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Anno I num. 1 Mazzarino

ASSOCIAZIONE CULTURALE MUSICALE E DI VOLONTARIATO

INARTE

Luglio

Diabolus in Musica PERIODICO INFORMATIV O SULLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE E DEL TERRITORIO Direzione editoriale: Eugenio Bognanni

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Direttore responsabile: Concetta Santagati

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Redazione: via G. Marconi 6/8 , Mazzarino

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Reg. Tribunale di Gela n° 1/2011 del 24 Giugno 2011

L’editoriale “A tutti gli uomini liberi e forti, che sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della Nazione, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia, libertà e solidarietà”. Don Luigi Sturzo

Così può iniziare l'appello che facciamo dal primo numero del giornalino ai cittadini di questa nostra città affinché si uniscano a noi per creare ed alimentare la passione per l'associazionismo e per il confronto che di esso deve essere il fondamento. Crediamo fermamente nei princìpi iscritti nella nostra Costituzione, nella democrazia e nella centralità del cittadino e per questo vogliamo che tutti possano sentirsi partecipi all'interno della vita della nostra associazione e della nostra città per cercare di creare cultura e sintesi fra idee differenti. Pensiamo che l'Associazione InArte abbia le potenzialità per fare questo, per far parlare i propri soci, farli confrontare fra loro e con chi ne sa più di loro, incentivare lo scambio di patrimoni culturali preziosi per la crescita individuale e collettiva. Siamo consapevoli del fatto che negli ultimi tempi si tenti in mille modi di limitare e frenare i momenti di confronto, lo vediamo anche all'interno della nostra associazione. La cultura e lo scambio di idee si sono appiattite e la formazione, di conseguenza, ha perso il suo valore e la sua importanza fondamentali. La nostra associazione si propone di unire cittadini, giovani, donne e uomini che credono nell'importanza del Sapere. Questo è il compito che spetta anche a noi, nel nostro piccolo, all'interno della nostra comunità: riunire chi ha a cuore l'associazionismo come strumento di proposte. Riaccendere, per quanto possibile, il dibattito su progetti concreti e non su macrosistemi e aria

fritta. Il cammino è lungo, ma l'entusiasmo e la determinazione che molti hanno dimostrato in questi giorni ci fa ben sperare per il futuro. Eugenio Bognanni

Giovanni Falcone e la nostra lotta alla mafia Pag.6 Imperversano le vandalo-bombolette: Mazzarino dove sei? Pag. 9 Il sanguigno Totò La Marca e il pacato Peppe Scambiato: esempio di carica etica e morale

Intervista all‟autore del libro “Fatti di terra e pane”

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“Dobbiamo essere noi quel cambiamento che vorremmo vedere realizzato nel mondo” Mahatma Gandhi

1 0 anni dalla nascita di uno stato: gli uomini che vollero l’Unità

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“Diabolus” si presenta...

M

i rivolgo direttamente a te, lettore trafelato e pensieroso, che osserverai svogliatamente queste parole, probabilmente mentre t'incammini verso qualche meta. Stai già pensando di accartocciare questo giornalino quando ti fermo con questa frase, o almeno ci provo. Potresti perderti l'inizio di un progetto speciale che forse vorresti condividere: abbiamo appena creato questo giornale, un gruppo di dialogo, siamo tanti, simpatici, belli (almeno alcuni). Troppe volte penso che in una giornata ci sono dei momenti in cui non si riesce a far nulla, un po' come una pausa lavorativa, quella in cui non ti pagano e sei costretto a non pensare a niente, speri solo che ci sia un amico accanto a te per poter scambiare due chiacchiere. Proviamo, insieme, a “riempire” quei momenti di dibattiti. Vogliamo ascoltare, capire, dialogare, progettare e perché no, informarci l'un l'altro e informare. Non buttare via queste pagine, mettile momentaneamente in borsa, nello zaino, in qualunque altro luogo da cui potrai tirarle fuori, spiegazzate o stropicciate, purché leggibili. Gli articoli, i temi trattati, o semplicemente il modo di scriverli, sono il nostro biglietto da visita personale. Considerale come un foglietto su cui hai appena appuntato il numero di una persona speciale che hai appena conosciuto. Noi speriamo che le nostre idee stimolino la tua critica, o il tuo consenso, non l'indifferenza!

Perché “Diabolus in musica”? Abbiamo scelto una “figura” musicale che descrivesse il nostro scopo, che descrivesse ciò che il nostro giornalino vuole rappresentare: da una parte una dissonanza, una voce fuori dal coro, una voce pungente, stonata e discordante di fronte a tutto ciò che non va, dall’altra una voce intonata, una voce che sia in accordo con ciò che di bello e buono esiste nelle nostre realtà. Ecco perché.

In Redazione: Direttore Editoriale:

Eugenio Bognanni

Direttore Responsabile: Concetta Santagati

Guendalina Calandra Flavia Cosentino Carmelo Di Vara Serena Fazi Anna Lisa Ferrigno Luigi Galati Giovanni Gotadoro Debora Marino Matteo Quattrocchi Gaetano Scebba Giuseppe Siciliano Scrivici :

inarte.2006@libero.it

Che cos’è il “Diabolus in musica”? Nella teoria musicale il tritono è l'intervallo di quarta eccedente: vuol dire che tra una nota e l'altra c'è una distanza di tre toni; questo intervallo è una delle maggiori dissonanze (insieme di suoni aspro e stridente) della scala musicale. Durante il Medioevo era chiamato appunto diabolus in musica, per le difficoltà che si incontravano nel tentativo di riuscire ad intonarlo, a renderlo meno aspro. Oggi tuttavia, se perfettamente intonato, il diabolus dona un colore per nulla spiacevole a ciò che si sta ascoltando.

