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Insieme

ESTAT E - A U T U N N O

P E R I O D I CO

N. 2 2020


LA LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE di Valentino Garrafa e Lorenzo Pezzoli

Editoriale

REDAZIONE Responsabile Valentino Garrafa Supervisori e coordinatori Rio Tonini e Oscar Innocenti Segretaria del Club ‘74 Consuelo Rigamonti Fotografi Laura Ferrari e Andrea Furger Immagine di copertina Aline Passardi Redazione Insieme - Club ‘74 c/o O.S.C. Via Agostino Maspoli 6 Stabile Valletta 6850 Mendrisio Tel.: 091 816 57 93 Email: info@club74.ch

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La libertà è partecipazione cantava Giorgio Gaber. E non possiamo che cominciare così, questo breve approfondimento, poiché questo periodo estivo-autunnale di questo pazzo 2020 ci continua a confrontare con il tema della libertà. Il sig. G. fin da subito, ci ricorda che la libertà non è un affare che concerne solo le nostre libertà individuali, ma è qualcosa che ha a che fare con noi tutti, con la nostra capacità o incapacità di stare insieme. Non abbiamo certo la pretesa di affrontare questa tematica in maniera esaustiva, che da millenni accompagna e interroga l’essere umano, e di trovare delle verità. Ma possiamo interrogarci. Cos’è la libertà? Forse la libertà è la possibilità di essere se stessi. Forse la libertà è la facoltà di non sottostare a nessuno e di non arrecare danno a nessun altro. Che cos’è la libertà? Torniamo al signor G., e facciamoci aiutare dagli studenti del Deass della Supsi. Gli abbiamo incontrati e stiamo lavorando con loro nell’ambito del modulo condotto dal Prof. Lorenzo Pezzoli “Pratiche di intervento col disagio psichico” che ha come tema di fondo quello dell’incertezza. Durante il modulo abbiamo parlato di diritti delle persone grazie all’aiuto di Federica Giudici di Pro Mente Sana. Le studentesse e gli studenti che a breve futuri operatori sociali, si sono interrogati ed hanno espresso concetti che ci sembrano assolutamente degni di nota: ne citiamo alcuni volentieri. Si parlava di salute mentale, e Nicolò, parlando dell’Istituzione scrive che “L’istituzione non è nemico, ma è spazio, e in quanto spazio, fisico e liquido, va cavalcato sfrontatamente, SEGUE A PAGINA 4


TAVOLA DEI

CONTENUTI 2

EDITORIALE: LA LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE

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‘74 NEWS...

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USCITA AL LUCOMAGNO

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CORONA VIRUS? ECCO COSA NE PENSIAMO

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SIGNORA LIBERTÀ, SIGNORINA ANARCHIA

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VACANZA INTERCLUB: DIVERTIS A DISENTIS

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DöTRA VAL DI BLENIO

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L’ARTE DI ARRANGIARSI... CON LE PAROLE

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SPICCHI D’ESTATE

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MICHI’S WORLD

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SERATA SUPSI CON LORENZO PEZZOLI

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VICINE, MA NON TROPPE

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VISITA A MIA NONNA IN CASA ANZIANI

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AMARCORD INSIEME LUGLIO 1986

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RICETTARIO ACSI: CUCINANDO AL VERDE

CONTRIBUTI Aline, Lorenzo Pezzoli, Valentino, Consuelo, Oscar, Laura, Antonello Cecchinato, Oliver, Manuel, Hervoyé, Irma, Luce,Valentina, Rio, Michele, Gregorio, Emma, Mattia

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SEGUE DA PAGINA 2

LA LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE seguendo e sfruttandone i venti, scoprendo terre, raziando le meraviglie del mondo che esiste al di là della malattia”. Shadia contestualizza la riflessione istituzionale di Niccolò nel panorama sociale. “Bisogna lavorare non solo focalizzandosi sul disagio individuale, ma parallelamente è necessario e fondamentale un lavoro sulla società stessa, sullo stigma, sui paradigmi su cui si fonda, e sulle molte caratteristiche che la rendono causa fondante di moltissimi casi di situazioni di disagio, malessere, malattia e ricovero”. Simona che ci invita a non avere paura della diversità. “Non lasciamo che il timore dello sconosciuto prenda il sopravvento, impedendoci di riconoscere nell’altro un’anima e una dignità”. E infine Lubna scrive parlando della relazione d’aiuto affermando che “quando soffri in silenzio, ricordati che non sei da sola, ti starò sempre vicina”. Questi e tanti altri commenti e riflessioni che contestualizzano il lavoro Istituzionale e ci ricordano che i diversi ambiti professionali, istituzionali e sociali sono in primis luoghi relazionali. Le relazioni di cura si muovono perlopiù su presupposti incerti, dove i percorsi terapeutici, ma soprattutto umani, vanno costruiti attimo dopo attimo. È un percorso che va co-costruito, parafrasando Gaber, potremmo dire che la cura è un procedere partecipato. La libertà è un tema centrale per la sociopsichiatria perché la libertà è semplicemente un tema centrale per l’essere umano, che nelle diverse esperienze del vivere quotidiano ha anche quello del disagio

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psichico e sociale, della follia. Edgar Morin ha firmato un editoriale per Repubblica lo scorso 1 ottobre 2020 e parlando di questi tempi e dal nostro attuale modello di vita, scrive che… dobbiamo cambiare. Questo tempo così incerto, e difficile, potrebbe essere motore del cambiamento. L’avventura, questa splendida avventura che accompagna il genere umano, è la vita! Micheal Foucault scrisse: “Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare”. E allora entra in gioco l’immaginazione, come ci ha ricordato Foucault, ovvero la capacità di costruire qualcosa, se non altro nella dimensione dell’ideale, che sia in grado di trascendere il qui ed ora al quale siamo abituati, potremmo dire fin troppo, e al quale rivolgiamo, anche qui nell’eccesso più che nel difetto, le nostre attenzioni, i nostri investimenti e le relative risorse, appiattendo nel subito, nell’adesso e nell’immediato il consumo di ogni cosa che riteniamo di valore. E facendo ciò ne mettiamo in gioco proprio il valore. Abituati a precipitare i desideri nella dimensione del bisogno che prevede l’immediatezza sopra evocata, forse non siamo più così avvezzi al fatto che ci possano essere rinunce utili a tutelare, rendere possibile, realizzare qualcosa che vedremo dopo. È la dimensione generativa che ci potrà aiutare, quella dimensione composta dal vettore trascendentale, che va oltre l’adesso, ma anche oltre il sé, per cui la realizzazione avviene già nell’immettersi sulla via della costruzione di qualcosa che non necessariamente vedremo. Discorsi forse complicati questi evocati, ma sui quali questi tempi ci portano a riflettere. Dunque la capacità di stare nell’incertezza che questo periodo ci costringe a vivere diventa quella


possibilità di osservare, fermarsi, pensare. Fare tutto ciò consente di vedere quello che nella corsa non può essere colto, di immaginare quello che nella dimensione del tutto e subito non può nemmeno essere pensato, significa lasciare che l’incertezza apra spazi mentali utili ad avviare la costruzione di qualcosa di nuovo e bello a partire da una realtà, quella attuale, che non ci piace, ma alla quale possiamo imprimere vita, come evocano Claudia Giaccardi e Mauro Magatti in una loro riflessione sulla generatività sociale, aprendoci in questo modo al senso che, come ricordano ancora i nostri autori, non è solo significato ma anche direzione. E se si ha una direzione ci si può incamminare con un passo diverso da quando la direzione non c’è. Ma prima occorre sostare nell’incertezza, che da nemica diventa alleata preziosa al viaggio della vita. Ottobre 2020

illustrazione di Aline

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Dalla Redazione È stata una primavera davvero difficile quella di quest’anno, non solo per la nostra comunità, ma per l’intero mondo globalizzato che in piena Epoca 4.0 si è visto confrontato con una pandemia sconosciuta e con un lockdown generalizzato. A marzo ci ha preso tutti di sorpresa, inizialmente guardavamo le immagini alla televisione dalla Cina e non ci capivamo niente, quando dall’Italia sono arrivate le prime chiusure e poi anche in Ticino abbiamo chiuso le nostre scuole, abbiamo compreso che la situazione riguardava tutti indistintamente. Ognuno di noi nel nostro piccolo ha così sfoderato le proprie risorse di sopravvivenza, accettando bene o male i nuovi protocolli e regolamenti diventati oramai, a mesi di distanza, la prassi. Ed è quello che ha fatto nella primavera 2020 la nostra comunità, animata da uno spirito veramente eccezionale. Lo scorso numero di Speciale Insieme in Quarantena ne è stata la dimostrazione. Insieme si riesce, Insieme per ri-uscire. Questo era lo slogan riportato nell’ultima di copertina, e questo è lo slogan che vogliamo rinnovare. Estate Autunno Insieme si presenta con una nuova grafica e riprende alcuni aspetti della scorsa edizione. Se lo Speciale Insieme di giugno ha avuto il successo di riscontri che ha avuto, è stato per i numerosi contenuti e contributi trasmessici da tutta la comunità del Club, nessuno escluso: testi, poesie, racconti, immagini raccolti in una pubblicazione di ben 88 pagine. Uno Speciale con i fiocchi e il tutto redato “in remote”, ovvero dal domicilio di ognuno di noi. Per questo numero ci è andata meglio! La redazione si è potuta incontrare regolarmente in Valletta, si è potuta confrontare personalmente con i redattori e progettare in team le 44 pagine di questa edizione. La voglia di ri-uscire dalle quattro pareti del lockdown della scorsa primavera ci ha spinto a dedicare diverse pagine della presente edizione alle uscite in montagna organizzate dal Club e Interclub. Abbiamo raccolto alcune testimonianze dei partecipanti alle gite con testi e foto, grazie a tutti. Un grosso supporto l’ha dato Manuel, che mai come in questa edizione ha contribuito a rendere

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questo numero un mix di diario-guida di questi viaggi. Per rendere più calda la lettura vi proponiamo alcune pagine di spicchi d’estate, altri contributi variegati arrivati in redazione. Vogliamo citare e ringraziare Aline per la splendida illustrazione di copertina. Ha illustrato benissimo l’idea di quello che volevamo trasmettere con lo slogan insieme per ri-uscire e quello spicchio di limone sul bicchiere da cocktail dietro un ombrellone da sole sulla spiaggia ne è l’emblema. Abbiamo voluto dedicare un ampio servizio alle interviste di Laura ai colleghi del Club ‘74, prima e dopo il lockdown, un’interessante raccolta di emozioni e sensazioni di noi tutti. Ad accompagnare il suo articolo: “Corona virus? Ecco cosa ne pensiamo”, Laura ha aggiunto delle sue foto dell’inedito e surreale ambiente esterno che si viveva (per chi usciva) durante il confinamento, contraddistinto dalle inferriate abbassate dei negozi e dalla chiusura di bar e ristoranti. Approposito di Corona virus, anche Antonello Cecchinato, bravissimo teatrante e regista, è nuovamente presente con una sua ironica riflessione a trecentosessanta gradi sull’ordine e sistema sanitario, politico ed etico mondiale. “Signora Libertà, signorina Anarchia” è una riflessione del significato di cosa voglia dire essere libero in questo momento di pandemia globale. Conclude scrivendo che pensa che non andrà poi così tutto bene, se andrà tutto come prima e… forse avrà ragione. Non elenchiamo nell’editoriale tutti i contributi che ci sono arrivati, altrimenti rovineremmo il piacere della sorpresa della lettura, ma non trascuriamo di citare e ringraziare Michi e Gregorio del centro diurno di Bellinzona con i quali intratteniamo un importante collaborazione. Anche in questo numero entriamo nel mondo di Michi, illustrando alcune sue opere, e pubblichiamo le spassosissime parole di Gregorio, che ci delizia con un suo bel testo sull’estate, le vacanze e l’amicizia. Se tutto dovesse andare come nelle nostre previsioni, pubblicheremo un terzo numero 2020 prima di Natale. In un autunno nel quale ancora non c’è nulla di certo, se non il distanziamento e la mascherina, l’augurio che vi trasmettiamo è quello di stare bene e in armonia. Buona lettura.


‘74 News ... Atelier 74 Negli spazi di Atelier 74 si propongono diverse tecniche artistiche e artigianali fra cui pitture, mandala, carta marmorizzata, restauro mobili, serigrafia su magliette, falegnameria e altro ancora.

Aula 4 Anche l’atelier Aula 4 è attivo. Fra le attività proposte dal team di Viviana ci sono: maglia, decorazioni su gesso, cucito, gioielli, biglietti d’auguri, disegno e altro ancora. Aula 4 si trova al primo piano dello stabile Valletta.

Segretariato Gli incontri di Segretariato si svolgono il lunedì, mercoledì e venderdì: il mattino dalle 9.00 per gli ospiti della clinica, dalle 13.30 per gli ospiti esterni.

