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iorgio ha trentasette anni e fino a pochi anni fa era una guardia gitrata. Nel tempo libero amava giocare a calcio, ascoltare musica, ma soprattutto stare con gli amici. Poi la scoperta di avere una malattiapoco nota e dal nome difficile: sclerosi laterale amiotrofica. Una malattia che paralizza completamente il corpo e fa perdere l'uso della parola, ma lascia intatta la mente, e che può distruggere una vita nel giro di due anni. Nel novembre 1993 Giorgio viene ricoverato nel reparto rianimazione dell'ospedale Brotzu per insufficienza respiratona che da quel momento lo costringe a dipendere da un respiratore.

Nonostante la gran voglia di vivere, non è facile andare avanti. Nel reparto trova ad assisterlo alcune persone splendide. Ha la possibilità di ascoltare musica e di vedere la televisione,maha sempre davanti a sé persone che soffrono e spesso persone che muoiono. Per poter stare con lui gli amiei devono vestirsi con camice sterile e soprascarpe, possono trattenersi poche decine di minuti ed entrare al massimo in due per volta. Ed è difficile comunicare. Una sua amica ha "inventato" una lavagnetta con le lettere dell'alfabeto che Giorgio indica con lo sguardo componendo lentamente le frasi. Giorgio è forte, ma la situazione non può durare a lungo. Il suo è uno di quei casi (uno su trenta) in cui un malato di S.L.A. può continuare a vivere per molti anni. Dopo tre'anni passati in ospedale, Giorgio desidera tornare a casa. Del resto basta avere le attrezzaixe e l'assistenza necessaria. Si scopre che assistere Giorgio a domicilio costerebbe alla collettività meno dalla metà rispetto al costo di un posto letto in un reparto di terapiaintensiva. Senza considerare che l'assistenza a domicilio è un diritto elementare in un caso come questo. Nel febbraio 1996, in accordo con la famiglia, il primario inoltra alla USL di competenza (quella di Carbonia) la richiesta di dimissione protetta. In Friuli un caso simile è stato risolto in 20 (venti) giomi, mentre per la USL, di Carbonia sembra che sia più facile inviare un'astronave su Marte. In conclusione la pratica "dorme" per vari mesi. Giorgio sembra perdere la speranza. Arrivati a maggio, gli amici di Giorgio formano un comitato e decidono di fare qualcosa. Si decide di indire una manifestazione per raccogliere fondi che permettano l'acquisto delle attrezzattre necessarie. Sembra un'impresa impossibile. Dal suo letto di ospedale Giorgio combaffe insieme agli amici, li sprona e li incoraggia. In un mese, col lavoro di decine di persone, viene organrzzata una manifestazione di otto giorni di spettacoli e sport. Il cartellone è ricchissimo: si esibiscono, tra gli altri, iTazenda, Benito Urgu, Piero Marras (che va a trovare Giorgio e ne diventa un amico), i Lapola, (che sono già amici di Giorgio e collaborano attivamente all'organizzazione), Franco Madau, Mario Fabiani e tanti altri. Viene diffuso in tanti modi il numero di conto corrente della Parrocchia, che raccoglie le offerte. Lintero paese di Siliqua collabora (imprese, artigiani, studenti, associazioni, casalinghe, disoccupati, sportivi... proprio tutti). Dai paesi vicini e lontani arrivano concreti gesti di solidarietà. In poco tempo si raccolgono oltre cento milioni. Accade una cosa strana: tra quelli che hanno collaborato all'rniziativa c'è un sentimento di gratitudine nei confronti di Giorgio per aver dato loro l'occasione di esprimere la parfe migliore di sé stessi. Intanto, alla USL qualcosa sembra muoversi. La Regione sarda garantisce la coperttrafinatziaria per l'acquisto delle attrezzature e per il personale. Tutto sembra andare per il meglio. Il nove agosto, url'ambulanza riporta Giorgio a casa. Ad attenderlo trova centinaia di persone. Fine della storia? Purtroppo no. Con i fondi raccolti è stato acquistato uno speciale (e costosissimo) materasso antidecubito, sono state noleggiate le attrezzature necessarie e si prowede alle spese di assistenza (è necessaria la presenza di infermieri qualificati per la terapia intensiva 24 ore st24). Ma la USL (che ora si chiama ASL) sembra tornata al torpore iniziale.I-lassistenza domiciliare non decolla, l'iter per 1'acquisto delle attrezzaixeva a rilento. Giorgio deve ancora lottare. Da qualche giorno IaASL ha nuovi dirigenti. Forse ora, finalmente, i problemi veffanno risolti, Giorgio avrà riconosciuto il suo diritto e potrà ritrovare un poco di serenità. Esiste un sistema che permette di comunicare con l'uso di un computer,:utilizzando per l'immissione dei dati la mimica facciale. Un gruppo di amici sta cercando le ditte in grado di fomire le attrezzature necessarie. Per la raccolta dei fondi si sta utilizzando lo stesso c.c.p. 17099094 intestato alla Parrocchia San

Giorgio di Siliqua. Indirizzo di Giorgio Pinna: Via Vittorino da Feltre I2 09010 Siliqua (CA)

tel.07Bl/73217

\


Editoriale

-

J

Llambiente delle

"Papilio

.......Gianni

paludi

Fanni8

.Emanuele Orrù e Marco Melis

hospiton"

10 ...................Roberto Crnjar

Endemismi vegetali di Sardegna ............4ntonio Scrugli

Natura e arte

-

La prateria sottomarina a "Posidoni a oceanica"

-

Natura di città .......Ninni Marras

-

15 L9

20 22

24

Il massiccio montuoso del Limbara .....Ruggero Alessandro

Randagismo ......

Stefania Dall'Aglio

Libri in vetrina ..............5ergio

-

Talloru-

30 32

In questo numero l'inserto centrale "Forestale News", rubrica riservata ai soci a cura del Direttivo Regionale Ass. For.

Direttore

Resp

onsabìle

Paolo Pais

Condirettore e r e sp o n s ab ile am ministr ativ o Sergio Talloru Reduzione

Emilio Carta, Carlo Degioannis, Fiorenzo Caterini, Caterina Puddu, Antonio Carta, Leonardo Panzali.

Hanno collaborato Mauro Ballero, Maurizio Bardi, Luciana F. Conigiu, Ignazio Corda, Ninni Marras, Maurizio Pireddu, Francesco Saba, Salvatore Scriva, Milena Zanet Fotocomposizione Daniele Brundu, Pixel Design Stampa CUEC - Cagliari

Foto di copertina Salvatore Spano (Papilio hospiton: maschio e femmina durante I' accoppiamento)

Abbonumenti: c.c.p. n. 21970090 Cagliari annuale f|5.000, annuale soci sostenitori

f

50.000

Puhblicità: Ass. For c.p. 2096 2o zona 09131 Cagliari TeL 070 502153 Tel efax 070 520881 Internet : www. ichnus

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com/as sfor htm


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e dorrtarai?

Dalla sua nasctta ad oggi, il Corpo Forestale ha conosciuto profonde trasforrnazioni, dal nome ar compiti istituzionali T I-

radici storiche sulle quali si fonda l'attuale struttura del Òorpo Forestale risalgono al Regno Sardo Piemontese. Fu nel dicembre del 1833 che il re Carlo Alberto di Savoia, con Regie Patenti Albertine, istituiva gli agenti del governo incaricati di vigilare alla conservazione e

dei boschi.

In Sardegnatutto ciò accadràundici anni dopo, quando i governanti dell'epoca, considerando... I' incremento delle relazioni commerciali, si terrestri che marittime, ...1'estensione progressiva che acquista I'industria... i bisogni derivanti da una maggiore civiltà, rivolgeranno lo sguardo e l'interesse alleforeste della Sardegna, estese e ricche di tutte le specie di quercie. Le frasi riportate in corsivo costituiscono parte integrante delle Regie Patenti Albertine e precisamente laN" 132 Colle quali S.M. approva un Regolamento, pel governo dei boschi nel Regno di Sardegna. Nell'Art.2 di queste Patenti si afferma che il Regolamento sortirà il suo effetto a cominciare dal primo Gennajo del prossimo venturo anno 1845. Per noi questa è diventata la data di nascita dell'attuale Corpo Forestale e diVigilanza Ambientale della Regione Autonoma della Sardegna. Centocinquantuno anni di storia

che testimoniano la prese nza di tna Amministrazione Forestale, che si è dimostrata fondamentale per la creazione, la tutela e la difesa delle aree boscate oggi esistenti in Sardegna. Con l'unità d'Italia si ebbe la prima unificazione a livello nazionale del personale che era in servizio presso le rispettive amministrazioni forestali nel periodo pre unitario. I-iunione è sancita dall'identica divisa e dalle uguali dotazioni personali, martello forestale* compreso. Le alterne vicende storiche che si susseguono

