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L’Asolano Periodico indipendente d’attualità e cultura del territorio di Asola

“Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale -70%- DCB Mantova”

La foto sopra, scattata da Gianni Tartarotti allʼAlbergo Ponte il 6 novembre 1955, gentilmente concessa da Ettore Bettelli, ritrae 22 asolani fra i quali abbiamo riconosciuto suo padre Andrea ed i signori Somenzi, Turganti, Vergani, Broglia, Buzzi, Monteverdi, Malcisi, Beschi, Terzi, Limani, Leonessi, Pellegrini. Ma gli altri 9 chi sono? Cʼè un bel premio per il primo che ce li saprà indicare tutti !

... e sapreste riconoscere, in questa foto del 1960, le dipendenti dellʼOspedale?

Anno 2 N° 5 Settembre - Ottobre 2007

€. 1,00

All’interno: Editoriale Storia della stampa (II puntata) La storia riscritta con le foto La Capelleria Ziliani I consigli dellʼavvocato Unʼazienda alla ribalta Gli Amici dellʼOspedale Waiting for the Summer Lo zainetto scolastico Dialettando La Festa del Pilo Cʼè posta per Voi Parole di vita Il Puntaspilli


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Editoriale 2

Il Sigillo de LʼAsolano Guido Baguzzi

Un simbolo che sancirà lʼappartenenza di tutti gli asolani sparsi per il mondo alla nostra Comunità.

Cosʼè LʼAsolano? A questa domanda si potrebbe rispondere semplicemente che si tratta di un giornale locale indipendente, di cultura ed opinione, che si occupa di Asola e dintorni. In realtà, ci auguriamo che per i nostri lettori LʼAsolano significhi molto di più. Innanzitutto, vorremmo fosse considerato il simbolo ed il collante di un rinnovato spirito di appartenenza, che leghi tutti gli “asolani” della zona alla loro terra dʼorigine. Un legame che non crediamo debba essere svalutato a semplice annotazione anagrafica, ma che sia pregno dei Valori della nostra Cultura e della nostra antica Tradizione. In unʼepoca di movimenti demografici, caratterizzata dalla difficile coesistenza di differenti realtà etniche, riscoprire le nostre radici, attraverso una rinnovata consapevolezza della Cultura che ci accomuna, è un modo per riscoprire noi stessi, consolidando il legame con la nostra Storia. Non vogliamo il rifiuto della diversità ma, al contrario, lʼaccettazione di questa diversità, partendo da una più profonda conoscenza di noi stessi e delle nostre origini. Il problema della coesistenza fra le diverse etnie lo si può risolvere solo se in ognuno di noi esiste una reale volontà di reciproca integrazione. Ma come ci si può integrare con altre culture, con altre tradizioni, se manca la volontà di conoscere e di conoscerci? Come possiamo favorire lʼintegrazione di qualcuno se noi, per primi, in molti casi, abbiamo smarrito i Valori che dovrebbero stare alla base della consapevolezza delle nostre origini? Ma cʼè un altro principio su cui LʼAsolano non può transigere, che si fonda su un motivo tanto semplice, quanto incontrovertibile. Questo flusso di immigrazione, con la scelta di stabilirsi in Italia, ha anche scelto di avere, come base di riferimento, i Valori della nostra Cultura nazionale e della nostra tradizione di Civiltà. Noi dobbiamo favorire

questa integrazione, con tolleranza e senso dellʼospitalità, ma non possiamo, in alcun modo, tollerare alcun tentativo di invertire i ruoli. Una cosa, quindi, deve essere chiara e definitiva: chi viene in Italia alla ricerca di una vita nuova, per migliorare la propria esistenza, deve essere accolto senza remore o preconcetti razziali, o religiosi, a patto che la sua sia una chiara scelta di integrazione nella nostra Civiltà. Ciò significa accettare le nostre Leggi, ad imparare la nostra Lingua, la nostra Cultura, e contribuire con il proprio lavoro allo sviluppo economico del nostro Paese. Se davvero esistono questi presupposti è giusto e doveroso che, al termine di un adeguato processo di integrazione, sia offerta a queste persone lʼopportunità di acquisire, a tutti gli effetti, la Cittadinanza italiana. Ma la parola chiave è sempre e solo una: Integrazione! Fatte queste premesse, lʼAssociazione editrice de “LʼAsolano” intende adeguarsi ed aprire le proprie porte agli asolani di antica data; a chi è diventato asolano per essersi integrato nella nostra Comunità; a tutti gli asolani che hanno fatto il percorso inverso, essendo emigrati in città o in Paesi lontani. A tutte queste persone stiamo preparandoci ad offrire il “Sigillo de LʼAsolano” che, oltre ad essere il simbolo di appartenenza alla nostra Comunità, se lo vorranno consentirà loro di ricevere, in abbonamento postale, allʼindirizzo di casa il nostro giornale e di partecipare, in forma privilegiata, a tutte le iniziative editoriali ed extra editoriali, eventualmente, poste in essere da LʼAsolano. A proposito di abbonamento postale, LʼAsolano ha recentemente completato le pratiche con le Poste Italiane Spa per poter spedire ai lettori che lo desiderino il giornale con una tariffa agevolata (di circa 30 cents + 20 cents di spese accessorie) Questa convenzione ci permette di offrire ai lettori residenti in Italia un abbonamento annuo di 6 numeri comprensivo di spese di spedizione al costo di 9 €. Chi desiderasse usufruire di

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questa opportunità potrà farcene richiesta scritta allegando, con la ricevuta del versamento effettuato, il proprio indirizzo completo. Detto questo, vorrei ora ringraziare tutti coloro che ci hanno contattato per farci i nomi dei personaggi sconosciuti pubblicati nello scorso numero. Per la cronaca il giovanotto seduto al bar è Mario Camerini, fratello della dottoressa Lidia, che divenne direttore dellʼEnel, e morì per un infarto nel 1964, seduto alla sua scrivania. Il personaggio ritratto sullʼangolo della Cattedrale era, invece, “Carletto” Turchi, della nobile famiglia Turchi. Persona tanto colta, (sapeva a memoria tutta la Divina Commedia) quanto originale, perchè faceva il “bohemien”. Per le informazioni sul Turchi, ringrazio il Sig. Carlo Arieti di Castelnuovo, mentre per le foto lʼamico Giorgio Gramatica. Voglio anche ringraziare lʼex compagno di scuola Alberto Aroldi, per la bella e lusinghiera lettera che mi ha inviato. Purtroppo non ho potuto rispondergli in questo numero, come avrei voluto, ma spero di poterlo fare presto di persona.

L’Asolano bimestrale Periodico indipendente dʼattualità e cultura del territorio di Asola

ANNO 2 - N° 5 Settembre / Ottobre 2007 *** Autorizzazione Tribunale di Mantova N° 2 / 06 del 16 / Giugno 2006 Direttore Responsabile: Guido Baguzzi Albo Giornalisti N° 110821 Indirizzo e-mail: direttore@asolano.it Direzione e Redazione: Asola (Mantova) Via Cantarane, 39 - Tel. 338.1516966 Sito internet: www.asolano.it Raccolta pubblicitaria: Dario Compagnoni Via Garibaldi, 10 - Tel. 340.5958842 e-mail: compagnoni@asolano.it Pubblicità: inferiore al 45% Stampa: Tipolitografia Rongoni - Asola Editore: Associazione Culturale “LʼAsolano” Asola, via Pignole, 24 Registrata lʼ11 agosto 2005 Uff. Reg. Castiglione Stiv. N° 3119 / 3 Collaboratori: Eros Aroldi, Cristiana Azzali, Leonardo Bugada, Ester Cauzzi, Dario Compagnoni, Elia Favalli, Enrico Ferro, Don Riccardo Gobbi, EOS Piubega, Anna Sbalchiero, Massimiliano Todeschi, Gianni Zanotti. Attuale Zona di Diffusione: Asola, Acquanegra, Casalmoro, Casalromano, Castelnuovo, Casaloldo, Ceresara, Piubega. Tiratura attuale: 1100 copie


Arti antiche 3

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La gloriosa tradizione della Stampa ad Asola (Seconda puntata) Nella prima puntata abbiamo ricordato i personaggi asolani che hanno legato il loro nome al periodo eroico dellʼarte tipografica. Anche se esistono indizi che in quella stessa epoca vi era ad Asola una tipografia, non abbiamo prove sufficienti per dire che ciò fosse vero. Nè abbiamo notizie certe dellʼattività tipografica che, probabilmente, si è svolta nei secoli successivi. Dobbiamo attendere il XIX Secolo prima di avere notizie dellʼesistenza di torchi tipografici che operano nella nostra Città. Il più famoso di questi è certamente quello clandestino ricordato anche da una lapide posta nel 1959 sulla facciata di Casa Rozzi. (1)

La lapide, in realtà, commemora il centenario della seconda guerra dʼindipendenza 18591959. Il torchio mazziniano era operativo in anni precedenti ma, evidentemente, con la data impressa sulla lapide si è voluto riconoscere lʼimportanza dellʼattività clandestina per il felice esito di quella guerra. (Foto LʼAsolano)

Per le notizie che seguono ci siamo avvalsi della collaborazione del Cav. Armando Bertuzzi che gentilmente ci ha messo a disposizione notizie che sono state da lui ricavate durante le sue appassionate ricerche nellʼArchivio Storico di Asola. Il nostro articolo non ha la presunzione di essere “una pagina di Storia locale” nè di essere completo. Lo scopo che ci siamo prefissi è di ricordare che Asola è stata strettamente legata allʼarte tipografica, non solo grazie ai suoi grandi nomi (già ricordati nel n°4/07) delle origini della stampa, ma anche grazie a personaggi molto meno famosi che, nei secoli successivi, ne hanno raccolto la pesante eredità; fino a giungere agli anni di questo nuovo millennio “super tecnologico” per vedere cosa è rimasto dellʼantica tradizione e come la tecnologia abbia modificato radicalmente le tecniche della stampa. La foto a fianco ne è unʼeloquente testimonianza. In essa è ritratto uno stupendo esemplare di torchio tipografico, che dovrebbe risalire al XVIII Secolo e che oggi, finalmente in pensione, è amorevolmente conservato nella sala dʼingresso, nella nuova sede della Tipolitografia Rongoni. Ciò che rende straordinaria la testimonianza di questo torchio è che

esso, a memoria dʼuomo, è sempre stato usato (fino agli anni ʻ70) da tipografie di Asola che se lo sono tramandato. Da un punto di vista storico, anche se non esistono prove certe, questo torchio potrebbe dimostrare lʼesistenza di una tipografia ad Asola già nel ʻ700. Da un punto di vista tecnico, come ci ha riferito il Sig. Cesare Paparini, ultimo tipografo ad averlo usato per lavoro, il fatto che il torchio abbia prestato onorato servizio fino agli anni ʻ70 significa che fino ad allora lʼarte tipografica non è poi cambiata moltissimo. La vera innovazione si è avuta con lʼaffermarsi delle tecniche litografiche e, soprattutto nellʼultimo decennio con lʼavvento dellʼinformatica che ha semplificato moltissimo il lavoro alle fotolito riducendo, di conseguenza, il costo del lavoro di preparazione alla stampa. Il nostro giornale ne è un esempio perchè, nonostante la generosa collaborazione della modernissima Tipolitografia Rongoni, solo venti anni fa, un giornale, con la veste grafica come lʼAsolano, non sarebbe stato nemmeno ipotizzabile. Ma torniamo alle tipografie operative ad Asola dopo quella clendestina, che il Bertuzzi ci dice stampasse, nella cantina dellʼAvv. Francesco Fario, allora proprietario del palazzo, materiale mazziniano destinato ai patrioti di Milano e Brescia e divulgato anche grazie allʼattività “sovversiva” del farmacista Gramatica. (2) La prima testimonianza, secondo il Bertuzzi, risalirebbe al 1872, anno in cui la tipografia Zamboni pubblicò il primo Statuto della Società Operaia di Asola. Nel 1890 il Bertuzzi trova prove dellʼesistenza di

una tipografia, con licenza di cartoleria, di un certo Baroschi (di cui non è stato specificato il nome) la cui attività fu continuata dalla moglie Maria Tozzi. Nel 1894 come titolare di quella stessa tipografia, operativa in piazza XX Settembre, compare il nome di Giuseppe Tozzi. (3) Negli ultimi anni del secolo compare la figura di Oronte Rossetti, a cui il Bertuzzi attribuisce la stampa di giornali locali come lʼEco del Mandamento (1897). Nel 1900 è certo funzionasse la “Tipografia Sorelle Gramatica”

Riproduzione del logo della tipografia Gramatica da una carta da lettera dellʼanno 1900.

Nel 1905 è attiva la tipografia di Guglielmo Guerriero e si hanno le prime notizie dellʼesistenza della tipografia Scalini & Carrara, i cui soci avevano sottoscritto un contratto che, in caso di scioglimento della Società, avrebbe impedito ai soci uscenti di esercitare lʼarte tipografica per i successivi 25 anni. Quando nel 1935 Scalini decise di trasferirsi a Milano, per lavorare in una grande industria tipografica, il Socio Carrara era già uscito da tempo e, mentre lui, nel rispetto della clausola contrattuale potè aprire una sua tipografia in via Libertà, la tipografia originaria venne ceduta ai fratelli Martarelli, che aprirono al N° 20 di via Cantarane mantenendo, inizialmente, il nome di Stabilimento Tipografico Scalini & Carrara di Martarelli. Nei primi anni ʻ50 la carta intestata riportava già nella dicitura Tipografia-Legatoria Martarelli Vigilio. Nel 1953 i Martarelli cedettero la tipografia ad unʼaltra copia di Soci Rongoni & Gozzoli che nei primi tempi rimasero in via Cantarane e poi si trasferirono in via Cairoli dove la tipografia rimase fino allʼapertura della nuova sede in via Sardegna, 14 (zona artigianale). Per quanto riguarda invece la tipografia Carrara, di via Libertà, ad essa si associò Ciro Campanini, che nel 1952 aveva acquistato la cartoleria di Rita Tanadini. Si costituì in tal modo la tipografia cartoleria di Campanini & Carrara. Da questa tipografia avrà poi origine lʼattuale tipolitografia dei Fratelli Italo e Maurizio Gerevini, figli di Franca Carrara, con sede in via Santa Maria, N°14. Nella prossima puntata vi proporremo le interviste con i protagonisti di queste ultime vicende e vi diremo come è cambiata ad Asola lʼarte tipografica.

