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Territori d’arte

otra vez


Progetto cofinanziato da: Assemblea Legislativa - Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

Realizzato da: Associazione Ottovolante

In partenariato con: Fondazione Magistra di Montevideo (Uruguay), Associazione Emiliano Romagnoli emigrati in Uruguay, Associazione Emiliano Romagnola di Cordoba (Argentina), Red Proter (Argentina), Associazione Emilia Romagna di Angol (Cile), Associazione Emilia Romagna di Traiguen (Cile), Associazione Emilia Romagna di Puren (Cile), Associazione Emiliano Romagnola di Aragua (Venezuela), Lab 155 di Bologna, AIPI di Bologna, Gomma Bicromata Galleria delle Arti (Castel di Casio - BO)


Territori d’arte,

otra vez

Ottobre 2018: nuovo arrivo di artisti. È un’ emozione che si rinnova. Farci conoscere, fare conoscere la città nella sua dimensione di laboratorio artistico, fare ritrovare lontani echi familiari e valorizzare la loro identità, sarà il nostro impegno da oggi. Li sentiamo come amici che rientrano da un lungo viaggio che ha impedito loro di vedere l’evoluzione della città e della Regione da un punto di vista storico, artistico ed istituzionale. Desideriamo accompagnarli a conoscere, come guide che cercano di captare desideri e di favorire un’immersione culturale a tutto campo. Allo stesso tempo siamo curiosi di scoprire i loro talenti. Il percorso non è facile e si definisce nell’incontro, negli interessi precisi e decisi di questi giovani che più sono preparati più sono esigenti e curiosi. Ci hanno portato idee chiarissime su cosa realizzare in residenza che spaziano dai temi dell’emigrazione della loro famiglia al fenomeno migratorio mondiale, dalle rotture personali ed esistenziali, alla loro visione del vecchio continente, al desiderio di recuperare saperi, sonorità, tendenze e valori. Ci hanno avvolto in musiche che hanno risuonato per un mese in tanti locali della città diffondendo salsa, cumbia, tango, autori e cantautori sudamericani, mentre in casa in cene, pranzi e riposi si ascoltavano le note più tipicamente italiane. Ci hanno stupito con le loro competenze artistiche e tecniche di altissima qualità, ma soprattutto il loro essere artisti poliedrici e sempre all’altezza dell’integrazione nei vari contesti. Abbiamo offerto loro la conoscenza di città attraverso non solo degli splendidi monumenti risultato di complesse storie di famiglie e tradizioni ma anche esperienze di alto livello di formazione artistica sparse in tutta la Regione, i contatti con le maggiori istituzioni di Bologna di conservazione e conoscenza dell’arte moderna e contemporanea, l’entrata in gruppi, luoghi, centri di aggregazione, la conoscenza di professionisti, tecnici e critici. Insieme abbiamo realizzato un viaggio di conoscenza reciproca, tra loro, tra noi e loro, tra loro e i giovani artisti della regione, un confronto costruttivo su dibattiti culturali, stili, tendenze che si sono concretizzati nell’evento finale SOMOS, mostra di musica e arte dove hanno mostrato la loro genialità ad un pubblico numeroso che univa ammiratori delle loro prestazioni in giro per Bologna, tanti giovani legati ai nostri progetti e persone attratte da una modalità di lavoro che valorizza il concetto di discendenza apprezzandone i risultati interculturali Giuliana Balboni e Davide Banin


SOMOS

mostra d’arte e musica

Un viaggio avrebbe concluso quel destino; nomi cambiati di lavoratori instancabili costruirono una terra di emigranti.

Il litorale prometteva quanto desiderato ma anche il ricordo permanente di quanto lasciato. Oggi tutto comincia con un viaggio che ci ricorda un passato dimenticato. Siamo una musica in festa che inonda il salone mescolata agli applausi che marcano il ritmo della canzone; quella foto scolorita, ricordo di ciò che fu, ci indica il cammino. Siamo radice, germoglio e nostalgia che si nutrono di questo nuovo viaggio.