Tipografia Litografia Sergio Vinci Grafica computerizzata - Stampa digitale Via Roma n.63, 93013 Riesi - Tel. 0934/928387 Cell. 339 1015033 E-mail: info@tipografiavinci.com - Sito web: www.tipografiavinci.com


L’Associazione

Attività dell’ L

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a cura di Matteo Quattrocchi

VIVA LA BANDA Viaggio alla scoperta di una MICROSOCIETA’. L‟Associazione InArte vide i suoi albori il 23 maggio del 2006. Chi la pensò, aveva già in mente gli scopi di una realtà sociale dalle mille e svariate sfaccettature: InArte, infatti, è un’Associazione Culturale, Musicale e di Volontariato. Perché culturale? L‟Associazione InArte vuole rappresentare una porzione di società in cui poter stare assieme CREANDO. Al giorno d‟oggi, in cui regna sovrana la superficialità, soprattutto dei rapporti umani, stare insieme può essere più che semplice. Tutti, più o meno, hanno la capacità di stare a contatto con altre persone (riuscivano a farlo pure i lontani uomini della Preistoria). Tuttavia non risulta facile stare insieme e CREARE. Cosa CREARE? Creare rapporti sociali grazie ai quali possano trovare spazio: la PAROLA, il CONFRONTO, il RAPPORTO CON GLI ALTRI. Bene, potrete chiedervi: cosa c‟entra tutto questo con la cultura? Cos‟è la cultura se non la nascita di una parola, che diventa discorso, che diventa idea, che diventa idea da confrontare con gli altri, che una volta confrontata, spulciata, sconvolta, a volte distrutta, ma poi ricostruita, sempre più forte e sicura, esce fuori come riassunto di un lavoro comune? Un lavoro svolto da quella porzione di società, di cui all‟inizio si parlava, che vuole rappresentare una „cellula‟ nuova, rigenerante, in un „organismo‟ sociale, spesso e volentieri, malato. Perché musicale? Chi ha concepito e partorito quest‟Associazione è stato sempre un amante della musica. Musica, dalla definizione che ne dà lo Zanichelli, è: arte di combinare più suoni in base a regole definite. Bene, chi ha pensato l‟Associazione ha voluto completare tale definizione, senza alcuna presunzione o peccato di arroganza: la Musica è l‟arte di combinare più suoni in base a regole definite, le quali regole, da sole, in un territorio come Mazzarino, non sono sufficienti, di per sé, a concludere nulla. L‟Associazione “InArte”, infatti, ha assunto la Musica anche, e soprattutto, come strumento di EDUCAZIONE E DISCIPLINA SOCIALE. La Musica è una buona Maestra: insegna a leggere, permette di esprimere e di tirar fuori ciò che di più profondo si ha, aiuta a star a contatto con gli altri, impone ordine e disciplina, insegna a cadere e risalire.

Perché di volontariato? Operando socialmente, L‟Associazione InArte porta alta la voce del volontariato. Il motto e l‟urlo dei soci, sensibili e tenaci, è: VIETATO NON FARE NIENTE PER NIENTE. Oggi, più che mai, si sente parlare di persone che si spendono a 360°. A questa affermazione InArte risponde: NOI PURE E NESSUNO CI FERMA. Attenzione però: il volontariato va sostenuto; volontariato significa, in soldoni, agire senza aspettarsi compenso o alcuna retribuzione. L‟Associazione non si aspetta nulla, ma come agisce? A buon intenditor, poche parole... L‟Associazione InArte, dunque, dall’anno della sua fondazione non ha perso tempo nell‟allargare le vedute e nell‟espandere gli orizzonti. Racchiude al suo interno diverse realtà che interagiscono fra loro e che, volendo, si completano pure. Questa sezione del giornale, dunque, vuole occuparsi, numero per numero, di una, volta per volta diversa, situazione associativa. Pilastro fondamentale dell‟Associazione, presieduta dal prof. Eugenio Bognanni (altri componenti del Consiglio d‟Amministrazione: Matteo Quattrocchi, vice-presidente; Davide Farruggia, segretario; M°Paolo Bongiovanni, tesoriere; Filippo D‟Alberti, consigliere), è il Corpo bandistico S. Cecilia, su cui ci si soffermerà a parlare. Il Corpo bandistico di Mazzarino, dedicato a S. Cecilia, protettrice della musica e dei musicisti, seppur di recente costituzione, può considerarsi una rifondazione della Banda Musicale già


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esistente in paese fin dagli anni „40. A ricoprire il ruolo di Direttore artistico del Complesso bandistico è il Maestro Rosario Palmeri, diplomato in tromba, coadiuvato dal Capobanda, Maestro Paolo Bongiovanni, diplomato in trombone. Tale fruttuoso sodalizio ha prodotto un vigoroso accrescimento dei componenti della banda musicale, suscitando interesse soprattutto fra bambini e ragazzi, affascinati dalla musica e dall‟arte in generale. Che cos’è la banda? Spesso per mancanza di dovute conoscenze si chiede ad un violinista: perché non suoni nella banda? Caro lettore, Diabolus in Musica vi consiglia di non fare mai una domanda del genere ad una persona che suona il violino, potrebbe pure arrabbiarsi e prendervi per ignorantelli, ATTENZIONE! Una banda è un complesso musicale formato ESCLUSIVAMENTE da strumenti a fiato e percussioni, ecco perché non troverete mai un violino: il violino fa parte non della famiglia dei fiati, né tanto meno delle percussioni, ma della famiglia degli archi. Gli strumenti a fiato si distinguono in legni e ottoni (per intenderci: fa parte dei legni il clarinetto, fa parte degli ottoni la tromba). L‟accrescimento dell‟organico della banda, con l‟introduzione di strumenti che, seppur a fiato, sono più usati in orchestra sinfonica (per intenderci: l‟orchestra sinfonica comprende oltre a strumenti a fiato e a percussione, anche quelli ad arco), la propensione verso un certo tipo di repertorio, trasforma la banda in un‟orchestra di fiati M° Rosario Palmeri (talvolta con l’introduzione di strumenti ad arco quale il contrabbasso). Cosa suona la banda? La MARCIA è la composizione che da sempre rende nota la banda. Marce militari, brillanti, festose, ecc. sono quelle che un complesso bandistico esegue durante le sfilate. Per capire meglio cos‟è una marcia, caro lettore, prova a cam-

