto, Brunelleschi, Botticelli and Michelangelo.

Coordinate geografiche: 43°47’00”N / 11°15’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di San Gimignano: circa 50 km direzione O. Pisa, la Piazza del Duomo: circa 90 km direzione O. Portovenere e le Cinque Terre: circa 160 km direzione NO. Val d’Orcia: 100 km direzione SO.

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Pisa

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La Piazza del Duomo Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un’area culturale del mondo, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. È direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d’eccezionale valore universale. Iscrizione: 1987

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ove l’Arno, il grande fiume simbolo della Toscana e delle sue genti, arriva al mare, sorge Pisa. Antica Repubblica marinara, attorno all’anno Mille le sue navi solcavano il Mediterraneo alla ricerca di ricchezze e di nuove rotte mercantili. Nel 1063 portarono a termine il colpo che, tra storia e leggenda, mutò per sempre le sorti della città. La presa di Palermo fruttò un bottino così abbondante da permettere alla municipalità di portare a compimento un ambizioso progetto, la costruzione di una Cattedrale (1118). L’opera venne affidata all’architetto Buscheto di Giovanni Giudice il quale ebbe un’innovativa intuizione: scelse come locazione uno spazio libero, una platea erbosa leggermente esterna al nucleo urbano, per avere la possibilità di interagire con l’ambiente, plasmandolo su di esso un nuovo ordine urbanistico. Il Duomo, a croce latina, si compone di cinque navate. Mirabile esempio di romanico pisano, una fusione armoniosa di motivi classici, paleocristiani, lombardi ed orientali, presenta nella struttura una lunga serie di innovazioni architettoniche che ne fanno un’opera innovativa, un coacervo di conoscenze del passato e del futuro che ne rendono assolutamente perfetto l’insieme. La facciata, progettata da Rainaldo nel XII secolo, è scandita da quattro ordini di logge ed è decorata con statue. Le fiancate annotano la presenza di suggestive arcate e la cupola e la deliziosa abside ne concludono la caratteristica figura. Nel corso dei secoli successivi, il Duomo si trovò a condividere il suo spazio con altri tre grandiosi monumenti: il Battistero, la Torre e il Camposanto Monumentale. Iniziato nel 1152 dall’architetto Diotisalvi, il Battistero fronteggia il Duomo con la sua limpida figura romanica a pianta circolare, ritmata da file di archi e impreziosita da statue e portali finemente decorati sovrastati dalla celebre calotta. Fu portato a termine nel XIII secolo da Nicola Pisano, che creò il Pulpito interno e da suo figlio Giovanni, che ne decorò l’esterno. I lavori del campanile del Duomo, iniziati nel 1173 da Bonanno Pisano, proseguirono con estrema lentezza per via del cedimento del terreno che fin da subito rese pendente il cantiere. Si decise di continuare e venne infine realizzata la Torre la cui singolarità e bellezza sono divenute un simbolo culturale nel mondo. A pianta circolare, si compone di sette ordini di logge ad arcate romane che richiamano piuttosto esplicitamente la facciata rainaldesca del Duomo. L’ultimo dei monumenti della Piazza è il monumentale Camposanto realizzato, a partire dal 1278, da Giovanni di Simone nella cui maestosa figura il romanico si mescola al gotico. Terminato nel XV secolo, accoglie i sepolcri dei pisani illustri e conserva uno straordinario insieme di sinopie e affreschi. Queste quattro figure dominano e caratterizzano l’ambiente, determinandone tutti i valori volumetrici e spaziali. Quasi fosse nata da un unico disegno predisposto è dal rapporto di spazi, di coerenza e di proporzioni di questi monumenti che la piazza riceve il suggello di meravigliosa unità urbanistica, fino a divenire una composizione irripetibile, nella quale da sempre viene ravvisata l’allegoria delle fasi della vita. La Torre di Pisa è un campanile con 7 campane costruito tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo. Pesa 14.453 tonnellate, è alto 58,36 metri(100 braccia pisane) con un diametro di 15,484 metri. La sua pendenza è dovuta ad un leggero cedimento di terreno verificatosi già nelle prima fasi della costruzione. L’inclinazione dell’edificio attualmente misura 5°30’ rispetto all’asse verticale. Al Marzo 2008 la Torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell’inclinazione, tornato ad essere di 3,99 metri e tale valore dovrebbe rimanere inalterato per almeno altri 300 anni.

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Pisa

Pisa

Pise, Place du Dôme 1987. Chef-d’oeuvre typique du génie créateur humain. Elle présente un échange important de valeurs humaines, dans une aire culturelle de premier plan, dans le développement de l’architecture et de la technologie, de l’art monumental ou urbain, ou encore de l’art paysager. C’est un exemple extraordinaire d’un type de construction, ou d’un ensemble architectural, technologique ou paysager, qui témoigne d’étapes importantes dans l’histoire de l’humanité. Elle est directement ou matériellement liée à des événements modernes ou à des traditions, par le biais d’idées.

Se dressant au milieu d’un vaste espace vert, la Place du Dôme contient un groupe de monuments connus dans le monde entier. Ces quatre chefs-d’oeuvre de l’architecture médiévale – la Cathédrale, le Baptistère, le Campanile (“tour penchée”) et le Cimetière – ont exercé une grande influence importante sur l’art monumental en Italie du XIe au XIVe siècle.

Pisa, Piazza del Duomo 1987. A typical masterpiece of human creative genius. Shows an important exchange of human values, in one period all cultural area of the world, in developing architecture and technology, monumental or town art, or landscaping. It is an extraordinary example of a type of building or architectural, technological, or landscaping ensemble which bears witness to important stages in the history of mankind. It is directly or materially connected to modern events or traditions, by way of ideas.

Standing in a large green expanse, Piazza del Duomo houses a group of monuments known the world over. These four masterpieces of medieval architecture – the cathedral, the baptistry, the campanile (the ‘Leaning Tower’) and the cemetery – had a great influence on monumental art in Italy from the 11th to the 14th century.

Coordinate geografiche: 43°43’23”N / 10°23’40”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Portovenere e le Cinque Terre: circa 100 km direzione NO. Centro Storico di Firenze: circa 90 km direzione E. Centro Storico di San Gimignano: circa 90 km direzione E. Centro Storico di Siena: circa 160 km direzione SE.

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Urbino

Urbino

Il Centro Storico Durante la sua breve supremazia culturale, la città ha attirato alcuni dei più illustri studiosi e artisti del Rinascimento, che hanno creato un complesso urbano d’eccezionale omogeneità, la cui influenza si è largamente estesa al resto d’Europa. Rappresenta un vertice dell’arte e dell’architettura del Rinascimento, così armoniosamente adattata al suo ambiente fisico e al suo passato medievale che la città diventa del tutto eccezionale. Iscrizione: 1998

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hi arrivi a Urbino ignaro della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi a un miracolo. Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d’accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito”. Il palazzo cui accenna Carlo Bo è quello Ducale di Federico da Montefeltro, carismatico signore della città nel ‘400, cuore pulsante di un sistema urbanistico e culturale che per più di un secolo divenne un punto di riferimento per le arti e per il sapere di tutto il mondo allora conosciuto. Grazie ad una raffinata formazione culturale Federico, fiero condottiero, uomo politico illuminato e mecenate di squisito gusto e passione, ha saputo condensare nel piccolo centro di origine romana arroccato sulle colline marchigiane le figure più intense della cultura italiana di quel breve, ma incredibile periodo che fu il Rinascimento italiano. Perseguendo l’intento di trasformare la sua casa nella dimora delle Muse, chiamò a sé gli uomini e gli artisti migliori del suo tempo: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio. In questa culla della cultura hanno mosso i primi passi anche Raffaello e Bramante. Un centro di ricerca culturale di sconvolgente avanguardia e levatura, esempio lampante del ruolo fondamentale di alcune Signorie particolarmente toccate dal senso del bello e dalla necessità di approfondirlo in tutte le sue forme, senza più celarne il ruolo politico: una pratica che, nella competizione tra mecenati, trasformò per un paio di secoli l’Italia in una ineguagliabile officina universale delle arti. Tutto il centro storico di Urbino conobbe una stagione accecante per bellezza e intraprendenza e numerosi monumenti tuttora ne testimoniano la grandezza e la sensibilità. Ciò che colpisce è inoltre la fitta trama urbanistica nella quale si snodano stradine, saliscendi improvvisi e vicoli e scalinate e sottopassi, palazzi e chiese che formano, grazie anche al paesaggio, una scenografia realmente deliziosa. Dopo la grande stagione rinascimentale la città conobbe un buio periodo, specialmente con il passaggio alla Chiesa del 1631, ma visse nuovi splendori all’inizio del sec. XVIII, in seguito all’elezione al soglio pontificio di Clemente XI, figlio della principesca famiglia Albani. Questa, promuovendo con illuminato mecenatismo l’edilizia civile e religiosa, contribuì a dare un nuovo volto e una nuova vita alla città. L’Università degli Studi, centralissima nella vita culturale della città e notevolmente incrementata nella seconda metà del secolo scorso, è riuscita infine ad aprire il tessuto urbano ad interventi architettonici moderni.

Non siete mai stati a Urbino? Se continuerete a rispondere di no, dovrete sentirvi in colpa, perché vi mancherà una dimensione della civiltà italiana. E questo lo si dice non soltanto per quello che è il suo patrimonio artistico, no, lo si dice per quella che è la fisionomia stessa della città, per la sua aria, per la straordinaria bellezza della sua terra. Urbino è un paesaggio incantato. CARLO BO

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Urbino

Urbino

Centre Historique d’Urbin 1998. Pendant son court règne de suprématie culturelle, Urbin attira certains des savants et des artistes les plus illustres de la Renaissance, qui conçurent une ville extraordinairement homogène et étendirent son influence sur le reste de l’Europe. Urbin est au sommet de l’art et de l’architecture de la Renaissance, si harmonieusement adaptée à son environnement physique et à son passé médiéval que la ville tout entière est vraiment un spectacle à couper le souffle.

La petite ville d’Urbin, dans les Marches, connut un grand développement culturel au XVe siècle, attirant des artistes et des savants de toute l’Italie et au-delà, et influençant le développement culturel ailleurs en Europe. Du fait de sa stagnation économique et culturelle à partir du XVIe siècle, elle a préservé en grande partie l’aspect qu’elle avait à la Renaissance.

Historic Centre of Urbino 1998. During its brief reign of cultural supremacy, Urbino attracted some of the most illustrious scholars and artists of the Renaissance, who designed an extraordinarily homogeneous city and extended its influence over the rest of Europe. Urbino is at the apex of Renaissance art and architecture, so harmoniously adapted to its physical surroundings and its mediaeval past that the whole city is simply breathtaking.

The small hill town of Urbino, in the Marche, experienced a great cultural flowering in the 15th century, attracting artists and scholars from all over Italy and beyond, and influencing cultural developments elsewhere in Europe. Owing to its economic and cultural stagnation from the 16th century onwards, it has preserved its Renaissance appearance to a remarkable extent.

Coordinate geografiche: 43°43’25”N / 12°38’06”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Venezia e la sua Laguna: circa 120 km direzione E. Orto Botanico di Padova: circa 90 km direzione E. Vicenza, Città del Palladio: circa 60 km direzione E. Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena: circa 110 km direzione S.

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Siena

Siena

Il Centro Storico È una straordinaria città medioevale che ha conservato le sue caratteristiche e qualità. La città è un capolavoro di dedizione e inventiva in cui gli edifici sono stati disegnati per essere adattati all’intero disegno della struttura urbana e, inoltre, per formare un tutt’uno con il circostante paesaggio culturale. Iscrizione: 1995.

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rima centro etrusco e successivamente colonia romana (Sena Julia), Siena sviluppò i suoi caratteri straordinari, quelli che ancora oggi sostanzialmente conserva, principalmente in epoca medievale e in special modo a partire dal XIII secolo durante il quale la lotta contro gli storici nemici fiorentini volse a proprio favore e diede l’avvio ad un lungo periodo di egemonia e splendore sulle terre toscane. Grazie alla sua collocazione strategica sulla via Francigena, al tempo arteria commerciale tra le più importanti in Europa, riuscì infatti a sviluppare contatti e commerci con le sedi economiche più influenti del tempo, potendosi avvalere di una classe dirigente abile e colta, il cui gusto portò a far convergere nella città i più celebri artisti, architetti e pittori. Nacque così la Siena del “sogno gotico”, funzionale e splendida, modellata con morbidezza attorno a un progetto che fu mirabile sintesi tra il rispetto rigoroso del sito e le esigenze rappresentative e di eleganza proprie dello spirito senese da sempre. Sbocciarono sotto il governo del Consiglio dei Nove Uomini Buoni (1285-1355) i luoghi e i monumenti più famosi, come la Piazza del Campo, il Palazzo Pubblico, l’imponente cinta muraria. Si completò anche la maestosa Cattedrale, intraprendendo l’ambizioso disegno di ampliarla ancora fino a farla divenire il più grandioso tempio della cristianità. I palazzi e le basiliche gotiche furono arricchiti da preziosi cicli di dipinti, opera dei grandi interpreti della scuola senese, Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, i Lorenzetti e i loro scolari. Ma principalmente si formò in questo periodo quell’organismo urbano suggestivo e vibrante, che nel suo complesso costituisce la caratteristica principale della città e la sua più forte attrattiva. Proprio per questo anche i successivi e rilevanti interventi realizzati nelle epoche rinascimentale, barocca e seguenti, sono stati inseriti nel tessuto senese con misura, quasi con pudore, in modo da non pregiudicare un contesto ritenuto perfetto e quindi assai delicato. Queste dunque le ragioni per cui Siena conserva ancora oggi un centro storico praticamente intatto e un carattere distintivo molto particolare, grazie ai suoi monumenti, ai suoi numerosi musei, al Palio tra le 17 appassionate contrade della città e alla sua gente, devota custode di una storia gloriosa e di inimitabili tradizioni.

Le dimore gigantesche che chiudono il resto della piazza riprendevano il discorso, fondendo con esso il loro coro. “Siamo vecchie e un po’ affaticate ma fummo costruite solidamente, strette dappresso l’una all’altra in maniera grandiosa e dureremo per molto tempo ancora. Il presente è indifferente e disattento, tuttavia ci teniamo in vita meditando sul cumulo dei ricordi e delle tradizioni che conserviamo. Siamo case piene di presenze in ogni trave che scricchiola, in ogni pietra che geme”. Questi furono i sussurranti colloqui che stabilii con Siena prima di andare a dormire. HENRY JAMES

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Siena

Siena

Centre Historique de Sienne 1995. Il s’agit d’une cité médiévale exceptionnelle, qui a conservé son caractère et sa qualité. La ville est une oeuvre d’engagement et d’imagination, dans laquelle les constructions ont été connues pour s’insérer dans le tissu urbain planifié d’ensemble, ainsi que pour former un tout avec le paysage culturel environnant.

Sienne est l’incarnation de la ville médiévale. Ses habitants exprimèrent leur rivalité avec Florence jusque dans le domaine de l’urbanisme. Au cours des siècles, ils conservèrent l’aspect gothique de leur ville, tel qu’elle l’avait acquis entre le XIIe et le XVe siècles. Pendant cette période, l’oeuvre de Duccio, des frères Lorenzetti et de Simone Martini devait influer sur le développement de l’art italien et, de façon plus générale, de l’art européen. La ville de Sienne tout entière, construite autour de la Piazza del Campo, fut pensée comme une oeuvre d’art s’insérant dans le paysage environnant.

Historic Centre of Siena 1995. Is an outstanding medieval city that has preserved its character and quality. The city is a work of dedication and imagination in which the buildings have been designed to fit into the overall planned urban fabric, and also to form a whole with the surrounding cultural landscape.

Siena is the embodiment of a medieval city. Its inhabitants pursued their rivalry with Florence right into the area of urban planning. Throughout the centuries, they preserved their city’s Gothic appearance, acquired between the 12th and 15th centuries. During this period the work of Duccio, the Lorenzetti brothers and Simone Martini was to influence the course of Italian and, more broadly, European art. The whole city of Siena, built around the Piazza del Campo, was devised as a work of art that blends into the surrounding landscape.

Coordinate geografiche: 43°20’00”N / 11°20’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di San Gimignano: circa 40 km direzione N. Pisa, la Piazza del Duomo: circa 160 direzione NO. Centro Storico di Firenze: circa 70 km direzione NE. Assisi, la Basilica e altri luoghi francescani: circa 130 km direzione E.

