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Anno I num. 3 Mazzarino

ASSOCIAZIONE CULTURALE MUSICALE E DI VOLONTARIATO

INARTE

Settembre 2011

Diabolus in Musica PERIODICO INFORMATIV O SULLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE E DEL TERRITORIO Direzione editoriale: Eugenio Bognanni

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Direttore responsabile: Concetta Santagati

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Redazione: via G. Marconi 6/8 , Mazzarino

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Reg. Tribunale di Gela n° 1/2011 del 24 Giugno 2011

L’editoriale

È ora di ricominciare Se per i pastori – cantati da Gabriele D’Annunzio nell’omonima lirica inclusa nella raccolta dal titolo “Alcione” – settembre era il tempo di migrare, per i mazzarinesi è sicuramente il tempo del ritorno. Sì, il ritorno alla vita di tutti i giorni dopo la pausa estiva, con le scuole che iniziano e le ferie che sono ormai un ricordo. Dopo la festa della nostra Patrona ognuno inizia a preventivare e a fare i conti con l’anno che si apre, per alcuni anche un po’ amaro e con poche speranze. Ho incontrato l’altra sera un padre di famiglia che dopo 11 anni di servizio come bidello da precario annuale, quest’anno è rimasto a casa, non è stato ancora convocato da nessuno, dimenticato da tutti, come se non servisse più. Ci sono tante storie di persone che soffrono per la mancanza di lavoro, ma che nonostante tutto continuano ad andare avanti, a non perdere la dignità e la speranza in un futuro con più opportunità, soprattutto per quelle generazioni di giovanissimi che si affacciano alla vita. Le emergenze e le difficoltà riguardano moltissime famiglie mazzarinesi, impoverite dalla mancanza di uno sviluppo reale del territorio, dovuto a uno scarso impegno di programmazione e rilancio da parte delle istituzioni, che non riescono ad avviare azioni concrete per la ripresa dell'economia. In Italia, la mancanza di un’adeguata politica del lavoro, basata su una solida programmazione, risale alla prima Repubblica e si è estesa fino all’attuale seconda Repubblica; da questa scellerata mancanza sono state generate terminologie aberranti quali “precariato storico”. Paradossalmente l’etimologia della parola “precario” (dal latino pregare) è in netta contrapposizione con l’art. 1 della nostra Costituzione che cita “La nostra Repubblica è fondata sul lavoro” e il diritto spesso viene frainteso come favore. L’incertezza delle leggi nel campo del lavoro pone la popolazione lavorativa in uno stato di sudditanza e non come cittadini liberi dello Stato. Bisogna sicuramente fare di più, anche con le pochissime risorse che abbiamo a disposizione per cercare di venire incon-

di Eugenio Bognanni

tro alle esigenze di una società al collasso, in una provincia che per ragioni storiche e non, continua a produrre poche proposte in tal senso. L'impegno a cui anche le organizzazioni, le associazioni e i movimenti sono chiamati, deve avere un valore in più, mirato a ridare dignità al lavoro e a rimettere al centro la persona, in particolare nei confronti dei giovani per evitare il prevalere di sentimenti di sconforto e rassegnazione. Possiamo farcela, basta solo non perdere di vista l’UOMO.

Mazzarino, bella ma sporca di Concetta Santagati

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La droga dei giovani di Guendalina Calandra

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11 settembre 2001, l’umanità cerca ancora giustizia e pretende la verità di Giovanni Gotadoro

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I tremiti e la sensibilità dell’Italia bambina presa per mano da Cultura di Flavia Cosentino

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Prossimi eventi Manifestazione in onore della Madonna del Rosario Giovedì 29 settembre: Celebrazione della santa messa alle ore 19:00 officiata del Vicario Foraneo don Carmelo Bilardo presso la chiesa San Domenico; Venerdì 30 settembre: Nel chiostro dell’ex convento dei Padri Domenicani in piazza San Domenico si svolgerà la 7° “sagra della ricotta” alle 19:30 promossa in onore dei festeggiamenti della Madonna del Rosario; Sabato 1 ottobre: Ore 18:00 sfilata del Corpo Bandistico e del gruppo Majorettes S. Cecilia per le vie della città Domenica 2 ottobre : processione alle 20:00 (dopo la celebrazione eucaristica) della statua della Beata Vergine del Rosario che consegna a San Domenico la corona;

