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Territori d’arte in dialogo


Progetto cofinanziato da: Assemblea Legislativa - Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

Realizzato da: Associazione Ottovolante

In partenariato con: Fundacion Magistra e Associazione degli emiliano-romagnoli della provincia del Chaco


Territori d’arte in dialogo Il progetto si è svolto con la finalità di favorire in giovani discendenti di emiliano-romagnoli, residenti in Sudamerica (Argentina e Uruguay), la ricerca dell’identità individuale e collettiva nella realtà contemporanea della nostra regione per acquisire, attraverso di esse e a contatto diretto con le loro radici, strumenti di professionalità e fonti di ispirazioni artistiche, oltre a una riflessione sul ruolo dell’artista nel sociale e tra i nuovi fenomeni culturali. Abbiamo voluto offrire ai giovani un’opportunità di pensare e di vivere l’esperienza artistica come strumento di confronto, crescita personale e professionale orientata alle possibilità del presente. Il progetto è stato pensato per nove giovani, uruguaiani e argentini, discendenti di emiliano-romagnoli di età compresa tra diciotto e trentacinque, che mostrassero vocazione e interesse allo sviluppo di professionalità in campo artistico, e un interesse aggiuntivo per la cultura e per la lingua italiane. “Territori d’arte in dialogo“ è stato approntato con due partner, uno in Uruguay e l’altro in Argentina: la Fundacion Magistra di Montevideo e l’ Associazione degli emiliano romagnoli della provincia del Chaco. Il gruppo dei nove beneficiari selezionati ha messo in luce una grande varietà ed eterogeneità di pratiche e forme artistiche, cui abbiamo guardato con favore e interesse in quanto tra gli obiettivi del progetto vi era quello di favorire il dialogo tra ambienti culturali diversi. Il coinvolgimento di tre diversi Paesi, ci ha svelato un primo ambito di confronto tra realtà variegate, stimolanti e con caratteristiche culturali simili sia pur differenti tra loro La strategia seguita per la realizzazione dell’intero progetto è stata quella di mettere in rete tutti i nostri contatti, le nostre esperienze e le nostre risorse, sia nell’ambito dei soci che dei numerosi simpatizzanti. Questa rete ci ha permesso, in questa occasione come in altre, di favorire il percorso di arricchimento e formazione proposto all’interno di una pratica di accoglienza diretta e vissuta in modo collettivo, dall’alloggio, al vitto, alle esperienze culturali. Questa pratica collaborativa è stata molto apprezzata dai beneficiari e ha permesso costanti contatti con giovani italiani nella quotidianità degli incontri sia nella galleria che nella casa.

Associazione Ottovolante


il percorso “Territori d’arte in dialogo” ha favorito il contatto con i fenomeni artistici della nostra Regione come le 14 esposizioni fotografiche del MAST, la Biennale del Mosaico a Ravenna, le mostre del Festival internazionale BilBolBul, varie mostre di arte contemporanea a Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, Pieve di Cento, oltre a molte proposte di serate a teatro, concerti ed eventi musicali. Offerto proposte culturali che coinvolgessero tutti i partecipanti favorendo un dialogo fra territori culturali diversi e permettendo ai beneficiari di acquisire un metodo basato su fusioni e pluridiscipline. Proposto una riflessione tesa a ricercare e valorizzare il linguaggio comune dell’arte tra giovani italiani e partecipanti al progetto, rilevando affinità e varietà di ispirazione culturale e di tendenze. Ciò è avvenuto anche attraverso incontri con i protagonisti della vita artistica bolognese, tra cui la regista Maria Serena Mignani intervenuta sul tema della realizzazione e promozione di opere audiovisive indipendenti. Promosso, durante tutto il periodo di residenza, la conoscenza della storia e della cultura della Regione Emilia-Romagna attraverso visite nelle città e alle mostre, eventi e luoghi dell’arte quali Bologna, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia e Parma. Offerto contributi al rafforzamento delle competenze artistiche, con incontri specifici, workshop e confronti per la valorizzazione e l’ampliamento delle conoscenze nel proprio specifico ambito artistico. Per l’ambito MUSICA è stata proposta la conoscenza e la pratica della Scuola di Musica Popolare Ivan Illich, della scuola CEMI e l’esperienza dell’insegnamento del metodo Suzuki per bambini, la possibilità di organizzare Dj-set in vari locali e gallerie di Bologna, il contatto con gli strumenti e l’utilizzo di una sala di registrazione insieme a musicisti professionisti locali, incontri per la conoscenza di musica e testi dei principali cantautori del territorio. Sono stati nostri referenti Angelica Foschi, Valentina Rebaudengo, Alessandro Garau e Federico Aicardi. Per il settore MODA E DESIGN TESSILE ci hanno aperto le porte Armani, Elisabetta Franchi, WP, l’Inde le Palais, Valli tessuti, Setarium, RE-Use For good Boutique solidale, La bottega della Canapa e Paolo Casalini. Sono stati visitati il Museo della canapa di Pieve di Cento e il Museo della Tappezzeria di Bologna. Hanno illustrato le loro esperienze professionali Stefano Ciammitti, costumista diplomato a Centro sperimentale di Cinematografia di Roma e Manuela Farinelli, restauratrice di tessuti antichi. Nell’ambito delle ARTI VISIVE, dell’AUDIOVISUALE e della FOTOGRAFIA si è offerta la conoscenza delle gallerie della città anche attraverso il dialogo e il contatto con i galleristi che le gestiscono, laboratori di serigrafia, laboratori di fotografia con Massimo Gennari, partecipazione a lezione dell’Accademia di Belle Arti, incontri con la regista Serena Mignani. Inoltre sono stati referenti in questo ambito i giovani artisti Francesco Polazzi, Federica Polazzi, Andrea Baraldi, Stefano Renzetti, Lorenzo Tabacchi, Lorenzo Castiello e il prof. e pittore Gabriele Lamberti. Per


