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Poste Italiane. Spedizioni in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - numero 1 - anno 2013 - 13100 Vercelli Via D. Jolanda, 26 - Tel. 0161 250.045 (5 linee r.a.) Stampa Litocopyvercelli - via F. Rossi, 60 - 13100 Vercelli - Tel. 0161 39.20.11 - Fax. 0161 27.15.86 - E-mail: ilcommercio@litocopy.com Concessionaria pubblicità: PUBLYCOM s.a.s. di Mattiuz Rita, Via Custoza 8 - 13100 Vercelli - Tel. 0161 21.04.39 - Fax 0161 20.23.93 - Email: info@publycom.it

PERIODICO DELL’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI DELLA PROVINCIA DI VERCELLI

ANNO 81 n° 1 - Gennaio 2013 associazione commercianti della provincia di Vercelli

Indirizzo Internet: www.ascomvc.it E-mail: ascomvc@tin.it

CARLO SANGALLI, presidente di Confcommercio, denuncia la crisi del settore

> FISCO TROPPO PESANTE

> CONSUMI IN CADUTA LIBERA

> CREDITO QUASI IMPOSSIBILE


S

e fossimo in un paese serio, lo Stato italiano dovrebbe comportarsi con il buon senso del commerciante. Se, invece che dai professori, fossimo stati guidati da un gruppo di normali commercianti non saremmo, quotidianamente, alle prese con la voragine contabile lamentata dal ministero delle Entrate. La gente sarebbe in grado di comperare un’auto, un vestito, una vacanza per il semplice motivo che lo Stato non avrebbe tolto ai cittadini le risorse per farlo. Da gennaio a novembre il Tesoro ha incassato 380 miliardi di euro. Le entrate sono aumentate, rispetto all’anno precedente. Grazie all’Imu ed all’incremento di altre gabelle. Al contrario l’Iva è diminuita, nonostante l’aumento dal 20 al 21 per cento. Come mai, si sono chiesti i professori? Semplice, bastava chiederlo ad un commerciante. Se tartassi con imposte nuove e sempre più pesanti i contribuenti, se per di più sei in una grave crisi economica, cosa fanno i cittadini?: stringono la cinghia, spiega il commerciante al professore. Pagheranno l’Imu, ma rinunceranno alla pizza. Lo Stato – piovra arraffa tutto e i contribuenti rinunciano agli acquisti. Il cane che si morde la coda: lo Stato incassa di più, i contribuenti spendono meno. Per mettere un freno a questo circolo infernale si trova il nemico, eliminato il quale tutto si risolve. L’evasione (che, naturalmente, esiste) rappresenta la scusa migliore per i politici e per i benpensanti. Se si azzera, dicono quelli che la sanno lunga, i conti dello Stato torneranno magicamente in ordine. Una volta individuato il bersaglio e dato un valore favoloso (200 miliardi di imponibile sottratto) avanti con le testate nucleari. Vale di tutto. Tremonti aveva introdotto norme durissime e illiberali, come l’inversione dell’onere della prova e Monti le ha applicate e potenziate. Siamo in guerra e tutto è lecito: il redditometro, il fisco grande fratello, i conti correnti a disposizione dei funzionari pubblici, e via con il tango. Poi ti ricordi che sei in campagna elettorale e Mario Monti si toglie di dosso un po’ di sobrietà e, dopo aver fatto due righe di conto, ci dice: il redditometro è una delle bombe ad orologeria disseminate dal precedente governo. Va bene, ma quando aveva detto: “Siamo in uno Stato di guerra contro l’evasione fiscale” come pensava di combatterla, egregio professore. Purtroppo l’evasione è una divinità, un totem. Esiste ed è diffusa, scorretta nei confronti di chi non la pratica. Ma se si continua a ritenere l’evasione come una priorità della politica fiscale perderemo di vista la realtà delle cose. Altre sono le priorità: ridurre il carico fiscale per rendere meno conveniente evadere. Ridurre il peso degli adempimenti fiscali per rendere meno spiacevole pagare. Rendere trasparente l’amministrazione pubblica per capire dove vanno a finire i nostri soldi. Ridurre il ruolo dello Stato perché abbia meno bisogno dei nostri quattrini. Il problema non è l’evasione, ma l’ingordigia dello Stato. Va bene, ci mancherebbe, stanare e punire gli evasori, ma non possiamo sopportare uno Stato spione che ci corre dietro anche nella stanza da letto per sapere le nostre spese e le nostre abitudini. E’ il buon senso di cui si parlava all’inizio. Quello dei commercianti, caro Prof.

