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In folio LUGLIO-AGOSTO 2010 Anno 1 - Numero 1

Copia gratuita vietata la vendita

Redazione: Associazione Culturale “Nicodemo” via Matteo Boiardo, 5 - Favara (AG)

Registro Stampa Tribunale di Agrigento n° 300

Happiness flag: passione per la cultura del contemporaneo

Happiness flag

L‟happiness flag, pois bianchi su fondo rosso, è la bandiera di conquista della FARM - Distretto Culturale Turistico Contemporaneo. Una pertinente filosofia d‟arte: l‟idea che vince è un ultrasuono che sgretola, scardina cliché convenzionali perché “l‟arte contemporanea è davvero arte” (cit. Francesco Bonami) quando più eterogenea è la sua politica di diffusione. Il Cortile Bentivegna sede della Farm è in pieno centro storico di Favara, di cui bene si conoscono i progetti di rinascita, grazie soprattutto all‟iniziativa dei privati. Il notaio Andrea Bartoli, l‟alchimista spudorato, ha trasformato un cumulo di case grezze e abbandonate in una galleria glamour con una produzione artistica innovativa al pari di contesti internazionali, fra cui oggi la Farm si inserisce. Ironia, denuncia, provocazione, capovolgimento della realtà è il leitmotiv, il codice di linguaggio scelto da Bartoli, in quest‟ottica gli artisti della Farm senza timore, in modo tagliente e acido, presentano i propri lavori. Irrimediabilmente irriverente si plasma una realtà in pixel oltraggiosa e vera, come solo a volte le tinte forti sono in grado di raccontare. La punta di diamante dell‟opening della galleria è senz‟altro la presenza di Terry Richardson, con una mostra permanente, e Max Papeschi che fin dentro il midollo incarnano questo spirito. Kibosh è il più grande progetto fotografico di Terry Richardson, un libro con oltre 350 foto presentato dalla Farm in Sicilia già nel 2005 tra Catania e Palermo. Action figure di Terry Richardson by Uncle York

Iconoclasta provocatore del click, il “rocktografo” con zero tecnica e molto punk nell‟anima, Richardson presenta un realismo crudo ed esasperato che si beffa delle copertine patitane e detta regole e tendenze. Senza limite e autocensura, le sue mostre e le sue campagne pubblicitarie hanno sempre fatto scandalo e sollevato polemiche. Autore degli scatti proibiti del marchio Sisley elimina di ogni tabù il perbenismo sessuale; qui sta la sua forza e la sua carica: mostrare davanti l‟obiettivo l‟intimità esattamente come si farebbe in camera da letto, paradossalmente senza nessun filtro.

tato le istallazioni permanenti di Fabio Melosu, Antonio Lorenzo Falbo, Cinzia Muscolino, Daniele Alonge, “I could do that…yes but didn‟t” di Effebieffe, Cracking Art, You Are Beautiful e Space Invaders, le mostre fotografiche di Vittoria Trovato e Santo Di Miceli, la rassegna di video arte a cura di Arte Giovane Sicilia e i percorsi luminosi a cura di Davide Groppi.

Che Bello - OFL

Special projects “Che bello” di OFL. Quasi un brand da tatuare che nasce da una storia vera e che della vita esalta “ogni singolo momento come il primo di una lunga serie ricordandoci quanto sia affascinante meravigliarsi e costruire una felicità comune”. Poetico come solo l‟arte è in grado di esserlo. Welcome To The Jungle - Max Papeschi

