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MASSERIA ALTEMURA

Innamorato della luce magica del Salento

“Mi hanno sempre affascinato le Masserie in Puglia, ne ho visitate tante fin da quando ero più giovane e andavo a studiare i vitigni tipici di quelle campagne, come nel resto d’Italia. Qui il paesaggio dell’antica storia si mescola e confonde con lo spettacolo della natura: campi rigogliosi in cui si susseguono l’oro del grano, il rosso dei pomodori, il verde degli ulivi millenari e dei vigneti pregiati. Quando abbiamo deciso di estendere ulteriormente i confini regionali delle nostre aziende, non ho avuto dubbi sul fatto che il Salento sarebbe stata la scelta giusta. Questa zona, eccezionalmente vocata alla produzione vitivinicola, è anche caratterizzata dalla cultura, dalla bellezza architettonica, dall’eleganza delle sue città principali e gode di una posizione particolare essendo collocata fra due mari, l’Adriatico e lo Ionio. Masseria Altemura, situata nel cuore del Salento, non soddisfaceva quindi soltanto le nostre aspettative, era molto di più. Fin dal primo sguardo, stregato dalla luce magica di quel luogo, me ne sono innamorato. Tra le mura di questa realtà vi sono gli elementi che riassumono in un’unica dimensione tutte le emozioni che il Salento trasmette. L’istinto mi ha detto subito che qui avrei potuto realizzare un altro sogno: produrre vini mediterranei di grande personalità. Era la fine degli anni Novanta quando ebbe inizio la nuova avventura vitivinicola mia e della mia famiglia. Da allora abbiamo lavorato per riportare in vita una realtà produttiva e paesaggistica unica. Con impegno e passione, insieme a mia moglie Silvana, ai nostri figli Domenico, Francesco e Michele, e a mio nipote Andrea Zonin, abbiamo cercato di dar voce a questo straordinario terroir che oggi comunica attraverso l’eccellenza dei suoi vini”. Gianni Zonin


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Il Salento: una storia di popoli venuti da lontano Il Salento, che etimologicamente significa Terra tra due Mari, trae il nome dai Sallentini, che abitarono questa parte di penisola coi Messapi, a partire dal IX secolo a.C.. Sull’arrivo di questi popoli in Italia vi sono diverse tradizioni orali, mentre gli storici Varrone e Tucidide e il poeta Orazio convengono che l’economia fosse basata, oltre che sul commercio mercantile, sull’agricoltura e sulla viticoltura in particolare. E’ per lo sviluppato commercio verso Roma che la regione aveva una viabilità di grande rilievo. Elementi questi dei quali, qualche secolo dopo, avrebbe beneficiato Federico II di Svevia. Il “Puer Apuliae”, così come fu definito l’imperatore del Sacro Romano Impero per la sua predilezione per questa terra, promosse proprio l’agricoltura di questa regione fertile, costruendo numerose fortificazioni, tutt’oggi patrimonio turistico ineguagliabile. Fedele alla corte federiciana era anche il coraggioso cavaliere crociato di origini galliche che, di ritorno dalla Terra Santa, chiamò la sua famiglia “Carissimo”. Era l’anno 1222 e da allora questa famiglia, dalle nobili radici, si è spostata in Sicilia, a Trapani, poi a Parma, poi a Benevento. E’ in Puglia tuttavia che un discendente dei Carissimo, Pascotto, si sofferma e ordina la costruzione di una fortificazione. Siamo ad Oria, città messapica che sorge nel cuore del Salento, punto di passaggio obbligato per popoli ed eserciti in movimento e, per questo, teatro di molte battaglie. L’imponente Castello è stato edificato nel 1230 e da allora ha resistito ai molteplici attacchi perpetrati nei secoli. Da questa città ben difesa e dall’unione della famiglia Carissimo con quella dei Martini, a fine Ottocento, inizia una nuova fase storica che arriva ai nostri giorni, perché è dai Conti Martini Carissimo che il Cavaliere del Lavoro Gianni Zonin ha acquistato la tenuta. E’ un percorso lungo, quello che negli anni dà origine all’attuale Masseria Altemura, situata nelle campagne tra Torre Santa Susanna e Oria. Ancora prima dell’arrivo di Annibale, i due borghi erano nuclei protetti, presidi difensivi per proteggere i coloni dagli assalti dei briganti. La stessa struttura aziendale, durante la dominazione aragonese del XVI secolo, si è dotata di una massiccia alta torre fortificata, impiegata negli anni a venire per spedire messaggi attraverso piccioni viaggiatori.


