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ART

IN TIME n.2 - Febbraio 2013

ARTE | CINEMA | MUSICA | TEATRO | LETTERATURA | SERIE TV | INTERVISTE | EVENTI LONDON NEWS

L’EDITORIALE Nuovi mondi da scoprire… E un regalo per i lettori! C’è chi si schiera contro, chi lo esplora tra il curioso e il timoroso e chi ne è sostenitore appassionato, ma una cosa è certa: l’e-book si sta prendendo i suoi spazi. Dovuti o meno, sicuri o no per il mondo dell’editoria, non è questo l’aspetto che vogliamo indagare oggi. Ci piace invece pensare che, in alcuni casi, l’e-book diventa l’unica occasione per riscoprire libri ormai dimenticati o introvabili. È grazie alla nota autrice Paola Calvetti, che Artintime ha avuto il piacere di ospitare nel numero di ottobre, che abbiamo scoperto questo insolito valore dell’e-book, e abbiamo deciso di coinvolgere voi, i nostri lettori. Dal 12 febbraio Mondadori ha infatti deciso di ripubblicare in formato digitale i primi quattro romanzi della Calvetti, che saranno disponibili sulle principali piattaforme web a 4.99 euro ciascuno (perché talvolta è anche vero che l’e-book, grazie al suo formato agile, fa risparmiare): “Né conte te né senza di te”, “Perché tu mi hai sorriso”, “L’amore segreto”, “L’addio”, questi i quattro titoli della collana in ristampa. L’autrice di “Olivia. Ovvero la lista dei sogni possibili” ha scelto di regalare ai lettori di Artintime un assaggio di “Né con te né senza di te”, permettendoci di farvi leggere in anteprima esclusiva il primo capitolo, che troverete allegato a questo numero, liberamente scaricabile dalla nostra homepage www.artintime. it. Restando in tema di libri, a febbraio passeremo dalla prosa leggera del romanzo di Catherine Robertson all’impegnativa lettura del primo lavoro letterario dell’esordiente Eduardo Savarese. E così nella musica conosceremo la grinta di una giovane rapper italiana da un lato, e il dolce folck americano dall’altro. Ci sarà spazio per un’analisi del citatissimo film di culto, Lo Hobbit, e per la scoperta di un simpatico cortometraggio animato di un giovane promettente regista. Non ci faremo mancare il consueto sguardo ai pilot delle serie tv, lo spazio per i giovani talenti artistici, né la scoperta di un’affascinante forma teatrale, il teatrodanza. A tema teatrale sarà anche l’intervista del mese: Alberto Gozzi, sceneggiatore, drammaturgo e regista Rai, ci ha concesso qualche chiacchiera sul suo ultimo progetto, Radiospazio Creativo, una giovane compagnia nata in seno all’Università di Torino e in procinto di inaugurare, con Oltre il microfono al Teatro Astra, una nuova stagione dedicata alla particolare forma del radioteatro. Là dove il buio invisibile della radio assume vita propria attraverso le voci degli attori, sul palcoscenico, scopriamo che davvero, forse, esistono mondi sommersi e invisibili al primo sguardo. A ribadircelo è anche la nostra inviata da Londra che, con un pezzo sui 150 anni della Tube, la metropolitana più famosa del mondo, ci apre le porte a sotterranei affascinanti e colorati nella molteplicità delle storie che intrecciano. Pronti per questo nuovo e appassionante viaggio?

www.artintime.it

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ARTINTIME SOMMARIO 4 . BABY K, LA FEMMINA ALFA DEL RAP by Alngelica Magliocchetti

6 . CARROT CRAVE by Francesca Cerutti

8 . GIACOMO ROSSI by Ilaria Chiesa

10 . TI SCRIVO LA RICETTA DELLA GIUSTA LEGGEREZZA

by Alessandra Chiappori

12 . SERIES. LE NOVITA’ DELLA STAGIONE. PARTE3 by Manuela Raimo

14 . ALBERTO GOZZI RACCONTA RADIOSPAZIO CREATIVO by AAlessandra Chiappori

18 . IL TEATRODANZA DEGLI ZEROGRAMMI by Barbara Mastria

20 . THE LUMINEERS by Angelica Magliocchetti

22 . LE FERITE DELLA GUERRA E DELL’AMORE by Alessandra Chiappori

24 . HAPPY 150 WANDERING YEARS! by Cristina Canfora

26 . GIULIA OTTONELLO by Ilaria Chiesa

28 . LO HOBBIT - UN VIAGGIO INASPETTATO by Francesca Cerutti

30 . MOVIELIST-FEBBRAIO by Francesca Cerutti

32 . EVENTS by Anna Moschietto

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ARTINTIME BABY K, la femmina alfa del rap Negli ultimi anni di rap si è sentito parlare sempre di più, ma un tocco femminile rappresenta una novità non da poco. Lei, nata a Singapore e cresciuta nel panorama culturale londinese, è Baby K. Il suo sound nasce dall’ambiente tipicamente british dell’UK Garage e dal suo più popolare sottogenere il 2-step, entrambi piuttosto affini all’hip hop e all’R’n’B anche se dalle sonorità più leggere e dai beat più veloci e sincopati. A questa base da street culture e feste giovanili, la rapper aggiunge un vero e proprio armamentario di testi rapidi, veloci e incisivi. La stessa scelta di comporre in italiano, pur avendo dalla sua parte un bilinguismo decisamente utile per conquistare l’ambiente internazionale, rispecchia perfettamente la determinazione con cui Baby K punta a conquistarsi un posto di rilievo nel panorama rap della penisola. Il pubblico nostrano, rispetto a quello anglosassone più legato alle sonorità accattivanti, presta infatti maggiore attenzione ai testi, alla comprensione del brano e all’immedesimazione. Lo sa bene la nostra giovane rapper che, tornata in Italia nel 2000, dopo la conduzione di alcune trasmissioni

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radiofoniche dedicate alla musica hip hop e una collaborazione nell’album “Vita di prestigio” del rapper romano Amir, nel 2011 pubblica il suo EP d’esordio: “Femmina Alfa”. Prodotto dall’etichetta Quadraro Basament, il primo lavoro solista di Baby K presenta cinque tracce (quasi un concept), piuttosto utili per scoprire e rimanere affascinati dalla sua nuova immagine della donna rapper. L’album è ben strutturato, lucido e maturo e colpisce da subito per la tecnica e la disinvoltura con cui l’artista si destreggia nei tratti salienti del genere (metafore, giochi di parole e di immagini). Ad aprire le danze c’è il brano da cui l’EP prende il nome, “Femmina Alfa”, una marcia dal ritmo tribale che accompagna un sound al tempo stesso guerriero e sensuale, una firma perfetta per l’artista. Notevoli anche “Primo Round”, con la sua metafora del ring di pugilato e i versi in puro stile rap combat, e “Sole”, pezzo decisamente più intimista, dalle atmosfere calde e confidenziali. A neanche un anno di distanza, nel 2012 esce “Lezioni di Volo Pt.1” il suo secondo lavoro. Destinato inizialmente a essere un mixtape, questo primo volume raccoglie sei brani, quasi tutti caratterizzati da collaborazioni interes-

santi. A partire da “Lezioni di Volo” - la title-track dai tratti quasi blues confezionati ad hoc da Shablo -, passando per l’arroganza grintosa di “Testacoda” (ft. Ensi), la critica al successo prêt-à-porter di “Cosa non farebbero” (ft. Brusco) e i toni più pop di “Domani” (ft. Gemitaiz), si delinea un lavoro all’altezza del precedente, gradevole e mai banale. Ora, in attesa della seconda parte dell’album (dalle indiscrezioni con beat e pezzi più personali e ragionati) e a pochi giorni dall’uscita dell’inedito “Killer” in collaborazione con Tiziano Ferro (uscito lo scorso 25 gennaio), possiamo solo tirare le fila di questo personaggio così fuori dagli schemi, della sua consapevole, audace e irriverente irruzione nel mondo del rap italiano e delle sue scelte decisamente moderne (ad esempio la possibilità di scaricare gratuitamente tutti i suoi EP da internet). Insomma, una rapper giovane, dinamica e graffiante; forse, ce n’era davvero bisogno. Come da consuetudine vi lascio un brano (“Sparami”): giudicate voi. Enjoy!