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EDITORIALE

di Felix Lombardi

Meglio un Commerciante di un Professore


TASSE E BALZELLI

2013: ecco la stangata U

na nuova tassa sui rifiuti, un altro aumento dell’Iva, le multe più salate, conti correnti bancari più cari. Ritoccato anche il canone Rai. Ecco perché la Confcommercio ha deciso di dire basta e di organizzare la giornata di mobilitazione del 28 gennaio.

Basta tasse. 28 gennaio: giornata di mobilitazione TARES Debutta quest’anno la Tares, la nuova tassa rifiuti che sostituisce Tarsu e Tia. La vecchia imposta sui rifiuti solidi urbani viene viene sostituita da una che ingloba una “new entry”: quella sui cosiddetti “servizi indivisibili”, ovvero sicurezza, illuminazione e manutenzione di strade, vie e piazze, e si applica a tutti gli immobili in ragione di 30 centesimi a metro quadro elevabili, a discrezione del comune, a 40 centesimi.

La Tares deve essere pagata da tutti: sia le aziende sia i proprietari di casa. Per le prime, ha calcolato la Confcommercio, si tratta di un aumento medio del 290 per cento rispetto a quanto pagavano con la Tarsu. Per la seconda, in ragione delle scelte dei comuni, si andrà, secondo Adiconsum, dal 14 al 25 per cento in più. IVA E’ ormai quasi certo che l’opzione lasciata aperta dal Governo Monti di aumentare, a luglio 2013, l’Iva ordinaria dal 21 per cento attuale al 22, sarà sfruttata. Nelle casse dell’Erario finiranno circa 5 miliardi prelevati dai consumi degli italiani. L’aumento dell’aliquota farà aumentare le tariffe dei professionisti, i prezzi delle automobili, dei prodotti dell’elettronica, oltre a quelli di alcune categorie degli alimentari. Ma, soprattutto, farà aumentare il prezzo della benzina che, nel 2012, ha subito già due colpi: prima, in estate, l’aumento dell’accisa di 10 centesimi e poi, a settembre, dal precedente innalzamento dell’Iva dal 20 al 21 per cento.

CODICE DELLA STRADA, MULTE E PENALI Da gennaio le contravvenzioni per divieto di sosta passano da 39 a 41 euro, quelle minime per eccesso di velocità (fra i 10 e i 40 km/h oltre il limite) da 159 a 168 euro, mentre per il mancato uso della cintura la sanzione non sarà più di 76 euro, ma di 80. L’utilizzo del telefonino alla guida costerà 161 euro in luogo degli attuali 152. Ma non basta. I comuni e le loro concessionarie di riscossione (tipo Equitalia) possono ritoccare all’insù anche le penali per il tardivo pagamento: previsti anche qui rincari medi tra il 10 e il 15 per cento. CONTI CORRENTI BANCARI Dal 1° gennaio 2013 entra in vigore l’imposta di bollo sui conti correnti ed i libretti di risparmio. Eviteranno di pagare il bollo da 34,2 euro solo i titolari di conto base, quello che le banche e Poste devono offrire, per legge, a chi ha un reddito molto basso. Sono, inoltre, esenti i correntisti che possono esibire una giacenza media sotto 5 mila euro. Ma c’è il trucco: il tetto si calcola considerando tutti i rapporti intestati ad un’unica persona fisica aperti in una sola banca (conti e libretti di risparmio) e se si supera, ogni prodotto paga il suo bollo. Oltretutto, il calcolo della tassa è influenzato dalla scadenza dei rendiconti. Se, ad esempio, questa è trimestrale e solo in un trimestre la giacenza media ha superato i 5 mila euro, si dovrà pagare 8,55 euro, cioè un quarto del bollo. CANONE RAI Il famigerato canone Rai, quello trasformato in tassa di possesso dell’apparecchio televisivo per finanziare la tv di Stato, aumenta, per il 2013, dell’1,5 per cento e sale a 113,50. euro.

