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OMCOPI AG A GIO

N.11 DICEMBRE 2012

INTERVISTE

Gian Michele Porro EREMITA GIRAMONDO, CHE PRODUCE OLIO E CREME DI BELLEZZA

Vivere Oltre.

IL CASSETTO DEI PENSIERI MODA GIOVANI SPECIALE WEDDING “DOMO ADAMi BISCEGLIE KUWAIT CITY “ANDATA E RITORNO LO STAFF DI OLTRE A BRUXELLESS “

Michele Doronzo NEW AND BEST DETTAGLI DI STILE

RUBRICHE

I Fratelli Confalone VISIONARI ALLA RICERCA DEL BELLO

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EDITORIALE / NOVEMBRE 2012

IN QUESTO NUMERO

Gian Michele Porro

IL NOSTRO DICEMBRE, PER CONCLUDERE L’ANNO CON “STILE” I fratelli Confalone

Michele Doronzo

OLTRE- RIVISTA ISCRITTA NEL REGISTRO DEI GIORNALI MENSILI DEL TRIBUNALE DI TRANI N.8/12 DEL 13/O2/2012 EDITORE GIO GROUP DIRETTORE RESPONSABILE TOMMI GUERRIERI PROGETTO GRAFICO GIO GROUP IMPAGINAZIONE STUDIOARTSMEDIA.IT FOTOGRAFIA BEPPE LISO STAMPA LITOGRAFIA 92 TIRATURA 5000 COPIE CONCESSIONARIA PUBBLICITARIA GIO GROUP COLLABORATORI FELICIANA PITULLO,RAFFAELE CORVASCE,IRENE CRISTALLO,FEDERICA FILOGRASSO Siamo alla ricerca continua di giovani appassionati del proprio territorio che vogliono raccontare quanto di bello c’è nella nostra provincia”. VENDITORI GRAFICI GIORNALISTI. Inviaci le tue referenze a info@magazineoltre.it Le collaborazioni sono a titolo gratuito. La riproduzione anche parziale di immagini e contenuti è vietata

Elegante e sensuale, simbolo di raffinatezza. La calla bianca ora è anche il simbolo del nostro premio. La prima edizione del premio Oltre, che sono felice di annunciare in questo numero, è prevista per il 13 gennaio. Sarà il nostro riconoscimento agli amici che abbiamo conosciuto lungo il nostro primo anno di cammino, che hanno raccontato a noi la loro storia, la loro vita e soprattutto la loro maestria in settori diversi. In questo numero ancora una volta ci hanno aperto le porte delle loro imprese. Lo ha fatto anche chi solitamente è schivo e riservato e per questo lo apprezziamo ancora di più. Il grande mondo della moda, visto da una prospettiva minuziosa e originale, i regali che la natura dà a chi sa attendere e coltivare e riesce a trasformare e infine il sogno che si realizza in un palazzo principesco, che tutto sembra tranne impresa… Continueremo il viaggio nel mondo “bianco” della sposa, parleremo di veli neri e di pizzo e ritroveremo, anche in questo numero, le riflessioni della giovane Irene Cristallo. In questo mese ci siamo concessi anche un party, a sentire l’editore il primo di una serie di festosi eventi , e poi qualche considerazione da Bruxelles, cuore dell’Europa. Insomma, anche questo mese è andato… non manca nulla… Solo i nostri auguri, a tutti voi… che le vostre feste siano belle e serene. Di cuore.

VIA FERDINANDO D’ARAGONA, 86 - BARLETTA (BT) CONTATTI Tel. 0883 884324 Cell. 3491149247 giogroupoltre@libero.it

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Tommi Guerrieri tommiguerrieri@libero.it


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IL CASSETTO DEI PENSIERI Inviate i vostri a tommiguerrieri@libero.it

C’era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece. Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: “ Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere?”. Anche le compagne le gridavano dietro: “Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?” La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle. Così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti tutta sola, almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposare all’ombra dei pini. Ma nemmeno in montagna trovò pace. “Che vivere è questo? Sempre sola!”, si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava. Una sera, ormai pervasa dalle lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. “ Dormirò là dentro”, disse e cominciò a correre. Correva come se qualcuno la attirasse. “ Chi sei?”, le domandò una voce appena fu entrata. “ Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno cacciata via dal gregge”! “La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c’era posto con gli altri nell’albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui è nato il nostro bambino, Eccolo!”… La pecora era piena di gioia, poteva vedere il piccolo Gesù prima di tutte le altre. “Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!” Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua morbida lana. Gesù si svegliò e le bisbigliò nell’orecchio: “ Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!” La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il “Gloria”.


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di TOMMI GUERIERI Ph: BEPPE LISO

EREMITA GIRAMONDO, CHE PRODUCE OLIO E CREME DI BELLEZZA

Quando arrivi, la campagna sembra un quadro, colorato di giallo e marrone. Sono le due del pomeriggio e il sole lascia un velo dorato sulla terra. La vista si apre all’orizzonte e il pensiero spazia senza limiti. Qui si trova la tenuta Rasciatano, dove si producono olio, vino e prodotti di bellezza. Un dettaglio che mi ha colpito e ha catturato subito la mia attenzione. E’ la prima cosa che chiedo a Gian Michele, 41 anni, proprietario della tenuta.

Gian Michele Porro

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Come mai prodotti di bellezza in un’azienda agricola? In realtà l’idea non era quella di proporre una linea di prodotti di bellezza né tantomeno di vendere creme e detergenti. Abbiamo creato i primi prodotti solo perché pensavamo di usarli per omaggiare i nostri clienti migliori, o meglio le loro signore… Si tratta infatti di prodotti a base di olio d’oliva. Poi abbiamo notato che stavano riscuotendo un grande apprezzamento, che sempre più spesso ce li chiedevano e così ci siamo lanciati in una produzione più completa e più numerosa. Sono prodotti che vendete insieme ad olio e vino? Si, ma sono prodotti che vengono venduti a parte, nel loro settore, ovvero quello della cosmesi. Lei vive qui? Non esce mai? Sì, vivo qui. Esco, ma non a Barletta. Non conoscevo quasi nessuno quando sono tornato. Vivevo a Roma e poi a 25 anni sono tornato. Questa tenuta apparteneva alla mia famiglia. Mio padre la gestiva da lontano e io ogni tanto lo seguivo, fino a quando abbiamo deciso di tornare.