Angelica Magliocchetti

MUSIC

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MOVIES

CARROT CRAVE Carrot Crave è un cortometraggio animato realizzato da Vernon James C. Manlapaz per la sua laurea presso la Vancouver Film School, sezione Digital Character Animation Program. La storia che il giovane regista ha scelto di rappresentare è molto semplice e ricorda i brevi cartoni animati della Warner, i Looney Tunes e i più recenti corti Pixar. Brevemente, Carrot Crave racconta la vicenda di un coniglio che deve procurarsi da mangiare e a tutti i costi cerca di raccogliere da terra la carota con il ciuffo più grande delle altre, nella speranza di ottenere un tubero di pari grandezza. Dopo i primi tentativi fallimentari di estrarla a mano e poi con alcune semplici leve, il protagonista decide di utilizzare un trattore con braccio meccanico. Purtroppo, come recita un celebre detto italiano, “chi troppo vuole, nulla stringe”: il coniglio riuscirà a strappare la carota desiderata, ma non troverà quanto sperato. Sotto quel ciuffo si nasconde infatti un ortaggio minuscolo, quasi insignificante. Non resta molto da fare, se non accontentarsi e sgranoc-

chiare l’amaro e piccolo boccone. Attraverso uno zoom all’indietro e grazie anche a una visione ai raggi X del terreno, lo spettatore scopre in chiusura che, sotto a un ciuffetto di dimensioni normali, si nasconde in realtà una carota gigantesca, che probabilmente avrebbe soddisfatto a pieno il coniglio, ma… la realtà spesso inganna! Carrot Crave è costruito con una storia lineare, proposta magistralmente attraverso le tecniche dell’animazione, a fronte di un disegno molto semplice, che vede rappresentati dei background poco dettagliati. C’è un attento uso delle espressioni facciali - se così si può dire - del coniglio, attraverso le quali percepiamo i suoi stati d’animo, senza bisogno di dialoghi, come se ci trovassimo di fronte a una gag tipica dei film muti di Charlie Chaplin o Buster Keaton. L’uso degli sfondi astratti diventa molto importante: isolano il personaggio e lo dipingono in modo differente, accentuando i suoi pensieri e rendendolo in alcuni punti quasi malvagio, grazie anche all’inserimento di risate “malefiche”. È interessante notare come il regista sia di fatto partito

da “luoghi comuni”, sfruttandoli per sviluppare l’intera storia, rischiando di creare qualcosa di già visto e già sentito, eppure, nonostante questo, sia riuscito a offrire un cortometraggio brillante e fresco. Il corto dura meno di due minuti, ma è sicuramente un progetto degno di nota, molto piacevole da vedere anche se realizzato da un giovane studente che si sta affacciando nel mondo dell’animazione. Vernon James C. Manlapaz dimostra di essere perfettamente in grado di padroneggiare le tecniche dell’animazione, di conoscere molto bene il linguaggio cinematografico e le possibilità che esso offre. Sul canale Vimeo del regista è possibile visionare l’intero cortometraggio e una serie di altri filmati tra cui il making of di Carrot Crave, un interessante documentario che mostra la realizzazione on the road di questa piccola perla, un video unico e raro, utile sia per gli appassionati di animazione, sia per tutti coloro che vogliono iniziare ad avvicinarsi a questo mondo di grande fascino.

Francesca Cerutti

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www.giacomorossi.net

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POP-ART In collaborazione con Spazio San Giorgio, Bologna

GIACOMO ROSSI “Ognuno ha le mani che si merita”, inizia così Giacomo Rossi parlando di sé e della sua passione per la scultura, lui che nasce educatore e l’arte l’ha appresa per strada. Formatosi come scultore sotto la guida di Giancarlo Marchese, Giampiero Moioli e Francesco Poli, Giacomo ha da sempre affiancato l’attività artistica al lavoro di educatore. Lui stesso si racconta per flash e immagini: “Ho lavorato per 13 anni in strada con homeless affetti da gravi patologie psichiatriche, e non smetterò mai di ringraziare ogni singolo personaggio, ogni uomo o donna che sia, che ha scelto di fare un pezzo di strada al mio fianco. È proprio grazie a questo lavoro che ho potuto vivere e avvicinarmi alla street art da un punto di vista del tutto originale ed esclusivo”. Scultore, ma prima ancora educatore, da qui la stima incondizionata per l’antropologo e psichiatra svizzero Carl

Gustav Jung e per la sua “psicologia analitica”, un sodalizio artistico che Giacomo spiega così: “Sono fermamente convinto che l’arte abbia fra le sue funzioni primarie anche quella di colmare la ciclica mancanza di senso che caratterizza di volta in volta ogni epoca storica. Da qui la scelta di avvicinarmi a Jung”. Ed è proprio con questa consapevolezza e personalissima sensibilità che Giacomo Rossi si accinge a creare ed educare uomini, ma anche pezzi di pietra, senza cercare per forza di dare un senso o un significato preciso e univoco alle singole opere o gesti. Su queste basi, ogni giorno l’eclettico artista rafforza la scelta di utilizzare gli strumenti e i materiali classici della scultura accanto a tecnologie più moderne e, soprattutto, a materiali che la città, la sua Milano, produce e, sempre più spesso, getta. “In quest’ottica - conclude Giacomo -

ho voluto improntare il mio linguaggio espressivo che, al di là delle numerose influenze date dei miei mentori e dai numerosi esempi di maestri moderni e contemporanei, punta ad rimodellarsi giorno dopo giorno attraverso la meditata rielaborazione degli stimoli che la realtà che mi circonda e mi interroga è in grado di darmi giorno dopo giorno”. Ai talenti che educano, un grosso in bocca al lupo.

Ilaria Chiesa

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TI SCRIVO

la ricetta della giusta leggerezza Come miscelare sapientemente il britannico fascino di Londra, una storia tragica con risvolti da commedia, la fervida, perspicace e perfino testarda fantasia di una scrittrice? Ci riesce, in un quasi paradossale cocktail, che molto fa sorridere e scorrere pagine in lettura, l’esordiente Catherine Robertson, alla prima prova con la forma romanzo in La seconda vita di Mrs Kincaid. Un romanzo rosa nella più classica delle accezioni, verrebbe da pensare a seguire la trama, come da copione destinata a sfociare nel lieto fine dopo le peripezie amorose e personali che coinvolgono la protagonista. Ma con lo stereotipo del romanzo rosa la Robertson gioca fin dalle prime pagine, dove scopriamo, tra complici sorrisi e ammiccamenti al lettore di cui sono intessute le righe, che la Mrs Kincaid del titolo di professione fa proprio la scrittrice… di romanzetti rosa, quelli che costruisce arredando la sua ferti-

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le fantasia con ritagli delle riviste femminili più in voga, abbinando ai protagonisti volti hollywoodiani e inserendoli in trame avvincenti e passionali. Senza dimenticare di coinvolgere la sua migliore amica, alla quale riassume i capitoli della sua vita in spassose conversazioni via chat. Sarà proprio questo talento da scribacchina, che si realizza nella costruzione di personaggi fantastici coinvolti in trame altrettanto ricche di inventiva, a fornire a Mrs Kincaid la chiave di accesso a una nuova pagina della sua vita, una seconda chance per ripartire, un po’ scelta e meditata, ma anche un po’ incalzata dal destino. Dalla Nuova Zelanda si vola così dall’altra parte del mondo, in un quartiere di Londra che diventerà il centro della nuova storia di Mrs Kincaid, e delle sue storie. Quelle che lei immagina e inventa, soprannominando le persone che incontra, a loro insaputa naturalmente, come se davvero fossero pedine, ognu-

na dotata della propria unica personalità, di un grande romanzo in costruzione. Perché a Mrs Kincaid piace lavorare di fantasia non solo quando si tratta dei suoi libri, ma anche nella vita di tutti i giorni, ed è forse questa leggerezza, questo volo costante dell’immaginazione - che spesso si sostituisce all’attenzione reale - a regalare a questa storia la giusta leggerezza per poter essere al contempo una piacevole commedia e un libro ben costruito. Tra tazze di the molto inglesi e caffè al bar italiano che fa da punto di raccolta dei diversi personaggi-protagonisti, Mrk Kincaid riesce così a portare a termine il suo ultimo romanzo, il più impegnativo, affollato di situazioni complesse ed equivoci sentimentali, ma probabilmente anche il migliore che abbia mai scritto, perché da trama ideale sa trasformarsi in una nuova vita, in qualcosa che, partendo dalla fantasia, diventa assolutamente reale.