Max Papeschi è per la prima volta in Sicilia, l‟artista fa parte della Farm Young Art, divisione della Farm che si occupa della promozione di giovani artisti contemporanei nazionali e internazionali. Decisamente Politically - Scorrect utilizza il fumetto come strumento di comunicazione universale. Mickey Mouse nazista. Paperino soldato nel Vietnam. Ronald McDonald macellaio. Così in digital - art, con chiari riferimenti alla cultura pop, Papeschi risveglia le coscienze sulla realtà contemporanea. I personaggi dei cartoni animati con aria rassicurante diventano una sottile arma dell‟ironia; “le icone cult perdono la loro simpatia per trasformarsi in un incubo collettivo” spiega l‟autore nel suo sito, un abile sconvolgimento dei preconcetti sociali. Con la passione per la cultura del contemporaneo e con la determinazione ad attuare un processo di cambiamento in Sicilia, la Farm al vernissage, oltre Max, ha presen-

Nadia Castronovo


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Andrea Palumbo: un ragazzo impegnato Ragazzi apatici, annoiati, chiusi in un mondo personalissimo che rifiuta tutti gli stimoli che la realtà esterna propone? Ma quando mai! Andrea Palumbo è proprio l‟opposto dell‟idea che si ha di solito dei nostri ragazzi, una persona solare e simpaticissima i cui interessi spaziano dal Karate, sport che gli ha permesso di vincere numerose gare a livello regionale, alla scrittura. Andrea riesce a trovare il tempo per tutto con una naturalezza incredibile ed è per questo che abbiamo deciso di intervistarlo: Come mai hai scelto il karate? Mi sono accostato al karate in maniera molto naturale, seguendo gli allenamenti della “Fudoshin Karate” che vengono tenuti presso la scuola media Antonio Mendola. Per me, all‟inizio, era uno sport come un altro per tenermi informa e impiegare il tempo, poi ho iniziato ad appassionarmi sempre di più e a documentarmi sulle varie federazioni che erano presenti all‟interno del territorio scoprendo di far parte della Shotokan Karate international del maestro Masaru Miura. Cosa ti piace del karate? Quello che mi piace di più di questo sport è che il fine ultimo non è lo scontro fisico, come spesso in passato si credeva, ma forza, concentrazione, equilibrio, attraverso l‟esercizio fisico e il movimento di contrazione e rilassamento dei muscoli, aiutano a perseguire il raggiungimento di una perfezione ideale verso la quale il corpo e la mente devono sempre essere rivolti. Il karate che ho scelto, infatti, è di tipo tradizionale e risente moltissimo della cultura giapponese, a differenza di quello sportivo che

Il „primato‟ dell‟Ecopunto A poche settimane dalla sua apertura l’ecopunto di Favara raggiunge risultati inaspettati Nelle ultime settimane Favara ha raggiunto un invidiabile primato in campo di nettezza urbana: secondo quanto riferito dal Sindaco alla Tv locale, Favara è il comune della provincia di Agrigento che ha raggiunto la più alta quantità di raccolta differenziata dei rifiuti. Dal primo mese dall‟apertura dell‟ecopunto (il centro di raccolta e smistamento di rifiuti riciclabili) nel piazzale antistante lo stadio comunale sono stati raccolti ben 420 quintali di rifiuti riciclabili (carta, vetro, plastica e alluminio). In passato altri timidi tentativi di „educazione ambientale‟ non avevano raggiunto una così elevata partecipazione popolare, periodicamente spuntavano per le strade i contenitori per la raccolta differenziata e puntualmente finivano con l‟essere riempiti di rifiuti di ogni tipo. Il successo dell‟ecopunto invece risiede in una sorta di „patto‟ che viene stipulato con la cittadinanza: i cittadini si impegnano a differenziare i rifiuti domestici in cambio di uno sconto sulla bolletta del servizio di nettezza urbana. Infatti, ogni nucleo familiare che convoglia i rifiuti già selezionati all‟ecopunto