In Redazione: Direttore Editoriale:

Eugenio Bognanni

Direttore Responsabile:

Concetta Santagati

Guendalina Calandra Flavia Cosentino Carmelo Di Vara Serena Fazi Anna Lisa Ferrigno Giovanni Gotadoro Matteo Quattrocchi Gaetano Scebba Giuseppe Siciliano

Scrivici :

inarte.2006@libero.it

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L’oro dei Campi


L’Associazione

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a cura di Matteo Quattrocchi

L’Associazione come metafora di famiglia (…) mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Nel primo numero di questo giornale abbiamo parlato dell’Associazione come porzione di società. Spulciando qualsiasi società, si nota come essa sia divisa in altri piccoli nuclei sociali: le famiglie. Pertanto, ora, vogliamo analizzare l’Associazione come una vera e propria famiglia. All’interno di qualsiasi nucleo familiare ognuno riveste una propria posizione, un proprio “ruolo”. Marito e moglie sono coloro i quali generano la famiglia e decidono di allargarla, dando al mondo dei figli. Ecco che, con l’entrata in famiglia di nuove persone, cresce la responsabilità dei coniugi iniziali, da cui tutto è partito. Essi, ormai genitori, hanno deciso di assumere nuovi diritti e doveri. La Costituzione dedica ben tre articoli alla famiglia, ma noi qui ne citeremo solamente uno, l’articolo 30: E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed

educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Dove vogliamo arrivare? Dato per scontato che i genitori della famigliaAssociazione sono i soci fondatori che nel 2006 diedero vita all’allora ristretto nucleo familiare, analizzeremo l’articolo 30 della Costituzione partendo dall’ultima parte di esso: (…) i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Iniziamo dalle ultime battute dell’articolo perché la situazione in cui versa l’Associazione InArte è così

assurda e paradossale che cominciare dal principio o dalla fine non fa differenza. Il tutto unn’avi né capu, né cuda! L’Associazione accoglie i figli nati da altri matrimoni e provenienti da altri nuclei familiari. E’ sempre felice di aprire le sue porte a quante persone vogliano far parte di questa famiglia. E’ una madre affettuosa, puntigliosa, pronta a dare la vita per i propri figli, a sacrificarsi. Questa grande mamma educa la sua famiglia, educa i propri piccoli. In che modo lo fa? Attraverso l’arte, attraverso la musica: educa i suoi figli al rispetto per gli altri, al rispetto per i ruoli, al valore delle cose, alla solidarietà, alla bontà, all’umanità, a riconoscere ciò che è bello e ciò che non lo è. Li istruisce. Attraverso la musica, infatti, tutti i componenti di questa, ormai grande, famiglia vengono a conoscenza di linguaggi nuovi. Apprendono nuove forme di comunicazione e ogni confronto diventa motivo di crescita sia morale che culturale. Arriviamo al primo diritto e dovere citato dall’articolo 30 della Costituzione che, non a caso, precede gli altri due: MANTENERE. Come fanno i genitori a mantenere i figli? Sicuramente la prima cosa che fanno è avere un lavoro, una risorsa economica, quindi, che permetta all’intera famiglia di avere sostentamento. Padri e madri, dunque, vanno alla ricerca di introiti, di guadagno. L’Associazione


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come farà a mantenere i propri figli? Questa grande madre non può permettersi di cercare chissà quali forme di guadagno, perché non può perseguire scopi di lucro. Allora come farà? Aspetterà che qualcuno, capendo la situazione, provvederà ad aiutarla. La famiglia-Associazione può vivere solamente di contributi, donazioni, oblazioni e non di altro. Certo, è anche vero che può sfruttare le proprie potenzialità interne per offrire servizi a quanti li chiedessero, in cambio di compensi per mantenere le spese vive: acqua, luce, gas. Ma se il tutto è negato, se L’Associazione non riceve contributi, donazioni, oblazioni o se, ancor peggio, presta dei servizi e non riceve nulla in cambio, venendo addirittura sfruttata, raggirata e presa in giro, cosa porterà a casa? Cosa dirà ai propri figli? Cosa darà loro da mangiare? Care Istituzioni, tutte, cosa dite di fare a questa madre? Come si può mandare avanti una famiglia? Se non si hanno risorse, come si può fornire istruzione ed educazione? Una

madre che accoglie persone di altre famiglie e li inserisce nella propria, li accudisce, li protegge dalle malvagità a cui assistiamo quotidianamente, dà modo di crescere e realizzarsi, sia come persone che come artisti. Cosa fa, li manda fuori di casa? Potrebbe anche farlo, se costretta. E questi figli, che futuro avranno? Dove andranno a finire? Ve lo siete mai chiesti? Sappiate che c’è un’altra famiglia che soffre e che non potrà rimanere a lungo in questo modo. Chissà se potrà avere ancora una casa, anche quello è incerto. Senza certezze si crolla! Noi, un appiglio non lo abbiamo più!