Gli 8 artisti partecipanti Lucas Beathyate Mascherini Sofia Córdoba Lorieto Juan Martín López Cariboni Francisca Nuñez Inostroza Rodrigo Tomas Oberti Gino Germán Andrés Ponzini Lucia Rochon Roqueta Danyella Schaaf Castagnoli


Lucas

Beathyate Mascherini Montevideo (Uruguay) - 1995

Il soggiorno a Bologna nell’ambito del progetto Territori d’arte è stata l’esperienza più forte, magica e bella che ho vissuto. Fin da piccolo mi sono nutrito della lingua italiana grazie ai racconti e alle storie narrate da mia nonna. La sua storia ha costituito da sempre il mio immaginario sulle nostre origini e questo viaggio mi ha riportato a vivere tutte quelle storie ascoltate e, percorrendo strade e luoghi dei miei avi, a comprendere la nostra storia familiare, la mia storia. Come e perché sono arrivato a nascere in Uruguay, un cammino che ho percorso attraverso i ricordi narrati e, fino ad oggi, solo immaginati. All’inizio del viaggio mi frullavano in testa molti dubbi e domande, che sono scomparsi nel momento stesso in cui sono arrivato nell’appartamento dove siamo stati accolti con un calore che ancora sento vivo. Un mese in cui mi sono sentito a casa, mangiando piatti tipici fatti in casa, ricette che mi facevano ricordare la cucina di mia nonna in Uruguay. Pranzi e cene, risate e gran professionalità da parte dell’Associazione Ottovolante. Poche volte come artista mi sono sentito tanto rispettato e curato anche nella realizzazione della mia opera.


Serendipia,

una storia d’amore mai raccontata Due storie in parallelo che si uniscono in un luogo in comune, l’Uruguay. Sono due storie non referenziali in cui lo spettatore può generare la sua propria narrazione, il suo proprio percorso, narrata principalmente da paesaggi. Al centro dell’installazione troviamo una guida, una persona di luce, che appare solo quando la guardiamo da un angolo specifico, con la luce accesa. Questo essere di luce osserva le due storie narrate e ci accompagna. L’ opera è un’ esperienza immersiva, dove lo spettatore entra nello spazio dei disegni insieme alla guida, che scompare al nostro ingresso nell’installazione. A livello spaziale si propone un gioco dove nell’entrare siamo a Bologna, poi mentre avanziamo dentro l’installazione stessa lo spazio-tempo si deforma: possiamo essere a Genova nel 1943, A Buenos Aires in Argentina nel 1949 o a Montevideo in Uruguay nel 1950. I salti temporali sono quelli propri di una narrazione onirica, di una narrazione fatta di racconti non lineari, da memorie ricostruite nel tempo. La storia familiariare è l’ispirazione dell’opera.


Sofia Córdoba Montevideo (Uruguay) - 1986

Il riconoscimento esterno come riconoscimento interiore. Viaggiare produce sempre un effetto esterno ma molto più radicale e incisivo dentro. È infinitamente più potente viaggiare in luoghi che per qualche motivo strano ci appartengono. La mia prima visita in Italia non solo ha significato l’inizio di una riflessione artistica, ma anche un incontro con simboli, significati e forme che avevo dentro anche se in modo inconsapevole. In Uruguay esistono molte somiglianze con la cultura italiana, che, anche se lontana, è molto presente. Essendo per la maggioranza figli, nipoti, bisnipoti di italiani e spagnoli, arrivare in Italia ci si sente un po’ come arrivare a casa. Architettura e storia radicalmente diverse, ma caratteristiche umane simili. Il viaggio a Bologna insieme all’Associazione Ottovolante ha significato vivere scenari che già erano presenti in me. La nostra discendenza per maggioranza europea (e per questo è importante per i nostri paesi sudamericani riconoscere e onorare le culture e le radici) è costitutiva del nostro essere ma, nonostante ciò, personalmente non mi sento direttamente collegata con essa, con tutto ciò che significa. Mi sembra di grande importanza conoscere la storia familiare le generazioni passate, la linea da dove nasciamo non solo per capire meglio chi siamo ma per chiudere cicli e ricicli che a volte si ripetono nelle generazioni e quindi evitare le storie segrete ed inconscie siano un carico per la nostra discendenza. In un momento in cui i movimenti migratori che sono l’essenza dell’umanità sembrano più problematici della contaminazione, dello sviluppo sociale, delle economie e dell’integrità dei differenti popoli, è importante ricordare e dare valore al fatto che che tutti veniamo da qualche parte e andiamo in un’altra.