è un po‟ più occidentalizzato e la cui finalità è la competizione sportiva fine a se stessa. A quali gare hai partecipato? Quest‟anno ho partecipato alla “Coppa di Natale”, a Palermo, che è una gara a livello regionale e alla “Coppa Sicilia”, ad Ispica, di livello nazionale, classificandomi in entrambe al primo posto, con la cintura arancione, nella specialità dei kata, cioè nell'esecuzione di tecniche di varia difficoltà. Per raggiungere dei buoni risultati mi alleno due volte a settimana per più di un‟ora, adesso sono cintura verde. Ma tu sei anche uno scrittore. Ho iniziato a scrivere da piccolissimo e dopo aver trascorso un momento di rifiuto durante le scuole medie ho ricominciato. Quest‟anno ho scritto un racconto intitolato “Fantasmi sull‟oceano” che si è classificato fra i primi 20 su 152 racconti e poesie con i quali, ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato al concorso “Tholos” diretto dalla Tholos Editrice di Alberobello; è possibile leggere i racconti e le poesie sul sito www.scrivoanchio.it. Questo risultato mi ha dato la possibilità di partecipare allo stage letterario offerto dall'editore ai migliori 20. Il 18 luglio partirò per Alberobello e sarò di ritorno il 24 dopo che la giuria presente allo stage avrà designato i migliori 3 sui 20 finalisti. Quali sono i temi che tratti nel tuo racconto? Narro di xenofobia in un modo molto particolare, infatti i protagonisti fanno tutti parte di un ceto medio che di solito non viene implicato in certe tematiche, narro il malessere interiore di coloro che dalla vita sem-

brano avere tutto, ma che in effetti non riescono a rapportarsi con realtà che per la loro diversità destabilizzano. Ci sono comunque altre tematiche collaterali, come l‟amore, il rapporto genitori-figli, l‟amicizia, che hanno reso la storia più varia e interessante. Ho voluto narrare di un tema forte con un linguaggio semplice e comprensibile; per me raggiungere questo risultato è stata una vera e propria sfida, infatti il racconto è piaciuto molto anche ai miei coetanei.

riceve una tessera magnetica sulla quale viene registrata la quantità di rifiuti destinata al riciclo, proporzionalmente alla quantità dei rifiuti depositata verrà accreditato uno „sconto‟ sulla bolletta della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La cittadinanza favarese ha risposto all‟iniziativa in misura massiccia, tanto che il Sindaco ha già annunciato l‟apertura di un secondo ecopunto (nei pressi di villa Ambrosini) per alleggerire il carico di lavoro del primo. Questa esperienza insegna che i cittadini rispondono meglio alla „novità‟ e imparano presto a modificare abitudini consolidate in vista di un vantaggio immediato e visibile, in questo caso di natura economica. Anche il rischio di incorrere in sanzioni pecuniarie in caso di mancato rispetto dell‟orario di utilizzo dei cassonetti pare stia modificando quest‟altra indecorosa abitudine (le prime multe sono già state prese). Ma i vantaggi ottenuti per la città vanno sicuramente al di là del risparmio; infatti l‟impegno a differenziare in casa i rifiuti contribuisce nell‟immediato a ridurre la quantità di immondizia nei cassonetti e apporta ricadute benefiche all‟ambiente nel medio e lungo periodo. Non possiamo nascondere però quello che sta succedendo in questi giorni ad Agrigen-

to, dove l‟esperienza dell‟ecopunto è partita già un anno fa. Gli agrigentini aspettavano di vedere riconosciuto il loro impegno alla differenziazione già sulle bollette in recapito in questi giorni, ma lo „sconto‟ non c‟è stato, pare perché non sia ancora disciplinato da un Regolamento comunale. Se ciò avvenisse anche a Favara, sarebbe una grave sconfitta che riporterebbe nei cittadini favaresi quel senso di sfiducia nelle iniziative collettive che a volte li caratterizza. Prima di essere un‟operazione di risparmio, infatti, l‟ecopunto è un progetto di educazione ambientale e un tentativo di responsabilizzazione della cittadinanza verso il proprio territorio. Oltre a provvedere subito nelle sedi competenti affinché non avvenga a Favara quanto sta succedendo ad Agrigento, cosa rimane da fare? La nostra Associazione si sente in dovere di segnalare alcuni nodi da affrontare: il problema delle discariche abusive che sorgono alle periferie e la mancanza di una pulizia più accurata delle strade e dei marciapiedi (spesso occupati dalle erbe infestanti). L‟ambiente esterno è lo specchio della città e dei suoi abitanti, se questo diventa migliore vorrà dire che anche i suoi abitanti sono migliorati. Filippo Bosco

