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ANDREA SGARIGLIA, musicista, lauree in Lingue e in Lettere, è attualmente titolare di una borsa di studio presso l’Università di Macerata, ove si occupa di Intelligenza Artificiale (interfacce dialoganti). Il ringraziamento – romanzo vincitore (ex-equo) del progetto “Pagine Nuove” riservato agli “under 40” delle Marche, promosso dalla Regione Marche e dal Ministero della Gioventù – è il suo primo libro.


FRA I TITOLI IN CATALOGO Federico Garcìa Lorca, Sui libri (2a ediz.) Renzo Paris, Cani sciolti Luigi Di Ruscio, L’allucinazione Joyce Lussu, Vita del poeta Nazim Hikmet (2a ediz.) Mario Dondero, Donderoad (a cura di A. Ferracuti e M. Raffaeli) Andrea Demarchi, Pier Vittorio Tondelli F. Orazi, M. Socci, Il popolo di Beppe Grillo (3a ediz.) Paolo Marchetti, L’armata del crimine Andrea Demarchi, Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant Stefano G. Azzarà, Politica, progetto, piano. Livio Sichirollo e Giancarlo De Carlo a Urbino, 1963-1990 Pier Luigi Cavalieri, Sibilla Aleramo. Gli anni di Una donna Giampiero Neri, Il mestiere del poeta Enrico D’Angelo, Il fiore della serpe. 36 versi per L’Aquila Marco Gatto, Glenn Gould: il suono materiale Michael Donhauser, Poesie scelte (a cura di Gio Batta Bucciol)

Prima edizione con il titolo Il ringraziamento © 202 by Cattedrale Stampato per Cattedrale da ROGERINO, Ancona Stampato in Italia - Printed in Italy


Andrea Sgariglia

Il ringraziamento Romanzo

Cattedrale


PRIMA PARTE TANNERT, WILSON, ROGER

. Agosto, 9. Il professor Tannert e il mister Wilson ti chiedono di descrivere il tuo comportamento in campo. Da oltre vent’anni militi in una squadra amatoriale, e in questo momento è utile che tu produca delle narrazioni, se dopo i mesi della nuova semina vorrai ottenere il raccolto. Il professor Tannert e il mister Wilson dicono che il raccolto ci sarà. Avrete dei frutti, è così. Anche la dottoressa Quimandissett, sostiene che diventerai un campione; e tu, intendi non deluderla. Ti chiami Furio Pignatelli, sei diplomato in ragioneria, e attualmente svolgi mansioni di operaio in una fabbrica di scarpe – una delle ultime, rimaste nel tuo paese. È un periodo complicato. L’economia va male. Non c’è niente da scherzare. La crisi del 202: ognuno l’ha presente. Il crollo simultaneo delle grandi borse mondiali. Ebbene, non ci siamo ancora ripresi, da quel crollo. Il distretto calzaturiero maceratese attraversa una difficile fase di trasformazione dagli esiti non scontati, e la carenza, in Italia, di vincoli normativi, unita alla competitività delle nazioni emergenti, aggrava la già percepibile perdita di slancio delle industrie locali. Molte cose continueranno a cadere e ridimensionarsi, e se pure non ti piacciano gli atteggiamenti à la “tanto peggio tanto meglio,” forse, nel tempo presente, è giusto aiutarle a cadere. — 5 —