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Il Territorio Mazzarino, bella ma sporca di Concetta Santagati

Bella ma sporca... Appare così da alcuni mesi la “perla” del barocco del centro Sicilia. Lo pensano i turisti, gli emigrati e i mazzarinesi che ogni giorno devono fare i conti con un problema, quello della spazzatura, che cresce di dimensioni da quando è stata “imposta”, perché di questo si tratta, la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Quando dovremmo differenziare per contribuire al miglioramento dell’habitat in cui viviamo, otteniamo l’effetto inverso, il nostro spazio vitale è diventato un contenitore di puzze, rifiuti tanto che l’ufficio di Igiene e Salute pubblica ha lanciato il grido “allarme ambientale” con gravi rischi per l’incolumità degli abitanti. Tutto questo non ha del paradossale? Certo, la raccolta differenziata è partita in via “sperimentale” e non si può pretendere che tutto proceda senza “vizi e imperfezioni” ma appunto perché è sperimentale un’organizzazione seria e responsabile vuole che si adottino le giuste precauzioni. Invece come prima cosa che si fa? Si tolgono i cassonetti (i tanto cari cassonetti che ogni quartiere possedeva) perché così la gente si convince che è un “dovere” contribuire alla raccolta differenziata. Si è subito capito che non era la soluzione giusta e si poteva intervenire per raddrizzare il tiro. O si incrementano gli strumenti dotando la città di contenitori per umido, secco, carta, vetro e plastica nei punti in cui esistevano i “cassonetti indifferenziati”, oppure si aumentano i giorni di prelievo porta a porta. Nulla di tutto questo e le piazze del centro storico, l’area attorno al Castello “u cannuni”, la via Roma, la perife-

ria, le terre che circondano il centro abitato, tutto è un contenitore di spazzatura. Si moltiplicano le discariche a cielo aperto spesso date al fuoco e questo perché c’è anche quel tipo di cittadino che risponde al disordine con atti di inciviltà, contribuendo a rafforzare l’allarme ambientale. Altro effetto che questo stato di cose genera è di natura “sociale” ovvero quello di scatenare atteggiamenti di intolleranza tra mazzarinesi, tra quartieri. Dal momento che non tutte le aree della città sono state sprovviste dei classici cassonetti, perché dicevamo la raccolta è sperimentale, capita che chi non riesce a rispettare i giorni della raccolta differenziata, perché è impossibile farlo, carica la spazzatura nelle proprie autovetture anch’esse diventate contenitori mobili di spazzatura, per riversarla


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nei pochi cassonetti rimasti in alcuni quartieri, imbattendosi contro quei mazzarinesi diventati gelosissimi dei propri cassonetti. Altro effetto ancora, sempre questi cittadini, costretti a percorrere chilometri dentro il centro abitato contribuiscono ad innalzare il livello di inquinamento acustico e all’incremento del traffico veicolare. Potremmo andare al “deposito” fuori città… ma lì non è previsto il ritiro di umido e secco. Ma se la raccolta dell’umido (scarti di avanzi di cibo per intenderci) viene effettuata quattro volte a settimana piuttosto che ogni giorno, la gente deve anche programmare quando farsi un bel pranzo a base di omega 3 (la classica scorpacciata di pesce azzurro) altrimenti rischia di conservare in casa gli avanzi per giorni e giorni. Per non parlare del secco (vale a dire piatti di plastica e bicchieri usati, cartoni di latte, rifiuti igienici) che viene ritirato una volta a settimana. E ancora carta, plastica e vetro ogni tre settimane. Immaginate quali rimedi possono essere attivati per correggere la rotta. Ve ne suggerisco io alcuni. Che ne dite di “organizzare, informare, controllare e sanzionare”. Ma attenti a non invertire l’ordine… non è ammesso sanzionare senza organizzare e non ha senso informare senza organizzare. L’organizzazione prima di tutto con uomini e mezzi. Avete visto i contenitori marroni distribuiti ai cittadini con il kit per la raccolta differenziata? Non hanno il relativo pedale. Assurdo dover aprire il coperchio con le mani (sporcizia, batteri ed animali di ogni tipo sono in agguato). Quindi cambiamo anche quelli. Altra soluzione, non tanto conveniente: le nostre abitazioni dovrebbero crescere di metri quadri e prevedere uno spazio, una stanza solo per la spazzatura, magari lontana dalla cucina e più vicina al bagno. Ma così si mettono le mani in tasca