in Italia comportano per il Corpo Forestale profonde trasformazioni, nelle funzioni e nella denominazione: si passerà da "Corpo speciale per la Custodia dei boschi", a "Corpo delle Guardie Forestali", dal "Corpo Reale Forestale" a"Mllizia Nazionale Forestale". In questo periodo, è * È lo strumento ancora in uso per segnare le piante da tagliare

il ventennio fascista, cambia radicalmente l'attività del Corpo Forestale. Si ha ordinamento militare ed inquadramento nelle Forze Armate dello Stato. Oltre alla gestione tecnica ed economica dei boschi, la Milizia assume incarichi prettamente bellici, partecipando nella seconda gueffa mondiale alle campagne d'Africa e d'Albania. Nel 1948 nasce I'attuale Corpo Forestale dello Stato (CFS)che assume

carattere di Corpo civile con compiti

tecnici e dipolizia.Dal1970 al 1977 inizia

il "federalismo" forestale. Lo

Stato decentra le competenze in materie forestale e montane alle regioni. In Sardegna, con la L.R. 7 luglio l97l n. 18, il personale del CFS sceglierà se passare alle dipendenze della Regione Sarda o rientrare nei ranghi del Corpo Forestale dello Stato. In seguito, nel Novembre del 1985 con la legge regionale n. 26 nasce il Corpo Forestale e

diYigilanzaAmbientale. Oggi, ad undici anni di distanza è utile fare un primo sommario bilancio sull'operato di questa struttura. Ci pare di poter dire che il C.F.VA. è diventato un insostituibile strumento per la difesa del territorio dagli incendi e dalle attività abusive che in misura ancora rilevante attentano alla consistenza del nostro patrimonio naturale e culturale. Si ar,,rrerte però l'esigenza di adeguare, potenziandola, l'atività di controllo nella materia degli inquinamenti attualmente limitata nelle norrne istitutive. Altrettanto sentita, sopratutto da chi lavora all'interno della struttura, è l'esigenza di riorgarizzare il Corpo per renderlo più funzionale e rispondente al ruolo tecnico e ai compiti di polizia che deve svolgere. Non è quindi fuori luogo parlare di nuovi concorsi per coprire lemancanze attuali e le prevedibili esigenze future. Se è vero che il futuro ha giàtmesso radici nel presente, è nostro compito oggi lavorare per ridisegnare ed indicare al legislatore, con chiarezza, queste ed altre riforme che sono necessarie per dare all'intero settore forestale e dellavigilanza ambientale la

giusta or ganizzazione e funzionalità.


di Gianni Fanni Itinerari naturalistici

I1 terìapio

di Antas

Fluminimaggiore: escursione da "Punta S'Arcu de Genna Cafrrt" a "Antas"

T I-

'itinerario

d.ll'"rcursione

si

sviluppa nel Fluminese, in direzione N-NW nel gruppo Marganai-Oridda. In queste valli poco note s'incontrano spesso inattese attrattive naturali, archeologiche e carsiche che meriterebbero w' attenzione p artic o1 are del visitatore. La zona di Antas, non lontana da Fluminimaggiore, si presenta come una regione montagnosa dominata dai rilievi di Monte Serrau e della Concas'Omu, e rappresenta l' estrema propaggine occidentale dell'Oridda. E un territorio costituito dal complesso calcareodolomitico-metallifero del periodo cambrico, solcato dalle valli del Rio Antas e del Rio Su Mannau; è importante dal punto di vista minerario-idrogeologico; è ricco di reperti archeologici e di splendide cavità carsiche: esempi ne sono le svariate grotte esistenti nel territorio, in particolare quelle di San Pietro, di Su Mannau e di Gutturu Pala, che offrono anche interessanti aspetti speleologici. Il meraviglioso fascino naturalisticoambientale di questi luoghi è dovuto alla densa vegetazione ed alla

Il

tempio

di "Antas"

particolare fauna; purtroppo alcune specie, come il daino, sono estinte, mentre del cervo soprawivono pochi esemplari; altre specie di piccola taglia, quali cinghiale, martora, volpe, pernice sarda popolano ancora 1'estesa foresta di tipo mediterraneo, ricca di sughere, lecci, roverelle, erica, cotbezzolo e alcuni cedri del Libano ed arbusti del sottobosco I1 quadro su descritto è incorniciato dalle elevate cime dei monti circostanti: S. Benedetto, Arcu Genna Bogai, M. Becciu, P.ta Pesada de Pubusinu, P.ta S'Arcu de Genn'E Camr. Ii tempio di Antas è situato a circa 16 chilometri da Iglesias e 9 da


Fluminimaggiore : una deviazione a destra su una rotabile sterrata conduce ai resti del millenario edificio religioso costruito nel sito del Fanum (luogo sacro) dei romani. Su precedente struttura preistorica dedicata al dio mediterraneo Babai (o Bab) fu dai punici edificato il tempio del dio Sid, dio fecondatore e cacciatore figlio della dea Tanit. Modificato in epoche successive, fu ristrutturato nell'attuale aspetto dai Romani nel III secolo d.C. durante l'impero di Caracall1 per il culto del Sardus Pater; Tolomeo lo descrive come Sardopatores leròn (tempio del s.P.). Non lontano,trala località di Grugua e Baueddu, è situato il centro di Metalla, zona miner ana nella quale i Romani mandavano al lavoro i condannati; vi fu deportato San Ponziano Papa che poi morì di stenti nel 235 aTavolara. Oggi è il Santo Patrono di Carbonia. Il piccolo tempio merita una visita per la grande suggestione che esercita, inserito com'è in un ambiente naturale incontaminato.

ITINERAzuO STRADALE Uscendo da Caghari direzione NW appena ci si immette sulla SS 13 1, si svolta decisamente a sinistra verso Ovest, per immettersi sulla SS 130 in direzione Elmas, Decimo, Domusnovas giungendo ad Iglesias. Arrivati inpiazza Sella si svolta a destra in direzione N per percoffere la SS 126 per S. Angelo e Antas; poco dopo si giunge a Fluminimaggiore (totale percorso ore 1.30 circa). Per i più awenturosi giunti a Domusnovas Km. 44 e anivati nella prazza centrale, devono svoltare a destra seguendo le indicazioni per la Grotta di San Giovanni. Superata la grotta rnizia una strada prima asfaltata e poi bianca,per giungere ad una biforcazione: il ramo sinistro, che noi trascureremo, va in direzione della grotta di sa Crovassa e finisce per essere interroffa da una sbarra.

Perciò arriv ati alla biforca zione gireremo sul ramo destro superando un piccolo ponticello, senza mai abbandonare la strada principale che attraversa l' interno della montagna

Laveria mineraria'Arenas"


del Marganai, attraversando varie

costruzioni minerarie, per giungere adun'altra biforcazione ; quella di destra, che noi trascureremo, ci porterebbe in un grosso centro minerario sede di direzione di Arenas, con annessa una chiesetta (ora il complesso e completamente abbandonato e distrutto). Noi prenderemo quello di sinistra con indicazione Tini-Antas, passando all'interno di un cortile con una grossa vasca d'acqua e delle casse in ristrutturazione. Tale percorso accorcia abbondantemente il tragitto essendo meno tortuoso del primo, con uno sviluppo di circa 12 Km. per Arenas, più altri 1 1 per Antas, e proseguendo altri 9 per Fluminimaggiore. Naturalmente tale percorso è sconsigliato ai pullman, che si troverebbero in difficoltà nell'attraversare la grotta, dato che stessa in certi punti il soffitto è un po' basso, ostacolo che non creerebbe difficoltà per le auto o per i pulmini da 30 posti. Volendo, per i pullman, ci sarebbe un'altra possibilità con la nuova strada che iniziapoco prima di Domusnovas evitando il passaggio all'interno della Grotta, (la strada non è stata ancora collaudata e non è ancora apertaal traffico).

ITINERAzuO DELLESCURSIONE Questa escursione inizierà dalla sterrata al centro degli impianti dell'ex miniera

Condotta dell'acquedotto minerario fluminese

di Arenas, con ai lati i laghetti delle laverie, sotto P.ta S'Arcu Genne Carru q.576 per percoffere in progressione i fianchi delle seguenti punte: P.ta Pilocca q.7 02, P-ta P itzianti q.7 04, P.ta Rosmarino q.569, per proseguire verso P.ta Is Annunis q.645, P.ta Maladroxiu, Bega Sa Menta q.522, Corona Amtbia q.584 da dove si stacca verso sinistra il sentiero finale al Tempio di Antas. Ijescursione inizia dai suddetti laghetti in direzione S-SW traP.taPilocca q.7 02 e P.ta Pitzianti q.7 04, lungo la sterrata principale, passando sulla sinistra della guardiola dove è situata la bilancia per la pesa del minerale. Svoltando a destra, a SW e lasciando alla nostra sinistra S-SE svariate sterrate, con uno scenario quasi lunare, dovuto ali scavi e agli scarichi di detriti minerari accumulatisi negli anni.


