Page 1

L’Asolano Periodico indipendente d’attualità e cultura del territorio di Asola Anno 2 N° 3 Maggio - Giugno 2007

€. 1,00

Mappa di Castelnuovo del 1752 disegnata da Livio Corbolano pubblico agrimensore di Casalmoro e conservata nellʼ Archivio Storico del Comune di Asola.

All’interno: All’interno:

Due parole sull’Ospedale Da che pulpito... E’ uscita “La Quadra” La Società del Tiro a Segno Il personaggio: Riccardo Boni Così parlò Don Riccardo


Editoriale

Guido Baguzzi

2

Ringraziamo i lettori per le belle parole di consenso che ci hanno riservato dopo lʼuscita del quarto numero.

“LʼAsolano” è giunto alla sua quinta uscita. Siamo consapevoli di essere ancora dei neofiti, almeno sotto il profilo giornalistico, ma con questo 5° numero, se vogliamo dar retta alle spontanee attestazioni di apprezzamento che ci continuano a giungere dai lettori, un primo passo ci sembra di averlo davvero compiuto. Proprio perchè crediamo di essere partiti con il piede giusto, ora dobbiamo guardare avanti, per cercare di migliorare ulteriormente o, quanto meno per cercare di confermarci. Prima di ogni altra considerazione è, però, doveroso soffermarci a ringraziare chi, fin dallʼinizio, ha creduto in noi e ci sta aiutando a crescere. Il primo, fra questi è certamente lʼamico Giulio Azzini e lʼintero staff della Tipolitografia Rongoni. Senza il loro apporto, dettato unicamente dal piacere di fare qualche cosa per il proprio Paese, non ci sarebbe “LʼAsolano” o, perlomeno, non sarebbe attraente, come lo fa apparire lʼattuale veste grafica. Per rendere più concreta la nostra riconoscenza, nel prossimo numero di luglio abbiamo pensato di raccontare la storia dellʼarte tipografica ad Asola, dalle origini allʼattuale dimensione industriale della Tipolitografia Rongoni che, oggi è un eloquente esempio di operosità e di successo: un fiore allʼocchiello per Asola, proprio in tempi di crisi occupazionale, come quelli che stiamo vivendo. Se “Rongoni” è il primo dei nostri sponsors, non possiamo certo dimenticare gli altri, senza il cui sostegno, a maggior ragione, non ci sarebbe alcun giornale, nè bello, nè brutto.

Li ringraziamo tutti, di cuore, per la loro concreta condivisione della nostra iniziativa. A tal proposito, ci conforta, sapere che i nostri sforzi sono apprezzati e che i lettori aumentano, così come stanno aumentando coloro che, seguendo un nostro suggerimento, hanno iniziato a collezionare LʼAsolano, per costituire una raccolta documentale unica, ricca di informazioni interessanti, curiose e di notizie storiche difficilmente recuperabili in altro modo. “LʼAsolano”, almeno secondo il nostro desiderio, dovrebbe diventare, sempre più, un veicolo importante per tener viva la cultura locale; le nostre tradizioni e lʼuniversalità dei legami che ci uniscono alle generazioni passate e future. Abbiamo visto che bastano pochi anni per far calare lʼoblio su personaggi che hanno segnato un periodo della nostra Società e che le nuove generazioni nemmeno conoscono. Il ricordo di queste persone non deve disperdersi, come non devono disperdersi i Valori in cui essi hanno creduto, perchè essi costituiscono riferimenti positivi per una gioventù che ha sempre bisogno di esempi da seguire. In questo numero abbiamo voluto ricordare due personaggi molto diversi fra loro ma, entrambi caratterizzati da un animo puro e dalla coerenza di una vita vissuta in sintonia con i propri ideali. Il primo è Guido Antonio Margoni, del quale ricorre questʼanno il 60° anniversario della morte, mentre il secondo, più recente, è Riccardo Boni, per le cui notizie biografiche ringraziamo la moglie Antonia, i figli Catia e Maurizio e lʼamico di sempre Odoardo

ZANELLI FABIO

Costruzioni e Ristrutturazioni edili - Cappotto e cartongesso Tinteggiature civili e industriali

CONCESSIONARIO MAGIC PANEL Riscaldamento alternativo a bassi consumi Castelnuovo di Asola - Via Asinaria, 35 - Tel. 0376/730050 Cellulare: 335 - 7086514

Uggeri. In una Società come quella attuale, condizionata dai falsi ideali, questi due personaggi, pur nella loro profonda differenza, rappresentano due esempi di vita, che non si è mai piegata allʼinflusso malefico del “dio denaro”, ma si è sempre ispirata ad una Fede vera, negli ideali positivi in cui ciascuno di loro ha creduto, fino allʼultimo istante della propria esistenza. In questo numero, altri articoli che meritano la Vostra attenzione, sono quello di Enrico Ferro che, con la precisione che gli è consueta, ci parla della Società del Tiro a Segno; quello del neo dottore Elia Favalli che, con passione e competenza, ci illustra lo stupendo pulpito della nostra Cattedrale; poi la rubrica dellʼavvocato Cristiana Azzali, quella religiosa di don Riccardo, e quella dialettale di Eros Aroldi. Interessanti anche i ricordi di Paolo Capra sulla Casa di Riposo. Per concludere, prima di augurare a tutti una piacevole lettura, devo rivolgere un caldo benvenuto a Massimiliano Todeschi, un nuovo e giovane collaboratore che si occuperà delle corrispondenze da Ceresara.

L’Asolano bimestrale

Periodico indipendente dʼattualità e cultura del territorio di Asola

ANNO 2 - N° 3 Maggio / Giugno 2007 *** Autorizzazione Tribunale di Mantova N° 2 / 06 del 16 / Giugno 2006 Direttore Responsabile: Guido Baguzzi Albo Giornalisti N° 110821 Indirizzo e-mail: direttore@asolano.it Direzione e Redazione: Asola (Mantova) Via Cantarane, 39 - Tel. 338.1516966 Sito internet: www.asolano.it Raccolta pubblicitaria: Dario Compagnoni Via Garibaldi, 10 - Tel. 340.5958842 e-mail: compagnoni@asolano.it Pubblicità: inferiore al 45% Stampa: Tipolitografia Rongoni - Asola Editore: Associazione Culturale “LʼAsolano” Asola, via Pignole, 24 Registrata lʼ11 agosto 2005 Uff. Reg. Castiglione Stiv. N° 3119 / 3 Collaboratori: Annalisa Antonini, Eros Aroldi, Cristiana Azzali, Leonardo Bugada, Ester Cauzzi, Dario Compagnoni, Marco Dittamondi, Elia Favalli, Enrico Ferro, Don Riccardo Gobbi, EOS Piubega, Lorenzo Legnani, Fabio Moreni, Luca Moreni, Massimiliano Todeschi, Fiorenzo Zanella. Attuale Zona di Diffusione: Asola, Acquanegra, Casalmoro, Castelnuovo, Casaloldo, Ceresara, Piubega. Tiratura attuale: 1100 copie


Politica

3

Convegno UDC in Sala dei Dieci su sviluppo ed infrastrutture Venerdì 23 marzo un pubblico interessato e numeroso, richiamato dallʼimportanza dellʼargomento, ha affollato la Sala dei Dieci, per presenziare al dibattito proposto dalla sezione UDC di Asola sul tema: <Infrastrutture per un paese più moderno ed europeo: quali le opportunità per il territorio mantovano>. Hanno animato il convegno Gilberto Sogliani, consigliere nazionale UDC, Maurizio Ottolini, vicepresidente Autocisa, Paolo Pecoraro, Segretario Provinciale UDC, Roberto Artioli, vicepresidente della Confindustria mantovana, Massimo Fainozzi, consigliere provinciale. Gli autorevoli interventi sono stati conclusi, in maniera chiara ed efficace, dallʼon. Mario Tassone, componente della Commissione Trasporti della Camera. Tutti hanno concordato nellʼaffermare che il problema delle infrastrutture non va considerato unicamente da un punto di vista locale, ma deve essere inserito nel più ampio contesto nazionale ed europeo. Saranno, quindi le scelte dellʼUnione Europea ad influenzare le situazioni locali. Infatti il “corridoio 1” ed il “corridoio 5” sono i progetti di due arterie europee che si verranno ad intersecare a sud di Verona, con positivi ritorni anche sullʼeconomia e sulla viabilità delle province limitrofe. Se ciò avverrà, Asola si troverà a poca distanza da tre caselli autostradali (Gazoldo, Calvatone e Montichiari) e potrà beneficiare di tutti i vantaggi che un buon sistema viario determina. Questa ipotesi favorevole è però inspiegabilmente ferma a causa di ostacoli posti dalla Provincia di Mantova che, unica su 163 Enti locali favorevoli, è contraria al tracciato completo (già approvato dal CIPE) dellʼAutostrada Tirreno-Brennero (TIBRE) che porterebbe ad aprire i caselli di Calvatone e Gazoldo. La Provincia del Presidente Fontanili, per la sua inspiegabile propensione ad autoisolarsi, non solo ostacola il progetto europeo, ma neppure considera, in alternativa, la necessità di allargare altre strade come la ex statale Asolana o la Postumia. La carenza delle comunicazioni che, nella nostra zona, include anche la tratta ferroviaria ParmaBrescia, condiziona pesantemente lʼeconomia del territorio e scoraggia lʼinsediamento di nuove imprese, fondamentali per la nostra ripresa economica ed occupazionale. Tra i presenti in sala sʼè notata la presenza di molti Sindaci, Amministratori Comunali, ed esponenti del mondo del lavoro, mantovani e non, intervenuti per conoscere la reale situazione del progetto che, in futuro potrebbe coinvolgere le loro Comunità, e per farsi unʼidea di cosa essi possano fare per migliorare questo loro futuro, attualmente così incerto. Il Sindaco di Calvatone, riferendo una sua esperienza, ha sottolineato quanto valore acquisti tutta lʼarea interessata da un casello autostradale; come lʼindotto

venga stimolato e come i privati partecipino volentieri a progetti di insediamenti produttivi vicino ad una grande arteria stradale. Altri Sindaci hanno preso la parola per esprimere il senso dʼimpotenza di chi è costretto ad operare in una situazione paralizzata dallʼassenza di una visione politica dʼinsieme, con unʼAmministrazione Provinciale chiusa nel proprio confine, bloccata dallʼideologia e dalla propria incapacità progettuale. Con il suo intervento, lʼon. Tassone ha riferito la propria esperienza parlamentare e professionale, nel settore strategico delle infrastrutture, in ambito europeo, sia dal punto di vista della burocrazia, quanto da quello della confusione delle competenze e delle ideologie,

che spesso prevalgono sul bene comune. A conclusione del suo intervento, lʼon. Tassone, assicurando il proprio sostegno, ha invitato ad organizzare altri dibattiti e a farsi sentire, per sensibilizzare la gente ad un problema che coinvolge tutti. Solo così si esercita la vera Democrazia, che è pratica difficile, ma anche lʼunica possibile. Questa Democrazia va rafforzata dalla dialettica, se non si vuole lasciar campo libero ai sedicenti democratici, che ne parlano molto e ne praticano poca. In conclusione, si può dire che lʼincontro, organizzato dallʼUDC di Asola, sia risultato molto positivo perchè, pur facendo necessariamente politica, si è parlato in termini concreti di problemi reali che condizionano la vita pubblica. Ma anche perchè è emerso che non basta far quadrar i conti, per poter dire di aver amministrato bene. Per amministrare con efficacia, se si vuole tenere il passo di una Società in continua evoluzione, occorrono capacità progettuali, un pizzico di coraggio e una certa lungimiranza: qualità proprie dei buoni imprenditori che sono consapevoli che è antieconomico ed antistorico pensare al proprio “orticello” come se fosse lʼombelico del mondo.

Mantovabanca1896

Sede e Direzione Generale

ASOLA (MN)

Viale della Vittoria n. 1 - Tel. 0376.7221 - Fax 0376.722344 - e-mail:segreteria@bcconline.it

Filiali ASOLA (MN)

CASATICO DI MARCARIA (MN)

MANTOVA

Viale della Vittoria n. 1 Tel. 0376.7221 - Fax 0376.720166

Via B. Castiglioni n. 7 Tel. 0376.950750 - Fax 0376.950755

Via Arrivabene n. 25 Tel. 0376.469111 - Fax 0376.469112

ACQUANEGRA SUL CHIESE (MN)

CASTELNUOVO ASOLANO (MN)

REMEDELLO (BS)

Piazza XXV Aprile n. 50 Tel. 0376.727272 - Fax 0376.727288

Via per Casaloldo c.m. Tel. 0376.748081 - Fax 0376.748090

Via Rossi, c.m. Tel. 030.9953931 - Fax 030.9953924

BANCOLE DI PORTO MANTOVANO (MN) GHEDI (BS)

RIVALTA SUL MINCIO (MN)

Via Cesare Pavese n. 1 Tel 0376.392625 - Fax 0376.392376

Via Matteotti, 54 Tel. 030.9050585 - Fax 030.9031780

Strada Francesca Est c.m. Tel. 0376.653458 - Fax 0376.654161

BOZZOLO (MN)

ISORELLA (BS)

SUZZARA (MN)

Via Matteotti n. 56 Tel. 0376.921100 - Fax 0376.920802

Via Zanaboni n. 56 Tel. 030.9529091 - Fax 030.9529092

Viale Stelvio Zonta n. 5 Tel. 0376.536961 - Fax 0376.536963

CASALMORO (MN)

LEVATA DI CURTATONE (MN)

VIADANA (MN)

Via IV Novembre n. 124/A Tel 0376.737266 - Fax 0376.737211

Via Caduti del Lavoro n. 1 Tel. 0376.47311 - Fax 0376.47361

Via Vanoni n. 2 Tel. 0375.782110 - Fax 0375.782212


Servizi

4

SISAM: e se il vecchio inquilino non ha pagato lʼacqua? Al fine di far risparmiare tempo, denaro ed inutili arrabbiature, vorremmo mettere in allerta i nostri lettori sul comportamento della Società SISAM, per quanto riguarda le utenze dellʼacqua delle vostre abitazioni, nel caso particolare in cui lʼintestatario che vi ha preceduto abbia lasciato delle bollette non pagate. Quindi, se state comprando o vendendo casa, oppure se state stipulando un contratto di locazione, vi invitiamo a controllare attentamente la situazione dei vostri contatori. Per lʼEnel e lʼItalgas il problema è facilmente risolvibile: se il contatore è piombato e lʼutente precedente non ha pagato, è sufficiente, con poche telefonate ed un fax, dimostrare la propria estraneità con la persona che ha lasciato i debiti e, nei cinque giorni lavorativi previsti, un tecnico verrà a spiombare il contatore rendendo disponibili luce e gas. Per lʼacqua, la cui erogazione dipende dalla SISAM, la procedura è ben diversa. Quando il vecchio inquilino lascia lʼabitazione, la SISAM, che gestisce anche lʼacquedotto di Asola, appone i propri sigilli al contatore e aspetta. Aspetta fino al momento in cui qualcuno non abbia di nuovo reale necessità di quel contatore, ad esempio, a seguito dellʼacquisto della casa. Quando il nuovo proprietario, ignaro delle eventuali pendenze, a seguito della normale richiesta di riapertura, si ritrova, suo malgrado, invischiato nella procedura prevista dalla SISAM secondo la quale detta Società ha stabilito di non riaprire alcun contatore fino a quando qualcuno, non importa chi, non provveda a saldare il debito pendente. Ciò significa che, dopo aver comprato casa, se volete lavarvi e far da mangiare, dovete pagare lʼacqua consumata in passato da unʼaltra persona. Sta poi a voi improvvisar-

vi agenti di recupero crediti, andando a cercare di recuperare i soldi dal vecchio proprietario. Ma se questa fosse lʼunica soluzione (farsi carico dei debiti altrui), per avere giustizia si potrebbe chiamare Striscia la Notizia. Ma, poiché, come ogni situazione ingiusta, alla fine si scopre una scappatoia, anche nel caso della SISAM, esiste un trucco davvero banale, ma sufficiente per evitare lʼassurda procedura imposta dalla Società erogatrice del servizio. La scappatoia per non pagare il debito altrui è quella di far richiesta di un nuovo contatore, sobbarcandosi lʼonere di una spesa imprevista di circa 400 euro e quello di un tempo di attesa che la SISAM si guarda bene dal quantificare. A questo punto, prima di procedere per il nuovo contatore, forse vale la pena controllare lʼimporto non pagato dal precedente proprietario perché potrebbe darsi che lʼimporto richiesto dalla SISAM fosse minore di quello necessario per un nuovo contatore. Così, potrebbe essere che valga la pena chiudere la vecchia pendenza, pagando di tasca propria quello che avrebbe dovuto pagare il vecchio proprietario. E questo grazie alle assurde regole di una Società, nata con i soldi dei cittadini, come Consorzio di comuni, per fare un servizio ai cittadini che, oggi, se ne infischia dei cittadini e mira solo al proprio tornaconto. Il consiglio che diamo ai nostri lettori, nellʼipotesi che essi vogliano acquistare casa nella zona servita da detta Società, è quello di informarsi presso la stessa SISAM, prima di andare a rogito o, prima di restituire il deposito cauzionale agli inquilini uscenti, se esistono pendenze e di che importo. Nonostante la privacy, gli impiegati della Società, in genere, vi rispondono. Ma questo non è il solo caso che riguarda lʼerogazione dellʼacqua. Infatti, invitiamo i signori

commercianti a controllare bene la loro bolletta perchè, a quanto ci risulta, sembra che la Società SISAM imputi in fattura ad ogni attività, un consumo forfettario di ben 100 metri cubi annui. Un consumo enorme (1.000.000 di litri dʼacqua) che un negozio, pur grande che sia potrà fare in dieci anni. Poiché il consumo di ogni attività è chiaramente indicato da un contatore perché, da anni, SISAM si comporta in questo modo? E il Comune, che è socio di SISAM, condivide questi metodi quanto meno discutibili? Attendiamo una risposta ed una chiara presa di posizione. Dario Compagnoni

