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Forty five di Gianfranco Peletti

Da sempre uno dei tormentoni degli appassionati di armi è se sia meglio il revolver o la pistola semiautomatica. E da qui nascono discussioni infinite, dove ognuno dei sostenitori di una delle due categorie elenca pregi e difetti che, secondo lui, dovrebbero dimostrare la superiorità della scelta. Ne abbiamo messe a confronto due accomunate dal calibro: il .45ACP

Le due armi evidenziano le dimensioni maggiori dello S&W rispetto alla Beretta

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115 L’autore durante la prova con la S&W

Il blocchetto in acciaio della Px4 con la camma, che è il cuore del funzionamento della canna rototraslante

Nella foto è evidente il sottile spessore della canna in corrispondenza della camera di cartuccia e la generosità delle dimensioni delle spalle di appoggio della camma

I

l dilemma del sommario è un tormentone, perché rientra nei dubbi senza risposta tipo se sia più forte il Milan o l’Inter, Coppi o Bartali eccetera. Da qui mi è venuta l’idea di una prova particolare che comprenda non solo il confronto tra una semiautomatica e un revolver, ma nel calibro che fino a pochi anni fa era ritenuto il migliore come potere d’arresto: il .45 (che è un 11,43 mm), conosciuto anche come “Forty Five”. La scelta è caduta su due top di gamma, la Beretta Px4 SD (Special Duty) e la Smith & Wesson mod. 625 JM (Jerry Miculek), due armi moderne, con caratteristiche particolari finalizzate all’uso militare la prima (la Beretta) e a quello sportivo la seconda (la Smith & Wesson). Prima di passare al confronto, vediamo le caratteristiche delle due armi e della cartuccia, che non è diventata leggendaria per caso ma per motivi ben precisi.

La Beretta Px4 SD Storm Type F Questo prodotto della Casa di Gardone Val Trompia nasce come progetto dall’esigenza di presentare un’arma corta per il progetto

“Revolver o semiautomatica? Da qui la prova che comprenda non solo il confronto tra una semiautomatica e un revolver, ma nel calibro che pochi anni fa era il migliore come potere d’arresto: il .45 (che è un 11,43 mm), il ‘Forty Five’” USSOCOM (United States Special Operations Command), che ha il quartier generale nella base dell’Air Force “Mac Dill”, a Tampa in Florida, alla ricerca di un’arma corta di cui dotare tutte le Forze speciali dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione. Beretta ha pensato di realizzare una versione speciale della Px4 Storm, nata nella prima metà del terzo millennio come sintesi tecnologica e pratica di oltre 500 anni di esperienza nel mondo delle armi da fuoco. L’arma è stata completamente rivisitata e modificata per concorrere alle severissime prove previste per la valutazione delle armi presentate. Le modifiche apportate al modello Px4 SD Storm Type F hanno mantenuto le forme e il ciclo di funzionamento delle sue sorelle in calibro 9 e .40 SW, ma di fatto è un’arma completamente diversa per i materiali e le

caratteristiche costruttive. Il carrello è in acciaio, fosfatato e in seguito rivestito di Bruniton, al cui interno è alloggiata la canna della lunghezza di 115 mm (misura prevista dal capitolato di gara del SOCOM), che sporge di 125 mm dalla parte anteriore del carrello, che ha intagli di presa anteriori e posteriori che consentono sempre un’ottima capacità d’armamento. I congegni di mira sono sostituibili e quelli montati sono a profili ribassati, con la tacca di mira del tipo “Novak”, a basso indice d’impigliamento. Mirino e tacca di mira presentano gli ormai consueti punti bianchi per l’allineamento rapido e sono realizzati con Superluminova, un materiale fotosensibile che memorizza la luce ed è visibile in condizioni di scarsa luminosità (basta illuminarlo per pochi secondi con una torcia e rimane visibile TESTA A TESTA