Proseguendo lungo la sterrata in direzione W si incrocia sul lato destro, un'altra sterrata proveniente da Gutturu

Paladirezione W-NW tra la q.569 di Rosmarino e Rio Perdu Marras, che trascureremo per continuare sulla via principale SW, dove sulla parete sinistra a livello strada c'è un grottone artificiale, (Assaggio di Miniera). Poco oltre, in leggera salita NW e successivamente in leggera discesa, si arittapresso un insieme di case, (zona denominata Baueddu q.510) laprima casa sulla destra, è riconoscibile per avere almeno 5 cani di taglia media e uno grosso pezzato di colorbianco e nero, che ci verranno sicuramente incontro abbaiando, mentre sulla sinistra vi è la casa degli Scouts, riconoscibile dai dipinti sul muro e dalle persiane in legno, logorate dal tempo. Qui bisognafare molta attenzione agli incroci e svoltare decisamente sulla sterrata di destra verso NW, -Km 4, ore 1.30- trascurando la sterrata principale che prosegue in direzione S-SW che poiché ci porterebbe aMitza Baueddu e alla Miniera di Piombo. I-Tescursione continua in direzione NW in leggera salita, passando a q.504 in

direzione di P.ta Malladroxiu q.568, per incontrare una variante più panoramica e leggermente più corta dove abbandoneremo la sterrata principale. Giunti alladeviazione, alla nostra destra troveremo sul lato sinistro un palo in ferro con un cartello a forma di freccia, con una scritta quasi illeggibile che indica Domusnovas (cartello da non prendere molto in considerazione perché posizionato male). Tale cartello a noi serve solo come punto di riferimento di inizio sentiero, che percorreremo in direzione NW fiancheggiando per circa mt. 500 la sterrata poco prima abbandonata, (che in leggera discesa condurrà ugualmente ad Antas). Imboccata la variante in direzione NW verso P.ta Maladroxiu q.568 e Bega Sa Menta, dopo circa 30 minuti troveremo un ingresso sulla recinzione lato sinistro con direzione SW che, volendo, ci permetterebbe di raggiungere la valle sottostante di Bega Perdosa, ma che noi trascureremo per proseguire ancora sulla carrareccia principale, in direzione di Corona Amrbia q.584, per giungere poco dopo in uno slargo di cresta, evidenziato da resti di bivacco


e

di cartucce (Km 5 - ore 2).

Il versante sinistro si affaccia a W-NW sullavalle di Antas, il versante destro a E-NE da dove parte un sentiero che scende sul canalone di Gutturu Pala, che

noi trascureremo per continuare sulla carrareccia principale. Ij itinerario prosegue passando proprio sopra Corona Amrbia q.584 tra alberi di roverelle e lecci, per giungere poco oltre a uno sbarramento messo proprio al centro della carrareccia, ma quasi sempre aperto. Dopo circa 500 mt troveremo sulla sinistra in direzione W (Km 7 circa ore 2.30), un'altra canareccia quasi nascosta dal folto bosco, che per il momento si consiglia di trascurare, per proseguire per altri 200 mt ed arrivare in un punto panoramico, dove si potrà ammirare in tutto il suo splendore la vallata sottostante, con al centro il Tempio di Antas. Proseguendo sul sentiero si arriverebbe in uno slargo, poco sotto Conca S'Ommu q.673 da dove partono svariati sentieri che a noi non interessano, percio torneremo sui nostri passi per circa200 mt, facendo attenzione perché ad un certo punto, sul bordo destro del sentiero, c'è un segnale bianco rosso a forma di freccia che indica una scorciatoia sconnessa che conviene trascurare. Poco oltre, alla nostra destra, ritroveremo la canareccia in leggera discesa e la percorreremo in direzione W-SW per svoltare decisamente poco dopo in direzione NW. In alcuni punti si noteranno sul fianco sinistro dellacanareccia dei tubi in ferro messi per bloccare un evidente cedimento del terreno. I1 percorso è segnato con dei bolli

rosso-bianchi che continueranno anche oltre la recinzione che delimita una proprietà privata, con un cancello in filo di ferro. I segnali bianco-rossi sono molto evidenti, il sentiero continua oltre il cancello e in circa 10 minuti si arriva sul retro del Tempio di Antas. (Il totale del percorso e di circa ore 3.30 Km 10)

Le notizie cartografiche sono state rilevate dalle carte I.G.M. (Istituto Geografico Militare) scala I /2 5.000 (1.cm:2 5 0m.) Quadranti (5. B en e d ett o -F luminimaggiore).

I partecipanti all' escursione ricordino che non devono lasciare sul territorio nessun segno negativo del proprio passaggio, e, se dovessero usare gli ingressi lungo le recinzioni, non

dimentichino di richiuderli.


di Emanuele Oryit e Marco Melis

Antropologia

Y arnbiente delle pah-rdi Anemia mediterranea e favismo sono malattie che in Sardegna hanno registrato un'alta incidenzapff il ruolo selettivo della malarta

e zone paludose hanno da sempre rappresentato un ambiente ideale per lo sviluppo di diverse specie

dizanzare, alcune delle quali pericolose per l'uomo.

In Sardegna queste zone erano presenti soprattutto nel Campidano di Oristano, in quello di Cagliari e nel Sarrabus, ed in maniera meno marcataanche in molte altre zone di pianura e di collina, la cui temp erattrarisultava ottimale per la riproduzione di questi insetti. Negli acquitrini e nelle acque stagnanti le zanzare trovano l'ambiente ideale per la riproduzione, infatti la deposizione delle uova awiene sul pelo delle acque ferme, la larv etta che dall'uovo ha origine si trasforma in ninfa che per un certo periodo vive in acqua, ambiente che poi lascia quando diviene insetto

Zanzara del genere "Anopheles" (D'Ancona)

insetto (Anopheles labranchiae e Myzomyia superpictus) hanno

contribuito in passato alla diffi.rsione

adulto.

della malaria in Sardegna.

Gli adulti maschi vivono in prossimità

Quando una delle zanzare che appartiene ad una delle specie sopra

delle acque stagnanti succhiando

il

nettare dei fiori; le femmine hanno

citate punge e succhia il sangue di un

invece una dieta ben diversa, e,

soggetto malarico, immette nel proprio

necessitando di sangue fresco per lo

stomaco il parassita del genere

sviluppo delle loro uova, pungono gli

Plasmodium, che può così riprodursi

animali a sangue caldo, tra cui l'uomo,

all' interno della zanzara. andando poi

diventando così il tormento dei sonni

ad accumularsi nelle ghiandole salivari.

estivi. Questo non è però che il minore dei mali, infatti alcune specie di questo

All'atto della puntura, per impedire che la ferita si rimargini immediatamente, la


zanzara immette una piccola quantità di

ha avuto un ruolo selettivo nei

saliva (che funziona da anticoagulante)

confronti di due patologie che in

succhiando così in tutta tranquillità, ma

Sardegna hanno alta incidenza: la

allo stesso tempo inocula il parassita

Thalassemia (Anemia mediterranea) e il

che, passando nel circolo sanguigno, si

Favismo. I genetisti hanno trovato alte

riproduce a spese dei globuli rossi

percentuali di soggetti B-Thalassemici e

umani.

di fabici in zone della nostra isola che

Quando il Plasmodio finisce il suo complesso ciclo riproduttivo (che interessa tra gli altri organi anche il fegato), si ha la rottura dei globuli rossi,

sono state fortemente malariche.

[3-

I1

motivo è che il parassita malarico riusciva a soprawivere bene solo nei

con conseguente liberazione dei

globuli rossi dei soggetti sani, per cui costoro morivano di malaria. I portatori

parassiti maturi (che continuano

sani di fj-Thalassemia o i

l'infezione) e di sostanze tossiche. Lallberazione di queste sostanze nocive

venivano invece risparmiati perché i

determina la comparsadella febbre, ad

maniera diversa, non offrivano un

intervalli di tempo che dipendono dalla

il compimento del ciclo vitale del plasmodio. E proprio in

specie che parassita l' organismo: P las mo

il

dium F al cip arum catsa la

fabici

loro globuli rossi, essendo alterati in ambiente idoneo per

questo modo che fabici e

Malaria terzanamaligna con febbre che

B-Thalassemici (portatori sani) sono

ricorre ogni tre giorni;

Vivax e P Ovale trasmettono la malaria

soprawissuti in un ambiente a così alta mortalità, propagando allo stesso

terzanabenigna con febbre sempre ogni

tempo alla progenie il gene mutato

tre giorni; mentre

responsabile della malattia. Non

Malariae

è

1l

1l

Plasmodium

Plasmodium

responsabile della malaria

altrettanto si può invece dire per

i

qttartana,la quale causa febbri che

malati di B-Thalassemia che, pur

ricorrono ogni quattro giorni. La

resistenti alla malaia. morivano, a

possibilità di recidive a distanza di tempo (malaria recidivante) è legata alla

causa della loro condizione, prima

presenza di

P Vivax e Ovale nel fegato

dell' età riproduttiva.

