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"contenutista" e ci ha dato dei romanzi di "vita vissuta" di tipo tradizionale. E' forse per questo che il suo nome, ingiustamente, si trova di rado fra gli articoli dei nostri critici togati e "puntualizzanti". Egli viene considerato uno scrittore del passato - ciò che può essere un rimprovero o una lode. Ne " I Conquistatori" c'è una parte buona e una parte caduca e deteriore, e lo diremo francamente a Perri. La parte buona, ottima, e quella dove egli descrive i contadini arricchiti, i grossi fittavoli, gli agrari della Lomellina come Siro Gorio: uomo onesto che s'è fatto da se, risparmiatore, ch'è elevato, ha fatto studiare i figli; ma minacciato nella proprietà, non esita a buttarsi in braccio al fascismo e alla violenza. Peggio: lascia che la violenza la facciano gli altri, i suoi due figli, reduci di guerra, che impugnano il manganello e armano camion e squadre di azione col denaro del papà. Tutto ciò è molto vivo nel romanzo: ma sarebbe ancor caduco e puramente documentario se l'azione non fosse messa su di uno sfondo di campagne, di cascine, di nebbie e di canali, paesaggio che Perri sente con viva poesia e sa magistralmente descrivere. Indimenticabili certe tettoie piene di arnesi rurali, certe aie, certe stalle d'inverno, e anche certe riunioni tumultuose di contadini e braccianti alla Camera del Lavoro. L'intreccio politico è abilmente condotto e documentato da un uomo che lo conosce, che ci ha patito, e che sa muovere i suoi umili e astuti personaggi. Parte caduca invece l'ambiente dei reduci di guerra a Milano nello sfondo dei salotti della nuova borghesia affaristica, forzate un po' le tinte, vi si respira un'aura da tabarin di 1920, passata di moda e che contrasta spiacevolmente con gli ammirabili quadri della vita di provincia e di paese, in cui Perri è maestro. E' peccato che egli, nel dare alle stampe questo romanzo documentario a ventotto anni dalla sua prima stesura, non abbia attenuato un po' le tinte e tolto quel che di forzato, di "dimostrazione" che c'è nella storia e nelle baldanzose e truci vicende dei Figli di Siro Gorio a Milano. Ad ogni modo, i documentari artistici sul fascismo sono così pochi, che si legge con interesse questo di Perri. Anche perché il fascismo non è visto lì col tono "scanzonato" dei libri di Brancati e Guareschi, ma come una cosa tuttora bruciante e che gronda lacrime e sangue. In questo senso Perri mostra la sua delicata e dolorosa tempra morale che lo pone più in alto della generazione del famoso ventennio.

"I Conquistatori" piccola storia di un romanzo antifascista - Liliana Scalero  

rifondendo, se ne poteva fare un romanzo da pubblicare presso un editore. Perri mandò il "I Conquistatori" piccola storia di un romanzo anti...

"I Conquistatori" piccola storia di un romanzo antifascista - Liliana Scalero  

rifondendo, se ne poteva fare un romanzo da pubblicare presso un editore. Perri mandò il "I Conquistatori" piccola storia di un romanzo anti...

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