minare, partendo col piede sinistra e pronunciando “un, due, un due” (ovviamente l‟alternanza dei numeri corrisponderà all‟alternanza dei passi, sinistro=uno, destro=due). Riprova poi questo esperimento quando ci sentirai suonare una marcia, capirai molto meglio. Accanto alle marce militari, brillanti, c‟è la marcia sinfonica. Diverso come discorso perché su una marcia sinfonica non si può marciare: cambia il tempo e anche il ritmo. La marcia sinfonica si distingue da quella militare per il carattere più melodico che ritmico. La banda, come ben vi siete accorti, si esibisce pure in concerti, durante i quali non vengono eseguite marce, piuttosto si predilige un repertorio che abbraccia la musica classica, ma anche quella leggera. Bisogna rendere noto che, comunque, le nuove composizioni per banda cercano di marcare e di valorizzare le potenzialità che gli strumenti a fiato hanno. Oggi, infatti, le bande preferiscono affidarsi a un repertorio volto alla musica cosiddetta originale per fiati. Come lavora la banda? Una banda ha bisogno di una costante preparazione. Ha proprio bisogno di studiare: ogni elemento della banda ha il compito di studiare la propria parM° Paolo Bongiovanni te da solo e poi di studiarla insieme agli altri. Oltre allo studio che ogni bandista fa a casa, infatti, c‟è poi quello fatto in sala-prova con il direttore, che provvederà ad unire ogni singola parte alle altre, facendole dialogare e amalgamare. Il Corpo bandistico S. Cecilia è impegnato tutti i giorni della settimana in questo lavoro. Quattro giorni della settimana sono dedicate allo studio di gruppo o, per meglio dire, di classe o di sezione, che dir si voglia


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(esempio: un giorno della settimana è dedicato alla sezione dei clarinetti, un altro alla sezione dei flauti, ecc.). Due giorni alle settimana sono dedicate, invece, alla prova generale o la prova d‟insieme, in cui tutte le sezioni di strumento suoneranno e studieranno insieme. Chi può entrare a far parte della banda? Il Corpo bandistico S.Cecilia, come del resto tutte le altre bande, è una realtà sociale che non fa alcuna discriminazione. Nemmeno l‟età risulta essere un problema (è chiaro che bisogna avere delle competenze elementari, quali quella della lettura). Si accede alla banda, come del resto all‟Associazione, compilando un apposito modulo d‟iscrizione, a seguito del quale si prenderà a far parte delle lezioni, tenute dal M° Palmeri. Si inizia con delle lezioni di teoria e solfeggio, in cui si apprendono i primi elementi musicali fondamentali che permettono di iniziare a leggere la musica: come bisogna conoscere l‟alfabeto, quindi le lettere per poter leggere, così bisogna apprendere l‟abc della musica per poter leggere e, quindi, suonare. Avendo raggiunto una buona lettura musicale, si provvederà allo studio dello strumento, che ogni allievo potrà scegliere, sotto la guida del Maestro.

Io che vivo l’Associazione Associazione InArte. Ebbene sì, un binomio perfetto. Sì, perché è proprio questo che vuole intendere il termine: adesione, simbiosi, fratellanza. Sinonimi che esprimono qualcosa di grande, di intenso. E poi InArte. Non potevano che scegliere un nome più azzeccato, un termine all‟apparenza semplice ma che cela qualcosa di straordinario. L‟arte con le sue mille sfaccettature prende corpo all‟interno dell'associazione. “La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio”. Cosa avrebbe voluto dire Hugo con questa frase? Sicuramente, quanto importante possa essere la musica e ciò che essa riesce a trasmettere. Sarà mai vero? L‟associazione comprende un corpo bandistico, che va sotto il nome della protettrice dei musicisti Santa Cecilia, il quale si impegna ad animare tutte le feste cittadine non solo a Mazzarino ma anche in altri paesi, e si rende partecipe di altre iniziative quali concorsi musicali e raduni bandistici. A questo segue la Corale Polifonica Santa Cecilia, la cui formazione risa-

le a un anno fa. Quella della corale è stata una delle iniziative che mi ha coinvolto maggiormente. In precedenza, avevo già dato il mio sostegno all‟interno del corpo bandistico con uno strumento a percussione. Ma visto che una delle mie più grandi passione è quella del canto, quando venne fuori l‟idea di creare questa corale, ne fui davvero entusiasta. Per il futuro si progettano anche dei piccoli “tour” per la corale, progetti che saranno sicuramente realizzati visto che l‟impegno e la costanza sono i nostri punti di forza. Ovviamente, questi erano dei punti sui quali volevo soffermarmi ma su un argomento vorrei porre la mia e la vostra attenzione. La banda musicale, la corale, le diverse iniziative sono solo aspetti materiali dell‟associazione. Con la mia personale esperienza ho capito che sono altre le cose importanti. La sintonia, l‟aiuto, il bene dell‟altro sono, invece, aspetti sui quali è importante

di Anna Lisa Ferrigno soffermarsi. Sono rimasta stupita di come lì dentro, ci si possa sentire a proprio agio, sentirsi a casa propria in un certo senso, come si possano trovare delle persone vere con le quali instaurare rapporti speciali e soprattutto nei momenti di bisogno, sai che lì dentro troverai qualcuno. Alla fine di tutto sono sicura di una cosa: non rimpiango nulla di quello che finora ho fatto, anzi sarei felice se un giorno i membri dell‟associazione aumentassero e si riuscisse a fare più di quanto non si sta facendo. Io ci sarò sempre.


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“(…) ed io per questo cerco di non dimenticare.” Giovanni Falcone e la nostra lotta alla mafia.