contratto lamalattia.

l'alto numero di malatiper la fJ-Thalassemia e il Favismo riscontrabile a tutt'oggi è da ricollegare

Oltre agli accessi febbrili (anche 40'),

all'azione devastatrice della malaria dal

preceduti da brividi e seguiti da

periodo fenicio (800 a.C.) sino alla sua

sudorazione profusa e cefalea, si

er adicazione

possono verificare ingrossamenti a

Oggi la malariaè scomparsadalla

carico del fegato dellamllzaed anemia

Sardegna, ma

emolitica. La letalità del P Falciparum

antico è in qualche modo depositato nel

di un individuo che in passato ha

è dol,uta ai danni che provoca

il

parassita ai diversi organi, quali

l'encefalo, il cuore, il rene e l'intestino. Il parassitismo ad opera del Plasmodio

Se ne deduce che

awenuta negli anni' 50.

il ricordo di questo male

patrimonio genetico delle sue popolazioni, contribuendo così a differenziarle da quelle del resto

d'ltalia.


di Roberto Crniar* Nel nome di un Re

"Papilio hospitor:." Una splendidafarfalla endemica della Sardegna e della Corsica, scoperta nel secolo scorso dall'abate naturalista Géné ebattezzata con il nome di un leggendario capo barbaricino

A ll'occhio

attento

AO.tnaturalista il ritorno della primavera in Sardegna offre l'opportunità di osservare tutta una serie di endemismi animali e vegetali affascinanti non solo per la loro rarità biologica, ma in taluni casi anche per la loro

!o

straordinari a b ellezza Tra questi un posto di primo piano è certamente occupato a buon titolo da una farfalla, 1l P ap ilio hospiton,endemica di Sardegna e Corsica, così chiamatanel secolo scorso dall'abatenaturalista Géné, suo descrittore, in onore del leggendario capo barbaricino omonimo. Nel suo guizzare avolo radente sui prati di asfodeli che inframmez zano la macchia del paesaggio sardo è facile confonderla, a prima vista, con il più comune e diffi.rso macaone (Papilio machaon) da cui si differenziaper una serie di dettagli, il più cospicuo dei quali è costituito dalle code delle ali posteriori piùtozze e corte. Si ritiene che entrambe le specie discendano da un progenitore comune e chel'hospiton si sia differenziato per la segregazione

o

aÀ o k o d

a Papilio hospiton

l' insulari zzazione della microplacca Sardo-Corsa awenuta all' inizio del periodo quaternario. Recenti esperimenti di ibridazione dovuta

al

incrociata ed osservazioni morfologiche e comportamentali, hanno anzi portato a concludere che tale progenitore comune assomigli al Papilio saharae, 7l macaone delle regioni pre-desertiche nordafrican e. ll P apilio machaon ha probabilmente ricolonizzato 1l sistema Sardo-Corso in epoca successiva, proveniendo però dalla

*Prof Roberto Crnjar Dipartimento di Biologia Sperimentale, Sezione di Fisiologia Generale - Universitò di Cagliari


a

aÀ o H

a

Larva di P hospiton su "Ruta graveolens"in allevamento sperimentale

penisola rtaliana. Attualmente entrambe le specie sono presenti sia in Corsica che Sardegna, ma sono legate a nicchie ecologiche diverse, anche se parzialmente sovrapposte. Pur prediligendo le zone montane, ove è relativamente comune alle quote tra400 e 1400 m,l'hospiton è stato segnalato fino al livello del mare anche lungo le coste, ma sempre ai piedi di rilievi montuosi. Ha una sola generazione annua con sfarfallamento prolungato degli adulti (damarzo ai primi di luglio). In Sardegna, il ciclo biologico risulta essere sinqonizzato con quello dell' unica pianta-o spite lutllizzata p er 1'ovoposizione e l'accrescimento dello stadio larvale, la Ferula communis, un'ombrellifera il cui periodo vegetativo si esaurisce con il

sopraggiungere del caldo estivo e dura di conseguenzapiùa lungo con il crescere dell'altitudine. I1 successo riproduttiv o dell' ho spiton è quindi strettamente legato alla sowapposizione temporale tra il proprio ciclo biologico e quello vegetativo della ferula. Il macaone è invece specie più flessibile in quanto :utllizza come piante-ospite, oltre alla ferula, diverse altre ombrellifere ed alcune rutacee, molte delle quali hanno un periodo vegetativo prolungato. Riesce così ad avere più generazioni annuali edha colonizzato una grande varietà di ambienti. In Sardegna le due specie volano spesso insieme, ma il machaon è relativamente più comune in pianura,

mentre l'ltospiton, come giàdetto, in montagna. Diversi casi di ibridazione


naturale sono stati segnalati sia in Sardegna che in Corsica. Questi ibridi, anche se sterili, sono in un certo qual modo indicativi di una competizione in atto tra le due specie gemelle nelle zone di sovrapposizione dei rispettivi habitat. D ata la relativa " fr agihtà" biolo gica n, o gni alter azione dell'equilibrio esistent e tra machaon e dell'

h o sp i t o

hospiton in queste zonedicontatto potrebbe costituire certamente un serio rischio per la soprawivenzadi quest'ultimo. Per tali motivi e per f insularismo della sua distribuzione, l'hospiton è stato riconosciuto come una delle 4 specie di Insetti a più alto rischio di estinzione a livello mondiale (International Union for Consewation of Nature Red Data Book e CITES, Appendice I).Lhospiton è comunque atTc or a abb astanza comune in entramb e le isole, anche se la sua distribuzione tende ad essere frammentata in colonie

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Be la Fase di incrisalidamento di P hospiton

più o meno contigue ed intercomunicanti fra loro. Fortunatamente tali colonie sono ancora relativamente numerose e molte di esse sono difficilmente accessibili, specialmente inCorsica. Altre invece, soprattutto in Sardegna, sono più vulnerabili. Come è intuibile, le possibilità di sopraw iv enza della specie dipendono soprattutto della pianta ospite, la ferula, la cui distribuzione attuale in Sardegna non è per buona sorte in contrazione. Infatti questa ombrellifera a carattere infestante sembra ben sopportare molti dei processi di conversione della macchia mediterranea ad uso agricolo od altre attività antropiche e persino la distruzione dor,.uta agli incendi estivi. Laferula si diffonde assai rapidamente, ed è anche in grado di ricolonizzare i terreni di ricrescita secondaria, ad esempio lungo i bordi delle strade, gli agri incolti o devastati dal fuoco. Datala sua grande vitalità, questa pranta potrebbe essere eradicata da vaste aree del territorio solo se si applicassero programm i di "deferulazione" estensiva, come quelli effettuati sperimentalmente in passato e motivati dal fatto che essa è tossica per il bestiame da pascolo. Una potenziale fonte di pericolo è rappresentata invece dal trattamento estensivo di estese aree forestate a sughero e leccio per irrorazione aerea di Bacillus thuringienszs. Questo agente patogeno viene utihzzato nella lotta microbiolo gic a mir ata al controllo della farfalla noffurna Lymantria dispar,le cui larve si nutrono del fogliame del


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Esemplari femminile e maschile di P hospiton durante I'accopiamento

genere Quercus arrivando a defogliare intere foreste, ma è in diversa misura tossico anche per le altre farfalle diurne e notturne, hospiton compreso.

Eppure l'hospiton potrebbe ben sopportare un certo grado di convivenza con l'uomo. Diverse colonie nei Monti del Gennargentu, per esempio, sembrano godere di buona salute, anche perché il rapporto tra uomo e ambiente è stabllizzato da secoli e non è soggetto a grandi trasformazioni. Diverso è il discorso per le zone di contatto con le coste e le pianure dove f impatto antropico è piu rilevante. Per garantire la soprawivenza di questa specie nel

lungo periodo (ma si potrebbe estendere l'argomento a gran parte della flora e della fauna sarda) si dovrebbe comunque prevedere la creazione dizone protette nelle quali siano mantenute integralmente condizioni ambientali cap aci di sostenere colonie autosufficienti. In questo contesto, è auspicabile l'istituzione in Sardegna di una stazione biologica che funga da osservatorio scientifico perl'hospiton come tutte le altre specie animali e vegetali endemiche, allo scopo di studiarne la biologia da una parte, e di raccogliere ed aggiornare i dati di distribuzione per ciascuna di esse dall'altra. Questa


Ophrys holo serica N. L. Burm.) Greuter ssp.