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Le dominazioni salentine nei secoli XVI sec a.C. Età del bronzo: primo insediamento umano rinvenuto IX-VIII sec. a.C. I Messapi costruiscono una civiltà basata su commercio e agricoltura 473 a.C. Con la prima guerra tra Tarantini e Messapi comincia un periodo di forte contesa del territorio salentino 267 a.C. Inizia la dominazione dei Romani 553 d.C. In seguito alla guerra greco-gotica, comincia la dominazione Bizantina, sotto Giustiniano 674 d.C. I soldati di Romualdo occupano Brindisi: il Salento diventa una terra di confine che i Longobardi vogliono strappare ai Bizantin 757 d.C. Viene firmata la pace tra Longobardi e Bizantini che sancisce un frazionamenrto territoriale

1070 d.C. Ha inizio la dominazione dei Normanni 1194 d.C. Con il matrimonio tra Costanza d’Altavilla e Enrico VI di Svevia, il Salento diviene uno dei punti strategici per le Crociate del Sacro Romano Impero 1227 d.C. Federico II di Svevia parte da Brindisi per la sua Sesta Crociata 1266 d.C. Con Carlo I, inizia la dominazione degli Angioini, che durerà fino al 1442 XIV sec. d.C. Comincia il periodo di dominazione Aragonese XVI sec. d.C. Il Salento è conteso tra Veneziani e Borboni 1734 d.C. Con Carlo III prende avvio il Periodo Borbonico 1860 d.C. Garibaldi conquista il Regno delle Due Sicilie e lo annette al Regno d’Italia


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Una nuova gemma in terra salentina Leggere oggi la storia di Masseria Altemura insieme a quella della famiglia dei Conti Martini Carissimo, evidenzia una coincidenza che ci riporta alla fine secolo scorso, periodo in cui il viaggio vitivinicolo della famiglia Zonin, partito molti anni prima da Gambellara, fa tappa in Puglia. Come accadde a Pascotto Carissimo nel 1222, così Gianni Zonin ha visto in questa terra, nella Masseria Altemura in particolare, il potenziale progetto di contribuire alla rinascita della vitivinicoltura pugliese. Comincia quindi un lungo lavoro progettuale prima e di intervento poi, con riferimento ai terreni e alle strutture, oggi cuore del centro aziendale. Sono oltre 300 gli ettari totali della tenuta -di cui 130 a vigneto, che diventeranno 150 a breve, e 40 a olivetocui è assicurata una felice conduzione produttiva.

Un corpo unico, restaurato nel totale rispetto dell’ambiente e dell’architettura originaria e che, come all’epoca dei Conti Martini Carissimo, oggi rappresenta un fiore all’occhiello tra le aziende agricole della Puglia. Sono d’altronde l’agricoltura e il lavoro della terra a tenere viva da sempre questa campagna e che, al contempo, trasmettono la tradizione di un territorio. Tali usanze, nell’intervento di recupero, sono state pienamente rispettate dalla famiglia Zonin: per farlo, è stata chiesta la preziosa collaborazione di persone che conoscono e vivono il Salento, capaci quindi di preservarne al meglio ogni valore. Sui terreni dove un tempo crescevano antichi vigneti ad alberello curati e assistiti da una sapiente tradizione contadina e dove i grappoli maturavano giorno dopo giorno coccolati dal sole e dalle brezze, sono stati messi a