A lessandra Chiappori

BOOKS

“E per la prima volta mi chiesi se a fermarmi non fosse qualcosa di diverso dai dubbi sulle mie capacità. Perché io ero capace di scrivere. Avevo alle spalle otto romanzi pubblicati – Dio volendo, nove. Di sicuro non mi sarebbero mai valsi la candidatura al premio Pulitzer, ma erano sapientemente architettati e gradevoli da leggere. Sapevo creare un intreccio, tenere alto il ritmo e dare vita a personaggi credibili e accattivanti. Allora perché adesso non ci riuscivo più?” Catherine Robertson, La seconda vita di Mrs Kincaid, Corbaccio, 2012.

Catherine Robertson Di lei si scrive in quarta di copertina: “a parte un racconto, questo romanzo è la prima cosa che ha pubblicato”. E se l’avventura europea di Mrs Kincaid è servivo da apripista biografico per la carriera della Robertson – pare l’autrice si sia ispirata alla sua vita vera per raccontare la difficile svolta della protagonista e la sua seconda vita – ci aspettiamo di sentir parlare ancora di lei in nuovi romanzi, sapientemente costruiti con la leggerezza e l’ironia che fanno di questa storia più di un semplice romanzo rosa.

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ARTINTIME SERIES:

Le novità della stagione. Parte 3. Terzo appuntamento con le serie tv, per conoscere meglio alcune novità del mese scorso. THE FOLLOWING FOX ogni lunedì dal 21 gennaio 2013 Dopo i risultati assolutamente deludenti di questa stagione per la FOX, arriva il cavallo su cui puntare tutto, una serie tv creata da Kevin Williamson (sì, proprio quello dei vampiri della CW) con al momento solo 15 episodi previsti. Trama: Ryan Hardy (Kevin Bacon) è un profiler FBI in pensione, che ritorna prepotentemente al lavoro nel momento in cui un serial killer sua vecchia conoscenza, Joe Carroll (James Purefoy), riesce ad evadere dal carcere dopo 9 anni. Per cercare di rimetterlo dietro le sbarre, Hardy viene affiancato dagli agenti Mike Weston (Shawn Ashmore) e Jennifer Mason (Jeananne Gooossen). La caccia all’uomo potrebbe concludersi in fretta ma il serial killer dimostra di essere, almeno per il momento, più astuto di chi gli da la caccia e, sfruttando al meglio le risorse telematiche e i media, ha creato una rete di serial killer sparsi per tutti gli USA (da qui il titolo), il compito degli agenti si fa quindi estremamente più complicato.

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DO NO HARM NBC ogni giovedì alle 22,00 dal 31 gennaio Trama: Liberamente ispirato al classico Dr. Jeckill and Mr Hyde, vede il Dott. Jason Cole (Steven Pasquale), un neurochirurgo affermato, che da alcuni anni tiene sotto controllo il suo doppio, Ian Pierce, un tipo affascinante, donnaiolo e decisamente pericoloso, che mira soprattutto a distruggere la vita di Jason, sia nel lavoro che nella sua vita privata. Grazie alle medicine fornite da un suo collega e amico, Jason da alcuni anni ha ripreso possesso della sua vita, tanto che convince la sua collega Lena Solis (Alana De La Garza) ad un appuntamento galante. Per sua sfortuna alle 20,25 compare Ian e la serata non va come nei piani. Altro personaggio è Olivia Flynn (Ruta Gedmintas), ex fidanzata di Jason, che ha voltato pagina allontanandosi da lui, almeno fino a quando Ian non scopre qualcosa che il suo doppio non sa ancora, proprio nel momento in cui viene a sapere che Jason vorrebbe che lui lo lasciasse in pace... La prima impressione: la puntata pilota è estremamente intrigante, i personaggi sono ben delineati, le due personalità di Jason e Ian sono affascinanti a

modo loro, la trama entra subito nel vivo e non ci sono tempi morti, il rischio che possa rivelarsi un fiasco è dietro l’angolo, ma proprio perché non è facile sviluppare una trama di questo tipo. Le premesse sono più che buone, speriamo solo non sia un’altra falsa partenza come il buon Awake della stagione scorsa, che ha finito la sua corsa senza un finale dignitoso. RIPPER STREET – BBC UK E BBC USA dal 30 dicembre 2012 ogni domenica alle 21,00 Trama:  Sono passati solo sei mesi dall’ultima brutale aggressione da parte di Jack lo squartatore, quando una donna viene trovata morta e l’incubo torna tra gli abitanti di Whitechapel. L’ispettore Edmund Reid (Mattew MacFadyen) e il sergente Bennet Drake (Jerome Flynn) vengono chiamati ad indagare: ci sono troppe cose che sembrano indicare un ritorno del brutale assassino seriale, ma l’ispettore non vuole credere al ritorno dell’uomo che gli è sfuggito e cerca altre strade, trovando quella giusta. Ad aiutarlo, il capitano Homer Jackson (Adam Rothemberg), un amico di Edmund e brillante chirurgo dell’esercito americano oramai residente a Londra. Con lui è arrivata dagli USA anche la bella Susan Long (MyAnna Buring), che ha aperto un bordello,

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in cui lavora anche la giovane Rose Erskine (Charlene MacKenna), che ha il difetto di piacere, e non poco, a Jackson, cosa di cui Susan non è felice. La prima impressione: Alcune trame e personaggi ricordano un po’ il recente Copper, altre scene ricordano un po’ le produzioni britanniche di Sherlock e Whitechapel. Ma la trama è intrigante, i personaggi subito ben delineati e, nonostante le apparenze, sembra che nonostante tutto la storia raccontata sia meno scontata di quello che si potrebbe pensare.

Manuela Raimo

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Alberto Gozzi racconta RADIOSPAZIO CREATIVO Dalle piccole cose nascono a volte grandi idee che, se alimentate da tanta voglia e talento, possono diventare realtà importanti. È il caso del gruppo Radiospazio Creativo, una compagnia di “teatranti radiofonici” costituitasi qualche anno fa nell’ambito di un laboratorio radiofonico organizzato presso l’Università di Torino da Alberto Gozzi. E proprio Alberto Gozzi, drammaturgo e regista della compagnia, nome storico tra gli sceneggiatori Rai e gli sperimentatori teatrali degli anni Sessanta e Settanta, ora professore di linguaggio radiofonico all’Università di Torino, ci ha regalato quattro chiacchiere alla scoperta di Radiospazio Creativo. Microfoni, attori con copione, un