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Assisi

Assisi

La Basilica di San Francesco e altri Siti Francescani Rappresenta un insieme di capolavori del genio creativo umano, come la Basilica di San Francesco, che hanno fatto di essa un riferimento fondamentale per la storia dell’arte in Europa e nel mondo. Lo scambio di messaggi artistici e spirituali dell’Ordine Francescano ha contribuito significativamente allo sviluppo dell’arte e dell’architettura. Assisi rappresenta un esempio unico di continuità di una città-santuario all’interno della sua posizione ambientale dalle origini ad oggi. Assisi è legata alla diffusione del movimento francescano, focalizzando su un messaggio di pace e tolleranza anche le altre religioni. Iscrizione: 2000

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a città di Assisi evoca emozione e fascino in ogni stagione. La sua luce, le sue atmosfere, i suoi silenzi avvolgono ogni viaggiatore. Persino le pietre dei suoi edifici, carichi di storia, emanano suggestioni indefinibili e invitano a vivere una nuova dimensione dello spirito. Le origini di Assisi si perdono nell’antichità: alcuni reperti pongono in relazione il luogo con la popolazione degli Umbri e le prime tracce di insediamento stabile sono riferibili al VI secolo a.C. Ma è soltanto in epoca romana che il centro assume un chiaro assetto urbanistico, anche in relazione alla sua elezione a Municipio, avvenuta nell’89 a.C. Vengono innalzati, in questo periodo, all’interno delle mura perimetrali, i monumenti più significativi sia civili che di culto. Sono giunte a noi porzioni notevoli di edifici, tra cui il Tempio di Minerva, il Foro Romano, l’anfiteatro ed una lunga serie di iscrizione e reperti oggi conservati nel Museo. Con il tramontare dell’Impero Romano anche Assisi inizia il suo declino, subendo assedi da parte di Goti e Longobardi. Dopo il Mille, invece, anche grazie alla spinta di un rinnovato vigore dei traffici e alla conseguente ripresa di ogni attività, Assisi si arricchisce di nuovi palazzi e luoghi di culto. Nel XII secolo si costituisce come Comune: è un periodo di una grande rinascita, soprattutto religiosa, in virtù della presenza di un uomo, Francesco, qui nato nel 1182, il cui pensiero ed il cui esempio, rivoluzionari per l’epoca, riescono a divenire faro per l’umanità. Con le armi della povertà e della fede Francesco, divenuto santo soltanto dopo due anni dalla morte nel 1228, fonda l’omonima opera mendicante e si fa interprete di un messaggio universale di fratellanza e amore contro l’indifferenza del mondo. San Francesco per lo spessore di molti dei suoi testi, tra cui il meraviglioso Cantico delle Creature, viene anche considerato un importante rappresentante della tradizione letteraria italiana. Nei secoli la città si dota di notevoli monumenti architettonici, alcuni dei quali impreziositi da opere d’arte, in primo luogo pittoriche, dei maggiori maestri italiani. Tra questi monumenti vanno ricordati: la Basilica di San Francesco, complesso di due chiese sovrapposte (con testimonianze di Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti ed altri) costruite tra il 1228 e il 1253, contenente la cripta con il corpo del Santo; la Basilica di Santa Chiara (metà del XIII secolo), dedicata alla fondatrice delle Damianite (poi Clarisse); il duomo di San Rufino (facciata del XIII sec.), le chiese di San Pietro (XIII sec.), Santa Maria Maggiore, Chiesa Nuova (1615). A Santa Maria degli Angeli sorge, imponente, la Basilica Patriarcale (1569) che sovrasta la più antica Porziuncola, culla del francescanesimo. Non meno importanti sono alcuni luoghi nei dintorni della città: l’Eremo delle Carceri, il Convento di San Damiano (dove il Crocifisso parlò a San Francesco), la Chiesa di Santa Maria di Rivotorto con il Sacro Tugurio. Tra gli edifici civili degni di grande rilievo si annotano il Palazzo dei Priori (XIII sec.), quello del Capitano del Popolo (1282), la Torre del Popolo (XIII sec.), la Rocca Maggiore (seconda metà del ‘300).

[...]Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.[...] SAN FRANCESCO D’ASSISI, Il Cantico delle Creature

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Assisi

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Assise, la Basilique de Saint-François et autres Sites Franciscains 2000. Représente un ensemble de chefs-d’oeuvre du génie créateur humain, tels que la Basilique de Saint-François, qui ont constitué une référence fondamentale pour l’histoire de l’art en Europe et dans le monde. Le message artistique et spirituel de l’ordre franciscain a fortement contribué au développement de l’art et de l’architecture dans le monde. Assise représente un exemple unique de continuité d’une ville-sanctuaire dans son environnement, de ses origines ombrio-romaines et médiévales à aujourd’hui, représentée dans le paysage culturel, les ensembles religieux, les systèmes de communication et l’usage traditionnel du sol. La Basilique de Saint-François est un exemple exceptionnel d’un type d’ensemble architectural qui a beaucoup influencé le développement de l’art et de l’architecture. Lieu de naissance de l’ordre franciscain, Assise a été depuis le Moyen Age étroitement associé au culte et à la diff usion du mouvement franciscain dans le monde, qui se concentre sur un message universel de paix et de tolérance, y compris envers les autres religions et les autres croyances.

Assise, ville médiévale construite sur une colline, est le lieu de naissance de saint François, étroitement associé à l’oeuvre de l’ordre franciscain. Ses chefs-d’oeuvre d’art médiéval, tels que la Basilique de Saint-François et les peintures de Cimabue, Pietro Lorenzetti, Simone Martini et Giotto, ont fait d’Assise une référence fondamentale pour le développement de l’art et de l’architecture en Italie et en Europe.

The Basilica of San Francesco and other Franciscan Sites 2000. Represents an ensemble of masterpieces of human creative genius such as the Basilica of San Francesco, which have it a deep fundamental reference for art history in Europe and in the world. The interchange of artistic and spiritual message of the Franciscan Order has significantly contributed to developments in art and architecture in the world. Assisi represents a unique example of continuity of a city-sanctuary within its environmental setting Assisifrom its Umbrian-Roman and medieval origins to the present, represented in the cultural landscape, the religious ensembles, systems of communication, and traditional land-use. The Basilica of San Francesco is an outstanding example of a type of architectural ensemble that has significantly influenced the development of art and architecture. Being the birthplace of the Franciscan Order, Assisi has from the Middle Ages been closely associated with the cult and diff usion of the Franciscan movement in the world, focusing on the universal message of peace and tolerance even to other religions or beliefs.

Assisi, a medieval city built on a hill, is the birthplace of Saint Francis, closely associated with the work of the Franciscan Order. Its medieval art masterpieces, such as the Basilica of San Francesco and paintings by Cimabue, Pietro Lorenzetti, Simone Martini and Giotto, have made Assisi a fundamental reference point for the development of Italian and European art and architecture. Coordinate geografiche: 43°04’29”N / 12°36’19”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Urbino: circa 130 km direzione N. Centro Storico di Siena: circa 130 km direzione O. Centro Storico di Pienza e Val d’Orcia: circa 100 km direzione NO. Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 190 km direzione S.

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Val d’Orcia

Val d’Orcia

Val d’Orcia La Val d’Orcia è un eccezionale esempio del ridisegno del paesaggio nel Rinascimento, che illustra gli ideali di Buon governo e la ricerca estetica che ne ha guidato la concezione. Celebrata dai pittori della Scuola Senese, la Val d’Orcia è divenuta un’icona del paesaggio che ha profondamente influenzato lo sviluppo del pensiero paesistico. Iscrizione: 2004

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i entra in questa soave trappola del paesaggio come il pesce va alla nassa: attratti dall’appetito intellettuale della scoperta e risucchiati dalla malia del divenire immoto dei profi li terrestri, ci si trova in una dimensione fino a un attimo prima estranea ma che si fa poi urgente, indispensabile sentimento di vita. Ecco: è nel preciso istante in cui i nostri occhi percepiscono il raggio grigio-verde-ocra nel saettare dei colori e della luce – che qui hanno una frequenza ignota altrove - che si sa, si sente, prima ancora di apprenderlo da un cartello o da una voce, che si è entrati in Val d’Orcia. Si entra per non uscirne più, perché questa terra penetra l’animo e lo marca con un’indelebile nostalgia. La Val d’Orcia, connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, è l’espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi abita. Tra il paesaggio duro, accidentato, avaro delle crete e quello più morbido delle colline dove la macchia mediterranea, i vigneti, gli uliveti, le coltivazioni promiscue si scambiano e si intersecano in aff reschi di rara bellezza, è in questi luoghi che si comprende con cristallina chiarezza come e quanto abbia pesato la consapevolezza dell’uomo di dipendere nelle sue opere dalle risorse dell’ambiente circostante e dal loro utilizzo in modo non distruttivo. Nella Valle a luoghi dell’ingegno e dell’elevazione umana come il complesso urbano di Pienza e Montalcino, l’Abbazia di S.Antimo, le rocche di Radicofani e Rocca d’Orcia, la Collegiata di San Quirico, le terme medievali di Bagno Vignoni, la grancia di Spedaletto, si affiancano elementi paesaggistici e naturalistici di evidente originalità: la Riserva Naturale di Lucciola Bella, i Biotopi di Macchia Mediterranea e di Abete Bianco nel Comune di Castiglione d’Orcia, i calanchi, le biancane, le crete. Dal legame e dalla commistione tra una cultura profonda, un’agricoltura sapiente ed un ambiente quasi incontaminato non potevano che scaturire prodotti raffi nati come i profumati olii, i vini pregiati, i formaggi e gli straordinari salumi universalmente riconosciuti come capolavori del gusto. L’aff resco del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti, emblema della senesità, rivive dunque e si perpetua in questa terra. Rendendo la Val d’Orcia non un luogo, ma semmai una condizione, un’alcova leggiadra e aspra del sentire; è sì un angolo di mondo, ma prima di tutto è un universo intimo, interiore, dove non si viene ma si è accolti, dove non si arriva ma si capita, dove non si vive ma si esiste.

Questa valle ... dove verdeggia di annose e foltissime boscaglie cosparse di selci, di asce di pietra e di bronzo, fa testimonianza del primo passo della vita umana; dove serva spezzati gli archi di un ponte, ricorda la forza di Roma; nei castelli serba la potenza feudale, nelle pievi quella religiosa, nelle “grancie” quella ospitaliera, dappertutto quella della natura e degli elementi, dall’urto del vento che stroncò le cime dei faggi, allo scroscio dell’acqua che travolse il villaggio... FABIO BARGAGLI PETRUCCI

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Val d’Orcia

Val d’Orcia

Val d’Orcia 2004. Le Val d’Orcia est un exemple exceptionnel de la façon dont le paysage fut réécrit à l’époque de la Renaissance pour refléter les idéaux de bon gouvernement et pour créer des images esthétiquement plaisantes. Le paysage du Val d’Orcia fut célébré par les peintres de l’école siennoise, qui fleurit pendant la Renaissance. Les images du Val d’Orcia, et notamment les représentations de paysages dans lequel des hommes sont peints comme vivant en harmonie avec la nature, doivent être vues comme des icônes de la Renaissance, et elles ont profondément influencé le développement de la pensée paysagiste.

Le paysage du Val d’Orcia fait partie de l’arrière-pays agricole de Sienne, redessiné et développé lors de son intégration au territoire de la ville-état aux XIV et XVe siècles pour refléter un modèle idéalisé de bon gouvernement et pour créer une image esthétiquement plaisante. L’esthétique caractéristique du paysage, plaines crayeuses dont émergent des collines presque coniques surmontées d’établissements fortifiés, inspira de nombreux artistes. Leurs images sont devenues des exemples de la beauté de paysages agricoles bien gérés de l’époque de la Renaissance. L’inscription couvre: un paysage agraire et pastoral reflétant un système innovateur de gestion du sol ; des villes et des villages ; des fermes et la “Via Francigena” avec ses abbayes, auberges, sanctuaires, ponts etc.

Val d’Orcia 2004. The Val d’Orcia is an exceptional reflection of the way the landscape was re-written in Renaissance times to reflect the ideals of good governance and to create an aesthetically pleasing pictures. The landscape of the Val d’Orcia was celebrated by painters from the Siennese School, which flourished during the Renaissance. Images of the Val d’Orcia, and particularly depictions of landscapes where people are depicted as living in harmony with nature, have come to be seen as icons of the Renaissance and have profoundly influenced the development of landscape thinking.

The landscape of Val d’Orcia is part of the agricultural hinterland of Siena, re-drawn and developed when it was integrated in the territory of the city-state in the 14th and 15th centuries to reflect an idealized model of good governance and to create an aesthetically pleasing picture. The landscape’s distinctive aesthetics, flat chalk plains out of which rise almost conical hills with fortified settlements on top, inspired many artists. Their images have come to exemplify the beauty of well-managed Renaissance agricultural landscapes. The inscription covers: an agrarian and pastoral landscape reflecting innovative land management systems; towns and villages; farmhouses; and the Roman Via Francigena and its associated abbeys, inns, shrines, bridges etc.

Coordinate geografiche Montalcino: 43°03’00”N / 11°29’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Pienza: circa 30 km direzione E. Centro Storico di Siena: circa 50 km direzione S. Centro Storico di San Gimignano: circa 90 km direzione NO. Assisi, la Basilica e altri luoghi francescani: circa 100 km direzione SE.

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Pienza

Pienza

Il Centro Storico È di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione urbana e poiché rappresenta altresì una pietra miliare nello sviluppo del concetto di “città ideale” giocando un ruolo significativo nel successivo sviluppo urbano italiano e non solo. Il significato di questo principio a Pienza, e in particolare modo nel gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del genio creativo umano”. Iscrizione: 1996

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a storia della città di Pienza ha il sapore del racconto, della favola e a iniziarla è una figura di grande spicco nel ricco crogiolo di personalità dell’Italia del ‘400. Nato a Corsignano nel 1405 da una nobile famiglia senese, Enea Silvio Piccolomini se ne distaccò per intraprendere una formidabile carriera che lo portò rapidamente a rivestire ruoli di grande importanza e responsabilità nel panorama politico e religioso dell’Europa del tempo, fino all’elezione al soglio pontificio avvenuta nel 1458. Eletto Papa con il nome di Pio II, volle tornare al suo borgo e decise di intervenire su di esso, consigliato dai grandi umanisti che facevano parte del suo seguito, tra cui Leon Battista Alberti, ordinando la costruzione di un palazzo per il proprio soggiorno e di una chiesa degna di accogliere la sua devozione religiosa. Da questo iniziale progetto, affidato all’architetto papale Bernardo Gambarelli da Settignano, detto Il Rossellino, sorse una delle maggiori realizzazioni dello spirito rinascimentale del tempo. L’utopia si trasformò in realtà tra il 1459 e il 1462 quando dall’antico borgo medievale di Corsignano nasce Pienza. Oltre al Palazzo e alla Chiesa, infatti, prese vita una vera città in cui l’equilibrio delle forme e l’armonia delle proporzioni fungevano da elementi fondamentali per affi nare lo spirito e l’anima degli uomini. Frutto del pensiero umanista, Pienza rappresenta la perfezione rinascimentale grazie all’armonia di spazio, luce e volumi, nel pieno rispetto dell’ambiente circostante. Una città inserita in un contesto di eccezionale bellezza, la Valle dell’Orcia, dove forte è il legame tra l’uomo e la natura e dove sembra che i sogni e i desideri possano prendere forma, invasi da un silenzio che è quasi assordante, da una solitudine che non è sinonimo di isolamento. L’incontro con Pienza e il suo territorio è un’esperienza profondamente affascinante: la Piazza, la Cattedrale, i Palazzi e i Musei che ospitano testimonianze eccezionali dell’infinita ricchezza artistica e archeologica di questa terra, rappresentano un tale esempio di equilibrio e coerenza progettuale da risultare spettacolari, oltre che assolutamente meravigliosi. Una favola che diventa realtà sulle note di un Rinascimento italiano che fu stagione senza pari di magia degli occhi e dello spirito e elevazione dell’umanità intera.

Il Duomo di Pienza, secondo recenti studi condotti dall’architetto Jan Pieper, risulterebbe essere in realtà una gigantesca meridiana. Due giorni all’anno, infatti, l’ombra della Chiesa riempie totalmente e perfettamente i 9 riquadri della Piazza ad essa antistante, in un gioco di chiaroscuri che potrebbe essere un’ultima eredità del prolifico periodo di Papa II e che allegoricamente farebbe riferimento alla caducità delle cose e al rapporto tra il bene e il male.

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Centre Historique de Pienza 1996. Site d’une valeur universelle exceptionnelle, en tant qu’il représente la première application du concept d’urbanisme propre à la Renaissance, et a joué à ce titre un rôle de premier plan dans le développement du concept de “ville idéale” planifiée, qui devait exercer une grande influence dans le développement urbain ultérieur en Italie et au-delà. L’application de ce principe à Pienza, et notamment dans le groupe de constructions bordant la place centrale, s’est traduite par un chef-d’oeuvre du génie créateur humain.

C’est dans cette ville toscane que les concepts de planification urbaine de la Renaissance furent mis en oeuvre pour la première fois quand le pape Pie II décida, en 1459, de transformer l’aspect de son lieu de naissance. Il choisit l’architecte Bernardo Rossellino, qui appliqua les principes de son mentor, Leon Battista Alberti. Cette nouvelle vision de l’espace urbain fut réalisée dans la magnifique place connue sous le nom de Piazza Pio II et dans les constructions qui la bordent: le palais Piccolomini Palace, le palais Borgia et la Cathédrale, avec son extérieur en pur style Renaissance et son intérieur dans le style gothique tardif des églises d’A llemagne du Sud.

Historic Centre of Pienza 1996. Is of outstanding universal value as it represents the first application of the Renaissance Humanist concept of urban design, and as such occupies a seminal position in the development of the concept of the planned “ideal town” which was to play a significant role in subsequent urban development in Italy and beyond. The application of this principle in Pienza, and in particular in the group of buildings around the central square, resulted in a masterpiece of human creative genius.

It was in this Tuscan town that Renaissance town-planning concepts were first put into practice after Pope Pius II decided, in 1459, to transform the look of his birthplace. He chose the architect Bernardo Rossellino, who applied the principles of his mentor, Leon Battista Alberti. This new vision of urban space was realized in the superb square known as Piazza Pio II and the buildings around it: the Piccolomini Palace, the Borgia Palace and the cathedral with its pure Renaissance exterior and an interior in the late Gothic style of south German churches.

Coordinate geografiche: 43°04’43”N / 11°40’44”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Siena: circa 60 km direzione NO. Centro Storico di San Gimignano: circa 100 km direzione NO. Centro Storico di Firenze: 120 km direzione N. Assisi, la Basilica e altri luoghi francescani: circa 100 km direzione SE.

