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Anno I num. 8 Mazzarino

ASSOCIAZIONE CULTURALE MUSICALE E DI VOLONTARIATO

INARTE

Marzo 2012

Diabolus in Musica PERIODICO INFORMATIV O SULLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE E DEL TERRITORIO Direzione editoriale: Eugenio Bognanni

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Direttore responsabile: Concetta Santagati

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Redazione: via G. Marconi 6/8 , Mazzarino

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Reg. Tribunale di Gela n° 1/2011 del 24 Giugno 2011

L’editoriale

Facebook: sogno o illusione? Qualche settimana fa leggendo il giornale mi ha colpito la storia di quella ragazzina tredicenne di Varese che si è “innamorata” su Facebook ed è finita sul marciapiede, a prostituirsi.

Sgomento, perché chi è genitore o educatore di un adolescente sa bene che il proprio figlio e la propria figlia sono immersi in un mondo dove non mancano i pericoli e le sfide e percepisce ancora di più l’incertezza, l’impotenza a volte, l’impreparazione di fronte a pericoli che si nascondono dietro l’angolo, addirittura nella cameretta di casa, dove il pc, o il telefonino, possono diventare improvvisamente un buco nero e uno spauracchio terribile.XXXXXXXXXX I fatti, in questo caso, riguardano una tredicenne del Varesotto che chattando su Facebook si è innamorata di un presunto diciassettenne, in realtà un giovane di 24 anni. Lei è addirittura scappata di casa, inseguendo il grande amore e i carabinieri l’hanno ritrovata in un appartamento di Milano, dove sarebbe stata costretta a prostituirsi. Alcune cronache fanno immaginare che la ragazzina ritrovata non si fosse nemmeno resa conto dell’enormità della cosa: avrebbe sostenuto di aver solo seguito il suo amore, che salutava baciando mentre veniva portato via in manette. Torna lo sgomento. E viene da immaginare questa ragazzina immersa in sentimenti e pensieri più grandi di lei – come avviene quasi normalmente a quell’età – questa volta amplificati dalla potenza di internet, di un mondo virtuale che sembra dare corpo a ogni

di Eugenio Bognanni

desiderio. Travolta, scollegata – lei sì – dal mondo reale che ai grandi slanci fa seguire sempre, senza sconti, la fatica dei fatti “duri e cocciuti”.XXXXXXXXXXXXXXXX Quanto hanno bisogno, questa tredicenne e i tanti suoi coetanei, di non perdere il contatto con la realtà, di poter individuare la differenza tra virtuale e reale, di misurare il proprio invadente e straordinario mondo interiore con adulti in carne e ossa, lo vedo nei miei alunni che hanno proprio quell’età, gli anni

Nuovo direttore per il Corpo Bandistico S.Cecilia di Matteo Quattrocchi

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Oratorio: ponte tra la “strada” e la “chiesa di Concetta Santagati

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Vi consiglio un libro…: Che tu sia il coltello per me di Anna Capici

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della preadolescenza, del cambiamento vero e proprio.XXXXXXXXXXXXXXX È il compito educativo che coinvolge tutti, non solo i genitori nei confronti dei propri figli, ma una comunità intera, che è coinvolta insieme, perché siamo tutti sulla stessa barca e perché l’educazione – e la paternità e maternità – è compito condiviso. Viene da pensare anche ai papà e alle mamme, che magari comprendono al volo questa responsabilità e ancora di più avvertono povertà di mezzi e inadeguatezza delle proprie risorse rispetto a un mondo che corre e ogni giorno presenta nuove sfide e opportunità che possono diventare trappole. XXXXXXXXXXXXXXXX Sembra di sentire la richiesta di aiuto: come si fa, ad esempio, a “controllare”, a “guidare” ragazzini stimolati in mille modi a misurarsi con cose ben più grandi di loro, a guidare la Ferrari appena dopo aver imparato a stare in bicicletta? Ecco, il caso del Varesotto grida una volta di più la necessità di alleanze educative, di attenzioni e collaborazioni tra le