l’ambito TEATRO e POESIA si è data la possibilità di esibirsi in performance accompagnate da musicisti al Macondo e all’Atelier Carmen Avilia e la partecipazione al seminario formativo del Centro dell’attore sinfonico di Matteo Belli. Organizzato un corso di lingua italiana e cultura che ha contribuito al rafforzamento delle competenze linguistiche. Contemporaneamente sono state proposte conoscenze storiche finalizzate a capire le caratteristiche delle varie città capoluogo e notizie sull’attualità socio-culturale e politica. In tale contesto si è rivelato particolarmente interessante un excursus sulla musica e gli autori che hanno eletto Bologna come luogo di espressione artistica. Permesso la conoscenza delle principali istituzioni, che nel territorio si occupano di diffusione della cultura e comunicazione dell’arte, quali Opificio Golinelli, MAST, MAMbo a Bologna e il MAGI ‘900 di Pieve di Cento in quanto realtà uniche in Italia nell’offerta di esperienze formative professionalizzanti e innovative. Permesso ai ragazzi, attraverso la conoscenza e la collaborazione di varie piccole realtà, artisti locali, gallerie e laboratori di produzione artistica, di esporre, recitare, suonare e praticare arte, e con ciò la possibilità di vivere l’ambiente artistico e la cultura in modo intenso e significativo. Inoltre, per permettere di vivere appieno la città di Bologna, è stato predisposto un calendario di tutte le più importanti mostre ed eventi, aggiornato costantemente, che ha permesso di organizzare uscite collettive e anche personali. Sono state visitate quasi tutte le gallerie della città e in alcune di esse si sono realizzati incontri con curatori o si è analizzato materiale per la pubblicità e la diffusione delle iniziative. Sollecitato e proposto un confronto professionale sul ruolo dell’artista attraverso incontri formali ed informali con i professionisti con cui i beneficiari sono entrati in contatto. In tali momenti si è avviata una riflessione sulle normative, la possibilità di utilizzo di spazi pubblici, il ruolo delle associazioni, tematiche di diffusione e commercializzazione nel settore artistico. Contribuito ad organizzare uno spazio collettivo di produzione ed esposizione artistica autogestito ed aperto al territorio. Il gruppo ha avuto a disposizione per tutto il periodo la galleria d’arte “Gelateria Sogni di Ghiaccio” di via Tanari Vecchia che è stata utilizzata per programmare, coordinare e progettare le attività artistiche nella prospettiva di lavoro di residenza artistica collettiva e pluridisciplinare. I lavori realizzati nel periodo del soggiorno sono stati esposti al pubblico in due date, nell’evento “Volando Voy” presso la galleria “Laboratorio 155” di via Turati 155 e nell’evento finale previsto da Territori d’arte in dialogo “9nove – una discendenza” presso la galleria “Gelateria Sogni di Ghiaccio”.

Giuliana Balboni e Davide Banin Responsabili del progetto


9nove

una discendenza


i 9 partecipanti Agustin Arce Sperinde Guzman Arce Sperinde Mauro Ciappina Rocio Iannone Leticia Martinez Francesca Medici Juan Martin Montiel Maximiliano Torre Lucia Valussi


