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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 02 Marzo 2019 - Mensile

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Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

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2019

Josip Iličič, trequartista dell’Atalanta

“Il mio calcio, tanto sacrificio, lavoro e poco… social”


editoriale

di Damiano Tommasi

I Giovanisti   Sovranisti, populisti, ambientalisti o europeisti sono le categorie più diffuse attualmente e che risuonano spesso in accezione negativa. Sono, infatti, quelli che non si riconoscono in queste etichette a farne un uso spregiativo. Forse qualcosa di vero c’è e davvero il populismo spesso nel voler difendere l’idea di popolo rischia di non fare il suo bene, oppure il sovranismo non sempre riesce a trasferire il concetto della sovranità nazionale come valore positivo di identità e responsabilità. Di pari passo, nel nostro calcio, sono presenti piccole grandi sacche di una speciale categoria di addetti ai lavori, i Giovanisti. Con questo termine mi voglio riferire a quelli che, a furia di nominare continuamente i giovani, avanzando progetti per giovani o promuovendo norme a favore dei giovani, finiscono per tradire proprio i giovani. Le norme statali riguardo il calcio parlano di “risorse per i giovani” e sono proprio queste quattro parole che alimentano un Giovanismo di facciata che crea, spesso e volentieri, paradossi sportivi difficili da spiegare anche ai giovani. Lega B, Lega Pro, Lega Dilettanti e Federazione ricevono dai diritti TV il 10% (all’incirca 150 milioni di euro) da investire in giovani ed infrastrutture. Se per le infrastrutture è semplice individuare una modalità di investimento, per i giovani si apre un ventaglio di proposte di chiaro stampo Giovanista. “I giovani li formiamo noi”, “siamo la casa dei giovani”, “pensiamo noi alla Nazionale del futuro”, “noi sì che valorizziamo i giovani”. Da qui scattano obbligo di giovani in campo (il contrario della meritocrazia), minutaggi pagati a peso d’oro, liste obbligate o premi fittizi di valorizzazione.

La vena Giovanista di queste iniziative è chiara nel giustificarsi “perché altrimenti non li fanno giocare!”. Insomma, chi esalta i giovani per avere risorse è il primo a non crederci e si deve costringere per vederne in campo un numero accettabile. I risultati di tanto Giovanismo sono sotto gli occhi di tutti. Illusione, abbandono, abbassamento del livello tecnico, storture di mercato e calciatori che portano sponsor sono i rischi più frequenti con chiari effetti negativi soprattutto per i giovani. Abbattere i costi e ricevere contributi non può continuare ad essere venduto come formazione dei giovani.  Nei giovani ci si deve credere altrimenti si rimane Giovanisti come tutti gli altri. In futuro, infine, sarà da aprire un altro capitolo riferito ai giovani dirigenti che, ad oggi purtroppo, non godono nemmeno dell’appoggio dei Giovanisti.

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© UNICEFUNI122942Dicko

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sommario Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 02 Marzo 2019 - Mensile

02 M

A

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

R

2019

Josip Iličič, trequartista dell’Atalanta

“Il mio calcio, tanto sacrificio, lavoro e poco… social”

l’intervista 6 di Pino Lazzaro Dalla guerra in Bosnia all’infanzia in Slovenia, dal Bonifika all’arrivo in Italia con la maglia del Palermo: storia di Josip Iličič, trequartista dell’Atalanta.

editoriale

di Damiano Tommasi Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

direttore direttore responsabile condirettore redazione

foto redazione e amministrazione tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Giulio Segato Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Finito di stampare il 30-03-2019

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serie B di Claudio Sottile

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lega pro di Pino Lazzaro

14

Andrea Orlandi Manuel Pascali

scatti

20

primo piano di Fabio Poli

22

calcio e legge di Stefano Sartori

26

regole del gioco di Pierpaolo Romani

29

femminile di Pino Lazzaro

30

femminile di Francesco Romeo

33

politicalcio

34

segreteria di Biancamaria Mettifogo

37

senior di Francesco Romeo

38

io e il calcio di Pino Lazzaro Nicola Pongolini (bowling)

40

sfogliando

44

tempo libero

46

di Maurizio Borsari Calciatori sotto tiro

Successione di un club per DRC e CAS Quando la sfida va oltre i propri limiti Simona Sodini e Alessia Tuttino

Barbara Bonansea, professione bomber di Fabio Appetiti

Obiettivo formazione AIC League 2019

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l’intervista

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di Pino Lazzaro


l’intervista Josip Iličič, trequartista dell’Atalanta

“Il mio calcio, tanto sacrificio, lavoro e poco… social” “Ho un fratello più grande, è stato anche guardando lui che ho cominciato, anche se devo dire che per noi tutti in fondo c’era solo quello, il pallone. Dunque anch’io a giocare a calcio e, chissà, se non fossi diventato forte, magari avrei provato col basket. Sono nato in Bosnia ma avevo due anni quando scappammo per via della guerra, naturalmente non mi ricordo nulla e ci sono pure tornato una volta lì dove sono nato, giusto per vedere com’è. Così sono cresciuto in Slovenia, a Kranj. Abitavo in un quartiere dove c’era un centro sportivo, con campi di calcetto e basket e tutti giorni andavo a giocare, questo o quello. Così è iniziata e ricordo che pure non mi piaceva stare in casa, subito fuori a giocare ed ero così preso che nemmeno ci pensavo che fosse tempo di andare a mangiare. All’inizio mia madre ha provato a insistere ma poi ha lasciato stare, l’ha capita questa cosa, vieni quando hai fame, va bene lo stesso. Dunque è lì, proprio vicino a casa, che ho continuato a giocare,

dopo la scuola sempre lì e la mia prima società a Kranj è stata il Trigrav, con loro ho fatto i primi anni nelle giovanili e dopo qualche anno sono passato al Britof, società più importante, loro fanno la Serie A adesso”. “Non che fosse lontano, a piedi ci volevano una ventina di minuti, qualche volta ci pensava mia mamma a portarmi, altre volte ci andavo con i genitori di qualche mio compagno, spesso in bicicletta. Con la scuola ho fatto poco, ho fatto gli otto anni di base, ma dopo le medie come le chiamate voi, ho lasciato stare, ero anche passato al Bonifika (a Koper, Capodistria insomma; ndr), lì sì era lontano, non c’erano allora le autostrade che ci sono adesso, così sono andato via da casa, avevo poco più di 18 anni. Sì, è stata dura, come dura lo è stato poi quando sono arrivato a Palermo. Altre città, gente che non conosci e la fortuna è stata il presidente del Bonifika che mi ha trattato come un padre. Lui che subito è venuto a incontrare mia madre, a dirle che doveva stare tranquilla, che avrebbe pensato lui a me: m’ha messo in un albergo e c’era così pure un certo qual controllo. Dicevo di Palermo, altro paese, altra

lingua: ho sofferto la mia parte ma poi ho finito per trovarmi bene”. “No, le cose non sono venute facili, c’è stato un periodo in cui avevo anche pensato di smettere, al Bonifika non volevano lasciarmi andare, c’era pure poca fiducia e determinante è stato il passaggio poi al Maribor, lì le cose sono cambiate, è stato col Maribor per dire che ho giocato contro il Palermo, facendo bene. M’è servito il non mollare, il voler dimostrare quel che valevo e non è che avessi in fondo proprio l’obiettivo di diventare calciatore, quel che più contava era il fatto che mi piaceva, che mi divertivo. In effetti non è che mi considerassero come uno importante, ma io sapevo da dove venivo,

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l’intervista

A filo d’erba

Mi ritorni in mente… “Beh, la partita che non dimentico e che credo mai dimenticherò è quella contro il Borussia, a Dortmund in Europa League. Quella sera c’era proprio tutto: la possibilità di scrivere una pagina importante per la storia dell’Atalanta, un’atmosfera incredibile, i nostri tifosi che per tutto il giorno avevano colorato di nerazzurro la città e poi l’emozione di giocare in uno stadio così prestigioso. È stata davvero una serata magica, peccato solo per il risultato” (siamo andati a vedere, era febbraio 2018, il Borussia vinse 3 a 2: avanti loro nel primo tempo, doppietta di Ilicic all’inizio del secondo tempo, pareggio di Batshuay al 65’ e sempre Batshuay fa il 3 a 2 al 91’; nel ritorno, tanto per completare, Atalanta avanti con Toloi nel primo tempo e pareggio che vale la qualificazione agli ottavi per i tedeschi, all’83’, con Schmelzer; ndr). “Se poi mi chiedi quale sia il gol che proprio non dimentico, allora sono purtroppo costretto a ripetermi: ripenso al secondo gol a Dortmund, quello che ci aveva al momento

4 a 1, era un gol praticamente già fatto… Gomez che dà la palla a Zapata e Duvan poi che mi mette da solo davanti al portiere: il pallone m’è rimasto però sotto la suola, quante volte ci ho ripensato”. “Se potessi riavvolgere il nastro, una partita che vorrei rigiocare è la finale di Coppa Italia del 2011, Palermo-Inter. Abbiamo perso per 3 a 1 ma si sono affrontate due formazioni forti, con grandi campioni in campo. L’Inter era stellare, ma anche noi non eravamo male… mi sarebbe proprio piaciuto portarla a casa quella Coppa [queste le formazioni in quella finale; Inter: Julio Cesar, Nagatomo, Lucio, Ranocchia, Chivu, Zanetti, T. Motta (38st Mariga), Stankovic, Sneijder (42st Milito), Pazzini (16st Pandev), Eto’o. Palermo: Sirigu, Cassani, Munoz, Goian (24’ Carrozzieri), Balzaretti, Migliaccio, Acquah (10st Miccoli), Pastore, Ilicic, Hernandez (32st Pinilla)]. Di cartellini rossi diretti ne ho presi giusto due in tutta la mia carriera, non sono uno che fa entrate dure e di sicuro quello che non meritavo è quello che ho preso quest’anno a Empoli: dopo un giallo mi ha dato rosso diretto per proteste, secondo me già l’ammonizione era fin troppo. Un avversario con cui so da subito che farò fatica è Chiellini, già dai tempi di Palermo mi metteva in difficoltà. È sempre concentrato lui, a volte ruvido negli interventi e non molla mai: sì, mi ha sempre creato i maggiori problemi.

portati in vantaggio. È stata quella un’emozione fortissima, i nostri tifosi non smettevano più di cantare. Poi è finita come è finita, ma al momento del gol ero davvero felice. Quello che invece ancora adesso non so come ho fatto a sbagliare è stato in questa stagione, Atalanta-Inter, abbiamo vinto per

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Se mi manca uno stadio? Dai, non vedo l’ora di giocare nel nostro nuovo stadio, a Bergamo. È una società che lavora bene questa, che sta crescendo e merita uno stadio da grande. Il presidente ci tiene molto, alla festa di chiusura dell’anno scorso ci ha mostrato i progetti, sarà bellissimo”.

Josip Iličič è nato nel gennaio del 1988 a Prijedor, città della Bosnia ed Erzegovina. Sloveno, ha pure il passaporto croato. Con il calcio ha iniziato con le giovanili di Triglav e Britof (entrambe nella città slovena di Kranj), passando poi al Bonifika (Koper, la nostra Capodistria). Sono seguite l’Interblock Lubiana (avendo tra l’altro come allenatore pure il “nostro” Albertino Bigon) e il Maribor. Ed è proprio con questa formazione che si mette particolarmente in luce nei turni preliminari di Europa League, in particolare nell’andata dei playoff giocata contro il Palermo. Siamo nell’estate del 2010, periodo quello tutto particolare per quella che sarà poi la sua carriera, dato che oltre al passaggio dal Maribor proprio al Palermo (esattamente il 27 agosto e giusto il giorno prima, pur battendo il Palermo per 3 a 2, il Maribor venne eliminato dalla competizione, avendo perso in Sicilia per 3 a 0), c’è pure l’esordio in Nazionale (qui siamo invece all’11 di agosto, Australia battuta per 2 a 0). Da fine agosto del 2010 ha dunque avuto inizio questa sua lunga esperienza italiana che lo ha visto giocare dapprima con Palermo e Fiorentina (dall’estate del 2013) e ora con l’Atalanta (dal 2017/2018). Al momento di scrivere queste righe (prima dell’avvio delle fasi di qualificazione all’Europeo 2020; la Slovenia è inserita nel gruppo G assieme a Polonia, Austria, Israele, Macedonia e Lettonia), sono complessivamente 55 le sue presenze con la nazionale maggiore slovena.


l’intervista

può essere utile, allora lo faccio. Fos“Sì, tanti e tanti sempre lì sui social, se per me mi allenerei sempre con la a far foto, a mostrare questo e quelpalla, è quel che più mi piace, ma se lo, quel che stanno facendo eccetera. serve per dire fare le ripetute – come Ecco, per me è un po’ tutto all’inconmi dicono – o andare in palestra a fare trario, proprio non ci tengo a far vedeforza, d’accordo, ci vado. In spogliare cosa faccio nella vita. Chiaro, nelle toio non sono uno che sta zitto, mi foto di gruppo ci devo stare, anche piace condividere le cose con i comperché sarebbe una cosa un po’ strapagni e se c’è da dire qualcosa, la na non esserci, me ne rendo conto, ma dico. Con i giovani vado d’accordo e comunque è un qualcosa che non mi cerco se posso di piace: sarò pure sbagliato, ma proprio aiutarli, anch’io non sento nessun bisogno di far vedeÈ come uomo che voglio crescere, allora ascoltavo re la mia vita agli altri”. non tanto come calciatore i vecchi ed era quello un tempo “Quel che potrei dire a un giovane che in cui i vecchi contavano di più, ricorcomincia, che inizia a fare il professiofatto che spesso erano lì a dirmi che do le battute se mi vedevano magari nista magari in C è di non mollare mai non ce l’avrei fatta, che avrei fatto presul lettino del massaggiatore e le bore di non guardare troppo agli altri. Puoi sto a tornarmene indietro e il tutto ha se che portavo, soprattutto quando ho arrivare che hai magari 28 anni, non è finito invece di darmi ancora più forza. cominciato ad andare in Nazionale: detto, ce ne sono di giocatori che eraPosso dire che nessuno mi ha regalauna cosa questa che ho visto subito no in C e sono diventati poi importanti, to niente e non ho mai mollato e tutti quanto fosse diversa una volta che arrivando a vincere pure un Mondiale. quelli che dicevano che non ce l’avrei sono arrivato qui in Italia”. Si guarda alle foto su Instagram, lì fatta, sbagliavano. Discorsi che negli sembrano facili le cose e come si fa a anni ogni tanto si ripetevano, mi dava“Sono fatto come sono fatto, non è che 20 anni a pensare a vincere il Pallone no praticamente del finito, ma ogni volsto lì ad ascoltare quel che dicono gli d’Oro, a cominciare così? Ci vogliono ta ho avuto ragione io, dimostrando che altri, come giudimeritavo e merito di stare dove sono”. cano. Sul fatto di Fuori dal calcio c’è l’altra mia vita, comportarsi bene, “No, non sono un fissato del pallone, anche lì sul campo ci sono le bimbe, mia moglie… anche da ragazzo non è che me ne intendo, la trovo stavo lì a guardare e guardare le partiuna cosa del tutto normale, merito di sacrifici, bisogna lavorare e lavorare, te in televisione. Quel che soprattutto mia madre, di quel che mi ha insegnaquesto è quel che poi ti ripaga”. mi piaceva (e mi piace) era giocare, to e pure delle brave persone che ho così imparavo e tuttora imparo, non avuto attorno a me: non c’è proprio È vero, avrei potuto fare di più, m’è già copiando dagli altri. Mi va come sono, niente da dimostrare, io so come sono capitato di dirlo. Sono uno diretto, che però ascolto quel che mi dicono, se fatto e quel che mi è stato insegnato”. dice quel che pensa e istintivamente facendo qualcosa posso migliorare e i sacrifici che c’erano dietro; venivo da una famiglia povera, anche comprare le scarpe e la roba da calcio non era facile. Per fortuna mio fratello maggiore è cresciuto “più veloce” di me, è stato così lui ad aiutare mia madre. E dico anche che allora non è come adesso, era molto ma molto più difficile andar via dalla Slovenia, c’era giusto Handanovic prima di me e basta. In più sto

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l’intervista

mi fido delle persone. Così negli anni m’è capitato di sbagliare, ho fatto delle scelte che non andavano fatte, per

“Sai qual è la cosa che proprio non mi piace del calcio? Il riscaldamento, proprio così. Di mio sono appassionato di futsal, sai com’è, lì si comincia Chi ha paura di giocare, subito, pronti via e così tutta sta fase del riscaldamento mi dà faha sbagliato mestiere stidio, è la parola, preferisco far da solo ma se poi c’è da farlo, lo questo dico che in sostanza è colpa faccio, ma continua a non piacermi”. mia. Comunque di strada ne ho ancora davanti per dimostrare di meritare “Il dopo non so, davvero, oggi ci sei e di stare lì dove sono. Quel che conta è domani chissà. Potrei dire qualcosa star bene di salute; qui, a inizio camma davvero non so, è troppo presto pionato, sono stato male ma ora è e dipende dalla famiglia, dalle bimbe passato, detto questo per me è inutile che sono ancora proprio piccole (la più parlare d’altro”. “vecchia” ha 2 anni e mezzo; ndr)”.