ai mazzarinesi perché significa aumentare la tassa sui rifiuti solidi urbani, tarsu (calcolata sui metri quadri dell’abitazione)!!! Allora ci vogliono soluzioni e interventi urgenti perché i mazzarinesi non vogliono essere sommersi dai loro stessi rifiuti e pretendono un servizio efficace, efficiente per vivere in un ambiente di vita salubre e poter concepire la raccolta differenziata come un diritto oltre che un dovere.

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La “droga” dei giovani di Guendalina Calandra

Foto di Angelo Porrovecchio

Spesso si parla dei giovani come una categoria particolare, incapace di amare, ascoltare e capire le altre persone, come un cumolo di individui privi di personalità, sfaccendati e poco affidabili, propensi al divertimento poco sano, inclini all’alcol , alla droga e a tutto ciò che può essere considerato nocivo e poco dignitoso. Bene, molti adulti pensano questo, non curanti del fatto che i giovani hanno molto più da donare e da comunicare, senza considerare che molto spesso si generalizza in maniera esasperata. L’estate mazzarinese è stata un esempio di come, molti giovani, riescano ad alimentare le proprie passioni in modo sano ed onesto. L’etichetta Fly Buzz, ormai citata più volte per l’organizzazione di eventi, grazie all’amministrazione comunale e ai locali siti in piazza, ha permesso a più gruppi di esibirsi per mostrare le proprie capacità musicali e per divertire in maniera equilibrata la gente. Gruppi musicali provenienti da diverse città siciliane e gruppi di Mazzarino hanno anima-

to le serate, proponendo generi diversi e per tutte le età, dimostrando come i giovani riescano ad amalgamarsi perfettamente con gli adulti e come quest’ultimi, protagonisti di qualche serata, riescano a rappresentare un esempio fondamentale per i giovani, a dispetto dei luoghi comuni della maldicenza insistente, nata forse per noia. Dunque, ogni giovedì sera , da luglio a settembre, si è svolto il “Caffè Concerto” che ha riscosso molto successo e ha attirato moltissime persone. La piazza era gremita di gente che ballava, cantava sorrideva e apprezzava. La

Foto di Angelo Porrovecchio


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“cura” dei giovani (e non solo) contro l’affaticamento, i problemi , le difficoltà di tutti i giorni è la musica che, con la sua armonia, con la sua allegria, con la sua sobrietà riesce a fungere da anello il quale unisce animi e persone diverse. Quest’anno Mazzarino ha offerto una valida testimonianza di come questo possa accadere. Basta pensare che tutti i giovani siano persone prive di valori perché molti di noi sanno appigliarsi ad una sostanza che ha molta più efficacia della droga: l’arte.

Focus

Foto di Angelo Porrovecchio

di Giovanni Gotadoro

11 settembre 2001, l’umanità cerca ancora giustizia e pretende la verità Incongruenze, stranezze, contraddizioni e controsensi minano gravemente la versione ufficiale su uno dei più tragici giorni dell’epoca contemporanea.