Che cosa ha significato il suo arrivo qui? Diciamo che ho trasformato l’attività agricola rendendola completamente biologica. Qui avevamo anche un frantoio, solo che prima lo davamo in affitto, adesso lo usiamo. Io ho completato quello che papà faceva a livello più semplice. Imbottiglio e vendo con il nostro marchio. Chiudo l’intera filiera. Prima era molto più difficile pensare a una scelta del genere. Si comprava solo in Toscana. Ora le cose sono cambiate, l’olio, i prodotti della Puglia arrivano in tutto il mondo. Ci fa alcuni esempi dei Paesi in cui esportate i vostri prodotti? Stati Uniti, Nord Europa, Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Asia. Ma anche il Giappone, la Cina e la Corea. Ha fatto tutto da solo? Sembra difficile crederlo, ma è così. Mi piace molto girare il mondo per vendere e per proporre il mio prodotto. Strano, per un uomo che sceglie la vita in campagna… Vivere in campagna non significa darsi all’eremitaggio. Mi piace vivere qua a 360 gradi… ma ho dei collaboratori molto validi in azienda, quindi quando sono fuori, sono tranquillo. Quindi se ho capito bene lei si occupa della produzione e della vendita? Sì, seguo il lavoro direttamente nei campi e poi anche la vendita. Lo porto in giro, lo faccio conoscere alle aziende. Quando sono qui sto sempre fuori, ho un ufficio in cui sto raramente, una scrivania a cui non siedo mai. E quando posso vado in giro a conoscere paesi e realtà nuove. Gestisce un personale numeroso? Ho sei collaboratori in ufficio e una trentina addetti alla produzione. Ecco parliamo della produzione. L’azienda produce vari tipi di olio e di vino? Assolutamente no. Un solo tipo di olio. Uno di vino. Ovvero l’olio prodotto dalla coratina, che è la varietà tipica di olive delle nostre parti e il vino Nero di Troia. Il vino ha una produzione più recente? Si, dal 2006. Quello è stato l’anno della prima vendemmia. Come è arrivato alla scelta di affiancare anche la produzione di vino a quella dell’olio? Perché andando in giro mi sono reso conto che si poteva riempire anche questo mercato. C’era

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una grande richiesta e così ho capito che si poteva fare. Quando viaggi impari a notare tutto. Fra viaggi di lavoro, degustazioni e cene ho capito che c’era un grande interesse per lo stile italiano. E quindi che si poteva vendere oltre al prodotto anche lo stile, l’immagine di una terra. Nota che c’è curiosità riguardo alla nostra terra quando è fuori a presentare il suo prodotto? Si, curiosità su come si fa il prodotto, su come vive la gente che lo fa… il concetto di stile di vita si manifesta anche nell’azienda che porta fuori un prodotto. E viceversa, quando vendi un prodotto, cerchi di creare interesse anche intorno a tutto quello che gli gira intorno e di arricchire l’immaginario collettivo e trasmettere il fascino di un prodotto.

solitamente non le appartiene? No. Però sono andato in contro a episodi particolari… Tipo? A San Pietroburgo… uno scrub di una comicità incredibile… Ovvero? Ero lì per presentare i nostri prodotti per trattamento per il corpo in una grande Spa, quando mi hanno invitato a eseguire davanti a tutti uno scrub su una modella.

Un concetto che però non vale per il mercato pugliese? Non vale perché noi abbiamo una diversa percezione. E cioè? In Italia da pugliesi paghiamo un prezzo molto caro. Qui ognuno produce sotto casa il suo olio, altrettanto buono. Dall’altra parte del mondo invece non è affatto così. Quello italiano? No, quello italiano è altrettanto difficile, anche se per motivi diversi. Primo fra tutti quello economico. I clienti italiani non sono sempre precisi nei pagamenti… poi noi, in Puglia non abbiamo una grande città che ci aiuta ad alimentare il mercato, come può essere Milano per il Nord. La linea cosmetica invece in che anni nasce? Siamo introno al 2000. Ma non è che sia stata una scoperta. Non abbiamo fatto altro che ripetere quanto l’olio faccia bene, sia ricco di antiossidanti. Lo sapevano dall’antichità. Lo usavano già i Romani sia per cosmesi che come condimento. Per i cosmetici è un ottimo ingrediente davvero. Non facevo che ripeterlo e così ho pensato, perché no? Perche non riproporre questa sua caratteristica e utilizzarla. Grazie ad un amico, pugliese, abbiamo iniziato a coltivare l’idea e a pensare a sviluppare prodotti a base di olio. Ricette con una percentuale alta di olio? In realtà ricette semplici. Siamo stati attenti a renderli il più possibile efficaci e a tenere una buona profumazione. Si è sentito a disagio a lavorare in un campo che 12 /Oltre

E dov’era il problema? Che non avevo la più pallida idea di che cosa fare e che non potevo in alcun modo tirarmi indietro. Allora ho aperto il barattolo di questo prodotto di cui avevo per mezz’ora abbondante decantato le lodi e ho dovuto farne qualcosa per non dare l’impressione di non averlo nemmeno mai provato. Ho infilato la mano, ne ho preso un bel po’ e ho iniziato a cospargerlo sulla ragazza. Per prendere tempo, perché il mio vero problema era che non avevo idea di che fare dopo e di come toglierlo, sfregavo e massaggiavo, fino a quando, non trovando nessuna soluzione ho confessato alla mia interprete inglese che non sapevo come uscire da quella situazione. Allora lei mi ha chiesto dell’acqua in russo e mi ha suggerito in inglese come toglierlo. Com’è la sua giornata tipo? Immagino segua i tempi della natura… Mi sveglio sempre presto, d’inverno alle 6,30 l’azienda inizia già a lavorare… d’estate diciamo alle 5… quando ho da lavorare per la parte commerciale invece più normalmente alle 9 vado in ufficio.


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Se dovesse scegliere di demandare un ruolo, quale preferirebbe lasciare, quello commerciale o quello produttivo? Sicuramente lascerei sbrigare ad altri il lavoro d’ufficio e io me ne starei tutto il giorno fuori a seguire la produzione. E’ un’idea che mi piace e che a volte attuo. Visto che il capo sono io… se non si può nemmeno scegliere che fare, che senso ha essere il proprietario… Diciamo allora che il ruolo amministrativo la interessa meno. Diciamo che ricevo tonnellate di e-mail… dovrei stare tutto il giorno al computer solo per leggerle, se poi volessi rispondere a tutte dobbiamo contare anche la notte… Cosa fa quando non è qui? Esco, ma come dicevo non a Barletta… Diciamo da Trani in giù. E con la crisi? Come state fronteggiando questo momento? No… non ci riguarda… si fanno cose nuove apposta… si creano accasioni nuove.

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La tenuta è molto grande? Sono circa trecento ettari di tenuta, che producono sei mila quintali di olio. Li vendete tutti? Si. Li vendiamo tutti. come vedi la crisi è lontana da noi… Quali sono i prossimi obiettivi per l’azienda? Stiamo cercando di “internazionalizzarci” di più. Di uscire dall’Italia non solo con il prodotto ma con gli uffici di vendita. La strada è quella che quasi tutte altre aziende stanno seguendo e anche noi vogliamo essere presenti fisicamente su altri mercati. E per la sua vita, cosa vede Oltre? Di sicuro il matrimonio e i figli, quando non sarò più sposato con la campagna. Approfitto del fatto che noi maschi non abbiamo il tempo contro e aspetto il momento giusto…


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Mi piace molto girare il mondo per vendere e per proporre il mio prodotto. 16 /Oltre


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di TOMMI GUERIERI Ph: BEPPE LISO

VISIONARI ALLA RICERCA DEL BELLO L’ulivo e il fico d’india. Istantanee sparite di una murgia che si perde nel ricordo di un tempo passato. Antiche mura su cui per anni ha camminato l’edera. Sgretolate dal vento. Funestate dagli anni. Oggi rivivono riscaldate dalle luci, nutrite dalle piante e incantate dalla voce dell’acqua. Una mano dotta ha dipinto gli affreschi e la legna torna a scaldare gli ambienti. I Love Villa Carafa.

