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Il mito degli anni Ottanta La Bren Ten è stata la piÚ potente pistola semiautomatica per alcuni anni. Troppo avveniristica e potente per le sue caratteristiche meccaniche e per i materiali impiegati, ha avuto una breve durata testo e foto di Gianfranco Peletti

L’arma, il coltello e i presidi sanitari usati durante la prova

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Vista dell’arma con le cartucce JHP utilizzate nella prova. Di queste cartucce in Italia è vietato il porto per difesa personale

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ecentemente, chiacchierando al poligono con amici tiratori, è emerso che i più giovani non conoscono armi che hanno fatto la storia. Non solo: anche molti meno giovani hanno idee piuttosto confuse, basate più sul sentito dire che sulle conoscenze personali. Da qui è nata l’idea di scrivere articoli su queste armi, così da rinverdire o fare conoscere a tutti i contemporanei queste armi leggendarie. Ho deciso di iniziare questa serie di articoli con la Bren Ten, una pistola automatica di grosso calibro (10 millimetri auto), sviluppato contemporaneamente a questa pistola, che è stata la prima a utilizzarlo. Il tutto ha inizio negli anni ‘70, quando diversi corpi di polizia e militari degli Stati Uniti erano alla ricerca di una pistola semiautomatica performante, in grado di offrire prestazioni

similari a quelle dei revolver in cal. 357 Magnum, per avere un volume di fuoco superiore unito a tempi di ricarica più veloci. Naturalmente questo stimolò la fantasia e la voglia di fare di molti imprenditori, ma solo verso la fine di questo decennio, due soci in affari, Thomas Dornaus e Michael Dixon, decisero di lanciarsi nell’impresa di realizzare un’arma con queste caratteristiche, che diventasse famosa come la Colt 1911 Government Model in cal. 45 ACP. L’arrivo di Jeff Cooper Il 15 gennaio 1980 s’incontrarono con Jeff Cooper, leggenda vivente nel campo delle armi corte, chiedendo la sua consulenza e collaborazione per la progettazione e realizzazione di quest’arma, venendo così a conoscenza che già

da tempo questi stava lavorando su questa idea e aveva già le idee per la realizzazione di una nuova cartuccia. Gli esperimenti per la realizzazione del binomio cartuccia-arma furono condotti in collaborazione con la Norma, partendo da un bossolo cal. 10 lungo circa 25 mm, con cui provare i vari tipi di caricamento. Per sparare questa cartuccia fu realizzato un prototipo basato sulla CZ-75, con numerose modifiche fra cui il fusto realizzato in acciaio inox per reggere alle pressioni elevatissime, sviluppate durante le sperimentazioni di ricarica. Il 15 luglio 1981 fu ufficialmente costituita la Dornaus & Dixon Enterprises Inc. costruendo uno stabilimento per la produzione di questa nuova arma in California nell’Huntington Beach e, dopo aver terminato le sperimentazioni di standardizzazione della cartuccia, nel 1983 fu iniziata la produzione di serie che durò fino al 1986, producendo solo 1500 esemplari, prima di cessare la produzione per il fallimento dell’azienda. In Italia arrivarono pochissimi esemplari di questo modello che fu catalogato da Antonio Oropesa, amministratore unico della società “L’armaiolo del centro”, nel 1986, con il numero di catalogo 4703. Bren Ten alla prova L’arma oggetto della nostra prova è uno dei primi esemplari prodotti e giunti in Italia, gentilmente messoci a disposizione (unitamente alle cartucce) da un caro amico collezionista, che ringrazio ancora per la disponibilità. La Bren Ten è la classica pistola semiautomatica di grandi dimensioni, con un’estetica armoniosa derivata dalla CZ 75, snella e flessuosa con curve dolci e

Vista del pulsante di blocco del percussore inserito. È evidente la sporgenza sul lato destro dell’arma (indicata dalla freccia) e la facilità con cui può essere disinserito