10_

LA SCHEDA

Stagione

Squadra

2018-2019

ATALANTA

Serie Presenze Reti A

22

9

2017-2018

ATALANTA

A

31

11

2016-2017

FIORENTINA

A

29

5

2015-2016

FIORENTINA

A

29

13

2014-2015

FIORENTINA

A

25

8

2013-2014

FIORENTINA

A

21

3

2012-2013

PALERMO

A

31

9

2011-2012

PALERMO

A

33

2

2010-2011

PALERMO

A

34

8

08/2010

MARIBOR (SLO)

A

5

1

2009-2010

INTERBLOCK (SLO)

A

28

3

2008-2009

INTERBLOCK (SLO)

A

27

9

2007-2008

BONIFIKA (SLO)

B

28

3


serie B

di Tommaso Franco Stefano Sartori

Si vola alto al “Via del Mare” PORTIERI

Lecce, il vento della rinascita A Lecce l’aria di primavera si è iniziata a sentire già da qualche tempo. Al “Via del Mare” soffia il vento giusto e i giallorossi di Fabio Liverani sfruttano

le correnti giuste per volare alto. Nella stagione 2011-2012 la società retrocessa in C, dalla Serie A, per illecito sportivo, al termine di una vicenda buia e complicata. L’ennesimo capitolo infelice del calcio italiano. La città ha dovuto attendere la stagione 2017-

La miglior formazione di Serie B dall’inizio del torneo VICARIO Venezia 6,35

LEGITTIMO Cosenza 6,16

GRAVILLON Pescara 6,17 SABELLI Brescia 6,27

VENEZIA

BRIGNOLI

PALERMO CALCIO 6,34

6,35

FIORILLO

PESCARA

6,31

PALEARI

CITTADELLA

6,31

SILVESTRI

H. VERONA

6,30

SABELLI

BRESCIA

6,27

AUGELLO

SPEZIA

6,24

GRAVILLON

PESCARA

6,17

LEGITTIMO

COSENZA

6,16

MIGLIORE

CREMONESE

6,16

DIAMANTI

LIVORNO

6,56

TONALI

BRESCIA

6,44

MORA

SPEZIA

6,41

VERRE

PERUGIA

6,37

SCHENETTI

CITTADELLA

6,35

DONNARUMMA

BRESCIA

6,77

TORREGROSSA

BRESCIA

6,57

FALCO

LECCE

6,55

LA MANTIA

LECCE

6,44

MANCOSU

LECCE

6,41

DIFENSORI

2018 per la tanto ambita promozione in Serie B, ottenuta al termine di una corsa favolosa (solo 4 le sconfitte in campionato). Nella stagione 2018-2019 il Lecce è ripartito con ambizioni importanti e, dopo un inizio di campionato non proprio all’altezza delle aspettative, i giallorossi sono riusciti ad agganciare le posizioni che valgono la promozione. Nel momento in cui scriviamo, gli uomini di Liverani sono al secondo posto, dietro al Brescia del duo Donnarumma-Torregrossa (attacco “titolare” della nostra Top 11). Donnarumma è stato premiato come “Calciatore del mese AIC”, in collaborazione con la rivista “L’ Ultimo Uomo”, nei mesi dicembre 2018 e gennaio 2019. Del Brescia, ormai, si è detto quasi tutto e anche questo mese sono ben 4 i calciatori delle rondinelle che sono riusciti ad accaparrarsi un posto tra i migliori: assieme al duo d’attacco hanno trovato un posto anche Stefano Sabelli (al quale vanno le nostre congratulazioni l’imminente matrimonio con Roberta) e Sandrino Tonali, che governa il centrocampo bresciano con la sicurezza di un veterano. Il Lecce è riuscito a mettere 3 dei suoi attaccanti nei primi 5 dell’intero campionato e solo il 4-4-2 (o 4-3-1-2) ormai tradizionale nella nostra rubrica, rimanda l’ingresso in Top 11 di Ernesto

AUGELLO Spezia 6,24

VICARIO

CENTROCAMPISTI

ATTACCANTI

La Mantìa, Marco Mancosu e Filippo Falco (nella foto). In porta Silvestri, sempre tra i migliori nel suo ruolo, cede il posto a Gugliemo Vicario del Venezia mentre in difesa, assieme a Sabelli, troviamo Matteo Legittimo (Cosenza Calcio), Andrew Gravillon (Pescara) e Tommaso Augello (Spezia). A centrocampo è il sempreverde Alessandro Diamanti (Livorno) a guidare il carro con una media voto invidiabile a questo punto del torneo (6,56). Assieme a lui e al già citato Tonali anche Luca Mora (Spezia) e Valerio Verre (6,37 la sua media, premiato come calciatore AIC nel mese di novembre 2018).

VERRE Perugia 6,37 TONALI Brescia 6,44

A. DONNARUMMA Brescia 6,77

DIAMANTI Livorno 6,56

TORREGROSSA Brescia 6,57

MORA Spezia 6,38

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serie B

diStefano Claudio Sartori Sottile di

Orlandi (Entella) fermato da un problema cardiaco

Andrea, il papà di Norah ed Emma “Ho scoperto il problema quando ho firmato il contratto con la Virtus Entella. Giocavo in India, appena arrivato in Italia il 3 febbraio ho cominciato le visite mediche. Durante la prima visita del cardiologo a Genova già avevano visto qualcosa di strano nella prova da sforzo. Quindi il medico della società, il dott. Saporiti, mi ha detto di sottopormi all’holter, la macchina che controlla il battito del cuore nelle 24 ore. Già così si vedevano le extrasistoli, che sapevo di avere, ma che erano peggiorate, erano doppie, anche triple. Perciò mi ha mandato a fare una risonanza magnetica cardiaca, che non avevo mai fatto. È venuta fuori una cicatrice. Il 9, perciò, sono andato a Lavagna dal cardiologo il dottor Brignole, mi ha detto che c’è un problema, non grave per la mia vita, ma che non mi avrebbe permesso di avere l’idoneità agonistica. Sono rimasto scioccato. Non ero mai stato male, nessuno mi aveva detto nulla nei miei anni di carriera. Ho voluto avere una seconda opinione, ho aspettato il 20 febbraio per recarmi dal dottor Zeppilli a Roma, lui nel mondo della cardiologia sportiva è il n.1 in Italia. Mi ha rifatto tutte le prove, mi ha dato la notizia che presentavo un quadro incompatibile con l’attività agonistica. Sono a rischio di aritmie pericolose. Con le informazioni che avevo presentato dal 2010, già si notava che c’era un problema, ma mai nessuno era andato a vedere. Non ho avuto paura, mi sono messo a piangere pensando alle mie due figlie, Norah ed Emma, di 7 e 5 anni, che io inconsapevolmente ho rischiato di…”. Per un attimo stoppiamo il racconto. Andrea Orlandi era un atleta professionista. Poi, sei parole: fibrosi miocardica con aritmia ventricolare polimorfa. Sei parole: non puoi più fare il calciatore. “Ho avuto paura che loro rimanessero senza un papà. Questo è stato il mio primo pensiero, non ho provato paura per me, ma per le mie bambine e mia moglie. Ho lasciato il calcio, che per me è tutto. Ho un’età che mi avrebbe portato a pensare presto a cosa fare dopo, ma fisicamente stavo bene. Ero tornato in Italia, avevo tantissima voglia di fare bene, in una società che mi dava tutto quello di cui avevo bisogno. M’è veramente dispiaciuto. Ho ricevuto grandissima solidarietà, ho dovuto rispondere a una valanga di messaggi e telefonate da parte di tantissima gente, moltissimi ex compagni, allenatori e direttori. Gente che si è fatta viva e che non sentivo da molti anni, mi ha fatto tantissimo piacere”. Da padre, cosa hai detto a Norah ed Emma? “Sono due bambine intelligenti, e ho spiegato loro che il papà è stanco e che ha bisogno di riposare, come il suo

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cuore. Sanno che il mio cuore è più grande di uno normale e che per questo non gioco più. Però sono contente perché il papà è tornato a casa, e per un po’ non ci saranno più movimenti”. Che giocatore sei stato? “Beh, le mie bambine potranno accompagnarmi in futuro nei posti in cui ho giocato e potranno vedere che il loro papà sarà accolto in modo positivo dalla gente. È la cosa più bella che potrò dare loro. Dove sono stato penso di poter tornare tranquillamente, ho sempre dato tutto e posso guardami allo specchio. Non ho mai lasciato nulla nello spogliatoio, perché ho portato tutto in campo. In alcuni posti è andata meglio, in altri peggio. Ma non ho mai litigato o fatto qualcosa che potesse mettere in difficoltà le società in cui ho giocato. Sono sempre stato un professionista. Alle bambine posso insegnare la disciplina che ho avuto nel calcio, il professionismo e l’applicazione. Questo sono stato io. Posso essere stato il migliore o il peggior giocatore. Ma un professionista esemplare posso dire di esserlo stato”. La tua storia calcistica è di tutto ri-

Andrea Orlandi Stabilin è nato a Barcellona il 3 agosto 1984 da genitori italiani (di Novara). Cresce calcisticamente nell’Alaves prima di approdare nella famosa cantera del Barcellona; con i blaugrana gioca nella squadra B ed esordisce in prima squadra (allenatore Rijkaard). Passa allo Swansea City e con i “cigni” viene promosso dalla terza serie alla Premier League. Gioca poi in Championship con il Brighton e con il Blackpool, si trasferisce quindi in Grecia dove veste le maglie dell’Anorthosis e dell’Apoel. Nel 2017 si trasferisce al Novara (Serie B) dove in un anno e mezzo gioca 43 partite. Indossa poi la maglia della squadra indiana del Chennaiyin prima di tornare in Italia all’Entella dove verrà fermato dai medici. spetto. Cosa ricordi dei tuoi anni blaugrana? “Sono stato due anni nel Barcellona B. Poi ho avuto l’opportunità di esordire nella Liga in prima squadra. Ero iscritto alla lista Champions League, ho fatto qualche partita di Coppa di Spagna, molti allenamenti in prima squadra. È stata un’esperienza unica, sono stato in uno spogliatoio al massimo livello, con campioni come Ronaldinho, Eto’o,


serie B

di Stefano Sartori

Messi, Xavi, Iniesta, Víctor Valdés. Indimenticabile. Me lo ricordo benissimo. Tantissime volte vado a cercare foto di quell’epoca, che mi fanno stare bene e mi rendono orgoglioso di essere stato parte di quella società, anche se in un modo umile e secondario”.

ché è la mia vita. Adesso devo organizzarmi un po’ per capire dove fare il corso. In Italia se non hai l’idoneità agonistica non puoi farlo. Mi sembra una cavolata, ma è così. Devo decidere se frequentarlo a Barcellona o in Inghilterra, dove ho giocato otto anni”.

Sono i tuoi favoriti per la vittoria in Champions League? “Non credo. Li ho visti giocare in Spagna, contro il Lione, secondo me hanno il miglior giocatore della storia del calcio e grandi campioni, ma dietro sono vulnerabili. Lasciano tanto spazio. Piqué e Lenglet stanno giocando a livello altissimo. Ma i due davanti in fase difensiva li perdi. Difendono in nove compreso il portiere, non è semplice giocare così. Col Lione ci riesci, ma con squadre più attrezzate non sarà così facile. Non sono i miei favoriti, tuttavia spero che riescano a vincere la Champions”.

Descrivi le differenze tra i tre sistemi calcistici che hai vissuto da vicino. “Sono tre Paesi diversi tra di loro. In Spagna, già ai tempi quando c’ero io prima del boom di Guardiola, si giocava palla a terra. Si è sempre giocato in questo modo. Il punto che Guardiola ha cambiato è che adesso i portieri sono giocatori in più, perché sanno districarsi coi piedi. Sinceramente è un calcio che mi piace, ma da vedere un po’ mi annoia. Il passarsi la palla in modo esagerato può essere una cosa positiva, ma allo stesso tempo tu devi passarti la palla con un obiettivo. Il Barcellona lo aveva, ma in molte partite la squadra avversaria non la toccava mai. Era un monologo. Adesso molte squadre in Spagna adottano lo stesso sistema. Si gioca da dietro, si prova ad avanzare nelle linee avversarie con il palleggio. Per il mio modo di giocare mi andava bene. Fisicamente non è al livello italiano e inglese. Quello inglese è un calcio fisico, non c’è respiro, si va avanti e indietro, allenatori e giocatori non badano all’applicazione tattica, si dà importanza a intensità, agonismo, velocità. È un calcio spettacolare anche da vedere, ma dove noti molti errori a livello tattico. I giocatori danno tutto, il bello è la simbiosi tra il pubblico e i ventidue in campo. Quando hai dato tutto, anche se non è arrivato il risultato, il pubblico ti riconosce un tributo. I giocatori in Inghilterra danno un 10-20% in più grazie al tifo della gente. Sono stati otto anni bellissimi, ho sempre avuto al mio fianco tifoserie importanti, che mi

Hai ancora amici lì? “Sì, dei tempi del Barcellona B, della prima squadra no, non li sento. Ho modo però di sapere di alcuni di loro, e loro sanno qualcosa di me, ma non ho mai avuto un rapporto stretto di amicizia con i grandi”. Sei stato allenato da Rijkaard, è dal 2013 che non siede su una panchina. “Ha smesso col calcio per una decisione personale. Ha la sua fondazione, si è ritirato a Amsterdam, non vuole sapere più nulla del calcio. È una scelta sua. So di lui perché il suo migliore amico a Barcellona è anche mio amico, si chiama Claudio Losardo, e quindi conosco il motivo per cui lui ha voluto stare fuori dal giro”. Cosa vedi nel tuo futuro? “Voglio allenare sicuramente, o comunque vorrei restare nel calcio per-

hanno supportato e dato un sacco di energie. In Italia si dà grande importanza alla fase difensiva. Si costruisce la casa dalle basi, dalla difesa, pensiamo prima a non prenderle e poi ad attaccare. Si vedono partite organizzate, un po’ più noiose da vedere, ma a chi piace il calcio queste battaglie tattiche possono risultare molto interessanti. È un calcio che può migliorare e sta migliorando. Ci sono partite bellissime. Spero ritorni al livello di qualche anno fa, quando era il calcio migliore al mondo. Il problema dell’Italia è la mentalità, poi la sicurezza negli stadi, gli impianti un po’ decadenti, si possono fare tante cose per migliorare la situazione complessiva. Sono nato a Barcellona, ma da genitori italiani, il mio sogno è sempre stato quello di giocare in Italia e l’ho fatto a Novara. Purtroppo non ho potuto farlo anche con l’Entella, mi sarebbe piaciuto giocare con loro, purtroppo non è stato possibile”. I liguri ti hanno supportato, una volta scoperto l’intoppo fisico? “All’Entella mi hanno detto che le porte erano aperte. Per ora non ho saputo più nulla e sto aspettando”. Nonostante il loro calendario a singhiozzo e la partenza ad handicap, credi che riusciranno a trionfare il campionato? “Hanno un gruppo bellissimo e un allenatore preparatissimo. Boscaglia capisce veramente di calcio, è uno incisivo, all’intervallo può cambiare la partita, dà gli input giusti, e poi hanno qualità e giocatori importanti, che fanno la differenza nella categoria. Il gruppo è sano, ci sono stato dentro anche se per poco, sono ragazzi ottimi. Hanno tutto per andare in Serie B. A proposito di cadetteria…”. Prego. “Eugenio Corini sta facendo davvero bene con il Brescia, spero riesca a conquistare la Serie A. Fu mio allenatore a Novara, incappò in un esonero ingiusto. Lui mi ha aiutato in questo periodo, mi ha detto parole importanti che tengo per me, ma che mi hanno dato tanto coraggio. È una persona a cui tengo, gli voglio bene. Se allenerò, lo chiamerò per imparare da lui, è una persona veramente preparata”.

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lega pro

di Pino Lazzaro

Manuel Pascali, centrocampista della Casertana

Storie e carriere scritte sulla pelle Alla domanda “Quanti ne hai di tatuaggi”, lì al telefono capisci che ci sta pensando, li sta passando in rassegna ed evidentemente non è che sia tanto importante la precisione e così arriva la risposta, “una decina”. Aggiunge poi che sono tutti “piccoli”, tutti però col loro bel significato e ammette, sorridendo, di “essere grande ormai, ho due figli, quasi li nascondo insomma”. Dice che il primo se l’è fatto che era comunque già maggiorenne, giusto il suo segno zodiacale, Vergine, ricordando che ai genitori lo mostrò a danno avvenuto, dice proprio così, mezzo di nascosto insomma, “sul polpaccio ed ero a Pizzighettone”. Manuel Pascali lo scorso gennaio ha cambiato squadra, dal Cosenza in B è passato alla Casertana in Lega Pro. Dice che per lui si tratta dell’ennesima sfida con sé stesso, un modo per ritrovare spinta ed entusiasmo, un poter restare con la spina bene attaccata, un po’ come sempre ha voluto e saputo attraversare questi suoi anni di calcio. Ma torniamo ai tatuaggi, meglio al tatuaggio, quello a cui è probabilmente più legato, un simbolo che porta con sé un bel po’ di memorie e di vita. È il tatuaggio che vedete bene in primo piano in questa pagina, quell’#visionari dietro cui c’è dunque una bella storia, da una parte molto pubblica e condivisa, dall’altra intima e personale, di più… Carpi a fermarci. Un’esperienza forte, Venturato ci aveva visto giusto, un’esperienza che è venuta a confermare che avere un intento comune può portarti a cose straordinarie. Così, dopo quel campionato stravinto, decidemmo pure di tatuarcela addosso questa cosa qui, questo essere visionari: ce lo facemmo fare in 13-14, uno dopo l’altro, da un tatuatore lì vicino a Cittadella. Con i social era diventato una sorta di tormentone, l’hastag del gruppo che avevamo messo assieme era appunto #visionari ed è un qualcosa che così noi tutti ricordiamo Quel “#visionari” è il marchio con grande affetto. Tutti scelsero dove di fabbrica di quel fantastico volerselo fare, a me piaceva lì dov’è e lo Cittadella targato Venturato feci pure di nascosto vero pensare in grande: dai, arrivare in a mia moglie, lei pure un po’ si arrabdue anni alla serie A. Sai com’è, puoi biò, soprattutto perché non era stata immaginarti tra noi le battute, questa coinvolta”. idea della visione, squadra che veniva da una retrocessione… Però alla fine Classe 1981 Manuel, l’età è dunque quel campionato di C lo stravincemquella che è e si potrebbe così penmo, promossi con cinque giornate di sare che la scelta di cambiare nelle anticipo e dunque quell’essere “visioscorse settimane, da Cosenza in B nari” diventò una specie di ritornello, alla Casertana in C, sia un po’ nell’oruna sorta di nostro marchio di fabbridine delle cose, una “discesa” a queca e guarda che l’anno dopo siamo sto punto inevitabile, ma a sentire lui arrivati sino ai playoff per la A, fu il non stanno proprio così le cose. Ecco Manuel: “Il tutto è cominciato quasi per gioco, a Cittadella. Loro che erano appena retrocessi dalla B alla C, io che ero giusto arrivato. In ritiro, a Lavarone ed eccolo lì, davanti a tutti noi, al gruppo, il mister Venturato che subito ci lancia una sorta di sfida, dicendoci che lui punta ad avere una squadra che davanti a sé deve avere degli obiettivi grandi, che non si deve limitare insomma a puntare a vincere il campionato di Lega Pro, che non basta, che la visione deve andare al di là, che la squadra deve dav-

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“Sì, la mia carriera la sento ancora comunque nel vivo, sono 20 anni che giro, però di voglia ne ho ancora tanta. So che di tempo davanti non ne ho ancora molto ma la voglia c’è sempre, con in più quel sfidare me stesso, quel pormi tutti gli anni degli obiettivi che mi danno la spinta per continuare a giocare. E così sarà finché quel fuoco continuerà a bruciare. Anche adesso, a 37 anni, ho fatto una scelta per stupirmi, per vedere cosa c’è di là. Ero legatissimo all’ambiente lì a Cosenza, l’essere tornati in B dopo 15 anni… ma sentivo


lega pro

LA SCHEDA

sì, pur con le classiche paure legate al cambiamento… una pagina nuova”. Sette campionati in Scozia, anche lì andar sin lassù per scoprire e scoprirsi. Quale la sintesi? “Il sogno che si avvera. Serie A, 60.000 persone allo stadio, da capitano, il mio nome scritto sulla maglia, lì in mezzo al campo ad alzare pure dei trofei. Un sogno che so di aver inseguito e coronato sapendo di averci messo tutto me stesso, senza mai aver mollato. Va bene, da una parte posso certo ritenermi fortuche le cose erano cambiate, quel mio nato ma so anche che me la sono pure percorso s’era concluso. Sono uno che andata a cercare la fortuna. Sono stato vive le situazioni, che vuole e pretende in ambienti stupendi, chi mi sta attorno d’avere un ruolo, di sentirsi anche ima volte aggiunge che pure ci ho messo del mio e sotto sotto mi Vivo il calcio 24 ore su 24, amore piace pensare che sia anche così, che ho fatto e passione ci sono sempre la mia parte. Ma la vera anche dopo 20 anni di carriera fortuna è stata intanto la famiglia che mi ha portante, di capire che sta dando qualcresciuto, i loro sacrifici, mio padre che cosa. E mi piace sempre mettermi alla tutti i giorni mi portava lì al settore gioprova e così, quando si è presentata vanile del Monza. E fortuna è l’essere l’occasione della Casertana, ho detto riuscito a fare ciò che ho sempre desiderato, con tutti i risvolti che ci sono, anche complicati, non è tutto oro questo nostro mestiere, sempre sotto pressione, ma di fondo è privilegio. Un percorso che ho iniziato a 16 anni, in Prima categoria… lo trovo straordinario”. E in futuro? “Uno dei difetti che ho è di vivere il calcio 24 ore su 24, quell’amore e quella passione ci sono sempre, anche adesso dopo 20 anni di carriera, mi rendo conto che sono sempre uno dei primi ad arrivare e uno degli ultimi ad andarsene. Ho famiglia, due figli, per il dopo bisognerà pur che ci pensi per bene, però il calcio è la mia vita, poco da fare. Ecco che mi piacerebbe starci insomma, già il patentino Uefa B l’ho preso su in Scozia, iniziare magari con i giovani? Vedrò, se c’è entusiasmo e voglia, non mi spaventano le cose”.