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C

he in Italia ci sia un apparato di polizia fiscale mostruoso, degno della santa inquisizione o del Kgb, oramai lo sanno tutti. Sembra sempre più complicato e difficile salvare i principi giuridici fondamentali su cui si fonda uno Stato di diritto quando, nonostante la retorica, il rapporto tra questo Stato ed i cittadini è così squilibrato. Mentre a Parigi la Corte Costituzionale ha bocciato le nuove tasse sui superricchi che hanno spinto, tra gli altri, l’attore Gerard Depardieu tra le braccia di Putin, in Italia l’ultima sentenza della Cassazione in materia di redditometro (del 20 dicembre scorso) ha affermato – a difesa del

contribuente – che i dati ricavabili da questo strumento fiscale rappresentano unicamente una presunzione “semplice”, e, quindi, non soltanto non possono essere ritenuti una prova adeguata, ma nemmeno impongono che sia il contribuente a dover dimostrare la sua “non congruità”. In altre parole, l’inversione dell’onere della prova non è ammissibile. Può essere una buona notizia perché offre qualche elemento di tutela in più davanti alle pretese di questo Stato. Ma il nocciolo della questione è un altro. Se siamo così disarmati dinanzi al Fisco è perché il rapporto tra il cittadino e lo

Stato è del tutto squilibrato. L’architettura anticostituzionale dell’Imu, l’onere della prova invertito quando nel 50% dei casi i supposti evasori vincono i ricorsi, salvo dover pagare in anticipo il 30% della somma “pretesa” più le spese legali per difendersi, il redditometro che non è d’accordo con il redditest sono la dimostrazione che il potere si autorappresenta come il legittimo titolare di beni di tutti noi e questo perché la sua azione ha, o meglio “avrebbe”, una dignità superiore. A partire da qui, non solo il sistema pubblico può stabilire in modo legale una tassazione da esproprio, ma può pure con-

trollare i nostri conti bancari e l’utilizzo che facciamo dei soldi lì depositati, spingendosi pure a proibire o limitare l’uso del contante. Quando Attilio Befera, il capo dell’Agenzia delle Entrate, dichiara che il nostro non è uno Stato di polizia si dimentica che i principi di legalità non sono violati solo dai regimi tirannici, ma lo stesso succede nel nostro Paese dove, in modo del tutto trasparente, la popolazione viene spogliata in gran parte delle proprie risorse ed una parte dell’apparato se ne avvantaggia spudoratamente. Ad esempio, con stipendi da favola. Quanto prende all’anno l’implacabile Befera?

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FISCO

Anche la Cassazione contro il redditometro


CONSUMI

Un Natale magro, siamo tornati al 2002 C

Città illuminata, ma pochi acquisti Grazie ai commercianti, all’OADI “Viva Vercelli”, al Comune e ad Atena, Vercelli luccicante. Consumi, però, al buio (Foto Greppi)

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om’è consuetudine l’Ascom di Vercelli sintetizza i dati sull’andamento delle vendite a Vercelli ed in provincia, rilevati attraverso il consueto sondaggio tra negozianti e Pubblici Esercizi, su un campione significativo fatto di circa 150 aziende. Emerge che quasi nessun vercellese ha rinunciato ad acquistare i doni ma, più che una corsa ai regali, si è parlato di una rapida passeggiata tra le vetrine nella settimana antecedente il Natale e, comunque, non prima del mese di dicembre. Su tutti i fronti, il budget di spesa destinato alle strenne natalizie risulta drasticamente ridotto, con un’aggravante pesante, rispetto all’anno passato, ovvero la rata dell’IMU a ridosso del Natale, che ha notevolmente abbassato il potere di spesa delle famiglie. A Vercelli Natale fiacco in tutti i settori. Non tanto per il numero di vendite quanto per la capacità di spesa che è calata fortemente soprattutto nei settori abbigliamento, calzature, elettronica, articoli per la casa. Natale fiacco anche per gioiellerie ed ottici, con clienti impegnati nella ricerca del prodotto meno caro, scarsa at-

tenzione alla marca ed alla qualità. A Vercelli, tiene il settore alimentare con acquisti più oculati su tipologie alimentari più economiche (meno pesce). In calo le prenotazioni per i viaggi di Natale e Capodanno rispetto all’anno precedente e clienti alla ricerca di mete sempre meno dispendiose e periodi meno lunghi. Notizie di crisi anche dalla grande distribuzione, con cali significativi rispetto al 2011. Spostandoci in provincia, la situazione cala precipitosamente.