Sono passati diciannove anni dal 23 maggio del 1992, giorno in cui Cosa Nostra attentò alla vita del giudice Giovanni Falcone, morto insieme alla moglie, Francesca Morvillo, e ai suoi tre uomini della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Sono passati diciannove anni d‟allora ma il ricordo del magistrato è ancora vivo. Giovanni Falcone era prima di tutto un uomo; un “errore” del sistema destinato a divenire mito. Un uomo ben saldo nelle proprie idee, nei propri valori, primi fra tutti onestà e legalità. Sì, perché Falcone ci credeva fortemente in un Paese realmente migliore; credeva fortemente in uno Stato in grado di tutelare i propri cittadini, i loro diritti e le loro libertà; sosteneva la necessità che ognuno di noi dovesse adempiere al proprio dovere. E lui il suo lo ha onorato fino alla fine, nonostante le derisioni e l‟isolamento, pagandolo con il sacrificio estremo della vita. Un uomo, non un eroe immune alla paura, sempre spinto “soltanto dallo spirito del servizio” nella sua lotta alla mafia, un istinto insito e primario, e accom-

di Flavia Cosentino

pagnato dalla confortante convinzione che la popolazione facesse “il tifo” per lui e per l‟amico e collega Paolo Borsellino: non un semplice appoggio morale per il lavoro svolto ma un tifo che suonava come un incoraggiamento e un grido di speranza nato dal bisogno di un effettivo cambiamento, speranza che era anche del giudice che vedeva e continuava a sperare che il suo lavoro smuovesse le coscienze. La mafiadiceva - è un fatto umano e come tale ha un inizio e deve avere una fine. La strage di Capaci, la sua morte, non ha posto fine a questa speranza: le idee di Giovanni Falcone, la sua speranza nel cambiamento, nel riscatto morale di questa terra, “bellissima e disgraziata” avrebbe detto Borsellino, adesso sono le nostre. Non rimane che ricordare il 23 maggio solo come il giorno che tolse la vita al magistrato e non relegare a questa data il ricordo immenso di un eroe del nostro tempo che fu sempre un uomo prima di tutto.


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La sovranità dei Mass Media: disinformazione e manipolazione

La nostra vita quotidiana è, ormai, bombardata da informazioni, da messaggi, da pubblicità di ogni tipo. Il mezzo di comunicazione di massa più diffuso è la televisione. Nei tempi passati, essa rappresentava un vero e proprio privilegio, adesso, invece, si presenta come il mezzo di comunicazione di massa più diffuso, come un semplice “aggeggio” dal sogghigno crudele che ha acquisito il potere di manipolare le nostre menti e i nostri pensieri. Il compito di manovrare la trasmissione di informazioni viene affidato al telegiornale. È giusto parlare di informazione quando i dati e le notizie sulle guerre non vengono approfondite o quando variano e si diversificano da Paese a Paese? È giusto parlare di sana e corretta informazione quando si tende ad isolare gli avvenimenti dal contesto entro il quale si sono sviluppati? È giusto creare dei servizi giornalistici artefatti, artificiali, con lo scopo di occultare alcune notizie? Forse, non è più corretto parlare di informazione, bensì di disinformazione. I telegiornali non parlano mai delle regole e delle procedure della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, organismi causa di molti problemi legati a diversi Paesi del Sud del Mondo. Nes-

di Guendalina Calandra

sun telegiornale parla delle condizioni reali in cui versano moltissimi somali, etiopi e nessuno ha espressamente chiarito le reali cause della fame nel mondo. I servizi giornalistici mettono in evidenza notizie che possono toccare la sensibilità degli spettatori, cercando di suscitare emozioni e commozione presso chi passivamente assiste ad un vero e proprio decadimento dei puri valori informativi. Ci si concentra su alcune notizie, trasmesse per mesi e mesi, per distogliere lo sguardo sui reali problemi, creando la cosiddetta “sovrinfomazione”. Si colpevolizzano quei Paesi definiti “nemici” solo perché deciso dagli Stati Uniti o da un‟altra potenza mondiale. Ma perché questa manipolazione? Forse perché l‟opinione pubblica influisce sulla stabilità di un sistema, una stabilità ormai ottenuta grazie al bombardamento mediatico. I telegiornali sono ambigui, confusi e assumono più le forme di un vero sistema televisivo che lascia trapelare informazioni orientate allo spettacolo, ai gossip, alle mediocrità, elementi di una realtà che non può più appartenerci. Apriamo gli occhi, evitiamo di inghiottire tutto ciò che passa attraverso i mass media, assumiamo un approccio critico che permette di ritrovare la nostra identità, sempre più strumentalizzata e gestita dall‟alto.


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Dalla musica all'emozione Sono diversi gli aspetti della musica che ci portano a sentire un'emozione. Prima di tutto la struttura del brano musicale. Esiste infatti una relazione tra l'intensità delle emozioni provate e la struttura del brano musicale. Questa relazione ci permette di spiegare come un brano che all'inizio ci dà una sensazione di calma divenga poi gioioso, per finire con un tono malinconico. Fra i diversi fattori strutturali che giocano un ruolo nell' espressione dell'emozione in musica, il tempo sembra avere un ruolo privilegiato. Non a caso alcune delle indicazioni usate dai compositori per segnalare a che tempo una determinata opera debba essere eseguita hanno una connotazione emozionale (ad es. allegro, vivace). Anche il modo ( sistema organizzato di intervalli che definisce rapporti gerarchici tra i vari gradi della scala) ha un ruolo importante, e questo era noto fin dall'antichità. I Greci infatti utilizzavano diversi modi e ognuno prendeva il nome da un popolo ( lidio, dorico, frigio) e a seconda del popolo prendeva una connotazione caratteriale ben definita. Nel sistema tonale occidentale i modi maggiori e minori hanno un'importante influenza sulla dimensione della valenza, con il modo maggiore a connotazione positiva e il minore negativa. Un altro fattore importante sembra essere il timbro degli strumenti, che è ovviamente legato al registro( acuto-medio-grave) nel quale essi suonano. Anche la complessità armonica e ritmica di un brano gioca un ruolo importante. Non a caso musiche troppo dissonanti o con ritmi non