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piccolo mixer e un regista: questi gli ingredienti del “teatro sonoro” che Radiospazio propone, una formula che svela il retroscena della pratica radiofonica, solitamente nascosta, e che vede così la parola riprendere forma su corpi di attori più strettamente teatrali. Ecco, Radiospazio è questo, un lavoro su testi, voci e forma teatrale, nato quasi per gioco nell’ambito del laboratorio di montaggio e sonorizzazione della facoltà di Lettere di Torino. L’idea di base è quella di lavorare sul suono, di ricreare, attraverso le sue suggestioni, la magia del teatro, perché nulla, alla radio, si vede, ma viene evocato. Un lavoro di e sull’immaginazione che, sperimentato e seguito, ha coinvolto un nucleo di studenti appassionati:

attori, scrittori, tecnici audio che hanno saputo dare vita a una nuova forma, il “radioteatro”. Dopo una prima al Circolo dei lettori nel 2008 con lo spettacolo Rapsodia al buio e un’importante stagione alla Biblioteca Arturo Graf nel 2011-2012, la compagnia è cresciuta, e affronta ora nuove sfide. “È stato un percorso in verticale – racconta Gozzi - l’anno scorso alla Graf è andata molto bene, fino alla cacciata: una sera è successo l’imprevedibile e il pubblico era così tanto che per ragioni di sicurezza il Rettore ha deciso di chiudere la stagione, a quel punto all’ultimo momento siamo stati ospitati da altre strutture, visto l’esilio. Quest’anno ci siamo ripresi con una rassegna di

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quattro delle nostre cose al Piccolo Regio, a tema natalizio e inserita nell’ambito delle manifestazioni del comune di Torino Un Natale coi fiocchi. È andata straordinariamente bene, abbiamo raccolto 250 persone nelle prime sere, raggiungendo le 320 l’ultima, alla presenza dell’assessore: un inaspettato successo, abbiamo finito in gloria insomma!”. Si cambia strada ora, alle porte della seconda stagione – Oltre il microfono, questo il titolo - che Radiospazio inaugurerà alla sala prove del Teatro Astra da fine febbraio, ma sempre con attenzione estrema ai testi: “per Natale ammetto di essere stato abbastanza disperato – dice divertito Gozzi – la tematica natalizia su commissione ci ha però stimolato, abbiamo portato in scena Fuga dal Natale di John Grisham, un Fantanatale, una miscel-

lanea con Gli ingredienti del Natale e un Natale all’italiana con autori di casa nostra. All’Astra sarà tutt’altra musica, torniamo alla dimensione teatrale e partiremo con la grande sfida rappresentata da Gadda: abbiamo fatto tutto per fuggire dalla lettura, io dico sempre che bisogna recitare, interpretare, ma qui è stata una scommessa recitarlo, è una sorta di racconto-concerto a 5 o 6 voci, l’esplosione del barocco gaddiano. Il secondo pezzo è un teatro della decomposizione che racconta una realtà frantumata, impossibile da percepire in un unicum, sono atti unici raccolti sotto il classico stile di Radiospazio, testi eterogenei tra loro, ma accomunati da un che di desertificato. Poi faremo un Buzzati vecchio stile, con frammenti e collage. Il quarto, da non perdere, è l’unico sceneggiato, è un esercizio sul-

la radio e sul doppio radiofonico, un duetto mestamente triste, una girandola finale sulla radiofonia, con cui vogliamo simbolicamente riproporre la nostra matrice”. Con una formula consolidata, Radiospazio sembra aver ormai confermato il successo di pubblico, come spiega entusiasta Gozzi: “La più bella soddisfazione è stata quella di avere un pubblico indifferenziato e caloroso, vero, non di amici, che ha accettato e metabolizzato il nostro discorso. Hanno detto ‘che è sta roba? è divertente, piacevole’, qualcuno ha anche fatto delle riflessioni più articolate, mi hanno detto in merito a uno spettacolo ‘io vedevo la ragazza, sentivo, non c’era ma la vedevo’: sì, è stata una bella soddisfazione”. Tutti questi risultati positivi si sono

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trasformati ora in qualcos’altro rispetto alle strutture elementari dei tempi per laboratorio universitario? “Siamo nudi e poveri come dei derelitti – scherza il regista - i mezzi sono gli stessi, certo, il Natale è un ottimo tassello per il prossimo anno, vorrei infatti chiedere all’assessore uno spazio. Cresceranno i numeri e le esigenze, ma se non ci sono gli spazi… se passi tra 30 a 100 metri di casa hai il mondo, ti dà le vertigini, tornare a 60 poi è difficile! Nel nostro piccolo, Radiospazio ha rappresentato qualcosa, ora in università mancano gli spazi per un laboratorio, ma se avessi qualche struttura lo farei lo stesso, possono nascere delle cose…”. Radio o teatro, la forma adottata da Radiospazio resta ibrida, come ammette il suo stesso creatore: “è un genere che non saprei neanche come definire, forse radioteatro, ma… Forse è meglio non definirli, io li chiamo spettacoli”. L’evoluzione non riguarda ovviamente solo la fama: “la compagnia è cresciuta e crescerà – spiega Gozzi - nel

Grisham abbiamo inserito due attori nuovi. Dal 14 dicembre abbiamo un sito www.radiospaziocreativo. it, per ragioni pratiche abbiamo intenzione, oltre a questo portale che presenta la nostra compagnia e le stagioni passate, di creare un archivio con le registrazioni di tutti gli spettacoli”. “Carne al fuoco ce n’è, bistecche da fare subito più altre cose – conclude il regista – la stagione all’Astra era fissata già a maggio 2012, c’era poi una cosa in programma allo studio C della Rai, il paradosso è che abbiamo fatto il Natale per procurarci una somma per poter fare la stagione Rai, ma naturalmente o facevamo una cosa o l’altra. Però questa stagione Rai mi piacerebbe, vorrei fare cose nettamente sperimentali: la carne c’è, il fuoco non si sa, ma ho fiducia che la cosa vada in porto. Diciamo che abbiamo raggiunto qualcosa però, possiamo quantomeno essere ascoltati e dire che si proseguirà da qui come un punto di riferimento, come un dato acquisito, e certamente la cosa può evolvere”.

Alessandra Chiappori

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TEATRO

IL TEATRODANZA DEGLI ZEROGRAMMI Raccontare il teatro attraverso personaggi danzanti Questo mese vogliamo concentrare l’attenzione di voi lettori verso un’espressione del tutto moderna della danza occidentale: il teatro danza. Questa forma di spettacolo contemporaneo nasce in Germania negli anni Settanta del Novecento. La caratterizzano una totale riscoperta del corpo, il ritorno alla definizione “primitiva” di teatro quale arte totale e la percezione del teatro come un luogo all’interno del quale tutto è in accadimento. In terra tedesca è Pina Bausch, recentemente scomparsa e di cui si ricorda la pellicola di Wim Wenders Pina, a gettare le fondamenta che verranno poi seguite in tutta Europa. In Italia, il teatrodanza giunge con la compagnia Solsta Palmizi circa un decennio dopo l’avanguardia tedesca. Volgendo lo sguardo a una compagnia giovane - e di giovani - non si può non parlare degli Zerogram-

mi. Compagnia nata nel 2006, i suoi componenti riportano in palcoscenico, attraverso la danza, personaggi ben determinati che raccontano storie, quelle quotidiane di ciascuno. Il desiderio è quello di rendere partecipe il pubblico di una vicenda che sentita come propria, dunque di rispondere, attraverso una drammaturgia più teatrale che coreutica, alle esigenze umane. Gli Zerogrammi propongono un tipo di danza che si fa linguaggio diretto, semplice e facilmente riconoscibile dallo spettatore; nei personaggi in scena, chi guarda ritrova se stesso, perché la limpidezza della narrazione e l’obiettivo artistico si fondono così profondamente da creare un filo diretto con il vissuto personale. La danza degli Zerogrammi mantiene l’autonomia del proprio linguaggio, ma aiuta il teatro a mantenere la chiarezza e l’onestà

comunicativa. Zerogrammi toccano le corde dell’interiorità, smuovendo le emozioni più profonde. Non solo il gesto, ma anche la parola che rischiara e porta in superficie vissuti e ricordi. Davanti a un loro spettacolo bisogna semplicemente lasciarsi andare: non pretendere di interpretare troppo, ma lasciare che il significato della performance si sveli attraverso se stessa.