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La Beretta Px4 SD Storm mod. F, vista dal lato sinistro e da quello destro

per parecchi minuti, anche al buio completo). Il fusto in tecnopolimeri armati e rinforzati in fiberglass è di un colore verde oliva chiaro, con le stesse dimensioni di quello classico di colore nero. Il sistema di chiusura è rimasto invariato ed è quello a canna “rototraslante” con i due tenoni di chiusura posti a 180°, che è robustissimo e ha delle ottime capacità autopulenti dalle fecce di sparo, assicurando così un ciclo di funzionamento ottimo anche quando l’arma non è pulita. La sicura a leva è del tipo ambidestro, montata posteriormente sul carrello, con il disegno delle leve che impedisce il suo inserimento in caso di scarrellamento rapido. Il dispositivo è quello classico della Beretta, con il percussore sdoppiato, ruotante nella parte posteriore, e lo sganciamento della catena di scatto (il grilletto va in “folle”). Naturalmente rimane anche la sicura automatica al percussore che consente il suo avanzamento solamente quando il grilletto è premuto a

fine corsa. Altre caratteristiche uniche di quest’arma sono le finiture dei particolari: tutte le molle sono selezionate e nichelate, tutti i particolari della sicura e i perni sono costruiti con acciaio inossidabile, il gruppo di scatto e la leva di trasmissione sono lucidati e cromati a spessore, i caricatori sono realizzati in acciaio e nichelati con uno speciale procedimento denominato PVD. La canna ha lo spessore della cromatura interna doppio rispetto a quelle normali e all’esterno è nichelata con un procedimento speciale ad alto contenuto di fosforo. Il blocchetto centrale che costituisce il cuore del sistema S E M I A U T O V S R evo l ver

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117 La cartuccia .45 ACP Agli inizi del nuovo secolo, il 1900, i vari eserciti impiegavano per le loro armi corte e lunghe un munizionamento che spesso era poco efficace per fermare dei combattenti particolarmente determinati. In particolare, gli americani, durante una guerra nelle Filippine, contro i guerrieri Moro (che prima di combattere erano soliti drogarsi), si trovarono in grosse difficoltà con la loro cartuccia per armi corte, il .38 Long Colt, per il suo scarso potere di arresto. Nell’anno 1904, l’esercito americano decise che questo problema andava affrontato e risolto e nominò una commissione formata dal colonnello John T. Thompson della fanteria e dal maggiore Luigi Anatole LaGarde del servizio medico. I test furono condotti utilizzando bovini da macello e cadaveri umani, attingendoli con munizioni di diverso cali-

bro: 0,476 Eley (UK), 7.65x22 mm Parabellum (.30 Luger), 9x19mm Parabellum (Germania), 0,38 Long Colt, ACP 0,38, 0,45 e 0,455 Colt Webley (UK ). Nella prima giornata di sperimentazione furono impiegati otto bovini vivi e dopo avergli sparato, furono sezionati per vedere gli effetti del colpo, con risultati molto diversi a causa delle variabili incontrate durante la prova. Il secondo giorno, nonostante le variazioni apportate al test e l’utilizzo di cinque bovini, il risultato fu circa lo stesso. In seguito la sperimentazione continuò adottando metodi e modalità diversi fino a ottenere quei risultati che servivano agli sperimentatori per potersi pronunciare. Le loro conclusioni furono che, per avere un potere d’arresto sicuro, in grado di assicurare uno shock in grado di fermare un avversario, una pistola militare deve

avere un calibro non inferiore a .045. Proprio in questo periodo, Colt stava lavorando con Browning alla realizzazione di un’arma semiautomatica da presentare per l’adozione da parte dell’esercito americano e in base a questi risultati decisero di realizzare una cartuccia in cal. .45 da utilizzare per quest’arma e realizzarono la cartuccia cal. 45 ACP (Automatic Colt Pistol). Questa munizione divenne una cartuccia da combattimento tra le più usate al mondo per oltre 70 anni, grazie alle sue caratteristiche di ottimo potere d’arresto dovute al proiettile a testa tonda da 230 grani (14,90 grammi circa), una velocità di circa 250 metri/secondo, ridotte pressioni di esercizio e conseguentemente un rinculo accettabile, vampa di bocca contenuta e un’ottima precisione. La sua velocità subsonica lo rese anche particolar-

mente adatto per l’utilizzo in armi munite di soppressore di rumore, tanto che ancora oggi è largamente impiegato in armi particolari di questo tipo. Negli ultimi anni è prodotto anche in una versione potenziata, contrassegnata dalla sigla + P, che sviluppa pressioni maggiori di circa il 25% e può essere utilizzato in sicurezza solamente in armi appositamente contrassegnate. Quando nel 1911 la Colt M1 Government Model fu adottata come arma d’ordinanza dell’esercito americano (e tale rimase fino agli anni 80), la cartuccia .45 ACP divenne una delle più note e utilizzate al mondo. Ancora oggi, come abbiamo visto in passato parlando delle specifiche richieste dall’USSOCOM per l’arma da fianco dei Reparti speciali, è considerato uno tra i migliori calibri per pistola esistenti al mondo.

