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all’interno, a pag . 16 e 17: COME ERAVAMO

Periodico indipendente d’attualità e cultura del territorio di Asola Anno 3 N°5 Settembre - Ottobre 2008

€. 2,00 (copie arretrate €. 2,50)

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Estate Castelnovese


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Editoriale

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“Il salto della quaglia” La redazione chiede scusa per il ritardo e per lo strano formato con cui è uscito lo scorso numero di luglio. Guido Baguzzi

Quando ci siamo imbarcati in questa avventura avevamo molti dubbi e forse una sola certezza. La determinazione di essere puntuali e di far trovare l’Asolano in edicola giusto a metà di ogni mese dispari. E questo è quello che siamo riusciti a fare fino al numero 2 di marzo-aprile 2008. Dal numero di maggio, purtroppo, le nostre buone intenzioni si sono infrante contro le esigenze, ben più importanti, della Ditta Rongoni. Un periodo di enorme carico di lavoro ha impedito all’amico Giulio Azzini ed al suo staff di mantenere i tempi di consegna entro le scadenze che ci eravamo prefissati. Tutto ciò ci ha creato non pochi disagi e ci ha imposto una scelta doppiamente dolorosa che abbiamo voluto chiamare “il salto della quaglia”. Dolorosa da un punto di vista umano, perchè la tipolitografia Rongoni ci ha permesso di muovere i primi passi, praticamente senza alcun rischio, accollandosi parte delle spese e rinunciando ai propri guadagni. Dolorosa anche sotto l’aspetto economico perchè, d’ora in poi, nessuno ci regalerà più nulla e la strada che dovremo percorrere la dovremo fare esclusivamente con le nostre forze. “Il salto della quaglia”, gioco che veniva praticato dai ragazzi dell’antica Roma, nel gergo popolare, è un modo di dire che si usa, ad esempio, quando un politico passa da uno schieramento ad un altro, per interesse, senza farsi troppi scrupoli. Il detto ha anche altri significati ma lasciamo sia il lettore a documentarsi. Il nostro “salto della quaglia” non è dettato da alcun interesse, se non quello di offrire ai nostri lettori una garanzia di puntualità in più, che vuol far rima

con serietà e che, soprattutto, vuol dimostrare il nostro impegno e il nostro rispetto per chi, ogni due mesi, attende con ansia di leggere un nuovo numero de L’Asolano. Come avrete potuto constatare, la nuova situazione ci ha imposto dei cambiamenti che, si riflettono direttamente sul giornale. Innanzitutto, il prezzo, che abbiamo dovuto aumentare di 50 centesimi, ma che crediamo sia, almeno parzialmente, compensato dall’aumento del numero di pagine, che sono passate da 28 a 32. Anche il formato, per soddisfare le esigenze dei collezionisti, torna ad essere uguale a quello di prima. Non così come la carta, che è leggermente più leggera. Nel complesso, ci auguriamo che, anche questa nuova edizione possa incontrare il Vostro consenso. La scelta dell’azienda a cui ci siamo rivolti è il frutto di una ricerca che abbiamo effettuato in internet. Si tratta della Gescom di Viterbo che è una delle più grandi realtà, in Italia, nel settore della stampa digitale. Qualcuno, siamo certi, si chiederà se era proprio necessario andare fino a Viterbo per far stampare l’Asolano. Questa è, secondo noi, la dimostrazione di come internet, abbia avvicinato clienti e fornitori nel mercato globale, offrendo ai primi maggiori possibilità di scelta ed, ai secondi, molte più opportunità di lavoro. La Gescom di Viterbo è, fra le aziende contattate, quella che più di ogni altra ci ha garantito qualità, puntualità e prezzo. Collaborando con essa contiamo di tornare ad essere puntuali e, addirittura, di poter stabilire, fin d’ora, un giorno preciso, sempre quello, per l’uscita in edicola del nostro giornale. Ma le novità non sono fi-

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nite qui! In passato abbiamo avuto non pochi problemi con internet tanto che, a volte, ci è stato impossibile rispondere alle e-mail dei nostri lettori. Ora, con il nuovo computer e il nuovo gestore della rete, abbiamo ripristinato il vecchio indirizzo: direttore@asolano.it e stiamo progettando un sito del giornale www.asolano.it che ci consenta di colmare lo spazio di tempo fra un’uscita e l’altra e, grazie al giornale cartaceo, ed a quello virtuale, di poter offrire ai lettori più opportunità di contatti e di dialogo. L’asolano virtuale non sarà un doppione del cartaceo ma, secondo le nostre intenzioni, si affiancherà ad esso anche per integrarlo. L’Asolano on line si sostituirà a quello cartaceo soprattutto per i residenti all’estero, che con internet potranno sentire la redazione più vicina e, forse, in futuro, potranno scaricare la propria copia, senza dover sostenere le pesanti spese postali. Da questa nuova iniziativa ci attendiamo molto, soprattutto in termini di dialogo con chi ci segue. Da parte nostra stiamo facendo il possibile per ottenere ulteriori fonti di notizie e consolidare il rapporto di fiducia con i lettori.

L’Asolano bimestrale

Periodico indipendente d’attualità e cultura del territorio di Asola

ANNO 3 - N° 5 Settembre / Ottobre 2008 Autorizzazione Tribunale di Mantova N° 2 / 06 del 16 / Giugno 2006 Direttore Responsabile: Guido Baguzzi Albo Giornalisti N° 110821 e-mail: direttore@asolano.it Direzione e Redazione: Asola (Mantova) Via Cantarane, 39 - Tel. 338.1516966 Sito internet: www.asolano.it Raccolta pubblicitaria: Dario Compagnoni Via Garibaldi, 10 - Tel. 340.5958842 e-mail: compagnoni@asolano.it Pubblicità: inferiore al 45% Stampa: Gescom - Viterbo Editore: Associazione Culturale “L’Asolano” Asola, via Pignole, 24 Registrata l’11 agosto 2005 Uff. Reg. Castiglione Stiv. N° 3119 / 3 Collaboratori: Annalisa Antonini, Eros Aroldi, Cristiana Azzali, Marco Peri Chiara Bergamaschi, Leonardo Bugada, Ester Cauzzi, Dario Compagnoni, Egizio Fabbrici, Elia Favalli, Don Riccardo Gobbi, EOS Piubega, Rosalba Le Favi, Anna Sbalchiero William Rizzieri, Massimiliano Todeschi, Romano Zucchelli Attuale Zona di Diffusione: Asola, Acquanegra, Casalmoro, Casalromano, Castelnuovo, Casaloldo, Ceresara, Piubega. Tiratura attuale: 1.000 copie


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Sanità

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Donato da Mantovabanca

Un nuovo ecografo per il Pronto Soccorso Ad Asola è arrivato un nuovo ecografo al Pronto Soccorso donato da Mantovabanca. Lo strumento è stato presentato il 25 giugno mattina verso le 11 circa alla presenza delle autorità comunali e mediche del presidio ospedaliero nella sala del Pronto Soccorso di Asola. Il nuovo ecografo è un My Lab 25 della ditta italiana Esaote tra le migliori del mondo, ed è munito di due sonde (lineare e convex), carrello e stampante, dal costo di 20 mila euro circa, elargito da Mantovabanca. Ha il vantaggio di essere portatile, plurifunzionale, è compatto e soprattutto può aumentare le potenzialità per ogni sonda che si vuole usare. Può individuare patologie vascolari, pleuriche, addominali, cardiache (infarti o versamenti), lesioni emorragiche d’organo e recentemente anche ossa ad esempio sterno e costole. Il vantaggio sta nell’avere le informazioni immediate del paziente che arriva in pronto soccorso, per comunicarle agli specialisti come al cardiologo, al chirurgo, l’internista, al chirurgo vascolare, quello toracico, l’urologo per intervenire con una tempistica più veloce, una procedura insomma, moderna, innocua, ripetibile e a basso costo. Finalmente una buona opportunità, per il Pronto Soccorso, che è stata esaudita grazie all’iniziativa del presidente Romano Solazzi di Mantovabanca che ha saputo accogliere le richieste dei medici e metterle in pratica. Purtroppo, Solazzi per ulteriori impegni è mancato alla presentazione dell’apparecchio, ma è stato rappresentato a suo nome il vice Piero Emilio Sbarra con i dirigenti della banca, il sindaco Giovanni Calcina, il Direttore Sanitario di Asola e Bozzolo dott. Raffaello Stradoni, il responsabile locale ospedaliero del pronto soccorso dott. Pier Angelo Marzi e il personale medico presente dello staff ospedaliero. Tutti concordi nel ringraziare Mantovabanca anche a nome del direttore del pronto soccorso dott. Mario Luppi (assente per impegni a Mantova), del dono prezioso, non solo per il valore economico e per l’uso che è indispensabile, ma soprattutto perché testimonia il collegamento e la collaborazione tra la società civile e l’azienda ospedaliera. Mantovabanca infatti da alcuni anni, è entrata nello spirito di soddisfare le richieste di tali iniziative perché crede molto nel localismo che va valorizzato e aiutato per il bene dei cittadini. “Sono felice dell’opportunità che è stata data al Pronto Soccorso di Asola in cui sentivo la necessità quando c’ero anch’io” – ha detto il sindaco dott. Calcina. Il primo cittadino è convinto che la donazione dell’ecografo sarà un passo avanti per quel che riguarda l’ospedale che ha delle potenzialità sia territoriali che di personale competente che sa seguire in modo egregio i cittadini di Asola e del comprensorio. “Mi auguro però che non succeda” – ha concluso Calcina – “che si mettano primari di Mantova a scavalco e che ad Asola vengano a farsi vedere una volta ogni tanto”. Rosalba Le Favi

Il Sindaco di Asola Dott. Giovanni Calcina durante il suo intervento, in occasione della presentazione del nuovo ecografo donato da Mantovabanca al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Asola.

Sopra, il test di prova effettuato con il nuovo ecografo. Nella foto sotto un primo piano della nuova apparecchiatura


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Sanità

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L’Ortopedia di Asola: un reparto che funziona!

Intervista al Dott. Mazzei

Il Dott. Ettore Mazzei, responsabile del Reparto Ortopedia dell’Ospedale di Asola, in sala gessi, con la sua caposala Sig.ra Maria Romana Luzzara, dal 1992 in ortopedia e dal 2000 coordinatrice del reparto. L’intera popolazione della zona (circa 70.000 utenti) e, non solo gli asolani, nel febbraio 2004 aveva accolto con grande disappunto, il trasferimento del Reparto Ortopedia a Castiglione. Chiunque intuiva che si era trattata di una scelta politica che, ancora una volta, penalizzava pesantemente l’Ospedale di Asola, privandolo di un reparto economicamente strategico. (nel 2002 è stato l’unico reparto in attivo di tutta l’Azienda Carlo Poma) Un taglio ingiustificato perchè ha privato il territorio che fa riferimento alla struttura sanitaria asolana di un servizio strategico ed ha esposto l’Ospedale ad un forte rischio chiusura, ridimensionamento o privatizzazione: in tutti i casi una vera jattura per Asola e per l’utenza. Tantomeno, l’ambigua ed ondivaga politica aziendale difficilmente consente di essere ottimisti sul futuro riservato al nostro Ospedale. Poichè, recentemente, quasi per caso, si è saputo che ad Asola è di nuovo operativo un reparto di Ortopedia, diretto dal Dott. Ettore Mazzei, abbiamo colto l’occasione per intervistarlo. Il sanitario si è prestato con molta disponibilità e simpatia a rispondere alle nostre domande. Poichè questo gradito ritorno è inspiegabilmente passato sotto silenzio, crediamo sia utile, attraverso il giornale, informare i nostri molti lettori. D) Dottor Mazzei, quando è tornato ad Asola il reparto? R) A dire il vero il servizio non è mai stato interrotto. Si può solo dire che sia proseguito, seppur ridimensionato, sia nel personale

che nel numero di letti. Attualmente, nonostante esista molto spazio inutilizzato, il reparto dispone di 4 letti ordinari e 2 per il day hospital, mentre il personale è limitato a due chirurghi, oltre al sottoscritto, il Dott. Danio Ferrarini, bozzolese, ma proveniente da Volta Mantovana e la caposala Sig.ra Luzzara. Per il resto il reparto si avvale di personale, medico e paramedico dell’Ospedale. D) Quale tipo di attività svolge il reparto? R) A livello ambulatoriale facciamo 6.000 prestazioni all’anno, tra visite e consulenze al prontosoccorso, con orario: 7, 30-16. Poi vi è l’attività operatoria che occupa 4 giorni alla settimana di cui 2 con anestesia totale e 2 locale per complessivi 700 interventi l’anno. D) Oggi cosa Vi servirebbe per tornare ad essere un reparto a pieno titolo? R) Certamente sarebbe utile avere in organico un nuovo chirurgo che, nel rispetto delle normative, ci permetterebbe di continuare l’attività chirurgica anche quando uno di noi è in ferie e non sarebbe male poter avere l’accreditamento per qualche letto in più. D) Dottor Mazzei cosa si sente di dire agli asolani che nemmeno erano a conoscenza dell’esistenza del servizio di ortopedia? R) La ringrazio per avermi dato l’opportunità di spezzare una lancia in favore del nostro reparto che, pur di dimensioni ridotte, ritengo possa essere considerato un esempio di efficienza e di qualità. 700 interventi all’anno divisi fra due chirurghi lo stanno a dimostrare.

Vorrei, quindi tranquillizzare gli utenti che il nostro reparto, anche per l’esperienza del personale è in grado di affrontare, con sicurezza, diverse tipologie di interventi: Protesi all’anca, ginocchio, spalla, polso, mani. Artroscopia di tutte le articolazioni: ginocchia, caviglie, polsi. Chirurgia della mano, non solo tunnel carpale, ma anche microchirurgia, per reimpianti di segmenti minori che richiedano un’equipe adeguata. Ultimamente ci siamo specializzati anche nell’uso di materiali per sostituire parti di ossa, su misura (custom made) D) Dottor Mazzei, qual’è il suo auspicio per il futuro del Suo reparto e dell’Ospedale? R) A dire il vero, gradirei un pò più di attenzione per gli ospedali periferici, sua dal punto di vista tecnico scientifico che dal punto di vista economico. Non è detto che le eccellenze esistano solo nei grandi ospedali, ad esempio, qui da noi si potrebbe fare un’attività qualitativamente valida, in grado di attirare molta utenza anche da fuori provincia. Auspico una maggior collaborazione all’interno di una stessa Azienda, senza alcuna sovrapposizione di ruoli e di attività. D) Può spiegare ai nostri lettori, in forma molto sintetica, in cosa si differenzia l’Ortopedia dalla Traumatologia? R) L’Ortopedia si occupa di tutte le patologie dell’apparato muscolo scheletrico che comportino un deficit funzionale, mentre la Traumatologia di occupa essenzialmente dell’infortunistica, dalle fratture di minor entità, curabili con una semplice ingessatura, a quelle più gravi che richiedono l’intervento chirurgico. Prima di concludere, colgo l’occasione che Lei mi offre per salutare e ringraziare colui che ha voluto che venissi ad Asola, il Dott. Francesco Piccinini, che stimo come amico e come grande professionista. Dott. Mazzei, la ringrazio a mia volta, anche a nome dei nostri lettori, per la cortese disponibilità dimostrata nel rispondere alle domande poste da L’Asolano.

