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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 05 Giugno-Luglio 2019 - Mensile

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Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

GIU-LUG

2019

Italia femminile fino ai quarti del Mondiale

Ripartiamo da qui


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editoriale

di Damiano Tommasi

La Repubblica... (“che siamo noi”) ART.3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E ora? Professioniste sì o no? Ci si crede oppure no? Serve il professionismo oppure no? Il Mondiale femminile ci ha riservato un posto tra le migliori 8 nazionali al mondo e tra le 8 siamo l’unica nazione che prevede il dilettantismo per le ragazze che giocano a calcio. Lungo dibattito e posizioni ambigue. “Professioniste ma con gli sgravi”, “Non ci sono le risorse per il professionismo”, “se si passa al professionismo noi non investiamo più”. Il fatto è uno solo, chi è professionista, e svolge uno sport da professionista, deve avere le tutele che spettano a qualsiasi lavoratore. “È compito della Repubblica (... che siamo noi) rimuovere gli ostacoli”. I tempi sono ormai maturi e l’auspicio è che alle parole (“ci avete fatto innamorare”) seguano i fatti.  Con quali tempistiche e quali modalità le troveremo in FIGC con l’onda d’urto che arriva direttamente da Valenciennes.

Purtroppo l’Olimpiade è sfumata anche a Bologna e Reggio Emilia dove Di Biagio nulla ha potuto contro un regolamento spietato e una parziale battuta d’arresto contro la Polonia. L’ottimismo, però, che ci ha contagiato con le ragazze azzurre ci lascia altrettanto ben sperare per questi ragazzi, U20 compresa, che la testa alta sono riusciti a tenerla nonostante il podio mancato. Giovani, brillanti, vivaci e capaci. Il futuro passa anche dalle sconfitte e crescere con il tarlo di volersi riprendere i successi mancati può essere da forte stimolo per Mancini e la sua giovane brigata. La velocità di crociera  verso Euro 2020, comunque, fino ad oggi  è quasi troppo audace. La stagione inizia, quindi, con questo sapore di Italia, mix di orgoglio e aspettativa, sogno ed entusiasmo che ci hanno lasciato le  nostre ragazze e i nostri giovani.

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sommario Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 05 Giugno-Luglio 2019 - Mensile

05

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

GIU-LUG

2019

Italia femminile fino ai quarti del Mondiale

Ripartiamo da qui

speciale 6 di Nicola Bosio

Il fantastico Mondiale delle Azzurre, una cavalcata davvero esaltante che ha tenuto gli italiani incollati davanti alla tv. Dalla vittoria sull’Australia fino ai quarti di finale con l’Olanda, passando dalla goleada con la Giamaica, dalla sconfitta (indolore) col Brasile e dalla vittoria sulla Cina… tutto al ritmo della Macarena.

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

direttore direttore responsabile condirettore redazione

foto redazione e amministrazione tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Giulio Segato Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Finito di stampare il 10-07-2019

editoriale

di Damiano Tommasi

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politicalcio di Fabio Appetiti

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scatti

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primo piano di Pino Lazzaro

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speciale di Nicola Bosio

34

serie B di Claudio Sottile

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regole del gioco di Pierpaolo Romani

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primo piano di Vanni Zagnoli

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calcio e legge di Stefano Sartori

Impugnazione della rinuncia alla retribuzione

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segreteria

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secondo tempo di Claudio Sottile

54

senior di Claudio Sottile Massimo Palanca

56

internet

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tempo libero

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Sara Gama

di Maurizio Borsari Nazionale Under 20: la quadratura del “cerchio”

Europei Under 21 Colpo Di Tacchio

La forza delle donne

Il Premio Bulgarelli a Nicolò Barella

Nicolas Suarez Bremec

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speciale mondiali femminili

di Nicola Bosio

Goleada con la Giamaica

Con la Cina per la storia

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speciale mondiali femminili Italia fino ai quarti, vincono gli USA

Mondiali femminili: ripartiamo da qui “Chapeau” dicono i francesi quando, in segno di rispetto e ammirazione, si tolgono il cappello e mimano un inchino. E non possiamo che toglierci il cappello di fronte a questa Nazionale femminile che, in terra di Francia, per un mesetto, ha tenuto gli italiani incollati davanti ai televisori, ha fatto emozionare, ha fatto rispolverare le bandiere tricolori. Evitando una fin troppo “cavalcata” retorica, e lasciando a chi di dovere tutti i vari discorsi su “professionismo” e dintorni, le ragazze di Milena Bertolini hanno dimostrato di poterci stare in mezzo alle migliori del Mondo, di potersela giocare con tutte, tatticamente e tecnicamente. Entrare nelle prime otto è stato un successo che in pochi, all’inizio, avrebbero potuto immaginare, e il bicchiere non può essere che mezzo pieno, perché questo Mondiale segna una svolta, probabilmente apre una nuova era del calcio femminile di casa nostra. “D’ora in poi nulla sarà più come prima”, hanno ripetuto all’unisono le ragazze azzurre, nella speranza che quei riflettori, accesisi improvvisamente sulle loro esaltanti prestazioni, altrettanto improvvisamente non si spengano. Ma questa è, e sarà, un’altra storia. Per il momento solo, e soltanto, “chapeau”…

Esordio vincente con l'Australia

Sconfitta indolore contro il Brasile

A testa alta con l'Olanda

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speciale mondiali femminili Valenciennes, 9 giugno 2019: Australia – Italia 1-2

Il Mondiale delle Azzurre inizia col botto HANNO DETTO “Le ragazze sono state fantastiche, abbiamo sofferto tanto e avuto anche un pizzico di fortuna, ma la squadra è forte e compatta e con uno spirito così è probabile che le partite si vincano. Siamo partite male nel primo tempo, abbiamo avuto paura. Nel secondo tempo abbiamo reagito giocando come sappiamo fare ed è andata meglio” - Milena Bertolini “È stato bellissimo, sono contentissima, poi segnare di testa alla fine è stato pazzesco. Dopo il primo tempo ci siamo guardate in faccia, abbiamo parlato e scacciato la paura. Nella ripresa ci siamo sbloccate, dopo il primo gol ho pensato che potevamo farcela a pareggiare. E invece…” - Barbara Bonansea “Abbiamo iniziato col piede giusto, non era aspettato ma ora possiamo dire che abbiamo fatto un bel passo. Siamo state brave a non mollare, dietro i nostri difensori hanno fatto interventi pazzeschi e abbiamo fatto un gran lavoro contro una squadra fortissima” - Laura Giuliani

L’Italia fa l’impresa: battuta in rimonta l’Australia. Una doppietta di Bonansea regala il successo alla squadra di Milena Bertolini.

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Finisce in trionfo, con le nuove “Sorelle d’Italia” a ballare la “Macarena” e a raccogliere l’abbraccio dei tifosi che dagli spalti dello “Stade du Hainaut” festeggiano una vittoria che vale oro. Un minuto prima Barbara Bonansea ha segnato di testa il gol che ha dato all’Italia il successo sull’Australia, un 2-1 che lancia le Azzurre verso gli ottavi di finale. Belle, coraggiose, quasi sfrontate, le ragazze di Milena Bertolini prima vanno in gol con Bonansea (annullato dal Var), poi subiscono lo svantaggio, pareggiano e vincono al ‘95. Vent’anni dopo l’ultima apparizione in un Mondiale, l’Italia fa il suo ritorno nell’Olimpo del calcio femminile battendo una delle nazionali favorite per la vittoria, sesta nel ranking FIFA e al suo settimo Mondiale.

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Signore e signori... Bonansea

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Maniera migliorie di presentarsi a questo Mondiale non la poteva trovare: Barbara Bonansea di gol ne fa tre, uno subito “non buono”, annullato dal Var per questione di millimetri, uno “buono” a metà gara, che pareggia il vantaggio australiano, e uno “buonissimo” al 95’ che regala all’Italia femminile una vittoria quasi insperata. Piange “Barbie” ogni volta, e sono lacrime amare le prime, di gioia le seconde, di commozione le ultime, quando le azzurre la portano in trionfo e le telecamere hanno il loro bel da fare per trovarle l’inquadratura migliore. È lei l’indiscussa protagonista: corre, ruba palla, scatta, scarta, litiga col pallone ma poi lo butta dentro come un bomber di razza... e tanti saluti alla temuta e favoritissima Australia. Grazie, arrivederci e... Bonansea


speciale mondiali femminili

HANNO SCRITTO Da oggi, per il calcio femminile nulla sarà più come prima. Il gol di Barbara Bonansea è stato infatti accompagnato non solo dalle urla dei tifosi, ma dal rumore di un muro che crollava. Improvvisamente il calcio femminile ha fatto non un passo, ma un salto. Un salto verso la linea d’ombra che separava l’Italia dal resto d’Europa. Walter Veltroni – (La Gazzetta dello Sport) Era rimasto giusto il calcio a convincerci che, comunque cambi il mondo, ci sono cose da uomini. La frontiera del civilmente scorretto, o del civilmente corretto a seconda di come la si voglia leggere, è stata violata ieri da uno scricciolo di nome Barbara Bonansea. Alessandro Barbano – (Corriere dello Sport)

1) Barbara Bonansea festeggiata a fine partita; 2) Aurora Galli, centrocampista tra le migliori in campo; 3) Il gol vittoria al 95’di “Barbie”; 4) Indomabile capitan Sara Gama; 5) Alia Guagni, stantuffo costante sulla fascia destra

Cuore, testa, gruppo. Una partita veramente “down under”. E un’Australia ribaltata. Venti anni e 95 minuti dopo, il calcio azzurro femminile torna a brillare. Piccole donne crescono, dirà qualcuno. Ma sono ancora piccole donne? Emanuela Audisio – (La Repubblica)

IL TABELLINO ITALIA-AUSTRALIA 2-1 (0-1) Reti: 22’rig Kerr (A), 56’ e 95’ Bonansea (I) ITALIA: Giuliani; Bergamaschi (75’ Giacinti), Linari, Gama (C), Guagni; Cernoia, Giugliano, Galli (46’Bartoli); Girelli; Bonansea, Mauro (58’ Sabatino). A disp: Marchitelli, Boattin, Fusetti, Cimini Tucceri, Parisi, Rosucci, Serturini, Tarenzi, Pipitone. Ct: Milena Bertolini. AUSTRALIA: Williams; Catley, Kennedy, Polkinghorne, Carpenter; Yallop (83’ Kellond-Knight), Evan Egmond, Logarzo (60’ De Vanna); Foord, Raso (69’ Gorry); Kerr (C). A disp: Simon, Luik, Roestabakken, Micah, Gielnik, Arnold, Harrison, Allen. Ct: Ante Milicic. Arbitro: Melissa Borjas (HON) Note: spettatori 15.380. Ammonite: Gama (I), Girelli (I), Cernoia (I), De Vanna (A)

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speciale mondiali femminili Reims, 14 giugno 2019: Giamaica – Italia 0-5

Le Azzurre vincono e volano agli ottavi HANNO DETTO “Questa partita era fondamentale per passare agli ottavi e raggiungere quello che per noi è un grande traguardo. Abbiamo sentito la gara a livello emotivo, nel primo tempo eravamo un po' bloccate però siamo state brave. Ci sono tanti aspetti su cui lavorare, ma nei momenti di difficoltà la difesa ha tenuto benissimo. In queste partite è fondamentale vincere, ma anche non prendere gol” - Milena Bertolini “Non era scontato, quando vedi 5 a 0 sembra tutto facile ma siamo state brave noi a metterla in discesa. A questo punto alziamo l’asticella, ci godiamo il momento ma pensiamo alla prossima gara per arrivare prime del girone” - Sara Gama “Questa squadra ha carattere, non era facile mantenere la concentrazione dopo l'entusiasmo della prima partita. Quando si gioca bene è perché la squadra ti permette di farlo, chiunque entra si sente importante e questa è la nostra forza. Siamo contente, ma manca una partita, tosta, contro le brasiliane che sono veramente forti" - Cristiana Girelli

È un’Italia da sballo! Cinquina alla Giamaica. Una tripletta di Girelli e due gol di Galli valgono la qualificazione.

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A Reims l’Italia regola la Giamaica con un perentorio 5-0, stacca il pass per gli ottavi di finale e si candida a diventare reginetta di bellezza di un Mondiale in cui il rosa e l’azzurro si fondono dando vita ad una miscela esplosiva. A regalare la qualificazione alla squadra di Milena Bertolini sono la tripletta di Cristiana Girelli (il primo su rigore fatto ripetere dalla VAR) e i due gol messi a segno nella ripresa da Aurora Galli (subentrata a metà del secondo tempo), ma mai come stavolta è giusto sottolineare che è soprattutto il successo di un gruppo di ragazze straordinarie, che danno tutto in campo per poi scatenarsi ballando quella “Macarena” diventata ormai la colonna sonora del loro Mondiale.

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Come dentro a un film

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“Mi sembra di stare dentro un film”: Milena Bertolini prima della gara con la Giamaica è ancora incredula del clamore mediatico che le azzurre, le “sue azzurre”, hanno scatenato dopo il vittorioso esordio mondiale. Da qui (Francia del nord) non ci si rende nemmeno bene conto, ma dal “trafiletto” di dieci righe scarse, alle prime pagine dei giornali, il salto è enorme e i “piedi per terra” (predicati a gran voce, o meglio sottovoce, come nel suo stile, dal suo “vice” Attilio Sorbi) diventano di fondamentale importanza. Poi Cristiana Girelli ne fa tre, Aurora Galli entra e ne fa due e il passaggio del turno è assicurato, mentre la folta comunità italiana di Reims sventola il tricolore e urla “Italie Italie”. Tutto troppo bello, quasi un sogno… come dentro a un film, appunto.


speciale mondiali femminili

HANNO SCRITTO Ricompare sulle spalle di Milena Bertolini il mantello tricolore, e nel grigio di Reims sembra ancora più lucido. Come lucida è la partita dell’Italia, che rifila cinque gol alla Giamaica e stacca con un turno di anticipo l’ammissione agli ottavi di finale. Alessandra Bocci (La Gazzetta dello sport) E invece credeteci: l’Italia è agli ottavi con una tripletta di Cristiana Girelli, e premio di migliore della partita, e una doppietta di Aurora Galli. Cinque gol a zero a una Giamaica mai arrendevole, ma troppo poca roba per queste Azzurre che hanno gioco, costruiscono azioni, dietro sono diga, al centro hanno quel piccolo genio di Giugliano, e fanno un gioco maschio e così tanto italiano. Valeria Ancione (Corriere dello sport)

1) Il secondo gol di Cristiana Girelli, che alla fine farà tripletta; 2) la gran botta da fuori di Aurora Galli per il 4 a 0; Elena Linari, ancora tra le migliori in campo; 4) Sorbi-Bertolini; 5) Bergamaschi-Bartoli.

Missione compiuta. Meglio, la più incredibile delle missioni è stata compiuta. L’Italia si era presentata al Mondiale aspirando al passaggio agli ottavi, magari anche tra le terze migliori classificate. Vi arriva dopo sole due giornate e con la possibilità, martedì a Valenciennes contro il Brasile, di chiudere addirittura al primo posto. Sandro Bocchio (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA-GIAMAICA 5-0 (2-0 pt) Reti: 12’ rig., 25’ e 46’ Girelli (I), 71’ e 81’ Galli (I) ITALIA: Giuliani; Guagni (57’ Boattin), Gama (c), Linari, Bartoli; Giugliano, Cernoia, Bergamaschi (65’ Galli); Girelli (72’ Giacinti); Sabatino, Bonansea. A disp: Marchitelli, Cimini Tucceri, Fusetti, Parisi, Rosucci, Serturini, Tarenzi, Mauro, Pipitone. Ct: Milena Bertolini. GIAMAICA: Schneider; Plummer (c), Blackwood, A. Swaby, C. Swaby (46’Sweatman); Solaun, Asher, Campbell, Adamolekun (73’ Silver); Shaw, Grey (65’ Brown). A disp: McClure, Hudson-Marks, Shim, Brown, Cameron, Bond-Flasza, Carter, Patterson, Matthews, Jamieson. Ct: Hue Menzies Arbitro: Anna-Marie Keighley (NZL). Note: spettatori 12.016 Ammonite: Schneider (G) e Shaw (G).

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speciale mondiali femminili Valenciennes, 18 giugno 2019: Italia - Brasile 0-1

Italia sconfitta ma prima del girone HANNO DETTO “Dispiace per la sconfitta, forse sarebbe stato più giusto il pareggio, ma la cosa bella è che siamo prime. Siamo felici, ora dobbiamo riposare e recuperare le energie fisiche e mentali” - Milena Bertolini “Siamo prime, nemmeno nelle più rosee aspettative avremmo immaginato tutto questo. Abbiamo meritato sul campo e credo ci sia margine di miglioramento. Oggi un episodio ha deciso la partita” - Sara Gama “Abbiamo fatto una grande prestazione contro una grande squadra. Se due mesi fa ci avessero detto che passavamo per prime ci avremmo messo la firma. Ora abbiamo una settimana per recuperare energie e curare i dettagli cercando di non ripetere errori che magari abbiamo commesso stasera” Valentina Giacinti

La prima sconfitta non fa male. Le Azzurre chiudono in testa il girone grazie alla miglior differenza reti.

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La prima sconfitta dell’Italia al Mondiale è, per fortuna, un ko indolore. Dopo il successo in rimonta all’esordio con l’Australia (2-1) e la vittoria in goleada con la Giamaica (5-0), le Azzurre perdono 1-0 con il Brasile, ma chiudono ugualmente in testa il Gruppo C grazie alla miglior differenza reti, guadagnandosi così una settimana piena di recupero prima dell’ottavo di finale, in programma martedì 25 giugno (ore 18) a Montpellier, contro una delle quattro migliori terze classificate. Un’Italia attenta e ordinata riesce a giocarsela con le sudamericane e si arrende solo alla leggendaria Marta (suo il record di gol messi a segno ai Mondiali), che a un quarto d’ora dal termine trasforma un rigore molto generoso concesso per un lieve contatto tra Linari e Debinha.

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Il dolce sapore della… sconfitta

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In tanti avevano pronosticato una sconfitta delle azzurre, forse già alla prima mondiale contro l’Australia, forse addirittura pure contro la Giamaica. E sconfitta alla fine è stata, ma se sconfitta doveva essere è arrivata nel momento migliore, quando perdere contro il Brasile (e, per carità, ci sta) non cambia nulla, quando le ragazze della Bertolini esultano al fischio finale come fosse la più straordinaria delle vittorie, perché vuol dire passaggio del turno (obiettivo minimo), ma soprattutto prime del girone per miglior differenza reti (obiettivo inimmaginabile). Esultano tutti sul prato di Valenciennes, esulta chi ha vinto e chi ha perso, balla la samba il Brasile di Marta, balla la Macarena l’Italia di capitan Gama… a volte anche la sconfitta ha un sapore dolcissimo.


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HANNO SCRITTO Non è bastata super Samantha Kerr e non è bastata nemmeno la generosità dell’arbitro Lucila Venegas a negare all’Italia la gioia del primo posto e di un cammino in teoria facilitato verso un ipotetico quarto di finale. Alessandra Bocci (La Gazzetta dello sport) Perdiamo ancora con il Brasile, con cui non abbiamo mai vinto, ma almeno adesso, finalmente, ce la siamo giocata alla pari, senza timidezze, magari ancora con un po’ troppi errori, qualche passaggio sbagliato di troppo, qualche azione offensiva che poteva essere sfruttata meglio. Roberto Perrone (Corriere dello Sport)

1) Il rigore (dubbio) di Marta col quale il Brasile vince la gara; 2) Valentina Cernoia, un sinistro magico; 3) Manuela Giuliano, regina del centrocampo; 4) prova convincente per Valentina Giacinti; 5) Ilaria Mauro

Ma le azzurre sanno già che martedì 25 giugno, alle 18, ci saranno loro allo Stade de Mosson, con l’occasione storica di ripetere il miglior risultato nella storia del pallone azzurro al femminile. Nel 1991 l'Italia si fermò ai quarti contro la Norvegia, ora vi possono accedere al termine di un girone a dir poco entusiasmante. Sandro Bocchio (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA-BRASILE 0-1 (0-0 pt) Rete: 74’ rig. Marta (B) ITALIA: Giuliani; Guagni, Gama (C), Linari, Bartoli (70’ Boattin); Giugliano, Cernoia, Galli; Girelli (78’ Mauro); Giacinti (63’ Bergamaschi), Bonansea. A disp: Marchitelli, Fusetti, Cimini Tucceri, Rosucci, Parisi, Serturini, Sabatino, Tarenzi, Pipitone. Ct: Milena Bertolini. BRASILE: Barbara; Tamires, Leticia Santos (76’ Poliana), Kathellen; Monica; Thaisa, Andressinha, Debinha, Ludmila; Marta (C) (83’ Luana), Cristiane (65’ Beatriz). A disp: Aline, Daiane, Andressa, Camila, Raquel Fernandes, Geysie, Leticia. Ct: Vadao Arbitro: Lucila Venegas (MES). Note: spettatori 21.669 Ammonite: Bartoli (I), Leticia Santos (B), Kathellen (B).

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speciale mondiali femminili Montpellier, 25 giugno 2019: Italia - Cina 2-0

L’Italia non si ferma più e vola ai quarti HANNO DETTO "Ci siamo fatte un regalo bellissimo: stiamo facendo grandi cose e abbiamo bisogno del calore degli italiani, anche perché più si va avanti e più il livello sale. È un risultato incredibile dopo una partita difficile, forse non giocata bene. Oggi non c'è stato un bel gioco, ma nel calcio non conta solo quello: le ragazze hanno dato tutto e sono state ciniche" - Milena Bertolini “Al gol ci tenevo, ma non era una ossessione. Lo dedico a mio nonno Riccardo che non c’è più da un anno. È stato importante perché subirlo subito so com’è: spezza le gambe” - Valentina Giacinti “Oggi dovevamo far vedere che eravamo granitiche. Niente vacanza a Jesolo prenotata per scaramanzia. Perderò i soldi ma ne vale la pena per una pagina di storia anche per le generazioni che verranno” - Elena Linari

Le Azzurre battono anche la Cina. La marcia prosegue grazie ai gol di Giacinti e Galli.

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Se la Grande Muraglia Cinese è una delle sette meraviglie del mondo moderno, la Nazionale di Milena Bertolini è tra le otto meraviglie del Mondiale francese. Bella e determinata, prudente ma coraggiosa, l’Italia batte 2-0 la Cina e vola ai quarti di finale, eguagliando il miglior risultato della sua storia (ma nel 1991 la fase finale era a 12 squadre) e proseguendo anche la marcia parallela verso i Giochi Olimpici di Tokyo, destinati alle tre migliori nazionali europee del Mondiale. Le Azzurre partono forte e trovano il gol del vantaggio dopo un quarto d’ora con il primo guizzo nel Mondiale della capocannoniera del campionato, Valentina Giacinti, e nella ripresa chiudono la pratica con una prodezza balistica di Aurora Galli, per la terza volta a segno da subentrata.

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Per chi suona la campanella

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Suona la campanella di Elide Martini, storica segretaria azzurra “recuperata” dalla pensione per vivere il sogno mondiale, quasi fosse un Oscar alla carriera. Suona ad ogni gol italiano, suona, in questo suo gesto tanto naïf quanto scaramantico, una volta per Bonansea, una per Girelli, una per Giacinti, una per Galli. Ma suona in realtà per tutte le ragazze azzurre (panchinare comprese), perché non c’è una leader assoluta, semplicemente perché tutte sono tasselli preziosi di una squadra incredibile. Nessuna protagonista, tutte protagoniste: è forse questo il segreto di un grande gruppo? A vederle in campo (ma anche fuori) si direbbe proprio di sì. E allora via a fare il giro dello stadio, a prendersi i meritati applausi e l’inchino delle avversarie cinesi battute con merito. Nell’augurio che la campanella continui a suonare...


speciale mondiali femminili

HANNO SCRITTO Milena Bertolini, questa donna pacata e piena di garbo, si prende la doccia d'acqua minerale che le ragazze le propinano ridendo, fa caldo e l'acqua male non fa, soprattutto se si considera che questi son riti degni di coppe e scudetti e successi vari, e se non è un successo questo, riportare l'Italia fra le prime otto del mondo dopo 28 anni. Alessandria Bocci (Gazzetta dello Sport) Ed è maledettamente vero che se vinci fai rumore, se non vinci non sente (e vede) nessuno. Se sei donna di più. Da oggi in poi però, loro contano per quello che hanno fatto, per quello che sono diventate: sono le azzurre di un’Italia che ha aperto finalmente gli occhi su un calcio che snobbava. Valeria Ancione (Corriere dello Sport)

1) Il gran gol di Aurora Galli che chiude la partita; 2) Elisa “ringhio” Bartoli, tra le migliori in campo; 3) Ancora una gran partita per Laura Giuliani; 4) il gol di Valentina Giacinti che sblocca il risultato; 5) Elena Linari, una muraglia.

E ora quarti di finale, totalmente inaspettati come totalmente meritati, che portano le azzurre tra le otto potenze mondiali. Sabato alle 15 si torna a Valenciennes, dove abbiamo affrontato Australia e Brasile: ci sarà l'Olanda, una delle squadre che aspirano al titolo. Sarà complicatissimo ma esaltante. Sandro Bocchio (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA-CINA 2-0 (1-0) Reti: 15’ Giacinti (I), 50’ Galli (I) ITALIA: Giuliani; Guagni, Gama (C), Linari, Bartoli; Giugliano, Cernoia, Bergamaschi (64’ Mauro); Girelli (40’ Galli); Bonansea (71’ Rosucci), Giacinti. A disp: Marchitelli, Fusetti, Boattin, Cimini Tucceri, Parisi, Serturini, Sabatino, Tarenzi, Pipitone. Ct: Milena Bertolini. CINA: Peng Shimeng; Liu Shanshan, Lin Yuping, Wu Haiyan (C), Han Peng; Wang Yan (62’ Yao Wei), Zhang Rui, Gu Yasha (46’ Yang Li), Wang Shanshan (62’ Song Duan); Li Ying, Wang Shuang. A disp: Xu Huan, Lou Jiahui, Li Jiahui, Wang Ying, Li Wen, Bi Xiaolin, Tan Ruyin, Luo Guiping, Liu Yanqiu. Ct: Jia Xiuquan. Arbitro: Edina Alves Batista (Bra). Note: spettatori 17.492. Ammonite: nessuna

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speciale mondiali femminili Valenciennes, 29 giugno 2019: Italia - Olanda 0-2

Esulta l’Olanda, ma le Azzurre escono a testa alta HANNO DETTO “Usciamo a testa alta. Le ragazze hanno fatto un Mondiale eccezionale. Anche oggi hanno giocato una grande partita, contro un avversario forte: sono molto orgogliosa di loro. Le lacrime ci stanno, ma devono vedere l'aspetto bello, è un grande punto di partenza per il loro futuro. D’ora in poi il calcio femminile in Italia sarà diverso” - Milena Bertolini “Speravamo di poter arrivare alle Olimpiadi ma non è stato così. Oggi è stata dura, ma ora speriamo che questo sogno possa andare avanti e che tutti continuino a seguirci perché ne abbiamo bisogno” - Barbara Bonansea “Ora molti di più ci conoscono, bambini e bambine ci mandano messaggi e conoscono i nostri nomi, nonnini e nonnine hanno guardato le partite con passione. La palla va sul professionismo ora. Governo e Figc possono trovare la strada, non è accettabile questa disparità di genere in un Paese civile: dobbiamo avere gli stessi mezzi degli altri per poter competere” - Sara Gama

Finisce ai quarti il Mondiale dell’Italia. Non basta un buon primo tempo, decidono i gol nella ripresa di Miedema e Van der Gragt.

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Finisce ai quarti di finale la splendida cavalcata dell’Italia di Milena Bertolini nel Mondiale francese. Alle Azzurre non basta un buon primo tempo, perché l’Olanda esce fuori alla distanza e vola in semifinale grazie ad un imperioso stacco di testa della giovane attaccante dell’Arsenal Vivianne Miedema. Nel finale ancora sugli sviluppi di un calcio piazzato l’Olanda fissa il risultato sul 2-0 con il difensore del Barcellona Stefanie Van der Gragt e gli oltre 10 mila tifosi oranje presenti sugli spalti dello “Stade du Hainaut” possono esultare. Le Azzurre escono comunque tra gli applausi, dopo aver fatto innamorare milioni di italiani e aver dato un fortissimo impulso alla crescita di tutto il movimento.