20° Anniversario della Sezione AIDO di Asola Ricorre questʼanno il ventennale della fondazione del Gruppo Comunale AIDO di Asola. Infatti è dal 1987 che lʼAssociazione Italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule opera sul territorio del nostro comune, con lʼintento di diffondere la cultura della donazione. Da qualche anno la Sezione è estesa anche ai comuni di Casalromano e Mariana Mantovana, che sono ancor privi di un proprio gruppo. I trapianti di organi e tessuti sono una delle maggiori dimostrazioni del progresso della medicina nella cura di numerose malattie per le quali non esiste una soluzione alternativa. In Italia sono più di 9000 i cittadini che sono in attesa di un trapianto che può significare per loro lʼunica speranza di vita. Decidere di donare i propri organi dopo la morte, diventa , quindi, un gesto di solidarietà civile e di amore verso il prossimo. Attraverso lʼallestimento di bancarelle informative, interventi nelle scuole o lʼorganizzazione di concerti e spettacoli, senza scopo di lucro, collaborando con altre associazioni di volontariato, il gruppo AIDO di Asola ha cercato, in questi anni, di avere lʼoccasione di incontrare i cittadini per trasegue a pag. 5

Prodotti per lʼagricoltura Raccolta e stoccaggio cereali Linea orto e giardino Alimenti zootecnici Legna e pellet Inoltre, Agrigarden consiglia i prodotti: Castelnuovo di Asola - Via Mantova, 129 - Telefono e Fax 0376 - 74241


Politica sanitaria

5

20° Anniversario AIDO segue da pag. 4

Le prestazioni del Pronto Soccorso di Asola, in un anno aumentate di circa il 6,4% Lo segnala la Gazzetta di Mantova del 10 aprile scorso. I pazienti che hanno usufruito del servizio furono 20.218 nel 2005, contro i 21.516 dello scorso anno. In aumento anche i ricoveri che sono passati da 2.329 a 2.387, nonostante la politica aziendale non perda occasione per penalizzare la struttura asolana. Forse in arrivo i 7.200.000 Euro che stiamo aspettando da anni, ma il pericolo è che vengano spesi male. Occorrono scelte che rispecchino le vere necessità della gente. Sempre dalla Gazzetta di Mantova apprendiamo che anche il numero delle persone ricoverate in astanteria, nellʼultimo anno, è cresciuto da 3.098 a 3.133. Un altro dato indica che nel 2006 il reparto di Ostetricia e Ginecologia dellʼospedale di Asola ha incredibilmente superato la soglia dei 700 parti. Molte sono le gestanti anche da fuori provincia che scelgono di venire a partorire ad Asola dove, evidentemente, il reparto è stato messo nelle condizioni di garantire un servizio di eccellenza. Non dobbiamo dimenticare che la qualità del servizio e, di conseguenza, la fiducia che esso è in grado di trasmettere allʼutenza dipende essenzialmente dalla professionalità delle persone che operano nel reparto. Da ciò si può ben comprendere quanto possano influire, sulla qualità del servizio, le scelte dellʼAzienda ospedaliera provinciale che nomina il personale medico e paramedico e che gli fornisce il materiale e le apparecchiature per lavorare. Così è altrettanto facile capire che se, a livello politico, si volesse affossare un reparto, magari per giustificare che è antieconomico mantenerlo, basterebbe rendere difficile la vita al personale, per raggiungere lo scopo. In genere, un reparto che funziona è diretto da un primario valido, attorniato da validi collaboratori a cui lʼAzienda mette a disposizione il necessario per lavorare con efficacia e con soddisfazione. Nel suo articolo, La Gazzetta, dopo aver dato i numeri positivi, con tono sibillino, scrive: < Ma i numeri parlano anche di altro. Rispetto al 2004, ad esempio, sono aumentati i trasferimenti in altre strutture sanitarie dei pazienti, da 102 a 279. La metà dei casi riguarda persone colpite da eventi cardiaci acuti. Non essendoci una Cardiologia è ovvio che il trasferimento è dʼobbligo, così come avviene nel caso di gravi fratture come quelle al femore.> Ma qui la Gazzetta si dimentica di dire che allʼospedale di Asola cʼera un reparto di Cardiologia e che

per poco comprensibili motivi di politica aziendale, invece di potenziarlo, per renderlo più competitivo ed efficiente, si è preferito toglierlo. Eʼ chiaro che, poi, i pazienti sono costretti a rivolgersi altrove. Ma se ad Asola ci fosse una valida Cardiologia, quanti sarebbero i pazienti cardiopatici, provenienti anche da fuori provincia, che si fermerebbero volentieri ad Asola? E questo discorso vale anche per Ortopedia, altro reparto sacrificato dalle logiche illogiche della politica aziendale che, evidentemente gode di intimo piacere nel penalizzare lʼOspedale di Asola. E per farlo non importa se vengono calpestati i diritti e le necessità sanitarie di un bacino dʼutenza che, verosimilmente, supera le 80.000 unità, ma che potrebbe anche essere di molto maggiore, se lʼAzienda Poma, invece di tagliarli, decidesse di reinserire e riqualificare i reparti più importanti. Sono ben altre le voci di bilancio alle quali sarebbe giusto e doveroso metter mano, se davvero esistesse la volontà politica di ridurre i costi di una gestione che ha molti buchi neri e i cui sprechi, in ultima analisi, finiscono sempre per gravare sui cittadini e mai su chi li determina. Come non ricordare, a tal proposito, i miliardi di euro che la Regione Lombardia ha di credito nei confronti delle Regioni meridionali per prestazioni fornite ai loro cittadini? Eʼ giusto che a causa di questa “allegra gestione”, ora i cittadini lombardi debbano pagare i pesanti aumenti dei tickets (vedi, ad esempio, gli aumenti richiesti per le analisi) decisi per evitare il collasso dei conti. Ma quanto potrà durare questo “andazzo” grazie al quale ci si ricorda dei cittadini solo per spremerli e ci si dimentica di loro quando essi diventano titolari di diritti, come quello di usufruire di servizi di qualità? Anche lʼospedale di Asola, per gli 80.000 cittadini del suo bacino dʼutenza, rappresenta un importante servizio che va migliorato e non tolto, nè messo in discussione, ogni qualvolta cambia il vento della politica.

smettere loro il proprio messaggio di civiltà. In particolare questʼanno, in collaborazione con il GVA e le classi quinte della scuola primaria, è stato realizzato un calendario 2007 dedicato agli anziani ed alla solidarietà, che è stato, poi offerto dagli alunni sulla bancarella da loro allestita durante il mercatino di Natale. Ad oggi quasi 400 asolani sono iscritti allʼAIDO, dimostrando di aver fatto propria la cultura della donazione e 5 sono i nostri concittadini donatori. Il gruppo li ricorderà assieme a quelli di Casalromano e Mariana, con una Santa Messa che verrà celebrata durante le Giornate Nazionali per la Donazione degli organi che si svolgeranno dal 6 al 13 maggio 2007. Per chi volesse sostenere lʼassociazione, ricordiamo che è possibile farlo donando il 5‰ dellʼIRPEF allʼAIDO, firmando nellʼapposito riquadro dopo aver inserito il Cod.Fisc. dellʼAIDO: 80023510169. Per qualsiasi altra informazione è possibile ottenerla, telefonando allo 0376.720632, ogni giorno, dalle 15:00 alle 20:00

Unʼantenna per la telefonia vicino allʼAsilo? Per unʼAzienda metallurgica che se ne va, unʼantenna per la telefonia che arriva e pare trovi posto vicino allʼasilo. Il Gruppo consiliare della Lega Nord ha presentato unʼinterrogazione ed una mozione in Consiglio sullʼeventualità che un simile ripetitore possa davvero venir eretto nei pressi dellʼasilo comunale. Sulla pericolosità di un simile impianto, nel mondo scientifico i pareri sono ancora discordi. Per questo non abbiamo la certezza che il dispositivo possa emettere onde elettromagnetiche nocive per le persone (ed a maggior ragione per i bambini) ma, certamente, nemmeno chi ne ha concesso lʼautorizzazione ha la certezza che esso sia innocuo. Nel dubbio, il buon senso vorrebbe che si evitassero esperimenti sulla pelle dei cittadini. Cʼera proprio bisogno di una simile installazione, proprio in quel posto? LʼAsolano si riserva di approfondire lʼargomento ed, eventualmente, di parlarne già nel prossimo numero di luglio.

STARGATE di Roberto Paparini SCOMMESSE SPORTIVE Stanley International Betting CALCIO - BASKET - F1 - MOTOCICLISMO VOLLEY - TENNIS - CICLISMO Asola (MN) - Viale Belfiore, 3 -Tel. 338 - 2903995


Notizie brevi

6

Il puntaspilli In sintesi, alcune delle notizie del momento. Le notizie di questa rubrica possono informare ma anche pungere. Per questo ve le presentiamo conficcate in un apposito cuscinetto dal quale si consiglia di “sfilarle” con attenzione. Facciamo questa doverosa correzione con il capo cosparso di cenere per la dimenticanza, involontaria, ma pur sempre dimenticanza, fatta nellʼarticolo relativo alle due serate di S.Antonio, così come riportato nello scorso numero di marzo-aprile 2007. Non sappiamo come sia potuto accadere ma, quando ci siamo accorti del fatto, ormai non cʼera più tempo per rimediare. Ebbene si, nellʼelenco degli artisti che hanno animato le due serate ci siamo clamorosamente dimenticati di citare gli amici “Village People” e di inserire anche la loro foto. Quindi, chiediamo scusa ai lettori ed, ovviamente, ai diretti interessati. Il nostro giovane concittadino, nonché valente e versatile musicista, Felice Piazza, allievo del Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova, insieme ad altri tre giovani colleghi, è stato scelto per far parte della grande orchestra giovanile nazionale, composta dai migliori giovani musicisti italiani che si sono esibiti nella Sala “Nervi” in Città del Vaticano, durante il Rosario recitato da Benedetto XVI. Con lʼiniziativa del Ministero dellʼUniversità e della Ricerca, dʼintesa con lʼUfficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, si è voluto realizzare un evento musicale dʼeccezione per un pubblico internazionale collegato, via satellite, in mondovisione dal centro televisivo Vaticano. Sincere congratulazioni al nostro bravissimo Felice Piazza, per questo nuovo importante riconoscimento al suo talento.

*** Sentite felicitazioni al nostro collaboratore Elia Favalli che lunedì 26 marzo ha conseguito il Diploma di Laurea in “Beni artistici, teatrali, cinematografici e dei nuovi media” con lʼottima votazione di 100 su 110. Al neo dottore vanno tutti i nostri complimenti e lʼauspicio sincero che questo traguardo sia solo il punto di partenza per una vita costellata di altri importanti successi e di molte altre soddisfazioni professionali. Già il fatto di collaborare con LʼAsolano è la prova che il “ragazzo” è partito con il piede giusto! Scherzi a parte, un bravo di cuore e davvero tanti, tanti, complimenti. Chi volesse una riprova delle sue capacità vada a leggersi lʼarticolo a pagina 10, in cui Elia fa un profilo artistico del pulpito della nostra Cattedrale.

Questa bella foto dei “Village People” è stata fatta da Omar Clemente della ditta Tartarotti.

La Forneria Banni, nel 1967 è subentrata, in alcuni locali dellʼex Palazzo Monte Pegni, alla Forneria Mori che vi operava dal 1920. Mantenendo fede ad una novantennale tradizione di buona pasticceria artigianale, ha esportato a Parigi 500 torte sbrisolone, tipico dolce mantovano che evidentemente è molto piaciuto ai sofisticati ed esigenti clienti parigini.

*** La Giunta, ribadendo un vezzo caro anche alle due precedenti amministrazioni, ha provveduto a sostituire lʼarredo urbano con nuovi modelli di fioriere, porta rifiuti, ecc. Non sappiamo se questo rappresenti il tentativo di lasciare un segno tangibile del proprio passaggio, nè se questa scelta innovatrice fosse davvero indispensabile. Ciò di cui siamo, invece, convinti è che questi 27.000 Euro si potevano spendere meglio.

Ci è stato riferito che lʼAzienda metallurgica di Visano che avrebbe voluto e potuto insediarsi ad Asola, per una serie di difficoltà insormontabili, ha dovuto rinunciare ad accasarsi da noi. LʼAmministrazione ha giustificato lʼoccasione persa sostenendo che la quantità di gas richiesta non poteva essere fornita da Asola nei tempi desiderati. Abbiamo saputo, in seguito, che lʼAzienda metallurgica ha trovato una sistemazione adeguata a Canneto. La notizia ci costringe a fare dei paragoni, soprattutto, da quando abbiamo saputo che il Comune di Canneto si trovava nelle stesse condizioni di quello di Asola. Pur con amarezza, ci complimentiamo con gli amici cannetesi che, a quanto sembra, sono riusciti dove Asola ha fallito. Il successo dellʼAmministrazione cannetese dimostra, una volta di più che, quando si vuole raggiungere fortissimamente un obiettivo, si possono superare le montagne. Evidentemente, le richieste dellʼindustria bresciana non erano poi così insormontabili se il Comune di Canneto è riuscito ad ottenere che lʼazienda, con i suoi circa 300 dipendenti (quando sarà a pieno regime), possa insediarsi in riva allʼOglio.

*** Il 9 aprile scorso Don Anselmo ha festeggiato il suo 92° compleanno, celebrando la S. Messa nella Chiesina di San Rocco. Dovendo rivolgersi ai presenti, Don Anselmo, per stemperare lʼemozione che aveva contagiato un poʼ tutti, con la solita arguta autoironia, disse: <Sapete che mi sono accorto di essere diventato vecchio?> Caro Don Anselmo sarai pure diventato vecchio ma per noi “giovani di una volta” rimarrai sempre quel caro prete che ci ha aiutato a crescere, nellʼesempio della tua semplicità ed imparando dal tuo buon senso. Caro Don Anselmo, sarai pure diventato vecchio ma per noi rimarrai sempre una presenza rassicurante, quel punto di riferimento che ci ha insegnato a vivere, a credere ed, in fondo, ad essere migliori. Caro, vecchio prete della nostra giovinezza, ti ringraziamo per quanto hai fatto per noi e ti facciamo tanti auguri affinchè quella vecchiaia, che da poco hai scoperto, possa durare ancora a lungo e serena, come ora.


Servizi utili

Avv. Cristiana Azzali

7

Nel secondo articolo di questa rubrica legale, anche se in forma sintetica, si vogliono individuare gli obblighi che si assume lĘźimpresa edile e le norme poste a garanzia di chi ordina le opere.