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famiglie, la scuola, le associazioni, la Chiesa e quant’altro. I mass media. Perché no? Informare, far conoscere, stimolare la riflessione... anche così si aiuta la responsabilità condivisa. Senza paura, perché spesso è cattiva consigliera. Ma con coraggio e con fiducia negli stessi ragazzi e giovani, perché hanno grandissime risorse, slanci, passioni. Unite e accostate a quelle di adulti che vogliono bene, che stanno vicini, che si aiutano a vicenda e si soccorrono anche negli insuccessi, pronti a ripartire, concentrati nella “cura”, queste risorse piano piano trovano strada, lasciando da parte le scorciatoie illusorie.

In Redazione: Direttore Editoriale:

Eugenio Bognanni

Direttore Responsabile:

Concetta Santagati

Anna Capici Guendalina Calandra Carmelo Di Vara Anna Lisa Ferrigno Giovanni Gotadoro Matteo Quattrocchi Gaetano Scebba Giuseppe Siciliano

Scrivici :

inarte.2006@libero.it


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L’Associazione

a cura di Matteo Quattrocchi

Nuovo direttore per il Corpo bandistico “Santa Cecilia”. Lo scorso gennaio, il Consiglio direttivo dell’Associazione “InArte” nomina un nuovo direttore per il Corpo bandistico “Santa Cecilia”. Si chiama Rocco Mirko Musco, ha 26 anni ed è gelese. Conosciamolo meglio attraverso quest’intervista. Buona lettura! Maestro, in che modo si è avvicinato alla musica? Ho iniziato a conoscere la musica grazie a mio zio, flautista. Frequentavo la quinta elementare e, sempre grazie a mio zio, presi parte alla banda della mia città, di cui io, ad esser sincero, non conoscevo neanche l’esistenza e da lì è iniziato tutto. Ho suonato per breve tempo il clarinetto, poi il sassofono e infine, per esigenza dell’organico della banda, il trombone e non l’ho più lasciato. Devo dire che tutto è iniziato come un vero e proprio gioco.

Sicuramente quando ha iniziato i suoi studi musicali, in tenera età, non pensava che la musica potesse diventare il suo pane quotidiano. Ma pensa che si possa fare della musica una professione? Non ho mai pensato alla musica come una professione. È anche vero che avere una collocazione fissa, che attualmente non ho, potrebbe darmi più stabilità dal momento che rappresenterebbe una certezza, un punto di riferimento, una base solida su cui costruire il mio futuro con tranquillità.

Quando ha avuto la sua prima esperienza in orchestra? Fu nel 2005, non avevo ancora ultimato gli studi al Conservatorio “Luigi Boccherini” di Lucca, che completai l’anno dopo. Dopo essere stato idoneo all’audizione per l’Orchestra Giovanile Italiana, feci il mio primo programma al Teatro “Borgatti” di Cento (Ferrara). Si suonava Falstaff, ultima opera di Verdi. Esperienza indimenticabile. Sappiamo che lei collabora con l’Orchestra Cherubini, fondata e diretta dal Maestro Riccardo Muti. Come valuta quest’occasione di suonare sotto la sua direzione? Ogni programma fatto col Maestro Muti rappresenta un’esperienza unica. Mi rendo conto di aver avuto e di avere una grande possibilità, cioè quella di suonare con uno dei più grandi direttori d’orchestra. Con l’Orchestra