Dott. Ettore Mazzei, 54 anni, nato a Milano, specialista in ortopedia e chirurgia della mano. Si laurea a Milano nel 1980, conseguendo la specializzazione nel 1985. Ha lavorato per 15 anni a Paderno Dugnano come responsabile del servizio di fisioterapia. Ha insegnato per 5 anni alla Scuola di Specialità di Milano, diretta dal compianto Prof. Edoardo carlo Marinoni. E’ giunto ad Asola nel giugno del 1997 e dal 2004 è responsabile del reparto di Ortopedia. Nel Dicembre 2003 ha conseguito presso l’Università degli Studi di Verona un Master di 2° livello in chirurgia della mano. Coltiva l’hobby delle immersioni subacquee. E’ sposato e vive a Mantova.


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Attualità

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50° Gruppo Alpini di Asola e cerimonia per la dedica del Piazzale agli Alpini Asola è sede del Gruppo Alpini sin dal lontano 1958, da quando l’indimenticabile Franco Galeotti, (sergente alpino, che aveva conosciuto gli orrori della guerra e che, tra mille peripezie era riuscito a “tornare a baita”) si era dato da fare per unire un primo gruppo di alpini della zona ed aveva dato vita al Gruppo che il 5 e 6 Luglio scorsi ha concluso i festeggiamenti per il 50° di fondazione e quelli per la Sezione di Cremona, nel quale è inquadrato. Oggi conta una novantina di Soci residenti pure nei comuni vicini. Anche se il fiume Chiese li collega idealmente all’Adamello, essi amano definirsi “Alpini di pianura” senza che ciò faccia ombra ai valori ed alle tradizioni del Corpo nel quale, con orgoglio, hanno militato. Laddove il cappello con la penna è abbastanza raro sopperisce l’entusiasmo, lo spirito di sacrificio, l’intraprendenza, l’organizzazione ed il lavoro serio:

elementi caratteristici degli Alpini a tutte le latitudini ma che si esaltano tanto più quanto le difficoltà dell’impresa aumentano. Le manifestazioni sono incominciate il 16 Maggio scorso con l’apertura della mostra fotografica “Nulla per apparire, tutto per essere”, mirabilmente curata da Rosanna Viapiana, che ha ripercorso con immagini e documenti i cinquant’anni di vita del Gruppo, squarci della naja alpina, della vita della Sezione e dell’Associazione Nazionale Alpini, con particolare riferimento alle Adunate Nazionali. I festeggiamenti sono continuati con il concerto del Coro A.N.A. di Cremona il 17 Maggio tenutosi ad Asola, con notevole successo, nella prestigiosa Sala Consigliare. Sono proseguiti il 2 Giugno a Canneto sull’Oglio, Teatro Mauro Pagano, con il concerto dei Cori A.N.A. di Cremona e “Alte Cime” di Brescia, che si sono meritati il “tutto esaurito” e applausi a non finire.

Nella prima fotografia sopra, un momento della cerimonia con la quale il Comune di Asola ha dedicato un piazzale agli Alpini. Nella foto sotto, lo striscione che esprime il sentimento che gli alpini asolani nutrono per la Patria.

L’incasso di questa serata è stato interamente devoluto in beneficenza. Ed, infine, il clou della Festa: Sabato sera 5 Luglio, nella magnifica cornice di Piazza XX Settembre ad Asola si è tenuto il concerto della Fanfara Alpina “Valchiese” di Gavardo, che ha richiamato un pubblico folto ed entusiasta. Il concerto si è concluso con l’Inno Nazionale cantato da tutti i presenti. Domenica 6 Luglio di buon mattino, “ammassamento” presso la Casa degli Alpini. Alle 8.30 cerimonia dell’alzabandiera seguita dalla scoperta della targa che dedica il Piazzale agli Alpini. Alle 9.00 precise inquadramento ed inizio della sfilata, accompagnata dalla Fanfara Alpina “Star of Alps” di Villanuova sul Clisi, presenti i Gonfaloni dei comuni di Asola e Ceresara, con i Sindaci di Asola, Ceresara e Piubega, oltre al Cap. Pillitteri, Comandante della Compagnia di Castiglione delle Stiviere, e al Maresciallo Comandante della Stazione di Asola. Significativa la presenza delle Crocerossine in divisa, oltre a quella di un Alpino proveniente dalla missione in Afghanistan; di Autorità e di una folta rappresentanza di Associazioni d’arma e di Volontariato, oltre a cinque Labari di Sezioni e più di 30 Gagliardetti di Gruppo, con numerosi alpini al seguito. Due jeep hanno trasportato i “Veci” non in grado di affrontare il percorso. Hanno completato il corteo lo striscione storico del Gruppo di Asola (Alpini + Amore = Patria) ed il grande Tricolore portato da sei alpini. La sfilata ha percorso le vie della città, inondate dalle bandiere e dai “pavesi” tricolori. Lungo il percorso è stato reso onore ai Caduti presso il loro Monumento ed all’80° Fanteria nella piazza dedicata a questo glorioso reggimento “mantovano”. La manifestazione si è conclusa nella centralissima Piazza XX Settembre dove sono stati tenuti i discorsi celebrativi e la fanfara si è esibita in un applaudito ed ammirato carosello. Ha fatto seguito la S. Messa in Cattedrale, celebrata dal Cappellano della Sezione Don Pietro Bonometti ed accompagnata da un Coro misto che ha eseguito struggenti e sacre canzoni alpine. Alle ore 13 il pranzo presso gli stands della Pro-Loco ed alle 17.30 un commovente ammainabandiera sulle note del “Silenzio” impeccabilmente eseguito dalla tromba del maestro alpino Mauro Sereni che ha concluso una Celebrazione che rimarrà nel cuore e nel ricordo degli Alpini e dei Cittadini di Asola. Il successo della Festa è anche merito della grande collaborazione prestata dall’Amministrazione Comunale, in particolare dal Sindaco e dall’Assessore alla Cultura, che hanno mobilitato gli Uffici necessari, Polizia Comunale, Carabinieri, Protezione Civile, Pro-Loco, Autorità ed Associazioni partecipanti, sponsors, tra i quali spicca la Bcc Mantovabanca. A Tutti il sentito ringraziamento del Gruppo Alpini di Asola. Capogruppo Giuseppe Borzi


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Con la chiusura, per cessata attività, della barberìa di Diego Cerutti scompare un altro angolo di novecento.

Il seggiolone che Diego Cerutti usava per tagliare i capelli ai bambini.

Qualche tempo fa ha chiuso, sotto i portici di via Mazzini, per aver ampiamente raggiunto l’età della pensione il barbiere Diego Cerutti. Poco prima che ciò avvenisse, L’Asolano ha voluto fotografare l’interno del negozio perchè il suo arredamento rappresenta una bella testimonianza dello stile anni ‘50, che sta diventando sempre più raro. Finisce così un’ epoca. Diego Cerutti, classe 1928

aveva iniziato a lavorare nel 1942 da Biancardi a Castelnuovo. Dopo 65 anni di attività, il 31 dicembre 2007 chiude per l’ultima volta il negozio e si ritira. Con il suo negozio scompare un altro angolo del ‘900 asolano e forse l’ultima barberia della nostra tradizione, lentamente, ma inesorabilmente, sostituita dai più sofisticati “coiffeur”. Questo ultimo servizio è dedicato a chi vuole ricordare.

Un’altra veduta del negozio evidenzia un altro particolare dell’ arredamento.

Raccolta, stoccaggio cereali Prodotti per l’agricoltura Linea orto e giardino Alimenti zootecnici Bombole GPL, legna, pellet

Articoli in legno: Casette, Garage Gazebo, Pergolati Arredi da giardino

Castelnuovo di Asola - Via Mantova, 129 - Telefono e Fax 0376 - 74241


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Lions Club: premiati i dieci migliori temi degli alunni delle scuole medie di Asola Dopo la prima edizione dello scorso anno, prosegue l’iniziativa, promossa dal Lion’s Club “Chiese Mantovano” di Asola, nell’ambito del programma triennale del “Pianeta Giovani”, con il quale questo Club si è impegnato a premiare, con una borsa di studio, trenta alunni (dieci ogni anno) delle locali scuole medie. Il tema proposto quest’anno aveva un titolo invitante: “Come sarò tra vent’anni?Speranze, timori, prospettive” e nello svolgimento dei ragazzi che, numerosi, hanno partecipato alla prova, non ha certo fatto difetto la fantasia. E’ emerso un quadro ricco di idee di una gioventù figlia del proprio tempo, forse un po’ condizionata dagli stereotipi dei media ma, in buona parte, anche con i piedi saldamente a terra, espressione di una concretezza ben augurante per i futuro di questi giovani. La cerimonia è stata introdotta da Dario Galliera, Cerimoniere del Club, che ha subito dato il benvenuto ai giovani protagonisti, ai loro genitori, ed ai loro insegnanti, senza la cui fondamentale collaborazione non avrebbe potuto aver luogo il concorso. Un particolare benvenuto ha salutato la prof. Francesca Zaltieri che, nella veste di Assessore alla Cultura, ha portato il saluto dell’Amministrazione ed ha garantito una maggior ufficialità alla manifestazione. Un particolare saluto anche alla Sig.ra Antonella Grillo, neo Presidente dell’A.Ge., l’Associazione Genitori,

che ha patrocinato l’iniziativa, ed ai rappresentanti della stampa locale che, con sensibilità, contribuiscono a dare visibilità a queste iniziative. Una Commissione ha letto e giudicato tutti i temi partecipanti, stilando la classifica, alla quale il Presidente dei Lions, Sig. Carlo Carasi si è attenuto per effettuare le premiazioni che hanno visto 1° Classificata Francesca Ongarini: Premio €. 225 - 2° Classificata Vittoria Scaglioni: Premio €. 175 - 3° Classificata Federica Davolio: Premio €. 125. Seguono, poi, tutti a pari merito, con un premio di €. 60 ciascuno, i seguenti ragazzi: Andrea Mutti, Simona Compagnoni, Alessandra Sherchuk, Marco Chiari, Valentina Daniel, Giacomo Biondelli ed Alessandra Varone.


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A proposito di caro petrolio...

Che fine ha fatto Eolo, l’auto ad aria compressa? Pochi giorni prima di finire l’impaginazione del giornale è giunta in redazione una e-mail il cui mittente ci invitava alla divulgazione, come per una sorta di catena di Sant’Antonio. Questa e-mail trattava un argomento sorprendente di cui, evidentemente, ci era sfuggita la notizia, quando fu pubblicizzato, qualche anno fa. Così, dopo aver effettuato una breve ricerca in rete, è subito emersa una verità inquietante ed interessante al tempo stesso. Da alcuni anni, ormai, un ingegnere francese, Guy Negre, già progettista di motori da Formula Uno, che ha lavorato anche per la Scuderia Williams, ha inventato un motore ad Aria compressa che consentiva al grossolano prototipo su cui era stato montato di raggiungere i 110 Km orari con una autonomia di 200 km, ad un costo di soli 0,77 Euro per 100 km. Ma, quel che più conta, dagli scarichi di questo motore, assolutamente silenzioso e senza alcuna vibrazione, usciva esclusivamente aria ad una temperatura di -20°C. Aria fredda che, in parte potrebbe essere utilizzata per il climatizzatore ma, comunque solo aria e non monossido di carbonio, polveri sottili o altri veleni di questo genere che, invece caratterizzano le emissioni inquinanti degli attuali motori a scoppio.

automobilisti, obbligati a pagare per un litro di benzina poco meno di 3.000 lire, e di milioni persone, in tutto il mondo, condannate a respirare le schifezze che escono dagli scarichi degli attuali motori a scoppio. Ma volete vedere che qualcuno non vuole che si abbandoni l’uso del petrolio? Chi avrà interesse a lasciare tutto come stà e a far credere che il petrolio è indispensabile quanto l’acqua? E l’inventore Guy Negre? Ne parla il sito vinnux.worldpress.com <Il nostro uomo è stato intervistato recentemente, ma ha risposto in modo molto evasivo, dice che, in termini di sicurezza, l’auto lasciava un pò a desiderare...> eppure, il progetto era talmente avanzato che era già stato fissato nel 2006 il lancio ufficiale della vettura ad aria compressa sul mercato.

L’ingegner Guy Negre fotografato a fianco di un altro prototipo di auto ad aria compressa, dalla linea più definita e accattivante

Chi volesse farsi male, ed approfondire l’argomento, può cercare su internet “Guy Negre”, oppure, oppure “Eolo”. Se è risaputo che sono il Potere e gli interessi economici a governare il mondo, almeno, ci venga risparmiata l’ipocrisia! Il prototipo di questa straordinaria vettura fu presentato al Motor Show di Bologna del 2001 ed, in quell’occasione, suscitò grande scalpore perchè “Eolo” era davvero una vettura rivoluzionaria. In seguito, grazie alla sperimentazione ed ai successivi miglioramenti meccanici e stilistici, avrebbe potuto svincolare il mondo dalla attuale dipendenza dal petrolio ed, in pochi anni, anche i valori di inquinamento nelle nostre città, si sarebbero potuti ridurre drasticamente. A dimostrazione che il progetto era già molto avanzato, nel 2003 avrebbe dovuto iniziare la produzione, in Italia, la fabbrica di queste vetture. Erano già stati assunti 70 dipendenti, ma, improvvisamente, ed inspiegabilmente, tutto fu sospeso. Ad oggi, della fabbrica non si sa più niente, salvo che tutti i dipendenti sono finiti in cassa integrazione, insieme ai sogni di tanti

Una lettera davvero speciale Quando il proprio lavoro è apprezzato da chi se ne intende fa sempre piacere anche se, a pubblicare una lettera di elogi, si rischia di apparire vanitosi. Non è per vanità che mi sento di farlo con questa lettera, ma per rendere omaggio al suo autore, il giornalista, scrittore, Gherardo Gentili, ex Redattore di “TV Sorrisi e Canzoni” e per nove anni direttore del mensile “Tutto”, un personaggio di spicco del giornalismo milanese, fino al 2000, ed autore, fra l’altro, del romanzo “La favola di Narciso”. Per conoscere meglio il romanzo ed il suo autore: www.gherardogentili.com L’Asolano lo ringrazia e si onora di poterlo annoverare fra i suoi lettori ed estimatori.

Milano, 28 agosto 2008 Caro Collega, da tempo volevo e dovevo scriverti per ringraziarti... Ringraziarti per più ragioni. Hai dato modo di collaborare ad Egizio e i suoi ricordi sono dei piccoli gioielli. Mi hai dato modo di conoscere “l’Asolano” ed è un grande gioiello. La rivista è bella, ricca, completa, ottimi articoli, ottime notizie, rievocazioni, ricordi, informazioni. Ci si sente la vita di una piccola città, con i suoi abitanti, le attività, i problemi, le imprese, i personaggi del presente, del passato e anche dell’avvenire. Penso alla piccola città di Thorton Wilder. Là un cimitero, qui la vita! Là i morti, sia pure poeticamente espressi; qui i vivi poeticamente e realisticamente vissuti. Tu sei il “regista” e il tessitore. Tu interpreti, coordini, dirigi proprio come il conduttore di una grande orchestra. Sei bravissimo. E hai il dono di rendere ogni cosa chiara, cordiale, accessibile a tutti. Sai, quel grandissimo giornalista americano diceva: “Se non si riesce a farsi intendere anche dal lattaio dell’Ohio non si è veri giornalisti!” Il lattaio dopo una giornata di lavoro, deve poter prendere in mano il suo giornale, leggere e capire tutto, proprio tutto, dalla prima all’ultima riga. Così è “L’Asolano” Ti ringrazio ancora e ti abbraccio. Tieni duro! Gherardo Gentili

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Le foto di un’evento per nulla pubblicizzato

Dalla piazza di Asola la partenza del Giro d’Italia femminile Nella foto a destra il Sig. Redini mentre porge un dono a Marta Bastianelli, la campionessa mondiale, recentemente al centro di una strana vicenda di doping che le ha impedito di partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Nell’immagine a sinistra è fotografato il momento della partenza.

