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ASSOCIAZIONE DON BOSCO

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Anno 1 N째12

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Anno 1 N°12

EVENTI GIORNATA DI CARNEVALE CON GLI AMICI DELL’UAL Come già accennato nei precedenti numeri del nostro giornalino, i ragazzi di questa Associazione, come volontari si impegnano ad accompagnare gli ammalati dell’U.A.L. (Unione Amici di Lourdes) a partecipare ad eventuali manifestazioni civili e religiose che si celebrano nella nostra città e qualche volta anche fuori città. Infatti, in occasione del carnevale, per far divertire i nostri fratelli ammalati li abbiamo accompagnati a vedere la sfilata dei carri e dei gruppi mascherati e con loro abbiamo condiviso un pò di allegria e divertimento, ballando, cantando e lanciando coriandoli. Piccoli gesti, i nostri, che in forza della fede e del particolare carisma di carità, ci proponiamo di promuovere un´azione di apostolato verso e con le persone ammalate, disabili e in difficoltà, in riferimento al messaggio del Vangelo e al Magistero della Chiesa. L´Associazione opera attraverso volontari che si impegnano a prestare servizio gratuito in spirito di autentica carità cristiana.

Angelica Damiano

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UN SORRISO COLORATO Proprio cosi è iniziata la giornata del 19 febbraio dando inizio al Carnevale Dauno con maschere colorate, carri allegorici e tanta di quella musica e animazione. Che come ogni anno, raduna buona parte dei cittadini Sipontini. E mentre sfilavano i gruppi di animazione di ragazzi, seguiti da carri allegorici sovrastati da figure costruite in cartapesta, che rappresentano in maniera ironica messaggi legati ad eventi di attualità, noi giovani volontari dell'Associazione Don Bosco ci siamo immersi nel bel mezzo del casino, per lanciare un sorriso colorato ma anche ''di speranza'' per i bambini del Reparto di ONCOEMATOLOGIA dell'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Reparto che si occupa di diagnosi e cura dei bambini con malattie EMATOLOGICHE e NEOPLASTICHE. Il sorriso colorato, è stato rappresentato dalla vendita del kit: mascherina, fischietto e coriandoli. Il ricavato della vendita è stato devoluto appunto al reparto di questi bambini che meritano un raggio di luce, di ''speranza'' che irradi la loro vita migliorandone la qualità. ''Dobbiamo cominciare a curare il paziente come curiamo la malattia.'' Patch Adams. E allora come non approfittare di momenti come quello che può essere il Carnevale, per donare speranza e un pò di allegria anche a tutti quei bambini? Per noi volontari è stato come una preparazione alla Quaresima, fatta di carità, associata alla preghiera, e al digiuno. Ultimata la vendita dei suddetti KIT per un ricavato di circa €. 4.000,00, ci siamo ritrovati presso la sede dell’Associazione per fare delle considerazioni sull’esperienza appena fatta dove ognuno ha voluto esprimere le proprie emozioni: Gianluca e Pasquina: “Ci ha colpito molto la solidarietà di alcune persone, che hanno donato i soldi senza volere il kit. Nei loro occhi abbiamo captato il fine di questa raccolta fondi, ovvero della 3

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bellezza del donare all'altro una piccola parte di se, senza ricevere nulla in cambio”. Gabriella e Giampio: ''La bontà e la generosità delle persone, che nonostante il periodo di crisi economica in cui ci troviamo, e di gente sfiduciata dai tanti brutti avvenimenti che fanno parte di questo mondo, ci sono state e ci sono persone disposte ad andare controcorrente a questa realtà.'' Carmen: ''Quello che mi ha colpito durante la raccolta fondi, è stato l'atteggiamento di un bambino! Che, mentre Gianluca pubblicizzava il kit solidale ai genitori, subito lo volle per se. E appena gliel'abbiamo dato, lui subito lo ha stretto! Come se in quel momento stesse proteggendo quello che stavamo facendo. Stesse abbracciando uno di quei bambini del reparto. E questo simbolo mi ha dato una carica a procedere nella raccolta. Come per confermare che quello che stavamo facendo avesse un fine primario e dovevamo dare sempre di più.'' Insomma, che dire, tanti messaggi hanno attraversato la sfilata di carnevale. Messaggi allegorici, di insoliti vestiti colorati. Inneggiando con ironia ciò che il Paese sta passando. Ma non solo! Messaggi di amicizia, divertimento, solidarietà; ma sopratutto DI SORRISI COLORATI ricchi di speranza. :) I ringraziamenti vanno a tutti coloro che con cuore fiducioso, hanno contribuito a questa raccolta solidale, ed al comitato del carnevale che ha creduto in noi proponendoci questa bellissima iniziativa. PACE E BENE!