Barbara Mastria

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ARTINTIME

THE LUMINEERS Tempi confusi questi, tempi di crisi e di dubbi; forse è per questo che la tendenza musicale sta riscoprendo sempre più le sonorità pop-folk, più popolari, più calde e coinvolgenti. Dopo il fenomeno dei Mumford & Sons, da Denver, Colorado, arriva la risposta americana: The Lumineers. Camicie a quadri dalle maniche arrotolate, bretelle e cappello, così, in puro stile country facciamo la conoscenza di questo giovane trio, che pur debuttando nel 2012 è già entrato nella Billboard 200 americana e può vantare ben due nomination ai Grammy Awards 2013. La band nasce nel 2002, in seguito ad un evento tragico, Jeremiah Fraites e l’amico Wesley Schultz iniziano a comporre canzoni cercando di conquistare New York come duo; solo in seguito si aggiungerà la polistrumentista Neyla Pekarek, portando la formazione al suo stato attuale. Dopo alcuni demo EP, molta gavetta e la scelta di un loro brano nella fortunata serie “Hart of Dixie”, prodotti da una minuscola etichetta semi-

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sconosciuta (la Dualtone Records), nel 2012 The Lumineers realizzano il loro primo album omonimo. Un percorso da perfetto sogno americano, che ha portato i tre ragazzi a quota un milione e mezzo di copie vendute. Veniamo all’album. Gran parte del successo è dovuto al sound allegro, conviviale, da hootenanny: le tradizionali feste di paese, condite di musica folk e organizzate principalmente come collante sociale. È lo stesso tipo di coralità, di ricerca di una partecipazione attiva, che si ritrova in tutto l’EP: chitarre acustiche, mandolini, violini, violoncello, rullanti, belle voci e i canti in coro, per coinvolgere e trascinare il pubblico. Un’atmosfera di base tutta tradizionale, quindi, a cui si aggiungono frequenti tuffi nel pop. È così che nasce ad esempio il fortunatissimo singolo “Ho Hey”, contagiosa ballata ritmata dagli “hey!” da veri cowboys, oppure le melodie più tranquille di “Dead sea”, i battimani di “Big Parade”, o i ritmi tambureggianti di “Submarines” e del

secondo singolo “Stubborn love”. Si tratta sicuramente di un album ben strutturato, chiassoso e divertente, perfettamente calato nel genere folk; da ascoltare per scaldarsi l’animo nei giorni di freddo. Rimane da dire che, come sempre, una performance dal vivo rende di più, ma in attesa che il loro tour li porti da noi, consiglio di gustarvi un po’ delle atmosfere acustiche dei The Lumineers con qualche brano in versione live. Una su tutte: la lounge session di “Flowers In Your Hair”. Non ve ne pentirete. Enjoy!

Angelica Magliocchetti

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ARTINTIME

LE FERITE DELLA GUERRA E DELL’AMORE Una bellissima e delicata storia d’amore, è così viene da riassumere in poche parole Non passare per il sangue appena svoltata l’ultima pagina. Perché questo romanzo di Eduardo Savarese riesce magicamente, tra i ritmi non concitati di una fine estate, la poesia di paesaggi descritti con sapienza pittorica e le continue alternanze tra il fragore di una guerra antica e moderna, lo sconquassamento della morte e il tormento di colpe non confessate, a racchiudere un fiore. È il fiore di un amore intenso e puro, quello inconfessabile tra due ragazzi omosessuali, che, per cementarsi nel cuore e nella coscienza, ha bisogno di sfidare la vita stessa. Continui spostamenti di prospettiva portano dalla costa campana a Roma, e ancora all’Afghanistan, e a Creta, in quelle terre lontane nello spazio ma anche nel tempo, dilaniate da guerre – la seconda guerra mondiale e le recenti missioni “di pace” italiane – che non custodiscono solo l’impossibile logica del sacrificio umano, ma profonde, antiche e remote questioni

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irrisolte. Quelle di Luca e Marcello, coppia innamorata di nascosto, quelle di Agar, la nonna greca che ha intessuto negli anni tele di non detti e risentimenti repressi. La tragica morte di Marcello innesca una vorticosa spinta in superficie di tutto questo, premendo con crescente urgenza verso una soluzione, una conciliazione di pensieri antichi con sentimenti universali, di vite costrette e incanalate dall’esterno con la libertà di percorsi scelti personalmente. C’è il ricorrere di una linea di sangue tra le vite di Luca e Agar, una linea segnata dalla violenza di due conflitti che hanno sconvolto le vite di entrambi, ma anche un percorso di scoperta, nella sfida aperta tra l’anziana e il giovane, tra i pregiudizio di un amore omosessuale ritenuto non accettabile e l’istinto che contro alle apparenze spinge a non passare per il sangue ed essere se stessi. Questa è la barriera, questo il confine sul quale si combatte la battaglia dei due protagonisti, magistralmente portati in scena, la coriacea nonna su un fronte, il for-

te e al contempo delicato militare rispedito in congedo sull’altro. Non passare per il sangue, non contribuire solo al mantenimento della specie ma realizzare invece le più profonde aspirazioni di ciascuno senza la necessità di attraversare la durezza e violenza della guerra, il sangue che scatenerà per tutti. Una guerra come punizione metaforica e forzatura, un bagno di sangue per riabilitarsi ai voleri di una mentalità che non contempla l’andare fuori regola: l’amare senza figli, l’amare un uomo da parte di un altro uomo. Profondissimo scavo psicologico su realtà spesso emarginate dal mainstream mediatico, questo romanzo è davvero, in fin dei conti, una bellissima e delicata storia d’amore. E, come tale, emoziona, insegna, e resta dentro.

A lessandra Chiappori

BOOKS

«Mi aiutava con i fiori, Marcelo, aiutava la sua madre. Studiavano insieme da un’enciclopedia dei fiori, ma a me interessava averli, i fiori, non studiare enciclopedie». «Hai tutto il tuo modo di vedere, Agar, e sembra che quelli diversi da te siano matti». Agar tace un istante. «Non passare per il sangue… mi sono ricordata queste cose di Mirtò, ora». «Non passare per il sangue… Vuol dire che, se è necessario passarci, una donna senza figli è inutile?». «Anche un uomo». Agar gli rivolge uno sguardo duro, quasi di bestia ferita, rintanata in un angolo. Eduardo Savarese, Non passare per il sangue, E/O, 2012.

Eduardo Savarese Napoletano, magistrato, 33 anni e un primo romanzo, questo, che esce per i tipi di E/O dopo essere stato segnalato al Premio Calvino nel 2010 con il titolo L’amore assente ed essere successivamente stato rielaborato. Eduardo Savarese non fa che confermare un talento che procede su entrambi i piani dell’impegno sul fronte tematico con soluzioni mai banali, e della scrittura, qui fluida e al contempo densa, ricca e piacevole. Caratteristiche che, gli auguriamo, possano prossimamente rivelare le sue capacità autoriali in nuovi e numerosi romanzi.