Sotto, Ggli assessori Giovanni Sarzi Amadè e Francesca Zaltieri sul palco con l’olandese Van Poppell, in maglia rosa, dopo il cronoprologo in notturna di Mantova, della sera prima.

La foto sotto ritrae la signora “Cily”, intenta ad osservare il passaggio delle cicliste, dal suo balcone di casa, subito dopo la partenza, mentre il gruppo sta percorrendo via Libertà, diretto in provincia di Rovigo, per l’arrivo della prima tappa.

Fabiana Luperini, la toscana campionessa d’Italia, mentre si lascia fotografare dal nostro direttore prima del via. Il sorriso della Luperini e la scelta del direttore di fotografare solo Lei in primo piano sembrano essere i segnali premonitori di quella vittoria finale che, dopo nove tappe molto combattute, Fabiana riuscirà ad aggiudicarsi con ampio margine sulle sue avversarie. (foto L’Asolano)

Distributore automatico di latte crudo in cascina 3° anno di attività

SICURO

: per vendere il latte crudo l’azienda deve superare i rigidi e frequenti controlli dell’ASL

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Il latte crudo è più del pastorizzato in quanto senza questo processo rimangono intatti tutti i principi nutritivi E naturalmente il latte appena munto è molto più

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Attualità

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Il pane del forno Guarneri Il pane è l’alimento antico della nostra civiltà. Il cibo che più di ogni altro ha segnato la storia dell’uomo e che rappresenta la base della sua alimentazione. Purtroppo l’industrializzazione ha tolto al pane molti dei suoi valori nutrizionali e, addirittura, ne ha modificato anche il gusto. Vi sono però ancora dei forni artigiani, come quello dei Guarneri, ad Asola, in via Toti, 7/9 Tel. 0376-720420 che ripropongono alla propria clientela il buon pane della tradizione (non solo locale), prodotto nel rispetto delle antiche ricette e con ingredienti caratteristici di qualità superiore. Nulla a che vedere con il pane standardizzato che si trova al supermarket e ad un prezzo che non giustifica la rinuncia a mangiar sano, con il gusto di una volta. In questa pagina vi presentiamo solo alcuni dei tanti tipi di pane prodotti da questo forno.

La Baguette è il classico pane della tradizione francese, pur senza raggiungerne la lunghezza, con poca mollica. Il forno Guarneri lo presenta con la variante dell’aggiunta di semi di vario tipo per caratterizzarne il sapore. La Ciabatta naturale è un pane prodotto con lievito naturale, molto friabile e digeribile, dal gusto antico.

La Tartaruga è un pane morbido, prodotto con farine di frumento, mais e avena di tipo 0. Presenta una crosta friabile dal caratteristico disegno che ricorda il guscio di una tartaruga. Il pane tipo Toscano, che si differenzia dall’originale per la presenza di sale nella ricetta. Questo lo rende più adatto al gusto locale. Buona la sua durata di conservazione, senza condimenti nè grassi.

I Semi dolci sono piccoli panini mono dose morbidi, al latte e zucchero, indicati nelle prime colazioni, merende. E’ un pane che può anche essere utilizzato come stuzzichino nei rinfreschi o nelle cerimonie. Si abbina sia con i gusti dolci che salati. I Nidi d’ape sono un pane morbido di farina di semola rimacinata proveniente da Altamura, che va consumato fresco.

L’ Etrusco è un tipo di pane dal gusto caratteristico, prodotto con 5 diverse farine: semola, orzo, frumento, farro, avena più la giusta quantità di latte che serve per ammorbidirlo

Gli Sfilatini sono un pane comune di forma allungata, molto apprezzato dalle paninoteche perchè, avendo la proprietà di esaltarne i sapori, si sposa ottimamente con gli affettati, dal salame a prosciutto, dallo speck alla mortadella, ecc. Lo sfilatino è il classico panino da pick nick, giusto nelle dimensioni e nel sapore.

I Ferraresi sono un pane all’olio dalle forme diverse e divertenti, caratteristica che lo fa divenire un pane ornamentale, particolarmente adatto e richiesto per imbandire le tavole nei giorni di festa. la sua forma può variare anche a seconda delle festività. Per Natale, ad esempio, lo si può trovare a forma di pino, ecc. E’ un pane che può essere consumato anche il giorno dopo senza che il gusto ne risenta.

Per ultimo, ma non per importanza, abbiamo lasciato il pane Integrale, di vari tipi, tutti prodotti con farina di crusca. Questo genere di pane, che può favorire la buona funzionalità intestinale, a buon ragione, può essere definito un alimento dietetico. fra gli integrali, in prima fila il tipo ai cinque cereali preparato con farine di soia, sesamo, miglio, lino ed orzo che racchiudono in sè le stesse caratteristiche alimentari di quei cereali e si distinguono per l’alto tenore di fibre e per il gusto pieno e gradevole. Altro pane, sempre della famiglia degli integrali è quello ai semi di girasole che presenta le stesse caratteristiche dietetiche dell’integrale ma si differenzia per un gusto ancor più gradevole. Potrete trovare questo ed altro pane dal Forno Guarneri, ad Asola, in via Toti, 7/9


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Sport

A 27 anni dalla scomparsa, avvenuta l’ 8 ottobre 1981

“L’Asolano” ricorda Massimo Genevini l’ultimo dei grandi centauri mantovani Per i più giovani, il nome Massimo Genevini dice poco. I quaranta-cinquantenni ricordano per lo più il Genevini commerciante. Per chi, invece, ha superato i sessanta il nome di Massimo Genevini è strettamente legato all’epopea motociclistica, che negli anni ‘50 aveva stregato gli asolani e aveva fatto di Asola, “una terra di campioni”. Ernesto Genevini, il padre, Renzo Genevini, il fratello, ma anche Gaetano Biondelli, Francesco Nosari, Enzo Torreggiani, furono i nomi più in vista di quello sport motociclistico che non era ancora uscito dal pionierismo. Fra tutti, Massimo Genevini fu il campionissimo, secondo in provincia solo ad un certo Tazio Nuvolari. Pilota ufficiale della MV Agusta, corse per quasi dieci anni sui circuiti di tutto il mondo, fino a quando, per raggiunti limiti d’età, lasciò il posto ad un altro giovane

lo consacrò fra i grandi centauri italiani, il più grande mantovano di sempre, dopo Tazio Nuvolari. In questo articolo non vogliamo ricordare le tappe della sua prestigiosa carriera ma, più semplicemente, la sua figura di sportivo, di uomo, di padre affettuoso che l’8 ottobre 1981, 27 anni fa, con la sua morte prematura, ha lasciato un grande vuoto nella sua famiglia, ma anche in tutti coloro che lo avevano ammirato come grande centauro.

emergente che non ha bisogno di presentazioni, il fuoriclasse di Lovere, Giacomo Agostini. Fu allora che, lasciati i bolidi da 200 Km/h tornò a gestire il negozio che, al pari dei motori fu, tradizione di famiglia e l’altra sua grande passione. La storia di Massimo Genevini inizia quando, da giovane, insieme alla barba, sentiva crescere dentro di sè la vocazione per il rischio e la velocità. A quei tempi, con quelle moto, era forse il rischio a prevalere sulla velocità. Ma il nostro campione non si tirò certo indietro, nemmeno quando, agli inizi della carriera, furono più le delusioni a segnare le sue tappe verso il successo. Poi, però, dopo aver concesso alla “gavetta” tutto ciò che fu umanamente possibile, iniziò ad imporsi all’attenzione di appassionati e tecnici, fino a quando, nel 1955, firmò il contratto ufficiale con la MV Agusta che

Nella foto più grande Massimo Genevini è alla partenza del Gran Premio di Spagna, valido per il Campionato Mondiale, dove si classificò IV°; Nella foto in alto, un passaggio da Piazza xx Settembre, nel 3° Circuito di Asola del 1951. Qui sopra, Massimo Genevini in sella ad una moto ufficiale della MV Agusta.

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Moda

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Malcisi Coiffeur per Schwarzkopf Professional Importante servizio fotografico realizzato grazie alla collaborazione fra l’equipe dei Malcisi ed il fotografo asolano Omar Clemente

attrezzature e della sensibilità tecnica indispensabile: tutte doti che caratterizzano lo storico marchio Tartarotti il cui titolare, Omar Clemente, valido esponente della quarta generazione di questa famiglia di bravi fotografi, da tempo produce ottime foto di moda. Occorre poi fare un’altra considerazione di tipo logistico, perchè disporre di simili eccellenze

Le capacità creative di due giovani e bravi professionisti hanno convinto una multinazionale del calibro di Schwarzkopf Professional a realizzare un importante servizio fotografico proprio ad Asola. Set fotografico in via Mazzini, una bella modella; l’hairstylist Stefano, Selfy ed Omar Clemente sono state le componenti di questo servizio fotografico le cui immagini migliori saranno pubblicate da prestigiose riviste internazionali del settore. Grazie alla gentile concessione dell’Azienda tedesca siamo in grado di proporvi, in esclusiva un’anteprima riservata ai lettori de L’Asolano. Ma, a questo punto resta da capire come sia stato possibile

che dalla piccola realtà asolana, sia stato possibile ottenere risultati di rilievo internazionale. Lo abbiamo chiesto a Stefano Malcisi coordinatore del progetto. < Le aziende sono alla continua ricerca di nuove immagini moda capelli. Le riviste del settore sono sempre più selettive nella scelta delle immagini. Per ottenere delle foto “pubblicabili” non basta fare delle buone acconciature ma è indispensabile essere affiancati da uno studio fotografico specializzato in servizi professionali, dotato delle necessarie

in Asola, ci ha consentito di sfruttare al meglio anche il nostro logico affiatamento, che si è concretizzato in un ottimo lavoro, interamente “made in Asola! “. Infine, occorre ricordare che il salone Malcisi Coiffeur è inserito nella top hair stylists Italia (i migliori 350 saloni italiani) e, per questo motivo, è frequentato da numerose modelle professioniste che, quando possibile, si prestano volentieri a queste brevi sedute fotografiche che, senza dover sostenere i lunghi e faticosi spostamenti in città, sono del tutto rilassanti.>


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Attualità

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Quando una nasce diva: MINA! Aneddoti tratti dai ricordi del fotoreporter asolano Egizio Fabbrici nel mondo dei VIP

Egizio Fabbrici S.Remo 1961. Mina partecipa al Festival con la canzone “Mille bolle blù” in coppia con Jenny Luna. Mina arriva a S.Remo con la fama della diva, e da diva si comporta. Bella alta e altera, non parla con nessuno che non sia del suo seguito, snobba i fotografi. Lei ha già il suo fotografo personale, ma i fotografi non snobbano Lei, anzi non la mollano un momento e ogni volta che esce dall’albergo sono inseguimenti che regolarmente finiscono a Bordighera, dove si reca ogni giorno per far visita all’atelier del mitico Baldan, il coiffeur della Milano bene con “atelier” in via Montenapoleone, venuto apposta da Milano per lei. E quando c’è Lei l’atelier resta chiuso al pubblico e tutti sono al suo servizio. Fare foto all’interno era praticamente impossibile... se non si hanno amiche nello staff del celebre parrucchiere. Ma, si dà il caso che, quel “diavolo” d’un Egizio, conoscesse proprio una ragazza di quello staff. Così, seppur un pò sfuocata, ma alla faccia di chi sottovalutava le mie infinite risorse, una foto ci scappò lo stesso! Ah, quel S.Remo! Mina non ebbe molta fortuna, anzi arrivò dietro alla sua rivale (?) Milva. E al Festival non ci tornò più. *** Clinica Mangiagalli di Milano. Un esercito di “paparazzi”era in attesa del lieto evento. Stava per nascere il figlio della “tigre” di Cremona, Massimiliano detto “Paciughino”. Mina era già ricoverata da alcuni giorni. L’esclusiva l’aveva il suo fotografo personale, perciò niente fare. Allora con un mio collega ci siamo vestiti da infermieri (con la complicità di un vero infermiere che ci ha fornito i camici) abbiamo bussato alla stanza dove c’era Mina, io con un mazzo di fiori in mano, il mio collega dietro, con la macchina fotografica pronta a scattare, quando si sarebbe aperta la porta. La porta si è aperta ma dietro c’era un “marcantonio” che faceva la guardia del corpo: attimo di panico… e fuga precipitosa. Comunque, di foto ne abbiamo fatte tante, tutti i giorni, purtroppo non a Mina, ma a…Corrado Pani, il futuro papà, (attore, compagno di Mina e padre di Massimiliano) mentre entrava in clinica con grandi mazzi di fiori! Però prima del ricovero di Mina ho fotografato la stanza dove sarebbe stata ricoverata escogitando un trucco. Ho convinto una mia amica a legarsi un cuscino sulla pancia e a mettersi un vestito largo, per sembrare incinta. Siamo entrati alla Mangiagalli come marito e moglie, chiedendo di vedere una stanza per il ricovero, poi con una mancia all’infermiera che ci accompagnava abbiamo chiesto qual’era la stanza che avrebbe ospitato Mina in attesa del lieto evento. Siamo entrati, ho fatto mettere la mia amica in diversi punti, vicino al letto, seduta in poltrona e persino in bagno. Ho incominciato a scattare foto. Poi siamo usciti con indifferenza, ringraziando. Avevo fotografato solo la stanza ma, come si usa dire dalle mie parti, pütòst de gnènt l’è mei pütòst! Così, ho venduto quelle foto (pagate bene)! ad un settimanale che le ha pubblicate come un’esclusiva! Sei anni più tardi mi sono rifatto fotografando Mina, che accompagnava “Paciughino” al suo primo giorno di scuola a Lugano. Avevo saputo che in Svizzera le scuole cominciavano 15 giorni prima che in Italia; cosi partii per Lugano, convinto di trovare il solito nugolo di fotografi, invece mi ritrovai solo con un fotografo svizzero. I fotografi italiani arrivarono solo 15 giorni dopo, quando aprivano le scuole… ma in Italia. Era come avessi avuto l’esclusiva.

Mina si lasciò fotografare tranquillamente, in mezzo alle altre mamme e ai bambini che facevano un baccano infernale. Massimiliano spaesato e… terrorizzato si aggrappava alle gambe di sua madre. Al termine Mina, molto gentilmente, mi chiese se potevo farle avere qualche foto con il bambino (in quel momento ho pensato che anche lei era una mamma e non più la Diva). Così “ruffianamente” le regalai una ventina di foto 24x30 per attirarmi le sue simpatie. Fu un buon investimento perché mi fruttò un servizio fotografico alla famosa “Bussola” di Viareggio dove Lei, in una memorabile e indimenticabile serata, cantò per l’ultima volta in pubblico, prima di ritirarsi dalle scene. Correva l’anno 1978 !