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Nella foto il pesantissimo torchio tipografico, gelosamente conservato dalla Ditta Rongoni, in uso fino agli anni ʻ70 (Foto LʼAsolano)

Note: (1) Il Bertuzzi riferisce che allʼepoca lʼattuale palazzo Rozzi, sito in via Libertà, nella cui cantina si stampavano fogli clandestini, era di proprietà dellʼavv. Francesco Fario. (2) Il farmacista Gramatica, di cui il Bertuzzi non fornisce il nome, per la sua attività sovversiva, sarebbe stato arrestato nel 1850 dallʼautorità austriaca, insieme allʼavv. Francesco Fario. Lo stesso Bertuzzi ipotizza che il legame del Gramatica con quella tipografia sia stata ereditata dalle figlie che, infatti, aprono a loro volta una tipografia nel 1900 (3) di cui non è dato di sapere lʼeventuale grado di parentela con la già citata Maria che nel frattempo gestiva un chiosco/edicola, sempre in piazza XX Settembre


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Sagre

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Grande successo a Castelnuovo della

Sagra di Santa Margherita Per una Festa della tradizione asolana costretta a saltare il proprio appuntamento per cause tecniche, unʼaltra che riconferma la propria capacità di richiamare il grande pubblico attratto, soprattutto, dalla qualità della sua cucina. Per il successo della manifestazione tutti hanno dato una mano: dai più giovani, impegnati a sparecchiare, ai ragazzi che servivano ai tavoli e a tutti gli altri impegnati in cucina, al bar e alle casse. Ma la buona riuscita della festa è anche merito della clemenza del tempo e delle tre orchestre che dopo aver allietato i presenti più anziani con valzer e mazurke, hanno suonato brani più congeniali ai ragazzi. Senza dimenticare, novità di questʼanno, il chiosco delle birre accanto al bar. Infine, come nelle migliori tradizioni, lo spettacolo pirotecnico del lunedì ha chiuso in bellezza la riuscitissima festa.

Santa Margherita 2007: uno sguardo in cucina con un plauso ai cuochi. E che cuochi!

AGRIGARDEN s.n.c. a Castelnuovo di Asola Tel. 0376-74241 La Redazione de LʼAsolano condivide la gioia degli amici Maria e Graziano Rubes e dei loro figli Arianna, Aurora e Gabriele per la nascita della piccola

FRANCESCA GIULIA

Santa Margherita 2007: la foto ritrae lʼallegra tavolata di tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla piena riuscita di questa edizione della Festa.

una stupenda bambina di 4 chili che ha visto la luce domenica 8 luglio 2007 Felicitazioni vivissime alla famiglia Rubes!

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Come eravamo 5

La storia riscritta con le foto, anche grazie ai ricordi dei lettori

cio, attualmente occupato dalla fiorista Rina Arienti. Una foto davvero storica che deve essere stata scattata, presumibilmente, negli anni trenta, considerato che la signora Ida Costa è morta da qualche anno in Casa di Riposo e nella foto sembra, invece, molto giovane. Infine, i nomi dei personaggi misteriosi delle foto pubblicate nel numero scorso sono stati rivelati nellʼeditoriale a pagina 2.

Dopo aver appurato che il terzo personaggio al centro della foto pubblicata sul n°4 è il Sig. Mario Camerini, fratello della dott.ssa Lidia, in questo numero proponiamo altre tre foto storiche che ritraggono personaggi di Asola. La prima in alto a destra è la più recente perchè risale al settembre del 1959. In essa sono riconoscibili alcuni ragazzi di Asola che, allʼepoca erano poco meno che ventenni, ritratti con una vecchia auto elaborata in modo goliardico. A differenza di oggi, in quegli anni, ci si divertiva con poco ma non per questo di meno. Un particolare interessante della foto è il pilo alzabandiera (vedi pag.18) che si vede sullo sfondo. Chi sono i ragazzi della foto a destra? Noi crediamo di averne riconosciuti sei. Il primo a sinistra è il povero Fausto Plebani, deceduto in un incidente stradale, accanto a lui Giorgio Gramatica, poi Oreste Artioli, quindi Giovanni Boccaccio, Giuseppe Beatini, Dario Romanini e ... gli altri ce li potete indicare voi? La foto sotto a questa ritrae una vecchia formazione dellʼAsolana ante guerra che abbiamo intitolato: “nella porta dellʼAsolana non si segna” secondo il collaudato modulo del catenaccio. In realtà quella squadra era molto forte e più propensa ad attaccare che a difendersi. Il primo, dopo il portiere era sicuramente “Topolino” Orlandi, mentre ci sembra di riconoscere nel quarto e nel quinto dopo di lui, suo fratello Riccardo Orlandi e Sergio Armanini ma gli altri chi erano? In che anno è stata fatta questa foto? In che Campionato giocava questa squadra? La foto qui sotto dovrebbe, invece, interessare i commercianti perchè finalmente, grazie ad essa, possiamo conoscere il volto del famoso Costa Lepido, ritratto con la moglie, seduta accanto a lui, e con la figlia Ida, che i meno giovani ricorderanno, col marito Bellini, sul negozio di sementi in via Mazzini, vicino al bar CommerNella porta dellʼAsolana non si segna! Ma noi saremo capaci a segnare tutti i nomi di quei giocatori? Forse con il Vostro aiuto ci riusciremo. Cosa aspettate a contattarci? Avete foto storiche che meriterebbero di essere pubblicate? Per ogni foto pubblicata un premio!

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Attività storiche 6

La Capelleria Ziliani Dal 1893, quattro generazioni per creare e custodire una tradizione fra la storia ed il costume. Il fondatore, Riccardo Ziliani, nacque a Canneto s/Oglio il 7 luglio 1876 da Adamo e da Paolina Pinelli. Non ancora adolescente è assunto come apprendista in una nota capelleria di Brescia dove impara il mestiere. Nel 1899 si sposa con Elisabetta Perini, una ragazza bresciana che diventerà la sua principale collaboratrice nella futura attività imprenditoriale che aveva in animo di intraprendere.

Dott. Ruggenenti. Nel 1933 Riccardo lascia il negozio di Asola ad Aleardo e nel gennaio del 1934 si trasferisce a Brescia con i figli Zelinda e Bruno i quali decidono di aprire una nuova capelleria in Città. Dopo la morte della sorella, Bruno proseguirà con lʼattività della cappelleria fino agli anni ʻ80, aiutato dalla moglie. Nel frattempo, Aleardo, aiutato dalla moglie Carlotta, prosegue la sua attività ad Aleardo Ziliani, che ereditò il mestiere dal padre ed aprì con lui il negozio ad Asola, ritratto in una foto del 1967

Asola e nel 1940 trasferisce il negozio sotto i portici, dove si trova tuttʼora. Per alcuni anni pagò lʼaffitto alla famiglia Soldi, che era proprietaria dellʼimmobile e, successivamente, rilevandone la proprietà. Erano anni proficui per le capellerie tanto che, nonostante la concorrenza del Sig. Limani, che aveva il negozio in via Mazzini, la Cappelleria Ziliani vendeva circa 1500 cappelli di feltro allʼanno (contro i circa 50 attuali). Aleardo Ziliani muore nel 1968 lasciando alla moglie Carlotta il compito di proseguire nellʼattività. La loro unica figlia Lisetta si sposa e lascia Asola. La sua primogenita Daniela Magri, resta ad Asola con i nonni per completare gli studi in ragioneria. In questi anni ha modo di apprendere i segreti del mestiere del nonno Aleardo. Nel 1976 Carlotta lascia lʼattività alla nipote che, oltre a vendere cappelli, ripristina il vecchio laboratorio di riparazione e forgiatura dei feltri. Riccardo Ziliani con la moglie Elisabetta Perini in una foto che, presumibilmente, li ritrae nei primi anni trenta, quando Riccardo, insieme al figlio Aleardo, aveva già aperto il negozio di Asola in piazza XX Settembre, dietro la fontana di Ercole.

Poco tempo dopo Riccardo emigra con la famiglia a Milano dove corona il suo sogno, iniziando a lavorare in proprio come cappellaio. Nel 1900 nasce Zelinda, la sua primogenita, ed il 23 gennaio 1906, Aleardo, il primo figlio maschio. Eʼ questo un periodo molto ricco di iniziative e numerosi sono i viaggi di lavoro che Riccardo compì per aumentare le proprie conoscenze tecniche. Sempre in questa ottica è da inquadrare il soggiorno che Riccardo fece in Svizzera. Nel 1909 ritornò con la famiglia a Canneto s/Oglio dove aprì un piccolo laboratorio per la produzione artigianale di cappelli e berretti che diede lavoro ad alcuni lavoranti. Nel 1911 nacque Bruno, il terzogenito. Tutti e tre i figli ereditarono il mestiere paterno. Occorre però attendere il 1927 per vedere lʼapertura del nuovo negozio di Asola. Riccardo, coadiuvato da Aleardo, affittano un locale in piazza XX Settembre, proprio dietro la storica Fontana di Ercole, vicino alla farmacia del

La foto sotto ritrae lʼinterno del negozio Ziliani come appariva nel 1940, identico a come appare ora. Per questo ha meritato il riconoscimento della Regione di negozio storico.


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Avv. Cristiana Azzali

Servizi utili 7

LʟAssemblea di Condominio è lʟorgano deliberativo o normativo del condominio e rappresenta nella sua sovranità la suprema volontà dei condòmini. Spesso accade che si trasforma in un luogo dove si litiga e dove...

LĘźavvocato consiglia... ogni condòmino ha modo di sfogare il proprio risentimento nei confronti del vicino o dellĘźamministratore. Quasi sempre si tratta di banalitĂ , di piccoli screzi di vita quotidiana ma che, a volte, fanno perdere la testa. Mi permetto, quindi, di riportare qualche regola basilare disciplinante la vita dellĘźassemblea, il suo funzionamento, la sua validitĂ  in modo da far maggior chiarezza tra i “non addettiâ€? e, magari, evitare qualche malinteso di troppo. I poteri dellĘźassemblea sono disciplinati dallĘźart.1135 c.c. che conferisce allĘźorgano di autogoverno il compito di provvedere: 1) alla nomina, conferma, sostituzione o revoca dellĘźamministratore ed alla eventuale retribuzione; 2) approvazione del bilancio preventivo e consuntivo annuali ed alla relativa ripartizione fra i condòmini; 3) delibera in ordine alle opere di manutenzione straordinaria nonchè in ordine agli atti di acquisto, alienazione, costituzione di diritti reali sulle parti comuni; 4) delibera di promuovere o resistere a domande intraprese contro il condominio; 5) a modificare il regolamento; 6) alluso ed al godimento delle parti comuni con esclusione di qualsiasi ingerenza sulle parti in proprietĂ  esclusiva; 7) qualsiasi altra decisione eccedente lĘźordinaria amministrazione. LĘźassemblea deve essere convocata ogni anno dallĘźamministratore in via ordinaria per le delibere indicate nellĘźarticolo1135 c.c., può essere convocata in via straordinaria dallĘźamministratore, se questi lo ritiene necessario, o quando sia richiesta da parte di due condomini che rappresentino almeno 1/6 del valore dellĘźimmobile. In questo caso lĘźamministratore deve provvedere ad inviare lĘźavviso di convocazione almeno 10 giorni prima della data dellĘźadunanza; in difetto i condomini possono convocarla di-

rettamente. In mancanza di amministratore lʟassemblea, tanto ordinaria che straordinaria, può essere indetta su iniziativa di ciascun condòmino. Lʟamministratore deve convocare tutti i condòmini aventi diritto almeno cinque giorni prima della data fissata per lʟadunanza a mezzo raccomandata o mediante firma di un foglio nel quale è riportato il testo della convocazione. Lʟassemblea non può deliberare su argomenti che non siano inseriti nellʟordine del giorno (pena annullabilità della delibera) a meno che non vi sia la presenza totale dei condòmini, rappresentativi il valore dellʟedificio. Molto importante è la regolarità della convocazione per la stessa validità delle delibere assembleari: di fatto lʟassemblea non può deliberare se non sono stati invitati tutti i condomini (pena la nullità della delibera) ed è regolarmente costituita solo con lʟintervento di tanti condòmini che rappresentino i 2/3 del valore dellʟedificio e i 2/3 dei partecipanti al condominio. Lʟassemblea, quindi, delibera regolarmente e validamente, in prima convocazione, con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti o almeno la metà del valore dellʟedificio. Giova rilevare che le deliberazioni che hanno per oggetto innovazioni devono sempre essere approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i 2/3 del valore dellʟedificio. Le delibere prese in conformità alla legge ed al regolamento condominiale sono vincolanti per tutti i condòmini, nessuno escluso, compreso gli assenti, gli astenuti ed i dissenzienti in minoranza, fatta eccezione per le delibere concernenti le innovazioni voluttuarie e gravose e suscettibili di uso separato per le quali la minoranza dissenziente può essere esone-

rata dalle spese. Il legislatore ha comunque previsto la possibilità , per ogni condòmino, di ricorrere allʟautorità giudiziaria contro le deliberazioni assembleari contrarie alla legge o al regolamento qualora lo stesso abbia espresso il proprio dissenso in seno allʟassemblea condominiale, si sia astenuto dallʟesprimere il proprio voto o non vi abbia partecipato. Le delibere assembleari impugnabili vengono solitamente distinte in nulle, annullabili oppure inesistenti. Il codice non ci dà una definizione delle medesime ma i giudici hanno delineato le differenze. La distinzione tra le delibere nulle e annullabili assume particolare rilievo ai fini dellʟeventuale impugnazione atteso che, a differenza delle delibere nulle (sempre impugnabili) quelle annullabili possono essere impugnate avanti allʟautorità giudiziaria entro e non oltre il termine di decadenza di 30 giorni decorrenti dalla data della deliberazione per i condòmini presenti allʟassemblea o dalla comunicazione della delibera medesima per gli assenti. Decorso il termine per lʟimpugnazione la delibera, pur irregolarmente assunta, diventa di fatto esecutiva per tutti i condòmini. allʟamministratore diligente conviene pertanto attendere il decorso del termine per lʟimpugnazione, prima di procedere allʟattuazione delle deliberazioni.

Se è vero, come si dice, che chi ha bevuto, almeno una volta, lĘźacqua del Gambino è certo che, prima o poi, ritornerĂ ad Asola, il Sig. Gabriele Broglia non fa eccezione. Infatti, dal gennaio del 2007, puntualmente è tornato al Paesello, con la moglie Giuliana, dopo aver speso gli anni piĂš belli della propria vita “nellĘźinfernoâ€? di Ostiglia. Anche se con un certo, studiato ritardo, gli amici di sempre, che ancor oggi godono nel preparare sorprese, danno ai coniugi Broglia un caldo benvenuto, con lĘźaugurio di una piacevole permanenza.

