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ART

IN TIME n.8 - Agosto 2013

ARTE | CINEMA | MUSICA | TEATRO LETTERATURA | SERIE TV | INTERVISTE | EVENTI | LONDON NEWS


www.foodiegeekdinner.it


ARTINTIME L’EDITORIALE Le zanzare ci tormentano punzecchiandoci ovunque e causandoci pruriti fastidiosi, eppure la cena in giardino era una così bella occasione, era così estiva… Il vicino di ombrellone tiene la radio a volume fortissimo e noi che vorremmo leggere siamo disturbati e restiamo delusi e arrabbiati con il libro aperto in mano, ritornando inutilmente sempre sulla stessa frase… A una settimana dalle ferie il nostro capo ci consegna dei lavori pesantissimi per cui usciamo tardi dall’ufficio e non possiamo andare a comprare quel costume così bello intravisto ai saldi… Questi e tanti, tantissimi altri, sono i piccoli inconvenienti quotidiani che fanno, ahinoi, anche loro parte della vita, e ci tormentano proprio come fastidiose punture di zanzara, soprattutto adesso, che l’estate fila a gonfie vele e il nostro fisico, così come la nostra mente, non ne può proprio più di imitare la destrezza dei giocolieri da circo e tenere tutto in equilibrio, precario ma costante. Vorremmo che le tre o più palline, roteando in aria, invece che essere acchiappate potessero finire per terra, lasciandoci liberi, finalmente padroni del nostro tempo, delle nostre passioni, dei nostri necessari e indispensabili momenti di relax. Eppure non sempre le vacanze sono settimane da sogno, così come le immaginiamo e le costruiamo nelle nostre fantasie durante tutto il resto dell’anno. Sono momenti di vita tali e quali agli altri, e per questo un po’ imperfetti, dispettosi con noi che siamo stanchi e oberati di impegni e vorremmo essere coccolati dal clima, dal paesaggio, da chi ci sta intorno. Ma se a tutto questo non c’è rimedio, se non una grandissima pazienza, una buona dose di ottimismo e tanto, tanto senso pratico e spirito di adattamento, Artintime vi può regalare un inaspettato e gratuito momento di relax, portandovi nuovi interessi e curiosità. Nel mese di agosto ritorniamo con tutte le nostre rubriche, a cui aggiungiamo i nostri consigli sotto l’ombrellone dedicati ai fanatici di musica e agli incorreggibili lettori appassionati: via libera allora a ipod, radio e libri anche in riva al mare!E, perché no, magari vi sarà utile una delle nostre recensioni musicali o letterarie, come sempre un po’ italiane e un po’ straniere. Per i fortunati che sceglieranno come meta delle vacanze la capitale inglese, la nostra inviata da Londra ha raccolto una serie di locali dove trascorrere indimenticabili serate estive, ma c’è anche altro tra le nostre pagine, più e meno vicino, come vi accorgerete dalla fitta rassegna di eventi scelti per voi. La Sicilia e il suo passato di Magna Grecia saranno presenti nelle pagine di teatro e nell’intervista a un giovane autore siciliano, con una storia tra palcoscenico, letteratura e cinema. A proposito di settima arte, abbiamo analizzato per voi il nuovo film targato Disney da poco nelle sale e l’esordio di un giovane regista con un ironico cortometraggio. Le pagine di Unclassicart regaleranno a torinesi e turisti una nuova e insolita prospettiva su una delle pinacoteche del centro storico, spesso dimenticata e defilata, ma custode di capolavori e testimonianze artistiche di rilievo: la Pinacoteca Albertina. E infine ancora arte, con gli autori che popolano la nostra sezione Pop Art. Insomma, idee e creatività per distrarvi da tutto ciò che non va non mancano: cosa aspettate ad aprire e leggere?! www.artintime.it

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S R E

N T R

PA

STORIE DI GIOVANI CHE INVESTONO SUL LORO FUTURO

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tracklistseries.altervista.org


ARTINTIME SOMMARIO 6 . CLEMENTINO by Alngelica Magliocchetti

8 . DOUGIE by Francesca Cerutti

10 . MASCA’PO by Ilaria Chiesa

12. CON LA TESTA TRA STELLE E LIBRI

by Alessandra Chiappori

14 . SERIE TV: SUMMER NEWS by Manuela Raimo

16 . CHI HA VISTO L’ALBERTINA? by Roberta Colasanto

18 . IL DRAMMA ANTICO E I GIOVANI by Barbara Mastria

20 . INTERVISTANDO : VINCENZO SACCO by Francesca Cerutti,

24 . EGO by Angelica Magliocchetti

26 . RACCONTI IN MATURITA’

by Alessandra Chiappori

28 . THOSE SUMMER NIGHTS by Cristina Canfora

30 . LORENZO GUAIA by Ilaria Chiesa

32 . THE LONE RANGER by Francesca Cerutti

34 . SUMMERTIME: MUSIC & BOOKS by Angelica Magliocchetti, Alessandra Chiappori

36 . EVENTS by Anna Moschietto

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ARTINTIME CLEMENTINO Vi ricordate l’anno in cui impazzava Eminem con il film “8 mile”? Ricordate le orde di ragazzini che si riversavano nei cinema per assistere a due ore di combattimenti a suon di rime? Ebbene, tutto questo non è poi così lontano da noi, dal Bel Paese. Ogni anno infatti si tengono decine di gare di freestyle, pratica derivata dalla cultura hip hop che si basa sull’improvvisazione in rima, e lui ne ha vinte così tante da esser considerato uno dei migliori freestyler d’Italia: il suo nome è Clementino. Partenopeo, classe 1982, Clemente Maccaro, in arte Clementino comincia a muovere i suoi primi passi nel mondo del rap in band quali Trema Crew e nei TCK. Grazie a numerosi contest vinti e alla collaborazione con Malva & DJ Rex e Mastafive, riesce a ottenere un contratto con la Lynx Records e, nel 2006, fa uscire il suo album d’esordio: “Napolimanicomio”. Cantato per metà in dialetto e per metà in italiano, il suo primo lavoro lo porta in giro per l’Italia con un mega tour di oltre duecento date. Da un connubio artistico con il rapper Paura e Dj Tayone, con cui crea il gruppo dei Videomind, nel 2010 fa uscire “Afterparty”. Fin da subito si nota un’evoluzione delle sonorità dell’artista, con

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esplorazioni in generi nuovi e il (momentaneo) abbandono del lato più dialettale di quartiere; chiari esempi sono il singolo “È normale”, l’elettronica a scoppio di “Peter Pan” o la molleggiante “Music Therapy” contagiata dalla tromba di Roy Paci. È del 2011, “I.E.N.A”, il ritorno del rapper partenopeo alla composizione da solista; l’album prende il titolo da un altro dei nomi d’arte dell’artista, Iena White, a indicare l’analogia con l’animale. Ad anticipare il secondo lavoro, che segna il ritorno a una versione meno contaminata di rap, è “La mia musica”, brano uscito quasi con un anno d’anticipo rispetto all’EP. Il 2012 porta un sacco di novità: prima tra tutte la nascita del duo Rapstar, che unisce l’hip hop più underground del rapper partenopeo con il sound più mainstream dell’artista in ascesa Fabri Fibra, con cui nello stesso anno pubblicherà l’album “Non è gratis”. Il lavoro anticipato da un doppio singolo “Ci rimani male” e “Chimica brother”, non è il solo impegno del nostro rapper; in contemporanea, infatti, Clementino fa uscire altri due singoli in cui ricompare in forma più attenuata il dialetto napoletano, “Toxico” e “Rovine”. L’album ha una grande risonanza mediatica tanto che ne vengono successivamente estratti altri tre singoli tra cui “Ani-

mals”, in collaborazione con R.A. the Rugged Man, famoso rapper americano. Pubblicato il 21 dicembre 2012, a sfatare le previsioni dei Maya, “Bomba atomica” anticipa “Armageddon”, lavoro in uscita poi l’anno successivo. Con la partecipazione di artisti del panorama hip hop quali Dope One e O’Luwong, “Armageddon” apre la strada a “Mea culpa”, EP uscito il 28 maggio 2013, in cui possiamo vedere tutta la maturità artistica raggiunta dal rapper partenopeo nei lunghi anni di tour. A farla da padrone anche questa volta collaborazioni importanti nel mondo rap con Fabri Fibra e Marracash, richiami alla mai dimenticata tradizione partenopea con Gigi Finizio e cantautori del calibro di Jovanotti, di cui ha aperto alcune date nel “Lorenzo Tour negli Stadi”. Un po’ provocatorio (come nel brano “Amsterdam” che ha generato polemiche con un giornalista de L’Espresso) un po’ incosciente, Clementino sembra avere tutte le carte in regola per continuare a crescere nel panorama nostrano; dubbiosi? Ascoltate il brano “O’ vient”, lo riconoscete? Passa in radio da qualche mese, che dire, Clementino c’è, e si sente.