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Il cerchio magico

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Vince l’Olanda, che incorna due volte un’Italia ormai sulle gambe. E mentre un’autentica onda arancione invade gli spalti dello Stade du Hainaut, Milena Bertolini si avvolge nella sua bandiera tricolore e raduna in cerchio tutta la spedizione azzurra al Mondiale. Non manca nessuno: calciatrici, staff tecnico, staff medico e tutti coloro che, dietro le quinte, hanno lavorato (e bene) perché tutto filasse per il verso giusto. Proprio qui era iniziata l’avventura iridata dell’Italia femminile e qui, come un cerchio che si chiude, finisce il sogno... ma non la storia di queste ragazze, che la storia l’hanno scritta sul serio. Niente Macarena stavolta, ma un cerchio magico, fatto di forza e lacrime, di passione ed emozioni, di devozione e rispetto: come un rituale ormai imprescindibile, tutti abbracciano tutti e l’applauso, sentito, senza retorica, è davvero per tutti.


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HANNO SCRITTO L’Italia delle donne è fuori dal Mondiale e c'è poco da obiettare. L’Olanda, campione d’Europa, si è mostrata più forte, più fisica, si è mossa su linee di gioco meglio definite. Le azzurre escono ai quarti, significa che sono entrate tra le otto migliori squadre al mondo. Quelli che dicono che il calcio resta un altro sport, per soli uomini, neppure li calcoliamo. Sebastiano Vernazza (La Gazzetta dello Sport) In due settimane di sorprendente cavalcata fino ai quarti di finale molte cose sono cambiate in maniera irreversibile. Da oggi il calcio femminile si giudica per quello che è: uno sport dove il coraggio e una cifra che potremmo definire insieme etica ed estetica valgono almeno quanto la tecnica e la tattica. Alessandro Barbano (Corriere dello Sport)

1) Il gol di Miedema che sblocca la gara; 2) Daniela Sabatino, per lei un Mondiale da ricordare; 3)Tutti insieme, in campo, in cerchio: nonostante l’eliminazione l’Italia femminile ha scritto una pagina di storia; 4) le lacrime di Linari e Bonansea; 5) Valentina Bergamaschi

Grazie, ragazze. Grazie per quello che ci avete donato in queste tre settimane. Non saranno due colpi di testa della fortissima Miedema e di Van der Gragt, al termine di un torrido pomeriggio in cui l’Olanda campione d’Europa ha meritato la semifinale, a cancellare le bellissime emozioni di questo giugno e il profondo senso di gratitudine di un intero Paese. Matteo Marani (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA-OLANDA 0-2 (0-0 pt) Reti: 70’ Miedema (O), 80’ Van der Gragt (O) ITALIA: Giuliani; Bartoli (46’ Boattin), Gama (C), Linari, Guagni; Cernoia, Giugliano, Galli, Bergamaschi (75’ Serturini); Giacinti, Bonansea (54’ Sabatino). A disp: Marchitelli, Fusetti, Tucceri, Rosucci, Parisi, Girelli, Tarenzi, Mauro, Pipitone. Ct: Milena Bertolini. OLANDA: Van Veenendaal; Van Lunteren, Bloodworth, Van Dongen, Van der Gragt (87’ Dekker); Van de Donk, Spitse, Groenen; Martens, Van de Sanden (56’ Beerensteyn), Miedema (89’ Roord). A disp: Kop, Van Es, Kerkdijk, Van der Most; Pelova, Kaagman, Jansen R., Jansen E., Geurtz. Ct: Sarina Wiegman. Arbitro: Claudia Umpierrrez (Uru). Note: spettatori 22.600 Ammonite: Linari (I), Guagni (I), Cernoia (I), Sabatino (I).

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di Elena Linari

La Linari e… il Mondiale visto “da dentro”

Il diario di Elena Nel mare grande dell’attenzione mediatica puntata sul Mondiale di Francia e sulle nostre ragazze, ecco pure una nostra esclusiva, chiamiamola proprio così: un “diario” scritto per il Calciatore da Elena Linari. Lei che gioca nell’Atletico Madrid, lei che lì continuerà a giocare. Lei che per rendimento e maturità lì sul campo è stata tra le migliori delle nostre. Complimenti, ancora. 2 giugno Ci sono dei giorni che ti ricorderai per tutta la vita e credo che oggi, giorno della partenza per la Francia, sarà uno di questi. La scorta, il pullman della Nazionale maggiore maschile e la cerimonia in aeroporto. Tutte piccole cose che sommate, per ragazze come noi che veniamo dai campi in terra e fango, rimarranno per sempre indelebili nella memoria. Così come essere ricevute ieri in Senato dalla Presidentessa Casellati, ascoltare le parole che ci ha riservato. Questo in fondo è ciò che ci porteremo come vera esperienza di questo Mondiale, oltre alle emozioni che proveremo nel giocare le nostre partite!

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7 giugno Oggi finalmente inizia il Mondiale. Sì, finalmente perché dopo un mese di preparazione non se ne può quasi più di allenarsi e di non giocare. Sai che hai un obiettivo, uno scopo, un punto da raggiungere, ma ti pare che questo momento si allontani ogni giorno. Stasera ci sarà la cerimonia inaugurale e non vedo l’ora di vedere quanto la Francia vorrà provare a splendere.

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10 giugno Mai avrei pensato di svegliarmi una settimana dopo il nostro arrivo a Valenciennes con pagine di giornale dedicate a noi. Gente che ti scrive e ti dice “grande”, “fenomeno”, “che grinta” ecc... Sono emozioni forti anche perché chi se l’aspettava di vincere la prima partita del Mondiale? Ma non parliamo della partita, quella l’hanno vista tutti. Parliamo del pre-partita: la tensione si sentiva anche se

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cercavamo di mantenere la calma e la concentrazione. Abbiamo cercato di smorzarla con battute e con un po’ di risate, ma non era facile. Sono stati momenti indimenticabili anche perché nello spogliatoio avevamo un televisore che riprendeva i tifosi presenti allo stadio e ogni tanto inquadravano nostri amici o parenti, oppure gente con hot dog e birra e quindi qualche risata ce la siamo riuscita a fare. Poi quando scendi in campo e senti il calore dei tifosi, gli applausi e i cori, tutto svanisce e inizi veramente a entrare nel ‘mondo partita’. A fine partita il delirio: ci siamo abbracciate, ridevamo e piangevamo. Incredule che il nostro sogno si fosse realmente realizzato. Rientrare in hotel è stata una bolgia, un sacco di gente nella hall, praticamente i genitori e parenti allo stadio si son catapultati lì. Io sono stata con i miei genitori ed è stato abbastanza rilassante. Dico abbastanza perché come sempre il babbo mi da il suo feedback della partita e ovviamente mi dice anche dove e quando sbaglio e il perché... e dopo un match così duro, non è sempre facile accettarlo. Ma fra noi c’è questo rapporto e va bene così. La sera poi mi son dedicata a rispondere a un po’ di gente ma solo su Whatsapp perché di Instagram non volevo manco saperne. Troppa gente che mi ha scritto e i miei occhi ancora non erano pronti. Per fortuna la notte ho dormito... solitamente dopo una partita così piena di attenzione e tensione, il sonno arriva a sprazzi o addirittura non arriva. Ora però già la testa a venerdì: le giamaicane.

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14 giugno Dopo una partita così chi riesce a dormire? Mi son messa all’una nel letto, mi

calava la palpebra ma le gambe erano ancora in campo a correre, così pure la mia mente. Ho iniziato ad aprire i social per rispondere piano piano alla gente: maremma, ma quanti messaggi! 15 giugno Ieri giornata devastante per me: stanca morta per le poche ore di sonno, sono arrivata al campo d’allenamento vestita da allenamento, apro lo zaino e mi accorgo di non aver portato niente della tuta della Nazionale. Come pensavo di tornare in hotel? E la giornata non finisce qui: ieri dopo cena, super convinta di non avere la chiave della nuova camera dell’hotel a Lille, aspetto la mia compagna di stanza Parisi in camera di un’altra ragazza. Ci guardiamo le altre partite del Mondiale, come facciamo ogni giorno, commentiamo e “scommettiamo” sul risultato, scherzando. A fine primo tempo però decido che voglio andare a recuperare la famosa chiave per andare a distendermi nel mio letto, stanca morta della giornata eterna, compresa

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di viaggio di 2h e 30’ di pullman. Scendo nella hall dove c’era Alice, le chiedo la chiave e mi fa “ma te non ce l’hai?â€?. E io “no mi hai detto di lasciarla infilata in cameraâ€? E lei “mah non ci credo, non mi sembra di aver lasciato niente attaccato in caricaâ€?. Mi tocco la tasca della felpa e taaaaaccc ecco la chiave: son stata un’ora fuori dalla stanza senza motivo‌ vabbè probabilmente il mio inconscio non voleva stare da solo

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16 giugno La storia adesso siamo noi! Ce l’abbiamo fatta, siamo agli ottavi del Mondiale. Ancora però e anzi forse piĂš che mai adesso, piedi per terra. Ăˆ stato stupendo venerdĂŹ quando abbiamo vinto: la gente sugli spalti che ci applaudiva, messaggi su messaggi sui social. Una roba pazzesca: ma sai qual è la soddisfazione piĂš grande? Leggere messaggi di mamme o babbi che ti dicono: porterò mia figlia a giocare a calcio perchĂŠ adesso so che può avere un futuro, una base, un progetto. Oppu-

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re gente che mi scrive che i centri estivi si sono riempiti di ragazzine col pallone tra i piedi. Oppure altri che mi dicono “ieri in edicola non si faceva altro che parlare di voiâ€?. Ecco, queste sono le soddisfazioni piĂš grandi. Noi siamo venute al Mondiale anche per questo: per far sentire la nostra voce a tutti! E ci stiamo riuscendo, anche grazie a tutte le ragazze (alcune delle quali adesso sono mamme o comunque donne mature) che oggi qui, per un motivo o per un altro, non possono esserci. 19 giugno Il risveglio dopo aver giocato alle 21.00 è come quello di una sbronza. piĂš o meno. Ti senti rintontita dalla stanchezza perchĂŠ il tuo fisico difficilmente riesce a dormire come le altre notti. L’adrenalina la fa da padrone e anche qualche botta sul corpo non aiuta a prender sonno, sicchĂŠ la mattina dopo sei tipo k.o. Ma quale modo migliore per riprendersi se non vedere la mia famiglia? Oggi è ancora piĂš bello rivederli perchĂŠ mi raccontano come hanno visto

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la partita dal settore italiano, i tifosi, i cori. Sono emozionati anche loro perchÊ molti colleghi di lavoro dei miei o amici di mia sorella, si stanno appassionando e questa cosa è stupenda. Insomma, comunque vederli è sempre bello perchÊ la famiglia è la famiglia e ovunque tu sia nel mondo, star con loro significa essere sempre a casa. Dopo un paio d’ore insieme, saluto mia sorella. Domani torna in Italia perchÊ a fine luglio si laurea e deve finire di preparare la tesi. I miei invece staranno ancora qualche giorno in Francia, infatti fra 2 giorni verranno a salutarmi a Montpellier (mio babbo tornerà a vedermi anche il 25). 20 giugno Eccoci a Montpellier. Arrivati ieri dopo una giornata molto molto lunga, ma finalmente ci siamo. Oggi giornata libera e allora io e Alice ne abbiamo approfittato per farci un bel giro in città. Come delle vere turiste, ci siamo prese la cartina e ci siamo incamminate. La città per fortuna non è grandissima,

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ma ci sono molti monumenti da vedere. Tempo di orientarci un attimo e via verso le prime tappe. Dopo due ore di intensa camminata, ci siamo fermate a mangiare: oggi la dieta da atleta non si guarda e un buon sushi faceva proprio al caso nostro. Poi altro giretto per digerire e adesso, alle 17.00, già in hotel a riposarsi. Questa giornata di relax ci stava proprio e staccarsi anche dalla monotonia del gruppo ogni tanto ci fa bene. Da domani però si riparte. 25 giugno Sono passati cinque giorni dal nostro arrivo a Montpellier. In questo periodo ho avuto modo di andare a tagliarmi i capelli (ne avevo seriamente bisogno col cesto in capo che avevo), farmi fare la ceretta alle braccia da Bartoli (è lei la mia estetista di fiducia in Nazionale) e finire di vedermi una docuserie, chiamata Il nostro pianeta (premetto che non amo stare alla tv o al pc perché mi sembra di perder tempo). Oggi però è il grande giorno. Penso che oggi debba essere vissuta come la giornata della festa. Comunque vada per noi sarà un grande successo per-

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ché nessuno avrebbe scommesso anche solo un euro sul nostro passaggio del turno e invece guarda dove siamo: qualificate come prime del girone! La Cina sarà un’avversaria temibile, aggressiva e fallosa, ma noi siamo forti e sono sicura che oggi lo dimostreremo come abbiamo sempre fatto. 26 giugno Tutte le mattine della mia vita vorrei svegliarmi così stanca ma felice. Molto felice. Siamo la storia. Mai una Nazionale femminile era andata così avanti in un Mondiale. Siamo fra le migliori 8 squadre al Mondo, ci credete? Io no! È bello ricevere messaggi di gente che non avrebbe scommesso niente su di noi e che adesso si sta ricredendo. Io però voglio dar merito a quelle poche persone che 5-6 anni fa ci credevano davvero e che si sono fatte un mazzo enorme per mandare avanti le figlie, le squadre e i giornali sportivi pur di darci spazio e di farci continuare a credere in questo sogno. Stanca ma felice. Ora si vola un’altra volta a Valenciennes. Sabato c’è una super Olanda da affrontare.

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29 giugno Alla fine ci siamo anche noi. Ebbene sì, usciamo a testa alta da questo Mondiale, consapevoli di aver scritto la storia. 55 giorni insieme si sono fatti sentire. Momenti di stanchezza, di scleri, di sorrisi e di risate. Abbiamo

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vissuto veramente tutto e posso dire che da ora in poi questo gruppo sarà diverso. Non usciamo sconfitte dal campo e non torniamo sconfitte dalla Francia. Noi abbiamo vinto e avevamo vinto già prima che l’arbitro fischiasse l’inizio della partita. Ovvio che ci sarebbe piaciuto proseguire, continuare a ballare visto che ormai avevamo iniziato, ma va bene così. Abbiamo raggiunto il massimo delle nostre possibilità fisiche e psichiche. L’Italia adesso ci conosce e noi non potremmo essere più felici di così. Ci tengo a concludere questo mio diario con un ringraziamento speciale a: • tutte quelle persone che in questi giorni mi hanno seguita 24h su 24h a livello fisico (il mio personal trainer), nutrizionale (il mio mitico nutrizionista) e ovviamente anche affettivo… • a tutti quelli che in questi giorni dietro le quinte si son fatte un mazzo allucinante, su tutti fisio, magazzinieri e tutte le ragazze che non hanno messo piede in campo. Sono loro la nostra vera e grande forza:

un grazie non sarà mai abbastanza • a tutte quelle persone che in noi hanno sempre creduto e credono da anni perché effettivamente sono loro una nostra grande forza.

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30 giugno Il giorno dopo è ancora più bello. Sento di aver messo in questo Mondiale ogni ener-

gia che avevo in corpo. Ho buttato l’anima in ogni partita e sono veramente felice di quanto fatto da questa squadra. Alti e bassi compensati comunque da una forza di gruppo pazzesca. Queste siamo noi, questa è l’Italia e questo è il calcio femminile. Con la speranza che da adesso in poi si possa ricevere la giusta riconoscenza e rispetto. Noi siamo la storia.

IN ARCHIVIO LA DELEGAZIONE Capo Delegazione: Barbara Facchetti; Commissario tecnico: Milena Bertolini; Dirigente accompagnatore: Elide Martini; Segretario: Alessandra Savini Nicci; Assistenti allenatore: Attilio Sorbi e Federica D’Astolfo; Preparatori atletici: Stefano D’Ottavio e Francesco Perondi; Preparatore dei portieri: Cristiano Viotti; Match analyst: Marco Mannucci; Medici: Matteo Guzzini e Marco Scarcia; Fisioterapisti: Maurizio D’Angelo, Roberto Cardarelli e Daniele Frosoni; Nutrizionista: Natale Gentile.

LA SQUADRA Portieri: Laura Giuliani (Juventus), Chiara Marchitelli (Florentia), Rosalia Pipitone (AS Roma); Difensori: Elisa Bartoli (AS Roma), Lisa Boattin (Juventus), Laura Fusetti (Milan), Sara Gama (Juventus), Alia Guagni (Fiorentina Women’s), Elena Linari (Atletico Madrid), Linda Tucceri Cimini (Milan); Centrocampiste: Valentina Bergamaschi (Milan), Barbara Bonansea (Juventus), Valentina Cernoia (Juventus), Aurora Galli (Juventus), Manuela Giugliano (Milan), Alice Parisi (Fiorentina Women’s), Martina Rosucci (Juventus), Annamaria Serturini (AS Roma); Attaccanti: Cristiana Girelli (Juventus), Valentina Giacinti (Milan), Ilaria Mauro (Fiorentina Women’s), Daniela Sabatino (Milan),

Stefania Tarenzi (Chievo Verona).

“CANNONIERE” 6 Rapinoe (Usa), Morgan (Usa) e White (Inghilterra); 5 Kerr (Australia); 4 Cristiane (Brasile) e Renard (Francia); 3 Daebritz (Germania), Asllani (Svezia), Lloyd (Usa), Girelli (Ita), Galli (Ita), Hermoso (Spagna), Lavelle (Usa) e Miedema (Olanda).

PREMIATE Megan Rapinoe (Usa), oltre alla classifica dei gol si è aggiudicata pure il premio come miglior giocatrice del torneo; all’olandese Sari Van Veenendaal il premio come miglior portiere e alla ventenne tedesca Giulia Gwinn quello di miglior giovane.

ALBO D’ORO • 1991 (Mondiale disputato in Cina): STATI UNITI - Norvegia 2-1; • 1995 (Svezia): NORVEGIA - Germania 2-0; • 1999 (Stati Uniti): STATI UNITI - Cina 0-0 (dts, 5-4 rig.); • 2003 (Stati Uniti): GERMANIA - Svezia 2-1 (dts, golden gol); • 2007 (Cina): GERMANIA - Brasile 2-0; • 2011 (Germania): GIAPPONE - Stati Uniti 2-2 (dts, 3-1 rig.); • 2015 (Canada): STATI UNITI - Giappone 5-2; • 2019 (Francia): STATI UNITI-Olanda 2-0.

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di Fabio Appetiti

Sara Gama, capitana azzurra

Fissiamo una data per il professionismo Questi 50 giorni forse hanno cambiato per sempre la storia del calcio femminile in Italia. Il seguito, l’entusiasmo, il tifo che ha accompagnato le Azzurre in Francia sono il sintomo che qualcosa è cambiato nella società italiana, prima ancora che nel sistema calcio. Abbattuti i muri culturali, superata ogni diffidenza tecnica, uscite dal cono d’ombra dell’informazione ora è necessario compiere scelte concrete. A cominciare dal professionismo, ma non solo. Come ha detto la nostra capitana sul treno che la riportava a casa dopo la visita al Quirinale, bisogna sedersi intorno ad un tavolo e fissare una data e un cronoprogramma per il professionismo e per la crescita e la sostenibilità di tutto il sistema. Aspettiamo quindi la data. Intanto grazie Sara e grazie Azzurre per le emozioni che ci avete regalato. Intanto dopo circa 50 giorni di ritiro, un Mondiale, tante partite, interviste e conferenze… dove ti sta portando questo treno Sara? “Finalmente verso un po’ di vacanza. Sono stati giorni emozionanti e intensi, un periodo che proprio oggi si conclude nel modo migliore, con l’incontro bello e inaspettato con il Presidente Mattarella. Credo che questa visita sia stata davvero il degno coronamento di un Mondiale indimenticabile. Non appena scenderò dal treno intendo staccare immediatamente la spina, cosa assolutamente necessaria per

ricaricare le pile! Del resto non avrò a disposizione tantissimo tempo, il 26 Luglio infatti si ricomincia il ritiro e a fine agosto saremo di nuovo in campo con la Nazionale”. Sei appunto da poco uscita dall’incontro con il Presidente Mattarella. Non posso che cominciare da qui questo viaggio a ritroso nel tuo Mondiale. Cosa ti ha detto il Presidente? “È stata davvero una sorpresa inaspettata, ma ciò dimostra quanto il Presidente, con il quale già qualche mese fa ci eravamo incontrati, ci abbia seguite

con attenzione e ci abbia in qualche modo preso “sotto la sua ala protettrice” e ci osservi con sguardo benevolo. In quest’ultimo incontro non ha dimenticato di sottolineare l’importanza ed il valore dello sport, capace di generare cambiamenti anche nel resto della società, così come non ha mancato di evidenziare la persistente esistenza di una disparità di trattamento tra calciatori e calciatrici e tra atlete e atleti. Il Presidente è il punto di riferimento di tutti gli italiani e le italiane e lo è ancora di più per noi, che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo personalmente. È stato un enorme piacere poter tornare una seconda volta a fargli visita, a pochi mesi di distanza dalla prima, a dimostrazione di come l’attenzione verso noi calciatrici stia crescendo nel Paese ed in ogni strato della società”. Fortemente simbolico associare il numero 3 della tua maglia, all’articolo 3 della Costituzione italiana… “Non conosco a memoria tutti gli articoli della Costituzione, ma ne conosco i principi fondamentali ed i diritti che

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sancisce. Forse è solo una semplice coincidenza (forse…), ma il mio numero di maglia corrisponde esattamente all’articolo 3 della Costituzione, che esprime molto chiaramente il nostro pensiero sulla parità di trattamento. Mi è sembrata una cosa naturale richiamare quell’articolo davanti al Presidente, che è anche garante e custode di tali principi”. Passata l’amarezza dell’eliminazione? Olandesi più forti... Hai qualche rimpianto per questa partita? “Rimpianti è difficile dirlo, al limite qualche rammarico, ma il calcio non si fa con i “se” e con i “ma”. Abbiamo fatto molto bene nei primi 45 minuti, ma le partite durano 90 e si sa anche che il calcio è fatto di episodi. Magari se nel corso del primo tempo avessimo sfruttato quelle occasioni, forse le cose sarebbero andate diversamente. In ogni caso nell’arco di tutta la gara è venuta fuori la maggiore forza fisica ed esperienza delle ragazze olandesi. Quindi rimpianti decisamente no, di certo un po’ di delusione, perché la speranza di

andare avanti c’era, unitamente però alla consapevolezza di aver dato tutto e di aver fatto il massimo, quindi alla fine abbiamo accettato serenamente il verdetto del campo”.

Leggo questi numeri: Olanda 170mila tesserate su popolazione di 7 milioni, 5 donne su 100 giocano a calcio. In Italia 25mila tesserate su popolazione di 60 milioni, dunque solo lo 0,1 di donne giocano a calcio. Manca ancora una base di praticanti in Italia. perché? “Ci sono molte ragioni. Nella nostra società il calcio non è mai stato considerato uno sport per donne. Da questo deriva il fatto che ci siano poche squadre, che non ci siano strutture, che ci sia anche una soglia molto alta di abbandoni, perché magari la ragazzina che vuole giocare se ha la struttura troppo distante dalla propria abitazione non prosegue nella sua attività. Soprattutto in età adolescenziale, se non ci sono adeguate strutture o società all’altezza, l’abbandono da parte delle ragazze aumenta e ci si indirizza altrove. Ora però bisogna guardare avanti ed io credo che le ragazzine che vorranno giocare al calcio aumenteranno. Questo sport comincia anche ad essere raccontato e le ragazze hanno in questo momento anche degli esempi a cui guardare, questa non è affatto cosa di poco conto. L’importante è farsi trovare pronti ad accoglierle e ciò non vale solo per le società professionistiche, ma anche per le società dilettantistiche, che hanno una presenza capillare sul territorio. Sia le prime, che le seconde, devono aprire a squadre femminili per far crescere la partecipazione ed andare incontro alla domanda delle bambine. Il loro lavoro sarà estremamente importante”.

Dopo la gara hai dato 10 a tutta la squadra per il Mondiale giocato: a distanza di qualche giorno confermi il tuo 10? “Assolutamente! Confermo il 10 per il percorso straordinario che abbiamo realizzato. Abbiamo fatto quello che potevamo e anche quello che non potevamo. Noi abbiamo sempre pensato poco, non ci siamo date un obiettivo preciso se non quello di venire qui al Mondiale e di dare il massimo. Abbiamo lavorato tanto nell’arco di tutto l’anno, direi La data del professionismo va assai duramente, stabilita, siamo già in ritardo anche per ridurre il gap fisico e di rispetto a tante altre nazioni. esperienze che ci separa dalle altre nazionali. Io credo C’è stato anche uno scatto in avanti che alla fine il lavoro abbia pagato, che dell’informazione. Nessun riferimensi sia visto. L’Italia è oggi tra le prime 8 to morboso a vita privata delle ragazsquadre nazionali al mondo”. ze, grande completezza di informazio-

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ne ed uso appropriato del linguaggio “Abbiamo notato eccome questa cosa, c’erano molte donne giornaliste, ma anche molti uomini inviati al seguito, che ci hanno seguito con partecipazione e competenza. Così come del resto hanno fatto i colleghi che lavoravano in Italia. Forse tutti hanno capito che era arrivato il momento di raccontare questa disciplina nel modo giusto, valorizzando tutti gli aspetti positivi della nostra spedizione e approfitto dell’occasione per ringraziarli davvero tutti, perché il loro ruolo è stato fondamentale per far arrivare

ha scoperto il calcio femminile il merito è anche del loro racconto”.

7 milioni davanti la TV. Questa idea che “solo oggi” l’Italia abbia scoperto il calcio femminile ti inorgoglisce o ti ferisce anche un po’, perché fotografa il ritardo di questo sport nel nostro Paese? “È chiaro che se l’Italia lo scopre solo oggi è perché, come noto a tutti, ci sono stati dei ritardi. Ormai però è inutile guardare indietro, ora dobbiamo capitalizzare questo entusiasmo per costruire il futuro. Bellissimo sapere che così tante persone ci hanno seguite. Non c’è Sono onorata di essere la capitana di tempo per fequeste calciatrici, persone che vengono sentirsi rite, quelle le abbiamo ancora prima dell’essere calciatrici. patite già il messaggio che desideravamo arritante volte in passato, ora godiamoci vasse. Hanno fatto uno sforzo imporquesto bel momento e andiamo avanti tante anche nell’utilizzo corretto del tutti insieme”. linguaggio e dei termini e questa non era cosa scontata, perché comunque Professionismo si, professionismo certi processi sono sempre graduali. no, professionismo forse. Due giorni Intanto però si è cominciato, se l’Italia prima della gara con l’Olanda sei in-

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tervenuta in Consiglio Federale. Cosa hai detto? “Sì, sono intervenuta in Consiglio Federale due giorni prima del quarto di finale dell’Olanda, perché era un momento delicato ed in Consiglio Federale si discutevano molte questioni che riguardavano il Calcio femminile. Mi interessava soprattutto ribadire alcuni concetti chiave, uno in particolare, quello relativo al professionismo. Se si vuole guardare avanti e crescere non è più possibile rinviare il discorso. Non è più tempo di dire, ma di fare. Sono consapevole che le cose non possano certamente essere fatte dall’oggi al domani, però è anche vero che da domani si può stabilire una data certa, con un cronoprogramma stabilito per l’entrata in vigore del professionismo. Fissare una data, significa mettersi poi seduti intorno ad un tavolo e stabilire tutto quanto necessario per dare alle ragazze i diritti e alle società la sostenibilità necessaria. È sufficiente fare una delibera in Consiglio Federale e poi trovare concretamente le soluzioni per arrivare all’obiettivo nell’interesse del sistema


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stesso. Non è più tempo di parlare o di trovare ostacoli per rinviare le decisioni nel tempo. La data del professionismo va stabilita, visto che siamo già in ritardo rispetto a tante altre nazioni ed è arrivato il tempo di colmare tale ritardo. Se analizziamo le prime 8 squadre del Mondiale, noi eravamo le uniche dilettanti e questo qualcosa vorrà pur dire. Se vogliamo competere e magari in futuro anche provare a vincerlo un mondiale, bisogna fare questo passaggio”. Hai altre idee, oltre il professionismo, per far crescere il sistema? “La macchina si è messa in moto. Ora bisogno spingere sia per le èlite del sistema con il professionismo, sia per la base per far crescere il numero di praticanti. Fondamentalmente, come ho detto prima, bisogna dare la possibilità alle bambine che lo desiderano di giocare a calcio. Quindi squadre femminili, investimenti, media che continuino ad essere presenti e a raccontare, perché il racconto del Calcio femminile crea attenzione e modelli a cui ispirarsi che sono determinanti per appassionarsi a questo sport. Da fare c’è tantissimo, sia per l’apice sia per la base, fondamentale innescare un processo virtuoso, sfruttando anche l’entusiasmo di questo Mondiale per diventare sempre più competitivi a livello internazionale”.

più forte quello spirito di unità e di solidarietà esistente tra noi. Credo del resto che questo si sia visto dentro al rettangolo di gioco e che sia stata la nostra forza. Noi siamo unite sempre”. Il Mondiale si è chiuso con la finale Usa-Olanda. Un tuo giudizio sulla manifestazione e su qualche calciatrice o squadra che ti ha colpito o delusa “Preferirei non fare pagelle o dare voti a nessuna altra squadra o calciatrice, di certo la squadra che mi è piaciuta di più è l’Italia, che tra l’altro mancava da troppi anni e la nostra Nazionale non può rimanere fuori da un Mondiale. Sottolineo lo spettacolo complessivo e la bella organizzazione della Francia, che ha reso questo Mondiale ancora più bello e importante dei precedenti, questa è la cosa che più conta, perché dimostra quanto il Calcio femminile abbia ancora grandi margini di miglioramento davanti a sé. Di certo rispetto al Mondiale in Canada, questo è stato un vero e proprio balzo in avanti sotto tutti i punti di vista tecnici, mediatici, organizzativi”. Il treno sta per arrivare a destinazione, lasciaci un ricordo speciale di

questi 50 giorni e un ringraziamento, se lo hai… “Per me i ricordi speciali sono i momenti belli che ho condiviso con le mie compagne dopo una vittoria, gli sguardi e gli abbracci che non hanno bisogno di molte parole anche perché neanche ci sono parole per spiegare cosa si prova. Ho ricordi però anche di momenti tristi o difficili, perché abbiamo condiviso pure quelli e come gli altri, li porto sempre dentro di me. Il mio ringraziamento va quindi soprattutto alle mie compagne, perché io sono onorata di essere la capitana di queste calciatrici e soprattutto di queste persone, perché le persone vengono ancora prima dell'essere calciatrici. E ringrazio non solo le compagne di oggi ma anche quelle di ieri, perché se siamo arrivate fin qui, a competere per un Mondiale, è anche grazie a loro e noi lo abbiamo vissuto sapendo che realizzavamo anche i loro sogni. Un ringraziamento speciale va infine ai tifosi, a quelli che c’erano da prima e non ci hanno mai lasciato, a quelli che si sono appassionati durante questi Mondiali e a quelli che continueranno a seguirci domani, spero sempre più numerosi. Grazie davvero di cuore a tutti”.