Che SterlTlani i

wood

NOME ITALIANO: Ofride di Chesterman Pianta alta 10-30 cm. Scapo eretto, uniformemente colorato di verde chiaro. Foglie inferi ori 3 -4, ov ato -lanceolate ; le s up eri ori 2-3, lanceolato-acuminate, disposte lungo la metĂ  inferiore dello scapo e di dimensionr progressivamente decrescenti. Infiorescen za lassa, con 2- 6 fiori grandi. Brattee ovato-lanceolate, acuminate, concave, piĂš lunghe dell'ovario anche quando si riducono verso

l'alto. Fiori grandi

e

vistosi; sepali

decisamente obovatoacuminati, 5-8 x l4-18 mm,

ripiegati all'indietro a completa antesi, uniformemente bianchi o rosati e sempre muniti di una venatura mediana v er dastr a; p e t al i biancasti o bianco-rosati, sottili lineareacuminati, minutamente cigliati sui margini, lunghi l13-l12 dei sepali; labello grande 15-23 mm, intero, piano, per lo piĂš di forma tr ap ezoidale, slargato nella parte aprcale, munito di gibbe laterali, di colore rosso-bruno intenso attenuantesi sul margine apicale, uniformemente sericeo, con disegno ben

delineato a forma di H, appendice robusta, verde, rivolta in alto, fauce bruno-nera stra; ginos temio protratto in avanti e munito di rostro brevemente acuminato. Fiorisce da fine marzo a metĂ maggio.


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Note. Ophrys holoserica (N.L. Burm.) considerata da Connras (1983) un endemismo sardo differenziatosi in epoche re'mote, è stata descritta per la prima volta da Wood (1982) su campioni reperiti in territorio di Domusnovas. Successivi rinvenimenti nella Sardegna sudoccidentale (Sulcis-Iglesiente) e sud-orientale (S. Vito, Ogliastra, Baunei) hanno ampliato 1'areale di questa specie che si rinviene nelle schiarite di leccet a, ahipar o dei cespugli della macchia, in esposizione fresca su suoli per 1o piÚ calcarei.


O rchi s bralacifortii

(Biv-Bern.)

tsyn. O. quadripunctata Cyr. ex Ten. ssp. brancifurtii (Biv.-Bern) E. G. Camusl

NOME, ITALIANO: Orchide di Branciforti Pianta alta 10-25 cm. Scapo eretto, talvolta flessuoso, brunoviolaceo nella metĂ  superiore. Fo glie inferi or i 2 - 5, ov ato -lanceolate disposte in rosetta basale; le superiori l-2, acuminate, abbraccianti 1o scapo. Infiorescen za ov ato-cllindrica a completa horitura, p4uciflora o talvolta multifl ora, generalmente lassa. Brattee acute, mai superanti l'ovario, concolori allo scapo. Fiori piccoli, da roseo pallido fino a viola intens o'" sepa I i ovati. ottusi.

pressochè patenti, i laterali spesso

obliquamente tronchi all' apice; p etali ovati, piu piccoli dei sepali e racchiusi a cappuccio; labello piccolo, piano, profondamente trilobo, con lobi laterali esili e divaricati, roseo, con un'area bianca alla base su cui spiccano due distinte macule violacee che talvolta si fondono producendo una chiazza che si prolunga verso la fauce; sprone, sottile, filiforme, piĂš corlo dell'ovario; ginostemio con apice tronco. Fiorisce tra aprile e maggio.


Note. Orchis brancifortii (Biv.Bern.) è una specie endemica della Sardegna e della Sicilia, dove vicaria la specie affine O. quadripunctata Cyr ex Ten. del Mediteffaneo centroorientale. In Sardegna è stata finora reperita esclusivamente su limitate aree del versante orientale (soprattutto su quel I o centro-orientale) sempre su substrato costituito da calcari mesozoici. a quote comprese da200 a 1200 m s.1.m.

Testi e foto di Antonio Scrugli (da: Orchidee spontanee della Sardegna, Ed. Della Torre - Cagliari)


di Paolo P

Natttra" e ar.te f

fittorio Musio

V

è

un

"*..rriulmente ritrattista, anzi ll mi glior ritrattista che oggi opera nell'isola. Un pittore che riesce a rendere sulla tela carattere, il temperamento,

il

1'

essenza

di chi ritrae. I suoi quadri, più che riprodurre col pennello volti e fi sionomie, interpretano con un'incessante operazione psichica, i soggetti proposti con una straordinaria efficacia illustrativa. Ma oggi intendiamo esplorare un aspetto poco conosciuto della sua arte, ovvero l'approccio di Musio col paesaggio. Musio si awicina alla natura con una forma di devozionale rispetto, la cui matrice strutturale si articola su una conoscenza profonda della materiatrattata e su intervento del sentimento che ha talvolta pagine di straordinar ra dolc ezza.

Indubbiamente non si può ascrivere questo eccellente artista ad una categoria o ad una corrente pittorica, essendo egli stesso un insieme di molteplici confluenze estetiche e, nello stesso tempo, centro di poliedriche visioni figurative, nelle quali è ben difficile stabilire - essendo tutte di notevole spessore creativo - la più arnonizzata lmghezza d' onda. La nattr a, il pae saggio, si umanizzano

Vittorio Musio "Gabbiano al vento"

di una aristocratica e nobile trasparenza emotiva, in virtù della quale li scopriamo a noi più vicini e simili di quanto non si possa immaginare. Dalla tumultuosità della vita quotidiana Vittorio Musio ha il pregio di saper cogliere scomparti di intime trasparenze, elevando gli argomenti delle sue tele a paradigmi di consistente intensità lirica. Un grande artista, dunque, ed una pittura di prim'ordine che trovano nella natura un significato di grande afflato poetico.


di Giovanni Pani Un ambiente unico

La pr ate rla. s ottotrt arl_rra, a Posiclonia oceanlca T fl

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a prateria sottomarina a Posidonia

oceanica rappresenta sicuramente l'ambiente più importante che si trova nei nostri fondali marini. Esso, per la complessità dei cicli biologici che ospita, è meritevole di tutela e di attenzione tanto quanto le poche foreste primarie superstiti nella nostra isola. Vediamo perché. Questa specie vegetale, comunemente ed erroneamente definita alga, è urna vera e propria pianta superiore: è una Monocotiledone della famiglia delle Potamogetonaceae. Si distingue dalle alghe, propriamente dette, per la presenza di tessuti differenziati che costituiscono i tre componenti principi di tutte le piante: radici, fusto e foglie. La prateia a P o c eanic a rappresenta un vero "stadio climax". Infatti questo organismo (esclusivo dei fondi mobili, mentre le alghe 1o sono dei fondi duri) per installarsi ha bisogno di condizioni particolari che vengono determinate da altre specie vegetali pioniere: la Caulerpa, la Cimodocea el o la Zostera. Queste colonizzano ambienti costituiti da sabbie pure e trattengono, con i loro rizomi, i detriti organici costituenti il futuro humus adaffo allo sviluppo dei semi di P oceanica. Le piante che spunteranno daranno vita, sopratutto per riproduzione vegetativa, al posidonieto, che si instaura in quella fascia compresa tra qualche metro di profondità e la batimetrica dei 50 mt circa,limite cui giunge la luce necessaria ai processi fotosintetici.

Il posidonieto esprime una produttività primaria (cioé la formazione di materia organica per unità di tempo) di circa20 gr. di carbonio al giorno per mq. Circa 11 30% dell'energia prodotta emigra verso altri ambienti marini attraverso le catene alimentari. Ciò signific a che la P oceanica fornisce cibo in quantità agli abitanti del mare, senza contare l'ossigeno rilasciato mediante la fotosintesi. La prateria sommersa rappresenta, inoltre, un luogo sicuro ove gran parte degli organismi marini depone le uova e dove si sviluppano i piccoli nati,trala protezione delle fronde delle piante. La prateriaviene infatti considerata un' "areanursey" da dovepartono cicli biologici di organismi che sviluppano la loro vita adulta in ambienti ben distanti dalla stessa prateia ove sono nati e cresciuti. La P oceanica offre una barriera naturale ai marosi facendo sì che anche gli ambienti terrestri retrostanti abbiano a giovarsi di tale azione protettiva. Infatti l'intreccio delle foglie di P oceanica determina la caduta dei sedimenti che, accumulandosi negli anni, soffocherebbero la pianta se i rizomi di questa non si accrescessero, in altezza, ad una velocità di circa un cm all'anno. Si formano così dei banchi, detti "tassoni", (costituiti dall'intreccio degli stessi izomi,resti di organismi marini e sabbia) che elevano il livello del substrato formando le barriere già citate. Nel caso in cui un oggetto di


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certe dimensioni cada sopra laprateria si verifi ca un fenomeno particolare.

quando invece l'intensa attività antropica, tramite l' eccessivo

Mosso dalle correnti marine 1'oggetto scava, nel tassone, dei fossi troncoconici che vengono poi allargati dal moto del mare, formando quelle tipiche chrazze di sabbia note a tutti i sub. Più fossi si uniscono tra di loro formando canali che servono al ricambio delle acque nelle zone più a riva del posidonieto.

ancoraggio di natanti o peggio ancora tramite la pesca a strascico, squilibra questi cicli, i danni si fanno ben presto