I fratelli Mario,Tommaso, Riccardo e Vincenzo Confalone

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Mario e Gianluca non sembrano affatto padre e figlio, ma più facilmente li scambi per maestro e allievo, dove è l’allievo, spesso, a guidare il maestro, a redarguire la sua parola quando è troppo ardita e a stimolarla là dove, invece, il suo orecchio ha di nuovo voglia di mettersi all’ascolto di storie sentite tante volte e ogni volta con un piacere nuovo. Mario sorride, si lascia tiranneggiare. Un attore consumato nel rapporto con suo figlio, che misura sempre, che sa quando dare e quando no. Amabili nell’arte del conversare a tre, fino a quando Gianluca si ritira e lascia la scena a Mario.

Lavorate bene insieme? Il passaggio generazionale non deve essere visto come un momento triste. Se non c’è apertura, non può esserci rinnovamento. I meccanismi familiari sono così forti che rendono salda un’impresa. Guardi al nord, dove le grandi aziende familiari sono gestite da manager. Non trova che perdano la loro anima? Qui è più difficile che succeda… le parlo perché è capitato anche a me… Le è capitato perché il suo era un settore completamente diverso. Lei viene dalla fotografia. Si. Quando ho iniziato la mia nuova attività nel settore della ristorazione ero completamente lontano dai meccanismi di questo tipo di impresa e così per un paio d’anni mi sono affidato a dei manager, ma ho ricevuto solo delusioni e allora mi sono rimboccato io le maniche e messo al lavoro in prima persona. Da dove inizia la sua storia? Avevo 11 anni quando rimasi orfano di mio padre, e mio fratello Franco mi faceva già lavorare. Facevo il garzone di un fotografo, quando la foto era in bianco e nero, quando si stava ore in camera oscura e Photoshop non esisteva. Era una scuola che formava. Poi sono arrivati gli anni 20 /Oltre

’80 e i primi video. Io ho sempre cercato nuove opportunità: le foto e i video erano un vettore lanciato nello spazio. Pensi che noi montavamo i film con un macchinario unico nel suo genere, che avevamo fatto arrivare da Londra. In Italia ce n’erano solo tre e da noi venivano anche da lontano. Quindi facevate anche foto e video ai matrimoni? Si ed è proprio così che è nata la nostra idea e forse più che idea già un desiderio… quello di avere un luogo tutto nostro per i pranzi di nozze. Solo che qui in quel momento mancavano i riferimenti. Solo quando andavamo lontano ci capitava di lavorare in strutture che potevano darci una vera ispirazione. Così aspettavamo che potesse capitare un’occasione. Intanto da noi venivano a montare i video da tutta Italia. Per cui il lavoro non mancava? Non mancava, ma la tecnologia andava avanti e tutto stava cambiando rapidamente. Sarebbe stato sciocco non iniziare a guardarsi intorno in modo più ragionato. Noi avevamo cavalcato ogni possibilità che quel settore aveva offerto. Avevamo fatto l’ottica, lo sviluppo e stampa in un’ora, i film su videocassetta. In fondo è questo ciò che rende un buon professionista anche un imprenditore. Certo, avere la capacità nel proprio lavoro non basta. E’ necessario avere anche il dono della visione e la percezione.


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Quando è arrivato il momento giusto? Passavamo giornate intere a visitare masserie adatte per il banchetto di nozze. Per cercare qualcosa di adatto alle nostre esigenze… Qualcosa di unico. Era diventato un pallino. Poi un giorno un mio amico mi ha fatto notare che percorrevo la strada per andare da Andria a Minervino quasi ogni giorno perché corteggiavo la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie, Aurora, e non avevo visto una stupenda masseria. Ci siete andati? Certo. E’ stata un’emozione unica arrivare qui. La villa era coperta di muschio sul prospetto. Era quasi mimetizzata nell’ambiente. Quando abbiamo valicato le sbarre, ricordo che più mi avvicinavo, più mi rendevo conto di quanto fosse bella. Fui rapito. Affascinato. E poi? Poi decidemmo di comprarla. Ma la trattativa con i proprietari era più difficile del previsto. Erano benestanti. Non volevano vendere e per scoraggiarci avevano chiesto un prezzo alto. Intanto la villa era sempre più diroccata, era abbandonata, in balia dei vandali che avevano fatto razzia di tutto ciò che potevano portarsi. Sempre più sventrata. Loro non mollavano, noi rilanciavamo. Perché non mollavate? Perché vedevo il potenziale e non mi sarebbe piaciuto che ciò a cui stavo rinunciando io poteva diventare di un altro. E poi perché quel prezzo che all’inizio mi era sembrato scandaloso, col passare del tempo mi sembrava accessibile. All’inizio gli avrei dato un quarto di ciò che mi

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chiedevano e sarebbe stato già un prezzo adeguato, ma poi la mente iniziava ad abituarsi alla cifra e a non accettare l’idea di perderla e così dopo pensieri che sono durati un anno, sono tornato alla carica. E’ vero poi il detto che quando una cosa piace, non c’è prezzo che tenga? Sono assolutamente d’accordo. Anche se devo dire, ha giocato a mio favore – ma questo lo dico con il senno del poi- una gran dose di incoscienza… deve pensare che il costo iniziale era alto, ma che tanto altro ci sarebbe voluto poi per farla tornare al suo splendore. Chiesi ad un ingegnere di quantificare il costo dei lavori e devo dire che il suo tenersi basso è stata la mia fortuna. Se avessi saputo allora quanto mi sarebbe costato, forse avrei anche rinunciato. Lui invece minimizzò, disse che sarebbero bastati due anni, tre al massimo e tutto sarebbe stato fatto. Quando invece abbiamo capito davvero che cosa ci sarebbe voluto, ci siamo spaventati. Anche perché miravano in alto. Quando l’abbiamo acquistata abbiamo fatto un viaggio per conoscere le ville venete. Siamo stati lì una settimana con i nostri tecnici che avrebbero eseguito i lavori. Ormai la villa era nostra e eravamo così affascinati da quelle ville che non avremmo voluto fare da meno. Da quel viaggio avete preso degli spunti? Siamo tornati sazi, come si dice… avevamo tutti i riferimenti per fare grandi cose. E in effetti il recupero della villa è durato 5 lunghi anni. Cinque anni difficili? Cinque anni in cui lavoravamo tantissimo solo