Nato a Milano, settembre 1981, Manuel Pascali ha giocato via via con Sant’Angelo (D), Alessandria (C2), Pizzighettone (C2), Carpenedolo (C2), Foligno (C1), Kilmarnock (dapprima nella Scottish Premier League, poi con la nuova denominazione di Scottish Premiership; in tutto 7 stagioni), Cittadella (C-B) e Cosenza (C-B). Dagli inizi di questo 2019 è passato alla Casertana (C). Ha vinto un campionato di C2 col Pizzighettone, una Coppa di Lega scozzese col Kilmarnock e due campionati di C, prima con il Cittadella e poi col Cosenza. Stagione Squadra

Serie Presenze Reti

01/2019

CASERTANA CALCIO

C

4

0

2018-2019

COSENZA CALCIO

B

5

0

2017-2018

COSENZA CALCIO

C

26

2

2016-2017

A.S. CITTADELLA

B

11

1

2015-2016

A.S. CITTADELLA

C

24

2

2014-2015

KILMARNOCK

ScP

31

3

2013-2014

KILMARNOCK

ScP

31

0

2012-2013

KILMARNOCK

ScP

24

3

2011-2012

KILMARNOCK

ScP

24

3

2010-2011

KILMARNOCK

ScP

35

2

2009-2010

KILMARNOCK

ScP

22

1

2008-2009

KILMARNOCK

ScP

32

2

2007-2008

FOLIGNO CALCIO

C1

29

0

2006-2007

A.C. CARPENEDOLO

C2

30

6

2005-2006

A.C. CARPENEDOLO

C2

25

0

2004-2005

A.S. PIZZIGHETTONE

C2

28

4

2003-2004

A.S. PIZZIGHETTONE

C2

30

2

2002-2003

ALESSANDRIA

C2

29

5

2001-2002

SANT'ANGELO 1907

D

32

9

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amarcord

di Pino Lazzaro

LA PARTITA CHE NON DIMENTICO

Carlo Mammarella (Pro Vercelli) “Di partite ne avrei magari due e se proprio devo scegliere, allora vado alla semifinale playoff, noi del Lanciano contro il Siracusa. In casa, all’andata, avevamo vinto per 1 a 0, per andare avanti dovevamo almeno pareggiare e sapevamo che certo lì da loro sarebbe stata dura. Oltretutto erano proprio loro la squadra che sul campo aveva fatto più punti di tutti, ma c’era stata una penalizzazione e dunque erano scalati in classifica. Ricordo che quel

tutto granata, per 80’ in dieci e siamo riusciti a vincere per 3 a 1, a Trapani! Squadra giovane la nostra, eravamo partiti per salvarci ma eravamo forti, con un entusiasmo che via via ci ha portato a vincere, convinti insomma d’essere capaci di tutto. Avevamo Pavoletti con noi, ne ha fatti diversi di gol quell’anno, è stato lui a risolvere più di una partita. Anche lì a Trapani c’erano dei nostri tifosi, saranno stati 500 e ricordo adesso quanto poi ci ho messo lì sul campo, finita partita, a capire per bene Con la maglia del Lanciano la quel che avevamo fatto, quel segnai il 2 a 2 al Siracusa che avevamo conquistato: è stato poi nello spogliatoio giorno a Siracusa andammo subito che ho cominciato a metabolizzare in vantaggio con Sarno, ma poi loro il tutto. E un’altra immagine che mi ribaltarono le cose, tra l’altro col setorna è quella di quei 5-600 metri del condo gol, su rigore, che proprio non corso in centro a Lanciano, con tutta c’era. Sì, pareva finita, immagina il quella gente, la gioia che c’era, anche loro pubblico, finché su punizione non di chi magari il calcio lo seguiva poco: ho fatto il 2 a 2. Prima di andare a tiranoi sul bus a sfilare, bello”. re quella punizione “sentii” un’aria un po’ particolare, negli anni di punizioni “È vero, all’inizio come calciatore ne ne ho sempre segnate, diciamo che sapevano che era quello un po’ un mio marchio di fabbrica e così percepii l’attesa dei compagni, il timore degli avversari, anche da parte del pubblico. Ero insomma un pericolo e l’ho messa dentro, saranno stati 25 metri, sopra la barriera, d’interno collo. Quel che ho dentro è la corsa di tutti noi verso quel pezzetto di stadio dove c’erano i nostri tifosi, con tutta la panchina pure in campo. Fu un viaggio lungo quello per tornare, si partì l’indomani, prima il volo sino a Roma, poi la gente lì ad aspettarci a Lanciano per un traguardo che era storico, una prima volta: la finale per salire in serie B. Poi ce la giocammo col Trapani quella promozione e, dai, ti posso così raccontare anche questa, la seconda, a cui pensavo all’inizio. In casa avevamo fatto 1 a 1 e dopo poco eravamo sotto per 1 a 0 ed in più eravamo in dieci, espulso Amenta. Stadio pieno, praticamente

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ho cambiate diverse di squadre. Erano anni quelli in cui c’era un calcio diverso, non c’era ad esempio la regola sui giovani e così i ragazzi che uscivano dalla Primavera non avevano le agevolazioni che possono avere adesso. Io sono uscito da quella del Pescara e il primo anno nel professionismo e primo fuori di casa l’ho fatto con la Fermana. Stagioni importanti per me sono poi state quelle in C2 a Tolentino e alla B arrivai allora a Trieste ma lì ce n’erano tanti di problemi, eravamo una cinquantina in rosa, la società vicina al fallimento. Di presenze ne feci comunque 13-14, ma poi preferii cambiare, andai a Grosseto, c’era Allegri allenatore. Io allora che non avevo fatto la preparazione, ero arrivato a metà agosto, qualche chilo in più: subito titolare alla prima e stiramento. Poi iniziò per me una sorta di calvario, con in più l’esonero di Allegri, al suo posto Cuccureddu: visto che mia moglie aspettava la nostra prima bimba – ne abbiamo due ora – preferii cambiare


amarcord

ancora e andai così ad Ancona, un’oretta da casa. Arrivai che eravamo ultimi, ci salvammo ai playout e poi a Salerno, esperienza forte in quella che in fondo era la mia prima piazza importante: davanti a me avevo Milanese, lui che adesso è tra i dirigenti della Triestina, comunque una mano la diedi. Ero poi fermo, svincolato e così andai a Lanciano, c’era Di Francesco allenatore, chiesi se potevo allenarmi con loro; venti minuti da casa, bimba che era appena nata. Dopo dieci giorni decisero di prendermi e firmai così il contratto: è iniziata così una storia che è andata avanti per otto stagioni. Importante fu in quei primi anni D’Aversa, sì, lui che adesso allena il Parma. Dapprima come giocatore e capitano, lui a indicarci la strada, a curare i particolari, cosa volesse dire essere davvero professionisti, poi pure come allenatore, facendo io poi io il capitano, per un po’ di anni”.

veder prima come si dice, ampliando quello che può essere il raggio d’azione visivo, sia nella fase offensiva che in quella difensiva”. “Come finiamo? Beh, con tante so-

cietà che sono in difficoltà, mi auguro che il presidente Gravina riesca a rimettere in piedi il movimento delle serie minori, restituendo un po’ di dignità a questo nostro calcio”.

“Dai, ora come ora, non posso non guardare alla mia carta d’identità, saranno 37 a giugno. Posso dire che sono uno che ha giocato parecchio, però fisicamente sto bene e finché sentirò dentro lo stomaco quel “serpentone” prima delle partite, andrò avanti, anche perché l’avverto tuttora la stima dell’ambiente. Comunque poi non so, potrei fare l’allenatore e non certo subito con una squadra di grandi, potrebbe andar bene anche una scuola calcio, per vedere intanto se ci posso stare. Pensando comunque a cosa fare “da grande”, un progetto lo sto già portando avanti: assieme al mio socio (ex calciatore) abbiamo brevettato dei materiali innovativi, attrezzature tipo porticine e paletti che si illuminano a distanza con un telecomando. Abbiamo fatto dei prototipi e la prima società intanto a contattarci è stata la Juventus che ha preso un paio di kit: sono strumenti che servono ad attivare la psiche, per

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amarcord

di Pino Lazzaro

LA PARTITA CHE NON DIMENTICO

Ivan Speranza (Teramo)

“Ne avrei più di una e certo mi verrebbe subito da ricordare intanto quella partita a Savona, vincere lì aveva voluto dire vincere il campionato, promossi in B, come squadra insomma avevamo vinto ma poi ce l’hanno tolta… (nell’ambito dell’inchiesta denominata Dirty Soccer che portò nell’estate del 2015 alla revoca per il Teramo della promozione in B e a 6 punti di penalizzazione – poi ridotti a 3 – nel campionato di Lega Pro 2015/2016; ndr) e

divertimento. Sono partito dalla Prima categoria che avevo 14-15 anni e poi la Promozione, l’Eccellenza, tanta serie D cominciando a fare il capitano, con poi queste otto stagioni filate qui col Teramo. Lo so, tanti anni con la stessa squadra capita sempre di meno e anch’io potevo andar via, richieste ne ho avute, quando c’è mancato proprio poco è stato dopo il fattaccio (la revoca della promozione; ndr), c’era una brutta situazione, potevo andare così al Pescara, i tifosi mi chiedevaIl derby con la Sambenedettese: che no di non andar via. vittoria 2 a 1, gol al 93’ Loro che sempre mi hanno saputo acallora rivado al derby con la Sambenecogliere bene, lo sentivo quell’affetto dettese, in casa da noi, a Teramo, tre attorno a me e alla fine decisi di restacampionati fa. Vittoria nostra, 2 a 1, re. In fondo quel che ho sempre fatto è gol al 93’, 5-6000 spettatori allo stadio, cercare per prima cosa di stare bene, bellissimo. Noi che dovevamo salvarci al di là dei discorsi economici”. – e l’abbiamo poi fatto ai playout col Lumezzane – e partita tirata, poteva“Sì, sono il capitano e certo è camno anche vincere loro e tutto è stato biato proprio tutto in questi anni e ne ancora più bello perché quel gol al 93’ sono passati 15, mica 50. Prima i giol’ho fatto proprio io, di testa, calcio vani giocavano se meritavano, ora ci d’angolo tirato forte, loro che marcasono queste regole, devono giocare e vano a zona e io che vado incontro alla mi rendo conto che fare gruppo non palla e la giro sul primo palo, sotto l’inè poi così facile, sti ragazzi che sono crocio, bravo e fortunato. Gioco dietro, presi da tante cose, lì sui social che in difesa, non mi capita spesso di far guardano ai fenomeni che però stangol e che emozione! Proprio sotto la curva e tutti lì a saltarmi addosso, anche dalla panchina, anche il mister. Sentire il mio nome urlato dallo speaker e dalla gente e dai tifosi, capita ancora che me lo ricordino quel gol e con la piattaforma wyscout pure io ogni tanto me lo rivedo”. “Beh, se guardi la mia carriera vedi che me li sono proprio guadagnati questi anni di professionismo. Sono nato a Castrovillari perché da lì viene mia madre, ma poi abbiamo vissuto in provincia di Avellino, nel paese di mio padre, 8000 abitanti, nessun settore giovanile e una scuola calcio che voleva dire soprattutto aggregazione e

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no in serie A mentre loro sono ancora all’inizio del loro percorso. No, non si può essere duri con loro, ci penso sempre tanto e tanto prima di agire e di intervenire, sempre comunque con la convinzione che è il gruppo che viene prima, che conta, al di là delle qualità tecniche e tattiche. Quando proprio occorre allora sono anche “cattivo”, proprio come un genitore, dai. Il dopo? Giocare ancora, almeno un altro po’. Qui la società mi ha già fatto capire che per me potrebbe esserci un posto da dirigente: sì, è una bella cosa, lo so, ma vediamo quel che succede”.


lega pro

di Tommaso Franco

La “pazza” stagione dei liguri PORTIERI BRANDUANI

JUVE STABIA

6,26

CONTINI

SIENA

6,24

CINCILLA

RENATE

6,23

PELAGOTTI

AREZZO

6,22

PISSARDO

MONOPOLI

6,22

MAMMARELLA

PRO VERCELLI

6,38

CRISTINI

CUNEO

6,33

LAMBRUGHI

TRIESTINA

6,26

TROEST

JUVE STABIA

6,25

PAGLIARULO

TRAPANI

6,24

CARLINI

JUVE STABIA

6,47

CORAPI

TRAPANI

6,45

NIZZETTO

VIRTUS ENTELLA

6,39

MESSIAS

GOZZANO

6,38

SESTU

PIACENZA

6,37

GIACOMELLI

VICENZA

6,42

TAVANO

CARRARESE

6,32

GRANOCHE

TRIESTINA

6,25

CASTALDO

CASERTANA

6,25

FISCHNALLER

SUD TIROL

6,24

DIFENSORI

CENTROCAMPISTI

ATTACCANTI

Giocare una partita ogni tre giorni non è cosa semplice. È quello che accade, con continuità, ai calciatori della Virtus Entella da novembre ad oggi. Il campionato di Serie C è partito in modo a dir poco rocambolesco, mettendo ancora una volta il nostro sport sotto riflettori che ne hanno evidenziato lacune e contraddizioni. L’Entella, rimasta in attesa su quale fosse il campionato a cui potersi iscrivere, è l’emblema della situazione barcollante in Lega Pro. Scendere in campo due o tre volte la settimana, significa sottoporre l’ambiente, calciatori in primis ma anche staff tecnico e organizzativo (a cui talvolta non

La miglior formazione di Lega Pro dall’inizio del torneo BRANDUANI Juve Stabia 6,26

Virtus Entella: sole, mare ed entusiasmo si pensa), ad un tour de force non indifferente. Nonostante questo la squadra, costruita per vincere il campionato, ha risalito la china velocemente e si trova al primo posto in graduatoria. L’entusiasmo nella piccola cittadina ligure non manca e non mancano nemmeno battute e commenti su quanto accaduto all’inizio della stagione sportiva 2018/2019.

rie B), ad eccezione di una breve parentesi in neroverde con il Sassuolo Primavera (2017/2018). A quota 27 presenze troviamo Belli, Caturano, Paolucci e Pellizzer; a 26 Eramo e Nizzetto. I calciatori dell’Entella, insomma, sono chiamati agli straordinari in una stagione che può diventare storica, ancora una volta. Il segreto, oltre al notevole tasso tecnico, sta nell’ambiente che si respira sia nella società che nella cittadina ligure.

La gestione della rosa da parte di mister Boscaglia è stata sin qui molto attenta ed intelligente. Degli attuali calciatori in rosa (31), solamente un calciatore deve essere ancora impiegato in gare di campionato. Quello dell’Entella, soprattutto a causa della situazione complicata, è un caso più unico che raro in cui una rosa così numerosa non presenta un numero cospicuo di calciatori inutilizzati. Nel corso della stagione hanno trovato spazio alcuni giovanissimi classe 2001 e 2002 assieme a qualche veterano di esperienza, fondamentale per provare a vincere un campionato così impegnativo.

Buon lavoro, Chiavari!

Il calciatore più impiegato da Boscaglia in questa pazza corsa alla B è il portoghese Dany Mota (28 presenze e 10 reti, nella foto). L’attaccante classe ’98 è all’Entella dalla stagione 2015/2016 (anno del suo esordio in Se-

MAMMARELLA Pro Vercelli 6,38 CRISTINI Cuneo 6,33

LAMBRUGHI Triestina 6,26 CELIENTO Catanzaro 6,17

NIZZETTO Virtus Entella 6,39 GIACOMELLI Vicenza 6,42

CORAPI Trapani 6,45

J. MESSIAS Gozzano 6,38

TAVANO Carrarese 6,32

CARLINI Juve Stabia 6,47

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scatti

(Var)iazione dell’arbitro Fabrizio Pasqua in Spal – Sampdoria 2-1

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di Maurizio Borsari

Invasione di un tifoso di CR7 in Sassuolo – Juventus 0-3


scatti

Commemorazione di Davide Astori in Spal- Sampdoria 2-1

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primo piano

di Fabio Poli

Quinta edizione del Report “Calciatori sotto tiro”

Violenza e razzismo nel calcio: non è normale È stata presentata a Milano, il 15 marzo scorso negli studi di Sky Sport 24, la quinta edizione di “Calciatori sotto tiro”, a cura dell’Associazione Italiana Calciatori, il Report che evidenzia i principali casi di intimidazione e violenza nei confronti di calciatori professionisti e dilettanti non solo della passata stagione (2017/18), ma anche l’analisi del trend di questi ultimi cinque anni (a partire dal campionato 2013/14). Sono intervenuti Damiano Tommasi (Presidente AIC) insieme a Pierpaolo Romani (Presidente Avviso Pubblico) e Fabio Poli (Direttore organizzativo AIC), redattori del Rapporto, che hanno illustrato i dati raccolti dall’Osservatorio istituito dall’AIC attraverso un’ampia indagine sul campo. Obiettivo dello studio AIC è quello di svolgere, ogni anno, un’indagine approfondita sulla quantità e sulla tipologia di intimidazioni, offese e minacce che hanno per oggetto i giocatori di calcio, tanto a livello professionistico quanto dilettantistico. Essere “Calciatori sotto tiro”, significa essere minacciati, vittime di gesti di razzismo, di violenza, non solo per il colore della pelle o per la provenienza, ma per qualsiasi altro tipo di episodio, come ad esempio il passaggio ad altra squadra, la perdita di una partita ritenuta particolarmente importante, il rendimento sul campo al di sotto delle aspettative. Violenza in aumento Nel corso di questi cinque anni, AIC ha censito 478 azioni intimidatorie e minacciose verso i calciatori, pari ad una media di 96 episodi per ogni sta-

gione sportiva. Dal campionato 201314 a quello 2017-18, le azioni di minaccia e di intimidazione censite sono aumentate del 95%, passando da 66 a 129. La maggior parte di questi

Premessa Quinta edizione di questa nostra anagrafica dell’anormalità e ho l’impressione che ci sia sempre troppo spesso un ritorno al punto di partenza. Nel momento in cui ci siamo preparati per un resoconto alla fine di queste cinque stagioni, il tema violenza e razzismo attorno al calcio è ritornato prepotentemente d’attualità. Un boxing day che ha ricordato più la “boxe” che i “box” ci ha detto e ribadito che, con la scusa del calcio, ci sono gruppi organizzati per fare violenza. Il tema sollevato da più parti con implicazioni della malavita organizzata rimane ad oggi considerato effetto collaterale di un grande business che non si può fermare. Il nostro Rapporto vuole, nel suo piccolo, denunciare questa deriva di abitudine. Non è normale! Abbiamo avuto l’onore di inserire in queste pagine parole importanti da persone credibili e dirette. Rosy Bindi, Gianni Mura e Lilian