Andrea Rosario Palumbo

Un messaggio per i ragazzi della tua età? Impegnatevi in ogni cosa per la quale nutrite interesse cercando di andare avanti, perché i limiti sono fatti per essere superati. Ma mi piacerebbe che anche soggetti pubblici e privati si impegnino a organizzare qualcosa che interessi veramente i giovani, è facile dire che i ragazzi della mia età sono annoiati, vuol dire che ciò che viene proposto è poco interessante. Samanda Virone


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Rubrica “Il libro del mese”: Cecità di Saramago Uno degli ultimi romanzi che ha interessato il panorama della critica letteraria internazionale per la peculiarità di forme e contenuti, presto anche film in distribuzione nelle sale italiane, Cecità di José Saramago, riscopre un inusitato successo anche in concomitanza con la morte recente dell‟autore Premio Nobel per la Letteratura. In una città non meglio precisata, all'improvviso, esplode un'epidemia di cecità. Una cecità contagiosa che si trasmette non si sa come. Il Governo correrà immediatamente ai ripari isolando i primi ciechi (che ben presto diverranno centinaia) in un ex manicomio, impedendo loro qualsiasi contatto con l'esterno, anche a costo di causare vittime tra coloro i quali vorrebbero riconquistare la libertà, spesso coincidente con la riappropriazione della dignità dell‟individuo costretto in una prigione dai toni lattiginosi: questa cecità non solo è più contagiosa e si diffonde più rapidamente di un'influenza, ma per di più è bianca. "E' come essere immersi in un mare di latte ad occhi aperti", dirà uno dei ciechi. I personaggi del romanzo, infatti, rimarranno sempre "anonimi": l‟anonimato difeso a spada tratta lungo il dipanarsi della storia rimarca la volontà dell‟autore di eguagliare la con-

Sotto il segno della follia In scena ad Agrigento gli spettacoli del XLVI Ciclo di Rappresentazioni Classiche di Siracusa Dal 29 giugno al 1 luglio sono andati in scena alla valle dei Templi i tre spettacoli prodotti dall‟INDA - Istituto Nazionale del Dramma Antico - di Siracusa per il XLVI Ciclo di Rappresentazioni Classiche. Gli spettacoli allestiti quest‟anno sono stati le tragedie Aiace di Sofocle (regia di D. Salvo, con M. Donadoni) e Fedra di Euripide (titolo originale Ippolito, regia di C. Rifici, con E. Pozzi), e la commedia Lisistrata di Aristofane (regia di E. Bronzino, con I. Genatiempo). È il secondo anno che l‟INDA, a conclusione della stagione teatrale nella sede storica del teatro greco di Siracusa, porta in tournèe la sua produzione anche ad Agrigento. Questa iniziativa di promozione del teatro classico avrà un seguito anche negli altri anni, così ha almeno annunciato dal palco il Sindaco di Agrigento. Certo, chi ha avuto modo di assistere ad uno spettacolo al teatro greco avrà notato delle differenze con l‟allestimento agrigentino: per quanto suggestivo possa essere lo sfondo della Valle illuminata, il teatro greco di Siracusa restituisce un‟atmosfera che

