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La collettiva marco ceruti _ elisabetta sfarda patrizia della peruta_ marianna francesca carbone


Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee mi sono rifiutato di timbrare il cartellino Mobilitato altresì nell’esercito delle idee ho disertato Non ho mai capito granché Non c’è mai granché né piccolo che C’è altro. Altro vuol dire che amo chi mi piace e ciò che faccio.

Jacques Prévert


Marco Ceruti

Parola d'ordine: ricontestualizzazione . Nella sua ricerca sul linguaggio visivo ha scelto di integrare alcuni degli elementi cardine della tradizione figurativa classica, sia visiva che letteraria (muse ispiratrici, amanti, miti classici), con le caratteristiche che da sempre influenzano il suo impatto quotidiano, come le immagini e i caratteri del contesto metropolitano urbano che si respira in una città come Milano: la cartellonistica, la figura umana trasformata in icona pop pubblicitaria, la street art, il contrasto tra perfezionismi artificiosi e contesti limitrofi corrosi e decadenti, la sovrapposizione continua di elementi tra loro alieni, quel sentore di attualità che da qui a breve diventerà già cosa obsoleta, ecc. Sostanzialmente quello che gli interessa ricreare tramite l'utilizzo di tecniche e materiali differenti tra loro come il ready made di estratti pubblicitari e trafiletti di cronaca, elementi floreali, stucchi, corrosioni e quant'altro, è un segno dove il classicismo e l'esplosione urbana convivano, onde creare delle sorte di icone cartellonistiche di derivazione glamour che si sovrappongono al mondo di ieri, consce di essere già obsolete nella prospettiva del domani; una sorta di manifesto murale che, nel momento in cui viene messo in opera a discapito di un precedente oramai desueto, è già conscio di dover attendere la medesima sorte in un futuro immediato. Guardando avanti senza dimenticare quello che è stato. L'utilizzo prevalente di colori quali il bianco, il rosso, il nero, è una precisa scelta “alchemica”: nigredo, albedo e rubedo si inseguono continuamente tra loro come in un Ouroboro. La focalizzazione su temi appartenenti alla cultura classica e mitologica avviene in funzione del suo intento di ricollocare i medesimi all'interno di un'ottica temporale sferica, nel contesto della quale i fattori e le coordinate di passato, presente e futuro originino continuamente nuove forme e prospettive. Formatosi all'Accademia di Belle Arti di Brera, dopo alcuni anni dedicati principalmente alla scenografia al Teatro Alla Scala di Milano, è tornato a concentrarsi principalmente sulla pittura.


Circe


Anfitrite


Concubina di Pan


Elisabetta Sfarda

Elisabetta Sfarda, in arte Sfard-Art, nasce a Mestre (Venezia) il 18/01/1985, Artista autodidatta, appassionata di tutto ciò che riguarda l’Arte. Il cammino artistico inizia fin da piccola sperimentando i diversi stili: il disegno, l’acquerello, l’olio, fino ad approdare all’uso del colore acrilico, che segnerà il tratto distintivo dell’Artista. Affascinata dall'intersecarsi dei colori che generano nuova vita, si cimenta nell'utilizzo della materia, dando movimento e rilievo ai suoi quadri, utilizzando vari materiali principalmente riciclati, sui quali rappresenta in maniera prevalentemente astratta, sentimenti, emozioni e momenti di vita. Elisabetta non fa la pittrice per professione ma per passione, dove nel tempo libero elimina le tensioni e libera la mente, entrando nel mondo della creatività. Dal 2014 ha iniziato ad esporre in varie parti d’Italia, tra cui Venezia, Roma, Palermo, Udine …. Attualmente sta sviluppando una personale tecnica con acrilico e stoffa su tela, fissando e dipingendo, in tutti i suoi quadri, delle camicie che sono appartenute a delle persone. Rende vita quindi alle cose materiali, come delle camicie che non sarebbero più state utilizzate, facendo vivere ancora l’anima delle persone che l’hanno indossata. Vuole in questa sua forma espressiva, vestire l’anima d’arte! All’osservatore attento non sfuggirà che in tutti i suoi quadri c’è una particolarità comune … in tutte le camicie c’è sempre un bottone diverso con la bandiera Italiana, per simboleggiare la nazionalità dell’artista.


Direzione irreversibile


L’anima del tempo


La siesta


Patrizia della Peruta

Nasce a Roma nel 1960,in pieno boom economico....ma già con il pallino dell'"artista riciclatore". Vestitini per le Barbie con il tulle delle bomboniere, carta stagnola dei cioccolatini per realizzare collane...... Nonostante gli studi scientifici e la laurea in legge, la passione per l'arte, la creazione,i colori,il riuso, la segue sempre. Nel 1989 fonda con il marito un'agenzia fotogiornalistica "SINTESI" che ancora oggi è operativa e conosciuta in campo editoriale. Nel 2008,in parallelo con il lavoro di Agenzia, concretando la passione giovanile, inizia la carriera artistica, partecipando a varie iniziative, anche internazionali. Nel 2012 crea con un'amica,il Brand PAGE DIAMANIA, progetto di riciclo creativo con le vecchie diapositive, sviluppato in seguito al passaggio in digitale, in campo fotografico (Idea depositata presso il Ministero dello Sviluppo Economico). Per tutto il 2015 espone da Eataly Roma insieme al gruppo di designers RHOME MADE, creando l'Atelier di Eataly, progetto espositivo con vendita, che riscuote molto successo. Nel 2016 la creazione "OMAGGIO ALLA TERRA" viene scelta da CETRI TIRES per gli Educational Awards, premio consegnato alla presenza del Presidente del Senato Grasso. A settembre 2016 vince il premio CONTESTECO METRO NEWS. Sempre nel 2016 è selezionata per partecipare alla 4°edizione del Festival Internazionale Riscarti A.M.M.E.N. Ad ottobre 2016 partecipo alla mostra collettiva presso lo Spazio Tiziano a Roma, curatrice Rosanna Guadagnino. A fine 2016 selezionata da Top Design,catalogo editoriale che seleziona le migliori proposte di Design. Nel 2017 la creazione MOVIE CUP, selezionata da CETRI TIRES/RINNOVABILI.IT per gli awards 2017,premia il film documentario DOMANI (LUCKY RED). Nello stesso anno 3° classificata al PREMIO METRO NEWS SEIONE ARTISTI PROFESSIONISTI e partecipa alla collettiva "EFFETTO RICICLO" per la ROME ART WEEK, presso ARTE BORGO GALLERY.


Globo


Pierrot


Flora


Marianna Francesca Carboni

Marianna Francesca Carboni nasce a Meana Sardo (Nu) il 19 settembre 1962, fin da piccola attratta dall'arte, solo da qualche anno(2012) ha concretizzato la sua passione per la pittura come autodidatta, prediligendo la tecnica acrilica senza disdegnare le altre quali olio, carboncino etc. Ama dipingere qualsiasi soggetto ,paesaggi, nature morte, ritratti con colori vivaci e dettati da particolari stati d'animo o legati alla sua terra di origine ricca di motivi e spunti da riprodurre su tela o materiali diversi. La corrente pittorica che preferisce è l'impressionismo


Nudo di donna


Gesù


Vista sul mare


Artopenspace.it

La collettiva  

II collettiva del 2017 di Art Open Space, gli artisti presenti sono: Marco Ceruti, Elisabetta Sfarda, Patrizia Della Peruta, Marianna France...

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