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“Cherubini” ho avuto modo di fare diversi programmi in Italia, in Francia, in Spagna, in Austria, in Oman. Da trombonista a direttore. Come è avvenuto il passaggio? Devo dire che dirigere mi è sempre piaciuto e lo iniziai a fare qualche anno fa proprio nella banda in cui iniziai a suonare da bambino, la banda musicale “G. Verdi” di Gela. Proprio con questa banda nello scorso anno ebbi la soddisfazione di ricevere la bacchetta d’oro, come miglior direttore, al concorso nazionale per bande musicali “La bacchetta d’oro” di Fiuggi. Ebbi modo di frequentare, pure, per due anni, mentre studiavo a Fiesole, un corso di direzione d’orchestra tenuto dal Maestro Gabriele Ferro. Adesso frequento il corso di strumentazione e direzione per orchestra fiati al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza per continuare a coltivare la mia grande passione qual è la direzione. Cosa rappresenta per lei la banda musicale? È una realtà di grande spessore artistico e musicale tanto quanto l’orchestra sinfonica, se non di più. Credo fermamente nelle attività della banda anche perché scandisce ogni evento della vita quotidiana. È quella istituzione musicale che riesce ad avvicinare alla musica tanti ragazzini, ponendo loro la musica come un gioco, un’occasione per conoscere altri ragazzi e condividerci molte cose. In modo molto intimo amo la banda perché mi ha dato la possibilità di diventare quello che sono. Come vede la realtà bandistica in Italia e nello specifico in Sicilia? Rifacendomi alle interviste che ho letto dei

Maestri Creux e Carnevali, il livello della banda in Italia si sta alzando moltissimo. In Sicilia il livello delle realtà bandistiche è molto basso, specie nella provincia di Caltanissetta. Per i passi avanti fatti bisogna ringraziare il lavoro svolto dalla FE.BA.SI., la Federazione delle banda siciliane. Il livello, la qualità è bassa perché non si è mai creata in maniera naturale la giusta mentalità di concepire la banda. Bisogna iniziare con un percorso positivo lontano dal vedere la banda come la banda di paese. In questo gioca un ruolo fondamentale il Consiglio direttivo dell’Associazione e, soprattutto, il direttore. È necessario partire da un reclutamento di allievi, investendo, poi, su di loro attraverso una scuola di musica valida, con docenti che possano indirizzare i ragazzi ai Conservatori di Stato, ai corsi di formazione, ai meeting, specie quelli che riguardano la musica d’insieme. È felice di aver ricevuto l’incarico di direttore del Corpo bandistico “S. Cecilia” di Mazzarino? Che ambiente ha trovato? Molto felice! Rappresenta per me un’esperienza nuova, con un nuovo gruppo. Queste nuove


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esperienze mi incuriosiscono molto perché mi permettono di trovare nuove soluzioni, nuovi metodi per un gruppo che lavorerà sicuramente in modo diverso da un altro. Un grande esperienza formativa per me, insomma. Poi, mi hanno accolto benissimo! Splendidi ragazzi con lo spirito giusto, presenti in modo assiduo alle attività . Ragazzi che amano la musica perché glielo leggo negli occhi, proprio come me. Che progetti ha per il Corpo bandistico “Santa Cecilia”? Notando i buoni propositi dei ragazzi ho intenzione di impiantare un repertorio didattico, volto alla lettura della musica “buona”, quella musica di Holst, Sheldon, Erickson, Orsomando, Provesi, Ponchielli, di quei grandi compositori, insomma, che hanno fatto la storia del

repertorio bandistico. Poi stagioni concertistiche, concorsi bandistici che rappresentato un grande metro di confronto con le altre realtà bandistiche d’Italia ed estere. Penso che alla base di tutto debba esserci un gruppo affiatato. Lavorerò anche per questo, attraverso anche attività che non riguardano il campo musicale, quale può essere una gita, una partita a calcio, un film al cinema. Bene, Maestro, grazie per averci permesso di rubarle del tempo. In conclusione, che augurio desidera fare a lei e ai suoi nuovi ragazzi? L’augurio è quello che si possa intraprendere un’attività musicale genuina. I risultati arriveranno, e anche presto. A me auguro di poter far bene e…di essere soprattutto sopportato!.