LĘźavvocato consiglia... Innanzitutto occorre precisare che nel definire cosa si intenda per appalto, lĘźart. 1655 c.c. del Codice Civile afferma che è â&#x20AC;&#x153;il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di unĘźopera o di un servizio verso un corrispettivo di denaroâ&#x20AC;?. Dalla costruzione di una casa, sino alla ristrutturazione di una sola stanza, è questo il contratto utilizzato per lavori di una certa importanza e coinvolge, in genere, unĘźimpresa con dipendenti. Si tratta di un contratto che può essere stipulato indifferentemente in forma scritta o orale. Sicuramente, però, la forma scritta è consigliabile, atteso che anche un semplice preventivo, una volta accettato, vincola contrattualmente. LĘźappaltatore non è uno strumento nelle mani del committente ma gode di una propria autonomia organizzativa volta al raggiungimento del risultato che è poi lĘźopera che si è impegnato ad eseguire. In tale ottica lĘźappaltatore non potrĂ lamentare di non avere lĘźorganizzazione e la competenza necessaria per eseguire lĘźopera, nè, tanto meno, se non espressamente previsto nel contratto, potrĂ  sub-appaltare le opere. Anche in caso di sub-appalto, comunque, la responsabilitĂ  dellĘźesecuzione dellĘźopera e la spesa restano a carico dellĘźappaltatore. I lavori devono essere eseguiti â&#x20AC;&#x153;a regola dĘźarteâ&#x20AC;? e va fornita garanzia al committente della conformitĂ  dellĘźopera al progetto e dellĘźottenimento di un risultato tecnico conforme allo scopo. Sono ammesse verifiche da parte del committente (o di suoi incaricati) durante lĘźesecuzione delle opere purchè non portino intralcio allĘźesecuzione. Ultimata lĘźopera il committente è tenuto ad effettuare i controlli necessari prima della sua accettazione che può essere espressa oppure tacita (per esempio, pagamento senza riserve del prezzo). Si badi bene.... con lĘźaccettazione non si può piĂš protestare per i vizi dellĘźopera o la sua diversitĂ  da quanto convenuto, se essi sono palesi o comunque riconoscibili. EĘź evidente però che non tutte le mancanze nelle opere sono riconoscibili dal committente: un tetto riparato in estate può presentare delle infiltrazioni al momento delle piogge autunnali. Per tali vizi detti â&#x20AC;&#x153;occultiâ&#x20AC;? e, comunque, per i vizi taciuti in malafede dallĘźappaltatore lo stesso è tenuto a dare due garanzie: 1) La prima garanzia è biennale e copre le opere di minor durata. Per lĘźesercizio della garanzia occorre però denunciare i vizi entro 60 giorni dalla loro scoperta ed entro due anni dalla consegna. La denuncia non è necessaria se lĘźappaltatore ha agito in malafede nascondendo i vizi o se li

ha riconosciuti , seppur negando o contestando una propria responsabilitĂ . 2) PiĂš tutela al committente è invece riconosciuta dallĘźart.1669 c.c. per i gravi vizi, ossia quando lĘźopera per vizio del suolo o per difetto della costruzione rovina in tutto o in parte ovvero presenta evidente pericolo di rovina e gravi difetti. Va chiarito che nella categoria dei â&#x20AC;&#x153;gravi difettiâ&#x20AC;? vanno compresi anche vizi che pur non coinvolgendo la statica del fabbricato, compromettono in modo grave la sua funzione. In tali casi la garanzia viene portata da due a dieci anni cosĂŹ come viene prorogato da due mesi ad un anno il termine per la denuncia. La denuncia, anche generica, può essere fatta per iscritto (anche con un semplice telegramma) o anche telefonicamente (se ci sono testimoni). In seguito potranno essere meglio identificati i difetti. Comunque fatta, se lĘźappaltatore non provvede, si ha un anno di tempo per agire in giudizio. Se in questo lasso di tempo si fa un atto con valore di azione legale (può bastare anche una raccomandata) il termine di un anno ricomincia a decorrere. Il committente ha, in genere, tre possibilitĂ : a) pretendere lĘźeliminazione del vizio/i (da ese-

guire a cura dellʟimpresa o, ferma autorizzazione del Giudice, da altra impresa a spese dellʟappaltatore), oltre al risarcimento del danno subÏto; b) chiedere la riduzione del prezzo da pagare o pagato, sempre oltre al risarcimento del danno. Lʟopzione per lʟuno o lʟaltro rimedio è, in genere, irrevocabile. c) Nel caso, invece, in cui siano stati eseguiti i lavori del tutto inutili o non previsti o, comunque, lʟopera sia totalmente inadatta al suo scopo, il comittente potrà anche richiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno subÏto. Un ultimo consiglio: seguite i Vostri lavori, non date niente per scontato e difronte al dubbio non esitate a denunciare le Vostre perplessità. I rimedi ci sono ma sono comunque soggetti a termini di decadenza e prescrizione che sono necessariamente da rispettare.

Chiunque avesse un quesito legale da sottoporre al nostro consulente, potrĂ rivolgersi a LĘźAsolano (telefonando al 338-1516966) che glielo inoltrerĂ . Se il quesito sarĂ  di interesse particolare, lĘźAvvocato darĂ  al nostro lettore una risposta in privato. Se, al contrario, lĘźargomento trattato risulterĂ  di interesse generale, la risposta della nostra collaboratrice potrĂ  venir pubblicata in questa stessa rubrica, rispettando, ovviamente, la privacy del nostro lettore. Tanto maggiore sarĂ  il numero di pareri richiesti, tanto piĂš questa rubrica risulterĂ  interessante. Ovviamente, la risposta dellĘźAvvocato sarĂ  totalmente gratuita.

La Bottega Allâ&#x20AC;&#x2122;Angolo 4QFDJBMJUĂ&#x2039;(BTUSPOPNJDIF

"40-"7JB-JCFSUĂ&#x2039; 5FM $"4"-.0307JB3PNB 5FM NellĘźAngolo di Livio Botturi esiste anche un invitante Angolo di Bacco, ricavato in un piccolo spazio trasformato in enoteca. La disponibilitĂ di circa 70 etichette, suddivise per regioni, che rispettano la qualitĂ  e il prezzo, insieme alla passione e alla disponibilitĂ  del titolare, offre ai cultori del buon vino un vero angolo di Paradiso. Tra le migliori etichette toscane troviamo uno stupendo rosso Tignanello delle rinomate cantine Antinori, oltre che ai vari Brunello (Pian della Vigna, Argiano e Banfi). UnĘź evidenza particolare spetta alle cantine siciliane per le quali Livio Botturi nutre un particolare rispetto: Donna Fugata, con i suoi superbi rossi, Tancredi e Mille e una Notte; Planeta con un altro rosso di qualitĂ  come La Segreta e Firriato con il rosso Ribeca, prodotto solo con uve autoctone. â&#x20AC;&#x153;Dulcis in fundoâ&#x20AC;? gli spumanti ben rappresentati dai â&#x20AC;&#x153;campioniâ&#x20AC;? di Franciacorta delle cantine Ca del Bosco, Bellavista, Cavalleri, ecc. e dai prestigiosi Champagne di Louis Roederer, Brut Premier e Cristal e da quel Laurent Perrier Un angolo dellĘźAngolo di Bacco posto allĘźinRosè che è solo per autentici intenditori. terno della â&#x20AC;&#x153;Bottega AllĘźAngoloâ&#x20AC;?


Anniversario

8

Insieme ai fratelli Enrico e Renzo e, successivamente al nipote Luciano, diede vita ad una “bottega” di artisti decoratori che si distinse per unʼintensa produzione di affreschi e decorazioni a tema religioso, che ancora si possono ammirare in molte chiese delle province di Mantova, Brescia, Cremona e Bergamo.

Lʼ8 aprile del 1947 moriva Guido Antonio Margoni di Massimiliano Todeschi Seppur non disponendo di una preparazione accademica, in senso stretto, Guido Antonio Margoni ed i suoi fratelli, hanno dimostrato “sul campo” di essere artisti veri. Figli di Giacomo, che era un capomastro, iniziarono presto a dare una mano nei cantieri, ad imparare a costruire un arco, a modellare cornici a stucco, facendo emergere la loro innata creatività. Lʼunica attività didattica da cui attinsero i fondamenti del disegno geometrico, dellʼornato e le tecniche dellʼaffresco, fu quella offerta dalla scuola serale del Prof. Pietro Pettorelli. Nonostante questa esperienza essi autocostruirono la parte più rilevante della loro preparazione con lʼausilio dei manuali Hoepli. Le loro prime decorazioni risalgono agli anni ʻ20. Proprio di quel periodo è lʼaffresco di una Madonna, realizzata da un ventenne Guido Antonio nel cortile della canonica di Asola. Fu grazie al passa parola promosso dai sacerdoti asolani di allora che i Margoni ricevettero i loro primi incarichi a decorare chiese. Il primo lavoro davvero importante che impegnò i fratelli Margoni fu la decorazione della Cappella delle Suore Orsoline, che sorgeva allʼinterno della casa madre di Asola e di cui, purtroppo, resta solo qualche rara fotografia. Pur lavorando in equipe, a Guido Antonio, in genere, toccava sempre il compito di preparare i grandi disegni preparatori degli affreschi che egli realizzava usando, come modelli occasionali, muratori, gli stessi fratelli, le sorelle e qualche vicino di casa. Gli impegni di lavoro si susseguono per ventʼanni e si concretizzano in qualche migliaio di metri quadrati di dipinti con decine e decine di effigi di santi, di angeli che circondano il Cristo o la Madonna, figure che, molto spesso sono riprodotte a grandezza naturale. La versatilità e lʼingegnosità dei tre fratelli Margoni portano Enrico, il più anziano, (1894 - 1958) a specializzarsi nella progettazione di edicole devozionali e cappelle funerarie gentilizie, con relativi decori in cotto; Renzo il più giovane (1905-1971) a dedicarsi alla realizzazione degli stampi per bassorilievi in gesso e stucco. Guido Antonio (1899-1947) che evidenzia ben presto la sua sensibilità artistica, a dedicarsi al disegno, alla pittura e allʼaffresco delle figure sacre. La sua propensione ad elaborare in modo originale le figure ispirate allʼiconografia classica, ma dipinte secondo la visione preraffaellita di metà ottocento, sono il segno di unʼampia cultura e dellʼaggiornamento consapevole di un

artista che predilige copiare dal vero. Una prassi che affascina Guido Antonio il cui caratteristico segno a matita, sicuro e sobrio si evidenzia nei circa 80 cartoni preparatori rimasti, che sono amorevolmente conservati dalle nipoti Mariangela e Cristina. Nonostante il richiamo alle armi nel 1940, in provincia di Udine, Guido Antonio, nel poco tempo libero che gli è concesso trova modo di lavorare ancora ad alcune allegorie sacre, realizzate ad affresco che, una volta di più, lasciano traccia della sua personalità e della sua spiritualità. In qualunque sua opera Guido Antonio Margoni sa esprimere sensazioni ed emozioni dellʼanima, attraverso una tecnica pittorica ingenua ed accattivante. I disegni che effettua sui cartoni destinati allo “spolvero”, esenti da difetti di proporzione nella riproduzione anatomica, non avrebbero ragione di essere così curati perchè la tecnica dello spolvero non lo richiede. Pur tuttavia, tanta cura dimostra lʼintima esigenza espressiva dellʼartista mosso, probabilmente, a questa volontà di completezza dalla profonda fede religiosa che gli impedisce di riprodurre le immagini sacre in modo approssimativo. La naturalezza dei volti, con le loro espressioni estatiche,

la complessità dei panneggi, la qualità dei concetti in rapporto agli spazi concessi alle immagini, hanno spesso una precisa valenza artistica, non solo applicativa. Guido Antonio Margoni, oltre ad essere un artista genuino, conduce una vita profondamente ispirata alla fede ed allʼimpegno cristiano. Di carattere schivo, modesto, riservato e rispettoso nel rapporto con le persone, ha fatto una sua ragione di vita la profonda devozione religiosa. Sincero ed altrettanto profondo è il suo impegno nellʼAzione Cattolica di Asola. Eʼ sempre pronto a subire pur di non ostacolare chi è prepotente con lui. Ha una grande avversione per le imprecazioni sacrileghe che tenta sempre di frenare come può e quando può. Uomo

religiosissimo e sempre compreso nella sua missione di cristiano, Guido Antonio lascia anche sui muri delle case dei paesi dove va a dipingere diverse massime affrescate, per contrastare la bestemmia e spronare alla fratellanza ed alla carità cristiana. La terribile malattia polmonare contratta durante i due anni trascorsi a Palidano (1942-1944), causata dai disagi e dalle privazioni che egli stesso si infliggeva come penitenza ed espiazione, lo ha portato alla morte che è avvenuta ad Asola lʼ8 aprile del 1947.

ANGELI E SANTI NELLA BOTTEGA DEI MARGONI A Ceresara in mostra cartoni per affreschi degli anni ʻ20-ʻ40 La 58° edizione della Fiera della Possenta ha dato spazio, dal 24 al 27 marzo, alla mostra “Angeli e santi nella bottega dei Margoni”, ospitata nella suggestiva cornice di Piazza Castello. Buono il successo di pubblico, malgrado lʼinclemenza del tempo. Lʼevento si è presentato come ideale continuazione della mostra che si tenne nel 2004 a cura del Comune di Asola e del Museo della Postumia dedicata agli “Artefici del Novecento ad Asola” curata da Renzo Margonari. Figli del capomastro Giacomo e cresciuti alla scuola artistica asolana di Liberale Sandrelli e Pietro Pettorelli, i fratelli Enrico,Guido Antonio e Renzo (questʼultimo residente a Ceresara dal 1944 al 1971), si distinsero in particolare nella decorazione di numerose chiese nella zona a cavallo tra le province di Mantova, Brescia, Bergamo e Cremona, nel periodo fra gli anni ʼ20 e gli anni ʼ40. I cartoni preparatori per gli affreschi, sopravissuti al passare degli anni, sono più di un centinaio: si ritiene perciò che siano qualche migliaio i metri quadrati decorati da questa compagine familiare con angeli, santi, finti marmi, rosoni, decorazioni e bassorilievi. Lʼimpegno nellʼelaborazione originale dei propri soggetti si rivela nella preferenza dei Margoni per la copia dal vero, per la quale venivano impiegati familiari e collaboratori come modelli nelle vesti di santi; non è difficile tuttavia cogliere nelle loro opere il riferimento allʼopera dei maestri del Rinascimento, rivisti secondo lʼottica preraffaelita in auge in quegli anni. Durante la mostra sono stati esposti numerosi cartoni preparatori per affreschi corredati dalle fotografie delle opere realizzate, frutto della ricerca iniziata in occasione della Mostra di Asola e tuttora in corso. Presenti anche alcune realizzazioni da cavalletto, ad olio o allʼacquerello, aventi per oggetto paesaggi e ritratti, fra cui anche le opere di Luciano, figlio di Enrico, che alla fine degli anni ʼ30 entrò a far parte della “bottega”. Massimiliano Todeschi


Storia recente

9

La Casa di Riposo di Asola ha compiuto 26 anni ma non li dimostra. In questo articolo i nomi e i retroscena che hanno caratterizzato unʼopera di prestigio, nel racconto del Presidente che lʼha realizzata.

Come fu realizzata la nuova Casa di Riposo La storia riferisce che già nel 1803 ad Asola esisteva una casa per anziani derelitti così come ancor prima si potevano far risalire le origini dellʼOspedale che, allʼepoca, era chiamato “Ospedale per cronici”. Due istituzioni che testimoniavano lʼattenzione che la Comunità asolana riservava ai suoi cittadini meno fortunati. Istituzioni con differenti finalità ma con scopi sociali che si compenetravano e, per i quali esse agivano in stretta collaborazione. Risale invece allʼ8 luglio1889 la delibera del Consiglio Comunale per lʼistituzione di una nuova “Casa di Ricovero e mendicità” da ricavarsi allʼinterno dellʼOspedale. La storia sarebbe ben più lunga ma ci riserviamo di parlarne in altro articolo. Ciò che ci interessa ora è di ricordare come nacque lʼattuale Casa di Riposo. Allo scopo ci siamo avvalsi del racconto che di quegli avvenimenti ci ha fatto il Sig. Paolo Capra, il Presidente che ha realizzato lʼopera. < Eravamo nel 1978, in piena “Prima Repubblica”, tanto per ricordare come fosse ancora ben solido, in quel periodo, il potere dei partiti e come fosse difficile amministrare senza il loro “placet”. In quel periodo Presidente dellʼOspedale era Giacinto Marchese, politico di grande esperienza per essere stato segretario dellʼ ex ministro De Martino. Grazie a Lui e al Primario di Chirurgia Francesco Zelioli Lanzini, figlio dellʼex Presidente del Senato, lʼOspedale di Asola attraversò un periodo di particolare splendore. Avendo necessità di ampliare la struttura, lo spazio occupato dal “Ricovero” poteva tornar utile al nuovo progetto. Così il Presidente Marchese si rivolse allʼEnte di assistenza agli anziani, presieduto da unʼormai anziana maestra Elvira Serventi e dai Consiglieri Paolo Capra, Edoardo Favalli, Mattia Meo e Giovanni Rubes, con segretario Dario Galliera. Si decise così di costruire altrove una nuova e più moderna struttura per gli anziani e di lasciar libero lo spazio occupato dal vecchio Ricovero. Scaduto il mandato della Signora Serventi, il Consiglio Comunale nominò nuovo Presidente dellʼEnte “Opere Pie Decentrate” lʼimprenditore edile Paolo Capra a cui si affiancarono i consiglieri Bruno Bertozzi; Walter Scaglioni; Luigi Peri e Mattia Meo. Il principale problema da risolvere fu subito quello di trovare i soldi per finanziare la nuova costruzione. Allo scopo, vennero alienate alcune proprietà dellʼEnte che resero 320 milioni di lire, una somma ancora insufficiente

a finanziare il progetto dellʼArch. Luigi Salvagni. Così, il Presidente Paolo Capra si rivolse direttamente allʼAssessore Regionale ai Servizi Sociali, Dott. Enzo Perruzzotti, grazie al quale fu possibile dare il via ai lavori già alla fine dello stesso anno 1978. Grazie alla sua paziente diplomazia, Paolo Capra ottenne dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde un mutuo di 300 milioni al tasso agevolato del 9%, di cui il 5% venne assorbito dalla Regione e solo il restante 4% fu a carico dellʼEnte di assistenza asolano. I lavori vennero appaltati allʼimpresa Luigi Galli di Acquanegra, ed ebbero puntualmente termine nel novembre del 1980, nonostante, lʼimprevista

La facciata della nuova Casa di Riposo, in via Parma, così come si presentò nel 1980, al termine dei lavori di costruzione. fornirono i soldi per acquistare direttamente dai produttori gli arredi e le restanti attrezzature. Fra questi benemeriti ricorderemo il Senatore Alceo Negri, il cui lascito di 35 milioni risultò essere il più cospicuo. Nella trattativa fra Regione, Amministrazione della nuova Casa di Riposo ed i partiti fu decisa la presenza delle Suore, ritenute fondamentali nella gestione della Casa e dei rapporti socio sanitari con gli ospiti e con le loro famiglie. La vicenda si concluse felicemente con lʼapertura della nuova Casa Albergo che sarà un fiore allʼocchiello della nostra Comunità. La struttura venne a costare complessivamente 800 milioni, contro i 750 preventivati due anni prima.

