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I 1

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gela Punta Sa Noi (m 986 ore 0.45 totali ore 2.15). Dalla Punta Sa Noi,

fianco SE si contoma per tomare a valle (ore 0.30 - totali ore I . I 5

recinzione, si raggiunge in breve il Monte Acqua Piccinna m 1010 (ore

Mitziri - Cuccurdoni Mannu

lungo i1 crinale marcato dalla 0.15 - totali 2.30).

-

Sentiero C: S'Ega Bogas

Cui de

Loc. di partenza e quota: Sorgente di

gue quindi atlra\-erso tratti di bosco, giovani rimboschimenti e sugherete verso la zona archeologica di Mazzani m4 prima di giungervi si devia in direzione W fino alla 'i,etta di Cuccurdoni Mannu(m911 - ore 1.20 -totali2.10).

S'Ega Bogasm298

Sentiero Bz Ponte sul Rio Leni -

Punti intermedi: Cui de Mitziri (m

Cuccuru Mannu Loc. di partenzae quota'. Ponte su1 rio Leni m 305 Arrivo: Cuccuru Mannu m 59 5

500)

Dislivello: m 290 Lunghezza percorso : km 4 Tempo di percorrenza: ore 1 . 1 5 Caratteristiche: il percorso si svolge da anello toccando la cima panoramica del Cuccuru Mannu srL sentiero ripristinato dall'AFDRS. Descrizione del percorso: Dal ponte m 305 sul Rio Leni, riconoscibile per l'attigua presenza di un vecchio Ponte crollato, si sale lungo il versante settentrionale del Cuccuru Mannu la cut cima si raggiunge in ore 0.45 ed il cui

Arrivo: M. Acqua Piccinna Dislivello: m 613

(m9ll)

Conclusioni Come si sarĂ  potuto notare da questa

breve descrizione l'interesse

Lunghezza percorso : km 5. 5 Tempo di percorrenza: ore2.l0 Caratteristiche: il percorso si svolge su sentieri ripristinati dall'AFDRS e su

selvicolturale, paesaggistico e storico di questa foresta è particolarmente si-

un tratto di pista forestale, con viste panoramiche durante la gran Parte delf itinerario visto che lavegetazione, specie nel secondo tratto è estre-

complessi, a nostro al'r,ziso si devono affrontare con uno studio sistematico, una gestione attenta e una program-

mamente bassa. Descrizione del percorso: alla sorgente di S'Ega Bogas si imbocca il sentiero all'interno del bosco e si guadagna

forestale.

quota fino alla sorgente di Cui de 500 m - ore 0.50) Si prose-

Mitziri (m

gnificativo.

I problemi, che sono ancora molti

mazione generale per

il

e

settore

Non bisogna poi dimenticare che la foresta demaniale Montimannu e quelle Marganai e Gutturu Pala saranno il cuore delfufttro Parco del Linas.


di Milena Zanel

V e dur c a,z,i one arrrb i ental e Sensibihzzazione al rispetto e alla tutela della natura come insegnamento di base nella vita del bambino.

tutela dell'ambiente rappreun problema di notevole rllev anza in quanto richiede risposte concertate e globali che sono difficili da organizzare e gestire:

T

a

I-lsenta

§

infatti vi è la necessità di una ridefinizione complessiva dei modelli culturali e di sviluppo comunemente accettati, per potenziare e favorire lo sviluppo di diverse strategie, individuare nuovi percorsi e sensibilizzare culturalmente, anche tramite il coinvolgimento

altri attori. Partendo da una riflessione dell'importanza che l'ambiente e la natura hanno nella vita dell'uomo, ci si accorge, purtroppo, che i momenti di contatto diretto diventano troppo spesso occasiona-

li, in quanto non vi si presta l'attenzione dor,uta. È per questo che dovrebbero essere sollecitati, fin dalla più tenera età, i momenti di incontro e di esplorazione del

bambino nel mondo che lo circonda, per diffondere una nuova cultura sempre più orientata in

rite in un discorso più ampio che è quello dell'E ducazione ambienta-

lo di insegnare al bambino, visto come persona, a concepire I'am-

le.

senso ecologico. Infatti questa risorsa naturale vie-

Un intervento sporadico e occasionale di sensibilizzazione alla tematica ambientale, è privo di efficacia se non è supportatÒ da un'attività sistematica e continua concernente l' edtcazione alla conoscenza dell'ambiente, al rispetto della natura e agli interventi in materia di protezione e tutela del patrimonio naturale. Allabase di un intervento adeguato in campo ambientale è l'educazione, anche scolastica. Compito della scuola deve essere quel-

biente come sistemanaturale e culturale insieme, come complesso di

ne spesso sottovalutata e dimenticata, impedendo il formarsi di relazioni adeguate e coscienti di rispetto e di salvaguardia del bene "natt)ra". Uambiente assume una valenza significativa se vienepresentato come libro di lethrra: manifestazioni quali "La festa degli alberi" o "IJn albero per amiss" dovrebbero assumere un'accezione costruttiva, laddove queste attività non siano isolate, ma inse-

elementi fragili. Non a caso l'ecologia pone primariamente l'accento sul concetto di sistema, concetto che implica dinamismo costante, mutamento reciproco,

equilibrio

instabile, perché frutto di continui mutamenti, rotfure e adattamenti.

Occorre stimolare e favorire la partecipazione sociale (dei bambini, ma non escludendo gli adulti con il ruolo di guida) che è il prerequisito per 1o sviluppo di una responsabile coscienza ecolo-


e alla collab orazione. Incentivare

scerza: non serr-e rm sapere astrat-

favorire la partecipazione socia-

to, la pura contemplazione del

le, significa, dunque, indirettamen-

te ma efficacemente stimolare la

"vero" o del -bene": ma serve una fattiva dimensione di impegno, in

gica. Non ci deve essere una campagna o un'educazione volta sem-

e

plicemente a polre l'accento sulle

bellezze dell'ambiente

o

a

evidenziare il lato romantico e idealizzato della natura; il tema ecologico andrebbe correttamente inquadrato in un contesto più ampio e complesso. È necessario, per lo sviluppo di una coscienza critica nel bambino, presentare la natura come essa

è realmente: come un elemento

ricco di risorse ma fragile, che necessita di essere tutelato e protetto. Questo è uno stimolo per il bambino, che si ritrova ad essere il protagonista di un processo di rivaTt;l:azione e di difesa del territorio in cui vive, facendo egli stesso parte del precario equilibrio. In realtà ciò che conta è lo stimo-

lo alla partecipazione sociale; all'interno di una campagna o una manifestazione concepita in questo senso, la tematica ecologica sarebbe chiaramente presente. Ora, parteci pazione sociale significa adeguata informazione, tendenza alTa maturazione di un responsabile giudizio critico individuale e disponibilità al confronto

Ì--:i

!".f

coscienza ecologica.

cui le conoscenze sono attiv ate, al

Nei programmi didattici per la Scuola Elementare del 1985, la fi-

fine di trasformare e migliorare

nalità generale dell'insegnamen-

Gli insegnanti. sentendo questa esigenza. hanno colto f invito ad impostare la loro azione didattica tenendo nel debito conto la forte capacità di coinvolgimento

to delle scienze nella scuola di base è quella di far acquisire capacità di riflessione e di giudizio nei confronti del mondo, ed aiutare il bambino a capire "la dignità e l'trnportanza del corretto rapporto con la natùra, dell'ecologia, come scelta complessiva di vita e di pensiero. È questo l'obiettivo che vorremmo chiamare dell'equilibrio attivo fra 11 soggetto, i suoi simili, il mondo". In quest'ottica l'educazione ambientale, si propone come obiettivo fondamentale, "lo sviluppo di atteggiamenti di base nei confronti del mondo, come la motivazione all'osservazione e alla scoperta, il rispetto consapevole per l'ambiente, lo sviluppo di un rapporto sempre più stretto e articolato tra 1l fare e 7l pensare". Collegando il pensare al fare, si afferma la positività della cono-

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1'ambiente.

che hanno le manifestazioni culturali a carattere ambientale, par-

tendo comunque sempre sia da una ricognizione delle conoscenze possedute dai bambini da ef-

fettuarsi attraverso esperienze guidate di gioco e di esplorazione e finalizzate alla costituzione di unpatrimonio comune di gruppo, sia considerando nella progr ammazione le curio sità intellettuali del bambino: in questo modo si potenzierà il livello di interesse dell'alunno (in quanto direttamente e quotidianamente coinvolto), che si sentirà, di conseguenza, il protagonista di questa esplorazione fnalizzata alla tutela della natura.


di Fiorenzo Caterini

I1 "riso sardonico" "In quell'atto d'un cotal suo riso sardonico ridendo" OMERO: Odissea. iso sardonico, owero il ghigno I\sprezzante sul volto di Ulisse,

D

raccontato da Omero. Non è dato sapere se intendesse per sardonico riferirsi al luogo geografico, o semplicemente, e probabilmente, riferirsi ad

una radice etimologica oscura. Si sa che fu uno storico romano del II secolo D.C., Pausania, a poffe in relazione la frase omerica con la descrizione di Timeo, autorevole fonte classica del tempo dei punici, quindi intorno al VI secolo Avanti Cristo, che lllarran/a di una pianta diffirsa in Sardegna, capace di procurare la morte in modo dalrrero singolare, con spa-

smi al volto e affanno respiratorio, un ghigno aperto a tutti

i denti nella

lunga agonia.

La descrizione di questa pianta, un apiastro simile appunto al sedano selvatico, è una delle più antiche riguardanti la Sardegna. Un modo singolare per enffare nella storia. A questo proposito, è curioso notare come le fonti classiche, in specie quelle romane, riportano della Sardegna dell'epoca, e della sue genti. partico-

lari per loro inconsueti, che a noi paiono marginali, mentre tacciono sugli aspetti maggiormente caratteizzanti la civiltà sarda. Oltre alla curiosità maniacale per

Scauro, loro governatore a grandis-

simo furfante, si impietosamente contro

i

scagliò costumi

e

l'inimicizia dei sardi verso Roma. Nè i rapporti tra Roma e la Sardegna potevano essere diversi nella loro storia: I'urbe che contava un milione di abitanti sfaccendati si nutriva molto del grano sardo. I1 pregiudizio giungerà fino a Virgilio, che farà esclamare al pastore Tirsi (una radice etimologica molto comune in Sardegna) "che io possa sembrarti più amaro delle erbe Sardonie!". Invece Solino, del III secolo, parla di due tipici veleni sardi, l'uno prodotto da un ragno, chiamato "Solifuga", perchè pare rifugiasse il sole, da individuare evidentemente con la temuquesta erba sardonia che cresce lungo i corsi d'acqua e che, a chi la ingerisce, fa allargare la bocca in un riso ignaro e sembra che muoia felice. A questo proposito altre fonti citano

ta argia, I'altro prodotto da

una usanza comune in Sardegna e presso altre popolazioni barbare, ossia di gettare i vecchi e gli inetti da unarupe: in Sardegnaprima del tempo ingerivano la nostra erba per affrontare la condanna col riso sprezzante in volto: Bei tempi: risolto

il

i romani ebbero particolare versione per la mastruca, la veste di pelli di capra dei'sardi pelliti, che abitavano i cosiddetti Monti Insani, la roccaforte

problema pensioni. Altre fonti ancora rilevano 1'assenza della vipera in Sardegna; al suo posto, a compensare il fatto positivo, lascio immaginare al lettore cosa tro-

della barbaria sarda, dove essi si nutrivano di formaggio e carne e abitavano in spelonche sotterranee. La mastruca sarda per i romani rendeva gli uomini simili agli animali, e veniva presa a simbolo di inciviltà. Non una parola sulle evidenti e originali costruzioni nuragiche, che pure dovevano conoscere molto bene... A proposito della mastruca, celebri rimasero gli strali processuali di Cicerone, il grande a\.vocato, che nel processo intentato dai sardi contro

vassero di velenoso. Così, il mistero di questa risata sprezzante e di scherno, ma anche scellerata e folle, finanche una riso amaro, tristemente ironico, ci accompagnerà, come sardi, per futta la storia an-

questa risata funesta,

tica. Questo sedano selvatico, o ramrncolo secondo altre fonti, esiste per dawe-

ro.

Le fonti classiche confondono due effetti simili, tanto che

essenze con

per erba sardonia verrà identificato

il "Ranuculus Scellerafus", rara pianta simile al prezzemolo, localizzata nei fossati e nei luoghi umidi, in grado di paralizzare i centri nervosi e portare alla morte in pochi giorni. Probabilmente I'erba sardonia delle fonti classiche è la "Oenante Crocata", in vemacolo "Apiu areste",

"Latt Cuaddinu o de Arriu", "Turgusone", "Elva Sardonia".

Un'umbrellifera simile al sedano selvatico, fortemente tossica, producente, se ingerita, scambiata per sedano selvatico, dolori intensi al ventre, paralisi nervosa con affanno e spasmi, con contrazione del volto. Ecco dunque il ghigno.

Il

veleno, estratto dai grossi tuberi,

veniva usato dai pescatori di frodo per paralizzare le trote dei corsi d'acqu4 nei pressi dei quali è diftsa in tutra la Sardegna, isole parasarde coryrcse, ed inoltre in Corsica e poche altrre località insulari e peninsulari del Me-

diterraneo. Essa è dawero la più velenosa tra le

piante della specie: contiere il fir cipio attivo eq16fss5ina, simile alla cicutina della temibile cicuta" anch'essa presente in Sardepa. Da questa pianta dunque la nomea per i sardi di ridanciani cattivi, o di

autoironici. A prescindere dalla botanica, si avrebbe motivo di essere l'uno e l'altro. Tlrtto sommato questa prerogativa, di andare sino in fondo con una risata che ogauno interpreta come luole, ci piace anche.

Ora

i tempi sono cambiati, ringrail cielo: non veniamo più ri-

ziando

cordati per

i

nostri veleni, per la

mastruca, per il banditismo, per la malaia e quant'altro. Adesso ci ricordano, e ci ricorderanno, per le nostre ineguagliabili coste sgombre dal cemento, per il nostro moderno ed efficiente sistema di parchi regionali, per la sapienza con la quale gestiamo il nostro prezioso territorio. "In quell'atto d'un cotal suo riso sardonico ridendo",


di Marco Melis

La statura. dei Sardi Gli abitanti della Sardegna sono stati da sempre considerati di bassa statura, ma dauno studio condotto dalla Sezione di Scienze Antropologiche dell'Università di Cagliari si rileva che non è sempre stato cosÌ.

/^'t li abitanti della Sardegna Urono stati da sempre considerati bassi di statura, ma da uno studio condotto dalla Sezione di Scienze Antropologiche dell'Università di Cagliari si rileva che non è sempre stato così, e come inoltre le nuove generazioni si awicinino alla statura media nazionale. Con il termine di secular trend si indica un'accelerazione nei processi dello sviluppo fisico e nel conseguimento di maggiori dimensioni corporee nell'età adulta. fenomeno del secular trend in Europa parte dalla seconda metà

Il

dell'Ottocento, e coinvolge altri paesi come il Giappone ed altri paesi con popolazioni di origine europea. Il secular trend non è un fenomeno

rilevabile universalmente, infatti non è stato riportato per diversi paesi sottosviluppati od in via di sviluppo ; inoltre in diverse popolazioni indiane, africane, e dell'Ame-

rica latina è stato notato un trend negativo, cioè la statura tende al contrario a diminuire. nei processi dello fisico e nel conseguimento sviluppo di maggiori dimensioni corporee all'età adulta è un fenomeno documentato anche nella nostra Isola dalle ricerche della Sezione di Scienze Antropologiche del Dipartimento di Biologia Sperimentale dell'Università di Cagliari. Nella

Ll accelerazione

stessa Sezione è stato anche

condotto uno studio atto a stabilire la statura delle popolazioni sarde dal Neolitico (4.000 a.C.) al

periodo Nuragico( I 600-5 3 5) misurando le ossa lunghe provenienti da scavi archeologici, inoltre la statura dei coscritti delle diverse classi sino alla leva del 1990.

La statura, che era di 165 cm nell'età nuragica, subisce una notevole diminuzione nei secoli successivi, probabilmente a causa del

I'endogamia (matrimonio

alf interno dello stesso gruppo, in questo caso stesso paese) , della malarra, da difficili condizioni economiche, da carestie e pestilenze che hanno flagellato la nostra Isola in ogni tempo. Da segnalare che se nel periodo romano la popolazione era stimata a ci-lca 300.000 individui, nel 1485 era scesa a circa 150.000 abitanti per aumentare regolarmente dal 1800 in poi. Da uno studio compiuto sui ventenni nati tra il 1859 ed il 1863, si rileva una media staturale di 161,9

cm (maggiore a Sassari e minore a Cagliari) per cui i Sardi appaiono i più bassi d'Italia. Da uno studio analogo apparc che i ventenni nati nella classe 1918 hanno la stessa statura media, mentre è evidente un aumento per i ventenni del 1930'32 nei quali la media calcolata è di 163,3 cm (maggiore a Sassari, intermedia ad Oristano e minore a

Cagliari). Questi nuovi valori fanno salire la Sardegna al penultimo posto tra le regioni italiane, essendo l'ultimo posto ora preso dalla Basilicata. Successivamente, con l'eradicazione della malaria awenuta nel 1949-'50 ad opera della fondazione Rockfeller,

migliorate le condizioni igienicosanitarie, l'alimentazione, le condizioni socio-economiche, la statura inizia un aumento continuo ma lento '. 167,9 cm per le classi 1955-'58, 168,3 cm per i l7-19 enni della visita militare del 1983'84, awicinandosi alla media staturale italiana (intorno ai 169,5 cm), presentando i valori maggiori sempre a Sassari, ma solo di poco rispetto a Cagliari ed i valori minori a Nuoro. Mancano per il momento analoghe statistiche per il sesso femminile, ma da recenti indagini appare che le quindicenni athrali hanno una statura media di 157 cm, per cui la differenza sessuale sarebbe di circa

I

cm.

Media della statura (cm) nei maschi sardi dalla protostoria (ricavata dalle ossa lunghe) ai giorni nostri.


di Antonello Molinu e Maria Grazia Calvisi

La costa della discordl.a. Lo sviluppo economico legato all'utilizzo dell'ambiente divide politici ed amministratori: la storia della Costa Smeralda ed il futuro progetto del Master Plan I f}.

partire dalla nascita della Costa Smeralda avviata nei primi anni sessanta, cui ha fatto seguito un notevole sviluppo turistico, si è innescato

un processo morboso

di

cementificazione estesosi a macchia d'olio all'intera costa settentrionale

dell'isola, interessando in misura minore anche le coste con la stessa confinanti e ricomprendendo in taluni casi l' immediato entroterra.

Tale processo sostanziandosi in una emulazione ibrida di villaggi e singo-

le costruzioni, finalizzati tutti

all'acquisizione dello status di "proprietario della casa almare", nonché ad una facile speculazione edilizia che

garantisca altrettanti facili guadagni. Il tutto in nome della creazione del tanto ambìto posto di lavoro, che in un momento di crisi quale è quello attuale costituisce certamente 1o strumento principale su cui fanno leva gli imprenditori "stranieri" al fine di ottenere le concessioni e le deroghe necessarie alla realizzazione degli insediamenti costieri. La cultura della seconda casa, così impostata si rivela particolarmente pericolosa, soprattutto alla luce del fatto che le promesse occupazionali rischiano di rivelarsi mere illusioni. Il processo di crescita fondato esclusivamente sulf industria edilizia è destinato irimediabilmente a non reggere nel tempo. Esso costituirebbe solo una soluzione temporanea al problema occupazionale e che a lungo andare si ritorcerebbe inevitabilmente contro la stessa economia della Sardegna. Nonbisogna dimenticare infatti che il turismo, che costituisce fonte di sostentamento per molti operatori nel settore è strettamente legato allebellezze

naturali delf isola, molte delle quali

solo la tipicità e l'unicità di determinati prodotti, quali per es. quelli provenienti dalf industria alimentare e da quella artigianale, ma soprathrtto i beni

culturali e gli stessi beni ambientali. Questi in modo particolare dowebbero poter essere utilizzati senza essere alter ati, nè tantomeno esauriti. Cementificare gli ultimi ambienti ancora incontaminati, di questa impareggiabile costa, signifi cherebbe ipotecare il futuro nostro e dei nostri figli. Necessita dunque una seria e concreta azione di tutela e salvaguardia che conduca nel più breve tempo possibile ad una programmazione regionale sul ter-

ritorio, inteso come una risorsa

irriproduc ibi I e. da utilizzare in mani e-

ra tazionale e non come fonte

isola devono necessariamente viaggiare su binari paralleli, entrambi proiet-

consumistica. Andrebbe pertanto disposto uno studio interdisciplinare, serio ed autorevole, sull'athrale stato di salute delle coste sarde, un check-up preventivo che arresti il processo di disgregazione del nostro territorio e l'annientamento dei più importanti valori riconducibili al significato di ambiente, nonche la svendita del nostro patrimonio

tati al raggiungimento di un giusto

naturalistico.

equilibrio tra benessere e qualità della vita. A tal fine è necessario valoizzarenon

costituiscono indubbiamente uno sbarramento alla speculazione edilizia, ma

ancora incontaminate. La deturpazione delle stesse farebbe, nel lungo termine, venir meno f interesse dei turisti a visitare l'isola con conseguerìze damose per l'economia esistente.

Sviluppo economico

e

tutela dell'am-

biente, sono vettori che nella nostra

I piani Territoriali

Paesistici (P.T.P.)

le loro maglie sono "ad ampiezza di mattone", e ciò consente a "certi costruttori" di prepararsi a saccheggiare la Sardegna per l'ennesima volta. Infatti pur ponendo la legge dei vinco-

li di inedificabilità

assoluta entro la fascia costiera dei 300 m. dal mare, gli stessi possono essere rimossi mediante la concessione da parte della Regione di deroghe, subordinate ad interessi regionali diretti alla realìz.zazione di infrastruth.re turistico-alber-

ghiere. Quest'ultimo costituisce l'escamotage principale per aggirare 1'ostacolo normativo.

Di fatto dunque la legge non garantidefinitiva di Liscia Ruja, Razza di Juncu o Capo Ceraso, nè di quelle che in futuro saranno oggetto di mire espansionistiche da parte degli stranieri. Il rischio che si corre è chelarealizzasce una salvaguardia

zione di uno solo di tali progetti, quale il Master Plan, non sono altro che l'equivalente di speculazione edilizia che sarà l'epicentro di un movimento tellurico costituito da colate di cemento destinate col tempo a sonìmergere I'intera isola. Occorre evitarcla creazione di un precedente che legittimi chiunque intende effettuare investimenti, a venire in Sardegna e continuare l'opera di di-


struzione. Se la Sheraton ottiene la deroga, altri gruppi acquisteranno eguale diritto. C-è il rischio che per poter salvagtartali zone dalla voracita dei satrapi del cemento si cada nel paradosso di dover fare i processi alle intenzioni' I 840 lon di costa: un isola con un Pa-

dare

trimonio inestimabile, che appartiene per il suo valore all'intera umanità, e che il destino ha affidato alla responsabiltà dei Sardi. Un bene che va capitalizzato e valorizzato con lungimiranza e parsimonia non usato come un qualsiasi prodotto di mercato da sfruttare e consumare.