Regge solo il settore alimentare Malcontento generale a Trino: nel campo non alimentare, quello più penalizzato nelle vendite natalizie, si sono registrati cali anche del 40% rispetto al 2011. Tenuta con qualche piccolo incremento del settore alimentare, dato che va, pero’, a discapito della categoria dei Pubblici Esercizi (Ristoranti, Pizzerie) che hanno risentito della “scelta” di consu-

mare il pranzo o la cena di Natale e Capodanno in casa. Crescentino segnala una tenuta del settore alimentare, mentre un calo importante nei settori calzature, abbigliamento e articoli regalo che attendono, auspicando in un’inversione di marcia rispetto al Natale, il periodi dei saldi. A Santhià, il settore abbigliamento lamenta un fatturato in calo in media del 25% rispetto all’anno 2011, - 20% il settore ristorazione, casalinghi, fotografia. Stabile il settore alimentare. In linea con il territorio provinciale, Cigliano chiude con un calo generalizzato e sconfortante: malissimo le mercerie, casalinghi e i negozi di fiori (- 40%), male abbigliamento, calzature e macellerie (-30%). I dati più allarmanti dal settore ristorazione con picchi anche del 50% in meno rispetto al 2011. Dalla Valsesia emergono dati allarmanti, ma meno preoccupanti rispetto alla bassa: nel 2010 Varallo e Borgosesia lanciavano ancora segnali di ottimismo, il Natale 2011 ha registrato una stasi generale, il Natale 2012 ha registrato un calo generale delle vendite: il piu’ significativo quello registrato nel settore non alimentare mentre per l’alimentare la flessione è stata del -3%. Gattinara, ha registrato un piccolo incremento (6,5%) del settore alimentare, e cali dal 3% al 18% dei settori elettronica (-3%), abbigliamento (-9%), libri e casalinghi (-11%), articoli da regalo (-18%). Insomma il Natale appena trascorso, per le nostre aziende, verrà ricordato come il peggiore degli ultimi dieci anni. E’ la conferma che le famiglie, straziate dall’IMU e spaventate da una crisi senza fine, hanno tirato la cinghia più del solito. Con buona pace dell’"inchiesta da favola” pubblicata su un quotidiano piemontese. Oltre ai danni anche le beffe.


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n anno fa di questi tempi il governo dei loden e della sobrietà liberalizzava gli orari dei negozi: tutti aperti, per sette gior-

ni, per 24 ore. Nel clima di esaltazione collettiva che aveva accompagnato il sobrio Monti nei suoi primi atti, si era-

I maghi delle liberalizzazioni Pierluigi Bersani e Mario Monti, solo guai per i commercianti

no lette paginate di giornali (guidati dall’autorevole Sole 24 ore) e ascoltate migliaia di interviste nei quali una folla di esaltati (guidati dall’ineffabile Parodi allora ancora al TG5) immaginavano scenari strepitosi: la gioia di fare acquisti alla sera e alla domenica, l’abbattimento dei prezzi (perché aumentava la concorrenza, dicevano gli “esperti”), e sotto sotto, la gioia intima e nemmeno troppo nascosta di vedere sempre più in difficoltà gli (odiosi) bottegai. Il tutto mentre la GdF invadeva Cortina e Courmayeur per la caccia all’ultimo scontrino.

Degli scenari previsti oggi resta ben poco Cosa è rimasto oggi, all’inizio del 2013, di quella gioiosa macchina da guerra? Tante macerie, qualche analisi strampalata (Enrico Lepri sulle pagine del quotidiano piemontese si è accorto del crollo dei consumi e se la prende, al solito, con non meglio imprecisate lobby) ed il terrore che nella famosa agenda-Monti ci sia qualche appunto che riguarda mercato, liberalizzazioni e consumi. Se pensiamo che due dei tre contendenti alla carica di premier (Bersani e l’expresidente del Consiglio con il loden) sono degli appassionati promotori di liberalizzazioni c’è da avere paura.