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ARTINTIME

HAPPY 150 WANDERING YEARS! Potete chiamarla come volete, metrò, metropolitana, underground ma i londinesi doc preferiscono l’ormai familiare suono della parola tube. Il 2013 segna il 150° anno di attività dell’iconico mezzo di trasporto. La più antica ed estesa rete in Europa è stata celebrata anche da google con un simpatico doodle che prende spunto dalla tanto riprodotta mappa di Harry Beck. Destreggiarsi tra le 12 linee che servono le oltre 8 zone concentriche di Londra non è cosa facile, ne sanno qualcosa i turisti che si affollano nei labirintici e infiniti corridoi e intasano le ripide scale mobili. Greggi che pascolano sul lato sbagliato (si, è tassativo mantenere la destra!) senza cane guida, lamentandosi dei prezzi proibitivi di un abbonamento giornaliero. Ben differente il comportamento dei disciplinati pendolari, sempre di corsa. A volte sono gentili cavalieri che cedono il posto ma per lo più si calano negli spietati panni di cecchini a caccia di ogni

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millimetro disponibile. L’efficienza del servizio, il risparmio di tempo e la comodità della metropolitana non sono gli unici fattori vincenti, il mondo sotterraneo londinese è contraddistinto da un mix di genio e sregolatezza che lo rende incredibilmente affascinante. Se i musicisti “di strada” non sono abbastanza per voi, non preoccupatevi, l’intrattenimento è garantito. Inconsueti episodi arricchiscono i vostri viaggi giornalieri. Non stupitevi di fronte a un business man giapponese vistosamente ubriaco che cerca di scendere le scale mobili che invece salgono, giovani dormienti che abbracciano inconsapevolmente sconosciuti compiaciuti/infastiditi, flash mob sulle note delle più svariate canzoni, ignari adoni immortalati quotidianamente per poi finire su un sito specifico (data uno sguardo a tubecrush.net), animali di ogni razza e dimensione portati al guinzaglio. Sin dal 1863 ogni linea ha un colore e un‘anima diversa. La

Central Line (rossa) viaggia da est a ovest collegando grandi poli commerciali ed è la più lunga con ben 74 km. Tra le più complicate e affollate la District (verde), Circle (gialla) e Northern (nera) che si biforcano e traggono in inganno più di un viaggiatore inesperto. La più antica è la Hammersmith (rosa) che in parte passa in superficie. Tralasciando i dati tecnici, se cercate il colpo di fulmine con eleganti esemplari British si consiglia la Piccadilly Line e la Jubilee Line. Personalmente rimango assidua e soddisfatta frequentatrice della Victoria Line. Corta, veloce, non è il regno della pulizia ma è imprescindibile per chi debba spostarsi da sud a nord in poco tempo. Il suo misterioso fascino ha persino colpito la regina che e si è concessa il lusso di soggiornare nella camera di controllo proprio di questa linea, anche se solo per il breve tratto tra Green Park e Oxford Circus, nel viaggio inaugurale del 1969.

FROM LONDON

Call it as you like. Doesn’t matter if you use the “continental” term metrò or the common underground, Londoners prefer the familiar sound of the word tube for their main local transportation. The year 2013 marks the occasion of 150 candles for the iconic subway. The most ancient and vast underground in Europe was celebrated even from Google with a funny doodle inspired by Harry Beck’s tube map. Is hard to find your way through the 12 lines that connect more than 8 London concentric areas, and tourists know better than anyone else. They wander like lost animals between never ending corridors and escalators, standing in the wrong side most of the time (keep right folks, please!). A very different behaviour is shown by the regular commuters, untiring runners. Sometimes they pretend to be gentlemen, offering you their spot, but mostly their fa-

vourite sport is hunting you down to gain their own vital space. Efficiency, time saving and comfort are not the only reasons for loving and using the tube, London underground world is an incredible mixture of order and chaos. If you are not satisfied by “street” musicians don’t worry you will be certainly entertained in other unusual ways. Your daily journeys won’t lack of surprises. Mentioning some odd episodes: a drunk Japanese business man trying to walk down a going up escalator, young sleeping beauties who embrace smiling/annoying strangers, flash mob with the most unconventional songs, random snaps of handsome guys published in a specific website (go to tubecrush.net to find out more), any sort of animal with or without leash. From 1863 every single Line has its colour and its soul. The red Central Line goes from

East to West connecting important commercial poles, it is the longest one reaching 74 km. Kind of tricky and always crowded ones are the green District Line, the yellow Circle Line and the black Northern Line with deceitful forkings. The Oldest is the Hammersmith (pink) that has few overground stops. Putting aside these technical details, if you are looking for love at first sight with a British purebred I suggest Piccadilly and/or Jubilee Line. I still prefer the fast pace of the Victoria Line. Not the kingdom of neatness but a essential way to move from South to North quickly. Its mysterious charm has enchanted no one less than the Queen. She enjoyed a short trip in the control chamber between Green Park and Oxford Circus, during the opening journey of the Line in the far 1969.

Cristina Canfora

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ARTINTIME Tratto dal sito dell’artista

GIULIA OTTONELLO Giulia Ottonello: fisico minuto, sguardo di donna che ha deciso il ruolo da ricoprire nella vita. Lei, che già prima di nascere viveva immersa nell’arte e nella musica per merito della madre, la cantante lirica Laura Cappelluccio, promotrice di quell’arte che ha reso Giulia l’artista, quantomai poliedrica, che è oggi. Una vita per l’arte: a tre anni Giulia inizia a studiare danza classica, subito dopo canto e a 13 debutta sul palcoscenico. Nel 2002, poi, la “seconda nascita”, come la definisce lei, con la vittoria alla seconda edizione del talent show Amici di Maria de Filippi. Il duetto con Gloria Gaynor nel 2003 lascia il segno, non solo nella sua memoria, ma anche in quella di Caterina Caselli, che le offre un contratto con l’etichetta Sugar per la realizzazione di 5 album. La poliedricità da sempre contraddistingue Giulia, tanto che, dopo una piccola parte in un cortometraggio presentato nel 2004 al festival di Cannes, la giovane artista debutta, lo stesso anno, nel primo di una lunga serie di musical teatrali, Cantando sotto la pioggia, per la Compagnia della Rancia. Altri successi

all’orizzonte nel 2007: i concerti tributo per Domenico Modugno e Umberto Bindi, il sodalizio artistico con i GnuQuartet - che prosegue ancora oggi e che sfocia nel progetto “eclettica” - e, dulcis in fundo, il doppiaggio cinematografico: è lei a dare la voce alla protagonista Giselle, interpretata da Amy Adams, nel film della Walt Disney, Come d’incanto. E poi teatro, tv e un mix di altre partecipazioni che ne smussano col tempo il carattere e le attitudini. Nel 2012 la prima delusione, con l’esclusione dalle selezioni del Festival di Sanremo alle quali Giulia si era presentata con il brano Risplendo. La pratica viene archiviata per lasciar posto, il 21 dicembre scorso, al lancio del suo primo album, I miei colori, che presenta 11 tracce. Nel segno del suo eclettismo, Giulia è attualmente presente anche a teatro, al fianco di Giampiero Ingrassia nel Musical Frankestain Junior, e si diletta facendo la fashion blogger. Un’artista a 360 gradi ormai, ma in fondo Giulia è sempre lei, la brava ragazza dal viso pulito, la pelle diafana e la voce da soprano, prezioso dono della mamma.

Ilaria Chiesa

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MIX-ART

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ARTINTIME LO HOBBIT Un viaggio inaspettato Dopo la fortunata trilogia tratta dall’opera Il signore degli anelli di J. R. R. Tolkien, Peter Jackson e la Warner tornano nella Terra di Mezzo per dare vita a un altro libro dello stesso scrittore, Lo Hobbit. Scritto nel 1937, Lo Hobbit racconta le avventure del giovane Bilbo, spiega come lui abbia conosciuto Gollum e sia riuscito attraverso uno stratagemma a sottrargli l’anello, fatti già inseriti nel Signore degli anelli, accennati, ma non approfonditi. Il film comincia proprio da dove iniziava Il Signore degli anelli: Bilbo, riguardando i cimeli raccolti durante la sua esistenza, ripercorre le proprie avventure mentre il nipote Frodo è in attesa dell’amico stregone Gandalf. Proprio in questo punto parte un flashback che riporta lo spettatore indietro di sessanta anni al giorno in cui Gandalf aveva chiesto a Bilbo di partire con lui verso nuove avventure. Bilbo, visibilmente più giovane, interpretato dell’attore inglese Martin Freeman, non sembra interessato a partire per nuove avventure, nemmeno