L]rt'area da tutelare I1

territorio conosciuto con l'appella-

tivo di "Costa Smeralda", divenuto oramai ridondante, ha un'estensione di circa lOmila ettari ed in passato era popolato darurmigliaio di indigeni che vivevano in piccole case simili tra loro, i caratteristici stazzigalluresi, e sparpagliale su tutto il territorio. Il nome òriginario di "Monti di Mola" pare sia dovuto all'esistenza, nel frontale roccioso del "Pevero", di una cava di ardesia che veniva sfruttata in epoca romana. Questo territorio viene a sua volta di-

viso in "Monti di Mola di dentro" e "Monti di Mola di fuori", un distin-

"Romazzino" da rosmarino,

una piccola insenatura del mare ben celatà ed al riparo dai venti, oramai, ahimè, letteralmente scomparsa sotto metri cubi di cemento; "Monte Moro", ieri punto di al'r,ristamento delle navi saraòene ed oggi vedetta antincendio, che inizia ad incrinarsi sotto i ripetuti e voraci assalti dell'imprenditoria edile; "Iscia di Vacca" (oggi Liscia), Ia località dove venivano imbarcati i bovini di contrabbando diretti in Corsica tantissimi altri che sarebbero degni di nota ma lo spazio non lo consente. Tutte le località suddette rientrano nel comune di Arzachena che alla fine degli anni cinquanta, per uscire da una iituazione economica non proprio fiorente, aveva puntato sull'irrigazione delle sue terre e sull'agricoltura. Per cui con pertinace insistenza veniva richiesta, a gran voce, una diga sul "Liscia". Iiautore delf iniziativa fu l'onorevole Giovanni Filigheddu che con l'aiuto dell'allora presidente del Consiglio dei

riferisce alle minute capre ivi venivano allevate, mentre per altri fa riferimento alla suggestiva costa di questa

finanziare l'opera dalla Cassa per il Mezzogiomo. Al tempo era presidelte dellà Cassa il Professor Gabriele

"Ijlnfarru" (l'inferno), solo il nome è tutto un progralnma, scherzi a parte

rendersi conto personalmente delle reali oossibilità di utilizzo del bacino. Durahte il soggiomo ebbe modo di visitare le località oggi famose e rinomate in tutto il mondo e in quest'occasione suggerì al suo compagno, Giovanni Filigheddu, di puntare tutto sul turismo e non sull'agricoltura. Poco tempo dopo iniziarono a sbarca-

guo per suddividere la parte più interna che volge lo sguardo alla Corsica,

"abbordabile" che rivollò sguàrdo al fascinoso calcare di

da quella più

ge

Tavolara.

Una caratteristica di questa zona è l'tsanza di indicare, ogni singola località o casolare che sia, con un nome

proprio che faccia riferimento ad un lattò specifico, ad una vicenda, ad una circoslanza o ad un aneddoto. Molti di questi nomi si sono conservati inalteràti, altri col tempo hanno subìto degli storpiamenti, mentre alcuni sono stati, con malcelato gusto e fuor di luogo, sostituiti dagli "stranieri", come è Juccesso ad esempio per le località di "Tre Monti e Battistoni" denominate, oggi, "Baja Sardinia". Rimanendo in tema di toponomastica locale, ricca di

evocazioni e significato, possiamo rammentare i seguenti toPonomi:

"Capriccioli", che secondo taluni si

località, una sorta di "capriccio";

trattasi di una zona ricoperta di massi dalle forme più ineali alle quali fa da "squisito" contorno una vegetazione

lussureggiante; "Porto Ceryo" uno straordinàrio "rias", prima delle colate di cemento, che ricorda i palchi del cervo; "Poltu Cuatu" (Porto Nascosto),

Ministri Antonio Segni, riuscì a far

Pescatore che arrivò ad Arzachena per

re i primi "invasori", cominciò il presidente della Banca Europea degli Investimenti, un certo Myller, che su indicazione di Pescatore visitò questa località acquistando, prima di partire, del terreno pèr farsi la casa. La sua villa,

in pro§simità della sPiaggia

di

quanto pare la prima costruzione della Costa (chissà

"Capriccioli",

è stata a

perchè noi indigeni arriviamo sempre

iecondi, terzi, q.oarti o non arriviamo mail). Lo stesso Myller, pochi giorni dopo la sua partenza dalla nostra terra, informò il signor Filigheddu del suo rientro in Sardegna con al seguito un codazzo di amici influenti.Tra questi vi era Karim Agha Khan, il miliardario Guiness, re inglese della birra, la principessa Ra dzwlll, cognata del Preiidente Keruredy e l'editore Thompson. Era il 1961 e la loro visita segnò il lancio (o forse l'inizio della fine?) della costa arzachenese che si estende dal Golfo di Cugnana sino in prossimità di Capo D'Orso, circa 90 Km. di costa di unò splendore unico. Thnt'è che tutti gli "stranieri" presero accordi per acòaparrarsi una fetta della "torta" de-

nominata "Costa Smeralda". Il principe Karim, in modo Particolare, venùto per acquistare ttn fazzoletto di terra per costruirsi la villa residenziale, finì per acquistare una moltitudine di ettari di terreno. Pare che allora il costo di un ettaro di terrreno fosse di unmilione di lire, ma molti proprieta-

ri

se

ne sbarazzarono per molto meno;

pensi alpr.ezzo odierno che in alcuni casi raggiunge e supera il milione si


al metro quadro. Da questo momento

ebbe inizio "la corsa all'oro verde". Pensate che il signor Granelli, padrone della San Pellegrino, acquistò gran parte di Porto Cervo per 13 milioni e mezzo e l'isola di Mortorio (circa 50 ettari) per 3 milioni e mezzo; ma pochi mesi dopo rivendette gli stessi terreni adAgha Khan per la non indifferente somma di un miliardo emezzo. Fu così che iniziarono aprendere corpo i sogni faraonici del principe, che inizialmente pare comprendessero un insediamento da 40 milioni di metri cubi. Nel l9T2laPiegione concede ad

Agha Khan la possibilità di edihcare 5,5 milioni di metri cubi, ed ecco partorito il famigerato Master Plan. Nel 1977 1l decreto Soddu, che stabilisce criteri edificatori più restrittivi, costringe il Comune di Arzachena ad adeguarsi per cui i metri cubi scendono a 4,5 milioni. Dopo una tregua di qualche anno

Karim torna all'attacco, siamo nel 1989 e la Regione vara i Piani Territoriali Paesistici (PT.P.). E'nel 1994 che si arriva all'accordo che prevede i 2

milioni di metri cubi.

proprietà alberghiere del gruppo. La pianificazione edilizia di questo tratto di costa awerrà sempre atftaverso il Master Plan, ossia un piano urba-

nistico che prevede tuttora la razionalizzazione e 1o sviluppo in tre poli della Costa Smeral da. La trattativa sull'accordo di programma furevisto dalla legge urbanistica regionale) si era bloccata ad un'intesa col comune di Olbia sullabase di 555 milametri cubi darealizzarcaRazza di Juncu, mentre con il Comune di Arzachena, come già detto, c'era stato un accordo sui restanti 2 milioni di metri cubi da realizzare da Liscia Ruja a Porto Cervo. Sembrerebbe che olhe 600 mila metri cubi del totale siano previsti nella fascia dei 300 metri. Il resto è storia nota.

Costa Srneralda 'oultirna spiaggia... ! " Immaginate un territorio dove terra, in un connubio perfetto, sopraftutto mare, tanto e limpido. Un piccolo eden dove i giomi scorrono tranquilli dedicandosi

mare ed aria si integrano

allo snorkeling lungo la

gallurese. Ettari di proprieta della Ciga Immobiliare Sardegna (CIS) il cui capitale è detenuto per il 5lo/o al Gruppo

in mezzo ad una vegetazione ancora

ITT Sheraton (Americano) e per il

49oA dalGruppo Agha Khan athaver-

so la Fimpar, la società che insieme con la "Ciga Hotel" gestisce tutte le

III

N.O. Labiadori - F'L69

torio costiero, dalla morfologia

a

"rias", estremamente suggestivo per

l'aspetto selvaggio del suo granito, per la fitta lussureggiante macchia mediterranea, per le scogliere interroffe da insenature che celano spiagge bianche lambite da specchi d'acqua da sogno caribico. La veduta complessiva di questo luogo è da cartolina, toglie il fiato anche al visitatore più pigro e frettoloso. Un zurro profondo, fondali limpidi da in-

costa

fanno da comice delle bellissime e compatte distese di macchia mediterranea in piena evoluzione. A largo iso-

su splendide spiagge, con passeggiate

le ed isolotti di una bellezza

integra e selvaggia o in barca navigando per scoprire i segreti di un piccolo arcipelago. Un panorama ancora tra i

irriproducibile. Un'esplosione di colori e profumi, una terra dove futto conserva ancora un po' del sapore della scoperta. Decisamente è questo il tratto

più belli dell'isola, senza dubbio la

*{:::: -';ìt}"q"ry-a

.*

3

S.E.

canto, spiagge di sabbia finissima a cui

incontaminata ma anche rilassandosi

.],'

III

S.Pantaleo) scorre una fascia di terri-

mare che va dal verde smeraldo all'az-

allapesca, alle immersioni subacquee,

Attualmente restano circa 2400 ellari di territorio incontaminato dell'Eden

meta più famosa per tutti coloro che amano il mare, stiamo per entrare nella zona più acerba della tanto decantata Costa Smeralda. Lescursione che viene proposta luol far riflettere il visitatore su una realtà vaiegata e complessa che racchiude ancora una natura aspra, tutta da riscoprire ma soprattutto da tutelare. I tratti più selvaggi e seducenti di questa costa situata all'estremo Nord Est della Sardegna, strano ma vero, sono ancora intatti. Tra il Golfo di Cucagna ed il Golfo Pero (Carte I.G.M. F" 169

",

;{l'':


più selvaggio e sorprendente della riiromata CòÉta Smeralda. Nonper niente è anche la striscia di litorale oggetto del desiderio di speculatori di ogni risma.

Procedendo da Nord a Sud, lungo un'ipotetica linea che congiunge i due Golfi sopra menzionati, troviamo la piccola spiaggia di Porto Paglia sem-

b.e stracolma di Posidonia

e

èontomiata da numerosi ginepri fenici. Prosezuendo a fil di costa si arriva alla spiagEia del Pero (Pevero),che prendè il nome dal golfo omonimo, oltre si raggiunge Porto Nibani, una stupenda-cala naturale che volge lo sguardo a NE verso le stuPende Isole Nibani, di grandissimo interesse naturalistico. AlÉ spalle si erge il promontorio di M.te Zoppu (mt. 139), dalla cui som-

mità si può ammirare un quadro iperrealisa. Quest'ambiente

è

I'unico

di questa costa dove le dune, tutt'oggi, si spingono sino all'entroterra, inparticdlaré sul versante del Pevero' Tutta la zona intorno a M.te Zoppu è cosparsa di ginepri, di cui si conta"no esemnlari secolari. ln direzione della vetta ii distende una stupenda ed incomparabile macchia mediterranea costituita da corbezzolo, mirto, cisto rosso, cisto marino, calicotome ed esemplari di ginepro coccolone. Testimoniaxza del-ia piaga del fuoco, ricordo ormai

lontano, numerosi relitti di ginepro. Gran parte di questo promontorio si presenta di non facile accesso e divenia pressochè impenetrabile in prossimiià delle localftà di "Li Muntareddi" e del "Canale delle Galere". Qui la vesetazione. rappresentata anche da

teéi, e rimasta piessochè intatta dopo

l'abbandono di questa zona daPatte di pastori e carbonai. l-lunica testimonianzamuta della loro presenza è raffigurata da qualche stazzo,simbolo di uia cultura persa che non ha lasciato eredi. Pochi stazzi spatpagliati, rimasti lì ed ai quali il tempo ha annerito i muri di grànito. Lo slazzo gallures-e

e, si racconta, che le loro ossa furono

sparpagliate qua e là in alcuni punti

dèll'isola. paré che qualche resto si tro'

vi ancora oggi. Situata aNE risPetto a Soffi e Le Camere l' isola, di una bellezza raggJardevole, oflre al visitatore panorami meravigliosi e variegati. Ricca di scodi affiòranti e di rocce, che nella parie NE raggiungono la ragguardevole altezza dl77 mt.quasi a picco sul mare, è carallerizzata dalla presenza di spe-

cie alofile e xerofile tipiche di un'am-

biente rupicolo costiero. Nella parte settentrionale si presenta assai accidentata ed essendo priva di sentieri, obbliga I'escursionìsta a qualche scalata noi impegnativa ed allettante per le bellissiine rocce lavorate dagli agenti atmosferici; qua e là, appartati, si in-

contrano inoltre olivastri dai rami

intricati. Più facile la visita del settore sud, essendo il percorso meno accidentato, dove ad un certo Punto l'isola si restringe formando una specie-di istmo che Iepara e contraPPone due cale. Quella'di ponente ospita una spiaggi.a dì sabbia,il cui candore è messo in risalto dall'azzurro del mare, mentre la

nosesp€ndo fitinerario lungo costa e-d oltrepassmdo Cala diVolpe ci si addenda nell'altra porzione di territorio veram€nteawkrcente e che compren-

de: Cala Liscia Ruia, il M.te dell'Isola, Cala Pstra Ruia e CalaPtazza di

Jrmcu

Nellaprima cala è situata una bellissima spiaggia estesa,p€_r ctrca mezzo chilo-meÉo, senza dubbio la più frequentata nel periodo estivo. Pregevg-I9

ii promontorio di M.te dell'Iso1a (50 mi.), che si sviluppa tra Liscia Ruia

esemplari di leccio proprio in prossimita àel mare e circondati da una bella e compatta macchia mediterranea. Superato tale promontorio si giungg nella suggestiva Cala Petra Rula, così

chiamatà per le rocce di granito porfirico rosso. Dopo questa cala iniiia 1l tratto olbiese della Costa

e vasta "RazIn questi siti trovanoposizione diverse spiagge, stupende e

Smeralda, con la superba za di Juncu".

solitarie, con retrostanti stagni perenni, alimentati daruscelli che fluiscono dall'entroterra, e presso i quali trovano asilo numerosi uccelli di palude.

Ricordiamo Spiaggia Suaredda

il

particolare nella parte più settentriohale, si offrono alla vista erose ed arrotondate in belle forme dal vento e dall' acqua. Interessante l'avifauna di

verde deciso della vegetazione a

macchia mediterranea che spunta tut t'intorno, contorta dai frequenti venti di mare. Ilimmediato entroterra, che si estende in linea d'aria per circa 3 Km di larghezzadalla cosla e circa 6 Km di lunghezza daN a S, attira l'attenzione,ìn particolare, per l'attuale stadio evolutivo della macchia-foresta che in alcuni siti pare awiarsi verso il climax della leccètta per la presenza, sotto la fitta e protettiva macòhia di corbezzoli, lentisòhi, eriche e filliree, di giovani lecci. Le specie f,rnora dominanti un po' ovunqùe sono l'olivastro ed il gi-

cui si può osservare il Gabbiano reale, il Gabbiano carso, la Berta maggiore, laBertaminore, il Cormorano dal ciuf-

fo e, con un po' di fortuna, il Falco

oescatore.

'Lisola di Soffi si presenta invece con una sagoma pressothè pianeggiante ed un'a\tézzamassima di trenta metri. Gli

scogli affioranti sono più scarsi ma

ancÉe qui si possono ammirare delle belle caiette Che diventano incantevoli inprossimità delle Isole le Camere.

simbolo di povertà ma, soprattutto, di

tegra, con duepiccole spiagge sabbio-

se. quindi inèontriamo la costa di Romazzino (da rosmarino) dove è insediato Portu di Li Coggi, una superba insenatura naturalmente adomaia di spiaggia, dalla candida sabbia, che si affàccia su un mare cristallino.

Segae Capriccioli, dove di fronte a quèsta loéalità si notano le stupende isole di Soffi, Le Camere e Mortorio, quest'ultima è la più interessante da un punto di vista naturalistico. Lo strano nome dell'isola pare sia doluto ad un awenimento storico verificatosi nel tardo medioevo: uno sparuto esercito di Galluresi e Genovesi sorprese in queste acque alcune navi di pirati che sì accingevano ad invadere la vicina costa. Furono tutti catturati ed uccisi

e

Spiaggia Rena-Bianca dove la candida sabbia di queste cale conffasta con

cala di levante, con spiaggia ciottolosa, è cinta da rocce affioranti che, in modo

dignità e frérezza oramai perdute. Proseguendo verso sud si raggiunge

PortiLiccia altro angolo di natura in-

e

Petra Ruia, dove si possono ammlrare

--.

o-.rcù"{dn', .À#ffl3-'


nepro che soprattutto del primo si in-

a cltra del WWF Olbia

confuano esemplari secolari. Degne di nota sono alcune località di

I

questo interessante entroterra e più precisamente S. Giorgio in prossimità di Pta La Banderitta; Lu Paluneddu da cui si gode una vista immensa e più a sud Costa Ruia. Questo territorio è athaversato da diversi corsi d'acqua non perenni. a ca-

rattere torrentizio, che scorrono tra canali ricoperti da un'intricata ed austera macchia e che contribuiscono ad alimentare le micro zoneumide costiere di queste cale; piccoli ma fondamen-

tali ecosistemi naturali tanto ricchi dal punto di vista floro-faunistico quanto delicati e sensibili alle alterazioni ed agli inquinamenti. Ricordiamo il R. Tungu che muore a Cala Liscia Ruia; Vena della Suaredda che forma gli acquitrini retrostanti la

spiaggia omonima; la sorgente

Filaschedda, il F.so La Radditta ed il F.so La Iaccita che raggiungono Razza di Juncu. In questi luoghi l'acqua, le alghe, le piante acquatiche nonchè l'alta concentrazione di insetti, delle

loro larve e di altri invertebrati incoraggiano la presenza di anfibi come l'Ila sarda, ilRospoverde o smeraldino il Discoglosso sardo, nonchè di rettili quali la Testuggine d'acqua e la ed

Natrice viperina, entrambi ottimi nuo-

tatori. Ed arrcora nelle

zone

parastagnali ed inteme si possono os-

servare la Tartartga comune o di Hermann, la rara Testuggine marginata, la Lucertola tirrenica o tiliguerta, la Lucertola campestre del cetti, la Fienarola o luscengola, il Gongilo sardo o tiligugu ed il Colubro comune o biacc o. Tra l' av ifauna la gar zetta, l' airone, l'avocetta, il cavaliere d'Italia, il corrierepiccolo, il fiatino e nellamacchia la pernice; per quanto concerne

rapaci si segnalano

il

i

gheppio, la

poiana ed i più rari falco pellegrino e pescatore. Ijentroterra è anche posto di cinghiali che in cricca arano il terreno in cerca di tuberi e radici, ma numerose sono anche le volpi, le lepri, le martore, e le donnole, di cui sovente si notano le marcature del territorio ma per le loro abitudini prevalentemente nottume si riescono a vedere raramente. Singolari le sagome di alcune cime

rocciose quali M. Pironi (190 mt.), Tegghia Beccu (146 mt.), Pta Petra Bianca (116mt.), Pta della Banderitta (l 48 mt.), P t a d ell e C ap anne (90 mt.), le cui sommità si ergono a dominio

dellamacchia.

Alle estremità del territorio appena descritto si intravede l'incubo del cemento, provocato dal buio dell'ignoranza, che rischia di diventare realtà anche nell'ultima oasi naturale di questo tratto di costa. Una morsa che si stringe inesorabile giorno dopo giorno.

AntonelloMolinu

ralr-rtaeri

del Vfaster Plan

Lapresente ricerca nasce dall'esigenza di fornire elementi di discussione e di conoscenza sul Master Plan, partendo dai dati contenuti nei sottoindicati documenti, certi che uno sviluppo durevole e sostenibile in granparte anche dalle azioni e dalf influenza dell'opinione pubblica. Master Plan Costa Smeralda Cenni Storici, ruolo e prospettive del modello di sviluppo turistico. Settembre 1996 con allegati: 1. Studio di compatibilità paesistico ambientale elaborato dalla GAIA S.a.S. di Padova; 2. Tirrismo, occupazione e sviluppo in Sardegna. I- impatto socio economico del Master Plan Costa Smeralda redatto dal C.S.E. S.r.l. Milano. Dai suddetti documenti si rileva: - Durata del progralnma: 25 ann; - Spesa stimata (valori 1995): 2900 Mld.; - Voiumetria complessiva mc. 2.555.000 di cui il 77oA, pari a mc. 1.969.180, residenziale (n. 1.900 appartamenti e n. 2.000

ville) ed il restante

23Yo, pari a mc.

585.820, alberghiera (n. I I alberghi); - Capacità ricettiva (posti letto a regime): n. 4.000 negli alberghi e n. 16.000 negli appartamenti e ville per un totale di n. 20.000 posti letto; - Percorsi golfistici ha. 347; - Verde privato, residenziale, alberghiero e per servizi: ha 661; - Viabilita, parcheggi, infiastruthre: ha. 48; - Area edificabile: ha. 60; - Sistema de1 verde per fruibilità pubbli-

ca:ha. 1.284; - Una marina in località Razza di Juncu: nessun dato. Si rileva inoltre: - che f investimento turistico medio è pari

a 116 Mld (Mld. 2.900: 25 anni) che incrementato per effetto del moltiplicatore dell'investimento, stimato circa 1,64, dit un valore della produzione pari a 190 Mld. a cui corrisponderebbe la seguente occupazione: settore edilizio n. 1.350 unità; servizi privati (consulenza progethrale e com-

mercio) n. 750 unità; industria manifatturiera n. 450 unità. Si ottiene perciò un totale di occupati pari a n. 2.550 unità e non 2.600 come indicato. - che le presenze e la spesa furistica media stagionale a regime sono stimate: alberghi (n. l1) n. 504.000 preserze (n. 4.000 posti x 180 gg. di stagione x tasso occupazione del7}o6) con una spesa media'giornaliera di r. 600.000 ed una totale di 302 Mld.; residenziale (1.900 appartamenti e 2.000 ville) n. 960.000 presenze (n. I 6.000 posti letto x 180 gg. x33,3oÀ tasso occupazione) con una spesa media giomaliera di [. 500.000 ed una totale di 480 Mld. Ciò premesso, ptx inmancanzadi un quadro articolato delle attività necessarie alla realizzaziore dell'opera in fase di cantiere e di quelle che ne caratterizzeranno 1'esercizio, per quanto attiene 1'occupazione creata dall'investimento furistico si osserya:

1. che

il

costo del lavoro in Sardegna

992) nel settore edilizio era p ai a123,9% del fathrrato netto; che a fronte di n. 3.858 (I

addetti il costo reale è stato pari a 163 Mld. (costo medio pro-capite 42Mil.); che nel

sistema economico regionale abbiamo 5,657 addetti per Mld. di fathrato e 4,03

-

addetti nel sistema economico nazionale. 2. la retibtzione annua medialorda 1994 ricavabile dai dati INPS è risultata: operai

(29Mtl. CA;27,8 Mil.NU;25,8 Mil. OR; 28,6 Mil. SS); impiegati (3a,5 Mil CA; 32,2 MlL NU; 30,6 Mil. OR; 43,7 llll. SS). Ora, poichè per ottenere il costo di un lavoratore e necessario aggiungere sia gli oneri previdenziali ed assistenziali (INPS ed INAIL) a carico del datore di lavoro che il trattamento di fine servizio (TFR) ne consegue che anche in questo caso il costo di un lavoratore (supposto un impiegato ogni25 operai) si attesta intorno ai42MiL. Non si comprende perciò come nel settore edilizio 28 Mld. di retribuziori (23,9Yo di I l6 Mld.) corrispondano a n. 1.350 unità ciascuna delle quali dowebbe costare mediamente meno di 21 Mil. e quindi la metà del costo effettivo come indicato ai punti

I e2cheprecedono. Non disponiamo di dati reali per quanto attiene i servizi privati (750 unità) ed industria manifatturiera (450 unità), osserviamo comunque che il costo di n. 1.200 unità non deve essere inferiore ai 36 Mld. che rapportato alla spesa appare eccessiRelativamente agli alberghi si osserva che la ricettività alberghiera in Sardegna dal 1.980 (presenze n.3.143.543, posti letto n. 36.230) a1 I 993 (presenze n. 4.268.668, posti letto n. 56.035) è cresciuta a tassi superiori a quelli della domanda. Infatti le presenze sono aumentate del 35,79oÀ mentre iposti letto del54,66%. Appare quindi ipotizzabile che tale ricettività sia stata cre-

ata o perchè sostenuta da agevolazioni creditizie oppure perchè collegata a lucrose operazioni immobiliari e, solo inpochi casi, dalla effettiva domanda. Ancora, gli indici di tttilizzazione degh esercizi alberghieri sono risultati come appre§so:

- Sardegna - 7987 : lorda 26,2, rctta 36,3; 1988:lorda 27,3,tetta 40,4; 1989: lorda 27,4, tetta 36,5; 1990: lorda 25,4, rctta 34,9; 1991: lorda 25,3, rctta 36,4; 1992:. lorda 23,1, netta 33,3; 1993 lorda 20,9, netta 30,1. - ltalia - 1 987: lorda 30, l, netta 39,3 ; I 988: lorda 30,9, netta 40,9; 1989: lorda 30,6, netta 40,2; 1990: lorda 30,7, netta 41,5: 1 99 1 : lorda 3 1,4, netta 41,6. - Arzacheta - 1985 lorda 24,56; 1 986: 1orda 23,1 6; 1987 : lorda 23,84. - Olbia e Golfo Aranci - 1985: lorda 21,03; 7986: lorda 26,36; 1987 : lorda 23,94. lnfine la ricettività alberghiera nei comuni di Olbia, Arzachena e Golfo Aranci è

risultata: - 1985 - Arzachena: n.34 esercizien.3.4l4

Olbia Golfo Aranci: n.29 esercizier.. 2.391p.l. (totale 63 esercizi e n. 5.805 posti letto); - 1988 - Arzachena: n. 39 esercizien.4.656 p.1.; Olbia Golfo Aranci: n. 32 esercizi e n. 2.807 p.l. (totale7 l esercizi e n. 7 .463 p.l.

p.1.;


+28,56%;

- Arzachena: n. 55 esercizi en'1 327 o.t.: Olbia n. 35 esercizi e n. 3.122 p'l'; tiÀifo eranci: n. 7 esercizi e n. 434 p'l' (totale n. 97 esetcizi e n. 10.883 p'1' +

- 19§6

45.83%); 1996 - nei comuni di Arzachena, Olbia e Gàlfo Aranci gli esercizi a 4 o più stelle erano 41 per còmplessivi 5.8 l4 p'1" Iootizzarè perciò à fronte di un incrementò A ben +.bOO posti letto (il 37oÀ del totale ossi esistentè nei tre comuni edll690/o del io"tale a 4 o più stelle) anche il 35% di iirlirr*ion" lorda, mai raggiunto fino al

-

1991 neppure come media italiana (max nel'1991), ci sembra non solo eccessivo ma addirittura improponibile a meno ct" t" er.ttrali verifiché siano possibili solo "a regime" e cioè ffa oltre 25 ami' In merito ;oi alle 2000 ville e 1900 appartamenti pèr complessivi l6'000 posti lettò, nonpbssiamo evidenziare che I'iniziativa coàferma, qualora ve ne fosse bisoÀo. h tendenza a favorire un forte squiliEiio O"lt. seconde case e quindi verso la ouantitàpiuttosto che la qualità. Seconde vacanza che nell'area in esaJura o

3 1.4

"u'a" non difettano, infatti al ÀÀ-sicuramente 1991: - Olbia:

han. 13.811 abitazioni occupate

e

n. 10.528 non occupate di cui n. 8' 190 per vacanze;

- Golfo Aranci: n. 586 abitazioni occupate

r.

e

2.935 libere di

cù n. 2392 per vacan-

zel

Arzachena'. n.3.155 abitazioni occupate e n. 7 .37 9 llbere di cui n. 6.394 per vacan'

-

ze:.

