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IL COMPLESSO ABBAZIALE Abbazia di Chiaravalle sorge all'estrema periferia sudorientale di Milano, circondata da un ambiente malamente deturpato negli ultimi decenni, soprattutto dalla massicciata ferroviaria della linea Milano-Pavia, in totale spregio delle condizioni paesistiche e dell'arte. Percorrendo via S.Dionigi si sfiora a sinistra la cascina Carpana, che deve forse il nome a un bosco di carpini, e che ospitò il comando austriaco nell’agosto del 1848. Punto di riferimento nella campagna a marcite è, sul lato opposto la “ciribiciaccola”, il tiburio dell’abbazia di Chiaravalle. L’Abbazia (in latino Sanctae Mariae Claraevallis Mediolanensis, conosciuta anche come Santa Maria di Rovegnano) è un complesso monastico cistercense fondato ufficialmente il 22 gennaio del 1135, che costituisce uno dei primi esempi di gotico in Italia, pur con elementi romanici e tardo romanici. In quell’anno un piccolo gruppo di monaci cistercensi, guidati da Bernardo di Clairvaux, si insediò nella località Rovegnano, una zona acquitrinosa poco lontana da porta Romana. Bernardo è di passaggio a Milano nel suo 'giro diplomatico' dedicato al sostegno di papa Innocenzo II (1130-1143), contro il quale è stato eletto l'antipapa Anacleto II (? - 25 gennaio 1138). Come il resto dell'Europa, anche l'Italia è divisa dallo scisma, che è soprattutto politico, dato che Innocenzo è sostenuto da Lotario II di Supplimburgo (ca 1060 - 1137), re di Germania e d'Italia dal 1125, mentre Anacleto è sostenuto da Corrado di Svevia (ca 1093 - 1152), avversario di Lotario e pretendente al trono. In questa diatriba Milano è coinvolta direttamente: decisa a far fronte alle pretese imperiali di Lotario, parteggia per Corrado e nel 1128 lo elegge in Sant'Ambrogio re d'Italia, con l'appoggio dell'arcivescovo Anselmo della Pusterla. Lotario, alleatosi con le città lombarde nemiche di Milano, viene invece incoronato imperatore a Roma, in San Giovanni in Laterano, dal legittimo pontefice Innocenzo II, mentre l'antipapa Anacleto, sostenuto dai milanesi, si rifugia in Vaticano. All'arrivo a Milano di Bernardo,

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chiamato in Italia da Innocenzo II per partecipare al concilio di Pisa, la sua predicazione risulta evidentemente convincente, perché il clero milanese depone Anselmo e vorrebbe addirittura eleggere come vescovo della città proprio Bernardo, che però declina l'offerta. Decide invece di fondare questa Abbazia. Lascia pertanto a Milano un gruppo di discepoli, per raccogliere fondi in favore della nuova costruzione. Le terre vengono donate dai milanesi - in particolare il monastero sarà eretto sulla terra di un certo Girardo Agonis, a 4 miliaria , più di 7 km, dalla città - e i lavori per la costruzione dell'abbazia partono presto. Inizialmente i religiosi costruirono degli edifici provvisori, con ogni probabilità di legno e solo verso la metà del XII secolo si aprì il cantiere della chiesa, tuttora esistente, la cui costruzione si protrasse per circa settant'anni. L'abbazia prese il nome di Chiaravalle, in ricordo della casa madre francese di cui Bernardo era priore. La chiesa venne consacrata dal vescovo di Milano Enrico I da Settala il 2 maggio 1221, come ricorda la lapide posta nell'angolo nord-ovest del chiostro, che recita: "nell'anno di grazia 1135 addì 22.1, fu costruito questo monastero dal beato Bernardo abate di Chiaravalle: nel 1221 fu consacrata questa Chiesa dal Signor Enrico Arcivescovo milanese, il 2 maggio, in onore di S. Maria di Chiaravalle". I lavori proseguirono poi nella realizzazione del primo chiostro, situato a sud della chiesa. Non è possibile, in questa sede, affrontare la complessa questione riguardante il significato religioso ed economico della colonizzazione cistercense in Lombardia. Ogni monastero cistercense, fulcro di un intenso processo di trasformazione del territorio circostante, doveva essere costruito secondo precise ed uniformi regole architettoniche dettate dallo stesso Bernardo, che stabilivano fin nei particolari l'impianto degli edifici e ne proibivano la decorazione. Ciò nonostante, seguendo le acquisi-