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Vista inferiore La boccola posta sulla parte anteriore del carrello con funzione di guida per la canna per garantire il perfetto allineamento. Serve anche a tenere in sede il mirino che si sfila verso l’avanti

armoniose, carrello e canna slanciati e l’impugnatura sottile. Il sistema del ritardo di apertura è quello classico del tipo Browning, con un’asola a camma ricavata nello zoccolo sottostante la camera di cartuccia che, opportunamente lavorata e lucidata, serve anche come rampa di alimentazione per agevolare l’introduzione delle cartucce quando sono sfilate dalle labbra del caricatore. La canna, alcuni millimetri avanti alla camera di cartuccia ha un anello dello spessore di qualche millimetro, che va a incastrarsi nell’apposita sede ricavata nella parte inferiore del carrello e in chiusura la rende solidale con lo stesso. Al momento dello sparo, l’energia di rinculo causa l’arretramento del carrello, che per circa 7 mm rimane vincolato alla canna che subito dopo si svincola abbassandosi (il perno della leva di blocco in apertura “hold open”, posizionato all’interno dell’asola a camma, la tira verso il basso), e lascia il carrello libero di arrivare a fine corsa e venire richiamato in avanti dall’energia della molla di recupero, che è stata compressa durante l’arretramento. Questo sistema

è stato uno dei problemi che ha afflitto la Bren Ten, perché la potenza esuberante della cartuccia è stata causa di numerose rotture del perno della leva di apertura e la difficoltà di reperire i ricambi ha diminuito notevolmente la sua diffusione sul mercato. Primo contatto Il fusto è ben realizzato, con un ottimo acciaio e una buona qualità delle lavorazioni meccaniche, con le guide interne al fusto (che consentono un abbassamento dell’asse della canna di circa 3 mm) e un’impugnatura molto ergonomica. Stretta (grazie al caricatore del tipo semi/bifilare), con un ottimo angolo di calcio e un rientro, subito sotto lo sperone, che accorcia la distanza dito/grilletto rendendo agevole una corretta impugnatura anche a tiratori con le mani di media dimensione. Sul lato sinistro sono posti la leva di sicura (che agisce bloccando la catena di scatto) e il pulsante di sgancio del caricatore (che è reversibile e può essere spostato sul lato destro). Il caricatore, realizzato in lamiera di acciaio, è del tipo semi bifilare con una capacità di 11 cartucce e la sua larghezza ridotta ha consentito di contenere anche quel-

del carrello in la dell’impugnatura. Le cui, subito daguancette di serie, molto vanti alla fineefficaci per la grippabilità stra di espuldell’arma, sono prodotte sione, si nota la dall’Hogue con un tipo di sede di blocco Nylon speciale, con una della canna in trama ruvida e puntinata chiusura. Sono e, al centro, iscritto in un evidenti anche cerchio, hanno il simbolo la semplicità e dell’azienda. Il carrello è il l’accurata lavopezzo forte dell’estetica e razione della gestibilità dell’arma. Realizzato interamente in acciaio bonificato, ha una forma molto snella, tondeggiante e raccordata alla parte superiore con una superficie piatta per agevolare l’allineamento dei congegni di mira durante il puntamento (questi, di ottima qualità e visibilità, sono montati in apposite sedi ricavate mediante apposite fresature), e nella parte posteriore, presenta una “gobba” per agevolarne la presa, con otto righe fresate. Al suo interno, proprio nella parte della gobba, vi è un pulsante a traversino passante che serve come sicura di blocco del percussore (soluzione Una cartuccia Norma in 10 auto con palla tronco conica da 180 grani F.M.J.

Lato destro e sinistro della Bren Ten

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105 in singola azione con una pressione di sgancio intorno ai 1900 grammi, molto netta e precisa (grazie anche alla vite di regolazione di fine corsa del grilletto “trigger stop” situata nella parte inferiore della guardia, vicino all’attaccatura dell’impugnatura). Anche in doppia azione lo scatto è molto bello, rotondo e progressivo, con un leggero indurimento un attimo prima di sganciare il cane e la pressione da esercitare è intorno ai 4500 grammi.