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Thuram: grazie per il vostro appoggio e le vostre parole! Personalmente sono onorato e orgoglioso di essere da questa parte. Resta da capire quanti siamo di “qua” e quanto chiaro abbiamo il messaggio da dare: “non è normale”. Sono curioso e speranzoso, di quanto Ancelotti, rientrato a casa dopo aver conosciuto un altro mondo, riesca a dare una ventata di aria nuova in questa nostra piccola Italia che, contro la propria storia e il proprio Dna, si sta chiudendo sempre più nella sua rabbia e nelle sue paure. “Il calcio racconta la società che siamo” dice Lilian ed è quello che vogliamo denunciare con il nostro Rapporto. Il calcio è tante cose e dobbiamo alzare la voce, se serve, noi che di violenza e razzismo non ne vogliamo sapere. Damiano Tommasi Presidente Associazione Italiana Calciatori

I dati presentati in questa quinta edizione, raccolti anche attraverso la consultazione quotidiana di articoli di stampa e su segnalazione dei propri referenti territoriali, mettono in luce quasi 500 casi di violenza ed evidenziano come, come nel nostro Paese, il razzismo, con il 41%, è diventato la prima causa. A seguire la sconfitta o un rendimento sportivo al di sotto delle aspettative. In pratica si invertono i pesi rispetto al passato: nella stagione 2015/2016 il razzismo rappresentava la causa del 21% degli episodi, la sconfitta il 58%. In generale crescono i casi nei campionati giovanili e diminuiscono in Serie A. Da un punto di vista “territoriale” il nord è l’area più pericolosa dove giocare, lo stadio è il luogo predominante delle minacce e il calciatore viene colpito (nella maggior parte dei casi da tifosi avversari) quando è solo (71% dei casi) perché è più indifeso. Ma resta un 25% di attacchi dal “fuoco amico”, ovvero le proprie tifoserie. eventi (1 caso su 2) si è verificata dentro gli stadi durante o al termine delle partite, sia di campionato che amichevoli, disputate durante i ritiri estivi. Non sono mancati, tuttavia, episodi fuori dagli stadi. Gli ultras violenti, infatti, sono arrivati fin sotto le case dei calciatori, nei ristoranti, nei


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luoghi di vacanza, negli hotel dei ritiri delle squadre, nei parcheggi antistan-

minacce e violenza fisica nei campionati giovanili. L’ultima stagione, ha registrato quasi 1 caso su 5 In cinque stagioni, quasi 500 in questi campionati e, in di una occasione, ha atti di intimidazioni, violenza più visto protagonisti i genitori sugli spalti. e minaccia registrati

I calciatori colpiti I calciatori più colpiti, nel corso delle cinque stagioni analizzate, sono sempre stati i professionisti. Serie A o Lega PRO in particolare. L’ultima stagione ha, però, fatto registrare un incremento rilevante negli episodi che hanno riguardato i calciatori dilettanti. La Serie A resta, mediamente, il campionato nel quale si registra il maggior numero di episodi. Solo in Lega PRO si registra, in una stagione, un livello di pericolosità più alto. Giocare a calcio in alcune aree geografiche del Paese è più rischioso che in altre. Statisticamente è il Sud-Isole il territorio più rischioso. Quattro stagioni su cinque, in questo territorio si è registrato il più alto numero di casi. Nell’ultima stagione, per la prima volta, il nord è diventata l’area di maggiore rischio. Continuano a verificarsi al Sud-Isole, tuttavia, gli episodi di maggiore violenza ai danni dei calciatori. Nel Centro, Roma è statisticamente la piazza più a rischio. La preoccupante crescita degli episodi al Nord è guidata dalle Regioni del Veneto, della Lombardia e del Pie-

ti gli stadi, negli aeroporti, lungo vie e piazze cittadine, per giungere fino ai centri di allenamento, presidiati, successivamente, dalle forze dell’ordine. A finire nel mirino sono stati (1 caso su 2) calciatori e squadre che militano in campionati professionistici. Nel campionato 2016-17 si è raggiunto il record, con 2 casi su 3. Nei campionati professionistici, le serie che hanno fatto registrare i dati più preoccupanti sono state quella di A e la Lega Pro. Nei campionati dilettantistici, le minacce e le intimidazioni verso i giocatori sono state più violente e si sono registrate soprattutto nel campionato di Eccellenza. Poco meno “pericolosi”, i campionati di Serie D e Promozione. Preoccupante, infine, il crescere di

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monte, nelle quali si sono registrati casi in numero superiore alla media delle stagioni precedenti.

mente, la prima fonte di rischio per i calciatori. Il trend degli ultimi anni, tuttavia, mostra un incremento della percentuale di rischio rappredai tifosi avversari. Parte considerevole degli sentata Questo dato è, anche, influenepisodi resta «sommersa», zato dalla crescente incidenza del razzismo tra le motivazionon denunciata ni delle intimidazioni ricevute. I luoghi e gli autori della violenza Lo stadio è il luogo dove si svolge costantemente il più alto numero di episodi. Ai luoghi fisici, nel corso degli ultimi anni, si è aggiunta la “piazza virtuale”. Il web e, in particolare, i profili social dei calciatori hanno drasticamente ridotto la distanza tra tifosi e atleti. Contestualmente sono diventati il “nuovo luogo” nel quale si svolgono concreti atti di intimidazione che, sempre più spesso, coinvolgono anche i famigliari dei calciatori minacciati. Tutte le tifoserie rappresentano un pericolo per chi gioca al calcio. il “fuoco amico” risulta, tuttavia, il più pericoloso in assoluto. Potrebbe sembrare sorprendente ma non sono i tifosi avversari ad essere, percentual-

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Le motivazioni e le modalità della violenza Il razzismo è diventato, da due stagioni, la prima motivazione delle violenze e delle minacce, superando le motivazioni di natura tecnica. Il colore della pelle, oggi, è più “importante” del risultato sportivo che è stato, per anni, la prima ragione di violenza ai danni dei calciatori. Con il 41% dei casi registrati, il razzismo è arrivato a rappresentare quasi la metà degli episodi registrati nel corso della stagione 2017/2018. Il calciatore viene aggredito o fatto oggetto di minacce quasi sempre quando è solo. Preso singolarmente, e non in squadra, è evidentemente più vulnerabile. L’efferatezza degli episodi registrati fa, infine, supporre che esista una “pianificazione strategica” dietro gli episodi. Questo fenomeno corrisponderebbe all’ormai acclarato ingresso della criminalità organizzata in alcune frange delle tifoserie. Minacciare un calciatore può essere frutto di un mal costume sociale ma può rivelarsi anche un modo per costringerlo a mantenere, in futuro, determinati comportamenti.


biblioteca AIC L’incipit

Vikash Dhorasoo

Finiamola con Dhorasoo (…) Questo libro si intitola Con il piede giusto, ed è una testimonianza d’amore per il calcio e i calciatori attraverso il mio viaggio. Qualunque calciatore avrebbe potuto scriverlo. Qualunque figlio di immigrati, di lavoratori che ce l’hanno fatta, che hanno fallito e che

vani a cui il mondo intero rimprovera il fatto che la loro passione d’infanzia abbia finito per appassionare tutto il pianeta. Quella dei calciatori è innanzitutto una storia intima, un concorso di circostanze improbabili, un viaggio molto duro. È la storia di eroi moderni nella società civile, una storia visiva e spettacolare, come un film di cui si conosce la fine. Prima dell’epilogo c’è la strada, il viaggio, appunto. Quello per esempio dell’ultimogenito di una famiglia di mauriziani di Le Havre, cresciuto nel suo quartiere, sotto il suo palazzo, tra effluvi di curry e fritture. Un tizio che ha fatto un bel viaggio anche se sarebbe potuto o dovuto restare nella sua casta: le minoranze dei casermoni popolari. “Facciamola finita con Vikash Dhorasoo”? È un bel titolo, ma un po’ troppo definitivo per una vita fatta di eterni inizi. Un libro scritto anche per contestare il modo in cui sono considerati di solito i calciatori: ragazzi che di colpo si trovano a rappresentare una nazione, grazie al potere del loro talento – e di conseguenza diventano ‘esempi per i giovani’. La

sono ripartiti. Persone che incrociamo tutti i giorni, senza notarle, e che fanno di tutto perché la società riconosca i loro meriti. È la storia di molti francesi, di ieri, di oggi e di È la storia di molti francesi, domani. Vengo da Le Havre. Un gior- di ieri, di oggi e di domani. no ho preso a calci un pallone sotto il mio palazzo, e quasi trent’anni storia di questi calciatori disprezzati, dopo sono stato licenziato dal Paris considerati dei coglioni, deformati Saint-Germain. Era il 2006. In mezzo, dalla loro formazione come quelli che una vita come uomo e come calciatoescono dalle grandi scuole, è la mia. re. Voglio scrivere una storia intima e felice. La mia storia. Non solo quella di uno sportivo, ma anche quella di un figlio di Caucriauville, che ha fatto delle cose niente male nel suo mestiere, la storia di un francese del suo tempo che ha lavorato e che ha colto la sua occasione. Una storia benevola, senza rancori né spirito di rivalsa. Non una storia contro qualcuno, semmai una storia con tutti. Una storia ad altezza d’uomo. Alla mia altezza. Una storia nota a tutti i calciatori. Gio-

CON IL PIEDE GIUSTO 66thand2nd

Vikash Dhorasoo, classe 1973, famiglia proveniente dall’isola di Mauritius nell’Oceano Indiano, nato a Harfleur (comune prossimo a Le Havre), in carriera ha via via giocato – come ricordato nella introduzione del libro – con: 1980-1983 Le Havre Caucriauville (dilettanti); 1983-1993 Le Havre AC (dilettanti); 1993-1998 Le Havre AC (137 partite); 1998-2004 Olympique Lione (161 partite); 2001-2002 Bordeaux (40 partite); 2004-2005 AC Milan (12 partite); 2005-2007 Paris Saint-Germain (37 partite); 2007 AS Livorno Calcio (0 partite). Sempre dall’introduzione, ecco poi il suo “curriculum” con le maglie delle varie nazionali: 1994-1995 Francia nazionale militare (5 partite); 1994-1996 Francia nazionale Under 21 (12 partite); 1996 Francia nazionale olimpica (4 partite); 1999-2006 Francia nazionale A (18 partite). Argento al Mondiale di Germania 2006 (per lui due presenze, nei minuti finali delle partite contro Svizzera e Corea del Sud) e bronzo agli Europei U21 in Spagna nel 1996, a livello di club ha vinto, con l’Olympique Lione, due campionati francesi (2002/2003 e 2003/2004), due Supercoppe di Francia (2002 e 2003) e una Coppa di Lega (2000/2001). Altra Coppa di Lega l’ha conquistata poi col Bordeaux (2001/2002), una Supercoppa italiana col Milan (2004) e una Coppa di Francia l’ha vinta infine col Paris Saint-Germain (2005/2006). In collaborazione con Fred Poulet (regista e musicista), ha realizzato il film Substitute (2006), sull’esperienza vissuta durante la Coppa del Mondo, e ha scritto Hors Champ (2008).

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Successione di un club per DRC e CAS Una questione di estrema rilevanza che, da alcuni anni, influenza la storia di molte società di calcio vede protagonisti club che, travolti dai debiti e da gestioni poco accorte che ne causano il rovinoso fallimento, grazie all’art. 52.10 delle NOIF rinascono con nuove denominazioni sociali ripartendo dalla Serie D (o, in casi più rari, rilevando titolo sportivo e matricola di altre compagini professionistiche). La procedura ex NOIF è, testualmente, la seguente: “In caso di non ammissione al campionato di Serie A, Serie B e di Divisione Unica-Lega Pro il Presidente Federale, d’intesa con il Presidente della LND, potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un Campionato della LND, anche in soprannumero, purché la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo Comitato per l’iscrizione al Campionato. Qualora fosse consentita la partecipazione al Campionato Interregionale o al Campionato Regionale di Eccellenza, la società dovrà versare un contributo alla FIGC nel primo caso non inferiore ad euro 150.000,00 e nel secondo caso non inferiore ad euro 50.000,00. È facoltà del Presidente, d’intesa con i Vice Presidenti della FIGC, con il Presidente della Lega Dilettanti e con i Presidenti delle componenti tecniche stabilire un contributo superiore al predetto minimo”. Gli esempi di applicazione dell’art. 52 NOIF sono molteplici: il più eclatante riguarda la già dichiarata fallita Parma FC, non ammessa alla stagione sportiva 2015/16, a cui è succeduta l’attuale Parma Calcio 1913, ora in Serie A; ma anche l’AC Padova, dichiarata fallita nel 2014 e, dopo la costituzione di una nuova società denominata SSD Biancoscudati Padova, ammessa in Serie D nella stagione sportiva 2014/2015 ed ora, dopo aver ulteriormente modifica-

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to la propria denominazione in Calcio Padova S.p.a., in Serie B. Il problema, a nostro avviso, è così sintetizzabile: da un lato, i crediti dei calciatori delle società fallite e/o non ammesse ai campionati di competenza sono difficilmente recuperabili. Le insinuazioni al passivo del fallimento hanno esito altamente incerto, soprattutto nel caso in cui il fallimento abbia proporzioni straordinarie come per il Parma FC, ed il ricorso al Fondo di Solidarietà, oltre che precluso ai calciatori di Serie A, garantisce al massimo il recupero di importi contrattuali pari ad € 75.000 lordi dedotto quanto già percepito nell’ultima stagione sportiva di attività. Invece, la ripartenza dalla Serie D di una società “mondata” da ogni debito rappresenta spesso una vera e propria autostrada che, in moltissimi casi, porta in pochi anni al professionismo club che acquisiscono in breve tempo nome, tifoseria e soprattutto, contrariamente a quanto di norma succede all’estero (controllare per credere), data di fondazione, storia e palmares della società fallita! In sostanza, a rimetterci rimangono calciatori, allenatori, altri tesserati con rapporto di lavoro ed i dipendenti della vecchia società, che spesso sono creditori di percentuali rilevanti di stipendi arretrati, mentre in 2 o 3 anni il club, pur legalmente ricostituito con una diversa denominazione sociale e quindi formalmente “nuovo”, ritorna in attività con tutto il profilo storico già appartenente al vecchio, tranne ovviamente i debiti… Comunque la si pensi in Italia è così ma, a titolo comparativo, può essere interessante verificare quanto invece prevede la giurisprudenza di CAS e DRC della FIFA in caso di fallimento, messa in liquidazione, non ammissione ecc. di club che, a breve termine, ricompaiono con un nome sostanzialmente identico, giocando nello stesso stadio, con gli stessi colori, tifoseria e

tutto quanto abbiamo già visto. In proposito, possiamo citare alcuni precedenti che, se recepiti dalla FIGC, porterebbero a soluzioni ben diverse da quelle finora adottate. 1) Nel primo caso, si tratta di una vertenza proposta da un calciatore che nel febbraio 2014 aveva sottoscritto un contratto con l’FC Ujpest di Budapest: ebbene, dopo una procedura giudiziaria di liquidazione, il “nuovo” club denominato Ujpest 1885 si è sottratto ai propri obblighi contrattuali sostenendo di non poter essere considerato il successore legale del vecchio club FC Ujpest. La DRC della FIFA ha accolto la domanda del calciatore in quanto ha considerato Ujpest 1885 e FC Ujpest come un unico club e, in secondo grado, il CAS di Losanna ha respinto l’appello proposto dalla società ungherese ed ha confermato in pieno la decisione della DRC. In particolare, sono state espresse le seguenti considerazioni: a) in sede sportiva la questione relativa alla successione di due clubs può essere diversa da quella per la quale si applica il diritto civile. Il CAS ritiene che “una società di calcio è un’entità


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sportiva identificabile già in sé che, in linea di massima, trascende le persone giuridiche che vi operano”; b) nella fattispecie e come deducibile dalle rispettive denominazioni, Ujpest FC e il nuovo club Ujpest 1885, hanno gareggiato nella massima serie del campionato ungherese con un nome quasi identico; c) il logo e il colore del vecchio e del nuovo club sono rimasti invariati; d) sia il vecchio club che il nuovo sono registrati allo stesso indirizzo ed hanno lo stesso amministratore delegato. Pertanto, Ujpest 1885 e Ujpest FC vanno considerati come un unico club di calcio, indipendentemente da qualsiasi cambiamento di management o di ragione sociale. 2) Sempre nello stesso solco va citata una decisione della DRC della FIFA del 25 aprile 2015 avente come oggetto il diritto a percepire un’indennità di formazione da parte di un club sudcoreano nei confronti di un club australiano. In sostanza, quest’ultimo ha sostenuto di non dover essere tenuto ad alcun pagamento in quanto entità giuridica

diversa, costituita il 10 ottobre 2010, da quella del club effettivamente debitore, espulso dalla A-League australiana per insolvenza con provvedimento datato 22 settembre 2010. Ha poi aggiunto che il management era completamente diverso e che nessun diritto era stato acquisito dal vecchio club. Ebbene, avvalendosi anche di alcune precedenti decisioni del CAS, la DRC si è così espressa: “l’identità di un club è costituita da elementi quali il nome, i colori, la tifoseria, la storia, i risultati sportivi, lo stemma, i trofei, lo stadio, il parco dei giocatori, le figure storiche di riferimento, ecc., che permettono di distinguerla da tutti gli altri club. Pertanto, va riconosciuta la prevalenza della continuità e della permanenza nel tempo dell’istituzione sportiva rispetto ai soggetti che la gestiscono, e ciò anche quando questi ultimi siano completamente diversi dai precedenti” Di conseguenza, il club australiano è stato considerato sostanzialmente erede (successore) diretto del precedente nonostante il cambiamento parziale della denominazione sociale e quello totale del management. La conclusione che si può trarre è che, diversamente da quanto accade in Italia (basta una rapida consultazione dell’Almanacco Panini o degli stessi siti web delle società interessate), la FIFA ed il CAS di Losanna ritengono che un club che, pur legalmente neo-costituito abbia ereditato, anche se non tutte assieme, determinate caratteristiche (nome, colori sociali, tifoseria, storia, palmares, logo/emblema, stadio, rosa dei giocatori, figure storiche, lista dei presidenti, ecc.), non possa essere considerato diverso e quindi non responsabile per le obbligazioni contratte dalla “vecchia” società che, di fatto, è andato a sostituire. Ciò premesso e per completezza d’informazione, va segnalato che il CAS si

è recentemente contraddetto emettendo due decisioni alquanto difformi benché entrambe nei confronti del medesimo club, il CSKA Sofia. Nella prima fattispecie un calciatore che ha risolto il contratto per giusta causa con il club bulgaro, dopo una lunga procedura avanti la DRC ed il CAS, si è visto riconoscere il diritto a ricevere come indennizzo una rilevante somma di denaro. In seguito è stato costretto a chiedere l’esecuzione del lodo alla Commissione Disciplinare della FIFA ma, a causa dell’intervenuto fallimento del club con conseguente cessazione dell’affiliazione alla federazione bulgara, la Commissione ha risposto di non essere in grado di aprire un procedimento disciplinare nei confronti di un club formalmente non più affiliato. Va peraltro notato che, come nei casi sopra citati, in Bulgaria nel frattempo è nato un nuovo club che utilizza il logo, lo stadio, il nome, la storia ecc. del club insolvente. Per ottenere finalmente l’esecuzione del lodo, il calciatore si è nuovamente rivolto al CAS per chiedere che il “nuovo” club sia dichiarato responsabile per i debiti del “vecchio” club ma la decisione del Giudice Unico del CAS è stata, sfortunatamente, la seguente: “Nel caso in esame, l’Original Club (vecchio club) è andato in stato di insolvenza dopo che la FIFA DRC e il CAS avevano emesso i loro lodi. Purtroppo, l’Original Club è stato dichiarato fallito e (…) il giocatore deve presentare la sua richiesta contro il nuovo Club ex articolo 22 del RSTP (il Regolamento per lo Status ed il Trasferimento dei Calciatori) avanti la FIFA DRC, rispettando il termine previsto dal RSTP (…). Dovrebbe quindi cercare di convincere la FIFA DRC che il nuovo Club è il successore dell’Original Club e (…) se la FIFA DRC non accoglie il ricorso, allora ha

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il diritto di impugnare quella decisione al CAS.” In sostanza, per il CAS - Giudice Unico solo la DRC può valutare se un determinato club è il successore legale sportivo di un precedente club dissolto o non più affiliato e pertanto, anche in caso di precedente giudizio favorevole del CAS, la successiva sparizione del club determina la necessità di presentare un nuovo reclamo presso la FIFA DRC contro il “nuovo” club. È un precedente che complica le cose, in quanto, come giustamente affermato dall’Ufficio Legale della FIFPro, non esiste alcuna norma o regolamento che impedisca alla Commissione Disciplinare della FIFA di emettere quel tipo di giudizio e non si vede alcun motivo convincente per cui solo la DRC possa valutare se un club sia il successore legale/sportivo di un altro club nel frattempo dichiarato fallito. Inoltre, la frase “rispettando il termine previsto dal Regolamento FIFA” si riferisce chiaramente all’art. 25.5 del RSTP laddove si prevede che non verranno giudicati i casi qualora siano trascorsi più di due anni dall’evento che ha dato luogo alla controversia. Questione chiusa? No, perché in un secondo caso del tutto analogo al primo, il CAS si è corretto ed ha respinto la tesi del club basata sulla prima decisione e, in verità senza molte spiegazioni e contraddicendo il proprio fresco precedente, ha affermato che il calciatore ha ripetutamente richiesto di eseguire la decisione contro il “nuovo” club e che nulla vieta di riconoscere la competenza della Commissione Disciplinare della FIFA. Pertanto, il CAS ha ordinato alla FIFA di “prendere una decisione formale sulla richiesta del giocatore in merito alla responsabilità del nuovo club nei confronti dei debiti del vecchio club, nonché in merito alla continuità dell’esecuzione contro il nuovo club e

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a ciò che attiene alla successione del vecchio club”. Siamo quindi in presenza di alcuni precedenti estremamente chiari e favorevoli e di una sola decisione difforme emessa dal Giudice Unico del CAS.