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DA ROVENIANO A CHIARAVALLE La località di Roveniano mutò ben presto nome in Chiaravalle e nelle sue forme dialettali Caravalle o Ciaravalle o Gieravalle. La campagna era punteggiata di boschi, terreni incolti, prati e pascoli che costituirono i primi acquisti del monastero. La zona circostante era fittamente popolata: intorno sorgevano i villaggi di Bagnolo (di cui faceva parte Roveniano), Madreniano, Nosedo, Vaiano, Maconago, Poasco, Tarzonum (ora cascina Tecchione), Sorigherio e San Donato, che a poco a poco vennero inglobati nella proprietà del monastero. Vicino inoltre scorreva la Vettabia, uno dei corsi d'acqua più importanti del settore meridionale del contado di Milano. Le sue acque erano intensamente sfruttate per far girare le pale dei mulini ad acqua costruiti lungo il suo corso, mulini che in breve tempo divennero di proprietà del monastero e venivano utilizzati per macinare il grano piuttosto che per fabbricare panni di lana. Col tempo, l'abbazia cominciò a espandersi acquistando terreno lungo le direttrici per Pavia e Lodi, nei territori che, posti al confine tra Milano e Pavia, costituivano una fascia di pianura che dal Ticino raggiungeva il Lambro meridionale: dal punto di vista ecclesiastico appartenevano in gran parte alla diocesi di Milano, politicamente gravitavano su Pavia, ed erano considerati 'luoghi della discordia', esposti a subire le conseguenze del continuo stato di tensione esistente all'epoca fra le due città rivali. Per delimitare e difendere il territorio milanese dalle incursioni pavesi era stato scavato il Ticinello o fossatum Communis, che correva a nord di questi loci discordiae, e numerosi castelli (castra) segnavano il confine da Rosate a Farabasiliana attraverso Binasco, Badile, Vione, Lacchiarella, Siziano, sino a raggiungere Torrevecchia e il castrum sancti Ambrosii di Zivido al Lambro. zioni della critica più attenta, si può affermare che i costruttori dell'abbazia di Chiaravalle realizzarono un'opera profondamente inserita nel contesto artistico lombardo. In altre parole, per quante affinità stilistiche con l'architettura borgognona delle case madri dell'ordine, siano riscontrabili a Chiaravalle, la chiesa resta sostanzialmente, sia nello spirito generale, sia nei particolari, un edificio lombar-


do, e anzi occupa un posto di primaria importanza nel lento ma deciso evolversi dell'architettura padana dal tardo romanico verso i nuovi stilemi gotici. In questo percorso Chiaravalle rappresenta uno dei primi passi, per più versi ancora rozzo ed incerto, ma chiaramente orientato verso il nuovo. In seguito, nel XIV secolo, venne realizzato il tiburio e poi il refettorio. Nel 1412 venne costruita per volere dell'abate una piccola cappella in corrispondenza del transetto meridionale, rimaneggiata nel XVII secolo e oggi utilizzata come sacrestia. Nel 1490 il Bramante e Giovanni Antonio Amadeo, su commissione del cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti, fratello di Ludovico il Moro, iniziarono a costruire il Chiostro Grande e il capitolo. Nei secoli successivi diversi altri artisti importanti lavorarono all'Abbazia: da Bernardino Luini ai Fiammenghini che decorarono le pareti interne della chiesa. Nel 1798, con la Repubblica Cisalpina, i monaci vengono cacciati e la chiesa diventa parrocchia; i beni dell'abbazia sono venduti e il monastero viene in parte distrutto: rimangono solo la chiesa, una parte del chiostro piccolo, il refettorio e gli edifici dell'ingresso: in pratica, ciò che possiamo vedere ancora oggi. Nel 1861, per far spazio alla linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, il chiostro grande del Bramante, pur costruito sul solo lato adiacente all'abbazia come visibile da stampe d'eESPANSIONE DI CHIARAVALLE ra il secolo XIII e XIV, la proprietà dell'abbazia di Chiaravalle consiste di 61.986 pertiche milanesi, pari a 4037 ettari, situati nella zona meridionale e sud orientale dell'attuale provincia milanese, a una distanza dall'abbazia di circa 20 chilometri. Gli antichi statuti dell'ordine cistercense indicano infatti in una giornata di cammino, pari appunto a una ventina di km, la distanza massima tra l'abbazia e le sue proprietà. La terra monasterii vera e propria, circostante il monastero, era di 1300 pertiche. L'intero patrimonio DAL XIII AL XVI SECOLO no dei documenti più interessanti nella storia di Chiaravalle è dato dal Libro de li Prati del Monasterio di Chiaravalle, che risale al 1578 e il cui manoscritto originale è conservato presso l'Archivio di Stato di Milano. Un'opera preziosa e fondamentale che documenta le operazioni di verifica, ricognizione e misurazione di terre e diritti, ripetute periodicamente e di norma affidate ad agrimensori professionisti, mentre nel 1578 vennero affidate a personale interno dell'Abbazia, che corredò lo studio di schizzi esplicativi e disegni: oggetto dello studio sono i terreni degli immediati dintorni di Chiaravalle,