 .FSDFSJB di Corina Casali

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ASOLA

(A fianco del Teatro Sociale) Tel. 0376 / 710681


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Il personaggio 8

Paolo Facchinelli asolano campione di nuoto La storia di Paolo Facchinelli, parte da Asola dove è nato il 26 agosto 1987 e dove risiedono i genitori, Teresa Paparini, la mamma, figlia di Cesare il tipografo e Luigi Facchinelli, veterinario come il fratello Massimo. Abbiamo voluto dare queste informazioni per consentire ai lettori di capire chi è Paolo e che è davvero un asolano Doc, anche se ad Asola, forse, non tutti lo ricordano e soprattutto, in pochi sanno quanto sia diventato bravo a nuotare. Fino alla terza liceo scientifico ha frequentato il Liceo Falcone ma poi, compiuti i 17 anni, si è trasferito, scolasticamente parlando, ad Imola dove ha terminato il Liceo e si è iscritto al 1° anno della Facoltà di Economia Finanziaria, allʼUniversità di Forlì. Qualcuno forse penserà che per un giovane di Asola, completare gli studi in Romagna non sia stata una scelta usuale. Infatti non lo sarebbe stata se Paolo Facchinelli non avesse avuto una ben precisa motivazione. Diventato, a soli sei anni, un assiduo frequentatore della piscina di Asola, ha iniziato a nuotare sotto la guida del Prof. Ercole Vecchi, poi nel settembre dell 2000 è passato alla Società Avangarda di Desenzano dove è rimasto “stregato” dallʼallenatore ungherese Tamas Gyertyanffy, tecnico di fama mondiale e dai suoi metodi. Quando lo stesso, nel 2002, si è trasferito ad Imola, Paolo aveva solo 15 anni ed i genitori gli impedirono di seguirlo. Paolo si iscrisse così alla Canottieri Flora di Cremona dove si allenò per altri due anni. Raggiunti con i 17 anni, unʼetà più matura i genitori, lo accontentarono lasciando che raggiungesse il “suo allenatore di fiducia”. Fu per coltivare la speranza di poter fare, nel nuoto, il salto di qualità a cui si sentiva pronto, che Paolo Facchinelli si trasferì ad Imola, per raggiungere lʼallenatore che, sono le sue parole, <non è solo un allenatore, ma un amico ed un maestro di vita> I risultati hanno cominciato subito a dargli ragione e la svolta tecnica ma anche psicologica è avvenuta lʼestate scorsa, con la vittoria, al Foro Italico di Roma, del Campionato Nazionale Cadetti, ottenuta a suon di Record Italiano: 24”37. Questi sono gli antefatti ma il fatto è che lo scorso 20 aprile, in occasione dei Campionati Italiani Assoluti di Nuoto che si svolsero ad Imperia, Paolo Facchinelli si classificò secondo, dietro solo a Rudy Goldin. Il suo allenatore Tamas Gyertyanffy dice di Lui che < andare a vivere fuori casa a soli 17 anni è stato un passo fondamentale per la maturazione di Paolo ed il merito, oltre alla sua determinazione, va dato anche alla sua famiglia, perchè non è stata una scelta facile. Ora Paolo è più consapevole delle proprie possibilità anche se deve ancora acquisire la mentalità e la personalità del vero professionista. Allora, quando avrà espresso tutte le potenzialità di cui è dotato, potrà

dire la sua anche a livello internazionale>. Per migliorare sono ancora molti i sacrifici che attendono Paolo, non tanto in chiave olimpica dove nemmeno esiste la sua specialità dei 50 metri farfalla, ma il sogno è il Campionato del Mondo del 2009 che si terrà a Roma. Una cosa è certa, Paolo in questa sua scelta coraggiosa ha il pieno appoggio dei genitori Luigi e Teresa che da sempre lo sostengono consapevoli che i risultati potranno sorridere a loro figlio se Lui li sentirà davvero vicini. Per il momento, oltre allo studio che, come ricorda il padre, rimane sempre il traguardo più importante, il prossimo appuntamento è quello dei Campionati Italiani del 25 e 26 luglio, a Pesaro. In bocca al lupo!

Paolo Facchinelli ritratto con le 4 medaglie conquistate ai Campionati nazionali di Categoria che si sono svolti a Roma dal dal 2 al 9 agosto. 1° nei 50 stile libero in 23”48; 1° nei 50 farfalla con 24”59; 2° nella staffetta 4x100 misti e 2° nella staffetta 4x100 stile libero. Complimenti!

La Parrocchia di Asola ed il gruppo “Caritas” che, da qualche anno organizzano, nella ricorrenza settembrina di San Luigi, una Pesca di Beneficenza al fine di provvedere alle necessità delle persone in difficoltà della nostra Comunità, intendono rivolgere un sentito ringrazianento agli Artigiani ed ai Commercianti di Asola, per il loro generoso contributo alla raccolta del materiale destinato ad alimentare la Pesca di Beneficenza. Poichè questo impegno di solidarietà è rivolto unicamente a sostenere i reali bisogni di chi soffre in silenzio nella nostra Comunità, siamo certi che la sensibilità dimostrata dalle ditte di Asola troverà uguale riscontro nella sensibilità dei cittadini che potranno contribuire partecipando alla pesca ma anche rivolgendosi direttamente in Parrocchia. Un sincero grazie ed un saluto cordiale da Don Riccardo Gobbi

di Marisa Broglia e Nadia Artoni & C.

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L’azienda

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La Trerè è unʼAzienda in forte crescita, divenuta in pochi anni leader mondiale nella produzione “concettualmente innovativa” di calze ed abbigliamento sportivo. Occupa 110 dipendenti ed alimenta un indotto di circa 40 persone. Il fatturato è passato dagli oltre 20 milioni di Euro del 2004 ai circa 27 del 2006 e questʼanno è previsto raggiunga il traguardo dei 35 milioni. Recentemente, i Redini hanno ricevuto dalla Confindustria il prestigioso “Premio di Eccellenza per lʼInnovazione”.

Trerè, unʼazienda di cui essere orgogliosi Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa non è una pagina pubblicitaria. LʼAsolano ha deciso di evidenziare lʼexploit di unʼazienda che, in un momento difficile come quello attuale, ha saputo fare delle scelte coraggiose ed intelligenti, per poter riconvertire e qualificare la propria produzione. Quello della ditta “Trerè” è la storia di una famiglia, i Redini, a cui bisogna riconoscere una grande capacità imprenditoriale per aver saputo comprendere il mercato in un momento cruciale e di aver saputo intuire, tempestivamente e con notevole creatività gli spazi alternativi entro i quali puntare, non solo per emergere, ma per diventare leader. Quella dei Redini è stata unʼintuizione straordinaria che merita di essere portata ad esempio di una genialità industriale tutta italiana, capace di reagire ad un mercato piatto e depresso, immaginando nuovi bisogni e percorrendo la strada dellʼinnovazione tecnologica per soddisfarli. Allʼinizio, nei primi anni del dopo guerra, la storia di questa famiglia di Castel Goffredo è simile a quella di molte altre che, in quegli anni difficili, hanno scelto di contribuire al miracolo economico italiano, dimostrando la loro forte vocazione industriale. A Castel Goffredo alcuni “pionieri” avevano aperto i primi calzifici, dando vita, di fatto, ad un settore che segnò indelebilmente lʼeconomia della zona. Fu in quegli anni che Guido Redini, iniziò a collaborare con unʼimportante azienda di calzetteria da donna nella quale nel 1950 introdusse, come apprendista il figlio Luigi. Dal 1957, Guido Redini e due suoi figli, appresi i segreti del mestiere, fondarono la “Selvocalze” unʼimpresa artigianale che iniziò a produrre calze da donna. Negli anni ʼ70, Luigi Redini lasciò lʼazienda paterna, per aprire ad Asola, una sua linea di produzione innovativa (i collant suppose). Nel 1992 Luigi Redini fonda con il figlio Marco la “Trerè innovation hosiery” e abbandona la produzione tradizionale delle calze da donna, alquanto inflazionata, per entrare in quella più specialistica per lʼuomo ed il bambino. Nel 2003 il calzificio ha raddoppiato la propria superficie coperta ad Asola. Oggi la Trerè, guidata da Marco Redini, sempre affiancato dal padre Luigi in qualità di Senior President, è divenuta leader mondiale per le nuove tecnologie introdotte e per la propria produzione specialistica, non solo nel settore delle calze.

Che i Redini guardassero lontano lo si capì quando, fin da quel primo anno di attività, iniziarono a produrre su licenza “Disney” e “Warner Bros” e quando, lʼanno succesivo acquisirono la licenza di produrre Leviʼs per lʼEuropa. La vera svolta avvenne, però, nel 1997 quando, in collaborazione con unʼazienda specializzata nella ricerca, la X-Technology, i Redini iniziarono lo sviluppo di X-Socks. Lʼanno successivo la Trerè acquisì la licenza “Head”, un marchio prestigioso nel settore sportivo e tre anni più tardi, nel 2001, iniziò a produrre con le nuove tecnologie X-Undergear: Nel 2003 aprì una nuova linea produttiva in Bosnia ma, a differenza di altri imprenditori, i Redini non intendono lasciare lʼItalia, anzi, nel 2006, dopo aver acquisito anche la prestigiosa licenza “Spalding”, ampliano lʼazienda di Asola, costruendo nuovi reparti produttivi e magazzini. Eʼ lo stesso Luigi Redini che, con giustificato orgoglio, ci guida attraverso i vari reparti della produzione e ci illustra le caratteristiche innovative dei prodotti. Calze insolite, dove i disegni ed i materiali sono funzionali per i diversi utilizzi, e dove esiste una sinistra ed una destra, come per le scarpe. Calzerinforzate, anatomiche, traspiranti; calze

Nellʼimmagine un esempio di applicazione della tecnologia che rende unici ed innovativi i prodotti X-Socks.

che si indossano come guanti, prodotte con fibre tecnologiche di nuova generazione, disegnate al computer e realizzate con diversi materiali da macchine tecnologicamente allʼavanguardia. Ma X-Socks sono anche magliette, tute e giacche per le diverse specialità sportive, con le medesime caratteristiche di vestibilità, confort, igiene e benessere. Per queste loro caratteristiche i prodotti della Trerè Innovation Hosiery si stanno imponendo in tutti i mercati del mondo, apprezzati sia dal grande pubblico che dai campioni delle diverse specialità sportive. Lʼazienda asolana, con i suoi 110 dipendenti è una realtà in forte crescita che, nellʼultimo anno ha prodotto circa 3 milioni di paia di calze ed oltre 300.000 capi di underwear X-Bionic. Per questa sua produzione tecnologica e concettualmente innovativa, lʼAzienda asolana Trerè ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali, ultimo dei quali e, forse, anche il più prestigioso il “Premio di Eccellenza per lʼInnovazione” della Confindustria, grazie al quale il Signor Luigi Redini ha ricevuto, direttamente dalle mani del Presidente Luca Cordero di Montezemolo, lʼambìto riconoscimento.

Il Sig. Luigi Redini, Senior President della Trerè Innovation Hosiery s.r.l., ha appena ricevuto lʼambitissimo “Premio di Eccellenza per lʼinnovazione” dalle mani del Presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.


Lâ&#x20AC;&#x2122;Asolano 5/07

Da Ceresara 10

VERSO SANTIAGO: 800 KM. DI EMOZIONI Anche da piccole comunitĂ possono partire â&#x20AC;&#x153;grandiâ&#x20AC;? messaggi, sia spirituali che... sportivi. Questo il corollario della piccola grande impresa che ha visto protagonisti quattro ceresaresi, determinati a raggiungere in bicicletta Santiago de Compostela, cittĂ  galiziana che conserva nella cattedrale le reliquie dellĘźapostolo Giacomo, notissima meta di pellegrinaggio e luogo simbolo della cristianitĂ . Walter Ghizzi e Gian Paolo Oneda, promotori dellĘźimpresa, non sono nuovi ad esperienze di questo tipo: nel 2005 si erano giĂ  recati in Madagascar, presso la missione di Padre Eugenio Schedato. Quale migliore occasione, vista anche lĘźadesione di Lino Giuradei e Massimo Ghio, per proseguire una sorta di cammino interiore e dimenticare la frenesia della vita quotidiana? LĘź8 maggio i quattro sono partiti, carichi di attrezzatura e di voglia di pedalare, da Pamplona, terza tappa del percorso â&#x20AC;&#x153;ufficialeâ&#x20AC;? del cammino di Santiago, dopo Saint Jean de Port, in Francia, e Roncisvalle, per affrontare 760 km in 15 giorni. Come ci racconta Walter Ghizzi â&#x20AC;&#x153;le strade erano in gran parte sterrate e tortuose: gran parte del percorso si snodava in zone collinose e montuose. I momenti di scoraggiamento non sono mancati. A me è addirittura capitato di rompere un pedale della bici, ma dopo varie peripezie il problema è stato fortunatamente risoltoâ&#x20AC;?. Quello che ha realmente colpito i nostri pellegrini è stata senza dubbio â&#x20AC;&#x153;la grande cordialitĂ  con la quale chiunque incontravamo ci tendeva la mano, ci indicava la strada e si offriva di aiutarci per la notteâ&#x20AC;?. Un momento che difficilmente dimenticherete del vostro pellegrinaggio? â&#x20AC;&#x153;Oltre alle varie visite alle splendide cattedrali disseminate lungo il percorso, tra le quali Santa Maria Major, nella quale sono conservate le tombe di alcuni cavalieri templari, senzĘźaltro la tappa della Cruz de Hierro, che si trova a quota 1505 mt. e che abbiamo dovuto raggiungere sotto una temperatura vicina agli zero gradi, pioggia e nevischio. Ma una volta giunti in vetta abbiamo vissuto uno dei momenti piĂš emozionanti del nostro viaggio: la Cruz è un palo con in cima una croce di ferro, ai piedi della quale i pellegrini lasciano fogli, foto e richieste di grazia per un loro parente o conoscente. Un luogo davvero suggestivo e che ci ha fatto dimenticare tutta la fatica accumulata. Dopo la prima metĂ  del percorso siamo addirittura stati presi da una foga che ci ha permesso di concludere prima del previsto: siamo giunti a Santiago giĂ  il 17 maggioâ&#x20AC;?. Cosa consiglieresti a chi vuole imitarvi ed intraprendere questĘźavventura? â&#x20AC;&#x153;Innanzitutto di allenarsi e di non dimenticare lĘźimportanza di qualche cognizione meccanica, dal momento che i guasti, come ho direttamente sperimentato, sono sempre dietro lĘźangolo in un percorso cosĂŹ lungo e tortuosoâ&#x20AC;?.

Tutte le informazioni utili per chi vorrĂ imitare i nostri â&#x20AC;&#x153;eroiâ&#x20AC;? possono essere richieste alla Confraternita Santi Jacobi Compostallae di Perugia (santiago@unipg.it)â&#x20AC;?. Massimiliano Todeschi

I nostri concittadini, Walter Ghizzi, Gian Paolo Oneda, Lino Giuradei e Massimo Ghio, protagonisti dellĘźimpresa, in un momento di pausa.