Nella foto del 1980 il Presidente Paolo Capra nel suo discorso inaugurale ringrazia il Comitato Sanitario di Zona (CSZ) che ha aiutato nellʼallestire gli interni della Casa di Riposo. Fra gli altri, si riconoscono Alceo Banni, il Dott. Montecchio e Nanni Rossi. necessità di dover consolidare le fondazioni con alcune decine di “puntazze” e con una “piattaforma” in cemento armato sullʼintera superficie dellʼedificio. Ma, oltre ciò, il successo dellʼimpresa non fu sgombro da ostacoli, perchè anche allora i partiti avevano le loro esigenze. Così al Presidente Capra furono necessari molti viaggi a Milano e a Roma prima di poter considerare concluso lʼiter burocratico. Ultimata la struttura, mancavano però le attrezzature e gli arredi. A risolvere il problema ci pensarono la Fondazione Cariplo, che elargì i soldi per lʼacquisto della cucina, e molti benefattori che

La Signora Feroldi, per i più, “ la nonnina” di Casalromano, ha raggiunto la bella età di 109 anni! A chi si è chiesto come abbia fatto a toccare un simile traguardo possiamo rispondere noi che ci riteniamo esperti in materia. Infatti, si dà il caso che la Signora Feroldi sia unʼaccanita tifosa interista e questo è certamente un fatto decisivo, in quanto solo i veri tifosi interisti, in tanti anni di delusioni, hanno potuto farsi una simile dotazione di anticorpi! Scherzi a parte, davvero tanti auguri a Lei e... alla nostra Inter che sta per compierne 100.


Arte

10

Da che pulpito. . . Elia Favalli

Un altro gioiello che si può ammirare in Cattedrale è il pulpito ligneo arricchito da sei tavole commissionate al â&#x20AC;&#x153;Romaninoâ&#x20AC;? il 27 ottobre del 1526.

In un documento del 27 ottobre 1526 troviamo il contratto che commissiona al pittore Gerolamo Romani, detto il Romanino, la decorazione delle sei tavole che compongono il parapetto del pulpito della Cattedrale di Asola. LĘźopera sarĂ ultimata solo dieci anni dopo: una gestazione lunga dovuta piĂš che altro alla difficoltĂ  di reperire gli artisti chiamati a collaborare col Romanino (in modo particolare lĘźattesa per gli interventi di intaglio e doratura del pulpito costrinsero il pittore bresciano a ritardare lĘźinizio della sua opera: il primo intervento venne ultimato solamente nel 1536 ad opera di Clemente Zamara, pittore che aveva giĂ  lavorato la cassa dellĘźorgano della Cattedrale nel 1524; mentre Corrado di Salò e Giacomo Filippo Piazzone dorarono il pulpito nel 1537). In questo lasso di tempo sarĂ  affidato al Romanino stesso anche il compito di affrescare il pilastro su cui si regge il pulpito. Purtroppo tali dipinti sono andati perduti ad eccezione dellĘźEcce Homo. Nei sei riquadri che compongono il parapetto il pittore bresciano rappresenta Cristo tra gli apostoli e lĘźevangelista Marco, questĘźultimo riconoscibile per la presenza del leone, simbolo che lo caratterizza e lo distingue da Matteo, Luca e Giovanni. LĘźevangelista è intento a descrivere la scena che si svolge negli altri cinque riquadri: Cristo risorto appare agli apostoli affidando loro il compito che li accompagnerĂ  per tutta la vita, â&#x20AC;&#x153;andate per il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creaturaâ&#x20AC;?, frase che troviamo scritta sul cartiglio che Cristo stesso tiene tra le mani (Ite et predicate Evangelium omni creatura. Mc 16,15).

Lo schema dellʟopera è chiaramente simmetrico: Cristo è al centro e ai suoi lati troviamo gli apostoli divisi in gruppi da tre. Nei riquadri piÚ vicini a quello centratale gli apostoli sono rivolti al Salvatore e sembrano accorrere per ascoltare la parola di Dio; mentre nelle altre tavole gli apostoli sembrano discutere tra loro.

Difficile precisare il nome di ogni apostolo: gli unici chiaramente distinguibili sono Pietro, alla destra di Cristo, contraddistinto dalle chiavi che ha tra le mani, e Giovanni che viene tradizionalmente raffigurato come un uomo ancora giovane. Da notare come a fatica le figure degli apostoli si inseriscano nei riquadri, tanto che, per questo motivo i corpi sembrano essere sproporzionati e goffi, ma ciò non deve ingannare: la grande padronanza pittorica del Romanino e il suo stile caratterizzato da una grande quantità di fonti, che vanno dal realismo bresciano della giovinezza alla grande pittura dellʟarea veneta, dallʟarte fiamminga allʟesperienza cremonese, lo rendono un pittore che si distingue per la velocità della pennellata, per la grande espressività dei personaggi e allo stesso tempo per la capacità di trattare il panneggio

Il pulpito ligneo della Cattedrale, in una bella foto gentilmente concessa dalla ditta Tartarotti di Asola.

di Marisa Broglia e Nadia Artoni & C.

EB.BHHJPVOBTGJ[JPTBOPWJUĂ&#x2039;

Nuova Gastronomia JNQFSEJCJMFJOBVHVSB[JPOFJM PSF

TFO[BEJNFOUJDBSFMBQBTUBGBUUBBNBOP DPNFBDBTBWPTUSB Via Solferino, 6 Castelnuovo di Asola Tel. 0376 / 730056

delle vesti e dare plasticità alla rappresentazione pur dipingendo a macchie di colore. Tutto questo si può notare nella raffigurazione dellʟEcce Homo affrescato sul pilastro: è la raffigurazione del Cristo-Uomo, che soffre ed è solo. Lʟimago pietatis posta in asse col Cristo risorto permette un confronto tra la raffigurazione divina e quella umana del figlio di Dio, che nellʟaffresco è incoronato di spine, le mani legate e gli occhi chiusi dal dolore. Al contrario nel dipinto sottostante Cristo è incoronato dallʟaureola e le sue braccia sono aperte per accogliere i fedeli verso i quali sono rivolti i suoi occhi e le sue parole. La scelta della rappresentazione dellʟincontro di Cristo con gli apostoli per annunciare la loro missione può essere spiegata dal fatto che il pulpito era il luogo dal quale il sacerdote predicava gli insegnamenti dei testi sacri, adempiendo a quel compito che Cristo aveva dato ai suoi apostoli nellʟapparizione raccontata nel vangelo di Marco e qui rappresentata dal Romanino: Ite et predicate Evangelium omni creatura.


Teatro

11

Grande successo televisivo della Compagnia dialettale â&#x20AC;&#x153;Il Teatrino di Sorbaraâ&#x20AC;? I â&#x20AC;&#x153;sorbaresiâ&#x20AC;? al loro esordio televisivo sul palco dellĘźemittente bresciana â&#x20AC;&#x153;Super TVâ&#x20AC;? hanno portato in scena la commedia brillante, tradotta dal dialetto mantovano, dal titolo: â&#x20AC;&#x153;El papagalâ&#x20AC;? Domenica sera 25 febbraio chi si è sintonizzato sullĘźemittente bresciana â&#x20AC;&#x153;Super Tvâ&#x20AC;? non ha potuto fare a meno di stupirsi per la bravura e la simpatia mostrata dalla Compagnia dialettale â&#x20AC;&#x153;Il Teatrino di Sorbaraâ&#x20AC;?. Sponsorizzati da Guglielmo Zanoni, veterano della TV bresciana, i ragazzi del Teatrino di Sorbara si

sono resi conto di essere veramente in televisione e, per giunta, in diretta, solo quando si sono accese le luci rosse sulle telecamere. < Non è stato facile! > ci conferma Marzio, il portavoce del Gruppo, che di primo lavoro fa il parrucchiere. < Non avevamo mai provato una sensazione simile, terrorizzati dalla

La Compagnia dialettale â&#x20AC;&#x153;Il Teatrino di Sorbaraâ&#x20AC;? ritratta a Brescia negli studi di Super TV. Insieme a loro il presentatore della TV bresciana Fabio Del Bono in giacca e cravatta.

paura di dimenticare le battute, sotto gli occhi impietosi delle telecamere, che nulla perdonano. Per fortuna, superata la tensione iniziale, tutto è filato liscio e quando, poi, ci siamo resi conto dalle telefonate che arrivavano alla Tv, che il pubblico aveva gradito, allora ci siamo rilassati ed abbiamo gustato fino in fondo la piacevolissima sensazione di aver vissuto proprio noi, in prima persona, questa esaltante esperienza televisiva.> Cʟè da capirlo perchĂŠ, da quando Marzio Pedrazzi ed il suo gruppo di amici sorbaresi hanno deciso di diventare una vera Compagnia teatrale, mese piĂš, mese meno, sono passati solo 7 anni e, prima di quella esibizione sul palcoscenico bresciano di Super Tv, le loro uniche trasferte non sono mai andate oltre Asola e Casalromano. Quel â&#x20AC;&#x153;diavoloâ&#x20AC;? dĘźun Guglielmo Zanoni lĘźaveva combinata proprio grossa ma ora, Rosanna Zambelli, Mario Tonghini, Lara Barbi, Lara Passeri, Daniela Zilia, Gianluca Cherubini, Donatella Scaravonati, oltre alle brave ed insostituibili suggeritrici, Patrizia Pedrazzi e Sara Vezzoni, sono entusiasti di aver provato, ed anche di avere avuto quel successo davvero insperato. La trasmissione, presentata con la solita verve e simpatia da Fabio Del Bono, fa parte di un ciclo invernale dal titolo â&#x20AC;&#x153;Commedie in direttaâ&#x20AC;? che va in onda ogni domenica sera a partire dalle ore 20 e 30. La commedia rappresentata dal gruppo di Sorbara, tradotta dal dialetto mantovano, fa parte del genere dialettale brillante, ed ha per titolo â&#x20AC;&#x153;El papagalâ&#x20AC;? non inteso come uccello, ma nel senso ospedaliero del termine. Due amici, entrambi ricoverati in ospedale psichiatrico, lĘźuno per problemi fisici; lĘźaltro per problemi etilici, ne combinano di tutti i colori, fino a quando, dopo una serie incalzante di malintesi, non può mancare il lieto fine, con sorpresa. Un testo divertente che la bravura e la spontaneitĂ degli interpreti ha reso frizzante e gradevole. Il prossimo impegno de â&#x20AC;&#x153;Il Teatrino di Sorbaraâ&#x20AC;? è previsto, come tradizione, a Casalromano, in occasione della â&#x20AC;&#x153;Festa di Primaveraâ&#x20AC;? che gli organizzatori si sono visti costretti a posticipare al 30 di giugno, per non sovrapporsi alla ancor piĂš celebre â&#x20AC;&#x153;Festa della birraâ&#x20AC;? che, questĘźanno, è stata anticipata. CosĂŹ, fra un anticipo ed un posticipo â&#x20AC;&#x153;El papagalâ&#x20AC;? sarĂ  riproposto, per il divertimento di chi vorrĂ  assistere, presso il Centro C.R.A.F. di Casalromano quello, per intenderci, vicino alla Chiesa. Buon divertimento!

 .FSDFSJB Cornici ... ... Quadri ... ... Stampe antiche ... ... Oggettistica artigianale ... ... Inviti e bomboniere per cerimonie ... Asola (Mantova) Via Garibaldi, 46 Cell. 338 8582215

di Corina Casali

 'JMBUJ/FPOBUP *OUJNP1MBZUFY$BM[F$PMMBOU

ASOLA

(A fianco del Teatro Sociale) Tel. 0376 / 710681


Cultura

12

Eʼ uscita “La Quadra” quaderno di ricerca storica, arte e cultura delle terre tra lʼAquila e il Leone Da quando è giunta ad Asola la Dott.ssa Ester Cauzzi con lʼincarico di dirigere lʼArchivio Storico Comunale, la vitalità di questa importante realtà locale è andata crescendo, fino a giungere alla produzione di documenti con i quali lʼArchivio si apre ai cittadini per stimolare la conoscenza delle radici storiche del territorio in cui vivono. Ultimo frutto di questa pregevole attività culturale è la seconda edizione de “La Quadra” dalla quale abbiamo estratto la mappa riportata in copertina. A quattro anni di distanza dal primo, è finalmente pronto il secondo numero de “La Quadra” il quaderno di ricerca storica che si propone di approfondire la conoscenza della storia di Asola e del suo territorio, pubblicando tesi di laurea e altri lavori di indagine che valorizzino il patrimonio dellʼarchivio e del museo locali. Proseguedo nellʼimpegno di ampliare la dotazione con nuovi documenti di ricerca utili a meglio comprendere il passato della nostra Città, viene presentata alla comunità asolana e agli studiosi che faranno ricerche in Archivio, la tesi di Michele Torreggiani, Moneta, fisco, produzione e commerci nella Bassa bresciana e nellʼAlto mantovano nei secoli XVI-XVIII, avente come oggetto i rapporti economico-sociali intercorsi tra la Bassa bresciana, appartenente territorialmente alla Serenissima Repubblica di Venezia, e lʼAlto Mantovano, parte integrante del Ducato di Mantova. Unʼanalisi economica dal XVI al XVIII secolo che interessa proprio le relazioni intercorse, spesso in modo conflittuale e burrascoso, nelle “terre tra lʼaquila e il leone” come dichiara il sottotitolo che si è voluto dare a questa collana di quaderni storici. In prima analisi, lʼautore si preoccupa di tracciare un profilo generale che inquadri, da un punto di vista politico-amministrativo, il territorio bresciano. Venezia adotta un forte decentramento amministrativo nello “Stado de Terraferma”, che risente dellʼesperienza di governo maturata nel dominio “da Mar” quale insieme di località assai eterogenee per popolazione, cultura, economia e su cui sarebbe stato impossibile e inutile imporre qualsiasi forma di accentramento o di integrazione organica. La sua autorità si esercita, nelle maggiori città della terraferma, tramite rappresentanti scelti tra la nobiltà della capitale (rettori, castellani, camerlenghi e provveditori), mentre la mag-

giore magistratura cittadina (Consiglio generale o maggiore) nomina vicari e podestà tramite i quali la nobiltà esercita il proprio potere sulla città e sul contado. Opposta è invece la situazione dei territori controllati dal Ducato di Mantova: i Gonzaga, “gelosi custodi di un potere conquistato con la forza”, mediante il controllo di rocche e castelli affidati ai vicari, attuano un controllo diretto dei loro domini permettendo solo la creazione di feudi tra loro collegati con i quali mantenere lʼequilibrio di potere tra i numerosi Signori di Mantova. La diversa evoluzione amministrativa dei due stati correlata alla diversa composizione sociale del mondo agricolo e imprenditoriale, incide profondamente su unʼarea economica che estendendosi da Desenzano a Ostiano, a ridosso del Lago di Garda, gode geograficamente di ampie distese fertili, boschi rigogliosi e abbondanza di acqua trasportata da fiumi e canali che percorrono da nord e sud tutta la zona . Sulla possibilità di sfruttare le capacità idriche dei tre fiumi, Oglio, Chiese e Mella, da cui dipende lʼabbondanza o la carestia agricola, traggono origine liti, tensioni sociali, guerre, complicate da una delicata situazione dei confini che si muove “come la onda del mar”. Le migliori condizioni economico sociali e del tenore di vita della popolazione della Serenissima, rispetto a quella mantovana deriva anche da grandi differenze a livello monetario e fiscale analizzate nello specifico dallʼautore che sottolinea relazioni e vantaggi economici a livello produttivo. In particolare, si spiega lʼevoluzione economica delle due principali industrie presenti, la lana e la seta, che si sviluppano in modo opposto. Se lʼindustria tessile mantovana, dopo aver conosciuto nel ʻ500 un vero e proprio boom, regredisce, nella parte bresciana la produzione di “pannilana” è già scomparsa alla fine del XVI secolo, mentre lʼindustria della seta comincia a svilupparsi solo dal secondo quarto del ʻ700. La tesi del Torreggiani si chiude con unʼ importante analisi delle principali vie di comunicazione, il cui percorso è definito dal divieto imposto dalla Serenissima di importare merci che non fossero passate per lʼemporio di Venezia. Le vicissitudini delle mercanzie prima di entrare in terra bresciana si evidenziano nel commercio dellʼolio di oliva e delle granaglie, dando giusto spazio alle diverse politiche annonarie e al fenomeno del contrabbando. La ricerca del Torreggiani, pur analizzando una prospettiva economica di ampio raggio, è di particolare rilievo, perché richiama, con una esposizione semplice ed organica, lʼattenzione su gran parte dei problemi storiografici che una comunità della Terraferma veneta, come Asola, pone agli studiosi di storia locale: lʼessere terra di confine, incuneata in un territorio intricato e anomalo, sia rispetto al sistema bresciano quanto a quello mantovano.