- Palau: n. 1.180 abitazioni occupate e n' 3.838 libere di cui n. 3.533 per vacanze'

Infine relativamente all'incremento delle (n. 1.464.000 di cui n' 504'000 àlberehieie e 960'000 residenziali; che si "a regime" e ancorpiù ai

oi"t.-"

"onse-zuirebbero 14.00òposti di lavoro Ci sembra che la questione non sia stata formulata in modo neutro e meriti perciò opportuni chiarimenti e

precisazioni al fine §oprattutto di evitare the si possano creare aspettative che, qua-

lora ariche si realizzassero, cosa di cui foriemente dubitiamo, sono a lungo periodo e comunque oltre i 25 anni. lnfatti gli scenari iootizzati si riferiscono a progranìma terminato ed "a regime" il che non consente alcuna verifica a priori nè tantomeno iéilorur" er"ntrali attività economiche di-

versificate o complementari' E' necessario lerciò individuare obiettivi iutermedi .h"'indi.hitto con certezza l'entità delle ooerazioni e dell'occupazione corroborata dasaranzie reali ed attendibili' lnoitre qualora lo scenario si verificasse iln"i.rnénto di presenze nel solo polo di Razza di Juncu-di n. 1.464.000. allungamento della stagione ed una spesa.pro-caoite di ben f. 535.000 persona'/glomo) e IÀoensabile che cio non abbia almeno effetii anche nelle due macro aree già reaiizzate ( Porto Cervo e Cala di Volpe ) e piit in seneiale su tutta la Gallura' Ne consenuE ct. il numero delle presenze dovreb6e ulteriormente lievitare e così la spesa ed in conseguenza anche i pqs^ti 9i lavoro ner cui oofièmmo arrivare ai 30'000 inop-

fo.t rrum"nt. g1àipotizzatl dalla Regione I" * oo.urn"ito àel 1981. Al riguardo.

ner osni oDportuna considerazione' si ri'.otOu quuirio affermato dal CIPE nella deliberà del 281 l2l 1993 : ';Ambiente e turismo sono strettamente col-

lesati tra loro a diflerenza di alhe attività ec"onomiche, però, in questo caso il collesamento è dei tutto particolare. in quanto !iurtiiotu sia nell'attrazione che gli spazi naturali esercitano sul turismo, sia nella ieoulsione che I'ambiente arriva a dimo.dui" r.t..."sso di rurismo. sia infine in un fenomeno di paradosso costituito ancora dalla repulsione che i flussi turistici ariiu*o ad'au.re per gli ambienti da essi stessi desradati".

Ancora. àescrivere la Gallura odiema come area territoriale carulteirzzata da"bassi tassi di disoccupaziote" ed"areadi successo dal punto di^vista economico ed occupazionale" e con processt dl lmmlgrazlone non inconffollaii e non dirompenti rispetto al tessuto sociale insediativo. ci sembra assai poco realistico. òiu. l" è inneeabile che l'evoluzione di ouesta area noà- orientale della Sardegna lia costituito il fenomeno più rilevante verifrcatosi nell'isola in questi ultimi decenni è altrettanto innegabile che il consumo t rirìi*, p.t.otiviliversi e la cui analisi ri.fri.a.'àott. più pagine del presente, si

L-t.uOotto in effetti noievolmente inferiori à q"etti attesi e descritti in precedenti ricerche. Infatti. il favorevole andamento soclo-eco-

noÀl.o dell'area per effletto delf investiÀ"ttto to.itti.o efiettuato tra il 1965 ed il I 979. lasciava intravedere un futuro roseo il che purtroppo si è veri.ficato solo in parte in ouanto. a dispetto dl una sempre mag-

iioi"'ot...rru turistica e disponibilità di Zttrez)atare icettive come visto in preceàenza. la crisi, e non solo quella, ha ragÀiunto limiti di guardia i cui effetti sono iotto eli occhi di tutti. Alcun"i dati a conferma di quanto piri soora detto:

Olbiu, nel t97l aveva una popolazione occupata di n. 8.07 I unità e solo 357 unità in òèi.u Oi pri*a occupazione ( 4'24o/o della oooolazione attiva); nel l98l gli occupatl èra'no 9.813, i disoccupati 673 e le persodi prima occupazione. n'^98.1 in ".t.u h. t.OS+ pat'' al 14,42%;o): (non occupati

'-

,.

ìièi

lsst gli occupati

erano 14.215,i di-

soccupati n. 2.494 e 1.365 persone tn cerca di prima occupazione (non occupatt n' 3.859 pari al2l,28%); - at uòh"nu, nel 1971 n.2.080 occupati e 3t in cerca di prima occupazio,n^e 71,47't");nel I 98 1 gti-occupati eran-o 2'598, i disoccupati n. 235 ed in cerca dl prrma n".ooLiòn" I 5 I (non occupati n' 386 pari al li.g4o l; nel l99t gli occupati erano 3.33 l. i disoccupati 503 e n' 305 in cerca Oi ptitnu o..upaiione lnon occupati n' 808 oari al l9.52Vo); I dolfo Aranci: 1971 assieme ad Olbia in

,.

ouanto costituito comune autonomo nel

t n. 577 occupati, n. 43 disoccunati e n. 54 in cerca di prima occupazione lnòn occupati 97 pari ai l4'39vo):nel l99ln. OZ+ o.érputi, n. 93 disoccupati e n' 95

iszs;

t sA

in cerca di prima occupazione (non occupati n. 188 Pari al23.l5%l: - Palau: 1971 n' 542 occuPatt e n' 62 m cerca di prima occupazione (10,26Yo); 7s8t liz occupati, n. 30 disoccupati e in cerca di prima occupazione (non n. SZ ". occuoati 82 pari al 9,6%): l99l n' l'189 occuàati, n. i03. disoccupati e n' 99 in cer-

ca di prima occupazione (non occupab 202

oai,al

'-

14,52o/o);

Provincia di Sassari: percentuale non

occupati sulla popolazion e atliv a 5,52Yo nel

E

197 -

l,

2O 3§/o

nel

l98l

e 24,20o/o

nel 199 |

;

S.iLsir. t ** di disoccupazione (aprile l99 ) òmPreso tra il 18 e tl 22%: - ft iit, tzsso di disoccupazione medio 199511,v/"

Riteniamo perciò che ricostruire il percorso della spesa nrristica e delineare una corretta economia del furismo sia estremaÀente difficile, ancheper effetto dimolteplici variabili, e richieàa comunque la 99o*'*lo di alcuni dati gtezzt dell'infomrazione di base (domanda, offerta recettiva, movimento clienti, cambio, prezii. .) -u *.he e sopratutto delle variaUiii"teconomiche, demografrche' politiche'

loì""*

.À"iuti,

E' di tuttà evidenza quindi

"t".. pet apprezzarc una lruche le procedure iiuti,uu'. da cui fardiscèndere delle entità numeriche, non possano limitarsi ad anaiiii i"oti"É non curandosi di testare sul campo le interpretazioni al fine di trovare' ancde sulla scbrta delle rilevazioni statistiche. quei necessari correttivi e quanto altro pei rendere le ipotesi più realistiche e sooiarutto relative à scenari che non do*.bb"to sopetare i cinque/dieci anni' Ipotizzare, nelta fatlispecie, quelli che saranno gli scenari oltre il 2020 non serve a nessuno.

lnfine una valutazione socio-economlca cl

sembra che non possa prescindere da una analisi del risultato economico intemo; 1b6iamo visto i costi che si andranno mediamente a sostenere ma niente crrca r ncavr che si prevede di conseguire e che giustiir"hind e.endano fattibile I'iniziativa' Offrire ouale Eatanzia i buoni rapporti che

hanno regoi-ato e guidato le realizzazioni precedenti non sembra corretto e ancorplu di società di capitali ove i soci per la costante dinamica mutare Dossono àel1a compagine'e dell' assetto societario' Éer quanto aiiene la compatibilità dell'ini,iatiia con la tutela dell'ambiente riteniamo che osni decisione, contenente Ie motivazionilhe la hanno determinata, non

i.i.uto

.rossa orescindere da una valutazione di

irnputtb ambientale (VI.A. )' 11l9fazio1e chè al momento non sembra obbligatoiia iatta eccezione per I'eventuale approdo tu-

ii.stico. La queitione della valutazione di impatto ambientale (Vl.A.) è comunque un ounto nodale della questione per cut riteiriamo di approfondiria al fine di fornire un ouadro di conoscenza esaustivo' Il 27 iiugno 1985 il Consigtio delle.Comunià E-uropee approvata a Lussemburso @residentè Biohdi; la direttiva(8513371 ÉE.E) sulla valutazione di impatto ambientali di determinati progetti pubblici e pri-

vati. Direttiva che prevedeva 1 articolo-4 § I e 2) che i progetti appartenenti alle classi elencate nellallegaiò I fossero senz'altro sàttooosti a VIA rientre quelli compresi

nell'alleeato Il lo fossero solo a giudizio

desli Staii membri aurto riguardo alle caratieristiche. Compresi nel['allegato lI erano anche i seguenti progetti: Progettl dl idraulica agricola; Dissodamenti deshnah ad altro tipo di tu u "onversione "òtt."rtié del suolo; Porti turistici;Vilsfruttamento laggi vacauize, Complessi alberghieril Impianti di dePurazione. Fài.ne tu direttiva era stata notificata il O3lO7 11985 doveva essere recepita entro iforlozltsga; tu invece recepita solo il

06/01/1989 ed esclusivamente per le catesorie di opere appartenenti alle classi di E ri ull'ulléguto I èon 1'aggiunta della cate-

goria digÈe con capacità superiore

a


-l00.000

mc..

Bisopa attendere il febbraio 1994 (L.146 del22l02ll994 art. 40 ) perchè il Govemo venga impegnato a definire, entro 60 giorni, lè procedure di impatto ambientale di cui ai progetti inclusi nell'allegato II. E' però solo nel corrente anno che finalmente viene approvato l'atto di irrdirìzzo e coordinamento relativo alle condizioni, criteri e norme tecniche per l'applicazione della procedura di impatto ambientale ai progetti inclusi nell'allegato II alla dirctnva85l337 ICEE. I1 detto prowedimento, entrato in vigoreil22 settembre 1996, prevede che le Regioni, entro nove mesi,

prowedano a disciplinare i contenuti e le procedure di valutazione di impatto ambientale owero armorttzzare le disposizioni

visenti. I p"rogetti per i quali è prevista la procedura di verifica (ex art. I commi 6 e 7) per definire se gli stessi siano o meno da sot-

toporre allaVIA comprendono anche le seguenti tipologie progettuali : : Cambiamento di uso di aree coltivate, semi-naturali per la loro coltivazione agtaria intensiva con una superficie superiore ai l0 ha. - Progetti di irrigazione peruna superficie superiore ai 300 ha. - Porti

turistici.

- Campeggi e villaggi turistici di superflcie superiore a 5 ha, centri turistici residenziàli ed alberghieri con oltre 300 posti letto o volume edificato superiore a 25.000 mc. o che occupano una superficie superiore ai 20 ha, esclusi quelli ricadenti alI'interno dei centri abitati. A1 riguardo, una volta tanto, non sarebbe male attuare il principio di sussidarietà affinchè le finalità di salvaguardia, nel rispetto degli impegni più volte assunti e del

cui adempimento lo Stato deve essere

garante, possano essere realizzate anche mediante azioni a livello territoriale anche tenendo presente che I'adozione della VI.A., oltre ad eliminare il dubbio che la corsa fosse determinata anche da questo "intoppo", contribuisce a mettere a punto un progetto più funzionale e più integrato

za è arduo da sostenere. Significativo al riguardo è il ricorso contro il Parco nazionàle dell'Arcipelago di La Maddalena (questione isole Soffi e Mortorio) daparte del Consorzio Costa Smeralda in quanto, a giudizio del ricorrente, le illegiuime misure di salvaguardia contenute nel decreto creerebbero già oggi seri problemi all'utilizzo del territorio da parte dei proprietari

di ville ed appartamenti o attività turistico-alberghiere che ricadono nella Costa Smeralda.

Interessanti in merito alla realizzazione delle costruzioni, sono le argomentazioni contenute in un articolo a firma di un certo A. Castellano che nel 1984 sul Costa Smeralda Magazine scriveva: "Come è noto, ogni costruzione modifica inevitabilmente l'ambiente; d'altra parte, per garantire l'assoluta integrità del paesaggio, vale a dire la natura così come si ricrea secondo le leggi naturali (quindi non giardtni e prati, ma foresta, deserto e acquitrini e via dicendo) bisognerebbe non costruire più nulla. Il che non solo è irrealistico, ma anche in definitiva contradditorio, in quanto più nessuno potrebbe godere di quegli ambienti, lasciati alle forze naturali, ai pochi ospiti locali e alla fauna del luogo' Eppurè, nello stesso tempo, la tutela di quégli ambienti costituisce una condizione irrinunciabile della stessa vita di vacanza, irr cui, lontano dai congestionati pesaggi metropolitani, si possono trascoriere periodi di relax a contatto con il mondo naturale circostante". Ebbene, per quanto mi riguarda, vorrei continuare ad essere per molti anni ancora

uno dei pochi ospiti locali a godere delle poche spiaggette riservate o della straordirrariabellezza del panorama delle rocce scolpite dal vento; aspettativapiù che legittima in quanto confortata anche dal parere del Parlamento Europeo. In ogrri caso la Regione per I'accoglimento di progetti che prevedono migliaia di postilettò ed un volume edificato dell'ordire di grandezza delle centinaia di migliaia di mc. deve tenere ben presente a garantire alle popolazioni interessate la quan-

socialmente e ambientalmente e perciò

tità e qualità dei servizi ed in particolare:

portando benefici sensibili anche alle imprese che la hanno adottata. Per quanto ci riguarda possiamo dire che la doéumentazione di cui disponiamo è del tutto insufficiente ad esprimere un parere; vogliamo auspicare perciò che prevalga negli amministratori pubblici il concetto di 'iturismo sostenibile". inteso come furismo che "non consuma" ma al contrario che riscopre, val oizza e lascia rngodimento delle generazioni future tutti quei beni che costituiscono la stessa ragion d'essere come fenomeno sociale, culturale ed eco-

garartire sia un collegamento efficiente e Àicuro tra le varie località costiere e tra queste e quelle più interne. Inoltre poichè §li scali di Olbia e Golfo Aranci debbono Àostenere la quasi totalità del traffico deve essere previsto l'adeguamento ed una più frequente manutenzione anche della rete stradale urbana per favorire lo scorrimento del traffico e conseguentemente ridurre al minimo l'inquinamento e la congestio-

-Viabilità: adeguamento della rete viaria di primo livello del tutto insufficiente a

ne.

di costruzione,34T ettari di percorsi

- Raccolta e smaltimento rifiuti: la discarica consortile di Olbia, che serve tutti i comuni compresi nel bacino n. 14, ha un volume di circa 830.000 mc. ed una prevista durata di circa 30 anni nelf ipotesi progettuale di una produzione di R.S.U. oaria 32.000 tonnellate/anno. Poichè nel i995 il solo comune di Olbia ha prodotto circa 27 mila tonnellate è molto realistico ipotizzare una durata assai ridotta per cui é necessario pensare ad opportuni interventi per migliorare il sistema (raccolta dif-

itruthre, 660 ettari di verde privato

recupero

nomico. Ora che la costa in questione, le aree limitrofe di M. Moro e Fiordo di Cugnana e le vicine isole di Solfi e Mortorio rappresentino un bene raro e fragile e di elevato pregio ambientale è cosa nota tant'è che, ed èmerge anche nel master plan, tali peculiari caratteristiche vengono considerate

quali fattori determinanti il successo dell'investimento. 11

solo pensare che 2,5

milioni di metri cubi

golfrstici, 50 ettari di parcheggi ed infrache si

varuro ad aggiungere al già realizzato, che non è poco, non consumino questa ricchez-

ferenziata, impianto di trattamento a di materiali e/o energia,

compostaggio, etc.).

Approwigionamento idrico:

1a

Sardegna

nord-orientale fa riferimento per quanto at-

tiene i fabbisogni idrici (usi irrigui, civili ed industriali) al Liscia che pur avendo un volume di invaso utile di circa 104 Mmc. è utilizzabile solo parzialmente (52 Mmc.). E' necessario quindi, già attuatmente, poterz;iarc le risorse e limitare le perdite di trasporto e di evaporazione in quanto le sempre più frequenti limitazioni non solo creano disagi e costi alla popolazione residente, ma costituiscono anche un freno allo sviluppo turistico che non può prescinde-

re dà[ soddisfacimento integrale del fabbisogno di un elemento essenziale quale è

l'acqua.

- Servizio sanitario: è fondamentale tene-

re presente che l'intera fascia costiera. compresa tra S. Teresa di Gallura e Siniscola, ha come ospedale più vicino Olbia. Accade quindi, particolarmente in estate quando le località turistiche sono al massimo delle presenze, che alcune strutture ospedaliere (rronto soccorso, ortopedia, radiologia) siano prese d'assalto mentre in altre l'aumento è "solo" del 50100%. Questa situazione richiede adeguati

interventi sia al fine di ripristinare livelli accettabili di assistenza che evitare che pazienti "residenti" siano al'viati verso altre strutfure. -

Ttasporti:

è

un settore complesso ed im-

portante in quanto non solo incide sulla mobilità dei cittadini ma anche sulla regolarità degli approrwigionamenti e sulprezzo degli stessi: I problemi sono molti ma in particolare è da evidenziare la difficoltà di spostamento "nonprogrammato" da parte dei residenti nel periodo di alta stagione (estate e festività natalizie e pasqua[i;, un calo notevole delle frequenze e dei collegamenti nei periodi di bassa, prezzi non sempre commisurati alla tratta percorsa.

- Controllo dell'ambiente: la sana gestione delle risorse naturali è una preoccupazione che deve riflettersi sullapolitica locale e regionale in quanto solo la loro disponibilità aumenterà la crescita economica a lungo termine. Nello specifico grande attenzione al possibile inquinamento marino per gli effetti negativi sulla pesca e balneazione ed alla ricettività massima degli standard costieri rispetto 6i [agnanti (accessi e capacità di carico delle spiagge). E' forse il compito più arduo in quanio l'area costiera è senz'altro tra le aree più benestanti ma, al contempo, anche la più vulnerabile in quanto, particolarmentenei momenti quali quegli attuali digran-

de crisi sopratutto occupazionale, non è facile per le popolazioni sopportare anche i costi legati alla protezione ambientale prn nella considerazione dei notevoli benefici a medio e sopratutto a lungo termine.

In conclusione non possiamo esimerci dall'evidenziare che molti di coloro che si stanno agitando bene farebbero anche a sollecitare e collaborare conle amministrazioni comunali perchè recepiscano i piani territoriali paesistici con propri Piani Urbanistici Comunali e se, possibile, promuo-

vere interventi idonei a stimolare

progettualiLà che possa favorire il pieno itllizzo degli attuali strumenti fnanziai comunitari ove, come è noto, sono disponibili risorse non indifferenti e solo in mi-

nimaparteutllizzate.


di Marco Contu

"La. rnicolog.l.a ed io" J\iversi

anni addietro

il

micofilo

Lftorinese dr. C. L. Alessio intitolò così unaì delle sue periodiche "estemazioni" ai lettori di "Micologia Italiana". Il titolo mi è piaciuto dalrrero e così ho pensato di prenderlo in prestito per

epigrafare questo breve (ma intenso) monologo. Se ritomo indietro con la mente e penso al giorno in cui decisi di mettermi a

studiare micologia "seriamente" mi appare il ricordo di una sera dell'autunno dell'ormai lontano 1972. Si era

a casa, in cucina, ed io, appena undicenne, con mio padre e mia madre eravamo int'ènti a pulire per bene

ed a mettere in pentola numerosi carpofori del prelibato "ovolo buono" (Amanita caesarea),frullo di una delle (allora) frequenti escursioni "micogastronomiche" nei boschi dell'hinterland cagliaritano. Fu durante l'operazione di pulitura che mi era stata assegnata che mi accorsi che uno deglì esemplari da cucinare

possedeva un imenoforo a lamelle bianche, non gialle (come nell'ovolo buono) e che, quindi, doveva considerarsi quantomeno sospetto. Messo sull'awiso, mio padre consultò I'unico libro di funghi di cui allora disponeva la famiglia e concluse che

si trattava (nientemeno!) che di un "ovolo malefi co" (Amanita muscaria), aggiungendo che si trattava di una specie molto velenosa. Per lo sventurato esemplare laspazzatura fu la sorte consequenziale.

Non so dire ancora il perchè ma, da quella sera, decisi di tentare di sapere molto di più sui funghi. Le occasioni, certo, non mancavano: mio padre, un magistrato, amavattascorrere una parte consistente del (poco) tempo libero di cui disponeva in campagna ed io ed i miei fratelli eravamo felici quando ci portava a "Campuomu", dove potevamo liberamente scorrazzare nei prati e nei boschi sotto il suo sguardo vigile. Inoltre l'appartenenza al locale reparto di scout AGESCI mi consentiva, grazie alle frequenti escursioni inbuonaparte dell'isola, di continuare l'approccio al mondo dei funghi. In quegli anni, poi, la famiglia trascorreva Ie vacarlrze estive in un paesino

della Val Pusteria (Trentino Alto Adige), i cuiboschibrulicavano di fun-

ghi.