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Cerveteri e Tarquinia

Cerveteri e Tarquinia

Le Necropoli Etrusche Rappresentano un capolavoro del genio creativo dell’uomo: i dipinti murali presenti su vasta scala a Tarquinia, sono eccezionali sia per qualità formali che per il contenuto delle raffigurazioni che rivelano aspetti della vita quotidiana, della morte e delle credenze religiose degli antichi Etruschi. Il contesto funerario di Cerveteri riflette gli stessi schemi urbanistici e architettonici della città antica. Le due Necropoli costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, l’unico tipo di civiltà urbana dell’Italia pre-romana. Inoltre, la rappresentazione della vita quotidiana nelle tombe aff rescate, molte delle quali riproducono nello schema architettonico la tipologia delle case etrusche, è una testimonianza unica di questa cultura scomparsa. Iscrizione: 2004

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La donna aveva una posizione di rilievo tra gli aristocratici etruschi poiché questi ultimi erano pochi e spesso impegnati in guerra. Spettava alla donna, in caso di morte dell’uomo, il compito di assicurare la conservazione delle ricchezze e la continuità della famiglia: attraverso di lei avveniva anche la trasmissione dell’eredità. [...] Le donne nobili avevano il privilegio di indossare abiti un po’ più raffinati e di sfoggiare numerosi tipi di gioielli, scelti tra i più pregiati. Gli Etruschi, dato che erano un popolo matriarcale, usavano dare il cognome della donna al bambino appena nato. ROBERTO BOSI, Il libro degli Etruschi

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opolo fiero e combattente, gli Etruschi, il “popolo del sorriso” le cui origini non sono ancora del tutto chiare, furono potenti ed estremamente colti, in grado di giungere a tali altezze nelle arti e nella struttura sociale da giustificare una sostanziale egemonia culturale e sociale soprattutto nella bassa Toscana e nel Lazio prima dell’avvento della più potente Roma, inizio del definitivo e repentino declino. Scrivono, costruiscono, progettano, commerciano, dipingono, scolpiscono con gusto ed eccellenza, pregano, consultano auguri e aruspici, credono nel destino: gli Etruschi hanno rituali ben precisi che rispettano con orgoglio e devozione in ossequio ad un profondo, oscuro sentimento del sacro basato su una cosmogonia molto complessa e rispettano immensamente i defunti, tanto da dedicare loro danze, canti e giochi e, in virtù della credenza della vita delle anime nell’aldilà, straordinari siti funerari di cui oggi sono testimonianze sopraffi ne le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia. Dai Greci chiamata Agylla e dai Romani Caere, la potentissima Città-Stato di Cerveteri che Dionigi d’A licarnasso definì come la città più popolosa del Mediterraneo e che raggiunse il suo apice nel VI secolo a.C. grazie ai suoi tre porti, esercitava una sorta di talassocrazia non solo sull’Etruria ma anche su tutto il Mediterraneo. La particolarità della sua Necropoli, la Banditaccia, consiste nel fatto che il progetto ebbe come intento dichiarato quello di ricreare la struttura “urbanistica” della città dei vivi: le tombe infatti si snodano lungo un’arteria principale, la Via degli Inferi, e seguono un tracciato a scacchiera, con vie minori che si intersecano fra loro, tracciando uno schema urbano completo. I sepolcri sono allineati lungo i lati delle strade e in gran parte si presentano come un tumulo con una grande base circolare scavata nel tufo, che sostiene un cumulo di terra al cui interno viene ripresa fedelmente la struttura architettonica della casa, un susseguirsi di ambienti domestici, incroci, decorazioni e portali calati in un contesto cittadino nella quale si respira paradossalmente la vita, divenendo un luogo fondamentale per la comprensione di questo grande popolo le cui città sono svanite nel tempo. L’uso di decorare le camere sepolcrali è sempre stata caratteristica abbastanza comune nei siti funerari, ma è solo nella Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia che il fenomeno raggiunge dimensioni tali da divenire un punto di riferimento imprescindibile per lo studio dell’evoluzione della civiltà etrusca: è attraverso la pittura che si giunge ad una vera penetrazione visiva dell’Etruria. Qui entriamo nelle loro case, li osserviamo mentre mangiano, intenti a banchettare, sdraiati sui klinai, mentre i musici suonano e gli schiavi nudi servono, è in questi aff reschi che, nei circa 200 sepolcri sino ad oggi conosciuti, si fotografa la vita reale del popolo etrusco. Sono oggi visitabili le Tombe del Cacciatore, dei Giocolieri, della Pulcella, Cardarelli, della Fustigazione, Fiore di Loto, delle Leonesse, dei Gorgoneion, dei Caronti, dei Leopardi, delle Baccanti, della Caccia e Pesca. Colori silenziosi, gesti solenni e piccole quotidianità, saluti e commiati che richiamano ai valori e alle abitudini di una civiltà grandiosa e che con commossa discrezione e bellezza aiutano in parte a districare le trame di mistero che ancora avvolgono la storia etrusca.

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Cerveteri e Tarquinia

Cerveteri e Tarquinia

Nécropoles Étrusques de Cerveteri et Tarquinia 2004. Les deux nécropoles constituent un témoignage unique et exceptionnel de l’antique civilisation étrusque, la seule civilisation urbaine de l’Italie préromaine. De plus, la représentation de la vie quotidienne dans les tombes peintes à fresque, qui sont pour beaucoup des répliques de maisons étrusques, est un témoignage unique sur cette culture disparue. Beaucoup de tombes de Tarquinia et de Cerveteri représentent des types de constructions qui n’existent plus sous aucune autre forme. Les cimetières, répliques des schémas de planification urbaine étrusques, sont parmi les premiers à avoir été réalisés dans la région.

Ces deux grands cimetières étrusques reflètent différents types de pratiques d’enterrement du IXe au Ier siècle av.J.C. et ils témoignent des réalisations de la culture étrusque. Une culture qui pendant neuf siècles a développé la première civilisation urbaine du nord de la Méditerranée. Certaines des tombes sont monumentales, creusées dans la roche et surmontées de tumuli impressionnants. Nombre d’entre elles présentent des gravures sur leurs parois, d’autres des peintures murales d’une qualité exceptionnelle. La nécropole située près de Cerveteri, connue sous le nom de Banditaccia, contient des milliers de tombes organisées selon un plan similaire à celui d’une ville, avec des rues, de petites places et des quartiers. Le site contient des types de tombe très différents: tranchées découpées dans la roche ; tumuli et d’autres, également creusées dans la roche, ayant la forme de huttes ou de maisons, avec un luxe de détails structurels.

Etruscan Necropolises of Cerveteri and Tarquinia 2004. The two necropolises constitute a unique and exceptional testimony to the ancient Etruscan civilisation, the only urban type of civilisation in pre-Roman Italy. Moreover, the depiction of daily life in the frescoed tombs, many of which are replicas of Etruscan houses, is a unique testimony to this vanished culture. Many of the tombs of Tarquinia and Cerveteri represent types of buildings which no longer exist in any other form. The cemeteries, replicas of Etruscan town planning schemes, are some of the earliest existing in the region.

These two large Etruscan cemeteries reflect different types of burial practices from the 9th to the 1st century BC, and bear witness to the achievements of Etruscan culture. Wich over nine centuries developed the earliest urban civilization in the nothern Mediterranean. Some of the tombs are monumental, cut in rock and topped by impressive tumuli (burial mounds). Many feature carvings on their walls, others have wall paintings of outstanding quality. The necropolis near Cerveteri, known as Banditaccia, contains thousands of tombs organized in a city-like plan, with streets, small squares and neighbourhoods. The site contains very different types of tombs: trenches cut in rock; tumuli; and some, also carved in rock, in the shape of huts or houses with a wealth of structural details. These provide the only surviving evidence of Etruscan residential architecture. The necropolis of Tarquinia, also known as Monterozzi, contains 6,000 graves cut in the rock. It is famous for its 200 painted tombs, the earliest of which date from the 7th century BC.

Coordinate geografiche Cerveteri: 41°59’58”N / 12°05’37”E Coordinate geografiche Tarquinia: 42°14’48”N / 11°46’33”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 50 km direzione SE. Reggia di Caserta e Complesso di San Leucio: circa 230 km direzione SE. Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli: circa 80 km direzione E. Centro Storico di Napoli: circa 270 km in direzione SE.

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Tivoli

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Villa Adriana È un capolavoro che in modo unico riunisce le più alte forme di espressione dell’essenza culturale dell’antico Mondo Mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono Villa Adriana ha giocato un ruolo cruciale nella riscoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del periodo rinascimentale e barocco. Essa ha inoltre profondamente influenzato numerosi architetti e disegnatori del XIX e XX secolo. Iscrizione: 1999

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a Villa Adriana, voluta dall’Imperatore Adriano alle pendici di Tivoli, è unanimemente considerata la Regina tra le ville imperiali dell’antica Roma. Certamente ispirata alla Domus Aurea di Nerone, la grandiosa reggia romana quasi completamente distrutta dopo la morte del suo vituperato abitante, il progetto della villa tiburtina è attribuito allo stesso Adriano, che ebbe fra i suoi numerosi interessi anche l’esercizio dell’architettura. L’imperatore volle qui riprodurre i luoghi e gli edifici che più lo avevano colpito nei suoi numerosi viaggi nelle province dell’impero: il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, il Pecile di Atene, il Canopo sul delta del Nilo, la Valle di Tempe in Tessaglia. Non si trattò di una scelta puramente amatoriale: i viaggi di Adriano non avevano un carattere, per così dire, turistico, ma costituirono il segno più evidente della nuova concezione dell’Impero che lui stesso andava affermando in quell’inizio del II secolo d.C., dopo che le conquiste del suo predecessore Traiano avevano portato i confini dell’Impero romano alla massima espansione. Le istituzioni della Repubblica romana, che Augusto e i suoi successori avevano modificato ufficialmente di poco, non erano in grado di reggere la guida di territori tanto ampi e di popoli così diversificati: di qui la decisione di Adriano di conoscere di persona le province imperiali, per poter adeguare le strutture dell’Impero alle nuove necessità. Imbevuto della cultura greca, Adriano seppe fondere la raffi natezza ellenistica con la pratica capacità di governo di cui i romani avevano dato prova nell’amministrazione dell’impero e di questa singolare fusione troviamo la plastica espressione proprio nella splendida villa, realizzata in tre fasi successive dal 121 al 137 d.C. Si tratta di una vera e propria città, estesa su di un’area di circa 300 ettari, nella quale il grandioso complesso si presenta diviso in quattro nuclei diversamente caratterizzati: gli edifici di rappresentanza e termali, il Palazzo imperiale, la residenza estiva e la zona monumentale “fuori area”. Dopo la morte di Adriano, avvenuta nel 138 d.C., la villa continuò a far parte dei beni della Casa Imperiale. Nei secoli successivi, e in special modo durante il Medioevo, subì un lento declino e fu spogliata dei suoi marmi, utilizzati in molti edifici e chiese medievali. Fu riscoperta nel Rinascimento e fu fonte di ispirazione per architetti e artisti di ogni provenienza che ne ammirarono le forme pure e raffi nate per poi riproporle nelle proprie opere. All’inizio del `700 gran parte della villa fu acquisita dalla casata Conte che iniziò una campagna di scavi e la adornò con cipressi e viti. Dopo l’unità d’Italia (1870) la villa passò infine al Demanio statale.

La Villa era ormai abbastanza a buon punto da potervi trasportare le mie collezioni, i miei strumenti di musica, le poche migliaia di libri acquistati un po’ ovunque nel corso dei miei viaggi [...] Nelle ore di insonnia, percorrevo i corridoi della Villa, erravo di sala in sala, a volte importunavo un artigiano intento a mettere a posto un mosaico; passando, esaminavo un Satiro di Prassitele... MARGUERITE YOURCENAR, Memorie di Adriano

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Tivoli, Villa d’Hadrien 1999. Il s’agit d’un chef-d’oeuvre qui regroupe les expressions les plus hautes des cultures matérielles de l’ancien monde méditerranéen. L’étude des monuments qui constituent la Villa d’Hadrien a joué un rôle crucial dans la redécouverte des éléments de l’architecture classique par les architectes de la Renaissance et de la période baroque. Elle a également profondément influencé de nombreux architectes du XIXe et du XXe siècles.

La Villa d’Hadrien (à Tivoli, près de Rome) est un complexe exceptionnel de constructions classiques réalisées au IIe siècle av. J.-C. par l’empereur romain Hadrien. Elle associe les meilleurs éléments de l’héritage architectural de l’Egypte, de la Grèce et de Rome sous la forme d’une “ville idéale”.

Tivoli, Villa Adriana 1999. Is a masterpiece that uniquely brings together the highest expressions of the material cultures of the ancient Mediterranean world. Study of the monuments that make up the Villa Adriana played a crucial role in the rediscovery of the elements of classical architecture by the architects of the Renaissance and the Baroque period. It also profoundly influenced many 19th and 20th century architects and designers.

The Villa Adriana (at Tivoli, near Rome) is an exceptional complex of classical buildings created in the 2nd century A.D. by the Roman emperor Hadrian. It combines the best elements of the architectural heritage of Egypt, Greece and Rome in the form of an ‘ideal city’.

Coordinate geografiche: 41°57’17”N / 12°46’22”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 50 km direzione O. Assisi, la Basilica e altri luoghi francescani: circa 190 km direzione N. Val d’Orcia: circa 200 km direzione NO. Reggia di Caserta e il Complesso di San Leucio: circa 200 km direzione SE.

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Villa d’Este Rappresenta uno tra gli esempi eccellenti della cultura del Rinascimento al suo apogeo. I giardini della Villa d’Este, nella loro specifica tipologia tra i primi al mondo, hanno profondamente influenzato lo sviluppo e la progettazione dei giardini in tutta Europa. In essa sono mirabilmente illustrati i principi del design e dell’estetica del Rinascimento in modo eccezionale. Iscrizione: 2001

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ll’interno della cinta muraria edificata dal Barbarossa, nel settore sud-ovest di Tivoli, esisteva una zona “coperta di vigne, poche case, rari oliveti; solo qualche strada campestre serpeggiava tra il verde, ma sull’estremo lato d’oriente ed in ispecie in quel punto ove doveva sfociare il canale, che traversando il sottosuolo della città vi conduce le acque dell’Aniene, fu compreso e demolito un gruppo di circa quaranta abitazioni e qua e là nel recinto qualche sacro edificio”. Questa la descrizione del luogo che venne nel XVI secolo individuato per la costruzione di uno dei complessi architettonici fondamentali nella storia dell’arte universale. Il nome stesso, Valle Gaudente, indicava in modo assai eloquente le caratteristiche di amenità dei luoghi, sorti e modificati in perfetta armonia con la natura. La Villa, realizzata nel 1550 dal cardinale Ippolito II d’Este su progetto di Pirro Ligorio, modificò in modo radicale sia l’andamento naturale dei luoghi, sia la struttura urbana consolidatasi nel periodo medievale. Il tessuto urbano subì una sensibile trasformazione. La scelta architettonica di tutto il complesso, cui parteciparono i più grandi nomi dell’epoca, è ispirata all’esaltazione scenografica dei giochi d’acqua delle numerose fontane collocate all’interno della villa. Queste prendono il nome da famose statue in esse collocate e da originali congegni creati esclusivamente per il cardinale Ippolito d’Este, il quale voleva generare stupore e meraviglia negli ospiti. La Villa è senza dubbio uno splendido esempio di architettura cinquecentesca, ma sono i suoi giardini ad essere un capolavoro assoluto dell’arte, dell’equilibrio formale e dell’ingegno. Incredibile la quantità e la bellezza degli angoli dei parco, un gioiello tra i più preziosi dell’arte rinascimentale: la Grotta di Diana, la Fontana del Bicchierone, concepita nel progetto di Gian Lorenzo Bernini come una grande conchiglia, la Rometta, il lungo viale delle Cento Fontane, adornato da aquile, navi, obelischi e gigli e da altorilievi raffiguranti le “metamorfosi” di Ovidio; la Fontana dell’Ovato. Una delle attrazioni principali della villa era e continua ad essere la spettacolare Fontana dell’0rgano idraulico, che emette un suono gentile grazie ad un complesso meccanismo ideato dal Venard. Non si possono non citare almeno la Fontana dei Draghi, che fu costruita in onore di Gregorio XIII, ospite di Ippolito d’Este nel 1572, e la Fontana della Civetta, nella quale un impianto meccanico, oggi scomparso, permetteva il movimento di numerosi uccelli che, fino all’apparizione di una civetta appunto, erano impegnati un celestiale canto. Sono molte le fontane e le statue e gli scorci che negli anni hanno subito il passare del tempo e le scorrerie dell’uomo, ma Villa d’Este ha continuato nei secoli a rappresentare un capolavoro stilistico di inimmaginabile portata, un gesto architettonico voluto da Ippolito per assecondare il proprio gusto per la bellezza e per la necessità di stupire e al meglio rappresentare, in un gioco tra politica ed estetica tipico dell’epoca: le sfumature di questi desideri furono interpretate con tale maestria da divenire modello per tutte le generazioni a venire. Pirro Ligorio, per la realizzazione della Villa, scavò sotto la città di Tivoli una galleria lunga 600 m che dal bacino dell’Aniene convogliava l’acqua della sorgente Rivelese fino alle cisterne della Villa e calcolò esattamente quanta acqua ci sarebbe voluta per realizzare tutte le meraviglie che aveva ideato, appellandosi al solo principio dei vasi comunicanti. Impressionanti i numeri di tutto il progetto: 35.000 mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe.

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Tivoli, Villa d’Este 2001. Il s’agit de l’un des exemples les plus exceptionnels de la culture de la Renaissance à son apogée. Les jardins de la Villa d’Este eurent une profonde influence sur le développement de l’art des jardins dans toute l’Europe. Les principes de l’esthétique de la Renaissance sont illustrés de façon exceptionnelle par les jardins de la Villa d’Este.

La Villa d’Este de Tivoli, avec son palais et son jardin, est l’une des illustrations les plus remarquables et les plus complètes de la culture de la Renaissance dans ce qu’elle de plus raffi née. Sa conception innovatrice, jointe aux éléments architecturaux présents dans le jardin (fontaines, bassins ornementaux etc.) en fait un exemple unique de jardin italien du XVIe siècle. La Villa d’Este, l’un des premiers “giardini delle meraviglie” fut un modèle pour le développement des jardins européens.

Tivoli, Villa d’Este 2001. Is one of the most outstanding examples of Renaissance culture at its apogee. The gardens of the Villa d’Este had a profound influence on the development of garden design throughout Europe. The principles of Renaissance design and aesthetics are illustrated in an exceptional manner by the gardens of the Villa d’Este.

The Villa d’Este in Tivoli, with its palace and garden, is one of the most remarkable and comprehensive illustrations of Renaissance culture at its most refined. Its innovative design along with the architectural components in the garden (fountains, ornamental basins, etc.) make this a unique example of an Italian 16th-century garden. The Villa d’Este, one of the first giardini delle meraviglie, was an early model for the development of European gardens.