È ol.vio che quando questi meccanismi avvengono alf interno di un ciclo naturale sono sicuramente benefici;

notare. È sotto gli occhi di tutti lo sfacelo che si sta verificando nella spiaggia del Poetto, a Cagliari, dove pochi decenni di sfruttamento selvaggio del mare, con la consecutiva distruzione del posidonieto presente, hanno causato la quasi totale scomparsa della spiaggia e il depauperamento degli stocks ittici del Golfo di Cagliari.


di Ninni Marras

Natttra. di città A due passi dal traffico e dallo smog cittadino è ancora possibile fare degli incontri "straordinan"

are ormai consolidata

N. Marras

latendenza secondo la quale, quando si parla di "ambienti naturali", si finisce per celebrare sempre e soltanto quei

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luoghi, per lo più poco accessibili e lontani, dove si mantiene una natura florida e pressoché intatta. Dagli schermi dei televisori escono di continuo immagini di lontane foreste qluviali brulicanti di vita e sqlle pagine patinate dei p"ìiodi.i si parla di irraggiungibili eden che ci fanno rimpiangere di vivere in una città come la nostra, Cagliar| che, pur non avendone le diqrensioni,.è afflitta dai mali più tipici delle grandi metropoli Perché, per una volta almeno, non ci occupiamo di quegli spazi marginali, vicini o non addirittura all'interno della nostra città, in cui resiste una natura non ancora sopraffatta da quella che si chiama "pressione antropica", ancora capace di sfupirci se, almeno per un attimo, ci fermiamo ad osservarla, magari quando aspettiamo nervosamente che il semaforo davanti a cui sostiamo diventi verde. La storia che desidero proporvi altro non è che il racconto, fatto di parole e di immagini, di un' esp eienza nata proprio mentre, aspettando il "verde" di

Beccaccino (Gallinago gallinago)

un semaforo in una delle tante strade perennemente congestionate dal traffico, vidi scomparire dietro una fila di canne poco distante alcuni grossi uccelli scuri. La curiosità mi riporto in quel luogo e i miei primi sospetti su quegli uccelli ebbero conferma quando, avvicinandomi a quelle poche canne, feci fuggire alcuni esemplari di mignattaio (Plegadis falcinellus). Una breve ispezione sulla riva di quel maleodorante canale rivelò tutta una serie di impronte che la dicevano lunga sulla frequentazione di quel luogo da parte di svariate specie di uccelli. Tutto ciò fu sufficiente afarmidecidere di costruire un piccolo capanno da dove


poter effettuare alcune osservazlonl e delle riprese fotografi che. Nonostante il capanno sia perfettamente mrmetizzato, decido di far passare un po' di tempo prima di ritornarvi al fine di evitare ogni possibile disturbo agli animali. Trascorsi alcuni giorni eccomi, prima dell'alba, dentro la mia postazione ad aspettare e a sperare in qualche interessante incontro. Il sole comincia a sorgere, la città si sveglia e con lei il solito serpentone fatto di macchine che scorre lento sulla strada a pochi metri da me. I primi raggi del sole illuminano i bordi del canale che si rivela una vera e propria fogna a cielo aPerto dove, assieme ai liquami, c'è un ricchissimo assortimento di rifiuti. Anche gli abitanti del canale si svegliano e cominciano la loro ricerca di cibo frugando tra le sponde. Il tempo trascorre lento senza che io riesca ad awistare niente altro di

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Esemplare di Mignattaio (Plegadis falcinellus)

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ettazzurro (Lus cini a

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particolare, tanto che medito seriamente di abbandonare il mio maleodorante nascondiglio, quando aruiva il primo soggetto interessante: un bel maschio di ballerinabranca (Motacilla alba) si posa a brevissima distanza; il rumore dello scatto lo fa guardare verso di me ma, evidentemente, realizza che quel suono non costituisce un pericolo e continua a gironzolare qua e 1à. Arriva un altro soggeffo: un beccaccino (Gallinago gallinago) attena e subito comincia a sondare il fango col suo lungo becco allaricerca di cibo. Il posto deve essere buono Perché, attraverso il teleobiettivo, lo vedo catturare in gran numero dei piccoli lombrichi. Gli scatti si moltiplicano ed io ho quasi scordato i mignattai quando, alf improlwiso, arrivano anche loro.


di

Alessandro

Tra natura eburocrazta

I1 rrrasslcclo rrrontr-ro so

del Lirnbara,

Paradiso nafuralistico e "Parco fantasma"

oni 1362 m di Sa Berritta il Limbara è la secondavetta della Sardegna e la "montagna" per eccellenza dellatormentata e granilicaGallura, sia geograficamente sia sentimentalmente. Il massiccio montuoso gallurese da molto, troppo, tempo è stato annoverato da diversi botanici, zoologi ed équipe di studio, appositamente create, tra le aree naturalisticamente più interessanti della nostra isola, e perciò meritorio di salvaguardia e valorizzazione da parte dei competenti organi regionali e statali; così che agliinizidegli anni '70 non solo è inserito dal "Gruppo LacaYa" tra i costituendi Parchi Naturali Regionali, ma Luc ertola di B edriaga (Archeo lac erta bedriagae paes s I eri) addirittura è preso ad esempio per endemismo sardo-corso, abbastanza raro, anche se ben diffuso sul Limbara in cui si presenta con una sottospecie tipica. la successiv a progettazione e realtzzazione delf intero "Piano selvaggio dei luoghi, che anziriportano Parchi" sardo. per ogni dove la costante ed Alla fine il risultato di tale profusione imperterrita impronta umana, sotto d'entusiasmo e d'energie è stato che il forma di strade, antenne, stazzi e Limbara continua ad essere ancora oggi rimboschimenti. Sicuramente rimarrà un bellissimo territorio poco protetto, poco valorizzato, poco utilizzato e invece affascinato dai bellissimi e maestosi scorci panoramici, ma poco conosciuto anche da chi ci vive a soprattutto dalla estrema variabilità del stretto contatto. paesaggio, generata dalla estrema Ma che cosa rende questa montagna irregolarità della morfologia granitica, punto così interessante dal di vista che qui, come nel resto della Gallura, naturalistico? s'esprime in tutte le sue molteplici Certamente chiunque la visiti non forme. rimarrà impressionato dall' aspetto


Chiesetta della Madonna della neve

Ecco quindi che in ogni angolo, sia sulle aree aperte dell'area cacuminale, sia all'interno delle più fitte leccete e pinete, è possibile ammirare cascate di massi tondeggianti, tafoni, pilastri d'erosione, inselberg e rocce alveolate dai disegni più strani e vari; e infine non bisogna dimenticare che il Limbara è una delle aree della Sardegna più umide, più fredde e piovose; col risultato che tutto il territorio è letteralmente costellato da un' infinità di rivoli e rii che dalle vette si portano verso valle con le loro copiose acque fresche e limpide. Dal punto di vista strettamente biologico invece la montagna afftovera una ricca flora e un'interessantissima fauna. Più precisamente, allo stato delle athrali conoscenze, si contano circa 560 specie vegetali, contro le circa 2000 esistenti in Sardegna, con addirittura una cinquantina di specie endemiche, alcune delle quali esclusive del luogo, come Hieracium martellianum, Hieracium gallurense, Hieracium templare e Hieracium limbarae. Accanto alla componente endemica però non si possono trascurare le

numerose piante aventi un notevole significato scientifico in generale e

tra queste sono certamente degne di nota D aphne I aure o I a, Po ly go natum mulffiorum ed Epilobium angustifulium, diffu;se nella penisola ma e stremame nte lo c alizzate nel territorio sardo; né si può trascurare lapresenza di veri e propri relitti, come llex aquifolium e Taxus baccata, o di piccoli residui d'antiche foreste autoctone a Pinus pinaster e Populus tremula. Poco conosciuto ma ben rappresentato è pure il contingente di piante inferiori, che annovera numerosi Funghi, Licheni e Muschi, tra i quali spicca lapresenza, unica in Sardegna, di tre specie di Sfagni, ora in precario stato di sopravvivenza per incuria ed ignoranza. Trala fauna degna di notevole interesse e di maggiore protezione è la componente erpetologica, rappres entata da ben 13 specie, di cui benT endemiche, etra queste spicca in particolar modo la presenza del Tritone sardo (Eupro ctus platycephalus), un Urodele acquatico, divenuto sempre più raro acausa dell'inquinamento e degli fitogeografico in particolare,

e


interventi diregimazione dei torrenti in cui vive e ai quali è estremamente sensibile; le rocce granitiche invece proteggono un altro raro paleoendemismo, la Lucertola di Bedriaga, che qui, così come nel promontorio di Capo Testa, si presenta in una particolare forma a colorazione scura (Archae o I ac ert a b edri aga e paessieri). Nono stante l' ecce s siva antr opizzazione, anche l'avifauna è particolarmente ricca ed interessante. Estintisi da tempo i grandi Vulturidi, dopo una lunga assenza è ritornata l'Aquila reale con una coppia nidificante, e sempre tra i Rapaci si possono contare alcune specie rare elocalizzate come l'Aquila del Bonelli, l'Astore e il Pellegrino. Ma non è tutto. Infatti le più basse pendici del versante meridionale ospitano uno sparuto gruppo dell'ormai rarissima Gallina prataiola, mentre

boschi, rocciai, macchie, garighe e prati proteggono stabilmente o periodicamente (specie estivanti, svernanti e di passo) un consistente numero di specie ornitiche, passando dal Rondone alpino alla Pernice sarda, dal Merlo dal collare al Passero solitario, dal Picchio rosso maggiore al Venturone e al Lucherino. Infine non è da trascurare neppure la Mammalolauna che. impoveritasi in epoca recente dei grandi Ungulati (Daini e Mufloni sono stati recentemente reintrodotti alf interno della Foresta Demaniale Limbara Sud in Comune di Berchidda), continua ad essere rappresentata da un considerevole numero di Cinghiali, dalla Donnola e dallaVolpe, dall'ancora abbondante Martora e addirittura dal Gatto selvatico, che, seppur raro, continua a soprawivere nelle leccete più fitte e cupe.