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l’invasione di casa sua da parte dei nani sembrerà tale da convincerlo a inaugurare un nuovo viaggio: ha paura di partire, come ogni persona che comincia qualcosa di nuovo e sconosciuto. Eppure sembra adatto per questa nuova missione, le sue dimensioni corporee gli permetteranno di aiutare il re dei nani Thorin II Scudodiquercia nel suo progetto di riconquista della città di Erebor, antica roccaforte e regno dei nani nei tempi passati, avrà lo speciale ruolo di scassinatore. “Puoi promettermi che ritornerò?” domanda a Gandalf e lo stregone risponde: “No, ma se farai ritorno non sarai più lo stesso.” Frase profetica per lo spettatore che sa quanto quel viaggio sarà importante per Bilbo e per tutta la storia successiva, perché proprio quel viaggio darà il via alla trilogia dell’anello. Bilbo alla fine accetterà di partire per la missione, quindi lo spettatore viene proiettato su sentieri già noti agli appassionati della saga di Frodo: le sterminate foreste, le distese verdi, le montagne rocciose e, qui in mezzo, in tut-

to il suo splendore, il Gran Burrone, il luogo in cui vivono gli elfi e il loro re, Elrond. Proprio qui avrà luogo un consiglio tra Elrond, Gandalf, Galadriel e Saruman (quando ancora era buono) che chiarirà lo stato di pace apparente in cui si trovano i regni: c’è il sospetto di un ritorno di Sauron, ma nessuno vuole crederci. La pace regna ormai indiscussa da 400 anni, è difficile pensare al ritorno del male. Galadriel comprende che ci sono forti segnali di cambiamento, ma nella missione che sta portando avanti Gandalf c’è qualcosa che non la convince: perché la scelta è ricaduta su Bilbo, un mezz’uomo? La risposta di Gandalf non tarda ad arrivare, è chiaro che ci sia un disegno incomprensibile: “Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco, ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura e lui mi

MOVIES...

dà coraggio”. Ancora una volta il destino del mondo è nelle mani di un piccolo uomo, un personaggio che non nasce per essere eroe, ma lo diventa, attraverso le sue azioni, il suo essere se stesso. Peter Jackson riesce nuovamente a far vivere allo spettatore un’esperienza indimenticabile, riproponendo scenari mozzafiato, grazie anche alla Nuova Zelanda, paese ormai simbolo della Terra di Mezzo, che per noi occidentali ha ancora più fascino poiché si trova geograficamente dall’altra parte del mondo. Jackson però, prima di essere regista de Lo Hobbit, è fan di Tolkien e dei suoi libri: un dato sicuramente determinante in fase di realizzazione del film, perché permette di rapportarsi in modo differente ai romanzi, restituendo al pubblico autentiche trasposizioni cinematografiche. È inevitabile, in fase di

adattamento per lo schermo, che il libro subisca dei tagli, anche se in questo caso saranno minimi visto che Lo Hobbit è stato suddiviso in tre parti. Se Il Signore degli anelli ha lasciato un segno indelebile nella vostra esperienza spettatoriale, sicuramente Lo Hobbit non sarà da meno. Il giudizio del pubblico è stato altamente positivo, il film ha riscosso grande successo in tutto il mondo, ricevendo tre nomination per gli Academy Awards (Miglior scenografia, miglior trucco, migliori effetti speciali) e tre anche per i BAFTA (Miglior sonoro, miglior trucco, migliori effetti speciali). Ora non resta che attendere il prossimo capitolo, per ritornare ancora una volta nell’affascinante Terra di Mezzo.

Francesca Cerutti

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ARTINTIME DA FEBBRAIO AL CINEMA! Zero Dark Thirty Universal Pictures Regia: Kathryn Bigelow Genere: Thriller Trama: Dietro questo titolo si cela un progetto che racconta la vita di Osama Bin Laden, nello specifico, come gli americani siano riusciti a catturarlo. Interpreti: Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle. Lo attendiamo perché: Sembra una pellicola interessante e rivelatrice riguardo la questione della cattura di Bin Laden. Curiosità: Il titolo doveva essere Kill Bin Laden, ma, dopo la morte del terrorista, la sceneggiatura è stata ritirata e rivista. Uscita: 7 febbraio

Upside Down Notorious Regia: Juan Diego Solanas Genere: Drammatico, Fantascienza Trama: Adam è un ragazzo apparentemente normale in un universo straordinario. Vive cercando di far quadrare il bilancio, ma il suo spirito romantico si aggrappa al ricordo di una ragazza che ha incontrato una volta in un altro mondo, un mondo benestante con la propria gravità capovolta, direttamente al di sopra ma irraggiungibile... una ragazza di nome Eve. Interpreti: Kirsten Dunst, Jim Sturgess, Jayne Heitmeyer, Agnieshka Wnorowka, John MacLaren Lo attendiamo perché: La storia sembra avvincente e interessante, un perfetto mix tra amore, dramma e fantascienza. Curiosità: il film sarebbe entrato nella rete torrent per sbaglio nella prima metà di dicembre 2012 e fortunatamente è stato ritirato in tempo. Uscita: 14 febbraio

Pinocchio Lucky Red Regia: Enzo D’Alò Genere: Animazione Trama: Il falegname Geppetto si costruisce un burattino da un ciocco di legno e lo chiama Pinocchio. Non appena gli mette le gambe, però, il burattino scappa in strada e viene afferrato da due carabinieri che poi, non capendo il perché della fuga, arrestano Geppetto e lo portano in prigione. Ma per Pinocchio le avventure sono appena cominciate! Interpreti: Gabriele Caprio, Mino Carpio, Maurizio Micheli, Rocco Papaleo, Paolo Ruffini. Lo attendiamo perché: è il nuovo film di Enzo D’Alò ed è una storia tutta made in Italy. Curiosità: D’Alò aveva parlato di questo film già al festival di Courmayeur nel 2008. Uscita: 21 febbraio

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MOVIELIST - FEBBRAIO... A cura di Francesca Cerutti

Promised Land Bim Regia: Gus Van Sant Genere: Drammatico Trama: Steve Butler è un agente di vendita di una grossa compagnia, che si trasforma da ragazzo di campagna a uomo in carriera. La sua vita, però, prende una piega inaspettata quando arriva in una piccola città, McKinley, dove è stato mandato dall’azienda con la collega Sue Thomason. Ma quello che sembrava un lavoro facile diventa un complicato groviglio sia dal punto di vista professionale. Interpreti: Matt Damon, John Krasinski, Frances McDormand, Lucas Black. Lo attendiamo perché: La pellicola rappresenta una nuova collaborazione tra Gus Van Sant e Matt Damon che avevano lavorato insieme in Will Hunting – Genio ribelle. Curiosità: Doveva essere l’esordio alla regia di Matt Damon, invece ha scelto di passare il testimone a Gus Van Sant. Uscita: 14 febbraio

Anna Karenina Universal Pictures Regia: Joe Wright Genere: Drammatico Trama: Il romanzo Anna Karenina di Lev Tolstoj narra la storia della ribelle Anna, una donna sposata a un alto funzionario che si innamora dell’affascinante ma superficiale conte Vronskij. Anna abbandona il tetto coniugale per vivere la sua storia d’amore con l’amante. Dopo la nascita della figlia, la totale emarginazione dal mondo dell’alta società, in cui ha finora vissuto, la trascinerà in un vortice di ansia, depressione e nevrosi che la spingeranno, infine, al suicidio. Interpreti: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly MacDonald, Matthew MacFayden. Lo attendiamo perché: è una delle più grandi storie della letteratura. Curiosità: è tratto dall’omonimo romanzo di Tolstoij. Uscita: 21 febbraio

Gangster Squad Warner Bros Regia: Mike Nichols Genere: Thriller Trama: Los Angeles, 1949. Lo spietato re della mafia Mickey Cohen gestisce gli affari della città, conseguendo guadagni illeciti dalla vendita di droga e armi, dal giro delle scommesse e della prostituzione. La corruzione in città dilaga, ma i due poliziotti John O’Mara e Jerry Wooters hanno il coraggio di ribellarsi al boss e mettono in piedi una piccola squadra nel tentativo di porre fine al suo impero criminale. Interpreti: Ryan Gosling, Emma Stone, Sean Penn, Anthony Mackie, Josh Brolin. Lo attendiamo perché: è un nuovo film sui gangster, genere molto fortunato negli anni ’30 a Hollywood. Curiosità: è basato sulla storia vera del capo mafia di Los Angeles Mickey Cohen. Uscita: 21 febbraio