CICLICA

La prima donna scappò dall’Italia cercando rifugio in una lontana pianura dove diede alla luce 18 figli che morirono a causa della peste del momento. Adelaida aveva il portamento di una statua. Di tutti quegli angeli caduti, una bambina sopravisse. Lila soave, allegra e delicata come il colore del suo nome, morì a 54 anni con la bellezza fragile di tutte le donne che rinunciano a se stesse. Sua figlia la chiamò Violeta per incarnare il mistero profondo del fondo del mare e l’oscurità della notte fonda. Violeta, valorosa e forte come sua nonna Adelaida si dimostrò rigorosa e troppo tollerante. Un’altra volta una donna rinunciò a se stessa. Sua figlia Laura, delicata e fragile come sua nonna Lila fu quella che lanciò il grido della trasformazione. Il suo dolore ritorse la storia. Morì nel silenzio di tante generazioni tormentate. Mia madre morì nei suoi 54 anni come sua nonna Lila, quando io avevo 21anni come mia nonna Violeta. Io sono l’ultima. Ho riunito tutte le mie donne per chiudere un circolo sacro. Essere vive o essere morte non è tanto diverso.


Juan Martín López Cariboni Montevideo (Uruguay) - 1986

Crebbe e si fece mare, alimentato dai suoi affluenti. Distinte acque trassero svariate specie. La pesca al suono dei colpi ripetuti del rio-mare si trasformò in silenziosa attesa in mare aperto. Si vide in uno specchio nella pelle ferma di un mare di vetro. Si riconobbe a strati, vibrò nei suoi occhi il grido mai udito, provò una varietà di sapori nuovi e domandò con urgenza ai suoi vecchi morti: quali acque? Quali specie danno condimento all’ io mare-corpo? E vennero tutti, gli odori, i muri, l’acustica e il paesaggio, le lotte, l’alcool, il sesso, gli abbandoni, i figli, i nipoti... Una volta spezzettato fui sciolto una volta ancora, occupando un tavolo nel bar del centro. Il quaderno è un altro specchio che insistette a guardare mia nonna cercando di trovare un bacio, una goccia d’amore di quell’uomo diviso in due. Quello che cosparse d’ inchiostro nelle sue veglie che mai si sono perse; per fortuna nonna, non ci fu fuoco nel tuo sconforto. Osservai una madre italiana col suo bambino e il ricordo dell’affetto delle mie zie argentine mi lasciò tremante, ringraziando per aver capito finalmente il mio fuoco. Il mio cuore è pieno di un amore di acqua sorgente che bevvero Lidia, Carla, Diana, Alejandro, Fabiana, Ana Maria, Susana, Ester e purificarono la mia sete con il bacio delle tue lacrime, Emilia.


Faccia Tosta

L’ opera consiste in sette pezzi musicali in italiano, realizzati con la tecnica del collage a partire da testi e espressioni colte durante il periodo della residenza. Ogni “canzone” è rappresentata da distinti personaggi interpretati durante l’esposizione da Juan Martin Lopez Cariboni e Daniella Schaff. La performance può funzionare come ambientazione sonora, come intervento teatrale, come un oggetto animato in mostra o come arte di strada. Le tematiche e il disegno dei personaggi sono in relazione dialettica con i testi originali. Il collage, i costumi e la coreografia contribuiscono a dare un nuovo significato a questi testi. L’ opera è il risultato della tensione tra il percorso di apprendimento della lingua italiana e la necessità di comunicare in un contesto straniero.


Francisca Nuñez Angol (Cile) - 1990

“Andare in Italia, il luogo da dove vennero i nonni coloni”, è il sogno ricorrente di ciascun discendente emiliano-romagnolo. E’ la nostalgia di rincontrare le radici con quella parte della storia che la famiglia ha ereditato. Questo viaggio ha realizzato il sogno di mia madre e di mia nonna, che non sono riuscita a conoscere. E’ stato come essere trasportata in un immaginario familiare. Bologna, Faenza, Rimini, Ferrara, Ravenna, Parma, Modena e numerose viste memorabili, vento freddo, cibi che evocavano ricordi, risate contagiose e di fondo sempre qualche musica non necessariamente italiana. E così sono passati i giorni, avvolgendoci nella cultura, nelle sue strade e nella lingua. In un modo tanto amichevole che ti faceva sentire come a casa. E l’unica cosa realmente importante era viverlo e ricordare (con la mente/in fotografia) ogni istante, ogni dettaglio dei luoghi che ho attraversato, la sua architettura e la gente, ciascun aroma e sapore, come un piccolo luccichio che oscillava tra la coscienza e il sogno. Cercando si salvare il sogno il più possibile intatto per completare la storia.