regolari, come è spesso il caso della musica contemporanea, hanno una connotazione negativa e sgradevole. Se fino ad ora abbiamo parlato di emozioni come proprietà intrinseche alla musica, quindi indipendenti dalla nostra coscienza, una parte importante dell' emozione in musica è invece influenzata dall' esterno, ossia dall'esperienza e dalla conoscenza. Una certa musica si può legare ad un evento importante nella nostra vita come l'incontro con una persona cara; altre volte l'associazione sarà fatta con un film o con una pubblicità; o spesso la musica viene associata ad ideali diversi, e utilizzata spesso proprio perché si crei un legame emozionale forte tra chi ascolta e l'ideale che si vuole mettere in risalto ( basti pensare ai canti partigiani o agli inni nazionali). Hoffmann diceva: “La

di Debora Marino

musica dischiude all‟uomo un regno sconosciuto; un mondo che non ha nulla in comune con il mondo sensibile esterno che lo circonda e in cui egli si lascia alle spalle tutti i sentimenti definiti da concetti per affidarsi all‟indicibile” Per spiegare con meno difficoltà questo concetto ci addentriamo in un episodio della vita di un grande compositore. Chopin innamorato di Maria Wodzinska scrive il Valzer Op. 69 n. 1 a lei dedicato quando, dopo un periodo abbastanza lungo ed intenso trascorso insieme, si de-


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vono separare e giunge il momento di salutarsi. Fryderyk avverte un‟inspiegabile angoscia; inspiegabile perché sa che il tempo della separazione sarà breve, inoltre Maria è addolorata per la sua partenza, gli dona persino una rosa che vuole sia conservata per tutta la vita. Mentre Maria lo guarda senza parlare lui si siede al pianoforte e le “dice addio” a suo modo, componendo il Valzer che lei chiamerà il Valzer dell‟addio. Ascoltando il brano si può immaginare il loro addio, si può rivivere un

Attività dell’

Il Territorio

“proprio personale addio” o, se non si conosce il contesto dell‟opera si può ricordare un episodio struggente della propria vita. A questo punto ci si potrebbe chiedere: “Perché la musica ha un cosi alto impatto emotivo?” Sappiamo che la musica non ha un referente semantico preciso, non vi è alcuna relazione definita tra un brano musicale e la realtà non musicale. Allo stesso tempo una delle caratteristiche dell'uomo è cercare sempre di attribuire un senso alle cose. Quando

si ascolta la musica è quindi possibile che il senso che si presta più facilmente a legarsi a essa sia un senso emozionale. La musica è in questo senso un contenitore di rappresentazioni non definite, chi ascolta ha la possibilità di riempirlo con le emozioni del momento , e queste si fissano in quanto diventano parte del senso di quella determinata musica.

a cura di Giovanni Gotadoro

Imperversano le vandalo-bombolette: Mazzarino dove sei? “Se il pericolo c‟è, è rappresentato dall‟uomo che può agire contro se stesso”. Quando sentii queste parole, l‟argomento di cui si parlava era afferente a un campo completamente diverso ma l‟affermazione è sicuramente generalizzabile. In generale, appunto, tale pericolo c‟è ma dire “in generale” ingloba il fatto che possano presentarsi eccezioni significative: e, parlando di pericoli, le eccezioni sono sempre ben accette. Ma non a Mazzarino. Qui il pericolo rappresentato dall‟uomo non è un fatto generale ma una realtà universale che non viene mai smentita in alcuna occasione. Risse notturne, lavoro in nero, omicidi, rapine, racket, politica, niente di tutto ciò, cari lettori. Non è la solita minestra riscaldata anzi, inspiegabilmente, è una minestra che nessuno (se non l‟azione di qualche gruppo politico che ha messo in rete un illuminante reportage fotografico) ancora ha pensato di offrire alla sensibilità pubblica, alla pubblica responsabilità. Entro nel merito: la

chiesa San Francesco di Paola, all‟ombra del monumento simbolo della città (per cui non può non essere notata da visitatori), “u Cannuni”, una delle chiese più antiche del paese (secolo XIII), le cui pareti sono diventate punto su cui poter disegnare, con bombolette spray, scritte variopinte incomprensibili, pesci, cani dei cartoni animati e stilizzati organi genitali maschili. L‟opera di pittura delle vandalo-bombolette è cominciata anche sulle pareti del Castello e della Basilica della patrona. Tanti sono gli interrogativi che nascono dalla visione di un tale scempio. Come possono verificarsi cose del genere in una città d‟arte? Come si può sporcare una chiesa, per giunta con disegni del genere, in un paese abitato da persone, solitamente, molto “timorate di Dio”? Ma cose ben più gravi vanno sottolineate. Perché non ne parla nessuno? Perché nessuno denuncia tale scempio,

perché non si riesce a scovare questi colpevoli che spesso usano “pseudonimi” a firma di questi “capolavori”, per fargli pagare tutti questi orrori e sbatterli al fresco per danneggiamento aggravato ai beni culturali? Dov‟è finito l‟orgoglio per il nostro patrimonio? Dove sono tutti quelli che parlano di incrementare il turismo senza poi né affrontare né conseguentemente risolvere gravissimi problemi come questo? Problemi, catastrofe! Una catastrofe e tanto, troppo silenzio di noi cittadini che in questo modo distruggiamo quello per cui un giorno un turista visiterà la nostra città, distruggiamo la nostra fama di città d‟arte, la nostra ottima reputazione, senza in fondo averla mai avuta, ahimè, forse mai voluta.


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di Concetta Santagati

Attività dell’

Intervista a...