dizione di centinaia di contagiati, permettendogli allo stesso tempo, con un sapiente utilizzo della metafora e dell‟allegoria, di scandagliare i più reconditi recessi dell‟animo umano; ad un certo punto, infatti, si insinua il tarlo nel lettore attento ai livelli infratestuali del tessuto narrativo, che possa trattarsi di una cecità dello spirito. L‟uomo ha perso di vista i valori fondanti della società “civile” che ha costituito intorno a sé, scadendo addirittura nella condizione ferina. Il lettore accompagnerà i personaggi guidato dagli occhi della moglie del medico, l'unica misteriosamente scampata al "mal bianco". Ella, infatti, per stare accanto al marito, si unirà agli altri ciechi, nascondendo loro il fatto di non aver perso la vista. I ciechi vivranno nell'orrore senza vederlo, gli passeranno accanto forse solo intuendolo. Il lettore, invece, quell'orrore lo vedrà attraverso gli occhi della moglie del medico, che darà lui la possibilità di "vedere" come si perde l'etica, il rispetto, la dignità e come nascono i soprusi e la violenza in un contesto di parasocietà dominata dall‟utile e dall‟immediato bisogno di soddisfare le esigenze più triviali dell‟individuo. L‟ansia di redenzione che si respira all‟interno del romanzo è assimilabile a quella di opere di grandi autori come Buzzati ne "Il deserto dei Tartari" o Golding ne "Il signore delle mosche". "E' una vecchia abitudine dell'umanità, passare accanto ai morti e non vederli […] Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo […] Ciechi che, pur vedendo, non vedono […] Il mondo è pieno di ciechi vivi".

L‟allegoria evidente è magnificamente resa, e forse risiede proprio in questo la grandezza di uno scrittore come Saramago. Tenendo presente che il titolo originale del libro è "Saggio sulla cecità", probabilmente si capisce meglio l'intento dell‟autore laddove dice: "Volevo raccontare le difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è, in un certo senso, la privazione della ragione. Quello che racconto in questo libro, sta succedendo in qualsiasi parte del mondo in questo momento". La sintassi e la forma del testo non rendono completamente agevole la lettura ad un lettore inesperto, il discorso diretto è definitivamente accantonato per cedere il passo all‟assoluta assenza della punteggiatura che determini il discorso diretto, secondo una tecnica già in uso e ben collaudata da un grande della letteratura mondiale, Joyce, che in barba alla tradizionale strutturazione del discorso narrativo, con l‟Ulisse compone un‟opera priva di elementi di demarcazione testuale. Saramago non si spinge a tanto, ma è certo ben lontano dalla forma professa di un Pontiggia. In altri termini, tutto fila d‟un fiato. Un altro tassello utile per comporre il multiforme mosaico di “Ulisse” è il realismo esasperato: tale operazione è possibile riscontrarla in Saramago, che regala ai suoi affezionati lettori un‟opera imperdibile della cui lettura non possiamo fare a meno.

non può essere eguagliata facilmente altrove. Gli spazi ridotti del piccolo palcoscenico condizionano fortemente l‟impianto scenico, i movimenti del coro e dei personaggi, tuttavia è ugualmente importante che Agrigento venga raggiunta da questo tipo di iniziative, che difatti hanno riscosso una partecipazione elevatissima. Le tragedie messe in scena hanno in comune il tema della follia. La vergogna per il mancato riconoscimento del valore e dell‟onore in Aiace e l’impossibilità di soddisfare il desiderio in Fedra scatenano nella psiche dei due personaggi effetti devastanti, che porteranno scompiglio sociale anche nella polis: solo l‟intervento rispettivamente di Odisseo e Artemide restituirà alle vicende l‟ordine iniziale sottratto dalla follia. Lisistrata invece, sotto l‟aspetto farsesco e il linguaggio esilarante, denuncia la tragicità di un problema senza tempo: la violenza e l‟inutilità della guerra. Lisistrata, stanca della lunga guerra che tiene lontano il marito, organizza assieme alle donne ateniesi uno „sciopero del sesso‟ per costringere gli uomini alla pace. La commedia, in una traduzione datata ma ancora efficace di E. Romagnoli, ha saputo rendere con molta vivacità la funzione socio-politica e non solo ludica della comicità greca, evidenziando