Di Galco la bellissima fondina in cuoio con doppio portacaricatore prodotta in esclusiva per la Bren Ten

avveniristica per quei tempi) e consente di disarmare il cane in sicurezza, anche se la procedura di accompagnarlo con il pollice è sempre consigliata. Grazie a questa sicura è possibile portare l’arma con il colpo in canna e sfruttare la doppia azione per l’erogazione del primo colpo. Anche la catena di scatto è di tipo tradizionale, molto ben eseguita e con una lavorazione dei piani di molto accurata, che consente lo scatto

Il fusto visto superiormente rivela la stretta parentela con CZ/Browning

50 colpi ineccepibili La prova a fuoco l’abbiamo fatta in un poligono privato, all’aperto in mezzo alla campagna, sparando a distanze variabili tra i 25 e i 50 metri, utilizzando

Un marine di successo Jeff Cooper (10 maggio 1920-25 settembre 2006) è ufficialmente riconosciuto come “il padre” delle moderne tecniche di tiro con arma corta e lunga ed è stato uno dei massimi esperti internazionali per la conoscenza e la capacità di utilizzo di tutte le armi. Nato come John Dean Cooper, è sempre stato conosciuto con il nome attribuitogli dagli amici, Jeff, che noi continueremo a utilizzare. Jeff ha combattuto con i marines nella Seconda guerra mondiale e in Corea, dove si è particolarmente distinto e si è congedato con il grado di tenente colonnello. In seguito, si è laureato in Scienze politiche all’università di Stanford e ha conseguito un master a Riverside, presentando una tesi sull’università della California. Nel 1976, a Paulden in Arizona, fondò l’American pistol institute (A.P.I.), poi trasformatosi nell’attuale Gunsite Training Center e qui iniziò ad applicare le sue teorie e i nuovi metodi addestrativi che hanno fatto scuola e sono stati in seguito la base per tutti gli istruttori di tiro a livello internazionale. Si è sempre impegnato per aumentare il livello di sicurezza degli operatori e ha collaborato con le più importanti aziende produttrici di armi, munizioni e protezioni balistiche, dando un prezioso contributo al miglioramento di numerose armi, munizioni e accessori. Fu il primo a codificare le tecniche moderne ora in uso e in particolare: l’atteggiamento mentale per il combattimento e il codice dei colori (Combat Mindset e Cooper Color Code); le quattro regole d’oro per la sicurezza nel maneggio delle armi (Golden Rules);

L’autore insieme a Jeff Cooper al poligono di Appiano Gentile, in occasione del primo Memorial “Sandro Cirla” il 15 giugno 2003

la preferenza per i grossi calibri per un maggior potere di arresto; la posizione “Weaver”; l’utilizzo della torcia tattica in abbinamento alle armi; le modalità di porto dell’arma nelle varie condizioni, dalla 0 alla Four.

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106 estratto il caricatore e verificato visivamente la camera di cartuccia, s’impugna l’arma con la mano destra e con il pollice si arretra leggermente il carrello, mentre con il dito medio della mano sinistra si spinge sulla sporgenza del piolo della leva di blocco carrello in apertura, che si sposta all’interno del fusto. Si sposta la mano sinistra e con il pollice e l’indice si estrae la leva lasciando il carrello libero di scorrere, si sfila in avanti e abbiamo l’arma scomposta. Continuando a tenere il carrello con la mano sinistra, si capovolge in modo che la molla sia verso l’alto e con il pollice della mano destra si spinge in avanti per sbloccarla dalla sua sede e si estrae, facendo attenzione che non scappi dalle dita perché si rischierebbe di prenderla in faccia. Un particolare estremamente interessante, che denota la cura della progettazione, è il guidamolla posteriore che ha nella sua parte anteriore una