Si evidenziano, quindi, i problemi della difesa di una importante fortificazione lungo il confine occidentale della Serenissima; degli interessi e dei privilegi della Comunità; delle prerogative sulle ville assoggettate e sui comuni vicini; quelli di una idrografia peculiare da cui scaturisce la grande questione della gestione delle acque per la salvaguardia delle attività ad essa connesse; dei delicati rapporti con Venezia e delle relazioni economiche con le comunità limitrofe. La ricerca del Torreggiani costituisce, una nuova fonte di apprendimento su tematiche asolane da approfondire e sviluppare. In altre parole, evidenzia alcuni spunti per un approfondimento storico della nostra comunità nellʼarco di tempo che va dal XVI al XVIII secolo. A completare il saggio principale concorrono due inserti illustrati. Il primo, Dalla cartografia uno sguardo sul territorio, a cura di Ester Cauzzi, riguarda la descrizione di alcune mappe dellʼArchivio Storico comunale (Sezione Carte e mappe), tipologia documentaria tanto difficile nellʼinterpretazione storica, quanto suggestiva per colori e forme.

il secondo, 50° Anniversario Asola Città, Lo stemma (19-20 Aprile 2002), ripropone i materiali fotografici e le relazioni presentate nel 2002, in occasione della mostra sullo stemma comunale organizzata dal Circolo Filatelico Numismatico Città di Asola e dal Museo Civico “G. Bellini”. Alle conversazioni sul tema di Paolo Bertelli, Città della comunità e città del principe. Fasti e vicende di terre tra i Gonzaga e la Serenissima e di Andrea Lui, Communitatis Asulae: una comunità di cittadini, è stato aggiunto il contributo di Lucia Molinari, Lo stemma del Comune di Asola. Si ringraziano, in particolare, per la disponibilità dei materiali, oltre al presidente del Circolo Filatelico Alberto Guerreschi, gli autori Andrea Lui e Lucia Molinari, collaboratori al progetto di pubblicazione della Quadra; i fotografi Denis Roncali e Michele Peschiera che hanno curato la parte fotosegue a pag. 13


Eventi

13

Dimore e territorio asolano Ambiente, saperi e sapori 2007 LʼAssessorato alla Cultura ed al Turismo del Comune di Asola, presenta: la settimana della Cultura 11-20 Maggio 2007 Venerdì 11 maggio 2007 (11-20 maggio 2007) A cura del Circolo Filatelico Numismatico, del Centro Studi Internazionale di storia postale e dellʼ Archivio Storico comunale di Asola ore 18.15 Giardino di Palazzo Terzi (entrata Via Piave, 12) Inaugurazione della mostra con rievocazione risorgimentale

“A Palazzo Terzi lʼItalia chiamò!” Interventi del prof. Maurizio Bertolotti sul 1848 mantovano e di Ercolano Gandini, presidente Centro Studi Internazionale di storia postale

Sabato 12 maggio 2007 ore 10.00-12.00/15.30-18.30 Apertura della mostra In occasione della nona edizione della Rassegna Organi Storici Mantovani e in collaborazione con lʼAssociazione “LʼAquila e il leone” ore 18.00 Nella Sala dei Dieci, in Palazzo municipale

Presentazione de “La Quadra” (segue da pag. 12) grafica rendendola sicuramente suggestiva. Molto valido il contributo didattico della dott. ssa Claudia Bertuzzi, LʼArchivio Storico di Asola e la scuola del territorio: un esempio di didattica sostenuta dallʼuso del documento, monumento per dare una nuova voce ai protagonisti del passato e lʼ ultimo inserto della bella ricerca della dott.ssa Elisabetta Maderi, Appunti sulle dimore dellʼAsolano e delle curiosità sullʼAssassinio a Villa Agostina di Matilde Monteverdi. In conclusione, pur essendo cambiato il formato tipografico, il fine di questo secondo numero della Quadra rimane il medesimo: offrire un panorama di studi e ricerche, non necessariamente esaustivo, che possa rappresentare una valida base per chiunque si avvicini alla nostra storia locale. Un ringraziamento particolare da parte della responsabile dellʼArchivio Storico comunale agli autori e a tutti coloro, in particolare il signor Enrico Ferro che, con impegno e competenza, hanno contribuito a realizzare questo nuovo tassello della storia asolana. Ester Cauzzi

“Pietro Chiarini (Asola 1712-1777): un musicista asolano fra Venezia e Cremona” a cura del M° Fausto Caporali ore 21.00 in Cattedrale di S.Andrea,

Concerto per Soprano e Organo Marina Morelli – Soprano Fausto Caporali – Organo

Domenica 13 maggio 2007 Ore 9.00-12.00/15.30-18.30

nel giardino di Palazzo Terzi

Annullo commemorativo della mostra. A disposizione cartoline inedite con fotografie degli interni di Palazzo Terzi. Ore 10.30 Presentazione del secondo numero del quaderno di ricerca storica

“La Quadra: Storia, Arte e Cultura delle terre tra lʼaquila e il leone” a cura dellʼArchivio Storico comunale Seguirà una degustazione vini a cura del Consorzio bresciano dalle 9.00/20.00 in Piazza XX Settembre

“ASOLASAPORI e TRADIZIONI” Esposizione e assaggi di prodotti tipici mantovani Ore 15.00/18.30 Biciclettata nella campagna asolana, a cura della Coldiretti Informazioni orari mostra: 10.00-12.00 / 15.30-18.30 Per visite didattiche su appuntamento (0376/733052 - cell.320/2355676) La manifestazione aderisce allʼiniziativa di Legambiente “Voler Bene allʼItalia” realizzata sotto lʼAlto Patronato del Presidente della Repubblica

Il fotomontaggio raffigura il Generale Giuseppe Garibaldi mentre, sul balcone di Palazzo Terzi, parla agli asolani. (foto Archivio Storico di Asola)

“A PALAZZO TERZI LʼITALIA CHIAMOʼ ! ”

Mostra Storica Postale del Risorgimento Mantovano Venerdì 11 maggio

Lʼatmosfera incantata del giardino monumentale di Palazzo Terzi, gentilmente concesso dal proprietario, farà da cornice alla mostra del Circolo Filatelico Numismatico “Città di Asola” ad ispirazione risorgimentale che, attraverso lʼesposizione di una documentazione postale e di interessanti cimeli storici farà rivivere una pagina di storia locale del periodo che vide Asola coinvolta nella lotta per lʼindipendenza nazionale. Il balcone dal quale il 28 aprile 1862 (leggi pagina 18) si affacciò Garibaldi, per parlare agli asolani, come lo stesso stemma sabaudo affrescato in cima allo scalone dʼentrata, richiamano alla memoria la figura carismatica del Cav. Andrea Terzi (1819-1897), primo Sindaco di Asola dal 1860 al 1880. Testimoni del suo spirito patriottico restano gli affreschi che

fece dipingere in occasione delle visite del Generale e del principe ereditario Umberto ma, soprattutto, resta il ricordo del suo contributo alla vittoria di Solferino, quando, grazie alle sue tempestive informazioni sugli spostamenti di grossi contingenti di truppe austriache in uscita da Mantova, Napoleone III potè sventare il tentativo di accerchiamento messo in atto dallʼesercito austriaco. Un episodio poco noto che, però cambiò le sorti dello scontro decisivo a Solferino e San Martino il giorno seguente 24 giugno 1859. Il percorso espositivo della Mostra, attraverso materiali storico-postali, ripercorre alcune tappe fondamentali del periodo 1848-1859/1860, con particolare attenzione alla figura di Garibaldi del quale, proprio questʼanno, ricorre il bicentenario della nascita (1807-2007).

Agenda del Circolo Numismatico Filatelico Città di Asola

ore 18,15 Inaugurazione della Mostra (ingresso da Via Piave, 12)

Sabato 12 maggio ore 10:00 - 12:00 / 15:30 - 18:30 Apertura della Mostra che proseguirà con gli stessi orari da Lunedì 14 a Domenica 20 maggio

Domenica 13 maggio ore 9:00-12:00 / 15:30 - 18,30 Giardino di Palazzo Terzi (ingresso da Via Piave, 12) Annullo commemorativo con cartoline ricordo 20 maggio chiusura della Mostra

INGRESSO LIBERO


Anniversario

14

50° anniversario della locale Sezione dellʼA.N.C. I carabinieri in congedo asolani, iscritti allʼAssociazione Nazionale, festeggiano questʼanno, il loro 50° anniversario. Essere carabinieri ha un significato civico che, evidentemente, non si esaurisce con il periodo della ferma militare. Il valore di quella divisa è militare ma, nel suo intimo significato, assume i contorni della “vocazione” per la quale ogni giovane che lʼha indossata se la sente addosso come fosse una seconda pelle. La vocazione del carabiniere è la sintesi del senso del dovere e del senso dello Stato. Un carabiniere non smette mai di esserlo forse perchè, non a caso, la sua è lʼArma che più di tutte vive a contatto con la gente e più di tutte ha svolto e svolge un ruolo sociale insostituibile. La presenza capillare dei carabinieri sul territorio, oltre ad essere un rassicurante punto di riferimento per i cittadini, storicamente, ha svolto il ruolo fondamentale di garante della legalità. Così, non cʼè da stupirsi se, circa 4 anni fa, anche i carabinieri in congedo di Asola, mossi dal proprio forte senso civico, hanno deciso di rendere operativo, allʼinterno della loro Associazione, che fu costituita nellʼormai lontano 1957 e di cui è Presidente il Carabiniere Cesare Banni, un Nucleo di Volontariato. Localmente esso sta affiancando la Protezione Civile, la Croce Rossa, la Polizia locale, gli stessi Carabinieri, e le altre Associazioni dʼArma, nelle attività di sorveglianza e vigilanza davanti alla Scuola Elementare; durante le manifestazioni sportive o di pubblico servizio, come in occasione del Mercatino di Natale, della Fiera dei Morti, delle inaugurazioni, ecc. Ma lʼopera meritoria del Nucleo di Volontariato dellʼANC di Asola non si esaurisce qui. Infatti lʼAmministrazione Comunale si avvale del loro prezioso aiuto per migliorare la qualità del servizio di distribuzione

pasti agli anziani o per potenziare gli interventi del servizio civile, in occasione dellʼemergenza caldo e in eventuali casi di emergenza o di calamità naturali. Va anche ricordato che recentemente lʼANC di Asola si è resa promotrice di una raccolta fondi in favore dellʼAmbulatorio del Pavimento Pelvico, una nuova struttura ospedaliera

che sta prendendo corpo su iniziativa del Dott. Prof. Ottavio Bruni, Primario del Reparto di Chirurgia e del Dott. Marco Maffiolini, Primario del Reparto di Ostetricia, con la collaborazione del reparto di Radiologia. Inoltre, il prezioso contributo fornito dal Nucleo dei Volontari dellʼANC di Asola si estende anche ad altri comuni, ed è riconosciuto dalle varie Amministrazioni Comunali che si avvalgono dei loro servizi. Proprio a seguito di questo riconoscimento, lʼAmministrazione di Asola si è ufficialmente impegnata a mettere a disposizione dellʼANC quella sede operativa che è ritenuta indispensabile non solo per ottimizzare lʼaspetto organizzativo ma, soprattutto, per mantener viva la presenza della Sezione sul territorio.

Distributore automatico di latte crudo in cascina SICURO: per vendere il lat te crudo l’azienda deve superare i rigidi e frequenti controlli dell’ASL

NUTRIENTE

Il lat te crudo è più del pastorizzato in quanto senza questo processo rimangono intat ti tut ti i principi nutriti vi E naturalmente il lat te appena munto è dav vero molto più

BUONO!

Per apprezzarne tut to il suo antico sapore

Non dove te bollirlo! 1 euro per 1 litro Asola - Azienda Agricola dei fratelli Brignani - Cascina San Francesco Ziacchi Via Bonincontri Longure (a circa 300 metri dopo il Cimitero)


15

Giovanni Martarelli, in arte â&#x20AC;&#x153;Gioomaâ&#x20AC;?, si è esibito con un gruppo di amici, in Casa di Riposo, ad Asola, per esaudire un desiderio della zia Anna (con lui nella foto) e per il piacere degli anziani ospiti.

Concerto di â&#x20AC;&#x153;Gioomaâ&#x20AC;? in Casa di Riposo

!! !  !!!!  ! !  ! ! ! ! ! !!   ! !!! ! !! ! !!!! ! !  ! !" !   

La Signora Anna, zia di Giovanni Martarelli, il cantautore emergente del panorama canoro asolano, aveva espresso il desiderio di sentir cantare il nipote del quale qualcuno le aveva detto un gran bene, ma che Lei, la zia, non aveva ancora avuto modo di sentire. Essendo la signora Anna, ospite della Casa di Riposo di Asola, nella stagione invernale, è bastato un accenno al nipote e subito si è mossa la macchina organizzativa, per soddisfare il desiderio della zia Anna. E siccome non sarebbe stato possibile organizzare un concerto privato in Casa di Riposo, a Giovanni Martarelli, (in arte â&#x20AC;&#x153;Gioomaâ&#x20AC;?) è venuta lĘźidea meravigliosa di accontentare la zia ed, al tempo stesso, di organizzare un pomeriggio in musica per tutti gli ospiti della Casa di Riposo. Ottenuti i necessari permessi e coinvolta nellĘźiniziativa la direzione della struttura asolana (missione assai facile, visto che veniva proposto uno spettacolo di intrattenimento per gli anziani a costo zero) e stabilita la data dellĘźesibizione, a Giooma non restava che coinvolgere gli amici. Ottenuta lĘźentusiastica adesione del suo â&#x20AC;&#x153;vocalistâ&#x20AC;? Cristian Chiesa di Flero (BS) e del chitarrista spagnolo Jorge Ventosa (resta un mistero da dove sia sbucato), per completare il cast, a Giooma non restava che strappare il consenso del mitico duo â&#x20AC;&#x153;Alvin e Willyâ&#x20AC;? (il mantovano Alberto Pianori e lĘźasolano

William Rizzieri), reduci dai fasti di recenti concerti in provincia. Impresa solo apparentemente difficile, perchĂŠ, in veritĂ , Giovanni Martarelli non è riuscito a terminare la parte introduttiva della sua proposta, che William Rizzieri aveva giĂ  accettato. CosĂŹ domenica 18 marzo, lĘźeterogenea â&#x20AC;&#x153;combriccolaâ&#x20AC;? si è presentata in via Parma,

alle ore 15, puntuale, come se si fosse trattato di presentarsi al Teatro Ariston di San Remo. Non dobbiamo dimenticare, comunque che, nel suo piccolo, il palcoscenico della Sala Manifestazioni della Casa di Riposo di Asola, negli anni scorsi, aveva giĂ ospitato artisti famosi del calibro di Nilla Pizzi, Betti Curtis, Vilma Goich e Giorgio Consolini. Ma â&#x20AC;&#x153;Gioomaâ&#x20AC;? ed i suoi amici, senza lasciarsi condizionare dallĘźimpegnativo precedente, hanno proposto il loro vasto repertorio, ampio e piacevole, di classici italiani ed internazionali, col quale hanno saputo coinvolgere, per circa tre ore, gli anziani, le animatrici, le infermiere ed i volontari presenti riuscendo, alla fine, anche a trascinare, i piĂš intraprendenti, in vivacissime danze. SullĘźonda del successo del loro impegno benefico, gli stessi artisti si esibiranno il prossimo 9 maggio al teatro San Carlo di Asola, per il progetto â&#x20AC;&#x153;Musica per un sorrisoâ&#x20AC;?, concerto benefico organizzato a favore di A.B.E.O. (Associazione Bambino Emopatico Oncologico).