quanto potrebbe essere migliore il mondo se venisse governato dal buon senso delle donne. Nella resa degli spettacoli classici, grande ruolo assume la traduzione dei testi. L‟Aiace, grazie alla traduzione lineare e limpida di G. Paduano, è risultato un testo più vicino alla sensibilità dell‟uditorio, mentre la Fedra, nella traduzione del poeta recentemente scomparso Federico Sanguineti, si è fatta notare per le scelte linguistiche più estreme e forse provocatorie. Sanguineti ha infatti operato una „traduzione a calco‟, dove le parole sono state lasciate nello stesso posto che occupavano nel testo greco, con l‟effetto - secondo l‟autore - di «grecizzare l‟italiano, non italianizzare il greco», ricorrendo ad un lessico elevato, più poetico ma forse più adatto all‟attenzione di un lettore che a quella di uno spettatore. Non sono mancate alcune scelte proprie del Sanguineti sperimentalista e d‟avanguardia per cui, ad esempio, il poeta fa dire al servo che Ippolito muore travolto da uno tsunami. L’INDA è già al lavoro per la prossima stagione, sono già noti i titoli in programma: la saggezza antica tornerà a visitarci attraverso Filottete di Sofocle, Andromaca di Euripide e Le Nuvole di Aristofane. Filippo Bosco

Calogero Sorce


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ASSOCIAZIONE CULTURALE “NICODEMO” via Matteo Boiardo, 5 - 92026 Favara (AG) tel.: 3881907152 E-mail: associazionenicodemo@hotmail.it Pagina web: www.associazionenicodemo.org

Club Letterario Per il mese di luglio il Club Letterario va in vacanza, riprenderà ad agosto con il libro Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer. Per info consultate la nostra pagina web.

CUCINA: Polpette di melanzane Ingredienti per 4 persone: 3 Melanzane grandi 100g di Parmigiano 2-3 Uova 80g circa di Pangrattato Olio di semi per la frittura Sale qb

TURNI FARMACIE MESE DI AGOSTO 1 Dom SAJEVA Dott. Gaetano 17 Mar MARATTA Dott. 2 Lun PENNINO Dott. Angelo 18 Mer ARCURI Dott. Rosario 3 Mar SAJEVA Dott. Gaetano 19 Gio MARATTA Dott. 4 Mer AMATO Dott. ssa Lilly 20 Ven BONGIORNO Dott. Antonio 5 Gio CENTRALE s.a.s 21 Sab CENTRALE s.a.s 6 Ven ARCURI Dott. Rosario 22 Dom ARCURI Dott. Rosario 7 Sab AMATO Dott. ssa Lilly 23 Lun BONGIORNO Dott. Antonio 8 Dom BONGIORNO Dott. Paolo 24 Mar BONGIORNO Dott. Paolo 9 Lun MARATTA Dott. 25 Mer MARATTA Dott. 10 Mar ARCURI Dott. Rosario 26 Gio PENNINO Dott. Angelo 11 Mer MARATTA Dott. 27 Ven MARATTA Dott. 12 Gio AMATO Dott. ssa Lilly 28 Sab BONGIORNO Dott. Antonio 13 Ven CENTRALE s.a.s 29 Dom CENTRALE s.a.s 14 Sab ARCURI Dott. Rosario 30 Lun PENNINO Dott. Angelo 15 Dom BONGIORNO Dott. Antonio 31 Mar BONGIORNO Dott. Antonio 16 Lun CENTRALE s.a.s