Hai un legame quasi viscerale con le tue compagne. È più facile guidarle dentro il campo o rappresentarle con le parole fuori? “Siamo una squadra e ognuno di noi deve interpretare al meglio il suo ruolo. Io ho il mio, sicuramente anche di guida, ma ci sono tanti altri punti di riferimento dentro la squadra e per noi l’importante è essere sempre unite; per noi non fa differenza dentro o fuori dal campo. Vorrei aggiungere che le battaglie a cui siamo state abituate fuori dal campo, di cui talvolta a dire il vero avremmo fatto volentieri a meno, hanno reso ancora

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scatti

Clap clap Klopp Jurgen Klopp in Tottenham – Liverpool 0-2

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di Maurizio Borsari

Eviva España Spagna Under 21 n Spagna – Germania 2-1


scatti

Mona Lisa smile Tifosi azzurri in Italia – Cina 2-0

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primo piano

di Pino Lazzaro

Azzurri quarti ai Mondiali in Polonia

Nazionale Under 20: la quadratura del “cerchio” D’accordo, siamo arrivati quarti, un passo indietro rispetto al terzo posto del precedente mondiale, ma risultato che, dai, alla vigilia era in effetti insperato. E c’è proprio mancato poco che potessimo agguantare pure la finale: la Var e l’arbitro a dire no al nostro pareggio all’ultima azione, ci sarebbero stati i supplementari e loro, l’Ucraina (poi campione del mondo), erano uno in meno… Altro buon risultato dunque per il nostro movimento e tra le tante altre cose ha fatto pure notizia “il cerchio” che il ct Nicolato si è inventato per motivare e ancor più aggregare i suoi giovani calciatori. Anche di questo parliamo nel servizio ed è significativo – alla domanda quale sia l’immagine/diapositiva che più e prima si portano dentro – che sia il capo delegazione Paganin, sia i giocatori Gabbia e Delprato, che lo stesso Nicolato, vadano proprio a quel loro “cerchio”, riproposto per l’ultima volta dopo quella sconfitta così dolorosa. Indimenticabile e istruttivo.

Paolo Nicolato (allenatore)

“Pensare ai pregi, non ai difetti” Dice di suo di essere la sua parte introverso, che il suo è stato in fondo un lavorio continuo per via di quel suo carattere non proprio facile. Che nel calcio è partito “dall’ultima fila”, a suo tempo centravanti dilettante “di basso livello”, gli anni poi al settore giovanile del Chievo, l’esperienza in C col Lumezzane, la chiamata infine in azzurro. Già con l’argento all’Europeo dello scorso anno con l’U19 (conquistando così il Mondiale U20 di cui qui trattiamo), era arrivato sulle pagine dei giornali (pure sul Calciatore), certo che questo quarto posto mondiale in terra polacca lo ha ancor più riproposto a livello mediatico. Naturalmente per aver

all’ultimo respiro ci rimetteva in corsa, derubricandola “al massimo un errore, forse nemmeno quello”, è stato giustamente sottolineato e applaudito (quasi ne avessimo perso l’abitudine, che ne dite?). Con in più la suggestione di quel cerchio finale, il riferimento a Leonida e ai 300 spartani, l’urlo fatto assieme: emozioni, motivazioni e Gruppo. Resta insomma un quarto posto finale, a livello di mondiale: con qualche rimpianto e tanta soddisfazione. Ecco Nicolato: “Sin dall’inizio della preparazione al Mondiale abbiamo dovuto accelerare le cose, davanti avevamo poco tempo, anche senza saper bene quali giocatori avremmo avuto con noi. L’oQuando arrivi a dare tutto, allora rientamento è stato così di pensare non sei veramente sconfitto prima ai pregi che presentato una squadra organizzata ai difetti, vedendo quali erano le cae competitiva, ma ancor più per quel ratteristiche del gruppo. Rendendoci suo essersi dimostrato uomo di sport, conto che eravamo una squadra non uno che sa che si vince e si perde e proprio di possesso, ma piuttosto di che l’importante è comunque dare gamba, brava a ripartire, con davanti tutto. Quel suo negare “l’ingiustizia” degli attaccanti forti. Con in più dei dell’arbitro che lì alla VAR ha scorto centrali che non erano proprio di ruoun fallo di Scamacca in area di rigore, lo e puntando magari su scommesse prima che il nostro attaccante mettestipo Pellegrini piazzato all’occorrenza se dentro quel gol – bellissimo – che in mezzo al campo”.

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La prima immagine “Quella che ho dentro, senza nemmeno doverci pensare, è quel nostro cerchio dopo la semifinale persa con l’Ucraina. Un momento intenso e in una situazione molto particolare. Una condivisione tale che a pelle è stato per me il momento più bello. L’obiettivo era quello di trasmettere emozioni, con la consapevolezza che quando arrivi a dare tutto, allora non sei veramente sconfitto. Il gruppo si è comportato bene e abbiamo cercato di lasciare anche un po’ di libertà d’azione, anche perché sottostare a regole su regole non è il massimo. Tenendo conto che davanti c’era un gruppo di ragazzi forti, esuberanti, certo anche impegnativi, che hanno dimostrato di saper non mollare mai”. Sono cambiato “Sono molti e molti anni che alleno e certo qui con le Nazionali ho potuto imparare tanto. Dal punto di vista tat-


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Massimo Paganin, capo delegazione

Quel vuoto dentro “Beh, con la squadra avrò parlato in tutto due-tre volte, non di più. Il fatto è che avevo con me un gruppo (e non parlo ora dei ragazzi) che sapeva quel che andava fatto, un gruppo davvero all’altezza, che… vedeva prima, per questo in fondo c’era pure poco da dire. Di mio ho intanto imparato più cose nel rapporto con i delegati della Fifa, cose pratiche insomma, mentre per quel che riguarda la squadra (ma non solo), ho avuto la conferma di quanto sia importante provare a gestire gli stati d’animo, quanto sia così importante il comportamento che tieni, quel che dici e ancor più quel che fai. Una strada per poter permettere alla squadra di tranquillizzarsi, arrivando ad esempio ad accettare una sconfitta davvero per quello che è, un qualcosa intrinseco nello sport. Una strada, ancora, che può aiutare ad assorbire meglio le contrarietà e l’abbiamo ben visto proprio nell’ultima partita contro l’Ecuador: assenze e delusione sì per la mancata finale, ma la capacità che hanno avuto di giocare un’altra ottima partita. Negli occhi m’è rimasto il gruppo lì in cerchio a fine gara, quel cerchio che è andato via via allargandosi. Mister Nicolato che parla e io ho visto lì l’esplicita legittimazione che lui così ha ricevuto dal gruppo, lui e

poi pure tutti noi che eravamo con loro alla fine. Poi i sussulti dei tre rigori parati, con la crescita che ho visto via via nei ragazzi nel corso delle partite: in personalità, autostima, fiducia e consapevolezza. Dai, qualche richiamo l’abbiamo dovuto fare, penso un po’ come da padre a figlio, soprattutto per offrire loro degli strumenti perché imparino ancor più ad assumersi le loro di responsabilità, a crescere insomma. Altro momento forte che mi porterò per sempre dentro è quello della visita ad Auschwitz, quasi tutti noi della squadra-ombra, come sempre la definisco, senza i giocatori, sarebbe stato troppo complicato. All’inizio del torneo eravamo troppo lontani ma poi per i quarti s’andava a Tychy, mezzora di strada e così ci siamo organizzati. Esperienza emotivamente forte… i forni crematori, le camere a gas, difficile poter immaginare un tale orrore, un qualcosa che non va assolutamente dimenticato. Ok, con questi ragazzi è stata un’esperienza lunga e forte, lo sento adesso il vuoto dentro, mi pare come se fosse la fine della scuola… loro che hanno avuto modo di vivere un’occasione unica e irripetibile, dato che non lo potranno fare mai più un Mondiale U20. Un privilegio per pochi dunque, me compreso naturalmente”.

Gli Azzurri al Mondiale

I PROTAGONISTI Portieri: Alessandro Plizzari (Milan), Marco Carnesecchi (Atalanta), Leonardo Loria (Juventus); Difensori: Luca Pellegrini (Cagliari), Alessandro Buongiorno (Carpi), Alessandro Tripaldelli (Crotone), Luca Ranieri (Foggia), Matteo Gabbia (Lucchese), Raoul Bellanova (Milan), Davide Bettella (Pescara), Antonio Candela (Genoa), Enrico Delprato (Atalanta); Centrocampisti: Salvatore Esposito (Ravenna), Davide Frattesi (Ascoli), Domenico Roberto Alberico (Hoffenheim), Andrea Colpani (Atalanta); Attaccanti: Gabriele Gori (Livorno), Marco Olivieri (Juventus), Gianluca Scamacca (Sassuolo), Andrea Pinamonti (Frosinone), Christian Capone (Pescara).

Lo staff – Capo delegazione: Massimo Paganin; Coordinatore squadre nazionali: Maurizio Viscidi; Allenatore: Paolo Nicolato; Vice allenatore: Mirco Gasparetto; Segretario: Fabio Ferappi; Preparatore atletico: Vincenzo Pincolini; Preparatore dei portieri: Matteo Mareggini; Match Analyst: Francesco Bordin; Medici: Matteo Vitali e Luca Labianca; Fisioterapisti: Nicola Sanna e Andrea Mangino; Nutrizionista: Alessio Colli; Ufficio stampa: Giuseppe Ingrati. Per quel che riguarda il nostro settore arbitrale, al Mondiale U20 polacco la squadra era composta dall’arbitro Davide Massa, con gli assistenti Filippo Meli e Fabiano Preti; alla VAR, Marco Guida.

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tico, del ragionamento, della capacità di allenare dei concetti in tempi brevi, imparando a farlo, proprio in un modo pratico, io che venivo da un approccio unicamente didattico, fatto di schemi. Un mondo nuovo che mi ha insegnato a guardare e ragionare sulle priorità da

cui partire. E tornando al Mondiale, ci tengo qui a ricordare che io lì in Polonia ero unicamente la punta dell’iceberg: non posso così che ringraziare, a partire dal coordinatore Viscidi, tutto lo staff, quella ventina di persone che mi hanno dato una grandissima mano”.

Matteo Gabbia (Milan/Lucchese)

“Mi sento migliorato” Un anno alla Lucchese, non più Milan, altro che Milanello. Prima volta via di casa, a farsi le ossa come si diceva un tempo e certo vale tuttora. Matteo Gabbia viene dunque da un campionato trascorso nella Lucchese, in Lega Pro. Lì in Polonia ne ha messe assieme sette su sette di presenze, mentre con la Lucchese è arrivato a 29. Una stagione che resterà per forza di cose

memorabile: una miriade di problemi societari, mancati pagamenti e versamenti, ripetuti interventi della Covisoc. Risultato: un pesantissimo (di più) -23 in classifica. Però a volte capitano pure i “miracoli”, di punti veri ne farebbero 45, vorrebbe dire metà classifica, ma per via della penalizzazione si fermano a 22, ultimi nel girone A ed è poi attraverso i playout che riescono

Lorenzo Minotti, commentatore Sky

“Quanto sperpero in questi anni” Un torneo “giovane”… “Il Mondiale U20 l’ho trovato un torneo interessante, in cui non c’è stata un’eccellenza assoluta anche perché i più forti giocatori sono già impegnati con le loro Nazionali maggiori e di mezzo c’era pure la Copa America. Poche così le squadre fatte da soli ’99 e parecchi così i 2000, 2001 e pure qualche 2002. Significa per me che in generale si dà spazio ai giovani, cosa questa che negli altri campionati fanno in misura maggiore che da noi, intendo a livello di club, con i più bravi

che a 20-21 anni si trovano già ad avere degli sbocchi importanti”.

… e un gioco “da grandi” “C’è stato molto equilibrio e sono arrivate in fondo quelle che hanno puntato più sull’organizzazione di squadra che sul singolo, tanto è vero che le più talentuose – vedi Francia, Portogallo e Argentina – sono uscite prima. Dunque compattezza del gruppo, con un calcio organizzato e pure tattico, un calcio un po’ da grandi insomma”.

comunque ad arrivare alla salvezza. Gruppo di giocatori, allenatore e staff, il diesse e qualche altro “volontario”: tutti assieme hanno saputo tener duro. Questo dunque il battesimo di Matteo. “Beh, è stato certo un anno formativo, sia dal punto di vista calcistico che umano. Ho potuto vivere così delle situazioni complesse e so che anche queste aiutano a crescere. Posso dire comunque che come gruppo ci siamo sempre aiutati, riuscendo a trovare un finale positivo. Con la scuola? Ho fatto lo scientifico a Busto, dove abito. Quando poi sono andato via per la prima volta da casa, ho deciso intanto di lasciar stare. Però un progetto in testa ce l’ho, mi piacerebbe fare fisioterapia, se inizio la voglio fare bene, impegnandomi”. Al Mondiale “Un’esperienza che mi ha migliorato, lo sento. L’essere arrivati così avanti, eliminati poi giusto per un episodio (è proprio vero che a volte tra vittoria e sconfitta bastano appena 2 centimetri) e l’aver giocato quelle partite… anche questo da adesso in poi farà parte di me”. La prima immagine “Quella che mi porto dentro è il nostro cerchio dopo la sconfitta con l’Ucraina. Un qualcosa di forte, ancor più poi in un momento difficile, partita persa per quella decisione della VAR, il tutto sarebbe stato più “facile” e scontato se avessimo vinto. Lì abbiamo ancor più capito – credo l’abbiano capito tutti lì in Italia – quanto fossimo davvero un gruppo unico”.

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primo piano Enrico Delprato (Atalanta)

“Sentirsi calciatore vero” “Sì, mi chiamano ‘professore’, è stato lo staff a inventarselo questo soprannome. Sarà che fisicamente sono quello che sono e devo dunque usare la testa, sarà magari che da centrale difensivo ho l’abitudine di parlare parecchio. C’entra pure che l’anno scorso ho finito con ragioneria, sono uscito con 75, scuola pubblica. Parecchie assenze, è vero, ma ho avuto la fortuna di avere un gruppo di insegnanti che mi sono venuti incontro, programmando interrogazioni e verifiche. Non so adesso che farò l’anno prossimo,

IN ARCHIVIO I gruppi del Mondiale Gruppo A: Polonia, Colombia,Tahiti, Senegal Gruppo B:  Messico, ITALIA, Giappone, Ecuador Gruppo C: Honduras, Nuova Zelanda, Uruguay, Norvegia Gruppo D: Qatar, Nigeria, Ucraina, Stati Uniti Gruppo E:  Panama, Mali, Francia, Arabia Saudita Gruppo F:  Portogallo, Corea del Sud, Argentina, Sudafrica

I RISULTATI Gruppo A: Tahiti-Senegal 0-3; Polonia-Colombia 0-2; Senegal-Colombia 2-0; Polonia-Tahiti 5-0; Colombia-Tahiti 6-0; Senegal-Polonia 0-0. Gruppo B: Messico-Italia 1-2 (Frattesi, Ranieri); Giappone-Ecuador 1-1; Messico-Giappone 0-3; Ecuador-Italia 0-1 (Pinamonti); Ecuador-Messico 1-0; Italia-Giappone 0-0. Gruppo C: Honduras-Nuova Zelanda 0-5; Uruguay-Norvegia 3-1; Honduras-Uruguay 0-2; Norvegia-Nuova Zelanda 0-2; Nuova Zelanda-Uruguay 0-2; Norvegia-Honduras 12-0. Gruppo D: Qatar-Nigeria 0-4; Ucraina-USA 2-1; Qatar-Ucraina 0-1; USA-Nigeria 2-0; Nigeria-Ucraina 1-1; USA-Qatar 1-0. Gruppo E: Francia-Arabia Saudita 2-0; Panama-Mali 1-1; Panama-Francia 0-2; Arabia Saudita-Mali 3-4; Mali-Francia 2-3; Arabia Saudita-Panama 1-2. Gruppo F: Portogallo-Corea del Sud 1-0; Argentina-Sudafrica 5-2; Portogallo-Argentina 0-2; Sudafrica-Corea del Sud 0-1; Corea del Sud-Argentina 2-1; Sud Afri-

ca-Portogallo 1-1. *Agli ottavi di finale le prime due di ogni girone e le quattro migliori terze classificate. Ottavi di finale Colombia-Nuova Zelanda 1-1 (5-4 dopo i calci di rigore); Ucraina-Panama 4-1; Italia-Polonia 1-0 (Pinamonti, rigore); Argentina-Mali 2-2 (4-5 c.d.r.); Francia-USA 2-3; Uruguay-Ecuador 1-3; Giappone-Corea del Sud 0-1; Senegal-Nigeria 2-1. Quarti di finale Colombia-Ucraina 0-1; Italia-Mali 4-2 (Kone autorete, Pinamonti, Pinamonti rigore, Frattesi); USA-Ecuador 1-2; Corea del Sud-Senegal 3-3 (3-2 ai rigori). Semifinali Ucraina-Italia 1-0; Ecuador-Corea del Sud 0-1 Finale 3° posto Italia-Ecuador 0-1 Finale 1° posto Corea del Sud-Ucraina 1-3

Premiati Capocannoniere il norvegese Haland che tutte le sue nove reti del torneo le ha segnate in una sola partita (Honduras spazzato via per 12-0); alle sue spalle l’ucraino Sikan, il senegalese Sagna, lo statunitense Soto e il nostro Pinamonti con 4 gol. Miglior giocatore il centrocampista sud coreano Kangin, tra l’altro il più giovane della squadra; miglior portiere l’ucraino Lunin, (è del Real Madrid) e trofeo fair play al Giappone: appena sette cartellini gialli nelle quattro partite disputate, con di media meno di 16 falli a partita.

può darsi che mi diano in prestito, l’idea che ho è comunque quella di iscrivermi all’università on-line, Scienze Motorie, senza dovermi preoccupare se nella città in cui magari andrò, c’è o meno l’università”. All’Europeo dello scorso anno, nessuna presenza. Al Mondiale invece da titolare: come mai? “L’anno scorso ho avuto più di un infortunio, mister Nicolato mi ha così visto più con l’Atalanta che in Nazionale. Stavolta è stato diverso, di partite in azzurro ne ho giocate parecchie e così mi ha provato in più ruoli. Posso dire che ho fatto bene e infatti prima del Mondiale, mi ha parlato, dicendomi che mi avrebbe schierato da difensore (è a metà campo che mi piace più giocare)”. Tuo padre ex calciatore, (Ivan, che ha vestito le maglie di Pisa, Mantova e Albinoleffe) ora allenatore. Famiglia in trasferta sino in Polonia? “Sì, sono venuti, oltretutto sono figlio unico. Con mio papà (Ivan, classe 1968, tra i prof con Orceana, Albinese, Pisa, Mantova e Albinoleffe; ndr) mi confronto, qualche consiglio me lo dà ma oltre non va, più che altro si parla delle mie di prestazioni. Quel che mi porto adesso dentro è un’esperienza fantastica, ho avuto la possibilità di incontrare tra i più forti del mondo, alcuni di questi tra tre-quattro anni saranno ai massimi livelli. Un gruppo particolare il nostro, comunque buono e quel che più mi è piaciuto è stato lo spirito di squadra. Magari non punte eccelse come qualità, certo che il quarto posto è un risultato bellissimo. Roba che appena tornato avrei subito voluto tornare in Polonia, io che ho fatto solo la Primavera: partite “vere” con così tanto pubblico erano novità per me e in più avevo addosso la maglia della Nazionale…” La prima immagine “Quella dopo la semifinale persa con l’Ucraina, noi eliminati e riuniti in cerchio. Urlando il nostro motto, io stretto ai miei compagni: urlando e abbracciandoci”.

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segreteria Polizza assicurazione contro gli infortuni

Rinnovo della Convenzione AIC/LLOYD’S A partire dalla stagione 2019/2020 la Convenzione Infortuni AIC / Lloyd’s per i Calciatori Professionisti assicura i giocatori anche per la cosiddetta “Morte Improvvisa” e offrirà una copertura assicurativa professionale alle calciatrici di Serie A. Quando nel 2015 i vertici di Assocalciatori hanno incontrato il consulente assicurativo - Private Broking - e l’allora nuovo assicuratore dei Lloyd’s di Londra che si apprestava a sottoscrivere per la prima volta la Convenzione Infortuni per i calciatori Professionisti Italiani, si parlò molto di realizzare una “partnership” che potesse durare nel tempo. L’obbiettivo comune e condiviso, non era finalizzato solamente allo studio delle migliori condizioni assicurative da offrire ai calciatori in tema di polizze personali infortuni. Si pensava soprattutto ad uno sforzo comune affinché anche nell’ambito assicurativo si potesse concretizzare l’impegno di AIC rivolto alla tutela, nel senso più ampio del termine, dei calciatori, alle loro famiglie ed allo sviluppo del nostro sport. L’evoluzione della Convenzione Assicurativa ha pertanto cercato di dare una risposta a temi sensibili come l’attenzione ai giovani giocatori - applicando degli sconti sui premi per quest’ultimi e la sensibilizzazione di tutti i calciatori alla possibilità di eventi che potessero causare la Fine improvvisa inaspettata ed anticipata della propria carriera, con la proposta di una specifica polizza di “Fine Carriera”. Mai come quest’anno però la soluzione assicurativa della Convenzione Infortuni per la stagione 2019/2020 propone delle novità esclusive che toccano temi di grande attualità e su cui AIC è particolarmente sensibile. Calcio Femminile: proprio nel momento in cui il calcio femminile gode del massimo successo di popolarità nel nostro paese, prima ancora che la FIGC porti a termine il processo di riconoscimento del Professionismo per le calciatrici, a tutti gli effetti tutte le giocatrici del Campionato di Serie A saranno ai fini assicurativi parificate ai calciatori e potranno aderire alla

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Convenzione Infortuni AIC/LLOYD’S con le stesse modalità e condizioni dei loro colleghi professionisti. Sudden Death – Morte Improvvisa: tutte le polizze assicurative infortuni della Convenzione prevedranno automaticamente l’estensione della copertura alla cosiddetta “Morte Improvvisa”. Purtroppo, sempre più spesso giungono notizie da tutto il mondo di decessi di giocatori di calcio a causa di patologie o malesseri improvvisi ed inaspettati. Siamo pertanto riusciti ad ottenere questa specifica estensione al fine di poter tutelare tutte le famiglie dei nostri associati. Di seguito una sintesi delle condizioni: CONDIZIONI DI POLIZZA MORTE IMPROVVISA “SUDDEN DEATH PROTECTION” Malattia che si manifesta improvvisamente Qualsiasi alterazione della salute dell'assicurato di origine non accidentale, ma che abbia un carattere im-

provviso e imprevedibile la cui causa è al di fuori del controllo dell'assicurato, che si verifichi durante il periodo di assicurazione e presenti sintomi oggettivi che rendono la diagnosi indiscussa per un medico legalmente autorizzato a esercitare la sua professione. Esclusivamente i seguenti casi saranno considerati come malattie improvvise: • Meningite acuta • Rottura dell'arteria cerebrale • Dissezione aortica massiva • Embolia polmonare massiva senza predisposizione nota • Epatite fulminante • Pancreatite acuta non alcolica • Peritonite acuta senza antecedente addominale noto o precedente trattamento medico o chirurgico • Emorragia meningea senza precedente trattamento cardiovascolare noto • Morte improvvisa senza precedenti trattamenti medici cardiovascolari noti OGGETTO DELL’ASSICURAZIONE A fronte del pagamento dei premi da parte dell'assicurato, l'assicuratore garantisce il pagamento della somma concordata in caso di morte improvvisa a seguito di un infortunio o di una

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Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

speciale giu-lug 2019

Convenzione assicurativa AIC / Lloyd’s 2019/2020


inserto Polizza infortuni individuale calciatori professionisti

Convenzione assicurativa AIC / Lloyd’s 2019/2020 DEFINIZIONI

Assicurato Assicurazione Beneficiario Certificato di Assicurazione Contraente Indennizzo Infortunio Invalidità Permanente Invalidità Permanente Specifica Invalidità Permanente da Malattia Malattia Premio Polizza Convenzione Rischio Sinistro Società e/o Assicuratore Somma assicurata CONDIZIONI SPECIALI DI ASSUNZIONE DEL RISCHIO Il presente documento rappresenta le condizioni generali di assicurazione negoziate tra gli Assicuratori ed AIC. In applicazione al presente accordo verranno emessi di volta in volta delle singole polizze/certificati di Assicurazione, stipulati in base alle adesioni facoltative individuali dei calciatori. Solo ed unicamente tali certificati di Assicurazione rappresenteranno l’effettiva copertura assicurativa prestata dagli assicuratori. CONDIZIONI GENERALI DI ASSICURAZIONE Art. 1 Oggetto dell’assicurazione L’assicurazione è prestata per gli infortuni derivanti dall’attività professionale come dichiarato nel questionario, per gli infortuni extra-professionali e per quelli derivanti da ogni altra attività lavorativa o imprenditoriale avente o meno caratte-