                 !!  !  !  " !  

    !! !!          

  !!  !! 

 !    

           !!



   

Musica


RONGONI


Dialettando

17

Cunsiglio Comunal

La pagina del dialetto Eros Aroldi

Piccolo Dizionario etimologico: lettera C

Caedù Ciocco che si bruciava la Vigilia di Natale e che era donato dalle famiglie più abbienti a quelle più povere come regalo di Natale, quando non erano ancora di moda i panettoni. Il nome potrebbe derivare dal francese cadeau, dono, oppure dal greco caio, bruciare. Questʼultima ipotesi è supportata dallʼarcaismo “cavedone” che Gabriele Rosa a metà ottocento ed il Petrocchi agli inizi del novecento citavano come sinonimo di alari, quegli arnesi, comunemente di ferro, che servivano a mantenere sospesa la legna nel focolare per farla ardere meglio. Infine il Rossi nelle “Parole Castiglionesi” ipotizza come cavedone possa derivare dal latino capito - capitonis letteralmente “che ha la testa grossa” forse per le teste umane o divine che sormontavano un tempo gli alari. Nel polesano poi, con il termine Cavdòn si identifica il Natale stesso, prova ne sia il proverbio che recita “Ala Madona de San Zuanòn ( lʼImmacolata Concezione) manca disdòt dì al cavdòn”. Calambràt o cambràt Alla coque, uovo bollito fino a far rapprendere lʼalbume, quindi né crudo, né cotto. Per analogia dicesi anche di persona convalescente in quanto non più malata, ma non ancora completamente sana. Uno stato, quindi provvisorio, di passaggio, come provvisoriamente viene unito dai carpentieri il legname da costruzione per mezzo delle “cambre”, specie di graffe metalliche a due punte. Campane a martel Campane a stormo: la definizione dialettale non ha niente a che fare con un ipotetico martello percosso sui bronzi. Eʼ invece da collegare a Marte dio della guerra; infatti anticamente le campane suonavano a stormo nellʼimminenza di un grave pericolo per la città ed il pericolo più grave era senzʼaltro da considerarsi lʼavvicinarsi di truppe nemiche. Chiribiri Basco. Purtroppo per questo lemma dialettale non ho saputo trovare alcuna etimologia plausibile. Per tale motivo, sarei grato a chiunque mi fornisse un aiuto. Ciaculå e garatulå Battola, crepitacolo. Strumento formato da una tavoletta di legno con maniglia mobile in ferro che si usava la sera del Venerdì Santo per annunciare le Funzioni Religiose in sostituzione delle campane che venivano sciolte solo con la Resurrezione di Gesù. Uno strumento abbastanza simile detto “Tabula” veniva usato nel medioevo dalla Guardia Campestre Comunale per annunciare le riunioni del Consiglio Comunale. Da “Ciaculå” deriva il verbo “ciaculà” discorrere. Insieme alla “ciaculå” la sera del Venerdì Santo veniva usata anche la “garatulå” uno strumento costituito da una parte mobile con una lamina flessibile che, ruotando su una parte fissa dentata, produce un suono simile ad una raganella. Con tale epiteto viene denominata una donnetta di poco conto, buona solo a blaterare.

Ciarå Albume; mentre la dizione italiana albume deriva dal latino albus “bianco” da cui alba ovvero il momento in cui il cielo incomincia ad imbiancarsi, ciarå significa letteralmente chiara, e poiché lʼalbume non è bianco ma trasparente, mi sembra molto più appropriato il termine dialettale. In verità i latini avevano parecchi altri aggettivi per indicare il colore bianco, niveus: bianco come la neve, cereus, bianco come la cera, lacteus, bianco come il latte; albus era invece maggiormente usato nel senso di pallido, come appunto è pallido il cielo dellʼalba. Cobiå Corda che serve per legare i bovini, a guisa di guinzaglio, quando devono essere accompagnati a piedi. Da cui Cobiàs: mettersi insieme nel senso di legarsi con una cobiå, sposarsi.e quindi Cobià: appaiare. In italiano esiste il vocabolo Copula: accoppiamento sessuale, congiunzione, coppia. Copula è anche la parte del predicato nominale che corrisponde alla sola parte verbale e che serve per accoppiare il soggetto al cosiddetto nome del predicato. Dal latino cum (con, insieme) seguito dalla radice ap di aptus (adatto). Quindi adatto a stare insieme, da cui coppia, ovvero due cose adatte a stare insieme. Crüco Crucco, sinonimo di tedesco, dal vocabolo “Kruh” pane, con cui i soldati croati, arruolati nellʼesercito austroungarico, erano soliti richiedere tale alimento ai fornai milanesi. Cumpàgn Uguale, appaiato. Nelle lingua italiana per compagno si intende una persona che ha aspirazioni, gusti ed interessi comuni ai nostri, letteralmente colui col quale si “condivide, si spezza il pane” dal latino cum pane. Nel nostro dialetto, poi, questa affinità viene espressa, per estensivo, in termini di somiglianza materiale vera e propria, cosicché “cumpàgn” sta ad indicare qualcosa di simile, di identico. Curadå Polmone di manzo o di maiale: da corata che letteralmente indica il cuore ma per ampliamento è significativa di tutte le interiora degli animali macellati. Nel nostro dialetto ha prevalso, soppiantando il cuore originale, la più voluminosa delle interiora, a parte le budella: i polmoni.

Son ʻndàt na serå, brötå che piuiå, a eder el cunsiglio chi tigniå la sö ʻn comune, siem en quater gat, e ancå ʻl sindich ʻn po ʻl se lamentàt. A destra gherå, chei de lʼupusisiù, che isé i_a ciamå per cunsulasiù, perché defati i_è chei che gà perdìt e ghe ʻn qual dü chel lʼha gnamó capìt. Prim ghe Riverå con lʼAnnaliså abandå chel pontå ʻl sindich, lʼè tötå na dumandå, cal là el la smirå de surå de i_uciai e pó ʻl sé stöfå “Rómpem miå i curai”. Visì ghe ʻl frer chel molå miå la scragnå e Carminati lʼè ʻn bandå chel caragnå. “I_è za dö olte che ʻndàt ghe som visì second u ters lʼè prope ʻn gran patì ». Pó ghe Fiorenzo, chel par en poʼ isulàt lʼè ʻn dʼen cantù el scöntå i sò pecat, magare ʻl penså ale prosime elesiù sʼel penså a cheste ghe vé zó ʻn lagrimù. E vardå te, chʼel miå za sicuràt che de sicur i_aresem sbaragliat, e quant som vist penultim a rià per en minùt se gnìt a mancà ʻl fià E lé a sinistrå ghe stà la magiuranså, che i_è mansì ti vedet za a distansa, lo sguardo fiero, vardé che gom vinsìt ste al voster pòst , vuatèr ghi perdit Lʼè ghe lʼUreste chel fa ʻn gran pulverù per fal sta quiet Zaché ʻl ga i sgrundanu, e Neri el rit, ghe pians finamai i_öcc che par chel dise “Putei vó ciaàt töcc”. En meså, ensemå, a töti i sò asesur ghe sta Giovanni sindich e dutur, el par nervus, magare l_é ʼn pó strach el sgagnå argotå, el garà miå senàt. Alå sò destrå el vice, lʼè ʻn Santì però a vardal lʼè töt so zio Carlì; poʼ la Francescå, lʼa ga ʻn gran bel facì la scragnå dopo Sarzi ʻl fa ʻn pisulì. Alå sinistrå de có alå scrianiå ghe giù de lʼEnel peròʻl cunose miå, visì a Zanelå, che lʼè per Castelnöf e par chel völe fal tirà sö de nöf. Fa sito Franco adés i dis vargotå per el parchegio, mé go capìt negotå, se però arde en faciå Sauldì chi la fa pö, go belå za capìt E pó le Medie che forse i_a farà, ma miå al Cunsorsio, che le stàt inquinàt, par chi i_a sposte, la ʻn font verso Pignole, bastå chi a faghe, senså tante gnole. Che me só stat de caså per en poʼ en du i vindiå la naftå la de Afò, e le me fiole i_é gnide grande istess senså ciamà zo lʼArpå töti i mes. Sito sculltóm che gom de reticià lʼasilo nöf che tant el sʼè custàt, en del pruget ghe miå stat mis i cop pöl capità, stom miå lamentàs trop. Be ʻl set che fo, ades vo a casa miå vo a da nʼuciadå, sperom che piöe miå, vede miå lʼurå, de andà ʻn del me letù tanto a sta che, me è sul la pasiù. Carå ʻl mé sindich tè dó la bunå nòt nʼatim che infilse, sö ʻl me gabanòt, ciao cunsiglier ve fo la riverenså, a me ʼl getù i da miå per la presenzå. Asola, novembre 2004

Forte della sua ultra decennale esperienza Artepura si propone come partner ideale per chi desidera dare un tocco personale allʼarredamento della propria abitazione. Lavorazioni standard e personalizzate in pietra e marmo. Complementi dʼarredo per interni ed esterni. Rivestimenti prestigiosi, colonne, librerie, tavolini, camini negli stili che meglio si intonano con il carattere del proprio arredamento. Preventivi per arredi su misura. Oggettistica, Antiquariato.

46041 ASOLA (MN) - Via Adami, 26 Tel. - Fax 0376.712062-Cell.393.9720396 www.artepuraonline.com


Storia

Enrico Ferro

18

In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi proponiamo due interessanti testimonianze dei legami che nel corso del Risorgimento Asola ebbe con lʼEroe dei due Mondi.

La Società del tiro a segno La Società del tiro a segno dʼAsola nasce il 19 aprile 1862, anche se già attiva, di fatto, dal 1860, da un sodalizio di patrioti asolani. I promotori furono 24, per la maggior parte esponenti dellʼaristocrazia e della borghesia asolana, i quali elessero una commissione di cinque probiviri incaricata di redigere lo statuto della Società (I). I membri della commissione furono per la cronaca, i signori: Griani dott. Giuseppe, Gerola dott. Renato, Carrera Gio. Battista, Enrico dott.Tosi e Zuccheri Conte Giulio Cesare. Il capitale iniziale fu di Lire 695 costituito dai versamenti di 139 quote da Lire 5 cadauna. Nella seduta successiva del 22 aprile allʼordine del giorno vi fu: 1) Approvazione dello statuto organico. 2) Approvazione del memoriale da presentare al generale Garibaldi. 3) Nomina della rappresentanza sociale. E proprio come stabilito allʼultimo punto, fu eletto il primo direttivo nella figura del presidente Zuccheri Conte Giulio Cesare, vicepresidente Tosi dr. Enrico, segretario Carrera Gio. Battista coadiuvati da quattro consiglieri, i signori: Gerola dr. Renato, Camozzi Nobile Girolamo, Griani Giuseppe e Boccalini Nob. Ottaviano (II). La Società fu denominata, con una certa enfasi tipicamente risorgimentale, “Società del Tiro al Bersaglio – Carabinieri del Basso Chiese”. Durante il suo giro elettorale per il Bresciano, Garibaldi il 28 aprile, il giorno in cui tra lʼaltro pronunciò il celebre discorso dal balcone di Palazzo Terzi ricordato da una lapide murata in seguito accanto, ormai assai sbiadita, inaugurò il Tiro a Segno di Asola, lungo le rive del Chiese e di quellʼavvenimento rimane una cronaca riportata su “La Sentinella Bresciana” di martedì 29 aprile 1862: “Castelgoffredo 28 aprile ore 4 pom.”.[.....] “Alle 8 ebbe luogo la inaugurazione del tiro (ci si riferiva al Tiro a Segno di Castel Goffredo. NdA). Indi partì per Asola. Festeggiato lungo la via dai contadini che accorrevano abbandonando i loro lavori campestri, là giunse fra lʼuniversale entusiasmo. In mezzo a fiori, e musicali concerti pervenne alla casa del Sindaco da dove tenne eloquente sermone; accolse le corporazioni del paese, asciolse, indi recossi allʼinaugurazione del tiro”. Sempre “La Sentinella Bresciana” di giovedì 1° maggio proseguiva con la cronaca della visita del celebre ospite: “Asola 28 aprile. Oggi verso le ore 11 ant. Asola aveva lʼonore di accogliere fra le sue mura il generale Garibaldi”. [....] “Ad un ora (sic) pomeridiana il Generale si recava al Campo del Bersaglio ove veniva ricevuto dalla Rappresentanza della Società del tiro totto (sic) un Padiglione eretto per la circostanza. Stante il resto di malattia che

lo affligge ancora alla mano destra, non poté inaugurare il tiro e lo fece per lui il Senatore Plezza: seguirono i tiratori della Società e della Guardia nazionale, i quali ultimi con una serie di colpi felici mandarono soddisfattissimo

TRASCRIZIONE:

il Generale”. [....] In una relazione del 12 febbraio 1890 (III), quando come vedremo in seguito lʼattività della Società era già cessata, a firma dellʼingegnere comunale Ottaviano Clerici Bagozzi troviamo la descrizione del poligono di tiro, lungo circa 450 metri: “Il campo (indicato ancor oggi come “Bersaglio Broglia” NdA) (IV) ha sul lato di fronte a tramontana, altri campi coltivati a bosco oltre la parte compresa fra lʼargine del Chiese ed il Fiume, ed a coltivazione ordinaria di cereali, la parte interna allʼargine stesso. Dal lato di levante abbiamo pure coltivazioni ordinarie di cereali; a mezzodì la Strada Comunale di Canneto e la Fossa Magna, a ponente, il Fiume Chiese”. Nel corso degli anni la Società esplicò onorevolmente la sua attività partecipando a gare di tiro a segno in Italia e anche allʼestero (V) tenendo fede agli scopi prefissati ed in particolare a quello “....di addestrare i cittadini allʼuso delle segue a pag. 19

Belgirate, 17 giugno 1862 Alla Società del Tiro a segno - Asola

Amici! Accetto riconoscente la mia elezione a Presidente di cotesta Società Vostra. Le parole che dalle generose anime Vostre volgono a me, sono testimonianza che lʼamore della Patria sta a Voi, più che sulle labbra, sul cuore, per tradursi in nobili fatti. Fate, di grazia, che la valorosa gioventù Italiana abbia lʼaffettuoso mio saluto, e sappia aver io fede nei forti suoi propositi. Addio di cuore Vostro G. Garibaldi Riproduzione autorizzata dal Museo Civico G. Bellini al Sig. Enrico Ferro N. Prot. 3796/2007


Storia La Società del tiro a segno segue da pag. 18 armi e di sviluppare in essi lo spirito militare” rifacendosi allʼesempio svizzero sullʼaddestramento della leva militare, con particolare riguardo alle giovani generazioni (VI), intensificando la collaborazione con i membri della Guardia Nazionale di Asola, che custodiva le armi e forniva le munizioni ai tiratori. A seguito allʼemanazione del R.D. n. 1510 dellʼ11 ottobre 1863 che ordinava la demarcazione tra società del tiro a segno comunali, provinciali e private, anche per accedere a cospicui finanziamenti governativi, lo statuto fu nuovamente riformato per quanto riguardava i rapporti con il Comune di Asola. Ma il sodalizio non doveva avere vita lunga e già nel 1875, nella seduta del 26 dicembre, ne era deliberato lo scioglimento e la conseguente devoluzione del patrimonio di

19 Lire 480,32 e di “dodici fucili”(sic) alla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Asola (SOMS) che il 24 febbraio successivo, in una sua missiva a firma del presidente, Avv. Osma, ringraziava per lʼinaspettata donazione (VII).Tuttavia, consultando gli atti conservati nellʼArchivio Comunale di Asola, risulta una fitta corrispondenza che va oltre il 1876 e che giunge addirittura al 1904. Eʼ interessante il caso dei documenti relativi al rifiuto dei Comuni di Piubega e Casaloldo di concorrere alle spese di gestione di una Società Mandamentale del Tiro a segno che, forse, doveva proprio sorgere ad Asola e che risalgono al 1883 (VIII). Le indicazioni presenti su ulteriori documenti, relativi soprattutto ai rapporti tra il Comune di Asola, la Società del Tiro a Segno Nazionale e la Società del Tiro Mandamentale con sede a Mantova, non hanno però fornito indizi se si trattasse della stessa Società scioltasi nel 1875 e poi ricostituitasi o se si riferissero ad unʼaltra.