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Attualità

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La Compagnia di danze etniche

“semplicemente danzando” festeggia i primi due anni di attività

Correva, anzi, danzava l’anno 2006 quando, grazie alla passione trascinante di Paola Treccani, si è costituito il primo nucleo di quella che, in seguito sarebbe diventata la “Compagnia asolana di danze etniche”. All’inizio, nessuna delle aspiranti danzatrici aveva un’idea precisa di cosa avrebbe dovuto fare. Solo la grande professionalità dell’insegnante che, con pazienza, ha saputo plasmare ed entusiasmare il gruppo, ha fatto in modo che le nostre “signore” superassero le inevitabili difficoltà di un percorso non sempre facile. Sotto la sua sapiente guida il gruppo è cresciuto, si è modificato ed è maturato in affiatamento e...complicità. Conoscere ed imparare tante danze, tanto diverse fra loro, originarie dei più svariati paesi del mondo (l’attuale repertorio della Compagnia include circa 50 danze tradizionali di Russia, Romania,

Francia, Irlanda, Scozia, Turchia, Croazia, Macedonia, Moldavia, Messico, Israele, e così via) ha, sicuramente, contribuito ad arricchire culturalmente le nostre danzatrici, consentendo loro di comprendere meglio le tradizioni di quei popoli. La prima esibizione pubblica risale al giugno 2006. Superata la prova, non senza emozione, al gruppo sono arrivate le prime richieste di esibizioni, accolte con entusiasmo, ma anche con qualche comprensibile timore. Una festa del Lion’s Club; il carnevale in piazza; una festa country alle Colombare; un’esibizione alla Casa di Riposo, un’altra per la fiera dei morti e successi- vamente in occasione del Mercatino di Natale. Più recentemente, le tournée fuori paese, a Canneto, per la lunga notte dei musei e a Vescovato, per la festa dell’Oratorio. Ormai, rotto il ghiaccio,

le nostre danzatrici si considerano ormai delle veterane (!!) soprattutto dopo aver avuto l’imprimatur dai “Ritminfolk”, un affermato gruppo di danze folcloristiche di Rezzato, che hanno accettato di danzare con noi a Canneto. Ormai la Compagnia asolana di danze etniche “Semplicemente danzando” è lanciata e, conoscendo la serietà con cui si preparano le nostre amiche, siamo certi che proseguirà il suo cammino in un crescendo di impegni e di soddisfazioni. In conclusione, un appello per invitare altre persone ad unirsi al gruppo, sia per puro divertimento che per sperimentare il benessere psico fisico che questa attività garantisce a chi la pratica. A chi fosse interessato, il gruppo si ritrova ogni lunedì sera, al n°4 di via Virgilio. Per ulteriori informazioni: 347-4111064

El dutur Eugenio Ziachi l’erǻ l nòst dùtur e quant a olte endae a fam visità, che me piasiǻ de pö l’erǻ la portǻ biancǻ, smaltadǻ, coi veder smerigliàt. Miǻ cume al Löch che ghiem le cadenase rösne e le porte tote scantunade, coi surighì che andaǻ aanti e ‘ndré e, dele olte, i te pasaǻ ‘n söi pé Al Löch el gniǻ con de na Topolino quant gherǻ bel con de nǻ bicicletǻ, le done ‘ncontrǻ le ghe ‘ndaǻ en sö l’erǻ “Prego dutur fo stradǻ sö de surǻ”. E apenǻ ‘l nono ‘l ghe sintiǻ la us pariǻ per verǻ che ‘l stàes za benulì, che ‘n urǻ primǻ siem squase za decìs de ciamà ‘l pret a purtà l’Estremǻ Unsiù. E ‘n banda al let gherà ‘l portacadì con la salvietǻ, chelǻ delǻ dotǻ, e la saunetǻ, miǻ chel de bugadǻ “Dutur se comude sel völ laas le ma”. E po là ‘n stalǻ töti i sé ‘nmuciaǻ Ziachi, me pader, i zii e pó i malghes, e là de ache e de tera i discuriǻ e dopo ‘n pès “Ma Dio che go de endà”.

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E ‘ntant che lü ‘l partia lonch al stradèl amò là töti i_erǻ ‘n sö ‘l restèl. “Che braǻ persunǻ, le amó n’agricultur el ga studiat sensǻ muntà sö ‘n scragnǻ”. “Va be ma adess püdomi ‘ndà a senà? L’è umenti scür e pó go na gran fam, vardé che’ l nono urmai l’è za guarit l’è belǻ a taulǻ chel tastǻ ‘l cudighì”.

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Adés l’Eugenio l’è là con la so Theǻ chel girǻ en ciel col spulvirì maròn, e ‘l vardà ‘n z”ó, i camp e le sò stale i sò pütei e töti i sò malàt. Eros Aroldi Asola, Febbraio 2005


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Sport 15

Il Ciclo Club Asola: 31 anni senza sentirli Narrano le cronache specializzate che alle ore 21 del 15 Aprile 1977 nasceva, presso il Circolo ACLI di via Garibaldi, il Ciclo Club Asola, una società ciclistica amatoriale, con lo scopo di dare un tetto a tutti gli appassionati delle due ruote. Inizialmente, il Gruppo Ciclistico prese il nome dagli sponsor, “Trasporti Ferrari”, e poi “Trasporti Ferrari e Mobili Zucchelli”. Successivamente, e per lunghi anni, grazie alla appassionata generosità della pluripresidente Antonella Zucchelli, il gruppo adottò il nome “Mobili Zucchelli”, denominazione con la quale si fece conoscere, ammirare e talvolta invidiare, sia in campo turistico che agonistico. Dal 20 Gennaio 2001, con l’ingresso nel sodalizio di nuove leve, si adottò Statuto, adeguato alle nuove normative e regolarmente registrato, a norma del D.L. 460/1997. Ciò permise di trasformare il gruppo in A.S.D. (Associazione Sportiva Dilettantistica) che assunse la nuova denominazione di “ASD Ciclo Club Asola”, con affiliazione all’UDACE - CSAIN (Unione degli Amatori Ciclismo Europeo - Centri Sportivi Aziendali ed Industriali) le cui finalità di promozione sportiva e sociale sono riconosciute dal Ministero dell’Interno e dal C.O.N.I. Fra i fondatori del Gruppo Ciclistico originario vanno ricordati, Angelo Bellini, Franco Merlo, Giovanni Giacobbi, Afro Lorenzin, tutti “atleti” della categoria “merenderi”, che riuscivano a percorrere fino a tre/quattro chilometri con un solo bicchiere di vino per compensare le damigiane di sudore versato durante ore di “intensa” fatica. Per il rinato ciclismo asolano non mancarono le pessimistiche previsioni di breve e tribolata vita, delle solite Cassandre, smentite dagli oltre 31 anni di serena e tenace coesistenza associativa. Dall’iniziale dozzina di tesserati che, in 24 anni di attività, non superò mai i 30 iscritti, con la trasformazione in “ASD Ciclo Club Asola” il contributo di più sponsor e, grazie all’appassionato impegno del Presidente Mauro Cattani, il numero di iscritti al Club è salito fino a raggiungere e, talvolta a superare, le attuali 70 unità. Per un certo periodo, il gruppo sportivo ebbe anche una doppia affiliazione, all’Udace e alla FCI. Con quest’ultima iscrizione si voleva avviare al ciclismo “maggiore” alcuni giovanissimi di belle speranze. Tra questi Matteo Laurenzi, arrivato tra i dilettanti, col Pedale Castelnovese e Roberto Gandellini, con la Cerealcoop Cremona, mentre Maurizio Piafrini scelse di ritornare cicloamatore Udace, dopo esser stato un buon Junior FCI, con il GS Casaloldo. Ricordiamo che i nostri “atleti” si sono sempre preparati in maniera seria, tanto da poter affrontare, nel corso degli anni percorsi assai impegnativi, come la vicina salita sul Monte Maddalena, a Brescia; o quelle ancor più famose del Ghisallo, Cima Rest, Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, San Marino. Con la coppia Paolo Alampi e Francesco Cottarelli, sono state affrontate anche alcune trasferte a lungo raggio, come quelle di Capo Passero, in Sicilia; di Lourdes, in Francia; di Santiago de Compostela, in Spagna e di Fatima, in Portogallo. Francesco Cottarelli, inoltre, si è reso protagonista di un’impresa fuori dal comune, pedalando in solitaria fino al Circolo Polare Artico. Attratti dall’esperienza nelle “Gran fondo”, i più allenati ed avventurosi tra i nostri portacolori, hanno affrontato le fatiche della Nove Colli, o della Matildica ed alcuni altri percorsi di questo genere, sempre con risultati lusinghieri, se si considera che, in questi casi non è importante vincere o classificarsi, ma partecipare e portare a termine la prova! Fra le attività del Club, sono diventate, ormai, una tradizione, le escursioni sociali che si ripropongono la “conquista” di alcune delle cime famose delle nostre Alpi come i Quattro Passi, il Gavia, lo Stelvio, ma anche altre cime di buon nome

più o meno impegnative. Ogni anno, infine, senza esserne obbligata, la nostra Società Sportiva, poichè partecipa a cicloraduni o gare promosse da altri Sodalizi, si sente in dovere di ricambiare organizzando, anch’essa, manifestazioni simili. Questo è lo spirito che anima il mondo cicloamatoriale e sul quale si basa la sua continuità. Per assolvere a questo impegno morale, sin dai primi anni, abbiamo proposto alcuni cicloraduni tra cui il più importante Cicloraduno Nazionale (2° settore), svoltosi il 27/5/1979 che, malgrado la pioggia incessante, ha visto la partecipazione, di oltre 650 concorrenti. Per il settore agonismo, ai primi di settembre, si organizza il “Gran Premio Città di Asola”, manifestazione su strada, giunta alla 30^ edizione, che da 27 anni associa il “Memorial Ivanoe Moscati” in ricordo di uno dei più generosi e disinteressati collaboratori che il Ciclo Club abbia mai avuto. Ogni anno, inoltre, nel nome del nostro Sodalizio, si svolgono, con la nostra collaborazione, anche manifestazioni in località vicine, come la gara di Mountain Bike, ai Barchi, “Su e Giù dagli Argini del Chiese”, giunta ormai alla sua decima edizione. Il Consiglio Direttivo, in carica sino al 25/10/2011, è composto da: Presidente: Afro Lorenzin - Vice Presidente: Giuseppe Cerini Segretario: Marco Ongarini - Consiglieri: Piero Battisti; Mauro Cattani; Gianni Pezzini; Lino Rossi; Andrea Sandrini; Pierluigi Saporito; Vito Sergi; Bruno Simoni; Graziano Visini; Direttore Sportivo: Claudio De Letteriis; Revisori dei Conti: Cesare Gavarini e Alessandro Verdi; Resp. Magazzino: Giorgio Ongarini.

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Come eravamo

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Il realismo delle immagini esprime tutta la poesia dei lavori di ieri

Questa splendida foto degli anni ‘30 che ritrae un gruppo di zappatrici, nell’azienda agricola Guarneri, proviene dall’archivio del Sig. Gianfranco Favalli.

Dall’Archivio del Sig. Franco Merlo proviene invece quest’altra foto davvero suggestiva che abbiamo intitolato “sgaletà”. Dalla Signora Silvia Morbio Gaiola provengono, invece, le due belle foto sotto e a destra, che ritraggono una fase della lavorazione del tabacco.

Dedichiamo questo numero della rubrica “Come eravamo” non alle persone ma al loro lavoro. Grazie alla preziosa collaborazione di molti lettori siamo in grado di offrirvi le immagini più suggestive di alcuni dei lavori e delle attività che caratterizzarono l’economia dell’asolano negli anni fra le due guerre. Le immagini che abbiamo avuto il privilegio di presentarVi avrebbero potuto essere dei fotogrammi tratti dai films, “L’albero degli zoccoli”, di Ermanno Olmi o “Novecento” di Bernardo Bertolucci, tanto sono suggestive e rappresentative della loro epoca. Decisamente degli anni trenta le prime due; precisamente del 1947 (timbro foto Tartarotti), le ultime. La signora Silvia Morbio è la prima a sinistra nella foto verticale. Guardando queste immagini sembra di vedere un mondo lontanissimo dove il lavoro era totalmente manuale e la vita dura e difficile. Era, però, anche quello di Asola, un mondo governato dai valori solidi di gente che aveva i piedi ben piantati in terra e che traeva dalla terra quasi tutte le risorse necessarie per vivere, accontentandosi di quello che c’era. Le persone erano affratellate dalla povertà che rendeva semplice e serena la loro vita. Al contrario di oggi, epoca nella quale le persone credono di vivere bene, ma sono divise dal denaro, dagli interessi e dalla frenesia della competizione che fa perdere il senso della vita e dei veri valori a cui dovrebbe ispirarsi la nostra pacifica coesistenza. La serena visione delle cose ha lasciato il posto allo stress che uccide il corpo e l’anima. Chi, fra i personaggi ritratti nelle foto, dovesse riconoscere qualche volto familiare, è invitato ad arricchire il comune patrimonio di conoscenze, fornendoci i nomi. Coloro che avessero nei propri album foto simili, sono pregati di prestarle all’Asolano che in tal modo potrà ampliare il comune patrimonio di testimonianze storiche.


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Come eravamo

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Anche lo sport è testimone e interprete della Società del proprio tempo

Anche da noi il calcio è sempre stato lo sport più diffuso e praticato. Della passione calcistica degli asolani esistono numerose fotografie che ci ricordano le squadre ed i campioni che, nelle varie epoche, si imposero nei rispettivi campionati a cui parteciparono. Rilevante è stata anche la passione degli asolani per lo sport motoristico ed anche di questo conserviamo immagini di eventi e di personaggi di grande rilievo nel panorama nazionale. Ai personaggi del calcio e a quelli degli sport motoristici dedicheremo, di volta in volta, un’intera edizione di questa rubrica. In questa pagina Vi presentiamo, invece, tre immagini di un’Asola sportiva che, sicuramente, pochi conoscono. La prima foto ritrae, negli anni ‘30, una formazione della squadra asolana di ginnastica artistica, sport molto praticato in epoca fascista. Questa foto ci è stata prestata dal sig. Giovanni Gazzotti dei Barchi. Il personaggio in nero, in essa ritratto, che da solo meriterebbe più di una pagina de L’Asolano, è il Sig. Nino Gramatica, padre del nostro caro amico e collaboratore Giorgio. La seconda immagine mostra un campo di pallacanestro che da quanto ci sembra di scorgere doveva essere collocato all’interno delle mura, indicativamente all’altezza dell’attuale ex consorzio agrario, in viale Brescia. Questa fotografia è interessante sia sotto l’aspetto sportivo e di costume, ma anche come testimonianza di una zona urbana che, nel corso degli anni ha subito profonde trasformazioni. Molto più recente, (anni ‘50-’60) è, invece, la terza ed ultima fotografia di proprietà dell’ing. Franco Zappavigna, nipote di Oreste Zappavigna (al centro della foto in tenuta da ciclista). Questa immagine che, sullo sfondo mostra il faro di Desenzano, ci permette di ricordare numerosi personaggi asolani, appassionati di ciclismo. Riconosciamo da sinistra, con la bandierina, Francesco Milan, che gestì una ricevitoria del totocalcio in via Libertà; Enzo Torreggiani, il terzo con la tuta; Pasquale Gazzina; Giuseppe Monteverdi (in ginocchio); “Luigino” Piazza, Umberto Ferrari (con i fiori); dopo Zappavigna, Aldo Comucci; Giacomo Mutti; Dino Cobelli e ultimo, dopo il signore con il basco, Cesare Sacchi, residente in via Mazzini, nella villetta liberty che attualmente è abitata dalla famiglia Cavinato.