E non è ancora finita: al momento vi sono quattro richieste simili pendenti presso la Commissione Disciplinare della FIFA riguardanti club di Romania, Bulgaria, Grecia e Ucraina… Speriamo bene, ma i precedenti inducono all’ottimismo.

NOIF e CGS: nuove norme per la prossima stagione Con comunicati ufficiali FIGC del 30 gennaio 2019 sono state introdotte alcune modifiche sostanziali alle NOIF ed al CGS, a valere dal prossimo 1° luglio 2019, che andiamo sinteticamente ad esporre. Art. 53 NOIF: si è introdotto il principio secondo cui, in caso di esclusione dal campionato di competenza, tutte le gare eventualmente già disputate non avranno valore di classifica e verranno quindi annullate. Art. 90 NOIF: alle società inadempienti nel pagamento degli emolumenti, ritenute e contributi alle scadenze federali, sarà imposto il divieto di tesserare nuovi calciatori. Il blocco sarà disposto dalla Co.Vi.

So.C e sarà revocato dalla stessa in caso di avvenuto pagamento. Art. 8 CGF: introduzione, in casi particolarmente gravi o di recidiva, della sanzione della retrocessione, dell’esclusione dal campionato o della non assegnazione del titolo di ammissione al campionato quale conseguenza per il mancato pagamento delle ammende e di somme decise dai collegi arbitrali. Art. 10 CGF: in caso di mancato pagamento degli emolumenti, ritenute Irpef e contributi Inps di una o più mensilità sino a quella di dicembre, alla società inadempiente verrà irrogata la sanzione dell’esclusione dal Campionato di competenza.


regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Bortuzzo, Naef e Sguaitzer

Quando la sfida va oltre i propri limiti Cos’è una sfida? Secondo il vocabolario Treccani, essa è l’atto con cui un atleta invita un avversario a gareggiare con lui. Nella vita di alcuni sportivi, l’avversario con cui misurarsi non è un altro essere umano, ma la sorte. Quel destino, a volte maledetto, che vorrebbe mettere la parola fine nel libro della tua carriera. E, invece, leggendo la storia di alcuni sportivi, scopri che è proprio nelle situazioni più difficili ed impensabili che la parola sfida diventa un’occasione per affrontare e superare i propri limiti, per vedere la luce laddove per molti c’è solo il buio, per trasformare in esempio positivo e stimolante una storia condita da un’inziale drammaticità. Vediamo qualche esempio.

giorni fa, il giovane trevigiano è tornato in vasca, ha abbracciato Bebe Vio, atleta paralimpica di scherma diventata suo punto di riferimento, ed ha manifestato la sua ferrea volontà di partecipare alle prossime Olimpiadi.

Un’altra atleta paralizzata e costretta su una sedia a rotelle, lo scorso sei marzo, ha sfidato i suoi limiti. Si tratta di Ilaria Naef, venticinquenne ligure, che nella conca di Prato Nevoso ha stabilito il record del mondo di salto mortale in carrozzina sulla neve. La sua passione per il freestyle in carrozzina è nata quando aveva 13 anni dopo aver visto al computer alcune persone che praticavano questo sport. Intervistata dalla Gazzetta dello Sport ha Manuel Bortuzzo, diciannovenne nuotatodichiarato: “La carrozzina per me è libertà, la vedo come il mio paio di ali. Grazie re veneto della federazione italiana, destinato ad una grande carriera, nella notte alla carrozzina posso fare tutto quello tra il 2 e 3 febbraio, alla periferia sud di che desidero. Quando salto penso che Roma, mentre era insieme alla sua fidanla vita è una figata, basta vedere le cose zata intenta ad acquistare un pacchetto dalla giusta prospettiva. In questo sport si cade, si sbaglia mille volte ma si rialza sempre e non ci si arPerché la vera sconfitta cirende finché non si raggiunge l’obiettivo”. Cadere e rialzarsi, consiste nella resa provare e riprovare tenacemente. Questo insegna lo sport: a non mollare di sigarette, viene ferito da due colpi di pistola sparati da due ragazzi poco più mai, a cercare di migliorarsi sempre, nella grandi di lui. Manuel cade a terra e rimane convinzione che la vera sconfitta consiste paralizzato agli arti inferiori. Con quegli nella resa non tanto nella perdita di una spari, che mirano intenzionalmente ad singola competizione. Un uomo e un atleta, che ha sfidato come uccidere, non è caduto a terra soltanto un giovane atletico e robusto ma, per molti, un leone la sorte fino all’ultimo respiro è finita una vita umana e sportiva “norsenza arrendersi mai è stato certamente male”. Al contrario, invece, con grande Marco Sguaitzer, un passato da calciatosorpresa di tutti, Manuel sfida la malare del Mantova, malato di SLA, e deceduto il 2 marzo scorso. Costretto a letto dalla sorte con una determinazione incredibile. Intervistato da alcuni quotidiani nazionali “stronza”, come chiamava la malattia a un mese di distanza dal tentato omiciStefano Borgonovo, con l’utilizzo di un dio, Manuel ha affermato: “Come mi vedo puntatore ottico per anni Marco ha scritto fra 10 anni? Spero in piedi. Per guardare tanti pensieri che ha pubblicato prima sul suo blog, poi sul suo seguitissimo profilo avanti non bisogna guardare indietro, la mia vita è sempre la stessa. C’è un proFacebook e, da ultimo, nel libro “Senza Limite Alcuno” (Sometti). Pochi mesi priblema logistico ma sono quello di sempre. Potevo battere la testa e non essere ma di morire, intervistato dalla Gazzetta più me stesso. Ok, non ho più l’uso delle di Mantova alla domanda su come la SLA avesse cambiato la sua vita, Sguaitzer ha gambe, ma sopra sono perfetto”. Pochi

affermato: “La malattia mi ha migliorato, temprato, fortificato. Una sorta di benefit drammatico, una reazione al misfatto. Ho trovato una forza interiore quasi smisurata. Una forza che, badate bene, è insita in noi tutti; basta trovare un elemento scatenante. Anche riguardo le amicizie” – ha continuato Sguaitzer – “la malattia “seleziona”: scompaiono i falsi, i deboli, rimangono gli amici... e, fortunatamente, se ne creano di nuovi, sconosciuti che apprezzano il nuovo Marco. Ed è meraviglioso!”.

Editoriale Sometti

Senza Limite Alcuno di Marco Sguaitzer 160 pagine – € 15,00 “Senza Limite Alcuno”, in una parola: SLA. Che a sua volta è l’acronimo di una grave patologia degenerativa, la Sclerosi Laterale Amiotrofica. A Marco Sguaitzer viene diagnosticata nel 2008 dopo una vita intensa fatta di sport, tanta amicizia, una costante e insaziabile curiosità del mondo e delle persone. Una sete di vita che non si estingue e che impregna le pagine di questo libro, scritto nel giro dell’ultimo anno: pensieri, ricordi, post pubblicati sul suo blog, racconti brevi e autobiografici che ci immergono lentamente nell’esistenza di Marco, un uomo che non ha alcuna intenzione di abbandonare la via della speranza. “Senza Limite Alcuno” non è infatti il racconto della malattia, e non è nemmeno un malinconico album dei ricordi: è piuttosto un manifesto per la vita, scritto da un abile narratore che ci parla dal suo cono d’ombra, che ci restituisce il suo mondo dipingendolo talvolta con colori forti e talora tenui, in costante equilibrio tra profondità e leggerezza.

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femminile

di Pino Lazzaro

Simona Sodini e Alessia Tuttino

Fondo maternità: per affrontare serenamente la gravidanza In sostanza: un fondo che aiuta le atlete mamme. Come dire una pezza d’appoggio per andare al di là di una legge, la 91 del 1981 sul professionismo sportivo, che continua a relegare le donne a essere unicamente delle dilettanti (sulla carta e sul tema dei diritti, della previdenza eccetera). Una legge che andrà modificata, più al passo dunque con quella che è la realtà là fuori, ma intanto ecco almeno un sostegno per le atlete che potranno “immergersi” in quel loro periodo di gravidanza, con qualche sicurezza in più. In prima linea a “spingere” per arrivare a una maggiore tutela per le atlete, c’è sempre stata l’Assocalciatori e dato che il fondo maternità è un dato certo e… operativo, siamo andati a sentire la testimonianza di due calciatrici che, incinte, hanno potuto così farne riferimento

Attaccante del Torino

“Un grosso grazie all’AIC” bene se smettere o continuare. È stato, quello passato, un anno importante e impegnativo e l’ho posso senz’altro definire il mio primo anno da professionista: calcio a 360°, pur se il nostro status non è da professioniste. L’idea alla fine è stata quella di continuare, ma in una realtà meno “impegnativa” (e l’impegno comunque l’ho sempre messo, sempre): penso, che so, alle trasferte e al Stare ferma per infortunio è diverso, numero degli allenamenti. avere un figlio è un’altra cosa Così non potevo non tord’essere incinta. Un altro maschietto, nare al Torino, una mia seconda casa, Thomas è contento di avere un fratelin totale ne ho passati 9 di stagioni con lino, lo chiameremo Nicholas, nascerà loro. Ed è stato comunque un “tornare a giugno. Quando ho saputo d’essere indietro”, penso agli allenamenti seraincinta, mi sono ricordata che qualcoli, altro che al mattino: m’ero insomma sa avevo sentito, che anche noi calciadimenticata di tutti quei disagi di un trici potevamo forse usufruire di uno sistema che comunque ancora c’è, non sostegno. Sapevo e non sapevo e così bisogna dimenticarselo. Sì, mi sarebbe ringrazio l’AIC e Katia (Serra; ndr): piaciuto avere la Juventus quando aveho fatto la pratica e così ho iniziato a vo 20 anni, ma è un ciclo, non posso prendere il contributo”. dirmi gelosa. Domani sarà ancora meglio di oggi e penso così alle bambine Non posso essere gelosa delle ragazdella Juve di adesso, chissà come pozine tranno fare calcio loro da adulte. Certo “Dopo l’anno con la Juve non sapevo che le cose si stanno muovendo: siamo Dopo Thomas, arriva Nicholas “Quando è nato Thomas, il mio primo figlio, non ho avuto nessun aiuto dal calcio, per fortuna allora ero impiegata, avevo un lavoro, ho potuto così avere la maternità. Stavolta un altro lavoro non c’era e dopo l’anno con la Juventus avevo deciso di tornare a giocare col Torino ma di partite ho fatto a tempo a giocarne giusto due, poi ho scoperto

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sui giornali, su Sky e la Rai, stiamo diventando normalità. E lo si vede bene anche sul campo quanto il livello sia cresciuto, le cose sono meno scontate e anche con le ultime in classifica te le devi proprio giocare le partite”. Che fatica tornare in campo “Dopo non so, ora come ora penso che vorrò fare un altro anno col Torino, non me la sentirei di poter fare un altro anno di Serie A con due bambini, sarebbe davvero difficile. Far nascere un figlio ti cambia proprio il corpo, tra l’altro con Thomas di chili ne avevo guadagnati 18, è stata durissima tornare in campo e so io i sacrifici che ho fatto. Stare ferma per un infortunio è diverso, se ti rompi un ginocchio è su quello che ti concentri, ma avere un figlio è tutta un’altra cosa, non è solo dimagrire: ricordo tutti i problemi infiammatori a ginocchia e caviglie che ho avuto dopo le prime corsette... tutta un’altra cosa”.


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Su il Calciatore del marzo 2016 (allora incinta di Thomas) “Sono due anni che oltre a giocare ho avuto la fortuna di trovare un lavoro come impiegata, potendo così avere adesso la maternità. Penso al calcio, ai miei venti anni sul campo: non avrei avuto proprio nulla, nessuna tutela, noi che vogliamo fare le professioniste e in cambio non abbiamo proprio niente. Ripeto, ho giocato tanti anni in Serie A e ora che quest’anno non gioco mi pare di non essere mai appartenuta a questo mondo… eppure alle donne capita di essere incinte, no?”.

Cos’è il Fondo Maternità La firma sul decreto (“Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo”) che tra le sue finalità ha l’istituzione del Fondo Maternità per le atlete è stata posta dall’allora ministro dell’economia Padoan nel marzo del 2018. Considerate ancora dilettanti per legge, ecco che il Fondo rappresenta un autentico sostegno per le atlete che avranno così modo di affrontare la gravidanza con maggiore serenità e senza la paura di perdere il posto di… lavoro. Con questo Fondo, lo Stato riconosce dunque alle atlete una indennità come tutte le normali lavoratrici. Nelle cosiddette “Linee guida per la presentazione e il trattamento delle richieste di assegnazione del contributo di maternità” sono riportati i Requisiti soggettivi, i Tempi di presentazione delle richieste e tempi di erogazione, la Decadenza dal diritto alla percezione del contributo e le Modalità di invio delle richieste. Detto che il contributo di maternità (1000 euro) è erogato fino a un massimo di dieci mensilità, val la pena qui riportare il passaggio relativo ai Requisiti soggettivi, eccolo.

forma di tutela previdenziale in caso di maternità; - assenza di un’attività lavorativa che garantisca una forma di tutela previdenziale in caso di maternità; - possesso della cittadinanza italiana o di altro paese membro dell’Unione Europea oppure, per le atlete cittadine di un paese terzo, possesso di permesso di soggiorno in corso di validità e con scadenza di almeno sei mesi successiva a quella della richiesta. In aggiunta ai requisiti sopra menzionati, le atlete devono trovarsi al momento della richiesta, alternativamente, in una delle seguenti situazioni: - aver partecipato negli ultimi cinque anni a una olimpiade o a un campionato o coppa del mondo oppure a un campionato o coppa europei riconosciuti dalla federazione di appartenenza; - aver fatto parte almeno una volta negli ultimi due anni di una selezione nazionale della federazione di appartenenza in occasione di gare ufficiali; - aver preso parte, per almeno due stagioni sportive compresa quella in corso, a un campionato nazionale federale non giovanile.

Il contributo di maternità (…) spetta a tutte le atlete che al momento della richiesta soddisfano contemporaneamente le seguenti condizioni: - attuale svolgimento in forma esclusiva o prevalente di un’attività sportiva agonistica riconosciuta dal Coni; - assenza di redditi derivanti da altra attività per importi superiori a 10.000,00 euro lordi annui; - non appartenenza a gruppi sportivi militari o ad altri gruppi che garantiscono una

Di Sassari, ne ha cambiate proprio tante di società. Numerose le annate in Serie A, con lo scudetto e la Supercoppa italiana al tempo del Milan e pure presenze in maglia azzurra, sia a livello giovanile che con la Nazionale maggiore. Lo scorso campionato alla Juventus, nuovo scudetto e stagione in cui ha fatto finalmente la… professionista, pur se lo status per le ragazze rimane pur sempre quello di dilettanti.

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Ex centrocampista azzurra

“Una grande opportunità” Un maschietto, i primi di giugno “Alla fine dello scorso campionato m’ero decisa: m’aspettava il matrimonio – a luglio – e dentro di me volevo essere tranquilla, non avere per esempio né l’impegno quotidiano degli allenamenti, né quello del sabato, stop. Il bambino non era programmato, avevo cominciato a giocare a Calcio a 5, poi ho capito che ero incinta e ho smesso subito, era ottobre. Della possibilità del fondo maternità già sapevo grazie a Katia Serra, lei ci informava mensilmente delle novità, sapevo dunque dell’azione che portava avanti l’Associazione, prima sì per le calciatrici ma per tutte le atlete. Poi la legge è passata in via definitiva e così ho avuto la possibilità di cogliere questa opportunità. L’idea che ho è intanto quella di fare la mamma a tempo pieno, sarà un maschietto, dovrebbe nascere per i primi di giugno”. Con che velocità stanno cambiando le cose… “Beh, se da una parte sono contenta del percorso che ho fatto col calcio, dall’altra parte un po’ mi dispiace che tutto abbia cominciato a muoversi così in fretta, proprio quando per me era tempo di smettere. Dai, si sentiva che le cose stavano cambiando, ma non pensavo potesse essere così veloce. Penso proprio che le ragazzine di oggi

hanno davvero delle grosse opportunità, noi della mia generazione abbiamo dovuto guadagnarci ogni cosa, pensa adesso quante possibilità può avere una ragazzina che mostra di saperci fare, anche quanto più facile possa essere che venga subito notata”. Il Mondiale? Sono curiosA “Vengo poi da un campionato, questo mio ultimo, molto competitivo e interessante, ogni partita non era scontata, non è più come prima. Certo che lo seguo questo nostro calcio, come no, vedi la stessa qualità delle immagini con Sky, altro che quelle… amatoriali di prima. Il Mondiale? Sono molto fiduciosa e altrettanto curiosa: sia di vedere l’Italia in un Mondiale dopo 20 anni, sia per vedere se quel gap che sempre abbiamo avuto nei confronti di altre nazioni è lo stesso, se la forbice è sempre tanto aperta o no. Il mio dopo? Vediamo, l’intenzione magari è quella di fare il corso di allenatrice, in effetti avevo questa idea, poi l’ho rimandata per via della gravidanza. Vediamo come va, certo mi piacerebbe in qualche modo rientrare, restarci insomma nell’ambiente”.