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Il calciatore professionista tesserato per una società di calcio di Serie A, di Serie B o di Serie C. La calciatrice tesserata per una società di calcio femminile di Serie A. Il contratto di assicurazione, cioè la garanzia e la copertura assicurativa prestata con lo stesso. L’Assicurato stesso. In caso di morte ed in mancanza di designazione saranno beneficiari gli eredi legittimi e/o testamentari dell’Assicurato. La singola polizza stipulata dall’assicurato, emessa in applicazione alla polizza convenzione. I calciatori professionisti di Serie A, Serie B e Serie C. Le calciatrici di Serie A femminile. La somma dovuta dalla Società in caso di sinistro. Ogni evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produca lesioni corporali obbiettivamente constatabili, le quali hanno per conseguenza la morte o una Invalidità Permanente. La perdita permanente, definitiva ed irrimediabile, in misura parziale o totale della capacità generica dell’Assicurato di svolgimento di un qualsiasi lavoro proficuo, indipendentemente dalla sua professione. Lesioni da cui residuino postumi permanenti con conseguenze dirette sull’attività professionale sportiva praticata dall’Assicurato; l’accertamento deve essere esperito da un medico legale. La perdita – a seguito di malattia – definitiva ed irrimediabile ovvero una riduzione permanente della capacità generica dell’Assicurato ad un qualsiasi lavoro, indipendentemente dalla sua professione. L’alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio. La somma dovuta dall’assicurato alla Società per il singolo certificato di assicurazione Il Contratto stipulato tra la Contraente e la Società La probabilità del verificarsi del sinistro. L’evento dannoso per cui è prestata l’assicurazione. La Compagnia di assicurazione. L’importo massimo della prestazione della Società. re professionale. La copertura è prestata esclusivamente per coloro che svolgono professionalmente l’attività di giocatore di calcio, con esclusione di qualsiasi altro sportivo professionista. Art. 2 Rischi compresi nell’assicurazione Sono compresi in garanzia: 1. Gli infortuni derivanti da strappi e sforzi muscolari, le ernie traumatiche, nonché le rotture sottocutanee tendinee di natura traumatica, distaccamento di retina ed ernie discali vertebrali traumatiche; 2. La rottura del naso; 3. Gli infortuni derivanti dalla guida e dall’uso di autoveicoli, motocicli in genere e natanti da diporto, sempre che l’Assicurato, se alla guida al momento del sinistro, sia abilitato a norma delle disposizioni di legge vigenti; 4. Gli infortuni subiti in conseguenza di aggressioni per motivi sportivi;

5. Gli infortuni subiti per legittima difesa, per dovere di solidarietà umana ed in occasione di aggressioni e di atti violenti subiti anche se dovuti a movente politico, sociale, sindacale, nonché quelle sofferte in occasione di tumulti popolari ai quali l’Assicurato non abbia preso parte attiva; 6. La conseguenza dei colpi di sole, di calore, di freddo, le folgorazioni, nonché gli effetti della prolungata esposizione al caldo ed al freddo cui l’Assicurato non si sia potuto sottrarre a causa di infortunio indennizzabile a termini di polizza; 7. Gli infortuni sofferti in conseguenza di imprudenze e negligenze gravi, nonché in stato di malore e incoscienza; 8. Le infezioni (esclusa quella malarica e le malattie tropicali) dipendenti da infortunio indennizzabile, nonché gli avvelenamenti causati da morsi


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di animali, da punture di insetti e da ingestione di funghi, l’annegamento, l’asfissia e gli avvelenamenti da effusioni di gas e di vapori; 9. Le conseguenze di assorbimento ed ingestione di sostanze dovute a causa fortuita e violenta, restando escluse le conseguenze di intossicazioni dovute ad abuso di alcolici, psicofarmaci ed allucinogeni; 10. Le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche. La somma delle garanzie di cui alla presente polizza e di eventuali altre assicurazioni da chiunque stipulate a favore degli stessi assicurati per le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche non potrà superare i capitali di: • Euro 1.000.000 per il caso di invalidità Permanente Totale per persona; • Euro 1.000.000 per il caso di morte per persona; • Euro 10.000.000 per il caso di Invalidità permanente e per il caso di Morte, complessivamente nel caso di cumulo di più assicurati coinvolti in un unico evento. In detta limitazione rientrano anche i capitali riferentesi ad eventuali persone assicurate per lo stesso rischio con altre polizze del medesimo tipo di capitolato stipulate dallo stesso contraente. Nell’eventualità che i capitali complessivamente assicurati eccedessero gli importi sopra indicati, le indennità spettanti in caso di sinistro saranno adeguate con riduzione ed imputazione proporzionale sui singoli contratti. 11. Gli infortuni subiti durante il servizio militare comunque effettuato, sempre che in tempo di pace. 12. attività terroristica. Ai fini della presente inclusione, per attività terroristica s’intendono l’atto o gli atti perpetrati da un soggetto o da gruppo/i di soggetti, compiuti per ragioni politiche, religiose, ideologiche o analoghe, con l’intenzione di influenzare il governo e/o di seminare il terrore tra l’opinione pubblica o parti della stessa. L’attività terroristica può comprendere, senza essere a questo limitata, il ricorso alla forza o alla violenza e/o la minaccia di ricorrervi. Inoltre potranno essere ritenuti responsabili di attività terroristiche soggetti che agiscano individualmente,

ovvero per conto di, o in collaborazione con organizzazione/i o governo/i; Art. 3 Rischi esclusi dall’assicurazione Sono esclusi dalla garanzia gli infortuni derivanti: 1. dalla guida ed uso di aeromobili di ogni tipo (fermo quanto previsto dall’Art. 18 seguente), guida od uso di mezzi di locomozione subacquei; 2. dalla pratica, anche a livello non professionale, dei seguenti sport: salto con gli sci dal trampolino, bob, guidoslitta, escursioni aeree, volo a motore e a vela, paracadutismo, parapendio, sport aerei in genere, pugilato, lotta nelle sue varie forme, scalate di roccia e ghiacciaio, speleologia, rugby, football americano; 3. dalla partecipazione a corse o gare motoristiche ed alle relative prove od allenamenti, salvo che si tratti di gare automobilistiche di regolarità pura indette dall’A.C.I.; 4. da guerra (fermo quanto previsto dagli Artt. 4 e 17), insurrezioni, atti violenti od aggressioni che abbiano movente politico o sociale, ai quali l’Assicurato abbia preso parte attiva; 5. da trasformazioni o assestamenti energetici dell’atomo, naturali o provocati da accelerazione di particelle atomiche (fissione e fusione nucleare, isotopi radioattivi, macchine acceleratrici, raggi X, ecc…); 6. nel caso in cui l’Assicurato sia sotto l’effetto di alcolici, secondo quanto previsto dalle norme dello Stato che regolano la circolazione stradale, o sotto l’influenza di droghe o allucinogeni, nonché le conseguenze di proprie azioni delittuose, di partecipazione ad imprese temerarie, salvo il caso di atti compiuti dall’Assicurato per dovere di solidarietà umana o per legittima difesa; 7. dalla guida di veicoli o natanti, se l’Assicurato non è abilitato alla guida a norma delle disposizioni in vigore; 8. da conseguenze di interventi chirurgici, accertamenti e cure mediche non resi necessari da infortunio, gli infarti e le ernie di natura non traumatica. Sono altresì esclusi i danni estetici. Art. 4 Esclusione di guerra, terrorismo e stragi di massa Ferme le altre condizioni di polizza e mo-

dificazioni della stessa, si concorda che il presente contratto di assicurazione esclude danni o esborsi di qualsiasi natura direttamente o indirettamente derivanti, contribuiti, causati, conseguenti o in relazione con quanto di seguito precisato, indipendentemente da altre cause o eventi che possano aver contribuito, concomitantemente o in altro momento, al danno o costo: 1. guerra, ostilità, operazioni belliche (con conflitti dichiarati o no); 2. invasioni; 3. atti perpetrati da nemici di nazionalità diversa da quella della persona assicurata o del paese nel quale gli atti si verificano; 4. guerra civile; 5. sommosse; 6. ribellioni; 7. insurrezioni; 8. rivoluzioni; 9. rovesciamento di governi legalmente costituiti; 10. tumulti civili che assumano le proporzioni o siano equivalenti ad una rivolta e sommossa; 11. colpi di stato militari o usurpazioni di potere; 12. esplosioni di armi da guerra; 13. l’utilizzazione di armi nucleari, chimiche o biologiche a distruzione di massa, in qualsiasi forma esse siano utilizzate o combinate tra loro; 14. omicidi o assalti per i quali sia stata dimostrata incontrovertibilmente la responsabilità di agenti appartenenti uno stato straniero rispetto alla nazionalità dell’Assicurato, sia nei casi di guerra dichiarata con quello stato sia nei casi in cui non vi siano state dichiarazioni di guerra. Ai fini della presente esclusione: I. per utilizzazione delle armi nucleari a distruzione di massa si intende l’uso di ogni tipo di esplosivo nucleare o mezzo di emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di materiale fissile con livello di radioattività con capacità di rendere inabile o portare alla morte persone e animali; II. per utilizzazione di armi chimiche a distruzione di massa si intende l’emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni materiale chimico composto solido, liquido o gassoso, che quando usato causa incapacità,

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disabilità o morte di persone e animali; III. per utilizzazione di armi biologiche a distruzione di massa si intende l’emissione o scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni agente patogeno (produttore di malattie), micro-organismi e/o tossine biologiche (inclusi, modifiche genetiche e tossine chimiche) capaci di causare incapacità, disabilità o morte di persone e animali. Esclusi dalla presente copertura assicurativa s’intendono inoltre i danni o gli esborsi di qualsivoglia natura, direttamente o indirettamente causati o in relazione con eventuali azioni intraprese per controllare, prevenire o sopprimere uno o tutti gli eventi di cui ai sopra elencati punti da (1) a (14). Art. 5 Persone non assicurabili Non sono assicurabili le persone colpite da apoplessia, paralisi, infermità mentale, alcoolismo, tossicodipendenza nonché da altre infermità gravi e permanenti e l’assicurazione cessa con il loro manifestarsi. Non sono assicurabili inoltre le persone affette da diabete in terapia con insulina ed epilessia ad eccezione delle persone in possesso di regolare Certificato di Idoneità Sportiva (sono comunque esclusi gli infortuni riconducibili al manifestarsi della malattia). Le persone con difetti fisici o mutilazioni rilevanti sono assicurabili soltanto con patto speciale. Art. 6 Limiti territoriali L’assicurazione vale per il mondo intero. Art. 7 Decorrenza della convenzione, dei singoli certificati e pagamento del premio La presente Polizza Convenzione ha decorrenza dalle ore 24,00 del 30/06/2019. I singoli Certificati di Assicurazione hanno effetto dalle ore 24 del giorno indicato in polizza se il premio o la rata di premio sono stati pagati, altrimenti hanno effetto dalle ore 24 del giorno del pagamento. Se il contraente non paga i premi o le rate di premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore 24 del 15° giorno dopo quello della scadenza e riprende vigore dalle ore 24 del giorno di pagamento, ferme le successive scadenze.

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Art. 8 Dichiarazioni relative alle circostanze del rischio Le dichiarazioni inesatte o le reticenze del Contraente e dell’Assicurato relative a circostanze che influiscono sulla valutazione del rischio, possono comportare la perdita totale o parziale del diritto all’indennizzo, nonché la stessa cessazione dell’assicurazione, ai sensi degli Artt. 1892, 1893 e 1894 del Codice Civile. Al momento dell’ingresso in copertura, l’Assicurato deve necessariamente e preventivamente compilare personalmente e firmare il “Questionario/ proposta di assicurazione” per infortuni dei Calciatori Professionisti, che verrà allegato alla polizza e formerà parte integrante del contratto.

implica aggravamento che comporti un premio maggiore, la Società può richiedere la relativa modificazione delle condizioni in corso. Se invece la variazione implica diminuzione del rischio, la Società provvede a ridurre correlativamente il premio a partire dalla scadenza annuale successiva, comunicando all’Assicurato le condizioni di assicurazione e la misura del nuovo premio ridotto. Qualora nel corso di validità dell’Assicurazione, l’Assicurato non sia più calciatore professionista come previsto nelle definizioni, ma continui l’attività di calciatore in società di calcio non professionistiche, la Società, in assenza di sinistri o circostanze dichiarate, considera cessata la copertura e provvede alla restituzione del premio non goduto.

Art. 9 Denuncia di altre assicurazioni L’Assicurato deve comunicare per iscritto alla Società l’esistenza o la successiva stipulazione di altre assicurazioni per il medesimo rischio. Se l’Assicurato omette dolosamente di dare tale comunicazione, la Società non è tenuta a corrispondere l’indennizzo. In caso di sinistro, l’Assicurato deve dare avviso alla Società di ogni assicurazione esistente e indicare a ciascun Assicuratore il nome degli altri, ai sensi dell’Art. 1910 del Codice Civile.

Art. 12 Criteri di indennizzabilità Si precisa e si conviene che, con effetto dalla data di decorrenza di ogni Certificato di Assicurazione, ogni richiesta di risarcimento derivante da infortunio o malattia o affezione ad ogni parte del corpo, qualora tale infortunio o malattia o affezione sia interamente o parzialmente, direttamente o indirettamente causato, agevolato o aggravato da menomazioni, difetti fisici, processi degenerativi o infermità esistenti già prima della data di decorrenza proposta, si intende esclusa dalla copertura. La Società sarà tenuta ad indennizzare solamente le conseguenze dirette ed esclusive dell’infortunio, indipendentemente da condizioni fisiche o patologiche preesistenti o successivamente sopravvenute; pertanto, l’influenza che l’infortunio può avere esercitato su tali condizioni e, allo stesso modo, il pregiudizio che queste possono avere sugli esiti dell’infortunio sono conseguenze indirette e, come tali, non sono indennizzabili. Allo stesso modo, in caso di menomazioni o difetti fisici preesistenti, l’indennità per invalidità permanente sarà liquidata solo per le dirette conseguenze causate dall’infortunio come se quest’ultimo avesse colpito una persona fisicamente integra e sana, senza considerare il maggior pregiudizio derivante dalle condizioni preesistenti, fermo quanto stabilito dal successivo Art. 13.

Art. 10 Prova del contratto e validità delle variazioni La presente polizza ed i relativi allegati, firmati dalla Società per mezzo delle persone all’uopo autorizzate e dall’Assicurato sono i soli documenti che fanno prova delle condizioni regolatrici dei rapporti tra le Parti. Qualunque modifica del contratto non è valida se non risulta da appendice sottoscritta dalle Parti. Art. 11 Variazioni delle mansioni dell’assicurato Qualora nel corso del contratto si verifichino variazioni di rischio per cambiamento delle attività professionali principali e/o secondarie dichiarate o delle condizioni nelle quali dette attività sono esercitate, o variazioni nelle relazioni contrattuali tra Assicurato e Contraente, l’Assicurato deve darne comunicazione scritta alla Società. Se la variazione implica aggravamento del rischio, tale che la Società non avrebbe sottoscritto l’assicurazione, essa ha diritto di recedere dall’assicurazione con effetto immediato. Se la variazione

Art. 13 Morte L’indennizzo per il caso di morte è dovuto se la morte stessa si verifica, anche


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successivamente alla scadenza del contratto, entro due anni dal giorno dell’infortunio. Tale indennizzo viene liquidato ai beneficiari stessi o, in difetto di designazione, agli eredi dell’Assicurato in parti uguali. L’indennizzo per il caso di morte non è cumulabile con quello di invalidità permanente. Tuttavia, se dopo il pagamento di un indennizzo per invalidità permanente, ma entro due anni dal giorno dell’infortunio e in conseguenza di esso, l’Assicurato muore, i beneficiari, che non sono tenuti ad alcun rimborso, hanno diritto di richiedere la differenza tra l’indennizzo per morte, se superiore, e quello già pagato per invalidità permanente. Qualora a seguito di infortunio indennizzabile a termini di polizza il corpo dell’Assicurato scompaia o non venga ritrovato e si presume sia avvenuto il decesso, la Società liquiderà ai beneficiari il capitale previsto per il caso morte. La liquidazione, sempre che non siano emersi nel frattempo elementi tali da rendere il danno non indennizzabile, non avverrà prima che siano trascorsi sei mesi dalla presentazione dell’istanza per la dichiarazione di morte presunta a termini degli Artt. 60 e 62 del Codice Civile (anche per gli infortuni aeronautici), col periodo minimo di due anni dalla scomparsa. Nel caso in cui, successivamente al pagamento, risulti che la morte non si è verificata o che comunque non è dipesa da infortunio indennizzabile, la Società avrà diritto al rimborso dell’intera somma liquidata.

mancinismo, le percentuali di invalidità previste per l’arto superiore destro e la mano destra varranno per l’arto superiore sinistro e la mano sinistra, e viceversa. Se la lesione comporta una minorazione, anziché la perdita totale, le percentuali sopra menzionate vengono ridotte in proporzione alla funzionalità perduta. Nei casi di invalidità permanente non specificati nella tabella di cui sopra, l’indennizzo è stabilito con riferimento alle percentuali dei casi indicati, tenendo conto della diminuita capacità generica lavorativa, indipendentemente dalla professione dell’Assicurato. La perdita totale, anatomica o funzionale di più organi od arti in uno stesso infortunio comporta l’applicazione di una percentuale di invalidità permanente pari alla somma delle singole percentuali dovute per ciascuna lesione, con il massimo del cento per cento.

Art. 14 Invalidità permanente da infortunio L’indennizzo per il caso di invalidità permanente è dovuto se l’invalidità stessa si verifica entro due anni dal giorno dell’infortunio. L’indennizzo per invalidità permanente parziale è calcolato su base INAIL e la percentuale risultante, applicata alla somma assicurata per invalidità permanente totale, in proporzione al grado di invalidità accertata secondo i criteri e le percentuali indicate nella tabella di cui all’allegato 1 del DPR 30 giugno 1965 n. 1124 e successive modifiche, integrazioni e/o interpretazioni intervenute fino alla data di stipulazione del contratto, con rinuncia da parte della Società all’applicazione della franchigia prevista dalla legge salvo quanto previsto dal successivo Art. 15. In caso di

Art. 16 Danno estetico – Rimborso spese mediche Si conviene che, in caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che abbia comportato un danno estetico, la Società rimborserà le spese mediche documentate sostenute dall’Assicurato, con un limite massimo dell’1% della somma assicurata indicata in polizza, per gli interventi di chirurgia plastica o stomatologica ricostruttiva.

Si prende e si dà atto che, unicamente per gli infortuni muscolari, e la rottura del naso, la percentuale massima di invalidità permanente liquidabile è pari al 6%, fermo restando quanto previsto dall’art.15 e dalle Condizioni Particolari. Art. 15 Franchigia per invalidità permanente da infortunio In caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che determini un’invalidità permanente, la liquidazione dell’indennizzo verrà effettuata in base alla Condizione Particolare indicata nella scheda di copertura.

Art. 17 Stato di guerra Sono esclusi gli infortuni derivanti da stato di guerra. Tuttavia l’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da stato di guerra (dichiarata o non) o da insurrezione popolare per il periodo massimo di 14 giorni dall’inizio delle ostilità o della insurrezione, se ed in quanto l’Assicurato risulti

sorpreso dallo scoppio degli eventi di cui sopra mentre si trova al di fuori del territorio della Repubblica italiana, dello Stato del Vaticano e della Repubblica di San Marino. La presente estensione non opera in caso di infortuni aeronautici e per coloro che prestano il servizio militare. Art. 18 Rischio volo L’assicurazione comprende gli infortuni che l’Assicurato subisca durante i viaggi aerei effettuati in qualità di passeggero di velivoli ed elicotteri esercitati da società di traffico aereo regolare, nonché da autorità civili e militari in occasione di traffico civile, da ditte e privati per attività turistica e di trasferimento e da società di lavoro aereo, esclusivamente durante trasporto pubblico passeggeri, ed è prestata per le somme corrispondenti a quelle assicurate con la presente polizza e per i rischi da essa previsti. Restano in ogni caso esclusi i voli effettuati su velivoli ed elicotteri eserciti da aeroclubs. Art. 19 Bricolage L’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da attività inerenti ai piccoli lavori manuali - bricolage - espletati con l’uso di utensili domestici anche azionati da motore ed esercitate non a scopo di lucro o commercio. Art. 20 Conversione della percentuale supervalutazione 1. Nel caso in cui l’infortunio si riferisca agli arti inferiori, la percentuale di invalidità permanente accertata, qualora fosse superiore al 5% per le opzioni A), C), D), o al 7% per l’opzione B), e secondo quanto previsto dall’Art. 14 delle Condizioni Generali, sarà elevata del: • 50% per l’atleta fino al 30° anno di età; • 25% per l’atleta oltre il 30° anno di età. 2. Per i “PORTIERI” la percentuale di supervalutazione di cui al punto 1) sono estese a tutto il corpo. 3. Resta inteso che per determinare la misura dell’invalidità permanente da cui detrarre la franchigia si farà riferimento alla percentuale di invalidità permanente riconosciuta all’Assicurato ed elevata secondo i criteri di cui al precedente punto 1). 4. Per gli infortuni muscolari e la rottura del naso, in nessun caso è prevista l’applicazione della supervalutazione.

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Art. 21 Obbligo di cura L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espressa soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto. Art. 22 Età dell’assicurato Per determinare l’età dell’Assicurato si dovrà fare riferimento all’età del suo ultimo compleanno purché da questo non siano trascorsi più di sei mesi, nel qual caso si farà riferimento al compleanno successivo. Art. 23 Denuncia dell’infortunio e relativi obblighi In caso di sinistro l’Assicurato deve darne avviso scritto a Private Broking Srl – Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano tramite fax +39 02 36758814 o per e-mail convenzione.AIC@privatebroking.it entro 30 giorni dalla data di accadimento dell’infortunio. La denuncia stessa deve contenere l’indicazione del luogo, giorno, ora e causa dell’evento e dovrà essere corredata da certificato medico. L’Assicurato o, in caso di morte, i beneficiari devono consentire alla Società le indagini e gli accertamenti necessari, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. La mancata denuncia entro i termini prescritti può portare alla perdita totale o parziale al diritto all’indennizzo. Art. 24 Liquidazione Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comunicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. La liquidazione sarà effettuata entro massimo 60 giorni dalla concorde chiusura del sinistro. L’indennità verrà corrisposta in Italia ed in Euro. Art. 25 Beneficiari Il beneficiario del presente contratto, quando non sia l’Assicurato stesso, è indicato nella scheda di assicurazione. In

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mancanza di designazione, i beneficiari sono gli eredi legittimi e/o testamentari. Art. 26 Rinuncia al diritto di surrogazione La Società rinuncia al diritto di surrogazione verso i terzi previsto dall’Art. 1916 del Codice Civile. Art. 27 Controversie sulla assicurabilità delle persone, sulla natura e sulle conseguenze delle lesioni In caso di controversie di natura medica sulla natura o sulle conseguenze delle lesioni o sul grado di invalidità permanente nonché sull’applicazione dei criteri di indennizzabilità di cui all’Art. 12, le Parti hanno facoltà di conferire, per iscritto, mandato di decidere, a norma e nei limiti delle condizioni di Polizza, ad un collegio di tre medici nominati uno per parte ed il terzo dalle parti di comune accordo o, in caso contrario, dal Presidente del consiglio dell’Ordine dei Medici di Milano. Il Collegio medico risiede a Milano Ciascuna delle Parti sostiene le proprie spese e remunera il medico da essa designato, contribuendo per metà delle spese e competenze del terzo medico. Le decisioni del Collegio Medico sono prese a maggioranza di voti, con dispensa da ogni formalità di legge, e sono vincolanti per le parti le quali rinunciano fin d’ora a qualsiasi impugnativa salvo i casi di violenza, dolo, errore o violazione di patti contrattuali. I risultati delle operazioni arbitrali devono essere raccolti in apposito verbale, da redigersi in doppio esemplare, uno per ciascuna delle Parti. Le decisioni del Collegio Medico sono vincolanti per le Parti anche se uno dei Medici si rifiuti di firmare il relativo verbale; tale rifiuto deve essere attestato dagli arbitri nel verbale definitivo. È data facoltà al Collegio di rinviare, ove ne riscontri l’opportunità, l’accertamento definitivo dell’invalidità permanente ad epoca da fissarsi dal Collegio stesso, entro tre anni; in tal caso il Collegio potrà concedere una somma da computarsi nella liquidazione definitiva dell’infortunio. Resta infine stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per la garanzia di cui al successivo Art. 35 punto 2 (criteri di indennizzo-condizione speciale di assicurazione-invalidità permanente da infortunio) o di cui all’Art. 40 (criteri di valutazione - inva-

lidità permanente specifica totale da malattia) - indennizzabile a termini di polizza - egli dovrà produrre al Collegio Medico unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, certificazione di non idoneità all’attività agonistica sportiva rilasciata dalla A.S.L. competente o da altro ente equipollente purché riconosciuto dalla F.I.G.C. Art. 28 Competenza territoriale Foro competente: Milano Art. 29 Imposte Le imposte e gli altri oneri stabiliti per legge, presenti e futuri, relativi al premio, al contratto ed agli atti da essa dipendenti, sono a carico dell’Assicurato o dei suoi aventi diritto, anche se il pagamento sia stato anticipato dalla Società. Art. 30 Comunicazioni Tutte le comunicazioni alle quali l’Assicurato o gli aventi diritto sono tenuti nel corso del contratto, devono essere fatte con lettera raccomandata al Broker incaricato della gestione del contratto e/o alla Società. Art. 31 Rinvio alle norme di legge Per tutto quanto non è espressamente disciplinato dalla presente polizza valgono le norme di legge e del Codice Civile. Art. 32 Durata dell’assicurazione La presente Polizza Convenzione cesserà alla sua naturale scadenza senza obbligo di disdetta. I Certificati di Assicurazione, emessi durante il periodo di validità della polizza convenzione, hanno durata annuale dalla data di ogni singola decorrenza, senza tacito rinnovo e scadranno anch’essi alla data della propria naturale scadenza senza obbligo di disdetta. Art. 33 Recesso dal contratto e anticipata risoluzione Entro 90 giorni dalla data di pagamento della prima rata di premio, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di trenta giorni. Parimenti, dopo ogni denuncia di infortunio e fino al novantesimo giorno dal pagamento o rifiuto dell’indennità, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni. In tali casi la Società rimborsa il premio


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netto in proporzione al tempo che decorre dal momento della cessazione al termine del periodo di assicurazione in corso. Art. 34 Clausola broker e domiciliazione Per la stipulazione e gestione della presente Polizza Convenzione e dei Certificati di Assicurazione il Contraente dichiara di aver affidato, per l’intera durata della copertura, l’incarico al Broker Private Broking Srl con Sede Legale in via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano - iscritto alla Sezione B, di cui al Registro Unico degli Intermediari, ai sensi degli artt. 108 e segg. del D.Lgs 209/2005 e s.m.i. Pertanto, agli effetti delle condizioni della presente polizza, gli Assicuratori danno atto che ogni comunicazione fatta dal Contraente/Assicurato al Broker si intenderà come fatta agli Assicuratori stessi e viceversa, come pure ogni comunicazione fatta dal Broker agli Assicuratori si intenderà come fatta dal Contraente/Assicurato stesso. Gli Assicuratori inoltre, riconoscono che il pagamento dei premi sia fatto tramite il Broker sopra designato. Resta intesa l’efficacia liberatoria, anche a termine dell’Art. 1901 Codice Civile, del pagamento così effettuato. CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA INFORTUNIO Art. 35 Criteri di indennizzo A parziale deroga di quanto riportato all’Art. 14 delle Condizioni Generali, gli infortuni indennizzabili ai sensi del presente contratto verranno liquidati adottando i seguenti criteri: 1. Se l’infortunio determina un’invalidità permanente accertata in base all’Art. 15 delle Condizioni Generali di Assicurazione di grado pari o inferiore alla percentuale delle franchigie previste, non si provvederà ad alcun indennizzo. 2. Per gli infortuni indennizzabili che comportino una incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale sportiva - invalidità permanente specifica totale - la Società liquiderà l’invalidità permanente secondo la seguente scala di indennizzo, senza deduzione di alcuna franchigia: • 100% della somma assicurata per

giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni; • 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni Resta inteso che la perdita totale e permanente della capacità specifica ad occupare il ruolo di “Portiere” è considerata perdita totale permanente della capacità specifica all’attività professionale sportiva. 3. Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente specifica totale conseguente ad infortunio indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne della relativa Federazione. 4. Resta stabilito inoltre che, in caso di revoca / perdita / annullamento di licenza da gioco e/o inabilità alla pratica dell’attività professionale di calciatore, la Società pagherà un indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente totale solo ed esclusivamente se l’invalidità permanente accertata sia di grado superiore a: • 10% (dieci per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori fino a 25 anni di età • 15% (quindici per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori tra i 26 e i 30 anni di età • 20% (venti per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori oltre i 30 anni di età. Art. 36 Cessazione del contratto Resta convenuto tra le Parti che, qualora a seguito di infortunio che comporti un’incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale dichiarata nel Questionario, nonché in ogni altro caso in cui l’indennizzo comporti, nell’annualità assicurativa in corso, la liquidazione dell’intera somma assicurata, il presente contratto cesserà automaticamente di aver vigore.

CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA MALATTIA Art. 37 Limiti della garanzia L’assicurazione è estesa all’invalidità permanente che comporti, a seguito di malattia insorta successivamente alla data della stipulazione del contratto, la perdita definitiva ed irrimediabile all’esercizio dell’attività professionale sportiva a condizione che tale invalidità permanente si verifichi entro 12 mesi dalla cessazione del contratto. Quanto precede vale a condizione che l’Assicurato sia in possesso di “Certificato di idoneità all’attività professionale sportiva” rilasciato a norma di legge. Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente totale conseguente a malattia, indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne delle relative Federazioni. Art. 38 Persone non assicurabili - esclusioni Non sono assicurabili le persone affette da tossicodipendenza, alcolismo o infermità mentali e l’assicurazione cessa automaticamente al loro manifestarsi. Sono comunque escluse dall’assicurazione le malattie derivanti direttamente o indirettamente da: • Abuso di alcolici e uso, a scopo non farmaceutico, di psicofarmaci, stupefacenti ed allucinogeni; • Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) o da malattie collegate alla stessa (sindrome correlata all’AIDS); • Trasmutazione del nucleo dell’atomo, ovvero radiazioni provocate dall’accelerazione artificiale di particelle atomiche; • Guerre od insurrezioni. Sono inoltre escluse dalla garanzia le conseguenze di infortunio, intendendosi per tale l’evento dovuto per causa fortuita, violenta ed esterna. Art. 39 Denuncia della malattia e relativi obblighi L’Assicurato deve dare immediato avviso della malattia al Broker designato in

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polizza, quando, secondo parere medico, ci sia motivo di ritenere che la malattia stessa, per le sue caratteristiche e presumibili conseguenze, possa interessare la garanzia prestata. La denuncia deve essere accompagnata dalla seguente documentazione, che deve essere presentata entro 30 giorni dalla denuncia di sinistro: • Certificati medici con dettagliate informazioni sulla natura della malattia, sul momento in cui è insorta, sul decorso della malattia, sulle sue possibili conseguenze nonché su ogni conseguenza che potrebbe già essersi verificata; • L’Assicurato dovrà inoltre inviare alla Società – unitamente alla suddetta certificazione medica o successivamente ad essa, ma comunque non oltre un anno dopo la data del sinistro – un certificato medico che attesti l’avvenuta guarigione dalla malattia stessa. L’Assicurato deve sottoporsi agli accertamenti e controlli medici disposti dalla Società, fornire ogni informazione e produrre copia delle eventuali cartelle cliniche complete e di ogni altra documentazione sanitaria, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. Entro un anno dalla data di emissione del certificato medico che conferma l’avvenuta guarigione dalla malattia, l’Assicurato dovrà sottoporre documentazione medica che indichi il grado di invalidità permanente residua quale conseguenza diretta ed esclusiva della malattia. Art. 40 Criteri di valutazione Ferme ed invariate le condizioni dell’Art. 12 delle Condizioni Generali di assicurazione infortuni, che sono valide anche per questa estensione alla invalidità permanente da malattia, il riconoscimento della eventuale invalidità permanente da malattia, ai sensi dell’Art. 37, verrà effettuato, purché vi sia completa ed irrimediabile perdita della capacità di esercitare l’attività professionale sportiva e che determini la perdita dell’idoneità all’attività sportivo agonistica, riconosciuta dalla F.I.M.S. (Federazione Italiana Medici Sportivi), secondo la seguente scala di indennizzo: • 100% della somma assicurata per giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni;

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• 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni; • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni. La percentuale di invalidità permanente dovrà essere accertata non prima di un anno dalla denuncia della malattia. La Società pagherà l’indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente derivante dalla malattia denunciata, esclusi i danni ulteriori attribuibili a situazioni patologiche o infermità preesistenti all’entrata in vigore del contratto e/o a difetti fisici. Art. 41 Procedura per la liquidazione dell’indennizzo Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comunicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. L’indennità verrà corrisposta in Italia ed in Euro. L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano, a giudizio del medico dell’Assicurato o del medico della Società, portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espresso soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto. Art. 42 Diritto all’indennizzo Il diritto all’indennità è di carattere personale e non è quindi trasferibile. Tuttavia, se l’Assicurato muore dopo che l’indennità sia stata liquidata o comunque offerta in misura determinata, in tal caso la Società paga agli eredi dell’Assicurato l’importo liquidato ed offerto secondo le norme della successione testamentaria o legittima. Art. 43 Controversie In caso di divergenza sull’assicurabilità delle persone, sulla natura o sulle conseguenze della malattia, ai sensi dell’Art. 5 delle Condizioni Generali e dell’Art. 38 delle presenti condizioni per invalidità da malattia, si applicano le norme previste dall’Art. 27 delle Condizioni Generali di assicurazione.

Estensione di copertura “PROTEZIONE DA MORTE IMPROVVISA” DEFINIZIONE Malattia che si manifesta improvvisamente Qualsiasi alterazione della salute dell’assicurato di origine non accidentale, ma che abbia un carattere improvviso e imprevedibile la cui causa è al di fuori del controllo dell’assicurato, che si verifichi durante il periodo di assicurazione e presenti sintomi oggettivi che rendono la diagnosi indiscussa per un medico legalmente autorizzato a esercitare la sua professione. Esclusivamente i seguenti casi saranno considerati come malattie improvvise: • Meningite acuta • Rottura dell’arteria cerebrale • Dissezione aortica massiva • Embolia polmonare massiva senza predisposizione nota • Epatite fulminante • Pancreatite acuta non alcolica • Peritonite acuta senza antecedente addominale noto o precedente trattamento medico o chirurgico • Emorragia da meningo senza precedente trattamento cardiovascolare noto • Morte improvvisa senza precedenti trattamenti medici cardiovascolari noti

OGGETTO DELLA POLIZZA A fronte del pagamento dei premi da parte dell’assicurato, l’assicuratore garantisce il pagamento della somma concordata in caso di morte improvvisa a seguito di un infortunio o di una delle malattie improvvise di cui sopra. La morte conseguente ad un infortunio deve avvenire entro un periodo massimo di 12 mesi dall’accadimento del sinistro. La morte sopraggiunta a seguito di una malattia improvvisa deve verificarsi entro un periodo massimo di 6 mesi dopo la diagnosi.

LIMITE DI COPERTURA La presente estensione è prestata fino alla concorrenza della somma assicurata indicata nella scheda di polizza con il limite assoluto di Euro 600.000,00


segreteria delle malattie improvvise di cui sopra. La morte conseguente ad un infortunio deve avvenire entro un periodo massimo di 12 mesi dall’accadimento del sinistro. La morte sopraggiunta a seguito di una malattia improvvisa deve verificarsi entro un periodo massimo di 6 mesi dopo la diagnosi. Durante la validità della polizza: Qualsiasi modifica che incida sulla natura o lo scopo principale del rischio (ad esempio, l'alterazione dello stato di salute dell'assicurato che può costituire una precedente condizione medica, la pratica di uno sport a rischio o anche un lungo soggiorno all'estero) deve essere dichiarata all’assicuratore immediatamente. In caso di aggravamento e/o riduzione del rischio, le risultanze sulla polizza e gli esiti di eventuali infortuni saranno risolti ai sensi di legge. Tuttavia, una modifica dello stato di salute dell'assicurato dopo la data in cui è stata stipulata la polizza non dovrà essere considerata un aggravamento del rischio. È confermata invece anche per la stagione 2019/2020 la possibilità di scegliere tra le 4 opzioni di franchigia sull’Invalidità Permanente, vale a dire: Opzione A) Franchigia 5% fino ad € 600.000 Franchigia 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Opzione B) Franchigia 7% fino ad € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Opzione C) Franchigia 5% fino ad € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Opzione D) Franchigia 4% fino ad € 600.000 Franchigia 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Ricordiamo una volta di più che tutte le coperture includono le seguenti garanzie: • Strappi e sforzi muscolari.

Età assicurato 18 – 20 anni 21 – 22 anni 23 anni 24 anni 25 anni 26 anni 27 – 28 anni 29 – 30 anni 31 – 32 anni 33 – 34 anni 35 anni 36 anni

• Ernie Traumatiche • Rotture sottocutanee e tendinee (di natura traumatica) • Distaccamento di retina • Frattura del setto nasale • Supervalutazione dell’Invalidità Permanente prima di sottrarre la franchigia. • Danno Estetico nella misura del rimborso delle spese mediche. Restano invariate le modalità operative di stipula del contratto, che avverrà sempre ed esclusivamente attraverso l’adesione individuale del singolo calciatore attraverso la compilazione e sottoscrizione del questionario-proposta in cui l’assicurando dovrà ancora indicare la somma che si vuole assicurare e l’opzione di franchigia sull’Invalidità Permanete prescelta. I tassi di premio annui lordi che verranno applicati sono evidenziati nella tabella 1 POLIZZA ASSICURATIVA DI “FINE CARRIERA” Come nelle ultime due stagioni, rimane la possibilità per tutti i calciatori professionisti associati AIC di stipulare anche una polizza cosiddetta di FINE CARRIERA a costi molto vantaggiosi, in particolare per gli atleti più giovani. Sono proprio loro, infatti, che maggiormente dovrebbero tutelarsi contro il rischio di un infortunio o di una malattia che possa compromettere DEFINITIVAMENTE la propria carriera agonistica, dato che la stessa è al suo inizio. Ricordiamo che la polizza è molto semplice e prevede la liquidazione della somma assicurata in caso di: • Morte Accidentale • Infortunio da cui consegua una Invalidità Permanente Totale tale da impedire il prosieguo della carriera. • Malattia da cui consegua una Invalidità Permanente Totale tale da impedire il prosieguo della carriera Questa polizza può essere stipulata in

POLIZZA DI FINE CARRIERA Tasso lordo SA 0,600% € 100.000 0,650% € 100.000 0,670% € 100.000 0,700% € 100.000 0,800% € 100.000 0,870% € 100.000 1,000% € 100.000 1,150% € 100.000 1,500% € 100.000 2,200% € 100.000 2,900% € 100.000 3,000% € 100.000

Premio lordo € 600,00 € 650,00 € 670,00 € 700,00 € 800,00 € 870,00 € 1.000,00 € 1.150,00 € 1.500,00 € 2.200,00 € 2.900,00 € 3.000,00 Tabella 2

aggiunta alla classica polizza Infortuni che assicura anche l’Invalidità Permanente Parziale e che, comunque, prevede già tra le proprie garanzie, la copertura di Fine Carriera. I tassi di premio ed alcuni esempi di copertura di questa tipologia di polizza sono visibili in tabella 2. PRIVATE BROKING Srl broker d’assicurazione, oltre ad essere il consulente assicurativo di AIC, sarà come sempre a disposizione di ciascun associato di AIC per ogni chiarimento sulla convenzione assicurativa ma anche per qualsiasi diversa necessità assicurativa. PRIVATE BROKING Srl Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano Rif. Luca Soglio Tel 02 36758802 - Fax 02 36758814 convenzione.AIC@privatebroking.it Per chi volesse ottenere ulteriori informazioni in merito alla nuova convenzione sarà possibile telefonare alla Segreteria AIC (0444 233233 Avv. Umberto Calcagno). È doveroso ricordare nuovamente a tutti gli Associati che avessero acceso una polizza in adesione alla nostra Convenzione, che il contratto è individuale, ha una data di inizio e una data di scadenza proprio, riportato sul frontespizio di polizza. Le polizze non prevedono il tacito rinnovo: pertanto le garanzie assicurative cesseranno alle ore 24,00 della data di scadenza. Il rinnovo dovrà essere sempre effettuato tramite la compilazione del questionario sanitario. Solo con la stipula del nuovo contratto singolo, verranno applicate le nuove condizioni concordate per la Convenzione. Un ultimo importantissimo consiglio; contestualmente alla firma della richiesta di adesione per l’emissione del contratto d’assicurazione, è fatto obbligo sottoscrivere il questionario anamnestico: ricordiamo che dichiarazioni inesatte o eventuali reticenze contenute in questi documenti possono comportare la non indennizzabilità dei danni. Di tali moduli si terrà conto sia in fase di assunzione, sia in fase di liquidazione del sinistro, ad esclusione dell’ipotesi di “Invalidità specifica totale da malattia”, per la quale la copertura di eventuali malattie dichiarate dall’assicurato si intenderà esclusa, potendo essere specificatamente ricompresa solo a discrezione della compagnia, se precisata e riportata nel certificato di assicurazione.

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speciale europei Under 21

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di Nicola Bosio


speciale europei Under 21 Italia fuori subito, vince la Spagna

Europei Under 21: Azzurrini a testa alta La squadra di Gigi Di Biagio non è riuscita ad andare oltre la prima fase, complice uno “spietato” regolamento (un intricato incrocio di differenza reti, scontri diretti ed altro) e lo scontato “biscotto” tra Francia e Romania. Eppure le cose si erano messe subito bene con la vittoria, convincente, contro la Spagna (poi vincitrice della competizione), con un Chiesa in grande spolvero e con il tifo delle grandi occasioni, mai così numeroso al Dall’Ara di Bologna per una partita dell’Under 21. Ma sempre a Bologna, tre giorni dopo, le cose si sono poi maledettamente complicate contro la Polonia, una sconfitta pesantissima arrivata dopo una gara dominata in lungo e largo con una sequenza interminabili di occasioni sprecate. Sarebbe bastato un pari agli Azzurrini di Barella e C. che a Reggio Emilia, nell’ultima gara, liquidavano il Belgio ma erano secondi dietro alle Furie Rosse (5 a 0 alla Polonia). Inutile sperare infine che Francia e Romania (un pareggio qualificava entrambe) ci regalassero il passaggio del turno e il biglietto per le Olimpiadi di Tokyo. Come inutile è piangere sul latte versato: in una competizione così breve, sbagliare una partita significa compromettere tutto e non resta così che analizzare i propri errori piuttosto che rammaricarsi per l’altrui possibile antisportività. Al di là dell’ovvia delusione, cosa resta di questo Europeo? Restano due gare giocate alla grande, vinte con pieno merito e con la convinzione di avere giovani importanti, molti dei quali già proiettati verso la Nazionale maggiore e altri di sicura prospettiva. Resta la certezza che si siano gettate le giuste basi per un ricambio generazionale che porterà certamente ad un nuovo ciclo azzurro, resta la consapevolezza di potersela giocare con tutti, anche con le nazionali più forti (Spagna, Francia e Germania su tutte) che hanno dominato negli ultimi anni. Una volta tanto, seguendo le parole del dimissionario Di Biagio, si deve andare oltre il risultato e prendere in considerazione il lavoro fatto, lo sviluppo e la crescita dei nostri giovani. Continuando a percorrere questa strada i risultati positivi saranno la logica conseguenza.

Ottimo inizio contro la Spagna

Battuta d'arresto con la Polonia

Inutile vittoria contro il Belgio

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speciale europei Under 21 Bologna 16 giugno 2019: Italia – Spagna 3-1

Esordio da sogno per gli Azzurrini HANNO DETTO “Abbiamo iniziato male, soffrendo il loro palleggio. Poi abbiamo cambiato modulo e abbiamo avuto una reazione incredibile. Abbiamo giocato in una cornice stupenda, un pubblico fantastico. Chiesa? Non ho parole per lui. Era lui che trascinava noi e non io che dovevo spingere lui. Abbiamo ancora tanto da migliorare, ma questa è una vittoria importantissima” - Luigi Di Biagio “Sapevamo che sarebbe stato difficile e lo è stato, ma abbiamo dimostrato la nostra forza. Adesso subito la testa alla prossima partita, dobbiamo andare in semifinale” - Federico Chiesa “Abbiamo sofferto all’inizio, ma alla distanza siamo venuti fuori: del resto è una tradizione della Nazionale andare sotto e poi reagire alla grande. Adesso guardiamo al nostro Europeo con più fiducia” - Riccardo Orsolini

A Bologna i ragazzi di Di Biagio battono 3-1 in rimonta i vice-campioni d’Europa. Decisiva la doppietta di Chiesa e il rigore di Pellegrini.

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Esordio da sogno per la Nazionale Under 21 nella fase finale del Campionato Europeo 2019, di scena quest’anno in Italia e San Marino dal 16 al 30 giugno. A Bologna, gli Azzurrini di Di Biagio battono in rimonta i vice-campioni d’Europa della Spagna ed iniziano nel migliore dei modi il cammino che tutti sognano possa terminare il più tardi possibile. Un Campionato Europeo, giunto alla sua ventunesima edizione, che prevede la partecipazione di 12 Nazionali e determinerà l’accesso ai Giochi Olimpici di Tokyo del 2020. Gli Azzurrini, sotto di un gol (tiro da fuori di Ceballos), pareggiano con un super Chiesa che poi porta in vantaggio l’Italia. Il 3 a 1 finale lo segna Pellegrini che si procura e realizza un calcio di rigore.

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Casa e Chiesa

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Giochiamo in casa, in uno stadio strapieno come da anni non si vedeva per l’Under 21, consapevoli che stavolta può essere la volta buona per arrivare in fondo. Chiesa è la nostra stella, il nostro top player, forse il giocatore più atteso di tutto l’Europeo. Per mezz’ora non vede palla, fatica ad entrare in partita come un po’ tutti gli Azzurrini trafitti dal bolide di Ceballos. Poi il pubblico “di casa” comincia a incitare a gran voce la squadra. Poi Chiesa si scatena, fugge sulla sinistra e mette in porta il pareggio. Poi raddoppia. Poi scatta, ruba palla, torna in difesa, riparte, si carica sulle spalle la squadra che trova il terzo gol e chiude i conti con Pellegrini. Il Dall’Ara intona l’inno di Mameli in un tripudio di tricolori... giochiamo in casa e abbiamo Chiesa... sognare non è vietato.


speciale europei Under 21

HANNO SCRITTO Effetto Mancini o effetto Chiesa, comunque non ci svegliamo più dal sogno. Sembra una lunga notte magica che ci riporta al 90. Come l’Italia, come le donne, gli azzurrini volano al debutto europeo. Fabio Licari (La Gazzetta dello Sport) Battiamo la Spagna dopo 13 anni. E non importa che Di Biagio assegni il rigore a Lorenzo Pellegrini, mentre Orsolini vorrebbe batterlo a casa sua: conta l’abbraccio che avvolge gli azzurri in campo e in panchina, giocatori e staff, sul 3-1. Contano questo Chiesa qui, questo Pellegrini qui, questa Italia qui. Fabio Massimo Splendore (Corriere dello sport)

1) Enrico Chiesa, indiscusso protagonista della partita; 2) Barella e Calabresi, tra i migliori degli azzurri; 3) il rigore di Lorenzo Pellegrini per il 3 a 1 finale; 4) mister Di Biagio; 5) l’ottima prova di Riccardo Orsolini

È l’uomo più atteso, colui al quale l’Italia chiede le magie per arrivare fino in fondo in questo Europeo Under 21 di casa. Ecco qua, tutti accontentati: è già la Nazionale di Federico Chiesa, la luce che acceca la Spagna dopo la grande paura. Miglior biglietto da visita per il ct Gigi Di Biagio non poteva esserci: sconfitte 3-1 le Furie Rosse a livello Under 21, non succedeva dal 2006. Stefano Lanzo (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA-SPAGNA 3-1 Reti: 9' Ceballos, 36' Chiesa, 64' Chiesa, 82' rig. Pellegrini ITALIA (4-3-3): Meret; Calabresi, Mancini, Bonifazi (88' Bastoni), Dimarco; Barella, Mandragora, Pellegrini; Zaniolo (42' Orsolini), Kean (61' Cutrone), Chiesa. A disposizione: Audero, Montipò, Pezzella, Tonali, Adjapong, Bonazzoli, Romagna, Locatelli, Murgia. All. Di Biagio SPAGNA (4-1-4-1): Simon; Aguirregabiria, Valleko, Jorge Merè, Martin; Zubeldia (67' Fornals); Soler, Ceballos, Fabian Ruiz (46' Merino), Oyarzabal (85' Mir); Mayoral. A disposizione. Silvera, Martin, Nunes, Vallejo, Lirola, Pedraza, Olmo, Firpo, Roca. All. de la Fuente Arbitro: Gozubuyuk (NED) Note: Spettatori 29580 Ammoniti: 9' Calabresi, 23' Vallejo, 25' Zaniolo, 49' Mandragora, 70' Orsolini, 82' Soler

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speciale europei Under 21 Bologna, 19 giugno 2019: Italia – Polonia 0-1

Azzurrini, brutta sconfitta con la Polonia HANNO DETTO “C’è delusione per come è andata la gara. Il calcio è anche questo, bravi loro. Ai ragazzi non posso rimproverare niente, se non a non aver finalizzato le occasioni create. Nel primo tempo c’era più intensità, ora il percorso qualificazione si complica” - Luigi Di Biagio “Ho avuto un’occasione che non è andata come volevo, dobbiamo continuare a lavorare. Il primo tempo abbiamo creato tanto ma non siamo riusciti a finalizzare. Non è solo sfortuna, da domani ci rimetteremo al lavoro, speriamo di fare una grande prestazione sabato con il Belgio” - Rolando Mandragora “Perdere così fa ancora più male perché le occasioni le abbiamo create, ma le partite sono queste, non abbiamo fatto gol e lo abbiamo subito. Dovevamo avere più lucidità nel gestire il pallone nel secondo tempo” - Sandro Tonali

I ragazzi di Di Biagio sbattono contro il muro polacco e vengono puniti dal gol partita di Bielik. Si deciderà tutto col Belgio… ma non solo

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Si complica il cammino dell’Italia Under 21 ai Campionati Europei 2019. Dopo la vittoria all’esordio contro la Spagna, a Bologna gli Azzurrini, nonostante una grande partita, vengono battuti di misura dalla Polonia, autentica rivelazione del torneo ed ora in testa al Gruppo A a punteggio pieno. Un ko che costringerà la squadra di Di Biagio a vincere a tutti i costi la prossima sfida contro il Belgio, in programma sabato a Reggio Emilia, sperando nel contempo in un successo della Spagna con la Polonia. Nell’eventualità di un arrivo a pari punti di queste tre Nazionali, il regolamento prevede come primo criterio la classifica avulsa negli scontri diretti, poi la differenza reti ed, infine, i gol fatti, il tutto sempre nell’ambito dei confronti diretti.

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Un tiro... un gol

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E alla fine cosa ti resta da dire, se non allargare le braccia e accettare il verdetto del campo. Il calcio è questo, tanto bello quanto spietato. Il calcio è anche “un tiro un gol”, quante volte lo abbiamo sentito ripetere, perché la palla alla fine deve entrare in porta... e poco importa quante volte ci provi a tirare. E gli Azzurrini ce l’hanno messa tuta ma… “gol è quando palla entra”, avrebbe detto il maestro Vujadin Boskov. Il calcio è perdere pur avendo fatto una grande partita, venti e più tiri, venti e più occasioni, palo, paratone del portiere avversario, gol annullato. Poi basta un tiro, sporcato da una deviazione, smanacciato dal tuo portiere, che tocca il palo e poi entra e... il gioco è fatto. Già, un tiro un gol... tanto banale quanto incredibilmente ingiusto.


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HANNO SCRITTO Avevamo la possibilità di essere già in semifinale e quindi a Tokyo, invece ora siamo condannati a battere il Belgio con la paura che possa non bastare. Contavamo le figurine (Chiesa, Barella, Zaniolo, Kean...) e invece adesso rischiamo la figuraccia. Luigi Garlando (La Gazzetta dello Sport) Bisogna ricominciare tutto da capo: la Spagna ci aveva dato il risultato sperato, battendo il Belgio alle 18.30 a Reggio Emilia. Ma noi sbattiamo male su questa Polonia scorbutica. Restiamo a bocca asciutta e adesso bisogna battere il Belgio. E vedere che succede. Fabio Massimo Splendore (Corriere dello Sport)

1) Il gol di Bielik che ci condanna; 2) buona, ma senza rete, la prova di Patrick Cutrone; 3) Adjapong e Mancini, tra i migliori tra gli azzurri; 4) la disperazione di capitan Mandragora; 5) Orsolini, per lui gol annullato dal Var

L’Italia si complica la vita e di conseguenza il cammino nell'Europeo Under 21 di casa. Ci prova, lotta, soffre e tira un'infinità di volte, ma sbatte contro il muro di una Polonia che adesso sogna i Giochi di Tokyo e chissà dove può arrivare. Si decide tutto all’ultimo turno per gli azzurri contro il già eliminato Belgio: il problema è che i ragazzi di Gigi Di Biagio non saranno padroni del proprio destino. Stefano Lanzo (Tuttosport)

IL TABELLINO ITALIA - POLONIA 0-1 Rete: 40’ Bielik ITALIA (4-3-3): Meret; Adjapong (81’ Zaniolo); G. Mancini, Bastoni, Dimarco; Barella, Mandragora (57’ Tonali), L. Pellegrini; Orsolini (46’ Kean), Cutrone, Chiesa. A disposizione: Audero, Montipò, Calabresi, Bonifazi, Romagna, Pezzella, Locatelli, Murgia, F. Bonazzoli. All. Luigi Di Biagio POLONIA (5-3-2): Grabara; Fila, Wieteska, Bielik, Bochniewicz Pestka; Jagiello (55’ Michalak), Dziczek, Zurkowski;, Kownacki (76’ Buksa), Szymanski. A disposizione: Lis, Loska, Gumny, Jonczy, Piotrowski, Placheta, Jozwiak, Wdowiak, Swiderski, Tomczyk. All. Czeslaw Michniewicz Arbitro: Aleksej Kulbakov Note: Spettatori 29194 Ammoniti: Dzicsek, Kownacki, Zaniolo, Buksa

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speciale europei Under 21 Reggio Emilia, 22 giugno 2019: Belgio – Italia 1-3

L’Italia batte il Belgio ma è seconda HANNO DETTO “Abbiamo una piccola speranza. Non potevo chiedere di più a questi ragazzi. Sapevamo di dipendere dagli altri risultati. Siamo la squadra che ha concluso più in porta, ma non è bastato. Per questo non possono essere soddisfatto ma non per le prestazioni” - Luigi Di Biagio “Una grandissima emozione. Sono sincero, non ho passato un bel momento. Adesso possiamo solo sperare purtroppo. Vogliamo andare avanti, farlo davanti alla nostra gente ma dovremo attendere gli altri risultati. Speriamo che la fortuna sia dalla nostra parte” - Patrick Cutrone “Il rammarico è non essere riusciti a pareggiare contro la Polonia. Siamo entrati in campo per vincere e qualificarci subito. Sono errori che ci serviranno di lezione, siamo giovani e queste sono esperienze che ci serviranno per prepararci meglio a sfide internazionali che sono davvero toste” - Federico Chiesa

Gli Azzurrini vincono 3-1 ma il 5-0 delle Furie Rosse ci costa il primato del Gruppo A. L’accesso in semifinale possibile ora solo come miglior seconda.

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“Vincere senza fare calcoli”. Questo l’imperativo di Luigi Di Biagio alla vigilia. Imperativo seguito alla lettera dall’Italia Under 21 che a Reggio Emilia batte 3-1 il Belgio nell’ultima gara. Un successo che consente agli Azzurrini di balzare al secondo posto del proprio raggruppamento, vinto dalla Spagna grazie al contemporaneo 5-0 sulla Polonia. Nonostante le tre squadre siano infatti a quota sei punti, le Furie Rosse prevalgono per la miglior differenza reti negli scontri diretti con le rivali. Il passaggio del turno (e quindi il pass per le semifinali e per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020) rimane sospeso: bisogna infatti attendere l’esito delle gare degli altri gironi per capire se l’Italia passerà come miglior seconda.