Carmen Guerra

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MERCOLEDI DELLE CENERI «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24) Con questo messaggio il Papa ci indirizza la quaresima del 2012. Un periodo caratterizzato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno; offrendoci un insegnamento prezioso su tre aspetti della vita cristiana: l´attenzione all´altro, la reciprocità e la santità personale. Noi ragazzi della Don Bosco ogni anno, il mercoledì delle ceneri, offriamo a Dio il nostro sacrificio di digiuno e preghiera; e, anche quest’anno, abbiamo voluto condividere pane e acqua tutti assieme. Questo per noi è stato il programma della giornata: - Ore 12,00. Catechesi sulla quaresima e sul significato delle ceneri; - Ore 13,30. Digiuno; - Ore 14,00. Visione del film Jesus; - Ore 18,00. Presso la Chiesa di San Francesco D’Assisi per la Celebrazione della Santa Messa con l’imposizione delle ceneri. Il digiuno è molto importante per un cristiano perché il privarsi di qualcosa deve avere come fine quello di donarlo a chi non può. Perciò i frutti del nostro digiuno sono stati raccolti per offrirli a quei ragazzi che, in oratorio, hanno dei problemi economici. Questa è carità, «Prestiamo attenzione gli uni agli altri». Cioè vedere nell’altro un nostro fratello che ha bisogno di aiuto; infatti noi nella bellissima preghiera del Padre Nostro, dopo aver riconosciuto Dio come Padre, diciamo Nostro perché dobbiamo sentirci fratelli, cosa che con l’egoismo non può realizzarsi. Il nostro invito, che facciamo a tutti, è quello di fare dei sacrifici per i nostri fratelli più piccoli, per esercitare la virtù della carità.

Gianluca Spagnuolo

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RITIRO CON FRA ROBERTO SUL IV COMANDAMENTO Cari fratelli e sorelle, eccoci qui per raccontarvi un’altra esperienza meravigliosa vissuta da alcuni ragazzi dell’Associazione Don Bosco. Il 25 e 26 Febbraio ci siamo recati a San Giovanni Rotondo per un ritiro con Fra Roberto (o.f.m.) sul quarto comandamento ovvero: “Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sia felice nel paese che il Signore Dio tuo ti dà”. Sono stati due giorni stupendi pieni di preghiera, di condivisione, di fraternità, ma anche di divertimento, naturalmente quello sano che non guasta mai. Non voglio soffermarmi più di tanto sugli aspetti tecnici del ritiro che sono superflui, ma voglio far parlare ad alcuni miei fratelli e sorelle che con me hanno condiviso questa esperienza. Giampio Castigliego: La mia esperienza nel ritiro spirituale di questo comandamento “Parola” ho capito una cosa, che nessuno è perfetto. E anche se i nostri genitori sono severi o a volte sembrano quasi ingiusti è perché ci vogliono bene. Per questo anche se abbiamo avuto un infanzia brutta dobbiamo sempre perdonare. Gianluca Spagnuolo: E’ stata un’esperienza che mi ha aiutato a capire una cosa. Non dobbiamo rimanere sempre nella condizione di figlio bisognoso di aiuto dal prossimo; ma dobbiamo diventare padri per il prossimo esercitando la carità, senza tralasciare il fatto che Dio è l’unico che ci può dare la forza in tale opera. Milena Lopriore: Questo ritiro mi ha insegnato a maturare nel rapporto con i miei genitori. Attraverso un percorso intenso di incontri e catechesi, culminato con la scrutatio di Domenica mattina, ho riflettuto sul dare loro il giusto peso. È stato anche molto bello il momento di condivisione nei gruppi; bello ed al tempo stesso difficile perché è faticoso rivelare ad altri le proprie ferite, che scoprono gli aspetti che tendiamo a nascondere. Matteo Lamparella: Sono rimasto molto colpito da questo ritiro e mi congratulo con Fra Roberto per essersi adoperato così bene con noi nonostante eravamo tanti. Mi è piaciuto molto quando ha fatto si che tirassimo fuori tutti i nostri problemi confidandoci con gli altri e a loro volta confidandosi con noi. Infatti credo che i miei problemi possono essere la 6