Coordinate geografiche: 41°57’45”N / 12°47’46”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 50 km direzione O. Assisi, la Basilica e altri luoghi francescani: circa 190 km direzione N. Val d’Orcia: circa 200 km direzione NO Reggia di Caserta e il Complesso di San Leucio: circa 200 km direzione SE

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La Città Storica Rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un’area culturale del mondo, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. È direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d’eccezionale valore universale. Iscrizione: 1980 (il Centro Storico, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella Città e la Basilica di San Paolo fuori le Mura). Iscrizione: 1990 (estensione ai beni compresi entro le Mura di Urbano VIII)

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Soltanto in quel luogo consacrato dai millenni tutto ciò che c’è stato e ci sarà può convivere con tutto: l’alto e il basso, il vecchio e il nuovo, la religione e l’empietà, il fasto e la miseria, persino Dio e il Diavolo sembravano aver trovato un equilibrio stabile e duraturo in quella città, dove tutto è già accaduto, e mica una sola volta! Mille volte. SEBASTIANO VASSALLI

ondata dai discendenti di Marte ed Enea Romolo e Remo, così vogliono la leggenda e molte fonti storiche, il 21 aprile del 753 a.C. sotto forma di piccolo agglomerato, rapidamente iniziò la propria opera di assimilazione delle realtà limitrofe: in pochi secoli nasce l’Urbe. Molto probabilmente il primo nucleo cittadino sorse sul Palatino per spostarsi poi, in seguito a bonifiche delle paludi allora presenti in misura massiccia, verso il Campidoglio, attorno al quale vennero costruiti i Fori. La cultura etrusca, predominante nella penisola in quel periodo storico, si evidenzia nella struttura urbanistica conferita al sito alle sue origini, ma la sua posizione e l’avvento della Repubblica prima e dell’Impero poi, portarono ben presto Roma a divenire Caput Mundi. Roma, i suoi 7 Re, i suoi senatori e i suoi Imperatori, dominano il mondo e la sua influenza si estende a latitudini fino ad allora sconosciute, dando vita così per la prima volta al concetto nuovo di mondo: non più regioni isolate e primitive, ma una trama umana e civile intessuta con pazienza e coraggio i cui fi li partivano da un solo ed unico luogo. L’immagine grandiosa di Roma rimane impressa nella mente di tutti coloro che attraversano i Fori Imperiali ed ammirano il Colosseo, l’elegante sagoma del Circo Massimo, la Domus Aurea, il Mausoleo di Augusto e di Adriano, il Pantheon e le Colonne di Traiano e di Marco Aurelio, tutti simboli della grande Roma Imperiale. Grandiose opere d’arte furono realizzate nella Città anche nel periodo del Basso Impero e del Medioevo. Le chiese paleocristiane e lo splendore dei mosaici dei Cosmati lasciavano, infatti, stupefatti viaggiatori e pellegrini provenienti da tutta l’Europa. Durante il governo dei Pontefici fiorisce la grande stagione del Rinascimento di Roma che ospitò grandi artisti, quali Michelangelo, Caravaggio, Bernini e Borromini, che seppero produrre splendide opere d’arte. È in questo periodo che venne avviata una politica di grandi opere urbanistiche, con la costruzione di strade, fontane e basiliche, il cui assetto culmina sotto il pontificato di Sisto V e con il completamento della Piazza San Pietro negli anni del pontificato di Alessandro VII. Tra il 1700 ed il 1800 Roma, in quanto esempio delle varie fasi artistiche e culturali che nel tempo si sono avvicendate, divenne meta privilegiata di grandi viaggi per gli eruditi di tutto il mondo. Tra di essi si annoverano grandi pittori, poeti e scrittori quali Goethe, Byron, Shelley, Keats, Andersen e Corot. Nel 1859 Roma diviene Capitale d’Italia assumendo fino ai primi del ‘900 nuove fisionomie neo-classiche e liberty i cui principali esempi sono il Vittoriano, Piazza del Popolo ed il Pincio. Oggi, sede di ministeri e di uffici, di attività e di potere, Roma continua, grandiosa e sorniona, a farsi ammirare per il suo fascino intramontabile e per la secolare ed imperitura bellezza dei palazzi, delle chiese e dei musei che conservano inestimabili tesori di arte e cultura. La città è oggi una grande metropoli ed un centro culturale contemporaneo di grande rilievo, ma è anche meta imprescindibile per chi voglia conoscere e comprendere le origini della cultura occidentale, con riferimento ad ogni epoca ed influenza, poiché in essa è vivo e gelosamente preservato e custodito il patrimonio storico e artistico di migliaia di anni di intensa storia.

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Centre Historique de Rome 1980 et 1990. Son centre historique, les propriétés extraterritoriales du Saint-Siège et la basilique Saint-Paul-hors-les-Murs ont été inscrits au patrimoine de l’humanité par l’Unesco en 1980, inscription étendue en 1990 aux remparts du pape Urbain VIII, comprenant certains des plus importants monuments de l’Antiquité, parce qu’ils “représentent un chef-d’oeuvre du génie humain. Ils présentent un échange très important de valeurs humaines dans une période ou dans une aire culturelle du monde, dans le développement de l’architecture et de la technologie, de l’art monumental ou urbain, ou encore de l’art paysager. Ils constituent un exemple extraordinaire d’un type de construction ou de complexe architectural, technologique ou paysager témoignant d’étapes importantes de l’histoire humaine. Ils sont directement liés à des événements ou des traditions, des idées, des oeuvres artistiques ou littéraires de valeur universelle”.

Fondée, selon la légende, par Romulus et Remus en 753 av. J.-C., Rome fut d’abord le centre de la République romaine, puis de l’Empire romain, et elle devint la capitale du monde chrétien au IVe siècle. Le site du patrimoine universel, étendu en 1990 aux remparts d’Urbain VIII, comprend certains des monuments les plus importants de l’Antiquité, tels que les Forums, le Mausolée d’Auguste, le Mausolée d’Hadrien, le Panthéon, la colonne de Trajan et la colonne de Marc-Aurèle, ainsi que les constructions religieuses et publiques de la Rome pontificale.

Historic Centre of Roma 1980 and 1990. Its historic centre, extraterritorial properties of the holy see and Basilica di San paolo fuori le Mura was declared a Heritage of Mankind by Unesco in 1980, extended in 1990 to the walls of Pope Urban VIII, including some of the major monuments of antiquity because it “represents a masterpiece of humane genious. It shows an importante exchange of human values, in a period or in a cultural area of the world about architectural, technological, monumental arts, city planning and landscape creation development.It is extraordinary example of a kind of construction or architectonic or technological or landscape-related complex that bears witness to important steps in human history. It is directly tied to events or traditions, ideas, deals, artistic or literary works of universal value”

Founded, according to legend, by Romulus and Remus in 753 B.C., Rome was first the centre of the Roman Republic, then of the Roman Empire, and it became the capital of the Christian world in the 4th century. The World Heritage site, extended in 1990 to the walls of Urban VIII, includes some of the major monuments of antiquity such as the Forums, the Mausoleum of Augustus, the Mausoleum of Hadrian, the Pantheon, Trajan’s Column and the Column of Marcus Aurelius, as well as the religious and public buildings of papal Rome.

Coordinate geografiche: 41°53’35”N / 12°29’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Reggia di Caserta e Complesso di San Leucio: circa 200 km direzione SE. Centro Storico di Napoli: circa 230 km direzione SE. Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli: circa 50 direzione E Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia: circa 50 km direzione NO.

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Caserta

Caserta

La Reggia, il Parco, l’Acquedotto Vanvitelliano e il Complesso di San Leucio Il complesso monumentale di Caserta, somigliante ad altre residenze reali del XVIII secolo, è straordinario per l’ampiezza circolare del suo disegno, che include non solo un imponente palazzo e un parco, ma anche il paesaggio naturale circostante e un ambizioso progetto di una nuova città secondo i precetti dell’urbanistica del tempo. Il complesso industriale di Belvedere, progettato per la produzione della seta, è anch’esso di particolare interesse per i principi idealistici che erano alla base della sua originale concezione e gestione. Iscrizione: 1997

N

el 1734 Carlo III di Borbone salì sul trono di Napoli finalmente autonomo e indipendente dalla corona spagnola. Nel 1750 il re, per celebrare simbolicamente la sua ascesa, decise di erigere una nuova Reggia che costituisse il centro ideale di una moderna capitale, Caserta, in grado di rivaleggiare con le maggiori città europee. Il complesso e articolato progetto fu affidato al grande architetto Luigi Vanvitelli. La Reggia di Caserta, che doveva rappresentare potenza e grandiosità, ma anche razionalità ed efficienza, ha una pianta rettangolare con quattro grandi cortili e si estende su di una superficie di 47.000 mq: 1790 finestre, 1200 stanze, 34 scale interne sono solo alcuni numeri testimoni dell’impressionante maestosità del Palazzo, esternamente austero, ma di grande preziosità negli interni. Grande importanza rivestono infatti la Sala del Trono e la Sala delle quattro Stagioni e poi gli ambienti del Teatro e della Cappella di Corte particolarmente ricchi di decorazioni e di effetti scenografici, che li rendono tra gli ambienti più importanti dell’architettura sacra e teatrale del XVIII secolo. Il Parco, visionario, conta un Giardino all’Italiana e uno all’Inglese oltre ad una serie di fontane decorate da sculture a carattere mitologico, disposte su terrazze degradanti. Una prospettiva che vede il suo culmine nella “grande cascata” che precipita da un salto di 70 metri nella vasca dove gruppi di sculture illustrano il mito di Diana e Atteone. L’avanguardista opera di rinnovamento dei Borbone toccò anche la sfera industriale e sociale. Il Palazzo del Belvedere di San Leucio fu costruito intorno alla metà del XVI secolo ed ampliato, a partire dal 1778, da Ferdinando IV che lo trasformò in fabbrica della seta. Tutto il borgo fu razionalizzato, abolita la proprietà privata, la Sala delle feste lasciò spazio alla chiesa per la comunità e furono realizzate le botteghe, la scuola, la piazza della seta e il portale settecentesco, maestoso accesso alla reggia-fi landa e ai quartieri con le case degli operai. Queste abitazioni, ancora oggi occupate, erano tutte uguali: disposte su due livelli, stessa altezza, stesse aperture e stesso cornicione, avevano orto e giardino. Nasceva l’idea di Ferdinandopoli, l’utopia di una città ideale nella quale dare attuazione a riforme sociali sullo sfondo di un sogno industriale. Nel 1789 Ferdinando IV promulgò il “Codice delle leggi” che regolava in modo innovativo la vita e il lavoro della comunità leuciana. Infine del complesso casertano ideato da Vanvitelli fa parte anche l’Acquedotto Carolino iniziato nel 1752 e terminato nel 1769: la sua costruzione fu necessaria non solo per alimentare le vasche e le peschiere della Reggia casertana, ma soprattutto per approvvigionare di acqua la nuova capitale reale e per fornire l’indispensabile forza motrice agli opifici serici di San Leucio. Essendo voi dunque tutti Artisti, la legge che Io vi impongo è quella di una perfetta uguaglianza. (...) la vera distinzione sia quella che deriva dal merito. La virtù, e l’eccellenza nell’arte, che si esercita, debbon essere la caratteristica dell’onore, e della singolarità (...). Statuto di Ferdinando IV di Borbone: Origine della popolazione di San Leucio, 1789.

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Caserta

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Palais royal de Caserte avec le parc, l’aqueduc de Vanvitelli et le complexe de San Leucio 1997. Le complexe monumental de Caserte, tout en étant coulé dans le même moule que d’autres constructions royales du XVIIIe siècle, est exceptionnel par l’ampleur de sa conception, qui comprend non seulement un palais imposant et un parc, mais aussi une part importante du paysage naturel environnant et une nouvelle ville ambitieuse disposée selon les préceptes d’urbanismes de l’époque. Le complexe industriel du Belvedere, conçu pour la production de la soie, présente également un intérêt exceptionnel en raison des principes idéalistes ayant présidé à sa conception.

Le complexe monumental de Caserte, créé par le roi bourbon Charles III au milieu du XVIIIe siècle pour rivaliser avec Versailles et le Palais royal de Madrid, est exceptionnel pour la façon dont il réunit un palais magnifique avec son parc et ses jardins, ainsi que des bois naturels, des pavillons de chasse et une soierie. C’est une expression éloquente des Lumières sous une forme matérielle, non pas imposée mais intégrée à son environnement naturel.

The Royal Palace, the Park, the Aqueduct of Vanvitelli and the San Leucio complex 1997. The monumental complex at Caserta, whilst cast in the same mould as other 18th century royal establishments, is exceptional for the broad sweep of its design, incorporating not only an imposing palace and park, but also much of the surrounding natural landscape and an ambitious new town laid out according to the urban planning precepts of its time. The industrial complex of the Belvedere, designed to produce silk, is also of outstanding interest because of the idealistic principles that underlay its original conception.

The monumental complex at Caserta, created by the Bourbon king Charles III in the mid-18th century to rival Versailles and the Royal Palace in Madrid, is exceptional for the way in which it brings together a magnificent palace with its park and gardens, as well as natural woodland, hunting lodges and a silk factory. It is an eloquent expression of the Enlightenment in material form, integrated into, rather than imposed on, its natural setting.

Coordinate geografiche: 41°04’23”N / 14°19’36”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia: circa 250 km direzione NO. Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 200 km direzione NO. Costiera Amalfitana: circa 70 km direzione SO. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 50 km direzione SO

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Andria

Andria

Castel del Monte Possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle sue forme, l’armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal nord Europa, dal mondo musulmano e dall’antichità classica. È un capolavoro unico dell’architettura medievale, che riflette l’umanesimo del suo fondatore Federico II di Svevia. Iscrizione: 1996

F

atto costruire da Federico II di Hohenstaufen probabilmente nella prima metà del 1200, il misterioso edificio dallo splendente candore domina il paesaggio della Murgia con la sua forma poligonale, delineata da compatte e scarne facciate in cui si aprono al piano inferiore monofore a tutto sesto ed al primo bifore goticheggianti ed un’unica trifora rivolta verso Andria, città molto cara al signore degli Svevi, per la sua costante fedeltà. Il costante ricorso al numero otto ed alla forma ottagonale rappresentano uno degli elementi più misteriosi e caratterizzanti dell’edificio. Attorno al cortile ottagonale si dispongono infatti sia al pianterreno che a quello superiore otto sale di forma trapezoidale, a formare un ottagono sui cui spigoli si innestano otto torri di analoga forma: uno dei tanti ingredienti per il mistero che avvolge la sua funzione. Nei secoli Castel del Monte ha appassionato la critica per la sua incerta destinazione d’uso. Sebbene il termine castrum in ambito svevo si riferisca a strutture prevalentemente difensive, pur non escludendo utilizzi accessori, nel caso specifico la presenza di bagni e camini ad entrambi i piani del castello, il lusso delle rifiniture, i materiali utilizzati, la raffinatezza del repertorio scultoreo rendono plausibile anche un uso residenziale e di rappresentanza, riservato probabilmente ad una ristretta cerchia di privilegiati molto vicini al re, viste le dimensioni dell’edificio. Fortemente connotato dalla coesistenza di matrici culturali differenti, perfettamente integrate fra loro, il romanico, il normanno, il gotico, il classicismo e l’arte islamica convivono armoniosamente come nella cangiante personalità del fondatore dell’edificio. Anche se la sua origine e le sue caratteristiche misteriose lo hanno spesso messo in relazione con miti e leggende, il Sacro Graal e i Templari così come la numerologia, l’alchimia e la magia, è innegabile che per la sua posizione sopraelevata e per la particolarità della sua forma Castel del Monte fosse oggetto di enorme stupore ed ammirazione da parte di sudditi, alleati, nemici di Federico II e che fosse, dunque, uno dei mezzi più efficaci da lui concepiti per esaltare la sua grandezza, il prodotto più rappresentativo della sua concezione di “arte al servizio del potere”. Plausibile resta dunque il sapore della fortezza di lusso che, pur atipica mancando di alcuni degli elementi essenziali quali fossato e caditoie, poteva dunque assolvere ad un ruolo importante come anello di congiunzione fra la linea difensiva costiera e quella dell’entroterra, all’interno della rete castellare federiciana. Un eccezionale monumento, dalla forma e dai contenuti simbolici fortemente connessi al ruolo imperiale ed emblematica espressione della variegata personalità del suo committente Federico II, Stupor mundi, uomo del medioevo che a grandi pregi quali vastità di cultura, molteplicità di interessi, intelligenza, spirito di tolleranza e amore per la pace e la giustizia, unì anche grande orgoglio ed ambizione. Misura, providenzia e meritanza/fanno esser l’uomo sagio e conoscente/ e ogni nobiltà bon sen[n]’avanza/e ciascuna ric[c]heza fa prudente./Nè di ric[c]heze aver/grande abundanza/faria l’omo ch’è vile esser valente,/ma della ordinata costumanza/discende gentileza fra la gente./Omo ch’è posto in alto signoragio/e in riccheze abunda, tosto scende,/credendo fermo stare in signoria./Unde non salti troppo omo ch’è sagio,/per grande alteze che ventura prende,/ma tut[t]ora mantegna cortesia. FEDERICO II DI SVEVIA, Rime

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Andria

Andria

Andria, Castel del Monte 1996. Ce site est d’une valeur universelle exceptionnelle dans sa perfection formelle et son mélange harmonieux d’éléments culturels d’Europe du Nord, du monde musulman et de l’Antiquité classique. Castel del Monte est un chef-d’oeuvre unique d’architecture militaire médiévale, qui reflète l’humanisme de son fondateur, Frédéric II de Hohenstaufen.

Quand l’Empereur Frédéric II fit construire ce château près de Andria au XIIIe siècle, il le voulut imprégner de signification symbolique, comme le reflète son emplacement, la précision mathématique et astronomique de son plan et sa forme parfaitement régulière. Exemple unique d’architecture militaire médiévale, Castel del Monte est un mélange réussi d’Antiquité classique, d’Orient islamique et de gothique cistercien européen.

Andria, Castel del Monte 1996. The site is of outstanding universal value in its formal perfection and its harmonious blending of cultural elements from northern Europe, the Muslim world, and classical antiquity. Castel del Monte is a unique masterpiece of medieval military architecture, reflecting the humanism of its founder, Frederick II of Hohenstaufen.

When the Emperor Frederick II built this castle near Andria in the 13th century, he imbued it with symbolic significance, as reflected in the location, the mathematical and astronomical precision of the layout and the perfectly regular shape. A unique piece of medieval military architecture, Castel del Monte is a successful blend of elements from classical antiquity, the Islamic Orient and north European Cistercian Gothic.

Coordinate geografiche: 41°05’05”N / 16°16’14”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Sassi di Matera: circa 80 km direzione S. Trulli di Alberobello: circa 110 km direzione SE. Parco Nazionale del Cilento, Paestum e Velia: circa 280 km direzione O. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 250 km direzione O.