per la villa. Il recupero, gli arredi, le attrezzature. Lampadari, piatti, posate. Io stesso non avevo idea di quanto ci volesse. Pensavo che era stata una vera follia. Sua moglie la sosteneva? Certo ma non sempre era ottimista. I soldi finivano. Stavamo mettendo a repentaglio le nostre proprietà. Continuavamo a chiedere fidi. Io devo ringraziare i miei fratelli e i miei nipoti, che in questi anni ci hanno sostenuti e hanno condiviso le nostre iniziative. Per fortuna siamo sempre stati ottimisti e il tempo ci ha dato ragione. Come avete fatto? Devo dire che le banche iniziavano a chiudermi la porta, solo la Banca Popolare di Andria ci ha dato nuovamente fiducia, intercettando forse la nostra visione e permettendoci di ultimare il recupero. Che sensazione aveva in quel periodo? Mi sentivo sempre un po’ brillo e ubriaco. Era come avere un giocattolo fra le mani. Ma ora bisognava iniziare a gestirlo e trovare personale di alto livello. Per me era un lavoro assolutamente sconosciuto. Io, da fotografo, arrivavo e mi sedevo nelle varie strutture ricettive. Ora invece dovevo pensare a tutto. Per questo mi sono affidato a dei manager per un paio d’anni.

clienti. Del resto è stata la nostra filosofia. Cercare di creare un rapporto di fiducia fra loro e noi. Riuscire a creare un progetto da condividerere con i nostri collaboratori. Questo perché abbiamo cercato di privilegiare l’aspetto organizzativo: in questo notevole merito nella perseveranza nell’inseguire questi obbiettivi è da dare al nostro primo chef Vito Boccassini e all’economo Natale Capogna. Quali sono le parole del suo successo? Credere, insistere, dare al lavoro l’importanza che merita. Pensi che noi solo lavorando duro abbiamo potuto continuare a realizzare la villa. Se avessimo mollato anche solo per un periodo saremmo rimasti indietro. Reinvestire nel lavoro per innovarsi è fondamentale. Prima di salutarci, Mario mi accompagna a visitare il piano nobile della villa, recuperato dalla restauratrice Daniela Milani. Un incantevole viaggio fra le stanze dell’Aurora, della Fortuna, delle Arti, con un padrone di casa eccellente… Gli chiediamo cosa vede Oltre e anche in questa risposta Mario mostra la sua vera capacità di avere visioni. Oltre qui vedo una Spa, un luogo per rigenerare il corpo e la mente.

Come mai ne parla al plurale? Ne ha cambiati diversi in due anni? Si, non ero soddisfatto. In quello che facevano mancava l’anima, il pathos… non c’era passione nel loro lavoro. Quando mi lamentavo, mi dicevano che era normale. Eppure noi, che avevamo creato il nostro giocattolo, non facevamo fatica a capire che non funzionava come avrebbe dovuto. Così mi sono lanciato in prima persona nella gestione e ho coinvolto i miei fratelli abbandonando la fotografia. Successivamente abbiamo istradato i nostri figli con cui abbiamo un confronto stimolante. La villa ha fatto scuola… Devo ammettere che è vero. Con orgoglio e soddisfazione le dico sì. Anche se le confesso che spesso ho dovuto anche forzare le scelte di alcuni sposi. Solo così potevamo dare un volto nuovo al ricevimento. Privilegiando non solo la qualità ma anche il senso estetico. La capacità di focalizzarsi sul bello. In questo la sua esperienza di fotografo la rendeva particolarmente allenato… In questa ricercatezza del bello e del dettaglio, ma anche nel rapporto interpersonale con i Oltre/ 23


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“Se non c’è apertura, non può esserci rinnovamento.” 28 /Oltre


lovefm.it Oltre/ 29


di TOMMI GUERIERI Ph: BEPPE LISO

NEW AND BEST: DETTAGLI DI STILE Avete mai pensato a tutti quei dettagli in plastica o in metallo o in silicone che vedete sulle vostre borse o sulle scarpe. Vi siete mai chiesti da dove arrivano i pesciolini di silicone nel vostro push-up? Si tratta dell’intuizione geniale e della maestria di un solo uomo, che grazie ad un team di collaboratori e figli – ma in azienda la parola papà è bandita – che con grande passione e una determinazione di ferro, trasformano ogni sfida in un dettaglio di lusso.

Michele Doronzo

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Dall’esterno la New and best, a Barletta, sembra una scatola grigia con un’insegna rossa in testa. Non si capisce di che cosa si occupa, per una voluta scelta del suo presidente e fondatore, Michele Doronzo. Infatti lui è preceduto dal suo braccio destro, Giuseppe Cafagna, e si capisce che se potesse, lascerebbe fare l’intervista a lui… Per questo, al suo arrivo, mi sorprende che non sia l’uomo schivo e di poche parole che avevo immaginato. Sorride e non dimostra affatto la sua età. Mi stringe la mano in modo affettuoso, pronto a superare la sua resistenza iniziale. In effetti quando inizia a parlare è un fiume in piena. Racconti, aneddoti, persone che i suoi ricordi rincorrono, date, tempi, idee, tutto si incrocia. Solo ogni tanto cerca lo sguardo di Giuseppe, quasi a chiedere approvazione o sostegno, se qualche dettaglio sfugge alla mente. Ma il cuore non l’abbandona mai. Batte sempre e a ritmo più rapido, ricordando quell’amico svizzero Luigi Bagnaia, compagno d’avventura e d’impresa. E’ difficile capire perché un’azienda assolutamente leader nel suo settore scelga di non dire mai che i suoi clienti sono Bulgari, Prada, Vuitton, Fendi, Gucci. Nomi della moda e del lusso. Addirittura Chanel. E’ difficile, se non conosci Michele, capire perché in questi anni si sia, per scelta, tenuto un profilo tanto basso a livello di immagine. Poi, quando conosci lui, ti rendi conto che è una scelta di stile anche quella, più che una filosofia aziendale. Uno staff ventennale, un gruppo di quaranta unità. Ma perché a Barletta? A Barletta perché amo la Puglia. Non sono un sudista, ma amo questa Regione perché qui abbiamo una manualità unica e un grande spirito di inventiva. Come inizia la sua storia? Sono stato un autotrasportatore con la fissa dei motori da sempre. Passione che mi ha trasmesso mio padre. Vivevo pensando che per me, qualunque cosa, non era impossibile da realizzare. Se riescono gli altri, perché io non dovrei farcela? Ecco, questo era il mio motto. E come è passato da fare l’autotrasportatore all’imprenditoria? La famiglia di mia moglie era nel settore dell’impresa, nei calzaturifici. Così l’idea fu quella di affiancare a quel tipo di aziende – che in quegli anni venivano aperte continuamente – una impresa di servizi. Diciamo di supporto. Dieci anni in cui abbiamo iniziato a fare impresa. Poi nell’89 viene costituita la New and Best che nel 94, a seguito di una trasformazione dell’assetto societario, inizia un nuovo percorso aziendale, una nuova vita. 34 /Oltre