Montevideo (Uruguay) - 1991 Cineasta, videomaker e fotografo

Agustin Arce

Fin da piccolo la cultura italiana ha avuto una forte influenza nella sua vita. La consapevolezza di essere italiano gli è giunta fin dall’infanzia con le storie della vita del nonno, i valori e le abitudini che ha saputo trasmettergli. Proviene da famiglie dai cognomi italianissimi quali Cesari e Bedotti. Una parte della famiglia, zii e cugini, vive in Italia e con loro condivide abitudini quali la pasta servita ogni domenica. Tutto questo ha generato in Agustin una “mistica” che lo accompagna da tutta la vita, compresa la consapevolezza che la società uruguaiana è di discendenza italiana o spagnola e il Rio della Plata era una meta comune per chi scappava dalle guerre del novecento. Per questo le influenze regionali, anche se tutte italiane, non fanno parte del vissuto di Agustin. Le diverse origini si sono amalgamate con successo con la cultura locale e hanno creato l’identità attuale uruguaiana. La famiglia della nonna proviene da Parma e questi parenti hanno visitato varie volte i parenti emigrati in sudamerica. Queste visite sono state tappe fondamentali e motivo di rafforzamento del legame tra loro e l’Italia. Visitare la città di Parma, ora ma anche in una precedente esperienza, camminare per le sue strade ha colpito profondamente Agustin che ha la consapevolezza che da quei luoghi viene la sua discendenza e parte della sua identità. Ha saputo del bando attraverso i cuginetti che frequentano la Scuola Italiana e la possibilità di partecipare al progetto “Territori d’arte in dialogo” gli ha procurato un’allegria enorme. Per lui poter unire le sue radici italiane con lo studio della cultura della regione e poterlo applicare ai suoi interessi artistici è stata una delle esperienze migliori della vita. Nel corso del progetto ciò che maggiormente ha suscitato il suo interesse è stata la grande diversità culturale ed artistica e l’enorme quantità di eventi lungo tutto l’arco della settimana. L’aspetto del progetto che più è piaciuto ad Agustin è stata la possibilità di avere contatti nel campo della fotografia e dell’audiovisivo bolognese e con essi ha potuto condividere conoscenze e apprendimenti che considera come una crescita personale enorme. Ha visitato con il fratello il laboratorio fotografico di Massimo Gennari, a Casalecchio, realizzando con questo artista un workshop sul ritratto, ha avuto vari incontri con la regista Serena Mignani sul tema della produzione indipendente e con Lorenzo Castiello per parlare di tecnica, montaggio e strumenti professionali di ultima generazione. Tutto questo mentre in parallelo realizzava un interessante video che, in una prospettiva particolare, illustra il progetto e le sue tappe; video che è ha destato grande interesse del pubblico nell’evento finale di via Tanari Vecchia. Ha trovato la regione Emilia Romagna molto ricca dal punto di vista culturale, con una storia forte e un presente che si mescolano in uno stile unico e permettono un’ esperienza estetica a tutto campo. Dall’architettura medievale, tanto presente a Bologna nelle caratteristiche romaniche e gotiche, fino alla modernità presente nelle gallerie di arte contemporanea, tutte le città della regione integrano la propria storia con l’attualità in modo unico e caratteristico. Al ritorno a Montevideo vuole riuscire a trasmettere quanto il progetto gli ha permesso di ampliare le sue conoscenze e la sua sensibiltà ma anche le sue possibilità artistiche che sente rinnovate e in grado di spaziare oltre.


VIDEO “MEMORIE”: vimeo.com/256386295


Montevideo (Uruguay) - 1993

Guzman Arce

Studente di grafica industriale, fotografo e chitarrista

Del suo essere italiano è sempre stato orgoglioso e in modo particolare gli è giunta la lezione del nonno italiano che, avendo preso parte alla Seconda Guerra Mondiale, gli ha trasmesso, con tutta l’energia di chi ha sofferto, il valore della pace e della fortuna che le nostre generazioni godono grazie ad essi. In casa sua le abitudini, le credenze e i valori italiani sono sempre stati coltivati e seguiti. I bisnonni materni erano di Parma ma Guzman non li ha conosciuti e tutti i racconti gli sono arrivati da parte della loro figlia, sua nonna, figlia di italiani nata in Uruguay. Fortunatamente la nonna raccontava molto della vita italiana dei nonni nei campi e delle loro tradizioni. Conoscere Parma è stata così un’emozione fortissima. Per quanto riguarda le abitudini e in particolare la cucina si è sentito subito a casa. Conoscere il bando, attraverso la famiglia e la Scuola Italiana di Montevideo, gli ha suscitato un grande entusiasmo ed è stato molto felice quando ha saputo di poter entrare nel progetto per le opportunità che gli si offrivano: la fotografia, il disegno, conoscere nuovi luoghi , nuove arti e musei, conoscere un gruppo di persone che si occupa degli stessi suoi interessi, conoscere l’Associazione Ottovolante, i responsabili e i coordinatori delle attività. La possibilità di occuparsi di ciò che ama insieme a gente bella, italiani e di origine emiliano romagnola come lui: tutto ciò è ancora per Guzman incredibile e mai immaginato. Sempre con una macchina fotografica analogica fra le mani, ha cercato di carpire i segreti della gente che ha incontrato. Per tutto il periodo si è diviso fra i suoi interessi che comprendono anche la musica. Ha suonato la chitarra elettrica nelle esperienze di musica d’insieme della scuola Ivan Illich e provato con Lucia e Juan per le mostre e gli eventi. Si è occupato di montaggio con Lorenzo Castiello e Serena Mignani, ha svolto un’esperienza fotografica con il maestro Massimo Gennari nel suo studio sul canale a Casalecchio di Reno. Guzman ha apprezzato molto la relazione eccellente che si è creata tra i partecipanti grazie alla quale hanno potuto muoversi con tanta fluidità in tutto, lavorare in modo ordinato e trasmettere i loro sentimenti nell’evento finale tutti insieme. Ma gli è piaciuto moltissimo anche conoscere il paese natale del nonno, Pontremoli, che ha raggiunto il giorno prima di partire. Dice che tutto quello che hanno fatto gli è piaciuto moltissimo: le attività, i luoghi visitati, i professionisti conosciuti. Ritiene che l’intero progetto sia stato organizzato in modo eccellente. E torna ai legami familiari, dicendo che il progetto gli ha permesso anche di conoscere dove nacque Quinto Sperindé, il nonno materno, cosa che lo ha riempito di allegria ed emozione. Della Regione lo ha colpito il grande livello culturale, il patrimonio artistico e storico, il calore umano. E’ rimasto sorpreso dalle somiglianze tra le varie città che pur con tanta differenza storica di base condividono oggi molte caratteristiche e tipicità. E’ entusiasta Guzman: per lui l’esperienza sarà indimenticabile e di molto superiore a qualsiasi sua aspettativa.