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Attualità

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Due mesi di eventi nelle locandine del Comune e... Un artista con i colori della sua Africa Rachid Ezzarrouki nasce nel 1970 a Beni mellal, città del Marocco occidentale. Dopo aver compiuto studi lettereri ed avere imparato ad amare la pittura dal padre, lascia il proprio Paese per aprirsi a nuove conoscenze. Prima in Spagna, poi giunge in Italia, dove lavora in diverse località del Nord, fino a quando giunge in un posto che gli ricorda il verde della sua pianura. Decide, così, di fermarsi a Castelnuovo di Asola per dedicarsi solo alla pittura. La sua tecnica è frutto di una costante sperimentazione (ai colori abbina sabbia, cuoio, metalli, ecc.) che fa appello a memo-

rie arcaiche dove il colore non è più il mezzo per descrivere una sensazione ma è sostanza indipendente, originaria che separa la forma dall’informe. Zaroki, questo è il nome con cui si firma, è ben inserito nella vita sociale e culturale del nostro Paese. Fa parte della AAB (Associazione Artisti Bresciani). Alcune sue opere sono state inserite in diversi cataloghi nazionali. Ha al suo attivo diverse mostre personali e collettive, sia in Spagna che in Italia. Rachid ha raggiunto uno stile di vita ed una maturità artistica che lo rendono un elemento prezioso per la Società. La sua è una personalità di forte rilievo per la sua straordinaria sensibilità. I tocchi lineari creati dal pennello di questo artista devono essere valutati oggettivamente, sia per il contenuto spirituale che per la spontaneità e le vibranti armonie che delineano un insieme cromatico dall’evidente spessore artistico. Per questa sintetica critica ringraziamo Patrizia Conti (maestra e critica d’arte) e ci scusiamo con Lei per i tagli fatti al suo testo.

Spesso, i tempi tecnici di uscita de L’Asolano non coincidono con quelli delle manifestazioni programmate dal Comune. Poichè non è colpa di nessuno, nè si possono cambiare le programmazioni, talvolta, al nostro giornale non resta che pubblicare i programmi a fatto compiuto. Questa volta lo facciamo riproducendo le stesse locandine utilizzate dagli organizzatori che, in tal modo potranno verificare la loro leggibilità e migliorare l’impaginazione delle prossime edizioni, per renderle più leggibili ed immediate. Non è una critica ma solo un benevolo suggerimento.

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Dialettando

Etimologie dei termini dialettali che iniziano con la lettera “S” Eros Aroldi

Salti Circo equestre. Questo perché il circo che si esibiva nelle borgate, prima di diventare “equestre” cioè fornito di cavalli appositamente addestrati, era esclusivamente formato da qualche povero saltimbanco. Sbesàt Di persona stizzosa, incoerente e, tutto sommato, infantile. Con chiaro riferimento ai ragazzini cui le mamme devono ancora pulire gli occhi dalle sbese, quei residui solidi del secreto lacrimale dette in italiano, cispe. In italiano esiste la parola moccioso che sta ad indicare un ragazzetto cui la madre deve ancora togliere il moccio dal naso Scalinpertech Persona alta e magra: in Val di Scalve veniva chiamata “scalinpertech o calimperteche” la lunga scala a pioli che serviva ai boscaioli per introdurre la legna nel camino del “poiàt” la catasta di legna che bruciando lentamente si sarebbe trasformata in carbone (la carbonella). Sciapà, sciapì, sciapadèl Schiattare, spaccare la legna da ardere fendendola con opportuni cunei a colpi di mazza fino ad operare una fenditura. Dalla medesima radice proviene “sciapì”, sia nel senso di buono a nulla, quindi del valore di una stoviglia “sciapadǻ”, fessa, crepata sia in quello di screpolatura sia si forma sulla cute delle mani nella stagione fredda. Infine “sciapadèl” per indicare la patta, la fenditura sul davanti dei pantaloni. Scüt, palancǻ, marengh Scudo, moneta d’argento del valore di cinque lire, perché riprendeva sul retro lo scudo con lo stemma dei Savoia. E’ interessante notare come la moneta corrente abbia assunto dizioni che risentono delle varie dominazioni che si sono susseguite nei secoli, molte delle quali erano ancora in uso fino alla seconda guerra mondiale e alcune sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Abbiamo così avuto “el Fènech” che corrispondeva sia ad un centesimo sia ad un centimetro dal tedesco pfenning scellino. Il centesimo (come pure il centimetro) veniva anche denominato ghel, forse dal tedesco gelt denaro. Da una moneta spagnola denominata blanca abbiamo ricavato “la palancǻ” da cinque centesimi ed “el palancù” da dieci centesimi. I francesi ci hanno lasciato “el franch” il franco del valore di una lira come pure “el marengh d’or” del valore di venti lire, dal nome della famosa moneta d’oro napoleonica coniata a partire dal 1800 per commemorare la battaglia di Marengo. Sempre dalla medesima radice troviamo pure “bagà”, l’ingoiare acqua tipico di chi sta annegando, con riferimento al fatto che in tal modo si provvede, nostro malgrado, a riempire il ventre (l’otre) d’acqua.

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Seriölå Ceraiola oppure ruscello: l’omonimia tra i due vocaboli ha fatto sorgere un curioso equivoco, e perciò la gente suppone che la Festa della Purificazione di Maria Santissima, che cade il 2 febbraio, detta anche della Madonna Ceraiola poiché in tale occasione si benedicono le candele, sia, in effetti, la festa della Madonna protettrice dei ruscelli. A conferma di tale ipotesi ricordiamo che un tempo si raccomandava di non cogliere erba lungo le prode dei fossi in tal giorno, per non ritrovarsi le bisce in casa. Voglio infine ricordare che con il termine Seriölå si indicano normalmente tutti i corsi d’acqua, limitatamente al tratto che attraversa un centro abitato, dove queste acque, un tempo, venivano utilizzate per gli usi più svariati: mulini, lavatoi, guadi per l’abbeverata degli animali. Quando poi “el curènt” si allontanava dal paese veniva denominato con un nome diverso e più specifico. El zio Cico Mé, col zio Cico, ‘ndòm a girà en machinå e quant fa bèl endom en bicicletå, se va a nasà en töti i tanabùs cume sè fösem du grand negusiadùr. En sö la machinå ghe ‘n qual bertaèl na qual bursinå, e po’ ghe ‘n maràss; pöl capità de igå de catà argot chel sepe sul de Dio e dei Sant. I ciamå isé amó dal checo ü totå la robå che cres en meså i camp. I agricultur per verå i ga za dit de chel prüerbe, che l’é dé tirà iå. E fom pasà le Ciese e i ustarie e i semitere per véder se ‘n qual dü ghe föss sutràt che lü’la cunusiå, envece en Cieså l’impiså ‘n muculì. Però lü ‘n Cieså l’é üss a stagå póch, el fa ‘ngirì e po’ l’anfilså l’ös e de büstöme se ghen scapå argöne speróm che baste almén i muculì. E po’ ‘l Signùr sens’àter el la sa che lü ‘l ià dis, ma miå con catieriå e quand ghe dise - Vardå chel tè sent. - Ma prope a mé garàl de ardàm a dré.

I NOMI: Ovvero come venivano storpiati i nomi di battesimo dal nostro dialetto MASCHILI Achille Chile; Alessandro Sànder; Amedeo Medeo; Amilcare Mìlcher; Angelo Angilì; Annibale Nìbel; Antonio Tone, Tunì, Nino; Attilio Tilio; Battista Titǻ Domenico Mènech; Eugenio Genio; Francesco Ceco, Cico, Checo; Giacomo Iàcom; Gaetano Tano; Giovanni Giuàn, Giani; Giuseppe Usèp, Pepino, Pepo, Pino; Gregorio Gorio; Ippolito Pòlech; Ludovico Chico Luigi Luis, Bigio, Gino; Stefano Steen FEMMINILI Adele Dele; Amelia Meliǻ; Anna Nanǻ; Annetta Netǻ Annunciata Nunsiadǻ; Antonia Tognǻ; Clementina Mentǻ; Clotilde Tilde; Elisabetta Betǻ; Francesca Cecǻ; Giuseppina Pinǻ, Pepǻ, Pepinǻ; Lucia Ciǻ; Natalina Taliǻ; Prassede Persede; Rosa Rosǻ, Rösǻ, Rosi, Rusinǻ, Rusetǻ


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Ceresara

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In bici, sulle orme dei pellegrini, da Ceresara a Roma dal nostro corrispondente Massimiliano Todeschi Dopo gli “800 km di emozioni” da Ceresara a Santiago di Compostela, di cui abbiamo parlato nel numero 5/2007 de L’Asolano, abbiamo il piacere di raccontare l’ultima tappa del percorso spiritual-sportivo dei ceresaresi Walter Ghizzi, Gian Paolo Oneda e Lino Giuradei. Questa volta gli indomiti ciclisti hanno ripercorso parte della via

nessuna grazia particolare da chiedere”. I nostri compaesani sono partiti la mattina del 7 giugno da Piazza Castello, e la loro prima destinazione era Berceto. Dopo aver fatto tappa a Casalmaggiore e a Parma è iniziata, in corrispondenza con la Cisa, la “vera” via Francigena che, come ci ricorda Walter, “è ancora decisamente sentita,

Francigena, attraversando l’Emilia e la Toscana, fino ad arrivare a Roma, in un’ideale continuazione, sulle orme dei cavalieri templari, di un’avventura che Walter dipinge come “un’occasione unica, un pellegrinaggio autentico, una fatica che abbiamo affrontato con il sorriso anche senza avere

dato che, dopo il Giubileo del 2000, al percorso sono stati apportati diversi miglioramenti. Ad esempio, la nostra prima sistemazione per la notte è stata in una casa cantoniera, adibita a ostello, proprio dal periodo del Giubileo”. Il tratto successivo del percorso, “durante il quale abbiamo

potuto ammirare alcuni borghi incantevoli, come quello di Filetto”, si è concluso a Lucca. Nei dintorni della città toscana si è scatenato un violento temporale, “dal quale ci siamo riparati sotto la pensilina di un bar”. Dopo Lucca il pellegrino entra sulla Via Cassia, il cui percorso originale sarebbe su un ciottolato, strada fin troppo accidentata per le ruote di una bicicletta, sorride Walter: “abbiamo quindi optato per percorsi alternativi, ma non per questo meno suggestivi. Basti pensare alla tappa successiva, San Gimignano, che avevo già visitato in modo più tradizionale, ovvero arrivando in automobile. Ma in bicicletta la sensazione è ben diversa: il cosiddetto borgo del tufo è semplicemente un luogo magico”. Ma la fatica non aveva ancora del tutto abbandonato i nostri pellegrini, che si sono diretti immediatamente a Siena, “sotto un sole cocente, affrontando salite con grado di pendenza dal 6 al 10%. Se non altro, abbiamo potuto attraversare in bicicletta Piazza del Campo, senza incorrere in nessun richiamo da parte dei vigili”. Dopo essere passati per altri numerosi centri (San Quirico d’Orcia, Buonconvento e Radicofani) nei pressi della famosa Abbazia di Sant’Antimo, “abbiamo passato il confine tra Toscana e Lazio, su un tratto di Francigena in terra battuta che conduceva al lago di Bolsena, per poi fare rotta verso Viterbo”. Le condizioni meteorologiche non hanno permesso a Walter, Gian Paolo e Lino di concludere interamente il loro percorso ciclistico, e hanno dovuto infine ripiegare su un’ultima tratta in treno. Una volta giunti nella capitale, il giorno 12 giugno, dopo la foto di rito davanti a San Pietro sono stati ospiti di Padre Marani, gesuita ceresarese che cura i rapporti tra il Vaticano e le Chiese bizantine presso la Santa Sede. “Siamo stati presentati alla congregazione di Padre Marani” ricorda Walter “e una volta che i suoi confratelli hanno capito che eravamo pellegrini recatisi da Mantova a Roma, ci hanno tributato un lungo applauso. Ecco, questo è stata la nostra vera vittoria”. Dopo il ritiro del meritato attestato presso l’Ufficio del Pellegrino in Vaticano, i nostri tre eroi hanno preso la via del ritorno, consapevoli di aver raggiunto un nuovo traguardo. Così come aveva fatto parlando del pellegrinaggio a Compostela, Walter consiglia vivamente ad altri cicloamatori di seguirli nelle prossime tappe. Per ogni informazione in merito si può contattare il numero 0376.87450. La prossima impresa celebrata sulle pagine de L’Asolano potrebbe essere proprio la vostra!...

Proseguono senza sosta i preparativi del primo Palio di Ceresara, evento in stile rinascimentale, che si terrà il 13 e 14 settembre prossimi, presso il Palazzo Secco-Pastore di San Martino Gusnago. Nel prossimo numero de L’Asolano, che uscirà a novembre, informeremo i lettori sull’esito della manifestazione.


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Casalmoro

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Alle origini del Centro Sociale, fra aggregazione, cultura, divertimento e impegno assistenziale. Come spesso accade, anche l’idea del centro sociale nasce per caso. Un colloquio informale, la necessità di fare qualcosa di utile, un “si può fare”, un “pensiamoci” e, nel febbraio 2005, comincia la nuova avventura. Fondamentale, trovare le persone adatte e disponibili, poi stabilire delle regole e degli scopi che definiscano l’iniziativa e, infine, darsi da fare per far partire l’attività. Tra il volontariato puro e la promozione sociale, disponendo già di una buona struttura di base, la scelta cade sulla seconda ipotesi. Nessuno si nasconde la necessità di lavorare di più ma l’obiettivo è di rendersi economicamente autonomi, senza dover cercare contributi a destra e a manca... se poi arrivano delle donazioni, ben vengano! La scelta di iscriversi all’Auser, sicuramente l’associazione di volontariato più radicata in provincia, si rivela subito azzeccata. Da questa organizzazione si attinge l’esperienza necessaria, arrivano i primi consigli: niente politica, nessuna “bega” interna, massima trasparenza nei bilanci. L’invito a regolarizzare tutte le attività, anche dal lato fiscale e da quello delle autorizzazioni è una perla di saggezza, come saggio è il consiglio di prestare attenzione a non danneggiare le attività di coloro che con certi lavori ci vivono. Il Centro Sociale di Casalmoro opera in tre settori: quello delle attività socio ricreative, intese come opportunità di aggregazione; quello delle attività socio culturali, come momento di approfondimento e conoscenza, in generale e del territorio; quello di assistenza alla persona che si esplica, principalmente, con il servizio di trasporto protetto delle persone in difficoltà. Nessuna discriminazione fra poveri o ricchi; fra vecchi o giovani; bianchi o rossi o verdi: l’unica condizione è che siano in difficoltà. Naturalmente, per la loro condizione, gli anziani, le persone sole ed alcuni bambini portatori di handicap sono i primi a fruire di questo servizio. A questo punto, è necessario aprire una perentesi per ringraziare Mantovabanca 1896 che, regalando uno splendido furgone Fiat Doblò, attrezzato per questo genere di trasporto, ha consentito all’Associazione di iniziare subito la propria attività rivolta alla persona, oltre che di collaborare con i servizi sociali del Comune. Quasi contemporaneamente ha inizio anche l’attività ricreativa. Vengono ripristinati i giochi delle bocce, abbelliti i locali, creati spazi esterni più accoglienti. Con l’aiuto di un pittore locale, viene risistemata una statua di cemento del Sacro Cuore e costruita una piccola cappella: Viene messa a norma la