Frattura

Quando si danneggia una foto si procura la frattura di un ordine determinato dello spazio e del tempo: si attenta alla memoria, contro l’archivio generale della vita umana. “Frattura” è una prova fotografica che affronta il tema della memoria, di come il tempo va dimenticando, deformando e mettendo sotto silenzio i ricordi. E’ costituita di 3 parti: la prima l’inizio dei ricordi con una canzone che parla degli italiani che arrivano in Cile, accompagnata da una fotografia di documento dove appare mia nonna che mai conobbi; la seconda parte rappresenta la deformazione, la distorsione della realtà dei ricordi; la terza parte, è la rappresentazione letterale di come la storia, i ricordi (mentali e fisici) si trasformano con il passare del tempo.


Rodrigo Oberti Mar del Plata (Argentina) - 1997

L’ esperienza di avere vissuto in Italia per un mese è stata molto emozionante. Ho sentito come un nodo alla gola ricordando che i miei nonni mai riuscirono a farvi ritorno. E in particolare mi prende il ricordo di mia nonna calabrese che, con la scusa della vacanza, a quindici anni, fu portata in Argentina. Essere il primo di tutta la mia famiglia a ritornare è stato più che emozionante. Nonostante ciò sempre e in tutte le situazioni mi sono sentito a casa anche nel confronto con persone importanti come la liutaia Ezia Di Labio, che mi ha dato consigli ed insegnamenti preziosi. Anche parlando l’italiano mi sento molto migliorato in questa esperienza che non ho parole per definire, forse potrei dire semplicemente indimenticabile.


Tango è emigrazione

L’ opera musicale “Tango é emigrazione“ riflette le influenze europee ed africane nel continente americano coinvolgendo anche aspetti linguistici oltre che musicali. Con il mio lavoro ho voluto risaltare e mettere in luce che la parola Tango, la cui etimologia proviene da lingua africana, significa LUOGO DI INCONTRO, RITROVO e rendere tangibile la bellezza delle sonorità europee. Tango quindi come prodotto dei fenomeni migratori, come tante delle musiche del mondo


Gino Ponzini Mar del Plata (Argentina) - 1989

Nella mia famiglia sempre sono perdurate le abitudini italiane, i momenti dello star riuniti a tavola, il caffè e la lingua hanno fatto parte della mia cultura, un retaggio ereditato. I miei nonni, scappando dalla guerra, arrivarono nel sud dell’Argentina. Si installarono nella zona di Chubut dove mio nonno costruì una segheria e iniziò a formare una famiglia. Poi si trasferirono a Mar Del Plata, città dove sono nato; lì i miei genitori misero su casa. La mia infanzia trascorse sempre circondata da influenze italiane; i miei genitori mi iscrissero all’istituto di lingua italiana dove ancora oggi continuo a studiare. Questo viaggio è un’apertura su quell’Italia tanto presente nei ricordi sia di mio padre che di mio nonno. E’ il mio primo viaggio nel vecchio continente, un’opportunità che sembrava un miraggio lontano in questi tempi, un’ opportunità per ricollegarmi con le mie radici e soprattutto nella formazione artistica che ho scelto. L’Italia torna ad essere casa della famiglia Ponzini, torna a far parte del mio operato tanto che rientrando in Argentina mi sento un po’ più italiano.


Primer vuelo

L’ opera è un’installazione interattiva dove si materializza l’azione del viaggiare, dell’attraversare un immenso spazio in pochi secondi lasciando traccia di noi stessi in questo spostamento. La linea dinamica è testimone del cammino percorso e marca un sentiero tutto nostro per raccontare una storia e condividerla con tutti.


Lucia Rochon Montevideo (Uruguay) - 1987

Mio nonno paterno aveva tutte le caratteristiche italiane del Piemonte e dell’Emilia Romagna nella fisionomia e nel modo d’essere: un uomo molto alto e dal carattere forte. Portò avanti le tradizioni che gli avevano inculcato i genitori, lavorò nei campo e poi nel commercio. I Rochon furono una delle undici famiglie fondatrici di Colonia Valdes in Uruguay. Sempre mi parlarono dell’Italia, della nostra provenienza e dell’importanza di conoscere la storia della nostra famiglia. Questo ci spinse a raccogliere foto e documenti che ci riportassero alle nostre radici, grazie alla possibilità di conoscerle e ristabilire nuovamente i legami con la terra da cui veniamo.


Europa o America Latina?