Mar del Plata (Argentina) - 1991 Attore

Mauro Ciappina

E’ venuto a Bologna con un ricco bagaglio di competenze in ambito teatrale, dal maquillage e trucco alla recitazione, alla direzione teatrale, all’interesse per il cinema . Sostanzialmente un attore. Della sua italianità i genitori gli hanno trasmesso interessi particolari, anche tenendo in considerazione che le sue discendenze spaziano dalla Spagna al Portogallo, oltre che dall’Italia. Porta un nome classicamente italiano così come il cognome che per le caratteristiche fonetiche spagnole viene pronunciato in modo diverso, come è successo a tanti emigrati. Il padre, in particolare, ha curato molto la ricerca delle radici. E’ venuto specificamente in Italia e in Sicilia ha trovato la casa avita e i parenti da parte del padre, Della linea emiliano romagnola il padre di Mauro non è riuscito a rinvenire traccia: i racconti uditi in famiglia riportano ad un piccolo paese e a nostre antiche tradizioni. La nonna paterna amava scrivere e alcuni suoi racconti sono ambientati nella nostra Regione, ma i luoghi non sono mai specificamente nominati. Mauro desidera ora rileggerli alla luce dell’esperienza che ha realizzato nel viaggio, anche perché dalla famiglia non gli sono pervenute tracce evidenti di emilianità. Quando ha saputo del bando di “Territori d’arte in dialogo“ gli si è risvegliata la voglia e l’entusiasmo di saperne di più. Del progetto ama la possibilità di stringere amicizia non solo con ragazzi bolognesi ma anche con l’intero gruppo di argentini e uruguaiani che ovviamente non conosceva e che condividono con lui il desiderio di ricollegarsi con le proprie radici. Di Bologna lo hanno sorpreso i comportamenti civici come il rispetto delle persone perfino nel traffico e sulle strisce pedonali. Con entusiasmo riferisce che prima d’ora non aveva mai visto un castello e ne è rimasto fortemente colpito. Ma ciò che lo ha veramente segnato è stato l’incontro con l’attore Matteo Belli. Oltre al seminario che con lui ha realizzato, gli è piaciuto infinitamente parlare con lui in macchina in una notte stellata, direzione Mirandola, dove il Consiglio comunale presentava il progetto di Matteo sugli 85 narratori del 2 agosto 1980 e la strage alla Stazione di Bologna. Per tutto il tempo Matteo gli ha parlato di teatro e di cinema ed è stata per Mauro un’esperienza unica di rapporto diretto con un grande attore e la sua modestia e una lezione di grandissimo interesse. Dell’Emilia Romagna riporta l’idea che i cittadini abbiano un livello alto di vita e che siano molto legati alla loro storia. Al rientro, a casa, racconterà tutto il viaggio nei dettagli. In questo periodo ha preso una decisione importante: si iscriverà all’università di teatro a Buenos Aires e vorrà accrescere la sua cultura sul cinema e sul teatro con un occhio particolare a quello italiano. A Bologna ha avuto occasione di presentare suoi testi poetici in differenti spazi, tra mostre ed eventi e prodotto testi per il corso con Matteo Belli.