Com‟è che si dice? Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

Procedimento: Lavate le melanzane, tagliatene il picciolo e, se la buccia è troppo spessa, sbucciatele, ma non completamente, lasciando qua è là qualche strisciolina di buccia. Lessatele in abbondante acqua salata; quando cotte, versatele in un colapasta e fatele scolare per bene pressandole di tanto in tanto con una forchetta. Quando avranno perso gran parte del liquido e si saranno raffreddate, mettetele in un recipiente capiente e, con l‟aiuto di una forchetta, riducetele in una purea omogenea. Aggiungete il parmigiano, il pangrattato e infine le uova, aggiustate di sale e mescolate cercando di ottenere un composto molto morbido ma allo stesso tempo compatto. Nel frattempo fate riscaldare in una padella capiente l‟olio di semi e, quando ben caldo, friggete le polpette che formerete con l‟aiuto di un cucchiaio (un cucchiaio = una polpetta). Appena dorate giratele servendovi di due forchette: le polpette quando sono calde possono disfarsi facilmente, ma niente paura perché fredde sono abbastanza compatte. Servitele tiepide. Anna Lisa Agrò

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E‟ di questi giorni la notizia riportata da tutte le più importanti testate giornalistiche nazionali circa i commenti, possiamo dire poco lusinghieri - per usare un eufemismo rivolti dal nostro Ministro Giulio Tremonti alle regioni del Sud sulla gestione dei fondi europei. Le parole del ministro sono state molto dure. Ha infatti affermato che è tempo di dire basta alla “cialtroneria di chi prende i soldi e non li spende”. La programmazione comunitaria 2007-2013, se correttamente sfruttata, potrebbe consentire alle nostre regioni di ottenere quei risultati nello sviluppo a lungo termine che determinerebbero quel giro di boa tanto agognato. Nel frequentare un master in finanziamenti europei mi sono resa conto che più aumentavano le mie conoscenze in questo campo - anche se ancora esigue - più aumentava la mia rabbia, rabbia che è cresciuta nel corso di questi mesi in maniera esponenziale. Si, rabbia, perché nonostante ci siano le risorse messe a disposizione dall‟Europa, di esse non si riesce a farne buon uso. Eppure ci sarebbe davvero tanto da fare. Innanzitutto offrire a tutti quei giovani che hanno idee imprenditoriali valide la possibilità di realizzarle. Già perché quello che potrebbe essere non è in ragione delle difficoltà davvero innumerevoli che si incontrano. Per-

ché se è vero come è vero che le nostre amministrazioni - senza farne nel modo più assoluto una questione di colore - hanno peccato di “cialtroneria”, è anche vero che le regole imposte da Bruxelles hanno reso tutto più difficile e complesso di quanto già non fosse. Parlavo di rabbia perché al Sud, al nostro Sud, mancano innanzitutto le competenze necessarie, competenze in materia di valutazione, programmazione, progettazione. Occorrerebbe lungimiranza, una dote di cui evidentemente non siamo provvisti. Occorrerebbe autocritica, perché se Tremonti ci dà dei “cialtroni” forse sarebbe giusto incassare il colpo e ripartire riconoscendo i propri sbagli. Del resto i numeri non mentono, al Sud sono stati spesi solo 3,6 miliardi di risorse comunitarie a fronte di una cifra pari a 44 miliardi per il periodo 2007-2013. Forse, peraltro non tutti sanno che l‟Europa, in base alla regola del disimpegno automatico, ha stabilito che questi soldi se non spesi entro il 2016 dovranno tornare a Bruxelles (2016 solo perché è stata adottata una misura anticrisi, se questa non ci fosse stata il termine finale sarebbe stato fissato al 2015). Ed allora occorre rimboccarsi le maniche, pretendere che le amministrazioni si attivino, pretendere che siano trovate risorse statali o regionali poiché l‟U.E. prevede che i fondi comunitari debbano essere spesi solo se accoppiati a questi, occorre non perdere questa occasione perché altrimenti davvero potremmo essere noi la causa del nostro male. Rossana Airò


in folio - luglio/agosto 2010