Ricordo ancora f invidia che professavo nei confronti di alcuni villeggianti del nostro albergo quando, mentre, di

cui si svolgevano le esposizioni organizzate dallo stesso arricchiva il patrimonio delle mie conoscenze sempre più e mi incoraggiava a proseguire nonostante mille difficolta di vario ordi-

buon mattino, uscivo, diretto nei boschi vicini alla ricerca delle "brise" (Bolefiu edulis et similia) e dei "finferli" (Cantharellus cibarius", li vedevo fare ritorno con i cofani delle macchine stracolmi proprio di ciò che mi accingevo a ncercare. E ricordo altrettanto bene quella sensazione come di tempo trascorso in un attimo quando, nel vagare per il bosco, dato uno sguardo all'immancabi-

ne.

Purtroppo I'appoggio del grup.po venne un giomo a mancare perchè lo stesso si sciolse ed i partecipanti si divisero. Rimasto praticamente isolato ma animato dal desiderio di rendere partecipi anche altri di alcune osservazioni su fimghi interessanti che nel frattempo avevo fatto mi spinse a scrivere al-

le orologio, scoprivo che era ora di mettermi sulla via del ritorno per non arnvarc in ritardo all'appuntamento fissato col resto della famiglia.

cuni articoletti ed a mandarli Micologia Italiana. Il tentativo d'esordio fu,

La passione che, via via nel tempo, siarno negli anni 70, mi spinse ben presto ad iscrivermi al gruppo micologico creato da alcuni appassionati presso la

tempo venuto a conoscenza, siamo nel 1983, un altro palo di articoletti.

Naturalmente questi erano tutt'altro che il massimo sulle due specie che ne costituivano l'oggetto (una Clitocybe ed una Lactarius) ma la benev olenza e

la comprensione dei redattori di en-

Loi:

senza il suo costante e disinteressato incoraggiamento, senza i suoi con-

l'età. I miei primi testi di studio fwonol'Atlante dei Fungfrl di Rinaldi eTl,ndalo e i Funghi dalVero di Cetto, le cui con-

siderazioni scientifiche mi affascina-

dirpoco, di-

la figura..... del brutto anatroccolo al ballo di corte. Trovai la forza (o lapresunzione...) di non scoraggiarmi ed inviai a due altre riviste della cui esistenza ero nel frat-

WWF di Cagliari. Fu lì che incontrai il mio primo, indimenticabile, "maestro", Gianni Loi, da molti anni indiscusso "number one" della micologia isolana e fu nelle riunioni settimanali del lunedì, alle quali mi accompagnava sempre mio padre, che presi contatto con diversi fra i micologi più esperti dell'isola (Salvatore Curreli, Duilio Farci, Vincenzo Mendolla, Vittorio Carcò, solo per citarne alcuni). Ma, soprathrtto, debbo molto a Gianni

vertimenti tipici dei ragazzi di quel-

a

a

sasffoso: la redazione respinse con sonora alterigia due miei articoletli ed io ebbi la netta sensazione di aver fatto

sede del

sigli e la valorizzazione (certamente eccessiva) che mi athibuiva (ricordi, Gianni, mi chiamavi "il generale dei boy scout"), awei molto probabilmente abbandonato assai presto I'oggetto della mia passione, magai per dedicare il mio tempo agli amici ed ai di-

I

,

trambe le riviste fu notevole e fece sì che entrambi fossero pubblicati. Ancora oggi ho il ricordo della gioia che quegli eventi mi procurarono: erano due cosette da poco ma il fatto di averli scritti io, poco più che ventenne, mi rese orgoglioso e mi spinse a continuare. lesigenza di rendere noto anche agli altri appassionati quanto studiavo mi spinse a pubblicare altri piccoli lavori. Parallelamente il bisogno di essere e di sentirmi completamente libero, ossia non legato ad alcun clan e/o corrente di pensiero (che, allora come ora, erano esistenti e contrapposti e, quindi; perennemente in gueffa fra loro), mi convinse a pùbblicare nel maggior

vano. Mi abbonai anche ad una rivista consigliatami da alcuni colleghi del grup-

numero di riviste possibile e, nella

Micologiaitaliana anche se, aquel

vai comitati di redazione (e di lethra)

tempo, per un adolescente alle prime armi come me, la comprensione della stragrande ma ggior anza de gli articoli scientifici era pressochè proibitiva. Ma l'esperienza che accumulavo sia nelle riunioni periodiche al gruppo che nelle sale di determinazione dei luoghi in

molto benevolenti che giudicarono con indulgenza anche alcuni errori che f inesperienza mi aveva indotto a com-

po:

stragrande maggioranza di esse, tro-

mettere. Siamo giunti ormai agli anni 80 ed io, allora studentepresso la Facolta di Giu-

risprudenza di Cagliari,

mi sentivo


sempre più inesistibilmente alirallo

dalla micologia, al punto di dedicare ad essa tutto il tempo libero (e forse anche qualcosa di più...). Pormi il problema della scelta, decisi va per il futuro, tra micologia e diritto

fuinevitabile. Rammento anche troppo bene il travaglio interiore el'tncertezza che car

alterizzar ono quel perio do.

Fuper avere un consiglio autorevole, dato che la famiglia mi aveva lasciato libero nella scelta, che mi rivolsi ad un micologo che allora non conoscevo personalmente ma che mi aveva notevolmente impressionato per la qualità dei lavori scientifici che pubblicava e

del quale avevo (come ora) profonda stima.

Scrissi, dunque, al prof. Giovanni Pacioni illustrandogli il mio problema e chiedendogli un parere. Con mio grande piacere il prof. Pacioni mi rispose, dandomi il suo awiso con rma cortesia ed una disponibilità delle quali gli sono ancora riconoscente. Fu anche sulla scorta delle considerazioni dello stesso (la cui lettera ancora

maggiore era il valore della rivista quanto maggiore era il rispetto che i

progresso della nostra "peramabilis

responsabili scientifici delle stesse avevano per le vedute tassonomiche al-

Ma siamo, ormai, ai giorni nostri, ed è

trui. Notai con piacere che, diversamente da quanto accadeva quando inviavo

L'esperienza di oltre vent'anni di micologia scientifica mi autorizza a

qualche lavoro a certe riviste italiane

(delle quali taccio il nome per owi motivi), il sindacato dei revisori non si estendeva al merito dell'articolo (ossia, per intenderci, se la specie propo-

sta come nuova era veramente tale o meno oppure se la collocazione sistematica del taxon descritto era in accordo con le vedute del singolo revisore, etc.) ma solo all "legittimità" delle affermazioni contenute nello stesso (ossia, per essere più chiari, se le stesse fossero scientificamente corrette e/ o accettabili, se, insomma, fossero dei

veri

e

propri errori o meno etc.).

E constatai sempre che le critiche che eventualmente mi venivano rivolte erano sistematicamente costruttive e non meramente demolitrici, a dimostrazione del fatto che il revisore era animato

dall'unico intento di migliorare il la-

scientia". tempo di chiudere.

dare a chi intende approfondire 1o stu-

dio della micologia e,magari, di rendere edotti tutti gli interessati dei propri studi e delle proprie osservazioni e/o esperienze, un consiglio spassionato. Il consiglio è quello di pensare e di fare tutte le proprie scelte (di tipo sistema-

tico, nomenclaturale, etc.) in piena libertà e serza condizionamento alcuno.

Non si dowà, a mio awiso, avere timore di esprimere un'opinione diversa da quella di qualche "grande" o di qualche clan elo corrente per timore di perdere la loro considerazione, la I oro disponibilità collaborativo-scientificao anche solo di smnteritare qualcrrro. Anche in micologia deve essere assi-

curato a chiunque il pieno diritto alla libertà di opinione e di scelta (nei limiti dell'opinabile, s'intende) perchè pensare con la propria testa è sernpre meglio che accodarsi acriticamente a

conservo) che decisi di continuare i miei studi di diritto senza nulla togliere alla passione per la micologia. Ijentusiasmo e la voglia di fare mi por-

Mi resi conto, purtroppo, che solo in

qualsiasi tesi, per quanto autorevole sia.

Italia l'accesso a certe riviste era subordinato all'adesione al relativo clan

tarono ad approfondire gli studi e, per

mentre all'estero regnava indiscussa la

mettermi nelle condizioni di essere sempre aggiornato, mi abbonai a diversi periodici e feci parte di diversi gruppi micologici, tutti ben presto di-

libertà di opinione. Lessi e studiai molto e pervenni alla conclusione che se l'Italia, dal punto di vista micologico, non era a livello di nazioni come USA, Olanda, Francia, Gran Bretagna e (quella che allora si denominava) Cecoslovacchia, ciò era dolrrto, forse soprattutto, al fatto che molto del tempo che sarebbe stato da dedicare alla collaborazione reciproca fra i gruppi (o clan) veniva, in-

Nessuno, infatti, è (fino a prova contraria) assolutamente infallibile e proprio coloro che sovente vengono ritenuti e/o si ritengono tali, concedendosi il lusso di rìdrcolizzare o porre in cattiva luce chi lapensa diversamente sono i primi a cadere in errori talmente grossolani da lasciare a bocca aperta (e risparmi al lettore gli esempi, con relative fonti, per non tediarlo ulterior-

scioltisi per difficoltà finartziarie elo logistiche. Nel contempo il numero di specie interessanti capitate alla mia attenzione si accresceva di anno in anno e, da una parte l'isolamento "geografico" e dall'altra l'insufficienza delle risorse finanziaie per p artecipale_a conve gni, congressi, riunioni scientifiche, etc., mi

voro.

vece, speso pe r p olemizzare sterilmente su quisquilie.

spinse ad entrare in contatto con i micologi di famaintemazionale, la cui competenza mi era indispensabile per la soluzione dei problemi tassonomici che mi creava il continuo approfondi mento e per la determinazione delle

E maturai la convinzione che l'adesione a qualsivoglia clan o corrente micologica era da evitare e che la libertà, quella vera, costava (e costa)

specie più difficili. Fra tutti quelli ai quali mi rivolsi non posso non citare il prof. Marcel Bon di Lilla (Francia) che fu (e continua ad essere) una guida ed un maestro pressochè insostituibile la cui signorilità costiruisce un esempio non comunissimo fra i numerosi "champs" del panorama micologico intemazionale. . Laccesso a diverse riviste internazionaii divenne, alla fine, per me una necè§sità imprescindibile per cercare di dare sbocco alle numerosissime osservazioni che avevo accumulato. Trovai nei revisori scientifici delle riviste extraitaliane una cortesia ed un rispetto delle opinioni altrui alle quali non ero abituato e conclusi che tanto

re da isolati" (per dirla con le parole del grande giuristaWalter Bigiavi, tratte da un articolo pubblicato nella RivistaTrimestrale di Diritto e Procedu-

sempre cara. Perchè, anche in micologia, il "corre-

ra Civile, anno 1949 , pag. 1 010) porta sempre fastidi e perchè non si è "garantiti" o "protetti" da alcuno dei clan vigenti e, quindi, si è isolati. Ma riconobbi che lo stesso Bigiavi (loc. cit.) aveva ragione quando scriveva che

chi "corre da isolato" (virgolette mie) ha dello stesso la "maglia bianca" e che in micologialamaglia bianca è tipica di coloro che, nel divulgare le proprie acquisizioni, non sono anima-

ti da fini diversi da quelli di contribuire, disinteressatamente ed in buona fede, non importa se molto o poco, al

mente. Soprattutto, comunque. deve, a mio avviso, essere ribadito che il timore'-di esprimere un'opinione difforme dalle vedute dei "nomi illuski" è comporta-

mento che, alla lunga, nuoce al progresso della micologia. Anche perchè i "micologi illustri" per dal,vero hanno sufficiente intelligenzae saggezzaper accettare il fatto che qualcuno possa dissentire dalle loro impostazioni, senza che ciò implichi una dimostrazione di disistima o un mancato riconoscimento della loro au-

torevolezza. E I'esperienza accumulata in tanti anni

mi ha fatto maturare la convinzione che, anche in micologia, come nella vita, solo chi pensa con la propria testa è in grado di costruire qualcosa di utile e, quindi, in definitiva, di comprendere appieno il significato di parole come libertà , democrazia, confronto e maturità. Forse è soprattutto pei questo che ahcora oggi, nonostante il pochissimo tempo libero lasciatomi dalla profes-. sione, continuo a fare micologia: E' uno dei tanti modi in cui do attuazionepralica_alla mia scelta di libertài


di SiroVannelli

CrrlttJra. a1grlcola, cultwra. forestale: se ci siete battete l]la

colpo!

Metri cubi di carte, sparse in varie località delf isola, custodiscono pagine importanti deila cultura Sarda; riordinarle in moderni àrctrivi pei recuperarne la memoria storica. Tl recente convegno svoltosi ad IO.irt*o sui problemi della con-

re di tale amministrazione da quando l'isola è stata governata da Fi-

archivistico deduco che la comPetente Sowinten denzaha ignorato in

servazione dei beni archivistici, seguito dalla inaugurazione della nuova sede cagliaritana della Sowintendenza Archivistica della Sardegna

renzee,poi, daRoma.

passato e continuaadignorare oggi

Posso sapere qualcosa delle vicende 1835-1842 delle selve di S.Antonio

gli archivi delle citate amministra-

di Macomer, nulla Posso saPere di

(casa Barrago), mi suggerisce alcu-

quelle che hanno condotto alla crea-

la. Non so se in questa materia la Re-

ne considerazioni.

zione della importante Pineta di

Ho notato negli ultimi tempi vigorose prese di posizione dell'Assessore

I vecchi carteggi sono sbattuti qua e

S.Margherita di Pula.

Regionale Pubblica Istruzione Efisio Serrenti, volte a rivendicare

1à, spesso anche

alle Regione unapiena autonomia nella materia attinente alla tutela paesistica. Vi è però un altro bene

r ezza,

culturale importante e che mi sta a

Decimomannu

per mancanza di

spazio,in situazioni di incerta sicutn sparse localita dell' isola (ad es. Presso la base antincendio di

Monserrato, nei vivai forestali di

zioni ex-statali, forestale ed agrico-

gione Autonoma possa vantare una azione segnata da forte sensibilità e daconcreto impegno: se fosse così

mi piacerebbe incitare il citato assessore Serrenti alla conquista di nuove esaltanti mete autonomistiche' In ogni caso mi sento in diritto e in dovere di reclamare, o dallo Stato o

di Su Pinu, aNuoro

cuore, bisognoso di una decisa, con-

ecc.):

dalla Regione, possibilmente in razionaleaccordo, il rapido salvatag-

vinta azione tutoria e gestionale: quello costituito dalle dotazioni

gio di tali giacimenti archivistici. Vorrei suggerire anche trn concreto prowedimento, piuttosto banale: la

e

archivistiche di Comuni, Provincie,

Situazioni non molto dissimili sono certamente quelle degli archivi degli Ispettorati Agrari, una volta Catte-

uffici statali e regionali conpartico-

dre Ambulanti di

lare riferimento a quelle giacenti con-

potrebbe emergere, ad esemPio, la vera storia della bananicoltura sarda, intrapresa negli anni venti nella

fusamente presso le amminisffazio-

ni forestali ed agricole, operanti nell'isola anche in data anteriore alla

Agricolhra:

da essi

Azienda agrario Corinaldi, semPre

S.MargheritadiPula. Ad aggravare la situazione sta anche la indegna sorte toccata alla

istituzione della Regione Autono-

a

ma. Debbo rilevare, dopo un lungo frugare nelle "scartoffie" dell'Archivio di Stato, recettore finale dei suddetti materiali, che almeno Per ciò che concerne gli affari forestali, le dota-

bibliocultura agricola. I periodici apparsi nel periodo 1 890- 1 940, editti

Agrari, Cattedre Ambulanti di Agricoltur4 Ispettorati Agra-

da Comizi

zioni archivistiche lasciate dal Re di

ri, Associazioni agricole sono disper-

Sardegna sono sufficienti,

biblioteche, in collezioni largamente incomplete, Praticamente

quantitativamente e qualitativamente, a delineare le relative vicende tecnico-economiche. Poco o niente è invece dato di saPe-

si e frantumati in numerose

inconsultabili.

Limitandomi comunque al settore

ideazione

e

lareal:zzazione di enor-

mi contenitori, in forma

sub-

nuragica, uno per ogni Provincia, capacidi ingerire e di digerire centinaia di metri cubi di sedimentata cartaceacultura sarda.

Ottima scusa, questa, Per dare occupazione ad architetti, muratori, esperti di scienze archivistiche già presenti sul mencato isolano, probabilmente disoccupati. Spero che suquestalineapossa convergere I'ASS.FOR., la giovane as-

sociazione che organizza centinaia di guardie e sothrfficiali del CorPo Forestale e diVA. vagantinelle foreste privi di una cosa abbastanza importante: lamemoria storica !


Talloru

Flora Sarda Nuove ipotesi di tutela e val orlzzazione In una Tavola Rotonda organrzzata dall'Associazione del Corpo Forestale sfudiosi e tecnici si sono confrontati su questo tema Jl

problema della tutela della flora

Isarda è riproposto in

questa sede

per mettere in evidenza vecchi e nuo-

vi pericoli legati all'utilizzo delterritorio.

Se è vero infatti che

la

cementificazione delle coste, l'apertura di nuove strade, hanno talvolta sacrificato piccole o grandi formazio-

ni vegetali di rilevante importanza naturalistica, è altrettanto vero che

l'utllizzo sconsiderato di alcune

spe-

cie oggi abbastanza comuni potrebbe portare ad altrettanti danni. Così per la raccolta dei firnghi che viene effettrata it Sardegna senza alcuna regola e quasi sempre con l'utilizzo della classica "busta di plastica" anziché con gli appositi cestini che permetterebbero inve ce la pr opagazione delle spore. Ci sono poi alcuni interrogativi a cui non sappiamo rispondere con certezza'. quanto sarà destinata ad aumentare la richiesta di liquore di mirto ed il conseguente prelievo delle bacche? Oppure, quanto saranno disposte a pagare le erboristerie o certe

case farmaceutiche per acquistare specie officinali da cui esffarre preziosi principi attivi? Occorre in ogni caso prendere atto che la forte richie-

stadiulllizzo del territorio sardo, che nasce dalla carenza delle altre risorse, impone una sempre maggiore atterzione legislativa ed una corretta coscienza popolare.

Questi gli argomentitrattati con passione dai relatori della Tàvola Rotonda per fare il punto della situazione sulla flora sarda. Non sono mancati i riferimenti al passato alla ricerca di

antiche responsabilità

sul

depauperamento dei boschi sardi, ed ancora una volta è stata focalizzatala

lentezza dell'apparato politico capace di impiegare decenni per trasformare in norme legislative anche provvedimenti di modesta portata. Questa tavola rotonda, nasce, anche dalla cre-

scente esigenza degli operatori del Corpo Forestale e di Vigilanza Am-

bientale, di confrontare le proprie esperienze professionali con quelle del mondo scientifico e con gli indiizzi di quello politico. Consolidando nello stesso tempo quella collaboraziore che deve esistere tra enti ed istituzioni. Al fine di cre-

are un flusso di informazioni fra il mondo scientifico (che deve individuare i pericoli reali o potenziali per la conservazione delle specie) il mondo politico (che deve tradurre questo messaggio in regole) e il Corpo Forestale, chiamato a fare osservare le re-

gole, ma soprattutto capace per la sua

capillarità sul territorio di rilevarne quotidianamente gli effetti.

Un argomento di interesse comune come testimonia il fatto che hanno assistito alla tavola rotonda oltre 250 persone arrivate da numerose zone dell'isola. Un appuntamento che ci auguriamo possa ripetersi presto, per approfondire gli argomenti di un dibattito, che deve restare vivo, nell'interesse dello splendido ambiente naturale della nostra isola. Nelle pagine seguenti riproponiamo

integralmente gli interventi dei atori che ringr aziamo nuovamente per la disponibilità. Ci scusiamo inol-

rel

tre, per non aver potuto inserire integralmente tutti gli interventi del successivo dibattito, a causa di problemi tecnici di registrazione.


Dott. Lello Caravano Giornalista L'Unione Sarda

me, delle regole semplici, per far rispettare veramente questo grande bene

Grazie all'ASS.FOR. per avere riportato alla ribalta un tema che spesso viene dimenticato, "latutela e lavalorizzazione della flora e della vegetazione sarda"; tema che viene spesso dimenticato e che forse riemerge periodicamente nei mesi estivi durante le tragedie a cui siamo abituati, per fortuna da due anni a questaparte le tragedie sono

unpo'meno tragedie. E'un argomento di grande atnlalitìt; oggi a parlarne sono stati chiamati esperti, tecnici di grande passione e di grande esperienza. Un'iniziativa che

mi auguro serva anche di stimolo ai politici, ai nostri amministratori dei diversi livel [i, amminisffatori regiona-

che è il nostro patrimonio verde. E lo diciamo spesso, anzi non 1o diciamo, diciamolo sottovoce che spesso i forestali non hanno neanche la possi-

bilità di sanzionare alcuni comportamenti. Ad esempio, se io vado a tagliare un ginepro la guardia forestale non ha tranquillamente continuare a farlo e non vengo nè multato, nè sanzionato, nè denunciato, in moltissimi casi purtroppo è così. E diciamolo sottovoce, perchè se lo diciamo a voce troppo alta probabilmente combiniamo dei danni ancora peggiori. Io vi ringrazio ancora e do laparola al Dott. Ballero, primo degli intervenuti. nessrm potere, io posso

li, comunali, provinciali

e via dicendo, affinchè si passi dalle generiche parole sulla salvaguardia e sulla necessità di salvaguardare il patrimonio verde a dei fatti un po' concreti. Credo che oggi sia questo il grosso ostacolo

Dott. Mauro Ballero Ricercatore presso il Dipartimento di Science Botaniche dell' Università di

Cagliari

La legislazione sui funghi

Mi

sono trovato in una cartella polverosa una vecchia proposta di legge che risale al 1980, cioè a quasi 20 annifa, "norme per la tutela della flora e della vegetazione della Sardegna che rivestono particolare interesse scientihco,

Parlare della Legge sui funghi è come parlare unpo' dell'acqua calda, perchè la legge sui funghi doveva essere applicata in Sardegna già da tempo, ed esattamente dal 1992, quando la Sezione Sarda della Societa Botanica Ita-

paesaggistico,

liana si erafatta carico di preparare, consultando gli aderenti, le Associazioni Micologiche Nazionali e Regionali, consultando sopratfutto le altre legislazioni, quelle già in vigore. Noi ultimi aspettavamo con fiducia che la

naturalistico,

tassi e via dicendo? E ognuno può mettere dentro tante altre specie, perchè i boschi non danno lavoro, o per lo meno la maggior parte dei.boschi tranne alcuni gestiti oculatamente, non danno lavoro e perciò non producono reddito.

Direi che è importante che sia

stata

l'Associazione dei Forestali ad avere organizzato questo incontro, perchè spesso, dobbiamo ammetterlo,

gli stessi

forestali si sentono poi disarmati quando hanno da applicare alcune norne,

perchè dalla loro parte non hanno come alleato effettivamente delle nor-

nere.

La legge non esiste; non esiste nemmeno per quello che è il settore alimentare. Sapete meglio

di me che oggi dalla

Sardegaa part ono mezzi caichi di porcini, in senso lato. Partono con un prezzo di base bassissimol unragazzoriesce a vendere la propria raccolta a

10.000 lirelkg che arriva sul mercato

da superare.

monumentale ed economico" ,la qùale, se non sbaglio, 20 anni fa era stata la prima proposta di legge presentata. Owiamente si è fermata in Consiglio Regionale, se anche c'è arrivata in Consiglio, e non so se poi qualcun altro volenteroso, armato di buona volontà, abbia presentato un'altra proposta di legge per la tutela della flora e della vegetazione. Certamente, comunque, non sono andate a buon fine, questo è il fatto. Quindi, mi auguro che veramente questa iniziativa serva da stimolo per rispondere a una serie di domande. Perchè in Sardegna non si proteggono i funghi, non si proteggono le orchidee, non si protegge il mirto per quanto ce ne sia in abbondanza, non si proteggono i ginepri, non si proteggono i

e, quando parlo di funghi non parlo soltanto di lùnghi eduli ma anche di funghi di dimensioni microscopiche ma che hanno importanza notevolissima in quello che è il contesto della catena trofica. Funghi che ci vengono invidiati da tutti. Basta, infatti, andare in giro nel periodo autunnale e primaverile per trovare Tedeschi, Inglesi e Svizzeri in disperata ricerca di questo o quel ge-

Regione raccogliesse questa proposta che. con dovizia di suggerimenti provenienti da diverse parti, era stata preparata.

