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Per evitare l’integrazione a un universo strumentalizzato dal sistema e giungere a una corretta (ed effettiva) responsabilità morale o a quella che Rudolf Steiner ha definito un ritorno alla radice, all’osservazione del pensiero, all’intuizione intellettuale come forma di esperienza cosciente, le nuove manovre dell’arte - di un’arte più strettamente rivolta alla didattica e alla pedagogia - rispondono con un procedimento soffice che ripone al centro della riflessione il concetto di cura come spazio educativo all’arte, come andamento terapeutico, come attenzione all’altro e alla vita in comune. “La cura”, difatti, “è rivolta sempre ad uno scopo di bene e di giovamento della cosa che viene curata”, ha avvertito Socrate attraverso i suoi allievi (Platone, in questa occasione), con lo scopo di evidenziare proprio una capacità umana: la possibilità di avviare un processo terapeutico, una therapeia appunto, che si pone come ricerca della verità, dell’aletheia (del dischiudimento, dello svelamento, della rivelazione), della cruda realtà. Come avvicinamento ai problemi del mondo e, contemporaneamente, ai problemi dell’uomo. Dell’umanità nella sua totalità, più precisamente. A questa parabola riflessiva - parabola in cui Socrate evidenzia l’importanza di un atteggiamento capace di garantire l’apprendimento del mondo - l’artista si avvicina per

ritrovare i principi costitutivi della vita morale e civile, per ricostruire un discorso sempre più urgente sulle pedagogie attuali. Su forme di assimilazione alterna-

tiva (extrapedagogica) che, se da una parte costruiscono criteri educativi liberi da ogni prefisso punitivo o totalizzante, dall’altra creano isole metodologiche che risollevano dalle rovine il mondo della formazione e alimentano un processo didattico legato nuovamente al potere del sapere. A uno sviluppo della ricerca controllato attraverso un criterio che percorre le vie dell’osservazione partecipante e partecipata. Di un processo critico utile a stabilire contatti generazionali e a generare un metodo terapeutico (del resto therapeia vuol dire, in prima battuta, ‘curare’, ‘guarire’) utile a risanare la civiltà. A medicare le ferite di una società guasta, a correggere la società da un’epidemia che ha corrotto l’uomo privandolo di una vita morale, di una virtù, suggerisce ancora Socrate, che si conquista soltanto attraverso un processo di crescita interiore. Ma non già per adeguare l’educazione dell’individuo alle esigenze sociali (di crisi politica ed etica), bensì per rintracciare, attraverso l’uomo stesso, “i criteri di fondazione della vita morale e civile” con un “atteggiamento del pensiero sempre aperto e critico”, con “la fiducia riposta nelle capacità autonome della ragione di scoprire la verità”, con “il criterio metodologico della maieutica e della dialettica” che introducono, via via, “principi e procedure di metodo di validità permanente, culturale e pedagogica”, come scrive Renzo Tassi nel primo volume dei suoi Itinerari pedagogici (20104). Ritornare all’educazione, a un’educazione sana e corretta, vuol dire allora, per l’artista, prendersi cura dell’altro, stabilire tragitti necessari a sensibilizzare l’uomo allo stato delle cose attuali e, appunto, alla ricerca della realtà reale, della verità.

LETTERE DA UNA PROF di MARIA ROSA SOSSAI LETTERA DI FINE ANNO Cari studenti, anche l’anno scolastico 2012/2013 si è concluso con gli scrutini, il cui copione si è ripetuto uguale come sempre, con una parola chiave che ricorreva come un mantra: l’aggettivo ‘fragile’, per indicare in maniera indistinta gli alunni che meritavano di essere rimandati o bocciati; e da anni, si sa, la fragilità si annida in maniera epidemica nell’area scientifico-matematica. Nessun docente di matematica però si è chiesto se il fatto che la maggior parte degli studenti avesse ottenuto risultati insufficienti nella sua disciplina potesse essere dipeso anche dal metodo di insegnamento. Quello di cui invece il consiglio di classe compatto sembrava andare particolarmente fiero era la dura selezione operata sin dal primo anno del corso di studi. Io non capivo di cosa dovessimo essere orgogliosi; la cosa che colpiva era soprattutto l’assenza di qualsiasi capacità di analisi obiettiva dei risultati ottenuti dalla classe, prendendo in considerazione per esempio, oltre all’operato degli studenti, anche quello dei docenti, convinti questi ultimi di essere sempre e comunque nel giusto e in ogni caso mai valutabili. Questi educatori forse non sanno che l’insegnamento, come ricorda Pierre Bordieu, si basa sulla relazione tra discente e docente e che è facile confondere la rigidità, che è il contrario dell’intelligenza e dell’invenzione, con il rigore? Simili metodi pedagogici ci privano delle risorse che l’applicazione di un criterio di autogiudizio può dare all’azione educativa. Dimenticarsi di pensare in modo relazionale significa rimanere attaccati in maniera feticista alle proprie certezze e alla propria metodologia. Il risultato è che il sentimento dominante nelle aule scolastiche è l’ansia degli studenti, soprattutto nella parte finale dell’anno scolastico, schiacciati dal ricatto degli scrutini o degli esami di Stato, ancora basati su criteri nozionistici. Per contrastare questo clima generale di avvilente depressione vorrei suggerire al nuovo ministro l’introduzione di una nuova materia trasversale alle diverse discipline, praticata con successo da Bruno Munari nei suoi laboratori, riassumibile in quattro abilità: fantasia, invenzione, creatività, immaginazione; facoltà più libere delle altre perché permettono di studiare in modo creativo e di fare più relazioni possibili tra le cose che già si conoscono e quelle che sono ancora sconosciute. Il loro esercizio aiuterebbe gli studenti a risolvere i problemi che ogni volta si presentano con un po’ più di gioia e felicità e noi insegnanti a continuare ad apprendere con curiosità e interesse.