.ASCEIL0ROGETTO :ERO NUOVICONTIBANCARI STUDIATIPERLEESIGENZE DEIPIĂĄGIOVANI 02)-/#/.4/*5.)/2 ,IBRETTODIRISPARMIO PERBIMBIDAAANNI

#/.4/9/5.' #ONTOCORRENTEPERRAGAZZI DAAANNI

#/.4/')/6!.)"!3)# Lo scopo di Mantovabanca 1896 con questo suo nuovo prodotto, disponibile presso tutti gli sportelli, è di fidelizzare i giovani facendo leva sullʟidea di una banca attenta alle loro esigenze e su di esse pronta a personalizzare il servizio. Una filosofia, la nostra, che si basa sulla cooperazione e sulla solidarietà , che pone la sua attenzione ai propri soci, al territorio ed alle persone che su questo vivono e lavorano. Lʟidea di fondo di questo progetto sta nel poter offrire ai giovani un prodotto dal servizio sicuro, trasparente e, soprattutto, coerente nei costi. Progetto Zero28 riassume in sè 4 nuove tipologie di conto che coprono una fascia di età compresa fra gli zero e i 28 anni: tipologie diverse per target di clientela e per offerta di servizi. Primo Conto Junior Il primo conto riservato a bambini da zero a 13 anni è un libretto di risparmio a tasso agevolatoche consente alla famiglia di accantonare per il proprio figlio una cifra a risparmio indipendente dallʟeconomia familiare. Conto Young è la vera novità della nostra offerta perchè si rivolge a ragazzi dai 14 ai 17 anni e rappresenta il primo conto corrente che la banca apre a clienti minorenni. Un conto pensato per dare autonomia e fiducia ai giovani che in tal modo imparano a gestirsi senza mai perdere di vista le regole imposte

#ONTO CORRENTE PER GIOVANI DINAMICIDAAANNI #/.4/')/6!.)0,53 #ONTO CORRENTE PER GIOVANI ESIGENTIDAAANNI loro dai genitori. Un prodotto che incorpora una carta bancomat, una carta prepagata e lʟutilizzo dellʟhome banking solo a livello informativo. Per completare il progetto sono stati studiati due nuovi conti a pacchetto denominati: Conti Giovani Basic e Plus che sono dedicati ad una clientela di età compresa fra i 18 ed i 28 anni. In questa fascia si è pensato di suddividere lʟofferta per soddisfare due tipi di domanda: quella piÚ articolata del Conto Plus, ricco di numerosi servizi, e quella piÚ semplice del Conto Basic che comprende i servizi necessari al tipo di clientela per cui è stato pensato. Il Progetto Zero28 si colloca, sia come servizi che per le condizioni applicate, su un livello di eccellenza e risulta altamente innovativo e concorrenziale per il mercato di riferimento. Abbiamo molta fiducia che questi prodotti vengano ben accolti dalla clientela piÚ giovane perchè la nostra banca da sempre guarda al futuro ed, obbiettivamente, non esiste miglior futuro di quello rappresentato dai giovani.


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Sanità

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“Gli Amici dellʼOspedale” si riuniranno sabato 29 settembre, alle ore 11, in Sala dei Dieci Periodicamente circolano voci preoccupanti sul futuro del nostro Ospedale e poichè si sa che molte volte quando tuona, prima o poi va a finire che piove, cʼè chi si preoccupa davvero. Così, memori delle passate esperienze, per evitare sgradite sorprese, un gruppo di cittadini, particolarmente sensibili alle sorti dellʼOspedale asolano, affiancati dai Sindaci dei Comuni interessati e dalle Associazioni di volontariato della zona, si sono fatti promotori di unʼiniziativa finalizzata ad ufficializzare la costituzione di unʼAssociazione chiamata “Amici dellʼOspedale di Asola” i cui compiti, oltre a valorizzare i servizi forniti dallʼOspedale, che è patrimonio storico e risorsa irrinunciabile del comprensorio, sono quelli di sorvegliare che la struttura sanitaria asolana non venga penalizzata da scelte politiche discutibili. Dal punto di vista dei promotori di questa iniziativa che, siamo certi, è largamente condivisa dallʼintera popolazione del comprensorio, lʼOspedale non può essere considerato alla stregua di unʼazienda manifatturiera la cui sopravvivenza dipende dalla sua capacità di produrre reddito. Il prodotto fornito dallʼOspedale è un servizio alla persona, che si configura come diritto inalienabile del cittadino. Ognuno di noi, con le imposte che versa allo Stato, paga anche per la salvaguardia della propria salute. Con lʼeventuale soppressione o declassamento dellʼOspedale di Asola le circa 80.000 persone che abitano nella zona, di fatto, vedrebbero ridursi la tutela di quel diritto in quanto gli ospedali più vicini si trovano tutti a circa di 30 minuti di strada. “Gli Amici dellʼOspedale di Asola” sono convinti che, in certe condizioni, il servizio ospedaliero possa e debba anche produrre reddito, se è potenzialmente attrezzato per farlo. Ciò, a condizione che la politica non operi, con altre finalità, per impedirglielo, penalizzando o, come è già accaduto, chiudendo reparti strategici. Se si chiede che lʼOspedale lavori in attivo, bisogna valorizzarlo, non smantellarlo, o demotivare il personale o, peggio, far lavorare i medici in condizioni precarie. A differenza di altri ospedali, per la sua posizione geografica, quello asolano ha sempre avuto utenza. Anche la potenzialità tecnica esiste e casomai va potenziata, perchè la soluzione al problema economico è di offrire a questi potenziali “clienti” una maggior qualità dei servizi, cioè il solo modo per evitare che essi, giustamente, si rivolgano altrove. La costituenda Associazione “Amici dellʼOspedale di Asola” intende difendere il diritto alla salute dei cittadini attraverso la difesa della struttura sanitaria. Per far ciò essa si porrà, in rappresentanza dei cittadini, come interlocutore dellʼAzienda Poma,

con la richiesta di valorizzare lʼesistente, riqualificare i servizi e le attrezzature e, se sarà necessario, per contrastare, con ogni mezzo, eventuali manovre destabilizzanti. Lʼoperazione “Amici dellʼOspedale di Asola” che verrà ufficializzata ad Asola, in una riunione aperta al pubblico, il prossimo sabato 29 settembre, in Sala dei Dieci, alle ore 11,00. Non chiederemo ai cittadini di iscriversi ad un partito, ma di mobilitarsi civilmente per difendere con ogni mezzo legale il principale diritto delle persone: LA SALUTE!

Lʼinvito, rivolto a tutta la cittadinanza, è quindi di non sottovalutare lʼimportanza dellʼiniziativa e di non farle mancare il proprio sostegno personale, non solo perchè essa è la prima che può davvero avere successo, ma anche per riaffermare quei valori della democrazia che non devono essere sempre e solo concetti teorici. Dimostrare, con la propria presenza, di condividere il significato morale di questa mobilitazione, significa riconoscerle il valore che la rilevanza culturale, scientifica e tecnologica di consolidamento e di sviluppo delle attività dellʼOspedale, richiede. La costituenda Associazione, ovviamente priva di alcuna finalità di lucro, si propone come importante movimento dʼopinione catalizzatore delle istanze dei cittadini che intendono operare nel pieno rispetto delle leggi ed in sintonia con le istituzioni. Caro lettore, come vedi lʼAsolano è già in prima fila in questa battaglia di civiltà che intendiamo combattere per difendere anche il tuo diritto alla salute. Ci vuoi dare una mano? Se davvero lo vuoi inizia facendo sentire la tua presenza in Comune, sabato 29 settembre.

Desenzano Montichiari Castiglione Manerbio

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Oglio-Po La cartina evidenzia la posizione centrale di Asola rispetto al territorio servito dallʼOspedale. I principali ospedali più vicini distano, in termini di tempi di percorrenza, non meno di 30 minuti.

Per difendere questo diritto inalienabile, troppo frequentemente messo in discussione, si è deciso di costituire unʼAssociazione attraverso la quale la collettività potrà far sentire, con maggior peso politico, la propria voce laddove contano i numeri e molto meno la giustizia. Proprio per questo, tanto più numerose saranno le adesioni e tanto maggiori saranno le possibilità di migliorare il futuro dellʼOspedale. Lo scopo ultimo dellʼAssociazione è quello di adoperarsi in attività di solidarietà sociale che avranno come obiettivo principale il sostegno alle attività dellʼOspedale. Difendere il suo ruolo territoriale, affiancarsi ad altre espressioni del volontariato organizzato e anche promuovere, con lʼausilio dei giornali locali, lʼinformazione, per far meglio comprendere ai cittadini lʼimportanza che il Presidio Ospedaliero di Asola ha per il soddisfacimento dei bisogni socio-sanitari della popolazione dei comuni mantovani, bresciani e cremonesi del comprensorio

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L’Asolano 5/07

Spettacoli 12

Waiting for the Summer Leonardo Bugada

Una festa per i giovani che piace ai giovani di tutte le età !

Una macchina organizzativa che non conosce sosta, impetuosa, sistematica. Quando si muove la si sente a chilometri di distanza, una squadra di ragazzi preparati e motivati. Ci si divide i compiti. Chi si occupa della zona calda, il bancone del bar. Ci sono quelli che girano per i tavoli, impeccabili camerieri da cinque stelle. I cassieri fan di conto, i musicisti fan di canto. In cucina non ci si riposa nemmeno dopo aver preparato duecento risotti, nemmeno dopo aver grigliato chili e chili e chili di salsicce. A fine serata, quando anche gli ultimi affezionati si allontanano dal giardino delle scuole elementari, i ragazzi sono stanchi, la voglia di prendere fiato, e tuttavia uno sguardo dʼintesa li trova complici: anche stasera siamo stati bravi. “Waiting for the summer”, la festa della birra di Asola e degli asolani. Due fine settimana a cavallo di giugno e di luglio, presso il giardino interno delle scuole elementari. Giunti alla settima edizione, la festa è cresciuta di anno in anno, così come cresciute sono le strutture che ospitano i punti nodali della festa, ossia le cucine, il bar, il palco, la cassa, i servizi. Lʼimperativo che ha guidato lʼoperato degli oltre settanta ragazzi Pro Loco è uno solo: qualità. Qualità riguardo allʼapprovvigionamento del bar, dove, tra le altre cose, si poteva bere dellʼottima birra, chiara, rossa e persino bianca. Volontà di qualità che ha investito anche il reparto cucina, profondamente rinnovato con apparecchiature professionali. Vero banco di prova per feste di questo tipo, i piatti cucinati, tipici della cucina mantovana, sono stati mol-

to apprezzati da coloro che hanno deciso dimangiare alla festa. E poi, chi cʼè stato non può che ricordare con piacere i gruppi e le serate musicali che si sono inseguite, quali la serata dedicata alla discoteca Mirabelle, con i suoi deejay storici, oppure la band dei “West Ward”. Insomma, ogni asolano, anche il solito che non fa mai nulla, eppure si lamenta della pochezza dei giovani, dovrebbe essere orgoglioso della nostra Pro Loco, risorta dopo anni difficili. Non tutto è oro quel che luccica, però. Al momento di depositare in banca il vitale incasso delle serate, i nostri hanno avuto unʼamara sorpresa di scoprire che dieci biglietti da cinquanta euro erano falsi. Qualche delinquente, approfittando dei momenti di maggior afflusso alle casse, ha pensato di spacciare questi soldi taroccati. Così, oltre al danno, le beffa, perché questi ladri sono stati anche serviti e riveriti, come normali clienti. Se si pensa che la Pro Loco si regge totalmente sul lavoro di volontari, ecco che lʼamarezza aumenta ancora di più. A parte questo incidente di percorso, la festa della birra duemilasette ha registrato un notevole e costante afflusso di persone, asolani e non solo, giovani e non solo. Sarà stato il cibo, o forse la musica, o magari una buona birra, fatto è che nel corso delle serate si sono visti volti felici e sorridenti. Segno che la festa piace, e parecchio. Nessuna critica può intaccare questa semplice ma significativa constatazione e più dei risultati economici conta la soddisfazione morale di aver trovato una formula vincente. Bravi ragazzi! Avanti così Pro Loco!

Sergio, uno dei componenti più caratteristici del gruppo dei West Ward che hanno suonato alla Festa della Pro Loco.

Elio, il professore, altro esponente storico dei West Ward, il gruppo di Asola, nel quale è rimasto un unico asolano: Arnaldo

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L’Asolano 5/07

Spettacoli

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Waiting for the Summer: le foto

Nella foto in alto a destra i coniugi Paterlini, storici gestori della Discoteca “Mirabelle”, intervistati dal conduttore della serata. Nella foto sopra un momento della serata dedicata al ricordo del mitico “Mirabelle”. Nella foto a destra il pubblico dei giovani accompagna con entusiasmo la musica proposta dal deejay della serata. Nella foto sotto a tutta pagina il fantastico gruppo che ha lavorato in cucina insieme ai giovani volontari che hanno servito ai tavoli. A tutti loro va il merito di aver contribuito in modo determinante al pieno successo della manifestazione. Foto di Federica Fioretti

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Scuola

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Lo zainetto scolastico: istruzioni per lʼ uso Prof. Gianni Zanotti

I consigli dellʼesperto per evitare ai ragazzi seri guai fisici nellʼetà critica della crescita.

Pensando di far cosa gradita ai genitori dei piccoli studenti delle scuole elementari e medie, da questo numero iniziamo a pubblicare una serie di articoli curati dal Prof. Gianni Zanotti, diplomato allʼIstituto di Educazione Fisica dellʼUniversità Cattolica di Brescia; Chinesiologo Clinico; Direttore Tecnico dello Studio “Khinesis” di Asola. Il primo di questi articoli tratta il problema del peso dello zainetto scolastico che, in molti casi è la principale causa dellʼinsorgenza del cosidetto “mal di schiena”. Quando si sceglie lo zainetto, spesso si pone più attenzione allʼaspetto estetico che a quello della prevenzione delle patologie vertebrali nellʼ età critica della crescita. A questo proposito siamo convinti della necessità di un intervento educativo basato sulle principali indicazioni per prevenire i danni permanenti alla colonna (scoliosi o dorso curvo), specialmente nei ragazzi che già risentono di una malattia della colonna vertebrale. Lasciamo, quindi, la parola al Prof Zanotti. < I parametri correlati allo zainetto (fatica a portarlo, sentirlo pesante, tempo in cui viene portato) sono fattori di rischio per il mal di schiena, ma non sono pericolosi in sé (forse con la sola eccezione del tempo di trasporto). Il pericolo deriva da una combinazione tra peso dello zainetto e fisico più debole. Ne consegue che i ragazzi che si allenano, che fanno più sport a scuola e fuori, sono in grado di sopportare meglio lo zainetto e quindi di avere anche meno mal di schiena. Regole essenziali sono: una cultura del movimento come momento fondamentale della prevenzione di tutte le patologie muscoloscheletriche in generale e di quelle vertebrali in particolare; una gestione posturale “ergonomica” del proprio corpo, principalmente rispetto alle esigenze del lavoro di scolaro, rendendo però chiaro come la prevenzione parta proprio dalla gestione quotidiana corretta e non da situazioni esterne estemporanee. Secondo i dati della GSS nella determinazione del peso quotidiano intervengono sia le richieste del corpo docente di ogni singola classe, sia le scelte quotidiane di ogni ragazzo. Questi sono presumibilmente due tra i livelli più importanti sui quali si debba intervenire se si vuole modificare la situazione attuale. Ci rivolgiamo quindi agli insegnanti ed ai genitori degli studenti nellʼ esporre ora alcune semplici regole, dettate dallʼesperienza maturata durante le ricerche, che dovrebbero rientrare nellʼ educazione del ragazzo in età scolare.

Come acquistare lo zainetto scolastico Lo zainetto scolastico è “come un vestito”: la taglia non deve essere troppo grande. Uno zaino troppo grande rispetto al fisico di chi lo deve portare non può essere indossato correttamente; è così impossibile avere una distribuzione valida del carico sulla schiena.