Angelica Magliocchetti


MUSIC

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ARTINTIME

DOUGIE Un ragazzo è inginocchiato in mezzo a una strada di campagna, sta pregando, ha bisogno di aiuto. Strani rumori interrompono la sua preghiera. Corre in auto e di fianco a lui, sul sedile del passeggero, trova una torta. Prova a mettere in moto l’automobile ma non ci riesce, il mezzo non sembra voler rispondere. Poi, accade una cosa inaspettata: l’automobile non è più in aperta campagna, è in città. Si apre con queste scene “Dougie”, il cortometraggio di Sean Robert Smith. Prendendo spunto da una paura comune, la possibilità cioè che la nostra automobile smetta di funzionare nel bel mezzo del nulla, il regista costruisce una storia che ha i tratti salienti dell’horror, con tanto di sguardi nello specchietto retrovisore e scene che ricordano un altro genio del brivido: Alfred Hitchcock. Il protagonista forse è in grave pericolo, ma non vediamo che cosa lo stia spaventando, che cosa stia minacciando la sua sicurezza; continua a scappare da un’entità misteriosa, che non si vede e, come tutti i più grandi creatori di suspense sanno bene, ciò che non si vede è molto più spaventoso e angosciante di ciò che è

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pienamente visibile. Oltre a questi ingredienti misteriosi, Sean Robert Smith sceglie di aggiunge anche un briciolo di sci-fi facendo spostare l’automobile dalla strada di campagna a una cittadina, come se fosse stata trasportata dagli alieni. Il mistero si infittisce e raggiunge il suo apice nel momento in cui il protagonista si fa male, procurandosi un taglio alla testa e venendo cosparso di polvere bianca. La spiegazione di questi fatti tremendi non tarda ad arrivare: una giovane donna sta preparando una torta, ecco che nella mente dello spettatore inizia ad accendersi una luce: sarà la stessa torta che abbiamo visto sul sedile? Questa donna inoltre continua a urlare un nome: Dougie. Bastano poche inquadrature per farci capire che è il nome del nostro protagonista, che vediamo ora comodamente sdraiato in giardino mentre dorme. A questo punto si accende una nuova luce nella mente dello spettatore, le tessere del puzzle cominciano a trovare un giusto incastro: la scena misteriosa era forse un sogno di Dougie, colto nel sonno? Proprio così, ed è impossibile non sorridere di fronte alla reazione della ragazza e al modo in cui la giovane

decide di svegliare il protagonista: non c’è nessun mostro misterioso, nessuno voleva fare del male al ragazzo, la realtà della sua vita si è mischiata con i suoi sogni, trasformandoli in un incubo. “Dougie” non è sicuramente un’opera matura, ma è davvero notevole. È un prodotto realizzato da un ragazzo giovane, Sean Robert Smith, un filmmaker della Gran Bretagna nato nel 1992, ed è sicuramente un buon punto di partenza per un’interessante futura carriera registica. Sean Robert Smith riesce a intessere una trama appassionante e, nonostante la sua giovane età, dimostra di avere grandi abilità sia per quanto riguarda l’ideazione della sceneggiatura, sia per la resa attraverso la telecamera. Oltre a “Dougie”, questo giovane regista ha realizzato altri cortometraggi di generi differenti, tutti visualizzabili sul suo canale youtube; degno di nota è il recente “Dog Ruins Horse’s Chill Day”, che presenta uno stile molto vicino a quello dei videoclip musicali. Sulla sua pagina Facebook è anche possibile visualizzare i backstage di “Dougie” e i book fotografici degli altri suoi lavori.

Francesca Cerutti


MOVIES

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ARTINTIME

www . mascapo . it

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POP-ART

MASCA’PO Dopo gli studi musicali e liceali si appassiona alla trasformazione del vetro e inizia a esporre le prime opere composte da pannelli decorati con tecniche miste e inserimenti di cristalli fusi. Per approfondire gli studi e le tecniche di lavorazione del vetro artistico partecipa a numerosi stage e si trasferisce a Firenze. Nel 2000 crea l’azienda e il brand Mascàpo. Riceve commissioni per arredare numerosi spazi pubblici e privati e diventa docente, tenendo corsi in svariate città italiane per la divulgazione e l’insegnamento delle tecniche di lavorazione artistica del vetro. È invitato a esporre le sue opere in cristallo fuso al Vitrum di Milano e al Glasstech di Dusseldorf, le manife-

stazioni internazionali più importanti del settore vetro artistico. Dopo un periodo legato principalmente alla creazione di opere in pittura e cristalli fusi, la sua sensibilità artistica si concentra, oggi, soprattutto sulla grafica digitale. Il suo segno grafico, a supporto di uno stile pop, è una critica ferocemente ironica, drammaticamente impertinente e profondamente “pubblicitaria” al mondo della promozione, dei claim e dei tormentoni. La sua ricerca, rubando dalla politica e dalla religione, dai grandi temi del sociale e dal più comune spettacolo pop quotidiano, è una mostra “leggera” e crudele degli aspetti diversi della contemporaneità. Le sue opere sono azioni che

smontano, manipolano, ricostruiscono immagini e slogan al fine di celare, dietro un apparente tratto definito e leggero, una volontà e un invito a scavare per riportare alla luce i lati più nascosti, le incoerenze e i paradossi. È una sfida consapevole e cosciente alle contraddizioni dello stare al mondo per incollare i pensieri al vero significato delle cose. 

Ilaria Chiesa

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ARTINTIME CON LA TESTA TRA STELLE E LIBRI Qual è secondo voi la percentuale di possibilità che un meteorite vi piombi in casa sconvolgendo, e non solo temporaneamente, la vostra vita? Beh, in genere è un evento molto, molto raro. Ma è proprio quello che accade ad Alex Woods, il ragazzino protagonista di questo romanzo, un riuscito esordio dell’inglese Extence Gavin. Riuscito, e meritevole di lettura, perché l’autore sfrutta proprio l’insolito e straordinario evento come perno di una rotazione di prospettiva che fa di questa storia una narrazione preziosa, a cui affezionarsi e per la quale commuoversi senza pudore. Alex, si è intuito, è un ragazzino un po’ diverso dalla norma: non è solo il suo incontro-scontro con un elemento direttamente proveniente dalla sfera celeste ad aprirgli – in tutti i sensi – la testa e liberargli i pensieri dalle rigide prospettive sociali del paesino inglese dove vive e, più in generale, della nostra società (il tutto si svolge esattamente in questi ultimi anni). Alex è già particolare a modo suo: figlio di una ex ragazza madre che di lavoro fa la cartomante e costretto suo malgrado a convivere con l’epilessia, cresce in uno strano mondo, diverso da quello dei suoi compagni di scuola, ma di certo più ricco, stimolante e impregnato di una moralità e di un’etica totalmente scevre dell’impronta altrui. Nel mondo di Alex ci sono le stelle: la passione per l’astronomia alimentata dal suo incidente lo

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stimola a letture e riflessioni sull’universo e sul suo funzionamento, pensieri degni di un piccolo scienziato, che non saranno indifferenti per lo sviluppo della trama. E poi c’è l’epilessia, che si manifesta con improvvisi attacchi e che, con una forza di volontà sorprendente, Alex impara a dominare e gestire, aiutandosi con sedute di meditazione che sono un altro elemento insolito e adulto rispetto alla vita standardizzata dei suoi coetanei. L’indole pacifica, curiosa e assolutamente mansueta di questo sorprendente personaggio non può che creargli qualche problema nei momenti in cui il suo curioso mondo viene in contatto con il mondo “altro”, quello della scuola. Ed è così che Alex diventa vittima del bullismo tra coetanei e di una serie di ingiustizie da parte del mondo adulto. Tuttavia, è proprio con un adulto che Alex stringe una sincera e grande amicizia: la fuga dai ragazzacci che lo perseguitano lo porta un giorno a fare la conoscenza del Signor Peterson, stravagante reduce della guerra in Vietnam con cui il ragazzino si scoprirà, ancora una volta con assoluta buona fede e impensabile maturità personale per la sua età, protagonista di uno strano mondo, fatto di mero buon senso e lampante sensibilità. È una storia di formazione, che, a differenza di tanti altri percorsi di crescita, non accompagna il piccolo protagonista nel grande calderone della società prevedendo una sua realizzazione dopo ostacoli e riconoscimenti.

Alex non è un protagonista sorpreso ingenuo e privo della corretta e necessaria dotazione per affrontare il mondo. È però un ragazzino che, dopo uno straordinario fenomeno celeste, un po’ è costretto e un po’ è portato a confrontarsi con realtà che altrimenti non avrebbe mai avuto modo di considerare: non le rifiuta, non le allontana, semplicemente le affronta, garantendosi una formazione sicura, una crescita solida e una maturità molto anticipata rispetto ai coetanei. Una maturità così compiuta che il finale sorprenderà il lettore per la forza d’animo e la determinazione dimostrate da Alex nell’andare incontro a problemi universalmente ritenuti ancora tabù sociali, ma, secondo i ragionamenti estremamente puliti e scientifici del ragazzino, affrontabili con razionalità e la giusta lucidità e serenità permesse un diciassettenne all’improvviso in dialogo diretto con la vita. La formazione di Alex è assolutamente personale, ed è bello considerare come parte delle sue conoscenze e dei suoi pensieri provengano dai libri, di cui si innamora da piccolo e che continua a frequentare, diventando assiduo ospite della biblioteca, creando un circolo di lettura ritrovandosi a viaggiare tra le pagine di Kurt Vonnegut, autore forse non propriamente adatto a un ragazzino, ma riferimento del signor Peterson e, dunque, nuovo imperdibile stimolo per il piccolo grande protagonista di questo strano ma assolutamente tenero e sincero mondo.

A lessandra Chiappori


BOOKS “Com’è possibile che Dio e il cervello non siano diversi?” Chiesi aggrottando la fronte. Il dottor Enderby sorrise e si aggiustò gli occhiali sul naso. “Il cervello di ciascuno di noi rappresenta un universo finito e irripetibile. Contiene tutto ciò che sappiamo. Tutto ciò che vediamo o tocchiamo. Tutto ciò che sentiamo e ricordiamo. In un certo senso è il nostro cervello a creare la realtà. Senza non esisterebbe niente. A certa gente sembra un’idea spaventosa, ma io la trovo molto bella” Lo strano mondo di Alex Woods, Extence Gavin, Garzanti, 2013

Extence Gavin Nello strano mondo di Swineshead, il villaggio del Lincolnshire inglese dove è nato nel 1982, Extence Gavin è stato, prima che scrittore, uno scacchista di notevole livello, trovandosi a disputare partite a campionati nazionali e internazionali, che lo hanno portato a competere a Mosca e San Pietroburgo con giovani promesse della scacchiera. Questo è il suo primo romanzo, arrivato anche in Italia dopo un successo planetario che lo ha visto conteso alle fiere e ripreso dal passaparola. Come il suo Alex, anche Extence è un astronomo amatoriale, e in più ama cucinare e scrivere: pare sia già in cantiere il suo secondo romanzo.

