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L’allevamento del canarino Introduzione, generalità e tecniche di

Federico Vinattieri

C

ercherò di sintetizzare i vari aspetti della riproduzione e di esporli con parole semplici, in modo tale che anche i neofiti possano comprendere come allevare questo straordinario uccello domestico. Il canarino non è una specie che vive in colonia, quindi per riuscire nell’allevamento bisogna disporli a coppie. Ovviamente in natura le coppie si formano per attrazione, ogni indivi-

duo ha la possibilità di scegliersi il partner e questo non può accadere in un allevamento, a meno che non si faccia uso di grandi voliere per mettere insieme molti soggetti, pratica che però non garantisce nessun risultato e tanto meno nessun genere di selezione. L’opzione migliore quindi resta la singola coppia per una singola gabbia, che deve essere comunque abbastanza ampia per dar loro la possibilità di allevare e allo stesso tempo avere lo spazio per vivere e per il loro benessere. La classica gabbia da cova ha una misura che varia dai 60 ai 90 cm di larghezza; tutte le misure superiori possono essere definite “volierette”, che sovente vengono usate per i novelli.

Animali da compagnia

Si può allevare il canarino per due scopi, che comportano due diversi metodi; per semplice divertimento e passione oppure per esporre i propri soggetti alle mostre ornitologiche. In quest’ultimo caso l’allevatore non può tralasciare alcun particolare e deve ovviamente cimentarsi nell’allevamento di una o più determinate razze riconosciute. Se si decide di allevare per puro piacere o per avere la semplice soddisfazione di veder nascere e crescere i piccoli nidiacei, allora questa pratica non è poi così difficoltosa... qualunque allevatore alle prime armi è in grado di mettere insieme due canarini di sesso opposto in una gabbietta con il nido e aspettare che inizi la stagione degli amori. Il canarino come animale è abbastanza facile da allevare, ma ben più difficile è allevarlo a scopo agonistico e selezionarne l’estetica. Se si intende allevare seriamente il canarino, l’acquisto dei primi soggetti è la chiave di tutto un futuro; il consiglio quindi è quello di documentarsi a fondo sia sulla razza che sui vari allevatori. Per partecipare alle varie esposizioni ornitologiche in Italia bisogna essere registrati come allevatori alla Federazione Ornicoltori Italiani (F.O.I.), iscrizione che è possibile effettuare tramite le varie associazioni ornitologiche presenti in ogni regione italiana. Una volta iscritto, si può far richiesta degli anellini inamovibili, sui quali verrà sempre indicato un codice R.N.A. (registro nazionale allevatori) che è unico e corrisponde al nome dell’allevatore per tutta la vita. Il periodo più indicato per mettere in casa i propri canarini, corrisponde pressappoco al periodo degli

amori degli uccelli nostrani, che va dal mese di febbraio, fino ai mesi estivi. Un’antica tradizione ornitofila vuole ufficializzare l’inizio della stagione delle cove per il giorno di San Giuseppe, il 19 di marzo, e tutt’oggi c’è chi rispetta questa scadenza per porre i nidi nelle gabbie. Ma come accorgersi che i canarini sono pronti a riprodursi? I maschi cantano a “squarcia gola” e se messi nella medesima gabbia della femmina iniziano a rincorrerla come in un gioco di velocità, mentre le femmine pronte presentano il ventre arrotondato e spezzettano la carta sul fondo della gabbia, portando piccoli pezzi nel becco da una parte all’altra.

Ma partiamo da prima dell’inizio delle cove. Tutto può mancare in un allevamento, ma non la luce; questo fattore è indispensabile. Un canarino per entrare nella fase di estro deve poter avere circa 14 ore di luce continua. Qui subentra l’astuzia dell’uomo, che ha ideato dei dispositivi programmabili per dare all’animale l’illusione dell’alba e del tramonto. Questi di-

TerrAmica | N. 2 - Gennaio 2015

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TerrAmica - Num. 2 - 2015  

TerrAmica - Rivista dell'Associazione di Agraria.org - ANNO II - N° 2 - GENNAIO 2015

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