Gruppo fiabe Il gruppo fiabe è momentaneamente sospeso fino a nuovo avviso.

Gruppo musica Il gruppo musica è momentaneamente sospeso fino a nuovo avviso.

Pomm da Casvegn Redazione Insieme

Abbiamo prodotto il nostro primo succo di mele “Pomm da Casvegn”. Produzione limitata e artigianale. Da

assaggiare al bar del club.

La redazione del giornale Insieme del Club ‘74 si incontra ogni giovedì pomeriggio in Valletta.

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Uscita al Lucomagno 9.7.2020

di Consuelo Giovedì 9 luglio 2020 un gruppo composto da due animatori e dieci partecipanti si è recato con due furgoni al Lucomagno. La partenza ha avuto luogo circa alle 09.00. Verso le 10.00 prima sosta a Olivone per una pausa caffè. Verso le 10.30 siamo arrivati al parcheggio e ci siamo incamminati verso la foce del fiume Brenno. Il gruppo si è diviso in due: un gruppo ha intrapreso il sentiero più impegnativo mentre gli altri, tra cui io, hanno seguito il fiume. Ci siamo ritrovati alla foce dove abbiamo fatto una piccola pausa, chi bagnandosi i piedi, chi sgranocchiando qualcosa, chi semplicemente riposando. Ripartiti abbiamo camminato un poco per cercare un luogo dove fare pic-nic in riva al fiume con possibilità d’ombra tra gli alberi. Dopo pranzo alcuni hanno pensato di fare un pisolino mentre gli altri al fiume giocavano e si bagnavano. Verso le 16.00 ci siamo recati al parcheggio per raggiungere il passo del Lucomagno dove abbiamo bevuto un caffè e da lì siamo ripartiti alla volta di Mendrisio. La giornata è stata magnifica sia per il tempo

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stupendo che per la compagnia gradita. Il gruppo aveva pure un’apprezzata mascotte, Matilda, che ha allietato la giornata di tutti con la sua socievolezza e il suo affetto. Uscite come questa favoriscono la complicità e l’affiatamento del gruppo e offrono ai partecipanti un’occasione per conoscersi meglio. Da non sottovalutare l’ambientazione della gita che in questo caso è stata azzeccata e molto gradita.


di Rasco Hundredhimns Dalla riapertura del Club ’74 a tempo pieno sono riprese le uscite estive, la prima è stata giovedì 9 luglio al Lucomagno. Una giornata splendida e ideale per la montagna quella di giovedì con pranzo al sacco e scarpe grosse. La comitiva è composta da due veicoli e da 12 persone. Manco a farlo apposta sei maschi da una parte e sei femmine dall’altra, quasi fosse una regola da seguire scrupolosamente. Otto e mezza puntuali, ci sono tutti, accesi i motori, indossate le mascherine e… all’ultimo momento arriva Tobia che si vuole unire al gruppo. No problem! Monta in macchina e partiamo. Conosco la Valle di Blenio come le mie tasche, ho passato diverse vacanze d’apprima da bambino, poi da militare e infine da genitore. La Valle del Sole, così nominata, si presenta sempre bene al turista sia estivo che invernale. E’ una valle abituata al transito di turisti dal Nord che attraversano il Passo del Lucomagno durante le estati e al turismo di casa nostra in inverno, quando le stazioni sciistiche

del Nara e di Campo Blenio sono operative, neve permettendo. Questo clima di internazionalità genuina lo si può respirare già a Olivone, dove la nostra comitiva fa la prima pausetta per un caffè. Alla Piazza d’Armi posteggiamo i nostri autoveicoli a fianco di un’auto targata Canton Vaud e un’altra di origine tedesca. Olivone cosmopolita penso. Una dozzina gli indigeni (anche loro indossano scarpe grosse) che entrano ed escono dal supermercato Denner per acquisti. C’è vita nella capitale quasi più che a Mendrisio. Usciamo dalle due auto e iniziamo quindi il distaccamento dividendoci in due gruppi: i gialli al bar, i rossi al supermercato. io mi colloco con i rossi, devo comperare il tabacco, poi mi unisco ai gialli per un macchiato. Nel frattempo nella piazza arriva una nuova auto tedesca, alla guida una giovane donna. Anche lei e il marito entrano al Denner. Olivone ombelico d’Europa. Quando ripartiamo dopo la conta “se ci siamo tutti” Max ci ricorda che lui ad Olivone ha fatto il militare, proprio dietro il bar in una di tre baracche situate dove

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ora sorge un nuovo immobile. Ecco perché Piazza d’Armi, penso. Da Olivone per il Passo del Lucomagno si attraversa Camperio, dove ho trascorso una colonia di una settimana all’età di 7 anni. Ho dei ricordi un po’ambigui di quella colonia. Ricordo soprattutto il forte odore della resina di pino durante le passeggiate, alcune canzoni imparate con gli animatori e l’allegria dei miei compagni un po’ più grandicelli di me. Purtroppo ricordo pure che contavo le ore per tornarmene a casa, quel trambusto di bambini, immagino una trentina, non faceva per me. E poi mi mancava mia madre. Il tempo di navigare con i miei pensieri nella mia infanzia e arriviamo a destinazione. Altro posteggio, altra immagine e altri ricordi. Una famiglia in camper si gode la mattinata all’ombra del bosco. Ed ecco che la memoria va a quando con un Mercedes camperizzato degli anni 70 viaggiavo l’Italia con i miei due figli bambini. Che splendide esperienze si vivono in camper “on the road”. Posteggiamo le due vetture in zona ai Pini, la Piana del Lucomagno si apre a nord. Ai lati le montagne di 200 o 300 metri di dislivello. Le cime di rocce, i pascoli e i prati con i loro fiori, le pinete fanno da cornice. Il cielo è blu e un lieve velo di nuvola ci ripara dalla stinca del sole.

Preparati i nostri zaini ci inoltriamo nel sentiero naturalistico nel fondo della Piana e camminiamo contro la corrente del fiume Brenno per una ventina di minuti. Durante la passeggiata possiamo annusare il profumo del pino e l’odore del letame fresco. Alla vista della prima merda di mucca il mio pensiero è rivolto a questo animale. Che

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fortuna essere allevate libere in un paradiso come quello, se penso a certi allevamenti intensivi nella Pianura padana! Sono diverse le stalle seminate sul nostro tragitto. Cosa sarebbe questa valle senza le mucche che sono protagoniste in ogni angolo del luogo. La loro non è solo una presenza fisica, ma anche una presenza dell’animo, anche i campanacci sono sempre presenti, giù nella Piana. Il fiume è fresco e limpido, tutto è così naturalmente perfetto. Ad un tratto della nostra marcetta e ad un bivio del sentiero Gabriele prende in mano la situazione. L’idea è quella di andare a visitare la sorgente del Brenno, un’idea affascinante. Occorre sapere che sul Lucomagno non è solo possibile prendere il sole in un luogo stupendo e naturalistico, ma è possibile fare molte escursioni grazie a una rete di sentieri incredibile. Si decide quindi di dividere la comitiva in due gruppi: i gialli fanno un sentiero a zig-zag con dislivello, sulla parete di ponente, mentre i rossi fanno il sentiero al centro della Piana seguendo il fiume. Per la seconda tappa della marcetta sono dispensati Andrea e Max. Mi unisco ai gialli e prendiamo il sentiero per il Pizzo dell’Uomo (2218 m s/m) e cominciamo a salire a zig-zag, poi dopo una pausetta riscendiamo a zig-zag. Una cosa che mi colpisce durante la camminata sono i depositi di sabbia di quarzo presenti sul terreno, sabbia di color bianco e molto fine. Ecco che dall’alto vediamo la foce del Brenno. Ma perché salire per poi riscendere? I rossi nel frattempo sono già arrivati, rinfrescati e hanno montato la guardia. Che splendido luogo la sorgente del Brenno. Se fossimo stati in India sarebbe stato un luogo sacro e dove sorge una caratteristica abitazione contadina con una stalletta per maiali, a pochi metri dal luogo, sorgerebbe un tempio, ci sarebbe un qualche sadu che vivrebbe lì e un sacco di pellegrini in visita alla sorgente sacra. Che fortuna che abbiamo ad avere la nostra acqua. L’acqua del fiume è gelida e tutti si rinfrescano le caviglie, rossi e gialli. Scatto alcune foto mentre Gabriele, la guida dei rossi, ripara le scarpe di Laura dei gialli. C’è solidarietà fra colori alla sorgente. Ci scambiamo linguette di gomme zuccherate, ci rimettiamo le calzature e torniamo a riprendere Max e Andrea al campo base. Nel frattempo si è fatta la una e mezza. Nella piana sono diversi i turisti che passeggiano


o prendono il sole. A pochi metri dal fiume, cerchiamo uno spiazzo d’ombra sotto i pini per poter gustarci un meritato pasto dopo tanto camminare e marciare. Un luogo lo troviamo facile e decidiamo di dividerci in due gruppi: i gialli pranzano ai margini del fiume sotto il sole di montagna sulla capa, mentre i rossi decidono di ristorarsi sotto l’ombra di un bel pino. Si mangia in compagnia i panini offerti dal Club, qualcuno dei rossi si concede un riposino sdraindosi sul prato ricco di fiori colorati e di ogni genere. Mette quasi soggezione calpestarli. Al termine del pranzo ci si unisce tutti insieme lungo il fiume, dove possiamo ammirare il coraggio di Laura nel fare il bagno completo nel Brenno e la forza fisica di Manuel e Gabriele nello spaccar sassi per cercare quarzi. Si ride, si scherza, ci si brucia sotto il sole cocente. Non si sente caldo ma la pelle comicia ad arrossire. Verso le tre e mezza decidiamo di muoverci per fare un’ultima tappa all’ospizio sul passo del Lucomagno, cosicchè torniamo ai veicoli. Posso notare che al camper del mattino se ne è aggiunto nel frattempo un secondo. Che magiche conoscenze si fanno in camper “on the road”.

un optional, infatti risuonano solo parole in tedesco fra gli ospiti. “Eine stange” chiede Max, “Für mich auch” replico io alla cameriera. Ha un look tutto freack ed è carina la cameriera. Giovane, indossa un vestitino aderente di cotone fine e coloratissimo, è tatuata braccia e spalle e calza un paio di mocassini. La cosa che più mi colpisce è come si muove disinvoltamente con il suo cinturone ai fianchi. Lo indossa come un cowboy ma al posto della pistola ha il portafoglio che tintinnia a ogni suo movimento per un portachiavi allacciato alla cerniera. Del Texas penso e mi viene da ridere. Il tempo di consumare l’ordinazione e si sono fatte le quattro e mezza. Che si fa torniamo? Ma sì torniamo pure. Paghiamo, saluto la cameriera rigorosamente in tedesco, “Thchuss”, indossiamo le mascherine, ci contiamo e saliamo sulle nostre auto. Rossi da una parte, e gialli dall’altra.

Il passo dista pochi minuti e siamo fuori dall’ospizio-ristorante. Il parcheggio è pieno di auto, moto e biciclette. Due venditori di formaggi e frutta secca incuriosiscono i turisti, attirandoli con accattivanti prodotti alimentari della regione. Ammiro il paesaggio, la montagna con il suo laghetto. Ai margini una statua in sasso della Madonna con bambino accoglie i turisti. Chissà che meraviglia di notte con la luna piena. Dopo tanto camminare decidiamo per una pausetta caffè e entriamo nel bar. Sulla terrazza ci sono solo due tavoli liberi, giusti per noi. Il luogo è ben frequentato, qui la lingua italiana è

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Corona virus? Ecco cosa ne pensiamo Interviste e foto di Laura In queste pagine vi proponiamo alcune interviste di Laura fatte ai colleghi in marzo, ai quali chiedeva come vivessero il clima di allarmismo che si respirava già prima del lockdown. Dopo la quarantena Laura ha nuovamente incontrato gli intervistati per fare un punto della situazione. Le immagini illustrano come durante il confinamento fosse tutto così surrealmente anomalo.

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INTRODUZIONE a molti giorni si sta ormai parlando molto del coronavirus. Stamattina (n.d.r. 2 marzo), nella nostra riunione di segretariato, abbiamo discusso su questo problema e a quel punto è nata la proposta d’intervistare alcuni colleghi. Qui di seguito le loro impressioni.