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Finale dolce-amaro

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Torta o biscotto che sia, chiamiamolo un po’ come ci pare, il dolce ce lo servono Francia e Romania che, 48 ore dopo la nostra bella e convincente vittoria sul Belgio, pareggiano con un “morbido” 0 a 0, passano il turno a braccetto, si qualificano per le Olimpiadi, e ci mandano a casa. L’amaro è quello che ci resta in bocca, il rimpianto enorme di non essere riusciti, nonostante una rosa mai come in questa occasione così “competitiva”, ad andare oltre la prima fase e giocarcela fino in fondo. “Se ci fermiamo ai risultati il nostro è un fallimento, ma credo sia ingeneroso cancellare 8 anni di un percorso azzurro che ci parla di importante crescita dei nostri giovani” - dirá Gigi Di Biagio. Vero... guardiamo il bicchiere mezzo pieno... per rendere un po’ più dolce questo amaro finale.


speciale europei Under 21

HANNO SCRITTO Se domani Romania e Francia pareggiano, avanzano a braccetto in semifinale con il pass olimpico in tasca. Ma lasciamo starei biscotti degli altri e riflettiamo sulle nostre frittate. Ci resta ancora una speranziella di passare come miglior seconda, ma se non dovesse accadere, abbiamo il diritto di prenderci a sberle fino a settembre. Luigi Garlando (La Gazzetta dello Sport) Potremmo parlare della formula, completamente sballata, ma non è questo il momento, avrebbe il sapore di una scusa e non è il caso di trovarne. Usciremo per quella partita che non siamo riusciti a piegare a nostro favore. Alberto Polverosi (Corriere dello Sport)

1) Il gol di Barella che sblocca la partita; 2) ottima prova di Pellegrini e Mandragora a centrocampo; 3) il gran gol di Chiesa che chiude la gara; 4) Patrick Cutrone, importante ritorno al gol; 5) Manuel Locatelli, tra i migliori in campo

L’Italia fa il suo dovere con il Belgio, ma non basta per arrivare in semifinale dell’Europeo: è al secondo posto e perde così il pass diretto, anche per Tokyo 2020. Lo strappa la Spagna che travolge senza pietà per 5-0 la Polonia, lontana parente di quella combattiva che era riuscita a superare gli azzurrini mercoledì. Stefano Lanzo (Tuttosport)

IL TABELLINO BELGIO-ITALIA 1-3 Reti: 44' Barella (I), 8' st Cutrone (I), 34' st Verschaeren (B), 44' st Chiesa (I) BELGIO (4-4-2): De Wolf; Cools, Bornauw, Bushiri, Cobbaut; Omeonga (14' st Verschaeren), Schrijvers, Heynen, Bastien (14' st Mangala); Luhebakio, Saelemaekers (30' st Mbenza). A disp.: Jackers, Teunckens, De Norre, Leya Iseka, De Sart, , Schryvers, Amuzu, Wouters. All.: Walem. ITALIA (4-2-3-1): Meret; Calabresi, Mancini, Bastoni, Pezzella; Barella (45' st Dimarco), Mandragora; Chiesa, Locatelli (27' st Tonali), Pellegrini (35' st Bonazzoli); Cutrone. A disp.: Audero, Montipò, Bonifazi, Orsolini, Adjapong, Romagna, Murgia, Kean. All.: Di Biagio. Arbitro: Jovanovic (Serbia) Ammoniti: Saelemaekers, Cools, Bushiri, Mangala, Verschaeren, Mbenza (B); Locatelli, Chiesa, Pezzella, Mancini (I) Espulso: 48' st Mbenza (B)

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serie B

di Claudio Sottile

Centrocampista della Salernitana

Rigore Di Tacchio Ultima rincorsa, ultimi passi, ultimo pallone dell’ultima di 44 partite, playout compresi. Di Tacchio macina le falcate fino al dischetto: interno mancino, Vicario spiazzato e gol. Per la Salernitana sarà ancora Serie B. Il resto sono abbracci, lacrime e sudore, mischiati e stretti nella gioia sotto la tribuna stracolma dei campani, giunti in massa al “Penzo”. Francesco, cosa c’era in quella corsa verso la curva dei tuoi tifosi? “È stata una liberazione. Abbiamo sofferto tutti insieme. Era un periodo che non riuscivamo a venirne fuori. Nelle ultime 7-8 partite ci bastava una vittoria e non siamo riusciti a farla. È stato un periodo negativo, poi con il discorso dei playout da giocare o no… Per fortuna ne siamo usciti. Sentivo molto la responsabilità, sono stato anche capitano nel corso della stagione, quando mancavano dei compagni. Indossare la fascia è bellissimo, è motivo di orgoglio per un calciatore, anche se ognuno deve essere

Sinceramente: hai mai avuto timore di retrocedere? “Beh, sì, a Pescara. In caso di vittoria ci saremmo direttamente salvati, in caso di pareggio avremmo fatto i playout e di sconfitta andavamo giù. Eravamo quasi convinti della retrocessione, poi a fine partita la possibilità di fare i playout ci ha tirato su di morale. Durante i 90 minuti dell’Adriatico, quando stavamo perdendo, pensavamo di essere con un piede e mezzo in Serie C, poi abbiamo saputo della sconfitta del Foggia”. Il tuo rigore è stato stilisticamente impeccabile. “In partite ufficiali avevo calciato solo una volta, in Coppa Italia proprio contro la Salernitana, giocavo col Pisa. Non mi capita spesso di cimentarmi dagli undici metri. Feci centro anche quella volta, due su due. In allenamento mi fermo a calciare con gli altri. Alla Salernitana ci sono ragazzi più bravi di me, dò precedenza a loro”.

Ho tifato Milan da bambino. Adesso tifo per la squadra che esprime il miglior calcio capitano. In campo bisogna dare sempre il massimo, e viene di conseguenza l’aiuto verso il compagno”. Senza addentrarci in ragionamenti di palazzo, com’è vivere una stagione iniziata con la situazione della Virtus Entella e culminata con il ping-pong del caso Palermo? “Credo che bisognerebbe stabilizzare tutto all’inizio. Non è possibile che dopo un giudizio bisogni poi aspettare ricorso e controricorso, è quasi un’agonia. Penso alla prima sentenza sul Palermo, quando avevano detto che era retrocesso, dopo molti giorni il secondo grado, poi bisognava andare al Tar. Un’attesa infinita. Tutto questo non fa bene al calcio”.

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Mentre voi giustamente esultavate, faceva da contraltare lo sconforto dei ragazzi del Venezia. “Dispiace per il fatto che comunque sono stati penalizzati da quell’attesa. Noi nel periodo di dubbi abbiamo continuato ad allenarci pesantemente, secondo me l’errore che hanno commesso loro è stato quello di staccare la spina e smettere di allenarsi. Anche per noi non era facile farlo, ma tra riunioni e allenamenti forzati siamo stati bravi, senza avere un obiettivo perché non si sapeva precisamente cosa sarebbe successo. Devo fare i complimenti a tutti i miei compagni di squadra, perché ognuno di noi ha tirato fuori il massimo in una situazione critica”.

La Salernitana si è salvata meritatamente? “Per come è venuta, sì”. Smanettando in rete, si trovano due tue foto da ragazzino con le maglie di Tottenham e Barcellona. Una passione per il calcio estero? “Erano kit che avevo a casa e che avevo ricevuto come regalo. Le indossavo quando giocavo con gli amici. Io ho tifato Milan da bambino. Mi piaceva Kakà, ma non c’entra nulla con il mio ruolo e le mie caratteristiche. Col Milan di Ancelotti ho gioito spesso. Poi ho avuto la fortuna di essere allenato da Gattuso a Pisa, è stata una bella emozione. Adesso tifo la squadra che esprime il miglior calcio, in Italia ogni anno ci sono delle sorprese. Quest’anno m’è piaciuto molto l’Empoli, lottava per la salvezza, ma andava fuori casa a giocare la partita alla pari, nonostante qualitativamente era meno attrezzata delle altre. Mi piaceva per l’idea di calcio di mister Andreazzoli e per la personalità. Anche Sampdoria e Atalanta esprimevano un bel calcio, queste tre seguivo. Ad Empoli si è fatto notare il mio conterraneo Caputo, mi ha veramente sorpreso, non me lo aspettavo. Al primo vero anno di Serie A ha fatto davvero bene. Sono contento che po-


serie B

LA SCHEDA

trà avere un’altra chance nella massima serie, ho letto che è seguito da club importanti, gli auguro di ripetersi”. E tu, sei pronto per il palcoscenico massimo? “È normale che ogni calciatore abbia come obiettivo quello di arrivarci. Ma dall’altra parte sono consapevole che a 29 anni è difficile che una società punti su di me, a meno che non faccia tanti gol,

nato e andare in A con la propria squadra sia un’emozione diversa, se ci arrivi con il gruppo che conosci e col quale sei stato protagonista è più facile”. Quindi con la tua Salernitana? “Spero presto di lottare per le posizioni di vertice. Anche quest’anno era stata costruita una squadra per farlo, poi ci sono stati tanti fattori che hanno compromesso l'annata. Tre allena-

La Serie A? È normale che ogni calciatore abbia come obiettivo quello di arrivarci così da farmi notare nonostante l’età. Penso, tuttavia, che vincere un campio-

tori, risultati che non venivano, una serie di cose. Alla fine, contava solo raggiungere un obiettivo che onestamente all’inizio dell’anno non era nei piani. Spero l’anno prossimo che questa salvezza all’ultimo secondo riesca a ricompattare tutto l’ambiente, così da far tirare fuori anche a noi calciatori qualcosa in più”. Sarebbe il coronamento delle celebrazioni per i 100 dalla fondazione del club. “Sto seguendo, anche se da lontano, questa festa. Penso che per la città di Salerno sia un traguardo importante. C’è una grande tifoseria, spero di poter regalare loro qualcosa di bello”.

Francesco Di Tacchio è nato a Trani il 20 aprile del 1990. Inizia la sua carriera professionistica nelle file dell’Ascoli (in B), passa alla Fiorentina (senza peraltro mai esordire nella massima serie), quindi veste le maglie di Frosinone, Juve Stabia, Perugia, Entella, Pisa e Avellino prima di arrivare a Salerno la scorsa estate. Ha vestito la maglia della Nazionale Under 19 e Under 20. Stagione Squadra

Serie Presenze Reti

2018-2019 SALERNITANA 1919

B

34

3

2017-2018 AVELLINO

B

39

1

2016-2017 A.C. PISA 1909

B

35

1

2015-2016 A.C. PISA 1909

C

13

0

2014-2015 VIRTUS ENTELLA

B

26

0

2013-2014 VIRTUS ENTELLA

C1

21

1

01/2013

VIRTUS ENTELLA

C1

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2012-2013 PERUGIA CALCIO

C1

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2011-2012 S.S. JUVE STABIA

B

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2010-2011 FROSINONE CALCIO

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2009-2010 A.C.F. FIORENTINA

A

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2008-2009 ASCOLI CALCIO

B

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amarcord

di Pino Lazzaro

La partita che non dimentico

Michele Rinaldi

(Viterbese Castrense) “La leggo sempre la rubrica e nel mio caso non posso che dirti la partita con cui ho esordito in Serie A, all’Olimpico di Roma, io col Bari, Roma-Bari 1 a 0: penso sia stato quello insomma il punto più alto della mia “carriera”. Quel campionato ne ho fatte sei di presenze, in Serie A! Di sicuro non la dimenticherò mai, anche perché a ben vedere è un qualcosa tutto som-

quel pre-gara, lo stadio, quello stadio, la passeggiata poi sul campo per vederlo, io che quel campo prima l’avevo visto solo da spettatore, pure gli spogliatoi: bello e gratificante. Si perse comunque 1 a 0, se non ricordo male il gol l’ha fatto quel difensore brasiliano, Juan e loro avevano tra gli altri Totti, Borriello, Menez, Mexes e compagnia [siamo andati a vedere, effettivamente il gol lo fece Juan e le formazioni in campo Roma - Bari, la partita con queste quel giorno; Roma: Lobont (46' cui ho esordito in Serie A Doni); Cassetti, Juan, Mexes, Castellini; Simplicio, Greco, Brimato che capita a pochi, qualcosa di ghi; Menez (87' Taddei); Totti (70' Okararo. L’ho saputo la mattina della parka), Borriello; Bari: Gillet; Galasso, A. tita che avrei giocato, alcuni dei miei Masiello, Rinaldi, Raggi; Gazzi, Donati, compagni avevano dei problemi fisici, Pulzetti; Strambelli (80' Crimi), Rivas così toccava a me. Ricordo bene tutto (60' Romero), Caputo (68' D’Alessandro)]. L’ho giocata tutta, penso discretamente bene, seguendo le indicazioni del nostro mister, era Ventura, ovvio che loro avevano più qualità di noi. No, dei miei non c’era nessuno, peccato. A

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quel tempo mia moglie ancora lavorava lì a Rimini, non poteva esserci, ma so che lì davanti alla televisione i miei familiari c’erano tutti e con che attenzione la seguirono quella partita. Anno bello insomma e pensa che – io milanista – ho pure giocato a San Siro contro il Milan in quella stagione. Tornando al mio esordio in A, ricordo quanto fossi emozionato all’inizio, come si percepiva che quello era un “altro” posto, diverso da quelli che avevo sin lì conosciuto, l’atmosfera e l’adrenalina erano diverse. Primi palloni che così scottavano me poi mi sono messo lì concentrato, mettendo da parte le emozioni. Un paio di giorni dopo l’hanno ridata in televisione e me la sono guardata per bene, potendo riconoscere che pure me la cavai discretamente. Se guardo indietro, a quello che è stato il mio percorso, devo riconoscere che qualcosa in più l’avrei potuta fare, anche se non rinnego nulla di quel che ho fatto e sono contento del mio percorso. Il mio obiettivo, specie agli inizi, è sempre stato quello di giocare e così, dopo i primi mesi, se non mi vedevo troppo considerato, con le società che facevano legittimamente comunque le loro scelte, ecco che preferivo cambiare, cercare altre soluzioni. Questa adesso di Viterbo è un’esperienza forte: siamo in pratica partiti con tre mesi di ritardo e stiamo facendo un’incredibile rincorsa. Un girone tosto il nostro, magari qualitativamente può forse essere inferiore agli altri due, ma è competitivo in assoluto a livello agonistico, con campi cosiddetti caldi in cui, se non ti fai trovare pronto, puoi perdere con tutti. Dopo? Ancora non ci penso, anche se magari dovrei cominciare a farlo. L’intenzione è intanto di giocare altri 4-5 anni, sicuro, anche se so che fanno anche presto a passare. Sono insomma sempre concentrato sul campo, anche se questa pulce m’è arrivata nell’orecchio…”.


amarcord

Salvatore Burrai (Pordenone)

“Beh, se proprio te ne devo dire giusta una, come faccio a non pensare al mio esordio in Serie A? Dai, era il 26 maggio del 2007, io col Cagliari, Cagliari-Ascoli. Una data quella che proprio non dimentico; a volte mi capita magari di fare confusione con date di quel periodo, sai, è pure tempo in genere di playoff, magari qualcosa la posso mischiare, ma quel 26 maggio no, non lo dimentico. È stata quella una stagione in cui ero aggregato con la prima squadra, l’allenatore era Giampaolo che verso di me aveva stima e fiducia ed ero il più giovane di tutti. Sempre con-

quanti potesse essere il minutaggio, ma che era insomma quella la sua idea. E quel momento, bellissimo, poi arrivò: mi disse di cominciare a scaldarmi, che toccava a me. Era l’ultima di campionato, magari avrebbe potuto capitare anche prima – c’era, ripeto, la fiducia dell’allenatore – ma un po’ per l’andamento del campionato e un po’ certo per la concorrenza, non era successo. Esordio in A dunque, il sogno che avevo sin da quando avevo cominciato a giocare. Ricordo che entrai e ne toccai pure parecchi di palloni e ricordo pure che arrivai proprio vicino a fare gol, l’occasione insommi capitò e a “disturbarmi” 26 maggio del 2007, io col ma fu proprio un mio compagno, Cagliari, il mio esordio in A Semedo, che mi anticipò, pensa se avessi segnato proprio il vocato, già avevo fatto delle presenze giorno dell’esordio… [anche qui siain Coppa Italia, ma niente in campionamo andati a spulciare nel relativo alto. Ricordo che prima di quella partita, manacco della Panini: Ascoli-Cagliari Giampaolo mi disse che aveva intenzione di farmi giocare, che non sapeva

2-1, con gol di Soncin e Paolucci per l’Ascoli, di Mancosu per il Cagliari; ecco le formazioni quel giorno; Ascoli: Eleftheropoulos (49’ Boccolini), Vastola, Melara, Lombardi, Pesce (80’ Bellusci), Guberti (46’ Perrulli), P. Zanetti, Boudianski, Bonanni, M. Paolucci, Soncin; Cagliari: Chimenti (Aresti), Semedo, Lopez, Bizera, Del Grosso, Biondini (82’ Burrai), Budel, Conti, Marchini, Pepe, Mancosu (59’ Puddu)]. A che punto sono della mia carriera? (Nessun accenno, anche da parte di chi scrive, alla possibile/probabile promozione in Serie B da parte del Pordenone, promozione che al momento della telefonata – inizio d’aprile – è proprio vicina; come dire insomma scongiuri su scongiuri) Credo d’essere nella parte migliore, sto bene fisicamente e non sono qui a mettermi certo dei limiti: altri 5-6 anni me li vedo davanti, sì”.

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regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Calcio femminile e dintorni…

La straordinaria forza delle donne In queste ultime settimane, milioni di italiani sono rimasti incollati agli schermi per vedere le partite della nostra Nazionale di calcio femminile. Si è trattato di un fenomeno impensabile fino a qualche anno fa. Il calcio, infatti, è sempre stato considerato uno sport maschile per eccellenza. Ne è la prova, tra le altre cose, che ancora oggi una ragazza che gioca a calcio, anche ai massimi livelli, non è considerata una professionista. Ci arriveremo. Forse prima del previsto. Un grande riconoscimento lo si dovrà riservare a queste bravissime ragazze che hanno saputo affrontare una competizione così importante, com’è un mondiale di calcio, dando il meglio di se stesse, sia come persone che come atlete. Dimostrando carattere, orgoglio, spirito di squadra. Anche in altri paesi del mondo vi sono delle calciatrici che sanno lasciare un segno. In Mozambico, ad esempio, come ha documentato Medici Senza Frontiere, le ragazze della squadra di calcio “Cocoricoo” di Beira,

la città più colpita dal ciclone Idai e dalla drammatica epidemia di colera successivamente scoppiata, hanno aiutato a costruire un nuovo Centro di trattamento di questa malattia sul

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terreno del loro campo. Un rettangolo dove l’unico colore che appare è quello marrone della terra. Il verde dell’erba è completamente assente. Nel video, pubblicato sul sito internet di un importante quotidiano italiano, si vedono queste giovani calciatrici del Cocoricoo impegnate insieme agli abitanti della città nell’impiantare delle tende. Silvia Smilia Augusto, una delle giovani atlete, dichiara: “Mi piace giocare al calcio. È il sogno della mia vita. Come atleta il mio sogno è giocare nella nazionale del Mozambico. Sono felice di aiutare. Sto imparando diverse cose, come le mie compagne”. Poche parole, che confermano come nella pratica della solidarietà, così come nello sport più popolare del mondo, i risultati si ottengono giocando di squadra. Grazie a queste ragazze, infatti, ogni giorno a Beira fino a cento persone possono essere curate nell’ospedale da campo. Spostandoci verso l’Arabia Saudita, a Riad, incontriamo la storia di Saja Kamal, una ventisettenne che ha scoperto l’amore e la passione per il calcio già da quando ne aveva quattro. “Alle superiori ho studiato in Bahrain. Facevo la pendolare tra casa mia in Arabia Saudita e la scuola e il campo, con un viaggio di un’ora al giorno. Lì sono stata notata dalla Arsenal Soccer School e ho potuto raggiungere la squadra in Gran Bretagna. In quel momento ho capito cosa volesse dire essere un’atleta professionista, ma ho anche realizzato che non avrei avuto le stesse opportunità delle altre donne del mondo, non per la mia incapacità o per l’età, ma per la mia nazionalità e genere. Ed era frustrante”. Indossare una maglia e gli scarpini, correndo dietro ad un pallone, per Saja significa anche battersi per costruire una società più giusta ed uguale, dove le donne possono godere degli stessi

diritti degli uomini. In Arabia, dove tra molte polemiche nel gennaio di quest’anno si è giocata la partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan, alle partite di calcio femminili possono partecipare come spettatori soltanto delle donne e manca tuttora una nazionale composta di sole ragazze. Un sogno, un’utopia che Saja vorrebbe si trasformasse quanto prima in realtà. Ci vorrà del tempo, ma prima o poi le cose cambieranno. Non fosse altro per l’aumento di interesse dell’opinione pubblica mondiale verso il calcio femminile. Secondo una recente indagine della multinazionale della rilevazione dati Nielsen, ripresa dal quotidiano inglese Telegraph, ben 314 milioni di persone, in tutto il mondo, di cui il 54% di sesso maschile, si dichiarano interessate al calcio praticato dalle donne, un comparto che registra la presenza di circa 16 milioni di atlete. Sono numeri importanti, con un trend in crescita. Segno che il mondo, come il pallone, gira. E girando, cambia anche direzione, quando il vento della storia inizia a soffiare.


biblioteca AIC L’incipit (pag. 1)

Allegriade Amanti dello sport e appassionati di calcio: mi chiamo Massimiliano Allegri e sono un livornese purosangue, un toscano orgoglioso di provenire dalla terra che ha dato i natali alla nostra lingua ricchissima e musicale. Dopo quasi quarant’anni di attività agonistica, dapprima come giocatore e poi come allenatore, ho deciso di riaprire gli appunti che mi hanno accompagnato in questo viaggio all’inseguimento di un pallone da calcio: sono quelle annotazioni che oggi mi danno la forza e il coraggio di mettere per iscritto

in più di un’occasione mi hanno fatto capire che dovevo, se non ripartire da zero, almeno rivedere teorie di cui ero fermamente convinto e che poi, invece, si erano dimostrate inefficaci. Il mio modo di essere allenatore di una squadra di calcio è in parte frutto di esperienze personali, ma non solo: nella mia vita è stato fondamentale anche il confronto con i colleghi, sia i calciatori, nel periodo in cui anch’io scendevo in campo con maglietta e pantaloncini, sia, successivamente, gli allenatori, quelli che oggi sono i miei colleghi. Sono infatti convinto che un buon mister non può prescindere, nel suo lavoro, innanzitutto da un ricco confronto con quello che nello sport si chiama “avversario”. In questo ambito ho cercato di imparare da tutti, guardandomi attorno come un bimbo che ha una sacrosanta voglia di conoscere per migliorarsi. Ricapitolando: ho iniziato questo lungo viaggio con l’esperienza personale, accettando di “vivere al fronte”, cioè di fare sport in prima linea, mettendoci la faccia sempre e comunque. Soltanto così sono riuscito ad arricchire la mia… banca dati, che oggi mi ritorna particolarmente utile riassunta sotto la voce dell’esperienza. A questo, lo ripeto, ho la mia esperienza allo scopo di condiviaggiunto la massima disponibilità a conderla con voi. Questo libro, insomma, da frontarmi con gli avversari e con i colleuna parte è la confessione di tutto quello ghi, anche se in molte occasioni questi che ho imparato nel calcio e dal mondo due concetti si riunivano in uno solo. del calcio, dall’altra è l’applicazione di ciò Ma c’è anche un terzo stadio della mia che mi è stato insegnato e che ho interioconoscenza che mi sta particolarmente rizzato fino a proporre una mia filosofia e a cuore. Oltre all’esperienza personale e un mio credo calcistico e sportivo. al confronto con l’avversario, ho cercato sempre di migliorarmi Questo libro è l’applicazione di e di tenermi aggiornato leggendo libri, consulciò che mi è stato insegnato tando riviste specializzaCon questo non intendo mettermi sul te e prendendo parte a convegni: tutto ciò piedistallo. Quello che segue è il frutto allo scopo di essere un allenatore libero. di una consapevolezza maturata sopratInfatti ritengo che la libertà sia figlia deltutto grazie agli sbagli che io, come tutti, la conoscenza: più si padroneggia una ho inevitabilmente commesso nel corso qualsiasi materia, più si ha la capacità di della mia carriera. Sono stati soprattutprendere decisioni che sono il risultato di to gli errori a farmi crescere negli anni: una libera scelta e non di una costrizione.

Massimiliano Allegri

È MOLTO SEMPLICE

Sperling & Kupfer Massimiliano Allegri, di Livorno, agosto 1967, ha iniziato la sua carriera calcistica nella stagione 1984/1985, giocando col Cuoiopelli (Santa Croce nell’Arno) in Interregionale. A seguire tre campionati con Livorno (C1) ed è successivamente con la maglia del Pisa, non ancora ventunenne – nel giugno del 1989 – che fa l’esordio in serie A (contro il Milan). Ritornato nella sua città al Pro Livorno (C2), ha poi via via giocato con Pavia (C1), Pescara (B-A), Cagliari (A), Perugia (B-A), Padova (B), Napoli (A), ancora Pescara (B), Pistoiese (B) e infine Aglianese (D-C2). Il suo stop col calcio giocato è al termine della stagione 2002/2003, iniziando poi subito ad allenare (estate 2003) proprio l’Aglianese (C2). Sulle panchine poi di Spal (C1), Grosseto (C1), Sassuolo (C1-B), Cagliari (A) e Milan (A), e Juventus dall’estate del 2014 sino a giugno 2019. Da “mister” il suo palmares annota: un campionato di C1 (2007/2008) e una Supercoppa di Lega di Serie C1 (2008) col Sassuolo; sei scudetti (Milan 2010/2011 e Juventus 2014/2015-2015/20162016/2017-2027/2018-2018/2019); tre Supercoppe Italiane (Milan 2011 e Juventus 2015-2018); quattro Coppe Italia (Juventus 2014/2015, 2015/2016, 2016/2017, 2017/2018). Panchina d’oro per la Prima Divisione nella stagione 2007/2008, ha dalla sua quattro panchine d’oro assolute (Cagliari 2008/2009; Juventus 2014/2015, 2016/2017, 2017/2018). Inserito nella Hall of fame del calcio italiano nel 2018, ha ricevuto il “nostro” riconoscimento-AIC quale miglior allenatore nel 2011, 2015, 2016 e 2018.