NOTE: (I) Lʼoriginale dello statuto fu sottoscritto dal ge-

nerale Giuseppe Garibaldi che espresse tra lʼaltro i suoi auguri al neocostituito sodalizio assumendone anche la presidenza onoraria, come risulta da una sua missiva del 17 giugno di quellʼanno. Ma qui si apre un piccolo “giallo”: secondo una lettera di Goffredo Bellini in data 23 maggio 1932, tale statuto è preso in carico dal Museo Civico [lo stesso che è stato ribattezzato col nome del suo fondatore]. Negli inventari del Museo degli anni ʻ40 lʼoriginale dello statuto risulta esposto contro “la parete nord” del Monte Pegni, allora come adesso sede museale, assieme alla predetta lettera di Garibaldi tuttora conservata. Tuttavia, dello statuto attualmente ne rimane una copia conforme allʼoriginale presso lʼarchivio storico del Comune di Asola [sezione postunitaria busta 335 fascicolo 2.6.]. (II) Il corposo carteggio relativo alla sua costituzione può essere consultato presso lʼarchivio storico comunale sempre alla sezione postunitaria alla busta 335 fascicolo 1. (III) Archivio Comunale di Asola b.336.1.15 (IV) Ringrazio il Prof. Bruno Broglia per la sua testimonianza orale: secondo quanto tramandato in famiglia, il terreno fu utilizzato come poligono, per un breve periodo, subito dopo la visita di Garibaldi. La sua famiglia acquistò il terreno nel 1908 dal Comune di Asola. (V) Interessante da questo punto di vista la richiesta di sottoscrizione per un dono alla Società del Tiro di Francoforte [b.335.2.1]. (VI) La rivoluzione americana del 1776 e le successive guerre napoleoniche, in particolare la campagna spagnola del 1808 [la cosiddetta “campagna peninsulare”], avevano dimostrato la necessità di addestrare reparti di tiratori scelti in grado di molestare gli ufficiali avversari portando lo scompiglio tra la truppa [Jäger, Schützen, Bersaglieri, Cacciatori, Volteggiatori ecc.] grazie allʼintroduzione sempre più massiccia di fucili a canna rigata [carabine]. Le fortunate campagne risorgimentali condotte dalla “camicie rosse” garibaldine avevano altresì mitizzato la figura del volontario addestrato al tiro di precisione proveniente dai vari strati sociali della popolazione. (VII) Si leggano le deliberazioni conservate nel fascicolo 2.13 della predetta busta 335. (VIII) Si veda a proposito, la documentazione conservata nella sezione postunitaria nella busta 336 [XX. Società diverse].1.13.

Pagina (estratto) della Sentinella Bresciana del 1° maggio 1862 con la cronaca dellʼinaugurazione del Tiro a Segno di Asola avvenuta il 28 aprile, alla presenza del Generale Giuseppe Garibaldi. ( Archivio Autore)

Il Giallo di Via Piave si infittisce Nel primo numero di questʼanno, in un trafiletto, avevamo trattato, in chiave ironica, la graduale sparizione di 19 pali in ghisa, praticamente nuovi, che erano stati posti per dissuadere gli automobilisti dal parcheggiare nello spazio contiguo al Teatro Sociale. Erano dei bei pali in ghisa, certamente costosi. Allora avevamo ipotizzato un loro possibile “rapimento” ad opera di un loro disonesto estimatore. Allʼindomani dellʼuscita del nostro giornale fummo subito ripresi da un autorevole esponente di questa maggioranza che, volendo fugare ogni nostro sospetto, si affrettò a comunicarci il loro temporaneo ritiro, per la necessità di modificare lʼancoraggio a terra, proprio per evitare che qualcuno li potesse trafugare. Ovvia-

mente ci bastò questa giustificazione perchè non potevamo pensare che, dopo poco tempo dalla loro posa, i 19 pali in ghisa fossero davvero già spariti. Poco tempo fa, a seguito di una segnalazione di un solerte cittadino, ci siamo recati a controllare i 19 pali, dopo che gli stessi erano stati riposizionati dal Comune. Grande fu la nostra sorpresa nel constatare che i 19 pali non erano più gli stessi e che la sede di ancoraggio di ognuno era stata spostata di circa cm. 30. Cosa era accaduto ai 19 pali in ghisa originari? Sono stati davvero trafugati? Perchè lʼesponente della maggioranza ci ha voluto raccontare quella pietosa bugia? Aspettando una risposta credibile, dalle autorità competenti, intanto il giallo di via Piave si infittisce... come si infittiscono le spese a carico del contribuente.


Il personaggio

20

La figura di Riccardo Boni nel ricordo di famigliari, amici ed avversari Per il suo spiccato senso della giustizia, per la sua onestĂ e per la coerenza a cui si è sempre ispirato, è stato amato dai compagni di partito ed unanimemente rispettato dai suoi avversari politici. Riccardo nasce nel 1920 a Remedello da una famiglia di salariati agricoli, giĂ  â&#x20AC;&#x153;vecchiâ&#x20AC;? militanti del Partito Socialista. Anche se il giovane Riccardo avrebbe avuto lĘźintelligenza e le capacitĂ  per studiare, a quei tempi, purtroppo, la scuola era aperta solo a chi se la poteva permettere, con o senza capacitĂ . CosĂŹ i â&#x20AC;&#x153;rampolliâ&#x20AC;? dei ricchi possidenti potevano esibire, oltre al loro status sociale, i diplomi che li qualificavano come â&#x20AC;&#x153;persone che avevano studiatoâ&#x20AC;?, mentre in taluni casi, vi erano figli di salariati agricoli che, seppur in possesso di capacitĂ  intellettuali superiori, erano purtroppo costretti ad interrompere presto gli studi, per lavorare nei campi come, prima di loro era giĂ  toccato ai loro padri e ai loro nonni. Riccardo era uno di quei giovani che la sorte ha fatto nascere in una famiglia povera; il suo curriculum scolastico si ferma alle scuole elementari, ma non la sua voglia e la sua capacitĂ  di impegnarsi contro le ingiustizie sociali. Ed è stata proprio lĘźingiustizia da lui stesso subita che forgiò il suo animo e le intime convinzioni che diverranno la sua stessa ragione di vita. Poichè lĘźintelligenza non gli faceva difetto, finĂŹ per abbandonare la strada del famèi dè fagòt, alla quale sembrava essere destinato, per ascoltare il richiamo di quella che sarebbe diventata la sua â&#x20AC;&#x153;vocazioneâ&#x20AC;?: difendere i piĂš deboli, in modo convinto e senza compromessi. Una delle iniziative piĂš rilevanti nel periodo del primo dopoguerra che hanno visto protagonista Riccardo Boni fu sicuramente lĘźorganizzazione di quello che venne definito â&#x20AC;&#x153;lo sciopero dei 40 giorniâ&#x20AC;? che portò alla riforma agraria. Il pensiero di Riccardo Boni era ispirato ad unĘźetica di vita

che non poteva indulgere alle debolezze e allĘźincoerenza. Per Lui non esistevano i colori grigi o le sfumature per giustificare i comportamenti e le scelte di comodo. Il suo rigore non risparmiava nemmeno i compagni di partito anzi, se possibile, Riccardo pretendeva da loro ciò che, senza esitazioni, pretendeva da sĂŠ stesso, perchè il suo rigore aveva un nome ed un credo: â&#x20AC;&#x153;Giustiziaâ&#x20AC;?. Il senso spiccato del giusto o dellĘźingiusto in Riccardo non conosce le mezze misure, cosĂŹ come non fa parte del suo bagaglio culturale lĘźidea di trarre vantaggi personali dalla sua posizione. Lo confermano i figli Catia e Maurizio ricordando un episodio emblematico del modo di pensare e di comportarsi del proprio padre. Riccardo Boni, che era stato tra i fondatori della sede asolana della C.G.I.L. e, quindi una persona in vista e stimata, forse per accontentare lĘźadorata moglie Antonia, fece domanda per avere in assegnazione un alloggio popolare del Comune. Avendo la sua famiglia i requisiti richiesti dal bando, ottenne quellĘźassegnazione. Quando Riccardo venne a sapere che la sua domanda era stata accolta, chiese di poter controllare lĘźelenco degli esclusi. A suo giudizio, avendo valutato che la prima famiglia esclusa era piĂš povera della sua e, quindi, piĂš della sua aveva diritto ad un alloggio popolare, senza alcun ripensamento, rinunciò a quellĘźalloggio, gettando nello sconforto la moglie che da tempo sognava quella sistemazione. Questo era Riccardo Boni, uomo giusto ed integerrimo che non ammetteva, debolezze anche se, talvolta per rimanere coerente a questo suo rigoroso modo di pensare, doveva pagare in prima persona per le sue scelte. Ma proprio per questo

Riccardo Boni era amato dai compagni e rispettato dagli avversari. Pur essendosi fermato alle elementari, Riccardo era un uomo intelligente, capace di imparare, da autodidatta, quanto molti non hanno mai saputo apprendere nemmeno frequentando lĘźuniversitĂ . I conteggi che, dopo notti insonni, presentava per definire una liquidazione o per un ricongiungimento ai fini pensionistici, erano sempre perfetti tanto che, sia i â&#x20AC;&#x153;padroniâ&#x20AC;? che i funzionari dellĘźI.N.P.S. quando sapevano che i calcoli erano stati fatti da Boni, nemmeno perdevano tempo a controllare. <Se li ha fatti Boni, vanno bene cosĂŹ!> dicevano. A Riccardo Boni, uomo scomodo per la sua franchezza; per il suo senso di giustizia; per la sua incapacitĂ  ad essere diplomatico, era riconosciuta da tutti, compagni ed avversari, una qualitĂ  rara: la coerenza, costi quel che costi, ed alla sua morte avvenuta il 14 gennaio del 1989 nessuno si è sottratto al dovere di rendergli omaggio, perchè le idee si possono anche non condividere ma se lĘźuomo che le ha propugnate è stato giusto, onesto e coerente con esse per tutta la vita come, certamente, lo è stato Riccardo Boni, quellĘźuomo merita il rispetto di tutti e, considerati i tempi che stiamo vivendo, merita anche di essere ricordato e portato ad esempio.

 1XRYR7ULORFDOH SLDQRWHUUDFRQ JDUDJHHJLDUGL QRGLSURSULHWj ½

&$6$/0252  &DVDOPRURFHQ WURDSSDUWD PHQWRSLDQR SULPRFRQSRVWR DXWRSULYDWR ½

&$6$/2/'2



$62/$ %LORFDOHQXRYR FRPSRVWRGD FXFLQD VRJJLRUQRED JQRFDPHUD EDOFRQLJDUDJH HFDQWLQD ½

$62/$ 7ULORFDOHSLDQR SULPRFRQEDOFR QHER[HFDQWLQD &RQVHJQDLQL]LR 3RVVLELOLWjGL SHUVRQDOL]]DUHOH ILQLWXUH ½

&$11(72 $33$57$0(172 PT&XFLQD DELWDELOH VRJJLRUQRFRQ FDPLQROHWWR EDJQREDOFRQH HJDUDJH ½¡

$62/$ &DVFLQDFRQ PTGLJLDU GLQRFLQWDWRH FRPSOHWRGL LPSLDQWRGL LUULJD]LRQHHG LOOXPLQD]LRQH½ 

$62/$  $SSDUWDPHQWRLQ 3LFFRODSDOD]]L QDGLQXRYD FRVWUX]LRQH SRVWDLQ]RQD UHVLGHQ]LDOH ½

$62/$ %LIDPLJOLDUH FRPSRVWDGD VRJJLRUQRFXFL QDFDPHUHPDWU HVLQJROD *DUDJHGRSSLRH JLDUGLQR7UDWWDWLYH ULVHUYDWH

/$*2 ',*$5'$

'(6(1=$12 ,QHVFOXVLYR UHVLGHQFHFRQ SLVFLQDDSRFKL SDVVLGDOFHQWUR %,/2&$/(DUUH GDWRFRQEDOFR QHHJDUDJH½ 

&(5&+,81,002%,/(68//$*2',*$5'$" 982,9$/87$5(,19(67,0(17,,002%,/,$5,"  6(/(=,21,$023(5,12675,&/,(17,/(2))(57(3,Ă&#x2013;9$17$**,26( &217$77$1'2',5(77$0(17(/(,035(6(&26758775,&,


Parole di Vita

21

Ritovare “L’interiorità” Don Riccardo Gobbi

Perdonatemi se inizio sempre da una lettura di situazione problematica. Vi assicuro, non è pessimismo, ma lettura di un aspetto della vita per offrire una strada di speranza e di libertà. Oggi, credo condivisibile, assistiamo ad una crisi della “interiorità”. Nellʼintimo del mondo interiore costituito da ideali, sogni, sentimenti, passioni, progetti, interessi, sentimenti... le persone si sentono un poʼ in affanno. Ne ho parlato anche nellʼomelia del Giovedì Santo, celebrazione nella quale ogni anno affronto una tematica che sento urgente e importante, dalla quale prendo spunto per questo articolo. Risolviamo spesso queste situazioni dicendo che è la società a distoglierci dalla dimensione interiore perché orientata alle questioni materiali del vivere, per altro non affatto semplici e banali. Ritengo però, riportando S. Agostino, che “non siano i tempi ad essere malvagi, ma che noi siamo il tempo”; siamo noi infatti a gestire lʼopportunità per rigenerare la crisi dellʼinteriorità. Proviamo innanzitutto a leggere la questione un poʼ più in profondità. In ragione del fallimento dei grandi ideali e del progetto di essere felici a partire dalle grandi ideologie, la persona tende a ripiegarsi su se stessa. È evidente che ciò che si percepisce come dolore o come piacere per sè, viene per primo in rapporto a ciò che può causare dolore o piacere agli altri. La tendenza è a serrare le proprie tende su quello che succede fuori di noi, sia che si tratti dellʼamministrazione comunale, del governo, dello stato..., sia delle persone che abitano accanto... Viviamo alla giornata. Consumando. Lʼidea che sia importante promuovere tutta la vita della società, ci è estranea. Che ci siano dei valori comuni — spesso molto importanti e delicati — da onorare e proteggere, diventa lʼultima delle nostre preoccupazioni. Da qui può derivare un vuoto interiore inquietante dal punto di vista delle idee e delle convinzioni, che porta a dar credito a tutto e a non saper discernere

con facilità: la misura di ciò che io penso, provo, voglio o difendo, non avviene con il giudizio della coscienza, ma secondo il bizzarro barometro dellʼopinione pubblica. Alla fine, tutto questo ci lascia molto soli, dispersi, senza certezze. Da questo tentativo di lettura nasce, a mio avviso, lʼurgenza e la necessità di superare la comoda presunzione di “pensare solo a noi stessi” o al contrario lo scoraggiamento del “tanto non posso farci nulla” perché non dipende da me. Per poter vivere, infatti, abbiamo bisogno di progettualità, orientamenti, motivazioni. Se manca dunque una formazione intellettuale, culturale e (aggiungo con certezza di causa) spirituale, se non ci sentiamo inseriti in una tradizione e in una storia, sostenuti da una memoria di senso e di valori, vengono a mancare i presupposti per una vera interiorità. La persona che non voglia appoggiarsi a niente, che non abbia alcuna eredità da cui trarre sostentamento, diventa facilmente vittima delle proprie emozioni e preda dellʼangoscia. Eʼ importante a questo punto considerare alcune vie percorribili per educarci allʼinteriorità, vie che con fatica, ma spesso con successo, cerco di portare avanti anche nel mio ministero asolano. La prima via è quella dellʼ “intelletto”: dal latino letteralmente “intus-legere”, leggere dentro, in profondità. Non a caso “lʼintelletto” è uno dei sette doni dello Spirito Santo della tradizione cristiana. Trafficare questo dono significa dedicare tempo per leggere, informarsi, conoscere, imparare, approfondire, confrontarsi, comprendere... Occorre promuovere e trasmettere cultura da diversi punti di vista, letterario, scientifico, psicologico, artistico, teatrale, cinematografico, musicale, religioso... Soltanto in questo modo possiamo fare luce sulle verità fondamentali della vita, comprese quelle di fede. Tendiamo a fidarci troppo di ciò che sentiamo o ci viene offerto dai mezzi di comunicazione (purtroppo spesso in modo distorto e poco credibile).