Vediamo qual’ è il quadro reale: il famoso decreto Bersani (anno 1998) ha prodotto la desertificazione dei centri storici, l’occupazione precaria nella Grande Distribuzione, il ricorso di quest’ultima alla cassa di integrazione, l’aumento continuo dei prezzi (che secondo lo statista di Piacenza avrebbero dovuto essere controllati). Crollano i consumi (-2,9% su base annua) mentre avrebbero dovuto aumentare secondo i tifosi di Monti, grazie alla liberalizzazione degli orari, (con risparmi per 11 milioni di euro!), è più cara la borsa della spesa (+4,6%). Insomma il contrario di tutto quello che ci hanno raccontato. Del resto gli italiani sono terrorizzati, la fiducia è ai minimi dal 1996: a dicembre è sceso ancora l’indice sul clima di fiducia personale, ovvero giudizi ed attese sulla situazione economica delle famiglie, opinioni sul bilancio familiare, opportunità attuali e future sul risparmio.

Crollano i consumi e la fiducia è ai minimi Secondo l’Istat, infatti l’indice è passato a 90,7 da 90,9. Si tratta del peggior dato dall’inizio delle serie storiche cominciate nel 1996. E se in questo paese cominciassimo a liberalizzare l’uso del cervello? Basta che non sia quello di Bersani o di Monti. F.L.

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CONSUMI

Ma con le liberalizzazioni non era tutto a posto?


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Tutti cuochi. I vercellesi

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31/01/2013 05/02/2013 07/02/2013 14/02/2013 19/02/2013 21/02/2013 26/02/2013 28/02/2013 05/03/2013 07/03/2013 12/03/2013 14/03/2013

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Cioccolato + auto: formula vincente

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PUBBLICI ESERCIZI

L’Agenda FIPE, più credibile dell’Agenda Monti L

a FIPE ha trasmesso ai leader degli schieramenti politici che si confrontano nelle prossime elezioni l’”Agenda FIPE” che contiene le posizioni della Federazione sulle problematiche specifiche delle aziende del settore. La FIPE chiede attenzione ed impegni certi per azioni conseguenti nella prossima legislatura riguardano i tempi di pagamento dei prodotti alimentari disciplinati in maniera antitetica alla direttiva comunitaria dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, l’iniquo regime di esenzione fiscale di sagre e circoli, le problematiche del lavoro, l’aliquota Iva sul turismo. Nella prospettiva di valorizzare la ristorazione e l’intrattenimento la Federazione avanza alcune proposte sulle principali problematiche che frenano lo sviluppo del settore:

Aiuti di Stato nel settore della ristorazione Stesso mercato, stesse regole. E’ questo il principio a cui dovrebbe essere informato il sistema normativo in ogni segmento di mercato. Oggi nei servizi di ristorazione, al contrario, abbiamo un si-

stema di norme che, di deroga in deroga, ha determinato un’eccessiva stratificazione del mercato generando fenomeni di distorsione della concorrenza e di vero e proprio dumping commerciale. E’ il caso delle feste di partito, dei circoli privati, delle associazioni di promozione, delle associazioni sportive dilettantistiche, delle sagre per le quali è necessario – in questo particolare momento economico nel quale tutti i cittadini sono stati chiamati ad affrontare pesanti sacrifici in termini di aumento del prelievo fiscale e di riduzione dei servizi – sopprimere i privilegi fiscali attribuiti alle forme di somministrazione dei alimenti e bevande poste in essere da tali realtà. Infatti, in ragione della non configurabilità della commercialità di tali operazioni, i corrispettivi delle attività di somministrazione esercitate da tali entità non sono assoggettati né ad Iva né ad imposte dirette ed i locali nelle quali vengono effettuate sono esenti da Imu e assoggettati alla Tares ad una tariffa pari ad una frazione di quella prevista per la ristorazione. Siamo di fronte ad un vero e proprio aiuto di stato che è già stato denunciato nel-

le competenti sedi. Fipe chiede con forza e da subito la cancellazione di questi ulteriori privilegi della casta la cui permanenza rende non credibili gli impegni assunti dalle forze politiche nella lotta all’evasione.

