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Api, piante, polline Un tema banale e complesso allo stesso tempo: vediamo cosa fanno realmente le api e perchè sono così importanti per l’uomo di

Romeo Caruceru

S

e chiedessimo in giro: “Cosa fanno le api?”, la prima risposta che avremo sarebbe: “il miele”. Insistendo un po’, qualcuno si ricorderebbe della propoli, che da anni si trova anche nelle farmacie, della pappa reale, “miracoloso” alimento che riesce a trasformare una futura operaia in una regina e forse anche del polline, nonostante il suo consumo non sia molto diffuso. La cera non interessa più a nessuno, ha perso da tempo la sua battaglia contro l’elettricità e così adesso abbiamo le lampadine a LED al posto delle candele, mentre le proprietà e l’utilizzo del veleno sono quasi sconosciute ai più. Sono questi i prodotti dell’alveare, alcuni maggiormente ricercati, altri dimenticati o sconosciuti ma comunque privi di alcun valore rispetto all’unica cosa veramente indispensabile che le api fanno per noi: l’impollinazione delle piante entomofile in genere e delle colture alimentari in modo particolare. Se un domani le api smettessero di produrre il miele, non sarebbe un grosso problema, sapremo adattarci alla sua mancanza, pur con l’inevitabile rimpianto. Se invece smettessero di impollinare le piante, la sicurezza alimentare globale sarebbe a rischio: un terzo della produzione mondiale delle colture a scopo alimentare è dipendente dall’impollinazione (CORDIS, 2006). Il 70% delle specie coltivate nel mondo (84% di quelle coltivate in Europa) dipendono dall’opera degli impollinatori mentre il valore stimato di tale

Zootecnia

lavoro è di circa 153 miliardi di euro all’anno (CRODIS, 2008). Secondo stime più recenti, questo valore sarebbe di 265 miliardi di euro (Lautenbach et al. 2012). In Italia il valore del servizio degli impollinatori è stimato a più di 1.500 milioni di euro all’anno, di cui 1.233,8 riconducibili alle sole api. A questa attività ogni alveare partecipa con una quota che vale circa 1.240 € (Accorti, 2000). Questi calcoli non tengono conto però delle colture che servono da pascolo, delle colture sementiere o di quelle per la produzione di bio-

carburanti, né tantomeno della flora spontanea, apparentemente senza alcun valore economico. Solo il caso ha voluto che l’insetto da noi allevato per tutti i prodotti prima elencati fosse anche un ottimo impollinatore, fatto ignorato fino a non molti decenni fa; è però di grandissima utilità adesso, quando per vari motivi, tra cui l’utilizzo indiscriminato di pesticidi in agricoltura e la riduzione dell’habitat, gli altri insetti pronubi, gli impollinatori selvatici, sono in declino, molti a rischio di estinzione.

Le piante La coevoluzione di piante e insetti pronubi durata milioni di anni ha prodotto dei risultati sorprendenti con un beneficio evolutivo per tutte e due le categorie. Da una parte si ha la garanzia di una sicura impollinazione incrociata senza dover affidare al vento ed al caso il trasporto di grandi quantità di polline, mentre dall’altra si ha un compenso in cambio di… niente, visto che la ricerca del cibo è un’attività inevitabile e che il trasporto di pochi granuli pollinici non richiede alcun sforzo supplementare. Le piante hanno “scoperto” che è molto facile attirare gli insetti (ma anche mammiferi e uccelli) producendo per loro un nettare zuccherino ma avendo l’accortezza di offrirlo in modo tale da costringere l’ignaro corriere a toccare gli stami ed imbrattarsi così del polline, prezioso materiale che rimarrà attaccato allo stigma del successivo fiore visitato. Ovviamente, anche tra le piante c’è chi vuole tagliare i costi: alcune producono un nettare poco zuccherino, al limite dell’appetibilità, altre limitano la produzione ai periodi più favorevoli della giornata mentre le più “furbe” sostituiscono la dispendiosa produzione con… l’inganno. Esistono specie di orchidee altamente specializzate che imitano le fattezze di una femmina di bombo, spingendo i maschi a tentare un accoppiamento, tentativo che finisce con il maschio che si allontana con le corna… cioè, una struttura detta “pollinio” che si

TerrAmica | N. 2 - Gennaio 2015

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TerrAmica - Num. 2 - 2015  

TerrAmica - Rivista dell'Associazione di Agraria.org - ANNO II - N° 2 - GENNAIO 2015

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