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Alberobello

Alberobello

I Trulli I Trulli sono un esempio architettonico di valore universale in quanto costituiscono una testimonianza unica o quantomeno eccezionale di una civiltà scomparsa. Off rono un esempio eminente di un tipo di costruzione o di complesso architettonico illustrante un periodo significativo della storia umana. Costituiscono un esempio eminente di insediamento umano e di occupazione del territorio tradizionale, rappresentativi di una cultura, soprattutto quando esso diviene vulnerabile per effetto di mutazioni irreversibili. Iscrizione: 1996

A

lberobello è un paese della collina murgiana della Puglia, territorio unico per storia e per morfologia, in posizione equidistante tra i mari che bagnano questa regione, l’Adriatico e lo Jonio. È l’unico paese al mondo la cui vicenda umana, sociale, politica e culturale è nata ed è cresciuta in un agglomerato di costruzioni in pietra a secco, dalla base quadrangolare o tonda e dalla volta conica: i trulli. Il paesaggio agrario è caratterizzato da una folta vegetazione di mandorli ed ulivi che prospera sul terreno carsico. Ed è proprio dalle rocce calcaree stratificate presenti in questa zona particolare che, sin dalla nascita del villaggio, è stato tratto il materiale per la costruzione utilizzato per la copertura dei trulli. La particolarità di Alberobello deriva non tanto dalla presenza di queste costruzioni, diff use in diverse parti della Puglia ed anche in altre regioni del mondo, quanto dal fatto che esse, lungi dall’essere, come altrove, ricoveri per animali o attrezzi, siano state le abitazioni delle prime popolazioni autoctone, le une accanto alle altre, parche e operose come le “formiche” di cui parla lo scrittore Tommaso Fiore, ed ancora oggi intatte nei rioni Monti e Aia Piccola. È dunque la storia di un paese diverso, che deve questa sua condizione alla precarietà e alla clandestinità in cui è dovuto evolversi. Feudo e tenuta di caccia dei Conti di Conversano, fu edificato senza autorizzazione regia e senza pagare i tributi di cui alla “Prammatica de Baronibus”, normativa vigente ai tempi del Regno di Napoli. Per questo motivo vennero innalzate le strane costruzioni dalla volta conica, utilizzando la pietra a secco in modo che non sembrassero case, ma tuguri, aggirando così la richiesta di gabelle. Solo il 27 maggio 1797 il Re inviò il Decreto con il quale il piccolo villaggio divenne libero da ogni richiesta tributaria. I trulli sono costruiti direttamente sulla roccia, senza fondamenta, con blocchi di pietra rozzamente lavorati appoggiati l’uno sull’altro, senza calce a fissarli tra loro e poi coperti da una struttura conica di piccole lastre di pietra calcarea grigia (le chianchiarelle) a costituirne il tetto. Apparentemente tutti simili tra loro, in realtà differiscono notevolmente l’uno dall’altro: il differente disegno della pianta, che spesso presenta nicchie con differenti funzioni, i semplici motivi simbolici talvolta dipinti sulle cianche, le forme dei comignoli e dei pinnacoli e altri quasi invisibili dettagli. Per un’ironica eterogenesi dei fini che la Storia si è incaricata di realizzare, i tuguri di una volta sono diventati oggi Patrimonio dell’Umanità e una grande ricchezza per il territorio. Le tecniche di ristrutturazione, rispettose della fi lologia dell’architettura, ci regalano i trulli di ieri vivibili con le necessità di oggi, lasciando inalterata la magia e l’unicità che li caratterizza.

Sono minuscole capanne tonde, dal tetto a cono aguzzo, in cui pare non possa entrare se non un popolo di omini, ognuna con un piccolo comignolo ed una finestrella da bambola, e con quella buffa intonacatura in cima al cono, che è la civetteria della pulizia, e dà l’impressione di un berretto da notte ritto sul cocuzzolo d’un pagliaccio... TOMMASO FIORE, Il popolo delle formiche

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Alberobello

Alberobello

Les Trulli d’Alberobello 1996. Les trulli ont une valeur universelle exceptionnelle car ils constituent un exemple rare d’une forme de construction dérivant des techniques de construction préhistoriques et ayant survécu intacte et fonctionnelle dans le monde moderne.

Les trulli, habitations en pierre calcaire présentes dans la région méridionale des Pouilles, sont des exemples remarquables de constructions en pierre sèche (sans ciment), technique de construction préhistorique encore utilisée dans cette région. Les trulli sont faits de blocs de pierre calcaire ramassés dans les champs environnants. En règle générale, ils présentent des toits en dôme ou coniques constitués de dalles de calcaire disposées en encorbellement.

The Trulli of Alberobello 1996. The Trulli are outstandin universal value being an exceptional example of a form of building construction deriving from prehistoric construction techniques that have survived intact and functioning into the modern world.

The trulli, limestone dwellings found in the southern region of Puglia, are remarkable examples of drywall (mortarless) construction, a prehistoric building technique still in use in this region. The trulli are made of roughly worked limestone boulders collected from neighbouring fields. Characteristically, they feature pyramidal, domed or conical roofs built up of corbelled limestone slabs.

Coordinate geografiche: 40°47’02”N / 17°14’16”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Castel del Monte: circa 110 km direzione NO. Sassi di Matera: circa 70 km direzione O. Parco Nazionale del Cilento, Paestum e Velia: circa 200 km direzione O. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 250 km direzione O.

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Napoli

Napoli

Il Centro Storico Una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva ad oggi gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al suo centro storico un valore universale senza eguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte d’Europa e oltre. È testimonianza di un rilevante scambio di conoscenze durante un determinato periodo sullo sviluppo dell’architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, della pianificazione della città e della creazione di paesaggi. Off re un eminente esempio di complesso architettonico e di paesaggio che illustra un periodo significativo della storia umana. Iscrizione:1995

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Entrata grandiosa: si scende per un’ora verso il mare attraverso un’ampia strada, scavata nella roccia tenera, sulla quale la città è costruita. Solidità dei muri. Albergo dei Poveri, primo edificio. [...] Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo. STENDHAL

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e origini della città sono molto articolate e poco certe. Probabilmente attorno al VII secolo a.C. i Greci di Cuma si insediarono commercialmente in un porto del Golfo che venne chiamato Partenope. Approssimativamente un secolo dopo, Ateniesi e Calcidesi fondarono nei dintorni del porto un nuovo nucleo urbano, Neapolis appunto. A partire da questo periodo, la città inizia il suo incredibile percorso di dominazioni, appartenenze, costruzioni e ricostruzioni, influenze che dai romani ai bizantini, fino ai Normanni e alle sfumature del gotico lombardo per finire al Rinascimento e a tutto il contesto moderno e contemporaneo, portano il nucleo della città a trasformarsi in un incredibile pot-pourri di arte, storia, complessità sociale ed espressione urbanistica. La caratteristica peculiare del centro storico di Napoli ha radici profonde proprio in questa variegata storia e risiede nell’assoluta continuità artistica ed architettonica che arriva a coprire un arco di oltre venti secoli di storia della città, partendo dalla civiltà greco-romana passando per il Medioevo e il Settecento, per giungere fino agli episodi ottocenteschi e all’edilizia monumentale del primo novecento. Ogni ciclo è senza dubbio contraddistinto da un suo specifico impianto e dallo splendore delle sue strutture: “All’interno del tessuto edilizio, pur attraverso le successive stratificazioni architettoniche, è possibile rilevare assonanze stilistiche, analogie di spazi e di architetture che si richiamano da angoli talvolta nascosti, dai cortili chiusi, dall’ombra profonda di preziosi interni dove la storia sembra essersi fermata, rincorrendosi attraverso gli stretti vicoli o le più ampie strade ottocentesche, come le rime di un sonetto antico, ma non ancora concluso. D’altra parte, nel continuum del costruito, lì dove più serrata si fa la trama del tessuto urbano, emergono improvvisi gli elementi di una passata grandiosità non rapportabile alle dimensioni degli spazi esterni, ma adeguata al ruolo storico di alcune classi del tempo, agli scambi commerciali, alla dinamica sociale e culturale che ha collocato per lunghi anni Napoli tra le più importanti metropoli europee. Lungo le dignitose cortine edilizie dei vicoli si ergono portali giganteschi o maestose facciate; alti campanili o incredibili guglie celebrative; come un risuonare di urla improvvise inframezzate a lunghi mormorii. Gli stretti e alti spazi tra i palazzi si aprono talvolta in larghi o piazze, spesso sagrati di chiese ricavati per sottrazione del tessuto urbano e successivamente acquisiti alla città; tale alternanza determina un ritmo urbano, sorta di vero e proprio “respiro” della città, che è di per sé fattore unificante e spesso unico per la qualità che connota l’ambiente. Dalle finestre e dai portali, dai conci di tufo e dagli intonaci consunti emana un flusso indistinto di Storia e di quotidianità, di cui la prima compare imprevista, come le note familiari di una musica dimenticata, riscoperta per caso con nuove sonorità. Nel suo centro storico si compendia l’attualità di una materia sempre nuova e sempre antica, inscindibile dalla coscienza di ogni cittadino”. (Ugo Carughi)

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Napoli

Napoli

Centre Historique de Naples 1995. Naples, l’une des plus anciennes villes d’Europe, garde ses éléments historiques dans la ville d’aujourd’hui. Les rues, les constructions historiques de différentes époques, confèrent au centre historique une valeur universelle, qui a influencé une grande partie de l’Europe et du monde. C’est le témoignage d’un grand échange de connaissances dans une période donnée, ou dans une aire culturelle donnée, en ce qui concerne l’architecture, la technologie, les arts monumentaux, l’urbanisme et la création paysagère. Cela en fait un site unique, avec un grand nombre de monuments exceptionnels.

De la Neapolis fondée par les colons grecs en 470 av. J.-C. à la ville d’aujourd’hui, Naples a gardé le signe des cultures successives qui ont émergé en Europe et dans le bassin méditerranéen. Cela en fait un site unique, avec un grand nombre de monuments exceptionnels, tels que l’église de Santa Chiara et Castel Nuovo.

Historic Centre of Napoli 1995. One of the most ancient towns in Europe keeps its historical components in the city of today. Streets, historical buildings of several ages give to historic centre a universal value, that influenced the most part of Europe and all the world. It is testimoniance of a great exchange of knowledge in a certain period, or in a particular cultural area about architectural, technological, monumental arts, city planning and landscape creation development.This makes it a unique site, with a wealth of outstanding monuments.

From the Neapolis founded by Greek settlers in 470 B.C. to the city of today, Naples has retained the imprint of the successive cultures that emerged in Europe and the Mediterranean basin. This makes it a unique site, with a wealth of outstanding monuments such as the Church of Santa Chiara and the Castel Nuovo.

Coordinate geografiche: 40°50’00”N / 14°15’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: circa 230 km direzione N. Reggia di Caserta e Complesso di San Leucio: circa 40 km direzione E. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 50 km direzione SE. Costiera Amalfitana: circa 70 km direzione SE.

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Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Le Aree Archeologiche Gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e delle città limitrofe, sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un momento preciso del passato e non trovano il loro equivalente in nessuna parte del mondo. Iscrizione:1997

I

l 24 agosto del 79 d.C. si verificò un evento di portata così catastrofica da distruggere nel giro di poche ore tutti i centri urbani presenti nel raggio della sua devastante azione, un’intera civiltà fu letteralmente cancellata dalla faccia della terra: il Vesuvio si risvegliò improvvisamente e riversò tutta la sua incalcolabile forza nella più celebre eruzione della storia. I danni materiali e le perdite furono incalcolabili, fu certamente una tragedia immane anche perché le modalità con cui avvenne, la rapidità e la sua assoluta imprevedibilità ebbero l’effetto di cogliere impreparata la popolazione, fermando per sempre nella cenere un attimo di vita. Come pietrificate Pompei ed Ercolano vennero restituite alla luce del sole attorno alla metà del XVIII secolo per iniziativa di Re Carlo di Borbone. Fondata attorno al VI secolo a.C., Pompei entrò a far parte dell’universo romano attorno al I secolo e da piccola città iniziò a tramutarsi in una colonia elegante, dalla struttura urbana complessa, ricca edifici pubblici, templi, terme, palazzi, teatri e meravigliose ville. La sua attività commerciale, fondata sul traffico fluviale, si fece sempre più fiorente. Fino al 79 d.C. Gli scavi hanno finora portato alla luce circa 44 ettari di città: costruzioni, strade pavimentate, negozi, alberghi, abitazioni private immobilizzate nel tempo. Oltre alla Casa del Chirurgo, del Fauno, degli Amanti forse la costruzione più celebre ritrovata è la Villa dei Misteri, un imponente palazzo sui cui muri interni sono meravigliosamente aff rescati i riti iniziatici del culto di Dioniso. Il nome dell’antica Herculaneum deriva dalla leggendaria fondazione della città da parte di Ercole, attratto dalle bellezze dei luoghi. Probabilmente fu fondata dagli Osci nel VIII sec. a.C. e se Pompei era un centro di commercio, grazie all’amenità del luogo e del clima Ercolano divenne una delle più splendide località residenziali del patriziato romano, che qui costruì grandiose dimore tra cui la villa di Calpurnio Pisone, meglio conosciuta come Villa dei Papiri, una delle più grandi abitazioni private dell’antichità, cenacolo di fi losofi e letterati europei. Ercolano fu ricoperta da uno strato di decine di metri di lava e detriti e se da una parte questo ne rese incredibilmente difficoltoso lo scavo, dall’altra permise di ritrovare edifici e addirittura materiali organici in un perfetto stato di conservazione, come congelati. Torre Annunziata, i cui scavi iniziarono nel XX secolo, infine custodisce nel suo sottosuolo le ville di Oplontis, altro antico centro residenziale dove si trovavano le dimore estive di funzionari e dignitari, edifici riccamente arredati e decorati, di cui una Villa in particolare è splendido esempio: costruita nella metà del I secolo a.C. viene attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell’Imperatore Nerone. L’architettura conserva i caratteri fondamentali della tradizione romana unita ad elementi di gusto ellenistico mentre all’interno le pareti sono un trionfo di pitture parietali arricchite con sapienti giochi prospettici e con tracce d’ombreggiature. Domenica andammo a Pompei. Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile trovare qualcosa di più interessante... Trovammo lì una simpatica e allegra comitiva di napoletani, gente molto schietta e di umor lieto. Pranzammo a Torre Annunziata, con la tavola disposta proprio in riva al mare. [...] A me basta che quell’immagine rimanga nel mio spirito, e tornerò volentieri, quando sarà il momento, nel mio montuoso paese.” J.W. GOETHE, Viaggio in Italia

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Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Les aires archéologiques de Pompéi, Herculanum et Torre Annunziata 1997. Les restes impressionnantes des villes de Pompéi et d’Herculanum et les villas qui y sont associés, ensevelis par l’éruption du Vésuve en 79 av. J.-C., fournissent une image complète et vive de la société et de la vie quotidienne à un moment donné du passé, sans parallèle nulle part ailleurs dans le monde.

Lors de son éruption du 24 août 79 av. J.-C., le Vésuve ensevelit les deux villes florissantes de Pompéi et d’Herculanum, ainsi que les nombreuses villas de la zone. Celles-ci ont été progressivement fouillées et rendues accessibles au public depuis le milieu du XVIIIe siècle. La vaste étendue de la ville commerciale de Pompéi contraste avec les restes plus petits mais mieux préservés du lieu de villégiature d’Herculanum, tandis que les magnifiques peintures murales de la Villa Oplontis de Torre Annunziata donnent une impression vivante du style de vie opulent des citoyens les plus riches du début de l’Empire romain.

The Archaeological areas of Pompei, Herculaneum and Torre Annunziata 1997. The impressive remains of the towns of Pompei and Herculaneum and their associated villas, buried by the eruption of Vesuvius in AD 79, provide a complete and vivid picture of society and daily life at a specific moment in the past that is without parallel anywhere in the world.

When Vesuvius erupted on 24 August A.D. 79, it engulfed the two flourishing Roman towns of Pompeii and Herculaneum, as well as the many wealthy villas in the area. These have been progressively excavated and made accessible to the public since the mid-18th century. The vast expanse of the commercial town of Pompeii contrasts with the smaller but better-preserved remains of the holiday resort of Herculaneum, while the superb wall paintings of the Villa Oplontis at Torre Annunziata give a vivid impression of the opulent lifestyle enjoyed by the wealthier citizens of the Early Roman Empire. Coordinate geografiche Pompei: 40°45’03”N / 14°29’13”E Coordinate geografiche Ercolano: 40°48’21”N / 14°20’49”E Coordinate geografiche Torre Annunziata: 40°45’25”N / 14°27’09”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Napoli: circa 50 km direzione NO. Reggia di Caserta e il Complesso di San Leucio: circa 50 km direzione NE. Costiera Amalfitana: circa 50 km direzione S. Parco Nazionale del Cilento, Paestum e Velia: circa 80 km direzione SE.