Da “Il calcio è donna” (pubblicazione AIC per Euro 2013) “Ho cominciato che avevo 7 anni. Nel cortile delle scuole quasi nemmeno tiravano fuori la palla, dicevano che ci si faceva male. Però quando c’era, ero sempre lì a giocare con i maschi, tanto che le maestre decisero di chiamare mio papà, consigliandogli di farmi fare calcio. Così mio papà mi ha portato alle Sette Spighe, si chiama così perché sette sono le frazioni di Basigliano. Prima ragazzina che giocava a calcio, come compagni avevo tutti compagni di scuola. Sino ai 14 con loro; mi sono sentita protetta e rispettata, ricordo la sollecitudine nei miei confronti per fare la doccia, o la facevo prima o chiedevano agli arbitri di farla veloce, così potevo farla io”.

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È nata a Udine nel marzo del 1983 ed è di Blessano, una frazione di Basigliano (Ud). Ha giocato con Tenelo Club Rivignano (CB), Foroni (A), Bardolino (A), Chiasiellis (A), Roma (A) e in queste ultime stagioni sempre col Tavagnacco (A). Nel palmares quattro scudetti, quattro Coppe Italia e quattro Supercoppe italiane. Sono ben 133 le sue presenze con la maglia della Nazionale maggiore.


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di Francesco Romeo

Calciatrice del mese AIC

Barbara Bonansea, professione bomber Mercoledì 20 marzo l’Associazione Italiana Calciatori, rappresentata dalla responsabile del Calcio Femminile AIC Katia Serra, ha consegnato a Vinovo il premio “Calciatrice del mese – febbraio 2019” a Barbara Bonansea. L’attaccante della Juventus Women ha superato per una manciata di voti Laura Fusetti, difensore del Milan e della Nazionale. Il premio infatti viene assegnato da AIC assieme al contributo finale dei tifosi, che possono votare tra due protagoniste del mese di riferimento attraverso un sondaggio sul profilo Instagram dell’Associazione (@assocalciatori). Le due calciatrici, nel mese di febbraio, si sono incontrate anche in campo. Prima da avversarie in una sfida importante per la lotta al vertice del campionato, da compagne azzurre poi in occasione della Cyprus Cup. Barbara Bonansea è stata protagonista assoluta in febbraio, fornendo ottime prestazioni e siglando gol decisivi per il suo club. Il campionato di Serie A Femminile in febbraio ha subìto una sosta, in vista proprio della competizione internazionale della Cyprus Cup tra fine mese e inizio marzo. Si sono giocate tre partite e la Juventus Women ha collezionato due vittorie e un pareggio a reti inviolate. A segnare tutte le reti bian-

conere è stata proprio Barbara Bonansea, decisiva nell’uno a zero contro la Roma e con una doppietta roboante siglata contro il Milan della Fusetti. Nel pareggio avvenuto contro Mozzanica, la Bonansea non è riuscita a scendere in campo per una febbre sopraggiunta all’ultimo. Un’altra prestazione degna di sottolineatura è stata fornita dalla calciatrice originaria di Pinerolo in occasione del ritorno di quarto di finale di Coppa Italia contro il Tavagnacco. Barbara infatti, una delle poche giocatrici “d’esperienza” schierate in campo, ha dimostrato il suo talento ed ha aiutato la sua squadra a vincere per due a zero giocando un breve spezzone di partita e pur non andando a segno. Protagonista anche in azzurro durante la Cyprus Cup, dove ha segnato subito nel match di apertura contro il Messico, partita terminata poi cinque a zero per le azzurre. In seguito la squadra ha perso la finale solamente ai calci di rigore, facendo ben sperare in ottica Mondiale 2019. Barbara Bonansea è attualmente una delle calciatrici migliori del nostro campionato e a febbraio lo ha dimostrato ancora una volta, meritandosi il premio come “calciatrice del mese AIC”. Non possiamo che augurare buon finale di stagione e buon cammino verso Francia 2019.

Nata il 13 giugno del 1991 a Pinerolo, Barbara Bonansea sin da ragazzina si dedica al calcio dimostrando ben presto di avere grandi qualità. Veste la maglia del Torino e dopo due anni con le giovanili esordisce in prima squadra nel 2007 a sedici anni. Con la squadra granata gioca per sei stagioni prima di firmare con il Brescia, e con la maglia azzurra delle “rondinelle” fa il grande salto di qualità. Nella prima stagione realizza ben 24 reti, e resta su alti livelli anche in quelle successive pur non riuscendo a ripetere quei numeri. Lascia Brescia con due scudetti, due Coppe Italia e tre vittorie nella Supercoppa Italiana. Passa quindi alla Juventus, con la maglia bianconera vince nuovamente lo scudetto, battendo allo spareggio, e ai calci di rigore, proprio il Brescia. Tre scudetti e nove trofei fino ad oggi messi in bacheca nella sua carriera. Scudetti che potrebbero diventare quattro in questa stagione (attualmente la Juve è prima in classifica) che comunque la vedrà coronare una splendida carriera azzurra con il Mondiale francese. La Bonansea ha vestito le maglie dell’Under 17, Under 19 prima di arrivare a quella maggiore con cui ha realizzato 14 gol in 32 partite.

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di Fabio Appetiti

Tiziana Beghin, Vicepresidente dell’Intergruppo europeo dello Sport

Un accordo a tutela del mondo dello sport Il 26 Maggio si vota per l’Europa. Nonostante rigurgiti nazionalisti e problemi da risolvere l’Europa è la casa comune che ha garantito a tutti i cittadini del nostro continente crescita e pace, lasciandosi alle spalle le atrocità della guerra e del nazifascismo. Molto positiva quindi l’iniziativa di FIFPro e AIC di una campagna per la partecipazione al voto europeo. L’Europa è anche Sport e molti sono i temi che dovrà affrontare il futuro Parlamento, che abbiamo provato a sviluppare con Tiziana Beghin, europarlamentare M5s Vicepresidente italiano dell’Intergruppo europeo dello Sport. Resta un tema inevaso. Come spesso accade molti atleti in trasferta non potranno votare. Caro Presidente Malagò, caro Presidente Gravina, quando troviamo una soluzione? Non posso non cominciare questa intervista dalla sua città natale, Genova e dalla tragedia incredibile di questa estate del Ponte Morandi. Si è rialzata Genova? “Genova si rialza sempre e questo disastro non fa eccezione. Dopo ogni tragedia i suoi abitanti si rimboccano le maniche e ricominciano, basti pensare che Genova è sopravvissuta a più alluvioni di qualunque altra grande città italiana. Il problema, ovviamente, è a monte: queste tragedie non dovrebbero verificarsi, ma affondano le radici in decenni di malamministrazione e negligenza. Il Governo sta tentando di correggere, per quanto possibile, questa situazione: non solo stiamo procedendo alla ricostruzione del ponte Morandi, ma abbiamo stanziato oltre 300 milioni di euro per il dissesto idrogeologico con il piano “Proteggi Italia”, di cui la Liguria, nonostante le piccole dimensioni, sarà la seconda Regione beneficiaria”. Come vive il suo impegno europeo in rappresentanza di una forza politica che esprime una certa freddezza verso le istituzioni europee? “Eurocritici, ma non euroscettici: è sempre stato questo il nostro motto. Noi vogliamo cambiare l’Europa, non distruggerla. Siamo stanchi di un’Europa a trazione tedesca, che privilegia l’austerità alla crescita e che ignora gli interessi degli altri 27 Paesi quando negozia trattati internazionali. Vogliamo un’Europa che torni ad essere una comunità nel senso più nobile

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del termine. C’è bisogno di un’Europa più forte e più democratica, con un ruolo sempre più importante per il Parlamento europeo per proteggere l’ambiente e i diritti e per contare di più in un mondo sempre più dominato da grandi superpotenze. Sicuramente non vogliamo delegare ulteriormente a un organo non eletto, come la Commissione europea, la gestione della nostra politica economica”. Mi faccia un breve bilancio della sua attività di europarlamentare, quali sono i principali risultati raggiunti? “Facendo squadra con la società civile e altre forze politiche straniere, siamo riusciti a rallentare e affossare definitivamente il TTIP, un pericoloso trattato tra Europa e Stati Uniti scritto da e per le multinazionali, e abbiamo sostenuto accordi internazionali profittevoli come quello con il Giappone, che porterà ricchezza e nuove opportunità alle imprese italiane. Ho mobilitato il Parlamento europeo contro le frodi doganali in Europa ottenendo analisi approfondite e importanti inchieste della Corte dei Conti, e ho difeso i diritti approvando il regolamento sui minerali sporchi di sangue, cioè le terre rare che usiamo nei nostri telefoni e che hanno un costo umano inimmaginabile. Come Vicepresidente dell’Intergruppo Sport ho organizzato alcuni eventi rivolti alle Associazioni Sportive Dilettantistiche sulle modalità d’accesso ai fondi europei, e ho organizzato ad Alessandria un convegno intitolato “Social Sport:

la funzione sociale dello Sport” che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Mario Pescante. Ho inoltre promosso un progetto per le scuole primarie, che prevedeva la cura delle lezioni di educazione fisica da parte di laureati in Scienze Motorie: questo molto prima della riforma del nostro Governo”. Nel suo CV rivendica con molto orgoglio di essere dirigente di una società di Volley e il suo impegno sulle politiche sportive l’ha portata ad assumere il ruolo di Vicepresidente dell’Intergruppo Europeo sullo Sport. Mi racconti intanto la sua esperienza di dirigente sportiva e la sua passione per il Volley. “Ho giocato a Volley dai 13 ai 18 anni, vincendo vari titoli giovanili e qualificandomi seconda ai campionati nazionali studenteschi dell’84 Under 14 con la selezione ligure. Quando la mia prima figlia, che faceva danza, mi ha chiesto di giocare a pallavolo, sono stata felice di assecondare questa sua nuova passione, e mi sono subito attivata per dare una mano. I problemi di una ASD senza scopo di lucro, soprattutto in Italia dove c’è carenza di politiche sportive, sono, banalmente, la ricerca di allenatori qualificati, di spazi idonei, e il riuscire a fare quadrare i conti. Chiaramente, con l’attività politica il tempo a disposizione è residuale, ma sono ancora il segnapunti “tappa buchi” della squadra delle mie figlie, a dimostrazione che in una società sportiva c’è bisogno di tutto: di pianificazione, di investimenti, ma anche di “bassa manovalanza”. Funziona come in un’azienda: solo conoscendo tutti gli aspetti del lavoro è possibile trovare soluzioni veramente efficaci”. Quali sono stati i principali temi su cui l’Intergruppo si è impegnato? A maggio del 2018 ricordo un importante convegno sul razzismo nel calcio dentro il parlamento europeo.


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“Il tema dell’anti-razzismo, e in generale dell’inclusione sociale, è sicuramente centrale nella nostra attività. Alcuni mesi fa siamo anche stati a Londra, ospiti del Tottenham, per conoscere le iniziative della fondazione benefica del club: una struttura incredibile, che permette a centinaia di ragazzi in difficoltà di studiare e integrarsi. Un altro argomento che abbiamo seguito con attenzione è quello del match-fixing: nonostante l’incremento, sia numerico che di efficacia, degli strumenti di monitoraggio, la piaga delle combine resta difficile da estirpare. In questa lotta, però, l’Italia recita un ruolo da protagonista, grazie al lavoro di Paolo Bertaccini, coordinatore del progetto Match-Fixing Formula, e del suo team, pienamente supportato dal nostro Governo: è bello quando è il nostro Paese a fare scuola nel mondo!”. Circa un mese fa FIFPro e AIC hanno firmato un protocollo europeo per promuovere il voto del 26 Maggio. Intanto complimenti per l’iniziativa. In quell’occasione come Intergruppo Sport avete incontrato il Presidente AIC, Tommasi. Quali i temi principali toccati in quell'incontro? “Con il presidente Tommasi abbiamo parlato del tema del vincolo sportivo e dei progressi del calcio femminile in Italia. Nella riunione congiunta, invece, abbiamo discusso della potenziale riforma del calciomercato, promossa dalla FIFA di Gianni Infantino, e delle possibili ripercussioni sul calcio della Brexit. L’incertezza politica a riguardo

non giova a nessuno: se è difficile immaginarsi problemi per la Premier League, che troverà le soluzioni per mantenere il proprio ruolo di campionato leader nel mondo, le nostre preoccupazioni aumentano per quanto concerne il calcio professionistico delle serie minori. Ad oggi è impossibile fare previsioni, ma sono fiduciosa sul fatto che alla fine si arriverà a un accordo che tutelerà il mondo dello sport”. Ho letto un suo bel post all’indomani della partita di calcio femminile Juventus - Fiorentina. Una giornata straordinaria per il movimento, ma lei sottolinea ancora i problemi irrisolti e mi sembra il giusto approccio. Me ne parli anche qui dove tante calciatrici possono leggerla. “La crescita del calcio femminile italiano è stata esponenziale. Ha sicuramente giocato un ruolo importante l’ingresso “in campo” di colossi come la Juventus, il Milan, la Roma e l’Inter, ed è altrettanto importante la copertura mediatica che Sky sta dando a questo mondo ancora inesplorato. Tuttavia, accontentarsi sarebbe sbagliato: il record di pubblico e di ascolti registrato durante la sfida scudetto tra Juventus e Fiorentina non basta a cancellare episodi di maschilismo che, purtroppo, persistono e si ascoltano persino sulla TV pubblica. Per non parlare di alcune recenti, e tristemente celebri, telecronache sulle reti locali. Il prossimo passo deve essere il passaggio al professionismo. Noi, come M5S, sosteniamo da tempo questa posizione, e mi augu-

ro che con la Lega si possa trovare un accordo: non tanto per l’aspetto meramente economico, visto che lo Sport è un’industria, e come tale viene “regolata” dal mercato, quanto soprattutto per una questione di tutele sociali e previdenziali. Vorrei, inoltre, fare un grosso in bocca al lupo alle nostre ragazze, che tra poche settimane scenderanno in campo per i Mondiali!”. Qual è il suo rapporto con il calcio? È tifosa? Mi dia un suo giudizio sul calcio italiano. “Sono una tifosa sampdoriana, ed ero innamorata di Roberto Mancini! Guardo con ottimismo al domani, anche grazie al Mancio: il nuovo corso della Nazionale, dopo il doloroso fallimento alle qualificazioni dei Mondiali in Russia, sembra pronto a regalarci un futuro luminoso, con tanti giovani di prospettiva che si stanno imponendo sia in Serie A che in maglia azzurra. Per quanto riguarda il mondo dei club, invece, paghiamo il gap con il fatturato dei top team europei e l’esposizione mediatica di alcuni campionati, Premier League e Liga su tutti, che sono riusciti a conquistare prima di noi i nuovi mercati. Per contrastare lo strapotere economico di sceicchi e oligarchi serve soprattutto programmazione, e un pizzico di creatività: in questo noi italiani siamo sempre stati maestri, e sono sicura che torneremo presto a recitare un ruolo da protagonisti a tutti i livelli”. A proposito di Europa calcistica, chiudiamo con un pronostico: la Juventus secondo lei riuscirà a salire sul tetto d'Europa? “Me lo auguro: non solo per il calcio italiano, ma soprattutto per uno dei miei collaboratori, Andrea, che è un super tifoso juventino: dopo anni di attesa, si meriterebbe questa soddisfazione! Anche se so già che poi mi toccherebbe vederlo in ufficio con la maglia bianconera per un mese...”.

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AIC SCEGLIE AVIS Associazione Italiana Calciatori ha scelto Avis Autonoleggio. La convenzione è riservata a tutti gli associati AIC e ai loro familiari e garantisce tariffe agevolate fisse in qualsiasi periodo dell’anno. Basta comunicare il codice AWD X050205 in fase di prenotazione. Per ulteriori info vai sul sito www.assocalciatori.it/convenzioni/convenzione-aicavis

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segreteria

di Biancamaria Mettifogo

I progetti AIC per la stagione 2018/19

Dopo carriera: obiettivo formazione “Formazione e calcio”: se si digitano queste due parole su Google, l’aggettivo che viene affiancato nella ricerca è “probabile”. “Formazione” intesa come modulo, come schema di gioco, come disposizione in campo ma sempre “probabile”: per le diverse squadre, per le tv, per i giornali, per il fantacalcio. In questi ultimi anni invece l’Associazione Italiana Calciatori ha dato anche un altro significato a questo termine: “formazione” come crescita personale, come realizzazione, come costruzione di un futuro nel dopo carriera, come consapevolezza e capacità di sfruttare al meglio tutte le competenze acquisite durante il calcio giocato. Su questo percorso continua l’impegno dell’AIC nei confronti dei calciatori in attività e degli ex calciatori, che devono rimettersi in gioco con nuove vesti e reinventarsi una professione, puntando sulle loro attitudini, sulle passioni e su nuovi obiettivi. A loro è dedicato il corso per “Segretario Amministrativo”, giunto alla quinta edizione: un’iniziativa nata in collaborazione con il Fondo di Fine Carriera e con l’Associazione Italiana Allenatori Calcio che, fin dal suo debutto, ha incontrato un grande interesse, che si rinnova e cresce edizione dopo edizione. Cinque sessioni, di tre giorni ciascuna, che puntano a fornire al corsista (ex calciatore professionista che abbia compiuto 30 anni) le competenze di base per inserirsi in una società di calcio con il ruolo di segretario amministrativo. Al termine del percorso di formazione, è riservata al corsista la possibilità di accedere ad uno stage retribuito di dieci mesi presso una società professionistica: un’opportunità concreta per “tornare in campo” e confrontarsi con una nuova attività e nuovi obiettivi. Diverse sono invece le opportunità riservate ai calciatori in attività, ai quali l’Associazione Calciatori dedica delle proposte di formazione per invitare a riflettere sul tema del “post carriera”

e sull’importanza di individuare un percorso formativo adatto alle singole e diverse aspirazioni ed inclinazioni. A dicembre ha preso il via “Facciamo la Formazione – Lega Pro”: quindici le squadre coinvolte di altrettante società di Lega Pro che hanno aderito al progetto. Un percorso di incontri che attraversa l’Italia da nord a sud e che toccano tematiche diverse: dagli aspetti contrattualistici della professione del calciatore al marketing, dalla comunicazione alla psicologia, con una disamina sulle figure e sui ruoli all’interno di una società di calcio, in prospettiva di una professione futura. Un’attenzione particolare va ai giovani calciatori, nel momento più delicato della loro formazione personale, come uomini e come calciatori: nasce per questo “Formazione Primavera”, un ciclo di incontri con i giocatori delle squadre primavera e under17 delle società di calcio di Serie A, realizzato grazie alla collaborazione dei responsabili dei settori giovanili. Un momento per aiutare i giovani a riflettere sul percorso per diventare un calciatore professionista. Si rivolge sempre ai giovani calciatori il progetto “Integrity Tour” che vede Lega B ed A.I.C. entrare in tutti gli spogliatoi delle formazioni Primavera e Under 17 delle società iscritte al campionato di Serie BKT per la stagione 2018/2019. Obiettivo è formare i giovani calciatori nel contrasto al match fixing. Il programma, tenuto dal personale di Lega B e AIC, si propone di formare i giovani atleti sui temi dell’integrità e della lotta alla corruzione del calcio, con particolare riferimento alle scommesse sportive. Calciatori in attività ed ex calciatori si ritrovano poi insieme nei corridoi dell’Università, in attesa degli esami: abbinare studio e passione è diventato infatti possibile grazie all’“Università del Calcio”. Il corso di laurea in Scienze Motorie Curriculum Calcio, istituito grazie alla collaborazione

dell’Associazione Italiana Calciatori con l’Università Telematica San Raffaele, ha raggiunto il terzo anno accademico, contando oltre 700 iscritti, oltre la metà dei quali è rappresentata da calciatori professionisti e dilettanti, calciatrici ed ex.