Sono trascorsi 10 anni da quell’11 settembre in cui sequenze visive degne dei migliori effetti speciali cinematografici terrorizzarono l’America e ammutolirono il mondo intero per la loro, purtroppo, crudele e inappellabile realtà. Nessuna controfigura, nessun “ciak”, nessun “azione!”, nessun “rifacciamola!”, solo 3095 vittime della reale follia umana. Tutto vero, nessuna finzione, o quasi. Sì, perché se dopo 10 anni sembra che tutto sia stato detto, la vicenda presenta, ad oggi, ancora molti lati bui, inquietanti. Per questo sono nati molti dossier-documentari in questi anni che metto-

no in risalto le contraddizioni di quel giorno. Molto interessante è “11 settembre 2001, inganno globale” di Massimo Mazzucco, che si può trovare anche su Youtube all’url http:// www.youtube.com/watch?v=We8bBrZGUtY nel quale potrete bene approfondire ciò che leggerete di seguito. In questo pezzo si entrerà nel merito di contraddizioni logistiche e ingegneristiche. Alle 8 e alle 8,14 del mattino decollano da Boston i primi due aerei che si sarebbero schiantati sulle torri, alle 8,21 dall’aeroporto di Dulles, nei pressi di Washington, l’aereo che avrebbe colpito il Pentagono, alle 8,41 da


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Newark l’aereo che cadde in un campo in Pennsylvania. Nel frattempo i primi due disattivano il transponder (una sorta di amplificatore del segnale radar) e proseguono affiancati verso il World Trade Center. Il primo colpirà la prima torre alle 8,47, il secondo proseguirà per almeno 80 km verso sud per poi virare e colpire la seconda torre circa 15 minuti dopo, sotto gli occhi di tutte le telecamere che stavano inquadrando le fiamme della prima torre. Nel frattempo il terzo aereo, che si trovava in West Virginia, disattiva il transponder, inverte la rotta e, viaggiando indisturbato per 40 minuti, colpisce il pentagono alle 9,39. A quel punto, il quarto aereo, che si trova ai confini dell’Ohio, stacca il transponder, inverte la rotta e cadrà in un campo in Pennsylvania alle 10,07 (vedi Foto 1). Dal primo dirottamento sono passate quasi due ore e sorgo- Foto 1 no spontanee alcune domande: come è possibile che la difesa americana sia rimasta inerme durante tutto questo tempo? Dobbiamo davvero credere che la potenza militare più grande, più efficiente, più attiva e più tecnologicamente avanzata al mondo abbia addirittura permesso che, nello stato generale d’allerta, un aereo potesse schiantarsi contro il Pentagono, simbolo e sede del proprio potere militare? Come è possibile che gli ultimi due aerei, nonostante dovesse esserci l’intera aviazione a cercarli (chi organizza un piano terroristico del genere tiene conto di questi “piccoli” dettagli), si siano permessi il lusso di allontanarsi 500-600 km dal loro obiettivo? Il susseguirsi dei tragici errori logistici di quel giorno, la ricerca dei responsabili che li abbiano (più o meno volutamente) compiuti, è una faccenda che giorno dopo giorno viene (volutamente) insabbiata dai servizi segreti e

domande come queste, poste nel 2004 direttamente all’allora presidente Bush dall’associazione dei familiari delle vittime dell’11 settembre, ad oggi non hanno ancora avuto una risposta. La struttura delle torri gemelle (Vedi Foto 2) prevedeva 47 piloni d’acciaio centrali talmente robusti e lunghi che, per assemblarli, si dovette costruire un cantiere apposito in Giappone. Questa struttura centrale era a sua volta contenuta da una gigantesca maglia esterna in acciaio, fatta da segmenti prefabbricati che vennero salda- Foto 2 ti sul posto. Questa maglia esterna, molto robusta e molto elastica, era progettata in modo che potesse ridistribuire in pochi secondi l’intero carico della torre su tutta la sua superficie nel caso, previsto all’epoca della progettazione, un aereo l’avesse colpita in qualsiasi punto. Ciò fu effettivamente quel che accadde. Perché allora crollarono improvvisamente, una dopo l’altra, quando già tutti gli incendi si erano consumati? La motivazione ufficiale è che la temperatura degli incendi e del carburante in fiamme degli aerei aveva indebolito l’acciaio. Gli acciai sono materiali che fondono a circa 1500°C e devono essere esposti per ore ad almeno 800°C prima di ammorbidirsi. Una foto termografica (Vedi Foto 3) scattata da una professionista del settore alla torre sud mostra come le temperature all’interno non raggiungessero i 100°C, inoltre il kerosene, carburante usato per gli aerei, raggiunge Foto 3 al massimo 900°C, si badi bene, in condizioni ottimali mentre, nel caso specifico, si è calcolato che non abbia mai superato i 260° C a causa