La Plata (Argentina) - 1995

Rocio Iannone

Studentessa dell’Accademia di belle arti e pittrice L’essere discendente di italiani ha avuto sempre un grande significato nella sua vita. Nella sua famiglia la cultura italiana è molto presente dall’interesse per la lingua, l’arte e la cucina tanto da consegnarle una forte consapevolezza della propria origine. Fin da piccola ha sempre avuto un forte desiderio di conoscere in profondità questa cultura a lei familiare, a partire dal significato del suo cognome. I racconti familiari e l’approccio alla lingua italiana nella scuola primaria hanno consolidato una realtà difficile da cogliere se cresciuti così lontano. Non era invece consapevole della discendenza regionale dal momento che non ha parenti in Italia ancora vivi e questa identificazione non è affatto ovvia, vivendo all’estero. Non aveva chiara quale fosse la regione di origine e nell’occasione della possibilità di partecipare offerta da questo progetto, vedendo a chi era diretto il bando, si è chiesta se mai fosse questa la sua discendenza. Ha iniziato una ricerca non facile e ha scoperto, con grande sorpresa, che la parte materna proviene da un paese in provincia di Piacenza. Durante il soggiorno in regione ha trovato molte similitudini con la città argentina in cui vive. La gente è molto calda e amichevole, l’architettura, anche se più imponente in Italia, ha molte somiglianze, ci sono molti punti di contatto con la lingua e grandi influenze in ambito culinario. E’ rimasta molto sorpresa soprattutto dal calore delle persone che abitano la regione, si è sentita piacevolmente a proprio agio e considera questo un significativo punto di contatto con la cultura argentina. La possibilità di partecipare a “Territori d’arte in dialogo“ le ha suscitato un’emozione inimmaginabile perché fin da piccola ha sempre avuto il desiderio di conoscere l’Italia e visitare i suoi musei. La possibilità che questo si potesse concretizzare l’ha fatta sentire ansiosa e felice. Durante il progetto è rimasta colpita dalla quantità di occasioni offerte alla sua passione per le espressioni delle arti plastiche. Allo stesso tempo anche il solo uscire per le strade ha rappresentato un incontro nuovo e sorprendente con opere architettoniche ed artistiche. Considera che l’esperienza le ha permesso una ricca conoscenza del patrimonio artistico, ben più consistente di quanto non le fosse occorso prima: per lei è stata un’esperienza unica. Queste forti emozioni e l’arricchimento delle sue conoscenze le hanno attivato il desiderio di produrre. Ciò che le è piaciuto di più sono le visite alle gallerie, ai musei e alle chiese. Da ciascuna dice di avere appreso moltissimo. Afferma che non avrebbe potuto aspettarsi di più da questo progetto perché il percorso che ha avuto era proprio ciò che desiderava maggiormente e con ansia conoscere, e che è anche il suo specifico ambito di studio. Ma tutto il progetto ha superato ogni sua aspettativa sia per le persone che vi hanno perso parte, per chi l’ha organizzato che i contatti con gli artisti in vari luoghi della regione. Considera l’Emilia Romagna piena di cultura artistica, con un ambiente universitario (soprattutto Bologna) effervescente e con tanta presenza di patrimonio storico. Sia Bologna che le varie città le sono apparse interessantissime. Le piacerebbe molto tornare per studiare all’Accademia che, sente, avrebbe moltissimo da offrirle e di cui ha avuto un primo assaggio frequentando alcune lezioni del professor Gabriele Lamberti. Al ritorno in famiglia ha parlato molto di arte e cucina. Sua madre gestisce un bar e desidera specializzarsi nel preparare piadine, mentre tutta la famiglia condivide l’interesse per la cucina. Con loro ha parlato di architettura, di gallerie e musei. Con la nonna ha ripreso a conversare in italiano grazie a quanto ha potuto apprendere durante la permanenza. Ha condiviso l’esperienza nei racconti agli amici e professori ponendo l’accento in particolare sullo sviluppo della regione in campo artistico.


Resistencia (Argentina) - 1987

Leticia Martinez

Disegnatrice di moda e costumista di cinema e teatro E’ certa che nella sua vita la discendenza italiana ha avuto ed ha un profondo significato che si è concretizzato nel mantenere le ricette e la cucina tradizionale in ogni possibile occasione. Sulla sua discendenza regionale non ha avuto modo di riflettere avendo sentito solo i nomi dei luoghi e delle città in cui sono nati i suoi antenati. Ha sempre saputo che i suoi bisnonni sono emigrati dall’Italia in Argentina quando erano giovanissimi e che provenivano da Castelnuovo di Sotto. Cominciarono una nuova vita a Buenos Aires e qualche anno dopo si trasferirono nel Chaco, dove Leticia è nata. Attraverso la pasta hanno tramandato la loro più importante tradizione alle generazioni successive. La possibilità di partecipare al progetto le ha aperto grandi speranze sulla concreta opportunità di entrare in contatto con la realtà italiana e trovare punti d’incontro tra le due culture che le appartengono entrambe. Del progetto ha apprezzato anche la possibilità di convivere con giovani a lei vicini per cultura e per provenienza ma allo stesso tempo di conoscere giovani locali con i quali ha potuto stringere amicizia. Le sono piaciute in particolare le lezioni di lingua italiana e di storia e tutta la parte sociale e politica che è emersa dalle lezioni sulla cultura contemporanea della regione. Dell’Emilia Romagna dice che le è sembrata una regione molto interessante, con gente molto operosa e piena di idee. Ma sa che ha ancora moltissimo da conoscere e grande desiderio di farlo. Al ritorno a casa condividerà la gioia e la certezza di quanto queste occasioni diano la possibilità di entrare in un intenso e reale contatto con la cultura italiana e contemporaneamente aprano a nuove suggestioni. Si è portata dietro la passione per il suo lavoro di disegnatrice di costumi per il teatro e il cinema e la curiosità per i materiali tessili di cui ha cercato di conoscere il massimo. Curiosissima della lavorazione della canapa, ha visitato con vero piacere tutta la filiera ricostruita nel museo di Pieve di Cento. Nel torrione ad essa dedicato ha fotografato tutto, letto e ascoltato ogni descrizione. E’ passata dall’interesse per la canapa e la seta a quello per le mercerie e le macchine per la sartoria. Si è mossa con grande curiosità e stupore nel laboratorio di Manuela Farinelli che le ha mostrato i suoi telai per tessere e rammendare tappeti e tele antiche e mostrato tecniche tra pizzi e broccati del settecento e dell’ottocento. Il giorno prima aveva visitato tutti gli atelier del centro, da Armani all’Inde Le Palais. Ma la vera delizia è stato conoscere Stefano Ciamitti, un giovane diplomato all’ambitissimo Centro sperimentale di Cinematografia di Roma, che ha intrapreso il lavoro di costumista cinematografico e teatrale e vanta collaborazioni con i più grandi professionisti del settore. I disegni e i lavori di Stefano le hanno fatto brillare gli occhi, proprio nei giorni in cui disegnava i suoi bozzetti per l’evento finale di via Tanari Vecchia .