Uno zainetto scolastico di grandi dimensioni sarà probabilmente uno zainetto di grande peso. I ragazzi hanno la tendenza a portare a scuola materiale inutile. Maggiore è la capienza dello zaino, quindi, maggiore è la probabilità che sia più pesante perché non esiste quella sia pur minima inibizione al carico inutile imposta da limiti fisici di spazio. Uno zainetto scolastico con apertura a soffietto offre un maggior volume e dà un maggiore sbilanciamento posteriore. Lʼapertura a soffietto (tramite apposite cerniere) dello zaino è oggi presente in quasi tutti i modelli in commercio. Il problema è che, una volta aperto il soffietto, aumenta la distanza del carico dal baricentro corporeo (la leva si allunga); questo comporta un potenziale sbilanciamento posteriore, con conseguente alterazione della postura (sbilanciamento anteriore) per mantenere il baricentro (del proprio corpo + lo zainetto) entro la base dʼappoggio e non cadere indietro. Ne consegue che, proprio quando il carico è maggiore, e quindi il ragazzo avrebbe bisogno di una leva meno lunga, la leva viene invece aumentata. Un altro problema collegato a questo è il fatto che i ragazzi, una volta aperto il soffietto, non lo richiudono, anche quando non è più necessario: ne consegue un aumento perenne del braccio di leva. Uno zainetto scolastico senza schienale provoca un accumulo del peso verso il basso (effetto a “sacco di patate”). Lo schienale permette di mantenere il contenuto dello zainetto contro il tronco, con uno scarico del peso lungo tutta la colonna vertebrale. Viceversa, la sua assenza provoca un accumulo di tutto il carico verso il basso, con un aumento del braccio di leva. Lo zainetto scolastico vuoto ha un proprio peso che contribuisce al totale. Apparentemente questa regola ha scarso significato, eppure esistono zainetti esteticamente molto elaborati, con parti metalliche che alla fine lo rendono magari più bello, ma sicuramente anche più pesante. Le bretelle devono essere ampie ed imbottite per distribuire meglio la pressione sulle spalle ed avere un maggior comfort

durante il trasporto. Eʼ sempre meglio che ci sia una cintura addominale con fibbia Tutti gli zaini di montagna di un certo livello sono dotati di questo accessorio indispensabile che consente di scaricare parte del peso ʻsul bacino. Eʼ opportuno che ci sia una solida e confortevole maniglia Questo accessorio consente da un lato un agevole sollevamento dello zaino, dallʼaltro di alternare le modalità di trasporto quando necessario. Come riempire lo zainetto scolastico Lʼobiettivo è quello di mantenere il baricentro dello zainetto vicino a quello corporeo, con una riduzione del braccio di leva. Per far questo: Partire dallo schienale e introdurre per primi i dizionari e/o i libri più grandi e pesanti e, se possibile, sovrapporli lʼuno allʼaltro in altezza mantenendoli aderenti allo schienale. Introdurre quindi libri più leggeri ed, a seguire, i quaderni e tutto ciò che abbia dimensioni, volume e peso minore. Nella tasca esterna mettere solo materiale molto leggero. Come indossare lo zainetto scolastico Lʼobiettivo è quello di evitare quei sovraccarichi bruschi istantanei che possono essere allʼorigine di dolori. Per far questo: 1. Mettere lo zainetto su un ripiano (ad esempio un tavolo sufficientemente alto, o al limite il banco scolastico). 2. Flettere le ginocchia e le anche anziché la schiena. 3. Indossarlo 4. Sollevarlo mantenendolo contro la schiena. Come portare lo zainetto scolastico Lʼobiettivo è quello di distribuire correttamente il carico, in modo simmetrico e con il minor braccio di leva possibile, sulle spalle, scaricando anche parte del peso sul bacino. Inoltre si intende cercare di alternare gli sforzi imposti al rachide. Per far questo: 1. Regolare la lunghezza delle bretelle in modo che la parte inferiore dello zainetto indossato non oltrepassi la linea delle anche. 2. Utilizzare entrambe le bretelle. 3. Usare la cintura di fissaggio addominale. 4. Mantenere lo schienale aderente alla schiena. 5. Saltuariamente si può usare lo zainetto scolastico, se il suo peso non è eccessivo, come cartella utilizzando lʼapposita maniglia. Ciò che non deve fare chi porta lo zainetto Lʼobiettivo è quello di evitare quegli incidenti da carico alterato o da sovraccarico (istantaneo o permanente) che possono creare danni al singolo studente od ai suoi compagni. Per far questo: 1. Non si deve sovraccaricare lo zainetto con materiale inutile o complementare. 2. Non si deve sollevarlo rapidamente. 3. Non si deve correre con lo zainetto in spalle. 4. Non portarlo su una spalla sola. 5. Non “tirare” un compagno per lo zainetto.


AttualitĂ

Lâ&#x20AC;&#x2122;Asolano 5/07

15

La Compagnia dialettale â&#x20AC;&#x153;Gli amich de San Pieroâ&#x20AC;?

EĘź accaduto anche questo Terme in CittĂ , lĘźerboristeria di Cristina Margoni il 6 settembre ha compiuto 10 anni. <Sono stati anni di crescita professionale che hanno contribuito a creare il rapporto di fiducia con una clientela sempre piĂš ampia e preparata, che si rivolge al mio negozio perchè ha compreso quanto sia importante per me la scelta naturale e soprattutto la coerenza commerciale. Mi considero fortunata ad aver raggiunto questo traguardo e ad aver consolidato una clientela tanto qualificata. CosĂŹ, in questa ricorrenza, mi sono sentita di dover ringraziare tutti i miei clienti per la fiducia che in questi anni mi hanno voluto concedere. Per rendere piĂš tangibile la mia riconoscenza ed anche per ricordare i 10 anni trascorsi assieme, ho pensato di riservare a tutti â&#x20AC;&#x153;uno sconto speciale del 10% per dieci giorniâ&#x20AC;? su tutti i prodotti in vendita, a partire dal prossimo 20 di settembre. Inoltre, in quei dieci giorni, riserverò un omaggio a chiunque entri in negozio, anche senza comperare. Grazie di cuore a tutti.> Ricordate, quindi, di far visita allĘźerboristeria Terme in CittĂ , ad Asola, in Via LibertĂ , 51 che, dal prossimo 20 settembre, in occasione del suo decimo anno di apertura, distribuirĂ  regali a tutti. (Offerta valida fino ad esaurimento scorte).

QuestĘźanno la tradizionale festa di S. Rocco, in piazzale Mangeri, ha raccolto il testimone di S.Maria, lĘźaltra festa storica di Asola che, per la prima volta, dopo decenni, non ha potuto aver luogo. Anche la Festa di S.Rocco, ideata da Franco Galeotti, Angelo Piazza, Aldo Zanoni e Gustavo Grazioli, dopo aver vissuto i fasti dei primi anni, ha avuto un ventennio di oblĂŹo ed è stata ripresa solo da 9 anni, grazie allĘźimpegno di un gruppo di asolani fra i quali possiamo ricordare Mirco Lamagni, Luciano Sinigaglia, Paolo Balestrieri che, sostenuti da numerosi altri collaboratori hanno saputo ripresentare una festa popolare ma anche religiosa che si propone, con un programma ben diversificato, di accontentare giovani ed anziani. Dopo il felice esito dello scorso anno di offrire, per la prima volta, un servizio di ristorazione. QuestĘźanno gli organizzatori hanno intenzione di arricchire ulteriormente il programma con quella che, scongiuri a parte, dovrebbe essere una vera sopresa. Anche in questĘźultima edizione un importante ruolo è stato ricoperto dalla Pescheria rionale â&#x20AC;&#x153;Mille pesciâ&#x20AC;?. Come sempre sarĂ anche determinante il contributo di Mantovabanca 1896, la vera banca locale, che farĂ  da capofila ad altri numerosi sponsors.

Da qualche anno a San Pietro, piccola frazione del comune di Asola, in occasione del Santo Patrono, si può assistere alla rappresentazione di una commedia dialettale brillante. Nella foto il gruppo, che ha messo in scena la commedia â&#x20AC;&#x153;El cĂśr... el gĂ mia etĂ â&#x20AC;? quasi al completo. La commedia racconta la storia di un gruppo di anziani, ospiti di una casa albergo, che devono aiutare un loro collega, abbandonato dalla giovane moglie straniera, a trovare una compagna. Il cast è costituito dagli attori Giuseppe Peli, Massimo Accini, Claudio Bergamaschi, Catia Predari, Marino Vighini, Federica Benetti, Christian Accini, Stefano Azzini, Vittoria Barbi, Dario Simonetti ed Elisa Tosini. Ma ogni Compagnia che si rispetti non può prescindere da chi lavora dietro le quinte, come il â&#x20AC;&#x153;tutto fareâ&#x20AC;? Claudio Azzini; le brave suggeritrici Cristina Gallia e Daniela Gilberti; il fonico Omar Mutti, la parrucchiera Mara Lamagni, ed il tecnico luci Costante Minuti. Il gruppo, che non rappresenta solo esilaranti commedie, ha in programma per settembre una mega â&#x20AC;&#x153;biciclettataâ&#x20AC;?.

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LA FESTA DEL RIONE DI S.ROCCO 2007

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I DIECI ANNI DI TERME IN CITTAĘź


RONGONI


L’Asolano 5/07

Pò ghé i pulitich, chei de caså nostrå, se fat aanti tanti zuenòt, che quant i parlå par chʼi ghebes fàt töti la Bocconi, col Master a New York.

Dialettando 17

Però ʻl Bilancio i la cunós en pôchi, e meno mal cheʼl ghe la fa argü àter, e speróm bé, che a fa ʻndà bé le robe baste enventà ʻn qual àter asesùr.

La pagina del dialetto Eros Aroldi

Piccolo Dizionario etimologico: lettera F

Lettera F

Artisti e stüdius de Asulå

Fa (verbo fare, dal latino facere) Fa ndà cucinare; fagå dent tutinå fracassare; fa le piase môrte di ambulanti che espongono la loro merce in giorno non di mercato quando la piazza è morta, vuota di gente; falå malòt essere gravemente ammalato; faghelå di riuscirci a malapena; fa ìl rüfì atteggiare le labbra ed il naso a guisa del musetto di un coniglio; fa fruntì affrontare; fa cume ʻl barbér de Bòsol lavorare in perdita. Sembra infatti che questo ipotetico barbiere ricompensasse dʼabitudine coloro che fossero ricorsi alle sue prestazioni. El ghè sè fa = gli è appropriato, gli è adatto. Lʼaria la ghè sè fa = Lʼaria le si confà, le produce un effetto salutare. El culur el ghè sè fa = lʼaccostamento dei colori va bene. Fa bel = comportati bene! Chi la fa, la màngia = chi sporca, pulisce. Fa cascà i bras = lett. far cadere le braccia (deludere) Fa e desfa lʼè töt laurà = fare e disfare è sempre lavorare (chi fa le cose male è costretto a rifarle, ma questo è un lavoro inutile che si poteva evitare.

Me capitàt dʼendà, sarà ʻn qual més, a giönå dele tante gran stüfade che le de modå fa per i so liber, en du i te cöntå, cume i gà fat a fai.

Fièl Correggiato, attrezzo per sfibrare il lino. Era formato da due bastoni, di lunghezza diversa, uniti da una cinghia (correggia) di cuoio. Mentre uno dei bastoni veniva impugnato, con lʼaltro si percuotevano gli steli del lino per ridurli in fibre che fatte poi macerare nellʼacqua e susseguentemente ridotte in filamenti mediante lʼuso di raspe poteva essere filato. Anticamente era anche usato per battere i cereali allo scopo di far uscire il grano dalla cariosside. Infatti, la trebbiatrice è sempre stata denominata nelle nostre campagne “machinå de bàter” Lʼetimologia del termine “fièl” può trovare riscontro nel latino “flagellum” flagello.

Gom chei che studiå le robe de latì en sö le carte ecie de ʻna oltå chi gà ʻmparàt se e no lʼora pro nobis quant i scultaå la Meså de pütì

Filòs Riunione serale, un tempo tenuta nei mesi invernali, al calduccio delle stalle al fine di risparmiare sul riscaldamento. Il termine deriva dal verbo filare, perché le donne in quelle lunghe serate invernali filavano incessantemente fusi e fusi di lana. A queste riunioni partecipavano, per attaccar bottone con le ragazze, i giovanotti del vicinato, da cui la locuzione “el ghe parlå, el ghe fa ʻl fil”, in quanto il modo più spiccio di far conoscenza era fingere di aiutare le ragazze nellʼoperazione della filatura.

Forse siem mei quand sìem püsè nustrá e se restaå coi pè pugiàt per terå quand ghiem miå temp per tante stüpidade, el temp liber i liå gnamó ʻnventàt. A fa lʼartistä fiöi bisognå ciapagå chei bù i è pochi, en nas qual dü ogni tant, per i stüdius ghe öl tanti àn de scölå primå dʼensignà lʼè mei vigå ʻmparàt.

I mandå inviti a mezå zent de Asulå e i se ritroå semper en tre gàt là sö ʻn Comüne, en del Salù dei Des, dopo lʼAugusto el fa la recensiù.

Una doverosa precisazione in merito al significato del termine “tegner de cönt” che, sul numero di luglio abbiamo tradotto col significato di risparmiare. (scritto staccato e non attaccato)

E ʻntant che pisulae sentat sö ʻna scragnå me igniå de ment che, a ringrasià ʻl Signur, gom reguìt ʻna belå mà de artisti: storich, scritùr, poeti e ʻn qual stüdius. Forse ʻn qual dü ʻl garà ʻn qual difitì cume i pitur chi mancå en prospetivå, giü deʼ poeti che sgagnå póch la metricå ma i sunadur i è miå de sbàter viå. Gom chei che sircå le robe de na oltå chi và a raspà en töti i tanabüs, en poʼ i a portä là al Museo, ʻn Comüne chele pö béle i a tegn a caså só. Ghe i critich dʼarte chi la cöntå sö ai furester che vê a vardá la Cieså e i ghe fa ègner a töti la culengherå per fagå éder lá in altå cuså ghé.

E poʼ ghe i storich, che se da de fá per fa parì la lunå ʻna furmaiå, ma se i la fa per fa belå figürå al nòst paes i è belå perdunàt. Dopo ghé chei chè smaniå de eser nòbil e i va a sircà chi i erå i so antenati, e se de nobil i ʻna catå miå i se ia ʻnventå, tant se pagå miå. Pô ghè ʼi comediografi che se dá de fa per fas pasà ʻna qual uretå alégher i sé fa éder quant lʼandaå pö mal e töti i rit, gô miå capìt perché.

Tègner de cönt; tègner a mà e tègner de càt. Mentre la prima locuzione, de cönt, non è altro che la traduzione letterale dellʼitaliano tenere da conto ovvero custodire, conservare con cura, gli altri due casi ricordano il senso del risparmio. Tègner a ma, letteralmente tenere a mano, è facilmente riconducibile alla “difficoltà” di aprire le mani o meglio il borsellino, il contrario se vogliamo dellʼavere le mani bucate, di scialacquare, di dissipare. Più complicata nella definizione è invece la terza locuzione tègner de cat, proprio per quel cat, il lemma che di solito viene usato come intercalare alla guisa del bergamasco potå. Abbinato a tègner, cat assume invece un altro senso e una diversa etimologia in quanto è riconducibile al catà sö, raccogliere. A questo punto è doveroso ricordare che nel nostro dialetto esiste il verbo binà che viene usato nel senso di raccogliere, el gà binàt na fürtünå, ha accumulato una fortuna, el ga binàt el fé, ha raccolto, riunito in mucchi, il fieno. Binå era, un tempo, quella specie di diga che riuniva lʼacqua di un fiume in una pescaia dove di norma funzionava un mulino galleggiante, la binå riuniva quindi una notevole quantità dʼacqua. Binà, quindi, fornisce il senso della raccolta in larga misura e sempre riferendoci al fieno voglio ricordare che riguardo agli avanzi, le resteladüre, gli steli che in seguito venivano riuniti con il rastrello meccanico, non si usava più il verbo binà, bensì il catà sö che dava il senso del poco. Non per niente si attribuiva questa forma verbale ai mendicanti detti anche accattoni, i catå sö la carità, raccolgono lʼelemosina. Il professor Piervittorio Rossi di Castiglione ipotizza che, definendo cat con lʼitaliano accantonare, si intende la costituzione di una riserva o di una scorta da utilizzare per il futuro. Voglio infine citare unʼultima definizione, quello sparà derivato da “sparagnare” variante arcaica di risparmiare, da cui sparagnino, tirato nello spendere.