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dell’isolamento e di altri fattori. Si capisce bene che si è ben lontani dalle temperature di indebolimento dell’acciaio. Altri fatti ingegneristicamente e fisicamente inspiegabili, date le condizioni in cui erano le torri prima del crollo, date le stesse condizioni di torri (altezza, robustezza, materiali di costruzione, peso), sono il collasso perfettamente verticale e talmente rapido da sembrare innaturale se non irreale, la completa polverizzazione del cemento, la quasi scomparsa del corpo d’acciaio centrale, il crollo, nel pomeriggio dello stesso giorno, dell’edificio 7 del WTC abbastanza lontano dalle due torri (Vedi Foto 4) ma unico edificio circostante collassato con modalità del tutto analoghe sebbene non avesse subito danni notevoli. Tutti questi indizi, uniti a testimonianze di persone che hanno udito esplosioni prima del crollo e a slow-motion di filmati che mostrano piccoli sfiati di esplosioni prima che la nube di detriti superiore copra i piani più inferiori delle torri durante il collasso, porta a concludere: si è trattato di demolizione controllata. Ciò è abbastanza scioccante e non è facile da accettare ma è comunque una possibile spiegazione ed è l’unica che goda di un briciolo di razionalità. Da 10 anni l’associazione dei familiari delle vittime dell’11 settembre lotta disperatamente per avere giustizia, per conoscere la verità. Semplici considerazioni logiche per cui non bisogna essere né colonnelli e strateghi d’e-

Corpo Bandistico

sercito né ingegneri portano a una conclusione terribile: era tutto premeditato e la vittima potrebbe essere il carnefice. Se questo sia vero non possiamo dirlo con certezza. Sicuramente molta luce deve essere ancora fatta. Oggi possiamo solo ricordare quelle vittime, magari, forse non è un caso che Paul Simon Foto 4

abbia intonato “Sound of Silence” durante la cerimonia di commemorazione, sperando che un giorno qualcuno possa rompere il silenzio su quei terribili fatti, per placare il dolore di quei giorni, così lontano e così vivido ancora nelle nostre menti, nelle menti del pianeta intero.

ISCRIV

Corale Polif


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Musica

a cura di Carmelo Di Vara

Continuiamo il nostro viaggio musicale… e dalla Francia di Ravel dello scorso numero, voliamo ora in Inghilterra da Gustav Theodor Holst che ci porta nello spazio, sui suoi Pianeti. Holst (1874-1934) è un compositore inglese noto grazie ai suoi pezzi per banda, banda militare e Orchestra di fiati. La sua opera più famosa e apprezzata è però I Pianeti, una suite orchestrale in sette movimenti che vede il coinvolgimento, oltre che dei flauti, clarinetti, oboi, fagotti, percussioni, trombe, tromboni e corni, degli archi e dell’arpa. Holst si avvicina all’astrologia durante un viaggio in Spagna, ma più che di una composizione strettamente legata all’astrologia si tratta di una serie di disegni musicali ispirata da stati d’animo legati ai pianeti: Holst, per certi versi, sposa forse l’idea di Pitagora (per citarne uno) secondo cui il movimento delle stelle influenzi il genere umano. Così, ognuno dei sette movimenti, delle sette parti, prende il nome di un pianeta, a questo vengono sapientemente associati una qualità, un attributo, un umore, uno stato d’animo: Marte, il portatore di guerra, aggressivo, spietato, evoca una battaglia di dimensioni smisurate; Venere, il portatore di pace, sereno, pacifico, è ispirato appunto alla dea Venere; Mercurio, il messaggero alato, veloce e leggero, è ispirato dal fatto che questo pianeta ruota molto velocemente intorno al sole; Giove, il portatore di gioia, avvicenda attimi di grande allegria a momenti di solennità, di epicità; Saturno, il portatore della vecchiaia, che per tutto il brano presenta

VITI!!!

fconica

una scansione ritmica simile al ticchettio di un orologio, descrive la dignità e la fragilità della vecchiaia; Urano, il mago, scatenato e stravagante, presenta una crescente vitalità che termina in un pianissimo finale; Nettuno, il mistico, infine, privo di una melodia che funga da tema, di carattere misterioso, evoca mondi alieni lontani. Ma abbandoniamo anche questa volta le parole per lasciar parlare la musica. Cominciate con questo: http://www.youtube.com/ watch?v=Jmk5frp6-3Q&feature=related, il battagliero Marte, e lasciatevi poi trasportare nell’affascinante universo di Holst. Buon ascolto!