Il Corpo Bandistico “S.Cecilia” diretto dal Maestro Rocco Mirko Musco durante il concerto dedicato a San Giovanni Bosco - 29 Gennaio 2012


L’Associazione


Il Territorio

Il Territorio

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L’oratorio: ponte tra la “strada” e la “chiesa” Intervista a Sr. Carla Monaca direttrice dell’Oratorio Salesiano

di Concetta Santagati

Dove sono gli educatori? Quelli in carne ed ossa? La funzione educativa, delegata spesso ai mezzi di comunicazione di massa, è a serio rischio di estinzione. A lanciare l’sos educatori è la nuova direttrice della comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Mazzarino, suor Carla Monaca. Proprio a lei, che non è di Mazzarino, abbiamo chiesto cosa pensa del nostro paese e di cosa i nostri giovani hanno bisogno. Suor Carla, si parla spesso di questione educativa, ma cos’è? Usciamo dalla mentalità che i giovani appartengono a qualcuno, la questione educativa non riguarda un gruppo di persone ma tutta la città. Sappiamo che i giovani vengono da famiglie e realtà disgregate, se anche noi comunità ecclesiali siamo disgregate non offriamo nulla di alternativo. Insomma non possiamo proporre lo stesso

modello. L’unica strategia è creare alleanze educative e convergere in esse. Quali strategie mette in atto l’oratorio per recuperare educatori ed educati? Innanzitutto capire che l’oratorio non è delle suore. Qualsiasi associazione che ha a cuore i ragazzi deve considerare l’oratorio casa sua, esso deve diventare il punto di riferimento per chiunque (singolo o gruppo organizzato) ha voglia di educare. L’oratorio è il ponte tra la strada e la chiesa. La prima strategia a cui stiamo puntando è quella di curare la relazione personale, avvicinare i ragazzi, interessarsi a loro. Dal lato educatori abbiamo intrapreso un percorso insieme all’associazione Age (associazione genitori). Come vede Mazzarino? Bellissimo, ospitale, accogliente e di forti tradizioni religiose. La dimensione religiosa è forte e dalla fede espressa nelle feste con così tanta forza dovrebbe essere una città di santi. A cominciare dalle istituzioni pubbliche ritengo che non basti andare alle processioni se non si fanno scelte concrete per il prossimo. La gente non prende un impegno sistematico, non sempre traduce la fede in scelte concrete di vita e di impegno sociale.

E’ una contraddizione di cui bisogna tenere conto se si vuole intraprendere un nuovo percorso con nuove strategie. Certo, il cristiano deve chiedersi sempre “Come opero per il bene comune”? Se il cristiano non fa politica nel senso del bene comune di cosa si deve occupare? San Giovanni diceva che la fede senza le opere è morta. Per


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questo credo che si pensi più ad esprimere la fede nelle feste ma dove sono le scelte concrete, le scelte che siano di tutti? Ecco perché nell’oratorio devono vivere vari gruppi e realtà associative. Dobbiamo mirare a far affinare il palato ai ragazzi affascinandoli alla bellezza delle opere.

L’oratorio dunque è anche un laboratorio di progettazione educativa? Quali idee state portando avanti? Al momento l’oratorio è aperto la sera a tutti i giovani. I pomeriggi si eseguono lezioni di dopo scuola. I progetti in cantiere sono tanti, potrei accennare alla possibile nascita di una cooperativa sociale “Speranza” lanciata durante il triduo Don Bosco. Esiste già a livello regionale lavora con sedi distaccate e Mazzarino potrebbe entrare in questa rete. Poi è nata la collaborazione con l’associazione culturale “InArte” presieduta da Eugenio Bognanni. L’idea fondamentale è quella di rendere l’oratorio il centro, il cuore educativo della città. Suor Carla Monaca. Figlia di Maria Ausiliatrice dal 1988. Ha conseguito la Licenza in Pastorale Giovanile e Catechetica nel 1997 presso l’Università Pontificia Salesiana. È stata responsabile di Pastorale Giovanile nell’Ispettoria Sicula fino a quando è stata chiamata a costituire l’ambito della comunicazione sociale nella stessa, occupandosi da allora di formazione di genitori ed educatori in questo campo. Ha creato e gestito il sito ispettoriale, il giornalino delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Sicilia e nel 2006 ha progettato e realizzato una web radio Radio for you, periodico quotidiano radiofonico telematico, come un nuovo spazio educativo. E' stata membro della commissione nazionale di comunicazione sociale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ha collaborato con il settimanale della diocesi di Catania Prospettive.