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Il tuo attuale e alquanto precario posto di lavoro prevede, sancita da accordi sindacali, una retribuzione di sesto livello pari a euro seicentocinquanta mensili. Com’è ovvio, ti mantieni disponibile alla massima flessibilità e a effettuare tutte le ore di straordinario eventualmente necessarie al buon andamento – per quanto possibile in questo tenebroso autunno postmoderno – dell’azienda. Inoltre, un po’ come i mitici lavoratori giapponesi negli anni Sessanta del Novecento, hai diritto a due settimane di ferie nel mese di agosto. Attualmente, hai trentotto anni suonati, ma c’è stato un periodo, nella tua vita – tanto tempo fa, in vero – nel corso del quale hai sperato di poter divenire, un giorno, un centravanti professionista e guadagnarti da vivere giocando a calcio. Hai smesso di crederci quando il tuo fisico ti ha imposto di farlo. Come non è difficile immaginare, il calcio è uno di quei regni un po’ speciali che, al proprio interno, contempla una sorta di finestra piuttosto stretta, per darti modo di diventare qualcuno o non diventarlo; è un po’ come la vita in piccolo o, forse, in grande: condizionata in modo struggente dal fattore tempo. Nel calcio, se a vent’anni non sei ancora famoso, sai che passerai il resto della vita a scomparire. I tuoi giorni di gloria: li sogni ancora. Ma se mai si realizzeranno, avverrà solo in sogno. Pure, in queste ultime settimane e mesi, il professor Tannert e il mister Wilson non hanno mai smesso di credere che sarà possibile aggirare i limiti della tua età biologica. I tuoi due tutor. Loro sono approdati a te dopo aver a lungo “auscultato” un’estesa gamma di giocatori a fine carriera, eterne riserve, mezze schiappe, schiappe conclamate e negati totali. Per quanto pazzesco possa apparire a una prima occhiata, entrambi hanno finito col giudicare tutti i tuoi deficit, alla stregua di importanti atout. Inoltre, poiché per collaborare alle loro ricerche, il professor Tannert e il mister Wilson ti hanno garantito un compenso non disdegnabile, — 6 —


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hai ritenuto di dover accondiscendere a che si facesse, della tua persona, un importante campo di studi. Quanto al resto, devi frequentare, tre volte la settimana, il Centro Ricerche di Traumatologia dello Sport presso la Fondazione Noymann, il quale ha sede a un isolato di distanza dall’antico Stadio della Vittoria di Macerata. Parte dei tuoi compiti fin qui, è consistita nel sottoporti a una blanda serie di trattamenti farmacologici e nel discorrere, piuttosto liberamente, con il professor Tannert e il suo collaboratore tuo coetaneo Seven Marcus. Insomma, per lo più ti si chiede in senso ampio di riferire. D’altra parte, se mai dovessi inoltrarti in questioni realmente specifiche, cosa potresti riferire, davvero? Tu non lo sai. Nella tua vita non c’è quasi nulla di cui potresti dire: “Pàrlaci di questa cosa interessante. Raccontaci di com’è andata, e di come sei riuscito a farcela.”

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2. Agosto, 22. Consueto allenamento di precampionato con gli amici calciatori della squadra amatoriale in cui militi dall’anno della maggiore età. Purtroppo, proprio verso la fine della consueta partitella, non volendo ti sei reso protagonista di una sfortunata autorete commentata in modo molto aspro dai tuoi compagni di squadra, con la sola eccezione dell’altruistico portiere Alvin. Insomma, sono volati degli insulti, quasi, nonostante si evincesse benissimo che quella strana disgrazia era solo frutto della iella nera, e non già di tuoi più o meno fantomatici tentativi di sabotaggio. Un sabotatore. Tsè. Tu, eventualmente. Agosto, 23. In tarda mattinata, il professor Tannert e il mister Wilson vengono a prelevarti dal laboratorio. Finite in un posto nuovo, una specie di palestra ricavata in una superficie sotterranea del Centro Ricerche di Traumatologia dello Sport. La palestra contiene, al proprio interno, un’area di rigore completata dall’area piccola e da una porta regolamentare capace, alla lettera, di incantarti. Modello “Superchamp” in profilato di alluminio, rinforzata da nervature antiflessione, la porta ha montanti e traversa protetti da una vernice poliuretanica fosforescente che, nella penombra del — 8 —