Voglio ricordarvi quale è stato l'excursus di questa travagliata proposta che è stata presentata allora e che giace ancora tranquilla dal 1992. Nell'auturmo del l99l la Sezione Sarda si era mobilitata; confronti, discussioni, suggerimenti. Nel 1992 siamo pronti a consegnare tutto nelle mani della Regione. Sembrava che fossimo quasi in dirittura d'arrivo, ma ad un certo punto tutto tace, si ferma e tace ancora; siamo nel 1997, sono passati 5 anni, 5 anni che sono serviti per impoverire ulteriormente quella che è la componente micologica isolana e che certamente una delle più interessanti non solo a livello nazionale ma anche a livello intemazionale, questo per vari motivi, non ultimo quello ambientale. Qui abbiamo una sovrapposizione di associazioni vegetali, una serie di caratteristiche climatiche tali da permettere a specie esotiche, quali quelle africane, di vegetare tranquillamente. Orbene, di fronte a questo contingente,

di Torino sulle 20.000 - 25.000 lire (questo nel I 996), per arriv are, aprezzo finito, dalle 40.000 alle 80.000lire a seconda della qualità del fungo.

Per non parlare degli ovoli,

dell'amanita cesarea. A Milano, in un grande ristorante, una porzione di ovoli crudi vengono a costare dalle 70.000 alle 80.000 lire, da un fungo chiuso si possono preparare due porzioni; con un fungo riusciamo, quindi, ad avere un indotto non indifferente.

Si raccoglie, il più delle volte si commercializza, e, delle v olte addirittura si butta perchè c'è il dubbio se la specie sia buona o non sia buona, perchè si raccolgono dei carpofori in stato di avanzato accrescimento dentro buste di plastica arrivano a casa già

poltiglia. Stiamo impedendo la ricostituzione dei miceli, quello che

è

il connubio che awiene nell'arnbito del bosco trapianta ospite e fungo. Tutte queste problematiche sembra che alla Regione Sardegna non interessano, per cui siamo gli unici a non avere ancora una legge sulla protezione e s;;Ila y aloizzazione della ri s ors a fu ngo.

Noi non dobbiamo soltanto proteggere, ma dobbiamo anche far fruttare questa risorsa che possediamo in maniera così abbondante. Abbiamo visitato velocemente il disegno di legge; oltre alle finalita che sono quelle a cui ho accennato, abbiamo un

articolato su diriersi punti. Maggiore disciplina alla raccolta sui firnghi, non si possono raccogliere tutti a piena mano. Abbiamo pensato di mettere delle limitazioni alla raccolta su quelle che sono le specie più comuni, ed elenchiamo quelle che anostro awiso meritano una particolare attenzione.;

mettiamo dei limiti: ogni raccoglitore, così come ar,viene in futte le regioni italiane, può portare via soltanto un


quantitativo limitato che abbiamo previsto in 2 chilogrammi di macromiceti per persona. Ci sono dei suggerimenti: come devono essere raccolti i funghi, perchè a volte vengono raccolti in una maniera unpo' awenfurosa e ciò crea dei danni non indifferenti. Non utilizzarebtste di plastica ma recipienti rigidi, possibilmente aeruti, utllizzare possibilmente dei cestini in modo tale che le spore che sono già pronte per riprodursi cadano al suolo. Avevamo previsto, così come awiene in tutte le altre regioni e nella Legge Quadro Nazionale la necessità che il raccoglitore sia fomito di un patentino, o licenza o chiamiamolo come vogliamo, l'importante è che uno raccolga i funghi dopo aver dimostrato di sapere a cosa va incontro. Io non dico che

debbano conoscere il mondo della micologia, che è una cosa del tutto as-

surda. ma perlomeno che sappiano riconoscere un fimgo buono da un fungo tossico, sapere come si raccolgono

quale è I'importanza dei funghi. Abbiamo intravisto, questo ce lo prescrive e ce lo impone la legge quadro nazionale, le aree interdette allaraccolta dei funghi che generalmente coincidono con aree comunali protette, quali parchi o le riserve integrali; e sapere

un'altra cosa che pensavamo fosse utile, è che i proprietari dei funghi, o i conduttori, potessero riservarsi la raccolta dei funghi, con l'apposizione di una opportuna segnalefica in modo tale da evitare quei contrasti.che purtroppo oggi sappiamo awenire nelle zone più disparate della Sardegna. IJart. 5 suggerisce anche quale sia la

disciplina, per una raccolta per problemi scientifici. Nel momento in cui uno specialista, uno studioso, ha la necessità di avere delle deroghe, ha la possibilità di chiedere una deroga al1'Assessorato di competenza.

Un'altra cosa importante, a cui ho accennato prima, è la raccolta per scopi commerciali; quindi, il Comune, soprattutto quei Comuni dell'interno, là dove è massima la concentrazione di flrnghi eduli, può inun cedo qualmodo organizzarsi per poterne avere un indotto. Un esempio che faccio sempre è quello della Garfagnana, in Toscana, Regione che vive esclusivamente dalle castagne e dai funghi, che potrebbe essere paragonata, non per tutto, alle

nostre zone interne, ad esempio al Sarcidano, allaBarbagia, che vive preparando funghi secchi, sott'olio, freschi, a livello di piccole e medie imprese o anche a livello familiare, risolvendo i problemi economici, con un'indotto di non trascurabile entità.

Un'altra idea interessante è quella delle riserve micologiche turistiche; lapos-

sibilità per alcuni centri di stipulare degli appositi protocolli, per cui, un

fosse quasi tutto risolto, parlo

dell992.

Oggi purtroppo non abbiamo informazioni, non sappiamo se la legge sia deceduta o sia scomparsa. E' certo che

appassionato di funghi, unmicologo e

ci sono state delle pressioni a tutti i

vogliamo, anche un micofago, si fasferisce per il fine settimana in una zona pafiicolarmente ricca, soltanto con l'obbligo di uno o due pemottamenti. Viene accompagnato o ha la possibilità di avere una struttura che

livelli, perchè probabilmente certe forze non vogliono la limitazione della

se

lo accompagni, naturalmente dietro remunerazione, un agriturismo quindi specif,rco. Rispettando naturalmente le norme che regolano la raccolta dei funghi, avendo anche il famoso patentino, rilasciato anche da altre regioni o da altre provincie autonome quali quelle di Trento e di Bolzano. Ciò che ci è sembrato importante è quello di promuovere studi, ricerche,

informazione e dilulgazione. Oggi si va a raccogliere funghi, e chi va con un certa attenzione si renderà conto che il più delle volte è facile sbagliare, nonostante si conosca questa o quella specie. Portare queste informa-

zioni, ilpiùpossibile a livello scolastico, non certo soltanto con le mostre, che il più delle volte sono delle armi controproducenti, perchè, non è possibile riconoscere un fungo soltanto per averlo soltanto visto, magari spinto sia da destra che da sinistra per 20 secondi; quando si va in campagna un fungo appare magari totalmente diverso, ad esempio l'amanita falloide, che può passare da un bianco candido a un ver-

de intenso, quindi, uno vede un'amanita bianca, la raccoglie, la porta a casa e poi va a finire in ospedale. Quindi, una capillare informazione seguita anche con l'ausilio, con l'aiuto di quelle Associazioni

micologiche oggi valide, che sonopresenti sul nostro territorio, che non solo fanno attività divulgativa a livello di mostre ma che fanno anche della ricerca. Tant'è vero che nell'iter la Regione aveva recepito questo nostro invito stabilendo una somma non indifferente proprio per questo capitolato,

proprio per l'informazione

e la

dirul-

raccolta, pensando forse che a quel po' che si riesce a realizzare con la raccolta e la vendita, aprezzi del tutto inferiori a quelli di mercato, possa nuocere in qualche modo alla propria comu-

nità. Io penso che con una legislazione adatta si possano aumentare ulteriormente queste capacità perchè è una risorsa rinnovabile, ma se noi detraiamo ulte-

riormente non sarà una risorsa rinnovabile, alla fine non li troveremo più. La gente che si reca in campagna anche per altri problemi si sarà resa conto del depauperamento totale in questi ultimi anni, non soltanto delle specie più famose perchè commestibili, ma di tutte le specie, perchè siruzzola, si raschia, si porta via futto, anche ciò che non è buono, non solo, ma si ara letteralmente il terreno alla disperata

ricerca delle taglie piccole, quelle a di champagne. Ci troviamo quindi a un punto veramente cruciale. O risolviamo il problema della legislazione o altrimenti fra qualche anno non avremo più niente. Se portiamo

tappo

e non lasciamo il tempo al cappeldi dischiudersi e far cadere a terra le spore, non c'è più rinnovo, con futti

via 1o

i danni che arrechiamo all'ecosistema. Il più delle volte si lralla o di funghi simbiotici, quindi cercano di collaborare con la pianta ospite perchè le condizioni awerse vengano, in un certo

qual modo, superate, o sono dei e quindi devono degradare la sostanza organica morta, primo anello della catena atrofica o anche solo dei parassiti che il più delle volte utili

saprofiti

per creare tutto un sistema di autoregolazione del bosco, della macchia. Questo è quindi lo stato attuale del problema. Voglio accennare velocemente anche

problema, abbastarua serio, ab-

gazrcne.

ad un

E' chiaro poi che ci sono tutte le di-

bastanza grave. Che, se non si mette un freno ci troveremo fra qualche anno di fronte alleproblematiche di funghi allucinogeni. Molti non sanno che, dal tempo degli Atzechi si usavano i generi Psilocibe, ma soprattutto Inocibe, all' Amanita muscaria,la quale veniva utllizzata come stupefacente. E'partito un movimento che dall'America ha toccato l'Inghilterra, l'Olanda, e oggi ci sono stati anche anche in Sardegna diversi casi di assunzione involontaria di funghi, però chi lo faceva sapeva che cosa stava facendo. Ci troviamo di fronte adunproblemadicarut-

sposizioni per la vigilanza, in poche parole qui vi è il problema che dowà affrontare il Corpo di Vigilanza Ambientale con quelli che sono le sanzioni, con quelle che sono soprattutto i suggerimenti per poter affrontare anche un approccio diverso, di poter educare Ie persone che girano in campagna conbuste e bustoni ricche magari di specie che non hanno nessun interesse dal lato edule, ma senz'altro scientifico. Questo è l'articolato che la Regione aveva recepito in toto. Sembrava che


tere socio-sanitario perche, come si usa

Dott. Carlo Boni

I'LSD, la cocaina e le droghe più di-

Amministratore

A.

sparate, se prende piede, anche questi

I?esperienza e le iniziative nei

funghi verranno usati, anche perchè sono abbastanza comuni e frequenti in

territori gestiti dall'Azienda

Sardegna sebbene e per fortuna siano

conosciuti da pochi. Il problema è molto serio, anche perchè se si sbaglia la dose, o il tempo di essiccazione, l'assunzione diventa letale. Non solo, ma si hanno manifestazioni che non hanno i sintomi prodotti da altre droghe, per cui, uno ha dei momenti di decadimento psichico e fisico, una esasperazione delle capacità recettive ed intellettuali dell'individuo, per cui uno si sente un superuomo, pensa di saper volare senza avere le ali e si butta dalla finestra agitando le braccia.

Purtroppo anche questo rientra nel grande e complicato mondo dei fun-

chi. Ma

oggi una Guardia Forestale tro-

Linas. Relativamente al tema della flora, nella foresta di Marganai, con un progetto fatto interamente d'ufficio con la col-

ED.R. S.

Foreste Demaniali IiAzienda Foreste Demaniali di Cagliari è una struttura regionale che gestisce in Sardegna circa 120.000 ettari di terreni in gran parte boscati. Nella provincia di Cagliari, di cui io sono il responsabile vi sono alcune delle foreste demaniali più interessan-

ti come Sette Fratelli, Pula, Pantaleo, e Montimannu, le quali sono le zone dove è anche più facile trovare funghi e dove sono presenti specie vegetali ed animali di estremo interesse.

Marganai

U Azienda, in queste zone, dwe cercare di mantenere, possibilmente,

gli

ambienti naturali nella loro integrità, di ripristinare i boschi dove sono degradati e di rimboschire le aree nude.

, non può assolutamente fare nulla,

Specialmente in questi ultimi anni, da quando praticamente è stata emanata la legge quadro regionale sui parchi,

perchè non c'è nessuna legge che im-

I'attività dell'Azienda si è sempre più

ponga a quella persona di lasciarli, là dove sono. Torniamo perciò al discorso che noi dobbiamo occuparci non soltanto di quello che serve per portare a tavola, ma anche quello che serve per tutte le alhe problematiche. Perciò, il problema è abb astar.z;a comple s-

orientata in tale direzione. Si potrebbe dire che la legge ha fatto un po' il percorso inverso alla classica "zonizzazione": ha preso, cioè come nucleo centrale e qualificante le foreste demaniali e poi intorno ci ha costituito le aree parco; per esempio quello di Sette Fratelli comprende tutta la foresta demaniale dei Sette Fratelli; in quello del Sulcis, granparte delle aree sono foreste demaniali; anche nello

se

va queste persone con 4 o 5 carpofughi

so.

Io mi auguro che questo Convegno, sono grato agli amici dell'ASS.FOR., serva, perchè la Regione ci convochi,

che si riprenda il discorso interrotto, che porti a buon fine quella che è stata, non dico la fatica ma la buona volontà di tante persone che hanno messo la loro esperienza. Strano che ancora non ci si è accorti di ciò che abbiamo in mano, di ciò che possediamo, perciò, mi auguro veramente che qualcuno recepisca questo nostro invito. Cerchiamo di svegliarci prima che sia troppo tardi.

stesso parco nazionale

del

Gennargentu, ricadono 3 o 4 foreste demaniali, che rappresentano le poche zone in cui il bosco è ancora rimasto. Quindi, dopo che è entrata in vigore questa legge quadro sulle aree protette, anche l'attività dell'Azienda si è orientata verso una gestione che, pur non essendo ancora formalmente costituiti i parchi, voleva precotrere ux

po' i parchi

stessi, e quindi oltre ghe

alle attività classiche di ricostiruzione boschiva e di rimboschimento, hanno via via preso piede tutta una serie di attività, che tendevano a rendere più fruibili queste zone, a incentivare le visite soprathrtto delle scuole , a creare delle strutture ricettive, didattiche ed escursionistiche, anche relativamente modeste, ma che facessero intravedere cosa poteva essere un parco.

In questa logica, d'accordo col CAI, abbiamo individuato tutta una serie di sentieri marcati con dei segni di vernice sulle pietre o sugli alberi, e descritti anche in piccole guide, in modo che I'escursionista potesse non perdersi

potesse avere anche una descnzione di quello che via via poteva incontrare. Questo è awenuto nella zona del e

laboruzione dell'Istituto di Botanica dell'Universita di Cagliari, è stato creato un piccolo giardino montano, che abbiamo denominato Linasia, perchè il Marganai fa parte del complesso del Linas e del futuro parco del Linas, perciò "Linasia"; anche perchè il Linas è una delle zone in cui sono più rappresentati i cosiddetti "endemismi", cioè le specie tipiche precipue di una certa zona. Era un'area di circa un ettaro, vicina a Case Marganai, nella quale abbiamo sistemato ilterreno e impiantato varie specie tipiche di quellazona. Abbiamo ricreato vari ambienti, come quello delle Garighe orofile, cioè della vegetazione che cresce in alto, sulle

cime, in un ambiente a substrato granitico, in un ambiente a substrato scistoso e in un ambiente a substrato calcareo. Inoltre un'area rappresenta I'ambiente della lecceta, un'altra rappresenta la vegetazione delle zone più calde e in un'area attraversata da un ruscello artificiale, abbiamo messo le specie tipiche delle zone umide. In seguito, per venire incontro alla sempre più pressante richiesta di lavoro, abbiamo affidato la gestione dell'attività

di visita e ricettiva a una cooperativa di giovani di Iglesias, che si è costituita, anche se con qualche difficoltà, con

il nome "Linasia" e che sta gradualmente crescendo. Perciò, chi si luole recare in quella zona, può usufruire di una guida che illustra le varie specie, ed il piccolo museo, inoltre vi è anche unpiccolo posto di ristoro e lapossibilità di acquistare una guida illustrativa del giardino e della foresta. Anche in provincia di Sassari, anche se non è area di mia competenza, sta andando avanti una iniziativa analoga, nella zona di Berchidda;' questa volta l'ufficio dell'Azienda è in collaborazione con l'Università di Sassari e si sta impiantando un arboreto mediterraneo.

Il nostro è un giardino montano prevalentemente di specie erbacee e arbustive; quello sarà un arboreto, quindi anche specie arboree rappresentative sia della Sardegna che di tutto il Mediterraneo; vi saranno anche dei fabbricati per biblioteca, laboratori e conferenze; l' iniziativ a sta andando avanti, e quindi, penso che tra uno o due anni, anche quello diventerà ope-

rativo. Ritomando più inparticolare al discorso della tutela delle specie e della flora, io ritengo che si debba operare in più direzini, e quindi l'Azienda stia

Sulcis, in quella di Sette Fratelli, nella

agendo su vari fronti.

zona di Marganai e in quella di Monte

Un primo Ilonte

è

quello, secondo me,


dell'educazione: non si possono otte-

l'ovolo chiuso o il porcino inferiore

nere dei risultati soltanto con la repressione, bisogna edtcare, a partire so-

5

prattutto dalle giovani generazioni, perchè è difficile cambiare lamentalità delle persone di 50 o 60 anni; cominciando invece dai ragazzi, dalle scuole, forse si riesce di più a influire sulla mentalità; quindi, con questo obiettivo, I'Azienda, con i limitati mezzi di cui dispone, cerca di fare anche opera di educazione. Perciò, mol-

te foreste demaniali, quali quelle di Sette Fratelli, di Marganai, di Pula e di Pantaleo, sono meta continua di visite scolastiche. Ad esempio, a Sette Fratelli c'e un piccolo museo del cer-

vo sardo (attualmente in fase di ristrutturazione) ed un' aula didattica: quindi le giovani generazioni vengo-

a

centimetri di diametro non si posso-

no prendere.

Un'altra attività che ha impiantato l'Azienda in questi anni, è stata una piccola ricerca sui tartufi, che sono anche questi dei funghi, soltanto, che crescono sottoterra. Fino a qualche aruro fa si pensava che in Sardegna non esistessero; median-

te contatti con l'Istituto sperimentale della selvicoltura di Ar ezzo, abbiamo stipulato una convenzione, che preve-

deva che ci dessero delle piantine micol;zzate,cioè delle piantine di specie tipiche della Sardegna, nelle quali le radici erano state infettate dal tartufo; queste piantine si impiantano e nel termine di 5 o 6 anni (se tutto va bene)

dowebbero iniziare a produrre il tar-

no pian piano sensibilizzate in questo

tufo, che è un fungo che si pone in

senso.

simbiosi con le radici di certe piante. Oltre a questa fomitura di piante e al-

Abbiamo fatto dei piccoli opuscoli, come quello di Linasia, che illustra

il

giardino; c'erano altri opuscoli (purtroppo attualmente esauriti) che illu-

stravano

i

sentieri delle foreste

demaniali, che ci proponiamo di ristampare ed ampliare. Purtroppo l'Azienda, cheper statuto e finalità dowebbe fare essenzialmente interventi forestali, non ha delle figure specifiche per seguire queste attività; ci si basa sull'entusiasmo e la buona volontà dei nostri dipendenti, ma, sarebbe proprio

il

caso di avere qualche figura specifica che curasse questo aspetto.

Un altro filone in cui ci si può indirizzare, è il discorso della tutela dei grandi alberi; anche la legge regionale n.3l

prevede di tutelare fra i monumenti naturali anche i grandi alberi. Nelle nostre foreste demaniali abbiamo delle presenze veramente interessanti, basti pensare che nella zona di Castiadas è stata scopertauna sughera, penso sia una delle più grandi della Sardegna, a Pantaleo vi è uno degli

eucalipti più giganteschi, a Piscina Manna uno dei camrbi più grandi, perciò cerchiamo il più possibile di conseryarle e salvaguardarle.

Ma l'esigenza di norme è senz'altro fondamentale.

Io vorrei qui lanciare un'idea, un po' come proposta provocatoria. con spe-

cifico riferimento ai funghi. In attesa

della legge regionale, che tutti auspichiamo, si potrebbe cercare almeno di applicare la legge quadro nazionale, perchè in altre materie, ad esempio nei lavori pubblici, fino a che non

c'è stata una legislazione regionale si è applicata la legge quadro nazionale. Esiste per i funghi una legge quadro nazionale che prevede poche cose, ma fondamentali, come il discorso delle buste di plastica o il discorso che

l'assistenza tecnico-scientifica nel settore, la convenzione prevedeva che ci

venisse dato in prestito, in comodato, un cane da tartufi, addestrato, perchè come già sappiamo, i tartufi vengono cercati con i cani. Ci è stato dato questo cane e allora abbiamo cominciato a girare e a vedere se si trovavano i tartufi. In effetti è saltato fuori che anche in Sardegna ci sono i tartufi. Non c'è il tartufo bianco

di Alba perchè le condizioni non ci sono, però c'è il tarhrfo marzuolo, c'è

il tarfufo estivo, e c'è, anche se in limitate zone, anche il tarhrfo nero pregiato, quello di Norcia. Però anche per i tarfufi non esistono

norne. Ho notizia che da qualche anno ci sono persone che vengono in Sardegna appositamente per cercare i tartufi; vengono per 15 o 20 giorni, stanno in albergo, e poi se ne vanno con qualche

dizionali,ad esempio il ginepio,

l'oli-

vastro o il camùo; ad esempio del ginepro abbiamo individuato un ecotipo nellazona di Castiadas a portamento colonnare, è veramente bello e interessante e perciò si sta qercando di riprodurlo invivaio e di diffonderlo. Nel vivaio di Sinnai abbiamo costruito una serra (è quasi pronta per l'utilizzo) che dowebbe servire ad allevare le specie tipiche della Sardegna; in quanto in Sardegna ci sono veramente tante specie interessanti che forse un

tempo erano un po' trascurate, nel rimboschimento, quali l'olivastro, il perastro, l'acero minore, il ciliegio e il frassino, che sono specie molto interessanti, e perciò vanno ttilizzate evalorìzzate, co stituendo preferibilmente dei piccoli gruppi.

Dott. Francesco Saba Coordinatore dell'Ispettorato Ripartimentale

Il

C.