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dimora i nuovi filari delle le migliori varietà autoctone realizzati a partire dall’anno 2000, secondo una filosofia pienamente ecosostenibile. Affiancano le viti in perfetta geometria 40 ettari di ulivi secolari che, affondano le radici nella terra rossa mischiata a blocchi candidi di origine calcarea e che continuano ancora oggi a fruttificare e a piegare le loro chiome argentee seguendo il vento. A questa prima fase di significativi

investimenti in campagna, ha fatto seguito la ristrutturazione della Masseria, nonché l’edificazione dell’innovativa cantina progettata dall’architetto Marco Bonelli nel rispetto dell’ambiente circostante, con il minor impatto visivo e costruita utilizzando le materie prime locali.


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La Masseria Altemura: recupero virtuoso della tradizione locale L’intervento architettonico sugli antichi edifici ha rispettato l’impianto originario e, più che un restauro, è stato un recupero degli antichi locali adibiti ad abitazioni e a magazzini per le attività agricole, sottolineando la luminosità i cromatismi che caratterizzano le architetture salentine. Nulla è lasciato al caso, a partire dall’utilizzo della materia prima: le chianche, il carparo, il tufo e la pietra bianca proveniente dai terreni circostanti, usati anticamente per la costruzione del nucleo centrale, sono oggi impiegati per la realizzazione dei nuovi manufatti.

Estrema cura è stata prestata al recupero dei muretti a secco e delle “vore”, costruite in modo simile ai “truddi”, edificati sovrapponendo in cerchi sempre più stretti le chianche senza alcuna malta cementizia. La nuova cantina ha un cuore tecnologico e un’anima antica e, sotto le capriate di legno, riposano le piccole botti di legno pregiato. Tutto intorno crescono le vigne di Primitivo, Aglianico, Negroamaro e Fiano, che maturano le proprie uve sotto il cielo lucente del Salento. Antistante la cantina si trovano le sale di degustazione e accoglienza, con le tipiche e originali volte a crociera datate 1676, dalle quali si può ammirare il giardino di vigne della Masseria Altemura. Particolare cura è stata riservata al recupero dei due edifici storicamente significativi per il territorio: la massiccia torre, che sarà trasformata in una residenza di pregio per gli ospiti della tenuta, e una cappella privata con affreschi risalenti al XVI secolo. Nei riquadri laterali, i Santi Eligio e San Vito, oltre a riproduzioni pittoriche


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come gli stemmi nobiliari che rimandano alle arcaiche proprietà di quello che un tempo era un feudo. Gli affreschi presentano tre sovrapposizioni stratigrafiche risalenti la prima al XVI secolo, la seconda al Settecento e la terza al 1908, come dichiara la dall’autore sul libro di San Liborio.


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Terra, acqua, aria e luce: gli elementi del Salento Un lungo viale delimitato da olivi secolari e rosmarino è solo l’inizio di un percorso naturale che coinvolge tutti i sensi, dalla vista al tatto, dall’olfatto al gusto sacrificando forse l’udito per lasciare spazio a un silenzio quasi religioso, che rende ancora più mistiche queste campagne «dove la primavera è eterna e nessuna invidia è per le uve di Falerno», riprendendo un verso del poeta Orazio. E’ un dipinto che si basa su pochi, ma essenziali colori: il rosso della terra, il verde della vite e degli olivi, il blu del cielo e del mare. Se è vero che nell’etimologia del toponimo Salento sono contenute la forza di immagini come il sole, il sale, il suolo, il progetto della Masseria Altemura ha fatto in modo di esaltare tali elementi, richiamandosi all’essenza di questa terra, per farne vivere al meglio la naturalità.