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campo, la fa rilucere come un’insegna al neon. Al posto della rete in poliestere, sulla linea di porta si staglia questa specie di muro in gomma color antracite, forse. Sui quattro vertici del muro in gomma, spiccano altrettante aperture circolari, sufficientemente ampie da lasciar passare un pallone regolamentare. Alloggiato su un telaio in lega connesso alla traversa, regna un tabellone segnapunti da competizione, attualmente fermo sullo zero e difeso da una griglia in alluminio; a distanza di undici metri, proprio sul dischetto del rigore, vedi questo pallone in cuoio mai giocato. «Adesso» ti dice il mister Wilson, «prova a tirare alternativamente col piede destro e il sinistro, a sequenze di cinque. Il tuo scopo è far passare il pallone attraverso le aperture circolari.» «Ma quelle specie di oblò» consideri. «Non saranno troppo piccoli, rispetto al diametro della palla?» «Normalmente, un buon giocatore di serie A riesce a centrarle con una percentuale dell’ottantacinque per cento» considera il professor Tannert. «Questo esercizio serve a valutare la precisione delle sue attuali capacità balistiche, per dirla col pittoresco lessico dei cronisti sportivi.» Allora, senza perdere un minuto cominci le tue sequenze di tiri a gruppi di cinque. Prima col piede destro, e poi col sinistro. Ti metti a tirare di brutto, accidenti, ma se miri all’incrocio dei pali, normalmente la palla finisce fuori. In un paio di circostanze colpisci il montante sinistro in basso, ma quanto al resto, se i tuoi tiri inquadrano lo specchio della porta, mai il pallone riesce a superare nessuno dei quattro oblò, mentre in una ventina di circostanze, non volendo centri senza misericordia il tabellone segnapunti. «Non ci facciamo niente, coi tuoi tiri effettati» ti riprende il mister Wilson. «Devi provare a colpire di collo pieno o di punta, non svirgolare da tutte le parti come una specie di matto.» — 9 —


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Non sapresti in che modo dargli torto. Ma forse, ti dici, questo pallone tanto ben fatto e in apparenza così perfettamente sferico, potrebbe celare delle difettosità invisibili a occhio nudo. Per esempio, potrebbe non essere perfettamente sferico. Così, ritieni opportuno farlo presente al mister Wilson, ma egli ti risponde in modo piuttosto secco che l’unica cosa a non essere perfettamente sferica in quella stanza è la tua imperscrutabile scatola cranica, e tu devi solo concentrarti nel tirare, e non distrarti, né produrre eventuali considerazioni di testa tua né nient’altro. Alla fine dell’esperimento, alzi gli occhi verso il tabellone. Forse è soltanto un effetto ottico, ma il suo telaio appare leggermente inclinato indietro, e le cifre riportate dal display sono inequivocabilmente le stesse che all’inizio: zero. La tua percentuale di centri, è stata dello zero per cento. «Mai visto niente del genere, in trentadue anni di carriera» ammette il mister Wilson. «È una specie di miracolo al contrario: da mille pesci, tu ne fai uno, da mille litri di vino, un litro. È una specie di miracolo, certo, ma farebbe contento chi? Forse, Satana. Ma nessun altro, oltre Satana.» «Tuttavia» consideri, «il professor Tannert assicura che la mia mira verrà affinata utilizzando degli allenamenti specifici più avanzati.» Guardi il professor Tannert in cerca di conferme, e lui, sia pure senza strafare, annuisce col capo. «Ma questo lo sappiamo» dice il mister Wilson, «lo sappiamo. Lo stesso, mi è praticamente impossibile riuscire a comprendere come tu abbia potuto continuare a giocare tanto a lungo senza, di fatto, saper fare niente. Tutto ciò è la negazione assoluta. Qualcosa che potresti credere di tenacemente voluto, di fatto apposta per il tramite d’una ferrea determinazione.» Il professor Tannert ti chiede come mai, fra i diversi sport, hai scelto di praticare proprio il calcio. «La casa dei miei si trovava in mezzo a due campi da football» rispondi, «e il pater si è sempre rifiutato di venderla. — 0 —