Il sanguigno Totò La Marca e il pacato Peppe Scambiato: esempio di carica etica e morale La seconda metà del „900 mazzarinese è stata “scritta” da uomini che con la forza della parola e l‟energia dei fatti hanno dato dignità al popolo di Mazzarino, da secoli vessato dal feudalesimo. Salvatore La Marca (deputato parlamentare nel 1948 e nel 1972, e poi sindaco dal 1954 agli inizi anni 60 e dal 75 al 79) e il “sindaco contadino” Giuseppe Scambiato (primo cittadino dal 1969 al 1975 e poi consigliere provinciale) furono tra coloro che seppero travolgere questo stato di cose. Il loro ricordo e la trasmissione del loro operato appaiono indispensabili a quanti oggi hanno responsabilità politiche e sociali, a quanti subiscono il peso greve della crisi, dell‟ingiustizia, perché dal ricordo scaturisca la speranza che il cambiamento è possibile, basta crederci, basta individuare le persone giuste. Salvatore La Marca e Giuseppe Scambiato furono le persone giuste al momento giusto, entrambi amministratori di Mazzarino, hanno segnato, con le lotte contadine per la conquista del diritto alla terra, una svolta democratica per il paese e la provincia di Caltanissetta. Per un maggiore approfondimento consiglio di accostarvi alla lettura di due testi del sommatinese Filippo Falcone: “Fame di Terra e pane” (edizioni Novagraf, prefazione di Francesco Renda) e “Il sindaco contadino e le lotte bracciantili in Sicilia” (edizioni Paruzzo). Sono documenti dai quali si traccia chiaramente il percorso politico sociale avviato da un gruppo di “intellettuali”, con e senza titolo, tra cui il prof Filippo Siciliano.

guigno La Marca, assurto nelle alte cariche parlamentari, dall‟altro il pacato Scambiato, “sindacocontadino”. Ma si trattò, comunque, di due ricche personalità; risorse importanti del movimento democratico siciliano di quegli anni. Cosa rappresentarono in quegli anni per Mazzarino e per la Sicilia ?Sicuramente due guide autorevoli e generose della sinistra mazzarinese e più in generale del movimento popolare isolano, al quale diedero un contributo assai generoso; come d‟altronde, costume comune - in quella classe politica e sindacale del tempo - fu quella carica etica e morale che manca fortemente all‟Italia e alla Sicilia di oggi. Il loro esempio di vita e di impegno - nonostante le epoche differenti - sono convinto, potrebbero insegnarci molto ancora oggi. Quali altri personaggi della seconda metà del 900 politico mazzarinese sarebbe doveroso ricordare? Mi vengono in mente Luigi Cardamone, primo segretario della federazione provinciale comunista e poi insigne matematico e docente all‟Università di Pisa. Antonietta Marino, guida del movimento delle donne e dirigente dell‟UDI (Unione Donne Italiane) in Sicilia; nonché moglie dello storico e senatore Francesco Ren-

Ed è allo scrittore Filippo Falcone che ho rivolto alcune domande per un giudizio più approfondito su queste due personalità. Salvatore La Marca e Giuseppe Scambiato, cosa li accomuna e cosa li separa ? Filippo Falcone: Furono due personaggi che, nel particolare contesto storico della Sicilia del secondo dopoguerra, seppur con modi differenti, lottarono per il miglioramento delle classi più deboli; a Mazzarino rappresentati, soprattutto, da braccianti poveri e contadini. Lo fecero, certo, in modi e con impostazioni diverse. Da un lato il san-

Il sindaco Salvatore La Marca


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Il presidente dell‟associazione culturale “u cannuni” di Cinisello, Giuseppe Seggio, fornirà maggiori dettagli sulle origini del gemellaggio. Mazzarino - Cinisello Balsamo. Un “binomio” che i mazzarinesi solitamente associano ad esperienze di emigrazione e di lavoro. Giuseppe Seggio: Si le due comunità sono strette da un patto di amicizia che dura 40 anni, basta ricordare che da una ricerca effettuata con l'ausilio dell'ufficio anagrafe, emerge che a Cinisello sono residenti circa 7.000 siciliani e che la nostra comunità é la più numerosa superando le 5.000 unità, precisamente 1.580 famiglie nate a Mazzarino e residenti a Cinisello. Dal giorno che sono arrivato qui mi sono sempre chiesto il perché i mazzarinesi hanno scelto Cinisello e chi fu il primo "anello della catena". Ebbene, dopo tante ricerche posso confermare che il primo mazzarinese che arrivò in terra cinisellese fu Domenico Foresta durante la seconda guerra mondiale, mentre è stata una donna a trasferire la prima residenza a Cinisello, Maria Stella La Manna nel febbraio 1950.

da. Su queste figure già mi sono occupato in alcuni articoli, ma le loro storie andrebbero approfondite. Altra figura importante è quella del Prof. Filippo Siciliano che ha curato la postfazione e la prefazione dei libri su La Marca e Scambiato, e che mi onora della sua amicizia. Sta lavorando o pensa di lavorare ad altre figure politiche locali? C‟è in itinere una mia collaborazione su un bel libro fotografico, che ripercorre la storia di Mazzarino nel „900, frutto della ricca e pregiata collezione della famiglia Roncati. Anche la testimonianza fotografica è, in parte, studio di una comunità, di un territorio o di un popolo. Il sottoscritto, in merito, ha infatti pubblicato, nel 2007, “Lotte e conquiste del lavoro”, che è un percorso fotografico sulle lotte nella nostra provincia, con in copertina proprio una foto di donna, con il proprio figlio in braccio, scattata nelle campagne di Mazzarino negli anni ‟50. Per dovere di cronaca si ricorda che il libro su Scambiato in autunno sarà presentato anche a Cinisello Balsamo, grosso comune lombardo, gemellato con Mazzarino, dove vive una folta comunità mazzarinese. Il gemellaggio tra le due cittadine fu voluto proprio dall‟allora sindaco Scambiato, molto attento alle problematiche migratorie.