Il cammino dell’Associazione Calciatori ha già mosso i primi importanti passi nella direzione di una rinnovata idea di formazione e preparazione al post carriera ma molte altre possono essere le iniziative e le proposte, da realizzare anche grazie alla collaborazione e alla sensibilità dei suoi associati, invitati a proporre le proprie riflessioni, idee ed istanze. Per informazioni o chiarimenti: formazione@assocalciatori.it

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senior

di Francesco Romeo

AIC League 2019

Il campionato degli ex calciatori professionisti Nel mese di marzo è iniziata la terza edizione dell’AIC League, campionato che vede la partecipazione di circa 450 ex calciatori professionisti. Ogni anno le adesioni aumentano, si creano nuove squadre e si consolidano i gruppi già presenti. L’organizzazione degli ex sul territorio dà la possibilità di creare una rete importante a livello locale, con riflessi nazionali grazie all’iniziativa dell’AIC League. La seconda fase del campionato infatti è formata dai raggruppamenti delle squadre vincitrici delle tappe locali. Qui si incontrano molti ex compagni e/o avversari che ora abitano in regioni differenti e hanno l’occasione di stabilire nuovi contatti. Fino a questo momento si sono svolte le quattro tappe del girone centro-sud, sono scese in campo 10 squadre per un totale di circa 200 ex calciatori. Le 4 squadre AIC qualificate che si incontreranno per il turno successivo sono: Andria (campione in carica), Catanzaro, Perugia e Pescara. Abbiamo chiesto al capitano di ciascuna rappresentativa come è stata accolta questa iniziativa.

compagni. È sempre un piacere immenso poter condividere il ricordo di alcuni momenti passati e anche quelli presenti. Infatti sono pienamente d’accordo con lo spirito di questa competizione che, oltre all’aspetto sportivo, cerca di portare avanti l’idea di formare una rete tra noi ex calciatori.”

Egidio Belfatto (Catanzaro), classe 1957, è l’anima degli ex calciatori di Catanzaro, città in cui è cresciuto e vive. Ha passato solamente 4 stagioni tra i professionisti, lasciando però un ricordo indelebile nelle squadre in cui ha Salvatore Pesce (Andria), nato ad militato. Ancora oggi – racconta – è leAndria, debutta tra i professionisti gato moltissimo al gruppo di Frosinone con il Crotone con cui disputa due stacon cui spesso si trova per rievocare rigioni in serie C. Poi passa alla Lazio, cordi passati e giocare qualche partita. squadra con cui esordisce in serie A. “È stato creato qualcosa di straorDopo un anno nella massima serie e dinario. Bello ed emozionante poter uno in serie B con la maglia del Catanindossare ancora Qualificate Andria (campione una divisa di calcio e soprattutto avere la in carica), Catanzaro, Perugia possibilità di incontrare vecchi compae Pescara. gni, avversari e amici. Sono tre anni che partecipiamo zaro, gioca per la maggior parte della con le vecchie glorie di Catanzaro ed carriera nei campionati di serie C1 otè sempre un’emozione avere l’occatenendo tre promozioni in serie B consione di ricordare aneddoti passati. secutive nel 1984-85 con la maglia del Ogni anno, l’organizzazione migliora Catanzaro, nel 1985-86 con il Taranto e e c’è sempre più entusiasmo. Ora ci nella stagione 86/87 con il Barletta. vediamo alle finali!” “Spesso si incontrano avversari e

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Marco Gori (Perugia), nato a Firenze fa l’esordio tra i professionisti con la Rondinella, storica società fiorentina. Poi passa al Perugia dove disputa 3 stagioni e si lega alla città. Dopo una parentesi in serie A con la maglia dell’Ascoli, continua la sua carriera tra serie B e serie C aggiudicandosi due campionati di serie C2 con le maglie di Perugia e Mantova. Oggi è team manager del Cuneo con un occhio anche alle squadre giovanili. “L’AIC League è un’iniziativa importante. Ti fa rivivere anche in piccolo quelle emozioni vissute da calciatore. Dalla partenza assieme alla squadra, all’arrivo al campo dove incontri vecchi avversari o compagni stessi. Si ricrea anche quello spirito di competizione che rimane dentro a tutti noi anche in età “avanzata”. È importante che l’iniziativa continui con entusiasmo; ogni anno migliora l’organizzazione e le adesioni aumentano. Non meno importante, la possibilità di ritrovarsi tra ex calciatori che suscita tanti ricordi, ma soprattutto aiuta a far nascere nuove prospettive che portano a nuove possibilità professionali.” Mauro Esposito (Pescara), nato nel 1979 a Torre del Greco, cresce calcisticamente a Pescara, città a cui attualmente è legato. Fa l’esordio in Serie B proprio con il club biancoazzurro per


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Un progetto AIC Onlus, AVSI e CDO Sport

#Goal4Uganda Un percorso sportivo-educativo per la promozione del calcio come strumento di inclusione sociale in uno degli slum più poveri dell’Uganda.

poi passare all’Udinese e fare il salto nella massima serie. Tutti lo ricordano però con la maglia del Cagliari. Qui vive il suo periodo migliore disputando 3 stagioni in Serie B e 3 in Serie A ai massimi livelli, tanto da essere successivamente acquistato dalla Roma. Terminata la sua carriera, torna a Pescara dove si dedica ai giovani calciatori. Oggi è il vice allenatore della Primavera biancoazzurra. “Una bellissima iniziativa portata avanti da AIC. Grazie a questa competizione ci si sente ancora calciatori e si possono riassaporare quelle sensazioni che solo il campo sa dare. Si ritrovano vecchi compagni con cui hai condiviso molte battaglie sportive. Giocare una partita è sempre molto bello e spero che l’iniziativa continui per tanti anni. Oltre al fattore campo è interessante incontrare i vecchi compagni anche per sapere cosa fanno ora, trovare nuove argomenti di discussione e mettersi sempre a confronto. Sicuramente questo aspetto è molto positivo ed è un fattore di crescita.” Il primo raggruppamento si è formato. Ora tocca al tour del nord con quattro tappe rispettivamente in Toscana, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Dai due raggruppamenti, centro-sud e nord, usciranno 4 squadre che si affronteranno nella final four, che decreterà il vincitore di AIC League 2019.

Insegnare il “buon calcio” a 350 ragazzi secondo il modello sportivo-educativo del Dipartimento Junior dell’Associazione Italiana Calciatori, e ristrutturare il campo di una scuola voluta da un gruppo di donne sopravvissute a violenze di ogni genere, in uno dei quartieri più poveri e disagiati di Kampala, in Uganda: è l’idea alla base di #Goal4Uganda, progetto realizzato dalla ong italiana AVSI in partnership con l’Associazione Italiana Calciatori (attraverso AIC ONLUS) e CDO Sport, volto a valorizzare il calcio come canale di socializzazione positiva e di inclusione sociale, offrendo ai ragazzi un campo adeguato su cui giocare. Grazie all’impegno personale di Luca Rossettini, consigliere AIC e calciatore del Chievo Verona, è stato possibile mettere in contatto i vari partner e costruire questo progetto. Dall’1 aprile, i tecnici qualificati dello staff di AIC-Dipartimento Junior hanno svolto una settimana di scuola calcio a studenti e studentesse, tra i 13 e i 17 anni, della scuola secondaria “Luigi Giussani High School”, una struttura d’eccellenza che sorge nel cuore della baraccopoli. La

Giussani è oggi un centro educativo di eccellenza nel cuore dello slum, una scuola primaria e secondaria dove gli insegnanti, insieme con gli allievi, vivono un’esperienza educativa e di crescita umana di qualità. Damiano Tommasi, presidente AIC, e Simone Perrotta, responsabile dipartimento Junior, sono scesi sul campo, accompagnati dal Segretario Generale AIC ONLUS Fabio Poli, venerdì 5 aprile scorso per inaugurare il campo da calcio, ristrutturato grazie al progetto. “AIC ONLUS è da anni impegnata nella realizzazione di progetti di promozione sociale dei valori educativi del calcio, a tutti i livelli” – ha dichiarato Diego Bonavina, Presidente AIC ONLUS – “Quando uno dei nostri consiglieri o associati ci sottopone una richiesta di impegno orientata a temi così importanti e delicati, riusciamo a confermare il valore di questa ONLUS che è di tutti i calciatori”.

Per informazioni ulteriori: AVSI www.avsi.org/Goal4Uganda Foto di Mattia Marzorati

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io e il calcio

di Pino Lazzaro

Nicola Pongolini (bowling)

Anche noi “Campioni del Mondo” Anche visto da fuori (e dopo aver sentito alcuni dei protagonisti, anche da… dentro) ha il sapore di una favola. Quelle storie talmente impronosticabili da diventare per forza di cose memorabili. Storie in cui salta immancabilmente fuori il confronto tra Davide e Golia, dove insomma Davide vince contro tutti i pronostici (di più) e a chi scrive ha fatto riandare ad esempio a quella impossibile vittoria del Giappone sul Sudafrica (!) al Mondiale di rugby del 2015. Miracoli che dunque qualche volta capitano e uno di questi – nessun dubbio – è la vittoria dell’Italia al Mondiale a squadre di bowling, andato in scena lo scorso dicembre in quel di Hong Kong. Oltretutto (in questo caso, soprattutto) battendo i campionissimi/ favoritissimi professionisti degli Stati Uniti. Noi che lì ad Hong Kong, guidati dal coach Massimo Brandolini, in ordine alfabetico avevamo Erik Davolio, professione panettiere; Pierpaolo De Filippi, titolare di alcune paninoteche; Antonino Fiorentino, studente laureando; Marco Parapini, che lavora in un centro bowling milanese; Nicola Pongolini, meccanico in fabbrica; Marco Reviglio, imprenditore edile. Loro dunque i Davide, loro a costruire quella sorpresissima che come detto ogni tanto ma tanto capita. Abbiamo così pensato di sentire uno di loro, Nicola Pongolini, di Salsomaggiore Terme. Lui che fa le sue otto ore in fabbrica e poi via ad allenarsi, con un approccio da vero professionista anche se è il primo a sapere che è un vero dilettante. “Tutto è cominciato sin da piccolo, mio papà aveva un impianto di bowling qui a Salsomaggiore, avevo così 3 anni quando ho iniziato, è stato facile insomma per me avvicinarmi. Da ragazzino io ho fatto basket ma poco alla volta ho ca-

coledì e il venerdì sono in pista a tirare mentre il martedì vado in palestra. No, pochi pesi, soprattutto esercizi per mantenere una buona flessibilità sia per gli arti superiori che inferiori. Sabato e domenica ci sono poi i tornei in giro. Per allenarIl calcio lo seguo, sono tifoso mi vado a Parma o Reggio Emilia o pure del Parma, allo stadio ci vado. a Milano (lì sono 160 km, 80 andata e 80 pito che era col bowling che mi veniva il ritorno), dipende dalla disponibilità meglio: avevo 12-13 anni e mi riusciva di dell’impianto dato che le piste vanno battere dei quarantenni, avevo così trooliate e non sempre sono così a dispovato il mio sport. Mi ci sono poi dedicasizione. Sì, mi alleno sempre, non lato ancor più dopo i 14-15 anni, ero stato scio stare, diciamo che sono “serio””. convocato per la Nazionale juniores e ricordo quell’oro che abbiamo portato “Macché lavoro, magari, certo che a a casa nel triangolare contro Spagna e vincere dei tornei vuol dire anche prenPortogallo. Da allora, dunque dal 2011, dere dei soldi che fanno certo comodo mi ci sono messo proprio d’impegno”. alla fine del mese. Guarda che anche per il Mondiale lì ad Hong Kong pure “Di lavoro sono un meccanico, lavoro noi abbiamo contribuito alla trasferta in fabbrica, 8 ore al giorno. Esco alle e l’abbiamo fatto di concerto con la 16.30 e poi ho l’allenamento che mi Federazione: nei tornei anche in giro aspetta, sulle tre ore e mezza ogni volper l’Europa che riuscivamo a vincere ta, non è che sia poi così facile. La mia o ci andavamo vicino, il 50% dei premi settimana tipo è presto detta: tranne lo davamo alla stessa Federazione che il giovedì che è il giorno in cui dopo il avrebbe pensato poi ad organizzare la lavoro non mi alleno, il lunedì, il mertrasferta per il Mondiale”.

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“Come abbiamo fatto a vincere? Mah, posso solo dirti del grande impegno di tutti, tutti hanno dato il 200% e di batoste negli anni ne abbiamo prese, però ti aiutano a migliorare perché ogni volta impari qualcosa. È dal 2011 che io sono in Nazionale, nel 2017 eravamo arrivati 22esimi, già pensare di arrivare in semifinale pareva un sogno, proprio un’impresa. Poi siamo arrivati tra i primi quattro: ci siamo guardati in faccia e valeva la pena di provarci, no? Prima il Canada e poi gli Usa, addirittura: pensa, è stata più dura la semifinale che la finale”. “Di mio sono uno abbastanza tranquillo, i primi anni le gare le sentivo e tanto, ero teso, ma ora sono ormai vent’anni che gioco… Sì, anche noi ci appoggiamo a un mental coach, la testa è importante, direi per l’80%. Proprio fondamentale, sia nelle partite singole che sull’intero torneo; partite che durano anche quattro ore e dunque il mental coach ti aiuta a stare concentrato, a saperlo essere. Puoi sbagliare un tiro, ti verrebbe da buttarti giù ma impari a non mollare. Noi semifinale e finale l’abbiamo vinte proprio grazie alla testa, non solo per gli strikes. Ci siamo concentrati, abbiamo studiato le loro traiettorie e proprio su queste abbiamo cercato, penso al Canada, di metterli in difficoltà: le piste sono


io e il calcio

Iridati

sempre oliate e facendo così correre nei tiri di prova le nostre bocce sulle loro traiettorie siamo riusciti a togliere un po’ d’olio. In questo modo la boccia scivola sino a un certo punto e là dove trova meno olio inizia a ruotare. Ecco che le stesse traiettorie possono variare, il che può portare a degli errori. Tutto regolare, sia chiaro, si sa e si fa, solo che noi c’abbiamo pensato e loro praticamente nemmeno ci consideravano, così è andata”. “Quando sono tornato al lavoro, lì in fabbrica, hanno pure organizzato una festa ma non è che venga poi agevolato più di tanto, no. Non che mi lamenti, quando capita mi lasciano andare anche un po’ in anticipo e di mezzo io mi gioco le ferie e insomma m’arrangio. Il prossimo Mondiale sarà tra tre anni perché da noi funziona così: si fanno due Mondiali di fila e poi due Europei. Ora ci aspetta la scadenza dei due Europei (nel 2019 si terrà a Monaco di Baviera), solo dopo sarà tempo di Mondiale e così, sino ad allora, continuiamo a essere noi i campioni del mondo”. “Di bocce a casa ne avrò un centinaio, le tengo lì in cantina. Me le manda sempre lo sponsor tecnico che ho e una cosa che mi piace fare è pulirmele, le tengo per bene. Guanti? No, quelli servono magari a chi inizia e in

effetti ne abbiamo un bel po’ di calli sulle mani”. “Sì, il calcio lo seguo, sono tifoso del Parma e se sono a casa, allo stadio ci vado. Ci ho giocato da piccolino, poi ho lasciato stare, non era il mio forte. Sono uno da “curva Nord” del Tardini, è quello il settore che ho sempre frequentato, tranne quest’anno, tutti i posti già assegnati agli abbonati, dunque adesso vado nella Sud. Il fatto che ci siano tutti i giorni pagine e pagine di calcio e praticamente nulla di noi, non è che mi dia fastidio, no. Però mi dispiace, questo sì, perché ce ne sarebbero tanti di sport cosiddetti secondari, il nostro compreso, che potrebbero venire considerati di più. No, non mi piacerebbe essere un calciatore, davvero, per niente. Il fatto è che secondo me e specie in Serie A, non si tratta quasi nemmeno più di sport e per l’idea che ho io in testa dello sport, a volte trovo il calcio non troppo sano, ecco”.

Al campionato del mondo uomini di Hong Kong erano presenti 47 formazioni. Oltre al mondiale singolo, doppio e tris, c’era naturalmente quello a squadre, da sempre il più prestigioso. Già nel turno di qualificazione i nostri avevano messo assieme un vero e proprio numero, riuscendo a qualificarsi col terzo punteggio tra le quattro semifinaliste. Dietro l’Italia, Singapore e ai primi due posti gli Usa e il Canada. Semifinale per i nostri contro il Canada, ovviamente pronostico in salita e invece li battiamo per 2 a 1 (176-162; 210-244; 190-176). In finale ecco gli Usa (spazzata via Singapore), loro che come sintetizza coach Brandolini: “Sono i più forti, lo fanno per mestiere e sono un po’ quel che può essere il Brasile nel calcio, non si preoccupano più di tanto degli avversari. Stavolta però senza tener conto della nostra di bravura”. Già, 2 a 0 per Davide: 189-169 e 210-166. Campioni del mondo.

Volete provarci? Disciplina sportiva riconosciuta dal Coni a cui è associata, la FISB (federazione italiana sport bowling) già nella sua denominazione pare voler sottolineare quel suo essere disciplina sportiva, vero e proprio sport insomma, non il semplice passatempo che un po’ tutti conoscono, magari per un sabato sera con gli amici. Sport duro e complicato, che richiede fisico (partite lunghe, che possono durare anche tre-quattro ore), tattica e soprattutto testa. Detto questo, su precisa richiesta della loro federazione, ecco l’indirizzo mail a cui rivolgersi per coloro che volessero avere informazioni su dove e come iniziare col bowling: fisb@fisb.it. Forza e avanti.