Gruppo Majorettes


150 anni dalla nascita di uno Stato… storie vollero l’Unità

di italiani che

Pagina

di Flavia Cosentino

I tremiti e la sensibilità dell’Italia bambina presa per mano da Cultura Per questo appuntamento con la storia della nostra Unità Ti propongo, Lettore, un percorso alternativo, lontano dalle piccolegrandi storie di uomini e donne che “costruirono” l’Italia, preferendo guardare, piuttosto, a quel periodo attraverso gli occhi dei bambini. E per fare questo mi servo di due capolavori dell’Italia post-unitaria: Cuore di Edmondo De Amicis e Le avventure di Pinocchio di Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini). Si tratta di due tipiche storie di educazione: la prima ha protagonista una classe di terza elementare fatta di bimbi di diversa estrazione sociale guidata da un caro maestro; la seconda è la storia di un burattino di legno, non cattivo ma discolo, guidato seppur a fatica, dagli insegnamenti del padre che di “mestiere” fa “il povero” e che finalmente la fata Turchina trasforma in bambino. Perché due storie di educazione che hanno per protagonisti bambini? La risposta è semplice seppur non scontata: i bambini rappresentano l’ “Italietta” che dev’essere guidata, accompagnata passo dopo passo, nel suo cammino di crescita e formazione, ora da un maestro che potrebbe essere l’incarnazione della classe borghese che dovrebbe farsi carico di questo difficile compito, ora da un padre ch’è l’espressione più intimistica e semplice dei rapporti sociali. Perché due storie, soprattutto quella di Cuo-

re, improntate ad un forte sentimentalismo? Tanto Cuore quanto Le avventure di Pinocchio esprimono un rapporto con la realtà contemporanea per niente pacifico ma doloroso e drammatico: è la storia, da un canto, dei figli dei ceti che stanno tra il popolo e la piccola borghesia: ferrovieri, muratori, droghieri, rivenditori di legna, veri eroi di quest’avventura pedagogica. Così come è la lotta alla sopravvivenza fisica di Pinocchio, fatta di penuria e di privazioni. C’è un filo rosso che lega tutte queste microstorie: il sacrificio e il senso che esso assume, il più grande valore etico-morale da indicare alla generazione dei giovanissimi come strada da battere per la grandezza della patria. Due storie fatte di bambini, dunque, ma scritte per “i grandi”, per un’Italia che nell’immediata Unità da burattino diventa uomo, non senza il dolore per la perdita della sua condizione precedente, che è il dolore di un popolo che deve diventare tale soffrendo la cancellazione di una parte di sé. Del resto, crescere significa conquistare ma anche perdere qualcosa. ..e noi, oggi, cosa siamo disposti a “sacrificare”, a perdere, per acquistare qualcos’altro?


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L’angolo della poesia a cura di Anna Lisa Ferrigno

Siamo giovani! Che esclamazione. Eppure, spesse volte, non ce ne rendiamo conto Cerchiamo, sempre, di correre, di saltare ,di bruciare le tappe. Quell’irrefrenabile desiderio di crescere ci travolge. E quando siamo giunti alla meta, allora cominciamo a riflettere. Il rimpianto diventa il nostro peggior nemico. Siamo vittime del tempo, lui non ci aspetta, di certo. Vi chiederete perché faccio questo discorso. Faccio anche io parte di quella miriade di persone che non vuole aspettare... Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Questa è solo una piccola parte della splendida poesia di Lorenzo De Medici, intitolata “Il trionfo di Bacco e Arianna” che, a mio parere, è un punto di partenza per invitarvi alla riflessione. È chiaro che la mia è un’esortazione ai giovani. Non voglio fare da maestro a nessuno, anzi sono io che ho da imparare e tanto. Ho solo voglia di cambiamenti, in meglio si intende. Questo componimento, scritto in occasione del Carnevale del 1490, descrive il trionfo di un carro mascherato, quello di Bacco, accompagnato dal suo seguito: Arianna, ninfe e satiri. Leggendo il resto del componimento, non troviamo altro che continui inviti a godere di ogni ora che passa. La fugacità del tempo e quella della gioventù sono i punti chiave. L’intero componimento è velato da una punta di amaro per la coscienza del continuo fluire del tempo e per la coscienza che non è possibile avere certezza del futuro , “di doman non c’è certezza”. Non sappiamo cosa domani ci accadrà, godiamo delle gioie del presente, il futuro non è ancora per noi.