Montevideo (Uruguay) - 1998 Disegnatrice di moda

Francesca Medici

E’ sempre stata orgogliosa del suo cognome, preservato nelle discendenze sudamericane, così italiano e così storicamente importante. Forse per questo cognome ama le storie di vita e in particolare tutto ciò che fa trasparire una storia da scoprire. Di storie è vissuta. Quelle dei nonni che raccontavano dei genitori che provenivano dall’Italia, il posto che asserivano essere il più bello del mondo, anche se avevano dovuto lasciarlo. Una foto nell’ingresso della loro casa ritraeva una casetta in montagna, ultima residenza della famiglia italiana, fotografata prima del trasferimento in Uruguay alla ricerca di una vita migliore per loro e per i figli. I bisnonni infatti abitavano in un paese dell’Appennino modenese, spesso ammantato di neve, così come appare in quell’immagine. I racconti dei nonni sempre le sono stati presenti suscitando immagini in bianco e nero, un po’ confusi e poco focalizzati. Ha avvertito sempre la necessità di dare colore e forma a quei ricordi per farli suoi con la stessa passione e la stessa spinta artistica e costruttiva che l’accompagna. Forse da lì nasce il desiderio di essere creatrice di moda. Per questo studia e lavora. Dell’essere discendente di emiliano romagnoli non aveva nessuna idea concreta, solo il nome della città di Modena citato all’interno di quei racconti. Un nome che poco le diceva fino a che ha deciso di verificare se poteva partecipare al progetto. Durante il soggiorno ha capito molto della realtà storica della regione e dello stile di vita che ha visto concretizzato nelle tante esperienze che ha potuto vivere personalmente. Quando ha saputo del bando ha pensato che non aveva nulla da perdere nel tentare e poi man mano che avanzava la selezione era sempre più euforica e felice perché si realizzava un sogno. Del progetto ha apprezzato moltissimo che i partecipanti fossero artisti di diverse discipline, avvertendo da subito quanto questa varietà l’avrebbe arricchita e ciò che le è piaciuto di più è stata la frequentazione continua di tanti artisti italiani. Ha colto molto del processo creativo degli altri, ha sentito di poter apprendere dal loro modo di lavorare tanto da sentirsi stimolata ad uscire dagli schemi convenzionali entro i quali era abituata a produrre. Si sente molto arricchita anche dal contatto stretto con tanti luoghi che lavorano sull’arte e per l’arte che è proprio ciò che ha caratterizzato “Territori d’arte in dialogo“. La conoscenza della regione è stata interessantissima per lei che afferma di desiderare di ritornare quanto prima e nell’intanto di ripensare a luoghi e persone con cui è entrata in contatto che hanno già assunto un colore indelebile nel suo vissuto personale ed artistico. Non ha perso di vista la sua attività di creatrice di moda, ha visitato show room e negozi: ha potuto incontrare rappresentanti del design di moda e partecipare attivamente a sessioni fotografiche e sfilate di collezioni. Nell’evento finale ha presentato lavori che coniugano la passione del cucito e della “broderie” con innegabili capacità di fotografa attenta ai dettagli e ad aspetti interessanti delle persone incontrate nella quotidianità.