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Così, nella mia vita, non ho conosciuto altro che partite di calcio, cori della Madonna, tifosi arrabbiati neri o in estasi, più una notevole quantità di palloni che continuavano a finire nel nostro terrazzo. Tutti prontamente restituiti, ovvio – l’onestà innanzi tutto, è chiaro. Comunque, poiché questa storia dei palloni in terrazzo era diventata insostenibile, non so più chi, fra noi della famiglia, protestò o fece presente qualcosa. Forse mamma. O forse la cara nonna Dirce. Fatto sta che le società proprietarie dei due stadi fecero predisporre queste reti molto alte e del tutto congrue alla bisogna. Se pure, l’effetto finale, affacciandosi dalle finestre, era di vedersi vivere dentro una specie di recinto.» Il professor Tannert prende un altro dei suoi misteriosi appunti sul suo palmare e poi, senza guardarti, dice: «Veda, Furio, il fatto è che noi siamo certi, dell’esito favorevole di questo nostro esperimento a livello animale: tutte le cavie castoriformi utilizzate, hanno mostrato predisposizioni al gioco del calcio fino a pochi decenni fa completamente sconosciute persino negli esseri umani. In un certo senso, stiamo per abbattere la convinzione pseudo ancestrale che l’uomo sia il solo ente sulla Terra, capace di avere accesso a questo tipo di sport e, com’è noto, bearsene. Ma lasciamo per un momento da parte l’esempio delle cavie castoriformi: il punto è che, fra alcune altre cose, ancora non sappiamo se sia possibile considerarla il nostro primo vero campione umano realmente motivato a farcela.» «Ascolti, dottore» lo interrompi. «Gesù» ti rivolgi a entrambi, «dàtemi ascolto.» Il professor Tannert annuisce. Guarda il mister Wilson, poi guarda te, fa cenno di sì con la testa. «Sono tutt’orecchi» ti dice. «Lei non potrebbe trovare una persona più motivata di me» gli dici. «In passato ho proseguito i miei allenamenti giorno e notte, nel corso di lunghi anni, e per cosa? Mi si continuava a ripetere che non vi era, nel sottoscritto, al—  —


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cuna predisposizione fisica: non sufficiente potenza, non sufficiente capacità polmonare, non un’agilità bastevole, né tanto meno velocità. E neanche una qualche vera forma di abilità tecnica, era dalla mia. E l’intelligenza di gioco, la sua visione d’assieme, figuravano come due miei notevoli handicap ulteriori. Pur se giudicato stilisticamente inguardabile sotto ogni latitudine e profilo, io mai rinunciai a battermi! E ben per questo, come certamente comprenderà, è la mia motivazione ad avermi salvato, fin qui, dal naufragio. Prima di conoscere lei e il mister Wilson, io mi consideravo essenzialmente una specie di schiappa perduta, un negato totale, ma avevo torto, poiché ora so che dentro di me abita qualcosa che non ti aspetti. Ascoltate, stiamo per assistere a un inaudito spettacolo in più atti di cui la mia metamorfosi costituirà l’apoteosi!» «È interessante» ammette il professor Tannert, «la psicotecnica con la quale il suo io continua fiduciosamente a cercare se stesso.» E, subito, quel mentore straordinario prende un secondo appunto sul suo palmare. Allora anche il mister Wilson inizia a parlarti con una forte sottolineatura di serietà: «Furio, stammi a sentire. Vi sono cavie castoriformi che, nella fase di possesso palla, sono divenute imbattibili. Riescono a comporre una difesa a zona, per esempio, e in alcuni più sporadici casi, sanno attuare la tattica del fuorigioco. Vogliamo parlarne? Con questi miei occhi ho visto moffette che, in proporzione, avrebbero potuto dare filo da torcere ad attaccanti di primissimo rango: da Platini a Maradona, da Ronaldo a Ronaldigno, da Cristiano Ronaldo a Messi, e aggiungi tu, a questa lista, il fuoriclasse che più ti piace.» «Dobbiamo sempre tener presente che stiamo parlando di cavie castoriformi» precisa il professor Tannert, «e in prospettiva, i nostri risultati di laboratorio continuano a cozzare con un’incognita che sarebbe improvvido sottovalutare: noi non sappiamo, cosa realmente vivano le nostre cavie a livello — 2 —