Iva Prevedere un’estensione della aliquota del 10 % a tutte le attività turistiche ad iniziare dalle prestazioni degli stabilimenti balneari e delle discoteche.

Imposta di soggiorno Il turismo dà un apporto importante ai saldi della bilancia valutaria italiana, ben superiore a quello di altri settori produttivi del made in Italy quali l’alimentare e l’arredamento e più o meno simile a quello dell’abbigliamento. Eppure la percezione del ruolo del turismo nell’export del nostro Paese è debole al punto che con l’imposta di soggiorno si è arrivati a proporre un dazio alla rovescia in cui incassa chi esporta e paga chi importa.

Imposta sugli intrattenimenti Per il settore dei locali da ballo occorre procedere all’abolizione della Imposta sugli Intrattenimenti, introdotta con L. 288/98 attuata con Decreto Legislativo n. 60/1999. L’imposta che grava sui proventi derivanti dalla biglietteria e da quelli relativi ai servizi obbligatoriamente imposti (es. consumazioni obbligatorie), attualmente attestata al 16%, colpisce i locali che organizzano intrattenimenti danzanti con prevalenza di musica registrata. L’abolizione dell’imposta con-

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Termini di pagamento dei prodotti alimentari (art. 62 decreto liberalizzazioni) Con il decreto liberalizzazioni è stato introdotto il famigerato articolo 62 che impone di pagare a 30/60 giorni i prodotti alimentari e di avere un contratto di acquisto per ogni fornitore e ciò allo scopo di tutelare produttori ed agricoltori dallo strapotere delle centrali di acquisto di ipermercati e supermercati. La norma, però, si applica a tutti gli acquisti di alimenti da chiunque effettuati e, quindi, investe centinaia di migliaia di imprese di tutte le dimensioni, ma prevalentemente micro, del settore della somministrazione di alimenti e bevande che dovranno pagare a 30 giorni i fornitori di alimenti freschi ed a 60 quelli di alimenti non deperibili, pena una sanzione da 500 a mezzo milione di euro. Inoltre saranno tenuti a stipulare contratti con ciascun fornitore. Tutto ciò ha messo in ginocchio un settore un settore in forte difficoltà causando rilevanti problemi tanto ai ristoranti di fascia alta, che alle mense, che ai locali marginali, che agli stessi produttori destinati a perdere fasce di clientela che non potranno più permettersi di avere delle scorte, ma dovranno esasperare la rotazione del magazzino vista sia la difficoltà di accesso al credito che il divieto di contrattare diversi termini di pagamento. Infatti, anche se l’esercente si dovesse accordare con il suo fornitore per pagare con comodo rischierebbe in caso di ispezione della Guardia di Finanza la denuncia all’Antitrust per aver pagato dopo 30/60 giorni o per non avere copia del contratto e, in ogni caso, sarebbe condannato a non cambiare fornitore per

non essere denunciato dal vecchio per ritardato pagamento. Siamo di fronte ad una norma palesemente incostituzionale poiché tratta nello stesso modo situazioni diverse (basti pensare al produttore quotato in borsa che la usa contro il chiosco bar) ed in contrasto con la normativa comunitaria che prevede per i privati la piena libertà di determinare i termini di pagamento. FIPE chiede la soppressione di tale norma sia per ridare fiato alle imprese che non trovano credito nel sistema bancario, che per evitare al nostro paese le sanzioni derivanti dall’infrazione alla normativa comunitaria.

PUBBLICI ESERCIZI

sentirebbe alle imprese di essere maggiormente competitive nei riguardi di altri segmenti d’offerta che non costituiscono altrettanti elementi qualificanti del prodotto turistico.