cucina, arricchita con nuovi elementi, che servirà per preparare i pranzi sociali o di particolari ricorrenze. Nel frattempo, con una miglior organizzazione, aumentano in modo esponenziale anche le richieste di tesseramento che, in breve, raggiungono la soglia delle duecentocinquanta. Per le attività socio culturali, lo sbocco naturale è rappresentato dalle gite brevi, a sfondo educativo; dalle visite guidate a mostre di pittura; dalla rappresentazione di commedie dialettali, molto inserite nella cultura popolare, ma anche la partecipazione a spettacoli musicali sempre, di grande richiamo, come opere, operette e musical. Fra queste attività aggregative, trova una collocazione di rilievo la nuova tradizione della “grigliata al Gandino”, una cascina di Remedello, con chiesetta ricca di suggestioni e di storia religiosa: una simpatica occasione per passare una giornata in compagnia e per scoprire il bello del nostro territorio. La vocazione godereccia del sodalizio ha trovato, invece, la sua massima espressione nel pranzo di pesce a Portovenere e con quello in programmazione a Chioggia. Da due anni, sono iniziati anche, con risultati soddisfacenti, i soggiorni estivi per adulti a Cattolica ed a Pesaro. Per la richiesta culturale vera e propria, il Centro Sociale casalmorese ha promosso diversi incontri-dibattito, con oratori molto qualificati, su vari argomenti di attualità, come quello sulla fecondazione assistita; accanimento terapeutico; le cellule staminali; la convivenza fra cattolicesimo, ebraismo ed islamismo; le differenti medicine alternative, come omeopatia e fitoterapia. In tutti i casi la risposta del pubblico è andata oltre le più ottimistiche previsioni, a conferma che la gente sa distinguere ed apprezzare. Anche il prossimo doppio incontro, nel rispetto del massimo rigore scientifico, tratterà della memoria, un tema molto sentito, che avrà per titolo “Mai più nodi al fazzoletto”. La relatrice delle serate sarà la dott.ssa Chiara Fiaccadori, psicologa presso il reparto di oncologia dell’Ospedale di Mantova. Gli incontri, come al solito, si terranno nella sala convegni di Mantovabanca 1896 nei i giorni di venerdì 19 e 26 settembre, alle ore 21,00. In questi ultimi tempi, è ritornata in auge la tombola, che evidentemente sta rivivendo un periodo di grande popolarità, soprattutto, fra gli adulti. Così, per assecondare il desiderio di molti, c’è chi si è rivolto ai cugini castellani di “El Castel” per imparare come si organizza, seriamente, una serata di tombola. Il Centro Sociale non guarda solo al passato, perchè, metten-

do l’ufficio “on line” ha scoperto l’utilità del computer tant’è che uno dei prossimi obiettivi sarà un corso di alfabetizzazione informatica per adulti. Non bisogna dimenticare che, dietro tutte queste iniziative ci sono persone che, ogni giorno, si impegnano al solo scopo di aiutare gli altri. Praticare la solidarietà in un mondo dominato dal venale interesse non è cosa facile e si potrebbe definire utopia se non avessimo l’esempio quotidiano di queste persone ammirevoli. le cose da realizzare sono ancora tante. C’è, ad esempio, la necessità di trovare un garage per due automezzi perchè, con il dono della famiglia Peverada, il parco veicoli si è raddoppiato. Servirebbe una sala polifunzionale per la comunità, della cui costruzione dovrebbe farsi direttamente carico l’Amministrazione Comunale. C’è la necessità di potenziare il servizio assistenziale alla persona; la necessità di coinvolgere altre Associazioni presenti in paese, con il solo ambizioso obiettivo di migliorare la qualità della vita ai cittadini di Casalmoro. Vi sembra poco? Massimo Fornari

La Dott.ssa Chiara Fiaccadori relatrice degli incontri in tema di memoria: “Mai più nodi al fazzoletto”. Psicologa dal 2004, si occupa di riabilitazione neuropsicologica e di psicologia gerontologica a Lonato, presso il Centro di Riabilitazione e svolge un servizio di stimolazione cognitiva, a Mantova, per persone con Alzheimer. Dal 2007 è volontaria presso l’Auser, Rete di Mantova. Specializzata in psicologia gerontolodica con Master all’Università di Padova. “Mai più nodi al fazzoletto” è un corso per potenziare la memoria, proposto in via sperimentale dall’Auser Mantova in provincia. Il successo riscontrato ha suggerito di proporlo su larga scala. Gli incontri non sono conferenze ma veri e propri laboratori pratici dove il pubblico se vuole può partecipare attivamente per confrontarsi con la propria memoria, sperimentando le indicazioni pratiche del corso. Gli obiettivi principali sono: favorire la conoscenza del funzionamento della memoria, correggere i luoghi comuni, stimolare una maggior fiducia nelle proprie capacità cognitive. Il primo incontro è più discorsivo, il secondo introduce le tecniche mnemoniche che favoriscono l’apprendimento e consente di metterle in pratica.


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Concedetemi un po’ di sano campanilismo. Quando a Castelnuovo ci si muove tutti insieme, quando ognuno mette almeno un pizzico del proprio tempo per la comunità, i risultati sono sempre positivi. Così è stato per il torneo di calcio delle vie, organizzato quest’anno col prezioso sostegno delle ditte Andaloni, Agrigarden, Saldo Tecnica Canicossa, Tabaccheria Giuffredi, Bar Milano, Bar La Botte, Tintoria Moreni, Edilmec. Ognuna delle quattro squadre, composte da ragazzi d’ogni età, future stelle del pallone, promesse mancate e soprattutto grandi competitori a tavola, si è aggiudicata una coppa dalle simpatiche intestazioni. Ma l’obbiettivo, come ricordato dal messaggio sulle magliette, era di trovarsi tutti insieme nel ricordo dei nostri amici Fabiana e Simone. Altra bellissima iniziativa è stata la realizzazione del musical “Reality Sciò”, messo in scena per la prima volta proprio a Castelnuovo. Anche in questo caso la mobilitazione è stata generale: sotto i riflettori c’è chi recita, chi canta, balla o suona. Nell’ombra tutto lo staff per la scenografia, gli impianti, la regia, i costumi. Solo il maltempo ha provato a guastare lo spettacolo, ridotto nella parte finale causa il temporale.

Castelnuovo

Estate castelnovese di Dario Compagnoni

Bar Milano di Erika e Cristian PANINI - TOAST PIADINE Serie A e Champions League

CHIUSO IL LUNEDI’ Castelnuovo di Asola - Tel. 0376 / 74192

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Castelnuovo S. Margherita

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Gastronomia

di Marisa Broglia e Nadia Artoni & C.

Tutti i giorni: Pasta fresca fatta a mano, come a casa vostra: Ravioli, tortelli, crespelle, ecc. Piatti pronti di carne e pesce. Al venerdì: Pesce fritto, rane e“bertagnì” Al sabato: Arrosti, stinchi e polli allo spiedo Alla sera: Pizza al taglio

Castelnuovo di Asola, Via Solferino, 6 - Tel. 0376 / 730056

Arrivederci al prossimo anno!


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Casalromano

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Sconcerto e profondo cordoglio per la scomparsa della farmacista dott.ssa Silvia Santini

Sconcerto e profondo cordoglio a Casalromano per la scomparsa, avvenuta lunedì 28 luglio verso le 14,00 della dott.ssa Silvia Santini, titolare della farmacia del paese. Fino all’ultimo tutta Casalromano ha sperato in un miracolo, ma purtroppo il suo cuore ha cessato di battere al Carlo Poma di Mantova nel reparto di rianimazione, in terapia intensiva, a soli 49 anni, compiuti a maggio. I familiari hanno acconsentito all’espianto degli organi: è stata fatta la donazione delle cornee. Due paesi in lutto Casalromano e Calvatone (Cr), di cui la farmacista era originaria.

Venerdì mattina 25 luglio era stata trasferita al Poma di Mantova e tutto il paese si era unito in preghiera. Una donna eccezionale in tutti i sensi, come madre, moglie. In paese la dott.ssa Silvia era un punto di riferimento non solo come farmacista, ma anche come amica, attiva parrocchiana e aveva sempre una buona parola per tutti. Durante la giornata di lunedì 28 luglio la salma è stata portata a Casalromano e alle ore 21 i familiari si sono uniti in preghiera, così come martedì 29 e mercoledì 30 luglio, fino alle 17 ora in cui sono stati celebrati i funerali nella Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista. Una moltitudine di gente mercoledì 30 luglio,

Lascia nello sconforto e dolore più totale il marito Fabio Aliatis, i giovani figli Carlo di 22 anni e Chiara che il mese scorso aveva meritevolmente superato la maturità al Liceo Scientifico Giovanni Falcone di Asola; la piangono anche il fratello Giovanni, la sorella Luisa, la mamma Lucia, la nonna Vanda e i parenti. La dott.ssa Silvia mercoledì 23 luglio era entrata nella clinica Salus di Reggio Emilia per un intervento di angioplastica. L’operazione era andata bene tanto è vero che il giorno dopo, giovedì si stava già pensando ad un rientro a casa. Fino alle 20,00 aveva comunicato telefonicamente con il marito, ma verso le 22,00 la situazione è precipitata in una improvvisa emorragia e la situazione disperata non ha dato scampo.

alle ore 17, ha dato l’ultimo saluto alla cara salma della dott.ssa Silvia Santini, farmacista del paese che si è spenta lunedì 28 luglio all’Ospedale Carlo Poma di Mantova per le complicazioni sopraggiunte dopo un intervento di angioplastica, presso la clinica Salus di Reggio Emilia. Sette i sacerdoti che hanno celebrato la Santa Messa tra cui don Giovanni Tosoni e don Mauro Inzoli di Crema dell’Associazione Fraternità che ha ricordato Silvia con una toccante omelia. Il rito ha commosso l’intera chiesa, di San Giovanni Apostolo di Casalromano, gremita dentro e fuori il sagrato e nei locali dell’oratorio da persone giunte dai paesi limitrofi e dove la dott.ssa era conosciuta: Asola, Calvatone, Piadena, Crema e dintorni. Presente

Da Casalromano Rosalba Le Favi

l’Associazione Aido di Asola tra le centinaia di persone che hanno partecipato alla mesta cerimonia, in profondo silenzio per ringraziare di tutto cuore Silvia che ha lasciato un segno indelebile alla comunità di Casalromano con il suo sorriso e sempre una parola buona per tutti. L’ultimo suo regalo è stato la donazione delle cornee. Quindici anni fa si era trasferita con la famiglia da Piadena e da subito aveva instaurato un ottimo rapporto con gli abitanti e la realtà sociale di Casalromano. La classe dei ragazzi del ’94 la ricorda particolarmente perché lei stessa li aveva preparati alla Santa Comunione ed era stata vicino a loro lo scorso anno nel Sacramento della Cresima. “Una testimonianza di vita e di fede esemplari”- ha detto don Giovanni Tosoni di Casalromano – “Silvia faceva parte del Consiglio Pastorale della Parrocchia e veniva a pregare il Signore ogni giorno in Chiesa, una fede vera, genuina che le dava la forza di vivere e la gioia di trasmetterla agli altri”. Struggenti le parole del figlio Carlo che ha salutato la sua mamma, parola dal dolce suono e che lui non potrà pronunciare mai più ma che porterà sempre nel suo cuore, come con profondo amore e dolore la piangono la figlia Chiara il marito Fabio Aliatis, la mamma Lucia, i fratelli Luisa e Giovanni, la nonna Vanda e tutti i famigliari a lei cari. Dopo la cerimonia la salma è stata sepolta al cimitero Vho di Piadena (Cr).

La pubblicità su L’Asolano non passa inosservata: dura due mesi ed, essendo essa stessa parte integrante del giornale, è testimone della propria epoca e, perciò, è anche lei destinata ad essere conservata e collezionata. Scopri, inoltre, quanto è conveniente! Per un preventivo chiama il numero: 338.1516966


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Religione

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Il pudore Garanzia di Libertà Don Riccardo Gobbi Sono rimasto colpito dall’attenzione che diversi ragazzi hanno messo nel recente campo-scuola estivo sull’uso del linguaggio, al quale continuavo a riferirmi con raccomandazioni a non esagerare con parole grossolane e volgari. “Benedetto cielo” era l’invocazione con la quale reagivo ai momenti di tensione o di normale richiamo, per far capire che non è necessario sboccare, per sfogarsi, in frasari irripetibili. Ho colto da questa situazione, cui se ne possono aggiungere altre figlie di un esibizionismo sempre più accentuato, l’opportunità di riflettere sul comune senso del pudore che risulta oggi essere sempre più labile ed evanescente. Pur senza drammatizzare, il diffuso scadimento del pudore è un problema da considerare con molta attenzione, non solo in termini religiosi. Perchè anzitutto si tratta di un problema culturale. Oggi la moda, i costumi e i consumi, i comportamenti, i modelli di vita registrano un mutamento radicale nel modo di rapportarsi della persona con se stesso e con gli altri. Basti considerare oltre alla smodatezza del linguaggio, il modo di vestire o di svestirsi, l’esposizione del corpo, la degenerazione degli affetti, il consumismo del sesso, l’uso dei mezzi di comunicazione… Contro il ben pensare della trasparenza ad ogni costo, contro i facili slogan del “tutto è possibile” o del “cosa c’è di male”, ripensare al «comune senso del pudore» ed alla sua salvaguardia, significa vigilare su uno spazio fragile ma indispensabile, nel quale le persone possano riconoscersi e ritrovarsi. Il pudore infatti traccia un confine, alza dei paletti, non attorno a ciò di cui si ha vergogna, bensì attorno a tutto quello che ancora, conserva qualcosa di sacro, di fondante, di senso. Mi sento ribattere, spesso, che è una questione di libertà. E’ vero, ma come ricorda il catechismo della Chiesa cattolica «la cosiddetta permissività dei costumi si basa su una erronea concezione della libertà umana. La libertà, per costruirsi, ha bisogno di lasciarsi educare preliminarmente dalla legge morale. E’ necessario prima di tutto partire da una valutazione rispettosa della verità, della dignità morale e spirituale dell’uomo» (2526). Facciamo qualche esempio. Abbiamo già detto del pudore nel linguaggio: è una tristezza sinceramente adeguarsi ad un modo di comunicare scurrile, volgare, spesso blasfemo (bestemmia), smodato e gratuito, semplicemente atto ad atteggiarsi in forme di falsa sicurezza e determinazione. Il parlare tranquillo, chiaro, pulito crea legami molto più profondi e saldi, non ancorati alla improvvisazione e alla superficialità. Ancora, il pudore del corpo e della sua esposizione: bisogna superare il limite delle forme esteriori (che oggi hanno pur un peso molto forte) per riscoprire la bellezza e la profondità umana della morale scongiurando il moralismo, palesemente inefficace. Molte persone, soprattutto di una certa età, mi spronano ad arginare gli eccessi e ristabilire un adeguato decoro durante le celebrazioni in chiesa, richiamando con nostalgia gli interventi dal pulpito dei parroci negli anni 50/60, oggi impensabili. Necessita, è vero, un rispettoso parlar chiaro, come ho cercato di fare negli avvisi domenicali d’inizio estate, in cui raccomandavo un adeguato abbigliamento durante i riti sacri. Ma credo ancor più importante saper motivare questo tipo di scelta: «...esiste non soltanto un pudore dei sentimenti – scrive il catechismo della Chiesa cattolica -, ma anche del corpo. Il pudore insorge contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore

detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti» (2523)... Il pudore definisce la sacralità del corpo umano. Il pudore nella sessualità e nei sentimenti infine pone in gioco un modo nuovo di considerare il piacere e la soddisfazione edonistica. La malizia e la seduzione sono conseguenze di una morale egoistica e libertaria del ‘giusto desiderio’ posto nel cuore dell’uomo e della donna. La Bibbia racconta che “Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden erano nudi e non ne provavano vergogna” (Gen 2,23). E questo perché non ancora condizionati dalla malizia del peccato e dal senso egoistico del vivere; solo dopo aver disobbedito, sentono il bisogno di coprirsi. Potremmo continuare con altri riferimenti ai facili costumi, alle relazioni soprattutto problematiche…, ma le valutazioni non cambierebbero. Il pudore è la virtù che delimita e trattiene, impedendo l’esplosione emotiva e istintiva. Il pudore difende la bellezza come la spina, la rosa. «Il pudore appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore al fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana» (idem 2524). Il pudore dunque è una garanzia di libertà, e di maturità. Soprattutto oggi, in una società come la nostra improntata a uno sfrenata corsa all’esibizione, dove tutto viene messo in mostra per stimolare il desiderio di possesso, dove gli individui sono spesso ridotti all’unica funzione di consumatori e lo spazio intimo del singolo è un inutile, anacronistico lusso. Perdonate la franchezza. Don Riccardo Gobbi Sono un ex asolano che torna al paesello abbastanza spesso e, quando posso, mi piace partecipare alla S. Messa. In diverse occasioni ho avuto modo di apprezzare le omelie di Don Riccardo. Poichè non mi è possibile ascoltarle tutte, mi piacerebbe trovare qualche assiduo fedele disposto a registrarle e a farmele duplicare. In tal modo avrei l’opportunità di collezionarle e di riascoltarle ogni qual volta il mio spirito ne faccia richiesta. Chi si è abituato a sentire don Riccardo, forse si è fatto il palato alle Sue omelie e, forse, non riesce più a gustarne il profondo significato morale e religioso, come chi può sentirlo di rado. Forse non tutti gli asolani hanno idea della fortuna di avere un prete come don Riccardo A.C.