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Matera

Matera

I Sassi Portano una testimonianza unica di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato. Costituiscono un eccezionale esempio di un tipo di complesso architettonico, tecnologico e paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. Sono un eccezionale esempio di insediamento umano e di occupazione del territorio tradizionali, rappresentativi di una cultura (o più culture) messa in pericolo da mutamenti irreversibili. Iscrizione: 1993

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Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche. Ma quando uscii dalla stazione, un edificio moderno e piuttosto lussuoso, e mi guardai attorno, cercai invano con gli occhi la città. La città non c’era. Allontanatomi ancora un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. CARLO LEVI, Cristo si è fermato a Eboli

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’insediamento umano nel territorio di Matera è antichissimo: gli archeologi hanno rinvenuto, nelle due gravine attorno al contrafforte roccioso su cui poi venne edificata la città, numerosi reperti che hanno aiutato a circoscrivere gli insediamenti delle prime comunità preistoriche, che affondano le proprie radici nel neolitico e nell’età del bronzo e all’interno dei quali è possibile individuare i primi embrioni di jazzi, abitacoli originari scavati nella roccia e aperti su una comune corte centrale, con una struttura del tutto simile a quella che avrebbe assunto l’edilizia domestica materana dei secoli successivi. Nel VI sec. Matera fu invasa dai Goti prima e successivamente dai Longobardi che si fronteggiarono per più secoli con i Bizantini. Per effetto delle numerose invasioni, in soli 130 anni, dall’867 al 994 fu distrutta e ricostruita tre volte. Con la caduta dell’Impero romano vi fu un progressivo allontanamento dalle zone costiere per motivi di sicurezza e progressivamente l’entroterra ricominciò a ripopolarsi, spesso anche in misura eccessiva. Il nucleo originario della città era ed è tuttora costituito dalla Civita ai cui lati, nelle due conche carsiche, si sono sviluppati nel corso dei secoli gli stupefacenti Sassi. Dal X sec. infatti sulle due gravine a fianco del nucleo urbano, gruppi di pastori incominciarono ad insediarsi e a ricavare nella morbida roccia delle abitazioni rustiche e sempre più numerose, gli jazzi appunto, la cui organizzazione si rifaceva a quella già presente nel periodo preistorico. Questi agglomerati, all’interno dei quali gli edifici si sovrapponevano divenendo uno il pavimento o il soffitto o la strada o il cortile dell’altro, divennero talmente complessi da determinare un’occupazione totale dei pendii e dando vita in tal modo ad una delle strutture urbane organizzate più incredibili e complesse mai create al mondo. Nascono e si sviluppano il Sasso Barisano girato a Nord Ovest e il Sasso Caveoso che guarda a Sud, il cui complesso è rimasto sostanzialmente invariato sino ad oggi: un labirinto di cunicoli, passaggi, muri, tetti, grotte, luoghi di culto ed edifici vari dona all’insieme una magia le cui suggestioni riportano addietro di migliaia di anni. Le circa 115 chiese presenti nella città vennero costruite tra il X e il XV secolo e sono spesso ornate da pitture murali che testimoniano nella forma e nell’espressività il forte rapporto dialogico con l’ambiente greco-bizantino, tuttavia impregnato di sapori locali. Nei secoli XII e XIII Matera passò sotto il controllo degli Angioini e si espanse sempre più verso l’alto, passando attraverso l’elaborazione del gotico e del romanico. La città venne successivamente governata dalle più importanti famiglie di feudatari meridionali: gli Orsini del Balzoi e tanti altri con i Sanseverino su tutti per poi passare sotto l’influenza degli Aragonesi. Nei secoli XV e XVI ci fu un notevole afflusso di albanesi, di serbo-croati (i cosiddetti “Schiavoni”) costretti ad emigrare sotto la pressione delle invasioni turche. Venduta e riscattatasi più volte, Matera fu scelta nel 1663 come sede della Regia Udienza di Basilicata, di cui rimase capitale fino al 1806. La città ha poi seguito le vicende storiche dell’Italia meridionale fino all’unità d’Italia, ma sulle colline tufacee dell’impervio cuore della Basilicata troviamo ancora oggi un capolavoro assoluto dell’ingegno e della capacità di adattamento di un’umanità indaffarata a sopravvivere alle difficoltà naturali e ad una storia non sempre clemente che ha srotolato copiosamente le proprie lunghe braccia sulla Murgia materana: gli elementi caratterizzanti l’anima generatrice dei Sassi sono tuttavia sopravvissuti rimanendo sempre coerenti con la propria continuità di fondo.

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Matera

Matera

Les Sassi de Matera 1993. Il s’agit d’un témoignage unique (ou, pour le moins, exceptionnel) sur une tradition culturelle ou une civilisation, existante ou du passé. Il s’agit d’un exemple exceptionnel d’un type de construction ou d’ensemble architectural, technologique ou paysager, qui témoigne d’étapes importantes dans l’histoire de l’humanité. C’est un exemple exceptionnel d’un établissement humain traditionnel ou d’une occupation du sol représentant une culture (ou plusieurs cultures), notamment quand elle est mise en danger par des changements irréversibles.

Il s’agit de l’exemple le plus exceptionnel et le mieux conservé d’établissement troglodyte dans la région méditerranéenne, parfaitement adapté au terrain et à l’écosystème. La première zone habitée date du Paléolithique, tandis que les établissements postérieurs illustrent un grand nombre d’étapes de l’histoire humaine. Matera est dans la région méridionale de la Basilicate.

The Sassi of Matera 1993. Bears unique (or at least extraordinary) testimony to a cultural tradition or civilisation, either currently existing or from the past. It is an extraordinary example of a type of building or architectural, technological, or landscaping ensemble which bears witness to important stages in the history of mankind. It is an extraordinary example of traditional human settlement or occupation of land representing a culture (or several cultures), especially when placed in jeopardy by irreversible changes.

This is the most outstanding, intact example of a troglodyte settlement in the Mediterranean region, perfectly adapted to its terrain and ecosystem. The first inhabited zone dates from the Palaeolithic, while later settlements illustrate a number of significant stages in human history. Matera is in the southern region of Basilicata.

Coordinate geografiche: 40°40’07”N / 16°36’21”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Trulli di Alberobello: circa 70 km direzione E. Castel del Monte: circa 80 km direzione N. Parco Nazionale del Cilento, Paestum e Velia: circa 200 km direzione O. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 250 km direzione O.

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Amalfi

Amalfi

La Costiera Amalfitana È un eccezionale esempio di paesaggio mediterraneo, con uno scenario di grandissimo valore culturale e naturale dovuto alle sue caratteristiche spettacolari ed alla sua evoluzione storica.

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a Costiera Amalfitana, in bilico sul mar Tirreno per 42 vertiginosi chilometri incisi nelle pendici salernitane dei Monti Lattari, nelle giornate più terse, la si può abbracciare con lo sguardo da Vietri a Praiano e Positano, le cui acque sono contrassegnate dall’isolotto Li Galli o delle Sirene, dimora delle leggendarie fanciulle omeriche che con la dolcezza del loro canto ammaliavano i naviganti. Ai tempi della Repubblica fondata nell’839, il territorio amalfitano andava da Cetara ai rilievi montuosi di Scala, Tramonti e Agerola, dal territorio stabiano con Lettere, Pimonte e Gragnano fino all’isola di Capri. I suoi confini erano presidiati da castelli e fortificazioni i cui resti sono visibili in prossimità dei centri abitati, a mezza altezza fra il mare e i crinali dei monti. Lungo la costa, una serie di torri di avvistamento ricordano le incursioni dei corsari turchi. Oggi l’area compresa nel sito Unesco tocca dodici comuni, in un territorio le cui straordinarie peculiarità paesaggistiche e ambientali fanno da sfondo a testimonianze storico - artistiche che ne rappresentano l’identità delle origini: dalle ville romane di Minori e Positano del I secolo d.C. all’architettura pubblica e privata medievale, dai preziosi manufatti di oreficeria e artigianato custoditi dentro chiese e musei, alle meraviglie naturalistiche della Valle dei Mulini. Con le sue cupole maiolicate, insegna di un artigianato ceramico famoso nel mondo, Vietri sul Mare apre (o chiude, per chi venga da Sorrento) la teoria dei paesi che compongono il territorio della Costiera. In età rinascimentale, lo scrittore e naturalista Giambattista Della Porta paragonava lo splendore dei mitici orti Esperidi ai giardini di limoni della Costa d’Amalfi. Ancora oggi, quelle coltivazioni a terrazzamenti, che nel corso dei secoli la mano dell’uomo ha strappato alla roccia, catturano lo sguardo del visitatore: gradinate di orti e giardini intagliati nei fianchi della montagna, punteggiati per tutto l’anno dall’oro dei limoni che bucano il verde cupo del fogliame per fondersi nel turchino, l’indaco, lo smeraldo di un mare dai colori sempre mutevoli. Dietro ogni curva, il panorama svela i suoi incanti. Sospesa fra cielo e mare, Ravello respira atmosfere d’altri tempi: con i tesori d’arte delle sue chiese millenarie, le visioni d’infinito di Villa Cimbrone, la magia di villa Rufolo, già ammirata da Boccaccio, che la celebrò nel Decameron. Nella minuscola Atrani, incassata nella valle del Dragone, si svolgeva la cerimonia di investitura dei dogi amalfitani, mentre sulla strada che da Amalfi si arrampica verso i paesaggi incomparabili di Furore, “paese dipinto”, il borgo di Conca dei Marini è riconoscibile dalle volte a botte della bianca costruzione seicentesca adagiata su uno sperone di roccia. Infine Amalfi. Alla celebrità del suo Duomo, che fa da quinta al teatro della piazza, si contrappone l’”altra” città, araba nella segretezza dei suoi vicoli, androni e porticati biancheggianti di calce. Un’architettura fantastica di loggette e scalinatelle che si intersecano in un gioco di geometrie azzardate, intrecci di costruzioni che sembrano mantenersi sospese per caso, e che fecero dire a Le Corbusier in visita alla Costiera Amalfitana: “Non è possibile, ma esiste”.

Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia. Nella quale, assai presso a Salerno, è una costa sopra ‘l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di piccole città, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatanzia, sì come alcuni altri. GIOVANNI BOCCACCIO, Decamerone

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Amalfi

Amalfi

Côte d’Amalfi 1997. Il s’agit d’un exemple exceptionnel de paysage méditerranéen, avec des valeurs esthétiques culturelles et naturelles hors du commun, résultant de sa topographie grandiose et de son évolution historique.

La Côte d’Amalfi est une zone d’une grande beauté physique et d’une grande diversité naturelle. Elle est intensément peuplée par des communautés humaines depuis le Haut Moyen Age. Il existe un certain nombre de villes telles qu’Amalfi et Ravello, avec des oeuvres architecturales et artistiques de grande importance. Les zones rurales montrent la capacité des habitants à adapter leur utilisation de la terre à la nature du sol, qui va de vignes et de potagers en terrasses sur les pentes les plus basses aux pâturages des hauteurs.

Amalfi Coast 1997. It is an outstanding example of a Mediterranean landscape, with exceptional cultural and natural scenic values resulting from its dramatic topography and historical evolution.

The Amalfi coast is an area of great physical beauty and natural diversity. It has been intensively settled by human communities since the early Middle Ages. There are a number of towns such as Amalfi and Ravello with architectural and artistic works of great significance. The rural areas show the versatility of the inhabitants in adapting their use of the land to the diverse nature of the terrain, which ranges from terraced vineyards and orchards on the lower slopes to wide upland pastures.

Coordinate geografiche : 40°38’00”N / 14°36’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 50 km direzione NO. Centro storico di Napoli: circa 70 km direzione NO. Reggia di Caserta e Complesso di San Leucio: circa 70 km direzione N. Parco Nazionale del Cilento, Paestum e Velia: circa 80 km direzione S.

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Cilento

Cilento

Il Parco Nazionale e il Vallo di Diano, Paestum, Velia e la Certosa di Padula Durante la preistoria e il Medio Evo la regione del Cilento è stata il principale passaggio per le comunicazioni culturali, politiche e commerciali in un modo particolare, cioè attraverso le catene montuose che corrono da est ad ovest creando così un panorama culturale di notevole significato e qualità. In due momenti chiave dello sviluppo della società umana del Mediterraneo, la zona del Cilento ha costituito l’unico modo esistente di comunicazione tra l’Adriatico e il Tirreno nella regione del Mediterraneo centrale, e ciò è chiaramente illustrato da quello che resta oggi del paesaggio culturale. Iscrizione: 1998

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I Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è oggi un paesaggio vivente che mantiene un ruolo attivo nella società contemporanea ma conserva i caratteri tradizionali che lo hanno generato: l’organizzazione del territorio, la trama dei percorsi, la struttura delle coltivazioni e il sistema degli insediamenti. È il magnifico risultato dell’opera combinata della natura e dell’uomo. Situato sulla costa al centro del mare Mediterraneo, ne è sintesi perfetta nella convivenza tra natura e cultura, luogo di scambio e di contaminazione. L’eccezionale biodiversità degli habitat naturali è stata ed è tuttora tutelata paradossalmente dalla presenza dell’uomo poiché il patrimonio di beni archeologici, dai ripari sottoroccia abitati sin dal Paleolitico fino agli stupefacenti insediamenti di Paestum e Velia, dalle inurbazioni medievali del paesaggio fino all’immenso capolavoro barocco della Certosa di Padula, con il suo Chiostro, la biblioteca, le oltre 300 stanze e i suoi capolavori, testimonia come nel Cilento la civilizzazione abbia da sempre individuato nella natura, nelle sue specificità morfologiche, climatiche, botaniche ed ambientali un valore aggiunto nelle cui pieghe dar vita all’evoluzione dei valori più elevati della cultura e dello spirito. Il Parco rientra di diritto, infatti, nella categoria dei paesaggi evolutivi risultato di esigenze storiche, sociali, economiche, artistiche e spirituali e raggiunge la sua forma attuale in associazione e risposta alla sollecitazioni del mondo naturale. Il Cilento realizza l’incontro tra mare e montagna, Atlantico e Oriente, culture nordiche e africane, fonde popoli e civiltà e ne conserva le tracce evidenti nei suoi caratteri distintivi: l’archeologia, la natura, le tradizioni. È infatti il Parco mediterraneo per eccellenza, grazie alla specifica tipologia ambientale che lo contraddistingue, uno stupore di macchia mediterranea, ulivi, lecci e pinete, ma anche grazie alla presenza massiccia di vestigia ammirevoli di tutte le civiltà che su questo mare si sono affacciate, in un lungo percorso storico-naturale. Due grandi esempi ne sono conferma: Paestum e Velia. Imponente centro di origine greca, la prima rappresenta uno dei più alti esempi di stile dorico mai ritrovati: il tempio di Hera con le sue decorazioni, il tempio di Cerere o quello di Nettuno il Foro, le mura e la struttura urbana sostanzialmente ancora intatta si pongono come straordinaria memoria della civiltà greca in Italia. Fondata da coloni Focei attorno al VI secolo a.C. la seconda, essa divenne rapidamente un importante centro commerciale e culturale le cui articolazioni urbanistiche sono giunte intatte fino a noi, compresa la meravigliosa Porta Rosa. La scuola fi losofica eleatica nacque inoltre in questa cittadina la quale diede i natali anche ai suoi esponenti più illustri, Parmenide e Zenone.

Il 10 agosto di ogni anno presso la Corte Esterna della Certosa di San Lorenzo in Padula viene celebrata la “Frittata di Mille Uova”. La celebrazione prende spunto da un episodio apparentemente avvenuto nel 1535, riportato in seguito da diversi studiosi (Gatta, Rossetti): Carlo V di Spagna, al ritorno dalla vittoriosa battaglia di Tunisi contro i Barbareschi, si fermò presso il monastero certosino con tutto il suo esercito e i monaci cenobiti prepararono per l’illustre ospite una “pantagruelica imbandigione” e una delle portate si narra fosse appunto una enorme frittata ottenuta con ben mille uova.

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Cilento

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Le Parc national du Cilento, Vallo di Diano, Paestum, Velia et la Chartreuse de Padula 1998. Pendant la préhistoire et au Moyen Age, la région du Cilento était une voie importante de communication culturelle, politique et commerciale, utilisant les crêtes des chaînes de montagne disposées d’est en ouest et créant de la sorte un paysage culturel d’une grande importance et d’une grande qualité. Dans deux épisodes cruciaux du développement des sociétés humaines dans la région méditerranéenne, la zone de Cilento fournit les seuls moyens de communication viables entre la mer Adriatique et la mer Tyrrhénienne, en Méditerranée centrale, et cela est très bien illustré par le paysage culturel restant actuellement.

Le site consiste en deux éléments séparés, contenant des vestiges exceptionnels remontant à l’époque grecque et romaine. La Nécropole de Pantalica contient plus de 5000 tombes creusées dans la roche à proximité de carrières de pierre à ciel ouvert, la plupart datant du XIII au VIIe siècles av. J.-C. Il reste également dans cette zone des vestiges de l’époque byzantine, en particulier les fondations de l’Anaktoron (Palais du Prince). L’autre partie de la propriété, l’ancienne Syracuse, comprend le noyau de fondation de la cité comme Ortygia par des Grecs venus de Corinthe au VIIIe siècle av. J.-C. Le site de la ville, que Cicéron décrit comme “la plus grande ville grecque et la plus belle de toutes”, conserve des vestiges tels que le temple d’Athéna (Ve siècle av. J.-C., plus tard transformée en cathédrale), un théâtre grec, un amphithéâtre romain, un fort et plus encore. Beaucoup d’entre eux témoignent de l’histoire troublée de la Sicile, des Byzantins aux Bourbons, avec, entre temps, les Arabes, les Normands, Frédéric II (Hohenstaufen, 1197 à 1250), les Aragon et le Royaume des Deux-Siciles. La ville historique de Syracuse offre un témoignage unique sur la civilisation méditerranéenne de plus de trois millénaires.

National Park of Cilento, Vallo di Diano, Paestum, Velia and the Charterhouse 1998. During the prehistoric period, and in the Middle Ages, the Cilento region served as a key route for cultural, political, and commercial communications in a exceptional manner, utilizing the crests of the mountain chains running east-west and thereby creating a cultural landscape of outstanding significance and quality. In two key episodes in the development of human societes in the Mediterranean region, the Cilento area provided the only viable means of communication between the Adriatic and the Tyrrhenian seas, in the central Mediterranean region, and this is vividly illustred by the relict cultural landscape of today.

The site consists of two separate elements, containing outstanding vestiges dating back to Greek and Roman times: The Necropolis of Pantalica contains over 5,000 tombs cut into the rock near open stone quarries, most of them dating from the 13th to 7th century B.C. Vestiges of the Byzantine era also remain in the area, notably the foundations of the Anaktoron (Prince’s Palace). The other part of the property, Ancient Syracuse, includes the nucleus of the city’s foundation as Ortygia by Greeks from Corinth in the 8th century B.C. The site of the city, which Cicero described as “the greatest Greek city and the most beautiful of all”, retains vestiges such as the Temple of Athena (5th century B.C., later transformed to serve as a cathedral), a Greek theatre, a Roman amphitheatre, a fort and more. Many remains bear witness to the troubled history of Sicily, from the Byzantines to the Bourbons, with, in between, the Arabo-Muslims, the Normans, Frederick II (Hohenstaufen, 1197 to 1250 A.D.), the Aragons and the Kingdom of the Two Sicilies. Historic Syracuse offers a unique testimony to the development of Mediterranean civilization over three millennia.

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Coordinate geografiche Paestum: 40°24’25”N / 15°00’06”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Costiera Amalfitana: circa 80 km direzione N. Centro Storico di Napoli: circa 100 km direzione NO. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata: circa 80 km direzione NO. Reggia di Caserta e Complesso di San Leucio: circa 140 km direzione NE.