Una tenuta che sorge nel cuore della penisola salentina, equidistante dai Mari che bagnano la Puglia, lo Ionio e l’Adriatico, e che beneficia delle correnti ventose dell’uno, più aperto verso il Mediterraneo, e della salinità dell’altro. Ne deriva una terra estremamente luminosa, quasi accecante a guardarla, in tutti i sensi, visto che nei periodi più assolati la pietra bianca che affiora in superficie tra un filare e l’altro fa da specchio ai raggi del sole. Gli stessi che contribuiscono alla maturazione delle uve, perché in questo territorio tutto è armonia. 130 ettari di vigneto, paradigma dell’autenticità e della tradizione vitivinicola salentina: solo vitigni autoctoni per vini che devono raccontare e dar voce alla loro terra d’origine.


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Il valore dei vitigni autoctoni pugliesi Masseria Altemura è compresa nel territorio di produzione della DOC Primitivo di Manduria, un terroir tra i più vocati alla vitivinicoltura di qualità in Italia. Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V ed esperto di vini, definì questa terra nel Cinquecento «sassoso e condizionato dalla feconda aura marittima». Il Primitivo, oggi rinomato ed emblematico vitigno pugliese, ha avuto origine alla fine del Settecento e attualmente, da gemma rimasta a lungo nell’ombra, sta riscuotendo successi in Italia e a livello internazionale per tipicità e longevità, senza temere il confronto con i più blasonati rossi del Vecchio e del Nuovo Mondo.

Emergente e di sempre maggior interesse è il vitigno a bacca bianca Fiano, che vanta le sue origini proprio in Puglia e in Campania, fin dai tempi di Federico II di Svevia e Carlo I d’Angiò e dove ebbe grande diffusione durante il Regno Delle Due Sicilie. Nei 130 ettari di vigneto aziendale si coltivano anche le varietà autoctone Negroamaro e Aglianico. Una filiera produttiva coordinata con rigore e lungimiranza dalla famiglia Zonin e seguita dal prezioso contributo del winemaker Stefano Ferrante, dell’agronomo Carlo De Biasi e del direttore agronomo della Masseria Altemura Antonio Cavallo: questi gli ingredienti grazie ai quali la tenuta Masseria Altemura riesce a valorizzare e raccontare la storia del territorio e dei suoi vini. Con l’obiettivo di perseguire la strada della qualità totale, la famiglia Zonin ha avviato alcune sperimentazioni con la collaborazione di noti accademici italiani e stranieri come il Prof. Attilio Scienza e il Prof. Denis Dubourdieu, al


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fine di praticare un’accurata selezione clonale e di valutare lo stato ottimale del rapporto che intercorre tra la pianta e il terreno. Le analisi e le mappature effettuate in loco prima dell’impianto dei vigneti hanno evidenziato come i 300 ettari di proprietà siano della medesima origine calcarea, ma di due distinte tipologie di suolo, una a scheletro prevalente e l’altro a tessitura franco-argillosa.

Attualmente è in atto una estesa ulteriore sperimentazione sulle varietà Moscato, Malvasia Nera e Susumaniello. Attualmente è in atto una estesa ulteriore sperimentazione sulle varietà Moscato, Malvasia Nera e Susumaniello.


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Una masseria vitivinicola a salvaguardia del territorio Il patrimonio di saperi, di conoscenze e di tradizioni che la famiglia Zonin si tramanda da sette generazioni è alla base del progetto di produzione di vini d’eccellenza, che esprimano la potenzialità del Salento e lo promuovano nei mercati italiani e internazionali. Masseria Altemura si sviluppa su un modello produttivo sistemico che sceglie