Vi consiglio un libro

Vi consiglio un libro...

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Che tu sia il coltello per me di D. Grossman di Anna Capici

L'autore: David Grossman, scrittore e saggista israeliano, è autore di romanzi, saggi e letteratura per bambini, ragazzi e adulti, i cui libri sono stati tradotti in numerose lingue. Grossman ha studiato filosofia e teatro all'Università Ebraica di Gerusalemme. Ha lavorato come corrispondente e come attore radiofonico per la radio Kol Israel, il servizio radiofonico di stato israeliano ed è stato uno dei presentatori Nel 1984 ha vinto il Premio del Primo Ministro per il Lavoro Creativo. Grossman vive vicino Gerusalemme. È sposato ed è padre di tre figli, Jonathan Ruth e Uri, morto a 20 anni nell'estate del 2006 durante la guerra del Libano. Tra i suoi libri di maggior successo vanno ricordati Qualcuno con cui correre e Ci sono bambini a zig zag. Di forma decisamente più sperimentale sono invece altri romanzi, come Vedi alla voce: amore e Che tu sia per me il coltello e di quest'ultimo libro voglio parlarvi. La trama: In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile sembra volersi isolare dagli altri. Yair le scrive, proponendole un rapporto libero da qualsiasi vincolo ma esclusivamente epistolare, Myriam ne resta colpita inizialmente non vorrebbe rispondere ma affascinata cede al gioco: “Come sei entrato nella mia vita? Com'è possibile che fossi così indifesa? e con sei nemmeno entrato da una finestra, o da un lucernario. Sei riuscito a trovare una fessura attraverso la quale mi hai trafitto il cuore”. Un mondo privato si crea così fra loro, ognuno dei due offre all'altro ciò che mai avrebbe osato dare ad alcuno e in questo processo di svelamento Yair e Myriam sco-

prono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, che scava dentro, gli chiedono con imperiosa delicatezza una svolta nella sua vita interiore. Il risultato è un romanzo avvolgente e "impudico" che ci mostra quanta strada bisogna percorrere per vincere la paura e arrivare a toccare liberamente, con pienezza, l'anima (e il corpo) di un altro essere u mano .

Perché leggerlo: Indiscussa protagonista di questo romanzo epistolare è la parola; una parola "senza pelle" perché scuoiata da un'insaziabile fame di verità, esaltata nel suo altissimo potere, sempre colma di significati non a caso il titolo


Vi consiglio un libro Pagina 10

Che tu sia il coltello per me tratto da Lettere a Milena, raccolta di lettere che Frank Kafka scrive a Milena Jesenka, giornalista e traduttrice con cui vive una tormentata storia d'amore “... Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con il quale frugo dentro me stesso”, da l'idea di parole che come “coltelli affilati e misericordiosi” avvertono l'urgenza di scavarsi dentro per liberarsi, per disgusto dei legami strategici che spesso legano le persone, per vivere e affinare le loro identità senza immagini appartenenti ad una realtà che non dona possibilità e di cui ambedue i protagonisti hanno paura “- Quelle per me non erano solo parole, là quasi ogni parola scritta aveva corpo, colore odore e suono....Noi due siamo gente che vive di parole...La realtà ci incatenerebbe ”. Il lento e delicato scambio epistolare si allarga nelle vite dei due protagonisti producendo dentro e fuori di loro dei cambiamenti in un crescendo ad alta tensione, una tensione che si fa continuamente poesia e fa di questa una storia dai contorni sfumati, che coinvolge e àncora alla lettura. - “Ricordo ogni parola, non puoi sapere quante tue parole io ricordo a memoria, parole e melodia”. I due protagonisti si seducono, si amano con le parole, vivono il loro amore mancato, si cercano trovandosi e si ricercano in sé come nell'altro, si riescono ad aprire con chiavi segrete scoprendo di avere una lingua comune perché non sono disposti ad "infrangersi nelle parole