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Barumini

Il Villaggio Nuragico Su Nuraxi

Barumini

La civiltà nuragica svolse un ruolo importante nella diff usione della cultura micenea ed in seguito di quella fenicia, anche se alcune sue peculiarità rimangono avvolte dal mistero. I Nuraghi della Sardegna – e Su Nuraxi ne è l’esempio più rappresentativo – costituiscono un’eccezionale risposta alle specifiche condizioni geografiche, sociali e politiche esistenti sull’isola in epoca preistorica. Evidenziano inoltre l’immaginazione innovatrice delle primitive popolazioni sarde in merito all’impiego di materiali e tecniche a disposizione di una comunità insulare preistorica. Iscrizione: 1997

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ccezionali monumenti, queste costruzioni a mezza strada tra l’edilizia difensiva e quella civile, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri a testimonianza di una cultura millenaria collegata alle civiltà megalitiche del bacino del Mediterraneo. Per lungo tempo i resti di questi villaggi nuragici sono rimasti ammassi di pietre sulle cime di una collina naturale, saccheggiati nei secoli dagli abitanti del luogo per ricavare materiale da costruzione. Poi finalmente si iniziò a comprendere come i nuraghi fossero invece la massima espressione architettonica e simbolica dell’antica e moderna civiltà della Sardegna. E si cominciò a scavare fino alla scoperta più sensazionale, quella di Barumini, tra il 1951 e il 1956. Gli scavi portarono alla luce qualcosa fortemente articolato: un insediamento sociale raccolto intorno a una complesso difensivo centrale, un vero villaggio. I nuraghi in genere si conformavano come torri solitarie a due piani a forma di tronco di cono, realizzate con pietre di notevoli dimensioni, disposte in cerchi concentrici sovrapposti che si stringono sempre maggiormente verso la sommità (tholos, copertura ogivale). La principale caratteristica del complesso di Su Nuraxi, invece, è lo sviluppo attorno alla sua imponente torre centrale che sembra risalire al secondo millennio prima di Cristo, costruita a secco, cioè senza l’utilizzo di malta a saldare, che in origine doveva svettare per più di 18 metri di altezza. Al suo interno vi sono tre sale, ognuna situata su un livello differente e unite da una scala a spirale. Le quattro torri laterali sono collegate da un massiccio muro di pietra, cui in un periodo successivo fu aggiunto un secondo recinto che circondava le case nate nel frattempo, semplici strutture in pietra, la maggior parte delle quali di dimensioni modeste e formate da un’unica stanza. Con un’eccezione: una, più spaziosa delle altre, i cui muri interni sono dotati di una panchina in pietra, era probabilmente una sala consiliare, il luogo deputato alla gestione sociale del villaggio. Nella fase più evoluta il nuraghe si trasforma in un villaggio gerarchicamente organizzato e fortificato, abitato da soldati e artigiani, al cui centro si trova la residenza del capotribù o principe, che off re protezione al borgo limitrofo e ne ospita abitanti e animali nei momenti critici. Queste le ipotesi più accreditate: il periodo preciso della costruzione dei nuraghi è sempre stato tema di ampio dibattito tra gli archeologi, così come le origini delle tante popolazioni che li abitarono e molte delle loro funzioni, avvolte dal mistero al pari degli insediamenti nord europei di dolmen e menhir, anche perché i dati ottenuti con la datazione al carbonio 14 e con il metodo della stratigrafia non sempre coincidono, ma le prime strutture vengono fatte risalire indicativamente alla media e tarda Età del Bronzo, tra il 1700 e 800 a.C. Nel corso del VII secolo a.C. Su Nuraxi fu distrutto dai Cartaginesi e il suo sistema difensivo praticamente devastato, ma rimase abitato fino al III secolo d.C. Su Nuraxi di Barumini è oggi l’esempio più completo e meglio conservato di nuraghe.

La radice Nur della parola nuraghe, secondo i ricercatori, è di origine molto primitiva e sta a significare un cumulo cavo formato da grossi blocchi di pietre nelle antiche lingue dell’isola.

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Barumini

Barumini

Su Nuraxi de Barumini 1997. Les nuraghis sardes sont des monuments archéologiques exceptionnels qui témoignent d’une ancienne culture de la civilisation mégalithique du bassin méditerranéen. La civilisation nuragique a joué un rôle fondamental dans la diff usion de la culture mycénienne et de la culture phénicienne qui l’ont suivie. Bien que certains éléments de leur histoire demeurent enveloppés de mystère, cela n’est pas surprenant car leur culture est dans une certaine mesure étrangère à ce que l’on considère comme la culture grecque classique. Les nuraghis de Sardaigne, dont Su Nuraxi est l’exemple prééminent, représentent une réponse exceptionnelle aux conditions politiques et sociales qui existaient à l’intérieur de la communauté insulaire préhistorique. En plus de montrer l’imagination considérable du peuple sarde primitif, les nuraghis représentent également un usage imaginatif et innovateur des matériaux et des techniques disponibles pour une communauté insulaire préhistorique.

A la fin du deuxième millénaire avant Jésus-Christ, à l’âge de bronze, un type spécial de structure défensive connu sous le nom de nuraghi (dont il n’existe aucun autre exemple au monde) se développa dans l’île de Sardaigne. Le complexe consiste en tours défensives circulaires tronconiques en pierre de taille, avec des chambres intérieures voûtées à encorbellement. Le complexe de Barumini, qui fut étendu et renforcé dans la première moitié du premier millénaire sous la pression carthaginoise, est l’exemple le meilleur et le plus complet de cette forme remarquable d’architecture préhistorique.

Su Nuraxi of Barumini 1997. Sardinian nuraghi are outstanding archaeological monuments that bear witness to an ancient culture from the Megalithic civilisation of the Mediterranean basin. The Nuragic civilisation played a fundamental role in spreading both the Mycenaean and the Phoenician culture that followed it. Although some elements of their history remain shrouded in mystery, it is not surprising as their culture is somewhat foreign to what is considered classical Greek culture. The nuraghi of Sardinia, of which Su Nuraxi is the pre-eminent example, represent an exceptional response to political and social conditions that existed within a prehistoric island community. Apart from showing the considerable imagination of the primitive Sardinian people, the nuraghi also demonstrate an imaginative and innovative use of the materials and techniques available to a prehistoric island community.

During the late 2nd millennium B.C. in the Bronze Age, a special type of defensive structure known as nuraghi (for which no parallel exists anywhere else in the world) developed on the island of Sardinia. The complex consists of circular defensive towers in the form of truncated cones built of dressed stone, with corbel-vaulted internal chambers. The complex at Barumini, which was extended and reinforced in the first half of the 1st millennium under Carthaginian pressure, is the finest and most complete example of this remarkable form of prehistoric architecture. Coordinate geografiche: 39°42’21”N / 8°59’25”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

La tipologia insulare della Sardegna rende complicato il suggerimento di itinerari percorribili. Si segnalano comunque: Centro Storico di Roma e Città del Vaticano: direzione E. Centro Storico di Napoli: direzione SE. Isole Eolie: direzione S. Portovenere e le Cinque Terre: direzione N.

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Isole Eolie

Isole Eolie

Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea La morfologia delle isole vulcaniche rappresenta un modello storico nell’evoluzione degli studi della vulcanologia mondiale. Iscrizione: 2000

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Nord-Est della Sicilia c’è un angolo di paradiso, dove il mistero della natura si riflette per sette volte nelle acque di un mare purissimo. Osservarlo regala la sensazione di ammirare qualcosa che appartiene all’inizio del mondo: Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea, le isole dell’arcipelago delle Eolie emergono dall’acqua come sette immense schegge di terra lavica rappresa, prima esplose poi ancorate agli abissi del Mediterraneo. Una meraviglia della natura esaltata e immortalata da scrittori, pittori e da grandi viaggiatori del passato che ne hanno descritte le sfumature e le grandiosità in toni fantasiosi ed evocativi. La formazione delle sette isole è iniziata oltre 700.000 anni fa, e ad essa hanno contribuito gli innalzamenti del fondo marino dell’età quaternaria; ancora oggi, ed è la motivazione per cui l’UNESCO ne ha riconosciuto il valore universale, le Eolie rappresentano per gli studiosi un autentico libro aperto, un vitale laboratorio geologico dove l’evoluzione del nostro pianeta si può studiare in diretta. Studiate fin dal XVIII secolo hanno permesso, grazie alla presenza di due importanti tipologie differenti di vulcani, di sistematizzare la fenomenologia scientifica specialistica: le definizioni vulcanico (colate brevi di lava vischiosa a rapido raff reddamento) e stromboliano (lava semifluida, raff reddata solo in superficie, che determina lunghe colate) prendono origine proprio dalle due isole eoliane e hanno valore per tutti i vulcani del mondo. Il suolo vulcanico è fertilissimo e tutte le isole un tempo erano ricoperte da boschi di leccio e quercia e da una macchia mediterranea impenetrabile che l’uomo, soprattutto negli ultimi due secoli, ha in gran parte sostituito con coltivazioni agricole, spesso delimitandole con i tipici muretti a secco e terrazzamenti costruiti interamente a mano. La lava creatrice delle sette isole sarebbe risultata indispensabile anche per le architetture essenziali delle più antiche case eoliane: le fondamenta erano in blocchi di lava, le pareti in pietra pomice, e la pavimentazione delle terrazze in tufo. Teatro di dominazioni e occupazioni (anche per via del mercato dell’ossidiana), dai Greci ai Romani ai Normanni, le Eolie sono anche, proprio in virtù della presenza dei Vulcani, una sorta di parco archeologico in perenne evoluzione: la cenere, le lave e il materiale eruttato in genere, preservano perfettamente le antiche vestigia delle civiltà che nel corso dei millenni hanno abitato questo magnifico arcipelago e le restituiscono perfettamente conservate, come nel caso delle necropoli greche e romane contenenti documenti e reperti intatti fondamentali per ricostruire frammenti dispersi di storia.

Le Isole Eolie sono sempre state celebrate nella cultura e hanno da sempre ospitato viaggiatori, pittori, poeti, scrittori. Ma è con il cinema che trovano nuova vita e molti sono i capolavori che esaltano le scenografie. Per citarne solamente alcuni: Vulcano di William Dieterle con Anna Magnani e Stromboli di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman, capolavori del Neorealismo, Kaos dei fratelli Taviani, Caro Diario di Nanni Moretti e Il postino di e con Massimo Troisi.

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Isole Eolie

Isole Eolie

Iles Éoliennes 2000. Vous pouvez découvrir les caractéristiques géologiques et vulcanologiques en même temps que sept milles années d’histoire.

Les Iles Eoliennes fournissent un exemple exceptionnel de création et de destruction d’îles d’origine volcanique et des phénomènes volcaniques permanents. Etudiées depuis le XVIIIe siècle, les îles ont fourni à la vulcanologie les exemples de deux types d’éruption (vulcanienne et strombolienne) et occupent donc une place importante dans la formation des géologues depuis plus de 200 ans. Le site continue d’enrichir le domaine de la vulcanologie.

Eolie Islands 2000. You can discover the geological and vulcanological features along with seven thousand years of history.

The Aeolian Islands provide an outstanding record of volcanic island-building and destruction, and ongoing volcanic phenomena. Studied since at least the 18th century, the islands have provided the science of vulcanology with examples of two types of eruption (Vulcanian and Strombolian) and thus have featured prominently in the education of geologists for more than 200 years. The site continues to enrich the field of vulcanology.

Coordinate geografiche Lipari: 38°29’16”N / 14°56’44”

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Val di Noto: circa 220 km (terra-acqua) direzione S. Villa Romana del Casale a Piazza Armerina: circa 220 km (terra-acqua) direzione SO. Valle dei Templi di Agrigento: circa 290 km (terra-acqua) direzione SO. Centro Storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica: circa 230 km direzione SE.

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Piazza Armerina

Piazza Armerina

La Villa Romana del Casale È un sublime esempio di lussuosa villa romana, che illustra graficamente la prevalenza delle strutture sociali ed economiche del suo tempo. I mosaici che la decorano sono eccezionali per la loro qualità artistica e la novità dell’ampiezza. Iscrizione: 1997

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li scavi che portarono alla luce la meravigliosa struttura della Villa Romana vennero effettuati attorno al 1950, sebbene già nel 1761 il pittore Jean Houel, durante il suo viaggio in Sicilia, ne facesse già accenno definendo i primi ritrovamenti “rovine di Gela vicino Piazza”. La costruzione della attuale Villa, impressionante per sfarzo e volumetrie e per questo certamente commissionata da un alto funzionario dell’Impero (forse Massimiano Erculeo, uno dei tetrarchi), è databile attorno al 320-350 d.C. e molto probabilmente andò a sovrapporsi ad un precedente insediamento rustico risalente al I secolo abbandonato nel primo decennio del IV secolo per via di un terremoto. La nuova domus, dalle spiccate doti monumentali, ha evidenti connotati da abitazione privata, ma presenta parti destinate a funzioni pubbliche, il che avvallerebbe ulteriormente l’ipotesi dell’alto dignitario imperiale. La sua struttura distributiva, costituita da circa cinquanta ambienti interni, si articola attorno al peristilio e alla sua grande fontana, a monte dei quali si trovano la basilica e due appartamenti privati. A fianco, e preceduto da un portico di forma ellittica, si trova un triclinio monumentale triabsidato mentre lungo i suoi fianchi sono presenti altri appartamenti e le sale delle dietae estiva ed invernale. Un ingresso monumentale introduce alla pars rustica della domus ed alle thermae, complete di frigidarium, tepidarium, calidarium piscina e palestra. All’esterno sono stati rinvenuti due acquedotti usati per l’approvvigionamento delle fontane, dei servizi e del quartiere termale. Tutto il complesso architettonico della Villa è costruito su terrazze digradanti per permettere una perfetta e agevole dislocazione degli ambienti. Gli interni presentano una ricchezza decorativa pavimentale e parietale senza pari divenendo il massimo esempio a noi giunto dell’arte romana del Mosaico. Circa 3500 metri quadri di superficie sono ricoperti da mosaici in perfetto stato, presumibilmente eseguiti, considerando figure e tecniche utilizzate, da maestri africani. Nello specifico è possibile dividere lo spettacolare svolgersi di queste scene in due fi loni stilistici e narrativi riconducibili probabilmente a due esecutori differenti: il primo, più classico, si dedicò principalmente alla rappresentazione di scene epiche e legate alla mitologia, mentre il secondo posò il suo sguardo sulla vita quotidiana e domestica e sulla riproduzione fedele di animali e piante. Gli esempi di mirabile leggerezza e maestria sono innumerevoli, ma su tutti spicca la Grande Caccia raffigurante, con grande efficacia e dovizia di particolari, la cattura di animali feroci destinati ai giochi circensi. La Villa del Casale rappresenta una fondamentale testimonianza per la comprensione della vita e della civiltà romana di cui ci off re, grazie alla perfetta conservazione degli ambienti e delle rappresentazioni musive, un inimitabile aff resco. Al rinvenimento della villa del Casale ho lavorato con i miei assistenti per quasi nove anni [...] Una mattina, giunse un signore distinto ed elegante a bordo di una berlina scura. Era il re Gustavo Adolfo di Svezia. Appassionato di archeologia, appena appreso dell’eccezionale scoperta, decise di venire ad ammirare i mosaci del Casale. Pranzammo con le nostre consorti nel patio della vicina villa Arena, sulla collina che domina il sito archeologico... GINO VINICIO GENTILI, archeologo

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Piazza Armerina

Piazza Armerina

Piazza Armerina, Villa romaine de Casale 1997. C’est l’exemple suprême d’un villa romaine luxueuse, qui illustre parfaitement les structures sociales et économiques dominantes de son époque. Les mosaïques qui la décorent sont exceptionnelles par leur qualité artistique et leur invention ainsi que par leur étendue.

L’exploitation romaine de la campagne est symbolisée par la Villa romaine du Casale, le centre d’un grand domaine sur lequel l’économie rurale de l’Empire d’Occident se fondait. La villa est l’une des plus luxueuses de son genre. Elle est particulièrement remarquable par sa richesse et la qualité des mosaïques qui décorent presque chaque pièce ; ce sont les plus belles mosaïques in situ de tout l’Empire romain.

Piazza Armerina, Roman Villa of Casale 1997. It is the supreme example of a luxury Roman villa, which graphically illustrates the predominant social and economic structure of its age. The mosaics that decorate it are exceptional for their artistic quality and invention as well as their extent.

Roman exploitation of the countryside is symbolized by the Villa Romana del Casale, the centre of the large estate upon which the rural economy of the Western Empire was based. The villa is one of the most luxurious of its kind. It is especially noteworthy for the richness and quality of the mosaics which decorate almost every room; they are the finest mosaics in situ anywhere in the Roman world.

Coordinate geografiche: 37°21’53”N / 14°20’05”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Valle dei Templi di Agrigento: circa 90 km direzione SO. Isole Eolie: circa 220 km (terra-acqua) direzione NE. Val di Noto: circa 150 km direzione SE. Centro Storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica: circa 150 km SE.

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Agrigento

Agrigento

L’ Area Archeologica Fondata nel VI secolo a.C. come colonia greca, Agrigento diventò una delle più importanti città del mondo mediterraneo. La sua supremazia si può ancora scorgere nelle rovine dei meravigliosi templi dorici che dominavano la vecchia città. Aree di scavo all’aperto permettono di fare luce sulle città del tardo periodo ellenico e romano e sulle pratiche di sepoltura dei suoi abitanti dell’epoca paleocristiana. Iscrizione: 1997

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a Valle dei Templi di Agrigento, situata a Sud Est della città attuale, è il sito dell’antica città di Akrágas (Agrigentum per i Romani), la cui storia conosciuta inizia nel 581 a.C. con la fondazione da parte di coloni provenienti da Gela e da Rodi. La sua vita dura oltre mille anni concludendosi, tra il VII e il IX secolo dell’era cristiana, in corrispondenza della caduta dell’Impero romano e delle invasioni barbariche, con l’arroccamento degli abitanti superstiti sulla collina di Girgenti, all’estremità nord-occidentale del sito della città greca: all’arrivo degli arabi nell’827 l’abitato è già contratto sulla collina occidentale, dove oggi sorge la cattedrale di Agrigento, e dove si svilupperà la città moderna. Alla città classica, con i resti delle sue grandiose architetture, che si estendeva tra l’altura della rupe Atenea e la Collina dei Templi, si sostituisce quel grande e singolare patrimonio di arte, storia e natura che oggi è la Valle dei Templi. Questo termine, fino a tempi recenti riferito all’area della città antica, tra la collina dei templi e la rupe Atenea, si estende oggi al territorio circostante interessato dalle necropoli e dai santuari extra-moenia, attraversato dai fiumi Akrágas e Hypsas, fino al mare di San Leone. In essa, le valenze ambientali e naturali, fortemente caratterizzate dall’intervento umano, si fondono mirabilmente con i monumenti archeologici, ora solenni come i templi, ora discreti e suggestivi come le necropoli e i complessi ipogeici. Ma la gran parte della città classica e romana è ancora nascosta sotto la distesa di mandorli ed ulivi secolari. E da quella riserva segreta emergono ancora, di quando in quando, nuove testimonianze della sua vita. La possibilità della visione dal cielo, a metà novecento, ha svelato uno degli aspetti di maggiore interesse della città: l’impianto urbano ippodaneo che interessa tutta l’area che si estende dalla collina meridionale ai piedi della Rupe Atenea. Sei grandi arterie (plateiai) l’attraversano da est ad ovest, intersecate da 30 strade secondarie (stenopoi) in direzione ortogonale. In questo sistema regolare si inseriscono tutti gli edifici della città, compresi il grandioso tempio di Zeus, il ginnasio e il bouleuterion, mentre poderose opere di costruzione, visibili soprattutto nell’area degli edifici pubblici di San Nicola, delimitano i terrazzamenti su cui si sviluppa l’abitato, collegati da rampe e gradinate. Per preservarne intatte le vestigia e la magia, nel 2000 è stato istituito il Parco Archeologico della Valle dei Templi.