EI(A. Cagliari

concetto giuridico di bosco

Il tema che propongo all'attenzione dei presenti, non riguarda evidentemente una specifica entita floristica bensì una formazione vegetale come ilbosco, tanto comune quanto ricco, differenziato e complesso, a seconda del territorio geografi co considerato. La tutela tecnica e giuridica del bosco presuppone una adeguata conoscenza

delle fitocenosi forestali secondo i modelli esistenti in natura e quelli creati dall'uomo. La storia della natura e dell'uomo si intrecciano al punto tale che l'appellativo naturale a talune formazioni vegetali.deve ritenersi quanto nrcnù lmpropno. Possiamo certamente affermare che il bosco è una risorsa naturale, rinnovabile, polivalente, luogo

chilo di tarfiifr, specialmente di tartu-

emblematico di confronto della nostra

fo estivo; perciò anche questa sarebbe una materia da regolamentare. Nel continente c'è questa legge quadro nazionale che prevede che il ricercatore deve avere unpatentino, ne può raccogliere solo in certiperiodi, ecc..., cioè tutta una serie di norme che in Sardegna non esistono. Un altro aspetto che l'Azienda, da sem-

cultura in bilico tra logiche di sfruttamento economicistico ed esigenze di rispetto dell'ecologia. Esso, il bosco, non è più, solo una fabbrica di legname, è anche un modello di vita, ed ora è un bene culfurale, così riconosciuto dalle leggi vigenti, e che, in quanto tale, gode di nuove forme di protezione. Per queste ragioni, molto sintetiche evidentemente, l'analisi semantica

pre, e specialmente in quest'ultimo periodo, sta cercando di curare, è la valoizzazione delle specie vegetali tipiche della Sardegna, impiegandole

nei rimboschimenti, (l'Azienda ha sempre cercato di privilegiare le latifoglie quali il Leccio

la Sughera, magari anche associate con conifere, che costituivano il bosco transitorio da eliminare progressivamente, per dare spazio alle latifoglie); specialmente in questi ultimi tempi abbiamo anche cercato di incentivare le specie meno trae

del concetto di bosco è giustificata,di-

rei doverosa daparte di noi forestali. Il Corpo Forestale e di VigilanzaAmbientale della Sardegna ha cercato di

fornire un primo contributo al riguardo, con un lavoro al quale in questa sede si possono fare solo brevissimi cenni. Partendo dalla nozione comune. ffatti dai principali dizionari ed enciclopedie della lingua italiana che non consente comunque di differenzia-

re concettualmente e praticamente

i


termini boseo e foresta., npocheparole questi termini insieme anche a quel. lo di selva sono usati come sinonimi. Anche nella lingua francese "bois" e "forèt" sono usati come sinonimi, identicamente si puo dire pet i termini inglesi "wood" e "forest". Prendiamo la nozione scientifica di bosco. Gli studirbotanici hanno fomi-

to un contributo prezioso alla cono-

scenza e alla definizione delle fitocertosi forestali. Valga per esempio la classifioaziohe del Raunkiaer secondo il quale il bosco è costituito prevalentémente da fanerofite, cioè piante perenni legnose congemme situate ad altezzadalsuolo superiore a 30 centimetri, tipicamente gli alberi e i cespu-

gli:

' i'"

La selvicoltura descrive e definisce i boschi in termini qualitativi e strutturali, quindi In base alle forme di governo

e

trattamento adottate.

E'facile sentire parlare di boschi cedui e di boschi d'alto fusto, termini che derivano appunto dalla forma di governo usata dai selvicoltori. Ma sono stati infine gli studi ecologici ad evidenziare la dimensione biosistemica del bosco e quindi la sua molteplice importanza e funzione come modello di vita complesso. Passiamo ora alla nozione tecniconormativa fornita dalle fonti statistiche ufficiali, quali ad esempio I'ISTAI

e l'Inventario Forestale Nazionale. Queste fonti riducono fatalmente il bosco a pochi parametri oggettivi con tutti i vantaggi ma anche i limiti che questo tipo di definizione comporta. Sono partito da questi punti per arri-

vare a richiamare invece

il

Piano

Antincendio della regione sarda redatto ai sensi della legge n.47 del l9l5 (per intenderci quella emanata per tDtelare i boschi contro il pericolo degli incendi) perchè appunto questo piano regionale contro gli incendi contiene le basi concettuali e descrittive della vegetazione mediterranea, che in rapporto alle specifiche condizioni am-

bientali e climatiche regionali

è

qualificabile bosco. Quindi, questo piano rappresenta la fonte giuridica più pertinente e aderente allo specifico contesto regionale. E' vero che molte Regioni hanno ritenuto opportuno ed utile codificare con specif,rche norme il concetto di bosco. Anche la Relidfie Sardegna si accinge a questa operazione.

Noi, come Corpo Forestale, abbiamo dato il nostro contributo proponendo la nostra definizione, ma non ci dobbiamo sentire per questo oggi disarmati; il bosco è tutelato, è tutelabile, sia con le norme forestali che con quelle paesaggistiche esistenti alle quali farò cenno fra poco. Le fonti giuridiche citate sono da considerare più che

valide; su questo la Corte di Cassazione ci conforta perchè con una sentenza del 1994 dice testualmente che "la nozione di territorio coperto da bosco deve essere ricavatanon solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi: a prowedimenti legislativi

nazionali e regionali , nonchè ad atti amministrativi generali o particolari, perciò non è possibile adottare una concezione quantitativa o restrittiva di

bosco". ''

...

'

Un cenno alla giuris'prudenza in questa materia_'

:r: .

r-;'ii:.

nunciatasi

a

proposito della Legge Fo-

restale della Regione Friuli Venezia Giulia), contribuisce a superare gli elementi di contrapposizione tra legisla-

zione forestale e legislazione

paesaggistica, affermando la profonda reciproca integrazione delf interesse forestale e di quello paesistico. In altre parole la Corte Costituzionale ha sostenuto che le ùllizzazioni forestali, eseguite correttamente e nel rispetto

della disciplina forestale vigente, non possono essere considerate suscettibili di alterare permanentemente il paesag-

La nozionè di boseo e foresta che si

gio e tanto meno l'assetto

ricava dalla giurisprudenza rispecchia l'evoluzione derivata da una accresciuta sensibilità ambientale che ha permeato anche l'ambiente dei giudici. Infatti, dalle prime innovative sentenze pretorili che hanng considerato il

idrogeologico del territorio, e pertanto, possono essere eseguite senza ulte-

bosco non più come una semplice sommatoria di alberi, si è giunti per tappe successive ad una nozione complessa e articolata del tutto in linea con le acquisizioni dell'ecologia forestale. Dalla giurisprudenza inoltre emerge la conferma che non esiste distinzionetra i termini bosco e foresta, in ciò notan-

dosi un allineamento dei giudici alla teoria della dottrina principale. Nè è rinvenibile una diversa accezione di bosco a seconda dello scopo applicativo, ossia, il bosco secondo la Legge Galasso non è un'entità diversa

riori pronunciamenti da parte dell'autorità competente in materia di tutela del paesaggio.

Sto parlando quindi di una materia molto dibattuta e rilevante, almeno per gli addetti ai lavori, per coloro che devono operare in questo settore. In conclusione occorre dire che ove la disciplina forestale risulti lacunosa o inadegtata, come purtroppo si registra in Sardegna è fatale che la tutela penale portata dalla Legge Galasso anche sui boschi assuma un carattere sostitutivo, con tutti i pregi ma anche con tutti i limiti che questo tipo di tutela presenta.

Prof. Luigi Mossa Direttore del Dipartimento di

dal bosco inteso ai sensi dell'art. 425 del Codice Penale, quello che rigrrardaproprio il reato incendio o da quel1o indicato dalla Legge Forestalen.4T del 197 5 . Vale la pena, per concludere questo piccolo ragionamento, fare-un

Intanto ringrazio gli organizzatori di

cenno ai rapporti fra legislazione forestale e legislazione ambientale,

possibilità di dire la nostra su un pro-

ovvero pàesaggistica. La tutela giuridica dei boschi storicamente appannaggio della legislazione forestale si incrocia in tempi recenti con la legislazione paesaggistica, specie dopo la Legge Galasso, che "ope legis"ha esteso il vincolo paesaggistico sututti i boschi, compresi quelli esclusi dalla disciplina forestale, perchè non tutti i boschi sono coperti da vincolo forestale.

Il mondo forestale

ha ayuto un atteggiamento prevalentemente critico nei confronti della Legge Galasso, ritenendola uno strumento improprio per la

-tùtela dei boschi. Ma è pur vero che

detta legge, pur innestandosi su una vecchia nonna del 1939, ispirata alla filosofia crociana (tutela del quadro estetico), ha introdoho una concezione innovatrice riconoscendo ai boschi e ad altre categorie territoriali, non solo

un pregio estetico ma anche una valenza ambientale complessiva. Larecente sentenza della Corte Costituzionalen- 14 del Gennaio 1996, (pro-

Scienze Botaniche dell' Università di

Cagliari

La ctrenza legislativa riferita alla flora in generale. questo convegno, che ci hanno dato la

blema che ha sempre dibattuto e che è sempre rimasto carente sul problema della flora sarda, nuove ipotesi di tutelae divaloizzazione, e su quella che può essere lacarenzaTegislativa che è il mio tema, io dovrei parlare di questo altro tema, poi, siccome ho preso qualche appunto dall'amico che mi ha preceduto, francamente èbene che fac-

cia anch'io in termini

di

conffapposizione.di certi momenti. Si parla di flora sarda, ma cosa vuol dire flora sarda? Vuol dire flora esistente in Sardegna o flora esclusiva -della Sardegna? o luol dire flora esclusiva per il mondo? per l'Europa? per l'Italia? o vuol dire esclusiva per la granparte della Sardegrra o esclusiva della gran parte di un punto della Sardegna?, perchè ciascuna di queste tipologie ha una sua storia, ha una sua regola ed è una di quelle cose che devono essere inserite nell'eventuale legge che deve essere fatta sulla tutela del nostro patrimonio. Perchè, quando si parla di flora, si intende l'insieme del-


le specie o delle entità specifiche e sottospecifiche presenti in un territorio.

Se noi diciamo flora della Sardegna, intendiamo tutte le specie e le sottospecie presenti in Sardegna, ognuna rappresenta una unità anche se ha molti individui appartenenti alla

stessa specie,

e quindi è

un

popolamento; è un qualcosa che può essere localizzato, può essere distribuito in una superf,rcie ampia oppure può essere diskibuito in punti diversi dell'arcaa cui appartiene. Per esempio se io parlo di Genista morisi, è una pianta che occupa una

parte della Sardegna, è una pianta endemica che occupa una parte della

Sardegna;

se dico

Astragalus

marittimus, nondico che appartiene ad una parte, ma ad un punto di quella parte della Sardegna, stiamo parlando dell'isola di San Pietro. Quindi, è importante che la legge sia fatta con elementi precisi di linguaggio e di cose che dobbianio tutelare,

altrimenti non ci si capisce. Molto importante questo della scientificità che la legge deve avere. Qui apro una piccola parentesi, quello

di cui diceva il Dott. Ballero, che ha coinvolto tutta la sezione sarda, che ha coinvolto tutta la società localmente italiana, l'ha coinvolta dibattendo e scambiandosi documenti man mano che venivano preparati, manmano che

dibattendoli anche in un congresso tenuto ad Arzana, dove si è parlato di questa legge. Solo quando era pronto, I'abbiamo venivano fatti

e

consegnato a chi doveva decidere di farla e di presentarla. Quindi, da un punto di vista scientifico è perfettamente corretta, per cui non era un'associazione naturalistica e protezionistica di chi consegnava questa legge, ma era una collettività scientifica, come hanno fatto la maggior parte delle nostre regioni, come hanno fatto la maggior parte delle nazioni, come hanno fatto nel mondo, sempre, quando le leggi le hanno create. Quindi, dobbiamo puntare sulle piante endemiche come è già stato detto prima. Dobbiamo dire chene abbiamo 208dal 1994, probabilmente nel frattempo ne è cresciuta qualcun'alila, cioè ne è stata scoperta qualcun'altra. Di queste 208, I l0 (cioè il53%) sono esclusive della Sardegna,63 (cioè 1130%) sono legate ad un areale più ampio, cioè Sardegna e Corsica, altre 35 (che rappresentano il l7oÀ) possono essere presenti anche nell'Arcipelago Toscano, nelle

Baleari, nel Nord Africa, cioè in un areale un po' più ampio; rappresentano delle piante nella cui storia ha consentito di differenziarsi, cioè di venire

fuori perchè le condizioni ambientali gliel'hanno pernesso, cioè l'hanno

fatta definire come specie, poi, lentamente ha tentato di espandersi, e se queste piante hanno aluto la possibilità di espandersi, hanno continuato a conquistare lo spazio, se invece non ce l'hanno fatta, sono rimaste arenate nella piccola isola o nel piccolo spazio a cui appartengono. Allora possiamo dire, siccome si trovano in Sardegna, cominciamo da quelle, da quei tipi di piante che dobbiamo tutelare, oppure possiamo dire, cominciamo datutte le endemiche, quelle che sono collegate con la Sardegna, quindi, o le 208 oppure le 63 oppure solo le 35. Ma qui si innesta un alfro problema; queste piante sono presenti in tutta la Sardegna e sono così diffuse e così legate all'uomo, a ciò che l'uomo ha combinato nella Sardegna? così diffuse per il quale lapresenza dell'uomo nega dei bishatti per poterle far crescere? oppure, siccome sono endemiche, dobbiamo metterle nell'elenco? Ecco, questo è un problema che il mondo scientifico dibattiamo in termini di rarità, per capire se dobbiamo preoccuparci, così

come non fanno in Marocco per la palma nana che cresce dentro i campi di grano, mentre noi sappiamo che la

palma nana è legata in determinati punti, dobbiamo prevalentemente pre-

occuparci quindi di queste piante, di tutte le piante o di quelle che sono rare? Noi abbiamo di queste piante che sono solo della Sardegna, ce ne sono 23 che nel reticolato geografico della Sardegna, per il fatto che presenta 292tavolette, ciascuna delle quali ha 10 chilometri quadrati, bene, ci sono 23 di queste piante che sono presenti in una sola tavoletta, su cui dobbiamo lavorare per riempire questa abissale carerva, quiesto fatto che la Sardegna è ultima in questo campo ed è l'rlnica delle regioni che non ha ancora rispettato quelle che sono le legislazioni nazionali sulla tutela della flora. E ci stanno succedendo delle cose che probabilmente ci faranno correre più velocemente. Ancora, esistono delle piante che si trovano in un areale geo-

grafico molto più ampio, vedi quelle del Mediterraneo, che però sono i patriarchi, quelli che noi abbiamo chiamato sempre i patriarchi, cioè la flora deontologica, che credo possa essere chiamata così, cioè queste piante raccontano la storia di quel territorio, che raccontano cosa ci poteva essere ne passato, che raccontano se nel passato ci poteva essere un bosco di leccio o un bosco di sughero o un bosco di leccio e sughero messi insieme; questo è un altro problema che dibatte, ma è un elemento deontologico che fa parlare.

Il grande albero lo dobbiamo mettere dentro questa legislazione perchè è sede che l'olivastro è presente nell'am-

bito interno mediterraneo, che vuol dire l'area mediterranea secca a piovosita inferiore a 600 millimetri, ed

è altrettanto vero che abbiamo certi patriarchi di olivastro che smontano lateoria di qualche luminato letterato che dice che l'ulivo in Sardegna l'hanno portato i Cartaginesi. Vi sono delle ceppaie di olivastro che parlano, che la sanno lunga e che riescono a dire che forse haxno migliaia di anni.

Quindi

il

problema è l'elemento

deontologico da conservare, il patriarca da conservare, per le ragioni che ci siamo detti precedentemente o per al-

tre ragioni; perchè se un albero è pluricentenario, è millenario, ciò'uuol dire che lì non c'era nessuno che ha tagliato, che ha distrutto, ha fatto, a meno che non sia area agricola, ma se c'è area agricola accettiamolo. Se non c'è area agricola ma mondo pastorale, se c'è un elemento patriarca, quello è allora una lraccia di quello che era il bosco in precedenza, ed è quello che

noi naturalisti,

vegetazionisti,

fitosociologi, fitogeografi , usiamo per poter trovare la traccia del bosco, perchè il bosco non è un qualcosa creato dall'uomo come immagine, è un qualcosa che è alla f,rne di un dinamismo naturale, che parte dalla prateria e che arriva a un massimo equilibrio. Il bosco è il massimo equilibrio che si può raggiungere inun determinato clima. Ed è quello che noi dobbiamo definire in termini: Che cos'è il bosco? quale è il bosco? quello che è alla fine

di quella serie dinamica. E cos'è la E' un aspetto bloccato,

macchia?

perchè c'è il taglio, perchè c'è un fattore limitante, come l'uomo, che p,er sue ragioni economiche, storiche, intellettive, ha deciso di tenere a macchia, ma non è un bosco , non è alla fine della serie, può essere considerato bosco perchè legnoso, perchè è ricco

di Fanerofite, ma il bosco

delle

Fanerofite si trova in equatore, ma in

Sardegna non esiste il clima per le Fanerofite. La Sardegnahaun clima dove ci sono i boschi che arrivano al mondo delle Fanerofite di tipo strutturale, e quindi è un concetto strutturale che dobbiamo mantenere e che dobbiamo sempre mantenerlo, e, quel bosco è alla fine della sua evoluzione. E' su questi elementi che dobbiamo inserire. giustamente nell'ambito di una legge di tutela, perchè là dove quella pianta appartiene a quella serie dinamica, noi la possiamo proteggere, se non appar-

tiene a quella serie dinamica, non perchè la possiamo eliminare, perchè probabilmente è lì che quellapiantafa da fattore lievitante alla crescita delle altre. Questi sono elementi per i quali dob-


biamo entrare a inserire all'interno

nell'inserimento due secoli fa nella

della legge, perchè la legge di cui parlava Prof. Caravano è una legge del 1980 che noi oggi ripudiamo totalmente, perchè habisogno, perchè se le cose da tempo sono cambiate in termini di conoscenza del territorio, conoscenza di evoluzione, conoscenza del mondo vegetale, conoscenza di serie boschive che sono serie piattenari, che vogliono dire tanti boschi messi uno vicino all'altro, perchè inun determinato clima c'è una serie di bosco, ma se il suolo cambia c'è un'altra serie di bosco, e allora queste serie di boschi che noi dobbiamo conciliare, dobbiamo inseridi e dobbiamo tutelarli. E quando ho sentito un'altra delle cose a cui ho applaudito per quella che è f iniziativa dell'Azienda Forestale, che si stanno inserendo le specie autoctone. Chiedo, le specie autoctone di quale serie? Cioè , nell'ambito del territorio in cui ci si inserisce, appartiene alla serie delpino naretto, appartiene alla serie del ginepro, appartiene alla serie della quercia spinosa, appartiene alla serie del pino domestico, appartiene alla serie del ginepro fenicio, perchè se devo inserire delle piante, devo inserire delle piante autoctone sì, quindi devono essere mediterranee, devono essere delle serie del terreno mediterraneo se siamo nella fascia costiera, devo inserirle all'intemo se è una pianta che appartiene a quel tipo di bosco, per favorirlo e per formarlo deve essere quello, e, dobbiamo fare in maniera cioè di agevolare la serie naturale, la serie naturale di quel tipo di bosco, perchè in ogni punto c'è un tipo di bosco soltanto, non è che ce ne possono essere 3, 4 o 5, se ce n'è qualcun altro allora vuol dire che c'è qualcosa che cambia, che c'è un diverso tipo di bosco. Sono elementi che devono essere inseriti nell'ambito

zona mineraria, oppure possono esse-

problema, ci sono lunghi periodi di silenzio, ci sono delle pause di tipo amministrativo, intoppi di tipo scientifico, intoppi di tipo burocratico, per passare perciò alla pratica passano giomi, mesi, qualche volta anni, oppure finisce sotto la mancanza di volonta, che un'altra delle cause. Sono stati fatti tanti tentativi per la legge sui fiinghi, siamo arrivati al punto che per

di questa legge, in modo tale che, quan-

poterparlare

do mettiamo certe piante, dobbiamo fare in modo che siano messe con cognizione di causa. Le piante dowanno essere messe con cognizione di causa sulla base delle

ghi sul tavolo del dibattito della giunta, sembra che tra il cittadino e l'amministrativo e il politico, qualche vol-

esperienze che si hanno

nell'ambito del

territorio. Se dobbiamo tutelare la flora, la dobbiamo tutelare abbastanza per quello

che ci interessa.

Per esempio, una pianta, tornando al discorso del grande albero, è un gran-

de albero perchè è un famoso

"meriagu" , luogo di riposo per gli animali, e questo si ripete nelle aree agricole, oppure è un grande albero come quell'eucalipto di cui si è detto, piantato nel periodo durante il quale c'erano i francesi nell'ambito del rimbosco, per cui raccolgono un dato storico, ecco, il grande albero deve cre-

scere in un determinato punto, cioè

re dei fondi di tipo residui, nuclei di alberi mantenuti perchè l'attività dell'uomo li ha legati a un determinato punto, perchè non utile nè per la colti-

Si dibatte sul caso del ginepro. Un tutore del territorio ferma una persona, gli mette la multa e dopodichè si porta il caso in tribunale, qualche volta va bene, qualche volta invece va male perchè manca una legge in materia.

ri-

Perciò c'è assolutanecessita di una legge.

essere

Bloccare le invenzioni, qualche volta le fantasie dei singoli, identificando la rarità di una pianta che poi così rara non è, quale il caso delle Orchidee, per evitare delle magre dell'ultimo della classe, perchè a questo punto bisogna comprendere la Sardegna che tutti ci

vazione nè per il pascolo, nè per il

fugio del bestiame, ma può

un'area dove ci resta un po' più di umidità e quella umidità l'uomo l'ha voluta mantenere nell'ambito di quel sito. Oppure forme di vita di tipo climatico, il tasso, che passa ancora, anche se ho qualche piccolo dubbio, come un qualcosa che ci è rimasto perchè climaticamente la Sardegna è passata dal freddo e continua ad andare verso un clima sempre più caldo, e quindi sono rimaste queste forme di vita, oppure sono distribuite in tutto il mediterraneo e in Sardegna come campione del mondo. E tutte queste cose il mondo scientifico le conosce. I1 mondo operativo che entra nell'ambito le può conoscere. Ilmondo operativo che sta nel

territorio le conosce ma spesso

non ne conosce l'irrryortanzaai fini di una legge di tutela, di protezione. Cosa possiamo fare per la tutela? Cosa

abbiamo fatto per la legge sui funghi? Abbiamo lavorato per circa due anni e mezzo con grosse problematiche. Che cosa succede in Sardegna per la tutela? Per quale ragione. Siamo tutti d'accordo perchè la legge si debba fare, quindi si parla molto sul

e

portare la legge sui fìur-

ta si stabiliscano delle barriere

insormontabili. Qualche volta la barriera esiste, altre volte la vogliono loro, qualche volta si ffovano in opposizione, e purhoppo questo è successo per la legge sui funghi. Per quanto riguardal'Italia, noi abbiamo la legge sulla tutela dell'Italia, ne abbiamo parlato, le Regioni come

Trentino Alto Adige, Marche, Lombardia, Veneto, Basilicata, hanno una legge sui funghi, una legge sulla flora. In Sardegna abbiamo solo quella del 1980 che ormai è obsoleta, è tutta da rivedere perche le cose in questi anni sono cambiate. Che ci sia una necessità della legge lo sappiamo, perchè la carerua di questa legge crea , porta chiarczzatra la gente.

invidiano per la ricchezza flonstica, perlaicchezza di endemismi, per la ncchezza di grandi alberi. Se non facciamo la legge iI rischio è che gli altri la facciano su di noi senza proiettarsi sul territorio, la legge è necessario che venga fatta da noi perchè siamo noi che conosciamo il nostro territorio, perchè sappiamo quali sono le piante da rarità. Noi abbiamo visto gli elenchi prodotti dalle leggi italiane, certi elenchi floristici, che forse avrebbero bisogno di qualche taglio. lJultima legge che ci sta arrivando direttamente dalla UE, con la direttiva

n. 43 del 1992, sta identificando un certo numero di piante da tutelare. Cosa fare come fare, per chiudere questo discorso? Io ritengo che sia necessario che l'Assessore di tumo, la commissione, faccia lavorare la gente perprepararladal punto di vista tecnico, dal punto di vista scientifico, ed io credo la parte scientifica appartenga all'Universita e che da lì non possa scappare .Laparte tecnica può appartenere ad altri sog-

getti da identificare, ma penso

che

l'amministrazione forestale che abbiamo in Sardegna, o per una parte o per un'altra, non abbia problemi in questo. Coloro che avranno il compito di far rispettare le leggi saranno gli organismi appositi, perchè la legge deve essere bilanciata anche ha le parti che poi dowanno anche subirla. Esiste infine un quarto punto, cioè il monitoraggio; perciò, primo punto: la commissione, secondo: lo studio, terzo: il rispetto e quarto: il monitoraggio, elemento da non trascurare. Perchè, così come è accaduto per la legge del 1980, preparata da persone preparate nel campo, oggi dispongono di un elen-

co che è complétamente, totalmente cambiato, ecco che è necessaria una sorta di monitoraggio, dove le due parti, mondo scientifico e mondo tecnico devono stare in continuo contatto per evidenziare e per vedere i cambiamenti, ritengo che la strada da seguire possa essere quella di una sorta di convenzione continua e costante nel mondo amministrativo, politico e nel mondo scientifico.