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INTERVISTE edo persone che girano con le mascherine. Il virus fa paura anche perché ci sono quelli che sono morti. Io stesso ho paura. Cerco di stare lontano dalle persone. Le mie impressioni sono positive e l’allarme generale è importante. Non ho paura del coronavirus perché secondo me è un virus un po’ più forte dell’influenza. Vado ancora in Italia a fare la spesa. Tutte le commesse indossano la mascherina ma questo non mi impressiona in quanto sono abituato a vederle nei viaggi che ho fatto, dal dentista, in pronto soccorso,… I soldi sono pieni di batteri e sono pure un buon vettore di transito per i virus. La preoccupazione c’è. La più grande è che durerà per almeno dieci anni, dunque lo si può prendere ieri, oggi o domani. Mi preoccupo per tutti, anche per quelli che sono morti, per i loro parenti. Non ho cambiato atteggiamento con le persone poiché lo facevo già prima, mantenendo le debite distan-

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ze con le persone influenzate. Sì un po’ mi fanno paura, i virus, le epidemie,… Premetto che parlo senza avere le conoscenze adeguate, ma solo quelle dei media. Trovo che ci sia un allarmismo eccessivo. Non sono preoccupato, ma per la prevenzione sono d’accordo. Non vado nei supermercati a fare compere folli. In Svizzera stiamo reagendo bene. Non posso giudicare che “piega” prenderà il virus. Questo, dal mio punto di vista personale, potrebbe “essere in giro” da tempo, ma che si sia mostrato solo sottoforma di una normale influenza. Non temo il virus come persona, ma sicuramente vanno protette le persone più deboli. La mia impressione è che ci sia tanto panico ed ignoranza nelle persone. La gente crede in notizie


fasulle ripetute da altre persone che non sanno niente, non attenendosi alle notizie di media. Certe nazioni speculano nel vedere cosa succede in altre prima di muoversi, la nostra politica in qualsiasi evento è sempre in ritardo (lo ha riferito un economista ticinese). Non ho cambiato atteggiamento nei confronti delle persone ma mi attengo alle disposizioni della mia nazione che è la Svizzera. L’ignoranza porta alla paura. Mi fa abbastanza paura poiché potrebbe diffondersi maggiormente. Non ho cambiato atteggiamento

prevenzione ci vuole e ci si deve attenere. Non ho fatto scorte di cibo o altro e vado ancora in Italia. Non ho paura del coronavirus. Oggi hanno confermato il secondo caso di coronavirus in Ticino. Secondo me la Cina ha nascosto per mesi la malattia. Ho una pessima impressione. È una di quelle malattie da non prendere “sotto gamba”. Ho parlato con tante persone che la danno per scontata. Io sono abbastanza allarmato, ho timore non proprio paura. Ogni trenta minuti mi lavo le mani, non bacio più nessuno, né stringo la mano e mantengo le distanze con le persone. Bisogna seguire le misure di prevenzione date. Io seguo le regole e mi tengo aggiornato quotidianamente guardando la televisione, seguendo le conferenze stampa e leggendo il teletext. Sono abbastanza aggiornato e informato e ho notato che ci sono delle discordanze anche tra i medici. Settimana scorsa, qui al Club ’74, sono stati annullati il gruppo fitness, sport e il gruppo musica, ma la mensa, anch’esso luogo di raccolta, era aperta. Uno dice una cosa, l’altro un’altra e poi nascono i malintesi. Si sta creando un situazione preoccupante, troppo rispetto a quello che è veramente. A mio avviso

con le persone, ma mi attengo alla prevenzione. È prematuro andare in Italia in vacanza. È giusto non sottovalutare questo virus e anche prendere le misure necessarie. Speriamo in bene, bisogna anche avere un po’ di fiducia e positività. È una malattia che hanno fatto diventare grande grande. È un’influenza che c’era già da mesi. Non ho cambiato le mie relazioni con gli altri, ma la

basterebbero degli accorgimenti come del tipo l’integrazione di vitamine, lavarsi le mani più spesso e disinfettarle. È un virus che se si deve prendere lo si prende, una buona prevenzione è evitare i luoghi affollati (intendo dire anche gli spazi piccoli con molta gente), almeno per il momento. Mi sono documentato sulle ricerche del coronavirus. Attualmente l’integrazione delle vitamine che già assumevo, le sto continuando e continuerò ad

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assumerle. Evito naturalmente i posti affollati, mi premunisco. Non ho cambiato le mie abitudini di vita. È stato creato troppo panico e poi la gente si crea abitudini non adatte alla situazione. Sarà si grave ma non così grave come dicono. La gente è ignorante e credulona. Il contagio è molto facile ma non si devono sconvolgere le proprie abitudini di vita con scorte varie ed inutili. Trovo sia molto corretta la reazione in Svizzera, si sono prese delle misure cautelative fin da subito. D’altra parte c’è molta ignoranza, uno dice e l’altro segue. La mia non è paura del virus ma la paura di perdere quella libertà che avevo ieri. Un esempio estremo: dover essere isolata in casa, come pure tutte le altre persone. Niente palestra, niente cinema, niente spesa nei negozi, rottura dei rapporti umani… . Non ho cambiato radicalmente le mie misure precauzionali ma mi sono adattata in modo da non peggiorare la situazione. CONCLUSIONI È stato molto interessante intervistare i miei colleghi, ci siamo soffermati su un tema di attualità, scambiandoci le nostre diverse opinioni creando un momento simpatico d’incontro che ha portato ad alleggerire quello che aleggia come un grave allarmismo. L’intervista non l’ho strutturata, appositamente per dar spazio alle persone di esprimersi liberamente e seguendo il suo pensiero ponendo a seguito domande del caso. Come approccio ho spiegato il perché dell’intervista e per tutti l’ho iniziata chiedendo: - Quali impressioni hai sul coronavirus?-. Una volta entrati nell’argomento ho chiesto: - Hai cambiato il tuo atteggiamento nei confronti delle altre persone?-. Grazie a tutti coloro che gentilmente si sono messi a disposizione nel parlare di questo argomento delicato. Per me questo scambio è stato molto interessante e utile, spero anche per i colleghi e per voi che avete letto questo articolo. Mendrisio 10 marzo 2020

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Dopo la quarantena

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INTRODUZIONE ieccoci dopo il lockdown, che ha colpito anche alle nostre latitudini, con delle interviste fatte anche nel post quarantena. Ho intervistato quasi tutte le persone che si sono prestate gentilmente a spiegare le loro emozioni e sensazioni per il pre Covid-19. Ho chiesto come hanno trascorso il loro periodo di quarantena, in un dialogo ho introdotto delle domande per far emergere gli stati d’animo degli intervistati. Le domande sono le seguenti: come hai vissuto il periodo della quarantena, hai avuto paura, seguivi le notizie radiotelevisive, come ti comporti attualmente con la mascherina, i guanti e la distanza sociale? Come vedi il futuro in questo contesto?

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INTERVISTE ono stato in casa, non sono uscito se non per prendermi cura di un pezzo di terra, arandolo e coltivando i pomodori. Mi faceva stare bene. Ho rinunciato a tutte le mie uscite nei bar e al contatto con le persone. Inoltre mi sono impegnato a fare dei disegni a colori e li ho regalati alle persone a me più care. Sì ho avuto molta paura, per questo mi sono attenuto e ho ubbidito nello stare a casa. Il virus ha fatto e continua a fare tanti morti specialmente in Brasile e negli Stati Uniti. Ascoltavo la radio e guardavo tutti i giorni la televisione per tenermi informato. Io mantengo la distanza sociale e la mascherina è sempre in tasca da mettere quando prendo il bus. Non so cosa aspettarmi per il futuro.

taria a fare delle passeggiate o per andare in bicicletta. Non ho paura del virus. Ascoltavo le notizie alla radio quasi tutti i giorni. Resto indifferente al numero di morti e contagiati. Nei supermercati, nei negozi, in farmacia, indosso la mascherina e anche i guanti. Nessuna protezione quando sono da solo. Riesco a mantenere la distanza sociale, non mi da fastidio e lo faccio già per rispetto. È stato un periodo molto duro per il fatto che ho sofferto molto la solitudine. Il futuro lo vedremo di giorno in giorno. Ho sofferto molto nel periodo del lockdown di solitudine. Andavo a camminare e avevo tanta voglia di tornare al Club ’74, ma era chiuso. La mia paura era per tutti. L’epidemia è una cosa grave, da non sottovalutare. Le notizie televisive le seguivo fin troppo, ma del resto i cambiamenti erano quasi di giorno in giorno. Quando mi reco nei negozi indosso sempre la mascherina. Quando sono da sola no. Sono contro i guanti poiché preferisco lavarmi le mani più volte al giorno e naturalmente più spesso di prima. È difficile mantenere la distanza sociale

Non ho vissuto bene il periodo di lockdown. L’ho trascorso veramente in solitudine. Uscivo in soli-

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ma mi sto abituando. A volte me lo fanno notare gli altri che non la mantengo. Io ho installato l’applicazione di “tracciabilità” per favorire il ritrovo delle persone che vengono in contatto con me. Il futuro non sarà certo dei migliori. Sono sempre stato a casa da solo, uscivo solo per fare la spesa. La solitudine non mi è pesata. Per chi mi sta vicino (parenti, amici, …) ho paura del virus, per me no. Ho sempre seguito tutto, anche le rassegne stampe. I guanti trovo che siano una “cavolata”, vanno bene per il personale infermieristico/medico, ma non per la gente comune. Alla fine si tocca tutto con i guanti e sono un buon vettore per i virus, batteri,… . La mascherina dovrebbe essere indossata sempre sui mezzi pubblici, questo è il mio parere (n.d.r 29.06.20). Anche per andare a fare la spesa la consiglio vivamente. Io la indosso sempre nei negozi. Solo all’aperto con la distanza sociale non la indosso. Ci sono troppi giovani senza mascherina e che non rispettano la distanza

sociale. Io la mantengo sempre. Futuro incerto. Ho trascorso abbastanza bene il periodo di chiusura, a parte la solitudine. Ogni giorno mi sono imposto di fare una passeggiata almeno di quarantacinque minuti. Ho parecchio paura del virus in quanto non è un bel modo di morire, anche il non poter accompagnare alla morte un familiare è forte poi la sofferenza. Ogni tanto mi aggiornavo attraverso i media, era mia mamma a tenermi informato. Certamente faccio buon uso della mascherina, dei guanti no e mantengo la distanza sociale. Cerco di seguire i consigli dati. Per il futuro non so cosa aspettarmi. Inizialmente ero tranquillo, mi accorgevo del virus

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quando facevo la fila distanziata nei supermercati, quando vedevo gli scaffali vuoti che mi davano un senso di insicurezza, di un mondo surreale! Provavo degli alti e bassi: nei momenti di distrazione non ci pensavo e dimenticavo quello che stava succedendo attorno a me. Ero solo, ma avevo fortunatamente dei contatti telefonici. I miei genitori li vedevo sull’uscio di casa dove gli lasciavo la spesa e ciò che necessitavano. Non ho paura del virus, ma mi fa sentire in uno stato di angoscia. Quasi ogni giorno seguivo i quotidiani e le rassegne stampe per tenermi aggiornato. I ragazzi non mantengono la distanza sociale tra di loro e non indossano le mascherine. Io la porto con me sempre nello zaino. La trovo utile sui mezzi di trasporto pubblici, ma se c’è la distanza sociale la tolgo anche su questi. È fastidiosa da portare con il caldo. I guanti li trovo inutili, forse è peggio portarli poiché si tocca tutto con la scusa che “tanto ho i guanti”. Le mani si possono lavare ogni trenta minuti e disinfettarle, per la distanza mantengo almeno il metro e mezzo. Ho notato che c’è molto menefreghismo, la gente non indossa la mascherina, o non la indossa correttamente, e naturalmente non rispetta la distanza sociale. Se dovessi essere colpito dal virus, mi curerò stando in quarantena. Mi sono fatto coinvolgere dall’ansia, dall’incertezza, dall’insicurezza per l’evoluzione del virus che non si sa quale piega stia prendendo.


Io ho vissuto bene il periodo del lockdown, per me è stata una “manna dal cielo” poiché ho potuto fare un grande lavoro d’introspezione. Certo ho avuto i “miei alti e bassi” come tutti, ma questo mi ha permesso di vedere tante cose del passato, di chi sono e dove voglio arrivare. Ho dovuto reinventarmi una nuova “routine”, dovendo stare a casa, poiché da un giorno all’altro la mia è stata sconvolta molto bruscamente. I limiti, per esempio, li ho convogliati in positivo. La vita è troppo breve per “adagiarsi sugli allori”. Il periodo di chiusura mi ha proprio permesso di guardami dentro come sono. La paura c’era anche se io ero sereno nel mio grande appartamento. Chiuso in casa e senza sapere come e cosa diventerà il nuovo mondo. Ho fatto dei viaggi nel mondo ed ora ho paura di non poter più viaggiare, mi chiedo quando sarà di nuovo possibile e come? Nessuno sa cosa stia succedendo veramente. Io per le prime sei settimane sono stato in casa, uscivo solo per fare la spesa. In seguito uscivo serenamente. Mi sono tenuto informato attraverso le conferenze stampe e anche tramite gli operatori del Club ’74. Non stavo a sentire tutto, ma solo quello che concerneva me con il lavoro e con i miei familiari. Sui social network mi divertivo nel leggere cosa scrivevano. Per quanto riguarda i guanti non li ho mai messi, ritengo siano inutili. La distanza sociale dovrebbe sempre essere presente anche senza il coronavirus. La mascherina la uso per fare la spesa e sui mezzi pubblici (che da stamane è diventata obbligatoria). C’è chi la indossa male, per cui non serve a niente. Io mi sento sicuro e sereno, la porto sempre con me, lavarsi le mani più spesso e disinfettarle ha più senso. Nel futuro spero che sparirà. O forse sarà probabilmente più virulento e dovremmo convivere con il virus. Non credo proprio che sparirà dall’oggi al domani. I contagi sono ancora relativamente pochi. Vivi la tua vita serenamente e se i casi aumentano puoi iniziare a spaventarti. Certamente non mi reco nei bar, né a feste e non vado a ballare. È stato un periodo per me molto impegnativo in quanto ho traslocato per cui non mi sono attenuta alla quarantena. Ero sempre in giro con l’auto piena. Ho goduto dell’intero periodo con le strade vuote e senza tanti rumori. Scioccante era andare a fare la spesa, fare la fila, e vedere tutti gli altri negozi chiusi in quanto non vendevano merce commestibile. Facevo la spesa anche per i miei genitori. Sì avevo timore per i miei familiari, per le persone a me più care, per me non avevo paura.