poca, viene anch'esso distrutto. Nel 1894 l'Ufficio per la Conservazione dei Monumenti compera l'abbazia dai privati che l'abitavano e inizia il restauro del complesso, continuato poi nel 1905 con quello della torre nolare, nel 1926 con il ripristino della facciata originaria, e tra il 1945 e il 1954 con ulteriori restauri e la ricollocazione del coro ligneo nella navata centrale, dopo essere stato trasferito nella Certosa di Pavia per motivi di sicurezza. Nel 1952 i monaci cistercensi, grazie all'intervento Cardinale

Ildefonso Schuster, tornano nell'abbazia e nel monastero, impegnandosi a terminare i restauri entro nove anni e ottenendo l'uso dell'abbazia e delle terre adiacenti per i successivi 29 anni, rinnovabili. Tra il 1970 e il 1972 si effettuano i restauri degli affreschi del tiburio e nel 2004 vengano avviati i restauri della Cappella di San Bernardo posta a sinistra dell'ingresso, degli edifici del monastero e della foresteria, del mulino, ancora in corso. Sontuoso l’ingresso fortificato eretto nei primissimi anni del XVI secolo dal cardinal Giuliano della Rovere, commendatario dell’abbazia.

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fondiario dell'abbazia era diviso in diverse possessioni: la più antica, formata tra il 1136 e il 1163, era quella di Villamaggiore e comprendeva il territorio omonimo, quello di San Fiorano e Consonno, e confinava con quella di Vione, vicino alla Granzetta, in territorio di Siziano. Più a sud, lungo il Lambro meridionale, si trovava un altro nucleo compatto di proprietà: Torreveccia, Vigonzone, Zibido. Più vicino a Milano c'era la possessione di Tolcinasco, poco lontano Viquarterio e più a sud Mandrino. Lungo la Vettabbia si stendevano i prati

irrigati da una complessa rete di rogge e fossati, più oltre c'erano i beni di Nosedo e Vaiano, a est verso la via Emilia le proprietà di San Martino e San Donato. A Milano il monastero aveva una propria sede, un edificio presso la pusterla di Santo Stefano, dove stava il frate negotiator quando doveva trattare gli affari economici e commerciali.

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che alimentavano la 'mensa' monastica, e soprattutto il sistema di irrigazione degli stessi. La pratica dell'irriguo, peraltro, era già ben radicata fin dal XIII secolo. Bonvesin de la Riva, nel suo De magnalibus Mediolani cita fra le 'meraviglie di Milano' anche "i prati, ben irrigati da fertili fiumi e dalle acque di infinite fonti (i quali) forniscono in quantità incalcolabile ottimo fieno", sottolineando che nel contado di Milano i prati sono così tanti che ogni anno forniscono più di 200.000 carri di fieno. E tra i maggiori produttori ricordava "il monastero di Chiaravalle, (che) da solo raccoglie ogni anno nei propri prati più di tremila

carri di fieno, come mi assicurano i monaci che vi abitano". All'inizio del XIV secolo, la terra monasterii doveva aver ormai superato le 5.000 pertiche, pari a circa 327 ettari, in parte servite da una rete irrigua in continuo potenziamento. L'irrigazione consentiva non solo di aumentare la quantità di fieno prodotto, ma anche di migliorarne la qualità. La coltura dell'irriguo era infatti collegata al mercato ma consentiva anche il potenziamento dell'allevamento di bestiame bovino ed equino, dando vita a un sistema misto che integrava l'allevamento stanziale alla vecchia pratica del pascolo brado.