Dott. Enea Beccu Comandante del Corpo Forestale e

di Vigilanza Ambientale.

Il ruolo del Corpo

Forestale

Si è parlato di gran(i alberi, di alberi monumentali, ed a questo proposito

ritengo utile un chiarimento : fino a quando si parla di grandi alberi veri

patriarchi vegetali ci troviamo

senz'altro d'accordo sullaopportunita che vengano difesi e conservati per ciò che essi rappresentano in termini storici, scientifici, paesaggistici e sentimentalil un patriarca suscita rispetto edemozione, come i grandivecchi. Ma il concetto deve essere ben definito per

non estenderlo innumerevolmente ricomprendendovi qualunque soggetto di una certa età. Un patriarca, ne hanno già fatto cen-

no altri relatori, soprawive diverse centinaia d'anni, anche 2000 - 3000. Ma il ritenere che ogni albero più invecchia e più diventa prezioso sarebbe assolutamente errato.

I grandi e vecchi alberi

che contraddistinguevano alcune nostre foreste nel secolo scorso, quelli abbattuti dai "maledetti toscani" o dai piemontesi, trasformati in traversine ferroviarie o in carbone, non erano in genere dei patriarchi; erano invece, per

lo più, degli alberi vecchi minati dalla carie. Quei grandi alberi erano divenuti tanto grandi perchè nel passato venivano mantenuti inpiedi fino a che erano in

grado di produrre ghiande. Il loro taglio era consentito solo eccezionalmente attraverso una defatigante e garantista procedura che riservava al vicerè l' attoizzazione all' abbattimento. Così i soggetli diventavano stamaturi, vecchissimi, tanto vecchi che al momento in cui si decise di ùilizzare i nostri boschi, gran parte di quelle superfici boscate non si rinnovarono, perchè quei grandi alberi avevano perso la facoltapollonifera, avevano esau-

rito la possibilità di riprodursi

agamicamente, nè esisteva alcuna pos-

sibilità di riprodursi per seme, posto che plantule e semi venivano

elimina-

ti dal pascolo suino che costituiva il reddito prevalente del bosco. Così, a causa di questi "grandi alberi" abbiamo perso tanto; abbiamo perso qualche centinaia di migliaia di ettari che ascriviamo impropriamente, con una certa falsità storica, ai tagli di utilizzazione praticati dai "maledetti toscani". Ed allora soprawiva pure il grande albero, l'albero maestoso, il patriarca che può raccontarci qualcosa, per ciò che rappresenta, per i sentimenti che suscita in noi, perchè suo tramite ci accostiamo alla natura. Teniamo però

presente che non ogni soggetto è un grande albero e che il taglio di una pianta matura non è un delitto, chè, al contrario, risponde a criteri di corretta selvicoltura. Qualcuno di voi ha forse conosciuto nna roverella che fino a 3 - 4 arci fa soprawiveva nel parco di Villa Piercy,

a Badde Salighes : una pianta

monumentale, vecchissima

e

nodosa,

che portava abbarbicata sul tronco un'edera i cui tronchi avevano un diametro di 15-20 centimetri, un'edera anch' essa monumentale. Poi, un colpo di vento forse, si è schian-

tata al suolo ed è improwisamente scomparsa. Oggi non vi è segno di

vi-

talità tutto attomo. Ben vengano i patriarchi, maattenzione a non esasperarne il concetto.

Quanto al ruolo del Corpo Forestale nel tema trallato oggi " flora sarda, nuove ipotesi di tutela e valorizzazione", non è del futto chiaro come lo si intenda aftontare : siamo alla ricerca di un nuovo che non si sa bene cosa sia e c'é da chiedersi se già non viviamo oggi nel nuovo. Di tutela della vegetazione da parte del Corpo Forestale in Sardegna se ne può parlare, a ragion veduta, da almeno 150 anni, e se oggi abbiamo la possibilità di godere di alcuni boschi, che sono il vanto ed il fiore all'occhiello

dell'Amministrazione regionale, di alcune foreste demaniali, giustamente

magnificate dal dott. Boni, lo si deve appunto all'azione di tutela svolta dal Corpo. Foreste come quelle di Settefratelli, di Anela,di Fiorentini e di Monte Pisano sono state sorvegliate, protette e gestite dall'Amministrazione forestale fin dal 1886, e se oggi possiamo godere dellapresenza dei magnifici tassi, veri

tassi patriarchi, nella nota località di Sos Niberos, lo si deve alla tutela esercitatavi. Non si è tutelato questo o quell'esemplare, questa o quella specie, ma il tutto nel suo insieme, un contesto territoriale, proteggendo il quale sono state protette le singole specie. Non è infatti nè facile nè agevole provvedere alla protezione di singole specificità botaniche. Si può regolamentare il prelievo o l'utilizzazione o il commercio di una determinata specie, quando, in particolare, essa assume un certo valore commerciale e industriale, così come é avvenuto per la Sughera, che è specie assoggettata a tutela fin dal 1837 - fatto che ne ha determinato una certa espansione rispetto al passato - e per la "Rocella", un lichene ricercato ed esportato dalla Sardegna fn dal 17 69, ma altro é riuscire a proteggere ed a conservare una determinata specie ve-

getale in funzione del fatto che si tratta di un raro endemismo. Quando si pone una simile esigenza è preferibile orientarsi verso la protezione del contesto territoriale in cui insiste quella determinatapianta e del suo habitat. Possiamo suppore ad esempio che, se il prelievo del mirto connesso alla produzione del liquore dovesse determinare una qualche compromissione della specie, sia opportuno prolvedere a regolamentarne la raccolta ed il commercio per prevenirne l'evenfuale regressione o la scomparsa, in funzione della conseryazione di una specie spontanea che caratlerizza la vegetazione dell'isola. Dobbiamo cioè tendere a tutelare la "naturalità" del manto boschivo di cui pure il mirto faparte,con i suoi colori ed i suoi profumi che concorrono a impreziosire o a caratteizzare questo o quel territorio. Per lo stesso motivo è opportuno che sia tutelato il tasso, tantò comune nel centro Europa da essere impiegato come pianta di bordura nei giardini, ma presente in Sardegaa solo in alcune particolari aree, e l'agrifoglio. Il prof. Desole, botanico, che a lungo si era occupato di quest'ultima specie, parlava con rimpianto di una stazione di agrifoglio nel Montifemr, sotto Badde Urbara, da lui conosciuta in condizioni floridissime e che, in un breve arco di tempo, era pericolosamente regredita , e si doleva che non si fosse trovato un qualunque mezzo per tutelare quella specie.

Già dal 1989la Sardegna dispone di una normativa sulle aree protette; sui parchi, sulle riserve e sui monumenti nahrali. Qualcosa è stato fatto, e si può ritenere di essere sulla buona strada.

Manca l'occhiello. Si awerte la necessità di una legislazione sui funghi e sulla tutela di questa o quella specie più preziosa, ma difetta, soprattutto, una sensibilità vera,

profonda e diffirsa da parte di molti, anche da parte di amministratori locali che talvolta sono i primi, per una difesa ad olttanza di presunti diriui delle popolazioni, a ostacolare l' azione dell'organo di vigilanza. fa ciò che può, con i suoi limiti ed i suoi condizionamenti.

Il Corpo forestale

Il

Prof. Mossa, ed altri relatori, nel

parlare di tutela auspicavaao un'azione più incisiva del Corpo. A questo proposito vale la pena di sottolineare che Il Corpo può agire nell'ambito delle leggi esistenti e nel ri-

spetto delle normative del settore : un'azione ' più incisiva" potrebbe rischiare di ritorcersi contro la struttura forestale con l' accusa di eccessiva fiscalità e di intervento che privilegia


F la repressione aruiché la prevenzione. I1 Corpo Forestale applica le leggi in

materia di tutela della vegetazione

;

oltre a quelle che abbiamo già oggi si invoca il varo di ulteriori norme di protezione. Occorre tener presente che non vi é norma di tutela che possa, anche applicata con giudizio e con intelligen-

za, raggiungere efficaci risultati e ritenersi veramente valida, se non vi é la consapevol ezza diffusa che quel determinato bene, che questa o quella specie o quel biotopo, debbano essere

salvaguardati.

Il che significa che si ritiene non sufficiente il varo di ulteriori norme di tutela ; il Corpo svolgerà sì il suo ruolo per intero e se vi saranno nuove norme, queste veffanno applicate; il Corpo é però anche consapevole che occorre far crescere la sensibilita del largo pubblico verso i problemi della conservazione ambientale, se si r,uole raggiungere efficaci risultati, ed a quesio fine, già da qualche anno, si sta impe-

gnando in una capillare azione di sensibilizzazione nei confronti delle scolaresche. Sono coinvolti diversi Agenti forestali, il cui compito è quello di contattare le scuole, di intrattenersi con i ragazzi, di parlare con loro, di accompagnarli in visite guidate, di trasmettere un messaggio di rispetto e di amore verso la natura. Credo che in ciò la struttura sia sulla strada giusta. Vi è ancora qualcosa che essa può fare e che sarebbe auspicabile facesse : la difesa più puntuale e più incisiva di alcune preziosità non comuni nel panorama sardo, quali sono le foreste demaniali; legislatore permettendo, si

cercherà di coprire questa falla per garuntire che alcune rarità floristiche faunistiche possano essere salvaguarmeglio attraverso la costituzione di presìdi stabili all'interno di quei e

date al

perimetri forestali.

Dott. Alessandro De Martini Capo di Gabinetto dell'Assessorato Regionale alla difesa dell'Ambiente Questa mani festazio ne organizzala

dall'Associazione Forestale la riteniamo molto importante in quanto momento culfurale di valore notevole che va al di là anche del singolo argomento trattato. Riteniamo che il Corpo Forestale, di cui l'Associazione è autorevole espressione, abbia la necessità di essere rappresentato so-

prattutto in questi momenti che sono di conoscenza e di approfondimento ma sopratfutto aprono verso l'esterno. La sede e l'occasione richiederebbero veramente un intervento po-

litico, perchè i problemi posti esigono risposte di carattere politico. Cercherò qui di disegnare alcune linee, che come politica di Assessorato stiamo cercando di portare avanti. Dico subito, tanto per chiarire e per non essere demagogico, che dopo aver ascoltato con grande interesse la passione del Prof. Mossa e del Prof. Ballero, mi verrebbe voglia immediatamente di tirare fuori un disegno di legge, correre in Consiglio Regionale, metterlo lì e far sì che questo venga approvato in minor tempo possi-

bile. Disegni di legge sulla disciplina e la valoizzazione dei funghi ce ne sono già due presentati, in Consiglio e uno dei firmatari è l'Assessore Onida, allora Consigliere Regfonale. Questo per chiarire che la tutela della flora è qualche cosa che abbiamo già presente, non è un problema marginale che tiriamo fuori adesso perchè siamo ad un convegno. IjOnorevole Carta ha fatto un corretto escursus storico quando ha detto che nel 1986 l'Assessorato all'Ambiente non voleva nessuno, era un Assessorato mar-

ginale, e io aggiungo che oggi nel 1997 a distanza di 11 anni, è un Assessorato che per certi versi nessuno luole perchè troppo ampie ed articolate sono le competenze da gestire con

una struttura per certi versi uguale a quella del 1986. Questo per dirvi che l'Assessorato per la Difesa all'Ambiente si trova ad affrontare si questi argomenti che forse sono I'aspettopiù interessante. Ma è sempre I'Assessorato che deve far fronte al problema dei rifruti, e intendo per rifiuti non solo i solidi urbani, ma i grandi rifiuti, quelli delle discariche industriali, dei tossico-nocivi, problematiche di grande valenza ambientale, ma anche di grande valenza sociale. Ab-

biamo da gestire la campagna antincendio, fortunatamente esiste già una struttura, si è già formata una coscienza in grado di rispondere in maniera molto professionale. Il nosho è un assessorato che in ma-

niera diretta o indiretta attraverso l'Azienda demaniale si trova annualmente sede piena di problemi. Il problema della forza di costanza di un disegno di legge che riguarda la disciplina e la protezione dei funghi non è presente, ripeto ci sono due disegni di legge che sono già stati presentati. Probabilmente recuperano la proposta del 1992 e almeno a grandi linee riconosco che sono questi, così come è scritta. E così pure quella che

riguarda la protezione della flora. Purtroppo i problemi contingenti

spesso distolgono da questa attività che per certi versi rappresentano la parte migliore, perchè sono quelle cose che rimangono nel tempo, van-

no al di là della stessa esperienza assessoriale. Se vi dicessi che non speriamo che ci sia una sezione stra-

ordinaria sull'ambiente nell'ambito del Consiglio Regionale, direi che è una cosa che quotidianamente rappresentiamo. Abbiamo disegni di legge importanti, che dovrebbero essere all'esame, uno a titolo di esempio è quello che riguarda la disciplina della pesca, che in Sardegna ha 5.000 addetti, che riguarda le lagune, altra valenza ambientale fortissima dove il problema pesca ha una sua incidenza, ebbene, non si riesc e afar partire questo disegno di legge presentato, cioè non si riesce a fare entrare all'esame della commissione apposita perche anche lì ci sono altre esigen-

ze. Questo per dire che un'attività politica di questo tipo ha una tale ampiezza di rispetto dell'azione che è necessaria, purtroppo suddivide le cose e quindi implica necessariamente una suddivisione anche dell'atten-

zione. Parliamo ora di legislazione. Io mi aggancio a una riflessione che ha fatto Dott. Beccu quando dice che se c'è la legge, la legge va fatta ùspettare, che il Corpo di Yigilanza deve farla rispettare. Esistono delle leggi che sono già in essere, che vengono fatte rispettare e questo suscita dal lato sociale proble-

mi, contrapposizioni, siano essi amministratori locali o siano essi cittadini. Evidentemente non sempre le leggi hanno un acutimento così vasto da parte poi dell'utente, del cittadino. Quello che può non essere il problema per il cittadino di Cagliari, può essere un problema per il cittadino dell'interno che invece vive quotidianamente nella sua realtà, il suo mondo e quell'ambienl.e, quel bosco. quel-

la campagna di cui parliamo. Il cittadino tendenzialmente è portato a pretendere delle grandi leggi di proltezione dell'ambiente, anche in maniera severa, ma ha problemi diversi. Spesso una legge che nasce bene, nasce rinchiuso dall'assessorato con

I'aiuto degli accademici, dei tecnici, che dal lato del territorio suscitano allarme, suscitano tensioni che poi sono difficilmente controllate, creano problemi, questo per dire che non sempre la legge migliore poi calata nelle realtà tale si dimostra, bisogna che questa sia soprattutto udienza. Io


credo che oltre la doverosa necessa-

ria assunzione di responsabilità politica nel dire si fa una legge, si cerca

di farla nel miglior modo possibile, ma credo che a monte e poi a valle ci sia soprattutto l'obbligo di un grande lavoro di informazione, di divulgazione e di educazione. Io credo che anche le manifestazioni fatte sulla base del volontariato, anche le piccole associazioni, abbiamo una grande importanza di diwlgazione, di educazione e di informazione; e quando c'è l'educazione, la informazione, la condivisione del problema, ecco che anche l'applicazione di una legge non crea tensioni o ne crea in un numero possibile, questo credo che sia anche un dovere di chi è chiamato ad amministrare nella politica. Fare un buon articolato, fare una buona legge con l'aiuto dei tecnici, non è difficile, poi vi è l'aspetto politico di eseguirlo e di farlo approvare. Poi, che cosa facciamo? Ce ne liberiamo. Chiamiamolo il Corpo Forestale, pre-

scriviamo che chi coglie un fungo senza il cestino gli diamo 500.000 di multa, io politico in questo caso ne sono sollevato, ho fatto una legge perfetta, punisce severamente il trasgressore, però poi è la Guardia Forestale che deva andare a inseguire

quello che

il

cestino non ce l'ha,

perchè non 10 sa, perchè non sa neppure come deve essere fatto il suo cestino, ha usato una bustina di plastica perchè se 1'è trovata in tasca. Ed ecco che qui vi si pone il problema. Va bene la legge, ma la legge in prima battuta deve essere a monte, ci deve essere una informazione costante, e anche a valle, una volta che la legge fosse formata deve essere il più possibile rappresentata e condivisa. Credo molto che ci debba essere uno sforzo e questo mi sento veramente di dirlo, e che già stiamo cercando di accorpare nella visione dei compiti,

che anche

il

Corpo Forestale

e

l'azienda in questo caso, di fare delf informazione a partire dalle scuole, dai più giovani, dalle persone che sono in una forma nella quale possono apprendere meglio, capire meglio quelli che sono questi aspetti di protezione della natura e di condivisione

di quelli che sono i valori ambienta-

li, perchè spesso i bambini seguono alla televisione dei bellissimi documentari, sempre però di tappe lontane, dove ci sono delle nature diverse dalla nostra e spesso non conoscono veramente la natura della nostra Regione, della nostra realtà che è altrettanto importante, ma non così valo-

izzata come si deve, oppure, spesso si pensa che il bosco sia quello come un disegno animato diWalt Disney e non lo si riconosce nel nostro bosco

di leccio che ha alte carutteristiche non meno importanti. Io credo che uno sforzo lo si debba fare in questo senso, cioè nell'informazione e nell'educazione. E mi permetto anche di dire che da un certo punto di vista i sardi non siano così restii, non siano così lontani da un concetto di nafura, magan è diverso rispetto a quello, io direi, più canonico, ma io credo che ci sia, perchè

altrimenti non ci potremo spiegare come ci siano esempi di boschi così salvaguardati di grandi patriarchi conservati. Io credo che lì ci sia un controllo sociale di condivisione di questo bene. Non è spiegabile altrimenti perchè in certe zone, dove maggiore è il legame tra la popolazione e il bosco, parlo di Anzzo, di Belvì, tanto per fare

dei nomi di paesi che conosciamo tutti, si siano conservati. Non è che lì il fuoco non esiste e che non lo conoscono, ma c'è certamente un diverso approccio al problema. Io credo che la tutela si faccia e che debba essere soprattutto una tutela attiva, e ripeto, attiva sotto gli aspetti dell'educazione, dell' informazione, della divulgazione, questi che sono i concetti di ambiente e di tutela ambientale, non c'è barba di reticolato, non c'è barba di barriera che possa preservare nulla, che se non c'è volontà che questo deve essere conservato. Questo mi impone un'altra rapida riflessione relativa al fatto che io ritengo e che riteniamo, che l'ambiente debba essere considerato soprattutto una risorsa e, questo credo

Non abbiamo ancora, colpa nostra, falto capire, meglio dimostrato, che questo è un sistema di sviluppo del territorio, cioè è un modo di programmare il territorio per uno sviluppo compatibile con I'ambiente traendone le risorse. Su queste sfide, su que-

ste cose che veramente

ci si misura

anche politicamente nella gestione di

quello che è la difesa dell'ambiente,

quindi, indubbiamente sarà necessario, ma questo è un impegrro facile a prendersi, perchè l'assessore essendo uno dei firmatari certamente non toma indietro; la legge sui funghi, la legge sulla difesa della flora, ma tutto deve essere inserito in un contesto più ampio di quello che è disegnare un diverso sviluppo della nostra regione attraverso una eco-compatibilità delle iniziative e tna valorizzazione dell'ambiente.

IL DIBATTITO

On. Giorgio Carta

- Ex assessore all'Ambiente Io ho ascohato con estremo interesse tutte le relazioni di carattere scientifico e voglio fare qualche annotazione

per quelle che dallo scientifico sono uscite per entrare in considerazioni d'ordine politico. Io al momento non ricopro nessuna carica istituzionale, però le ho ricoperte, e come tale nel bene e nel male qualche responsabili-

tà ce l'ho in positivo o in negativo. Molti, forse, diranno più in negativo che in positivo, però non è questo il problema. Comunque facendo un bre-

ve excursus storico, e partendo dal

che sia uno dei modi migliori per con-

198511986, da quando io divenni Assessore all'Ambiente, ricordo che in quel tempo, l'Assessorato all'Ambiente non lo voleva nessuno, era considerato un Assessorato residuale. Nessu-

servarlo perchè quando si riconosce

no considerava che, in prospettiva,

nell'ambiente una ricchezza, luna possibilità di sviluppo, questo vorrà certamente essere guardato con occhi diversi, è meglio conservarlo. Si tratta anche qui di un approccio diverso dello sviluppo che abbiamo conosciuto. Non è lo sviluppo massiccio o di tipo della prima rivoluzione industriale che in Sardegna è arrivata alla fine degli anni '60, è un modello diverso, non siamo ancora a un modello che possiamo immediatamente porre in essere, passa athaverso certamente da quello che deriva

dall'esistenza di parchi, qui siamo ancora abituati a pensare ai parchi veramente come a una sorta di cortina di ferro che cala su un territorio e nell'isola, nel contesto blocca tutto.

qull'Assessorato avrebbe assunto sot-

to il profilo economico e di sviluppo un ruolo più importante, non solo per la tutela ambientale della Sardegna, ma come io ritenevo anche per creare nuovo lavoro. Oggi, vedere l'Associazione Forestale che si fa promotrice di un convegno che chiama a raccolta sfu-

diosi, amministratori, e che invita la politica a dare le risposte che deve dare, è per me una grande soddisfazione. Perché io, quando divenni Assessore, trovai una legge sul Corpo Forestale che girava da circa l0 anni e che non vedeva mai la fine, però era già passata in Commissione ed era composta di soli 30 articoli. Quella legge se fosse passata cosi come era concepita, oggi ci sarebbe stata solounalegge che creava un corpo di polizia. Con l'aiuto


della Commissione l' abbiamo trasformata, la frgor a degli operatori del C orpo Forestale è stata ampliata, è molto più qualificata, con l'estensione delle competenze a tutta l' area della Vigi-

lanza Ambientale. Questi operatori oggi, non dowebbero più trovare contrasti neanche con le amministrazioni e le comunità locali, perché c'è un articolo che prevede che il Corpo Forestale e diVigilanzaAmbientale dia as-

sistenza e consulenza economica all'uterua,per fare prevenzione più che arrivare a reprimere. Ma non voglio rientrare nei meriti di quella legge perché il discono diventerebbe toppo lungo. E'bene però ricordare che in quei 3 o 4 anni vi furono si grandi polemiche, grandi scontri, ma furono anche ami

queste cose vengano riprese e portate avanti. In quel periodo, il Corpo Forestale e di VA. ha esteso la sua vigilanza non solo sulle acque inteme, ma anche sulle aree lagunari, una cosa che prima gli erapreclusa. Questo è awenuto dopo uno scontro con altri organismi dello Stato che non volevano e non

vogliono che questa competenza passi di mano ad altri. Ecco perché il discorso sulla tutela ambientale è complesso, perché deve toccare più argomenti che anche se sembrano separati sono in fondo tutti ricollegati ad una unica

matrice.

ruggenti, anni intensi e vivi. Quella legislatura di 5 anni portò il Consi-

Io sono stato insignito del premio Attila, di cui vado abbastanza orgoglioso, per un semplice motivo, perché in quel periodo nonostante tutto si è riusciti a concludere una sessione di legi-

glio Regionale a varare una sessione per le leggi ambientali. Si vararono la legge sui parchi, prima della legge quadro nazionale,la legge sulla vigiItiizaterritdriale, la legge sulla protezione civile, la legge sulle cave e così vla. Io sono convinto e mi auguro che il collega Onida, che ha la capacità e la grinta politica, riesca a far fare a questo Consiglio Regionale un'altra sessione ambientale, perché quelle leggi erano la base e il presupposto per la creazione di tuttaun'altra serie di leg;

grandi scontri, anche con il Ministro dell'Ambiente. Più dardi il mio amico Pratesi, che ho conosciuto in Parlamento, si è reso conto che lo scontro che regnò allora era uno scontro di principio. Tra le altre cose in quel periodo noi ci opponemmo a un vincolo che il Ministro dell'Ambiente voleva porre nella zona di Marganai, noi abbiamo detto di no perché 1o stavamo già facendo noi come Regione e non t Yi eru nessun bisogno di mettere un vincolo nazionale.

gi, oggi indispensabili per la tutela

slatura sull'ambiente, affrontando

Io sono stato sempre del parere che non dell' ambiente in Sardegna. è vero che lo Stato tuteli il territorio Per la legge sulla floraVoi Dott. Ballero pmeglio degli organi locali. Mettere inavete dato all'Assessorato un grande J sieme, gli amministratori locali ad apporto. Per quella legge di cui si sta' i altre amministrazioni, a governare la parlando in questa sede, sui funghi, .r tutela ambientale, significherebbe metsugli endemismi, sulla vigllanza, e , tere la volpe a guardia del pollaio, ed sulle normative di prelievo, tutte queio non ho mai accettato questo concetste cose noi le avevamo già scritte in to. Ho sempre detto che bisogna fare un articolato, e non nel 1992, come si un grande sforzo perché gli interessi è qui detto, ma nel 1989. Quella legge superiori generali dello Stato, delle io l'ho scritta materialmente e presenAssociazioni ambientaliste, devono tata in Giunta. Per il Consiglio Regioentrare nella coscienza delle ammininale vi furono altre priorità, fu fatta strazioni locali perché solo con il conuna cemita su tutte le leggi presentate senso di tutti, si tutela l'ambiente. Noi dell'Assessorato all'Ambiente si dieariprova di questo abbiamo unatragide precedenza ad altre leggi, come ca esperienza, infatti i contrasti locali quella sui parchi dove però rientravad'estate si traducono in fuoco, dico no alcune norme per la protezione della questo per chi ancora non l'avesse caflora che qui stiamo richiamando. pito. Ed era su questo, che si fondava ieri, l'oggetto dello scontro, con altre Quello che oggi mi rammarica è che a ftonte.di quella sessione sull'ambienistituzioni dello Stato. Forse lo si è cate è, seguito purtroppo il silenzio. La pito solo oggi. Ed oggi resta il ramlegge quadro sui parchi, così come è, marico che a fronte di una legislatura non § sufficiente, non consente neanche doveva essere propedeutica ad alche agli organi di tutela come il Corpo tre, per varare una serie di Forestale e di Vigilanza Ambientale, aggiustamenti legislativi complemendi svolgere a pieno le proprie funziotari a quanto si era già fatto, in manieni. Per ogni area, per ogni bacino ra tale che I'amminisffazione regionad'utenza è prevista una successiva e le, il Corpo Forestale e di V A. e tutti specifica legge, all'interno delle quali coloro che hanno un interesse a futesi inserivano le norme sugli endemilare I'ambiente, possano portare come smi, le norme sulla tutela dei funghi e, un fiore all'occhiello il frutto di questi dico queste cose perché, mi auguro che prowedimenti.