Inizialmente mi tenevo molto aggiornata sull’andamento del Covid-19. Poi sono arrivata ad un punto che era diventato un’ossessione che mi faceva vivere molto male così ho dovuto allentare la presa. I guanti non li ho mai portati (solo per frutta e verdura come prima). Era un controsenso arrivare alla cassa dopo aver toccato tante cose e toccare il borsellino e i soldi… . La mascherina l’ho indossata pochissimo nei negozi. Per “aggiustarla” sul viso si hanno sempre le mani sulla faccia… . La distanza sociale? Prima di tutto è una distanza fisica e secondo era la mia paura più grande prima della quarantena, la rottura dei rapporti umani e così stiamo andando avanti. Il futuro sarà una convivenza con il virus, troppo rischioso per l’economia chiudere di nuovo tutto.

CONCLUSIONI Nelle interviste il futuro è quasi per tutti incerto e la solitudine è prevalsa nella maggior parte delle persone. Impossibile concludere questo argomento, poiché è ancora ampiamente aperto e il grigiore aleggia ancora nell’aria. Mendrisio, 10 luglio 2020

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Signora Libertà, signorina Anarchia La mia libertà finisce dove comincia la libertà di un’altra persona; o anche, non fare a un altro quello che non vuoi lui faccia a te... Egoisticamente non voglio fare dei sacrifici; mi irrita che mi si chieda di essere responsabile verso gli altri, mentre l’autorità, i governi non fanno nulla per un cambiamento radicale nelle politiche sui rifugiati, i migranti, i poveri e i miserabili della Terra. di Antonello Cecchinato, teatrante e regista

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a mia libertà finisce dove comincia la libertà di un’altra persona; o anche, non fare a un altro quello che non vuoi lui faccia a te. Insomma, qualcosa del genere, in una visione della libertà in fondo piuttosto egoistica, o egocentrica (non parlo di libertà, per esempio, dalle passioni; ma proprio di ciò che posso e ho voglia di fare). Non mi ritrovo nell’idea distorta di libertà che ha la destra e non solo la destra, purtroppo: il liberismo, il cui principio è quello economico del profitto personale. La differenza è che nel primo caso c’è un principio etico, alla base del comportamento (o almeno di un comportamento che vorrei avere); nel secondo vi è un principio economico, utilitaristico. Questa visione utilitaristica dell’esistenza non mi piace per niente; e la ritengo la causa delle due grandi crisi che stiamo vivendo: per non essere equivocato, le nomino: quella umanitaria (la prima), e quella climatica (la seconda). La crisi sanitaria per me ha a che fare con queste due crisi, direi che in qualche modo ne è la conseguenza. Deriva da una mancanza di investimenti nella scuola, nell’educazione, nella sanità, intesa come cura della qualità di vita; deriva da una cattiva coscienza individuale e dall’indifferenza

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verso le conseguenze delle nostre azioni, dei nostri acquisti, di ciò che consumiamo. Curiamo pure i sintomi della pandemia, ma affrontiamone prioritariamente le cause. La “nuova normalità”, di cui si parla, deve riguardare i comportamenti etici, non i comportamenti dettati dalle regole sanitarie in vigore in questo momento, che devono restare eccezionali e contingenti: lavarsi costantemente le mani non deve sostituire la responsabilità che abbiamo nelle scelte individuali e collettive. Altrimenti lavarsi le mani, e mettersi la mascherina acquistano un significato simbolico, più grande di quello che rappresentano attualmente. Già ora l’autorità si esprime con un linguaggio ambiguo che sottende pericolose imposizioni di comportamento: un’espressione su tutte: “distanziamento sociale”. Egoisticamente, per i miei figli, i bambini, i giovani desidero una scuola dove di fronte a sé non abbiano adulti, educatori, maestri, professori in mascherina. Non voglio una scuola in cui le attività speciali vengono messe da parte perché “adesso è il momento di recuperare il tempo perso; e magari dovremo recuperare il tempo che perderemo, se la curva dei contagi eccetera eccetera”. E questo


perché la destra (rappresentata anche da alcuni genitori) interviene nel dibattito sulla scuola, con la sua logica utilitaristica: cattivamente ed egoisticamente direi che per questi rappresentanti dell’utilitarismo (Sergio Morisoli, che si è battuto così tanto per far crollare il progetto della scuola che verrà, li rappresenta molto bene) il confinamento non mi dispiacerebbe; ma evidentemente questo desiderio andrebbe contro la mia visione delle cose, i miei principi, la mia etica, e quindi non lo auguro loro; nella speranza che non si occupino più di scuola. Egoisticamente non voglio fare dei sacrifici; mi irrita che mi si chieda di essere responsabile verso gli altri, mentre l’autorità, i governi non fanno nulla per un cambiamento radicale nelle politiche sui rifugiati, i migranti, i poveri e i miserabili della Terra. La “nuova normalità” dovrebbe essere questa: il potere che cambia, l’autorità politica che fa scelte drasticamente diverse; per esempio non si fa produttore, né mercante d’armi, né le acquista; promuove una politica di accoglienza (insomma, opera su principi etici, non economici). Basta con governi che sono accondiscendenti (sempre per motivi di realpolitik, cioè di tornaconto economico) con altri governi che non garantiscono i diritti civili, che calpestano i diritti dei bambini, delle donne e degli uomini; cioè con dittature o governi pseudo-democratici (come, per esempio, gli Stati Uniti, o il Brasile, tanto per intenderci); con governi che non s’impegnano per il clima, che

producono ed esportano armi. Non siamo stati bravi perché abbiamo aiutato gli anziani a fare la spesa (la retorica del buonismo è un’ipocrisia, che i media hanno contribuito a sostenere): aiutare gli altri dovrebbe essere la normalità; occuparsi delle due principali e gravissime crisi dev’essere la normalità; e lo dico egoisticamente, perché desidero ancora abbracciare come e quando voglio io; e preferirei che un abbraccio non diventi un gesto simbolico di disobbedienza civile. E desidero salutare dando la mano, non come mi dicono di fare, col gomito, e magari facendoci su anche una risatina: questo non fa ridere, è solo triste. Come è triste sentire che se vai a vedere una partita di hockey alla Valascia, “alla pausa puoi andare a prenderti una bibita, poi torni al tuo posto, ti siedi, togli la mascherina, e poi te la bevi, la bibita”. Se questa situazione sanitaria la vivremo come un’opportunità di cambiamento etico, in direzione opposta all’utilitarismo, al profitto, all’economia liberista, bene. Altrimenti, per usare le parole di Antonio Rezza, un teatrante: “credo che se lasciamo passare questa prepotenza delle istituzioni, la prossima volta andrà peggio. Si è trattato di prove tecniche di sottomissione”; e allora, nel futuro, un abbraccio sarà un gesto sovversivo, contro il sistema. Per questo la mia libertà è anarchica! Per questo penso che non andrà tutto bene, se andrà tutto come prima.

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Divertis a Disentis 23-26.7.2020

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iovedì 23 luglio siamo partiti da Mendrisio per andare a Sedrun passando per il Lucomagno e attraversando la Valle del Sole. Dopo il Lucomagno siamo passati per Disentis e alla fine siamo arrivati a Sedrun. A Sedrun siamo entrati nella casa Putnengia dove abbiamo alloggiato in questi quattro giorni. Appena arrivati siamo andati a vedere le stanze e ad appoggiare i nostri bagagli. Poi abbiamo fatto il pranzo, pasta al tonno e siamo stati bene. Dopo pranzo siamo andati a fare una passeggiata a Sedrun, abbiamo visto un po’ i negozi e poi siamo andati a vedere una chiesa dove c’era la statua di Pietro con il crocifisso capovolto; dopo la chiesa siamo andati al laghetto Claus a prendere il sole e mangiare mirtilli. Quindi la sera abbiamo mangiato le costine con l’insalata di patate. Il secondo giorno ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione e siamo andati a Disentis a visitare l’Abbazia e il museo dei cristalli. Una volta tornati a Sedrun nella casa Putnengia abbiamo pranzato con risotto e con le costine avanzate dalla sera prima con contorno di insalata di patate, il pomeriggio, dopo pranzo, siamo ripartiti e ci siamo divisi in tre gruppi. Un gruppo andava a fare la passeggiata, l’altro gruppo, di cui facevo parte, è andato in piscina e l’ultimo gruppo invece è andato a Sedrun a fare shopping. Poi la sera abbiamo mangiato le lasagne. Il terzo giorno siamo andati nell’Oberalp e abbiamo fatto la passeggiata in montagna, in seguito abbiamo preso la cabinovia che portava su in cima, abbiamo fatto una foto di gruppo, abbiamo ammirato il panorama poi abbiamo ripreso la cabinovia e siamo scesi a metà montagna e da lì abbiamo

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Vacanza Interclub

camminato fino al laghetto Lutersee dove abbiamo pranzato al sacco avendoci portato dietro dei panini, poi dopo pranzo ci siamo divisi in due gruppi: il primo gruppo scese a piedi fino al laghetto Oberalpsee, invece il secondo gruppo ritornò alla stazione intermedia della cabinovia per scendere al laghetto Oberalpsee. Io sono sceso con il primo gruppo e ho fatto la camminata in discesa. Una volta arrivati al laghetto siamo andati al ristorante a bere qualcosa. Dopo abbiamo preso il furgoncino e siamo ritornati a Sedrun, al laghetto Claus dove abbiamo fatto il bagno. Poi siamo tornati nella casa Putnengia e ci siamo cambiati per la cena al ristorante Sudada che si trovava a due passi dalla casa, abbiamo mangiato carne impannata con patatine fritte, faccio notare che la carne era veramente abbondante. Infine siamo tornati a casa e andati a dormire. Il quarto e ultimo giorno dopo una bella colazione abbiamo preparato i nostri bagagli, pulito la casa, dopodiché ci siamo avviati verso Andermatt, Göschenen, Wassen per poi arrivare ad Attinghausen a mangiare il pollo al cestello. Dopo mangiato siamo andati verso il Passo del Gottardo dove ci siamo fermati a fare la tradizionale foto di gruppo e salutarci per poi rientrare verso il Ticino ed infine nelle nostre case. Ringrazio tutti quanti, i vari Centri Diurni e il Club ’74 per questa bellissima vacanza in montagna. Oliver


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uongiorno cari lettori,

vi voglio raccontare delle nostre vacanze Interclub nel Canton Grigioni dal 23 al 26 luglio. Nell’arco dell’anno vengono decisi dai vari Club o entri diurni (CD) la destinazione per passare assieme le vacanze estive. Quest’anno siamo andati nel Canton Grigioni a Sedrun. Siamo partiti dal Club ’74 in 5, responsabile Antonio, poi Oliver, Luisella, Max ed io. Caricato i vari bagagli abbiamo deciso che arrivati a Olivone ci saremmo fermati per una sosta breve. Nel tragitto abbiamo un po`discusso di chi stava in stanza assieme. Arrivati a Sedrun ci siamo addentrati nel paese per cercare la casa di vacanze, malgrado avessimo il Tom-Tom… Arrivati alla casa “Putnengia“ dove già c’era il gruppo di Bellinzona intenti a preparare il pranzo. Abbiamo chiesto come ci si sistemava per le stanze ed in quanti visto che tante camere sono per 6 persone. Sistemato i bagagli ci siamo dati da fare per preparare i tavoli all’esterno per la pausa pranzo. Abbiamo messo tavoli e panchine da una parte e dei tavolini dall’altra, visto le disposizioni Covid. Nel frattempo sono arrivati gli altri partecipanti dei vari CD che mancavano all’appello, in totale eravamo in 27. Abbiamo conosciuto anche la proprietaria di casa, una signora simpatica e alla mano. Finito di apparecchiare i tavoli è giunta l’ora del pranzo, abbiamo mangiato degli ottimi spaghetti al tonno con contorno insalata. Devo dire che ho fatto il bis visto la bontà e la fame, si sa che in montagna l’appetito non manca mai. Nel pomeriggio abbiamo fatto una piccola riunione per decidere sul da farsi. Scelto di restare in quel di Sedrun ed addentrarci nel paese per visitarlo e vedere cose che voi umani neanche potete