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ARTINTIME

SERIE TV:

SUMMER NEWS Interrompiamo gli Upfront per segnalarvi tre serie nuove apposite per l’estate... due dal canale via cavo e una sulla CBS. DEVIOUS MAIDS Trama: Rosie (Dania Ramirez), Carmen (Roselyn Sanchez), Marisol (Ana Ortiz),Valentina (Edy Ganem) e Zoila (Judy Reyes, Scrubs) sono cinque donne latino-americane che lavorano come domestiche per un lussuoso condominio di Beverly Hills. C’è Rosie che lavora per i coniugi Westmore, la bella e presuntuosa Peri (Mariana Klaveno), una starlette tutta presa dalla fama e con poco istinto materno, e Spence (Grant Show), un attore da soap opera sempre messo in secondo piano. Carmen va a lavorare per il ricco e famoso Alejandro Rubio (Matt Cedeno), cantante e suo idolo, vorrebbe tanto diventare una star anche lei... Poi ci sono mamma Zoila e la figlia Valentina che lavorano per i Delatour. Valentina aspira a una relazione con Remi (Drew Van Acker), e la mamma Genevieve (Susan Lucci) è così entusiasta che

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cerca di aiutarla all’insaputa della madre Zoila, fortemente contraria. Remi ha anche un padre, Philippe (Stephen Collins) ma è sempre stato un nome sulla carta e poco presente. Marisol va a lavorare per gli Taylor (Brianna Brown), la giovane moglie in eterna competizione con l’ex moglie e Michael (Brett Cullen). Poi ci sono i coniugi Adrian (Tom Irving) ed Evelyn Powell (Rebecca Wisocky), lui con uno strano vizietto e lei molto infastidita dall’atteggiamento libertino e provocatorio del marito. Per loro lavora la giovane e bella Flora, (Paula Garces). Ma durante una festa viene aggredita da uno sconosciuto e finisce morta nella grande piscina. Dell’omicidio viene accusato Eddie (Eddie Hassell), un giovane cameriere che ha ancora l’arma del delitto in mano. Ma non tutto è come sembra e Marisol sembra molto interessata a scoprire chi è il vero assassino, così si offre di lavorare, nel suo giorno di riposo, anche per i Powell, iniziando con il ripulire la scena del crimine.

La prima impressione: Non è brilla per originalità ma bisogna ammettere che con il passare delle puntate ci si ritrova coinvolti nelle vite delle cameriere protagoniste, e poi dietro alla serie c’è il creatore Mark Cherry che per anni ha diretto le Desperate Housewife e la stessa casalinga Eva Longoria, che qui è in veste di produttrice. GRACELAND Trama: Graceland viene così chiamata una casa-rifugio sull’oceano dove coabitano agenti di FBI, DEA e US Custom che lavorano insieme sotto copertura. Mike Warren (Aaron Tveit), è fresco di accademia e vorrebbe lavorare in amministrazione ma viene spedito a Graceland per una missione segreta. Fa così conoscenza con Paul Briggs (Daniel Sunjata), un senior dell’FBI che prende la vita con molta calma, cosa che dà un po’ fastidio alle alte sfere. Gli altri abitanti sono Catherine “Charlie” Lopez (Vanessa Ferlito) agente dell’FBI determinata e capace, Joe “Johnny” Tuturro (Manny Montana) un agente FBI simpatico


SERIES

e preparato e Dale Jakes (Brandon Jay McLaren), agente della US Custom. Ci sono anche Lauren Kincaid (Scottie Thompson), un’altra agente DEA che sta cercando di riprendersi dopo il ferimento del suo collega, Sam Campbell (Courtney B. Vance), capo della sezione speciale a Quantico, e Gerry Silvo (Jay Karnes), a capo della DEA. Al gruppo si unisce anche la bella Paige Arkin (Serinda Swan), altro agente DEA che prende il posto di Lauren. La prima impressione: tanti dettagli della trama sono volutamente omessi qui per lasciare a voi il piacere della scoperta e non rovinarvi la visione.. L’idea di far collaborare agenti di varie agenzie è intrigante, il cast non è affatto male, la storia del pilot è tutto sommato intrigante quanto basta per volere il seguito e poi la serie è nata dall’idea di Jeff Eastin, già dietro al successo White Collar.

UNDER THE DOME Trama: Nella cittadina di Chester Mill’s la vita scorre tranquillamente.C’è il politicante e proprietario dell’autosalone James “Big Jim” Rennie (James Norris) che cerca di arrivare a un ruolo più prestigioso, suo figlio Junior (Alex Koch) un ragazzo con una personalità disturbata, innamorato di Angie McAlister (Britt Robertson) che fa la cameriera, aspirante infermiera e vuole fuggire dalla città, suo fratello Joe (Colin Ford) adolescente senza controllo dei genitori, c’è Dale “Barbie” Barbara (Mike Vogel) un ex militare arrivato in città da poco e con qualcosa da nascondere, c’è Julia (Rachelle Lefevre) una giornalista, ci sono Phil (Nicholas Strong) e Dodee (Jolene Purdy) che lavorano alla radio locale, Linda (Nathalie Martinez) il vice sceriffo e Caroline Hill (Aisha Hinds) in transito con la compagna e la figlia adolescen-

te. Ma un mattino tutto cambia, la città viene chiusa sotto una cupola dal quale sembra impossibile uscire in alcun modo. La prima impressione: tratto dal libro “The Dome” di Stephen King, sin dal pilot propone una serie di colpi di scena, alcuni solo accennati, che fa già venire voglia di saperne di più con altre puntate. Pur discostandosi un po’ dalla storia del libro, lo stesso King ha dichiarato di seguire lo sviluppo e di essere soddisfatto delle modifiche fatte nella storia. Una delle poche novità di una tv broadcast che si è anche rivelato finora un gran successo con un ascolto superiore ai 10 milioni e un rating che si è stabilizzato sul 2.7, niente da invidiare alle sue colleghe invernali.

Manuela Raimo

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ARTINTIME CHI HA VISTO L’ALBERTINA? L’Albertina di cui parliamo è una pinacoteca, per la precisione la pinacoteca annessa all’omonima Accademia torinese delle Belle Arti. E le Accademie di Belle Arti, si sa, non hanno mai smesso di esercitare un certo fascino: porte aperte, perenne viavai di studenti, nei cortili, negli atrii, nei corridoi si accalcano, spesso in artistico disordine, busti, statue, gessi.. e gironzolando non si sa mai che non si riesca a sbirciare qualche allievo alle prese con tele e pennelli. Che queste istituzioni abbiano origine antichissima, poi, è cosa nota. Luoghi dove si è sempre studiata e prodotta l’arte, tutte le Accademie sono dunque fornitissime di opere antiche e moderne (molte di queste copie, ma di altissimo livello) su cui gli allievi sono tenuti a esercitarsi. Così a Torino è nata la Pinacoteca Albertina, come strumento didattico a uso esclusivo degli studenti dell’Accademia Albertina, diventata poi a tutti gli effetti patrimonio pubblico. Un gioiello spesso sottovalutato, che custodisce inaspettati tesori, molti dei quali fanno parte della ricca collezione donata all’Accademia da Monsignor Vincenzo Maria Mossi di Morano nel 1828: dipinti quattrocenteschi, manieristi, caravaggeschi, sei-set-

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tecenteschi. Tra cui una strepitosa natura morta (di attribuzione incerta ma di qualità certissima, e come solo gli Olandesi sanno fare) che raffigura una pila di libracci rovinati e carte stropicciate accatastata un po’ sfacciatamente su un tavolo, col fumo nero di una candela che è stata spenta giusto qualche attimo prima dall’immaginario e disordinatissimo studioso seicentesco a cui quel tavolo appartiene. La pinacoteca non ospita solo quadri: una sala intera è occupata dalla collezione di cartoni preparatori di botteghe per lo più cinquecentesche, una cospicua raccolta di rilevanza addirittura mondiale. Si tratta di studi di figure e composizioni, solitamente a carboncino, che gli artisti realizzavano prima su cartoni e poi riportavano su tavole o affreschi. Erano strumenti di lavoro che rimanevano patrimonio di bottega, a volte per essere riutilizzati, ma che potevano diventare anche oggetti di collezionismo per la loro qualità. Questi dell’Albertina, per la gran parte realizzati da Gaudenzio Ferrari, eroe del Cinquecento artistico del Nord Italia, comparivano nelle collezioni dei Savoia già nel Seicento e furono poi donati all’Accademia da Carlo Alberto. Per l’estrema fragilità del mate-

riale i cartoni sono esposti in teche con speciali dispositivi d’aerazione e a luce soffusa, il che se vogliamo, un po’ romanticamente, aggiunge un certo fascino suggestivo a questo importantissimo patrimonio. Naturalmente non possono mancare le opere di maestri e allievi illustri che hanno frequentato l’Accademia, con le ultime due sale a rappresentare il periodo tra Ottocento e Novecento. Fino al 30 settembre saranno inoltre esposti tre dipinti di Felice Casorati (che fu Direttore e Presidente dell’Accademia), della moglie Daphne Maugham Casorati e del figlio, Francesco, che insegnò all’Accademia. La chiarezza dell’allestimento, la varietà e la qualità delle opere fanno di questa pinacoteca un museo a misura d’uomo, piacevole e stimolante. E se avete qualche dubbio, parlate ad alta voce: come quella visitatrice, una delle poche di un martedì pomeriggio, che davanti ai Giochi di Casorati è sbottata in un “ecco, io questo non lo capisco!”. Ed è apparso, chissà da dove, uno studente dell’ Accademia: “niente paura, te lo spiego io”. Basta chiedere.