Nella fotografia si apprezzano le dimensioni e la qualità dello zigrino della cresta del cane dello Smith & Wesson

Le cartucce utilizzate per la prova, nell’ordine da sinistra, Fiocchi RN 230 grani, Fiocchi FMJFN da 200 grani e Magtech FMC-SWC da 230 grani

rototraslante – ha il tassello che fa ruotare la camma della canna – è in acciaio sottoposto a uno speciale procedimento di diamantatura che accresce ulteriormente la sua robustezza. Esteticamente l’arma è particolare e ai puristi può non piacere per la sua colorazione, ma indubbiamente è molto funzionale e, inoltre, immediatamente riconoscibile in mezzo alle altre, particolare che la renda unica.

Simth&Wesson mod. 625 JM Lo Smith & Wesson mod. 625 è il classico revolver ultima generazione della Casa di Springfield, costruito in acciaio inox sul telaio del tipo “N” (che è lo stesso utilizzato per il cal. 44 magnum), camerato per la cartuccia .45 ACP, necessita di apposite lunette in cui inserire le cartucce che sono del tipo “rimless”, vale a dire

senza flangia e scanalate, perché nate per armi semiautomatiche (vedi box sulla cartuccia .45 ACP). L’arma è importata in Italia dalla ditta Bignami che la offre in diverse versioni, fra cui questa denominata JM, perché preparata secondo caratteristiche volute da Jerry Miculek che è il numero uno al mondo nelle gare con armi a tamburo (vedi box). L’arma è TESTA A TESTA

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118 Il campione Jerry Miculek è attualmente il più grande campione nelle gare di tiro rapido con il revolver ed è un istruttore di tiro con grandissima esperienza con tutti i tipi di arma. Ha messo a punto nuove tecniche di utilizzo del revolver e in particolare le tecniche di scaricamento/ caricamento che, grazie a particolari lunette circolari in cui sono inserite le cartucce, gli consentono di scaricare e ricaricare il revolver in tempi inferiori al secondo. È sposato con Kay Clark Mikulek, che è a sua volta una campionessa di tiro che vanta parecchi titoli nazionali e internazionali. Jerry è anche un ottimo meccanico di armi che progetta e realizza tutte le modifiche che apporta ai suoi revolver, tanto che la Smith

& Wesson gli ha offerto una collaborazione grazie alla quale è stato realizzato e prodotto il mod. 625 JM, oggetto della nostra prova. Tra i suoi numerosi record, quelli che mi colpiscono di più e che possono chiaramente dare un’idea della sua velocità sono due, entrambi realizzati utilizzando un revolver Smith & Wesson mod. 627, un’arma a tamburo in cal. 357 Magnum con il tamburo da otto colpi: 11/09/99 – otto colpi sparati su un singolo bersaglio in un secondo netto; 11/09/99 – otto colpi sparati

Jerry Miculek con un revolver S&W

su due bersagli in 1.06. Sempre nella stessa giornata (evidentemente era in gran forma) ha sparato su un singolo bersaglio sei colpi, scaricamento/caricamento, altri sei colpi in 2,99 secondi. Jerry, inoltre, gareggia in svariate categorie

dell’USPSA, IPSC, IDPA e Bianchi Cup, sempre come Master detentore di numerosi titoli e primati. Per chi lo volesse vedere all’opera, basa andare su www.youtube.com e digitare il suo nome, perché vi sono numerosissimi filmati delle sue imprese.