I primi mesi sono stati duri? Pensi che siamo stati fermi quasi 5 mesi con circa 30 persone, studiando con il mio amico svizzero Luigi Bagnaia, la giusta strada da percorrere per far conoscere la New and Best con le sue enormi potenzialità in tutta italia individuando e formando nuovi agenti. L’amico Bagnaia è colui il quale è sempre riuscito a tradurre le mie idee in macchinari all’avanguardia. Ecco, ma l’idea quel’era? Semplice: trasferire il know-how acquisito in altri settori , usare la stessa tecnologia al servizio della moda, dell’abbigliamento, dell’arredamento ….. e dove la tecnologia non c’era … crearla. “Le vere risorse sono i clienti con le loro richieste “ Michele cerca lo sguardo di Giuseppe e di Ruggero ricordando quando i nuovi agenti ci mandarono le prime etichette in microiniezione; fino ad allora avevamo visto etichette in pvc, etichette tampografate ma non quelle in microiniezione, non fatte cosi’. Dopo varie ricerche, si scopre che quella tecnica e’ solo cinese, totalmente manuale. Nel ‘98, dopo vari viaggi, – disegnata da Michele – nasce la prima macchina di microiniezione e nel 2000 la prima macchina automatica di microiniezione a quattro colori, con quattro piccoli erogatori che in automatico realizzano etichette. Sorride Michele, a ricordare quando nel ‘96 per la prima volta un’azienda del sud, la sua, ha partecipato alla fiera di Milano. Non credevano che fossimo un’azienda. Pensavano che dietro la dicitura Made in Italy, ci fosse qualche società cinese, che la nostra fosse una copertura, un paravento. Lì sono nati i primi contatti con il Gruppo Ittierre (Licenzatario dei marchi Dolce e Gabbana, Versace, Ferrè, Extè)


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Come si è sentito? Solo per un momento ho sentito che stavo toccando il cielo con un dito, poi ho subito messo i piedi in terra. Ho detto a me stesso che non si trattava di un arrivo, ma di una partenza. E da quel momento per l’azienda è partito il rinnovamento, ogni sei mesi si cambia… Quali sono state le difficoltà maggiori? Purtroppo un pregiudizio che accompagnava soprattutto in quel periodo le aziende del sud, che vivevano sotto il peso della contraffazione. I grossi marchi con cui dovevamo lavorare temevano questo e immaginavano che la New and Best fosse una realtà non all’altezza di poter collaborare con grandi aziende. Come le è venuto in mente di chiamarla così? Intanto mi piaceva il suono dato dalla pronuncia in inglese, che sentivo orecchiabile e originale, poi per me davvero l’azienda doveva nascere basandosi su due concetti fondamentali: “novità e competitività” e visto quello che nel tempo abbiamo realizzato diciamo che la traduzione più vicina è davvero “la migliore innovazione”. Molto lontano dal concetto del sottoscala… Si… la nostra è un’azienda verticale e non orizzontale che cresce nei reparti. Ne abbiamo dodici che ogni anno vengono innovati e sviluppati. Perché deve pensare che oggi – certo non è stato sempre così – un progetto nasce e viene finito qui. Prima ci avvalevamo di servizi esterni, che significavano una grande perdita di tempo e non ci permettevano di garantire quella riservatezza necessaria a clienti di un certo calibro. L’idea geniale è quella di rispondere sì ad ogni proposta, o meglio ad ogni esigenza che hanno questi colossi della moda e se non si può fare, mettersi al lavoro per inventare e far costruire una macchina che possa farlo. Esattamente. Di solito io disegno le macchine e poi le faccio produrre in altri luoghi. E’ anche questo un modo per evitare di far capire che cosa abbiamo in mente e di tenere a bada la concorrenza. In quegli anni la moda scopriva la plastica, gli effetti luce. Ma so che non vi siete limitati agli abiti. No. Abbiamo realizzato etichette in resina per i mobili, giubbotti gonfiabili e per il Gruppo Ittierre abbiamo realizzato e saldato sulle maglie Versace, le famose bottiglie di profumo in plastica, per non parlare delle mille applicazioni che abbiamo messo sugli zaini. Poi nel ‘99 diciamo che arriva la consacrazione, con il gruppo Prada. Abbiamo inserito per Miu Miu delle 38 /Oltre


parti metalliche nel manico di plastica delle borse. L’anno dopo è arrivata l’alta frequenza in rilievo sul nastro di nylon in continuo, che ci ha permesso di scrivere per esempio sul gro delle infradito. Prima ha fatto riferimento a innovazioni particolari sugli zaini… Si, nel 2000 abbiamo iniziato un bel rapporto con la Seven, instaurando uno splendido rapporto con uno dei titolari Sig. Michele Distasio creando evanescenze di colore e sfumature, tutto in digitale. Poi è stato il periodo dello spallaccio con l’aria all’interno. E poi di lì qualche anno dopo sono arrivati i pesciolini per il push up. 4 milioni di pezzi per un distributore di biancheria intima. E ancora le bretelle in silicone trasparente prima semplici, poi con l’applicazione di strass e pietre. Diciamo pure che il nostro compito è quello di togliere le castagne dal fuoco. Ci propongono un’idea e noi ci mettiamo al lavoro per capire come realizzarla e per metterla in pratica. E nove volte su dieci ce la facciamo. Questo periodo lo ricordo felicemente perché ha segnato l’arrivo in azienda del mio primogenito Ruggiero che dopo aver terminato gli studi e frequentato master di specializzazione ha deciso di entrare in azienda apportando da subito una ventata di idee e freschezza diventando oggi il coordinatore dell’area commerciale. Ora abbiamo anche un ufficio in Cina, dove da due anni produciamo per quei clienti che hanno de localizzato lì la loro produzione. Lì c’è mio figlio Gianluca a seguire il lavoro. Lui ha 31 anni, si è laureato a Milano e avendo studiato mercati internazionali ha raccolto al volo l’idea di operare per nostro conto in Cina, infatti vive un mese in Cina e l’altro a Barletta, mentre qui io posso contare oltre che su Ruggiero anche sulla new entry, la mia piccola Alessia, che ha 24 anni e si è laureata con il massimo dei voti in Scienze della Moda. Sono orgoglioso di averli qui e soprattutto mi piace che abbiano fatto del mio motto il loro motto. Ovvero? A Lavorare bene e a lavorare male ci si mette lo stesso tempo tanto vale lavorare bene. Uno degli aspetti importanti del vostro lavoro è la tutela dei marchi. Si, noi vediamo in anteprima gran parte delle collezioni. Come la custodia per Iphone in silicone realizzata per Fendi. L’anno dopo è stata la volta di Gucci, che ci ha fatto produrre, ma interamente in Italia, la custodia in silicone per Iphone e Ipad con la stessa filosofia, ma qui. Quindi abbiamo dovuto portare le macchine in Oltre/ 39