Quando fu siglato il gemellaggio? Il 15 Aprile 1971 si gemellarono con Cinisello due città siciliane: Mazzarino e Piana degli Albanesi, la prima per la numerosa presenza dei suoi cittadini e la seconda in onore e memoria dei lavoratori e dei martiri uccisi nel 1947. La richiesta partì dalle comunità locali di immigrati perché l'anno prima vi fu un massiccio afflusso di famiglie di lavoratori immig r a t i p r o v e n i e n t i d a l s u d . I protagonisti principali di questa azione comune sicuramente furono il sindaco di Cinisello Enea Cerquetti e il sindaco di Mazzarino Giuseppe Scambiato. In quell’occasione fu donato un quadro del castello “u cannuni” di Italo Zoda, che si trova nella sua stanza presso il comune di Cinisello. E’ così? Il quadro simbolo del gemellaggio é sempre stato posto nei locali dell'ufficio anagrafe ben visibile a tutti i cittadini. Qualche anno addietro, gli uffici vennero ristrutturati e il quadro fu posto nell'ufficio del nostro concittadino Maurizio Anzaldi, allora funzionario degli uffici affari generali, oggi distaccato nell'Azienda multiservizi e Farmacie ricoprendo l'importante incarico di Direttore. Il quadro oggi si trova ben custodito nel mio ufficio grazie alla segnalazione del carissimo amico Prof. Filippo Siciliano che mi parlò del quadro simbolo del gemellaggio. Un ricordo di Scambiato. Non conoscevo Scambiato perché ero troppo giovane ma a casa ne parlava sempre mio zio Domenico Bevilacqua allora responsabile della Camera del lavoro e quindi molto amico del "Sindaco Contadino".


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Focus

a cura di Eugenio Bognanni

La rivoluzione della nonviolenza I regimi dittatoriali in Tunisia e in Egitto che cadono in meno di un mese; l'onda della libertà e il desiderio di partecipazione dei cittadini che attraversano il mondo arabo; migliaia di cittadini a Tunisi e in altre città del Nord Africa che si radunano nelle strade per celebrare le dimissioni di Mubarak.... Tutte queste sono manifestazioni dei profondi e rapidi cambiamenti che stanno avendo luogo nel mondo arabo, trasformazioni non previste dagli “analisti ufficiali” delle potenze internazionali. Proprio come non erano state previste la caduta dell'Unione Sovietica o la recente crisi economica. In questi eventi possiamo chiaramente vedere una volta di più la vera forza delle persone e la loro capacità di trasformazione, che in breve tempo può produrre cambiamenti impensabili senza l'uso della violenza. La cosa più importante successa in queste settimane non è stato l'allontanamento dei Presidenti Ben Ali e Hosni Mubarak, la cosa più importante è stata l'unione di queste persone in una protesta nonviolenta, la cosa più importante è stata la resistenza alla violenza degli agenti provocatori, la resistenza alla violenza della polizia. Gli eserciti egiziani e tunisini non sono stati sconfitti da armi o battaglie, ma piuttosto da abbracci e mani tese. I soldati, quelli inviati, sono alla fin fine degli esseri umani e per quante armi possano avere, in nessun modo sono in grado di sconfiggere attraverso la violenza un popolo che resiste e dimostra fermamente, chiedendo il rispetto dei propri diritti in modo pacifico. Il popolo può es-

sere represso per un po', ma questo screditerebbe ancora di più i repressori e accrescerebbe la posizione morale delle persone disarmate. Tutto ciò ricorda le battaglie di Gandhi e Martin Luther King. Il popolo egiziano si è liberato da un dittatore con la nonviolenza proprio come l'India si era liberata dagli inglesi. La differenza con quella battaglia è che l'India poteva contare su di un leader, Gandhi, mentre in questa occasione non era stata identificata alcuna guida, il protagonista assoluto è stato il popolo. Questo tremito di nonviolenza, di richiesta di trasformazione sociale in modo pacifico, di preoccupazione per la libertà e partecipazione democratica è solo all'inizio. Sulla stessa strada ci sono la Libia, lo Yemen, l'Algeria e il Marocco. Cosa succederà negli Emirati Arabi? Cosa succederà in Cina dove questo intero fenomeno di libertà viene censurato? I popoli egiziani e tunisini hanno dato al mondo una lezione di nonviolenza e di pacifismo. Hanno tenuto al resto del mondo un corso di perfezionamento sulla rivoluzione nonviolenta. Ci hanno dato una prova, un'efficacia dimostrativa che avrà conseguenze e ripercussioni. E alla fine è doveroso evidenziare che i protagonisti sono stati principalmente i giovani. Tutti i popoli, nei loro momenti migliori, hanno contribuito al processo umano. Ringraziamo e celebriamo queste rivoluzioni nonviolente perché aprono il futuro all'intera umanità.


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150 anni dalla nascita di uno Stato… storie che vollero l’Unità

di italiani

a cura di Serena Fazi

Nel Risorgimento italiano: Clara Maffei e Carlo Tenca. La cultura per la costruzione della coscienza nazionale

L

a Contessa, così veniva chiamata a Milano Clara Carrara Spinelli, moglie del poeta Andrea Maffei, fu una grande donna del Risorgimento italiano. Era il 1834 quando nella sua abitazione in Via Monte Pietà nacque il salotto letterario più celebre di tutta Italia che per mezzo secolo fu centro di riunione di patrioti, letterati e artisti italiani. Colta e raffinata, Clara non era forse quella che comunemente si può definire una mente eccelsa ma, come scrisse Raffaello Barbiera, il più noto dei suoi biografi: “la sua potenza consisteva nell‟arte di ricevere bene(…)” sembrava nata per ricevere, per guidare una conversazione eletta”. Il suo salotto, frequentato da uomini di cultura del calibro di Manzoni, D‟Azeglio, Hayez e Balzac, uscì ben presto dall‟ambito provinciale e divenne noto in tutta Europa. Carlo Tenca, mazziniano e giornalista di modesta condizione sociale, negli anni Quaranta dell‟Ottocento si era