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L'EPOCA DI MARIA TERESA el 1722, nell'ambito di un'inchiesta preparatoria per attuare nella Lombardia austriaca il catasto cosiddetto di Maria Teresa (1717-1780), risultò che la superficie totale della comunità ammontava a 10.000 pertiche, pari a 654 ettari. Nel borgo esistevano una ventina di case da massaro, in gran parte di proprietà TRA OTTO E NOVECENTO nche Chiaravalle subisce, come tutte le istituzioni religiose, la spoliazione seguita all'espropriazione dei beni da parte della Repubblica Cisalpina nel 1798. Il monastero viene soppresso, la comunità religiosa viene dispersa e i possedimenti dell'abbazia siti in Chiaravalle, fatta eccezione per la chiesa, che diviene parrocchia nel 1799, e della foresteria, vengono messi all'asta e in gran parte comperati dal conte Belgioioso, che in seguito opererà una serie di trasformazioni e demolizioni. Nel 1805 la comunità di Chiaravalle entra a far parte del Dipartimento dell'Olona cantone III di Milano, con una popolazione di 740

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del monastero, due mulini e un'osteria. Nel 1751, in occasione di una nuova inchiesta delle autorità austriache che governavano Milano, risulta che il comune, con annesse le frazioni di Grancie e Bagnolo, appartenesse alla pieve di Dan Donato, che gli abitanti complessivi fossero circa 800 e che l'estensione totale

della comunità fosse di 9840 pertiche, quasi tutte di proprietà ecclesiastica, in gran parte dei monaci di Chiaravalle. Nel 1771, da una nuova rilevazione risulta che gli abitanti sono scesi al numero di 612: 206 uomini, 184 donne e 155 bambini, oltre a 3 preti e 39 frati, di cui 28 sacerdoti e 11 laici.

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abitanti. Nel 1853 entra a far parte del Distretto II di Milano, con una popolazione di 1251 residenti. nel 1859 entra invece a far parte del Mandamento XII di Locate, con una popolazione di 1355 persone. Nel 18601861 il monastero subisce la distruzione di molti edifici a est dell'abbazia: in particolare vengono demoliti o sventrati il chiostro grande bramantesco, il noviziato, il dormitorio, la casa dell'abate, la sala capitolare e parte delle cappelle del cimitero, per far posto alla costruzione della linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, che ancora oggi corre a pochi metri di distanza. Tra il 1894 e il 1898, l'Ufficio Regionale per la Conservazione dei

Monumenti riscatta l'edificio dai privati che lo abitavano e ne avevano fatto scempio e dà l'avvio a un restauro generale del monastero, sotto la direzione dell'architetto Luca Beltrami. Nel 1923 il borgo di Chiaravalle entra a far parte della giurisdizione del comune di Milano. Il 1° marzo 1952, per interessamento del Cardinale Schuster, tornano a Chiaravalle i monaci Cistercensi e ricomincia la ricostruzione del monastero secondo le connotazioni odierne, con interventi di restauro, tra il 1958 e il 1965, diretti dall'architetto Ferdinando Reggiori.

LA CHIESA a chiesa abbaziale è dedicata, come tutte le chiese cistercensi, a Maria Vergine. Costruita in laterizio, di tipo basilicale a tre navate a sistema alternato, con campate centrali irregolarmente quadrate e doppie campatelle rettangolari. A detta di una parte degli studiosi, nulla si sarebbe conservato del primo antichissimo edificio risalente ai tempi di San Bernardo: anche la parte più antica della chiesa ancora esistente sarebbe un avanzo delle ricostruzioni avvenute alla fine del secolo XII. Secondo altri invece l'attuale chiesa sarebbe la continuazione della fabbrica primitiva. La chiesa appare in ogni caso una superba costruzione goticocistercense, per vari elementi: dal rosone della facciata alla bifora, dalla navata centrale con i suoi contrafforti alla torre che s'innalza sulla crociera alle finestre a sesto acuto; anche se sovrapposizioni lombarde inquadrano la costruzione nella produzione romanico-lombarda del Duecento, con le volte gotiche che lasciano intravedere la pesante struttura romanica, l'uso del mattone al posto della pietra e del marmo lavorato, la cupola otta-