di impiegare risorse locali, pone grande attenzione all’utilizzo di energie rinnovabili e valorizza tanto l’ambiente naturale quanto la comunità in cui quotidianamente vive. La nuova cantina è aperta al territorio e accoglie gli enoturisti, ponendosi come centro attivo di sviluppo dei processi di sostenibilità e come luogo di formazione, a testimonianza di un modello innovativo di essere azienda agricola. Il benessere umano passa infatti anche attraverso un vino di qualità: è il concetto di rispetto per l’ambiente ad animare le attività in vigna e in cantina della tenuta. La coscienza ecologica e l’impegno per una crescita sostenibile sono i capisaldi di questa Masseria contemporanea. Ecco perché tra i vigneti di Primitivo e Fiano sono stati recuperati anche gli antichi pozzi di raccolta per le acque piovane, le vore. Nelle aree perimetrali che abbracciano i vigneti, l’obiettivo è stato il recupero e la valorizzazione della biodiversità: è un’esperienza unica passeggiare,


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percependo la vivace presenza della fauna locale, tra viti, olivi ma anche agrumeti, piante di eucalipto, siepi di rosmarino, oleandri variopinti, agavi, cactus, roseti. E’ l’energia solare ad animare la nuova cantina, gioiello di moderna progettazione studiato secondo i più attuali principi della bioarchitettura, una struttura funzionale per chi vi lavora e allo stesso tempo per chi la visita.

Se il volto noto e tradizionale del Salento turistico ha i toni del mare limpidissimo, cobalto a riva e blu profondo al largo, della natura, dell’arte, della storia, della gastronomia e il ritmo della folkloristica pizzica, quello moderno è senza dubbio l’enoturismo e la scoperta di un’estetica salentina fatta dell’eleganza diffusa delle strutture di accoglienza. Per tale ragione, l’ospitalità è un aspetto che contraddistingue e rende memorabile una visita in Tenuta. Adiacente al wine shop, grazie al


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recente e scrupoloso restauro della Masseria, si trova la foresteria, pensata per accogliere con la massima cordialitĂ  wine lovers e appassionati, che sempre piĂš numerosi sono richiamati in Salento per nutrire spirito e corpo, degustando i vini pugliesi contemporanei in abbinamento alla cucina e ai prodotti del territorio.


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I Vini

Altemura di Altemura Grazie all’energia solare captata dall’apparato fogliare e all’intensità della luce riflessa dal terreno calcareo e minerale, i grappoli selezionati e vendemmiati a mano di questo Primitivo danno vita a un’interpretazione stilistica moderna del vitigno principe dell’enologia pugliese. Le note balsamiche e speziate di questo rosso creano un’accattivante armonia con le sfumature di mora, mirtili, viola e cioccolato. Estrema freschezza, polpa ricca, tannini morbidi e suadenti per un cru dalla purezza assoluta e che racchiude l’anima inebriante di una penisola ricca di sensazioni. L’eleganza austera del rosso, impenetrabile alla vista, che porta il nome della Masseria Altemura rappresenta la massima espressione del Primitivo di Torre Santa Susanna, uno dei tre comuni brindisini appartenenti alla DOC Manduria.

Sasseo Da un’attenta selezione di uve Primitivo in purezza cresciute su un terreno di terra ocra e lastre calcaree domate secondo una tecnica unica di frantumazione della pietra, da un affinamento di 12 mesi in botti di prezioso rovere di Slavonia da 65 ettolitri, oltre al giusto riposo in bottiglia, nasce questo cru che mantiene il rigore varietale autoctono, ma si apre a un gusto internazionale. E infatti, il nome Sasseo scelto per questo Primitivo intende richiamare l’unicità, la solarità e la forza del terroir che si ritrovano nel calice. Rosso rubino intenso che profuma di amarena, violetta, liquirizia e dolci accenti di spezie. Vellutato, caldo e persistente: un vino da bere in tutta calma, davanti a una portata importante in tavola o leggendo un libro.