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primo piano

di Vanni Zagnoli

Settima edizione a Bologna

Il Premio Bulgarelli a Nicolò Barella A palazzo Toschi, a Bologna, lunedì 27 maggio scorso è stata una bella serata di Gala, anche per l’Assocalciatori. Torna il premio intitolato a Giacomo Bulgarelli, settima edizione, grazie al Felsina, società giovanile bolognese, e al Bologna, “finalmente torna a casa, per onorare una delle bandiere sportive e uno dei personaggi più illustri della città”,

difficile identificare un Bulgarelli nel calcio mondiale di oggi”. Chissà come sarebbe andato il mondiale in Inghilterra se Giacomo non si fosse infortunato alla spalla nel primo tempo. “Chissà, magari avremmo vinto, contro la Corea, anziché perdere, e magari saremmo arrivati in fondo”. La signora Bulgarelli ogni tanto torna allo stadio Renato Dall’Ara. “Non spessissimo. Ho conosciuto il presidente Joey Saputo”. Presidente del premio è Fabio Capello, amico dell’ex bandiera rossoblù: “Venivo a vedere il Bologna per imparare da lui come stare in campo” - rammenta – “Non si poteva dimenticare un grande amico e così abbiamo voluto creare questo premio, a cui siamo tutti molto legati. Ricordo le grandi emozioni anche quando commentavamo insieme le partite a Telemontecarlo. In Nazionale non abbiamo giocato insieme, io presi il posto di Giacomo: ne ricordo l’umiltà e l’intelligenza, è stato un grande e per quell’umiltà era apprezzato da tutti. Per la serietà e l’attaccamento ai coloracconta il presidente Alberto Verni. ri e per quanto ha fatto per il Bologna. In prima fila c’è la famiglia di GiacoÈ bellissimo avere riportato in auge il mo, la figlia Annalisa si racconta: “Ho suo personaggio, considerato l’afflustanti ricordi e tutti belli di papà” so di persone, a testimoniare l’affetto dice – “era una grande persona. Mio di tanti. Esistono valori che non si pospadre era attaccatissimo a Bologna, sono perdere”. è la nostra città, non avrebbe mai Accanto gli amici di una vita: il volto cambiato squadra: per Bologna, per televisivo Luigi Colombo (“500 telecronache insieme, su Tmc”) il vicedirettore di Skysport Tra i premiati anche Rita eMatteo Marani, Josè AltafiGuarino e Marta Carissimi. ni e Damiano Tommasi. Che ricorda: “Giacomo è stato i tifosi e per la società”. uno dei fondatori dell’Associazione, Sono pochi i giocatori bandiera, con un calciatore e una persona speciatutta la carriera con la stessa maglia: le. Non si intitola per caso la curva di Totti, Paolo Maldini, Bergomi, Bellini uno stadio a una persona”. nell’Atalanta. Mentre De Rossi non ha Fra i giurati mancano Sandro Mazzoquesta soddisfazione, deve lasciare la la, Luisito Suarez, Gianni Rivera e il Roma. “Non so cosa penserebbe del presidente onorario dell’AIC, Sergio calcio odierno, sono passati 10 anni, Campana. C’è Franco Colomba, amico dalla sua scomparsa. Gli piaceva ed ex compagno del numero 8 che ha molto Messi, del Barcellona. È troppo scritto la storia rossoblù: “Mi ispiravo

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a lui, da ragazzo andavo a suonargli a casa per avere l’autografo, con i compagni delle giovanili. Me lo sono trovato a fianco, ho segnato il primo gol su suo assist e poi, da dirigente, mi volle a Modena”. La conduttrice della serata, Federica Lodi, volto di Sky, fa annunciare la collaborazione del tecnico con il Felsina:

“Ci tengono davvero tanto”. Il premio Bulgarelli premia la meglio gioventù del calcio italiano. Nicolò Barella del Cagliari è emozionatissimo: “Quando ho visto l’albo d’oro ho pensato a uno scherzo”. In effetti figurano i migliori centrocampisti internazionali: Pirlo, Xavi, Iniesta, Pogba, Yaya Tourè, De Rossi. Ora pure il regista neo azzurro: “Allegato all’invito c’era un biglietto aereo, mi ha convinto che fosse realtà. Ho cercato sempre di dare il massimo, penso che la perseveranza sia la cosa più importante. Porto via il premio, prima di andare in Nazionale e tornare a Bologna per l’Europeo Under 21: voglio tutto. Cer-


primo piano

cheremo di portare a casa questo Europeo partendo proprio qui da Bologna, fra qualche settimana”. Aggira invece le voci di mercato, piace all’Inter: “Vedremo, non lo so. Mi fa piacere l’interesse dei grandi club ma di queste cose parlano presidente e procuratore. Adesso penso solo all’Europeo”. È fra i 33 preconvocati da Mancini per le gare di qualificazione agli Europei, contro Grecia e Bosnia. Si affaccia Gollini, il portiere dell’Atalanta. “Siamo insieme da 6-7 anni, mi fa piacere che sia convocato, al posto dell’infortunato Donnarumma”. Capello da commentatore di Sky lo difende. “È il nostro futuro, è talmente bravo che i nostri club rischiano di farselo scappare all’estero. Ha personalità e qualità, tecniche e fisiche, pur non essendo alto. È dinamico e uno dei giocatori più importanti per la Nazionale”. Stesso discorso vale per Nicolò Zaniolo, che invia un video da Roma, per ringraziare la giuria. Brillano anche le stelle del calcio femminile: Rita Guarino della Juventus, miglior allenatrice dell’ultima stagione, capace di vincere scudetto e Coppa Italia, e la torinese Marta Carissimi del Milan, miglior giocatrice eppure non convocata per il Mondiale. “Speriamo di passare il primo turno, con la Nazionale” - spiega il tecnico bianconero

– “non siamo lì solo per partecipare, la ct Milena Bertolini è stata molto chiara. Punterà sulla forza del gruppo, l’Italia ha sempre giocato gare importanti, facendo bene, ci auguriamo tutti che possa durare il più a lungo possibile”. Un pensiero a Bulgarelli anche da parte di José Altafini, 80 anni: “Era un amico, lo chiamavo affettuosamente ‘tortellino’. Credo che sia stato in assoluto la miglior seconda voce nelle telecronache”. Anzi, il ruolo è stato proprio inventato con lui.

Premio nato nel 2011

LA SCHEDA Il Premio Bulgarelli Number 8 è un riconoscimento internazionale che viene assegnato annualmente dall’Associazione Giacomo Bulgarelli Bologna e dall’Associazione Italiana Calciatori, con il patrocinio della FIFPro, per premiare la migliore mezzala dell’anno. Il premio è nato su iniziativa del giornalista Luigi Colombo nel 2011. Una giuria di ex calciatori, allenatori e giornalisti (tra i quali Sergio Campana, Damiano Tommasi, Fabio Capello, Sandro Mazzola, Luisito Suarez, Josè Altafini, Gianni Rivera e Gianni Grazioli) ha il compito di scegliere la migliore mezzala in una rosa di tre nomi indicata da un gruppo di giornalisti di testate sportive italiane e straniere. Questo l’albo d’oro: Xavi (2012), Andrea Pirlo (2013), Yaya Touré (2014), Poul Pogba (2017), Andres Iniesta (2018), Daniele De Rossi (2019), Nicolò Barella (2019)

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Impugnazione della rinuncia alla retribuzione Per quanto il tema sia senz’altro conosciuto o per non dire scontato dagli addetti ai lavori, vale comunque la pena evidenziare una delibera del Collegio Arbitrale Lega B/AIC del 22 febbraio 2018 in tema di incentivo all’esodo e della connessa impugnazione della rinuncia alla retribuzione. I fatti La società FC Carpi ricorre al Collegio Arbitrale esponendo che un proprio calciatore, in occasione del suo trasferimento a titolo definitivo alla società FC Parma, ha sottoscritto un atto dì rinuncia alla retribuzione maturata per i 27 giorni del mese di luglio 2017, atto regolarmente depositato presso la Lega Serie B; in seguito, dopo circa un mese, riceve una comunicazione con cui il calciatore contesta la validità della rinuncia per “vizio della volontà”, atto che comunque impugna ai sensi dell’art. 2113 cod. civ.. In sostanza, la società chiede che il Collegio accerti la validità dell’atto di rinuncia e quindi confermi la liceità della mancata corresponsione dell’importo corrispondente a 27 giorni riferiti alla mensilità di luglio 2017. Il calciatore si costituisce deducendo, nel merito, l’indisponibilità del diritto rinunciato nonché l’annullabilità della dichiarazione di rinuncia per vizio della volontà determinato dalla violenza morale esercitata dalla società per formalizzare il suo trasferimento al FC Parma. Conclude pertanto per il rigetto della domanda avversaria e, in via riconvenzionale, per la condanna della società ricorrente al pagamento in suo favore della somma corrispondente al periodo di vigenza contrattuale 1-27 luglio 2017. La decisione La delibera del Collegio, nella motivazione, parte necessariamente dall’analisi dell’art. 2113 cod. civ., che prevede quanto segue: “Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto

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diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile, non sono valide. L'impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.” In pratica, l’art. 2113 dispone l’invalidità di rinunce e transazioni che abbiano come oggetto diritti del lavoratore derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi. In tal senso, va dunque verificato quali siano le norme da cui derivino “disposizioni inderogabili” e, secondo autorevole dottrina, va considerata tale la norma che “persegua un fine di tutela di un interesse generale o di ordine pubblico o, comunque, una finalità di tutela degli interessi del lavoratore.” Va quindi, in ultima analisi, verificato se il “diritto” rinunciato, vale a dire la retribuzione maturata nei 27 giorni del mese di luglio e comunque durante il rapporto di lavoro, derivi da disposizioni di legge o di accordo collettivo. Per il Collegio, la risposta è senza dubbio affermativa, in quanto l'indisponibilità del diritto alla retribuzione: a) deriva dalla nostra Costituzione (art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”; b) l’art. 2103 cod. civ. sancisce la nullità di ogni patto contrario; c) infine, anche gli artt. 4 e 5 dell’Accordo Collettivo Lega B/AIC non prevedono in alcun modo la disponibilità della re-

tribuzione, a meno che questa possibilità non sia ammessa da una esplicita previsione presente nel contratto individuale, circostanza che non sussiste nel contratto tra il FC Carpi ed il calciatore resistente. Di conseguenza, non va accolta nemmeno la tesi della società secondo cui la parte indisponibile della retribuzione contrattuale del calciatore sarebbe costituita dal minimo di categoria (€ 28.672,00 annui) fissato per la stagione 2017/18 e non dalla residua retribuzione contrattuale, che pertanto non sarebbe “protetta” dall’art. 2113 cod. civ. trattandosi del c.d. superminimo. A tal proposito, il Collegio evidenzia che nel contratto di lavoro oggetto della controversia società e calciatore hanno pattuito il compenso prevedendo un ammontare lordo omnicomprensivo e quindi senza alcuna traccia del sopra menzionato superminimo. Per concludere, il Collegio dichiara la nullità dell’atto di rinuncia alla retribuzione sottoscritto del calciatore ha quindi condanna la società a corrispondere i 27 giorni della mensilità di luglio 2017 precedentemente oggetto di rinuncia.


calcio e legge

di Stefano Sartori

Dall’1 al 10 luglio

L’art. 116 delle Noif Proroga del tesseramento Si sta avvicinando la fatidica data dell’1 luglio e quindi dell’ambito temporale di applicabilità dell’art. art. 116 delle NOIF – Proroga di tesseramento e stipula di contratto in caso di promozione – che prevede quanto segue: “Le società della Lega Nazionale Dilettanti, ammesse al Campionato di Serie C, hanno diritto di stipulare dal 1° al 10 luglio il contratto da "professionista” con tutti i calciatori "non professionisti’’, in precedenza per essa tesserati, a condizione che abbiano l’età prevista dal comma 3 dell’art. 28, Per tali calciatori la scadenza del precedente tesseramento è prorogata al 10 luglio”. Ebbene, alcune decisioni del Tribunale Federale Nazionale – Sezione Tesseramenti (CU 9/TFN del 6 novembre 2017, già commentato nel numero di gennaio/febbraio 2018 e 13/TFN del 6 febbraio 2018), ci consentono di applicare correttamente una disposizione che, per molto tempo, è stata interpretata alla stregua di un “contratto d’autorità” esercitabile nel periodo 1/10 luglio a pura e semplice discrezione della società neopromossa. I fatti CU 9/06.11.17: la società Virtus Ve-

comp Verona proponeva reclamo, innanzi al Giudice Sportivo, avverso l’esito della gara disputata contro la società Arzignano Valchiampo sostenendo che il calciatore Forte Daniele Antonio aveva partecipato alla partita senza averne titolo poiché in difetto di tesseramento. In particolare, la Virtus sosteneva che il calciatore nella stagione sportiva 2016/2017 era tesserato con la società Ravenna FC 1913 che, al termine della stagione, aveva acquisito il titolo per partecipare al campionato di Serie; ebbene, in data 4 luglio 2017, il calciatore veniva tesserato dalla società Arzignano Valchiampo in aperta violazione dell'art. 116 NOIF. Per la Virtus il calciatore doveva intendersi tesserato con il Ravenna FC 1913 almeno fino al 10 luglio in virtù della proroga prevista dall’art. 116 NOIF per i calciatori tesserati con società ammesse al campionato di Serie C e, pertanto, il tesseramento con l’Arzignano Valchiampo del 4 luglio antecedente doveva ritenersi nullo. La società Arzignano Valchiampo depositava una propria memoria con cui

sosteneva la legittimità del tesseramento del calciatore in quanto l’art. 116 NOIF riconoscerebbe un diritto e non un obbligo delle società di tesserare/confermare propri calciatori tra i professionisti. Ed infatti, proseguiva l’Arzignano, il Ravenna FC 1913 aveva esercitato detto diritto solo con riferimento a due calciatori, avendo quindi implicitamente rinunciato a tesserare il calciatore Forte Daniele Antonio per il campionato 2017/2018. La pronuncia del TFN Il Tribunale Federale Nazionale - Sezione Tesseramenti ha accolto la tesi della società arzignanese e ha quindi ritenuto valido il tesseramento del calciatore, e ciò sulla base dell’interpretazione letterale dell’art. 116. In particolare, citiamo testualmente, “dalla lettura della norma si evince che la proroga dei termini di tesseramento è riservata solo ai calciatori che vengono tesserati come professionisti per le società di appartenenza promosse in serie C.” Un ragionamento diverso e così pure un’interpretazione opposta, comporterebbe l’impedimento per tutti i calciatori non professionisti tesserati per società neo promosse in serie C di tesserarsi presso altre società sino al 10 luglio. Circostanza, a giudizio del TFN, non contemplata dalla norma. In sostanza, nelle more e quindi in assenza di esplicita conferma da parte della società neopromossa, ilo calciatore può tesserarsi con qualsiasi altra società. In sostanza, ed in attesa di ulteriori pronunce che chiariscano in via definitiva il dettato normativo, nelle more e quindi in assenza di esplicita anteriore conferma da parte della società neopromossa, il calciatore può tesserarsi per qualsiasa altra società professionistica o dilettantostica.

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fifpro

di Filippo Corti

La FIFPro a Madrid

Assemblea Generale Division Europe Si è svolto a Madrid il 21 e 22 Maggio l’Assemblea Generale della Division Europe di FIFPro. I lavori si sono aperti con un workshop interattivo la cui finalità è stata quella di individuare gli obiettivi, le sfide e le necessità dei diversi membri per poi accorparle in gruppi di interesse regionali e sulla

ces e la condivisione di buone pratiche per la crescita della figura del “Player Development Manager” già discusse nel “Leadership workshop” svoltosi a Hoofddorp lo scorso Febbraio. Nella seconda giornata dei lavori Richard Ayers, CEO di 7 Leagues ha esposto con una presentazione molto

base di queste riflessioni riuscire, tramite la condivisione di idee, proposte e progetti, a segnalare a FIFPro le più adeguate e opportune modalità di intervento e di assistenza. FIFPro ha poi sottolineato l’importanza strategica dell’accordo di collaborazione stretto con il Parlamento Europeo in occasione delle elezioni e della campagna “thistimeimvoting” alla quale hanno partecipato attivamente diversi membri tra cui anche AIC tramite un sondaggio il cui obiettivo è stato verificare la partecipazione e l’interesse della categoria alla politica europea. Di grande approfondimento è stato il tema della “concussion” per il quale è stata prevista una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle atlete che sono scese in campo per la Coppa del Mondo in Francia e ai progetti futuri di FIFPro nei riguardi dei servizi ai membri: lo sviluppo della piattaforma ad opera della divisione FIFPro Servi-

convincente l’importanza e soprattutto l’influenza del posizionamento del calciatore nell’industria moderna, analizzando quindi la potenza comunicativa ed economica delle piattaforme digitali e dei social media all’interno dei quali il calciatore non è spettatore ma attore protagonista. Tramite un workshop molto rilevante si è parlato di calcio femminile: l’obiettivo della sessione è stato evidenziare la situazione relativa ai diritti principa-

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li, economici e professionali delle atlete nelle varie associazioni. In conclusione si è dato rilievo all’argomento più rilevante dell’agenda dell’Assemblea Generale: la riforma e lo scenario dell’Europea del calcio e dei calciatori dopo la proposta di modifica della struttura dei campionati europei. Ospiti d’eccezione per l’occasione sono stati Giorgio Marchetti, Deputy Secretary General di UEFA, Michele Centenaro, Secretary General di ECA e Jacco Swart, Managing Director di European Leagues. La discussione e il dibattito hanno evidenziato le problematiche derivanti dalle conseguenze del possibile nuovo format dellla Champion’s League e dell’Europa Legue 1 e Europa League 2, con particolare attenzione al principio di “solidarity”, come ad esempio lo screditamento e la perdita di interesse delle competizioni domestiche, l’aumento del numero delle partite e quindi l’aumento delle probabilità di infortunio dei calciatori, l’irrecuperabile divario tra i club abbienti e i club minori e altre tematiche. Difficile trovare uno scenario condiviso che riesca a soddisfare le esigenze di tutti gli stakeholder: i calciatori, i club, le leghe e la UEFA. A chiudere i lavori il consueto discorso del Presidente della Division Europe Bobby Barnes che ha sottolineato la necessità di suggerire proposte e di non esaltare i problemi nei tavoli di lavoro e contrattazione sia negli “affari” FIFPro che in quelli domestici.


segreteria Continua la partnership AIC/AVIS

AVIS accompagna AIC ai Mondiali di Calcio Femminile Anche per la nuova stagione sportiva, ormai alle porte, Avis si occuperà delle esigenze di mobilità di AIC. Dagli spostamenti dei dirigenti dell’Associazione a quello dei giovani atleti che prendono parte ai Camp Estivi, ogni trasferimento sarà gestito attraverso le soluzioni disponibili nell’ecosistema Avis. Come sempre, fair play, rispetto degli

altri e senso del dovere per imparare ad essere un buon atleta e un buon cittadino sono i valori alla base della partnership tra Avis Autonoleggio Italia e AIC. E quest’anno con un obiettivo ancora più importante: accompagnare AIC al seguito delle nostre calciatrici della Nazionale Italiana di Calcio per l’avventura Mondiale. Avis ed AIC rappresentano la più alta

espressione di promozione di valori legati allo sport e alla mobilità sicura. Una partnership che consente a tutti i soci dell’Associazione e ai propri familiari di poter soddisfare le proprie esigenze sportive attraverso un ecosistema di soluzioni di mobilità sostenibile per le principali città, con l’introduzione di flotte di veicoli ibridi ed elettrici e di tariffe orarie.

Presentato in Senato e nella sede AIC

#facciamogliuomini: contro ogni violenza sulle donne È stato presentato, mercoledì 12 giugno nella sala Caduti di Nassyria al Senato, e il 1° luglio nella sede dell’AIC a Vicenza, #FACCIAMOGLIUOMINI, il progetto dell’Associazione Italiana Calciatori volto alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne in attuazione della convenzione di Istanbul. Il progetto, patrocinato da tutte le componenti del mondo del calcio (FIGC, Lega A, Lega B, Lega Pro, LND, AIAC, AIA) prevede una serie di iniziative: • Adesione da parte dei calciatori • Lancio di uno spot con protagonisti i calciatori • Convegni/incontri nelle università • Giornata speciale di campionato il 24/11 (coinvolgimento di tutte le Leghe) • Dipartimento Senior AIC: maglie #facciamogliuomini utilizzate durante la AIC League

Avis e AIC negli stadi del Mondiale femminile a Valenciennes, Parigi e Reims

prima di tutto, in quanto uomini e poi come persone capaci di arrivare al “pubblico”, diventano lo strumento migliore per veicolare tale messaggio con maggior incisività. Il simbolo della campagna è il NARCISO, un fiore stupendo che, a causa delle leggende e delle simbologie che lo circondano, è diventato anche un vero e proprio aggettivo declinato al maschile, dal significato tutt’altro che positivo. L’obiettivo di #FACCIAMOGLIUOMINI è quello di stravolgere l’accezione negativa del termine, rendendo il “narciso” un simbolo di rispetto e amore per gli altri, specialmente per le donne.

#facciamogliuomini vuole sottolineare l’importanza di mettere gli uomini al centro del progetto: partire da loro per sensibilizzare i giovani e la società in genere alla cultura del rispetto e della non violenza. Il calcio, al di là degli stereotipi, viene così messo al centro di un messaggio importante e i calciatori

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secondo tempo

di Claudio Sottile

Nicolás Suárez Bremec

Celui-ci n’est pas un gardien Il titolo si traduce così: “Questo non è un portiere”. O meglio, non è solo un estremo difensore. Perché è anche allenatore e… artista. L’ispirazione concettuale dal pittore belga René Magritte ci serve per presentare Nicolás Suárez Bremec, professione…? “Nell’ultima stagione sono stato preparatore dei portieri al Casarano, Ec-

nonostante mi diverta a stare ancora in porta nei tiri finali o nelle partitine. Spero di continuare con i salentini, mi sono trovato bene, c’è un progetto figlio di una società seria”.

Ti piace farti chiamare mister “Quando stavo per finire la carriera, già guardavo come allenavano i preparatori, che metodologie sceglievano per noi, stavo attento alle posizioni tra i pali dei colleghi. Qualche volRegalerei una mia opera ai ta davo dei consigli ai ragazzi giovani. Avevo i pensieri miei idoli: Kasillas e Buffon. più indirizzati su questo. Rispetto cellenza pugliese. Era la prima volta a quando ho iniziato, è cambiato tutto, che allenavo, ed è stata una bella sodil calcio è diventato più dinamico e vedisfazione vincere tutto quello che si loce. I portieri devono stare alti, giocare poteva vincere, campionato, Coppa recoi piedi e muoversi come un libero, che gionale e nazionale. In più ho visto creera presente nelle difese a 4 di quando scere i miei portieri in una categoria ho mosso i primi passi. A livello fisico difficile. Penso a Denis Grasso, un ‘99 è cambiato tutto, non puoi giocare in che ha giocato parecchio. È riuscito a grandi palcoscenici se non sei prepamantenere un equilibrio durante tutto ratissimo. E poi i palloni, per i portieri l’anno. Ma anche gli altri hanno fatto quelli di oggi sono un casino”. bene, Leonardo Montagnolo e Rino Iuliano. Quest’ultimo è arrivato a genPer i tuoi ragazzi, che futuro intravedi? naio, ora ha 35 anni, ma ha dato il suo “Difficile dirlo ora, Grasso ha avuto un’econtributo in Coppa. Per quanto mi rivoluzione, ma bisognerà testarlo in Serie guarda è l’inizio di una nuova carriera, D, nel girone pugliese, perché sarà com-

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pletamente diverso. È il campo ciò che conta, puoi allenarti bene e poi fare male in partita a livello mentale. Io credo che potrà crescere tanto. Dico sempre che se ti alleni bene a livello di testa, la domenica arrivi sereno a fare il tuo dovere. Quando giocavo, se mi allenavo bene in settimana, alla partita arrivavo sereno e mi divertivo. La mia esperienza aiuta i ragazzi giovani. Con due parole si possono risolvere tante situazioni”. Intanto, con tele e cornici, ti godi questo triplete. “Fin da bambino mi è sempre piaciuto disegnare. In Uruguay ho iniziato a studiare arte, tuttavia per il calcio dopo il diploma ho finito di studiare. Per un po’ ho smesso del tutto. Poi quando ero a Cremona ho avuto uno strappo alla gamba, sono stato due mesi fermo e ho ricominciato con dei collages. Quando sei infortunato i pensieri vengono e vanno, era un modo per far riposare anche la testa. Era come una terapia. Mi è venuto spontaneo fare collages, mi sono fatti ispirare da vari artisti. Ho comprato libri, ho girato un po’, e mi sono messo a ritagliare con le forbici e a incollare”.


secondo tempo

Hai mai esposto? “No, non ancora. Giocando non avevo tempo, però ne ho avuto le possibilità. Quest’ultimo anno ero concentrato anima e corpo sull’allenamento. Vorrei farlo presto”. Un tuo pezzo importante di passato si chiama Taranto, inesorabilmente impantanato in quarta serie. Che effetto ti fa? “Già prima di giocarci, l’ho sempre reputata una piazza che merita minimo la Serie B. Per la tifoseria, lo stadio, tutto quanto. Non merita di militare in Serie D. Spero che presto si tornino a fare le cose come meritano tutti, e vadano nelle categorie più consone. Taranto, Carrarese e Vicenza sono le tre squadre cui sono più legato, non posso che parlarne bene”. Ai tempi di Arezzo, sei stato allenato sia da Antonio Conte sia da Maurizio Sarri. Differenze e analogie tra i due? “Conte era all’esordio come primo allenatore, aveva alle spalle solo un anno da vice a Siena. Ma si vedeva che già era forte in quello che faceva. In quella stagione è stato esonerato, è arrivato Sarri, poi è tornato e abbiamo inanellato parecchie partite positive di fila. Non ci bastarono per la salvezza, ma la squadra giocava a memoria. La sua mano si vedeva. Anche a livello caratteriale, ci ha dato tanto. Sarri invece era già esperto, aveva fatto la gavetta. È uno che lavora molto, soprattutto sulle palle inattive. A fine allenamento ci teneva un’ora a provare i calci d’angolo. Finché non si facevano bene, lui non mollava. I suoi schemi si sono visti col Napoli in Serie A, sono interamente merito suo. Conte ha già dimostrato di poter andare tranquillamente in una big come l’Inter. Sarri è alla seconda esperienza in una squadra grande, ma è preparato e meriterebbe la chance alla Juventus per la carriera che ha fatto”.

Nicolás Suárez Bremec è nato a Barcellona il 17 dicembre del 1977. Figlio di genitori uruguaiani di origine slava, all’età di 12 anni si trasferisce in Uruguay dove inizia la sua carriera calcistica. In Italia ha vestito le maglie di Carrarese, Arezzo, Ascoli, Foggia, Taranto, Grosseto, Vicenza, Cremonese, Pro Sesto e Lupa Roma.

Ho individuato tre correnti artistiche: dadaismo, naturalismo e pop art. Sfruttando la tua passione, dimmi chi era il compagno di squadra più dadaista, che metteva tutto in dubbio e stravolgeva le convenzioni, enfatizzando la stravaganza. “Ce ne sono stati diversi, che pensavano cose diverse dall’allenatore, ma poi comunque si adeguavano per poter giocare. Stravagante dico Ivan Rajčić, col quale ho giocato a Taranto. E poi Domenico Germinale, un altro mio amico, conosciuto ai tempi di Foggia. Entrambi avevano un modo particolare di vedere le cose”. Quello più naturalista, quindi attento ai dettagli, meticoloso? “Uno fissato era sicuramente Gabriele Cioffi, difensore centrale con me ad Ascoli. Era molto puntiglioso, su tutto, soprattutto alimentazione e allenamento. Finiva la seduta con la squadra e iniziava a correre da solo”. Infine, il calciatore più pop art, quindi vicino metaforicamente alle masse dei tifosi? “Sempre ad Ascoli ho trovato Luigi Giorgi, un passionale. Con lui andavo ai concerti, avevamo gusti musicali e cinematografici affini”.

Hai mai giocato con un artista del calcio? “Antonio Floro Flores, mio compagno ad Arezzo. Per la B era sprecato, infatti poi è stato sempre in A. Era completo, bello da vedere, calciava indifferentemente con destro e sinistro, andava a colpire di testa, tecnicamente era fortissimo. Lui, senza dubbio”. Tu sei stato un calciatore artista? “Fare il portiere è un’arte. Qualche parata rimane come un’opera d’arte, certo dipende magari dal tipo di partita, dal minutaggio. Qualcuna rimasta nella mia mente o nella mente dei tifosi magari è già un’opera d’arte. Crescendo diventi essenziale, ma qualche volta sono stato spettacolare. Se c’era da fare un tuffo, lo facevo non per il sette in pagella. Sono stato un minimalista, diciamo così”. A chi regaleresti una tua opera? “A Casillas e Gigi Buffon, i miei idoli. A Iker mando un in bocca al lupo, visto il periodo delicato che sta vivendo”. Come intitoleresti la tua prima mostra? “«Nuove visioni», come gli ultimi quadri che sto facendo. Sono in bianco e nero. Lascio che sia lo spettatore a decidere il tema di ogni opera, non voglio attribuirne uno io. La gente deve interpretare liberamente ciò che vede”.

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senior

di Claudio Sottile

Massimo Palanca, vita da ex

“I miei baffi per i terremotati d’Italia” 26 e 30 ottobre 2016, il terremoto squarcia Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Tra le città maggiormente coinvolte Camerino, dove Massimo Palanca aveva un negozio di abbigliamento. A distanza di quasi tre anni, il destino beffardo ha voluto che gli scossoni del sisma immobilizzassero la burocrazia. Il 16 giugno scorso, addirittura Bergoglio è volato in quelle zone, per cercare di smuovere le coscienze di chi non vede o fa finta di non vedere gli animi scossi, ma dignitosi nonostante le prese in giro. Sperando che un Papa riesca dove, per ora, non è riuscito chi a Catanzaro era considerato un dio. Massimo, com’è la vostra vita oggi? “Ci siamo rimessi in moto, delocalizzando il negozio, siamo andati a 10 km di distanza, a Castelraimondo, un paese vicino. Abbiamo ricominciato. A Camerino dove c’era il nostro punto vendita, in pieno centro, è zona rossa”. Con la tua famiglia dove abiti? “A Camerino, per fortuna a casa mia e di mio figlio non ci furono danni, abitiamo uno accanto all’altro”. Dov’eri in quei momenti? “Sono attimi che rimangono scolpiti nella mente. Soprattutto la seconda scossa, quella del 30, che ho vissuto assieme alle mie nipotine. All’epoca Mia aveva 2 anni, Beatrice 6, e il loro terrore di quei frangenti è una cosa che non dimenticherò mai. Dal 2015 abito in un’abitazione di legno, che è sicura, però vedere il viso spaventato delle bambine è un qualcosa che mi ha preso lo stomaco. Stavano con noi perché i genitori erano impegnati, era una domenica mattina ed è venuta la scossa fortissima”. Senza entrare in dinamiche politiche, la situazione è migliorata da quei giorni? “Qualche minimo progresso c’è stato, perché hanno messo in sicurezza una

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piccola parte. Però tutte le attività commerciali sono fuori, come i dipartimenti dell’università e gli uffici comunali. Camerino adesso è un paese fantasma, non c’è passeggio o movimento”. Avete accolto Sua Santità a giugno, che momento è stato? “Lo abbiamo incontrato, non ho potuto parlare a tu per tu con lui, ma lo hanno fatto le nostre autorità locali. È stato molto colpito da questa situazione. Infatti, nell’omelia, ha rimarcato che non è possibile che dopo tre anni questo paese sia ancora chiuso. Il Vescovo si sta dando molto da fare, con lui c’ho parlato e ha detto che trova purtroppo dei muri invalicabili, cerca di andare a fondo, ma arrivato a un certo punto la burocrazia blocca tutto. Sono credente, non sono un assiduo frequentatore, ma quando c’è la possibilità ci vado”. Questo argine il terremoto non riesce a buttarlo giù? “No, avrebbe dovuto”. In questo clima, riesci ancora a farti una partitella? “Sono sempre stato in attività. Con un gruppo di amici a Camerino ogni venerdì ci facciamo la partita a calcetto, poi tutti insieme andiamo a cena, questo è il programma. A 5 si corre di meno, almeno accorciamo il campo”.