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gonale, lombarda nel gusto, nella struttura, nell'ornato. Rivolta a ponente, la chiesa è costruita a croce latina a tre navate, con la centrale più ampia sopraelevata rispetto a quelle laterali, così da prender luce sopra il tetto della navate minori da grandi finestre a pieno centro. Il transetto è costituito da una sola navata, fiancheggiata a est da sei cappelle, disposte a tre per lato della cappella maggiore. L'abbazia di Chiaravalle fu sin dagli inizi assai cara alla nobiltà milanese, come testimoniano gli scarsi ma significativi resti del cimitero esterno, a sinistra del transetto. Nelle cappelline fra i prati, ormai del tutto spoglie, trovarono sepoltura Pagano e Martino della Torre.

LA TORRE NOLARE gli inizi del XIV secolo fu impostato il grandioso tiburio dall'aspetto di torre-guglia, certo l'elemento più appariscente dell'abbazia. La torre ha sezione ottagonale ed il raccordo con il sottostante ambiente quadrato è ottenuto all'interno tramite pennacchi ad archi di ampiezza decrescente verso il basso. Sugli otto lati del tamburo si aprono le bifore sopra le quali si innalzano

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lunghe vele cordonate. Tre dei quattro arconi interni che reggono il tiburio vennero rinforzati, in epoca forse successiva, con sottarchi a sesto acuto. All'esterno, i piani della torre, tutti a sezione ottagonale, si restringono gradualmente fino a concludersi nell'alta cuspide in cotto. La decorazione dei diversi piani è varia e ricchissima: bifore, trifore, loggette, cornici e pinnacolini animano le superfici


in un fantasioso gioco cromatico di rosso e bianco, di luce ed ombra. La progettazione di questa torre viene LA FACCIATA a facciata della chiesa è a forma tradizionale a capanna, con doppio spiovente lineare; cornice sorretta da archetti pensili a tutto sesto in cotto non incrociati e con fregi a denti di sega. La facciata è preceduta da un portico secentesco, formato da cinque campate delimitate da sei lesene a muro. Sopra corre un frontone piatto, sormontato da pinnacoli. L'arcata centrale, retta da colonne, corrisponde al portale centrale d'ingresso alla chiesa, dueL'INTERNO interno, ampio e luminoso (lungo 61,81 m) nella sua imponente severità, è a tre navate, divise da otto grandi pilastri a fascio, circondati da una muratura cilindrica. La navata centrale è illuminata da semplici finestre e divisa da quattro campate coperte da volte a crociera costolonate. La prima campata è ad archi a sesto acuto, gotici, diversi da quelli a tutto sesto, romanici, tipici del resto dell'edificio: il che fa pensare che sia stata realizzata per ultima. Le due navate laterali

attribuita all'anonima ma vigorosa personalità di un architetto locale.

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centesco, caratterizzato dalla forte strombatura ornata di esili cordoni marmorei di stile lombardo, sormontati da piccoli capitelli uncinati di stile francese. I battenti in legno, forse del XIV secolo, portano nei riquadri quattro Santi scolpiti a marcato rilievo. In alto, nella lunetta, è intagliata la cicogna, che stringe nel becco il pastorale, insegna assunta dagli abati nel secolo XV. Le cicogne sono state una presenza consueta nei primi secoli di vita di Chiaravalle, e

pare vi siano rimaste fino alla pestilenza del 1574. Ai lati della porta maggiore furono aperte, durante il rifacimento della facciata eseguito nel 1625 per opera dell'Abate Ottaviano da Faruffini, due porte di eguale misura, rettangolari e coronate da un frontone triangolare. Vicino si nota un'apertura, chiusa, che potrebbe denunciare l'esistenza di porte precedenti assai più antiche.

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sono più piccole e basse, coperte da otto volte a crociera, ordinate secondo un sistema detto 'alternato', che prevede per ogni campata centrale due piccole campate laterali. Nella navata sud, a destra, si può notare che la parete ha sostegni a sezione quadrangolare, più semplici di quelli, semicilindrici, della navata nord, a sinistra. Elemento anche questo che indica una diversità di datazione tra le due navate, la prima essendo più antica. Le crociere, la cui "faticosa" salita è stata più volte

sottolineata, poggiano su complessi fasci di nervature innestati sui piloni. Le alte volte della navata hanno livello d'imposta pari al vertice delle navatelle. Sussistono ancora alcuni interrogativi, cui non è attualmente possibile dare risposta, riguardo all'originaria sistemazione della copertura: si è infatti ipotizzato che fosse inizialmente previsto un tetto ligneo a vista, o che le volte, forse a botte, dovessero essere più basse.