Sfatare l’idea diffusa in America Latina sul continente europeo: non esiste la miseria e tutti vivono nel benessere. Allo stesso modo tentare di mettere in crisi l’idea europea sulla miseria imperante in America Latina. Smitizzare ed evidenziare ciò che si sta vivendo in tutti i continenti e in ciascuno, l’obiettivo della mia ricerca fotografica.


Danyella

Schaaf Castagnoli Traigùen (Cile) - 1991

1) Bologna

2)Ottovolante

3) Tre

Mi hanno chiesto di scrivere E non so come iniziare La magia mi sta chiedendo a Bologna di tornare

Mi metto a scrivere il compito E mi riesce differente Mi scappano le parole Ricordando tanta gente

Già vado per la terza Cerco subito un compagno Che anche se è una donnola Non si balla con chiunque

Sono state 4 settimane Felice incontro Ciascuna giornata intensa Terra di avi

Non stanno a riposo Sono come formiche Lavorano giorno e notte Senza fatica

Per terminar il giro A tre si cantano Dischi e festa floscia Sotto il tuo mantello

Terra di avi, sì Vivere cantando Salsa, candombe e cumbia Andiamo a divertirci Teletrasporto Con le tue canzoni

Senza fatica, sì. Gente valorosa Claudia Giuliana e Lorenzo Dado e la sua gente Grazie per tutta l’arte Ottovolante

Sotto il tuo mantello, sì. 3 cuori Emigro verso questa città Con il Cile nel cuore E se mi sale una cueca Canto una cueca


Postales confusas de la Italia

Creata con materiale recuperato a caso su e giù per la Regione, uno strano negozio di souvenir, collocato nel centro di Bologna, ma che potrebbe stare in qualsiasi città del mondo. Le cartoline confuse dell’Italia deformate con un caleidoscopio comprato nel negozio del museo di Ravenna, rappresentano la sensazione di visitare un mondo completamente differente e al tempo stesso riconoscere sapori, costumi e tradizioni migranti e meticce. Come opera centrale una versione collage sgualcito de “La Madonna col bambino“ realizzata con un timbro trovato tra i resti dei precedenti abitanti del locale, ci parla delle “Belle Arti” torturate dall’arte pop, l’accademia in contradizione con la creazione libera, il protocollo verso la genialità. E’ un mondo dove comanda il denaro, dove tutto si vende: una parodia del turismo del consumo che pone come tema centrale l’italianità, la migrazione e la globalizzazione.


Associazione Ottovolante info@associazioneottovolante.com www.associazioneottovolante.com

Stampato a Bologna 2018


Il presente progetto è stato realizzato con il contributo dell’Assemblea Legislativa - Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

Si ringraziano per la disponibilita’ e la collaborazione: Ambasciata d’Italia a Montevideo Ambasciata d’Italia a Buenos Aires Ambasciata d’Italia a Santiago del Cile Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires Consolato Generale d’Italia a Rosario Comitato per gli |taliani all’Estero del Cile MAMbo e in particolare il direttore Lorenzo Balbi MAST Foundation Pinacoteca di Bologna Fondazione del Monte Accademia delle Belle Arti di Bologna e in particolare Gabriele Lamberti MIC di Faenza e in particolare Elena Gori Castello Estense di Ferrara Pallazzo dei Diamanti di Ferrara Gli organizzatori della mostra Courbet a Ferrara Centro Musica di Modena MATA - Fondazione Fotografia di Modena Fondazione Teatro Regio di Parma MAR di Ravenna Check Point Charlie Gelateria Sogni di Ghiaccio Scuola di musica Ivan Illich Koko Mosaico di Ravenna Castelbronx Macondo Paciu Maison Enoteca Tuata Visual Lab Federico Aicardi Harry Baldissera Andrea Baraldi Guzman Calzada Bianca Chiarot Ezia Di Labio Angelica Foschi Alessandro Garau Massimo Gennari Francesco Giammarella Gianfranco Mazza Maria Serena Mignani Mattia Pajè Giampaolo Parrilla Federica e Francesco Polazzi Giovanni Rendina Stefano Renzetti Erica Santi Davide Schipani

Profile for Associazione Ottovolante

Territori d'arte otra vez  

Catalogo - Territori d'arte otra vez - all'interno foto, esperienze e descrizioni delle opere degli 8 artisti partecipanti. "Territori d'...

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Catalogo - Territori d'arte otra vez - all'interno foto, esperienze e descrizioni delle opere degli 8 artisti partecipanti. "Territori d'...

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