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internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

We Love Football: col calcio si sogna in libertà L’iniziativa è, infatti, rivolta ai giovani, ai quali è indirizzato il messaggio di speranza nella realizzazione dei propri sogni di libertà e creatività attraverso il calcio. Amici di We Love Football - di cui De Marchi è anche presidente - organizza, attraverso la casa di produzione Oblivion Production di Stefania Tschantret, eventi sportivi e culturali per mezzo dei quali diffondere il calcio tra i ragazzi e le ragazze. L’appuntamento centrale di We Love Football è il Torneo internazionale di calcio giovanile Under 15 - giunto quest’anno alla quarta edizione - che ha svolgimento annuale a Bologna e la cui prestigiosa sede per le semifinali e la finale è lo storico stadio Pelè, Di Stefano, Maradona, Platini? Dall’Ara. La competizione è riservata La riposta può sembrare sorprendente: ai millennials, i nati dal 2000, di proveBob Marley. Il cantante che negli anni nienza non solo italiana. De Marchi la ‘70 lanciò nel mondo il genere musicachiama generazione F, come Football, le giamaicano, il reggae, facendone un Friendship, Fairplay, Fun: calcio, amifenomeno globale era anche un appascizia, gioco leale, divertimento. Ai sionato di pallone e coniò la bellissima giovanissimi calciatori coinvolti viene frase che rimarca la valenza artistica offerta l’opportunità di giocare in un del gioco. Una frase che troviamo sulla contesto di elevato livello sportivo, home page di We Love Football (welonel quale mettere alla prova le provefootball.eu), iniziativa di diffusione prie qualità e, chissà, porre le basi del calcio a livello giovanile per enper una carriera. Anche se il primo trambi i sessi. obiettivo dell’Associazione, per i giocatori come per il pubblico, Etica e valori che mettiamo sembra essere il divertimento. L’evento - che ha nella quotidianità del gioco il patrocinio dell’Associazione Calciatori, della Figc L’Associazione di promozione sociae del Coni - avrà luogo nel periodo le Amici di We Love Football è stata 17-22 aprile. “Mi auguro che sia una fondata da Marco Antonio De Marchi, manifestazione piena di colori, ricca l’ex difensore di Bologna, Juventus e di scambi culturali e di emozioni”, ha Roma, attualmente procuratore. Una dichiarato De Marchi alla stampa. bella carriera da calciatore, per De Ma We Love Football si occupa anche di Marchi, con la vittoria della Coppa molto altro. Nella pagina del sito dediUefa nel 1993 e svariate promozioni cata all’Associazione apprendiamo che in B e in A. Un giocatore che ha visessa si occupa di incontri di riflessione suto il calcio in categorie diverse, con sull’argomento dell’eticità della pratica ambizioni e obiettivi molto diversi di sportiva, sui valori che mettiamo nella stagione in stagione ma sempre elequotidianità del gioco. Gli eventi venvati. Ci sembra quindi coerente una cigono portati tra i giovani, nelle scuole, tazione così poetica riguardo il gioco. ma anche dove forse c’è chi ne ha più “Il calcio significa libertà, creatività. Significa dare libero corso alla propria ispirazione”. Potremmo fare il gioco di indovinare l’autore della citazione. Sembrerebbe di un grande calciatore, uno dei più grandi: Meazza,

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bisogno, negli istituti di pena. Gli incontri dell’Associazione spaziano sull’alimentazione del giovane calciatore e sull’educazione alimentare, con tanto di momento “agonistico” rappresentato da gare di cucina sportiva creativa che vedono alla prova ragazzi e veri chef. Tra le proposte di We Love Football non manca la formazione per il calcio. Le iniziative Master Camp e Academy, che vedono la collaborazione del Dipartimento di scienze motorie dell’Università di Bologna, sono due corsi - il primo di breve durata, il secondo più lungo - per piccoli gruppi. I ragazzi sono sottoposti singolarmente - con il metodo di lavoro denominato All in FootbAll - a uno studio che individua le caratteristiche di ognuno e le migliori opportunità di metterle in risalto nel gioco di squadra. Non manca, tra le iniziative, il sostegno a una popolazione svantaggiata, portato avanti dall’Associazione per mezzo di WeLoveRwanda, il progetto della onlus Associazione Solidarietà Terzo Mondo, attiva nel paese africano e nella quale è impegnata la sorella di De Marchi, Morena, come responsabile delle adozioni a distanza. Per l’organizzazione dei tornei calcistici, De Marchi ha ricevuto il riconoscimento di “ambasciatore di Bologna”. Una grande soddisfazione per un milanese di origine ma che ha ormai nel cuore da tanto tempo la città felsinea.

Paulo Dybala@PauDybala_JR “Las heridas pasan,las ganas de combatir nunca” (M.Ali). (Le ferite passano, la voglia di combattere mai).


internet

di Stefano Fontana

Ex calciatori in rete

Trapattoni e Ancelotti, sfida in panchina www.iltrap.it Celebre allenatore ed ex calciatore, nel corso della sua lunghissima carriera Giovanni Trapattoni si è distinto per capacità e carisma fuori dal comune: un atleta e soprattutto un tecnico in-

dissolubilmente legato alla storia del calcio italiano ed internazionale. Il sito ufficiale del Trap si apre con un primissimo piano dello sguardo “glaciale” che lo ha reso celebre, un vero e proprio marchio di fabbrica, accompagnato da un autografo. Nel taglio basso dell’homepage troviamo i collegamenti con i vari social network dove Trapattoni è attivo personalmente, ovvero Facebook,

Instagram e Twitter; non manca infine un canale Youtube. L’intero sito è fruibile in lingua italiana o inglese. In alto a destra troviamo l’elenco delle sezioni disponibili: la pagina dedicata alla carriera è il vero cuore pulsante di questo spazio web. A disposizione del navigatore troviamo una vera e propria miniera di informazioni e dati, organizzati con chiarezza e divisi tra le esperienze come giocatore ed allenatore. Oltre a numerosi dati statistici è disponibile una monumentale timeline in grado di percorrere oltre 50 anni, da 1958 al 2013: tutte le sfide e i successi del Trap sono contenuti in queste righe, dense di emozione. La pagina denominata “Racconti” consente di approfondire la conoscenza del Trap: sembra quasi di poter stringergli la mano. Evocative foto d’epoca si alternano a video dove Trapattoni in prima persona racconta sé stesso e la sua visione della vita. Un sito ben fatto e ricco di contenuti concreti, passione ed eleganza, come il calciatore ed allenatore a cui è dedicato.

Pietro Iemmello@iemme99 Un anno può essere tanto tempo, ma in questo caso sembra ieri che arrivava quella notizia shockante. Non riusciremo mai a dimenticarti, ciao Davide ghoulam faouzi@GhoulamFaouzi En @SerieA, il n’existe pas de match facile. (In Serie A non esistono partite facile)

Leonardo Bonucci@bonucci_leo19 Il tuo sorriso è la tua presenza qui in mezzo a Noi. Quello stesso sorriso che mi regalavi ogni volta che ci vedevamo. Lo custodisco fra i ricordi più belli. Ciao amico mio.

Miralem Pjanic@Miralem_Pjanic Le decisioni dell’arbitro devono essere sempre rispettate, così come i verdetti del campo!

carloancelotti.it Ex centrocampista ed attuale tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti è protagonista da oltre quarant’anni della scena calcistica italiana ed internazionale. Ricco di contenuti, ben organizzato e perfettamente fruibile anche da dispositivi mobili, il sito ufficiale di Ancelotti vale sicuramente una visita approfondita. Data la caratura internazionale del Mi-

ster, come lecito aspettarsi, il sito è fruibile in molteplici lingue ovvero italiano, inglese e tedesco. Una volta approdati nell’homepage siamo accolti da una foto di Carlo, sotto la quale trova spazio la sezione news: aggiornata quotidianamente, riporta notizie sull’andamento del Napoli in Serie A e nelle Coppe. Un’intera sezione del sito è dedicata ad uno straordinario traguardo: 1000 incontri disputati come allenatore ai massimi livelli, con sfide affrontate e successi conquistati alla guida di club di primo piano e squadre nazionali. Non manca ovviamente un’esaustiva sezione biografica dedicata all’uomo che ha guidato squadre come Real Madrid, Bayern Monaco, Paris Saint-Germain, Chelsea, Milan e Juventus: ci sono moltissime avventure da raccontare, in primis quella in corso alla guida di un Napoli in grado di esprimere un gioco ancora capace di emozionare. Troviamo infine uno spazio dedicato ai libri scritti da Carlo. Sul fronte social, Carlo Ancelotti è attivo su Facebook, Twitter ed Instagram: tutti i profili sono raggiungibili tramite un link diretto dall’homepage del sito.

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sfogliando frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte più del calcio giocato È difficile che quanto accaduto a Koulibaly non si ripeta: di gente ignorante ce n’è sempre in giro e purtroppo non abbiamo tutti la stessa educazione. Se non lo hanno imparato da bambini non lo faranno a 30 o 40 anni – Keita Balde (Inter) Ci saranno sempre quei cento ignoranti che faranno “buu” ed è difficile anche fermarli, quindi non si possono fermare tutte le partite ogni volta che si sentono cori razzisti negli stadi. Questa situazione è davvero fastidiosa – Francesco Acerbi (Lazio) A Londra, dove stavo, ad Hampstead, vivevo tranquillo. Al ristorante nessuno ti riconosce e a me stava pure bene. A tanti no, perché chi gioca a calcio vuole essere protagonista e quindi riconosciuto – Stefano Okaka (Udinese) È fantastico che gente del calcio mi riconosca, vuole parlare con me – Krzysztof Piatek (Milan) Vorrei avere una vita normale, semplice come il mio calcio, uscire liberamente con mio figlio. Non vorrei essere giudicato, perché delle persone si raccontano solo le cose brutte, perché fanno sempre

Giorgio Chiellini difensore della Juventusi “Equilibrio e condivisione”

Da capitano non devi farti gli affari altrui, ma mantenere l’equilibrio sì e in uno spogliatoio multietnico con origini, abitudini e religioni diverse non è sempre facile. Però condividere è bello.

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notizia – Miralem Pjanic (Juventus) Quando entri in un mondo nuovo devi avere l’umiltà di capire che tutto quello che hai vissuto fin lì, anche se è stata la migliore esperienza del mondo, non deve essere imposto altrimenti se ne perdono i benefici. Devi avere pazienza e tolleranza, una goccia di saggezza ogni tanto. Diversamente sembri un despota, i più giovani per un po’ ti seguono e poi ti mandano anche a quel paese – Gianluigi Buffon (Paris Saint Germain) Sono tranquillo nella non tranquillità. Io sto bene solo quando sono stressato. Quando sono posseduto – Roberto De Zerbi (Sassuolo) Certe volte penso di avere 150 anni, per tutto quello che ho già vissuto. L’adolescenza in Serbia, la carriera, l’Italia e le tante città, sei figli, la povertà, i successi, l’agiatezza. Ma anche due guerre, le ferite, le lacrime... Oggi se mi guardo indietro posso dirlo: Sinisa, quanta vita hai vissuto – Sinisa Mihajlovic (Bologna) La Bosnia per me è speciale. Non dimenticherò mai da dove sono venuto. Sono molto vicino al mio Paese anche se non ci ho mai vissuto. La prima volta ci sono stato a sei anni. È la guerra che mi ha legato al mio Paese. Per quello che ha vissuto la mia gente, voglio regalare gioia e soprattutto insegnare che se uno lavora può fare grandi cose nello sport come nella vita – Miralem Pjanic (Juventus) Per diventare allenatore devi prima smettere di “essere” calciatore. Questo passaggio è il più complicato – Manuel Iori (Cittadella) Non ho mai creduto ai calciatori che remano contro l’allenatore. È più una questione di empatia, l’ho provato anche io in carriera – Gianluigi Buffon (Paris Saint Germain) La soddisfazione più grande oggi come allenatore è il rapporto con i giocatori dovunque sia andato. Le lacrime che hanno versato quando sono andato via, il rispetto che non è mai mancato, la stima anche di chi ho fatto giocare poco. Perché posso sbagliare

Roberto De Zerbi allenatore del Sassuolo “Verità assolute”

Il giocar bene non è identificabile, non corrisponde a una verità assoluta. Il calcio non è uno. Le strade per arrivare al risultato, tante. Io sono convinto che una buona organizzazione è la strada migliore.

scelte, ma sono diretto, leale e mi comporto da uomo – Sinisa Mihajlovic (Bologna) Ogni partita fa storia a sé e non ha senso paragonare i risultati – Carlo Ancelotti (Napoli) Ogni giorno bisogna metterne un sorso per riempire una bottiglia vuota. Inserire un pezzettino di adrenalina alla volta – Massimiliano Allegri (Juventus) Se si perde sono un coglione, il presuntuoso che vuole giocare da dietro, imita il Barcellona... La domenica dopo vinco e sono un profeta – Roberto De Zerbi


sfogliando

(Sassuolo) In Italia, c’è molta più attenzione alla tattica – Domenico Criscito (Genoa) La Nazionale sta uscendo dal buio? Il processo di sofferenza è terminato, siamo in una sorta di rinascimento che spero verrà suffragato dai risultati. L’Italia sta tornando a dare qualche zampata – Gianluigi Buffon (Paris Saint Germain) L’Italia ha futuro. Magari oggi la Nazionale non è ai livelli di tanti anni fa ma, con il lavoro, in questo biennio si potrà migliorare molto – Domenico Criscito (Genoa) Francia 2019 sarà un vero trampolino di lancio, probabilmente quello definitivo per il calcio femminile in genere e per quello italiano in particolare. Parteciperanno tante grandi giocatrici con le loro rappresentative, siamo insomma alla stagione della svolta – Valentina Giacinti (Milan) In Premier devi andare oltre il tuo limite. Fai fatica, giochi sempre, ritmo altissimo. Io sono felice di averci giocato e segnato, ma l’Italia è casa mia – Stefano Okaka (Udinese) La mia filosofia era ed è semplice: lavoriamo ogni giorno al massimo, non attendiamo una seconda opportunità. Zero calcoli, nessuna tabella – Manuel Iori (Cittadella) Vedo certi 14enni lontani dalla famiglia... vivono una realtà distorta e in quel contesto se non hai testa rischi – Giorgio Chiellini (Juventus) Quando stai diventando calciatore non sai qual è la vita e la prendi come un film – Stefano Okaka (Udinese) Mi fermo dopo gli allenamenti perché la punta centrale deve fare gol da ogni posizione – Krzysztof Piatek (Milan) Leader si diventa, io sono curioso, sono un buon osservatore e imparo. Avere vicino Ronaldo, per esempio, è interessante. E di quelli come Bolt, Federer: conoscere le abitudini di chi ha una marcia in più serve. Non per imitare, per allargare il punto di vista – Giorgio Chiellini (Juventus) Ho fatto tanti gol in Serie A, la pressione l’ho scelta io stesso. Mi devo abituare, ma di sicuro non cambierò. Cerco

– Manuel Iori (Cittadella) Tanti allenatori vivono solo per il risultato. lo no. Se dovessi dare tutto quello che dò solo per il risultato sarei un coglione. Mi fa impazzire piuttosto vedere una mia squadra in campo non organizzata e non motivata – Roberto De Zerbi (Sassuolo) Folle far dipendere tutto da un palo dentro o un palo fuori. Io lavoro a tempo pieno sui rapporti, sulla testa dei miei giocatori, come migliorare sempre, far esprimere tutti al loro meglio, la ricerca del dettaglio – Roberto De Zerbi (Sassuolo) Non è il sistema di gioco, ma l’atteggiamento di squadra. Quando si sbaglia tanto nel palleggio, quando non sei pulito, dai forza all’avversario – Eusebio Di Francesco (Roma) Sono ingordo: voglio giocare bene e vincere. Se gioco male, non vado lontano. Non sono felice, se vinco giocando male – Roberto De Zerbi (Sassuolo) Giocando sempre si acquisisce consapevolezza – Stephan ElShaarawy (Roma)

Miralem Pjanic

centrocampista della Juventus “Verità tangibili” La verità è che l’unica cosa che conta è vincere. Dopo tre anni nessuno si ricorda se hai giocato male, alla fine c’è scritto chi ha vinto e in campo c’erano questi giocatori. La verità è che conta portare i trofei a casa, solo così sarai ricordato come vero e grande giocatore.

di essere sempre la stessa persona e di lavorare come prima. Devo lavorare duro ogni giorno, in ogni allenamento, e alla fine ci saranno i risultati – Krzysztof Piatek (Milan) Il campionato a 19 squadre non ti concede margini di errore. Sarebbe stato meglio avere un torneo a 20 perché il turno di riposo è fastidioso. Credo che chi non è in grado di reggere il sistema non dovrebbe iscriversi. Meglio avere meno squadre

Kalidou Koulibaly difensore del Napoli “Passi indietro”

Mi fa piacere essere considerato un simbolo della lotta al razzismo, ho dei valori da trasmettere. Il mondo ha fatto grandi passi avanti ma se dobbiamo ancora lottare contro questo significa che stiamo facendo passi indietro.

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tempo libero Luciano Ligabue

Start Dodicesimo album in studio, “Start” arriva a tre anni dall’ultimo lavoro di Luciano Ligabue e subito si “candida” come uno tra i migliori album della sua fulgida carriera. Perché il “Liga” sembra davvero “ripartire”, quasi fosse un nuovo inizio, quasi un riavvolgere il nastro per tornare a quello che non era più. Il classico ritorno al passato che però non sa di stantio, perché la strada percorsa è nuova ed interessante: la sperimentazione musicale porta ad un sound diverso, che mette più in evidenza le emozioni, pezzi molto intensi ed innovativi che

mantengono però l’inossidabile marchio di fabbrica del rocker emiliano. Nel complesso sono sempre le chitarre a farla da padrona, ma non mancano brani più “intimi”, dove più che la musica contano le parole, dove è l’amore (e la figura femminile) al centro dell’attenzione, dove paure, dubbi e sentimenti si snocciolano via veloci e diretti. Un album con solo dieci tracce, lungo appena trentotto minuti, e stavolta il Liga ci mette davvero la faccia (in copertina è la prima volta in un album di inediti) come del resto ha sempre fatto in ogni suo progetto.

Edizioni inContropiede

C’era una volta l’Est di Roberto Brambilla – 196 pagine – € 19,50 Esordio letterario di Roberto Brambilla, appassionato di Germania, che ci porta alla scoperta di campioni che hanno frequentato i campi di calcio della Germania dell’Est. Un calcio diverso, ma non troppo. Fatto di partite, giocatori, splendori e miserie. Il pallone della Ddr è stato per 46 anni tutto ciò. Brambilla racconta i campioni conosciuti e quelli sconosciuti, che hanno intrecciato le loro vite fuori e sui campi di calcio. Come Reinhard Lauck, il mediano della Nazionale 1974, che dopo un’onesta carriera non si adatta alla vita senza calcio (e senza Ddr). Andreas Thom è

invece il primo giocatore che lascia la Repubblica Democratica Tedesca senza dover fuggire. Rudi Glöckner  è l’unico arbitro tedesco a dirigere una finale mondiale. Questi sono solo alcuni dei personaggi, poi ci sono le imprese, come quelle del Magdeburgo e della Nazionale olimpica, le sconfitte epiche (la Dinamo Dresda contro il Bayer Uerdingen) e le partite malnote che hanno fatto la storia (Hertha Berlino-Wattenscheid, il primo match giocato dopo la caduta del Muro e  Wismut Aue-Kaiserslautern, un’amichevole a pochi anni dalla divisione delle Germanie).

La Casa Usher

Il primato del gioco di Francesco D’Arrigo – 234 pagine – € € 24,00 “Il primato del gioco” non è un eserciziario pieno di soluzioni predefinite dove si possono trovare schemi universali o strategie capaci di far vincere tutte le partite. L’autore sviluppa una metodologia di allenamento, “la comunicazione didattica del calcio”, in cui gli allenatori, a partire dal proprio “senso del gioco”, sono stimolati a creare nuove progressioni in grado di rafforzare nei giocatori la condivisione di princìpi ed emozioni. Il coach deve partire da uno stimolo di tipo emotivo e tracciare così un percorso, una strada affascinante capace di dialogare con l’emotività dei suoi giocatori. Solo successiva-

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mente potrà definire un suo personale metodo di allenamento per ottenere dai suoi giocato gli interpreti del gioco, un obiettivo tattico-tecnico. Tutto è nelle mani dei giocatori, gli interpreti del gioco, che dovranno allenarsi a interpretare quello che accade durante una gara, le scelte dei compagni e le mosse degli avversari. Per questo motivo l’autore arriva a mettere in discussione sia le teorie che accompagnano le metodologie schematiche di allenamento, sia i fondamenti teorici che riguardano la preparazione fisica nel calcio e l’allenamento “a secco”, ritenendo il gioco un flusso inseparabile nelle sue parti.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


Profile for Associazione Italiana Calciatori

Il Calciatore marzo 2019  

Il Calciatore marzo 2019  

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