Bar Milano

di Erika e Cristian PANINI - TOAST PIADINE 10 Aprile AUGURI GRETA

Serie A e Champions League

CHIUSO IL LUNEDIʼ

Castelnuovo di Asola - Tel. 0376 / 74192

Eʼ necessario combattere con tutte le nostre forze e con tutti i mezzi necessari la superficialità del pensiero. Una seconda via è quella del “cuore”: non intendo cuore come emozione, sentimento o reazione affettiva, ma nel senso biblico di “capacità sapienziale”. Il cuore, o come diciamo nel linguaggio moderno la coscienza, costituisce la capacità sapienziale di giudicare, di scoprire le cause e le ragioni del vivere, di riconoscere i fondamenti da cui sgorgano il gusto della vita, del bello, del vero. Questo stile sapienziale coinvolge, lo si può ben capire, anche i sentimenti, le emozioni, la sensibilità. La stoltezza che si evince nella ripugnanza e nel disgusto della vita è il segno contrario a questa sapienza da combattere. Unʼultima via, ma non per questo meno importante, è quella dello “spirito”, direttamente legata ai valori del sacro, del religioso, della fede in Dio e nella sua verità storica che, per i cristiani, è Gesù Cristo. Lo spirito è il dono di grazia immesso nellʼanimo (interiorità) dalla nostra tradizione cristiana. Eʼ la ricchezza dellʼessere divino che è dentro di noi, che ci permette di aprire gli occhi alle dimensioni di Dio stesso, della sua bellezza, del suo amore fedele, della sua perfezione, del suo mistero. Una vita aperta al mistero, è mia convinzione profonda e radicata, acquista un respiro di universalità e di infinito impagabili. Al contrario, una vita ʻmaterializzataʼ riduce di molto le potenzialità umane. Intelletto, cuore, spirito: sono le tre vie che ritengo importanti per educare e formare la dimensione interiore del vivere. Il signor Giordano della Torre, appassionato cultore dellʼorgano della Cattedrale, recentemente restaurato, ha scritto a Papa Benedetto XVI per inviargli un Cd del concerto eseguito dal compianto M°Renzo Buia allʼorgano Serassi, in occasione del Festival internazionale del 1984 ed un Dvd che illustra le bellezze artistiche della nostra Cattedrale. Lʼidea del Sig. Della Torre è stata apprezzata in Vaticano e Mons. Gabriele Cacia della Segreteria di Stato, nella Sua cortese risposta scrive, fra lʼaltro: <Il Sommo Pontefice, che ha accolto e ben apprezzato il gesto di ossequio e i pensieri di stima che lʼhanno dettato, desidera farle giungere lʼespressione della sua cordiale gratitudine, mentre auspica che il culto per la casa del Signore e per lʼarte possa suscitare un amore sempre più profondo e gioioso a Cristo e alla Chiesa>.


Da Piubega

22

Alla gita del 21 marzo scorso, organizzata dal Gruppo EOS di Piubega, hanno partecipato 60 persone entusiaste di aver potuto visitare la base aerea di Rivolto, sede del 313° Gruppo di Addestramento Acrobatico.

Gli amici di Piubega in visita alla Pattuglia Acrobatica Nazionale “FRECCE TRICOLORI” Eʼ stata davvero una giornata indimenticabile, quella del 21 Marzo, per le sessanta persone che hanno partecipato al pullman organizzato dallʼAssociazione EOS -Cultura & Ricerca di Piubega (Mantova). Infatti, nella bellissima giornata di inizio primavera, il sodalizio piubeghese ha fatto visita alla base aerea di Rivolto (Udine), sede del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori”, la pattuglia acrobatica più famosa e numerosa del mondo, oltre che orgoglio e vanto per lʼItalia intera. Il programma della giornata ha avuto inizio intorno alle 8.30 quando il pullman dellʼassociazione è stato accolto allʼinterno dellʼaeroporto dal M.llo Antonio Diana dellʼUfficio Pubbliche Relazioni delle Frecce Tricolori. Sbrigate le formalità di rito, la visita è iniziata nello spazio parallelo della pista, nei pressi della cosiddetta “biga”, dove abbiamo riconosciuto il comandante delle Frecce Tricolori, il Magg. Massimo Tammaro. In gergo aeronautico la “biga” è la radio che si trova esattamente al centro della pista dove il comandante delle Frecce Tricolori, in collegamento radio da terra entra in contatto con il capo formazione in volo e impartisce consigli e correzioni per rendere perfetta lʼesecuzione delle manovre. Mentre il M.llo Diana si prodigava nel rispondere alle più svariate domande, le Frecce Tricolori in unʼinusuale formazione di 7 velivoli (abitualmente la formazione è composta da 9 velivoli più il solista) decollavano per il loro primo volo di addestramento regalando a tutti i partecipanti uno spettacolo nello spettacolo fatto di professionalità e precisione. Successivamente la visita è proseguita nei pressi della linea di volo dove il M.llo Giancarlo Provedel, anchʼegli delle Pubbliche Relazioni, ha letteralmente ammaliato i visitatori con la sua passione ma anche per la grandissima competenza tecnica. È stato possibile vedere da vicino il velivolo AerMacchi MB. 339 A, lʼattuale aereo delle Frecce interamente progettato e costruito in Italia, oltre che scattare le prime foto ricordo. Interessante anche la visita ai velivoli che hanno fatto la storia dellʼacrobazia aerea collettiva in Italia nel dopoguerra: oltre al Canadair F-86E “Sabre” del Cavallino Rampante (1956 – 1957) e allʼF84F “Thunderstreak” dei Diavoli Rossi (19571959) e dei Getti Tonanti (1959 -1960) erano presenti i primi due velivoli della P.A.N., il Canadair F-86E “Sabre” e il Fiat G.91 P.A.N. Al termine della prima parte dellʼaddestramento il Cap. Pil. Simone Pagliani, Pony 6, il leader della seconda sezione, ha raggiunto gli amici piubeghesi intrattenen-

dosi con loro e rispondendo con grande disponibilità alle più svariate domande. La gita in terra friulana è proseguita nel pomeriggio presso il “Parco del Volo” di Cam-

poformido, un complesso tematico inserito nelle strutture dellʼAero Club Far East e interamente dedicato al volo. La comitiva è stata accolta e condotta allʼinterno delle strutture da Beppe Liva, un pezzo di storia dellʼacrobazia aerea collettiva italiana con oltre 15.500 ore di volo ed ancora in attività con la pattuglia acrobatica dei Red Bulls. Alcune mostre allestite allʼinterno dei diversi hangar hanno offerto la possibilità ai visitatori di percorrere un viaggio nella storia dellʼacrobazia dal dopoguerra ad oggi. Inoltre, grazie al simulatore del Virtual Flying Group, è stato possibile provare lʼebbrezza di pilotare un Blériot della I^ guerra mondiale. Certamente è stata una giornata molto particolare ed intensa che sicuramente ha aiutato a capire che cosa è veramente la Pattuglia Acrobatica “Frecce Tricolori”, ma soprattutto a creare una coscienza aeronautica che qualcuno in qualche maniera vorrebbe cancellare.

La classica foto ricordo della comitiva di Piubega in visita alla base aerea di rivolto (Udine) a conclusione di una bella ed interessante giornata in compagnia dei piloti delle “Frecce Tricolori”

IODASE è una linea di cosmetici con caratteristiche innovative, studiate dal Dipartimento di farmacologia e biotecnologie dell’Università di Pisa, per soddisfare l’esigente clientela del fitness. I prodotti della Natural Project, per le loro formule fortemente attive, realizzate per dare una risposta convincente ai problemi estetici di donne ed uomini, stanno trovando sempre più estimatori anche in erboristeria.

AD ASOLA IN ESCLUSIVA DA: Erboristeria “Terme in Città” - Via Libertà 51 - Telefono 0376-720777


I lettori ci scrivono

23

In questa rubrica pubblichiamo lettere e comunicazioni dei lettori che intendono far conoscere notizie, opinioni, temi culturali, curiosità, ecc.

C’è posta per voi Un nostro attento lettore, che ringraziamo, ci ha portato in redazione un articolo di Don Chino Pezzoli, pubblicato dal quotidiano Libero, che tratta un argomento di grande attualità. Il titolo dellʼarticolo è il seguente: “In un rapporto di coppia si cerca lʼintesa non la spaccatura”. Ve lo riproponiamo sfrondato dai suoi richiami al fatto di cronaca a cui si riferisce perchè ci è sembrato un buon articolo. <Il conflitto competitivo fra i partner è distruttivo. Allʼopposto una relazione improntata sulla collaborazione favorisce gli scambi e le intese. La coppia, se discute, è in grado di affrontare ciò che la divide. Il termometro della relazione quindi non è tanto sulle divergenze dʼopinioni, quanto sulla loro gestione. Del resto bisogna sempre tenere presente che la relazione coniugale è in sé difficile, perchè è un legame forte con il compito ostico di unire differenti tratti di personalità. E il conflitto è lʼanima di questo rapporto. Analizziamo, quindi, i modi costruttivi del rapporto e quelli distruttivi. La letteratura identifica quelli costruttivi nella capacità dʼascolto, dʼintesa, e di mantenere precisi confini alle divergenze. Il dialogo avvantaggia la relazione e favorisce lʼintesa, il confronto, la conoscenza dellʼaltro. Diverso è lo stile conflittuale in cui si manifestano coercizioni, manipolazioni, violenze che portano ad amplificare il conflitto e, nei casi più gravi, ad un ciclo di reciproco rifiuto. La coppia spesso è prigioniera di un rapporto distruttivo ed è incapace di uscirne. Battute, ironia e sgarbi possono distruggere il rapporto. Lo stile di convivenza della coppia si stabilisce abbastanza precocemente, ossia, nei primi anni di convivenza o di matrimonio. Allʼinizio di un rapporto di coppia, è possibile che si eviti una verifica sul modo di relazionare perchè il “gioco” delle emozioni colora tutto di “miele”, ciò che poi dopo diventa più fastidioso. Una convivenza intelligente che ha presente le diversità del carattere e delle abitudini e cerca di stabilire unʼintesa decisionale, richiede, da parte della coppia, flessibilità, condivisione e, quel pizzico di buon senso che suggerisce di non pretendere che lʼaltra persona sia perfetta o fatta a propria immagine e somiglianza. Si va dʼaccordo perchè si è diversi e non viceversa. Cʼè lʼintesa se non viene meno lʼimpegno costante che ammette gli sbagli, gli errori, le debolezze. Non sono gli errori che dividono, è la presunta perfezione che si vuole, a tutti i costi, sbandierare. La coppia discuta pertanto se vuole crescere, tenendo presente che la meta da raggiungere è sempre lʼintesa, non la spaccatura. La mancanza dʼintesa nella coppia può portare i partner ad evitarsi. In una cultura di flessibilità e relazione, lʼevitarsi, per giorni o settimane, è

una strategia pericolosa, se diventa unʼabitudine della coppia in caso di disaccordo. Ci possono essere alcune ore di distacco per riflettere, capire un conflitto in atto e trovare possibili soluzioni. Le chiusure non avvantaggiano la coppia. Non permettono di riconoscere e rispettare lʼaltro, tenendo conto dei suoi tratti “deboli”, delle sue zone vulnerabili. Certamente cʼè un tempo opportuno per discutere sulle difficoltà del rapporto ed un tempo che è bene tacere. La pretesa di dirsi tutto e, in ogni momento, è un modo utopico nonchè adolescenziale. Un “cono dʼombra” esiste in tutte le coppie ed è utile per evitare incomprensioni, litigi e spaccature. Eʼ bene, inoltre evitare certe esternazioni pubbliche che rischiano di violare una zona intima conservata gelosamente. I partner sono insieme, si vogliono bene, condividono le scelte ed i progetti, ma devono essere flessibili, comprensivi, disponibili, capirsi. I sentimenti intimi non si mettono in piazza, anche se si è persone pubbliche. Anche perchè in qualsiasi rapporto di coppia, rimane una zona intima, personale che gelosamente si conserva e non può e non deve passare di bocca in bocca. Chissà come mai non si parla del bene, dellʼamore presente in una coppia ma solo delle crisi, delle difficoltà. Mi sovviene, ad esempio, lʼinsegnamento di un saggio indù. Il maestro un giorno mostrò ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero in mezzo: <Che cosa vedete?> chiese. Ed essi: <Un punto nero!> <Come? Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco tuttʼintorno?> Anche la coppia ha spesso lo sguardo fisso soprattutto sui punti neri della sua crisi. Non sʼaccorge quasi mai dellʼimmenso candore riflesso dal suo amore che in ogni istante è il frutto della bontà e della generosità dei giorni tristi e felici. Comunque la si voglia vedere, lʼamore fra un uomo ed una donna è importante e va protetto. E una crisi di coppia va affrontata tra le quattro mura domestiche.

al pubblico non risulti sulla guida del telefono? Non ci vuole molto a capirlo. Ma la cosa che più sconcerta è che tutto ciò è accaduto nel più assoluto segreto, nonostante in via Mazzini siano iniziati i lavori di sistemazione della nuova sede dellʼASL (Così, almeno ci vogliono far credere?). Mi chiedo a che serve spendere tanti soldi per allestire una sede quando è già stato deciso che lʼASL di Asola non merita nemmeno la spesa per pubblicizzare i suoi numeri sulla guida del telefono? Cari concittadini, se le fregature non vengono mai sole, vuoi vedere che la stessa subdola procedura sta per essere attuata anche dalla Regione e dallʼAzienda Ospedaliera Carlo Poma per “soffiare” ad Asola lʼOspedale, in modo indolore, un passo alla volta, fino a quando noi asolani svegliandoci un mattino ci ritroveremo, senza più un Ospedale? Ma allora sarà già tardi perchè gli ingranaggi della politica e della burocrazia, avranno già maciullato ogni nostra residua speranza. Però, lasciatemelo dire, la cosa più rivoltante sarà la faccia di bronzo con la quale questi politici avranno la spudoratezza di ripresentarsi ad Asola, per chiedere ancora una volta i nostri voti. Chiunque si presenti, nessuno di loro avrà mai più il mio voto, fino a quando ad Asola non tornerà in pianta stabile un Ospedale degno di quel nome ed una sede ASL a pieno titolo, con tanto di numero telefonico sulla guida! Asolani, alle elezioni rifiutatevi di andare a votare! Se ci toglieranno lʼASL e lʼOspedale, Noi dobbiamo togliere loro il voto, chiunque sia a chiederlo! Sono cinquantʼanni che Asola subisce in silenzio le decisioni di questa politica “arraffona” che ci ha sempre tolto, senza mai darci nulla, nemmeno per sbaglio. Eʼ ora di dire basta e di far capire a questi Signori, che fanno politica unicamente per i loro interessi, che gli asolani non sono più disposti a farsi predere in giro. (lettera firmata)

NOTE TRISTI 2° Anniversario 12 marzo 2005 - 12 marzo 2007

***

Avendo bisogno di comunicare con un ufficio dellʼAzienda Sanitaria Locale, ho cercato il numero di telefono sulla guida. Grande è stato il mio sconcerto ed anche il mio disappunto nello scoprire che lʼASL di Asola non esiste più; che gli uffici di Via Cremona non hanno un numero di telefono e che, in Provincia di Mantova oltre a quella del capoluogo esiste lʼASL di Castiglione delle Stiviere, di Viadana e di Suzzara. Mi sono detto: Vuoi vedere che, zitti, zitti, senza clamore ed in modo subdolo, ad Asola hanno già portato via anche lʼASL? Come si giustifica altrimenti che un servizio con uffici aperti

ITALO MARCHI Siamo stati insieme per tanto tempo, è difficile continuare senza di te. Qualunque cosa questo mondo ci possa dare tu sei tutto ciò che vediamo. Con infinito affetto la tua famiglia Maura, Elisa, Paola, Tommaso.


Centro Studi 54 - 46041 ASOLA (MN) - Via Giovanni da Asola, 6 Telefono: 0376.710596 (r.a.) - Fax 0376.710561 E-mail: info@CentroStudi54.it - Internet: www.CentroStudi54.it

L'Asolano N°3-07  

All’interno: Il personaggio: Riccardo Boni Da che pulpito... Due parole sull’Ospedale Così parlò Don Riccardo E’ uscita “La Quadra” Mappa di...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you