Italia, formare il personale… ci sono volute sei macchine e molti mesi per realizzare lo stesso prodotto, solo che noi abbiamo rispettato la filosofia del made in Italy dell’azienda. Non vi siete fatti mancare nulla. Da Bulgari a Celine, fino a Chanel, Louis Vuitton, Gucci, Ferragamo, ecc.. E sì, la collaborazione con Chanel è stata incredibile. Abbiamo realizzato dei dettagli per le loro creazioni e pensi che poi io e mia moglie siamo stati invitati a Parigi per la sfilata promossa dal grande Karl Lagerfeld. Mi vengono ancora i brividi al pensiero di quei ricordi. E’ una grande soddisfazione pensare che tutte le più grandi aziende del mondo si rivolgono alla New and Best di Barletta e non a Milano, Vicenza o Venezia. E poi è bello sentirsi dire da loro che non siamo solo un’azienda di servizi ma che davvero ci considerano dei collaboratori a tutti gli effetti. Michele lei che persona è? Mah… sono un positivo di natura, un ottimista. Grazie anche all’influenza che ha avuto sulla mia vita mia moglie Anna che amo tantissimo. Sono sposato con lei da 38 anni e ora vedere anche i nostri figli qui, così uniti, così presi dall’azienda, è davvero una grande gioia. Cosa vede Oltre? Mi aspetto che le persone, i politici, abbiano più voglia di parlare con i giovani. Io dico sempre non parlate con me, io sono in una fase di-

scendente della vita. Parlate con loro che sono il futuro. Io oltre vedo più spazio per le giovani generazioni. E visto che Ruggiero, Gianluca e Alessia sono qua chiedo anche a loro cosa vedono Oltre. Ruggiero ci parla della crisi che aumenta e che vede essere cavalcata. Per lui è importante trasformare un punto di debolezza in un punto di forza e soprattutto ingrandirsi all’estero. Fare lo stesso percorso fatto in Italia, in paesi come la Spagna, il Portogallo e la Francia. Alessia, che invece è qui da poco, spera di imparare quanto più possibile e dice che ce la metterà tutta per lasciare una traccia importante del suo arrivo nell’azienda di famiglia, mentre Gianluca condivide la visione aziendale di Ruggiero di internazionalizzare e aggredire nuovi mercati e sta rivolgendo particolare attenzione ai mercati emergenti come Brasile, Messico e Sudafrica. Al termine dell’intervista insieme a Michele e Giuseppe Cafagna facciamo un giro nei reparti. Scopriamo che Michele è un ex pilota di rally. Ha corso dal ‘76 fino all’80. Poi ha lasciato per dedicarsi interamente all’azienda e alla famiglia. Michele ci ha confessato che in quegli anni non vedeva i bambini crescere e ora non vuole che i suoi figli facciano gli stessi errori. Per questo li invita a lasciare sempre i problemi di lavoro in azienda e a ricordare, una volta a casa, che si deve essere soprattutto una famiglia.

Io oltre vedo più spazio per le generazioni future. 40 /Oltre


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DA BRUXELLES , L’OCCHIO EUROPEO SULLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI E LE MAXI MULTE AL NOSTRO PAESE BRUXELLES , Tommi Guerrieri - Una piccola trasferta a Bruxelles, al Parlamento Europeo. Un “pass” visitatori valido tre giorni e un tour all’interno del cuore pulsante dell’Europa. Quella di fine novembre è stata la settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Assistere alla conferenza sul riciclo dell’industria dei rifiuti, ascoltare i dati portati a Bruxelles, è stato un modo per comprendere in maniera sempre più netta quanto gli amministratori del sud stiano vivendo in uno stato di “semincoscienza” in materia. Nel 2020 le discariche non potranno più essere una soluzione. Ma i sindaci sembrano non saperlo o non pensare che il 2020 sia alle porte. Solo pochi Comuni vendono i loro rifiuti ai paesi del Nord, con un grosso dispendio economico. Ma il dazio economico da pagare non è solo questo: a Bruxelles la presidente della

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Commissione Petizioni del Parlamento, ha ribadito che il nostro paese dovrà pagare una multa di 56 milioni di euro per non aver rispettato la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2007 che impone la bonifica di 255 discariche. Non finisce qua. 256 mila euro di multa, per ogni giorno di ritardo nell’attuazione di un programma efficace di bonifica. Eppure qui a Bruxelles la percezione – sul caso Italia – è singolare. Il nostro paese risulta quasi leader nell’Unione europea per il riciclo e la differenziata, poco dietro la Germania. Peccato però che i dati riguardino una sola parte d’Italia, da Roma in su. Da Roma in giù invece, un altro mondo…


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di TOMMI GUERRIERI

PARLIAMO DI VELO, SENZA ESSERE SPOSE…

Giorgio Armani Privé Haute Couture Fall Winter 2012-13 collection

La moda parla di noi. Ogni scelta che ha a che fare con ciò che scegliamo o scartiamo è un indizio che svela chi siamo o come ci sentiamo in quel preciso momento. Un accessorio che fa tendenza da sempre – e per sempre – è il velo. O meglio, la veletta, che fra gli accessori di moda forse è quello che più volte va e viene, ma anche quando non va, è sempre “giusto”. Un tocco di fascino, un pizzico di mistero e una scelta sexy e originale. Una scelta che rende accessibile e irraggiungibile chi la indossa. Copre, ma con trasparenza, isola, ma lascia intravedere. Le nobildonne e le contadine indossavano il velo per fede. Le danzatrici, per provocazione. Nel Medioevo il velo è stato abbinato per la prima volta al cappello e da quel momento le interpretazioni sono state tantissime. Oggi, che sia cuffiet-

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ta o paglietta, cloche o cappellino in seta, lana o velluto, il dettaglio della veletta è sempre ricco di fascino e mistero. Un invito alla prova è d’obbligo. Che sia del tipo Armani – lo ha proposto in sfilata con abiti da sera trasformato in vero velo gioiello, di pizzo, con cristalli, ricami e piume – o del genere più quotidiano Dello Russo – abbinato a cerchietti e cappellini colorati – almeno una volta va accostato al viso. Oggi outfit anche più casual la prevedono e i grandi marchi la propongono in versione più leggera ( solo per le tasche)… E se dovesse piacervi, diventerete delle vere habituè, come la musa di Alexander McQueen e Karl Lagerfeld, che non poteva fare a meno di veli e velette. Siate un’icona eccentrica, almeno per un giorno… e se vi riesce, mandateci una foto…


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“Studere, studere, post mortem quid valere?” (STUDIARE, STUDIARE, MA DOPO LA MORTE A COSA SERVE?) di IRENE CRISTALLO