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immaginare…. Preso i furgoni ci siamo diretti nel nucleo di Sedrun, visto che la casa dove alloggiavamo è un po’ fuori dal paese, distante 5 minuti. Arrivati nel paese ci siamo divisi in gruppi, chi si è fermato a far sosta per ber qualcosa e chi si è diretto per negozi a fare acquisti. Sono rimasto stupito per l’enorme varietà di minerali esposti nelle bancarelle all’esterno del negozio ma all’interno mi sono rifatto gli occhi perché c’erano un’infinità di vetrine con massi tutti tempestati di quarzo ed altri minerali. Luisella mi ha chiesto di darle una mano a scegliere una pietra con i vari cristalli e così è stato. Dopo abbiamo continuato la passeggiata ed ho notato una chiesa e ci siamo addentrati per visitarla. Quando sono in paesi o città mi piace vedere tutte le chiese perché già da piccolo mi ha sempre affascinato entrare e vedere tutti gli altari e affreschi dipinti sui muri. E per finire dire una preghiera rivolta hai miei cari ed accendere una candela con l’offerta. E faccio sempre un infinità di foto per ricordarmi del posto. L’unica cosa che mi ha stupito è stato vedere San Pietro con la croce capovolta. Infatti è conosciuto anche come “la croce di Pietro” che si è fatto crocifiggere a testa in giù perché non si riteneva degno di morire come Gesù e quindi un segno di umiltà. All’esterno c’è un piccolo cimitero e vicino su un prato delle sculture ricavate dalle rocce con varie forme e personaggi. Abbiamo deciso che dopo la visita in paese saremmo andati ad un laghetto poco distante denominato “Lag da Claus” sempre in furgone. È un piccolo laghetto naturale con vari giochi per bambini e non. Ci siamo accampati lì vicino chi all’ombra e chi al sole, io ho scelto l’ombra dei pini, butto l’occhio nella pineta e a mia sorpresa vedo tante piantine di mirtilli e come dir di no... Un piccolo gruppetto si è diretto verso casa per preparare la cena. In partenza è stato deciso per una grigliata all’esterno ma visto che il posto non ne era fornito hanno cucinato al forno salsiccetta, costine, peperoni e insalata di patate. Un’ottima cena organizzata benissimo perché tutti abbiamo dato una mano sia ad apparecchiare che a sistemare. Ci siamo divisi i vari compiti riguardante il mantenimento, l’igiene e l’ordine della casa ma chi voleva contribuiva di sua iniziativa. finito di riordinare casa abbiamo deciso con un piccolo gruppetto di scendere all’Hotel Cresta, proprio sotto alla casa Putnengia, per concludere la serata tra

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racconti storielle e barzellette con Gregorio nostro intrattenitore il quale ha dovuto pagare il conto per una scommessa andatagli male. Finita la serata ci siamo coricati nelle stanze, il mattino appena sveglio guardando fuori dalla finestra mi sono accorto del tempo molto brutto e coperto con la pioggia. Meno male che la sera prima avevano fatto il programma della giornata che prevedeva di scendere a Disentis per visitare il paese e l’Abbazia. Quindi via tutti assieme in direzione Disentis per la visita dell’Abbazia di San Martino enorme da vedere dall’esterno. Parcheggiato i furgoni ci siamo diretti all’entrata, sigaretta e partenza per la visita. Abbiamo visto prima la chiesa e poi il museo collocato al piano superiore. Dentro la chiesa ho potuto scattare foto e accendere una candela. Mi sono immerso nella storia del posto ed è stato molto bello vedere una parte esposta con minerali, fossili animali, oggetti e costumi del posto. Qualcuno si è staccato prima, Marco Bischof“ il grande cuoco che ci ha viziati” nel preparare il pranzo, menù risotto allo zafferano con qualche avanzo di costine del giorno prima. Per lasciare un attimo di tempo al cuoco abbiamo continuato nella visita dell’Abbazia, essendo gigantesca anche all’interno, ho potuto scorgere anche delle rovine risalenti alla costruzione datata 1700, bruciata nel 1799 e poi ricostruita. Ritornati a Sedrun abbiamo preparato il pranzo, visto il brutto tempo, rifocillati tutti e bevuto il caffè piccola riunione per decidere sul da farsi. Nel pomeriggio qualcuno è andato in piscina, chi in paese a fare acquisti, chi aveva voglia di una piccola escursione in quel di Sedrun con il rientro a piedi e per finire chi è rimasto a riposare in casa. Io ho scelto di restare a riposare in casa visto che la notte è stata un po’ insonne ed ero stanco e dolorante. Nel tardo pomeriggio rientrati tutti, ci siamo organizzati per la cena a base di lasagne e devo dire che erano buonissime. Finita la cena si sono riuniti gli operatori Sevala, Marco, Antonio, Catherine e per finire ma non per ultimo Alex per organizzare l’uscita del giorno dopo la quale consisteva in un escursione all’Oberalppass. Per concludere la serata ci siamo ritrovati “come quattro amici al bar” a ridere e scherzare e dopo tutti a nanna. Al mattino seguente dopo colazione ci hanno informato dei vari itinerari, prima di tutto arrivare


all’Oberalppass riunirci tutti per poi salire con la cabinovia fin quasi alla vetta a 2600 metri di altezza. Non salivo sopra i 2000 metri da anni e questo mi rendeva molto felice. Pronti partenza e via… saliti in 6 sulla cabinovia comincia la risalita, chi come me, amante delle altezze tranquillo, e chi un po’ soffre ad occhi chiusi. Giunti sul posto abbiamo girato un attimo per scattare qualche foto visto la bellezza del paesaggio di montagna con ghiacciai e appena sotto un laghetto. Dopo esserci riuniti ed aver fatto la foto di rito abbiamo deciso di scendere al laghetto sotto per pranzare con un pic-nic preparato al mattino, quindi risaliti in cabinovia. Scesi alla fermata intermedia della cabinovia “Platt” ci siamo diretti verso il laghetto. Nel tragitto ho potuto rifarmi gli occhi immerso nella natura tra fiori di tutti i tipi, alcuni conosciuti ed altri meno ma sempre belli da vedere. Fatto quattro chiacchere e non mi sono nemmeno accorto che in un attimo siamo arrivati al laghetto di “Lutersee” tolto dallo zaino il pranzo e trovato un masso mi sono seduto a bivaccare. A momenti freddo ed a momenti caldissimo questo è il clima a certe altitudini, ho tolto scarponi e calze e mi sono immerso fino al ginocchio dentro il laghetto. Dopo un attimo sono uscito ad asciugarmi camminando sul prato e sui sassi. Ci siamo riuniti e hanno detto le varie opportunità chi voleva scendeva con la cabinovia all’Oberalppass prendeva il furgone con direzione al “ Lag da Claus” per un bagno e chi voleva la passeggiata un po’ più lunga scendeva a piedi dal lago Lutersee direzione lago Oberalpsee e ritorno verso il furgone all’Oberalppass. Io ho scelto la seconda opzione visto che stavo bene di gambe e mi andava di vedere qualcos’altro, nel gruppo in cui ero si è riso e scherzato assai. Ho potuto fotografare erbe alpine quali erba iva, fiori di genziana, fiori d’arnica ed altre, ne ho scoperto il nome tramite un app sul telefonino di un’amica Ursula Colombo. Discesa assai impegnativa, ma alla fine ci stava per sgranchirsi le gambe e divertirsi in compagnia. Arrivati all’Oberalpsee c’erano dislocati vicino al laghetto tanti pescatori ed abbiamo potuto far la festa ad un bambino che ha preso un enorme pesce. Abbiamo costeggiato tutto il lago direzione posteggio del furgone, arrivati stanchi ma contenti per l’impresa compiuta, abbiam deciso che un caffè al bar ci voleva per completare l’opera. Bevuto il

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caffè ci siamo diretti verso il “Lag da Claus” per unirci con gli altri, un bel bagnetto rinfrescante e rigenerante con un ottima merenda a base di melone e anguria. Arrivato e steso l’asciugamano mi sono rifocillato ben bene prima poi sono entrato nel laghetto, l’acqua era fresca infatti ho fatto una piccola nuotata e sono uscito ad asciugarmi. Alla sera è stato deciso di andare in un ristorante sopra la casa anche detto “Sudada”, quindi a piccoli gruppi sono rientrati fare la doccia e prepararsi per la cena. Alle sette ci siamo avviati verso il ristorante ed abbiamo quasi tutti preso un’impanata di carne con patatine contorno un insalata, molto apprezzata la cena. Finito siamo scesi in casa e chi a guardare la tv chi a giocare a carte e altri a riposare stanchi della camminata. Ultima colazione in casa “Putnengia” poi pulizia generale riordino chiavi alla padrona ci siamo salutati e avviati per Attinghausen dove ci aspettava il pranzo a base di pollo. Arrivati abbiamo aspettato che ci fossero tutti per andare a mangiare, nel frattempo ho potuto visitare una chiesetta poco distante dal ristorante. Pranzo a base di pollo con l’opzione di due salse una normale ed una piccante, io ho scelto quella piccante. Finito di pranzare abbiamo deciso di andare sul passo del Gottardo per i saluti finali, un piccolo giretto e poi il rientro a casa. Sul passo ci siamo riuniti per le foto di gruppo e gli operatori ci hanno regalato dei cristalli di quarzo ed una confezione di dolci tipici del posto. Siamo risaliti sui furgoni salutandoci e dandoci appuntamento all’anno prossimo e via, destinazione casa. In conclusione devo dire di aver passato ottimi momenti con persone diverse ed essere felice di questa esperienza di vita comune e dell’ottimo cibo. Manuel

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Jean Corty (1907-1946)

Uscite culturali

L’esposizione era dedicata al pittore Jean Corty, uno dei più apprezzati pittori svizzeri, che subì il fascino dell’espressionismo nordico e la cui parabola artistica si consumò nell’arco di soli di pochi anni. Un’uscita culturale molto interessante ed emozionante. Appuntamento martedì 8 settembre 2020 alla Pinacoteca Züst per la visita guidata dell’esposizione dedicata al pittore Jean Corty, uno dei più apprezzati pittori svizzeri, che negli anni Trenta subì il fascino dell’espressionismo nordico e la cui parabola artistica si consumò nell’arco di soli vent’anni all’Ospedale Sociopsichiatrico Cantonale di Mendrisio. Jean Courty era considerato un artista art-brut in piena regola che conseguì giovanissimo il diploma in Belle Arti all’Accademia di Bruxelles. La curatrice della mostra, accompagnata da due stagiste in storia dell’arte, ci ha inizialmente presentato l’affascinante biografia dell’artista. Negli spazi della pinacoteca sono state presentate unicamente le numerose opere di paesaggi dei dintorni e figure da lui dipinte durante il soggiorno presso l’ospedale, dal 1933 al 1941, e donate dal pittore stesso al suo dottore Olindo Bernasconi, i cui discendenti le conservano ancora. Egli lo ha sempre spronato a dipingere, credendo fermamente nelle qualità terapeutiche dell’arte. Le opere esposte sono circa settanta, tra oli e disegni, e in gran parte inedite. Veniva inoltre ripercorsa la storia dell’Ospedale Sociopsichiatrico Cantonale di Mendrisio, sia dal punto di vista architettonico che delle cure praticate in quegli anni, con un cenno agli altri artisti che vi hanno soggiornato, tra cui Filippo Franzoni.