B# Alcuni funghi appartenenti alla famiglia delle Boletaceae


Riu Culumbanu in piena; uno dei numerosi ruscelli che solcano le pendici del Limbara


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sulle potenzialità naturalistiche del Limbaraci si può facilmente render conto dell'estrema necessità ed utilità dell'istituzione di un Parco Natuiale, che porterebbe senza dubbio diversi benefici a favore di tutto il territorio e dei suoi abitanti. Tra questi ricordiamo: - la creazione di un piccolo numero di posti di lavoro-dipendente sotto forma di guardaparco, ricercatori, guide, personale tecnico, etc.; - la nascita di una "immagine" turistica e soprattutto turistico-naturalistica del territorio circostante il Parco, che owiamente può essere sfruttata da diversi settori privati (alberghiero e di ristorazion e, artigianale, commerciale, etc.); -la creazione di un marchio di cui possano awalersi e giovarsi tutti i prodoffi (vini, form aggi, cami, prodotti artigianali, etc.) e tuffe le attività (agriturismo, convegni ritiri sportivi, etc.) creati in loco; - infine il Parco può fungere da'polo catalizzatore" per diversi e possibili

rtnanztamenu elargltl penoolcamente dalla Regione, dallo Stato e dalla CEE per favorire la ricerca scientifica, il turismo, l' agricoltura e l' allevamento alf interno delle aree-parco. Purtroppo però attualmente la situazione non è delle più favorevoli, dato che le popolazioni del versante meridionale del Limbara si sono opposte fermamente all'idea del Parco e ne hanno ostacolato in tutti i modi la nascita; sicuramente alla base di tali dissensi esiste una disinformazione di fondo, spesso affiancata da una cattiva informazione, che deve essere rimossa lentamente ma assiduamente e capillarmente coh un massiccia c amp agna di sensib ilizz azione. Soprattutto occorre far capire alla popolazione che un Parco, soprattutto un Parco Regionale, non è un recinto da cui sono banditi gli uomini e le loro attività, ma ò piuttosto un'area in cui l'uomo e la natttra s'incontrano e camminano parallelamente verso il futuro.


Lecceta afustaia in località "Monti De Deu"

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Dopo questo breve e veloce excursus sulle potenzialità naturalistiche del Limbara ci si puo facilmente render conto dell'estrema necessità ed utilità dell'istituzione di un Parco Natuiale, che porterebbe senza dubbio diversi benefici a favore di tutto il territorio e dei suoi abitanti. Tra questi ricordiamo: -la creazione di un piccolo numero di posti di lavoro-dipendente sotto forma di guardaparco, ricercatori, guide, personale tecnico, etc.; - la nascita di una "immagine" turistica e soprattutto turistico-naturalistica del territorio circostante il Parco, che ovviamente può essere sfruttata da diversi settori privati (alberghiero e di ristorazion e, artigianale, commerciale, etc.); -la qeazione di un marchio di cui possano awalersi e giovarsi tutti i prodotti (vini, formagg| carni, prodotti artrgianali, etc.) e tutte le attività (agriturismo, convegni ritiri sportivi, etc.) creati in loco; - infine il Parco può fungere da "polo catalizzatore" per diversi e possibili

finanziamenti elargiti periodicamente dalla Regione, dallo Stato e dalla CEE per favorire la ricerca scientifica, il turismo, l' agricoltura e l' allevamento all' interno delle aree-parco. Purtroppo però attualmente la situazione non è delle piu favorevoli, dato che le popolazioni del versante meridionale del Limbara si sono opposte fermamente all'idea del Parco e ne hanno ostacolato in tutti i modi la nascita; sicuramente allabase di tali dissensi esiste una disinformazione di fondo, spesso affiancatada una cattiva informazione, che deve essere rimossa lentamente ma assiduamente e capillarmente coh un massiccia campagna di sensibiliz zazione. Soprattutto occorre far capire alla popolazione che un Parco, soprattutto un Parco Regionale, non è un recinto da cui sono banditi gli uomini e le loro attività, ma è piuttosto un'area in cui l'uomo e la natura s'incontrano e camminano parallelamente verso il futuro.


Veduta

di

"Valle Su Prappara"; lafoto è stata scattata da "Sa Berritta", la cima piÚ alta del Limbara


di Stefania Dall'Aslio Tempo divacanza?...non per loro

"R-andagisrtao" Un problema che dilaga soprattuffo nelle grandi città, dove il cosiddetto "migliore amico dell'uomo" può diventare un peso

Jl problema del I randagismo è una

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direffa conseguenza di quel comportamento "criminale" che è l'abbandono del proprio animale. Ogni anno, inltalia, vengono abbandonati circa 150.000 cani. I motivi sono diversi: c'è chi 1o fa per trascorrere un paio di settimane in yacafiza senza doversi porre il problema di portare con sé il proprio cane; altri lo fanno perché il loro cane oramai è vecchio, o malato, oppure perché è cresciuto troppo e in casa "da fastidio". A volte anche fra i cacciatori ve ne sono alcuni che Randagi accolti nel canile municipale di Cagliari provato il cane per un tempo più o meno lungo e verificata la sua inefficienza venatoria, indifferenza, se'non addirittura crudeltà. decidono di liberarsene. Poi cosa Fino al 1991 i cani abbandonati erano succede? catturati dall'accalappiacani e Per alcuni cani la morte arriva presto, legalmente soppressi dopo tre giorni, nella maggior parte dei casi oppure erano consegnati ai laboratori un'automobile; per gli altri ha inizio un per la vivisezione. Ora il nuovo articolo lungo calvario. Abbandonati a sé stessi, 727 del Codice Penale considera vagano senzameta, alla ricerca di un l'abbandono come reato di pezzo di pane, di un po' d'acqta, maltrattamento, prevedendo ammende sperando in una persona che si prenda da due a dieci milioni di lire; non è più cura di lui. Troppo spesso, però, trovano prevista la soppressione dei cani ed è


considerato illecito fornire

gli animali

per la vivisezione. Al momento attuale le strutture pubbliche non sono preparate alla gestione di questa legge e ci sono ancora tantissimi cani che purhoppo vagano per le skade. Fa eccezione il Comune di Cagliari che grazie all'Assessorato ai servizi sociali, nella persona dell'assessore Prof. Carlo Pintor, dell'allora assessore Gianfranco Fara e dalla Dott.ssa Ada Lai, attuando la legge Regionale del maggio 1994,ha fatto ristrutturare il canile municipale di via Brenta, creando la prima struttura pubblica di ricovero in Sardegna. La Direzione del canile è affidata al Dott. Giovanni Satta, che con la sua professionalità e la sua continua disponibilità, assicura i controlli sanitari, le vaccinazioni, tutti gli interventi necessari per la salute dei cani e dei gatti ospiti. La struttura è costituita da tre piazzah, 39 box, un ambulatorlo e una sala operatoria. Gli animali che sono ricoverati vengono fotografati, schedati, visitati, e viene fatto loro un trattamento antiparassitario. Vengono anche vaccinati e si prestano loro tutte le cure necessarie. È stata realizzata anche vna zona dove i cani possono essere tenuti in isolamento per un eventuale periodo d'osservazione. Vengono sterllizzati tlutlr i maschi e. quando è possibile, anche le femmine. I cani e i gatti che si trovano al canile possono essere presi in affidamento, direttamente in canile dal lunedì al

sabato, dalle h. 10.00 alle h. 12.00, oppure 1o si può fare in occasione delle manifestazioni, che sono organtzzate da un gruppo di volontari che collabora col Dott. Satta. Queste manifestazioni si svolgono in genere di sabato e di domenica nelle zone più frequentate di Cagliari come piazza S.Benedetto, piazza Martiri o il Bastione. A Cagliari il fenomeno del randagismo è così tenuto sotto controllo; sarebbe però opportuno che si verificassero due condizioni molto importanti: che in tutti i Comuni fossero realizzati rifugi per ospitare i numerosi randagi e che i

proprietari di cani e gatti facessero stenhzzare i propri animali per non incrementare la venuta al mondo d'esseri cui non si potrà prowedere in futuro. Per informazioni ci si può rivolgere: Canile tel. 070/292241 Dott. Satta 03 36/8 I 588 I