Roberta Colasanto


UNCLASSICART

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ARTINTIME

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TEATRO

IL DRAMMA ANTICO E I GIOVANI

NELLO SCENARIO PIU’ PRESTIGIOSO DEL MONDO Il teatro greco di Siracusa rappresenta da secoli un luogo di incontro e scambio culturale che ha permesso al popolo di riunirsi e a poeti e attori di mettere in scena le proprie opere. Se non fosse che il teatro occidentale è nato proprio con la cultura greca nel V secolo avanti Cristo, non si capirebbe il perché della conservazione e valorizzazione della cultura teatrale antica. Nel 2014 si festeggeranno i cento anni dalla nascita dell’INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico, che agli inizi del secolo scorso ha saputo, per opera di alcuni personaggi “illuminati”, ridare luce ai testi classici collocandoli nello scenario rinomato e senza tempo della città siciliana. Nel tempo INDA ha allargato il proprio orizzonte uscendo da Siracusa, innestando il seme dell’antichità in altri centri urbani. INDA, che oggi ha l’aspetto giuridico di una Fondazione, da diciannove anni pone un occhio di riguardo ai giovani studenti costruendo attorno a loro il Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani. La particolarità sta nell’offrire ai ragazzi

dei licei e delle scuole secondarie inferiori la possibilità di avvicinarsi alle opere greco-latine attraverso il loro allestimento pratico in scena. Ci si chiede quale sia il ruolo di un evento che rimanda alla classicità in un’epoca in cui il teatro punta al contemporaneo e alla sperimentazione. Forse la risposta sta nel successo di pubblico, che rispetto alle scorse edizioni ha toccato livelli mai raggiunti. Si è resa necessaria una replica in più, che l’organizzazione ha voluto dedicare ancora una volta alle donne. La stagione di quest’anno, che si è svolta dall’11 maggio al 23 giugno ha accolto le tragedie Edipo Re e Antigone di Sofocle e Le donne al parlamento di Aristofane. Un’attenzione particolare è stata riposta, nello svolgersi delle rappresentazioni, agli attori in scena. Tra i nomi, l’interprete di Antigone è stata Ilenia Maccarrone, artista trentenne di origine siciliana che si è misurata con uno dei personaggi più ribelli e complessi del teatro. Antigone contravviene alle leggi dello Stato, volendo dare degna sepoltura al fratello Polinice, che

essendosi opposto alla città nella battaglia per la successione al trono può solo essere sepolto fuori le mura. Antigone non accetta la situazione e si appella a leggi non scritte dettate dagli dei. Per la sua ribellione viene imprigionata in una caverna, dove si impicca. La critica ha sottolineato la freddezza che la regista ha riservato all’intera rappresentazione e la stessa freddezza e intimità hanno caratterizzato il ruolo della Maccarrone, bella e opportuna, forse troppo poco emozionata ed emozionante. Ilenia è attrice di teatro dal 2000. È apparsa anche nella fiction “Il Commissario Montalbano”, al fianco di Zingaretti, nella sua terra natale e in due film per il grande schermo. Per una giovane attrice partecipare all’evento siracusano è sinonimo di ribalta internazionale, di critica dal pubblico e dalla stampa. Positiva o negativa, sarà di sicuro un’esperienza indelebile.

Barbara Mastria

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ARTINTIME QUATTRO CHIACCHIERE CON.. Vincenzo Sacco Vincenzo Sacco, classe 1987, si è recentemente laureato di Magistrale in Discipline cinematografiche, storia, teoria e patrimonio presso il Dams di Torino. Lavora nella distribuzione cinematografica ed è autori di diversi cortometraggi tra cui Pornozeus da cui è nato poi l’omonimo libro, il primo della sua carriera di scrittore. Ecco la sua intervista. “Pornozeus” è il tuo primo romanzo ed è nato in un modo un po’ alternativo: prima di diventare un libro, questa storia è stata raccontata attraverso un cortometraggio che porta lo stesso titolo. Come è nata l’idea? È stata l’esigenza di raccontare forse una nuova filastrocca. Un piccolo mito con risvolti da barzelletta. Un soggetto breve ed efficace. La narrazione ha funzionato per il cortometraggio. I tempi stretti e i pochi mezzi hanno fatto il resto e al lavoro è stato riconosciuto il primo premio di un festival. Nonostante questo, il mio racconto aveva ancora qualcosa da dirmi. E ho capito, allora, che la sua forma più congeniale sarebbe stata quella del romanzo. Ho reinventato la storia, e allora ho capito che il mito inventato era solo la causa apparente di un viaggio che

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mi portava a esplorare la Memoria. Grazie a Novantacento, casa editrice coraggiosa e disposta a rischiare, il romanzo è diventato pubblico. E “Pornozeus” ha trovato finalmente se stesso. Quali difficoltà hai incontrato in fase di trasposizione? Non è stata una vera e propria trasposizione. Quando ho iniziato il romanzo non mi sono chiesto come adattare il cortometraggio sulla pagina scritta. Si tratta di due forme espressive diverse e indipendenti: il cortometraggio è completo nella sua autonomia, non ha bisogno del romanzo per spiegarsi. Il romanzo non prende le sue mosse dal soggetto del cortometraggio, ma dal mito che avevo inventato io. Diciamo che romanzo e cortometraggio hanno solo un’ispirazione in comune. Per il resto personaggi, situazioni e storie, sebbene molto simili, agiscono su traiettorie separate. Il titolo del romanzo colpisce molto il lettore, che non sa bene cosa aspettarsi. In corso di lettura si scopre cos’è Pornozeus.Com’è nato questo neologismo? E, senza svelare troppo della storia, cosa significa? All’origine una suggestione: il titolo di un’opera incompiuta di Pasolini,

il suo ultimo film, “Porno-Teo Kolossal”. Il mio Teo è Zeus, ed è senz’altro più Porno di quell’altro. Porno e Zeus, il sacro e il profano, il moderno e l’antico. Combinato in un matrimonio profano. Pornozeus è il titolo di uno spettacolo teatrale ispirato alla tragedia greca, ma che racconta le vicende della Sicilia e dei siciliani, ponendo particolare attenzione ai mafiosi. Quanto è difficile raccontare la propria terra, soprattutto se pensiamo a una terra come la Sicilia, tanto affascinante quanto difficile? La Sicilia è stata ormai ampiamente raccontata da scrittori e registi. In molti di questi casi gli autori scelgono un piccolo aneddoto per scatenare l’intuitiva rivelazione sull’essenza della terra. Io ho voluto inventare un aneddoto e, in un processo inverso, lasciare che fosse la Sicilia a rivelarlo. Il romanzo non si sofferma solo sui mafiosi o, almeno nelle intenzioni, passa dai mafiosi agli antimafiosi ai “pigri”. Zeus dà l’Ultimatum alla Sicilia: hanno tre giorni per redimersi prima di incorrere nella sua punizione. In tre giorni viene eliminato il peggio della Sicilia, mafiosi, antimafiosi e “schiffarati”(i pigri), una categoria al giorno. Alla


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fine Zeus salverà la Sicilia, perché i siciliani si sono già tutti ammazzati con le loro stesse mani. Il protagonista è antimafioso per ammissione, ma chi ruota intorno a lui è espressione specifica delle altre figure della leggenda: la sua donna è la pigra, il padre il mafioso. Una trinità profana, ancora. Pornozeus diventerà mai una tragedia teatrale come quella nel libro si vuole mettere in scena? Ne ho sentito parlare. Un intero capitolo riproduce appositamente la scrittura della messa in scena teatrale. Tutte le altre pagine ne sono un’estensione. Se qualcuno dovesse portare in scena Pornozeus, e non io, perché credo di averne parlato abbastanza, sarò felice di assistere seduto insieme al pubblico. La psicologia di Calogero, protagonista, è molto complessa:

è un personaggio che è venuto al mondo uccidendo la madre e che ha un rapporto non semplice con il padre. Come lo descriveresti? Ti sei ispirato a qualcuno o qualcosa in particolare per crearlo? Niente di autobiografico. Ho certamente preso in prestito alcuni passaggi dalle vite di persone a me care, che conosco e che si sono riconosciute. Ma erano tante e diverse affinché altri potessero riconoscerli. Quello che è venuto fuori è un bricolage incostante e contraddittorio “come il fondo dell’anima umana”. È possibile dire che le figure femminili rappresentano la salvezza più o meno raggiunta per i personaggi del tuo libro? Questo è uno dei passaggi che più mi viene chiesto di spiegare. Le donne aprono e chiudono il libro, passano dai presagi di morte agli

auspici di buona vita. La salvezza è spesso continuità. Le donne salveranno la Sicilia, dico. Uno dei modi per farlo è preservandola. Se la bellezza salverà il mondo, è perché il mondo è già bello. Utilizzi in diversi momenti, soprattutto nei dialoghi, il dialetto in questo caso siciliano. Quale importanza dai a questa “forma linguistica” che in alcune regioni italiane, in particolar modo al Nord, sta andando via via in disuso? Anche al Sud, se non in disuso, è quantomeno radicalmente cambiato. Il dialetto siciliano è stato cannibalizzato dalla fiction che ce lo ha restituito in versione edulcorata e, più che standardizzata, commercializzata. Nel libro il dialetto diventa tappa necessaria per lo sviluppo della storia. In siciliano ci sono le battute di alcuni perso-

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naggi, mai il testo. Quando invece i personaggi parlano del dialetto, lo fanno in italiano. Per la trascrizione mi sono discostato dalla scuola verghiana, e ho cercato una resa più brutale, violenta, meno impastoiata, meno corretta, cioè meno corrotta. Il dialetto penso sia un bene quando ci schiude i segreti del passato, della tradizione, quando invece diviene schiavo di pretese di globalizzazione, o di nazionalizzazione, allora in realtà perpetua una sottile opera di colonizzazione all’inverso. Va per conquistare e finisce per dominare noi stessi. Un cavallo di Troia. La mitologia e il mondo classico della Grecia hanno un ruolo importante nel tuo libro. Perché questa scelta? Tutti i personaggi devono qualcosa

alla Grecia. Calogero, il protagonista, oltre al nome, ha ereditato la passione per il teatro. Suo padre l’indole del comandante. Il Maestro, mentore di Calogero e regista teatrale, è il filosofo e politico. La Sicilia, in generale, risente molto dell’influenza greca. Per le sue tendenze artistiche, per le sue aspirazioni, e per la definitiva sottomissione. “Pornozeus” è una storia di padri e figli. Quali sono stati i tuoi padri letterari? Moravia per gli italiani, e poi Steinbeck per la letteratura americana. Tutta la letteratura novecentesca, le pagine sulla memoria, i capitoli sull’olocausto. Anche se non direttamente, ho sentito comunque di dovermi avvicinare a questa recente tradizione.