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forza che serve al mio prossimo di superare i suoi problemi, come i problemi del prossimo sono la forza per superare i miei problemi. Questo rapporto con il prossimo mi porta a non pensare più ai miei problemi, ma a farmi carico dei problemi dell’altro per aiutarlo. Quindi da essere figli cerchiamo di diventare padri. Questo passaggio ci renderà capaci di avere un rapporto di figliolanza con Dio. Approfitto di questa riflessione per ringraziare il nostro educatore Antonio Di Napoli che per primo ci ha insegnato a farci carico dei problemi dell’altro per poterlo aiutare. Lui per primo ha abbandonato i suoi problemi per prendersi sulle spalle i nostri. Alessio Pappalardo: A me questo ritiro spirituale è piaciuto molto in quanto mi ha fatto comprendere tante cose per migliorare la mia vita da credente. Tre cose mi sono piaciute di questo ritiro: quella di dover fare il salto di qualità, cioè che non dobbiamo essere più figli ma dobbiamo diventare padri, nel senso di essere ora noi d’aiuto soprattutto per i nostri genitori ma anche per gli altri, poi quella di dover amare i nostri genitori anche se ci hanno fatto la cosa più sbagliata del mondo, poi quella Fra Roberto ha messo ognuno di noi in stanze diverse insieme a persone che non conoscevamo. Quest’ultima mi è piaciuta di più in quanto abbiamo potuto conoscere le loro storie e condividere le loro e le nostre esperienze, ed anche questa è carità. Alessandro D’Amato: L’unicità di questo ritiro sta nel fatto che abbiamo trattato il quarto comandamento , ovvero quello di onorare il padre e la madre. Penso che se riuscirò ad accettare mia madre e mio padre ed in particolar modo mio padre, potrò fare il grande passo di qualità spirituale ed essere così non più figlio bisognoso di attenzioni ma genitore che da attenzione, che genera figli (e non solo dal punto di vista biologico). Questo ritiro mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone sconosciute su questioni delicate del mio passato, una cosa che non capita tutti i giorni. Ci sono stati momenti unici come la catechesi di Fra Michy e di Fra Roberto in cui ho compreso che nonostante le pecche che ci sono nel rapporto con i nostri genitori, nonostante gli sbagli che i miei genitori possono aver fatto io devo sempre guardare avanti. Giovanna Pia Fabrizio: Il ritiro inerente al IV comandamento, ossia: “Onora il padre e la madre” è stato fondamentale per me. Mi ha aiutato a capire che io non vivo solo per compiacere e per non deludere i miei genitori, ma sono chiamata a molto di più: a diventare figlia di Dio smettendo di essere solo figlia dei miei genitori. La frase che più mi è rimasta impressa è: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Gesù mi chiede di “Dimenticare la casa di mio padre” perché lui vuole possedere interamente il mio cuore facendomi pregustare il paradiso in terra se imparo a dare il giusto peso ai miei genitori. 7

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La giaculatoria che Padre Roberto ci ha insegnato sarà la mia “medesima” contro lo sconforto e la delusione. Marcella Lombardi: Questo mio primo ritiro spirituale mi ha dato la possibilità di comprendere e approfondire meglio i legami, i valori e i principi familiari che costituiscono il fondamento della vita sociale. La vita di famiglia è appunto un’iniziazione alla vita della società che ci aiuta ad avere anche delle buone relazioni con gli altri. Noi figli dobbiamo avere rispetto, riconoscenza, docilità e obbedienza verso i nostri genitori e loro, al contrario hanno il dovere di amarci e rispettarci non solo come persone ma come figli di Dio. Questo ritiro mi ha fatto molto riflettere sui vincoli familiari che, si sono importanti, ma non sono un bene assoluto, come molti pensano, perché la prima vocazione del cristiano è seguire Gesù, amandolo «Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me….». Perciò, noi dobbiamo dare un giusto valore ai nostri genitori e non ritenerli come esseri perfetti (perché a volte è grazie ai loro sbagli che riusciamo a comprendere determinate cose e a maturare). Miei cari amici ciò che ho imparato in questo ritiro è che dobbiamo smettere di essere bambini che ci culliamo sempre sui nostri genitori, ma arrivati a un certo punto della nostra vita, dobbiamo staccarci dal cordone ombellicale di nostra madre e incominciare ad essere autonomi e a sentirci e a diventare figli di Dio. Ylenia Ciuffreda: Le giornate di questo ritiro sono state piene di preghiere e di catechesi, le quali mi hanno fatto comprendere meglio il significato del quarto comandamento, come ad esempio il fatto che qualsiasi cosa sia accaduta nella nostra infanzia causata dai nostri genitori, si dobbiamo dargli peso, ma non fino a farci influenzare negativamente nella nostra vita, ma ad affrontarli e andare avanti. Fra Roberto ci ha fatto meditare anche su un versetto del Vangelo “Lc 9, 59-60”. Questo versetto dice di lasciare tutto, cioè abbandonare la propria vita lontana da Dio e di seguirlo e rinascere a nuova vita. I morti sono coloro che sono senza vita, senza Dio…..Dopo tutto questo posso dire che mi sono divertita e consiglio a chiunque di andare a fare un esperienza simile. Fratelli e sorelle avete visto quando è grande il Signore? Un semplice versetto della sacra Scrittura, Dio ha suscitato in noi tutto questo. Ringraziamo Dio che ci dona tutte queste possibilità di crescere nella vita di tutti i giorni e nella vita di fraternità.