Juan Martin Montiel

Mar del Plata (Argentina) - 1994

Scienziato, musicista, DJ e conduttore radio Parla l’italiano appreso a scuola a Mar del Plata e afferma che l’origine italiana l’ha sentita in famiglia come un senso di appartenenza, che ha avvertito sempre nel modo di vivere e di comunicare, anche se in un’altra lingua. La consapevolezza delle origini italiane si è consolidata in lui nei primi anni di studio in lingua italiana ed è aumentata di recente ricercando documentazioni e parlando con nonni e zii per partecipare a “Territori d’arte in dialogo“. Minore invece la consapevolezza dell’origine regionale: pur conoscendo la suddivisione dell’Italia in differenti regioni, non aveva mai approfondito un concetto che gli era sempre apparso astratto. Dell’origine emiliano romagnola della famiglia non sapeva quasi nulla, essendo i parenti, diretti testimoni dell’emigrazione, mancati in giovane età. Ha dovuto indagare e chiedere informazione a parenti come la sorella del nonno, anche lei molto piccola alla morte del padre italiano. Durante la partecipazione al progetto con gli altri ragazzi coinvolti, ha riscontrato molte somiglianze tra le loro famiglie, dovute probabilmente a comuni eredità e tradizioni culturali, somiglianze che non trova in tanti ragazzi conterranei della stessa età. Quando è venuto a conoscenza del bando si è molto emozionato per la possibilità offerta di conoscere e soprattutto di poter visitare Bologna e alcuni luoghi della regione e di lavorare con un gruppo di giovani artisti, lui che alterna studi musicali a quelli scientifici e con la passione del dj. Durante lo svolgimento del programma è rimasto colpito dalla quantitá e qualitá artistica, architettonica e industriale da scoprire. Ripete spesso: “c’è di tutto da vedere“ sollecitato anche dall’opportunità di visitare mostre e musei offerti gratuitamente dalla regione che desidera avvicinate i cittadini alla cultura. In modo particolare è rimasto colpito da Bologna per la ricchezza di iniziative e che considera bella per quella antica magia con le sue torri, le sue mura e il suo brulicante centro storico. E’ rimasto molto colpito anche dalla bellezza di Ferrara e Ravenna; in particolare a Ravenna lo ha emozionato la visita alla tomba di Dante. Si è divertito a proporre musica latinoamericana, soprattutto argentina in Turati 155 e nello spazio-laboratorio di via Tanari Vecchia che ha ospitato l’evento finale. Ha provato una curiosità e un forte desiderio di conoscere approfonditamente Lolli, Guccini e Dalla presentati da Vanni Balestra nelle graditissime conferenze/racconto delle realtà musicali bolognesi. Ha particolarmente amato andare per negozi di strumenti musicali, colpito dai costi più convenienti che nel suo paese e dalle tecnologie e design avanzati. Il modo di fare musica d’insieme nella Scuola di Musica Popolare Ivan Illich lo ha incuriosito e colpito per la metodologia fuori dagli schemi accademici e per la partecipazione di neofiti, musicisti, bambini, giovani ed anziani . Ha avuto la netta sensazione che l’Emilia-Romagna sia una regione di una ricchezza economica e culturale significativa tanto da permettere lo sviluppo di nuove iniziative e l’affermazione di artisti indipendenti. Al rientro condividerà queste sue impressioni insieme ai racconti di paesaggi, alla descrizione delle musiche ascoltate e delle mostre visitate ricordando i sapori tipici, per lui nuovi, gustati nelle cene e nei pranzi con i compagni di questo viaggio nella terra delle proprie origini.


Maximiliano Torre

Resistencia (Argentina) - 1992

Pittore e studente di architettura

Si capisce subito che è molto orgoglioso della sua discendenza italiana e in modo particolare quando ti racconta della sua famiglia. Avere un nonno artista celebre lo riempie di gioia e con la sua allegria di vivere ti invita a conoscere questa figura mitica, scultore in terra di scultori, che anche in Italia vanta un museo a lui dedicato che espone le opere pensate e create nei suoi frequenti ritorni nella patria mai dimenticata. Ha frequentato la scuola italiana in Argentina e le parole italiane gli salgono facili in una struttura tutta spagnola . Ha sempre saputo della sua discendenza italiana, ma solo di recente e grazie al bando “Territori d’arte in dialogo“ ha preso consapevolezza anche di una discendenza regionale. Per quanto riguarda la sua origine emiliano-romagnola, infatti, conosceva solo il nome della città dove vivevano i suoi nonni, ma nessuna conoscenza specifica geografica o socio-politica. E’ rimasto stupito della scoperta ed è stato spinto ad indagare sollecitato da un desiderio di ricerca della propria identità italiana attraverso una conoscenza diretta ed approfondita della nostra regione. Maxi ci dice che è difficile spiegare il sentimento, la gioia immensa che ha provato sapendo prima del bando e poi della possibilità di partecipare al progetto. Non aveva mai avuto l’opportunità di conoscere l’Italia, il paese che per lui rappresenta la sua origine e ancor più perché fortemente legato ai suoi interessi artistici e alla possibilità di crescere e migliorare. Ciò che più lo ha colpito durante il soggiorno è la dimensione sociale, la qualità delle persone, il rispetto, l’educazione, l’affetto con cui interagiscono, il non percepire alcuna violenza attorno. Ed è anche ciò che gli è piaciuto di più il contatto con le persone, considerandosi fortunato dell’aver potuto conoscerne tante e in particolare chi ha ideato e realizzato il progetto, persone animate da una grande vocazione e in grado di portarlo avanti con modalità ed effetti che considera eccellenti. Dell’Emilia Romagna ci dice che lo ha colpito il livello culturale, sociale ed economico. Sa di aver conosciuto “una regione prospera, istruita, avanzata e con una ricchezza incalcolabile”. E’ andato per mostre pensando alla sua pittura e si è interessato allo spirito organizzativo che Bologna ha saputo creare intorno all’arte sia dal punto di vista della comunicazione che delle connessioni con altri saperi, tutto molto consono al suo spirito manageriale e pratico, che è emerso appieno nella regia ed organizzazione dell’evento finale. Sente che rientra in Argentina avendo recuperato un’altra sua patria, quella dei racconti e delle origini. Ne ha già malinconia e sa che tornerà, magari per proseguire i suoi studi di architettura in qualche prestigiosa facoltà, con un’attenzione particolare a Ferrara della quale ha potuto avere una conoscenza abbastanza approfondita.