Cinema, teatro, letteratura sono queste le arti che hai utilizzato per intessere la trama di “Pornozeus”, dimostrando come esse possono aiutarsi e completarsi a vicenda. In quale ti ritrovi maggiormente? Non saprei dire con esattezza, in quanto le ho provate tutte, sì, ma attraverso le pagine di un romanzo. In particolare, i dieci capitoli di cui si compone “Pornozeus” sono velatamente dedicati ciascuno a un’arte differente: la fotografia, la recitazione, la scrittura, il canto, ecc. Le parole hanno fatto da collante e, per quanto mi riguarda, è la soluzione che preferisco.

Francesca Cerutti

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EGO Quest’anno il caldo torrido ci ha spinti a est; ma non immaginatevi tesori d’oriente o grandi spiagge fin dove arriva lo sguardo, no, questa volta la novità musicale dell’estate arriva direttamente dalla Slovacchia! Lui è Michal Straka, in arte EGO, classe 1983 e un talento per l’hip hop. La sua carriera prende il via nel 2001 a Pieštany, dove insieme ai rapper Rythmus e Anys forma il gruppo dei Kontrafakt; dopo alcuni anni in giro per locali e festival, nel 2003 giunge la svolta con la produzione di “Dava Mi” che porta il gruppo direttamente in testa alle classifiche; l’impatto è così forte che il brano supera i confini nazionali fino ad approdare in Germania e in Polonia, dove ottiene un ottimo successo. L’esordio così scoppiettante li porta a firmare un contratto con la Sony Music Entertainment e, nel 2004, producono il loro primo album in studio “E.R.A.”. L’EP, in doppio cd, dalle tonalità più puramente hip hop, con un sovrapporsi di rime rigorosamente in slovacco come da

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tradizione locale, si dimostra fin da subito un lavoro piuttosto maturo, tanto che arriva a essere uno degli album più venduti in Slovacchia. Nel 2005, esce il DVD del tour “Murdardo Mulano Tour 2005” e nel 2007, prodotto dalla Tvoj Tatko Records, esce “Bozk na rozlúčku”, anticipato dall’omonimo singolo. Contemporaneamente Ego porta avanti alcuni progetti indipendenti collaborando con altri artisti nazionali; “Sexy” ad esempio vede la collaborazione della cantante slovacca Martina Csillagova, anche conosciuta come Tina, mentre il brano “Spoved” è realizzato con il contributo del produttore Kaidžas. Il primi veri lavori da solista, però, arrivano solo nel 2012; troviamo quindi un sound più mitigato, un hip hop che si fonde meglio con la melodia. È il caso di brani come “Skús ma chápať” o “Každý deň” (ft. Tomi), pezzo utilizzato anche nello spot per il sociale contro l’abuso di alcol prima di mettersi alla guida, problema molto sentito a livello locale. La visibilità di Ego quindi, pur

restando generalmente ancorata ai confini nazionali, continua a crescere. Le qualità ci sono, la voglia di sperimentare anche e il pizzico di inaspettato, soprattutto per via della scelta di evitare l’inglese, rende tutto più interessante. A convincervi vi lascio il brano di Ego più visualizzato in Slovacchia: “Žijeme len raz”; un pezzo allegro, spensierato e decisamente estivo! Senza contare che la traduzione sarebbe “si vive una volta sola”: cosa aspettate allora a prendere la rincorsa e tuffarvi nell’est europa?? Enjoy!

Angelica Magliocchetti


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ARTINTIME RACCONTI IN MATURITA’ C’è un momento specifico della vita in cui la voglia di scrivere bussa prepotente, dentro, e quando riesce a emergere si riversa fluente, densa, forte, sulla pagina bianca? Forse ci sono tanti momenti così, nel cammino di una persona, ma una cosa certa è che Giorgio Ghiotti, nel suo esordio letterario “Dio giocava a pallone”, esprime con talento giovane, ma già sicuro, uno spirito, un pensiero, un modo di esistere, quello che tocca il culmine dell’adolescenza. E lo fa in un modo così eclatante da suscitare nostalgia, affetto, da permettere anche a chi è adulto di rivivere a ogni pagina un periodo della vita sospeso tra i sogni e una nascente responsabilità adulta. L’anno della maturità, i nodi emotivi che vengono al pettine già frammezzati dai ricordi, dalle malinconie, dalle paure e dai vuoti ipotetici della vita futura: quello che è stato finora, che ci ha cementati tra i banchi della classe dove ci ritrovavamo tutte le mattine, sull’asfalto percorso dalle ruote dei primi motorini, sui frammenti di letteratura che ci hanno fatto studiare, e quello che sarà dopo, dopo che siamo cresciuti e, attraversato il mare denso e faticoso dell’adolescenza, ci apprestiamo a “diventare”. Ecco cosa c’è dietro ai sette racconti di Ghiotti raccolti in questo volume: una creazione, una

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maturazione. Sorprende la dimestichezza di questo autore, alle prese con l’ultimo anno di superiori e la preparazione dell’esame di Stato, nella gestione di un linguaggio che si fa principe della narrazione, e miscela magicamente la ritmica un po’ musicale, uno po’ slang e pop dei ragazzi di oggi, alla solida base letteraria, che si fa sentire spesso, tra citazioni scolastiche e abili giochi di scrittura. Una scrittura che è al contempo il disvelamento di un talento evidentemente coltivato da molto e la meravigliata scoperta della possibilità plastica, creativa, quasi forse liberatoria delle parole. Sette racconti, sette storie di ragazzi a confronto con la varietà del mondo: le prime esperienze sessuali, gli adulti, distanti e ipocriti, un po’ compatiti, le passioni e l’amore, i sogni, la distanza, l’amicizia. Ci sono echi espliciti di Elsa Morante, c’è Pascoli, Manzoni e la Commedia dantesca, ognuno plasmato su una visione diciottenne del mondo e della scrittura, non per questo ingenua, anzi, consapevolmente maturata, forse anche grazie a una riflessione personalissima su tutti questi autori, spesso odiato oggetto di studio, ma fortunatamente, ogni tanto, anche spunti e chiave di svolta per vite che si affacciano al mondo. Spaesata confusione e lucida citazione, padronanza linguistica

e flusso di coscienza, voci sovrapposte e narratori mescolati, insieme per un’opera prima di quella che si può definire senza esitazione una voce già forte e pronta a farsi sentire, a tessere e intrecciare con capacità innata le trame dei racconti che creerà, prendendo spunto forse proprio dall’immediata realtà che va in scena fuori da scuola, fuori dai libri. Ghiotti ha avuto, con questo libro, l’irripetibile fortuna di congelare in una foto destinata a restare per sempre quell’attimo, quello dell’adolescenza al suo apice e stretta finale d’imbuto verso la maturità. C’è, è lì con tutto il suo spirito, la sua irriverenza e quasi tenerezza di sguardi, si fa immagini, ricordi e nostalgie, diventa linguaggio vivo, esso stesso emanazione di un’epoca, che mai più sarà uguale, ma che ha la straordinaria caratteristica di condensare in sé tutto. È le idee, il pensiero, la forma mentale di persone alle prese con se stessi e scelte che iniziano a diventare importanti. È ora, maturità 2013, pare quasi di riuscire a ricordare le tracce d’esame alla prima prova, quella febbrile ansia che serpeggia tra i banchi, la voglia di vacanze e mare pronta a scattare, la curiosità di girare pagina e vedere cosa succede, poi.

A lessandra Chiappori


BOOKS “Dare un calcio a un pallone è un po’ come dare un calcio alla vita. Almeno a quello che vorresti vedere migliore e non cambia neanche un po’, e allora si allontana e corre veloce sul prato verdissimo di erba sintetica. Poi, inspiegabilmente, accade qualcosa, e capisci che forse non è la palla ad allontanarsi, a scappare rapidissima come un fulmine sul campo zuppo di pioggia e di anime, di preghiere realizzate o infrante. Sei tu. A correre, sei tu. E se ti fermi potrebbe finire per sempre, tutto questo potrebbe finire per sempre”.

Dio giocava a pallone,

Giorgio Ghiotti Il giovane, giovanissimo autore di questo libro (è nato a Roma nel 1994) prima di approdare a Nottetempo con il suo primo lavoro è già stato un nome noto al Premio Campiello Giovani, di cui è risultato più volte finalista e vincitore nel 2012 per la sezione Giovani del Lazio. In un’intervista a Rai Letteratura ha confessato di avere in mente (o, piuttosto, su una serie di post-it appiccicati sull’armadio) una trama di respiro più ampio che potrebbe costituire un romanzo, ma tutti i lavori sono fermi al momento: Giorgio ha appena sostenuto l’esame di maturità, dunque non possiamo che augurargli un’estate all’insegna del divertimento e del relax prima delle fatiche universitarie!