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L’Asolano 5/07

Storia 18

Scribimus indoctis doctisque Poemata nostra doctus et indoctus quod legat inde leget. (Motto dellʼAutore)

Enrico Ferro

Lʼautore, con la sua caratteristica precisione, presenta la storia della festa del pilo alzabandiera, dono di Venezia, che si è celebrata ad Asola il 19 aprile 1953, alla presenza del Sindaco di Venezia Angelo Spanio.

La festa del Pilo Come già anticipato sul numero precedente dellʼAsolano, il 19 aprile 1953 veniva consegnato con una cerimonia davvero speciale, per non dire sfarzosa per quei tempi ricchi di retorica pomposa, il pilo alzabandiera attualmente allocato al villaggio San Marco nei pressi di via Mantova. Fu il coronamento di un iter iniziato nellʼestate del 1951. Risale a quellʼepoca, infatti, un documento dello storico mantovano avv. Emilio Fario 1 che su incarico dellʼamministrazione comunale asolana presieduta dal dr. Leonello Zenti preparò alcune note storiche 2 sulla dedizione della città fortezza del Chiese ai destini della Serenissima. Tale studio fu spedito a Venezia il 1° agosto 1951 3 allʼattenzione del primo cittadino della città lagunare il prof. Angelo Spanio 4 segnalando tra lʼaltro «.... la possibilità di ricordare le origini veneziane di questa cittadina attraverso una manifestazione ufficiale che avrebbe dovuto coincidere con la settimana delle “Mostre Asolane”» 5. Il 4 settembre successivo, Zenti ringraziava sentitamente il collega «....circa il dono che codesta città ha votato per Asola [....]. Gli Asolani sensibili alla degnazione di Venezia, ringraziano con animo grato e sono in attesa di conoscere le modalità per la consegna del Pilo” 6. Il dr. Zenti cercava di far coincidere la cerimonia di consegna del Pilo con lʼavvenuta concessione del titolo di Città ad Asola.7 La cerimonia ufficiale però doveva essere posticipata, anche per problemi legati al cambio di amministrazione ad Asola che nel frattempo era passata alla guida del dr. Luigi Ziliani. Veniva costituito un Comitato per le celebrazioni del Pilo di cui fecero parte mons. Carlo Calciolari, il dr. Dino Salvagni, il prof. Liberale Sandrelli, il prof. Romano Marradi e il maestro Alcide Azzoni. Ma già lʼinverno del 1952 lʼamministrazione Ziliani aveva richiesto lʼautorizzazione al prof. Pietro Gazzola della Soprintendenza di Verona «...di poter collocare detto Pilo a circa due metri davanti alla facciata della Cattedrale prospicente in Piazza XX settembre8». Il 5 marzo 1953 veniva siglato il Precario 9 tra lʼautorità civile e religiosa fonte però di aspre polemiche da parte soprattutto dei rappresentanti delle forze politiche della sinistra. Si pose anche il problema di far coincidere la cerimonia ufficiale di consegna del Pilo con lʼinaugurazione del Polittico 10 restaurato della Cattedrale che doveva avvenire il 12 aprile. Ma gli impegni elettorali 11 del sindaco di Venezia Spanio fecero naufragare le speranze del prelato e si dovette attendere la domenica successiva 12. Del resto la cerimonia di

consegna cadeva proprio in piena campagna elettorale, tanto che la Pro-loco in una lettera indirizzata al Sindaco 13 faceva presente «... la opportunità di chiamare con cortese urgenza tutti i rappresentanti responsabili dei partiti politici di Asola, le organizzazioni sindacali affinché non mettano nei loro calendari propagandistici la data sopra ricordata, data che deve essere riservata esclusivamente alla cerimonia storico-commemorativa già programmata fra Asola e Venezia».

La foto del Pilo alzabandiera, dono della Città lagunare, con le scritte commemorative dello storico rapporto fra Asola e Venezia.

E proseguiva «La Pro-loco si onora inoltre di chiedere alla S.V. di convocare e fare presente a tutti i suddetti enti Politici e Sindacali lʼopportunità assoluta di rispettare prima, durante e dopo le elezioni prossime le facciate delle case, facciate che hanno ridato alla nostra cittadina un aspetto più decoroso ed un maggiore senso di educazione civica [sic]». Invitate le maggiori personalità locali, si arrivò alla fatidica giornata del 19 aprile, che sarà lʼoccasione per issare il gonfalone 14 con lo stemma comunale. Alle 9,30 del mattino avveniva lʼinaugurazione in sala consiliare del comune della mostra dei cimeli storici 15. Curiosamente, sarà proprio il sindaco di Venezia Spanio, a violare la tregua elettorale invocata da più parti, nel suo discorso ufficiale 16 tenuto alle 11 allo scoprimento del Pilo 17.

Note: 1 Presidente del Comitato di storia del Risorgimento di Mantova. 2 Tutti i documenti relativi sono conservati presso lʼArchivio storico comunale di Asola al fondo moderno (si veda: VI. Governo. 4. Feste nazionali. Commemorazioni. Bandiera. Busta 251, fascicolo 2. Festa del Pilo). 3 In quella lettera, Zenti tra lʼaltro richiedeva se fosse possibile ricordare la secolare dedizione di Asola alla Serenissima con un pilo o una targa commemorativa. 4 Il prof. Spanio oltre ad essere stato sindaco di Venezia fu un illustre clinico e ricoprì il prestigioso incarico di presidente della storica fondazione Cini. 5 Lettera del 24 agosto 1951 del sindaco Zenti al prof. Spanio. 6 Il comune di Venezia incaricò per il trasporto il corriere Barbato il quale però rimise lʼincarico allʼagenzia Fort che consegnò il manufatto ad Asola per ferrovia. 7 Lettera del sindaco Zenti del 2-10-1951. Il titolo di Città era stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi il 31 agosto di quellʼanno. 8 Lettera del sindaco Ziliani del 29-12 -1952 cui si rispondeva affermativamente il 9 gennaio 1953 prot. n°42 dando lʼautorizzazione a porre il cippo nei pressi della facciata sud della cattedrale. 9 Nel documento, al punto e) la Parrocchia di Asola rappresentata dal “padre padrone” della Chiesa asolana mons. Carlo Calciolari imponeva al Comune di «impegnarsi con tutte le possibilità» a far demolire lʼedicola giornali che sorgeva davanti la porta secondaria dʼaccesso alla Chiesa verso la Piazza. Infine, il prelato pretese che il pilo non servisse a manifestazioni «....contrarie alla Fede e Morale Cattolica....» . 10 Così dal verbale del 11-10-1952 del Comitato cittadino per la consegna del Pilo Veneto. Nel verbale si legge un interessante appunto: «Il comitato decide di ricevere le autorità nella sala consiliare che sarà opportunamente sistemata ed abbellita, restaurata e decorata coi quadri dei dogi attualmente presso la Scuola Media» (neretto dellʼautore). 11 Si preparavano le elezioni politiche del 7 giugno che nonostante la vittoria in Senato e alla Camera della D.C. vedrà la considerevole avanzata della sinistra rispetto al 18 aprile 1948 con 1.750.000 voti in più. Di quella tornata elettorale rimane una vignetta emblematica pubblicata sul quotidiano inglese Manchester Guardian che raffigura Alcide De Gasperi come un bagnante trascinato via dal deflusso della marea dellʼanticomunismo e della guerra fredda. 12 Tra lʼaltro si era posto il problema se sostituire la data scolpita sul cippo ottobre 1951 con quella della cerimonia ufficiale di consegna come risulta da un appunto dattiloscritto della riunione del 17 marzo 1953 tra i membri del comitato per le celebrazioni del pilo. 13 Lettera del 9-3-1953 n. di protocollo 312. 14 Gonfalone che secondo una nota scritta a matita in data 7.1.1953 dal maestro Azzoni, per la Pro-loco, costò £ 19.500 per lʼacquisto della stoffa (m. 4.30 x 2.64) dal signor Martarelli e £ 5.000 per la pittura eseguita dal signor Giuseppe Furlan, che interpellato recentemente in proposito ha dichiarato di non essere mai stato a conoscenza di questa commissione. Lʼappunto si chiude con lʼesortazione dellʼAzzoni «Mi anticipi e cominciamo lʼopera». 15 Tra i cimeli esposti troviamo, secondo un appunto anonimo, anche gli stemmi marmorei dei Gritti, Tiraboschi, degli Antonii, dei Tosio e quello comunale di Asola attualmente murati sulla facciata del municipio in Piazza XX settembre. 16 Infatti nel lungo discorso dattiloscritto da lui preparato trovo una postilla manoscritta che fa un chiaro riferimento alla situazione politica internazionale dellʼepoca : «à aggiunto unirsi ancora come allora contro le barbarie orientali». Dove il riferimento alla questione triestina è chiaro. 17 Madrina della cerimonia fu la contessa Fanny Pederzoli.


L’Asolano 5/07

Da Piubega

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LʼAssociazione EOS di Piubega presenta:

Cristina Simeoni

La giovane pittrice che sa colorare le tenebre con il calore dei suoi seducenti paesaggi Cristina Simeoni nasce il 2 Dicembre del 1974 a Mantova. Vive e lavora a Piubega, un piccolo centro della provincia virgiliana. Spinta dalla passione per lʼarte inizia a dipingere giovanissima partecipando a raduni di Madonnari, distinguendosi, oltre che per la creatività, anche per le composizioni cromatiche decise e vivaci e per lʼintensità espressiva. Allʼetà di dieci anni, dopo aver preso dimestichezza con la pittura a tempera si specializza nel disegno e nelle tecnica dellʼolio. Nei primi anni Novanta realizza scenografie per allestimenti en plein air e dopo la Maturità tecnica frequenta corsi di pittura e arti decorative. Queste esperienze la portano a conseguire lusinghieri riconoscimenti e ad avere contatti con noti pittori.

ponti e le scalinate si presta bene ad essere riproposta in questa chiave notturna. E poi dal punto vista estetico mi piace molto la città di Parigi anche se non ho ancora avuto la possibilità di inserirla nelle mie produzioni. Come percepisci le luci di queste città? Sinceramente non le percepisco, le creo. Infatti se dovessimo visitare gli scorci notturni di queste città non vedremmo quello che io dipingo. La città e la sua architettura è un pretesto per inserire delle luci che decido io. Non ho bisogno di cercare le luci nella città: per esempio, se vedo uno scorcio che mi piace o mi incuriosisce lo prendo come spunto, lo cambio e poi lo pulisco da tutti i dettagli e metto le luci dove ritengo opportuno per trasmettere la sensazione che desidero traspaia dallʼopera. La tipologia della luce non è inerente alla città proposta, lʼarchitettura è uno spunto per gestire le luci e comunicare quello che io sento attraverso il colore. In quali ore della giornata preferisci dipingere? Mi piace dipingere di notte perché riesco a trovare la pace e il raccoglimento ideali per lavorare. Le opere migliori le ho realizzate nelle ore notturne. Cosa fai prima di iniziare a dipingere? Una volta che ho abbozzato il quadro e lʼho impostato mi siedo davanti alla tela e la guardo e cerco di immaginare quello che sarà, di decidere le luci e di trasferire quello che sento dentro di me. Ascolto molto me stessa.

Lʼopera qui riprodotta si intitola “Suggestioni greche” ed è un olio su tela di cm. 50x70

una mostra personale a Cremona con ottimi riscontri di pubblico e critica; sempre nella città del Torrazzo, ha allestito nel 2003 una nuova personale con composizioni di notevoli dimensioni dal titolo “Meditazioni”. Nel 2004 ha tenuto unʼampia e fortunata personale dal titolo Dalla realtà al sogno presso lo Spazio Arte di CastellʼArquato (PC). Successivamente ha esposto con identico successo presso la Galleria Zanetti di Bozzolo (MN), meritando persino una recensione sulla prestigiosa rivista Arte edita da Mondadori e presso la Chiesa di San Rocco a Pavone del Mella (BS). Di recente ha allestito una Personale presso lʼAtelier Zumbolo a Soresina (CR) proponendo un saggio della sua ampia produzione artistica. Prossimamente esporrà i suoi ultimi lavori a Suzzara (MN).

Da dove nasce lʼinteresse e la passione per lʼarte ? Sono nata con questo interesse, non cʼè un motivo o un episodio che ha fatto scaturire questa passione per lʼarte. Da bambina dipingevo e disegnavo, era il mio passatempo preferito, il mio gioco e la mia compagnia in quanto ero e sono figlia unica e quindi si può dire che questa passione sia nata con me. Qual è il rapporto con lʼarte di Cristina Simeoni ? Il mio rapporto con lʼarte è a 360 gradi. Ne fruisco quando visitando mostre mi confronto con altri artisti; dal punto di vista personale invece, mi permette di dare sfogo alla mia passione e creatività. Sento come mia esigenza quella di comunicare qualcosa agli altri. Le mie opere sono la metafora della vita: tutti noi siamo avvolti dal buio e dalla solitudine ma ci sono dei valori che ci aiutano ad andare avanti come lʼamicizia, gli affetti, la famiglia, il lavoro. Questi valori li rappresento nelle mie opere attraverso le luci: così come di notte le luci ci aiutano a vedere e guidano il nostro cammino così anche i valori ci aiutano a vivere e a continuare il percorso della vita.