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di sofferenza psichica e fisica, a livello di encefalo e midollo. Pertanto, è doppiamente indispensabile, adesso, divenire crudamente onesti con lei.» Tu rispondi che non ti importa nulla della sensibilità, né del dolore, poiché intendi diventare un campione e basta. «Quando uno è un campione» dici, «tutto il resto fa meno male.» E loro, a quanto pare ti danno ascolto, alla fine, e se proprio non fraintendi ogni cosa, riesci persino a galvanizzarli, rincuorarli, farli rientrare in partita con una rinnovata mentalità vincente: «Io intendo esattamente diventare un campione, se la scienza moderna può consentirlo!» aggiungi in coda al tuo fervorino. «La scienza può tante cose» dice il professor Tannert. «Ma il nostro è un ambito sperimentale, lei sa bene. Vi sono dei rischi potenziali, di qui non si esce, ed è per questo che, ora, ci è indispensabile un’autorizzazione scritta di almeno uno dei suoi consanguinei oltre lei.» «Mio fratello ha giocato per breve tempo nelle giovanili dell’Atalanta» rispondi. «Mio fratello, vale?» «Se è maggiorenne» considera il mister Wilson, «la firma di questo tuo fratello sarebbe sufficiente.» Così fornisci loro l’indirizzo del macaco, e non ti è necessario fare nient’altro. Tuo fratello li prenderà sicuramente per una équipe di dementi all’ultimo stadio. Oppure si metterà in testa di tentare l’esperimento anche lui. No, se lo conosci, il macaco li considererà una semplice équipe di dementi all’ultimo stadio e nient’altro.

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3. Agosto, 23. Allenamento di tipo avanzato. Verifica del tuo attuale grado di abilità calcistica. È la dottoressa Quimandissett, a guidarti nel corso della prova. Lei ha gambe realmente molto sexy, e quando sorride, Dio, riesce a mandarti in orbita di brutto. La dottoressa è una di quelle tipe nei cui confronti avresti voglia di possedere una vera piscina, per offrirla soltanto a lei. Già. Una volta, facesti presente a questa studentessa di Rapagnàno di Fermo che possedevi una piscina, e la invitasti a farti visita dalle tue parti. Non era come una collezione di monete antiche o insetti meravigliosi, ma lei vi cascò ugualmente. Venne a vederla, e portò con sé il bel costume da bagno, un bikini a fantasia floreale. La piscina, una Foppapedretti, l’avevi gonfiata sul retro del giardino, a casa dei tuoi, e quando Diamanda si rese conto che qualcosa non andava, ti disse «Ma questa, Furio, è una vasca gonfiabile per bambini! Onestamente, accipicchia, essa non è affatto la “vasta vasca azzurra” di cui mi avevi parlato.» «Non è solo per bambini: è abbastanza grande da contenere tranquillamente due adulti, se ci si stringe un poco. E comunque, cara Diamanda, l’ho noleggiata e gonfiata esplicitamente per te.» «Stai cercando di dirmi che mi hai fatto venire fin quag— 4 —


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giù, e non possiedi nemmeno per l’anticamera del cervello una vera piscina?» «Cioè» replicasti, «io speravo davvero che tra noi potesse nascere qualcosa, a prescindere dalle dimensioni della piscina.» «No, Furio, sei caduto in un marchiano errore. E ben per questo ti dico: riaccompàgnami a Rapagnàno. Immediatamente. O lo fai tu, o chiamo un taxi – guarda porca puttana te lo giuro – a tue spese!» Poiché avevi dato fondo a ogni budget affittando la dannata vasca gonfiabile Foppapedretti, non obiettasti nulla. Riconducesti Diamanda alla casa dei suoi genitori, e lei si guardò bene dal lasciarti credere che vi sareste rivisti prima di aver completato gli studi universitari. Scommetti che la dottoressa Quimandissett non sarebbe tipo da offendersi a morte, qualora non trovasse la piscina; lo stesso, non oseresti mai chiederle di uscire, correre il rischio di rovinare tutto ciò per cui hai lavorato fin qui: l’esperimento.

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Il ringraziamento  

Incipit del libro

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