Corpo Bandistico

degli altri". - Quello che c'è tra di noi è già troppo per essere amore, non ti pare? In questo gioco di specchi, si svelano pensieri, paure e passioni di un uomo e di una donna che, in una dimensione altra rispetto alla “miseria” della vita quotidiana, sono capaci di affidare l’uno all’altro la propria anima. Dallo svelamento di sé, l’illusione che esista un mondo sospeso nella dimensione della passione si parla della famiglia, dei figli, dei problemi quotidiani che pesano, oltre che sulle persone, sulle parole, sempre più stanche, sempre più aspre. “Chiedi la parentesi è aperta. Qualcuno ha introdotto un soffio di realtà. Vuoi che ti parli del mio lavoro?” Anche il tempo tra loro non è quello reale del quotidiano che sfiora o lacera e poi passa, non c'è passato né futuro, “Forse cambi donna a ogni stagione e questa è stata "l'estate di Miryam" a cui seguirà l'inverno di chissà chi....Forse misuri il tempo in donne, io ero soltanto una lancetta che segna il trascorrere di un'altra ora...Forse la tua vera conversazione non si svolge con noi, povere e piccole figlie di Eva, bensì con sua maestà il TEMPO...”. Il loro è "un tempo circolare e ogni momento si trova esattamente alla stessa distanza dal centro" mentre i mesi passano e la realtà incombe, la fisicità non lascia scampo e tutte quelle parole desiderano farsi carne. “Lascia che rimanga così. Con la speranza di avere entrambi la forza di combattere ancora le seduzioni della realtà. ... Muoio dalla voglia che avvenga un miracolo e

ISCRIV

Corale Polif


Vi consiglio un libro

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che tu mi compaia davanti per caso, in strada...” Colpisce, inoltre, il linguaggio raffinato, costruito attraverso periodi lunghi e impreziositi da un lessico elegante, la scrittura magnetica, lo stile che cattura e che coinvolge profondamente attraverso l’esplorazione di sensazioni, sfumature dell'essere, i codici relazionali che vanno ben oltre le parole ma di cui le parole si fanno carico. La parola è il centro di questo scambio in due universi paralleli, è forma e sostanza, racconta ed imprime percezioni, sensazioni prima mai esplorate. La parola è mezzo e contenuto, contenitore e realtà, rappresentazione ed essenza. Lo stesso Grossman ammette di vivere nei suoi scritti “un contatto fisico con le parole” il cui riverbero arriva fino al lettore, che non resta mai deluso. “E mi rimane un altro desiderio voglio, chiedo, che tutte quelle migliaia di parole diventino corpo”. Leggendo questo libro si ha l'impressione di percorrere assieme ai due protagonisti la strada per vincere le paure, le ipocrisie e finalmente arrivare a toccare l’anima dell’altro ma per compiere questo rito, conclusivo e iniziatico allo stesso tempo, occorre superarsi e imparare a non aver paura delle conseguenze, occorre essere sani e molto forti oppure perdersi e ammalarsi di nostalgia.

