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l’intervista Milena Bertolini, c.t. della Nazionale femminile

“Il nostro Mondiale: grande opportunità di crescita” Riavvolgiamo il nastro, estate 2017. “Allora: dentro di me avevo già deciso che non sarei rimasta a Brescia, una convinzione che mi portavo dentro già da gennaio. Alle ragazze l’avevo poi detto ad aprile: la decisione di fermarmi un anno dopo cinque stagioni belle, intense e faticose. Avevo dunque deciso di fermarmi e stare pure ferma un anno, sentivo la necessità di rielaborare tutto quel che avevo passato. Poi, improvvisa, la telefonata di Ulivieri, lui che mi chiede se mi sarebbe piaciuto allenare la Nazionale, eravamo usciti male dall’Europeo, credo che se così non fosse stato non sarebbe arrivata la chiamata. Che devo dire, una botta di felicità, il cuore che batteva… dopo 14 anni che allenavo in Serie A. Un

incarico a cui avevo pure pensato, immaginato, come no, mi pare normale, come si fa a non pensarci? Ecco, un sogno che si realizzava e un’emozione fortissima”. Sempre a tutta. “Come detto, venivo da un periodo parecchio stressante, l’idea di dover andare meno sul campo la vedevo come positiva, ci stava. Poi, ecco la Nazionale e tutti a dirmi che mi sarei riposata, vedrai. Per quel che sto provando, non è proprio così. A parte i circa dieci giorni ogni mese dei raduni, giorni così intensi che per me valgono come un mese, ci sono poi tutti gli impegni in cui rappresento la Federazione, l’andare a vedere le partite, campionato e Coppa, i contatti con gli osservatori eccetera eccetera. Con i club? Ho un rapporto costante: conosco le giocatrici e conosco gli allenatori e ci si sente sia prima che dopo le convocazioni”.

c’è sempre stato, fare qualcosa per questo nostro calcio e il tutto lo sento anche adesso: alleno la Nazionale! Continuando così a contribuire perché si vada avanti, che si cresca, che migliori la qualità del tutto. E aggiungo che questo “essere in missione” è condiviso dalla maggior parte delle mie colleghe, le tante e tante figure femminili che nel tempo si sono date da fare giusto per passione”. Allenatori/allenatrici per forza di cose educatori/educatrici “Dai, potenzialmente lo siamo tutti, certo bisogna poi vedere quel che fai, come lo fai, che esempi riesci a dare, se metti in pratica quel che puoi magari dire a parole. Puoi insomma insegnare qualcosa, anche di importante. Insegnare vuol dire trasmettere qualcosa in modo poi che loro, nel mio

Dallo scetticismo di tempo fa, all’ottimismo di oggi. “Sì, rivado a quel periodo, a quella battuta di Belloli, quel dato culturale che ne veniva fuori (“Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche…”; ndr). Poi, finalmente, la FIGC ha deciso delle scelte politiche che hanno portato alla svolta, fondamentale è stato l’ingresso delle squadre professionistiche. Dai, la macchina si è messa in moto e non si ferma più, quel che c’è da vedere è la velocità con cui si procederà. Quel che mancava prima, risorse e progettualità, ora c’è ed è dunque il nostro un mondo su cui si può ora investire”. Quell’ essere “in missione”. “Penso alla passione che sempre mi ha mosso, penso ai miei anni prima da calciatrice, poi allenatrice. Il tempo dedicato e tolto ad altro. In fondo l’essere “in missione” è un qualcosa che

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Il Calciatore maggio 2019  

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