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Negroamaro Il Salento intriso di storia ha nel suo patrimonio anche il vitigno autoctono Negroamaro. Un rosso di straordinaria tessitura tannica, che rimane impresso per la profondità dei riflessi purpurei e la bevibilità generosa. Esprime il calore della terra in cui nasce nell’ampiezza delle sfumature sensoriali che regala: di rosa, di fragole in confettura, di rosmarino. Matura nelle cantine in carati di rovere da 65 ettolitri per un anno, poi riposa in bottiglia dove mitiga la sua opulenza. Come una giornata estiva, assolata e felice, al primo sorso; come uno scorcio di primavera, con una piacevole e invitante freschezza, terminando il calice. Da bersi con la gioia della scoperta e il rispetto per la nuova frontiera del vino di qualità pugliese.

Aglianico Frutto di uno dei vitigni più espressivi del Mediterraneo, l’Aglianico di Masseria Altemura è il risultato della ricerca in vigna e in cantina e dell’impegno nella valorizzazione degli autoctoni della famiglia Zonin e del prezioso contributo dei due enologi Stefano Ferrante e Antonio Cavallo. Le spiccate sensazioni varietali e le inconfondibili note aromatiche complesse, che rimandano anche al cuoio e al caffè, dimostrano un carattere identitario. Il gusto veemente e raffinato al contempo di questo rosso è l’espressione dell’agricoltura locale, frutto di determinazione e innovazione. Un signore estremamente elegante che non teme il passare del tempo.

Fiano Pochi sanno che il vitigno Fiano era noto a Federico II di Svevia e a Carlo I d’Angiò già nel XIII secolo e che proprio nel Salento veniva coltivato. La famiglia Zonin l’ha recuperato dall’oblio, trovando nelle terre della Masseria Altemura un microclima ideale per provare che anche in Puglia si può ottenere un bianco d’eccellenza. Il recupero di cloni varietali non è stato semplice, ma il risultato è un gratificante scorcio di storia vitivinicola racchiuso in bottiglia. L’equilibrio sensoriale, tra sfumature di mandorla, fiori d’arancio, pesca ed erbe aromatiche è un tuffo nell’habitat unico incastonato tra i due mari. Lo Ionio e l’Adriatico si sentono in bocca, declinati in raffinate note salmastre e minerali e in una freschezza croccante ed elegante. Grazie ai suoi riflessi brillanti, lo si può definire l’oro del Salento.


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Rosato Dal Negroamaro dei vigneti di Masseria Altemura si ricava un vino che rispecchia pienamente una vera e propria tradizione, quella dei rosati pugliesi, contraddistinti dall’equilibrio tra struttura e freschezza. Questo rosato Salento IGT è ottenuto da un attento lavoro di selezione delle uve in purezza che, una volta vinificate, prendono il colore delle sfumature dei mari che lambiscono la costa salentina al tramonto e i profumi che si levano insieme al Grecale. Cerasuolo luminoso, bon-bon al lampone, iris, pepe rosa e nuance minerali. Un rosato che si ricorda per una delicata sapidità e chiude su una persistenza finemente fruttata.

Rosamaro Rosamaro è la sintesi tra il colore rosé e il vitigno Negroamaro, fusione che dà origine a questo spumante naturale, riconoscibile già dal nome per la sua particolarità. Le bollicine rosa realizzate secondo Metodo Charmat vogliono rappresentare un nuovo punto di riferimento della spumantistica di qualità della Puglia. Una sorta di scommessa della Masseria Altemura, intrapresa grazie alla lunga esperienza spumantistica della famiglia veneta che la possiede, di unire la vocazione per la produzione di vini da vitigni autoctoni all’innovazione di proporre in veste moderna e di grande appeal uno spumante locale. Di un piacevole colore bois d’oignon, dal perlage fine e persistente, il Rosamaro è pensato per un consumatore evoluto, che a un vino chiede qualità, emozioni e la partecipazione alle nuove evoluzioni della storia vitivinicola.


Masseria Altemura Contrada Palombara sp 69 72028 Torre Santa Susanna - BRINDISI Tel.+39 0831 740485 - Fax +39 0831 748008 info@masseriaaltemura.it www.masseriaaltemura.it

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