[...] Tu giri antica ruota di ribrezzo, tu malinconia che prepari il giorno attenta in ogni tempo, che rovina fai d’angeliche immagini e miracoli, che mare getti nella luce stretta d’un occhio! Il telamone è qui, a due passi dall’Ade (mormorio afoso, immobile), disteso nel giardino di Zeus e sgretola la sua pietra con pazienza di verme dell’aria: è qui, giuntura su giuntura, fra alberi eterni per un solo seme. SALVATORE QUASIMODO, Tempio di Zeus ad Agrigento

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Agrigento

Agrigento

Zone archéologique 1997. Fondé au VIe siècle av. J.-C. comme colonie grecque, Agrigente devint l’une des villes importantes du monde méditerranéen. Vous pouvez découvrir sa suprématie parmi les ruines de beaux temples doriques qui dominent la vieille ville. Les fouilles ouvertes nous éclairent sur la ville à l’époque hellénistique tardive et romaine ainsi que sur les pratiques funéraires proto-chrétiennes.

Colonie grecque fondée au VIe siècle av. J.-C., Agrigente devint l’une des villes principales du monde méditerranéen. Sa suprématie et son orgueil sont attestés par les restes des magnifiques temples doriques qui dominent la ville ancienne, dont une grande partie gît encore intacte sous les champs et les potagers aujourd’hui. Un certain nombre de fouilles nous éclairent sur la ville à l’époque hellénistique tardive et romaine ainsi que sur les pratiques funéraires de ses habitants des débuts du christianisme.

Archaeological area 1997. Founded in 6th b.C. as Greek colony, Agrigento became one of the important towns in Mediterranean world. You can find its supremacy among the ruines of beautiful Doric temples overlooking the old town. Open excavations throw light upon later Hellenic and Roman period and early Christian burial.

Founded as a Greek colony in the 6th century B.C., Agrigento became one of the leading cities in the Mediterranean world. Its supremacy and pride are demonstrated by the remains of the magnificent Doric temples that dominate the ancient town, much of which still lies intact under today’s fields and orchards. Selected excavated areas throw light on the later Hellenistic and Roman town and the burial practices of its early Christian inhabitants.

Coordinate geografiche: 37°17’28”N / 13°35’44”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: circa 90 km direzione NE. Isole Eolie: circa 290 km (terra-acqua) direzione NE. Val di Noto: circa 160 km direzione E. Centro Storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica: circa 200 km direzione SE.

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Val di Noto

Val di Noto

Le Città tardo barocche Queste otto città nella Sicilia sud orientale rappresentano un’eccezionale testimonianza dell’esuberante arte ed architettura tardo barocca e rappresentano il culmine e l’ultimo periodo fiorente dell’arte barocca in Europa. In conseguenza del terremoto del 1693, la quantità e l’eccezionale qualità delle opere d’arte del Val di Noto è testimoniata dall’architettura e dall’arte del tardo Barocco. Le città che compongono questo gruppo caratterizzano il modello di insediamento e la struttura urbanistica della regione. Iscrizione : 2002

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isalendo l’arcaica bellezza del tavolato Ibleo, affacciati sulla valle dell’Asinaro e accompagnati dai tenui colori di mandorli e olivi, ci troviamo all’interno di una delle zone della Sicilia più straordinarie per storia e paesaggio, il Val di Noto (il cui nome maschile deriva da Vallo, la denominazione delle unità amministrative in cui la Sicilia era divisa in epoca arabo-normanna). Un eccezionale susseguirsi di culture, greca, romana, normanna, sveva, aragonese, spagnola ha donato al territorio una stratificazione unica e irripetibile di vestigia e riflessi di una storia che in questa magnifica valle hanno deciso di riverberare con una forza rara e che oggi ci permettono di comprendere in misura ancora maggiore la dimensione dell’opera umana di ricostruzione dopo la tragedia che ne segnò irrimediabilmente l’anima. Nel 1693 un catastrofico terremoto rase letteralmente al suolo intere città, devastando quasi completamente la memoria urbanistica di una vastissima zona. L’odierno volto di quest’area dell’isola è il risultato di quella ricostruzione coraggiosa e certosina, frutto della volontà di rinnovare architetture e ambienti urbani perseguendo ideali di bellezza ed equilibrio: un’utopia realizzata, città pensate e ricostruite come opere d’arte, l’ultimo grande capolavoro di una civiltà, quella allora dominante della illuminata nobiltà e del clero siciliani, che celebrò se stessa nelle mille volute e forme ricavate dalla tenera pietra dorata degli Iblei. I sontuosi ed eleganti palazzi e le chiese dai preziosi interni e dalle stupefacenti facciate intarsiate di meraviglia, le trame urbane complicate e ingegnose, finemente intessute secondo un unico e radicato stile, rendono i centri del Val di Noto un eccezionale esempio di influenza architettonica sul territorio. La cittadina di Noto, insieme ad altri sette Comuni della Sicilia Sud Orientale (Caltagirone, Catania, Militello in Val di Catania, Modica, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) che hanno condiviso la sua storia ed evoluzione, rappresenta una delle massime espressioni al mondo del Tardo Barocco europeo, una stagione felice di fioritura culturale che portò prosperità, cultura e sviluppo in una zona messa in ginocchio dal sisma e da condizioni di vita già molto impegnative. Noto e i centri del Vallo a cui dà il nome, sono oggi un gioiello del barocco, preziosi giardini di pietra, ove ad ogni angolo è dato incontrare edifici nobiliari, capitelli, fregi e chiese, costruiti nella pietra calcarea locale, tenera e compatta, candida e rosata alla luce del tramonto. La città venne costruita come se si trattasse di una scenografia, con giochi di linee e curvature delle facciate, decorazioni delle mensole, riccioli e volute, mascheroni, putti, balconi dai parapetti in ferro battuto e un infinito corredo di preziosi dettagli che la trasformano in un scrigno di preziosa pietra viva: la maestosa Cattedrale, la chiesa di S. Francesco all’Immacolata, il Monastero di SS. Salvatore, il convento di S. Chiara, il Palazzo Ducezio, la Porta Reale e il Palazzo Vescovile, intessuti in una elegante tela urbanistica capace di armonizzarli con fastosi palazzi nobiliari, case popolari e vie pullulanti di vita, ne sono uno splendente esempio. L’impressione finale che si trae da una visita a quest’area dell’isola è che, paradossalmente grazie ad una immane tragedia, l’evento ricostruzione si sia potuto tradurre in una riconsiderazione della realtà circostante, nei raffinati termini di una innovativa qualificazione estetica dello spazio urbano, del ripensamento del paesaggio e dello sforzo corale di una intera società proiettata verso il moderno. ...Io conosco ogni angolo, ogni pietra di questo luogo, le scalinate segrete che si infilano fra le case e sbucano sull’alto del monte, i minuscoli cortili, le antiche strade settecentesche, le fontane... GIUSEPPE FAVA

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Val di Noto

Val di Noto

Villes baroques tardif du Val di Noto 2002. Les villes de la Sicile du Sud-Est présentent des caractéristiques architecturales et urbanistiques d’un style baroque tardif unique en Europe. Elles ont tous été reconstruites après 1693 sur les ruines ou près des ruines de celles qui avaient été détruites dans le tremblement de terre qui eut lieu cette année-là. Les huit villes de la Sicile du Sud-Est sont caractéristiques du modèle et du style d’urbanisme de ce pays.

Les huit villes du Sud-Est de la Sicile: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catane, Modica, Noto, Palazzolo, Raguse et Scicli, furent toutes reconstruites après 1693 sur l’emplacement ou à proximité de l’emplacement des villes qui existaient au moment du tremblement de terre qui eut lieu cette année-là. Elles représentent une entreprise collective considérable, exécutée avec succès du point de vue architectural et artistique. Conformes au style baroque tardif de l’époque, elles présentent aussi des innovations remarquables en termes d’urbanisme.

Late Baroque towns of Val di Noto 2002. Cities in south-eastern Sicily show some distinctive building and town planning features working purely in a late baroque style in Europe.They all rebuilt after 1963 over or near the ruins of the ones destroyed during the earthquake of the same year. The eight towns of south-eastern Sicily together are typical of city planning model and style of this country.

The eight towns in south-eastern Sicily: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa and Scicli, were all rebuilt after 1693 on or beside towns existing at the time of the earthquake which took place in that year. They represent a considerable collective undertaking, successfully carried out at a high level of architectural and artistic achievement. Keeping within the late Baroque style of the day, they also depict distinctive innovations in town planning and urban building.

Coordinate geografiche Noto: 36°53’00”N / 15°05’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Centro Storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica: circa 40 km direzione E. Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: circa 150 km direzione NO. Valle dei Templi di Agrigento: circa 160 km direzione O Isole Eolie: circa 220 km (terra-acqua) direzione N.

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Siracusa

Siracusa

Siracusa e la Necropoli Rupestre di Pantalica Formano un insieme che costituisce una raccolta unica quale straordinaria testimonianza delle culture del mediterraneo attraverso i secoli e nello stesso spazio e off re, attraverso la sua straordinaria diversità culturale, una eccezionale testimonianza dello sviluppo della civilizzazione di oltre 3 millenni. Il gruppo di monumenti e siti archeologici situati a Siracusa (tra il centro di Ortigia e i vestiggi localizzati in tutta la zona urbana) sono il più grande esempio dell’eccezionale creazione architettonica che raggruppa diversi aspetti culturali (Greco, Romano, Barocco). L’antica Siracusa era collegata direttamente ad eventi, idee e lavori letterari di eccezionale importanza universale. Iscrizione: 2005

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O Siracusa, la più grande delle città, | soggiorno caro dell’indomabile Ares, | o divina nutrice di generose menti | e d’alati destrieri nel campo ardenti. PINDARO, Pitiche.

a storia classica indica nell’VIII secolo a.C. la fondazione della città da parte di un gruppo di coloni di Corinto guidati da Archia: definita da Cicerone come la più grande e la più bella tra le città greche, una posizione geografica ideale, tra le acque del Porto grande ed i monti Iblei, l’insediamento dei greci per la costruzione di Siracusa partì dall’isola di Ortigia (“l’isola delle quaglie”), avamposto in mare di un territorio difficile (Sirako in greco significa palude) seguita poi dalla colonizzazione dell’entroterra, in uno sviluppo repentino ed entusiasmante che la portò a divenire punto di riferimento per il commercio, la politica e la cultura greca per secoli. Fino alla rottura della pace con Roma che ne prese possesso a seguito del celebre assedio del console Marcello nel 212 a.C. durante il quale morì in battaglia anche il grande Archimede. Questo momento segna l’inizio delle transizioni incredibili alle quali fu sottoposta la città, simbolo assoluto della tumultuosa vita di una Sicilia ripetutamente dominata da popoli stranieri e sempre, storicamente risorta. Una Siracusa che riesce ad essere allo stesso tempo greca, romana, bizantina, paleocristiana, che porta nelle sue strade e sulle facciate dei propri meravigliosi palazzi i segni della presenza araba, di quella, massiccia, dei Normanni e degli Svevi di Federico II di Hohenstaufen, di quella Aragonese, di un affascinante Medioevo mediterraneo che conduce attraverso il Rinascimento e porta su fino al più raffi nato Barocco siciliano, frutto delle ricostruzioni urbanistiche successive al sisma del 1693, che mutarono l’aspetto di tutta la Sicilia sudorientale dando vita ad una stagione artistica tra le più riuscite della storia dell’architettura. Una convivenza che paradossalmente si mostra con un’armonia rara ed elegante che fa di Ortigia un luogo assolutamente unico, nel quale si amalgamano aspetti architettonici ed urbanistici totalmente differenti in una “anarchia equilibrata” che non ha eguali nel mondo. Le piazze, gli incroci, i mercati, i palazzi, la dolce decadenza di un luogo che quasi per eccesso rappresenta il senso dello scambio, gene vitale del bacino mediterraneo, sono capolavori della più alta architettura che si stratificano l’uno sull’altro senza mai sgomitare, cangiante perla risultante da millenari incontri tra culture. Di questa incredibile mescolanza è cruda testimonianza anche la Necropoli di Pantalica, sui Monti Iblei, importante sito protostorico che narra dello sviluppo, delle vicende e della vita di civiltà esistenti in Sicilia prima dei greci ed uno dei luoghi più emozionanti e incontaminati dell’intera isola. Fondata nel XIII secolo a.C. da popolazioni autoctone, Pantalica divenne un vero e proprio regno di un prospero, sebbene non numeroso popolo, organizzato molto probabilmente secondo una struttura politica retta da un monarca. Un popolo per tantissimi versi ancora avvolto nel mistero, le cui uniche testimonianze restano nelle oltre 5000 tombe (Pantalica probabilmente deriva dall’arabo Buntarigah, che significa grotte) di cui si compone una delle più affascinanti Necropoli del Basso Mediterraneo: scavate artificialmente lungo versanti tufacei in un territorio delimitato dallo scorrere dei fiumi Anapo e Calcinara, sono suddivisibili in periodi storici differenti che vanno dal XIII fino all’VIII sec a.C, epoca in cui, con l’inizio della dominazione greca, Pantalica inizia a scomparire. Un luogo che porta con sé un bagaglio di spiritualità dalle radici profonde e arcane, un silenzio carico di suggestioni naturali e canti del vento, una visione emozionante su un popolo che più di tremila anni fa era stato in grado di crescere e fiorire prima di scomparire quasi nel nulla, lasciandoci solo i propri ricordi.

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Siracusa

Siracusa

Syracuse et la Nécropole rocheuse de Pantalica 2005. Les sites et les monuments qui forment l’ensemble Syracuse/Pantalica constituent une accumulation unique, à travers les âges et dans un même espace, de témoignages sur les cultures méditerranéennes; par sa diversité culturelle remarquable, ils off rent un témoignage exceptionnel sur le développement de la civilisation pendant quelque trois millénaires. Le groupe de monuments et de sites archéologiques situé à Syracuse est le meilleur exemple de création architecturale exceptionnelle couvrant plusieurs aspects culturels (grec, romain et baroque).

Le site consiste en deux éléments séparés, contenant des vestiges exceptionnels datant de l’époque grecque et romaine: la Nécropole de Pantalica contient plus de 5000 tombes creusées près de carrières de pierre, la plupart datant du XIIIe au VIIe siècle av. J.-C. Les vestiges de l’époque byzantine se trouvent également dans la zone, notamment les fondations de l’Anaktoron (Palais du Prince). L’autre partie de la propriété, l’ancienne Syracuse, comprend le noyau de la fondation de la ville sous le nom d’Ortygia par les Grecs de Corinthe au VIIIe siècle av. J.-C. Le site de la ville, que Cicéron décrit comme “la plus grande ville grecque et la plus belle de toutes”, conserve des vestiges tels que le temple d’Athéna (Ve siècle av. J.-C., plus tard transformée en cathédrale), un théâtre grec, un amphithéâtre romain, un fort et plus encore. Beaucoup d’entre eux témoignent de l’histoire troublée de la Sicile, des Byzantins aux Bourbons, avec, entre temps, les Arabes, les Normands, Frédéric II (Hohenstaufen, 1197 à 1250), les Aragons et le Royaume des Deux-Siciles. La ville historique de Syracuse off re un témoignage unique sur la civilisation méditerranéenne de plus de trois millénaires.

Siracusa and the Rocky Necropolis of Pantalica 2005. The sites and monuments which form the Syracuse/Pantalica ensemble constitute a unique accumulation, through the ages and in the same space, of remarkable testimonies to Mediterranean cultures; through its remarkable cultural diversity, it offers an exceptional testimony to the development of civilisation over some three millennia. The group of monuments and archeological sites situated in Syracuse is the finest example of outstanding architectural creation spanning several cultural aspects (Greek, Roman and Baroque).

The site consists of two separate elements, containing outstanding vestiges dating back to Greek and Roman times: The Necropolis of Pantalica contains over 5,000 tombs cut into the rock near open stone quarries, most of them dating from the 13th to 7th century B.C. Vestiges of the Byzantine era also remain in the area, notably the foundations of the Anaktoron (Prince’s Palace). The other part of the property, Ancient Syracuse, includes the nucleus of the city’s foundation as Ortygia by Greeks from Corinth in the 8th century B.C. The site of the city, which Cicero described as “the greatest Greek city and the most beautiful of all”, retains vestiges such as the Temple of Athena (5th century B.C., later transformed to serve as a cathedral), a Greek theatre, a Roman amphitheatre, a fort and more. Many remains bear witness to the troubled history of Sicily, from the Byzantines to the Bourbons, with, in between, the Arabo-Muslims, the Normans, Frederick II (Hohenstaufen, 1197 to 1250 A.D.), the Aragons and the Kingdom of the Two Sicilies. Historic Syracuse offers a unique testimony to the development of Mediterranean civilization over three millennia.

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Coordinate geografiche Siracusa: 37°03’59”N / 15°17’06”E Coordinate geografiche Pantalica: 37°08’00”N / 14°59’00”E

DISTANZE SITI UNESCO LIMITROFI:

Val di Noto: circa 40 km direzione O. Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: circa 150 km direzione NO. Valle dei Templi di Agrigento: circa 200 km direzione SO. Isole Eolie: circa 230 Km (terra-acqua) direzione NO.

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Luoghi Italiani Patrimonio Unesco