Clara Carrara Spinelli

affermato con il suo ingegno negli ambienti culturali collaborando con vari giornali. L‟incontro tra Il giovane patriota e la Maffei avvenne nel ‟44, tra i due nacque un profondo legame che ben presto si rivelò essere altro che una semplice amicizia. Alcuni anni dopo infatti, la contessa prese la decisione di separarsi dal marito che da sempre la trascurava e di legarsi a Tenca, con il quale iniziò una storia d‟amore nutrita di stima reciproca e collaborazione. Durante l‟insurrezione del Quarantotto dal salotto Maffei si organizzarono soccorsi e si distribuirono aiuti ai caduti e fu proprio nei giorni immediatamente successivi alla rivolta che gli indirizzi di quel circolo di eletti divennero più spiccatamente politici. Quel luogo divenne punto di incontro dei redattori della rivista culturale patriottica Il Crepuscolo, fondata e diretta da Tenca nel 1850. Il giornale durò quasi un decennio e durante quegli anni il suo direttore si impegnò nella promozione di una coscienza culturale nazionale. Per Tenca non esisteva letteratura slegata dall‟impegno civile dunque, partendo da questa idea, si prodigò per la diffusione di una cultura popolare a cui tutti i cittadini dei diversi strati sociali potessero accedere, con lo scopo di coinvolgerli direttamente nel processo di unificazione nazionale. Dopo il fallimento dell‟insurrezione del „53 e la caduta dell‟astro Mazzini, il salotto cominciò a seguire linee politiche più moderate, ma continuò ad essere importante centro di discussione politica ed intellettuale, da cui si irradiarono in tutta la Penisola quelle idee patriottiche elaborate da scrittori e uomini di cultura che, sfidando carceri e patiboli, infusero a poco a poco nelle masse il sentimento della patria. Carlo Tenca


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Sai Perché….? a cura di Gaetano Scebba

Cosa sono i fulmini? Un fenomeno un po' meno rassicurante dell'arcobaleno, ma, comunque, affascinante, è il fulmine. Si tratta di una scarica elettrica, la stessa che fa funzionare i nostri elettrodomestici a casa. Una scarica elettrica viene generata quando vengono a trovarsi vicine delle zone a diverso contenuto di energia. All'interno delle nuvole ci sono miliardi di particelle che in ogni secondo si urtano e ognuno di questi urti fa crescere il valore di energia, così da creare una situazione di instabilità tra le nuvole e la terra. Quando la differenza di energia tra le nuvole e la terra è abbastanza grande, la scarica elettrica parte, ristabilendo l'equilibrio.

Come fa un cantante a rompere i bicchieri? Avete mai visto almeno nei film il soprano che intonando una nota riesce a rompere un bicchiere? Beh, non è fantascienza, né un trucco cinematografico, si tratta di una conseguenza di un fenomeno fisico chiamato risonanza. La materia è formata da tante piccole particelle, gli atomi, animate da un continuo e incessante movimento di oscillazione, detto agitazione termica. Il suono, prodotto dalle corde vocali del soprano, crea un'onda sonora che aumenta l'oscillazione delle particelle di vetro fino al punto di rottura dei legami che le tengono unite, così da causare la rottura del bicchiere.

Perché si forma l’arcobaleno? L'arcobaleno è uno degli avvenimenti che fin da bambini ha sempre suscitato in noi stupore e curiosità. Questa meraviglia della natura non è altro che un fenomeno di rifrazione della luce. Immaginiamo la luce come una corda attorcigliata su se stessa, in cui ogni filamento di essa è un colore, ed essendo attorcigliata, non riusciamo a vederne i filamenti. Quando la luce colpisce le goccioline d'acqua ogni filamento della corda viene srotolato in una particolare direzione, così da permetterci di distinguere ogni filamento e, quindi, ogni colore.


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a cura di Giuseppe Siciliano

Rebus 1

StuzzicaMente 5 Enigma

Frase: 3 , 7 , 10.

Sudoku 2

3 Tre musicisti I tre batteristi del complesso musicale suonano, in questo momento, contemporaneamente i loro strumenti. Tra quanti secondi li suoneranno di nuovo contemporaneamente per la prima volta, sapendo che il primo musicista batte la sua batteria ogni 2 secondi, il secondo ogni 3 secondi e il terzo ogni 4 secondi?

4 Tre sorelle Tre sorelle hanno un‟età complessiva pari a 75 anni. La maggiore delle tre ha un‟età pari ai tre mezzi dell‟età della minore delle tre. La sorella di mezzo ha cinque anni in meno della sorella maggiore. Quanti anni ha la sorella maggiore?

Le otto persone indicate dalle lettere pronunciano contemporaneamente, ma non nell'ordine, le seguenti frasi: 1. Perfetto! - 2. Prego, signori!... Il guardaroba è da questa parte - 3. Consiglierò loro un vino d'annata, molto caro - 4. È il nostro miglior tavolo - 5. Io vorrei del pâté... - 6. Va bene qui, cara? - 7. Che cosa desiderate? - 8. Niente affatto, Ugo! Ricordati che sei ancora a dieta. Sapreste assegnare a ciascuna persona la rispettiva frase? (Associate lettera e numero e seguite l'ordine alfabetico)


a cura di Luigi Galati

La ricetta dello Chef...

Fettuccine all’agrigentina Ingredienti per 4 persone:  Fettuccine:

450 gr.

 Mandorle (tritate):

200 gr.

 Pancetta:

250 gr.

 Pomodorini:

200 gr.

 Olio extravergine d‟oliva:

q.b.

 Cipolla:

q.b.

 Sale:

q.b.

 Prezzemolo:

q.b.

 Noce moscata:

q.b.

 Vino bianco

PROCEDIMENTO 1) Fate soffriggere la cipolla con olio extravergine d‟oliva; 2) Aggiungete la pancetta, tagliata a listarelle e le mandorle tritate; 3) Fate rosolare il tutto e sfumate con del vino bianco; 4) Aggiungete i pomodorini tagliati a pezzi; 5) Sale e pepe in giuste quantità; 6) Cuocere a fuoco basso e, dopo dieci minuti circa, aggiungete del prezzemolo tritato e un pizzico di noce moscata; 7) Buttate la pasta in acqua bollente e salata e scolate al dente; 8) Fate saltare la pasta insieme alla salsa per due minuti, poggiatela sul piatto e decorate con le mandorle rimanenti. BUON APPETITO!!!

Associazione Culturale Musicale e di Volontariato “InArte” Corpo Bandistico “Santa Cecilia” via Tripoli, 14 – 93013, Mazzarino (CL) tel: 320/6203069 - fax: 0934/383810 C.F: 90017800856 - P.IVA: 01773320856 sito web: www.bandamazzarino.it e-mail: inarte.2006@libero.it


Diabolus in Musica - Luglio  

Periodico mensile sulle attività dell'associazione e del territorio

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