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porta maggiore sono le figure del cardinale legato Enrico e del cardinale Guido. Sui piloni cilindrici sono raffigurati, a destra, partendo dall'ingresso: S. Uberto; S. Giovanni vescovo di Valencies; l'abate Guerrico discepolo di Bernardo; il vescovo di Losanna Bonifacio; Fastardo abate di Chiaravalle. Sulle lesene ai fianchi del coro Malachia arcivescovo d'Ardmag e Stefano terzo abate di Citeaux. A sinistra, sempre dall'ingresso: Gerardo cellerario di Claivaux; Godefrido vescovo di Langres; Corrado abate di Citeaux; Ugone vescovo di Auxerre; Pietro abate di Igni. Sulle lesene Roberto fondatore dei Cistercensi e San Benedetto fondatore dei Benedettini. Il coro di legno intagliato posto nella navata centrale, in corrispondenza delle ultime due navate chiuse, è una pregevole opera di Carlo Garavaglia, compiuta nel 1645. Gli stalli, 24 per parte, sono disposti su due file, divisi ognuno da figure di angioletti collegati da una cimasa arricchita di fregi e da una serie di inginocchiatoi. Gli schienali raffigurano scene della vita di San Bernardo. Sopra il coro, a sinistra, un affresco raffigura una scena di monaci in preghiera, con figure di angeli volteggianti nel cielo: a destra, i monaci di Clairvaux che cantano il Te Deum tra un coro di angeli musicanti. Sui pilastri all'intersezione tra la navata centrale e il transetto poggia il tiburio ottagonale, le cui pareti sono affrescate con scene che celebrano la gloria di Maria, opere di ispira-

zione giottesca del secolo XIV, il cui restauro è da poco terminato. Il presbiterio, costituito dalla settima campata sull'asse principale della chiesa, è la zona più illuminata dell'edificio, perché riceve luce dal fondo piano dell'abside, dove si trovano tre alte finestre ad arco a pieno centro sormontate da tre oculi, dai due finestroni ai lati nord e sud, e dalle finestre della cupola. L'altare maggiore barocco, del 1689, è quasi addossato alla parete di fondo. A destra, la cattedra abbaziale in legno intarsiato è opera del maestro Gottardo Tedesco, del 1576. Alla sommità è raffigurato San Pietro con le chiavi; nel quadro centrale la cicogna col pastorale, stemma dell'abbazia; nei tre riquadri dello schienale: al centro la Vergine che allatta il Bambino; ai lati San Bernardo con il modello dell'abbazia e San Benedetto con il libro della Regola. In alto, negli spicchi della volta del presbiterio, sono affrescate le figure dei quattro Evangelisti con i relativi simboli. Nelle controfacciate sono invece affrescate a sinistra l'Adorazione dei pastori e a destra la Madonna del latte. Alla fine del Duecento risalirebbe anche la donazione della famosa croce in argento dorato, diaspro e pietre, ora conservata nella chiesa di Santa Maria presso San Celso. L'opera, eseguita a Venezia nell'ultimo quarto del XIII secolo, fu offerta, secondo la tradizione, dall'arcivescovo e signore di Milano Ottone Visconti, che qui volle essere sepolto.

a decorazione pittorica dell'abbazia, in origine proibita dalle severe regole bernardine, fece la sua prima comparsa a gli inizi del XIV secolo; presso la porta che dalla chiesa immette nel chiostro si trova un affresco nel quale è raffigurato un Vescovo in adorazione della Madonna, di modi ancora bizantineggianti. Poco prima della metà del Trecento furono affrescate la volta e le pareti del tiburio. Sulle vele venne dipinto un cielo stellato sotto il quale, entro riquadri di finta architettura, sono rappresentati i Dottori della chiesa, gli Evangelisti ed i loro simboli a fianco delle bifore si trovano figure di Santi. Gli affreschi sono attribuiti ad un anonimo maestro locale, aggiornato sulla pittura emiliana, della stessa cerchia dell'autore degli affreschi nella cappella Visconti in Sant'Eustorgio. Più in basso, sulle pareti del quadrato e sugli arconi, vennero dipinte l'Annunciazione, l'Assunzione e due scene delle Esequie di Maria, con Angeli, Patriarchi e Profeti. E stata rilevata una notevole affinità fra questi affreschi, risalenti al 1345 circa, e la perduta Assunta del camposanto di Pisa. Diversi gioielli d'arte sono visibili all'interno della chiesa, a cominciare dal grande affresco dei Fiamminghini (Giovan Battista della Rovere e il fratello Giovan Mauro, così chiamati dalla patria del padre, nativo di Anversa: furono attivi tra gli ultimi decenni del '500 e i primi del '600), che illustra la consacrazione della chiesa. Ai lati della