Ha esposto proprie opere in manifestazioni di carattere nazionale e internazionale, come la Mostra Mercato Artisti a Torino, la Fiera Mercato dʼarte contemporanea ArtePadova e la collettiva itinerante, in occasione della Biennale Internazionale del sorriso Eurohumor, oltre a varie collettive tra le quali citiamo quelle nei comuni di Sanremo (IM), Suzzara (MN) e Cremona. Ha ricevuto premi e riconoscimenti. Ricordiamo il Premio Lucio Violi (Sanremo), il Secondo Premio nella Sezione a tema “Il fiore nellʼarte” della Terza Edizione del Concorso Nazionale Cremona 2000, il Terzo Premio per la Composizione nellʼambito della Quarta Edizione del Concorso Nazionale Cremona 2000 e il Premio Speciale Biblioteca del IV Concorso di pittura “Pandino mon amour”. Ha tenuto nel 2002

Lʼaperitivo con... Cristina Simeoni Lʼartista mantovana vive e lavora a Piubega ed è molto conosciuta anche fuori provincia. Nellʼambito della sua missione di valorizzazione del territorio locale lʼassociazione piubeghese ha incontrato la pittrice mantovana che in questʼintervista si apre e racconta la sua innata passione per lʼarte. Qual è la tua città preferita e perché ? Per quanto riguarda la mia produzione artistica ci sono due città che mi piace riproporre nei miei quadri perché le sento mie e perché ben si adattano alla mia tecnica per alcuni scorci particolari e per i vicoli caratteristici. Una è la città di Mantova, che ho già trattato diverse volte ammantata da queste luci particolari che caratterizzano le mie tele. Lʼaltra è la città di Venezia che, con i suoi scorci, i

Come spieghi lʼuso minimale di toni e luci e lʼessenzialità che pervadono le tue tele? Nelle mie tele uso delle luci essenziali, creo dei forti contrasti attraverso lʼuso dei colori. Questo mi serve per un motivo concettuale in quanto le luci sono talmente forti da abbagliare lʼosservatore e nascondere alla sua vista tutto quello che cʼè intorno. È la luce che crea le mie opere. Lʼaltro, è un motivo tecnico perchè per far risaltare le luci devo creare forti contrasti: per cui un colore molto chiaro vicino a un colore molto scuro rende proprio lʼidea di questa luminosità. Per motivi di spazio questo è solo uno stralcio dellʼintervista rilasciata dalla pittrice Cristina Simeoni alla nostra Laura Adornetti: ci auguriamo sia, comunque, sufficiente a far conoscere il pensiero dellʼartista.

La pittrice Cristina Simeoni, a sinistra nella foto, con Laura Adornetti dellʼAssociazione EOS Cultura & Ricerca di Piubega.


I lettori ci scrivono

Lâ&#x20AC;&#x2122;Asolano 5/07

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Cʟè posta per Voi Le lettere che giungono in redazione sono indirizzate allĘźAsolano, ma chi le invia indirettamente si rivolge ai lettori per far conoscere le proprie opinioni su temi di interesse pubblico. In questo numero Vi proponiamo la lettera di un cittadino che abita ad Asola solo da poco tempo e che, ovviamente, si indigna per lo stato in cui sono tenute le strade e la viabilitĂ urbana. La redazione lo ringrazia per la sua schiettezza perchè essa dimostra che esiste ancora la possibilitĂ  di indignarsi e, civilmente, di farlo sapere. Considerato che il sig. Ostini non è originario di Asola ancora una volta ci viene da pensare che il privilegio di esprimersi senza reticenze, non appartenga al bagaglio culturale degli asolani. La veritĂ  è che, talvolta, anche gli asolani si indignano ma senza avere quasi mai la voglia o il coraggio civico di farlo sapere. Forse che i mali di Asola stiano tutti proprio in questo atteggiamento tipico della nostra â&#x20AC;&#x153;maggioranza silenziosaâ&#x20AC;? ? <Gentile Sig. Guido Baguzzi, leggo spesso i suoi articoli sul Gazzettino o sullĘźAsolano. Io sono diventato Asolano da poco piĂš di un anno per questioni di cuore. Visto che è sempre attento a quello che concerne lĘźattivitĂ  del Comune vorrei scriverle alcune considerazioni su un argomento specifico: lĘźurbanizzazione del paese. GiĂ  entrando in Asola si nota la situazione critica. Intersezioni pericolosissime, sulle quali si destreggiano, oltre che diversi flussi di traffico, pedoni e ciclisti impegnati in improbabili operazioni per svoltare o attraversare. Da notare: intersezioni tra via Virgilio e via Brescia; tra via Brescia e via Belfiore; tra via Giuseppe Carducci e la Circonvallazione sud; tra via Mantova e via Virgilio. Non sarebbe migliorativo per lĘźarredo urbano oltre che estremamente funzionale realizzare delle rotonde? Le strade sono piene di buchi e di pezze $62/$

la situazione creatasi in via Brescia e via Virgilio dopo i lavori sulle fognature, argomento già sollevato dallʟAsolano. Certe strade hanno dellʟincredibile come via Salvo dʟAcquisto e il pezzo fino a via Virgilio che è completamente distrutto. Altra situazione paradossale, la totale assenza di marciapiedi in zona centro. Comʟè possibile nel 2007 avere via Brescia senza marciapiedi? I pedoni devono camminare sulla sede stradale rischiando di essere investiti. Le auto sono parcheggiate a casaccio e quando piove, per i pedoni al fango e alle pozzanghere si aggiungono gli schizzi delle auto. I tombini per lo scolo dellʟacqua sono grandi griglie piegate e piene di sassi. Non sarebbe meglio radere al suolo quelle enormi piante inutili (non me ne vogliano gli ambientalisti) non idonee ad una strada di centro città e fare degli ampi marciapiedi ripiantando piante piÚ piccole e magari ricavando qualche parcheggio? La nonna di mia moglie abita in via Belfiore, verso il semaforo e si muove solamente a piedi. Per andare in centro non esiste il marciapiede! CosÏ, deve camminare sulla sede stradale, stretta e alla sera, malamente illuminata. E via Mantova è come via Brescia, nessun marciapiede e fango quando piove, con auto parcheggiate a caso. In via Virgilio piÚ o meno di fronte al calzificio Mura i marciapiedi sono triturati, sembrano deflagrati. In questo caso paradossale i marciapiedi ci sono ma è piÚ sicuro camminare sulla sede stradale. Mi è capitato di dover aiutare dellesignoreanziane,chefaticavanoacamminare sul marciapiedi sbriciolato. Sembra di vivere in un paese fermo ai tempi del primo dopoguerra, mantenuto senza pensare a chi vi abita, dove

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pedoni e biciclette vanno dove vogliono e dove la mancanza di sicurezza la fa da padrone. Ma al governo del paese cʟè qualcuno? Non si può prendere esempio da paesi come Montichiari o Castiglione che hanno investito per rendere piÚ vivibili, non soltanto il centro ma anche le pariferie... o forse per fare questo bisogna mettere in funzione 4 autovelox ? Sarebbe bello fotografare tutti questi orrori e farne una mostra fotografica. La ringrazio dellʟattenzione, Buon lavoro. Lorenzo Ostini > Mi scuso con il sig. Ostini per i tagli alla sua lettera ma lo spazio è tiranno. Quella che segue è la testimonianza degli amici del gruppo EOS di Piubega al quale Alice apparteneva. La lettera che, purtroppo, è emblematica di una situazione nazionale, si commenta da sola. <La nostra amica Alice aveva ventʟ anni e una vita intera davanti a sÊ, quando la notte del 21 maggio 2006 è stata travolta e uccisa da unʟauto pirata allʟingresso di un pub. Il suo ASSASSINO, vigliaccamente fuggito senza prestarle alcun soccorso, ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione, con la pena accessoria del ritiro della patente per 5 anni. Increduli e indignati, abbiamo però appreso che il colpevole non subirà alcun castigo perchÊ gli è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Ma è davvero questa la GIUSTIZIA ITALIANA? Siamo consapevoli che il Diritto sia una materia molto delicata e difficile da disciplinare, ma crediamo anche che questo verdetto sia stato troppo lieve a fronte della perdita di una vita umana. Inoltre le pene comminate dal nostro ordinamento giuridico dovrebbero tendere sia alla punizione per il comportamento criminoso che alla rieducazione del condannato. Purtroppo questa sentenza impedisce il realizzarsi di entrambe le finalità e contribuisce solo ad acuire il dolore dei familiari di Alice e a rinnovare quello di altri che hanno subito la stessa ingiustizia. Non è giusto che un OMICIDA resti LEGALMENTE impunito! Ci sentiamo impotenti e per questo vogliamo far sentire forte la nostra indignazione e di tutti quelli che hanno voluto bene ad Alice. Non è vera giustizia se un piatto della bilancia pende troppo da una parte!>





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L’Asolano 5/07

Don Riccardo Gobbi

Parole di Vita 21

In attesa del nuovo Vescovo... PENSIERI LIBERI SULLA FIGURA DEL PRETE

Mons. Roberto Busti è il nuovo Vescovo di Mantova. Sostituirà Mons. Egidio Caporello a partire dal mese di ottobre 2007. Dalle prime notizie e interviste scaturisce unʼattesa positiva, perché è un prete di lunga esperienza sia diocesana che parrocchiale: è importante che un Vescovo abbia sperimentato i ritmi e lo spirito della diocesi e della parrocchia; è garanzia di concretezza e consapevolezza presbiterale e pastorale. La nostra chiesa lo attende con grande fiducia e speranza, consapevole che lo Spirito guida con sapienza il cammino della nostra Chiesa, mentre esprimiamo un doveroso grazie a Mons. Egidio, che potremo comunque sentire ancora vicino sistemandosi presso il Santuario della Madonna delle Grazie. Don Vincenzo è stato nominato collaboratore della parrocchia di Volongo: nel mese di settembre inizierà il suo apostolato in quella comunità. Eʼ stato con noi ad Asola per undici anni, dal novembre 1996. Ha portato la preparazione e la sensibilità africana; lʼaffidamento alla provvidenza, senza mai nulla pretendere; la forza per combattere il male e il peccato, aiutando le persone a superare ostacoli e legami interiori. Ha saputo cogliere le gioie della vita e sopportare le amarezze dei tragici ricordi di terrore vissuti sulla propria pelle; ha annunciato con forza e profondità il Vangelo di Gesù, senza compromessi e limitazioni. In sostituzione di don Vincenzo la nostra parrocchia accoglie un nuovo diacono, in cammino verso il sacerdozio: don Giuseppe Frittoli. Eʼ originario di Canicossa, piccola parrocchia del mantovano vicino a Campitello. Non è giovanissimo (ha 47 anni), è una vocazione adulta, come si suol dire. Lo accogliamo con gioia, come sempre ha fatto la nostra comunità con i giovani allʼinizio del loro cammino presbiterale, consapevole di saper offrire un tirocinio importante di coscienza religiosa, di ministerialità pastorale, di relazione spirituale. Al sottoscritto e a don Daniele viene confermata la presenza, rispettivamente per il tredicesimo e quinto anno, che viviamo con rinnovato entusiasmo, consapevoli dei limiti che ci accompagnano, ma anche della ricchezza che il ministero ci permette di esercitare e con una carica interiore uguale ai primi anni della nostra esperienza qui ad Asola. Un pensiero riconoscente va anche a don Anselmo che il 18 dicembre prossimo compirà settanta anni di sacerdozio: non è poca cosa una vita donata al Signore. Così come siamo grati a don Mario per la disponibilità sempre pronta e generosa anche per la nostra parrocchia, con la S. Messa alla Casa di riposo, in S. Rocco, oltre che seguire Sorbara e Barchi. Queste “nuove nomine e antichi riferimenti”, mi sono occasione per riflettere sulla figura del prete. Anche se sono direttamente interessato, penso non sia presunzione ricordare la neces-

sità di rendere grazie alla Provvidenza sia per il nuovo Vescovo, sia per i sacerdoti presenti e attivi nelle nostre comunità: non dobbiamo dare per scontata la loro presenza; oggi è forte e reale la riduzione delle vocazioni e lʼinvecchiamento del clero. Desidero proporre alcune riflessioni personali o direttamente ascoltate da confratelli, per offrire una riflessione dalla parte di chi vive questa missione. «Mi cercano a tutte le ore e a tutte le ore devi esserci. Portano problemi ordinari, situazioni difficili, relazioni compromesse. Vengono portandosi appresso attese legittime e pretese indebite: è importante saperle distinguere. Vengono e ti accorgi di possedere una grande credibilità, sicuramente superiore a quanto io mi senta credibile, di quanto oggettivamente io lo sia». Esclusa una minoranza (?) convinta che lʼItalia sia presa dʼassalto dalle milizie dei Cardinali Ruini e Bagnasco o di Papa Ratzinger (chissà perché non Benedetto XVI!), o chiusa dietro il giudizio generalizzato “son tutti uguali”... sento che la maggioranza delle persone in generale guarda al prete con riconoscenza e considerazione. Mi meraviglio sempre quando una persona affida la propria vita, i segreti della propria coscienza al sacerdote: sembra quasi un passaggio di affidamento a Dio. Il prete cʼè quando è nato mio figlio, quando è morto mio padre, quando mi sono sposato e quando ho vissuto quella situazione difficile, dolorosa, problematica... Possiamo cogliere in questʼottica la figura del prete con il tratto della presenza: cʼè! e quanto spiace quando non lo si trova (non cʼè mai...!). Questo è un punto fermo e importante. Una persona mi ha confidato: “anche se vengo poco in chiesa, ma io so che lei cʼè e quando ho bisogno so che posso trovarla”. Eʼ importante questa certezza per il prete, anche se a volte la sensazione è che gli si chieda più conforto e consolazione piuttosto che insegnamento sul Vangelo; certo, se una persona è orientata sulla via del Vangelo, può davvero trovare la forza della vita: e saper offrire questo è una priorità per lʼazione del prete. «Guardo gli altri preti, e me. Sempre di corsa, senza tempo, spesso senza gli strumenti culturali per comprendere lʼepoca in cui viviamo e quindi la gente attorno a noi. Anche noi attraversati dal pensiero debole. Poi penso alla caduta delle vocazioni e mi sembra tutto così logico... Un giovane ci guarda e pensa: io, diventare come quelli lì?». Unʼaltra confidenza che guarda al futuro: «Credo sia finita la stagione della vocazione intesa come “sforzo prometeico”, del prete monade isolata che decide tutto da solo, anche sulla propria vocazione. Siamo ormai nella stagione dei carismi, in cui il prete è chiamato dalla comunità. Eʼ la Chiesa che ti dice: “Ho bisogno di te, vieni”». Il prete non può più oggi pensarsi in una logica solitaria,

al contrario deve sentirsi aperto alla collegialità ed imparare a collaborare insieme ai confratelli e ai laici. Non è più possibile una pastorale isolata e i fedeli sono invitati a condividere progetti, esperienze di formazione e di spiritualità. Questa per il prete è una conversione difficilissima, educato comʼè fin dalla formazione giovanile a gestire individualmente la propria vita. Ma la nuova prospettiva pastorale passa necessariamente dalla collegialità. Non meravigli dunque la facilità dei cambiamenti. Eʼ il collegio presbiterale che agisce, non il singolo prete. Un altro aspetto importante da considerare è la dimensione interiore: «Invisibile. Io sono, dovrei essere lʼuomo di Dio. Ma il profilo religioso viene continuamente rimosso dallʼesistenza. La religiosità cʼè, sʼintende. Ma confinata nella sfera strettamente privata, dove cʼè scritto “non disturbare”. Così ho la sensazione, sgradevole, di risultare superfluo nel mio specifico. Mi vengono chieste tantissime cose. Ma lo specifico religioso no, resta fuori». Il prete rimane, come si diceva una volta, lʼuomo di Dio. Eʼ la connotazione più forte della sua missione. Se un prete non prega, non è unito a Dio, non esprime profonda fede non può essere tramite di comunione con Dio. La forma migliore è la condivisione della preghiera con la comunità. Certo è importante la meditazione personale, ma il momento che dà identità al prete nel suo ministero è la preghiera condivisa nel cammino di fede, liturgico e spirituale della comunità, centrato principalmente sulla Parola di Dio. Concludo: è vero, il prete oggi può presentarsi in molti modi: è individualista, fa tutto lui, sa tutto, è sicuro di sé, ha in mano le soluzioni dei problemi; ci sono i preti antichi, moderni, chiusi, aperti, comprensivi; cʼè il prete cui piace girare il mondo e lʼaltro che sta chiuso in canonica; cʼè chi visita le famiglie e chi si ferma in chiesa, chi si fida delle solite poche persone e chi accoglie tutti senza distinzioni, chi è legato ai soldi e chi aiuta solo gli extracomunitari ... ma, credetemi, non è importante tutto ciò. Il prete oggi è semplicemente un segno del Regno di Dio; nella misura in cui la dimensione spirituale di questo Regno cresce, anche la figura del ministro trova unʼidentità precisa; là dove invece la spiritualità si dissolve, viene meno in forma irreversibile anche la forma ministeriale sacerdotale, col rischio che si riduca a pura burocrazia di servizi e utenze, utili ma purtroppo non essenziali e incisivi per la vita. Ho scritto pensieri in libertà, guardando in particolare alla mia ormai lunga esperienza. Non ho voluto qui affrontare la vastissima problematica (di forte interesse comune) sulla vita del prete e sulle condizioni del suo stato... semplicemente ho condiviso sensazioni ed emozioni che mi accompagnano quotidianamente nella nostra sempre viva e interessante comunità asolana... in attesa del nuovo Vescovo. Chi dal prossimo numero volesse far giungere regolarmente LʼAsolano a qualche parente o amico che vive lontano da Asola può contattare il direttore al 338.1516966, per attivare la spedizione in abbonamento postale.