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Sai Perché...? a cura di Gaetano Scebba

Perché una nave in acqua non affonda e un sassolino sì? La risposta a questo curioso quesito sta nel ben noto principio formulato dal nostro più illustre fisico conterraneo, Archimede. Il principio, che prende proprio il suo nome, ci dice che un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari alla quantità di liquido spostato. Una nave pur pesando migliaia di tonnellate, sposta una quantità di acqua molto maggiore da quella spostata dal piccolo sassolino, ricevendo quindi una maggiore spinta che riesce a tenerla a galla.

Perché nel mare ci sono le onde? Le onde marine sono causate da due diversi fenomeni i venti e le correnti marine. I venti, così come le correnti, sono degli spostamenti di grandi masse di aria o di acqua, che interagiscono con la superficie dell’acqua spingendo letteralmente le particelle di acqua che accavallandosi le une sulle altre generano delle onde.

Perché si verificano le maree? Lo strano effetto dell’innalzamento che avviene nei casi di alta marea non è dato da un aumento del livello dell’acqua ma dall’azione gravitazionale che esercita la Luna. L’effetto è spiegato dalla legge di gravitazione universale formulata da Isaac Newton secondo la quale due corpi esercitano l’uno sull’altro una forza attrattiva (come delle calamite) che è più elevata quando i corpi si avvicinano. La Luna gira attorno alla Terra seguendo un percorso ellittico come un cerchio un po’ schiacciato, e di conseguenza esisteranno dei punti in cui la distanza Terra-Luna sarà minore; proprio in questi punti la forza attrattiva della Luna sarà maggiore e quindi l’acqua sarà letteralmente sollevata.


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StuzzicaMente a cura di Giuseppe Siciliano

Rebus 1 - difficile (4 2 8 6) Gli esagoni di un pallone 3 - Facile Un pallone di cuoio è ottenuto cucendo 20 pezzi di cuoio a forma esagonale e 12 pezzi di cuoio a forma pentagonale. Una cucitura unisce i lati di due pezzi adiacenti. Allora il numero totale delle cuciture è di ?

L’anno di Antonio - Difficile

Sudoku 2 - Difficile

Antonio è nato il 1° marzo di un anno che aveva 53 sabati e 53 domeniche. In che giorno della settimana è nato?

Probabilità 5 - Difficile In una scatola vi sono quattro sacchetti: il primo sacchetto contiene 4 palline bianche e 3 nere, il secondo 2 palline bianche e 4 nere, il terzo 6 palline bianche e 9 nere, il quarto 5 palline bianche e 10 nere. Si estrae un sacchetto a caso, e da questo, sempre a caso, si estrae una pallina. Sapendo che è stata estratta una pallina bianca, quale sacchetto è più probabile che sia stato scelto?

Soluzioni numero precedente Rebus 1 : una sorpresa svelata

Fusi orari 3: 9

Sudoku 2:

Le magliette di Enrico 4: 6

Gli anni di Carmelo e Matteo 5: Non esiste un numero massimo degli anni di Matteo, in quanto l’affermazione di Carmelo risulta essere vera per qualsiasi valore.


La sede della nostra Associazione in via Marconi (dietro Chiesa Madre) ha cambiato look, infatti per volontà del Consiglio direttivo è stato realizzato un murales nella parete frontale all’ingresso. L’opera è stata dipinta dalla signora Sara Piazza, mamma di una ragazza che suona in banda e di una majorette. Sono evidenti i colori caldi e vivaci che sintetizzano l’accoglienza e l’allegria dell’Associazione InArte. Sono anche raffigurati strumenti e note musicali che rimandano agli scopi sociali dell’Associazione, cioè alle attività di divulgazione della musica e dell’arte in generale.

Associazione Culturale Musicale e di Volontariato “InArte” Corpo Bandistico “Santa Cecilia” via Tripoli, 14 – 93013, Mazzarino (CL) tel: 320/6203069 - fax: 0934/383810 C.F: 90017800856 - P.IVA: 01773320856 sito web: www.bandamazzarino.it e-mail: inarte.2006@libero.it


Diabolus in Musica - Settembre