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Dötra Val di Blenio 18-19.8.2020

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uongiorno cari lettori

vi voglio raccontare la gita organizzata dal CD di Locarno e il Club `74 sui monti di Dötra. Un gruppo di persone si sono trovate il 18-19 di agosto per passare del tempo in compagnia e fare una gita in montagna. Da Mendrisio abbiamo partecipato in 9 e 3 da Locarno. Siamo partiti dal club direzione Giubiasco per trovarci con gli altri partecipanti. Nel frattempo arrivati a Giubiasco ci siamo fermati a fare la spesa per il pic-nic di mezzogiorno. Ritrovati tutti abbiamo deciso di far tappa ad un baretto per bere un caffè e scambiare quattro chiacchere. Pronti partenza e via destinazione capanna sui monti di Dötra per passare bei momenti in compagnia. Sul furgone c’era un bel clima, si rideva, scherzava e c’è chi cantava oltre ad ammirare il bel paesaggio di montagna. Giunti a Dötra abbiamo fatto conoscenza dei custodi della capanna, una coppia alla buona ed alla mano. Ci hanno fatto salire nello stanzone ad appoggiare i bagagli, un attimo di relax e a sistemare i propri posti per la notte. Uno stanzone grande con due camerette all’interno, separati bagni e le docce con la cucina ed il bar al piano di sotto con dei tavoli e ombrelloni all’esterno devo dire molto accogliente. Sistemato i bagagli e discusso ci siamo preparati per assaporare la montagna e fare il pic-nic, abbiamo intrapreso un sentiero sopra la capanna e trovato un bel posto in mezzo al prato, abbiamo steso i teli ed asciugamani. Ci siamo rifocillati con panini, formaggio, salumi, pomodori, melone e dei biscotti al cioccolato come dessert. Finito di pranzare una piccola e meritata siesta ci stava e così è stato con una pennichella stesi sul

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prato all’ombra di un pino. Mi sono guardato un po’ attorno con qualche foto al paesaggio, ai fiori, notando delle piantine di mirtilli li ho raccolti e gustato una buona manciata. Nel mentre si è deciso cosa fare dopo la siesta, una piccola escursione sui monti appena sopra Dötra. Un gruppetto si è diretto in capanna per riposare ed altri hanno proseguito il cammino per completare la giornata. C’è una stradina sterrata fino quasi alla cima del percorso poi si addentra nel bosco e pascoli per le mucche. Arrivati ad una certa altezza abbiamo preso un sentiero sulla destra e mi sono accorto del bel paesaggio intorno a noi con dei piccoli stagni ricchi di insetti quali farfalle, libellule e fiori. Lungo il tragitto mi sono offerto di scattare qualche fotografia, cosa che a me è sempre piaciuta molto. Dopo aver fatto un giro ad anello siamo rientrati in capanna dove ad attenderci c’era il resto del gruppo, chi giocava a carte e chi in quel momento si godeva un attimo di tranquillità. Sono salito in


stanza a depositare lo zaino ed a prepararmi per la cena finito son sceso sotto con gli altri. Verso le 7-7:30 è uscita la signora ad informarci che quando volevamo avrebbe distribuito la cena, riuniti tutti a tavola ci ha serviti. Un’ottima cena con arrosto, patate al forno, insalata e per dessert torte della casa. Dopo cena abbiamo usufruito dell’impianto stereo per allietare la serata in capanna con il karaoke chi voleva cantava e chi ballava. Quando si è fatta una cert’ora ho salutato e son salito in stanza per riposare ero cotto tra viaggio e camminata. Al mattino appena alzato sono uscito per guardare il tempo e fumarmi una sigaretta ed ho notato di non essere l’unico sveglio. Ho atteso un attimo e sono riuscito a cogliere l’alba…. Stupenda… Preparazione bagagli e colazione in capanna per poi avviarci verso Campo Blenio, detta la Valle del sole, al caseificio Croce. Degustazione, all’interno del caseificio, con prodotti tipici tipo della buonissima ricotta, formaggio dell’alpe, büscion e porchetta di maiale. Poi ci ha fatto fare una visita guidata all’interno per capire come funziona e come gestiscono la mungitura delle mucche nello stallone, all’esterno c’è una piccola nursery per i vitelli. Finito di visitare il caseificio, abbiamo lasciato lì il furgone a l’auto e ci siamo diretti a piedi nella pineta dove c’è un ristorante all’interno del bosco. È arrivata l’ora di pranzo quindi riuniti tutti abbiamo preso posto ed ordinato anche se a dire la verità non avevo molta fame dopo le degustazioni. Finito di mangiare siamo rimasti all’ombra dei pini a digerire e riposare per poi rientrare verso il furgone in caseificio dove qualcuno ha acquistato dei prodotti quali

marmellate, yogurt e formaggio da portare a casa. Nel tragitto è stato deciso di concludere il viaggio tutti assieme con foto di rito alla diga del Luzzone per poi salutarci e darci appuntamento per una prossima gita. Parere mio: avrei passato ancora qualche giorno in montagna visto il tempo bello che abbiamo trovato. Ringrazio di cuore tutti per il bell’ambiente che si è creato e non per ultimo ringrazio il CD di Locarno ed il Club`74 per aver proposto questa bella gita. Saluti da tutti noi Max, Oscar, Irma, Lui, Conny, Oli, Laura, Manuel, Luce, Hervoyè, Laura e Gabri. Manuel

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a mia situazione stava diventando pesante, vivendo per anni nel luogo in cui mi trovo a vivere. Questa esperienza è stata più di una cura medicamentosa, più di un eventuale possibile ricovero per cambiare un po’l’energia negativa che ho assorbito negli anni sopportando le situazioni senza ricorrere al ricovero. Difatti il distacco saliti su in montagna in quel di Dötra/Lucomagno è stato quasi completo. Oltre alla bellezza del paesaggio e l’aria pura della montagna ho notato che questa pesantezza interiore e fisica relativa ai miei doveri nella città di Locarno ed il sistema che vi ruota attorno era quasi scomparsa del tutto. Quindi consiglierei vivamente a tutti i soci e utenti

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che hanno paura di avere una ricaduta o altro, suggerisco di partecipare alle escursioni proposte dal Club ‘74 e dai centri diurni poiché anche i “gemellaggi” interclub di più giorni possono essere un modo per conoscere e conoscersi al meglio.   Hervoyé Club Andromeda del Locarnese

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iamo partiti dal centro diurno di Locarno alle ore 8.30, in direzione Camorino dove ci siamo fermati a bere un caffè tutti insieme prima della partenza. Insieme all’altro gruppo del Club ‘74 siamo poi partiti tutti insieme per Dötra che si trova nel Lucomagno.

Arrivati a destinazione abbiamo posato le valige nelle stanze per poi fare pic nic in un prato fiorito nelle vicinanze. La camminata pomeridiana è durata 3 ore (11 km) ed era meravigliosa. Si vedevano le maestose montagne, alcune erano ancora ricoperte di neve! In serata abbiamo cenato nella capanna e abbiamo fatto il karaoke, cantato e ballato tutti insieme fino a tarda serata. La capannara ha suonato pure le campane del villaggio a mezzanotte. Il giorno dopo siamo andati a visitare una fattoria dove ci hanno preparato uno spuntino di salumi

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e formaggi misti, c’era la possibilità di acquistare dei prodotti artigianali, io ho acquistato il miele. Infine abbiamo camminato fino ad arrivare alla pineta sarracino dove abbiamo pranzato al ristorante. Nel rientro abbiamo visto la diga del Luzzone dove ci siamo salutati tutti così siamo rientrati a casa propria. Una gita da rifare, mi sono divertita, era la prima volta che dormivo in capanna! Irma


do! Aspettando la cena, l’acquolina si fa sentire.

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artedì 18 agosto alle ore 8 del mattino ci siamo ritrovati al Club ‘74 e dopo aver sistemato i bagagli in auto siamo partiti in direzione della Valle di Blenio per poi raggiungere la capanna di Dötra. Prima di raggiungere la valle abbiamo effettuato una breve sosta all’Aldi di Camorino per comperare il necessario per il pic-nic e berci un caffè al volo nel nucleo vecchio del paese. Siamo arrivati a Dötra, situata a 1748m, aria più amabile, abbiamo sistemato i bagagli in capanna e siamo usciti per il pranzo. Abbiamo trovato un bel prato sotto un pino altissimo e lì ci siamo concessi una siesta. Successivamente, per chi ne aveva voglia, c’era la possibilità di fare una camminata in compagnia. Io dopo il primo tratto di strada sono rientrata sui miei passi, altri erano già in capanna. Dopo una rinfrescata abbiamo visitato il paesino di Dötra e ho scattato alcune foto con il mio cellullare per avere un ricor-

Verso sera il cielo si è annuvolato, una piccola “nuvola di Fantozzi”, alcune gocce e subito dopo sono apparsi due arcobaleni. All’ora di cena in capanna c’era solo il nostro gruppo. Cena favolosa, musica e discoteca durante la serata per arrivare a stendere le ossa dopo una giornata speciale. Io ho dormito in una camera da sola e come al solito alle 5.50 ero già sveglia. Ad inizio giornata ho scattato alcune foto dell’aurora in paese, all’oratorio San Domenico, alle fontane, eccetera. Verso le 8.00 abbiamo fatto colazione e con rammarico abbiamo preparato i nostri bagagli. Prima di partire ci siamo concessi una foto ricordo con la cameriera ed i gestori della capanna. È giunta l’ora di scendere, direzione Azienda Croci situata tra Campo Blenio e Ghirone, dove alle ore 9.00 avevamo appuntamento per una visita. Quest’ultima è iniziata con un’interessante spiegazione sulla nuova gestione di allevamento e proseguita con una colazione-brunch di prodotti genuini. Al termine della visita ci siamo incamminati all’interno della pineta di Campo Blenio diretti a un ristorante sotto gli alberi all’ombra. Il luogo era ben frequentato con giochi all’aperto per i più piccoli. Qui abbiamo deciso di consumare il pranzo… e chi aveva ancora fame dopo il brunch? Nel pomeriggio siamo ritornati all’azienda Croce, dove abbiamo fatto la spesa e ripreso le nostre vetture. Io ho acquistato degli jogurt alle prugne e ai mirtilli e un pezzo di formaggio (bianco stato bollito?) Una volta montati sui nostri automezzi, tutti verso la diga del Luzzone, dove ho fatto nuove foto. Il ristorante era chiuso e allora per terminare la giornata ci siamo diretti al Ristorante Rex di Olivone. Dopo un caffè siamo rientrati felici e contenti. Ringrazio gli animatori Laura, Gabriele e tutti i partecipanti. Da ultimo ringrazio il Club ’74 per averci sostenuto in questa uscita in montagna di due giorni. Da rifare. Luce

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L’arte di arrangiarsi... con le parole Siamo entrati in una nuova era. Il periodo pre-confinamento, di confinamento e postconfinamento ha sconvolto in modo non indifferente le nostre abitudini quotidiane, generando paure e sconcerto tra le persone. di Laura

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iamo entrati in una nuova era. Il periodo pre-confinamento, di confinamento e postconfinamento, ha sconvolto in modo non indifferente le nostre abitudini quotidiane, generando paure e sconcerto tra le persone. Per un lungo periodo, siamo stati confinati nelle nostre case, dove è prevalsa la tecnologia che, grazie a differenti piattaforme, ci ha permesso di mantenere i contatti sociali e in molte occasioni anche professionali. Nel mio caso sono entrata in contatto virtuale con il Club ’74, che frequentavo in presenza da circa tre anni. Mi sono abituata velocemente al mondo tecnologico. Capitava che, quando vi erano momenti di silenzio del mio cellulare, ne percepivo il suono anche se non squillava… . Ricevevo volentieri le telefonate di sostegno da parte degli operatori, dei colleghi e degli amici,… . Per me era preoccupante la visione del Pc con lo schermo spento quando non avevo videoconferenze previste. Era bello incontrarci sulla piattaforma per condividere insieme tante attività, quali: lavorare per il nostro giornale, giocare, cucinare,… . Tutte attività nelle quali i diritti del singolo e le responsabilità venivano mantenute alte. Questo nuovo metodo di lavoro, ci ha permesso di stare “lontani ma vicini”, come attualmente si suol dire. Se, in una cosiddetta emergenza sanitaria, le nuove tecnologie permettono una felice comunicazione a distanza, dobbiamo però riappropriarci di quel rapporto umano ravvicinato, il solo che possa essere vivibile in una vera