41° Convegno

Filatelico-Numismatico e Cartofilo

ASOLA - 1° Novembre 2008 Scuole Elementari, Viale Brescia, N°4

Orario continuato: 9.00 - 18.00 Per informazioni: 0376.719069 - 333.7228093


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Salute

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Le attività della vita quotidiana (parte terza) LE POSIZIONI Prof. Gianni Zanotti

Introduzione Nell’articolo precedente ho parlato di attività motoria, come indispensabile metodo di prevenzione alle problematiche più o meno gravi della schiena. Attenzione però a distinguere attività motoria e sport. Troppo spesso ci si avvicina alla pratica sportiva, dopo aver saputo di avere un problema del rachide, o peggio ancora, convinti che essa sia metodo di cura. Ahimé tale convinzione a volte proviene dai consigli del medico che ci ha visitato!! Intendiamoci, lo sport fa bene, ma deve essere affrontato in piena efficienza fisica e con adeguata preparazione. Inoltre la pratica sportiva presenta anche qualche effetto collaterale causato, principalmente, dalla ciclicità dei movimenti, che hanno effetto usurante su determinate parti del nostro corpo. In sostanza lo sport non può e non deve curare o compensare una disfunzione articolare. L’attività motoria mirata, è fattore preventivo e compensante una problematica rachidea, dandoci la possibilità di preparare il nostro “sistema corpo”, sia alla quotidianità degli sforzi lavorativi che ad una sana attività sportiva. La posizione in piedi La posizione in piedi diventa estremamente faticosa se mantenuta a lungo senza la possibilità di muoversi. Quando, per esempio, ci si trova in fila in posta o si attende il proprio turno in un negozio, è utile alternare una serie di posizioni, tra le quali quella con gli arti inferiori leggermente divaricati, distribuendo il proprio carico in modo uniforme su entrambi, o quella su un piede solo con l’altro arto flesso. Quando è possibile, si devono trovare degli appoggi: per esempio, per lavare i piatti ci si può appoggiare con il bacino al lavabo, con i piedi leggermente arretrati; al telefono, si può appoggiare tutta la schiena ad un muro con le anche e le ginocchia leggermente flesse o il bacino ad una scrivania. Un’altra posizione spesso consigliata, ma da assumere solo quando il busto è bene eretto e non inclinato in avanti, è quella con un piede in appoggio in avanti su uno sgabellino. La posizione corretta al lavandino per lavarsi è molto simile alla posizione per sollevare oggetti pesanti: si tratta di divaricare gli arti, piegare leggermente le ginocchia e inclinare il busto in avanti flettendosi a livello delle anche. Per lavare i denti, si può appoggiare una mano al lavandino o alla parete in modo di scaricare in parte il peso del corpo. E’ decisamente sconsigliato lavare i capelli nel lavandino: meglio farlo sotto la doccia o eventualmente inginocchiarsi al suolo e lavarli nella vasca da bagno. Per infilare le calze o pantaloni, ci si può sedere e sollevare un arto, cercando sempre di flettere il meno possibile il rachide lombare. In casi estremi, di fronte ad un dolore molto intenso, ci si deve distendere a letto e flettere un arto alla volta verso il busto. Per allacciare le scarpe, infine, è consigliabile accovacciarsi mantenendo il busto bene eretto. La posizione a letto Se misuriamo la nostra statura nelle diverse ore della giornata, ci accorgiamo che alla sera siamo più bassi rispetto al mattino, perché nelle ore diurne, a causa del costante carico, lo spessore del disco si riduce. E’ perciò fondamentale dormire un numero sufficiente di ore su un letto valido per permettere ai nostri dischi di riacquistare il loro spessore originario e mantenere la

loro efficienza ed elasticità. E’ importante che il piano del letto sia sufficientemente rigido, possibilmente con una rete a doghe di legno, che costituisce la superficie ideale per sostenere il materasso. In alternativa si può inserire una tavola di legno sotto il materasso. Quest’ultimo deve essere concepito in modo da adattarsi alle nostre curve fisiologiche e da opporre ai rilievi del corpo la giusta pressione. Deve quindi essere non troppo rigido (il letto cosiddetto ortopedico nella maggior parte dei casi respinge il corpo, non lo accoglie) né troppo cedevole, in modo da non provocare una cifosi lombare quando si dorme supini e l’atteggiamento scoliotico quando si è sul fianco. Non ci sono posizioni a letto ideali e cambiare la propria posizione notturna abituale (escluso nel caso di dolore) è francamente tra le cose più difficili da fare, salvo ricorrere a strane forme di tortura medievale (punti d’appoggio dolorosi). In ogni caso, per modificare la postura del rachide lombare a letto, provocando un incremento o una riduzione della lordosi in base a quanto si intende ricercare, si deve agire su tre punti: l. il capo; 2. gli arti inferiori; 3. direttamente la zona lombare In queste zone si possono interporre cuscini o punti d’appoggio diversi adattando completamente la posizione e trovando quella più confortevole. Questo è importante soprattutto in caso di dolore in corso e di necessità di mettersi a letto per trovare un sollievo momentaneo. Anche in questo caso però si scoprirà che qualunque postura antalgica dura pochi minuti, per poi richiedere di essere modificata. Se ci sono dolori notturni, invece, secondo lo stesso principio, nel dormire supino può risultare utile inserire un cuscinetto sotto il tratto lombare, in modo da aumentare la lordo si lombare, oppure elevare leggermente le gambe posandole sopra un cuscino all’altezza delle ginocchia, in modo da ridurre la lordosi. Se il paziente ha l’abitudine di dormire sul fianco, si può provare ad inserire un cuscinetto cilindrico all’ altezza della vita riducendo la possibile flessione laterale del rachide o inducendone una in senso opposto. Può essere utile evitare di chiudersi nella posizione fetale, che comporta una cifosi totale. A volte è utile anche introdurre un cuscino sotto la gamba controlaterale al fianco in appoggio, che viene flessa a livello dell’anca e del ginocchio. Se, invece, si preferisce dormire proni, si può posizionare al bisogno un cuscino sotto l’addome. In ogni caso, non esiste una posizione ideale per tutti: sarà il dolore a guidare il soggetto nella scelta della postura più adatta alle proprie esigenze in quel momento. Per il rachide cervicale, poi, è necessario adattare l’altezza del cuscino sia da proni che da supini per mantenere la testa allineata alla colonna, quindi non in flessione anteriore o posteriore o laterale; questo è vero in posizione supina e sul fianco, mentre in postura prona il cuscino spesso è controproducente, fatta eccezione nel caso in cui lo si usa come appoggio laterale per il capo semi-flesso lateralmente. Per chi ha una cifosi dorsale un po’ accentuata, poi, e dorme in postura supina, è bene utilizzare un cuscino un po’ più alto. Per leggere a letto, infine, può risultare utile sovrapporre dei cuscini, in modo da sorreggere tutto il rachide, creando un piano inclinato che mantenga inalterate le curve fisiologiche.


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Attualità

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150° anniversario della nascita di

Giacomo Puccini Ricordo e celebrazioni Anna Sbalchiero Vi chiederete, cari lettori, cosa centri con Asola Giacomo Puccini. Probabilmente nulla! Ma, Anna Sbalchiero è nata ad Asola e, oltre ad essere una musicista di talento, è un’appassionata ammiratrice del grande Maestro toscano.

Il maestro Giacomo Puccini <Ultimo di una dinastia di musicisti da cinque generazioni, nacque a Lucca il 22 dicembre 1858. Dopo gli studi musicali nella sua città natale, frequentò il Conservatorio di Milano dove studiò composizione con Antonio Bazzini ed Amilcare Ponchielli, diplomandosi nel 1883. Nel 1885 a Lucca conobbe Elvira Bonturi, moglie dell’amico droghiere Gemignani e madre di Renato e Fosca. Fu il grande amore della sua vita e dopo che Elvira ebbe lasciato il marito nel 1886, seguì Puccini portando con sé la figlia Fosca. In quello stesso anno a Monza nacque il loro figlio Antonio. Puccini sposerà Elvira solo dopo la morte del marito di lei, nel 1904. Dal trionfo della prima opera “Le Villi” (1884) l’editore Giulio Ricordi ripose fiducia in Puccini, malgrado l’insuccesso di “Edgar” (1889), e finalmente con “Manon Lescaut” nel 1893 arrivarono il successo ed il benessere economico. Stabilitosi a Torre del Lago frazione di Viareggio nel 1891, compose nella sua villa la maggior parte della produzione operistica: “La Bohème” (1896), “Tosca” (1900), “Madama Butterfly” (1904), “La fanciulla del west” (1910), “La rondine” (1917) e “Il trittico”(1918). Di quel “pantano”, come il maestro era solito chiamare il lago di Massaciuccoli, se ne era innamorato nel 1886. L’ultimo capolavoro

“Turandot”, è una fiaba cinese; l’opera rimase incompiuta per la morte del maestro, malato di cancro, avvenuta il 29 novembre 1924 a Bruxelles, nella clinica dove aveva subito l’operazione alla gola. “Turandot” venne terminata da Franco Alfano su appunti lasciati dal maestro. La rappresentazione postuma al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926 con direttore Arturo Toscanini, fu interrotta esattamente nel punto in cui Puccini l’aveva lasciata e rivolto al pubblico disse con la voce chiusa dalle lacrime: ”Qui finisce l’opera, rimasta incompiuta per la morte del maestro”. “… Io vado sempre qui davanti e poi con la barca vado a cacciare i beccaccini… ma una volta vorrei andare qui davanti ad ascoltare una mia opera all’aperto…” disse Puccini nel novembre 1924 prima di partire per Bruxelles. È proprio sulla sponda del suo adorato “pantano” davantialla sua villa, che nelle magiche sere d’estate dal 1930, si svolge il noto “Festival Puccini” e dove, a seguito dei recenti lavori di ampliamento, il 15 giugno 2008 è stato inaugurato il nuovo Teatro all’Aperto con un concerto della Filarmonica e del Coro del Teatro alla Scala di Milano. Per l’edizione 2008 del festival, sono state rappresentate le opere “Turandot”, “Tosca”, “Madama Butterfly” ed “Edgar”, per un totale complessivo di 17 recite. Anche il “Musica Riva Festival” di Riva del Garda ha voluto ricordare l’anniversario pucciniano e nella serata del 2 agosto ha allestito il Gala Puccini “Il giardino del maestro”, un affascinante ed entusiasmante spettacolo di arie d’opera mescolato alla prosa, con la partecipazione dell’attore Alessio Boni, nella sublime interpretazione dell’immaginario giardiniere del maestro. Lo spettacolo ha coinvolto il pubblico che è rimasto letteralmente incantato ed estasiato, dal talento, dalla drammaticità ma, soprattutto, dalla carica espressiva dell’interpretazione di Alessio Boni, perfettamente in sintonia con le emozioni suscitate dalla musica di Puccini. L’attore ha accompagnato per mano gli spettatori nell’universo evocativo dei ricordi del maestro, trasmettendone appassionatamente l’essenza umana. Molto meritevole l’orchestra Junge Philharmonie Salzburg diretta dal M° Marco Boemi che ha sostenuto con delicatezza d’esecuzione le struggenti arie liriche del “Sor Giacomo” eseguite con maestria dai cantanti dei corsi di perfezionamento del festival. Un evento che ha saputo rendere

L’attore Alessio Boni un vero e meritato omaggio alla figura di Puccini, l’ultimo grande operista romantico di levatura, che con le sue melodie sentimentali fatte di sfumature delicate ed intrise di passioni ha saputo ammaliare per una serata l’animo delle tante persone presenti. Molte le iniziative promosse dal Comitato nazionale Celebrazioni Pucciniane www.comitatopuccini.it per onorare la figura del grande compositore toscano nel 150° anniversario dalla nascita, con mostre, concerti, convegni di studio e l’annullo di un francobollo. La Rai, infine, ha realizzato una fiction sulla vita di Puccini che sarà trasmessa su Raiuno a dicembre, con Alessio Boni protagonista.

Maturità da 100 e lode per Lucia Ressi

Davvero tanti complimenti a questa studentessa modello che, oltre al 100, che già identifica l’eccellenza, ha saputo meritarsi la lode. In questa sessione d’esami solo Tommaso Gagliardi ha saputo imitarla ma, al Falcone di Asola, almeno un’altra decina di studenti ha raggiunto il fatidico 100. Per Lucia si apre così una brillante carriera universitaria a Verona, nella facoltà di Lingue per il Commercio Internazionale.


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Spazio giovani

irreale, onirica, dimensione in cui l’animo umano non riesce a trovare una fede, una consolazione, alla condizione della “disperazione umana” possiamo dire una trasposizione in musica dei movimenti letterari e poetici romantico decadente che si sviluppò in Europa nell’800. Il 2 maggio 1980 i Joy Division tengono il loro ultimo concerto alla High Hall di Birmingham.