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THOSE SUMMER NIGHTS We have to admit it, nothing gets a Londoner more thrilled than a sunny day followed by a warm night out. During July we have been blessed by the so awaited British summer and it was, and still is, all about roof tops. Summer nights are amazing, everywhere you are, but the breathtaking view of the city skyline during sunset gives London a magical touch. Lets go through all the amazing locations where you can have a perfect first date, a impromptu barbecue, a sparkling catch up with your besties or just chilling, sipping fancy cocktails. First choice is absolutely Dalston Roof Park, a quirky place where hipsters like to rest their fashionable legs on fake grass attending free screenings, gigs, DJ sets surrounded by cartoonish furniture. Only good vibes and relaxed faces populate this eco-friendly environment, totally worth the £3 of the membership card. Get all classy and snobbish if you want to enter the posh bars that dominate the glamorous side of the City. At the 10th floor of ME London hotel there is Radio Rooftop Bar. After being scanned by the lady with a clipboard at the door, the black elevator

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will bring you to a refined (and mostly fully reserved) destination. A place where you feel like meeting Sara Jessica Parker sitting next to you, or an hot model smoking a cigarette while having a glass of champagne with the OXO Tower and the Big Ben as a background. Fancy some sushi eaten up facing an astonishing view? Sushisamba is your Mecca. Either if you reserve a seat to enjoy the most acclaimed Japanese cuisine or simply pop in to have a drink, you’re going to be surrounded by charming men in their suits. Located in one of the highest buildings in the City, from the 39th floor you can admire the river Thames and St. Paul’s Cathedral like never before. For those of you who prefer a more laid-back approach, Queen of Hoxton has loads to offer. Five minutes walk from Liverpool Street Station this 3 floors venue usually hosts great gigs in its basement but the roof top, indeed, leaves no space for disappointment. A good value food and drink menu, movie screenings on Thursdays, a semi-permanent cover that deals with London’s uncertain weather are the main features of this location. Heading North the

Beach is back at Camden Roundhouse! Yes you read it well actual sand, deckchairs, ping pong, live music, ice cold drinks, fish by Fishy Business or BBQ meat. Fridays night are Farah Fridays, the menswear brand Farah Vintage presents a selection of music from lo-fi to acoustic indie and reggae. Next door Proud Camden’s large roof terrace is a safe choice if you are in the mood for some Camden style fun. Can you say no to two-for-one cocktails? Remember is Wednesday to Sunday, from 5 ‘till 8 pm. Last but not least is the new re-born venue in Brixton, The Lambeth. Known as Brixton Clubhouse is now relaunched and renamed and ready to make your summer nights unforgettable! Bisogna ammetterlo, niente rende un londinese più contento che una giornata di sole seguita da una calda notte in giro per locali. Luglio ha finalmente portato l’estate a Londra e i suoi accaldati abitanti si sono riversati sui meravigliosi terrazzi. In fondo non c’è niente di più magico che ammirare il tramonto che si attarda sull’orizzonte londinese. Ecco i migliori posti in cui godere a pieno di questo spettacolo, durante un primo appuntamento, una spensierata uscita tra amici, un


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barbecue improvvisato o semplicemente un rilassante aperitivo. Prima scelta, in assoluto, Dalston Roof Park, un posto anticonvenzionale naturalmente frequentato da hipster allo stato brado che tra una proiezione, un DJ set e un concerto riposano le loro membra coperte da skinny jeans su erba finta e sedie strappate al set dei Teletubbies. I 3 pound della membership card sono ben spesi per godere della brezza urbana circondati da facce amichevoli in un’atmosfera totalmente ecofriendly. Sfoggiate il vostro migliore atteggiamento da snob di classe per accedere all’elitaria terrazza del ME London. Il decimo piano, dove si trova il Radio Rooftop Bar, sarà altrimenti off-limits. Dovrete infatti impressionare la buttafuori dotata di cartelletta prima che un ascensore nero vi trasporti alla raffinata (e quasi sempre del tutto riservata) destinazione. L’impagabile sensazione di potersi ritrovare seduti accanto a Sara Jessica Parker o di

ammirare la OXO Tower e il Big Ben di fianco a una super modella che fuma e sorseggia champagne surclasserà il salasso del vostro cocktail. Se ciò che cercate è dell’ottimo sushi accompagnato da una vista coi fiocchi, il Sushisamba è la vostra Mecca. Non fa differenza, sia che abbiate prenotato un posto per assaggiare l’acclamata cucina giapponese o che semplicemente siate saliti al trentanovesimo piano per un drink, vi ritroverete circondati da affascinanti uomini in completo. Il Tamigi e la St. Paul’s Cathedral dall’alto saranno un semplice bonus. Per chi ama un approccio più rilassato, il Queen of Hoxton riserva svariate sorprese. A cinque minuti da Liverpool Street Station il locale su tre piani solitamente ospita interessanti concerti nel seminterrato, ma la terrazza senza dubbio non è da meno. Gli ingredienti del suo successo tra gli abitanti di Shoreditch e non solo sono cibo e bibite alcoliche a prezzi accessibili, film il

giovedì sera, e un’area coperta semipermanente che scende a patti con il tempo incerto di Londra. Passando a nord fa il suo grande ritorno la Spiaggia di Camden. Si, avete letto bene, spiaggia! Con tanto di sabbia, sdraio, ping pong, musica dal vivo, birre ghiacciate, pesce preparato da Fishy Business o carne cotta alla griglia. I venerdì sera sono i Farah Friday, il famoso marchio di abiti vintage maschili presenta una selezione musicale che va dal lo-fi all’indie acustico fino al reggae. A pochi passi il Proud Camden è la meta ideale per passare una serata in pieno stile Camden, se sapete cosa intendo. Dal mercoledì alla domenica non si può dire no ai cocktail due per uno, dalle 5 alle 8 di sera. Ultimo ma non meno importante il The Lambeth a Brixton. Rinnovato e ribattezzato, l’ex Brixton Clubhouse promette nottate incandescenti nel sud di Londra.

Cristina Canfora

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ARTINTIME In collaborazione con

LORENZO GUAIA Lorenzo Guaia è nato a Bologna nel 1968, dove vive e lavora. La sua ricerca si esprime in figure grafiche e minimali, dipinte su materiali di vario genere, spesso abbinate all’uso di collage, sempre legate, anche per contrapposizione, al soggetto dell’opera. L’essenzialità e la simbolizzazione delle figure vengono ottenute grazie ai contorni neri, ai tratti disegnati, nettamente marcati, oppure attraverso la forza espressa da silhouette monocrome. Gli oggetti isolati sono eletti a icone pop e amplificati nel loro significato concettuale dal primo piano offerto dalla prospettiva fotografica “grandangolare” e ancor di più dalla riduzione della gamma dei colori e dall’assenza delle ombre che l’artista estrae dall’opera per attribuire il massimo spazio alla semplicità del suo lessico formale. Dagli oggetti emerge una lieve sensazione spaesante che rimanda a un’atmosfera quasi metafisica. Affiorano attesa, mancanza. Altre volte invece sono chiare un’ironica provocazione o una riflessione sulla percezione del vissuto. Lorenzo Guaia ha esposto i suoi lavori in diverse collettive e personali. Nel marzo 2010 ha ottenuto un Premio Speciale alla IV edizione del Premio Internazionale Arte Laguna. Del giugno 2011 è la segnalazione dalla Giuria del Premio Combat.

Ilaria Chiesa

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POP-ART

www . lorenzoguaia . it

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ARTINTIME THE LONE RANGER:

MAI TOGLIERE LA MASCHERA!

La coppia Gore Verbinsky e Johnny Depp è tornata al cinema in compagnia della Disney con un film divertente e brillante, una simpatica rivisitazione del mondo western, dell’eterna guerra tra l’uomo bianco e gli indiani d’America. Ispirato all’omonimo serial “The Lone Ranger” del 1938, nato a sua volta nel 1930 dalla penna di Fran Striker e oggetto di diverse variazioni e remake nel corso degli anni, “The Lone ranger” racconta la storia di un uomo di legge, John Reid (Armie Hammer) e di un indiano, Tonto (Johnny Deep), che, conosciutisi per caso durante un viaggio in treno, diventano amici. John è un procuratore e in quanto tale è convinto che ogni uomo debba essere giudicato secondo la legge dello Stato, nessuno può farsi giustizia da sé. Tornato nel luogo dove era cresciuto da bambino, ritrova il fratello, sceriffo della città, che lo nomina Texas ranger e insieme agli altri si occupa di garantire la sicurezza della città, ma in un agguato il fratello di John verrà ucciso e anche John stesso sarà dichiarato morto. Tra baratti più o meno giusti realizzati da Tonto, corse a cavallo e inseguimenti mozzafiato sui treni, l’avventura scorre veloce, ricordando in alcuni punti i più celebri film western come “Sentieri Sel-

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vaggi”, cogliendo da essi le parti più avvincenti, fino ad arrivare in alcuni punti all’esagerazione. Gli indiani, la cavalleria, l’uomo bianco corrotto, il gioco dei buoni contro i cattivi, sono tutte le carte che Verbinsky gioca in questo film, strizzando l’occhio a un suo grande successo, “Pirati dei Caraibi”, che si rivede in molte scene, scelta che non molti hanno apprezzato. Il personaggio di Tonto ricorda molto Jack Sparrow per il suo modo di fare: allo spettatore non è concesso comprendere quello che ha in testa, è un indiano rinnegato che ha venduto i segreti all’uomo bianco barattandoli con un orologio da taschino, l’uomo bianco in cambio ha saccheggiato il territorio indiano, ha preso l’argento e ha ucciso la tribù di Tonto. Sarà proprio questo indiano strano a soccorrere John e dargli una seconda vita: lo spirito del cavallo lo ha condotto da lui, John è un personaggio errante, non può morire in battaglia ed è destinato a fare grandi cose. Cominciano così a cavalcare insieme, nel nome della giustizia, per vendicare chi è stato ucciso ingiustamente, perché, come scoprirà presto John, è difficile seguire la legge, la corruzione è ovunque. Il personaggio di “The Lone Ranger” è già stato identificato come un mix tra Zorro e Tex. La maschera indossata da

John rimanda al primo personaggio noto anche come Don Diego de la Vega: anche il travestimento di “The Lone Ranger” nasce dal sangue versato da altri, la maschera di John proviene infatti dalla camicia del fratello, dal foro dove è entrata la pallottola. Impossibile poi non rivedere anche nella sua cavalcata e nelle acrobazie a bordo del cavallo le stesse realizzate da Zorro con Tornado. Tex è invece evocato dalle movenze dell’eroe e dalle ambientazioni da vecchio West. L’attore, Armie Hammer, prima di interpretare “The Lone Ranger” è stato a sua volta il principe azzurro, in Biancaneve (Mirror-Mirror del 2012), e diventa un po’ principe azzurro anche in questa avventura, quando salva la sua amata Rebecca cavalcando il bianco destriero. Un attore piuttosto nuovo per il mondo cinematografico, noto per essere stato sdoppiato nei gemelli Winckevoss in “The Social Network”. Al di là della storia in sé e delle scelte attoriali, è molto interessante notare il contesto in cui viene costruito “The Lone Ranger”: nella vicenda ha grande importanza il ruolo della costruzione della ferrovia, incentivata a partire nel 1933 anche grazie al progetto di rilancio dell’America da parte di Roosevelt, simbolo del progresso, era il mezzo che permetteva alle persone di rag-


