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GIORGIO FASOL di ANTONELLO TOLVE

LA COLLEZIONE COME FORMA SIMBOLICA

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acciatore di sogni, di segni che affondano lo sguardo “dentro il mondo della materia” (Walter Benjamin). Fine conoscitore dell’arte contemporanea. Persona affabile, generosa, gentile e curiosa. Giorgio Fasol (Verona, 1938) è una delle figure più significative e preziose della cultura artistica attuale. Collezionista attento e luminoso, il suo sguardo punta verso le giovani generazioni, verso il nuovo che avanza senza sosta, per costruire un discorso sul presente e sulle presenze. Ma anche per innescare un processo colloquiale con il sistema dell’arte – un pentagono regolare composto da artista, critico, istituzione, gallerista e collezionista – che è, per lui, un ambiente reale, un territorio da attraversare e vivere, in tutte le sue varie declinazioni etiche, per dar luogo ad azioni, condivisioni, discorsi costruttivi. Figlia di una passione irrefrenabile, la collezione è, per Giorgio Fasol, una forma simbolica, uno spazio teorico (intellettuale) attraverso il quale fabbricare ponti, erigere dialoghi con le giovani generazioni, con un pulsante presente, con un’atmosfera vivace che celebra le correnti, gli orientamenti, le ultime tendenze dell’arte. A lui abbiamo rivolto una serie di domande per tracciare l’avventura, il gusto, le osservazioni di un collezionista e mecenate su un clima che ha

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ATTUALITÀ

dimenticato e ridotto a ornamento il continente culturologico di oggi. Vorrei partire dalla tua avventura, l’avventura del collezionista appunto, un viaggio che è anche una vocazione, una ricerca, una caccia suggerirebbe Benjamin, il Benjamin dell’Unordentlich Kind (Bambino disordinato). Avventura che nasce nel 1958. “Il giorno del mio diploma a 19 anni, con 365mila lire, volevo comprare un Morandi”. Ma non è andata esattamente così, vero? Andai nell’unica galleria di Verona per comprare un Morandi pur non conoscendo nulla dell’artista; avevo visto su una rivista un servizio di una sua mostra, le opere mi interessavano. La gallerista mi disse: “La scelta è senz’altro buona, io non ce l’ho, ma lo posso procurare; sappi che il prezzo di un’opera di Morandi è di circa 1.500.000 lire”. Salutai e mestamente me ne andai.

ta la vitalità e le trasformazioni del presente. Come nasce una collezione d’arte contemporanea? La passione è la chiave di tutto, una molla che ti scatta dentro e ti porta sempre più lontano. Io colleziono fin da quando sono un bambino; prima le figurine dei calciatori, poi una rivista sportiva, Il Calcio Illustrato, poi i francobolli e poi ancora l’arte: riviste, ritagli di giornali, libri, edizioni limitate, opere. Cerco di affinare sempre di più la mia conoscenza. Oggi colleziono i giovani artisti, compro le opere esposte nelle loro prime mostre.

La passione è la chiave di tutto, una molla che ti scatta dentro e ti porta sempre più lontano

La collezione, poco alla volta, diventa anche costruzione di qualcosa. Di un mondo che è il mondo del collezionista, ma anche uno spaccato culturale che rappresen-

Cosa ruota attorno al lavoro di un collezionista? Quando la passione si fa sempre più forte, il collezionare diventa un lavoro totalizzante, assorbe tutto il tempo libero e anche oltre; specialmente quando si tratta di arte contemporanea e in particolare di giovanissimi artisti. Tu personalmente cosa cerchi in una mostra? Se è una mostra storica, cerco l’opera migliore, se invece è una mostra di qualche giovane artista cerco la novità. Mi interessano anche tematica e allestimento.

Questo è un percorso che condividi con tua moglie Anna. I vostri gusti coincidono? Molte volte coincidono ma non sempre; lei è molto più pacata nelle scelte, è molto attenta all’estetica e al linguaggio raffinato; io sono più istintivo ma anche più informato, il mio intuito mi agevola nelle scelte. Linguaggi e sperimentazioni. Giovani artisti in una collezione contemporanea. È il titolo di una mostra curata da Giorgio Verzotti per gli spazi del Mart di Rovereto (maggio/agosto 2010) con pezzi della tua collezione. Ti andrebbe di raccontare come è andata? Il merito della mostra va in primis all’allora direttrice del Mart, Gabriella Belli. Promuoverla è stato un vero e proprio atto di coraggio: ha scelto il curatore Giorgio Verzotti e ha dato all’evento grande visibilità. Erano novanta artisti dai venticinque ai trentacinque anni, venti dei quali sono stati assegnati alla collezione permanente del museo secondo la formula del prestito a lungo termine. L’inaugurazione è stata un successo, con la presenza di direttori di musei, di critici, di collezionisti e di pubblico: ancora adesso viene ricordata come una grande festa di amici amanti dell’arte. Ludovico Pratesi ha scritto: “Perché una collezione sia davvero significativa occorre che le scelte

Artribune magazine #15  

Prima uscita autunnale per Artribune Magazine. Come sempre, un numero pieno di anteprime, novità, recensioni, approfondimenti...

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