La Bren Ten e il coltello pieghevole a lei dedicato, prodotto in serie limitata e esclusiva dalla Cold Steel giapponese, con l’aquila di Gunsite in bella vista

munizioni nuove di fabbrica (Norma, Winchester e Hornady) e alcune ricaricate con polveri Norma, inneschi CCI e palle sempre della Hornady da 180 grani. Abbiamo sparato solamente 50 colpi ma siamo comunque riusciti a verificare che con tutti i tipi di cartucce l’arma ha sempre funzionato in modo ineccepibile, facilmente gestibile e molto precisa ha sempre concentrato i colpi sul bersaglio. Il rinculo è notevole, così come la vampa di bocca ma l’arma e ben bilanciata e ritorna rapidamente in punteria, non dimenticando che parliamo di una semiautomatica che spara una cartuccia con velocità ed energia pari a quella di una .357 Magnum sparata in canna da 6 pollici, e ha un’energia doppia a quella di una cartuccia in cal. 45 ACP. Smontaggio e pulizia finale Alla fine della prova, abbiamo smontato l’arma per la pulizia ordinaria e l’operazione è risultata molto semplice perché è la stessa di tutte le armi con chiusura di tipo Browning. Dopo avere

Vista dell’arma nello smontaggio da campagna.

L’arma con la sicura inserita e il cane armato, la Condition One di Jeff Cooper

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Indicata dalla freccia, la sporgenza della vite di fermo del grilletto dopo lo sgancio del cane

lavorazione a cacciavite, che consente di utilizzarlo per tutte le viti che vi sono nell’arma. Per ultimo, sempre tenendo fermo il carrello si spinge all’indietro la canna e si sfila dalla sua sede. A questo punto, dopo avere proceduto alla

L’arma vista da sotto con la freccia che evidenzia la vite di fermo del grilletto dopo lo sgancio del cane

L’autore durante la prova mentre effettua il tiro mirato

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Bren Ten cal. 10 Auto mod. Standard Produttore: Manufacturer Dornaus & Dixon Enterprises, Inc., Usa (prodotta dal 1983 al 1986, in 1500 esemplari) Modello: Bren Ten Tipo: pistola semiautomatica Lunghezza arma: 222,3 mm Lunghezza canna: 127,0 mm Peso: 1.077 g Caricatore: monofilare con capacità di 10 cartucce Scatto: sistema misto a singola e doppia azione Sicure: una con leva sul fianco sinistro agente sul blocco del cane armato e della catena di scatto, l’altra a pulsante passante di blocco del percussore Sistema di chiusura: tipo Browning a ritardo di apertura mediante blocco canna/carrello con un risalto circolare e sblocco ad asola Guancette: in metallo e gomma, con puntinatura per il Grip Finitura: bicolore, con fusto bianco e gruppo canna/carrello nero

pulizia, lubrificazione e asciugatura dei componenti, si rimonta l’arma utilizzando le stesse procedure. In conclusione Complessivamente è una bella arma, affascinante e molto potente, tanto che negli anni ‘80, nella serie televisiva di Miami Vice, Don Johnson, tra elicotteri, Ferrari, e Lamborghini sfoggiava contro i narcotrafficanti proprio una Bren Ten, che portava in una fondina ascellare con due caricatori di riserva. È molto probabile che quest’articolo su di un’arma del passato sia foriero della prossima prova della nuova Bren Ten, in quanto allo Shot Show di Las Vegas, la Vitor Weapons System (che ha acquistato il marchio e tutti i brevetti e i diritti riguardanti la Bren Ten) l’ha ripresentata, comunicando una produzione nel 2010 di 1200 esemplari uguali a quella prodotta nel passato e in seguito presenteranno e produrranno i nuovi modelli. In questo periodo l’arma è commercializzata negli Stati Uniti dalla Sporting Products LLC, che ha la sede a West Palm Beach, in Florida, ed è distribuita in diversi modelli in cal 10 auto e in cal. 45 ACP. Insomma, se sono rose, fioriranno…

JL

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