Con le porticine, però, è difficile far gol direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo… “È dura. Ma mi diverto lo stesso”. Ancora oggi calzi scarpe ad hoc? . “Dovevo farmele fare su misura dalla Pantofola d’Oro perché non le trovavo del mio numero. E quelle che trovavo andavano modificate, perché avevo un problema al metatarso. Nella vita di tutti i giorni uso sneakers, mocassini, gli infradito, indifferente”. C’è una continua ricerca di paragoni tra il calcio che fu e quello contemporaneo. Era davvero meglio prima, da che parte stai? “Posso confermare che il calcio era totalmente diverso, c’era più tecnica, meno esasperazione, meno velocità. Adesso bisogna essere più preparati fisicamente, i ritmi sono senz’altro più alti. Ma la velocità va a scapito della tecnica e dei bei gesti. Adesso quando senti una telecronaca, se magari un calciatore di Serie A fa uno stop che dovrebbe essere una cosa normalissima, il telecronista impazzisce e inizia a urlare. Se un calciatore non fa uno stop a mezza altezza o non mette giù una palla che arriva perpendicolare, è meglio che cambi sport. La gente si condiziona, perché sente questo e pare chissà che cosa abbia visto. Ai miei tempi c’erano giocatori che la palla la face-


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Massimo Palanca, detto “Piedino”, è nato a Loreto il 21 agosto del ’53. Cresciuto a Porto Recanati, ha iniziato la carriera nelle giovanili della Recanatese, ma il suo esordio tra i “pro” lo ha fatto con la maglia Frosinone. Ha raggiunto poi l’apice della carriera con il Catanzaro. Ha vestito anche le maglie di Napoli, Como e Foligno.

vano cantare, adesso fanno quattro fesserie e sembra che siano fenomeni”. Guardi le partite? “La sera della finale di Champions League ero a cena con gli amici e non l’ho vista. Non perdo un’uscita per vedere una partita di calcio. Se gioca l’Italia invece ci sono. L’Italia di Mancini mi piace e non mi fa incazzare come quella precedente. In questa vedo dei giovani interessanti, adesso la Nazionale la seguo molto volentieri”. Sei tifoso? “Sì, del Catanzaro, sono giallorosso calabrese dentro. E poi non mi perdo le partite del mio amico Claudio Ranieri, lui lo seguo sempre”. Lui è uno dei tuoi amici nell’ambiente. “Esatto, ora mi trovo a casa sua in provincia di Siena, ci siamo ritrovati con ex colleghi del Catanzaro degli anni Settanta e le rispettive famiglie. Festeggiamo spesso il Capodanno assieme. Quando Claudio stava in Inghilterra lo abbiamo trascorso lì, idem in Francia. È un gruppo di amici che si ritrova in molte occasioni, Spelta, Braca, Pellizzaro, Novembre, Silipo, Banelli. La maggior parte comincia ad aver problemi organizzativi con i nipoti, c’è chi aiuta i figli, ogni tanto manca qualcuno, ma siamo molto legati. Adesso tra di noi c’è gente di 70 e passa anni, cominciano ad aumentare

le pillole a pranzo e cena (ride, ndr)”. Sandro Ciotti in quegli anni ti definì “uno dei migliori sinistri d’Europa”. “Sandro era un amico. A lui piaceva vedere la tecnica, il bel gesto, il bel calcio. In me vedeva queste caratteristiche e le esternava tranquillamente. Non lo dico perché era amico mio, ma lui credo sia stato il giornalista più competente di tutta la storia giornalistica del nostro calcio. Era uno che aveva giocato, aveva fatto calcio, tante cose le capiva. Non mi ha mai criticato, e anche se lo avesse fatto, l’avrei presa come una critica costruttiva. Non sopportavo i pregiudizi. Ho sempre giocato al sud, e notavo che tanti giornali del nord snobbavano chi giocava dalle nostre parti. Dovevamo fare molto di più, rispetto a un giocatore che giocava al nord, per essere presi in considerazione”. C’è un mancino che ti ricorda o assomiglia? “Ho avuto la possibilità di seguire Giuseppe Rossi, quando era un ragazzino. In lui ho visto qualche dettaglio del mio gioco. Mi piaceva il suo modo di smarcarsi e calciare. È stato molto sfortunato. Avrebbe potuto fare molto di più, aveva le qualità. La sorte per noi giocatori è importante, non ho subito grossi infortuni, ma ci sono stati giocatori bravi che senza incidenti avrebbero avuto una carriera più gratificante della mia”.

La maglia azzurra è un cruccio? “Per me no. Sono stato una volta in Nazionale, nel 1979 in un’Italia detta sperimentale contro la Germania Ovest. Devo essere onesto, avevo davanti giocatori molto più forti di me. Bettega, Graziani, Paolo Rossi, Altobelli, erano più bravi e hanno proseguito nel percorso in Nazionale. Ero molto stimato da Enzo Bearzot e dal capo delegazione Gigi Peronace, però ho fatto quest’unica apparizione. Sono stato soddisfatto, non ho rimpianti”. Sei meglio da calciatore o da negoziante? “Il negozio lo mandano avanti mia nuora e mia moglie, che sono molto brave. Non c’è proprio storia. Il negoziante non lo potrei mai fare. Sono addetto alla parte burocratica, vado alla posta, in banca, dal commercialista, curo tutte queste pratiche. Sono una specie di team manager dall’esterno, devo uscire, non riesco a stare chiuso”. Se servisse, baratteresti i tuoi baffi per una definitiva sistemazione di tutti i terremotati d’Italia? “I baffi sono la cosa più preziosa che ho. Da quando sono cresciuti li ho sempre tenuti. Però per vedere risolta questa situazione, non soltanto quella di Camerino, ma di tutti i crateri sparsi nel nostro Paese, senz’altro lo farei a occhi chiusi. Darei i miei baffi per i terremotati d’Italia”.

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segreteria Il 30 maggio scorso ad Acerra

Galà AIC del Calcio “Dilettante” Si è tenuto giovedì 30 maggio scorso, al Teatro “Italia” di Acerra, il Galà AIC del Calcio “Dilettante” 2019. I giornalisti Amelia Amodio e Nico Erbaggio hanno presentato l’evento di fine anno calcistico organizzato dal responsabile dell’Assocalciatori in Campania Antonio Trovato. Davanti ad una bella cornice di pubblico (circa 500 presenti e teatro esaurito), sono stati premiati i protagonisti della stagione 2018/2019 del calcio dilettantistico ma non solo. Come annunciato in sede di presentazione, la serata è stata divisa in tre blocchi: saluti istituzionali, premiazioni e le Top 11 AIC votate dagli allenatori. Sono intervenuti sul palco, oltre all’organizzatore Antonio Trovato, Umberto Calcagno, vicepresidente AIC; Giorgio Gaggioli, responsabile Dipartimento Dilettanti AIC; Luigi Barbiero, coordinatore Serie D per la LND nonché commissario FIGC Campania; Nino Scarfato, presidente AIAC Campania; Virginio Quartuccio, presidente AIA Campania. Ecco tutti i calciatori che hanno ricevuto un riconoscimento ufficiale: Serie D, squadre vincitrici gironi G, H, I: Pasquale Iadaresta (rappresentante Bari); Emanuele Esposito, Sabatino Lordi, Marco Conte, Emanuele Santaniello, Simone D’Alessandro, Emilio Vanacore (rappresentanti Picerno); Avellino impegnato nella Poule Scudetto. Serie D, capocannonieri gironi G, H, I:

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Francesco Marcheggiani (Cassino), Cosimo Patierno (Bitonto), Fabio Longo (Turris). Eccellenza girone A: Dino Fava Passaro, capitano squadra vincitrice (Giugliano) e capocannoniere; Santiago Sogno (Afro Napoli United), vicecapocannoniere. Eccellenza girone B: Sabatino Liguori, capitano squadra vincitrice (San Tommaso); Alessio Befi (Audax Cervinara), capocannoniere; Alessandro Malafronte (Castel San Giorgio), vicecapocannoniere. Coppa Italia Eccellenza (premiati da Andrea Vecchione, segretario FIGC Campania): Alessio Befi (Audax Cervinara), capitano squadra vincitrice, con l’allenatore Pasquale Iuliano. Premio speciale Equipe Campania: Luigi Viola, Nunzio Di Roberto, Bruno El Ouazni (Juve Stabia); Amedeo Petrazzuolo (preparatore portieri Juve Stabia); Franco Esposito (preparatore atletico Giugliano). Promozione girone A (premiati dal maestro Salvatore Colletta dello staff Equipe Campania): Davide Iovinella, rappresentante squadra vincitrice campionato e Coppa (Marcianise); Alfonso De Lucia (Vitulazio, capocannoniere). Promozione giorone B: Massimo Cangianiello, capitano squadra vincitrice (Poggiomarino); Francesco Savarese, capitano squadra vincitrice playoff (Vico Equense); Eduardo Pellecchia (Oratorio Don Guanella), capocannoniere; Ciccio Vitale (Sant’Antonio Abate), vicecapocannoniere. Promozione girone C (premiati da Fabio Appetiti, responsabile Credito Sportivo e responsabile istituzionale AIC): Domenico Avolio, capitano squadra vincitrice (Grotta); Roberto Dello Russo e Dario De Simone, rappresentanti squadra vincitrice playoff (Polisportiva Lioni); Valentino Pirone (Grotta), capocannoniere; Pierpaolo Imparato (Sanseverinese), vicecapocannoniere. Promozione girone D: Andrea Loreto, capitano squadra vincitrice (Angri);

Francesco Paciello (Centro Storico Salerno), capocannoniere; Cristian Santucci (Calpazio), vicecapocannoniere. Premio Fair Play “Cerqua” (premiati dall’imprenditore Bonaventura Cerqua): Salvatore Cafaro (Casoria) e Albino Fazio (Isernia). Serie C femminile: Emanuela Schioppo, capitano squadra vincitrice (Napoli Femminile) con l’allenatore Geppino Marino; Stephanie Gallucci (Vapa Virtus Napoli), vicecapocannoniere. Eccellenza femminile: Flavia Spagnuolo e Alessandra Beato, rappresentanti squadra vincitrice campionato e Coppa (Dream Team); Francesca Saccone, capitano squadra vincitrice playoff (Le Streghe Benevento); Roberta Illiano (Dream Team), capocannoniere; Alessandra Criscuolo (Prater Club), vicecapocannoniere. Calcio a 5 femminile (premiate dall’avvocato Priscilla Palombi, fiduciario area legale AIC): Luigia Russo, capitano squadra vincitrice (Polisportiva Bisaccese); Anna Catapano (Dinamo Sorrento) e Fabiana Vecchione (Progetto Sarno), capocannonieri; Lina De Vita (Sporting San Giorgio), vicecapocannoniere. Eccellenza Basilicata (premiati da Pasquale Mauriello, collaboratore AIC Lazio): Antonio Falco, capitano squa-


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nura), Armando Mirra (Cellole), Alberto De Rosa (San Sebastiano), Marco De Novellis (Sporting Accadia), Gianluigi Orabona (Audax San Severino), Giuseppe Cuccurullo (Honveed Coperchia), Cristian Merola (Velina). Prima Categoria, capocannonieri gironi A-F: Carmine Sinigaglia (Napoli Nord), Mario Ruberto (Cellole), Luca Palumbo (Terzigno), Guido De Stefano (Carotenuto), Agostino Roma (Rocca San

Felice), Gianluigi Orabona (Audax San Severino), Carmelo De Marco (Velina). Prima categoria, vicecapocannonieri gironi A-F: Domenico Mazza (Casavatore), Massimo Papa (Castel Volturno), Mario DiTuccio (San Sebastiano), Nello Nappi (Marzano), Daniele Acanfora (Valle Metelliana), Erminio Busillo (Sassano). In chiusura, i saluti e l’appuntamento all’anno prossimo per la sesta edizione del Galà AIC del Calcio “Dilettante”.

Assegnato ad Ischia

Premio “Talenti d’Italia” dra vincitrice (Grumentum Val D’Agri); Antonello Scavone (Grumentum Val D’Agri), capocannoniere; Alberigo Volini (allenatore Grumentum Val D’Agri). Calciatori campani che hanno vinto in altre regioni: Antonio Aquino (Corigliano, Eccellenza Calabria); Vittorio Siniscalchi, Gennaro Gisonni, Gianluca De Luca (Mistral Città di Gaeta, Promozione Lazio). Eccellenza Molise (premiati da Dario Loporchio, collaboratore AIC Puglia): Sergio Ruggiero, capitano squadra vincitrice (Vasto Girardi); Nicola Panico (Venafro), capocannoniere; Franco Calcagni (Vasto Girardi), vicecapocannoniere; Francesco Farina, allenatore squadra vincitrice (Vasto Girardi). Promozione Molise: Michael Sisti (Aurora Capriatese), capocannoniere. Serie B calcio a 5: Ferdinando Perugino, capitano squadra vincitrice (Futsal Fuorigrotta). Serie C calcio a 5: Salvatore Spasiano, capitano squadra vincitrice (Leoni Acerra); Francesco Ferraioli (Oplontina), capocannoniere; Gennaro Esposito (Limatola), vicecapocannoniere. Prima Categoria, capitani squadre vincitrici gironi A-F (premiati da Danilo Coppola, collaboratore AIC serie C per il Sud Italia): Antonio Mangiapia (Pia-

In una cornice unica al mondo, l’hotel Regina Isabella di Ischia, si è svolta la 38° edizione del Meeting Estate. Il Comitato Nazionale Italiano Fair Play ha assegnato il premio “Talenti d’Italia” in collaborazione con l’Associazione Italiana Calciatori. Premiati i calciatori e la calciatrice che si sono distinti per il loro talento sportivo ma anche per le loro qualità fuori dal campo in tema di fair play e comportamento. Alfredo Donnarumma, attaccante del Brescia, ha ricevuto il premio come miglior calciatore della stagione 2018-2019. Tatiana Bonetti, fantasista in forza alla Fiorentina, è stata premiata come miglior calciatrice. I Campioni del Mondo Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta hanno ricevuto un premio alla carriera, come simboli del gioco del calcio e dei valori sani e positivi che esso rappresenta. Premio speciale a Gianni Sasso, per il suo impegno e per il suo messaggio. Il campione paralimpico ischitano, che si è recentemente distinto anche nel campionato di calcio per atleti amputati. La premiazione è stata preceduta da una tavola rotonda “Calcio oggi, calcio domani”, proposta dal Direttore Generale AIC, Gianni Grazioli. Un momento di approfondimento sul modello italiano di calcio, in cui si sono confrontate visioni di esperti del settore: Matteo Marani (Sky Sport), Piercarlo Pre-

sutti (ANSA), Enrico Varriale (Rai Sport), l’avvocato Claudio Pasqualin, l’allenatore Paolo Specchia e l’avvocato Fabio Poli (AIC) moderati dall’organizzatore del meeting, l’avvocato Franco Campana. (Foto: Franco Trani)

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internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

Rispetto vuol dire #facciamogliuomini Rispetto. È la parola chiave scelta dall’Associazione Calciatori per #Facciamogliuomini. La nuova campagna sociale - con il patrocinio governativo del Dipartimento delle Pari Opportunità, con quello della Federcalcio, di tutte

le Leghe e degli Allenatori - è un’iniziativa di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. Un’azione quanto mai necessaria e attuale in tempi in cui la violenza di genere, sempre presente anche nella nostra società, ha obbligato a introdurre nella nostra lingua il terribile neologismo “femminicidio”. Il riferimento istituzionale della campagna è la Convenzione di Istanbul, la cui denominazione ufficiale è “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. È il trattato internazionale più importante riguardo la violazione dei diritti umani del genere femminile e ha come obiettivo la tolleranza zero contro qualsiasi tipo di violenze sulle donne e il perseguimento giudiziario dei responsabili dentro e fuori i confini dell’Unione Europea. Per quanto riguarda la prevenzione, la Convenzione punta a cambiare la cultura della società, raggiungendo i cuori e le menti delle persone e in particolare degli uomini e dei ragazzi. La diseguaglianza tra i generi è individuata come principale causa di una cultura che tollera e giustifica la violenza nel rapporto tra i sessi e che evita di considerarla un problema inaccettabile. Tra le altre

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cause, la Convenzione individua tradizioni e costumi, anche religiosi, e un malinteso senso dell’onore. Con la sua ratifica nel 2011 da parte di 34 paesi, il trattato ha consentito di individuare nuove tipologie di reato, tra cui gli atti persecutori (stalking), il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, l’aborto e la sterilizzazione forzati. Sul sito facciamogliuomini.it troviamo, nella homepage, le indicazioni principali sul progetto e la valenza dello sport per quanto riguarda la prevenzione e l’educazione attraverso la comunicazione. Ma anche attraverso la riflessione sul male compiuto, per quanto riguarda gli uomini che esercitano violenza, per rieducare il maltrattante attraverso le regole sportive. Di particolare e fattivo aiuto quindi l’impegno da parte degli sportivi professionisti per un’azione di “restituzione sociale” attraverso la testimonianza. E qui torna la parola chiave: rispetto. Un concetto che è insieme etico e culturale ma anche nella vita quotidiana e che si esprime, oltre che nei confronti di se stessi, soprattutto nella relazione con gli altri. Viene subito alla mente la campagna sociale “Respect” dell’Uefa, dagli obiettivi più generali ma che a sua volta investe l’etica del fair play, del gioco corretto e rispettoso delle regole e di tutti coloro che sono dentro e fuori dal campo. Proseguendo, il concetto di rispetto è abbinato alla semplicità, perché deve essere qualcosa che sgorga spontaneamente ed essere sempre presente negli atteggiamenti. E dalla semplicità, il passo verso un gesto significativo è facile: regalare un fiore a una donna. È un gesto di gentilezza certo, ma colmo di significati. Il fiore prescelto per la campagna è il narciso, la cui simbologia, in positivo, indica sicurezza di sé, perché l’uomo forte è quello che rispetta le donne. Nella valenza negativa, infatti, il narciso rappresenta la vanità e l’amore per sé invece che per gli altri. Un atteggiamento psicologico che

si chiama narcisismo e che danneggia seriamente i rapporti con le altre persone. L’ambivalenza del fiore del narciso è la ragione della sua scelta: #Facciamogliuomini punta a mettere in risalto l’aspetto positivo della sicurezza di sé, per un narciso che diventi così simbolo di rispetto per le donne. La campagna sociale è stata presentata nello scorso giugno al Senato, nella sala Caduti di Nassyria, con la partecipazione della presidente della commissione sul femminicidio, senatrice Valeria Valente. Il presidente Aic, Damiano Tommasi ha commentato: “Abbiamo raccolto una sorta di testimone, ora abbiamo un compito molto importante per i prossimi mesi: vogliamo veicolare un messaggio contro la violenza di genere, contro il femminicidio. Aderiamo a molte iniziative ma a questa teniamo in modo particolare perché ci vede protagonisti, con la voglia di coinvolgere tutti i nostri associati per lanciare un messaggio di sensibilizzazione su un tema che purtroppo è diventato attualità, un tema che ha bisogno anche e soprattutto della parte maschile per essere contrastato, che necessita un lavoro di squadra. È per questo che voglio ringraziare moltissimo Valeria Valente e Daniela Sbrollini, che ci hanno permesso di essere qui a presentare questo progetto al Senato”.

Fede Bernardeschi @fbernardeschi Questo giorno appartiene a tutta l’Italia, uniti da valori comuni come la speranza e la libertà. Sul nostro petto e nel cielo, oggi, il tricolore brilla più forte! #FestaDellaRepubblica #2Giugno #Nazionale


internet

di Stefano Fontana

Calciatori in rete

Emre Can e Mandzukic: siti in bianconero www.emrecan.com Centrocampista della Juventus e della Nazionale tedesca, Emre Can nasce a Francoforte nel 1994 da genitori di origine turca. Fisicamente forte, tecnicamente dotato e capace

di brucianti progressioni, Emre Can è in grado di fare la differenza nella zona mediana del campo in club di caratura internazionale come Bayern Monaco, Bayer Leverkusen, Liverpool e Juventus. È in prima linea con la Nazionale tedesca sin dagli anni delle giovanili. Dal 2015 milita nella Nazio-

Cristiano Ronaldo @Cristiano Grazie mister Allegri! Abbiamo vissuto un solo anno insieme ma è stato eccezionale perché oltre a essere un grande allenatore sei un grande uomo. È stato un piacere lavorare con te!

nale maggiore, dove ha collezionato oltre 20 presenze. Fruibile in lingua tedesca ed inglese, il sito ufficiale di Emre Can si distingue per l'eleganza e la pulizia del design: la grafica è interamente giocata sui toni del bianco e nero con una leggera sfumatura seppia. Tutto il materiale è contenuto nell’homepage: scorrendo con il puntatore del mouse (o con il dito, visitando il sito da smartphone o tablet), testi e foto prendono forma senza soluzione di continuità sotto i nostri occhi. Troviamo a tutto schermo numerosi scatti del giocatore in abiti civili, un suggestivo paragrafo scritto da Emre stesso inerente la sua visione del calcio e della vita, una nutrita fotogallery e dati statistici relativi alle squadre ove ha militato. Non mancano i collegamenti con le pagine ufficiali del giocatore su Facebook ed Instagram ed infine eleganti wallpaper da scaricare come sfondo del desktop o dello smartphone.

Daniele Rugani @DanieleRugani Un leader, uno da cui imparare cosa vuol dire lavorare duro, ascoltare e parlare solo quando necessario. Un punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Una di quelle persone a cui sento di dover dire grazie. Perché della scuola migliore tu sei il miglior maestro (Andrea Barzagli).

Gianluigi Buffon@gianluigibuffon Avete giocato con entusiasmo e determinazione portando l’azzurro con grande onore. Ci avete emozionato e fatto divertire. Semplicemente GRAZIE #RagazzeMondiali

Giorgio Chiellini @chiellini Orgoglioso di tutte voi, non è la fine di un sogno, ma l’inizio di un lungo cammino!!! Complimenti #RagazzeMondiali

Claudio Marchisio @ClaMarchisio8 La verità ci costringe a fare i conti con le nostre responsabilità. Ci raggiunge con immagini che abbattono quei muri con cui cerchiamo di proteggerci. Ma da cosa cazzo ci proteggiamo? Fino a quando pensiamo di poter tollerare che qualcuno permetta tutto ciò anche a nome nostro?

www.mariomandzukic.com Attaccante in forze alla Juventus classe 1986, Mario Mandzukic dispone di un sito web ufficiale ricco di contenuti e fruibile in molteplici lingue. La platea internazionale dei fan di Mario può scegliere tra croato, inglese, tedesco, francese, italiano, russo, spagnolo e portoghese. L’homepage ha come sfondo uno slide-

show di foto dell’attaccante bianconero in azione sul campo; a livello di contenuti viene dato uno spazio rilevante alla sezione news, composta da articoli aggiornati frequentemente, corredati da foto ed anche contenuti video. La qualità degli articoli, la frequenza degli aggiornamenti ed il materiale visivo allegato rendono la sezione news del sito il vero volto di questo spazio web, la parte più riuscita. Troviamo poi una scheda del giocatore contenente i dati anagrafici, le statistiche relative alle partite giocate, i dati fisici e tutte le squadre dove ha militato. La galleria fotografica è molto nutrita: sono presenti scatti in azione con le maglie di NK Dinamo, Wolfsburg, FC Bayern e Juventus. Non mancano poi foto private, selfie con i fan e suggestivi scatti in campo con la Nazionale croata. Troviamo infine una nutrita videogallery, ove ammirare gli ultimi gol realizzati da Mario ed anche azioni da cineteca risalenti ai primi anni di carriera. In generale siamo di fronte ad un sito ben organizzato, curato nei dettagli e di forte impatto visivo.

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tempo libero

Coma_Cose

Hype aura Album d’esordio per il duo milanese Coma_Cose (al secolo Fausto “Lama” Zanardelli e Francesca “California dj” Mesiano) che, dopo alcuni singoli lanciati sul web (e raccolti poi nell’Ep “Inverno Ticinese”) e numerosi concerti, hanno finalmente pubblicato il loro primo “vero” lavoro, lanciandosi ufficialmente nel variopinto mondo della new wave italiana. Un lavoro egregio, arrangiato e prodotto dai Mamakass (Fabio Dalé e Carlo Frigerio, entrambi originari di Bergamo). Da un paio d’anni le loro canzoni circolano con insistenza in rete e in radio

(“Post concerto” su tutte) , tanto che “Hype aura” (letto all’italiana diventa “hai paura”) di fatto non ci fa scoprire nulla di nuovo, se non una coppia (anche nella vita) di artisti che riesce a mescolare generi diversi (rap, synth, elettronica, pop, indie) con testi pieni di citazioni (Battisti, Celentano, De Gregori), giochi di parole e punchline. Dentro questo disco ci si trova un po’ di tutto, dal cinema all’arte, dalla letteratura alla filosofia, sempre condito in “salsa milanese”: la loro Milano (non da bere stavolta) è continuamente citata e fa da sfondo all’intero album.

Bradipolibri

Stelle di David di Niccolò Mello – 272 pagine - € 15,00 Sindelar e Bican, Meazza e Valentino Mazzola, Nordahl e Liedholm, Moreno e Pedernera, Puskas, Eusebio e Pelè. Campioni celebri e celebrati in ogni parte del mondo. Accomunati da un talento calcistico fuori dall’ordinario. Capaci di lasciare un segno evidente nella storia delle loro squadre e del pallone in generale. Ma c'è un altro filo, visibile solo a un occhio scrupoloso e appassionato, che tiene insieme questi meravigliosi fuoriclasse. Sono stati tutti, direttamente o indirettamente, influenzati dal "genio ebraico". Plasmati dalle menti sopraffine di allenatori di origine israelita che li hanno

scoperti, guidati o che più semplicemente ne hanno favorito la scalata alle gerarchie del calcio mondiale. Allenatori dallo stile e dai principi rivoluzionari che esattamente come gli ebrei della diaspora sono emigrati in tutto il mondo costruendo formazioni leggendarie e cambiando le abitudini, le coordinate tecniche e la filosofia di gioco delle nazioni dove hanno operato. Questo libro racconta le loro vicende umane e sportive, le loro tattiche, le loro idee e mostra a tutti gli appassionati come il "genio ebraico" abbia rivoluzionato la storia del gioco più popolare del pianeta.

Salani Editore

Il calcio e lo scolapasta di Alessandro Costacurta e Marco Cattaneo – 144 pagine - € 12,00 Da quando un asteroide a forma di pallone è misteriosamente precipitato nel giardino di casa sua, Camillo ha un superpotere: è diventato il più grande esperto di calcio al mondo, o almeno così dice in giro. Pare che basti pronunciare una qualsiasi parola, persino “scolapasta”, perché lui racconti, tra realtà e fantasia, aneddoti incredibili (alcuni davvero troppo incredibili) su

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partite epiche e personaggi surreali legati allo sport più amato. Sarà un mito del calcio italiano in carne e ossa, cioè Billy Costacurta, lo Zio Billy, a rimettere in riga Camillo e a svelare i retroscena più divertenti e appassionanti raccolti in vent’anni di carriera, contagiando anche i più piccoli con l’entusiasmo di chi ama il calcio e ne difende i valori positivi.


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Il Calciatore Giugno-Luglio 2019  

Il Calciatore Giugno-Luglio 2019  

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