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comunità che si consideri tale. Quel che è certo è che il Covid-19 ha promosso quella che è la “distanza sociale”. Questo termine non mi piace, lo definirei meglio con “distanza fisica”, perché la socialità fortunatamente esiste ancora, stravolta ma c’è. Infatti la stretta di mano non esiste più…, i tre baci che ci scambiavamo sono spariti (torneremo almeno col darcene due?), abbracci al bando… . Sembra quasi un mondo freddo, anaffettivo. Un’amico che parte/torna per/ dalla vacanza lo si saluta a distanza di sicurezza. Pur accettando il dolce eufemismo di “distanziamento sociale”, la realtà non è come ci appare, ma ci avvolge in tutta la sua durezza con le parole quali “confinamento e isolamento”. In questo momento entrano in gioco le parole o meglio “L’arte di arrangiarsi… con le parole”. Fin dal momento del lockdown ho notato come io fossi diventata più affettuosa con le parole. Infatti, nell’uso quotidiano del linguaggio, come saluto aggiungo “ciao cara/o”, “baci, baci”,… quando scrivo i messaggi aggiungo qualche cuoricino in più, qualche “abbraccio affettuoso” e “l’emoticon del bacio” non scarseggia. Questo l’ho notato in molte altre persone che anche con la gestualità (comunicazione non verbale) mimano il bacio a distanza, persone che prima non erano così espansive si sbilanciano maggiormente con atteggiamenti del tipo “sentimentale”, imitando pure l’abbraccio a distanza. Non in tutti i paesi funziona come qui, in alcune


zone d’Italia per esempio, baci e abbracci esistono ancora, cosa strabiliante per noi! Perché queste differenze o meglio disfunzioni? Mi viene in mente quando ho visto un concerto alla televisione dove migliaia di persone filmavano una parte dell’evento con il cellulare, fino a ieri si usavano gli accendini. Il progresso c’è, e ben venga, ma nel progresso c’è anche il regresso… la privazione della libertà… Mi ricordo quando non c’era il cellulare, i numeri telefonici erano memorizzati nella mia mente ed ora il lavoro lo fa il cellulare ed io so a malapena il mio. La pandemia ha pure messo in crisi il consolidato modello della libera circolazione. Infatti sono vivamente consigliate le “vacanze a casa”. La Svizzera è sulla lista, di molti Paesi del mondo, per un alto tasso di pericolo contagio Covid-19. Afferma Isaiah Berlin*: “L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla”. Credo sia necessario, soprattutto in questo momento, trovare la propria libertà laddove ci è stata tolta. Perseverare con l’affetto a distanza, e non lasciare cadere nell’oblio, dimenticarci del tutto che cosa sia il vero abbraccio affettuoso, il vero bacio sulla guancia,… . Una dose immensa di buon affetto a tutti! *Sir Isaiah Berlin (Riga Lettonia, 6 giugno 1909 - Oxford, 5 novembre 1997), è stato un filosofo, politologo e diplomatico britannico, teorico di un liberalismo inteso soprattutto come limitazione dell’ingerenza statale nella vita sociale, economica e culturale dei singoli e delle comunità. Agosto 2020

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Spicchi d’estate

El Mar da “Memorial de Isla Negra”

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o bisogno del mare perché m’insegna non so se imparo musica o coscienza: non so se è onda sola o essere profondo o solo roca voce o abbacinante supposizione di pesci e di navigli. Il fatto è che anche quando sono addormentato circolo in qualche modo magnetico nell’università delle acque. Pablo Neruda

Estate

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arà Estate – finalmente. Signore – con ombrellini – Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio – E Bambine – con Bambole – Coloreranno il pallido paesaggio – Come fossero uno splendente Mazzo di fiori – Sebbene sommerso, nel Pario – Il Villaggio giaccia – oggi – I Lillà – curvati dai molti anni – Si piegheranno sotto il purpureo peso – Le Api – non disdegneranno la melodia – Che i loro Antenati – ronzarono – La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre – L’Aster – sulla Collina Il suo perenne aspetto – fisserà – E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo – Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo – Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne – O i Preti – ripongono i Simboli – Quando il Sacramento – è terminato – Emily Dickinson Consuelo

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Valentina


Torneo di bocce in Valletta Ha avuto luogo durante la terza settimana di agosto il Torneo di Bocce organizzato dal Club ‘74 per inaugurare la nuova pista di bocce in Valletta. Otto le squadre iscritte formate da coppie miste. L’evento è stato molto sentito e la partecipazione numerosa ha trasformato quest’occasione di socializzazione all’insegna di tre giornate in allegria e serenità. Un grazie agli organizzatori Conny e Gabriele.

La mia estate in serra

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iovedì 25 giugno un gruppo di sette persone dalla Valletta è partito alla volta della Valle della Motta. Il percorso porta alla discarica per poi addentrarsi nel Parco. Dopo essere giunti allo stagno del parco e avere appurato che la sosta picnic era occupata, abbiamo proseguito fino al Mulino del Daniello, dove abbiamo potuto riposare e mangiare. Qui Laura, a sorpresa, ci ha comunicato che era il suo compleanno e ci ha offerto il dolce. La compagnia si è poi incamminata verso Novazzano, dove ha fatto sosta caffè per poi salire sulla posta per OSC. Quest’uscita mi è piaciuta molto per la piacevole compagnia, i paesaggi affascinanti e incantati e perché si è potuta svolgere usando solo mezzi pubblici

a martedì 16 giugno 2020 ho ripreso il mio impiego nella Serra di Casvegno. Per cause diverse quest’anno i mercati settimanali del venerdì sono saltati. Per fortuna Mino ha seminato per tempo fiori per il piacere della vista e dell’animo. Zinnie, velo da sposa, dalie, statici sono la materia prima per il mio lavoro in questo periodo. La mattina presto i fiori vengono recisi e messi in acqua. La notte prima sono stati messi a bagno delle spugne verdi che verranno utilizzate per le composizioni, momento creativo del passaggio. Normalmente viene preparata una composizione per il Club ’74 e dei centro tavola per un ristorante a Morbio Inferiore e uno di Balerna. I fiori restanti vengono consegnati a Suor Donatella che li utilizza per abbellire la Chiesa di Casvegno. Terminata la parte fiori comincia la parte “agricola”: raccolta mirtilli, piantagione insalata, pulizia erbacce, ecc. In settembre cominciano altri lavori. Preparare le serre per l’inverno, preparare, tramite talea, nuove piante, pulire i vasi, ecc. La mia estate in serra non potrebbe darmi più gioia: vado d’accordo coi compagni di lavoro, il lavoro mi dà soddisfazione e oltre a stancarmi fisicamente, mi libera la mente.

Consuelo

Consuelo, agosto 2020

Uscita in Valle della Motta

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Dagli appunti di Lea Luigi Pirandello

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o letto una storia fiaba di Luigi Pirandello il cui titolo è «L’uomo dal fiore in bocca». In questa storia, a differenza per esempio di Sartre, l’esistenzialismo si fa meno sentire. Il contesto, nel senso di paesaggio, è scabro e notturno. Ad un tavolino di un bar è seduto un uomo e ad un tavolino accanto un altro. Chiamatesi il primo «l’uomo dal fiore in bocca» e l’altro «l’avventore pacifico», detto l’uomo pacifico proprio perché non è capace di far male a una mosca. Il primo dei due ha perso il treno perché non poteva correre sul quai della stazione perché era pieno di pacchetti nelle mani da regalare a sua moglie. L’avventore gli dice che l’uomo dal fiore in bocca in attesa del prossimo treno potrebbe andare a visitare un museo o una bella chiesa. L’uomo dal fiore in bocca desiste da questo tentativo. Pirandello lavora molto sull’immaginazione, anche sulla malattia. Dice che molte persone non l’avvertono più e aggiunge che una bella immaginazione fa rivivere un giorno però. Lea

Gabriele D’Annunzio

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o letto la vita di Gabriele D’Annunzio. Nacque a Pescara nel 1863 e già da giovane scrisse molti libri. A Roma iniziò per il poeta una più brillante avventura letteraria e insieme umana. Egli fu per anni cronista mondano dell’aristocrazia della capitale. Collaborò a vari giornali e s’immerse in una vita d’esteta, di dilettante di sensazioni protesa tra amori e avventure alla ricerca di piaceri raffinati, allo sfogo d’una sensualità esasperata dal giuoco sottile dell’intelligenza. Il mito del superuomo (vedi Nietzsche) ispirò tutta la produzione dannunziana a partire dal 1893. Il poeta si ritirò in “volontario esilio”, com’egli disse in Francia, scoppiata la Grande guerra rientrò in Italia. Terminata la guerra marciò su Fiume e la occupò alla fine del 1919. Salutò con entusiasmo la vittoria del fascismo a cui era stato un precursore. Lea

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L’uomo e il mare Da uomo libero, tu amerai sempre il mare! È il tuo specchio il mare! Tu contempli l’anima dell’infinito svolgersi dell’onda e non è meno amaro l’abisso del tuo spirito. Quanto godi a tuffarti in seno alla tua immagine! Come l’abbracci con gli occhi e con le braccia! Il cuore si distrae a volte dal suo battito steso al fragore di quel lamento indomito e selvaggio. Siete tutti e due discreti e tenebrosi: nessuno sondò il fondo del tuo abisso di uomo, nessuno conosce l’intima ricchezza tua di mare; come gelosi vi tenete dentro ogni segreto! E pure sono infiniti i secoli che vi fate guerra senza rimorso né pietà, tante amate strage e morte, lottatori eterni, implacabili fratelli!

Estate

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Charles Baudelaire Rio

’è un giardino chiaro, fra mura basse, di erba secca e di luce, che cuoce adagio la sua terra. È una luce che sa di mare. Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli e ne scuoti il ricordo. Ho veduto cadere molti frutti, dolci, su un’erba che so con un tonfo. Così trasalisci tu pure al sussulto del sangue. Tu muovi il capo come intorno accadesse un prodigio d’aria e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale nei tuoi occhi e nel caldo ricordo. Ascolti. Le parole che ascolti ti toccano appena. Hai nel viso calmo un pensiero chiaro che ti finge alle spalle la luce del mare. Hai nel viso un silenzio che preme il cuore con un tonfo, e ne stilla una pena antica come il succo dei frutti caduti allora. Cesare Pavese Oscar

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Michi’s world Sempre ricerca, sviluppo e applicazione sulle Spirali di Gustav Klimt!

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SUPSI La capicità di stare tra incertezza e ricerca di senso Mercoledì 16 settembre ha avuto luogo al Teatro Sociale di Casvegno la serata d’introduzione al modulo 2020 “Pratiche di intervento col disagio psichico” organizzato dal Professore Lorenzo Pezzoli dell’Università SUPSI in sinergia con il Conservatorio della Svizzera Italiana. La Redazione di Insieme era presente al completo.

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ra il momento d’apertura del modulo per i 18 futuri educatori e assistenti sociali del terzo e ultimo anno. All’evento erano presenti con il Professor Lorenzo Pezzoli i relatori e formatori Valentino Garrafa (del nostro club :-), la delegazione di Ingrado e Federica Giudici di Pro Mente Sana. Ambientato nell’accogliente sala del teatro e caratterizzato da uno speciale gioco di ombre e luci, il programma della serata è iniziato con un breve discorso di benvenuto da parte di Rio in veste di presidente del Club ‘74. Bravo Rio!

Dopo aver esposto una relazione concettuale del modulo nella prima parte della serata, nella seconda il professor Lorenzo Pezzoli ha ripreso la parola e ha presentato la fiaba “La Saggia Elsa” dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, che caratterizzerà il percorso di ricerca degli allievi. Ha in seguito illustrato il programma didattico, i termini delle consegne, un approfondimento teorico per l’elaborazione della tesi e ha comunicato i team di progetto. Durante questo secondo momento gli studenti hanno raccontato individualmente cosa li ha spinti a iscriversi a questo modulo.

In seguito il professor Pezzoli ha introdotto i contenuti del percorso sensibilizzando gli studenti sul periodo di completa incertezza che viviamo, dovuto al Corona virus. Ed è proprio sul tema dell’”incertezza e della ricerca di senso” che dovranno lavorare i giovani, accompagnati da un team di professionisti di enti sociali e culturali di prim’ordine attivi sul territorio, tutti presenti all’invito.

Siamo dispiaciuti di aver appreso che quest’ anno la pièce teatrale di fine programma di studio, che la scuola proponeva al Teatro sociale di Casvegno e recitata dagli allievi, non potrà esserci per il solito motivo del Coronavirus. Era un evento molto sentito durante le feste natalizie. In sostituzione ogni team dovrà realizzare un filmato.

Dopo questa prima introduzione hanno preso la parola Valentino Garrafa e il Direttore di Ingrado Marcello Cartolano che hanno portato una diretta testimonianza della loro esperienza personale e professionale del lockdown. Cosa ha significato per la loro organizzazione e per la loro utenza la chiusura totale e parziale degli ultimi mesi? Tuttora alcuni servizi di assistenza, si pensi alle mense dei centri diurni, non hanno ancora il via libera dalle autorità cantonali per riaprire.

Fra gli intervistati dagli studenti quest’anno ci sono Manuel e Sandro del gruppo musica. Durante i tre mesi di modulo il Teatro sociale diverrà Aula Magna per gli incontri in plenaria. Siamo sicuri che il nostro teatro saprà dare il meglio di se. Affaire à suivre.