VITI!!!

fonica

Quello che l'autore comunica attraverso questo romanzo è che attraverso la scrittura, alle volte, ci si può conoscere in maniera più profonda, mettendo in luce frammenti più intimi dell’anima, di quanto potrebbe rivelare una relazione “face to face”. Nonostante si tratti di uno scambio di lettere, la storia di Yair e Miriam è di forte attualità visto lo spazio che ha recuperato la comunicazione scritta attraverso l’uso di chat, mail ed sms “Perché non ho dubbi che, se ci fossimo incontrati di persona, non saremmo riusciti a conoscerci nel modo in cui ci conosciamo. Pensa cosa ci saremmo persi, quante cose non avremmo mai saputo...” “Sapevo che era lui ancora prima che parlasse. L'ho sentito respirare con affanno e anch'io quasi soffocavo...i nostri respiri ansanti. Ho pensato che potesse sentire i battiti del mio cuore. Tutto quello che c'era stato e non c'era stato tra noi, tutti quei mesi folli, hanno cominciato a sciogliersi nel petto”. Perchè non leggerlo: Non riesco a trovare un solo motivo per non leggerlo. Buona lettura.

Gruppo Majorettes


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Musica

di Carmelo Di Vara

Cento metronomi in concerto! Sì, avete capito bene: sto proprio parlando di un concerto eseguito da cento metronomi. Si tratta in particolare del Poème Symphonique per 100 metronomi di Gyorgy Ligeti. Un brano in cui dieci "esecutori" sono impegnati ad azionare in modo sincronizzato cento metronomi che, a loro volta, sono regolati con scansioni ritmiche differenti: una preparazione manuale minuziosa e una disposizione spaziale, dei metronomi, complicata. Ma chi ha avuto una simile trovata? Chi è Gyorgy Ligeti? Nato, da una famiglia di ebrei ungheresi, nel 1923 a Dicsöszentmárton (una zona che allora apparteneva all’Ungheria e dal 1947 alla Romania), Ligeti si è spento il 12 giugno ? a Vienna. Tutta la sua vita ruota attorno all'ex impero austroungarico, nei cui territori Ligeti è nato e cresciuto, in cui ha sofferto (della famiglia, ebraica deportata, l'unica a salvarsi dai campi di serminio fu la madre), studiato, insegnato e composto. Ligeti studiò prima in Romania, poi a Budapest, che abbandonò nel 1956 dopo la repressione della rivolta ungherese da parte dell'esercito sovie-

tico, divenendo in breve tempo uno dei protagonisti della vita musicale contemporanea. Ben presto conquistò, con partiture come Apparitions, Atmosphères, Volumnia, Lux aeterna e Lontano, un successo che andava ben al di là dell'élite della “Nuova Musica" (della musica contemporanea). Ma torniamo al nostro Poema Sinfonico. L'opera - composta nel 1962 - ha un valore simbolico (come forse quasi tutte le opere d'arte contemporanea!) nel suo tentativo di far riflettere sul concetto del tempo. Si tratta di un pezzo composto in cui è fondamentale anche l'effetto ottico, quindi la performance: osservare 100 metronomi aiuta l'ascoltatore ad isolare le singole linee in questo mostruoso caos ritmico. Ritmi che per l'appunto si incontrano, si sfiorano, si avvicinano e poi si allontanano, talvolta incontrandosi perfettamente per un istante, ritmi che segnano il passaggio dall'ordine al caos. Ligeti ci invita a riflettere sulla musica e su tutte le sensazioni suscitate da un evento del genere. Si tratta di una profonda e piuttosto complessa meditazione sulla vita moderna che Ligeti fa e che forse vuole far fare.