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The Joy Division L’ascesa e la caduta di una band del “dark-punk” Dalle “poesie delle tenebre” di Ian Curtis alla tragica notte del 17 maggio 1980, l’ascesa e la caduta di una delle band più venerate del dark-punk. In una carriera così folgorante durata lo spazio di due anni e poche decine di concerti, i due unici Lp, “Unknow pleasures” e “Closer” rappresentano per i Joy Division, più ancora che pietre miliari, due colossali macigni, due poli magnetici, da quasi 30 anni, per vecchi e nuovi adepti.E la sintesi di tanta sostanza musicale è il dramma umano del vocalist Jan Curtis, che canta la propria lucida disperazione in “Unknow pleasures” e le sue stesse esequie in “Closer”, consegnandoci un testamento di inaudita potenza. Il luogo dove ci traghetta il suono dei Joy Division prevede un biglietto, quello di sola andata. Nonostante la loro “stagione” fu brevissima, tracciarono un solco indelebile nella storia della musica, come riuscì a pochi altri. La musica dei Joy Division esprime una sorta di disperazione interiore, l’incapacità di dare risposte agli interrogativi umani, il loro suono esprime la volontà di scavare in profondità nell’animo umano e nel mistero dell’ignoto, senza però giungere ad una consolazione. I Joy Division erano una band inglese formata nel 1977. Il nome del gruppo deriva da quello delle baracche femminili nei campi di concentramento nazisti. La storia dei Joy Division inizia come quella di decine di altri gruppi nati in Inghilterra nel periodo dell’esplosione del “Punk”. Inizia con tre ragazzi che quasi nemmeno sapevano suonare. Terminerà lontanissima da queste premesse, nel giro di nemmeno quattro anni, tragicamente, nella leggenda. I quattro fondatori iniziarono la loro avventura musicale a Manchester, prendendo il nome di “Warsaw”, che si rifaceva al titolo di un brano di David Bowie e successivamente cambiandolo con “Joy Division”. Pubblicarono i loro album con la casa discografica indipendente “Factory records. Il contesto sociale in cui si sviluppò la loro musica è quello dell’Inghilterra di fine anni ’70, l’epoca della Thatcher, caratterizzato da una profonda crisi economica, da un disagio materiale ed esistenziale che i Joy Division riuscirono perfettamente a rendere con le note della loro musica. Possiamo

Da Sinistra a Destra: Stephen Morris, Ian Curtis, Bernard Sumner e Peter Hook. definire la sonorità dei Joy Division collegata ai generi New Wave, Dark, Post Punk. Il loro sound, come già accennato, mette in musica la desolazione della civiltà industriale, da un punto di vista tecnico, spostando l’enfasi del suono sulle atmosfere invece che sulla semplice rabbia imposta dal Punk. Assorbendo un minimo di elettronica e conferendo più enfasi alla timbrica degli strumenti, i Joy Division di fatto abbandonarono l’ethos del Punk e funsero da ponte con il Synth-pop che sarebbe esploso pochi mesi dopo. La voce robotica ipnotica malata di Ian Curtis sembra giungere inesorabilmente da un freddo marmo sepolcrale, da una dimensione

Il 18 maggio 1980, all’alba dello sbarco del gruppo negli Stati Uniti per il primo tour oltre oceano e per la firma di un contratto di distribuzione americana con la Wea del valore di un milione di dollari. Ian Curtis viene trovato impiccato nella sua casa di Macclesfield. E’ la fine del gruppo ed inevitabilmente l’inizio del loro mito. Nel luglio del 1980 preceduto dalla struggente melodia del singolo “Love will tear us apart” che con la sua dolente immediatezza Pop diventerà il brano manifesto del gruppo, anche grazie a numerosi omaggi, esce l’album “Closer”. Marco Peri

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Spazio Giovani

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In occasione del concerto per i 20 anni della C.R.I.

Presentato IDENTITA’, il primo album dei GioomArabika. Il 7 maggio 2008, al teatro S.Carlo, formata da Bruno Bonarrigo, in occasione del ventennale della sezione al contrabbasso; da Nakia Perini, alla femminile della CRI di Asola, si è tenuto il concerto batteria; da Michele Bianchi, alla chidei GioomArabika del cantautore asolano Giovanni tarra e da Stefano Vaccari, alla tastiera. Martarelli e del vocalist bresciano Cristian Chiesa, Il cd “Identità” contiene 11 brani Il ricavato della serata è stato devoluto all’associazione, inediti, ed è in vendita presso per scopi socio-sanitari e per la futura realizzazione Simpaty Record’s di Asola oppure può della nuova sede. essere richiesto, inviando una e-mail a Il duo ha così potuto presentare ufficialmente gioomarabika@libero.it “Identità”, il suo album d’esordio, frutto di un grande Il concerto è stato realizzato grazie al lavoro, ma di una ancor più grande gratificazione contributo di Mantovabanca 1896 per i due artisti, e per tutte le persone che hanno e dei seguenti sonsors: collaborato alla realizzazione del progetto. Fra di esse il pittore marocchino Rachid Zaroki, autore delle illustrazioni ed il fotografo galiziano Jorge Ventosa. Gli asolani hanno risposto con entusiasmo, partecipando numerosi, e gli artisti non hanno di certo tradito le attese, proponendo un repertorio originale, con pezzi di puro rock e altri melodici, con testi impegnati e mai banali. Per l’occasione i due artisti sono stati accompagnati dalla band

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Tutti i cittadini hanno apprezzato l’impegno dell’Amministrazione per ripristinare il manto stradale delle vie urbane. Purtroppo, a lavori di asfaltatura da poco ultimati, dobbiamo denunciare i primi tagli alle sedi stradali. Come è accaduto in via Giovanni da Asola, il cui manto stradale, finito da circa un mese, è già stato tagliato per tutta la sua larghezza, al fine di consentire i lavori di collegamento di un’abitazione alle utenze, i cui punti di erogazione si trovano sempre dall’altra parte della strada. E’ possibile che non si riesca mai a coordinare i tempi degli allacciamenti con quelli di asfaltatura?

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L’Ospedale, a seguito del forzato riposo di Gaetano Parisio, a cui facciamo i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione, è rimasto senza il servizio di distribuzione dei giornali nei reparti. Una carenza che penalizza non poco i degenti a cui viene a mancare un importante passatempo.

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Notizie Tristi, nel mese di agosto sono morti: Guglielmo Piazza Noto imprenditore, titolare con il fratello Ermes dell’Azienda “Piazza macchine Agricole”, è deceduto improvvisamente, all’età di 82 anni.

Dott. Angelo Testori cannetese, era conosciuto e stimato per essere stato il primo responsabile del servizio dialisi dell’Ospedale di Asola. E’ deceduto all’età di 61 anni. Alle famiglie le più sentite condoglianze de L’Asolano, per il grave lutto che le ha colpite.

Notizie flash 30

L’Associazione per stare insieme Asola, con sede in via IV novembre, ha organizzato, in Sala dei Dieci, un incontro sul tema “La chirurgia possibile nell’anziano”. Relatori il Prof. Ottavio Bruni, Primario chirurgia generale; il Prof. Marco Maffiolini, Primario ostetricia e ginecologia; il dr. Luigi Troiano, Responsabile dell’endoscopia; il dr. Corrado Asteria, chirurgo specialista nei problemi dell’incontinenza e la sig.ra Graziella Losi, coordinatrice del reparto di ostetricia e ginecologia, hanno presentato alla cittadinanza il progetto di prevenzione, cura e riabilitazione in un settore molto delicato nella vita delle persone anziane: l’ambulatorio delle patologie del pavimento pelvico. Progetto che è diventato un punto di eccellenza per l’Ospedale di Asola e che nasce da un accordo multidisciplinare. Al termine dell’incontro l’Associazione “ Per stare insieme Asola “ ha donato agli “Amici dell’Ospedale di Asola “ la somma di € 1.000 per sostenere i progetti di miglioramento e potenziamento delle strutture e della strumentazione dell’Ospedale di Asola.

*** Forse pochi lo sanno ma, ad Asola, sta compiendo un anno di vita una nuova casa discografica specializzata nella musica jazz. Si tratta della trj records del patron Roberto Tiranti, già proprietario, con Emanuela Ravenoldi, di Sympaty Record’s, con sede in Largo Chiese, 25. Per festeggiare la ricorrenza, giovedì 25 settembre, alle ore 21, è stato programmato nel Teatro Comunale di Castiglione delle Stiviere, in via Teatro 13, il 1° EXIB DAY al quale interverranno i migliori musicisti della scuderia. Per prenotare e per ogni altra informazione, contattare Emanuela Barozzi al numero 346 50 10 320

Nel giugno scorso, a Casatico di Marcaria si sono girate alcune riprese di “Mal’aria” una miniserie Rai, del regista Paolo Bianchini, ambientata nelle valli di Comacchio. Fra le comparse in costume anche alcuni bimbi di Asola con le loro mamme. Antonio Ghisleri, con mamma Simona Zaltieri e Marco Usmigli, con mamma Monica Cestari, dopo aver superato i provini a Sabbioneta, compariranno in TV, la prossima primavera, quando verrà messa in onda la mini serie televisiva a contenuto storico.

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Dal 12 al 14 settembre si è svolta ad Isola Dovarese la 42esima edizione del famoso Palio, de lo recitarcantarballando, ispirato alla tradizione medievale. In quei tre giorni il Borgo gonzaghesco, ha abbandonato il XXI° secolo, per ritornare nel XV°, con i costumi, le tradizioni, la cucina e gli svaghi di quei tempi, secondo il seguente programma. Venerdì 12: A la ora 19ma, clausura de lo borgo, inci, riscossion de la gabella onde aver la permissione de intrare per lo principio de lo mercato ed de le taverne. A la ora 21ma la consegna de le chiavi de la Sindachessa a lo Priore. Indi spegnimento de li lumi artificiosi et allumaggio de le torce. A la ora 22ma, presentatìo de le contrade dell’Isola, ne lo burlesco et dissennato modo. Sabato 13: A la ora 21ma, “Lo Convivio” Magnum Miraculum est homo, cum le spettacolazioni de nova fattura, in dove se puote ardire ne la presentatìo de le cogitazioni de l’epoca. Domenica 14: a la ora 17ma, il clou della manifestazione, con “Lo palio de le contrade” con jochi e jocatori, danze et danzatori, bandiere et sbandieratori, musica et musicanti, et multo altro ancora. A la ora 21ma, ... alfin se narra una fantasiosa istoria, cun machine teatrali, cstumi arditi et abundanzia de Jochi pirici.

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Ci scrive il Consigliere Comunale di “Asola nel cuore” Gianluca Duretti. In un periodo di prezzi alle stelle, che mortificano il potere d’acquisto di stipendi e pensioni, l’idea dell’amministrazione comunale di Asola di rispolverare il secondo, antico mercato del mercoledì, per offrire ai cittadini l’opportunità di aquistare generi alimentari di prima necessità, direttamente dai produttori è, di per sè, un fatto positivo. Si è parlato molto dei modi di calmierare i prezzi, e ridurre il numero dei passaggi della cosiddetta filiera, per abbassare il ricarico fra prezzi all’origine e prezzi alla vendita è, fra tutti, il sistema apparentemente più logico. In effetti, se consideriamo le lamentele dei produttori agricoli che, in rapporto ai prezzi praticati nei negozi o nei supermercati, dichiarano di incassare solo briciole dalla vendita dei loro prodotti, dare loro la possibilità di vendere direttamente i propri articoli dovrebbe avere un impatto benefico sia sulle tasche dei cittadini che su quelle degli stessi produttori. Così, anch’io, come tanti, ho creduto alla storia della filiera e mi sono detto perchè non comperare finalmente un bel pollo ruspante? Detto, fatto! Sono andato al mercato e, girando fra i banchi, subito mi sono accorto, ripensando anche ai prezzi che normalmente pago in negozio, che non c’era poi tutta questa convenienza. Ma allora dove è finita la logica della filiera, l’interesse per i consumatori e tutte le belle teorie annesse e connesse? Mi sono detto, probabilmente è la qualità che è diversa e così, fiducioso, ma con riserva, mi sono portato a casa il mio bel pollo “ruspante”. Ma anche qui una nuova delusione. Il mio bel pollo aveva ruspato si, ma solo nelle gabbie di qualche allevamento! Poi, parlando con la gente, ho saputo che non ero stato il solo ad aver avuto esperienze di questo genere. Anche per la frutta e la verdura differenze minime! La morale è che non è sufficiente avere le belle idee ma, se davvero si desidera che restino tali, è sempre buona cosa verificarle, anche perchè il costo del posteggio pagato da questi produttori commercianti mi risulta essere ben più conveniente, non solo delle tasse pagate dai negozi, ma anche degli stessi posteggi del mercato del sabato. Almeno fino ad ora, questo mercatino del mercoledì da potenziale bella idea si è trasformato in un’iniziativa utile solo ad aggravare la già precaria situazione dei negozi di vicinato, che subiscono una nuova concorrenza sleale senza, per contro, offrire ai cittadini il modo per risparmiare davvero. Ancora una volta, sono i piccoli commercianti a pagare per questa politica delle belle idee. Chi crede ancora nella favola che i grandi supermercati sono più convenienti? E, intanto, in Italia sono ormai decine di migliaia i piccoli negozi costretti a chiudere e, anche ad Asola, di questo passo, saranno in molti a chiudere per mai più riaprire. Poi vedremo dove sta la convenienza!

Lettere al direttore

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Che ne sarà allora dei cittadini e dei centri storici quando rimarranno senza i loro negozi? Quale sarà la condizione di vita, soprattutto degli anziani, quando non sarà più possibile acquistare ciò che serve sotto casa e verrà meno anche il punto di riferimento del bottegaio di fiducia che ti consiglia, ti fa credito e con il quale si potevano scambiare quattro parole? Asola, 5 agosto 2008

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Il 6 luglio scorso, in concomitanza con la manifestazione degli alpini si è tenuta in piazza XX settembre la partenza del Giro d’Italia femminile. Un’evento di straordinaria importanza per una cittadina come Asola, ripreso anche da Rai 3 Sport. Non so come abbia fatto il Comune di Asola ad essere sede della partenza di questa corsa ciclistica ma, devo dire che, se non fossi andato dal barbiere nemmeno l’avrei saputo. E’ vero che una volta i barbieri erano la principale fonte di divulgazione delle notizie ma pensare che, in piena era della comunicazione, ci si possa ancora affidare ai barbieri per informare i cittadini, mi sembra assurdo. Eppure il Comune di Asola che ha saputo accapparrarsi un simile evento, nulla o quasi ha fatto per pubblicizzarlo come avrebbe dovuto. Chi sapeva che domenica 6 luglio sarebbe partita dalla piazza la prima tappa del Giro d’Italia femminile? Evidentemente nessuno, tranne i barbieri e pochi intimi e, se non fosse stato per i barbieri che hanno sparso

la voce, tra un taglio e uno shampoo, chi avrebbe saputo di questo evento? Non un manifesto, nessuna locandina... solo i barbieri! Mi chiedo allora, ma se uno è pelato deve rimanere ignorante? Asola, 8 luglio

Lettera firmata

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Caro direttore, Sono Paolo Crema (nipote di Cesare “del Gallo”). E’ con piacere che Ti scrivo questa email per assicurarti la ricezione del 3° nr. de L’Asolano. Non puoi immaginare quanto sia emozionante ricevere notizie e quant’altro in merito al Paese in cui sono nato e vissuto per vent’ anni, sopra tutto per chi, come me, si è dovuto allontanare per motivi di lavoro. Asola rimane e rimarrà sempre nel mio cuore. Ho saputo della morte del caro Don Anselmo, che ricordo con tanto affetto. Ricordo di quando insegnava alle scuole elementari.... un Prete disponibile, pronto ad ascoltare tutto e tutti.... come si suol dire..... un prete “vecchio stampo” che oggi difficilmente trovi.Ora guardavo le pagine 14 e 15, dedicate a “come eravamo”; ho riconosciuto una donna, ovvero nella foto di gruppo in basso, a pag. 15, la prima a destra in seconda fila è la mamma di un mio compagno di classe elementare (Andrea Rongoni di Giovanni), abitanti in una cascina sita in Via Circonvallazione Ovest. Leggevo la storia del teatro sociale..... credo che per tutti gli Asolani sarebbe la “chicca“, un fiore all‘occhiello averlo ancora in uso!!!!!! Con la speranza di rivederci presto un caloroso saluto, ricordando sempre che “prima e dop de Asula ghè Asula”. Cav. Paolo Crema

E’ tanto che volevo scrivere all’Asolano perchè tutte le volte che, aprendo la Gazzetta di Mantova, mi capita di aprire la pagina dell’agenda, mi viene il nervoso. E’ vero che i mantovani non hanno mai avuto un gran feeling con Asola ma arrivare fino ad eliminarla dalla cartina della Provincia, mi sembra davvero troppo. Non me ne vogliano gli amici di Canneto s/O., cittadina che ha sostituito Asola nella considerazione dei redattori del quotidiano mantovano ma, se qualcuno voleva avere un’ennesima dimostrazione di faziosità, è servito. (lettera firmata)


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L'Asolano N°5-08  

Estate Castelnovese all’interno, a pag . 16 e 17: COME ERAVAMO Anno 3 N°5 Settembre - Ottobre 2008 €. 2,00 (copie arretrate €. 2,50) Poste I...

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