Particolare del grilletto dello S&W, ampio e con una perfetta rigatura antiscivolo

essenzialmente un revolver della serie 625, con canna da 10 cm (.265 pollici), impugnatura del tipo arrotondato alla base (round butt), con la meccanica classica accessibile togliendo la cartella sul lato destro. Il percussore è corto e molto robusto, montato all’interno del telaio, dove è trattenuto da una spina molto resistente, può

essere percosso solamente quando il grilletto è premuto a fine corsa, perché la barra d’intercettazione si abbassa consentendo al cane la percussione. Il disegno di quest’ultimo è molto armonioso, con una cresta ampia e ben zigrinata che offre un appoggio comodo e sicuro. Il sistema di scatto è stato accuratizzato con un ampio grilletto

scanalato modificato nell’azione per renderla più rapida; l’impugnatura è monopezzo in un bel noce venato, liscia e con la parte inferiore arrotondata con inciso il monogramma JM. Il mirino è a rampa del tipo Patridge, con la base intercambiabile e con il punto di riferimento sporgente, in metallo color oro, la finitura della parte su-

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Le due armi viste da dietro, pronte per essere rifornite. Si notino le lunette a sei colpi della S&W

periore è di tipo opaco per ridurre i riflessi. Questo revolver è stato disegnato da Jerry Miculek in collaborazione con la Smith & Wesson. L’arma oggetto della nostra prova, di proprietà di un amico tiratore, Walter Ventura, è stata modificata dallo stesso che ha sostituito la slitta di apertura Vista dello S&W 625 del tamburo con una prodotta dalla dal lato sinistro e da Hogue, che consente un azionaquello destro mento più rapido senza modificare l’impugnatura. L’arma è ben bilanciata, Il confronto a fuoco molto bella e armonica esteticamente ed è Abbiamo fatto la prova comparativa delle facilmente gestibile anche da persone non due armi al poligono di tiro di Galliate, con esperte. L’unica difficoltà e quella di dover la collaborazione del presidente della seziopreparare il munizionamento inserendo ne, Pierangelo Ferrari, ottimo tiratore con il le cartucce nelle apposite lunette circolari, revolver e con Walter Ventura, proprietario operazione che richiede una certa malizia dello S&W 625 JM, tiratore agonista della e manualità e l’uso di un attrezzino per FITDS, con la pistola semiautomatica. Copotere estrarre i bossoli esplosi, in quanto me munizionamento abbiamo utilizzato a mano libera è molto difficoltoso.

Una bella fotografia che evidenzia la camma del blocchetto inserita nella fresatura della canna

cartucce Magtech da 230 grani, FMC-SWC (Full Metal Copper-Semi Wad Cutter), Fiocchi da 230 grani Round Nose FMJ (Full Metal Jacket e Fiocchi da 200 grani FMJFN (Full Metal Jacket Flat Nose), sparando 50 colpi per tipo con la Smith e altrettanti con la Beretta, alternandoci nel tiro. Abbiamo utilizzato tre tipologie di bersagli, la sagomina “Francese” per tiro di polizia, quello da Tiro Dinamico e quello classico UITS di colore arancione, ponendoli alle distanze di 10-15 e 25 metri, per provare le caratteristiche delle armi sia nel tiro rapido sia nel lento mirato. La S&W TESTA A TESTA

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120 Beretta Px4 SD - S&W 625 JM Px4 SD (Special Duty) Storm Type F Costruttore: Pietro Beretta Spa, tel. 030 83411, www.beretta.com Modello: Px4 SD (Special Duty) Storm Type F Tipo: pistola semiautomatica Calibro: .45 ACP Impiego specifico: uso militare, di polizia e difesa personale Meccanica: chiusura geometrica a canna rototraslante Alimentazione: m e d i a n t e caricatore bifilare ad andamento alternato, con presentazione singola della cartuccia Numero colpi: 10+1 (9 + 1 con il caricatore senza pad) Scatto: singola e doppia azione Percussione: mediante cane esterno e percussore inerziale Fusto: tecnopolimetri rinforzati in fiberglass Rigatura: destrorsa 6 righe

Sicura: manuale ambidestra, con leva rigata antiscivolo; mezza monta al cane; blocco automatico al percussore Canna: lunga 115 mm; in acciaio con doppia cromatura interna Carrello: in acciao, sabbiato, fosfatato e rivestito in Bruniton Passo: 254 mm Mire: tacca di mira, fissa, e mirino sono inseriti in incastri a coda di rondine; le mire hanno riferimenti bianchi “Superluminova” per il tiro in condizioni precarie di illuminazione Lunghezza totale: 205 mm Altezza: 140 mm Spessore: 36 mm Linea di mira: 146 mm Peso: 810 grammi, circa (scarica) Numero del Catalogo nazionale: 15831 Prezzo: 1.379 euro

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Rosata a 15 metri ottenuta con la Beretta Px4 con tiro veloce