L’Asolano 5/07

Eventi 22

Se hai lʼhobby del collezionismo

Convegni di studio sullʼopera del “Romanino” e sullʼorgano Serassi, nella Cattedrale di Asola Anna Sbalchiero

Eventi in Parrocchia del 13 - 20 e 27 Ottobre 2007

Si prospetta ricco di eventi culturali lʼottobre asolano 2007. La Parrocchia, ha infatti organizzato una Rassegna di Concerti e Convegni di studio, focalizzata sullʼorgano Serassi e sulla figura del pittore bresciano Girolamo Romanino (1484-1560ca), il quale fu attivo nella Cattedrale di Asola dove diede vita al ciclo pittorico del pulpito e dellʼorgano, che si annoverano tra i dipinti più significativi della sua produzione. Tra le sue opere si ricordano gli affreschi del Duomo di Cremona, e del Palazzo del Buonconsiglio di Trento. In quanto allʼorgano, si deve ricordare che il primo strumento installato risale al 1516 ad opera del bresciano Giovanni Battista Facchetti, rovinatosi a causa di un fulmine, fu rifatto nel 1575 dal celebre Graziadio Antegnati. Nel 1825 i fratelli Serassi, lo ampliarono nella scelta timbrica, aggiungendo nuovi registri ed ampliando la pedaliera. È infine di qualche anno fa il restauro da parte della ditta Mascioni di Varese, che ha riportato lo strumento alle antiche fattezze. Ecco dettagliatamente il ricco calendario degli appuntamenti, che è distribuito in tre sabati consecutivi, ovvero 13, 20 e 27 ottobre, ai quali la Cittadinanza è calorosamente invitata a partecipare. Ad aprire ufficialmente la Rassegna, nella serata di sabato 13 ottobre (alle ore 21) in Cattedrale, saranno la flautista asolana Anna Sbalchiero e lʼorganistacembalista Andrea Chezzi, con un concerto di musica cinquecentesca, che riporterà il pubblico indietro di alcuni secoli, facendo rivivere lʼatmosfera propria di quel tempo. Il programma prevede lʼesecuzione della prima parte del concerto con flauto ed organo e la seconda parte con flauto e clavicembalo. Sabato 20, presso il Teatro S.Carlo (dalle 17 alle 19) si terrà il Convegno “Arte Organaria e Liturgia”, che sarà introdotto dal Parroco Don Riccardo Gobbi e da Andrea Lui. Relatori saranno invece Mons. Marco Navoni, lʼorganista inglese Cristopher Stembridge e i Maestri asolani Claudio Cristani e Alessandro Rizzotto, rispettivamente il M° del locale Coro S.Cecilia e lʼorganista della Cattedrale. Argomenti di discussione saranno la liturgia e la prassi celebrativa tra Quattro e Cinquecento, lʼarte organaria e i suoi sviluppi allʼinizio del Cinquecento e gli organi della Cattedrale di Asola. Alle ore 21 in Cattedrale, Concerto dʼorgano con Cristopher Stembridge, specialista di musica antica. Nella giornata conclusiva di sabato 27 ottobre, dalle 16.30 alle 19 presso il Teatro

S.Carlo, si terrà il Convegno “I dipinti del Romanino ad Asola”, introduzione a cura di Don Riccardo Gobbi e relatori Ezio Chini, Don Roberto Brunelli, Antonella Madella e Giuseppe Fusari. I temi discussi saranno, il cantiere romaniniano di Asola, i dipinti di Asola del percorso artistico del Romanino,

Al Circolo Filatelico Numismatico troverai Cataloghi, Riviste, Libri, Consigli, Assistenza e tanto altro. Il Circolo che ha sede in via Garibaldi 7, nel Palazzo ex Monte dei Pegni, è aperto al Venerdì sera, dalle ore 21.00 alle 23.00 e alla Domenica mattina dalle ore 10.00 alle 12.00

*** Il 1° Novembre 2007 sarà una data storica poichè Il Circolo Filatelico e Numismatico “Città di Asola” è giunto al 40° appuntamento con il Convegno Commerciale frequentato da numerosi espositori e commercianti provenienti da diverse Regioni Italiane. Anche questʼanno il Convegno si terrà presso le Scuole Elementari di Viale Brescia Lo straordinario complesso artistico dellʼorgano della cattedrale di Asola.

la lettura teologica del ciclo figurativo del Romanino, il tema dellʼ antico: profeti e sibille tra echi classici e nuova sensibilità e un capolavoro dʼintaglio: la cassa dellʼorgano di Clemente Zamara e la sua collocazione nel panorama della scultura lignea del primo Cinquecento. Seguirà, a conclusione della Rassegna, alle ore 21 in Cattedrale, il concerto del coro S. Cecilia di Asola diretto dal M° Claudio Cristani, che proporrà lʼesecuzione di brani cinquecenteschi accompagnati dallʼorgano.

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L’Asolano 5/07

Attualità 23

Il Puntaspilli In sintesi, alcune delle notizie del momento Le notizie di questa rubrica possono informare ma anche pungere. Per questo ve le presentiamo conficcate in un apposito cuscinetto dal quale si consiglia di “sfilarle” con attenzione Dispiace sottolineare, ancora una volta, lʼassenza dei Vigili urbani quando, invece, servirebbe la loro presenza. Il caso è quello di una grossa vettura (vedi foto sotto) che ha potuto sostare dal venerdì mattina al lunedì mattina, nello stesso posto, difronte ad un negozio, senza prendere alcuna contravvenzione, in stridente contrasto con lʼintransigente fiscalità riservata a molti altri cittadini che, dopo pochi minuti, si ritrovano lʼodioso biglietto sotto il tergicristallo.

Quello che continueremo a sottolineare è lʼincoerente difformità di valutazione delle infrazioni che, oltre ad alimentare lʼingiustizia, non fa bene alla credibilità del servizio. Sono state comminate multe per parcheggi effettuati a meno di 5 metri da un incrocio mentre esistono parcheggi i cui limiti sono stati tracciati dal Comune proprio sullʼincrocio, sovrapponendo le righe del parcheggio ai triangoli che indicano lo stop. Abbiamo visto multare auto perchè uscivano con mezza ruota dai limiti tracciati, senza che questa infrazione potesse in nessun modo arrecare danno alla circolazione, e lasciare impunite grosse vetture che, invece, intralciavano pesantemente il traffico nella strettissima via Turbini. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare ma, oltre ad una maggior tolleranza, per i “peccati veniali” è indispensabile trattare tutti i cittadini allo stesso modo. Quando si decide di punire un comportamento sbagliato, si deve punirlo in modo sistematico e non solo quando si ha tempo di uscire con il blocco delle contravvenzioni.

***

Eʼ da tempo che volevamo complimentarci con i redattori del FXP - FalconeXpress, il giornale ufficiale dellʼIstituto “Giovanni Falcone” di Asola. Gli argomenti degli articoli pubblicati sono sempre interessanti e ben trattati e avrebbero meritato più attenzione. Ci perdonino se lo facciamo solo ora, appellandoci allo scontato “meglio tardi che mai”, ma lo facciamo ribadendo il nostro sincero apprezzamento per il loro impegno e per il risultato editoriale raggiunto.

Si sa che quando accade qualche cosa di controverso tutti vogliono dire la loro e più di tutte si alzano le chiacchere di chi meno conosce la realtà delle cose. Così, quando si è saputo che questʼanno non avrebbe avuto luogo la storica Festa di Santa Maria subito si sono scatenati i “dietrologi”, sempre ben informati, con la ridda delle loro illazioni gratuite. Nemmeno il comunicato dellʼAssociazione di Santa Maria, affisso in una bacheca, sotto la Loggia veneta, con il quale si spiegavano i motivi della dolorosa rinuncia, è servito a placare le voci e le polemiche. A tal proposito occorre dire che, se da un lato le polemiche possono aver dato fastidio agli organizzatori, esse sono anche il termometro di quanto sia sentita fra la gente questa manifestazione. In ogni caso, crediamo sia necessario superare questʼanno difficile e per farlo sarebbe utile rivolgere un pensiero a chi come Gianni Tartarotti, Italo Marchi e Giuseppe Bonani, si sono prodigati in passato per far crescere la Festa di S.Maria. < Il Comitato di S.Maria, volendo porre fine alle voci infondate che circolano ad Asola, informa che lʼedizione 2007 della tradizionale Festa non si è potuta tenere esclusivamente perchè lʼENEL non ha potuto risolvere in tempo utile un problema tecnico che ha impedito lʼerogazione della forza motrice necessaria nella zona della Festa. Il Comitato non ha ritenuto di usare i generatori per non creare disagio agli abitanti. LʼENEL ritiene di poter risolvere questi suoi problemi prima della Festa del prossimo anno. Nella speranza di poter contare ancora su chi ci ha sempre sostenuto, li ringraziamo di cuore e diciamo a tutti arrivederci nel 2008.>

*** Parliamo ancora di viabilità, per toccare nuovamente il tasto delle rotonde che, a giudicare dal numero di incidenti che si verificano su certi incroci, sembrano essere diventate sempre più indispensabili. Ciò nonostante, a giudicare dal suo immobilismo, sembrerebbe che lʼunico a non considerare prioritaria la soluzione di questo problema sia proprio il Comune. Eʼ vero che le rotonde costano, ma è anche vero che, se si volessero ridurre davvero gli incidenti agli incroci, si sarebbe già adottata da tempo la soluzione usata dal Comune di Brescia, in via Milano, dove è stata realizzata una rotonda affiancando, uno accanto allʼaltro, dei moduli in PVC, riempiti dʼacqua o sabbia. Non sarà una soluzione elegante, nè definitiva ma, se è vero che il fine giustifica i mezzi, e che una scelta analoga lʼha già fatta un Comune come quello di Brescia, crediamo che potrebbe farla anche quello di Asola, pensando meno ed agendo di più per la sicurezza del traffico!

La recente modifica alla circolazione urbana, dopo il primo periodo di assestamento, possiamo dire che ha creato più disagi e malcontento di quanto non si pensasse. Premesso che la viabilità urbana richiederebbe soluzioni più coraggiose come, ad esempio lʼistituzione di zone a traffico limitato ai soli residenti; limiti di velocità e controlli più severi, dovendo giudicare lʼattuale situazione, riportiamo le più frequenti segnalazioni dei cittadini. Tralasciando le lamentele di chi ritiene che i nuovi sensi unici abbiano complicato la viabilità, invece di semplificarla, ci limiteremo ad evidenziare, su tutti, due punti critici. Il primo punto su cui intervenire è via Turbini che è oggettivamente troppo stretta per essere via dʼuscita del traffico (anche di camion e furgoni) proveniente da via Mazzini ed, al tempo stesso, avere un parcheggio che troppo spesso costringe i veicoli in marcia a salire sul marciapiedi per poter passare. Il secondo punto critico è quello dellʼincrocio del Clesis, sul quale i veicoli provenienti dalla piazza che si immettono a sinistra, in via Torresano, rischiano di scontrarsi con i veicoli che da via Torresano (grazie al doppio senso di circolazione) si immettono sullʼincrocio per andare in circonvallazione o per proseguire nel tratto a senso unico della stessa via Torresano. Eʼ vero che via Torresano è detta anche “balücadå” ma con questa soluzione a “balücà” sono rimasti solo gli automobilisti.

***

Tempo fa abbiamo letto sulla gazzetta che lʼAmministrazione avrebbe deciso di posizionare in via Mazzini, via Turbini, via Libertà e via Garibaldi dei dossi dissuasori di velocità in corrispondenza e per tutta lʼampiezza dei passaggi pedonali. Apprendere che la Giunta si sia finalmente accorta che occorreva porre un freno allʼesuberanza dei troppi scriteriati che sfrecciano a velocità pericolose in queste vie centrali, ci ha fatto piacere anche se avremmo preferito che il problema fosse risolto con un intervento sistematico e deciso dei vigili urbani, molto più utili in questo compito che a controllare, di tanto in tanto, le auto in divieto di sosta. I passaggi pedonali sopraelevati erano già stati proposti ma lʼidea era stata bocciata perchè essi avrebbero creato difficoltà al transito dellʼambulanza. Nel frattempo, agli ingressi del Paese sono comparsi 5 indicatori di velocità con la segnalazione degli ipotetici punti che si potrebbero perdere perseverando nellʼinfrazione. Se non fosse per il costo di circa 7.000€. cadauno e per la loro scarsa capacità dissuasiva, anche questa idea potrebbe trovare estimatori.

*** Non sappiamo se le voci, secondo le quali sarebbero in procinto di aprire ad Asola nuovi Supermercati, corrispondono al vero. Sicuramente corrisponde al vero la delusione dei piccoli commercianti che non hanno più notizie del tanto atteso Piano del Commercio, dopo che lʼassessore Zanella aveva illustrato loro una bozza nellʼottobre del 2006, dicendo che la sua adozione era ormai in dirittura dʼarrivo e che, anzi, sarebbe stato utile conoscere il giudizio degli interessati. Purtroppo, dopo che gli interessati hanno espresso, per iscritto il loro giudizio, come per incanto, si sono spente le luci sul Piano del Commercio e su di esso è calato lʼoblìo.


Centro Studi 54 - 46041 ASOLA (MN) - Via Giovanni da Asola, 6 Telefono: 0376.710596 (r.a.) - Fax 0376.710561 E-mail: info@CentroStudi54.it - Internet: www.CentroStudi54.it

L'Asolano N°5-07  

All’interno: La foto sopra, scattata da Gianni Tartarotti allʼAlbergo Ponte il 6 novembre 1955, gentilmente concessa da Ettore Bettelli, rit...

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