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Vicine, ma non troppe

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opo decenni di sconsiderate vacanze in maestosi lidi esotici, il 2020 ci ha riavvicinato alla bellezza, al gusto e alla riscoperta del nostro territorio o quantomeno di quello che ci è più vicino. Facciamo un esempio pratico, ai tempi, in spiaggia a Magadino, si facevano le scommesse sulla nazionalità di questa o quella ragazza. Io vincevo quasi sempre, perché già da ragazzino studiavo l’anatomia geografica femminile sulla pelle delle donzelle di spiagge dello spezzino e delle 5 Terre…. L’olandese ha l’assetto alto e la gamba lunga, la spagnola ha il gluteo basso e sodo, la francese ha il seno piccolo, ma sincero… la tedesca è un mistero… la calabrese? La magia magnagreca fatta femmina selvatica… e finiamola qui! Un’altra cosa che il 2020 ha cancellato è il piacere di ascoltare in spiaggia quella Babele di idiomi che creavano insieme un inaspettato e involontario neoesperanto. Continuando a seguire questo file rouge sensoriale parliamo ora del tatto, ovvero se nelle 2/3 settimane di alte vacanze di agosto, volendo la “percentuale di palpabilità” era buona o se nelle settimane precedenti e successive il tasso in questione ha subito un tracollo totale…. E il gusto direte voi??? Questa ve la devo raccontare. All’inizio di settembre mi trovavo in un lido di Spotorno, pochi chilometri da Savona... una bella giornata di sole e venticello, ottima per una tardiva scottatura… Ad un certo punto ho sentito due ragazze discutere animatamente per una banana. Tony da vicino testimone oculare che era, vide, disturbato da tanta veemenza e ravvivato dal torpore arenitico, una delle due giovani tosto dirigersi verso i servizi con la suddetta frutta caparbiamente in mano. Non avevo mai avuto delle vicine di ombrellone così intraprendenti… Sul resto della storia stendiamo un velo pietoso… E i profumi del mare? In quello italiano purtroppo abbiamo delle note dolenti, dai cassonetti dei rifiuti mal gestiti o del tutto assenti. Agli scarichi di liquami più o meno abusivi direttamente a mare… Ma torniamo nel bagnasciuga… Tonnellate di creme solari ammorbano l’etere e la sabbia, insieme a gente che si ostina a fumare sulla riva e a lasciare i mozziconi… Ma ci sarà qualche cosa di carino? Ma certo, dove la mettiamo la mitica salsedine

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osannata in tante canzoni più o meno recenti… E naturalmente gli odori del cibo… del pesce fresco o fritto, delle focacce appena sfornate, dei dolci... come i krapfen qui a Spotorno e chissà quante altre delicatezze italiane… E da noi? Quel sentore lacustre di trota che ci accompagna soprattutto nei giorni più caldi e la fioritura estiva al piano e in montagna… Per cui non lamentiamoci! Insomma questo 2020, se si vuole, non è stato quel gran disastro che ci hanno confezionato, come un regalo di un parente antipatico. Alla fin fine l’importante è affrontare le cose come vengono e non discorrere per mesi di aria fritta. Lo sappiamo tutti, il vaccino, se e quando verrà, non sarà la soluzione del problema. Molto probabilmente aprirà altre porte sconfinate e impreviste. Come i bar di Piazza Collegiata e tutta Bellinzona pieni a fine settembre... di lunedì… a mezzogiorno... e poi qualcuno dice qualcun altro fatto un buon marketing... che qualcuno muore in un buco…. che un cameriere non spiaccica un inglese e lavora gratis solo un giorno… che i prezzi aumentano… che i caffè fanno schifo… che le cartacce ammorbano e l’olio trabocca!!! Personalmente, in ultimo, ringrazio la buona sorte che mi ha regalato due vicine di ombrellone di Omegna, simpatiche e carine, che senza Covid e attentati sarebbero sicuramente volate a Sharm. Galeotta fu la banana, che ci fece conoscere… Due parole e insieme abbiamo buttato giù questo articolo… Dedicato ad Alessia, Giulia & Tony… mio fratello. Gregorio Speranza, settembre 2020


Visita a mia nonna in casa anziani

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’appuntamento è stato fissato una settimana e mezza prima. La “fila” era lunga, infatti sono in molti che si erano proposti per le visite ai loro cari. Arrivò il giorno stabilito, lunedì quindici giugno. Non so come stava mia nonna, non conosco le sensazioni e i sentimenti che provava per quell’incontro. Io ero agitata ed emozionata in quanto non la vedevo da tre mesi, le restrizioni in casa anziani erano, e sono tutt’ora, rigide. La chiamavo al telefono, le chiedevo di affacciarsi al balcone e mi fermavo a chiacchierare con lei. Certo la posizione, a volte risultava essere un po’ scomoda, guardandola reclinando il capo all’insù. Ma questo non era un problema grave. La nonna affacciata appariva pallida e demoralizzata; perché non poteva nemmeno passare il tempo chiacchierando con il suo gruppetto di amicizie, strette durante la permanenza. Che triste mondo! Era sola con il suo passato, i suoi ricordi, riceveva qualche visita dai parenti e amici affacciata al balcone… . Il momento del nostro incontro è iniziato in modo agitato. Lei che traballante si puntellava al suo bastone, facendo passetti brevi e dirigendosi verso di me e alla postazione d’incontro. Io che dovevo indossare il camice protettivo verde e, da sola, cercare di allacciarlo dietro la nuca e la schiena, avevo già messo i guanti e non è stata impresa facile… . Ho dovuto indossare ovviamente (ma non con naturalezza) la mascherina. Era una giornata calda e mi sentivo vestita come un palombaro in una sauna. Mia nonna mi raggiunse barcollante e con la mascherina, insieme siamo entrate nella saletta adibita all’incontro.

erano inconcepibili per me; chiusa in camera, solo con una piccola possibilità di fare due passi nel terrazzino in comune e magari incontrare la sua amica per scambiare due parole. Per il resto chiusa in camera. Colazione, pranzo e cena in camera. Poche visite poiché su appuntamento, e il doversi “imbardare” di tutto punto, il vestiario rendeva insopportabile il caldo. Il tempo di diritto visita (quarantacinque minuti) era ormai giunto al termine. Dovevamo salutarci. Un altro affettuoso abbraccio forte. Lei che esce dalla “casetta” dell’incontro, traballantemente appoggiata al suo bastone. Io la seguo ed esco e sebbene molto accaldata, apprezzo l’afa esterna. La guardo camminare e mi appare subito chiaro che la sua deambulazione è peggiorata rispetto tre mesi fa… del resto non ha fatto movimento fisico e nemmeno delle sedute di fisioterapia. Anche mia nonna ha pagato a caro prezzo questo momento di confinamento. Speriamo in un prossimo futuro un po’ più libero e sereno per tutti! Laura, luglio 2020

La prima cosa che ho fatto è di darle un forte abbraccio. Lei non si è scomposta, non voleva lasciar trapelare le sue emozioni ma nei suoi occhi si leggeva la commozione. Dopo un interminabile silenzio abbiamo cominciato a parlare. Io le ho raccontato come stavo trascorrendo il mio tempo e lei il suo. Le sue giornate

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Amarcord Insieme 1986

Rispolverando gli archivi di Insieme del luglio 1986 abbiamo trovato delle bellissime poesie di Luisa, Luigia e Claudio ancora attuali e che desideriamo riproporre in questo numero dopo 34 anni. I testi sono nello stesso carattere courier come quello utilizzato dalla macchina da scrivere di quell’epoca sulla ciclostile.

Una volta c’era un prato Un giorno c’era un prato verde e pieno di fiori dove la gente andava a roccoglierli Ora rimane un grattacielo che arriva fino alle nuvole ma se andiamo avanti così, dove arriverà l’uomo con questo progresso? Una volta c’era un prato, ora c’è un grattacielo dove la gente passa i suoi giorni quotidiani guardando fuori dalle finestre se si vede un prato è solo un’illusione che l’uomo strada facendo sogna di aver visto Ma l’uomo non sa che il mondo è la sua casa, ma l’uomo non sa che il mondo è il suo tetto sotto cui può dormire senza mai pensare cos’è la vita che ci circonda Una volta c’era un prato, ora rimangono dei sassi dove l’uomo ha costruito con il suo egoismo, dove l’uomo non sa cos’è la natura, oppure, la ritiene solo una vecchia storia che i nonni raccontano ai nipotini Ora rimane una vita piena di cose superflue dove ogni anno si festeggia senza mai capire il perchè di queste cose che la circonda Una ora Una che

volta c’era un prato c’è una poesia che ho scritto nel mio cuore volta c’era un prato verde pieno di fiori il tempo ha cancellato con il suo destino

Claudio B.

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Dolce ricordo È notte, o cuore mio! Dense, vaghe ombre che nel cupo silenzio sento vieppiù rare nel firmamento! Un velato lume vagheggia nella mistriosa notte! Dove sei, lume velato? Perchè ti celi? Forse tra i veli della notte, forse con la prima stella? Tormento, malinconia, pianto, ma il vento infernale, gelido, il tutto avvolge come serpe tra le spire. Ma io ti invoco, o Oh, quanto tendere e non udire che il solo l’eco del mio

ricordo, o cuore mio! le braccia verso te nulla: pianto, del mio sdegno!

Il capo mi duole, la febbre mi arde, ma tu, pallida creatura, o tacita, o pia, coi tuoi lievi e cari capelli, con la tua rosea mano, mia baciavi la fronte, stavi curva su me, a lungo... Sollievo, caro sollievo che mai più avrò, anima cara e innocente, il tuo nome non so scriverlo, ma risuona sempre nel mio cuore affranto e disilluso, sempre, si, cara anima, sempre fino all’ultimo sospiro! Luisa A.

Gente di paese Vita, gente di paese Stradette, vie di paese, campi, giardini fioriti, terra dove si trovava fieno! E ora troviamo: casette? ville? sentieri? Gente estranea turismo e a malincuore non più “Gente di paese”. Luigia F.

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Cucinando al verde, ricette sane a chilometro zero. Da alcune settimane un gruppo di lavoro del Club ‘74 sta creando alcune ricette culinarie sane a chilometro zero da sottoporre all’Associazione Consumatori della Svizzera Italiana (ACSI) nell’ambito del progetto Cucinando al verde. Il piano prevede una registrazione filmata professionale, dove verrano realizzate le pietanze selezionate. Qui sotto vi presentiamo due ricette, che sono da intendersi per una persona. Buon appetito.

Insalata di zucca con formaggino ticinese e glassa di balsamico

Petto di pollo allo zenzero in salsa di soia e riso integrale

Ingredienti:

Ingredienti:

90 g 1 pz. 1 spicchio 1 cucch. 2 dl

Zucca Formaggino ticinese Aglio Glassa di balsamico Prezzemolo (quanto basta) Aceto alle erbe Sale e pepe Olio extra vergine di oliva (q.b.)

Preparazione: Grattugiate a scaglie la zucca ben sbucciata e lavata. Salate, pepate, sbucciate l’aglio e versate l’aceto sopra la zucca. Coprite con della pellicola e lasciate riposare una notte in frigo. Il giorno dopo togliete l’aglio, strizzate la zucca e lasciatela riposare in un contenitore (non più nell’aceto). Aggiungete 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva e un po’ di prezzemolo tritato finemente. Allestite il piatto con la zucca, il formaggino lo potete tagliare a metà e decorare con la glassa di balsamico.

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1 pz. 60 g 1 pz. 1 dl 1 pz. 1/2 spicchio

Petto di pollo Riso integrale Zenzero Salsa di soia Cipollotto Aglio Farina (quanto basta) Sale e pepe Olio extra vergine di oliva (q.b.)

Preparazione: Tagliate il petto di pollo a cubetti e passatelo nella farina. In una padella scaldate l’olio extra vergine di oliva, imbiondite l’aglio e fate rosolare il pollo. Aggiungete gradualmente lo zenzero grattuggiato, il cipollotto tagliato finemente e infine aggiungete la salsa di soia. Mescolate e cuocete per altri 5 minuti fino a cottura ottimale (in totale circa 10 min.). Salate e pepate a discrezione. Nel mentre portate a ebollizione dell’acqua, salatela e cuocete il riso fino a cottura ottimale.


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1. Segue la primavera. 7. Taccagno, spilorcio. 12. Cavallucci al lunapark. 14. Il Ford fumetto. 15. Si fila. 16. Inghilterra in Inghilterra. 18. Federico in arabo. 19. Centro commerciale in USA. 20. Assicurazione Invalidità. 21. In a Barcellona. 22. Istituti Italiani di Cultura. 23. Il in spagnolo. 25. Dove sorge il sole. 26. Non dritto. 28. Donne placide e mansuete. 29. La indossa bianca il camionista. 31. Confederazione Helvetica. 32. La Valley arida della California. 33. Polveri di cioccolato. 36. Arezzo. 37. Ne bronzo, ne argento. 39. Ti segue ovunque. 40. Simbolo sacro indiano. 41. Articolo maschile singolare.

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1. Terza persona singolare. 2. Gemelli inseparabili. 3. Risonante e potente. 4. Asino in dialetto. 5. Toti senza vocali. 6. Appartato dal mondo e dedito alla meditazione. 8. Ospita il Club. 9. Serve per volare. 10. Ha la bocca larga... 11. Nome femminile. Il contrario di uno Tsunami. 13. Lungo serpente d’acqua. 17. Glarona. 22. Isola situata al nord del Golfo di Napoli. 24. Si diventa milionari giocandolo. 25. Eroico, mitico. 27. Vino piemontese prodotto in provincia di Cuneo. 30. Associazione Hotel e Ristoratori Indiani. 31. Automobile in inglese. 34. Acronimo di Ante Meridiem. 35. Campobasso. 38. Mezzo olio.

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