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IL TRANSETTO l presbiterio è fiancheggiato da tre cappelle, una per ogni lato, che si aprono sui due bracci del transetto. Nel transetto destro la prima cappella è dedicata San Bernardo; la seconda è una cappella con affreschi che illustrano la vita di Cristo, e sull'altare era posta, fino alla vigilia della prima guerra mondiale, la tavola Cristo alla Colonna di Donato Bramante, ospitata ora alla Pinacoteca di Brera. La terza cappella illustra fatti della vita di San Benedetto. Nel transetto sinistro la prima è la cappella del Rosario, la seconda è

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dedicata a Santo Stefano e la terza cappella contiene una tela attribuita ai fratelli Campi da Cremona, con la Crocifissione. Lungo la parete del transetto destro corre la scalinata che porta al dormitorio dei monaci, alla cui sommità, sulla parete del pianerottolo, è raffigurata la Madonna della buona notte di Bernardino Luini (1512). Sulla parete un grande affresco dei Fiamminghini, con l'albero genealogico dei benedettini, di cui l'Ordine cistercense è il ramo più cospicuo.

Modi bramanteschi sono stati poi rilevati nei tre grandi graffiti sulla parete settentrionale della sala capitolare che rappresentano vedute di Milano. Le tre immagini, miracolosamente sopravvissute alla demolizione della sala, forniscono un'interessante visione della città quattrocentesca. Infine, si è attribuito a Bramante il progetto del chiostro grande, costruito solo per metà alla fine del Quattrocento e totalmente demolito nella seconda metà dell'Ottocento. Le forme del grandioso porticato sono oggi note soltanto grazie ad un'incisione settecentesca, e risulta quindi assai problematica un'attribuzione basata solamente su raffronti stilistici. IL REFETTORIO E LA SAGRESTIA el corso del XIV secolo venne costruito, sul lato meridionale del chiostro, il refettorio, vasto e suggestivo ambiente rettangolare con volte archiacute a crociera su costoloni. Nel 1412 l'abate Antonio Fontana fece costruire, adiacente al braccio destro del transetto, una cap pella composta da due campate quadrangolari con volte a crociera concluse da un'abside poligonale con volta a vele costolonate. Il piccolo ambiente, illuminato da due monofore e da un oculo, funge da sagrestia e fu rimaneggiato nel XVII secolo.

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GLI AFFRESCHI RESTAURATI on è frequente trovare un intero ciclo di affreschi che rappresenti la storia della morte di Maria: è stato da poco scoperto l'ultimo intervento di restauro nell'Abbazia di Chiaravalle, che riguarda gli affreschi della Torre nolare, sotto il tiburio: si tratta delle "Storie della Vergine", un ciclo eseguito verso la metà del Trecento sulla fonte della "Legenda Aurea" scritta dal frate domenicano Jacopo da Varagine, testo fondamentale per l'iconografia dell'arte medievale. Nella prima scena di-

pinta, sulla parete sud, ovvero a destra per chi guarda l'altare, si trova la scena dell'"Annuncio della morte", in cui la Vergine viene informata della sua fine vicina da un angelo che le offre un ramo di palma, simbolo per difendere il suo corpo dai giudei. Infatti, nella scena successiva, si può vedere il corteo funebre per la sepoltura di Maria (che si muove proprio nella direzione del Cimiterino che esiste all'uscita dell'Abbazia). Un apostolo tiene in mano il