RETI DIDATTICHE

di ADELE CAPPELLI

L’(IN)FORMAZIONE NELL’ERA DIGITALE Il sito della Biennale di Venezia è una utile esperienza non solo per chi si appresta a timbrare il biglietto della 55. Esposizione d’Arte o l’ha già fatto, ma può servire per meglio comprendere e ricomporre una personale mappa dell’offerta culturale, oltre a essere fruibile anche da chi non ha avuto occasione di andare a Venezia. Nella homepage, le diverse sezioni della manifestazione, un sintetico profilo storico della Biennale dal 1983 a oggi, poi dal link Arte l’accesso alle informazioni sull’attuale edizione e, in una breve nota, parole-evidenziate dei nuclei tematici: artisti, partecipazioni nazionali ed eventi collaterali. Nella sezione artisti, rilevanti i contributi di Mediacenter, nei quali artisti e curatori suggeriscono chiavi di lettura per meglio orientarsi tra le opere esposte. Video di pochi minuti che danno un volto agli autori delle opere e raccontano le fasi del progetto creativo ed espositivo. Interviste semplici e dirette, come nel caso di Uri Aran, che rivela il dipanarsi delle linee nelle sue mappe fatte di frammenti trovati o di oggetti combinati per creare storie di relazioni. Così com’è possibile tornare, con Ed Atkins, tra gli oggetti dell’appartamento di Breton, attraverso la catalogazione video usata per la vendita all’asta dei singoli pezzi, testimonianza integra della memoria storica, irrimediabilmente persa, di un vissuto. Entrare nel meccanismo generatore dell’opera con Rossella Biscotti, percorrere il labirinto dei segni di Matt Mullican attraverso le sue riflessioni, e ancora scoprire le ragioni della maniacale fedeltà delle riproduzioni degli ambienti domestici della romena Andra Ursuta o le motivazioni dell’installazione di Erik van Lieshout [nella foto di Francesco Galli]. Sempre dall’introduzione, l’accesso alla sezione partecipazioni nazionali con altri contributi video e link per saperne di più. Tra questi, la presentazione dell’articolato lavoro di Anri Sala per la Francia; il claustrofobico viaggio, attraversamento immaginario di confini nascosti e sotterranei, riflessione sui perimetri degli “Stati-nazione”, realizzato da Gilad Ratman per Israele. Ancora, le parole di Berlinde De Bruyckere (Belgio) per Cripplewood, opera di straordinaria forza. Il viaggio virtuale continua poi tra i link degli eventi collaterali dove, tra i vari, è possibile intuire la forza narrativa dello spazio interno, reinventato dalle strutture di Pedro Cabrita Reis, nella documentazione fotografica di Remote Whisper, a Palazzo Falier; o ancora l’impatto emotivo creato dall’uso di elementi strutturali, recuperati dai crolli del terremoto di Sichuan del 2008 in una delle installazioni di Ai Weiwei. Finalmente, in Italia, un sito di un evento “istituzionale” non solo promozionale, che mette al centro l’aspetto divulgativo dell’arte e lascia ben sperare nel suo potenziamento futuro. www.labiennale.org

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Artribune magazine #15  

Prima uscita autunnale per Artribune Magazine. Come sempre, un numero pieno di anteprime, novità, recensioni, approfondimenti...

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