Resistencia (Argentina) - 1996 Violinista e maestra di danza

Lucia Valussi

Della sua discendenza italiana ci dice che è sempre stato un tema intrigante soprattutto per il desiderio di sapere da dove aveva origine la sua famiglia. Intorno a lei sempre sono state presenti le storie degli italiani che raccontavano degli antenati e dell’arrivo in Argentina. Più di tutto Lucia ricorda le storie dei friulani che arrivarono in massa nella sua città. Di parte friulana porta il cognome Valussi . In modo particolare è rimasta impresso nella sua memoria il monumento realizzato dal nonno, celebre scultore, che campeggia nel luogo di primo arrivo degli emigranti. Il monumento rappresenta la nave con cui hanno attraversato l’oceano e il gruppo della famiglia di genitori italiani che importa la propria cultura; il figlio maggiore nato italiano ma cresciuto nel Chaco e un piccolo nato in mare durante la navigazione che rappresenta la nuova generazione che cresce e matura in terra ciachegna. Portano con loro una colomba come simbolo di libertà e il badile della laboriosità . Prima dell’uscita del bando “Territori d’arte in dialogo“ Lucia non aveva nessuna conoscenza della discendenza emiliano–romagnola perché di questo in famiglia non aveva avuto nessuna indicazione. Ha assunto consapevolezza di questa discendenza attraverso una ricerca sui legami familiari. Per lei l’idea di regione come luogo di discendenza aveva poca consistenza. Sapeva solo che per parte materna i Santi e i Romagna venivano dall’Italia, ma non ha neppure idea dei luoghi d’origine reali e geograficamente collocabili. Il cognome Romagna l’ha spinta a investigare e ha scoperto che molti emigranti arrivati in Argentina usavano come cognome il nome della località di provenienza. Quando ha saputo del bando e della possibilità di partecipare al progetto ha pensato che avrebbe potuto vedere di persona quanto aveva sentito raccontare, poter conoscere le sue origini, entrare in contatto con la lingua e avere la possibilità di visitare un paese tanto ricco culturalmente. Durante il soggiorno ciò che più l’ha colpita è la gente. In Argentina aveva sempre sentito dire che gli europei sono persone chiuse e le è sembrato vero l’esatto contrario. E’ sorpresa di quanto siano aperti socialmente gli italiani e della facilità con cui stabiliscono una relazione con gli stranieri tanto da farla sentire bene e sicura sempre. E’ rimasta piacevolmente impressionata dall’impronta artistica della regione, soprattutto a Bologna, dove colpisce la quantità di mostre indipendenti in tutta la città, oltre a quelle delle istituzioni pubbliche. Le è piaciuta la possibilità che gli artisti hanno di generare la propria presentazione indipendente senza l’ostacolo dell’appartenenza. L’ha sorpresa il fatto di trovare tanta corrispondenza con luoghi argentini, pur consapevole che le città italiane hanno una storia piu’ antica di quella del nuovo continente. Ha conosciuto la città attraverso il suo violino con la partecipazione agli incontri di musica d’insieme della Scuola di Musica Popolare Ivan Illich, con la frequenza al CEMI per assistere alle lezioni secondo il metodo Suzuki della maestra Valentina Rebaudengo, con le sue esibizioni musicali in eventi e mostre. Ogni museo di Musica l’ha avuta come ospite mentre pensava alle prove da realizzare con Juan e Guzman, i musicisti del gruppo. Al rientro spera di riuscire a raccontare, con tutta l’intensità provata, l’impressione favorevole che riporta del soggiorno, la relazione con la gente, la diversità culturale della regione e la storia che ha visto riflessa nei luoghi visitati.


Associazione Ottovolante info@associazioneottovolante.com www.associazioneottovolante.com

Stampato a Bologna 2017


Il presente progetto è stato realizzato con il contributo dell’Assemblea Legislativa - Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

Si ringraziano per la disponibilita’ e la collaborazione: Ambasciata d’Italia a Montevideo Ambasciata d’Italia a Buenos Aires Consolato italiano a Resistencia Fondazione Golinelli - Bologna MAMbo - Bologna MAST - Bologna Museo del tessuto e della tappezzeria “Vittorio Zironi” - Bologna Pinacoteca - Bologna Museo internazionale delle ceramiche - Faenza Castello Estense - Ferrara Rocchetta Mattei - Comune Grizzana Morandi Fondazione Palazzo Magnani - Reggio Emilia Centro dell’attore sinfonico - Rastignano Koko Mosaico - Ravenna MAGI’900 - Pieve di Cento Museo della canapa - Pieve di Cento PROTER - Mar del Plata Gelateria Sogni di Ghiaccio Laboratorio 155 Scuola di musica Ivan Illich Federico Aicardi Vanni Jimi Balestra Andrea Baraldi Matteo Belli Paolo Casalini Lorenzo Castiello Stefano Ciamitti Manuela Farinelli Cinzia Frigo Alessandro Garau Massimo Gennari Hikaru Hashimoto Gabriele Lamberti Alicia Mastandrea Maria Serena Mignani Federica Polazzi Francesco Polazzi Valentina Rebaudengo Stefano Renzetti Lorenzo Tabacchi

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Territori d'arte in dialogo  

Catalogo del progetto "Territori d'arte in dialogo" dell'Associazione Ottovolante che ha coinvolto 9 giovani discendenti di emiliano romagno...

Territori d'arte in dialogo  

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