MOVIES...

giungere in breve tempo luoghi normalmente molto distanti. La ferrovia è centrale in ogni vicenda western, è quella che passa la frontiera, il confine tra il mondo non civilizzato (west) e quello civilizzato, è la presenza dei binari, causa di molti mali, che permette a John di giungere in città e che fa da innesco per diverse vicende del film, originando la sete di giustizia di entrambi i coprotagonisti. Il fascino del treno, il mezzo che trasporta le ricchezze e i passeggeri che spesso hanno disponibilità economiche, gli assalti fatti dai banditi che poi fuggono con la locomotiva staccando i vagoni… Sono numerose anche in questo caso le citazioni cinematografiche, prima fra tutte “La grande rapina al treno” (“The Great Train Robbery” del 1902 di Edwin S. Porter). Gli spettatori più giovani avranno trovato anche similitudini con “Ritorno al futuro III”,

che a sua volta era già un concentrato di citazioni da altri celebri film western. “The Lone Ranger” è un film senza grandi pretese cinematografiche, realizzato per stupire e affascinare lo spettatore, scopo raggiunto, con 140 minuti indimenticabili e appassionanti, in cui è impossibile non farsi coinvolgere e trasportare nel mondo di Tonto e John. Notevole anche la cornice iniziale, con l’espediente di un bimbo che si reca al museo e si sofferma davanti alla teca con l’indiano Tonto. Un Johnny Deep invecchiato inizia così a raccontargli la storia del ranger, dell’uomo con la maschera. L’identificazione dello spettatore è immediata: si ritorna bambini e si sogna di rincorrere i cattivi a cavallo, di vendicare gli amici e liberare le fanciulle indifese, indossando una maschera e un distintivo. Un film

fresco, adatto a una calda serata estiva, da gustare in compagnia con una bella bibita fresca ricordandosi che non bisogna “mai togliere la maschera”!

Francesca Cerutti

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ARTINTIME Come ogni estate che si rispetti, ArtInTime ha raccolto per voi alcune delle nuove uscite, di tutti i generi e da ogni dove, ma tutte, rigorosamente, al sapor d’estate. Quindi su le mani, accendete le casse, inforcate gli auricolari, premete ‘Play’ e via: la bella stagione è davvero qui e vi sta aspettando con tutto il suo corredo di note. Pronti? Enjoy!

Wake me Up - Avici ft. Aloe Blacc Dall’unione di country e dance (all’elettronica troviamo il tocco di Aloe Blacc), il dj svedese Avicii si presenta alle nostre radio proprio con l’inizio dell’estate. Nel resto del mondo è già furore, che sia il tanto atteso tormentone estivo 2013?

La La La - Naughty Boy ft. Sam Smith Il produttore, musicista e rapper inglese è tornato. Dopo aver prodotto “Our version of events” di Emeli Sandé, fa uscire il suo irresistibile singolo. Per l’album, “Hotel Cabana” si dovrà attendere fino al 3 settembre.

Play Hard - David Guetta Ft. Ne-yo & Akon Eccolo il brano che nella più classica delle tradizioni dance ci farà ballare ancora fino all’autunno; terzo singolo estratto dall’album “Nothing but the Beat”, vede schierare un vero trio di celebrità. A fianco del dj francese troviamo infatti i cantanti, compositori e produttori statunitensi Ne-yo e Akon.

True Love - Pink ft. Lily Allen Quarto singolo estratto dall’album “The Truth About Love” vede la partecipazione della cantautrice britannica Lily Allen. Leggero e solare, per un po’ di positività.

Second bite of the apple - Beady Eye Primo singolo dell’album BE, il brano porta una ventata di brit rock nel panorama della musica d’agosto. Adatta a chi non smette di essere energico e grintoso nemmeno in vacanza.

X- Kid - Green Day Tratto da “¡Tre!”, terzo album della trilogia discografica successiva all’album vincitore del Grammy Awards “21st Century Breakdown”, il brano ha tutta la carica della band americana e guarda al mondo della generazione X (quella nata tra gli anni 60 e 80).

Che confusione - Moreno Singolo apripista del primo lavoro (già doppio disco di platino) del giovane rapper ligure, “Stecca”. Il brano ha anche una versione remix, pronta a irrompere nelle discoteche estive, creata ad hoc dal dj Gabry Ponte.

Up in the air - Thirty seconds to Mars Brano che anticipa l’uscita del quarto album della band statunitense “Love, Lust, Faith and Dreams”. “Un viaggio epico, bizzarro e allucinogeno attraverso un paesaggio incredibilmente surreale” l’ha definito il frontman del gruppo. C’è da credergli.

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ARTINTIME Cosa c’è di meglio di un soleggiato pomeriggio di spiaggia tra qualche nuotata rinfrescante, una granita e il piacere estremo di immergersi tra le pagine di un bel libro, magari sotto all’ombrellone, tranquilli e indisturbati, situazione perfetta per perdervi letteralmente tra le pagine della storia che avete tra le mani? Artintime lo sa bene, per questo vi offre per il mese di agosto una piccola ma ben nutrita rassegna di letture fresche fresche di stampa… Pronti a partire? E allora buona lettura, è proprio il caso di scriverlo!

Un Covo di Vipere, Andrea Camil eri, Sellerio, 2013 Nuova avventura per l’ormai familiare e amatissimo commissario Montalbano. L’imperdibile giallo estivo firmato Camilleri ci porta ancora una volta nella Vigàta dei misteri: una tresca familiare si intreccia a un inspiegabile omicidio. Sullo sfondo, come da copione per chi segue le vicende di Montalbano già da tempo, il complicato rapporto-scontro con l’eterna fidanzata Livia, che in questo libro sarà legata a uno strano personaggio. Per tutti gli affezionati, torneranno anche qui gli immancabili siparietti con l’agente Catarella e i giochi di squadra con i colleghi Fazio e Mimì. Una perfetta lettura classica da ombrellone insomma!

Il corpo docile, Rosella Postorino, Einaudi, 2013 Questo intenso romanzo tocca un tema al contempo delicato e forte, quello della maternità tra le mura del carcere, una realtà tristemente attuale e ancora troppo stesso lasciata tra parentesi. La protagonista, figlia di una ex detenuta, diventata ormai grande partecipa ad attività di volontariato con gli attuali bimbi del carcere, ed è in queste circostanze che la storia ci accoglie. Vediamo la ragazza confrontarsi con la realtà da cui proviene e con l’amore, che cerca di inquadrare e di capire confrontandosi con il suo amico storico, anche lui bimbo del carcere, e con un giornalista conosciuto da poco. Una lettura estiva per riflettere su ciò che non sempre vediamo.

E l’eco rispose, Khaled Hosseini, Piemme, 2013 Torna in libreria con il nuovo e attesissimo romanzo l’autore diventato celebre con “Il cacciatore di aquiloni” e “Mille splendidi soli”. Siamo ancora una volta in Afghanistan, questa storia è la storia di un viaggio compiuto da un padre insieme ai suoi due figli attraverso il deserto, alle spalle il paese natale, meta da raggiungere Kabul, la capitale. È un viaggio antico e povero, a piedi, che tra crescenti inquietudini porterà i protagonisti in giro per il mondo, per un’evoluzione della storia che non farà sconti a nessuno e condurrà, suo malgrado, a impensate lacerazioni familiari. Un romanzo di straordinaria forza ed epica, che vi farà emozionare.

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SUMMERTIME BOOKS Resistete non serve a niente, Wlater Siti, Rizzoli, 2013 Vincitore dell’edizione 2013 del celebre Premio Strega, questo romanzo di Siti si impasta le mani nel complesso mondo del denaro, mettendo in scena le estreme e invisibili giocolerie della finanza e del terribile mondo delle banche e dei mercati finanziari. Questo l’universo di riferimento del protagonista, per il quale tutto nella vita è e diventa moneta: i soldi come una divinità, cui anelare guidati da una sete di possesso che diventa regola per ogni azione della vita. Un romanzo per meditare su come, grazie a questo potere, delinquenza e verità si possano mescolare fino a non distinguersi più.

Come un petalo bianco d’estate, Hager Cohen Leah, Garzanti, 2013 C’è una bambina di dieci anni in questo romanzo, una bicicletta, che lei usa per scappare nel suo angolo preferito a leggere i libri che ha rubato dalla biblioteca. Ma non si tratta di una piccola delinquente, perché la protagonista ha alle spalle una difficile situazione familiare esplosa un anno prima e che ben presto ha portato sotto il tetto silenzi, tensioni, malinconie. La mamma della bambina nasconde una scelta segreta e lacerante e solo la piccola protagonista, che è all’oscuro di tutto, si rivelerà la chiave per ritrovare una luce che sembra ormai essersi spenta in un legame familiare che rischia di rompersi per sempre.

L’artista, Gabriele Romagnoli, 66thand22nd Tutto parte da un miracolo, quello che vede Remo, il protagonista, salvato da una fucilazione nazista in tempo di guerra da un misterioso deus ex machina, l’Artista. Poco o niente si sa di questo bizzarro scultore, vagabondo, chiaroveggente che gira in camicia da smoking sbottonata e senza farfallino, ma nella vita di Remo tornerà più volte, sempre a sovvertire situazioni già confermate. Ma chi è l’Artista? Perché si affaccia nella vita di Remo per aiutare lui e la sua famiglia? Questo il mistero sotterraneo del libro, che sarà svelato solo alla fine del libro per lasciare il lettore incuriosito e affascinato fino all’ultima pagina.