“Istituzione organizzata in cui vengono detenuti i minorenni condannati alla pena della reclusione, suddivisi in celle alquanto affollate e perennemente in attesa di giudizio.” Questa è la definizione di scuola che gli studenti sarebbero ben lieti di suggerire allo Zanichelli. Quello che dovrebbe essere considerato il tempio della cultura , pur soggetto a continui mutamenti, si posiziona, ormai da innumerevoli settimane, al vertice della hit parade degli incubi di noi giovani, quasi svantaggiati con i nostri fulminei dieci minuti d’intervallo di fronte all’ora d’aria dei reclusi! Ma come ogni lavoratore, sebbene stanco e annoiato dalla propria mansione, sa di non poterne fare a meno, allo stesso modo noi giovani operai dell’istruzione, riconosciamo il ruolo fondamentale che la scuola ricopre nelle nostre vite. Per questo pur criticandola e invocando catastrofi naturali che, come la nuvola di Fantozzi, si abbattano unicamente sulla nostra scuola, ci ribelliamo, scioperiamo per far sentire la nostra voce e perché, diciamolo, a volte di fronte all’idea dell’interrogazione di latino, ci sembra più semplice far guerra allo stato; lottiamo per essa, proviamo a salvaguardarla dalle conseguenze dilaganti della crisi economica, da quei tagli che sembrano preservare unicamente gli stipendi della classe politica, andando a soffocare la speranza più

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concreta del nostro paese: l’istruzione dei suoi figli! Ma girando la lavagna, con lo sguardo gioioso e fiducioso che solo un adolescente può avere, vediamo la scuola come centro di aggregazione, luogo in cui nascono amicizie, gioie, esperienze, ma soprattutto in cui poniamo le basi per il nostro futuro, dove troviamo la chiave d’accesso per una società preparata, proiettata al progresso, in cui maturiamo e iniziamo a fare scelte, a capire quale sia la nostra strada e a procurarci i mezzi per perseguirla. Sottovalutiamo troppo spesso la fortuna che ci è data nel garantirci un’istruzione; abbiamo, a differenza di molti altri paesi, nel ventunesimo secolo ancora colpiti da analfabetismo, la possibilità di conoscere, valutare e cosa più importante sviluppare il nostro senso critico. E per quanto volentieri faremmo a meno dello stress delle interrogazioni, delle notti insonni prima dei compiti in classe, di quella campanella che suona sempre in anticipo all’entrata e sembra invece non suonare mai quando fremi per uscire, di quei prof che tanto temiamo ma che con i loro strafalcioni ci rallegrano la mattinata, siamo ben consapevoli di come i giorni spensierati tra i banchi di scuola resteranno fra i più belli da ricordare con un sorriso e un briciolo di malinconia mentre sospirando penseremo: “se potessi tornare a scuola…”.


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BISCEGLIE KUWAIT CITY, ANDATA E RITORNO… La città di Bisceglie è stata la protagonista di un incontro bilaterale assieme alla capitale dello Stato del Kuwait, Kuwait City. L’incontro è stato il frutto della iniziativa promossa dall’Italkuwait Group e dal suo Presidente, sig. Antonio Ruggieri. Italkuwait  è stata fondata nel 2011 da un gruppo di italo-kuwatiani che si sono resi conto della mancanza, nelle loro comunità, di comunicazione e reciprocità tra le istituzioni già stabilite in detta comunità ed i futuri esponenti della stessa. Essa nasce dall’idea del gruppo che è ispirato da comuni ideali di pace e benessere, unione che vuole sancire un legame simbolico al fine di sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali tra le due città. La visita conoscitiva da parte del governatore di Kuwait City Sheikh Ali Al Jaber A. Al Sabah, l’ambasciatore del Kuwait a Roma, Jaber Duaij Al-Ibrahim Al-sabah, assieme alla sua delegazione è iniziata il giorno 5 novembre presso l’ Aeroporto  Internazionale “Karol Wojtyla”  di Bari, dove sono stati accolti dal Presidente dell’Associazione Italkuwait Group, sig. Antonio Ruggieri, dal Sindaco della Città di Bisceglie, avv. Francesco Carlo Spina e dal consigliere provinciale con delega comunale al commercio, sig. Giovanni Abascià. La giunta comunale, ha avuto il piacere di salutare ufficialmente la delegazione del Kuwait City presso il Palazzo di Città, cui è seguito una breve visita presso uno dei palazzi storici biscegliesi, ancora abitato, il Palazzo Ammazzalorsa. Il giorno 6 Novembre, alle ore 19 presso il Teatro Comunale Garibaldi, alla presenza della delegazione di Kuwait City e del suo governatore, l’associazione Italkuwait Group in collaborazione con l’amministrazione comunale e la Fondazione musicale “Biagio Abate”, ha organizzato un concerto con la Banda Musicale di Bisceglie. Alla performance concertistica è stata invitata gratuitamente l’intera cittadinanza. Il complesso bandistico è stato egregiamente diretto dal Maestro Direttore Concertatore Dominga Damato, direzione artistica affidata a Benedetto Grillo, capobanda della banda di Bisceglie. A conclusione del concerto composto da brani di musica classica tra cui le sinfonie del Nabucco, 50 /Oltre

Norma e Barbiere di Siviglia, Cavalleria leggera, Moment for Morricone ed un classico canzoniere Napoletano, il Presidente di Italkuwait Group, il sig. Antonio Ruggieri, ha sottolineato come entrambe le culture, pugliesi ed arabe, siano state influenzate dalla dominazione federiciana. Venerdì 7 Novembre, è stata la volta della visita presso il Porto turistico biscegliese, uno dei porti dell’ Adriatico più caratteristici, e del centro storico; in ultimo la visita presso il museo archeologico Museo Civico Archeologico F. Saverio Majellaro. Molte sono state le visite aziendali che si sono intervallate in questi giorni di visita conoscitiva ed hanno riscontrato e suscitato un forte interesse da parte di tutta la delegazione. A suggellare il ponte culturale tra le due popolazioni, uno scambio di intenti è stato firmato da entrambi i governatori delle due città coinvolte, Bisceglie e Kuwait City. La firma è avvenuta nel posto più rappresentativo della città ospitante, il Dolmen della Chianca, monumento preistorico da poco riconosciuto come “Patrimonio Testimone di una cultura di pace per l’umanità”.