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ARTINTIME GOLOSI CRIMINALI

NEBBIAGIALLA SUZZARA NOIR FESTIVAL

FESTIVAL DEL FUMETTO

A Pistoia, presso la Biblioteca San Giorgio, dall’1 al 3 febbraio si svolgerà la terza edizione del festival del giallo Golosi Criminali – Cibo e Thriller, Binomio Perfetto, manifestazione che unisce, al piacere della lettura di genere poliziesco, quello per la tavola. Un appuntamento ricco d’incontri, convegni e presentazioni, che avranno come protagonisti autori italiani, fumettisti, giornalisti e chef. Tre giorni di “gustoso evento” dedicati al giallo, alla cucina e all’arte, aperto a chiunque voglia esplorare uno di questi mondi. Per maggiori informazioni: laletterarubata.wordpress.com.

Il 1° febbraio prenderà il via la settima edizione del NebbiaGialla Noir Festival di Suzzara (MN), la rassegna dedicata alla letteratura noir e al giallo italiano, ideata e diretta dallo scrittore Paolo Roversi. Manifestazione che per l’edizione 2013 presenterà al pubblico grandi novità e molti autori della letteratura nazionale di genere. Tre giorni di festival che esploreranno la scrittura del mistero, proporranno incontri letterari e consentiranno ai visitatori di conoscere la città. Per ulteriori informazioni hotmag.me/nebbiagialla/ o la pagina Facebook dell’evento.

Il 2 e il 3 febbraio il Parco Esposizioni Novegro di Milano ospiterà la winter edition del Festival del Fumetto. Evento che, oltre alla consueta area fumettistica riservata agli espositori - dove saranno presenti albi rari, da collezione, edizioni speciali e nuove pubblicazioni - proporrà al pubblico un ricco programma di appuntamenti. Tra questi, la possibilità di partecipare ai tornei e alle competizioni di moltissimi giochi, e a dimostrazioni. Un festival da non perdere per gli amanti dei comix e dei games! Per informazioni www.festivaldelfumetto.com.

SMAU BUSINESS ROADSHOW

BYBLOS

VINILMANIA

Il 6 e 7 febbraio lo Smau Business Roadshow approda a Bari, la prima tappa di un ricco itinerario che, come ogni anno, toccherà le principali città italiane per avvicinare il mondo dell’imprenditoria e della Pubblica Amministrazione all’Information & Communication Technology. L’evento illustrerà le principali novità in ambito tecnologico e i vantaggi ottenuti dalle aziende che hanno adottato soluzioni ICT. Argomenti che saranno affrontati in incontri, presentazioni e workshop. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare www.smau.it.

Presso il Parco Esposizioni Novegro di Milano, il 9 e 10 febbraio, si svolgerà la rassegna Byblos, la mostra mercato del libro antico e del Novecento, della stampa d’epoca e della cartofilia. Una manifestazione che propone al pubblico uno spazio espositivo dedicato al libro antico e al libro usato, presentando stampe, mappe, cartoline e soggetti artistici. Un appuntamento aperto a intenditori e amanti dei libri e dell’antico, che avranno l’opportunità di confrontarsi con noti personaggi della cultura e dell’informazione. Per info: www.parcoesposizioninovegro.it.

Giunto quest’anno alla sua settantanovesima edizione torna l’appuntamento con Vinilmania, Fiera Internazionale del Disco & CD, che il 9 e 10 febbraio, presso il Parco Esposizioni Novegro di Milano, accoglierà espositori italiani e stranieri per il primo dei tre appuntamenti annuali della fiera. L’evento darà spazio a rarità discografiche e pubblicazioni. E proporrà concerti, presentazioni, incontri con artisti musicali, scrittori e giornalisti. Un’occasione da non perdere per collezionisti e amanti del vinile! Per ulteriori informazioni: www.vinilmaniaitalia.com.

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EVENTS

A cura di Anna Moschietto

A NIGHT LIKE THIS FESTIVAL

BILBOLBUL

TRA LE RIGHE

l 17 febbraio sul palco del TNT Club di Milano tornano le preview di A Night Like This Festival, appuntamento internazionale con la musica pop, che quest’anno festeggia la sua seconda edizione. L’evento, che sarà aperto dai ritmi folk blues degli italiani Pocket Chestnut, presenterà al pubblico la band dream pop statunitense Tamaryn, per la prima volta a Milano, e il gruppo indie-pop scandinavo Azure Blue. Per maggiori informazioni sul programma della serata anightlikethisfestival.com o facebook.com/ANightLikeThisFestival.

A Bologna, dal 21 al 24 febbraio, si svolgerà la settima edizione di BilBOlbul, il festival internazionale dedicato al fumetto d’autore, che, come ogni anno, presenterà le opere di grandi artisti e di giovani talenti della scena nazionale e internazionale. Un appuntamento che proporrà al pubblico mostre, proiezioni, incontri e laboratori. Inoltre non mancheranno attività dedicate ai giovani lettori, che si svolgeranno all’interno dell’iniziativa BBB Ragazzi. Per maggiori informazioni www.bilbolbul.net o facebook. com/bilbolbul.

Primo appuntamento con il festival della piccola e media editoria indipendente Tra le Righe, manifestazione che si svolgerà dal 22 al 24 febbraio nella località di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. L’evento, che si propone come mezzo di promozione della cultura e della lettura a un pubblico più e meno giovane, prevede, oltre agli spazi espositivi degli editori, conferenze, incontri con gli autori e readings. Inoltre, sarà dato spazio al nuovo progetto Media Library Online. Per informazioni facebook.com/TraLeRigheFestivalEditoria.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA VERAMENTE INDIPENDENTE

VISIONI ITALIANE

FESTIVAL DEL CINEMA

Dal 21 al 24 febbraio, presso il cinema Trevi di Roma, si terrà la prima edizione del Festival del Cinema Veramente Indipendente, manifestazione che si propone come vetrina alternativa ai consueti festival cinematografici. L’evento, infatti, oltre alla proiezione delle opere, prevede la loro pubblicazione su una web tv in modo da garantire visibilità ai registi partecipanti fino all’edizione successiva. Una nuova via per dare spazio alla produzione del cinema breve indipendente. Per maggiori informazioni sul programma www.cvifestival.com.

Diciannovesima edizione per il concorso nazionale per corto e mediometraggi Visioni Italiane, che si svolgerà a Bologna dal 27 febbraio al 3 marzo. Un evento che dà spazio a tutte quelle opere (cortometraggi, documentari, film sperimentali) realizzate da giovani registi italiani in formato irregolare e che spesso rimangono sconosciute al pubblico. Lavori che saranno presentati nelle consuete sette sezioni competitive, a cui si aggiunge quest’anno il concorso Visioni Acquatiche. Per maggiori informazioni sul calendario del festival www.cinetecadibologna.it.

Secondo appuntamento con il Festival del Cinema Città di Spello, rassegna cinematografica nazionale che dal 28 febbraio al 3 marzo sarà ospitata nel borgo medievale della città. L’evento celebrerà il mondo della cinematografia e in particolare tutte le figure che, pur rimanendo dietro le quinte, contribuiscono in modo fondamentale alla realizzazione di un film. Durante le giornate del festival, oltre alla proiezione delle opere in concorso, saranno presenti mostre e confronti con professionisti del settore. Per informazioni www.festivalcinemaspello.com.

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STORIE DI GIOVANI CHE INVESTONO SUL LORO FUTURO

WWW.YOURGENERATIONTV.IT


Artintime - N.2 Febbraio 2013