Amin, che è volato giù di sotto, Nadia Morbelli, Giunti, 2013 Ritorna la Genova in giallo di Nadia Morbelli, l’arguta redattrice e detective improvvisata che un giorno, tornando a casa e passando in un carruggio, si imbatte nel cadavere di un giovane. Tra la sua curiosità e l’incontro con la sorella del morto, studentessa di architettura, inizieranno le indagini di quella che per il vicequestore Prini è sì una ficcanaso, ma anche una dolce amica. E l’aiuto del poliziotto non sarà cosa da poco visto che la protagonista si sta per infilare in un grosso guaio, che riesce a smuovere addirittura l’Interpol. Curiosi di sapere come va avanti? Le vacanze e un po’ di relax sotto l’ombrellone vi daranno tutto il tempo di gustarvi questa indagine!

Enrico Brizzi, L’arte di stare al mondo, Mondadori, 2013 Questa volta Brizzi non ci racconta fenomenali viaggi a piedi e grandi amicizie, ma torna indietro in un personalissimo ricordo autobiografico della sua Bologna. Una città vissuta attraverso le sue avventure giovanili, i cambiamenti di vita e il cibo: tortellini, tigelle e rane, ma anche il Maxibon, il Fiordifragola e la 7up. Un ritratto del cambiamento gastronomico e non solo degli ultimi trent’anni in una Bologna vera cornice del libro, tra episodi esilaranti “alla Brizzi”, humor e leggerezza che non smettono di raccontare con efficacia unica un intero mondo racchiuso in una specifica epoca, e lo fanno ammiccando al cibo, leitmotiv, con il viaggio, di questo libro. Perfetta lettura da vacanza!

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ARTINTIME CERVIA, LA SPIAGGIA AMA IL LIBRO

DROMOS FESTIVAL

POLLINO MUSIC FESTIAL

Ventunesima edizione per la manifestazione estiva dedicata al libro e alla cultura “Cervia - La spiaggia ama il libro”, che ogni anno raduna nelle spiagge emiliane appassionati e curiosi. L’evento, che proseguirà fino al 15 agosto, coinvolgerà i litorali di Cervia e Milano Marittina, e proporrà un ricco programma di incontri con gli autori dei maggiori libri di successo dell’ultima stagione letteraria e con alcuni volti noti del panorama giornalistico e culturale italiano. Per consultare il programma e conoscere i nomi dei protagonisti dell’edizione, visitate www.cerviamailibro.it.

Giunto alla sua quindicesima edizione, dal 27 luglio al 16 agosto, torna il festival musicale, letterario e artistico “Dromos”. Organizzato dall’omonima associazione culturale, l’evento itinerante toccherà diverse località della provincia di Oristano, proponendo mostre, concerti e incontri letterari. Tra gli artisti che saliranno sul palco del festival: la cantante Carmen Souza, Stefano Bollani, Paolo Fresu, il giovane talento brasiliano Lucas Santtana, Raphael Gualazzi e Guitar Ray & The Gamblers. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.dromosfestival.it.

Organizzato dall’Associazione Culturale Multietnica di Potenza, torna anche quest’anno l’appuntamento con il “Pollino Music Festival”, la rassegna artistica e musicale che ogni anno propone alcuni dei migliori artisti indipendenti nazionali e giovani emergenti. L’evento, che si terrà nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, a San Severino Lucano (PZ) in Basilicata, avrà inizio il 2 agosto e terminerà con l’esibizione degli Africa Unite nella serata del 4 agosto. Tra gli artisti che si esibiranno Avast e Tre allegri ragazzi morti. Per maggiori informazioni: www.multietnica.org.

CECIN AUTORI

SESTRIERE FILM FESTIVAL

CAPALBIO LIBRI

Il 2 agosto darà inizio al nuovo festival letterario, delle arti e dello spettacolo, “CecinAutori”, che per tre giorni, nel centro di Cecina (LI), accoglierà importanti artisti, musicisti e autori del panorama nazionale. Una rassegna ricca di incontri, dibattiti, presentazioni, in cui sarà dato spazio anche a giovani scrittori esordienti, attraverso il “Premio letterario Hermann Geiger”, il nuovo concorso rivolto alle opere prime di narrativa, romanzi e raccolte di racconti, di autori italiani. Per conoscere anticipazioni, ospiti e programma, visitate www.cecinautori.it.

Organizzata dall’Associazione Montagna Italia, dal 3 al 10 agosto, si terrà la terza edizione del “Sestriere Film Festival - dalle montagne olimpiche... uno sguardo sul mondo”. La rassegna, aperta a produttori italiani e stranieri, presenterà opere aventi come tema le montagne del mondo, e comprenderà proiezioni, eventi speciali, escursioni e incontri con ospiti di fama internazionale. Un evento che si propone di far conoscere la cultura, le tradizioni e le genti delle “terre alte del mondo”. Informazioni sul programma della kermesse su www.montagnaitalia.com.

Dal 3 al 14 agosto in Piazza Magenta, a Capalbio (GR), si svolgerà la settima edizione di “Capalbio Libri – Il piacere di leggere. In piazza. In rete”. La kermesse, che sarà inaugurata dalla presentazione dell’ultimo lavoro di Eugenio Scalfari, “La passione per l’etica”, accoglierà autori, musicisti e personalità della scena culturale nazionale. Un evento dedicato alla narrativa, alla musica, e all’attualità, in cui sarà dato spazio anche all’innovazione, con approfondimenti sul ruolo delle nuove tecnologie digitali. Per conoscere nel dettaglio il calendario delle serate: www.capalbiolibri.it.

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EVENTS

A cura di Anna Moschietto

PDFF

AIFF

IFF

Giunto alla sua quarta edizione, torna anche quest’anno il festival europeo della bugia cinematografica, il “Piemonte Documenteur Film Festival”, che dal 12 al 17 agosto invaderà i comuni di Ostana, Usseaux, Canosio, Valdieri, Sambuco, Torre Pellice e Bricherasio, con le suggestive atmosfere cinematografiche del mockumentary. Le opere selezionate verranno valutate e premiate dalla giuria e dal pubblico, e le migliori voleranno in Canada per il “Festival du Documenteur de l’Abitibi-Témiscamingue”. Per maggiori informazioni: www.pdff.eu.

Debutto per “Ariano International Film Festival”, la nuova rassegna cinematografica internazionale che dal 20 al 22 agosto, ad Ariano Irpino (AV), presenterà lungometraggi, corti, serie web, cortometraggi di produzioni scolastiche e animazioni, promossi da giovani registi italiani e stranieri. Tre giorni di festival in cui il pubblico potrà conoscere e apprezzare le opere in concorso, partecipare a rassegne e omaggi a personaggi di rilievo, e prendere parte a incontri con ospiti d’eccezione. Maggiori informazioni sul programma della kermesse sul sito www.arianofilmfestival.com.

Undicesima edizione per l’evento cinematografico “Imaginaria Film Festival”, che ogni anno propone le migliori opere indipendenti internazionali, realizzate fondendo innovazione tecnologica e creatività. Un insieme che deriva dalla necessità di stare al passo con i progressivi mutamenti del linguaggio cinematografico, dando libero sfogo all’immaginazione. Il festival, che avrà luogo a Conversano (BA) a partire dal 21 agosto, consisterà in cinque giorni di proiezioni, incontri e anteprime. Il programma completo è consultabile sul sito imaginariafilmfestival.org.

LIVORNO MUSIC FESTIVAL

MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE

DISEGNI DIVERSI

Dal 25 agosto al 7 settembre, nella splendida cornice della Fortezza Vecchia di Livorno, si svolgerà il terzo appuntamento con il “Livorno Music Festival”. La rassegna, dedicata ai giovani artisti emergenti, comprenderà incontri, master classes e concerti pubblici con alcuni grandi nomi della musica internazionale. Un ricco calendario che vedrà esibirsi, tra gli altri, Roland Dyens, Manuela Custer, Vittorio Ceccanti, Dejan Bogdanovic e Andrea Lucchesini. Per maggiori informazioni sul programma delle serate, visitate www.livornomusicfestival. com.

Settantesimo anniversario per la “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica”, che dal 28 agosto al 7 settembre, nella splendida location del Lido di Venezia, presenterà importanti anteprime mondiali, produzioni di registi emergenti e una selezione dei migliori restauri dei grandi classici. La kermesse, organizzata dalla Biennale di Venezia, come ogni anno accoglierà autori, registi e attori di fama mondiale, che interverranno in proiezioni, incontri, retrospettive e omaggi a illustri personaggi della cinematografia internazionale. Per ulteriori informazioni: www.labiennale.org.

Seconda edizione per il festival del fumetto “Disegni Diversi”, che dal 30 agosto al 1° settembre nella città di Fano, in provincia di Pesaro e Urbino, proporrà al pubblico una serie di appuntamenti dedicati all’arte del comic. La manifestazione si propone, infatti, di presentare il fumetto d’autore in quanto mezzo per comunicare la realtà quotidiana e come forma narrativa universale, aspetti che verranno approfonditi attraverso incontri con autori, presentazioni di libri, laboratori, e molto altro ancora. Maggiori informazioni sul programma dell’evento sul sito www.disegnidiversi.com.

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dejavu.it Marilyn Monroe vector art by Shaun Laakso for Vector.net Free to use under CC 3.0 personal use license. | Inspired by Andy Warhol’s silkscreen portraits © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. All Rights Reserved.

ci trovi anche su:

www.pdff.eu

PDFF 2013 - IV eDIzIone

dal 12 al 17 agosto, il festival europeo della bugia cinematografica torna per davvero a invadere le valli occitane del piemonte

gran finale a ostana il 17 agosto 2013 alle 21:30

se oltre alla curiosità voleste nutrire il corpo: dalle 19:30 vi aspettiamo con una ricca merenda vespertina offerta a tutti.

Per informazioni: info@pdff.eu | Segreteria: 347.8600227 / 339.3741741 |

Un progetto

Realizzato con il contributo di

Con il sostegno della

Comune di Ostana: 017.594915 / 338.1311433

Con la partecipazione di

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Artintime N.8 - Agosto  

Rivista dedicata al mondo dell'arte in tutte le sue forme

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