Lavoro Mercato del lavoro Le risorse umane nel settore del turismo giocano un ruolo essenziale. Da ciò discende l’esigenza di una nuova e diversa regolamentazione dei rapporti di lavoro, più rispondenti alle dinamiche di imprese medio piccole, rispetto a quelle della grande industria. In questi anni, le varie forme di flessibilità quali il contratto a termine, il contratto di lavoro a chiamata, il lavoro accessorio sono stati gli strumenti con i quali le imprese hanno affrontato un mercato difficile, caratterizzato da lunghe fasi di crisi, consentendo, sostanzialmente una tenuta dell’occupazione. La recente riforma del mercato del lavoro ha introdotto nuove rigidità nel nostro ordinamento, rendendo più difficoltoso il ricorso alle formule contrattuali flessibili e compromettendo alcuni degli equilibri raggiunti negli anni scorsi dalle parti sociali. Tali rigidità devono essere superate attraverso l’introduzione di misure che riducano l’aggravio burocratico nella gestione dei rapporti di lavoro, l’aggravio contributivo dei rinnovati ammortizzatori sociali, e le ambiguità interpretative degli interventi in materia di

flessibilità in uscita. Restano soprattutto, a nostro avviso, tutta la necessità e l’urgenza di scelte che consentano di : • ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro; • ampliare gli spazi rimessi alla contrattazione collettiva in materia di gestione della flessibilità dei contratti di lavoro e dei rapporti di lavoro; • potenziare e rendere strutturali la detassazione e la decontribuzione delle erogazioni che la contrattazione collettiva istituisce per incentivare la produttività del lavoro. Destagionalizzazione Si rendono necessarie adeguate politiche legislative atte a incrementare progressivamente il periodo di attività delle imprese turistiche e quindi a tutelare i livelli di reddito dei lavoratori, salvaguardandone l’occupabilità e incentivando la permanenza nel settore.

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INFORMAZIONI

N. 1 Poste Italiane. Spedizioni in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 Via D. Jolanda, 26 - Tel. 0161 250045 r.a. Stampa Litocopyvercelli - via F. Rossi, 60 - 13100 Vercelli Iscritto al Registro Operatori della Comunicazione N. 5161 Concessionaria pubblicità: PUBLYCOM di Mattiuz Rita, Via Custoza 8 - 13100 Vercelli Tel. 0161/210439 - Fax 0161/202393 Email: info@publycom.it

Direttore: Antonio Bisceglia Direttore responsabile: Marco Barberis Reg. Canc. Trib. VC n. 11 del 29.3.1966 Ord. Pres. Trib. Vercelli 17.2.1987 SEDE CENTRALE VERCELLI - Galleria Verdi - Via D. Jolanda, 26 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0161-25.00.45 r.a. - Fax 0161-25.90.95 UFFICI DI ZONA BORGOSESIA - Viale Varallo, 35 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0163-25.804 - Telefax 0163-26.870 CIGLIANO - Piazza Partigiani, 11 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0161-43.30.65 - Telefax 0161-43.30.65 CRESCENTINO - Via De Gregori, 20 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0161-84.10.27 - Telefax 0161-84.18.15 GATTINARA - Corso Vercelli, 81 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0163-82.65.89 - Telefax 0163-82.65.89 SANTHIÀ - Piazza Vittorio Veneto, 25/a Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0161-92.31.29 - Telefax 0161-94.869 TRINO - Corso Italia, 1 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0161-82.98.14 - Telefax 0161-82.98.14 VARALLO - Corso Roma, 74 Aperto tutti i giorni da Lunedì a Venerdì Tel. 0163-53.193 - Telefax 0163-51.504

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LUDOPATIE: dal 1° gennaio cartellonistica obbligatoria In applicazione al D.L. Balduzzi dal 1 gennaio 2013 è scattato l'obbligo per tutti i titolari di pubblici esercizi che detengono giochi pubblici (cioè quelli regolamentati e autorizzati dallo Stato ed in particolare dall'AAMS) di: • apporre sugli apparecchi formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro, nonché le relative probabilità di vincita; • all'esposizione, all'ingresso e all'interno dei locali, del materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate alla G.A.P. (Gioco d'azzardo patologico). La Fipe Ascom di Vercelli esprime la propria preoccupazione, così dice Camillo Bordonaro, Presidente della Fipe-Ascom Bar di Vercelli: "La sanzione per i titolari di pubblici esercizi che non adempiono a tale obbligo è di euro 50.000". Presso tutti gli uffici Ascom della Provincia di Vercelli (o direttamente sul sito dell'Asl di Vercelli) è disponibile la documentazione da affiggere per adempiere agli obblighi di legge.

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