Però le condizioni di base ci sono ancora, dal 1989 al 1997 sono passati 8

anni, bene anche se io preferivo 1o scontro che zubivo in quel periodo e che ricadeva sulla mia pelle, al silenzio. Su questi argomenti, il silenzio è il peggiore dei nemici.

Alessandlro Giotta - Dipartimento Corpo Forestale di Lanusei Io penso che sul tema, oggetto di questo convegno, è stato già detto molto e bene da chi mi ha preceduto. Con il mio intervento voglio per ciò portare un contributo diretto, fatto di testimolaiarlze, di osservazioni che solo chi come noi opera sul territorio, può cogliere. Ciò che mi preme dire riguarda, si ciò che c'è da proteggere, ma anche ciò che è stato già distrutto fino ad oggi. Dico che spesso, gli interven-

ti sul territorio, anche quelli finanziati dall'Assessorato alla Difesa dell'Ambiente sono stati fatli senzavalutare che quella determinata opera potesse danneggiare la vegetazione e la flora an-

che di particolare interesse botanico. Sono stati fatti sul territorio interventi gravi, molto spesso siamo stati proprio noi i primi ad autorizzare, permettendo così che si consumassero gravi danni per l'ambiente. Su queste cose vor, rei mettere un accento particolare, per evitare che altri interventi vengano riperpetrati con le solite ricadute negative per il territorio. Molto spesso, forse per mala volontà, a monte di certe attorizzazioni per interventi, come i

miglioramenti pascoli, le stra{e, i rimboschimenti, ecc..., non si fa una ricerca preventiva, per verificare o individuare la presenza di specie botaniche pregiate. E' indispensabile e necessario, là dove si deve intervenire fare prima un minimo di ricerca su ciò che è presente sul territorio, per individuare e segnalare la presenza delle specie. che spesso non si conoscono. Queste osservazioni devono valere non solo per l'utenz a prirv ata, ma anche per

gli interventi che facciamo noi come Assessorato alla Difesa dell'Ambiente._

Un esempio, la stazione più ricca della Sardegna di Genziana lutea è stata distrutta perché è stata autorizzatala

costruzione di una strada. Ijaftraversamento della strada prima e l'opera incon§apevole degli operai addetti alla manutenzione dopo e nel giro di uno o due anni sièfattopiazza

pulita del sito più importante di Geruiana lutea della Sardegna.

Un altro esempio, un'orchidea selvatica particolarmente rara, unico sito in Sardegna, unico sito in Italia, 1 0 o I 5 soggetti in tutto, ebbene ho dovuto fare carte false per salvaguardare quel sito. Non c'era nessuna nofina che proteg-


geva quel sito, e il progettista, dell'opera che awebbe distrutto quel sito, non aveva nessun obbligo di legge per Èrmarsi davanti a quelle specie. Non c'è protezione ne per la specie e ne per il

sito.

Mi preme sottolineare

che non ha sen-

proteggere la singola specie, anche se importante, ma si deve proteggere tutto il territorio circostante l'insediamento. I-lunico sistema per proteggere questi ambienti, parlo quasi sempre di piccole superfici, è quello di acqui starle. In questa legge di tutela per la flora, deve essere previsto che la Regione possa acquistare quel mezzo ettaro di terreno, e che per la manutenzione si proweda con gli operai stessi so

imponderabile intervento molte di quepiccole zone umide sono già scomparse. Infatti autorizzando progetti vari si inteviene sul territorio con opere strutturali profonde a un punto tale che si arriva a drenare anche l'acqua delle piccole sorgive. In questo modo è stato eliminato molto territorio che prima ospitava specie floristiche rare e ste

importantissime

.

Prof.Mossa Credo che ci sia stato un equivoco, e l'equivoco è che la tutela della piantìna che è un piccolo stereonte, stiamo attenti, la questione che dobbiamo pro-

teggere è legata alla strategia della

dei cantieri, perché certi siti spesso

nostra funzione. Io dico che dobbiamo

hanno bisogao di manutenzione, per non alterarsi. Diventano così, queste aree proprietà di una Regione che sa gestire e che sa proteggere il proprio patrimonio naturale. Questo discorso

conservare le serie totali dei boschi esistenti. Cosa intendo per serie? Intendo le diversità che si manifestano all'interno dei boschi anche quando ci sono degli aspetti di degradazione. Quindi intendo identificare tutti quelli che sono i tipi dei boschi, le serie di norme che portano a un clima, a spessori massimi, ai massimi equilibri che si mantengono dove il bosco appare la sua funzione protettiva del territorio. Quindi cerchiamo di non giocherellare

owiamente è da estendere anche per

la salvaguardia degli

alberi

monumentali della Sardegna. Owiamente questa dell'acquisto è una ipotesi da valutare, come sono da valutare altre proposte. E' importante che nella Scuola Forestale, di nuova e prossima istituzione, si curi la formazione del personale sulla conoscenza approfondita di questa materia. In particolare suggerirei che 2 o 3 Agenti di ogni Stazione Forestale, facciano un corso specifico e che siano in grado di riconoscere ambienti e specie rare. Un'altra proposta diretta ai responsabili dell'Azienda Foreste Demaniali ma anphe ai responsabili dei cantieri

Forestali dei

vari

Ispettorati Ripartimentali, e quella di organizzare all'interno di un demanio di 8001000 ettari, la delimitazione certa superficie, parlo di 5 o

di

una

l0 ettari,

dove vietare assolutamente il transito e il calpestio ( vietare di raccogliere o toccare anche un ciclamino), per vedere nel tempo, fra 50 anni noi o chi andrà per noi, l'evoluzione naturale di quella stazione. Sempre all'intemo dei nostri cantieri sarebbe opportuno dedicare a fini didattici un ettaro o due, impiantati con diverse specie forestali, perportarr.i le scolaresche ad incontrare e incominciare a riconoscere le specie naturali. E' importante censire e individuare le piccole zone umide (questo è un lavoro che iI Corpo Forestale può fare benissimo) che stanno scomparendo, ed è una cosa molto grave, parlo di quei pochi metri quadri di territorio, dove

e di cercare di proteggere quella

piantina e non proteggere il bosco, stiamo attenti perchè siamo nell'equivoco totale. Qui ci sono quattro voci a cui dobbiamo pensare; che l'assessore promuova quella che può essere la legge e fare in maniera che tutto, non è una questione di articolato, che si fa in fretta, non è ilfatto di scrivere l'articolo, ma è necessario identificare questi dati.

Qui sta succedendo anche un altro gtosso etrore, che il Corpo forestale per sensibilizzare vada nelle scuole. Attenzione anche in questo caso. Io dico che il quarto elemento nella legge sui fun-

ghi non abbiamo previsto che nell'articolo c'era la possibilita di individuare un quarto punto, si faceva continuativamente anche la sensibilità alle popolazioni, e dove si promuoveva identificando quelli che potevano essere i soggetti. Non ci dobbiamo trovare nelle condizioni di far fare tutto al Corpo Forestale. Identifichiamo quello che giustamente devono fare, io vedo che stanno facendo di tutto, si tovano coin-

volti in mille problemi,

se si mettono anche il problema dell'educazione allora è la fine. Ci sono altre strutture, che possono essere le Università che

avevano dei naturalisti, le vogliamo portare alle scuole queste persone che

mandare nelle scuole e portare questa novella protezionistica.

Non è

il

problema di proteggere

I'Astragalo

é il problema di proteggere la serie dinamica che è legata ecco, dove c'è l'astragalo. Perchè se io proteggo tutti i boschi di leccio, tutti i bo-

schi di roverella, tutti

i

boschi di

sughera, mi sono dimenticato di tutti

una questione di essere in contasto coir

la forestale, per carità di Dio, perchè.li conosco che sono persone che lavorano e sputano sangue sul territorio e per il territorio. Però attenzione, non ctre-

iamo equivoci. Ecco I'intervento del politico, di fare inmaniera di indicare dei soggetti che vadano a fare dei lavori che saruro già fare. I naturalisti che vanno a insegnare nelle scuole dove possono con le borse

di studio iniziare, quindi riempiamola, a questo punto io dico, rna quanto costa l'organo forestale per mandarlo a scuola a insegnare? E siamo sicuri che poi riesce al massimo? Ecco qui l'equivoco che non dobbiamo fare. E ricordate allora il quarto elemento, il monitoraggio come lo avevamo previsto nella legge sui funghi, c'è lapossibilita dell' educ azione.

Dott. De Martini Io chiedo scusa, rna una replica è d'obbligo. Non vorrei che qui si equivo-

casse

sul fatto che ci sia

una

contrapposizione, ci mancherebbe aItro. Mi si consenta di dire che l'Assessorato all'ambiente è prodigo di borse di studio verso i ricercatori, credo che sia l'Assessorato che da questo punto di vista abbia maggiori meriti. Il discorso è diverso, qui non si parla di fare cultura anche nel senso del ricercatore che va nelle scuole, ben venga, da chi questo deve disporre i fatti, e faccio un discorso diverso. Faccio un

discorso che

il

Corpo Forestale in

quanto operatore dell'Amministrazione, mano dell'Amministrazione, va e

si presenta nelle scuole, ma non per fare lezioni, maper awicinare, perun rapporta diverso tra istituzioni e citta-

dino, lo scolaro futuro cittadino,

e

l?amministrazione pubblica che poi è

chiamata a far rispettare le leggi, a promuoverle; non c'è contrapposizione in questo, al contrario, le cose vanno di pari passo. Ma non facciamo neanche l.'errore contrario, di far sì che

piccole sorgenti alimentano l'habitat

sono dei naturalisti veri?

naturale di specie floristiche rarissime. Fino ad ora molte di queste aree non sono state ne individuati e ne censite.

Ecco perchè dico che occorre del monitoraggio e quindi dell'evoluzione, ci sono anche delle possibilità di

problematiche dell'ambiente sia esclusiva del mondo accademico, perché

nostro

avere delle borse di studio da poter

questo nonpuò essere, Ma sono 2 ruo-

Forse,

sempre per

il

i

boschi di pino d'Aleppo naturale, i boschi di ginepro fenicio, mi sono dimenticato anche se sono all'interno delle aree forestali. Questo è l'equivoco grosso che stiamo vivendo già da parecchi anni, e non è

l'educazione, l'avvicinarsi alle


li diversi che si devono integrare, e su questo siamo impegnati senza ombra di dubbio.

Dott. Beccu Anch'io devo chiarire, nessuno vuole disconoscere la volontà, la puntualità e la capacità di chi ha athaverso borse di studio un bagaglio culturale notevole, la possibilità di, awicinarsi.

Io intanto mi pongo uh problema di quando e allora.credo che cominciare a seminare, intanto non sia in contra-

sto con questi futuri progetti di educatori appositamente informati vadano nelle scuole, però ho l'impressione che aspettando il meglio sia

preferibile fare qualcosa. I nostri operatori, non sono semplici Guardie Forestali di livello culturale Terza Media, in genere si traua di laureati in quelle specifiche discipline, volenterosi, che aggiungono alle conoscenze professionali una passione che forse va molto al di là della capacità didattica di chi potrebbe farlo per altri fini, e comunque, noi seminiamo perché le richieste leggi e sui funghi, e

sulla protezione della flora e su quan-

t'altro, le leggi poi vanno applicate, vanno applicate e vanno accettate, e allora anche la futura società potrà accettarle se noi da oggi abbiamo cominciato a seminare per raccogliere in con sapev olezza e sensibilita.

Michele Palmas - Dipartimento di Botanica di Cagliari Io ho presoun piocolo appunto per dire che in Germania per esempio nel 197 3, sono andato con una macchina dell'or-

to botanicò dell'Università della Baviera di Monaco per visionare insieme ad altri colleghi, il sito dove si pre. vedeva la costruzione di una strada. Quindi già 24 anni fa, in Germania, c'era una nofina che prevedeva che prima di passarci la strada dovevano passarci i botanici. Poi voglio dire un'altra cosa, quello che io ho capito per quanto riguarda le borse di studio e borse di studio post-laurea per specializzati in quella mateia specifica che conoscono queste piante che dobbiamo salvaguardare. Per quanto poi riguarda le leggi io ho la sensazione che aun certo punto queste leggi ci siano e che bisogna convincere il cittadino che deve rispettare le leggi. Le leggi cosa sono? Sono una norma e quanto tale deve essere appli cata..Non è che dobbiamo mandare tutta la popolazione a scuola per poter applicare la legge. Un'ultima cosa che volevo dire, per quanto riguarda la tutela elavaloiazazione delle foreste io volevo sentir dire anche laparola assestamento, cioè proteggere per produrre, proteggere per

conservare, proteggere per sopravvivere, perché questlidea di proteggere so-

cisto non vadaprotetto, ma I'operatore della campapa aun certo momento si toovapraticarnente sempre di fron-

lamente perché bisogna proteggere, io ho probabilmente difficolt à, a capirla,

te la forestale, la quale si è fatta fare

ma sono certo che la maggior parte degli operatori in Sardegna hanno più

una legge che.non è perfettamente intuibile in mano a tutti, si prende e si

difficoltà di me a capirla.

denuncia quella povera gente, si pa-

Quindi questi boschi, permettere il dito sulla piaga, questi 120.000 ettari che

gano gli awocati e poi non lo so come vanno a finire le cose.

gestisce l'Azienda Foreste Demaniali, secondo me dowebbe assestarli, così

Questo è quello che si deve tenere molto a mente, se viene fatta una legge, che venga meglio fatta una cornice su questa parola bosco di cui tanto si parla e poi ogni cosa diventa bosco. Un'altra cosa è che si è parlato di successione di vegetazione, di aiutare la natura e praticamente di arriv are a fare

sapremo quanto produce una foresta mediterranea in Sardegna. La comunità che paga tutte queste cose con le tasse, deve saperlo. Quindi, quanto producono queste foreste?

Dott. Beccu Da2 a5 metri cubi ettaro, all'anno.

Paolo Favilli

-

Ex Ispettore

Forestale Un saluto alla Presidenza e agli amici che qui sono intervenuti e che rappresentano la parte scientifica e tecnica della Sardegna.

Io ho solo parole di approvazione per tutto quello che è stato detto qua dentro e mi sembramolto importante che debba essere legiferato. Purhoppo va incontro a quella che è la maggiore difficolta da parte politica che promette e

ma magari non si riesce a re alizzare.

Non entro nella cornice di quello che riguarda i noshi problemi, io vorrei dire questo, che, mettendo nelle mani delle leggi cerchiamo di farle anche in maniera che chi opera nel territorio, la tutela, abbiala capacita di poter non solo riconoscere quello che fa, le piante, ecc..., ma anche di avere praticamente una legge che non si intenda rcalizzata frale righe, deve essere chiara, deve essere limpida, perché a un certo momento ci stiamo sempre rincorrendo per la storia della 43l,lafamosa legge Galasso, ad un certo punto ci stiamo dannando con tutte le varie forme di bosco previste dal piano antincendio del 1947,perché è l'unico elemento che è stato praticamente normizzato giuridicamente in quanto c'è un decreto interministeriale che lo ha appr.ovato.

Io penso che se a un certo momento bisogna proteggere la flora, bisogna proteggere la v egetazione, diamo un colpo finalmente à quelle che sono le caratteristiche del bosco e che secondo me devono prendere sprmto da quello che diceva Prof. Mossa nel quale individua una successione dinamica con un fito-climax abbastanza evidente non meno raggiungibile, ecc....

Non mettiamo fuori altri situazioni, come minimo dowemmo andare su qualche cosa che assomigli a un bosco, a una macchia edule e non a proteggere un cisteto, ma non perché il

dei rimboschimenti con certe tecniche, con certi studi, ecc....

Qui sono perfettamente d'accordo.

Però mi sembra che la Regione non sia ugualmente d'accordo, in quanto i

maggiori finanziamenti per i

rimboschimenti vengono dati per rimboschire i terreni agrari, pascoli e seminativi, mentre si trascura quella che possa essere la selvicoltura e i rimboschimenti naturalistici che potrebbero essere finanziati con la vecchia legge 13 oppure con qualche altro strumento legislativo.

Amministratore di Villanovaforru. Siamo in chiusura e comunque sono poche parole che io vorrei dire, riferendomi soprattutto alla legge sui firnghi e che vorrei raccontare all'assessore; un fatto che mi è capitato neanche 15 giomi fa. Sono andato col mio cestino a racco-

gliere funghi in un'area che gravita sulla grande via di comunicazione,la Carlo Felice; qui ho fatto un giro, ho raccolto qualche firngo e quando sono tornato alla macchina ho trovato le ruotebucate. Ogni giorno in tutta la Sardegna nelle aree che gravitano sulle grandi vie di comunicazione vengono sfasciate le macchineperché i ricercatori come me, che sono i ricercatori della domenica, giusto per andare a prendere un po' d'aria e per rilassarsi dalla fatica e dallo stre s s, vengono p enalizzati. Il motivo è chiaro. Passando sulla Carlo Felice noi vediamo centinaia e centinaia di cercatori di funghi con la busta in,'mano e che vendono i funghi Iungo la strada. 1l ricercatore domenicale dà fastidio. E allora, siccome io sono amministratore, e quindi mi posso permettere di mandare un messaggio all'Assessore che c'è dapoco e che non è assolutamente colpevole del fatto che ancora non sia stata fatta la legge sui funghi. Però un messaggio glielo voglio mandare, perché lo riferisca agli altri suoi amici del Consiglio. Questa benedetta Regione proprio in fatto di


leggi non funziona, non funziona per

anno produce quintali, forse anche ton-

niente, e molte volte le leggi sono quelle che danno centinaia e cenlinaia, se non migliaia, se non decine di miglia-

nellate, di ghiande e non è vero che intomo c'è il deserto. Io ci sono pass'ato pochi giorni fa e ho visto che sotto l'albero ci sono migliaia e migliaia di alberelli, di nuovi nati.

ia di posti di lavoro.

Ma allora, una volta per tutte, glielo questi eletti dal popolo che sono lì per lavorare? La legge sulla coltura da 15 anni ancora non è stata approvata, la legge su funghi, quanti anni sono passati 7, 8 o 10 più

vogliamo dire

tato un grande albero, un patriarca, io 1o chiamerei patriarca, non so se

non

sia un patriarca, io so che è sicuramente un grande leccio, un leccio gigantesco che ha molti e molti anni e, se è vero come è vero che nell'Archivio Comu-

nale abbiamo fovato un documento che awalora nel1320 il legnatico nel1'ambito del territorio comunale. Villanovaforru per chi non 10 conosce sa che non ha grandi estensioni di boschi, pero e m'isola. noi purtroppo siamo in un'isola, quindi i romani hanno pensato a smantellare i boschi perché

dovevano coltivare latena, però boschi ne abbiamo. In questo documento è stato trovato in riferimento al padrone del terreno "sa matta de ziu Balloi", che è il leccio gigantesco che è vicino al paese, a 50 metri, ormai aridosso delle case. Ogni

Lettere ed opinioni

un confronto delle:realtà su questi aspetti pafiendo dall"isola di Creta, di

Cipro, Baleari, Sardegna, Corsica,

a

o meno, la legge sulla riforma della Regione 20, 30 anni, e sono tutte leggi che hanno riferimenti pratici alla vita quotidiana, non solo quindi alla protezione dell'ambiente. Un'ultima cosa, e chiedo scusa, il Dott. Caravano da attento giornalista ha ci-

vegno sempre nell'ambito della settimana della cultura scientifica che per tema "Lalbero, il paesaggio nelle grandi isole del mediterraneo". che vedrà

Prof. Ignazio Camarda - PrufesNoi veniamo dall'aver organizzato a sore dell'Università di Sassari

Sassari la settimana della cultura scien-

tifica quest'anno, proprio sul tema dell'albero che coinvolge tutti gli aspetti non solo nafuralistici ma anche socia-

li, storici, culturali. Quindi, questo aspetto che oggi si è dibattuto è importantissimo. Un'altra cosa che volevo dire è che il 21 di Aprile a Sassari ci sarà un con-

Malta e così via sino alfe Canarie. Io ho partecipato con molta attenzione a questo convegno, credo che sia importantissimo e credo che non debba spaventare più di tanto il supposto contrasto che può sembrare e che in realtà non esiste, perché credo che tutti quanti abbiamo il desiderio che l'ambiente, I'albero in particolare, i boschi,

siano salvaguardati nelf interesse di tutti.


*ss§*rÀar§Hs BCIrs*Tom MmnLLfi ossH*

Sezione ADMO del Corpo Forestale e di Y igilanza Ambiental e

Incontro con il coordinatore regionale dell'ADMO Gianni Sernagiotto Sabato 7 giugno ore 16.00 Trumatza

(oR)

(salone convegni distributore ESSO al km 103 della ss.131)

Ordinanza Regionele Antincendi I 997 Dal 1o giugno al15 ottobre vige 1o STATO DI GRAVE PERICOLOSITA' di incendi per le zone boscate della Sardegna

Rosso: periodo in cui è sempre yietato l'uso del fuoco Verde: periodo in cui si può e'ssere alutorizzati ad

effetuare abbruciamenti Ulteriori informazioni possono essere richieste Corpo Forestale (1678 - 65065)

sl

Pelcnè quest'estalc sia semue niù ueile, Golla[o]a Gon lt0i: sG auuisti un inGendio, auuisa immediatamerle i GGntil 0rcratiui dcl c0ru0 torestale e di u. A. telelonando al numGl0 uGtdG

1618

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05_06 Natura in Sardegna