Antonio Lauriola 8

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IL DEMONIO: REALTA’ VIVENTE Il presidente ad interim dell’ A.I.E. (Associazione Internazionale Esorcisti), Padre Cipriano De MEO, ha organizzato, dal 27 Febbraio al 1 Marzo, il XIV anno della scuola per esorcisti e assistenti laici, dal titolo “il demonio: realtà vivente”. La nostra associazione, dietro invito da parte di Padre CIPRIANO ha partecipato al convegno nei giorni 28 e 29 Febbraio. La giornata era scandita in questo modo: - Ore 9:00 incontro di inizio giornata; - Ore 11:30 Santa Messa; - Ore 13:00 Pranzo; - Ore 16:00 Vespro; - Ore 16:30 Incontro di fine giornata. L’esorcista, nel primo incontro del 28, ha iniziato subito con l’affermare che il demonio è una realtà vivente presentandoci il vangelo di Marco, nella quale troviamo questa vittoria di Gesù sul demonio, nei vari casi di possessione. Egli afferma che conoscere le insidie del demonio ci aiuta molto nella nostra vita a combatterlo ed a evitare di cadere nelle sue trappole. Penso ad una squadra di calcio che per battere la squadra avversaria prima la studia per poi affrontarla. Quindi è una realtà di fede, la presenza viva di un nemico che vuole allontanarci da DIO. La Madonna nelle apparizioni ci invita sempre alla preghiera e al digiuno perché sa che il nemico non si fermerà nel suo intento. Infatti a Fatima mostrò l’inferno ai pastorelli per il semplice motivo che tanti giovani oggi si dannano vivendo la loro vita lontana da Cristo. La Beata Vergine afferma che il demonio è potente ed astuto, ma suo Figlio è più forte ed in virtù di questa cosa noi dobbiamo gioire restando saldi a Lui. Penso ad un bambino che giocando a pallone si mette in squadra con uno molto bravo. Questo bambino sa di poter vincere, e noi affidandoci a Cristo sappiamo che il male non può nulla contro di noi; ovviamente a tutto questo ci vuole la nostra disponibilità perché Gesù vuole da noi un cuore aperto. Maria, da mamma, ci invita a intraprendere la via verso Cristo. Una mamma che non ha cura dei propri figli non potrebbe chiamarsi tale. Allora perché Maria ha un ruolo importante nella chiesa? Perché come mamma ci porta direttamente a suo figlio. Noi infatti da peccatori non potremmo arrivare a DIO da soli, ma dobbiamo affidarci ai santi o alla Beata Vergine. 9

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Quindi il rimedio che DIO, tramite le apparizione, ci ha lasciato è la preghiera; Santa Messa, Adorazione Eucaristica e Santo Rosario. Gesù ci vuole tutti salvi perciò ci indica la salvezza tramite i sacerdoti, i quali sono i responsabili delle nostre anime e tenuti, perciò, a farci capire che abbiamo un nemico che non ci fa fare quello che vogliamo, ma sta sempre a pensare come deve allontanarci da DIO. Nell’incontro del 29 l’esorcista si sofferma su un’altra tematica inerente: il demonio nella vita dei santi. Il demonio non tenta quelli che sono già suoi, cioè coloro che vivono lontani da Dio, ma cerca in tutti i modi di far sviare quelle persone che conducono una vita conforme al Vangelo. Per contrastarlo i Santi si affidano a DIO, come figli bisognosi del padre, rimanendo perciò umili. L’esorcista ci porta alla luce la figura di Padre Pio, Santo contemporaneo. Egli ha subìto continuamente gli attacchi del demonio. Il suo intento era di farlo allontanare da DIO e di farlo cadere nel peccato. Ricevette calunnie da tutti, maggiormente dai frati che erano quelle persone che convivevano con lui. Una tattica dell’avversario è quella di servirsi di persone credibili, persone che trascorrevano più tempo con lui facendolo cadere in una profonda umiliazione. La sua santità sta proprio nel fatto che egli ha saputo vincere il demonio mantenendosi saldo nella fede. Alla fine possiamo dedurre come di S. Pio abbia vinto il demonio: con l’umiltà e il silenzio che raggiungevano massima forza nella preghiera.