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in rretr Lrra

;mix,,:l;J11,iT;'ffi1,1 iill,'i1,",",. modo molto pratico sotto forma di schede. Per ogni specie viene fornito il nome latino (con eventuali sinonimi), i nomi in lingua italiana e alcune lingue straniere, una acctxata descrizione, con particolare riguardo ai fiori, nonché alcune importanti note riferite alla situazione della specie in Sardegna (rarità, tassonomia, ibridabilità, ciclo, ecologia, ecc.); nella stessa pagina è

indicato poi il periodo di fioritura della specie ed è raffigurato con un disegno in bianco-nero l'aspetto della pianta con alcuni particolari significativi. Nella pagina a fronte è riprodotta quindi a piena pagina una bella foto a colori della specie (generalmente un fiore o un frammento di AntonloSmgli

Orchidee spontanee della Saidegna origine, morfologi4 riprcduione, impollinazlone, ibddadone, momalig fforitun

H^ Antonio Scrugli Orchidee spontanee della Sardegna Edizioni Della Torre - Cagliari - f 60.000

\Tel recente fiorire di opere dedicate alle I \ orchidee italiane, particolarmente significativa appare questa opera che illustra le Orchidee della Sardegna, regione ricca di specie, ma specialmente degna di interesse a causa della sua peculiarità fitogeografica. Il volume è presentato dal prof. C. Del Prete dell'Università di Modena, noto orchidologo, e si apre con alcuni capitoli

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generali, dedicati all'origine, alla morfologia ed in particolare alle caratteristiche strutturali e biologiche di queste piante (fioritura, impollinazione, propagazione, ibridazione, ecc.); questa parte si conclude con una chiave analitica dei generi di Orchidaceae presenti in Sardegna (Pagg. 9-39). Laparte più corposa del libro (pagg.4lI 85) è dedicata alla descrizione delle

infiorescenza), quasi sempre opera

dell'autore. Concludono il libro (pgg. 187207)unelenco degli ibridi osservati in Sardegna, un capitolo dedicato ai periodi di fioritura, la bibliografla, un glossario, nonché gli indici dei nomi scientifici e dei nomi volgari. I-lopera si presenta molto ben condotta e degna di interesse da molti punti di vista.

Anzitutto va segnalata la lunga esperienza dell'autore (più di 15 anni) nello studio delle orchidee sarde: ciò appare come sicura garanzia sulla serietà del lavoro condotto. Molto chiara e pratica è inoltre la presentazione delle specie: senza diffondersi in lunghe ed inutili premesse, infatti, l' autore preferisce privilegiare l'illustrazione delle singole specie, dove una meticolosa descrizione ed una accurata iconografia permettono anche al dilettante di awicinarsi con una certa sictrezza all' interessante mondo delle orchidee mediterranee. Infine un plauso va riservato

all'editore che ha saputo presentare graficamente in maniera molto decorosa i testi ed ha saputo riprodurre in modo egregio le splendide foto a colori, supporto indispensabile per il riconoscimento delle specie.

In conclusione, un libro ben realizzato, scientifi camente corretto, esteticamente piacevole, a cui auguriamo il successo che merita. Guido Moggi Dipartimento di Biologia Vegetale Università di Firenze [da: Webbia 45 (2): j97-399. 199U


Letter a aperta all'Assessore Regionale alla Sanità Tr1untualmente le pessimistiche previsioni, dettate daun'esperi enzatltraventennale,

sul problema sangue

preciso ,,nSardesna. avlanzatealcuni mesi fa dall'Associazione Regionale Talassemici, in assenza di un per noi, mutameito di comportamenti rispetto al passato da parte delle istituzioni, si sono purtroppo I Nel volta. per l'ennesima verificate ma soprattutto per i diretii interessati (gli ammalati), inesorabilmente siamo che atteso felici, formuiare tali previsioni, ci siamo affrettati a sottolineare che saremmo stati ben le realistici ma non autolesionisti, di poter essere smentiti dai fatti, ma purtroppo così non è stato. Fatalmente si famiglie, loro e delle isola intera delf talassemici stesse angosce e traversie delle estati scorse, a danno dei (di Casardi trasfusionali sono impietosamente manifestate anche quest'anno. Quasi tutti i principali centri delle gliari, di Sassari, di Nuoro, di Oristano, di Olbia, di Iglesias ecc.) hanno risentito del considerevole calo ed è altrettanto aonazioni e quindi della inadeguata disponibilità di sangue. E ciò era risaputo. Com'era peraltro, e non arcinote misure, risaputo che a tale inconvenientò si può owiare solo con una serie di concrete di quindi, i prowedimenti da adottare per scongiurare il perpetuarsi una penosa e più procrastinabili.

L)

Quali,

vergognosa situazione che si trascina da troppi anni? t' attÀa che l,Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali (un organismo insediato alcuni mesi fa dal Ministero i flussi di della Sanita, inatnazione della legge n.107 del 1990, col compito, fra l'altro, di regolamentare globuli rossi e quelle scambio e di compensazione di sacche di sangue umano tra le Regioni con esubero di Regional'Assessorato che occoffe operare, invece carenti) sia messa nelle condizioni di poter concretamente le alla Sanità dia, con la massima sollecitudine, atttazione al seguente programma: sia al fine di 1) collegamento, tra loro, tramite computer, di tutti i centri trasfusionali esistenti nelf isola, tra loro, delle evitare gli sprechi, stimati intorno al25oÀdel sangue disponibile, e sia per favorire lo scambio, sacche di sangue;

2) accefiam"rto d.l fabbisogno mensile di sangue di ogni singolo centro trasfusionale, della quantità di sanconseguente gue reperibile in loco e dell'eventuale sangue mancante (sempre per il fabbisogno mensile) e singolo di ogni gestire a c§ra da copertura del sangue carente con precise e puntuali convenzioni esteme o trasfusionale, con particolare attenzione per i periodi pasquali, natalizi ed estivi;

modo ""nt 3) campagna sangue estésa a tutto l'arco dell'anno per l'incremento delle donazioni interne, in

da

dipendere il meno possibile dal sangue delle altre regioni; il personale ha 4) potenziamento dell'organico deicentri di raccolta, specie nei periodi, quelli estivi, in cui diritto alle ferie, allo scopo di non perdere donatori; file, disagi e 5) rendere gli ambienti àei centri di raccolta del sangue accoglienti e confortevoli, evitando ristoro; lungaggini ai donatori, offrendo loro, alla fine del prelievo, un piccolo delle scuole superiori, 6) coinvolgimento, per 1e donazioni, delle forze armate. degli studenti degli ultimi anni private ed infine, dei grosse aziende e di pubblici uffici degli studènti universitari, del personale di Enti ed per atti umanitari, disponibili sempre numerosi circoli di immigrati sardi esistenti nel nord della penisola specie a lavore degli stessi sardi; donatori (per viaggia7) istituire, per una maggiore gratifica zioie delle agevol azioniod incentivi a favore dei parchi, musei ecc); villeggiatura, di luoghi per alberghi, ristoranti, re, per lo stàdio, p", "i**u..teatro, di aziendalizzazione problemi g) istituzione, peril sangue, di un capitòlo di ,p".r r"gionale, al fine di sottrarlo ai

cui sono sottoposte le varie U.S.L.; a far fronte 9) coinvolgimento dei centri della penisola che già attualmente, con i loro invii, contribuiscono qualità conformepiù la sempre sangue in Sardegna onde incrementare la quantità e adeguarne

all,emergenza mente alle caratteristiche ematiche (g*ppi e fenotipi) dei pazienti cui il sangue è destinato. ed una volta per sempre, dall'emergenza euesti ed altri possono essere i suggerimenti per uscire seriamente ,àrgr., che, si badi bene, per circa il 50oÀrigtarda i talassemici, rappresentando per loro, il sangue, un vero per il restante S}o/oviene assorbito da altre emopatie, da interventi chirurgici, da e pÀprio farmaco salvavita. per t u subito incidenti stradali ecc. Trattasi, quindi, di un bene che puo essere prezioso e indispensabile nulla "6 di non lasciare dovere il sacrosanto ciascuno di noi, nessuno escluso, per il quale le istifuzioni hanno all,improlvisazione o al caso se si vuole veramente assicurarne la disponibilità a chiunque ne abbia necessità, che, in definitiva, è la collettività tutta intera.

Giorgio Vargiu Vice Presidente Regionale A ssociazione Ta lassemic

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NUMERIIERDE:


03 Natura in Sardegna