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Dal mio canto, trovo il Poema imbarazzante- perfezione. Volete meditare sul caos della vita mente fastidioso e inascoltabile. E, parados- moderna? D'accordo, buon ascolto: http:// salmente, questo effetto lo sortisce proprio www.youtube.com/watch?v=QCp7bL-AWvw perché il progetto di Ligeti ha funzionato alla

La Foto del mese a cura del “Club Fotoamatori Mazzarinesi “ Per questo mese abbiamo scelto due foto che un po rispecchiano il mese di marzo la festa di San Giuseppe e l' inizio della primavera.xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Lasciamo sempre all' amico prof Nino Cassarà il commento delle stesse Nota Critica Primavera è parola magica. Dice festa nelle piazze e per le strade. Dice fiori e aria nei campi. Dice sole, risveglio e gioia per il tuo cuore sincero e libero. Suoi immancabili ingredienti: la compagnia, l’amicizia, l’amore. Il paese riscopre i colori e i sapori che accompagnano la festa di San Giuseppe, primizia di primavera, solidarietà con il povero. Ognuno assapora l’animazione, la coesione degli intenti, la condivisione dei nobili ideali. E si gioisce e si fa festa insieme.xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Fuori città, dalla finestra delle mie pupille ho visto la bandiera policroma della felicità e della seduzione. I suoi colori sono quelli di un cielo luminoso e di un tappeto morbido ad andamento sorprendentemente bizzarro e gaio. All’orizzonte una striscia verde dalle infinite impalpabili tonalità e dalle forme ondulate, aggraziate. Qua un arco di chiome arboree lillà incomparabile; conche di fiori di campo che si fanno labbra sorridenti; in primo piano il giallo brillante che chiude il quadro della felicità. Sorpresa di ogni sorpresa l’eptantropo squadrone del mistero che da obiettivo-operatore sa posare di fronte ad un rilassante obiettivo auto scattante. E vai!!!! xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Nino Cassarà.


La foto del mese Pagina 14

Foto di Eleonora Bezzone

Foto di Luigi Neri


StuzzicaMente

a cura di Giuseppe Siciliano

Sudoku 1

L’asteroide 3- Difficile

9 4 8

3

6 1 4

3 7

4 3 2 5 7 9 1

7 2 5 8 6 8 2 5 8 2 6 1

Il gelataio 2

La scacchiera 4 - Medio

Un gelataio prepara 20 kg di gelato e lo rivende nel corso della giornata in coni piccoli da 1,20 Euro di due palline e coni grandi da 1,60 Euro di tre palline. Da ogni kg di gelato ha ricavato 12 palline; alla fine della giornata, ha incassato in totale 137,60 Euro. Quanti coni grandi ha venduto?

1 Sudoku:

8 3 2 5 6 9 7 4 1

7 9 4 1 2 8 3 6 5

Una stazione spaziale vuole registrare il passaggio di un asteroide, che si muove nello spazio di moto rettilineo rispetto ad essa. Purtroppo il radar della stazione è danneggiato, e non fornisce misure affidabili della distanza , mentre misura con accuratezza l’angolo sotto il quale è visto l’asteroide. Vengono effettuati alcuni rilevamenti a intervalli di tempo regolari. Qual è il numero minimo di rilevamenti necessari per ricostruire la traiettoria dell’asteroide?

Si vogliono colorare le nove caselle di una schiera 3 x 3in modo tale che ogni riga, ogni colonna e ognuna delle due diagonali non contengano più caselle dello stesso colore. Qual è il numero minimo di colori necessario?

Soluzioni numero 6 1 5 3 7 4 9 2 8

1 5 3 6 9 7 2 8 4

9 2 7 4 8 5 6 1 3

4 6 8 2 3 1 5 7 9

2 7 1 8 5 3 4 9 6

5 8 9 7 4 6 1 3 2

3 4 6 9 1 2 8 5 7

Le cifre 2: 8 Il fiume 4: 9 La scatola 3: 424

Associazione Culturale Musicale e di Volontariato “InArte” Corpo Bandistico “Santa Cecilia” via Tripoli, 14 – 93013, Mazzarino (CL) tel: 320/6203069 - fax: 0934/383810 C.F: 90017800856 - P.IVA: 01773320856 sito web: www.bandamazzarino.it e-mail: inarte.2006@libero.it

Diabolus in Musica - Marzo 2012  

Periodico mensile su Mazzarino e sulle attività dell'Associazione InArte

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