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legge che porrebbe i lavoratori pubblici in condizione diversa da quelli privati. Pare però che a una stortura legislativa si sia inteso rispondere con una stortura interpretativa. Infatti, alla luce della normativa vigente in materia di igiene del lavoro, nessuna delle due risultava necessaria», dato il quadro normativo previgente, seppur generico (G. Lageard, Divieto di fumo nei locali pubblici e privati: cosa cambia nei luoghi di lavoro, in Ambiente e sicurezza, 2005, 5, 17). Il divieto della sigaretta, comunque, è stato di fatto esteso anche ai luoghi di lavoro chiusi dove lavorano dipendenti: «è proibito fumare – dice ancora la Circolare al punto 7 – in tutti i locali chiusi, ad eccezione delle abitazioni private e dei locali riservati ai fumatori». Questo è quanto si deduce anche dallʼAccordo della Conferenza Stato-Regioni 16 dicembre 2004 (G.U. 23 dicembre 2004 n. 300), che in premessa precisa: la nuova normativa «estende lʼambito di applicazione del divieto di fumare anche ai luoghi di lavoro ...». La vigilanza Le procedure per contrastare le violazioni al divieto di fumare vengono indicate nellʼAccordo appena menzionato, che stabilisce che nelle strutture private i cartelli di divieto devono essere predisposti e apposti a cura dei responsabili di tali strutture (punto 2.2) e che «i soggetti cui spetta la vigilanza sul rispetto del divieto si identificano nei conduttori dei locali o nei collaboratori da essi formalmente delegati, i quali richiamano i trasgressori allʼosservanza del divieto e curano che le infrazioni siano immediatamente segnalate ai soggetti pubblici incaricati ...» (punto 4). Eʼ importante precisare che la medesima disposizione è riportata nella Circ. 17 dicembre 2004 al punto 7: «nei locali privati ... i soggetti cui spetta vigilare sul rispetto del divieto si identificano nei conduttori dei locali stessi o dei collaboratori da essi formalmente delegati che, in base a quanto chiarito al punto 4 della presente circolare, richiamano i trasgressori allʼosservanza del divieto e provvedono a segnalare immediatamente le infrazioni ad uno dei soggetti pubblici incaricati della vigilanza, dellʼaccertamento e della contestazione delle violazioni...»: la circolare precisa «in base a quanto chiarito al punto 4». Orbene, il punto 4 della circolare, a proposito di gestori di esercizi pubblici, specifica che «sui soggetti responsabili della struttura o sui loro delegati ricadono gli obblighi di: 1) richiamare formalmente i trasgressori allʼosservanza del divieto di fumare; 2) segnalare, in caso di inottemperanza al richiamo, il comportamento del o dei trasgressori, ai pubblici ufficiali e agenti ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la conseguente redazione del verbale ...»: dunque, tale punto 4 specifica che la segnalazione va fatta «in caso di inottemperanza al richiamo». Ma allora il datore di lavoro deve segnalare la trasgressione immediatamente o solo in caso di inottemperanza al richiamo? Si tratta di una disciplina valida anche per le aziende private, richiamata per esse mediante la locuzione «in base a quanto chiarito al punto 4», oppure si tratta di due diverse discipline dettate lʼuna per i pubblici esercizi e lʼaltra per le aziende espresse in modo impreciso e con una svista? Stando al buon senso, allo spirito di “economizzare”

TecnoMedia gli interventi della Forza Pubblica e alla ratio del punto 7 della circolare e sottolineando comunque la necessità di un intervento chiarificatore, si potrebbe ritenere sufficiente un primo richiamo formale seguito, in caso di inottemperanza, da unʼimmediata e tempestiva segnalazione del comportamento del trasgressore: «la circolare sembra ... introdurre la possibilità di una “intimazione verbale” ad adempiere, consentendo al trasgressore una sorta di “ravvedimento operoso”, seppure tardivo. Indubbiamente, però, questo aspetto ... meriterebbe qualche chiarimento sulla condotta che devono tenere gestori degli esercizi, datori di lavoro delle aziende ...» (R. Zucchetti, Divieto di fumo, verbali a tre vie, in Il Sole 24 ore, 6 gennaio 2005, 19). La segnalazione va fatta alla polizia amministrativa locale (vigili) oppure a ufficiali o agenti di polizia giudiziaria (Polizia di Stato, Carabinieri, eccetera)? Il datore di lavoro può rivolgersi anche a guardie giurate, incaricandole di vigilare e contestare le violazioni? Nei luoghi pubblici vigilanza, accertamento e applicazione della sanzione spettano allo stesso soggetto (punti 2.5 e 3 Accordo)? Poiché le forze di Polizia di Stato hanno il compito primario di tutelare lʼordine e la sicurezza pubblica, mentre la polizia locale è principalmente dedita a compiti di polizia amministrativa, è soprattutto questʼultima che dovrebbe essere presa come punto di riferimento per quanto riguarda il divieto di fumo. Una nota del Dipartimento di Pubblica Sicurezza inviata in gennaio a Prefetti e Questori specifica che lʼattività di controllo deve essere svolta principalmente dalla polizia amministrativa e locale, mentre ufficiali e agenti di polizia giudiziaria intervengono nelle situazioni di pericolo per lʼordine e la sicurezza pubblica, per esempio nel caso in cui le contestazioni provochino reazioni che trascendano in “vie di fatto”. Questa nota, inoltre, invita gli organi competenti ad applicare le sanzioni previste contro il fumo, a farlo inizialmente in modo graduale (M. Ludovico, Fumo con sanzioni graduali, in Il sole 24 ore, 2005, 12, 27). La delega ai collaboratori e lʼinformazione ai lavoratori Il datore di lavoro può delegare ad un proprio collaboratore gli obblighi che la legislazione gli impone in materia di fumo. La delega, per espressa previsione del punto 4 Accordo Stato-Regioni 16 dicembre 2004, deve essere “formale”, quindi effettuata con atto scritto, recante la data certa, la chiara descrizione dellʼoggetto della delega e la firma per accettazione. I delegati devono essere presenti in azienda in numero sufficiente e ben individuabili da parte dei lavoratori, tramite lʼindicazione dei loro nomi sui cartelli. Devono essere idonei e, se il loro compito va oltre la mera vigilanza, devono essere dotati della necessaria autonomia di gestione e di spesa (per unʼanalisi circa la validità di una delega, rinviamo a TecnoMedia n. 37, aprile 2003, p. 26). LʼAccordo raccomanda ai datori di lavoro di fornire unʼadeguata informazione ai lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute derivanti dal fumo attivo e passivo, sulle misure di prevenzione del fumo adottate nel luogo di lavoro, sulle procedure previste dalla normativa vigente nel caso di violazione del divieto di fumare e sulle modalità efficaci per smettere di fumare, avvalendosi

Lavoro & sicurezza

Divieto di fumo: l’evolversi della normativa

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TecnoMedia 45  

Rivista dell'ASIG, Associazione Stampatori Italiana Giornali

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