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Essere emozionati, sopraffatti dall’amore e con il cuore nello zucchero, non esonera sposi e genitori dal ricordare le buone maniere. All’arrivo degli sposi il luogo del ricevimento deve essere pronto e il banchetto già allestito , con tavoli apparecchiati e personale in giro per offrire gli aperitivi. La sposa può assentarsi qualche minuto per sistemarsi velo e acconciatura, perché la vera padrona di casa è sua madre. Sarà lei, insieme agli sposi a ricevere gli ospiti. All’ingresso, non dimenticate un grosso libro bianco su cui gli invitati potranno scrivere i loro auguri, i loro pensieri affettuosi agli sposi. Sarà compito dei fratelli degli sposi pensare alle presentazioni degli ospiti che non si conoscono, e occuparsi della corretta sistemazione di tutti a tavola. La mamma della sposa farà un giro dei tavoli appena tutti sono seduti per accertarsi che le presentazioni siano state fatte e che ognuno abbia il suo posto. Ricordate i segnaposto a tavola e uno schema dei tavoli all’ingresso, sarà molto utile per trovare il proprio posto al momento di sedersi. Se ci sono bimbi, convocate una baby sitter o un animatore per loro, che si divertiranno e si sentiranno apprezzati. E se gli sposi vogliono svignarsela prima della fine del ricevimento, sono giustificati, purché abbiano salutato genitori e fratelli. Saranno loro a portare a termine la festa, con la distribuzione dei confetti. 54 /Oltre


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Sapevate che anche le fedi nuziali rispondono a precise esigenze di galateo? Primo indizio: chi acquista le fedi? In realtà spetterebbe allo sposo, ma capita che siano i familiari o i testimoni a voler regalare questo simbolo d’amore. In alcuni casi è proprio il testimone dello sposo che viene incaricato dell’acquisto e della custodia degli anelli fino al momento giusto della cerimonia, in cui saranno tirati fuori dalla tasca. Ci sono anche casi in cui gli sposi si regalano a vicenda l’anello. Altro aspetto importante è l’arrivo delle fedi all’altare. Se non sarà il testimone dello sposo a offrirle in un cofanetto gelosamente custodito, il compito potrebbe essere affidato a dei bambini. Piccoli angioletti che porteranno le fedi all’altare su un cuscino. Il cuscino porta fedi è un dettaglio importante, che ultimamente assume sempre maggiore rilevanza. Ci sono spose che lo fanno realizzare appositamente dall’atelier che confeziona l’abito. Se il cuscino vi sembra una scelta troppo classica, potete optare su un cestino di fiori o di soli petali. Se non volete scegliere nulla di tutto questo, potrete far legare direttamente le fedi al vostro inginocchiatoio. Le fedi potranno essere lisce o satinate, in oro bianco o tradizionali in oro giallo. Tenete presente anche ne esistono di vari modelli e che si possono far realizzare in molti modelli. Ricordate però che resterà al vostro dito – si spera – tutta la vita. Quindi, che la scelta sia estetica, ma anche ragionata… 60 /Oltre


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ESPERIENZE Al Politecnico di Milano è docente - “ Wedding Designer” All’Associazione Wedding Planner è docente del modulo moda all’interno del corso di Wedding Planner. A SkyUno, in “Cambio vita, mi sposo!” e in “Mi ha lasciato, cambio vita!”, protagonista con Natasha Stefanenko Su LA7 è protagonista della rubrica “Si,lo voglio” all’interno del programma Cristina Parodi LIVE e Cristina Parodi COVER. Al magazine White Sposa cura la rubrica fissa “Kitchen Style” insieme ad Alessandro Borghese. Per PGI - Platinum Guild International realizza abiti in platino in collaborazione. In russia organizza matrimoni per importanti personaggi come il capitano dello Zenith di San Pietroburgo. In usa vince il premio Wedding Dresses Magazine come Best Foreign Designer 2001; inoltre è Wed- ding Designer di celebrities come Stephanie Winston, per la quale realizza l’abito nuziale. CHE COS’È LO “STILE DOMO ADAMI”? Lo stile domo adami è oramai da più di 20 anni un’istituzione all’interno della bridal couture mondiale. Un abito domo adami si riconosce tra mille, per la capacità di legare un prodotto di altissima qualità, caratterizzato da una spiccata originalità e dall’e62 /Oltre

Mauro Adami Wedding Creative


WEDDING HAIR STYLE RIVENDITORE AUTORIZZATO VIA ROMA 154 - BARLETTA

TIGI速

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strema, cura dei dettagli, rimanendo pur sempre di grandissima classe ed eleganza. CHE DIFFERENZA C’È TRA UN WEDDING PLANNER E UN WEDDING CREATIVE? Il mestiere del Wedding Planner negli ultimi anni purtroppo è stato inflazionato da persone che si sono improvvisati maestri di un mestiere, che solo l’esperienza e la gavetta possono insegnarti. Il Wedding creative è invece una persona eclettica e dotata di una particolare sensibilità artistica e creativa che sa cogliere e coordinare tutti quegli elementi che rendono una cerimonia elegante, sofisticata e soprattutto su misura dei committenti, abbracciando tutti gli aspetti della cerimonia, senza tralasciare nessun dettaglio. QUALI SONO I PUNTI CHIAVE DI UN EVENTO NUZIALE? Ogni momento dell’evento nuziale può essere quello chiave. Come in tutti gli eventi, la coordinazione perfetta tra tutti gli elementi e di tutti i momenti sono il segreto per un successo assicurato. COSA RENDE UN MOMENTO UNICO E SPECIALE? L’amore. COME SI CREA LA MAGIA? Ascoltando quelli che sono veramente i propri desideri, senza pensare ad amici, parenti, programmi televisivi ecc, ma costruendo la cerimonia a misura di essi. QUAL’È LA SPOSA IDEALE DELLO STILE ADAMI? Una sposa che sa quello che vuole, che ha carattere e vuole essere ricordata ed ammirata. LO STILE DELLO SPOSO COME DEVE ESSERE? Lo sposo deve essere assolutamente elegante e impeccabile, il perfetto principe azzurro vestito con un bel completo sartoriale. CI RACCONTI UNO DEI TUOI ALLESTIMENTI PIÙ INSOLITI? Le richieste delle mie clienti non hanno davvero limite. A volte sono io a dover tirare fuori i loro desideri inconsci, altre volte invece posso sbizzarrirmi e unirmi alla follia di alcune richieste davvero eccentriche. Mi vengono in mente i matrimoni che ho seguito nella fredda Russia. Mangiatori di fuoco, clown, finte guardie svizzere, gondole veneziane, sono solo un piccolo assaggio di quello che ho fatto accadere. PARLIAMO DI TENDENZE: COSA RENDE UNICO UNO STILE? Le tendenze sono quelle “linee guida” che la moda detta per una determinata stagione...  per citare una famosissima stilista e icona 64 /Oltre

di classe indiscussa quale fu Coco Chanel, la differenza fondamentale è che “La moda passa, ma lo stile resta”. PER IL MATRIMONIO INVERNALE COSA SUGGERISCI A UNA SPOSA? Il matrimonio d’inverno sta tornando come tendenza prepotente, e se ben organizzato può essere anche molto più bello di un matrimonio estivo. Consiglio di concentrarsi sull’atmosfera che si vuole creare, di cercare ogni fornitore finché non si troverà quello giusto e di decidere un tema/colore/ispirazione che vi guidi nella coordinazione dell’evento. La stessa cosa varrà per la scelta dell’abito, che va scelto con un tessuto adatto alla temperatura rigida ma che allo stesso permette di sbizzarrirsi con degli accessori, magari anche variandoli durante la giornata, lasciando tutti stupiti!


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Oltre Dicembre 2012  

free press del sud italia dedicato alle eccellenze imprenditoriali di puglia

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