525, al momento della prova aveva sparato circa 500 colpi e, in effetti, risentiva ancora un po’ della ruvidità tipica dell’acciaio inox, in particolare durante le operazioni di ribaltamento del tamburo, mentre la Px4 SD Storm Type F aveva all’attivo circa 3.000 colpi e il suo funzionamento era molto fluido e scorrevole, senza nessuna incertezza. Il comportamento delle due armi allo sparo è ovviamente influenzato dalla

625 JM Costruttore: Smith & Wesson, Performance center, Springfield, Usa, www.smith-wesson.com Importatore: Bignami Spa, tel. 0471 803.000, www.bignami.it, email@bignami.it Modello: 625 JM Tipo: pistola a rotazione Calibro: .45 ACP Impiego specifico: uso sportivo, e difesa abitativa Numero colpi: 6 Telaio: modello grande del tipo “N” Meccanica: telaio chiuso con tamburo basculante sul lato sinistro ruotante in senso antiorario Scatto: ad azione mista Percussione: mediante cane esterno e percussore inerziale Sicura: automatica al

tipologia del funzionamento. La Px4 SD Storm Type F rileva meno e torna più rapidamente in punteria, grazie all’energia assorbita dal sistema rototraslante della canna, anche se si tratta più di sensazioni che di prove documentate. Anche il modo di impugnare le armi è diverso, perché con la semiautomatica è ottimale l’impugnatura a due mani con i pollici distesi in orizzontale, mentre con la tamburo è più redditizia la presa con il

percussore, automatica al cane (con il tamburo aperto l’arma non può scattare, con il cane armato non si può aprire il tamburo) Lunghezza totale: 9,380” (238 mm) Lunghezza canna: 4” (102 mm) Mire: tacca di mira micrometrica nera, regolabile in altezza e derivazione; mirino a rampa tipo Patridge con inserto in metallo color oro Materiali: acciaio inox, guancette in noce monopezzo con monogramma JM Finiture: Satinatura fine opaca Peso: 1.142,5 grammi Numero del Catalogo nazionale: 14.760 (arma sportiva) Prezzo: 1.250 euro (varia in funzione della valuta)

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pollice della mano di appoggio che sormonta e incrocia, bloccandolo, il pollice (in posizione orizzontale) della mano forte che impugna l’arma. Gli scatti sono simili per quanto riguarda la lunghezza della corsa, ma quello del revolver ha una doppia azione più rotonda e progressiva con un secondo tempo perfettamente avvertibile, prima di sganciare il cane. Anche la singola azione è indubbiamente migliore nello S&W che nella Beretta,

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Rosata a 15 metri ottenuta nel Rosata a 15 metri ottenuta nel tiro mirato con lo S tiro mirato con lo S & W &W

Rosata a 15 metri ottenuta con la Px4 nel tiro mirato

L a B e re t t a nello smontaggio da campagna

Il tamburo dello S&W ribaltato con le cartucce tenute dalla lunetta che stanno per essere inserite

cosa più che comprensibile perché il revolver è un’arma da tiro mentre la semiautomatica è un’arma di servizio. Alla fine ci siamo scambiati le impressioni che sono state in sostanza uguali per tutti e tre i tiratori, confermando che la scelta dell’arma è legata esclusivamente all’uso che se ne vuole fare. Per un uso da difesa o di polizia è senz’altro meglio la pistola semiautomatica, per le dimensioni d’ingombro, per il peso,

per il volume di fuoco e per la rapidità di ricaricamento. Per un uso sportivo invece non c’è nessuna differenza, perché entrambe le armi hanno caratteristiche che consentono a un valido tiratore di eccellere nella categoria in cui gareggia e le caratteristiche di precisione fino alla distanza dei 25 metri sono praticamente uguali, privilegiando il revolver per le sue caratteristiche di scatto che rendono più facile il tiro mirato di precisione.

Viceversa, la semiautomatica è avvantaggiata nel tiro rapido, perché dopo il primo colpo in doppia azione spara tutti gli altri in singola. In conclusione, se sia meglio il revolver o la semiautomatica è e resta un dato soggettivo determinato dalla passione e dal cuore, e non da un dato scientifico. Dopo tutto, il piacere del tiratore è direttamente proporzionale ai risultati e finirà col preferire l’arma che gli consente di eccellere. M C

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