Gianluca Spagnuolo

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OH MARIA

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OH MARIA

Oh Santa Y Virgen Maria,

Oh Santa e Vergine Maria,

Tu eres la Madre de Todos.

Tu sei la Madre di tutti.

Cada lengua te Habla;

Ogni lingua ti parla;

Cada corazòn Te busca;

ogni cuore ti cerca;

Cada alma querìa comprobar personalmente

Ogni anima vorrebbe toccare con mano

Tu vestido de seda Y

Il tuo vestito di seta e

Perfumado como una rosa;

profumato come una rosa.

Cada ojo querìa verte

Ogni occhio vorrebbe vederti

Para ilustrar Tu cara llena de suavidad en el corazòn.

Per illustrare il Tuo viso pieno di dolcezza nel cuore.

Tu Regina de Todos,

Tu, Regina di tutti,

Eres una luz.

Sei una luce.

Tu eres un faro,

Tu sei un faro,

Y junta con Tu Hijo,

e insieme al Tuo Figlio

Orienta Todos en esta vida llena de peligros. guida tutti in questa vita piena di pericoli De Todos modos

Comunque

Querìa decirte

Vorrei dirti

“GRACIAS”!

“GRAZIE”!

COMMENTO Maria è la nostra mamma e noi siamo suoi figli. Ella come tutte le mamme protegge i suoi figli nei momenti difficili e li consola in quelli tristi. Maria è conosciuta in tutto il mondo, infatti ogni persona si rivolge a Lei e soprattutto ognuno la cerca. Maria ha una bellezza che nessuno può descrivere, tanto che ogni occhio vorrebbe vedere il suo viso pieno di dolcezza per illustrarlo nel proprio cuore. Maria è un faro, però molto particolare e soprattutto diverso dagli altri: il sole, che è Gesù, le dà tanta luce e Maria acquista uno splendore meraviglioso che serve a illuminarci i passi per la salvezza e aiuta tutti a vedere gli ostacoli che ogni giorno si presentano nella nostra vita piena di pericoli. Quindi per tutte le grazie che avvengono e per tutto quello che ogni giorno riceviamo, dobbiamo dire “GRAZIE”.

Marilena GIORDANO 11

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DISAGIO GIOVANILE Come già accennato nel precedente numero del nostro giornalino, Don Bosco amava ed ascoltava i giovani. Don Bosco aveva intuito che i giovani avevano bisogno di adulti capaci di far ritrovare loro la capacità di relazionarsi con l’altro, di farli recuperare il senso della vita e di aiutarli a ritrovare la figura di Gesù. Oggi, come ieri, c’è veramente bisogno di Sacerdoti e adulti che sappiano essere testimoni eccellenti, credibili, capaci di entrare nel mondo dei giovani per aiutarli a orientarsi tra le tante opportunità che incontrano, a darsi priorità di valore, adulti capaci di rispondere alla domanda di senso posta dai giovani, di dare un significato alla convivenza, dare una prospettiva, un orizzonte cui rivolgersi. Come molti ragazzi, sono cresciuto con il dramma dei genitori separati e pur di non pensare alla situazione che si era venuta a creare nella famiglia mi sono immerso nella vita sociale facendo esperienze che non oso nemmeno raccontare. E’ molto difficile che un ragazzo riesca a progettare e/o sviluppare un progetto di vita senza la guida dei genitori o in mancanza di questi degli adulti in generale. Per questo, in mancanza di una guida adulta, molti ragazzi, senza rendersene conto incominciano a passare da un’esperienza frammentaria all’altra facendo anche uso di sostanze che creano dipendenza (fumo, alcool, cocaina…). La mia vita è cambiata perché ho incontrato sulla mia via una persona che mi ha parlato di Dio e del suo amore per me. Posso affermare che i giovani sono ciò che ricevono. Forse sono gli adulti, oggi ammalati di individualismo e di poca attenzione ai problemi dei giovani che nella maggior parte dei casi si sono tirati indietro nell’accoglienza e nell’educazione.

Sicuramente qualcuno ha fatto mancare ai giovani la figura di Dio.

Matteo Lamparella 12

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12 – Giornalino di Marzo 2012  

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