IL CHIOSTRO el chiostro duecentesco, di cui rimangono solamente il lato settentrionale e due campate, è abbellito dalla Vergine in trono con Bambino onorata da Cistercensi (prima metà del XVI secolo), un tempo attribuita a Gaudenzio Ferrari e oggi a Callisto Piazza. A fianco dell'affresco vi è la lapide scritta in caratteri semigotici, posta in occasione della consacrazione della chiesa nel 1221, sormontata dalla cicogna. Nel 1861,

per far spazio alla linea ferroviaria Milano - Pavia - Genova, il lato effettivamente realizzato del Chiostro Grande del Bramante o dell'Amadeo venne distrutto. Da notare sono le colonnine annodate poste sul lato nord-ovest e la semplicità dei capitelli delle altre colonne, decorate con fo-

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ramo di palma durante il corteo funebre, che subisce un attacco da parte del capo dei giudei che cerca di rovesciare la portantina. Non riuscirà, perché la storia prosegue con la "Deposizione" del corpo nel sepolcro e si conclude con l'"Assunzione" e la "Glorificazione di Maria". L'intero ciclo di affreschi sulla morte di Maria si deve al fatto che l'Abbazia fu costruita nel 1135 e a lei dedicata.

glie, aquile e volti umani, in molti casi fortunati ritrovamenti in fase di restauro, utilizzate per le colonnine attuali. Dal lato sud, interamente rifatto, si può avere un bel colpo d'occhio sulla Ciribiciaccola, che spicca sopra la chiesa.


Nella bottega dei monaci dell’Abbazia si può trovare sempre il Grana Padano, invenzione dei frati di Chiaravalle. Lo inventarono proprio questi monaci cistercensi: quando Bernardo decise di bonificare l'intera zona, tagliò molta erba, e i monaci si trovarono così a disporre di enormi quantità di fieno. È la catena: tutto serve a qualcosa. Il latte crea il formaggio, e il Grana Padano fu l'invenzione dovuta all'abbondanza di latte. Il Reggiano, inutile sottolinearlo, arrivò soltanto dopo. Al vertice della torre, in luogo dell’odierna croce terminale (e con questa sono più di 60 metri di altezza), una cicogna metallica, con lunghe ali aperte, segnava con il becco la direzione del vento. Il “Doppio pescatore di Chiaravalle”, un monaco leggendario, se ne serviva per individuare i pronostici del tempo. Davvero singolare questo monaco: pescava le anime e i pesci, calando un cesto dalla finestra della cucina nella sottostante, allora pescosissima roggia. Per le donne, cui di norma era preclusa la chiesa abbaziale, venne eretta, a sinistra, accanto all’androne, la chiesetta di San Bernardo (1412). Trasformata in spezieria, diventò poi alloggio di contadini. Non mancano nel coro ligneo, per i monaci anziani, le “misericordie”: costoro possono appoggiarvisi quando, durante le cerimonie solenni, è obbligatorio stare in piedi.

La torre viene chiamata nel dialetto milanese Ciribiciaccola, e in un'antica filastrocca dialettale se ne parla così: « Sora del campanin de Ciaravall gh’è una ciribiciaccola Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt? quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola la ciribiciaccola l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiaccolitt la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt » « Sul campanile di Chiaravalle c'è una ciribiciaccola con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini. Vale più una ciribiciaccola o cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini? » I ciribiciaccolini sono forse i frati dell'abbazia o le colonnine della torre, o ancora i piccoli della cicogna, che in passato nidificava sulla torre, dal verso dei cicognini (ciri) e lo sbattere del becco della cicogna contro le colonnine. Nel cimitero duecentesco, tombe delle famiglie Archinti, Arzonichi, Crespi, della Torre, Novati, Palazzo, Terzaghi, e altri, nonché dell’eretica Guglielma la Boema, proclamatasi papessa, arsa viva, e qui traslata nel 1281.

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Un particolare sorprendente: ad un lato dell'altare, una piccola statua di Cristo con un cappio al collo. Nella tradizione evangelica non risulta assolutamente un episodio che richiami questa immagine. Chi invece avrà dimestichezza con i rituali massonici, non potrà non riconoscere immediatamente un antichissimo rituale di origine egizia e poi essenica simboleggiante la resurrezione in vita. D’altra parte, il fondatore, San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), monaco cistercense, passò alla storia in quanto fu colui che redasse la "regola" dell'Ordine dei Templari (ordine fondato da Ugo di Payns, parente di Bernardo) e che spinse papa Onofrio II a riconoscerlo ufficialmente nel 1128. E con questo il cerchio si chiude

Abbazia chiaravalle  
Abbazia chiaravalle  
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